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Famiglia del bosco, nuova relazione tecnica dei legali della coppia: attesa per l’udienza sul ricongiungimento
C’è ancora tanta strada da fare nel percorso giudiziario cosiddetta famiglia del bosco. Si entra in una fase decisiva, tra nuovi sviluppi sul piano giudiziario e un’attenzione istituzionale crescente. I legali della coppia si preparano infatti a depositare una relazione tecnica che punta a rimettere in discussione alcuni dei passaggi dei provvedimenti dei magistrati minorili. Il documento sarà firmato dallo psichiatra Antonio Cantelmi e dalla psicologa Martina Aiello, consulenti della famiglia, e si concentrerà sugli sviluppi successivi all’ultima ordinanza del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. A marzo, il provvedimento ha disposto l’allontanamento della madre dai tre figli, già collocati dal 20 novembre scorso in una casa-famiglia a Vasto, dopo la sospensione della responsabilità genitoriale per entrambi i genitori. L’obiettivo della difesa è contestare le conclusioni degli assistenti sociali, proponendo una ricostruzione alternativa delle condizioni familiari e delle capacità genitoriali della coppia. Nel frattempo, il percorso di valutazione dei tre bambini – due gemelli di sette anni e una bambina di otto che ricevono le visite quotidianamente del padre – potrebbe subire modifiche. Secondo quanto emerge, la consulenza tecnica d’ufficio potrebbe essere riformulata, con la possibilità che il consulente proceda anche senza i colloqui diretti inizialmente previsti con i minori, aprendo così a uno scenario diverso rispetto all’impostazione iniziale delle verifiche. Il prossimo snodo sarà il 21 aprile, quando la Corte d’appello minorile dell’Aquila discuterà il ricorso presentato dai legali della coppia per ottenere il ricongiungimento familiare e la revoca dei provvedimenti adottati nei mesi scorsi. Al centro del procedimento restano le condizioni di vita dei minori, cresciuti in un casolare isolato nel bosco di Palmoli senza acqua, luce e senza servizi igienici – e seguiti per oltre un anno dai servizi sociali dopo un episodio di intossicazione che aveva portato al loro ricovero. Tra le criticità evidenziate dal Tribunale, la necessità di rendere adeguatamente abitabile la casa – un’abitazione è stata offerta dal Comune – e di garantire un percorso educativo strutturato – a cui avrebbe dato il suo assenso il padre. Su quest’ultimo punto, il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, ha assicurato la disponibilità di soluzioni concrete: il Comune ha messo a disposizione una nuova abitazione a pochi metri dalla scuola del paese, offrendo alla famiglia la possibilità di scegliere tra istruzione parentale e frequenza scolastica tradizionale in un contesto a misura di bambino. Mercoledì infine il presidente del Senato, Ignazio La Russa, riceverà i genitori dei bimbi a Palazzo Giustiniani. L'articolo Famiglia del bosco, nuova relazione tecnica dei legali della coppia: attesa per l’udienza sul ricongiungimento proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco, a causa dei tre ispettori di Nordio rinviate le udienze al Tribunale per i minorenni dell’Aquila
Tutte le udienze previste al Tribunale per i minorenni dell’Aquila sono state rinviate. Ecco le conseguenze dell’ispezione – preannunciata dalla premier Giorgia Meloni – e disposta il giorno dopo dal ministro della Giustizia, Carlo Nordio, sul caso della famiglia del bosco. Alle 9.30 tre ispettori, due uomini e una donna, si sono presentati per esaminare gli atti relativi al caso. Rappresentanti di numerose testate giornalistiche li attendono nei pressi dell’uscita laterale del tribunale. La vicenda dei tre bimbi, che vivevano in una casupola senza servizi igienici, acqua ed energia, collocati in una casa famiglia, è da alcuni mesi al centro dell’attenzione mediatica e – a fini referendari – del governo. Vale la pena ricordare che la coppia dal 2021 viveva con tre figli piccoli in un casolare isolato a Palmoli. I fratellini non frequentavano la scuola (i genitori sostenevano l’educazione parentale), non avevano assistenza pediatrica, né completato il ciclo di vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed è stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli che rifiutavano il sondino nasogastrico, episodio che aveva fatto partire le segnalazioni alle autorità. Carabinieri e servizi sociali, dopo i primi accertamenti, avevano rilevato una situazione di forte trascuratezza e i servizi sociali avevano proposto diversi percorsi di supporto, tra cui ristrutturare la casa, garantire cure mediche e inserire i bambini in un percorso educativo per permettergli di imparare a leggere e scrivere. Nel corso del tempo sono state offerte alla famiglia diverse soluzioni abitative gratuite e aiuti concreti per migliorare le condizioni di vita, ma le proposte sono state rifiutate. Nel novembre 2025 il tribunale ha quindi sospeso la responsabilità genitoriale e collocato i bambini in una casa famiglia insieme alla madre. Successivamente, secondo quanto riportato dagli operatori della struttura, il comportamento della donna sarebbe stato conflittuale, ostile (con pretese su orari e la vita nella casa) e avrebbe generato tensioni anche tra i bambini e il personale educativo. Per questo motivo il tribunale ha deciso di separare la madre dai figli. L’ipotesi più accreditata, al momento, è che i figli possano essere affidati al padre, che ha dimostrato una minore rigidità e maggiore collaborazione verso gli esperti che si occupano del benessere dei bambini. Uno dei quali, al momento dell’ingresso nella casa famiglia di Vasto, presentava una bronchite non curata. La vicenda ha provocato una nuova ondata di tensioni e attacchi sui social contro la presidente del tribunale, Cecilia Angrisano, già in passato bersaglio di minacce. Per