A Modena apre la prima Grattineria dell’Emilia Romagna. Dietro il progetto c’è
una coppia romana, Alice Fronterré e Andrea Taibi, che ha avviato una startup
del benessere all’interno del Bahia Beauty Lab, in via Schio 6. Ma come funziona
una grattineria? Entri nel salone, ti stendi su un lettino riscaldato, indossi
delle cuffie e uno specialista ti fa i grattini per 50 minuti. Il prezzo? Da
Bahia Beauty Lab, 55 euro. Alice Fronterré ha rilasciato un’intervista a La
Gazzetta di Modena in cui ha raccontato il suo progetto. L’imprenditrice ha
svelato: “Stanno arrivando clienti da tutta l’Emilia Romagna. Ancora prima di
aprire avevamo centinaia di prevendite”.
La donna ha spiegato perché, insieme al compagno, ha deciso di aprire un salone
proprio a Modena: “Noi apriamo massimo due grattinerie per regione, quindi la
scelta del territorio è strategica. Qui siamo arrivati trovando un pubblico già
pronto, già informato, già emotivamente coinvolto“. Il progetto della
grattineria nasce da una routine di coppia. Alice ha spiegato: “Per sei anni,
tutte le sere, ho fatto i grattini al mio compagno per farlo addormentare. Lui
soffriva d’insonnia, io di ansia. Per questo nel frattempo ascoltavo Asmr per
prendere sonno a mia volta. E funzionava. A un certo punto abbiamo capito che
quella combinazione non era solo affettiva, ma potente”.
A giugno 2024, la coppia ha pubblicato un video sui social in cui esponeva
l’idea di aprire un negozio di grattini. Fronterré ha rivelato che il post è
andato virale in pochissimo tempo: “Dopo nemmeno 24 ore, due milioni di
visualizzazioni. Poi un altro: quasi tre milioni. Le persone non commentavano
solo “che idea carina”, ma “ne ho bisogno” “. Le reazioni delle persone hanno
convinto Alice e Andrea ad aprire la prima grattineria.
La ragazza ha spiegato: “Abbiamo avviato un progetto pilota al Circeo, in un
country club. E per tre mesi abbiamo studiato: oltre 300 persone, pelle,
posture, tecniche, posizioni audio. Poi a settembre abbiamo aperto”. Non tutti,
però, vedono di buon occhio i grattini a pagamento. L’imprenditrice ha risposto
alle critiche: “Non è una coccola, è un trattamento che lavora sull’epitelio,
rilassa l’apparato muscolare, migliora l’umore. Interveniamo su ansia, stress,
disagi psicosomatici“. Fronterré ha concluso l’intervista definendo i grattini
“un trattamento intergenerazionale”. La donna ha svelato: “La nostra clientela?
Ragazzini di tredici anni, mamme con figli, anziani. È un trattamento
intergenerazionale. Piace a tutti“.
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L'articolo A Modena arriva la Grattineria, il primo salone di grattini a
pagamento dell’Emilia Romagna. Ecco quanto dura un trattamento e quanto costa
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Modena
Sono di Daniela Ruggi i resti rinvenuti l’1 gennaio da due escursionisti in una
antica torre diroccata non molto distante dall’abitazione della donna, a
Vitriola di Montefiorino, sull’Appennino modenese. Lo riporta il Resto del
Carlino di Modena. A stabilirlo sono stati gli esami del Dna, dopo che nelle
scorse settimane campioni erano stati prelevati da oggetti appartenuti alla
32enne e alla madre.
Ruggi era scomparsa il 19 settembre del 2024, il giorno dopo essere stata
dimessa dall’ospedale di Sassuolo in seguito ad un malore e riaccompagnata alla
sua abitazione di Vitriola, dove viveva da sola, da un’ambulanza di volontari.
All’interno della torre il primo gennaio sono stati trovati un teschio, una
ciocca e un reggiseno. Dal giorno della sparizione più nessuna notizia della
32enne e l’avvio ufficiale delle ricerche. A sporgere denuncia per la sua
scomparsa era stato il sindaco di Montefiorino, Maurizio Paladini.
