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Studente delle medie accoltella la professoressa d’arte in cortile: la donna è in gravi condizioni
In Francia un adolescente ha pugnalato l’insegnante. L’episodio è avvenuto a Sanary-sur-Mer, un piccolo paese della Costa azzurra, dove uno studente di 14 anni ha inferto tre o quattro coltellate a una professoressa di Arti plastiche all’istituto secondario di primo grado “La Guicharde“. Secondo la procura, il gesto è stato compiuto in cortile, dove la docente è stata colpita a un braccio e all’addome. Il ragazzo, che frequenta l’ultima classe delle scuole medie – corrispondente al primo liceo in Italia – è stato arrestato con l’accusa di tentato omicidio. In seguito all’aggressione, la vittima è stata portata dai vigili del fuoco all’ospedale Saint-Anne di Tolone: attualmente la donna è ricoverata in condizioni critiche e in prognosi riservata. Dopo la notizia, il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray ha dichiarato: “Il mio pensiero va immediatamente alla vittima, alla sua famiglia e all’intera comunità educativa” L'articolo Studente delle medie accoltella la professoressa d’arte in cortile: la donna è in gravi condizioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Brindisi, genitori denunciano il prof: “Nostro figlio minacciato di morte”
I genitori di un adolescente hanno denunciato un suo docente per averlo spinto contro il muro e minacciato di morte. L’aggressione sarebbe avvenuta in un istituto secondario di primo grado in provincia di Brindisi. Il ragazzo frequenta la terza media e, stando alla sua versione, nell’orario scolastico è stato sgridato e percosso dall’insegnante, oltre a essere stato vittima di violenza verbale con gravi frasi come “Io ti uccido, io ti uccido”. La famiglia è stata assistita dall’avvocato Antonello Anglani che ha suggerito agli inquirenti i reati di minaccia, violenza privata e abuso dei mezzi di correzione e disciplina. Ipotesi di reato che saranno verificate dagli inquirenti che avvieranno gli accertamenti per ricostruire l’accaduto. L’atto di querela è stato formalizzato alla polizia e non ci sono provvedimenti in vista di esecuzione. Il preside della scuola è stato informato del caso e ha avviato delle indagini interne per fare luce della vicenda. Nella denuncia padre e madre del 14enne hanno annunciato che la loro iniziativa non è legata a eventuali fini di lucro. Se il procedimento dovesse concludersi in sede penale o civile con l’ottenimento di un risarcimento, hanno spiegato, devolverebbero la somma ad un Onlus che si occupa del supporto a ragazzi e studenti orfani. Foto d’archivio. L'articolo Brindisi, genitori denunciano il prof: “Nostro figlio minacciato di morte” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ragazze scomparse potrebbero aver preso un bus per Milano. La Prefettura di Cremona: “Probabile allontanamento volontario”
In provincia di Cremona c’è ancora apprensione per la scomparsa delle tre minorenni ospitate da una comunità di accoglienza e viste per l’ultima volta la mattina del 26 gennaio all’istituto comprensivo Falcone e Borsellino di Offanengo. C’è stata una svolta nella ricostruzione della vicenda: secondo le testimonianze raccolte dai carabinieri e i contenuti postati sui social, le due 12enni e la 14enne sarebbero salite su un autobus di linea– secondo alcuni testimoni in direzione Milano. L’ipotesi più accreditata al momento è che si sia trattato di un allontanamento volontario, confermando la versione dei compagni di scuola che avevano parlato di aver sentito parlare tra i banchi di “piano di fuga”. Il prefetto di Cremona, Antonio Giannelli, ha fatto sapere che le ricerche hanno reso necessario il “coordinamento tra le forze dell’ordine e i soggetti coinvolti” per ricostruire gli spostamenti e rintracciare le ragazzine al più presto. Foto d’archivio L'articolo Ragazze scomparse potrebbero aver preso un bus per Milano. La Prefettura di Cremona: “Probabile allontanamento volontario” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Quindicenne sequestrata e torturata dal suo ex e tre complici: quattro minorenni arrestati