questo motivo è stata rafforzata la vigilanza nei suoi confronti. In una nota congiunta, Angrisano e il procuratore minorile David Mancini sono stati costretti a ribadire che “ogni iniziativa giudiziaria è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età”, condannando al tempo stesso i “toni aggressivi e non continenti” apparsi sui social. Sul caso si è innestata anche la polemica politica: dall’intervento della premier a fini referendari alla proposta di legge avanzata da Matteo Salvini, fino all’invito del presidente del Senato Ignazio La Russa ai due genitori a Palazzo Madama. A contribuire alla crescente esposizione mediatica della vicenda anche l’annunciata visita della tiktoker Rita De Crescenzo, già nota per il “caso Roccaraso”. Intanto, con l’arrivo degli ispettori ministeriali, il caso entra in una fase ancora più delicata. Una nuova casa è stata messa a disposizione dal Comune di Palmoni ed è stata visitata e approvata dal papà dei bimbi. L'articolo Famiglia nel bosco, a causa dei tre ispettori di Nordio rinviate le udienze al Tribunale per i minorenni dell’Aquila proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La nuova casa, gli ispettori di Nordio al Tribunale dell’Aquila e l’attesa per l’affidamento al papà. A che punto è il caso dei bimbi nel bosco
Una casa nuova pronta ad accogliere la famiglia, l’arrivo degli ispettori del ministero della Giustizia al Tribunale dei minorenni dell’Aquila (preannunciato dalla premier Giorgia Meloni, ndr) e l’attesa per una eventuale decisione sull’affidamento al padre. Sono questi i tre fronti su cui si muove in queste ore la vicenda dei cosiddetti bambini del bosco, i tre figli della coppia che dal 20 novembre 2025 si trovano in una casa famiglia a Vasto perché la loro responsabilità genitoriale è stata sospesa. La famiglia viveva in una casupola senza acqua, energia elettrica e servizi igienici e la più grande incapace di leggere o scrivere sia inglese che in italiano. La novità più concreta riguarda l’abitazione che il Comune di Palmoli ha deciso di mettere a disposizione gratuitamente per la famiglia. Si tratta di un alloggio nuovo, recentemente arredato e situato nella zona del campo sportivo del paese. L’appartamento è dotato di due camere da letto, bagno, cucina e uno spazio dedicato ai giochi dei bambini. L’obiettivo è consentire il ricongiungimento del nucleo familiare in un ambiente stabile, sotto la supervisione dei servizi sociali e con un periodo iniziale di osservazione e monitoraggio dopo l’allontanamento nei giorni scorsi della madre per gli atteggiamenti “ostili e squalificanti” nei confronti del personale della casa famiglia e dei servizi sociali. Nel frattempo i tre minori restano nella comunità di Vasto. Per garantire l’accoglienza il Comune ha già sostenuto spese significative: 14.396 euro sono stati liquidati per i mesi di gennaio e febbraio, mentre altri 10.248 euro erano stati pagati per novembre e dicembre. In totale oltre 24 mila euro sono stati utilizzati per la permanenza dei bambini nella struttura. L’accordo stipulato tra il Comune e la casa famiglia prevede l’accoglienza in regime residenziale dal 20 novembre 2025 fino al 30 giugno di quest’anno, termine fino al quale sono disponibili i fondi stanziati in bilancio. GLI ISPETTORI DEL MINISTERO Sul caso intanto si è mosso appunto anche anche il ministero della Giustizia guidato da Carlo Nordio. Martedì arriveranno infatti al Tribunale per i minorenni dell’Aquila gli ispettori inviati dal ministero per effettuare ulteriori approfondimenti sulla gestione della vicenda. Gli ispettori avevano già acquisito una prima documentazione e non è escluso che possano ascoltare magistrati, operatori o anche alcune delle persone direttamente coinvolte. La decisione è arrivata dopo l’ordinanza con cui il tribunale ha disposto l’allontanamento della madre dalla struttura dove si trovavano i figli. Mentre proseguono le verifiche istituzionali, resta aperto anche il capitolo dell’affidamento dei minori. L’attenzione è ora concentrata sulla possibile soluzione che potrebbe vedere il padre diventare il principale punto di riferimento per i tre bambini, con il trasferimento nella nuova casa messa a disposizione dal Comune. Intanto la quotidianità dei piccoli continua all’interno della casa famiglia. Dopo l’allontanamento della madre, nella loro stanza è stato aggiunto un letto per un’educatrice che segue i bambini anche durante la notte. La vicenda resta però al centro di un duro scontro tra servizi sociali, consulenti e legali della coppia anglo-australiana. L’ultimo capitolo riguarda la denuncia per violenza privata presentata dall’assistente sociale Veruska D’Angelo nei confronti degli avvocati Danila Solinas e Marco Femminella, difensori della famiglia, per quanto accaduto la sera del 6 marzo, giorno dell’allontanamento di Catherine dalla struttura. Secondo l’accusa i due legali avrebbero aggredito verbalmente l’assistente sociale durante un confronto nella casa famiglia. Sul caso è intervenuto anche lo psichiatra Tonino Cantelmi, consulente della famiglia, che contesta l’operato dell’assistente sociale sostenendo che avrebbe violato diversi articoli del codice deontologico professionale. PERCHÉ NASCE IL CASO Vale la pena ricorda che la coppia dal 2021 viveva con tre figli piccoli in un casolare isolato a Palmoli, senza acqua corrente, elettricità, riscaldamento né servizi igienici. I bambini non frequentavano la scuola, non avevano assistenza pediatrica né vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed è stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli, episodio che aveva fatto partire le segnalazioni alle autorità. Carabinieri e servizi sociali hanno parlato di una situazione di forte trascuratezza e i servizi sociali hanno proposto diversi percorsi di supporto, tra cui ristrutturare la casa, garantire cure mediche e inserire