Dopo che le ricerche fatte a Vitriola e nei territori limitrofi non hanno dato
esito, c’è stato il rinvenimento fatto a inizio anno da due escursionisti
entrati nell’antica torre: il teschio, hanno riferito, era appoggiato su una
trave. I resti sono stati successivamente inviati a Milano per essere esaminati
dalla anatomopatologa Cristina Cattaneo e in questi giorni sono arrivati gli
esiti che non lasciano più dubbi: Daniela Ruggi è morta e fra le principali
ipotesi resta quella di un omicidio. Nessuna informazione ufficiale è stata
fornita da Procura e Carabinieri sul caso. L’esito degli esami del dna sui resti
è già stato comunicato ai parenti convocati in caserma.
Sempre in questi giorni, in seguito al dissequestro dell’immobile è potuto
tornare nella sua abitazione a Polinago Domenico Lanza, conosciuto come “lo
sceriffo”, finora l’unico indagato in relazione alla scomparsa. L’uomo è finito
nel mirino della magistratura dopo aver mostrato alcuni indumenti intimi di
Ruggi custoditi nella propria auto in diretta durante una trasmissione tv. Lanza
ha ammesso di frequentare la 32enne, ma anche ribadito più volte di non
c’entrare con la sua scomparsa. Nel corso delle indagini il 67enne era anche
finito in carcere come misura cautelare per irregolarità nelle custodia di
alcune armi in casa. “Sono passati quattordici mesi da quando me ne sono andato.
Dopo la perquisizione ho trovato la mia casa ammalorata, cassetti e armadi
aperti. I soffitti sono pieni di muffa”, ha detto Lanza, tornato a casa. “In
questo stato non è abitabile ed io ora ho bisogno d’aiuto”, ha detto.
Nessun commento dalla madre e dalla sorella di Daniela Ruggi che,
“comprensibilmente sconvolte per le recenti notizie, in attesa di definitiva
conferma, non intendono rilasciare nessuna dichiarazione in merito”, come ha
riferito l’avvocato Guido Sola, che assiste le due familiari della 32enne.
L'articolo Identificati i resti umani trovati il primo dell’anno: sono di
Daniela Ruggi, la 32enne scomparsa nel 2024 proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dal 28 al 31 maggio 2026 Modena tornerà al centro della scena internazionale
dell’automotive con l’ottava edizione del Motor Valley Fest, quattro giorni di
eventi diffusi nel cuore della Motor Valley emiliano-romagnola tra industria,
innovazione, cultura e passione per i motori. La manifestazione è stata
presentata a Bologna nella sede della Regione Emilia-Romagna alla presenza delle
istituzioni regionali e locali, dei rappresentanti dell’Associazione Motor
Valley e del sistema camerale.
Convegni internazionali, mostre, sfilate di auto, raduni di vetture storiche,
musei aperti ed esperienze enogastronomiche trasformeranno la città in un grande
palcoscenico a cielo aperto. Un programma diffuso, in gran parte a ingresso
gratuito, pensato per appassionati, famiglie e giovani, che mette in rete
piazze, teatri, musei e circuiti per valorizzare uno dei distretti motoristici
più conosciuti al mondo.
Il Motor Valley Fest si conferma non solo come vetrina dell’eccellenza
motoristica italiana, ma anche come luogo di confronto sulle sfide del futuro.
Al centro del convegno inaugurale, in programma il 28 maggio al Teatro Storchi,
i grandi temi dell’automotive e dell’industria tecnologica: intelligenza
artificiale, transizione energetica, digitalizzazione e responsabilità umana. Un
momento di dialogo internazionale tra istituzioni, manager ed esperti per
riflettere su come coniugare innovazione e valori in uno scenario globale in
rapida evoluzione.
Ampio spazio sarà dedicato ai giovani con i Talent Talk del format Innovation &
Talent, in programma dal 28 al 30 maggio al Collegio San Carlo, pensati per
favorire l’incontro tra studenti, imprese e mondo della formazione. Tra le
novità dell’edizione 2026, il ritorno del “Best of Motor Valley” nel Cortile
d’Onore dell’Accademia Militare di Modena, con l’esposizione di supercar, moto e
vetture storiche dei grandi brand della Motor Valley e degli autodromi
regionali.
A rendere il festival ancora più spettacolare saranno inoltre i raduni e le
parate di auto storiche e il tradizionale Concours d’Elegance Trofeo Salvarola
Terme, che porteranno nel cuore di Modena autentiche icone dell’automobilismo,
trasformando la città in un museo a cielo aperto.
“Il Fest racconta a tutti la Motor Valley: una rete straordinaria fatta di
autodromi, scuderie, musei e collezioni private, una vera e propria fabbrica
dello spettacolo automobilistico”, ha sottolineato Vittorio Brambilla, direttore
dell’Associazione Motor Valley.
Per Eugenio Razelli, coordinatore scientifico del Motor Valley Fest, il valore
della manifestazione risiede anche nella sua capacità di affrontare i grandi
cambiamenti in atto: “In un contesto segnato da una geopolitica meno prevedibile
e da un’accelerazione tecnologica ulteriormente arricchita dall’arrivo
dell’intelligenza artificiale, incontri come il Motor Valley Fest diventano
fondamentali per confrontarsi sui temi prioritari e accelerare i tempi di
sviluppo”.
Un ruolo strategico è riconosciuto anche dal sistema camerale. “In una fase di
forte trasformazione del settore, il Motor Valley Fest rappresenta uno stimolo
all’innovazione e al riposizionamento della motoristica”, ha affermato Stefano
Bellei, segretario generale di Unioncamere Emilia-Romagna, sottolineando come la
manifestazione abbia acquisito “una caratura sempre più internazionale” e
continui a dimostrare “la capacità di adattamento del comparto, con uno sguardo
rivolto soprattutto al futuro”.
L'articolo Motor Valley Fest 2026, Modena ospita l’ottava edizione della
kermesse sull’auto proviene da Il Fatto Quotidiano.
A Modena, davanti alle scuole, arriva lo “school tutor”. Di fronte agli episodi
di aggressione tra studenti culminati nel caso di La Spezia dove un allievo è
stato ammazzato dal compagno con un coltello e mentre il ministro Valditara
propone l’uso di metal detector, il sindaco di centrosinistra Massimo Mezzetti
ha annunciato la messa in campo di una squadra di persone per “prevenire
situazioni di tensione tra i più giovani”. Secondo Modena Today, sono stati
stanziati 60mila euro per mettere in campo otto operatori che saranno divisi in
quattro pattuglie e coordinati dalla polizia locale. Un’idea partita
dall’amministrazione senza coinvolgere i presidi che esprimono una certa
perplessità per la proposta. Nessuno dei dirigenti scolastici sentiti da
ilfattoquotidiano.it ha voluto commentare l’iniziativa dell’amministrazione, ma
a microfoni spenti si intuisce che avrebbero preferito altre soluzioni.
60 mila euro per il servizio di School tutoring”: otto operatori divisi in 4
pattuglie coordinati da polizia locale
Intanto dal 26 gennaio questa nuova figura arriverà all’esterno delle scuole. “I
dati ci dicono che dalla pandemia a oggi la criminalità minorile è cresciuta del
30%”, ha dichiarato Mezzetti, “mentre gli altri reati sono in calo: questo ci
impone un cambio di paradigma. Dobbiamo essere fermi nel reprimere i reati,
anche quando commessi da minori, riducendo i margini di impunità, ma allo stesso
tempo intervenire sulle radici profonde del disagio”. Per Mezzetti servono
risposte sociali, psicologiche ed educative, perché la solitudine che attraversa
i giovani sta generando forme di devianza pericolosa ma “punizione e prevenzione
devono andare insieme”.
Cosa faranno in concreto gli “school tutor”? Lo spiega il primo cittadino:
“Avranno un ruolo di monitoraggio e mediazione; interverranno sui conflitti di
basso livello e segnaleranno immediatamente alle forze dell’ordine le situazioni
più gravi, con l’obiettivo di evitare escalation”. A Modena già esistono gli
“street tutor” per rispondere in modo concreto a un’emergenza educativa e
sociale che riguarda tutta la comunità, ma ora l’amministrazione sta pensando a
una risposta specifica per le scuole. “Dove abbiamo aumentato la presenza
all’esterno delle scuole gli episodi sono diminuiti, ma questo ci impone ora una
riflessione su come intervenire anche all’interno degli istituti, senza
militarizzarli”, dice il sindaco.
Parole che Viviana Giacomini, preside dell’Ipsia “Fermo Corni” preferisce non
commentare: “Non abbiamo ancora capito come funzionerà”. Altri dirigenti ci
hanno fatto capire che “stanno osservando”, che si incontreranno ma hanno tutti
aggiunto: “Lei non mi ha chiamato io non ho parlato con lei”. Non vogliono che
il loro nome appaia, nemmeno le iniziali. Un clima che si è creato a quanto pare
a causa di alcuni provvedimenti disciplinari fatti a carico dei presidi negli
ultimi tempi. Ciò che è certo è che la figura dello school tutor non sembra per
il momento essere stata accolta con entusiasmo.