i bambini in un percorso educativo. Nel tempo sono state offerte alla famiglia diverse soluzioni abitative gratuite e aiuti concreti per migliorare le condizioni di vita, ma le proposte sono state rifiutate. Nel novembre 2025 il tribunale ha quindi sospeso la responsabilità genitoriale e collocato i bambini in una casa famiglia insieme alla madre. Successivamente, secondo quanto riportato dagli operatori della struttura, il comportamento della madre sarebbe stato conflittuale e avrebbe generato tensioni anche tra i bambini e il personale educativo. Per questo motivo il tribunale ha deciso di separare la madre dai figli e trasferire i minori in un’altra struttura. L’ipotesi più accredita è che i figli possano essere affidati al padre che ha dimostrato una minore rigidità e più collaborazione verso gli esperti che si occupano del benessere dei bambini. Uno dei quali aveva una bronchite non curata al momento dell’ingresso nella casa famiglia di Vasto. Le polemiche sono esplose nuovamente dopo la decisione, presa venerdì scorso dal tribunale dei minori dell’Aquila, di allontanare la madre dalla struttura protetta in cui si trovava e trasferire i figli in un’altra collocazione. La vicenda ha provocato una nuova ondata di tensioni e attacchi sui social contro la presidente del tribunale, Cecilia Angrisano, già in passato bersaglio di minacce. Per questo motivo è stata rafforzata la vigilanza nei suoi confronti. In una nota congiunta, Angrisano e il procuratore minorile David Mancini sono stati costretti a ribadire che “ogni iniziativa giudiziaria è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età”, condannando al tempo stesso i “toni aggressivi e non continenti” apparsi sui social. Quindi l’intervento della premier a fini referendari, l’inutile proposta di legge di Matteo Salvini, quindi l’invito del presidente del Senato, Ignazio La Russa, ai due genitori a Palazzo Madama, ma prima la tiktoker Rita De Crescenzo, che due anni fa venne alla ribalta per il ‘caso Roccaraso, sarà in visita alla casa del bosco. “Voglio andare dalla famiglia per vedere se possiamo essere utili grazie ai nostri follower, per dare un aiuto – le sue parole -. Vogliamo dire che ci siamo, e ci siamo con il cuore per sostenere i bambini e i genitori”. L'articolo La nuova casa, gli ispettori di Nordio al Tribunale dell’Aquila e l’attesa per l’affidamento al papà. 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Famiglia nel bosco, la svolta del padre dei bimbi: “Scuola, casa e visite pediatriche”
Ci sarebbe stato un momento, giovedì mattina, in cui qualcosa potrebbe essere cambiato nella lunga e complicata storia della famiglia che per mesi ha vissuto ai margini di un bosco nell’entroterra abruzzese senza energia elettrica, acqua e servizi igienici. Non un annuncio ufficiale, non una conferenza. Solo un incontro riservato, preparato lontano da sguardi e polemiche, che potrebbe aprire una strada nuova. Il protagonista è il padre inglese dei tre bambini al centro del caso che da mesi agita la comunità di Palmoli e della vicina Vasto, negli ultimi giorni anche la politica. Giovedì, per la prima volta da giorni, l’uomo non si è presentato all’incontro quotidiano con i figli nella casa protetta di Vasto. Un’assenza insolita, che ha fatto capire a chi seguiva la vicenda che qualcosa stava accadendo altrove. Negli uffici dei servizi sociali a Monteodorisio per parlare – come riporta in uno scenario Repubblica – l’assistente sociale Veruska D’Angelo, finora bersaglio delle accuse della moglie. All’incontro, tenuto riservato fino all’ultimo, c’erano anche la garante regionale per l’infanzia Alessandra De Febis (che ha smentito il presunto sciopero della fame di uno dei bambini) altre figure istituzionali coinvolte nel caso e un traduttore. Il papà avrebbe scelto di non dire nulla alla moglie allontanata dalla struttura venerdì scorso per i suoi atteggiamenti ostili. Dentro quell’ufficio il padre avrebbe mostrato un atteggiamento completamente diverso da quello delle settimane passate. Disponibilità totale, raccontano i presenti, verso le indicazioni del Tribunale per i minorenni dell’Aquila. Un passo che potrebbe cambiare il corso della vicenda. Il primo segnale concreto riguarda la casa. A fine mese scade il comodato d’uso del casolare messo a disposizione da un imprenditore locale. A inizio aprile l’uomo si trasferirà invece in un appartamento comunale a Palmoli, tra lo stadio e la scuola del paese. Tre stanze e un bagno, poco più di settanta metri quadrati, recentemente ristrutturati e alimentati da energia fotovoltaica. Un luogo semplice ma stabile, vicino al paese e alla scuola elementare. Proprio la scuola rappresenta un altro punto decisivo del nuovo percorso. Il padre ha accettato l’idea che i figli vengano seguiti da una pediatra, compresi i cicli vaccinali, e che da settembre vengano iscritti in una scuola pubblica. Prima dovranno sostenere una valutazione per colmare il divario educativo accumulato negli ultimi anni. Finito l’incontro l’uomo ha chiamato il sindaco di Palmoli, Giuseppe Masciulli, e insieme hanno visitato la nuova casa. Nel frattempo si prova ad allentare anche la distanza tra la madre e i bambini. I servizi stanno valutando la possibilità di consentire incontri in presenza, oltre ai collegamenti online già attivi. Per il momento i tre bambini resteranno nella casa di accoglienza di Vasto. Tre relazioni e il parere della garante regionale sono favorevoli a questa soluzione, ma servirà una nuova ordinanza dei giudici. L'articolo Famiglia nel bosco, la svolta del padre dei bimbi: “Scuola, casa e visite pediatriche” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Torture e pestaggi anche con forbici ed estintore nel carcere minorile di Casal del Marmo”, l’inchiesta dei pm di Roma su 10 agenti