L'articolo Violenza a scuola, Modena propone gli “school tutor” all’ingresso:
“Intervenire senza militarizzare” proviene da Il Fatto Quotidiano.
I genitori non hanno più notizie di lei dallo scorso sabato sera, quando è
uscita di casa senza portare il telefono con sé. C’è molta preoccupazione per la
scomparsa di Agnes Cristina Piliego, 14enne di Modena: della ragazzina non si
hanno più notizie dalla notte tra il 10 e l’11 gennaio. La giovane frequenta la
terza media all’istituto Ferraris e vive nella zona est della città. La mattina
successiva al mancato rientro a casa, i genitori hanno sporto una denuncia in
questura e la Polizia ha cominciato a indagare sul caso.
La mamma Viviana ha affidato il seguente appello alla Gazzetta di Modena per
esortare le persone a segnalare eventuali avvistamenti alla famiglia e alle
autorità: “Cristina era molto attratta dalle città di Milano e Torino, ma non
abbiamo riscontri sul fatto che possa essere effettivamente lì. Se ne è andata
tra le 2 di notte e le 9 del mattino di domenica 11 gennaio: se è scappata
insieme a qualcuno, certamente si erano accordati prima. Indossava una giacca
nera con riflessi grigio scuro, corta in vita, a zip e scarpe nere Nike Air
Force 1″. Un testo che accompagna la foto della persona scomparsa, di cui è
stata acconsentita la diffusione da parte dei genitori.
Il sindaco Massimo Mezzetti ha postato la foto di Agnes su Facebook, invitando
“chiunque abbia informazioni utili o l’abbia vista in questi giorni è pregato di
contattare immediatamente il 112. Si chiede la massima condivisione”. A
Fanpage.it, l’avvocata Barbara Iannuccelli dell’Associazione Penelope ha
ricordato che il coinvolgimento di un maggiorenne porterebbe all’accusa di
sottrazione di minore, aggiungendo inoltre che “anche se la ragazzina avesse
espresso il suo consenso per l’allontanamento, non può essere considerato del
tutto libero e ragionato proprio in virtù della sua minore età. La mancata
collaborazione di un adulto alle ricerche potrebbe portare all’iscrizione al
registro degli indagati”.
L'articolo Quattordicenne scomparsa a Modena: i genitori lanciano un appello e
diffondono la foto. La ragazzina ha lasciato il telefono a casa proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Una donna di 60 anni è stata uccisa in un appartamento di Castelnuovo Rangone,
in provincia di Modena. A ucciderla, secondo le prime informazioni, sarebbe
stato il padre 90enne. Il movente e la dinamica del delitto non sono ancora
chiari. Secondo quanto trapela, l’uomo avrebbe dei problemi cognitivi. Sono in
corso le indagini dei Carabinieri del nucleo investigativo di Modena insieme ai
colleghi della locale stazione.
Articolo in aggiornamento
L'articolo Un uomo di 90 anni uccide la figlia 60enne nel Modenese proviene da
Il Fatto Quotidiano.
La mattina del 30 dicembre è stato pedinato per 2o minuti, quindi avvicinato e
raggiunto da una coltellata al collo. Il tutto in pieno centro, a Modena. Don
Rodrigo Grajales Gaviria, sacerdote colombiano di 45 anni, si è ritrovato a
terra all’angolo tra via Castelmaraldo e via Ganaceto, dove è stato soccorso da
due dipendenti di una trattoria che si trova nelle vicinanze e portato dal 118
all’ospedale di Baggiovara in codice rosso. I carabinieri hanno fermato un
29enne italiano da anni in cura in un centro di salute mentale, ora accusato di
tentato omicidio.
Don Rodrigo è viceparroco in una parrocchia da un’altra parte della città, San
Giovanni Evangelista alla Crocetta, vicino alla stazione ferroviaria, una zona
popolare della prima periferia, e cappellano della comunità latinoamericana di
Modena e Carpi. Operato, ora è fuori pericolo. Sentito in ospedale dagli
inquirenti, Gaviria ha riconosciuto il volto dell’accoltellatore, ripreso dalle
immagini di telecamere di sorveglianza della zona, spiegando di non averlo mai
conosciuto e di non avergli parlato in occasione del pedinamento, iniziato su un
autobus.
Attraverso l’analisi dei fotogrammi, ha ricostruito la procura guidata da Luca
Masini, è stata individuata la fermata dove l’indagato era salito a bordo, gli
esercizi commerciali frequentati da lui e la sua probabile casa. Appostamenti
tra il 31 e l’1 hanno consentito di identificare il 29enne: perquisito, è stato
trovato il coltello a serramanico, sulla scorta delle indicazioni fornite dallo
stesso, nascosto in un muretto di una casa disabitata. Sono stati trovati e
sequestrati anche gli indumenti indossati al momento del delitto.
“Rivolgo a don Rodrigo la massima solidarietà e mi auguro si rimetta presto in
forze. E’ un sollievo sapere che non si troverebbe in pericolo di vita. Auspico
che su questo gravissimo fatto, accaduto in pieno giorno in una zona che non è
certo isolata, venga fatta piena luce”, ha detto il sindaco Massimo Mezzetti.
“Infine rivolgo un pensiero di vicinanza ai parrocchiani di San Giovanni
Evangelista, don Rodrigo è un sacerdote conosciuto e un riferimento per i
modenesi di origine sudamericana”, ha aggiunto.
Sulla vicenda non è mancato il commento della politica locale. Il Pd di Modena
ha espresso “la propria ferma condanna” sottolineando, con il segretario Diego
Lenzini, come “questo preoccupante episodio colpisca in modo particolare perché
tocca da vicino una persona con cui tanti di noi hanno un profondo legame umano
e diretto” mentre da Fratelli d’Italia, il capogruppo, Luca Negrini ha definito
il fatto “inaudito: colpisce non solo una persona, non solo una comunità, ma
l’intera città di Modena. Atti di questo tipo non possono essere minimizzati e
siamo certi che le autorità possano individuare rapidamente i responsabili”.
L'articolo Modena, pedina e accoltella un prete per strada: fermato un 29enne
italiano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Don Rodrigo Grajales Gaviria, sacerdote colombiano di 45 anni, è fuori pericolo
dopo un intervento chirurgico per le ferite subite. È stato accoltellato in
centro a Modena, intorno alle 10 di mattina, da un uomo, probabilmente
nordafricano, che lo ha aggredito alle spalle prima di affondare la lama nella
giugulare e darsi alla fuga. Nonostante il freddo, era solo in maglietta. E di
sé non ha lasciato alcuna traccia. Mentre proseguono le indagini, sulle testate
locali chi ha prestato i primi soccorsi al sacerdote racconta cosa ha visto.
“Non ha detto una parola, non ha urlato – racconta una persona alla Gazzetta di
Modena –. Il suo intento non era rapinarlo, voleva fargli del male. Sì, lo
voleva uccidere. Don Rodrigo era in abiti civili, non era riconoscibile come
sacerdote, anche io l’ho scoperto solo dopo. Non so cosa abbia spinto questo
ragazzo a fare una cosa del genere. Ma so che se fossi uscito di casa qualche
minuto dopo sarebbe toccato a me, ha accoltellato il prete perché era più
vicino“.
Al vaglio degli investigatori anche le immagini della telecamera di
videosorveglianza che si trova vicino al punto in cui Gaviria è stato colpito.
Il sacerdote aveva appena stipulato un’assicurazione di viaggio visto che in
serata sarebbe dovuto partire la sera stessa per tornare a casa, in Colombia.
Una volta colpito si è accasciato a terra provando a tamponare con le mani la
ferita, ma in pochi secondi era pieno di sangue. Un passante lo ha visto e ha
“chiesto aiuto ai ragazzi della trattoria Ermes, che sono usciti subito con
stracci e strofinacci per fermare il sangue, che intanto usciva come una fontana
dal collo del don”. Poi l’arrivo del 118 e il trasporto di massima urgenza in
ospedale.
“Pare che non si sia trattato di una rapina, ma di una vera e propria
aggressione. Confidiamo nella perizia delle indagini per risalire all’autore di
questo crimine e al movente”, ha dichiarato don Graziano Gavioli, parroco della
chiesa di San Giovanni Evangelista di Modena, dove don Rodrigo è collaboratore.
“Dopo il risveglio – ha detto ancora Gavioli – don Rodrigo ha avuto un lungo
colloquio con le forze dell’ordine per fornire elementi utili alle indagini. Il
suo morale è buono: scherza e saluta tutti, ringraziando ciascuno per le
preghiere e l’affetto”. La ferita, fortunatamente, per quanto “fosse estesa, non
è stata così profonda da mettere la sua vita in pericolo – ha concluso il
sacerdote, ringraziando “sia gli operatori sanitari che le forze dell’ordine per
la loro grande professionalità e prontezza d’intervento”.