Schiaffi, pugni, colpi con sedie e mazze di ferro, fino all’uso di un estintore. È il quadro che emerge dall’inchiesta della Procura sulle presunte violenze avvenute tra febbraio e novembre dello scorso anno all’interno dell’istituto penale minorile di Istituto penale minorile di Casal del Marmo. Dieci agenti di polizia penitenziaria risultano iscritti nel registro degli indagati con accuse che, a vario titolo, vanno dalla tortura alle lesioni fino al falso ideologico. Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, le aggressioni avrebbero avuto come vittime tredici giovani detenuti, tutti stranieri tra i 15 e i 19 anni. Gli episodi, stando alle testimonianze raccolte, si sarebbero verificati spesso di notte e in zone dell’istituto non coperte dalle telecamere di sorveglianza. Tra i casi più gravi contestati dalla Procura c’è quello che riguarda gli agenti Tony Ruotolo e Agostino Piccioni, accusati di tortura. Come si legge nell’ordinanza di incidente probatorio, i due avrebbero procurato “acute sofferenze fisiche” a un detenuto di appena quindici anni. Secondo l’accusa, prima Piccioni gli avrebbe tirato un pugno all’occhio, poi il ragazzo sarebbe stato portato in infermeria dove sarebbe stato sottoposto a ulteriori violenze. Per la pubblico ministero Rosalia Affinito e il procuratore aggiunto Giuseppe De Falco, Ruotolo lo avrebbe anche minacciato di “tagliargli i testicoli”, pungendone uno con una forbice fino a far uscire sangue e provocandogli lesioni. Oltre a loro, altri cinque agenti sono accusati di lesioni aggravate in concorso e continuate. Dalle indagini emerge un quadro di violenze ritenute sistematiche: calci, pugni e colpi con oggetti metallici che avrebbero colpito i detenuti “frequentemente di notte, in zone non coperte dal sistema delle telecamere e per ragioni futili”. In alcuni casi, secondo gli atti, gli agenti avrebbero infierito sui ragazzi anche quando erano già a terra, arrivando a colpirli all’interno dell’infermeria. Le presunte aggressioni sarebbero state accompagnate anche da minacce pesanti. In un episodio, secondo i racconti raccolti, un agente avrebbe urlato ai detenuti: “Vi porto sopra e vi faccio come carne macinata”. A far emergere il caso è stato un esposto presentato a luglio dall’associazione Associazione Antigone, che ha raccolto le testimonianze dei giovani detenuti. “Calci e pugni sferzati contro giovani inermi, colpi alla testa per mezzo di un pesante estintore, minacce, violenze agite di fronte allo sguardo sbalordito del personale medico (che si è unito alla denuncia), a riprova del senso di onnipotenza e di impunità che caratterizza gli agenti di polizia penitenziaria coinvolti negli eventi”, afferma Susanna Marietti. Secondo Marietti si tratta di “un carcere pieno di segnali di tensione che nulla ha a che vedere con la missione educativa che dovrebbe appartenere a qualsiasi istituzione pubblica che si occupa di minorenni”. La prossima settimana i tredici giovani indicati come persone offese saranno ascoltati da un giudice nell’ambito dell’incidente probatorio. Alcuni di loro si trovano ancora nell’istituto romano, mentre altri sono stati trasferiti in diverse strutture detentive o comunità del Lazio e di altre regioni. Non si esclude che, dopo le loro testimonianze, l’inchiesta possa allargarsi. Alcuni detenuti avrebbero infatti riferito di aver visto agenti operare sotto l’effetto di alcol o droghe. Sul piano amministrativo è intervenuto il capo del Dipartimento per la giustizia minorile Antonio Sangermano, che ha spiegato come l’indagine penale tragga origine da “reiterate denunce” presentate dallo stesso Dipartimento all’autorità giudiziaria. Sangermano ha inoltre precisato che l’ispezione amministrativa nell’istituto è stata disposta solo dopo il nullaosta della magistratura. Al termine dell’attività ispettiva sono stati trasferiti quattro agenti verso altre sedi operative e all’istituto è stato assegnato un direttore facente funzioni, vista la temporanea assenza del titolare dell’incarico. Intanto l’associazione Antigone, già parte offesa nel processo per le violenze nel carcere minorile Beccaria di Milano, ha annunciato che chiederà di costituirsi parte civile anche nel procedimento romano. Anche il segretario di Radicali Italiani, Filippo Blengino, ha annunciato che nei prossimi giorni tornerà in visita all’istituto. L'articolo “Torture e pestaggi anche con forbici ed estintore nel carcere minorile di Casal del Marmo”, l’inchiesta dei pm di Roma su 10 agenti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco – “Uno dei bimbi rifiuta il cibo”: sciopero della fame finché non rivedrà la madre
A complicare la dolorosa vicenda della famiglia che viveva nel bosco – come se non bastassero le ingerenza della politica in una procedura che è in capo ai magistrati minorile – oggi arriva la notizia che uno dei bimbi, ospitati nella casa famiglia di Vasto, avrebbe intrapreso lo sciopero della fame. Quando la mamma dei piccoli era stata allontanata per i suoi comportamenti ostili – nei confronti di assistenti sociali e personale della struttura – era già stata fatta aleggiare questa ipotesi. Il bambino, secondo quanto riferito da fonti vicine alla famiglia, avrebbe detto che non mangerà finché non potrà rivedere. La donna era stata collocata con i figli nella struttura il 20 novembre 2025 quando, con un precedente provvedimento, lo stesso tribunale aveva sospeso la responsabilità genitoriale anche del padre. LO SCIOPERO DELLA FAME La notizia del presunto sciopero della fame del bambino è arrivata mentre la garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza, Marina Terragni, era diretta a Vastro per una visita nella struttura che ospita i tre minori. “C’è arrivata adesso questa novità del bimbo che si rifiuterebbe di mangiare, ora voglio accertare questa cosa. Esprimo il mio auspicio che questa storia possa risolversi velocemente, con il minor danno possibile per i minori. Vengo qui come se fossi una bambina che rappresenta l’interesse dei bambini”, ha affermato. “Immagino che vedrò la dirigente della struttura, la curatrice, l’assistente sociale, o almeno la sentirò al telefono, e spero di riuscire anche a parlare con gli psichiatri della Asl”. Poco prima del suo arrivo, la zia e la nonna dei bambini avevano lasciato la struttura, mentre il padre dei piccoli – che potrebbe ottenere l’affidamento dei figli perché sta dimostrando un atteggiamento pacato e collaborativo – oggi non è presente. LA PREOCCUPAZIONE PER I BAMBINI La garante ha anche richiamato l’attenzione sulle difficoltà che possono emergere quando lo Stato interviene in contesti familiari complessi. “Non voglio assolutamente dare la croce agli assistenti sociali, ma sicuramente esiste un problema di formazione. Si ritrovano spesso a che fare con situazioni molto delicate senza avere gli strumenti adeguati. In questo caso c’era anche un gap linguistico e culturale che potrebbe aver complicato le cose”. Secondo Terragni, quando le istituzioni entrano in contatto con una famiglia fragile è fondamentale saper adattare l’intervento. “Quando lo Stato, rappresentato da un’assistente sociale, si avvicina a una famiglia deve adattarsi, deve esserci competenza per capire. Se si crea tra loro una difficoltà insuperabile, magari si prova a cambiare l’assistente sociale”. La preoccupazione maggiore resta però l’impatto sui bambini. “Come usciranno i bimbi quando usciranno da qui? Traumatizzati. Non lo dico io, lo dicono i luminari della psichiatria di questo Paese”, ha osservato. Per la garante, il modello ideale di intervento dovrebbe puntare a sostenere l’intero nucleo familiare. “Nel mio mondo ideale lo Stato prende in carico l’intera famiglia, tutte le volte che è possibile. Non come un antagonista, ma come una sorta di familiare o di amico che accompagna il nucleo e lo aiuta a correggere la rotta dove necessario”. PERCHÉ SIAMO A QUESTO PUNTO Vale la pena ricorda che la coppia dal 2021 viveva con tre figli piccoli in un casolare isolato a Palmoli (Chieti), senza acqua corrente, elettricità, riscaldamento né servizi igienici. I bambini non frequentavano la scuola, non avevano assistenza pediatrica né vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed è stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli, episodio che aveva fatto partire le segnalazioni alle autorità. Carabinieri e servizi sociali hanno parlato di una situazione di forte trascuratezza e i servizi sociali hanno proposto diversi percorsi di supporto, tra cui ristrutturare la casa, garantire cure mediche e inserire i bambini in un percorso educativo. Nel tempo sono state offerte alla famiglia diverse soluzioni abitative gratuite e aiuti concreti per migliorare le condizioni di vita, ma le proposte sono state rifiutate. Tanto che il primo avvocato della coppia ha deciso di rimettere il mandato. Nel 2025 il tribunale aveva sospeso la responsabilità genitoriale e collocato i bambini in una casa famiglia insieme alla madre. Successivamente, secondo quanto riportato dagli operatori della struttura, il comportamento della madre sarebbe stato conflittuale e avrebbe generato tensioni anche tra i bambini e il personale educativo. Per questo motivo il tribunale ha deciso di separare la madre dai figli e trasferire i minori in un’altra struttura. L’ipotesi più accredita è che i figli possano essere affidati al padre che ha dimostrato una minore rigidità e più collaborazione verso gli esperti che si occupano del benessere dei bambini. Uno dei quali aveva una bronchite non curata al momento dell’ingresso nella casa famiglia. L'articolo Famiglia nel bosco – “Uno dei bimbi rifiuta il cibo”: sciopero della fame finché non rivedrà la madre proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bimbi nel bosco, Salvini annuncia proposta di legge “per limitare ai casi più estremi la sottrazione dei minori”
Il caso dei “bambini del bosco” – ospitati in una comunità dopo la sospensione della responsabilità genitoriale di madre e padre – continua ad alimentare il dibattito politico e istituzionale in Italia. Mentre al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila si attendono gli ispettori inviati dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, il vicepremier e ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha annunciato la presentazione di un disegno di legge della maggioranza per limitare l’allontanamento dei minori dalle famiglie ai soli casi più estremi. È da settimane che gli esponenti di centrodestra – premier inclusa – criticano le decisione dei magistrati. Intervenendo alla trasmissione Ore 14 su Rai 2, il leader della Lega ha dichiarato che il provvedimento mira a rafforzare il principio secondo cui la sottrazione dei figli ai genitori deve rappresentare l’ultima soluzione possibile. “Parlo da papà. Se questi sono i presupposti, ciò che succede con la famiglia del bosco può accadere a qualsiasi famiglia. Il mio obiettivo è riunire questa famiglia. Oggi verrà presentata una proposta di legge della maggioranza per limitare solo ai casi più estremi la sottrazione di minori. Altrimenti portare via i bambini sarà una scelta che dovrà passare da un parere preventivo di esperti indipendenti. Inoltre oggi in Senato c’è in discussione il disegno di legge sulla tutela dei minori in affidamento. Ci sono circa 30mila minori in comunità, 17mila minori in affido presso famiglie, e 345mila minori seguiti dal servizio sociale. Vogliamo mettere ordine in quella che è una giungla, in cui mi viene il dubbio anche economicamente se non ideologicamente, qualcuno abbia interesse a continuare a rimanere nel buio” ha dichiarato il vicepremier. L’INIZIO DEL CASO Vale la pena ricorda che la coppia dal 2021 viveva con tre figli piccoli in un casolare isolato a Palmoli, senza acqua corrente, elettricità, riscaldamento né servizi igienici. I bambini