L'articolo Prete accoltellato alla gola a Modena, il testimone: “L’aggressore
voleva ucciderlo, non rapinarlo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un sacerdote colombiano di 45 anni è stato accoltellato martedì mattina in pieno
centro a Modena, all’incrocio tra via Ganaceto e via Castelmaraldo, in zona
Pomposa. L’uomo, don Rodrigo Grajales Gaviria, è stato ferito con un’arma da
taglio, presumibilmente alle spalle, e colpito alla gola.
Subito dopo l’aggressione sono intervenuti il personale del 118 e l’automedica,
che hanno trasportato il sacerdote con urgenza all’ospedale di Baggiovara.
Entrato in Pronto soccorso con un codice di media gravità, don Rodrigo
presentava una ferita all’arteria del collo ed è stato sottoposto a un
intervento chirurgico. Attualmente è ricoverato nel reparto di Chirurgia
vascolare e, secondo quanto riferito dalla struttura sanitaria, non sarebbe in
pericolo di vita.
Sull’episodio stanno indagando i carabinieri di Modena, che procedono per
tentato omicidio e sono al lavoro per ricostruire la dinamica dei fatti e
identificare l’aggressore. Al momento non è chiaro il movente
dell’accoltellamento, avvenuto in una zona centrale e non isolata della città.
Sulla vicenda viene mantenuto il massimo riserbo.
Parole di solidarietà sono arrivate dal sindaco di Modena, Massimo Mezzetti.
“Rivolgo a don Rodrigo la massima solidarietà e mi auguro si rimetta presto in
forze. È un sollievo sapere che non si troverebbe in pericolo di vita. Auspico
che su questo gravissimo fatto venga fatta piena luce”, ha dichiarato. Il primo
cittadino ha espresso anche vicinanza ai parrocchiani di San Giovanni
Evangelista, ricordando come don Rodrigo sia “un sacerdote conosciuto e un
riferimento per i modenesi di origine sudamericana”.
L'articolo Prete accoltellato alla gola in centro a Modena: ignoto il movente,
indagano i carabinieri proviene da Il Fatto Quotidiano.
Era uscito di casa per un gesto quotidiano, buttare la spazzatura, quando è
stato investito e ucciso sul colpo da un’auto che non si è fermata. Un uomo di
76 anni ha perso la vita nella tarda serata di ieri a Casalgrande, in provincia
di Reggio Emilia, travolto da un veicolo il cui conducente si è dato alla fuga
subito dopo l’impatto. Ora è caccia al pirata della strada, che rischia accuse
pesanti, dall’omicidio stradale alla fuga del conducente fino all’omissione di
soccorso.
L’incidente è avvenuto intorno alle 23. Secondo una prima ricostruzione,
l’anziano, pensionato e residente a Casalgrande, si era recato nei pressi dei
cassonetti dei rifiuti adiacenti alla propria abitazione. Mentre stava
attraversando la strada, in un tratto reso particolarmente pericoloso dalla
scarsa illuminazione e dalla pioggia intensa, è stato investito da un’auto
proprio in corrispondenza della striscia di mezzeria. L’impatto è stato
violento. Il 76enne è stato sbalzato a terra e ha riportato politraumi
gravissimi che non gli hanno lasciato scampo: è morto sul colpo. Il conducente
del veicolo, invece di fermarsi e prestare soccorso, ha proseguito la marcia,
facendo perdere le proprie tracce.
Sul posto sono intervenuti immediatamente i carabinieri della Stazione di
Casalgrande e i militari della Sezione Operativa della Compagnia di Reggio
Emilia, che hanno effettuato i rilievi tecnici e avviato le indagini. Le
ricerche del veicolo coinvolto si stanno estendendo anche alla provincia di
Modena. L’attività investigativa è coordinata dalla Procura di Reggio Emilia,
guidata dal procuratore Calogero Gaetano Opaci. Gli inquirenti stanno lavorando
per risalire al modello dell’auto pirata e all’identità del conducente fuggito,
chiamato a rispondere dei reati di omicidio stradale, fuga del conducente in
caso di incidente con esito mortale e omissione di soccorso.
L'articolo Travolto mentre buttava la spazzatura: anziano ucciso da un’auto a
Casalgrande, è caccia al pirata della strada proviene da Il Fatto Quotidiano.