non frequentavano la scuola, non avevano assistenza pediatrica né vaccinazioni e non parlavano italiano. Nel settembre 2024 la famiglia si era intossicata con funghi raccolti dal padre ed è stata soccorsa casualmente da un vicino. In ospedale i genitori avevano rifiutato alcune cure per i figli, episodio che aveva fatto partire le segnalazioni alle autorità. Carabinieri e servizi sociali hanno parlato di una situazione di forte trascuratezza e i servizi sociali hanno proposto diversi percorsi di supporto, tra cui ristrutturare la casa, garantire cure mediche e inserire i bambini in un percorso educativo. Nel tempo sono state offerte alla famiglia diverse soluzioni abitative gratuite e aiuti concreti per migliorare le condizioni di vita, ma le proposte sono state rifiutate. Nel 2025 il tribunale ha quindi sospeso la responsabilità genitoriale e collocato i bambini in una casa famiglia insieme alla madre. Successivamente, secondo quanto riportato dagli operatori della struttura, il comportamento della madre sarebbe stato conflittuale e avrebbe generato tensioni anche tra i bambini e il personale educativo. Per questo motivo il tribunale ha deciso di separare la madre dai figli e trasferire i minori in un’altra struttura. L’ipotesi più accredita è che i figli possano essere affidati al padre che ha dimostrato una minore rigidità e più collaborazione verso gli esperti che si occupano del benessere dei bambini. Uno dei quali aveva una bronchite non curata al momento dell’ingresso nella casa famiglia di Vasto. L’ESCALATION DOPO LA DECISIONE DEL TRIBUNALE Le polemiche sono esplose nuovamente dopo la decisione, presa venerdì scorso dal tribunale dei minori dell’Aquila, di allontanare la madre dalla struttura protetta in cui si trovava e trasferire i figli in un’altra collocazione. La vicenda ha provocato una nuova ondata di tensioni e attacchi sui social contro la presidente del tribunale, Cecilia Angrisano, già in passato bersaglio di minacce. Per questo motivo è stata rafforzata la vigilanza nei suoi confronti. In una nota congiunta, Angrisano e il procuratore minorile David Mancini sono stati costretti a ribadire che “ogni iniziativa giudiziaria è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età”, condannando al tempo stesso i “toni aggressivi e non continenti” apparsi sui social. A loro sostegno è intervenuto anche Claudio Cottatellucci, presidente dell’Associazione italiana magistrati per i minorenni e per la famiglia, che ha parlato di “violenza verbale inaccettabile”. Secondo Cottatellucci, i provvedimenti dei giudici, pur non essendo infallibili, seguono “criteri legali molto precisi e stringenti” e possono essere impugnati. “I bambini non sono dello Stato e non sono dei genitori: sono soggetti autonomi, titolari di diritti”, ha aggiunto. LE ISPEZIONI E IL FRONTE POLITICO Nel frattempo al tribunale dell’Aquila è atteso l’arrivo degli ispettori del ministero della Giustizia per completare l’istruttoria e valutare eventuali azioni disciplinari sui magistrati coinvolti nel procedimento. Sul piano politico, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano ha osservato che “l’interesse superiore dei minori è che stiano il più possibile con i genitori”, sottolineando che la situazione appare critica anche perché i bambini stanno ricevendo un supporto psicologico continuo. Anche il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani ha criticato la decisione del tribunale, definendo “inaccettabile la scelta di separare la famiglia”. Un fronte compatto quello del centrodestra a pochi giorni dal referendum. L’APPELLO DEL PADRE Nel frattempo il padre dei bambini ha lanciato un appello per abbassare i toni. Pur chiedendo il ricongiungimento con i figli, ha invitato sostenitori e cittadini a non organizzare proteste o presidi davanti alla casa famiglia o alle abitazioni private, per evitare di alimentare ulteriormente lo scontro tra istituzioni. “Voglio che i bambini tornino a casa, ma finché questo non succede preferisco che restino qui”, ha dichiarato dopo una serie di visite ai figli. Sul piano legale, i difensori della famiglia – gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas – stanno preparando un ricorso alla Corte d’Appello per ottenere la sospensione dell’ordinanza che ha disposto l’allontanamento dei minori. Tra le ipotesi in esame c’è appunto anche la richiesta di revoca della sospensione della potestà genitoriale almeno per il padre. IL DIBATTITO SU EDUCAZIONE PARENTALE E TUTELA DEI MINORI Nel suo intervento televisivo Salvini ha invitato a evitare contrapposizioni ideologiche: “Credo che l’invio degli ispettori da parte del ministero della Giustizia sia legittimo. Però non vorrei che si andasse alla tifoseria pro o contro la famiglia del bosco”. Il vicepremier ha ricordato che in Italia esistono decine di migliaia di famiglie che praticano educazione parentale o domestica, sottolineando che modelli educativi diversi non giustificano automaticamente l’intervento delle istituzioni. “Si tratta di tre bimbi che fino a quattro mesi fa giocavano e si addormentavano tranquilli a casa loro e ora sono stati strappati alla loro serenità”, ha detto. Salvini ha infine annunciato che chiederà anche un’ispezione del ministero della Salute per verificare lo stato psicofisico dei bambini, mentre la maggioranza prepara il disegno di legge per ridefinire i criteri con cui lo Stato può intervenire nelle famiglie. L'articolo Bimbi nel bosco, Salvini annuncia proposta di legge “per limitare ai casi più estremi la sottrazione dei minori” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Famiglia nel bosco, il papà: “Non organizzate presidi o proteste”. Rafforzata la tutela alla presidente del Tribunale minacciata
“Voglio che i bambini tornino a casa, ma fino a che questo non succede preferisco che restino qui. Ringrazio tutti per la solidarietà, chiedo però con rispetto di non organizzare presidi o proteste davanti alla casa famiglia o alle abitazioni private”. Sono le parole del papà dei bimbi che abitavano in una capanna nel bosco e la cui madre è stata allontanata dalla casa famiglia in cui abitava con i tre figli per il suo atteggiamento “ostile” e condizionante. L’uomo è sempre stato considerato dagli assistenti sociali la parte dialogante della coppia a cui viene contestata l’inadeguatezza del casolare – senza acqua, elettricità e servizi igienici – e dell’istruzione, con la bimba più grande incapace di leggere e scrivere sia in italiano che in inglese. Il papà ha voluto ringraziare tutte le persone che hanno mostrato solidarietà in questi giorni, ma ha anche rivolto un appello alla prudenza. Le sue parole puntano a mantenere la serenità dei bambini e a evitare situazioni di tensione o pressioni esterne che possano complicare ulteriormente una vicenda già delicata. In cui nei giorni scorsi è entrata a gamba tesa la politica – a fini esclusivamente referendari – come quello della premier Giorgia Meloni. Senza contare l’invio degli ispettori da parte del ministro Carlo Nordio. I giudici hanno respinto i “toni aggressivi” e spiegato le motivazioni alla base delle decisioni. Non tutti ricordano che questa storia è iniziata diversi mesi fa dopo che l’intera famiglia era finita in ospedale intossicata dai funghi e che i bambini rifiutavano il sondino nel naso su indicazione appunto della madre. In questo clima i magistrati che si sono occupati del caso non sono sono stati attaccati, ma anche minacciati sui social. Per questo è stato deciso di innalzare la vigilanza nei confronti della presidente del Tribunale dei minori dell’Aquila, Cecilia Angrisano, che aveva già una protezione per via del ruolo. La notizia, anticipata dal quotidiano il Centro, è stata confermata da fonti qualificate. La presidente era finita nell’occhio del ciclone in seguito all’ordinanza con cui dispose la sospensione della responsabilità genitoriale Proprio ieri la stessa presidente, insieme con il procuratore David Mancini, aveva affidato ad una nota la replica alle polemiche sull’ordinanza di allontanamento di mamma Catherine dalla struttura protetta. “Ogni iniziativa giudiziaria” di competenza dei giudici minorili – le loro parole – “è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età”. L'articolo Famiglia nel bosco, il papà: “Non organizzate presidi o proteste”. Rafforzata la tutela alla presidente del Tribunale minacciata proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Minorenni
L’Aquila
“Toni aggressivi. Le nostre decisioni ispirate dalla tutela dei minori”, la nota dei magistrati sul caso della famiglia nel bosco
“Toni aggressivi e non continenti”. Sul caso della cosiddetta famiglia del bosco dopo i vari interventi, compresi quello della premier Giorgia Meloni, intervengono con una nota la presidente del Tribunale per i minorenni dell’Aquila, Cecilia Angrisano, e il procuratore della Repubblica, David Mancini. Comunicato che arriva nel giorno in cui il ministero della Giustizia, guidato dal Guardasigilli Carlo Nordio, ha avviato l’iter per inviare ispettori per approfondire le decisioni prese in merito alla vicenda della famiglia, in particolare dopo l’ordinanza che ha disposto l’allontanamento della madre dai figli. Decisione che era stata anticipata dalla premier Giorgia Meloni in un’intervista televisiva l’8 marzo, durante la quale ha collegato la vicenda del bosco alla campagna referendaria, denunciando “letture ideologiche” da parte della magistratura. Proprio in risposta al clamore mediatico, i vertici degli uffici minorili dell’Aquila hanno diffuso una nota congiunta per chiarire il loro operato. “In considerazione del clamore mediatico suscitato da recenti vicende giudiziarie, tuttora in fase istruttoria da più parti commentate anche con toni aggressivi e non continenti, è premura dei magistrati che lavorano presso gli uffici giudiziari minorili ed in particolare, presso il Tribunale per i minorenni di L’Aquila e la Procura minorile di L’Aquila, affermare che ogni iniziativa giudiziaria di loro competenza è ispirata esclusivamente ai principi di tutela dei diritti delle persone di minore età, come sanciti nella Costituzione e nelle fonti di diritto internazionale”. “Ogni procedimento minorile prevede tempi di valutazione e accertamento volti ad individuare e realizzare il superiore interesse dei minori coinvolti, per la cui determinazione ci si avvale anche del contributo delle scienze specialistiche di riferimento e dei servizi pubblici dedicati alla tutela dei minori”, precisano i magistrati, sottolineando che “le sofferte e delicate decisioni in materia e particolarmente quelle incidenti sull’allontanamento dei minori dal contesto familiare non originano mai da posizioni ideologiche o pregiudiziali contro i genitori, ma mirano sempre a realizzare il benessere del minore, soggetto di diritti”. Secondo Angrisano e Mancini, “l’assicurazione della corretta crescita del minore e della serena evoluzione della sua personalità è il principio guida dell’azione giudiziaria degli uffici minorili che viene condotta con attenzione, sensibile partecipazione e coinvolgimento dei soggetti adulti che si pongano in posizione collaborativa”. I magistrati concludono con un appello al rispetto della privacy e delle istituzioni: “Si auspica, perciò, che la collettività comprenda quanto il rispetto delle vite private dei soggetti coinvolti e di tutte le istituzioni chiamate ad operare sia fondamentale per la miglior gestione di queste sofferte vicende umane per le quali è istituzionalmente all’autorità giudiziaria minorile il compito di assumere decisioni, eventualmente sindacabili nei successivi gradi di giudizio”. Oggi il padre dei tre bambini per il terzo giorno consecutivo è arrivato nella casa famiglia dove sono ospitati i figli, accompagnato dalla zia e dalla nonna dei piccoli, arrivate dall’Australia per stare vicine alla madre Catherine. Il clima nella struttura è apparso disteso: zia Rachel è stata vista passeggiare nel cortile con i nipoti, per qualche minuto di gioco con le biciclette, mentre Nathan e la nonna sono rimasti all’interno. Intanto, gli avvocati della famiglia, Marco Femminella e Danila Solinas, presenteranno oggi alla corte d’Appello un ricorso per chiedere la sospensiva dell’ordinanza del Tribunale. L'articolo “Toni aggressivi. Le nostre decisioni ispirate dalla tutela dei minori”, la nota dei magistrati sul caso della famiglia nel bosco proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giustizia
Giorgia Meloni
Minorenni
L’Aquila
Nella storia della famiglia nel bosco vedo una grave inadeguatezza delle istituzioni di tutela
Sono ormai mesi che sulle pagine dei quotidiani viene aggiornata la storia della cosiddetta famiglia nel bosco. In tempi di guerra, forse non è questo l’argomento principale di cui ci si dovrebbe occupare, ma a suo modo come vengono costruite e trattate le notizie è un indicatore di quale sia la qualità dei processi di costruzione del dibattito pubblico. La storia della famiglia è semplice: inizia con una segnalazione per un potenziale pregiudizio da parte dei genitori nei confronti di tre bambini di otto e sei anni ai servizi sociali dopo un ricovero ospedaliero, a cui segue la scoperta delle abitudini di vita neo-rurale della famiglia, diversi mesi di negoziazioni con l’assistente sociale per arrivare alla revoca della potestà genitoriale e alla messa in protezione dei figli in una struttura protetta. Il modo con cui la notizia rimbalza sui media esalta la polarizzazione dell’opinione pubblica. Una parte si schiera contro i genitori rei di volere gestire i figli senza rispetto dei loro diritti costituzionali (salute, inclusione sociale) mentre un’altra si scaglia contro giudici e assistenti sociali che spezzano una famiglia felice in nome di sordidi intenti. La spettacolarizzazione della diatriba impone il reclutamento di personaggi dei più improbabili: politici, opinionisti, rappresentanti di corporazioni professionali e influencer vari. Come ogni messa alla gogna pubblica, i protagonisti sono tutti travolti dal clamore mediatico. Genitori, giudici, assistenti sociali e educatori sono messi in un frullatore che tutto ingoia, spezzetta e risputa fuori masticato e informe. Come scriveva il compianto Guy Debord, lo spettacolo funge da meccanismo primario di controllo nelle società capitalistiche ed è eguale se il risultato è il degrado della vita delle persone che sono trasformate in oggetti da visionare e commentare in un gioco di distrazione di massa sempre più colossale. Come è stato ormai ampiamente studiato dagli psicologi sociali, l’esposizione ripetuta a discorsi polarizzati sui media favorisce un modo di pensare dicotomico che aumenta le vendite e gli incassi pubblicitari delle piattaforme mediatiche, ma pregiudica gravemente la capacità di comprensione e valutazione dei fenomeni spettacolarizzati. Mentre si discute se l’atteggiamento della madre dei bambini è poco collaborativo nei confronti degli educatori della casa famiglia in cui sono ospitati i figli, o se giudici e assistenti sociali hanno fatto bene o male a mettere temporaneamente in protezione i bambini, poco si dice e poco si discute su cosa realmente significhi vivere una vita sospesa senza sapere se e quando questa sospensione avrà fine. Senza entrare nel merito delle ragioni dei genitori e delle istituzioni, quello che la storia della famiglia nel bosco dovrebbe insegnare è la grave e strutturale inadeguatezza dei meccanismi istituzionali di tutela delle persone di cui sono responsabili i politici che scrivono le leggi, i funzionari che le applicano senza protestare, i commentatori che costruiscono notizie per alimentare gli scontri emotivi tra le opinioni. Quando un minore entra in una struttura, così come accade per chi ha a che fare con la legge, il più delle volte inizia un ‘tempo sospeso’ di cui non si conosce il termine. Figli e genitori della famiglia del bosco restano da mesi in struttura in attesa di diagnosi psichiatriche sociali burocratiche che sono prorogate e non arrivano; ma quando arrivano ancora sono incomplete. Intanto una madre con tre figli diventa aggressiva e qualcuno magari si stupisce o si scandalizza, come se restare mesi in condizioni di insicurezza estrema fosse una condizione naturale per gli esseri umani. E nel frattempo anche gli operatori dei servizi sono fatti oggetto di odio come accaduto a Bibbiano, con anni di gogna e paura di uscire per strada per poi essere tutti riabilitati. Ecco: forse tutti quelli che hanno fatto irruzione sulla scena per motivi di tornaconto politico, di difesa corporativa delle professioni, o di furba capacità di sfruttare il palco per aumentare la visibilità mediatica, qualche domanda dovrebbero porsela. Può essere che i figli della famiglia del bosco vadano tutelati, ma non in un tempo sospeso, in balia di una burocrazia e una normativa che protraggono nel tempo stati di ansia, paura, difficoltà di comprensione della situazione che inevitabilmente finiranno in traumi difficili da superare, di cui nessuno nell’attuale sistema sarà mai responsabile. La società dello spettacolo chiede sempre un tributo da pagare. Responsabilità di chi tiene ai diritti delle persone è demonizzare le operazioni di cattura e monetizzazione dell’attenzione che sono i più deboli a subire, e reagire e alzare la voce contro un sistema che dietro la parvenza della fondatezza morale della norma rischia di generare mostruosità e ferite che non si chiudono più. L'articolo Nella storia della famiglia nel bosco vedo una grave inadeguatezza delle istituzioni di tutela proviene da Il Fatto Quotidiano.
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