In Francia un’adolescente è stata seviziata e tenuta in ostaggio da un gruppo di coetanei. La vicenda è avvenuta nella città alpina di Annecy: la vittima, una 15enne che vive in casa famiglia, stava accompagnando il suo ex ragazzo nel comune di Oullins-Pierre-Bénite quando lui l’ha aggredita con la complicità di tre amiche minorenni, tra cui la nuova fidanzata del 17enne. Il gruppo di aguzzini, le cui età sono comprese tra i 14 e i 17 anni, hanno portato la 15enne in un appartamento a sud di Lione e l’hanno chiusa in uno sgabuzzino, dove l’hanno sottoposta a una serie di violenze come ustioni, tagli, un coltello nella coscia e un estintore scagliatole addosso. Tutte torture che sono state filmate dai minorenni. Nella mattina di lunedì 26 gennaio, la ragazza è stata ricoverata in ospedale dopo essere riuscita a scappare dalla prigionia e chiedere aiuto ai passanti. In serata la polizia è entrata nell’abitazione e ha arrestato il primo autore del sequestro e una delle ragazze, mentre più tardi hanno trovato le altre sospettate a Villefranche-sur-Saône, sempre nel dipartimento di Rodano. Gli adolescenti hanno confessato le azioni commesse senza rimorsi e senza spiegare le motivazioni dietro a un piano del genere. L'articolo Quindicenne sequestrata e torturata dal suo ex e tre complici: quattro minorenni arrestati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Magicland, bambini a lezione di “Metodi di combattimento militare”: esplode l’indignazione social e sparisce la locandina
A Magicland giocando s’impara, anche i metodi di combattimento militari. Suscita indignazione la controversa collaborazione tra l’Esercito italiano e il parco divertimenti a Valmontone, pochi chilometri da Roma. Una locandina, in particolare, diffusa sui socia. C’è la foto di uomini in mimetica mentre irrompono in un edificio, armati di fucili, con la scritta arcobaleno e melliflua: “School Days – A MagicLand giocando s’impara!”. A sollevare il caso è stato il quotidiano La Repubblica. Dopo i commenti al vetriolo e le polemiche, la locandina è stata eliminata da tutti i profili del parco divertimenti. Nel programma dell’iniziativa “School Days” dedicata alle scolaresche, prevista il 13 e il 14 maggio, sono elencate attività per studentesse e studenti di istituti primari e secondari di primo grado che coinvolgono le forze dell’ordine. La settima attività di queste giornate è il “Metodo di combattimento militare” ed è curata dalla Scuola di Fanteria dell’esercito. Nello specifico, si tratta di una “dimostrazione dinamica e interattiva ispirata al metodo di combattimento militare adottato in contesti urbani”. Operazioni militari e anticrimine già salite alla ribalta della cronaca: “Oggi bambini impariamo come irrompere in una casa, come l’Idf e l’Ice”, ha scritto un commentatore sui social, dove infuria la polemica anche con genitori indignati. Per 45 minuti, l’area picnic di Magicland diventerà il “campo addestramento esercito”, si legge nel catalogo. A piè di pagina è scritto: “consigliato per tutti i livelli scolastici”. Come saranno coinvolte le scolaresche? “Gli studenti assisteranno a una simulazione realistica di ingresso in un centro abitato con individuazione, immobilizzazione e trasporto di un elemento ostile“. Un linguaggio piuttosto distante, per usare un eufemismo, dal contesto ludico descritto dagli organizzatori. Sarà incoraggiata la partecipazione degli spettatori e la promozione dei corpi armati: “L’attività include una parte pratica con coinvolgimento del pubblico e approfondimenti sul ruolo dell’Esercito in operazioni di sicurezza e tutela collettiva”. In che forma saranno coinvolti i giovanissimi spettatori, non è noto. La notizia impensierisce genitori e società civile, visto che il progetto è destinato a bambine e bambini a partire da sei anni. L’amministratore delegato di Magicland, Guido Zucchi, a Repubblica ha dichiarato che “il post è stato pubblicato a quattro mani con un referente che ci è stato indicato direttamente dall’Esercito” per una questione di licenze. L'articolo Magicland, bambini a lezione di “Metodi di combattimento militare”: esplode l’indignazione social e sparisce la locandina proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Milano, 15enne accoltella con una roncola due coetanei dopo una lite sulla metro
Nella tarda serata del 23 gennaio, i carabinieri del Nucleo radiomobile di Milano hanno arrestato un 15enne italiano per una violenta lite con due minorenni. Tutto è nato da una discussione iniziata alla fermata della metro Cadorna e proseguita fino alla stazione Lambrate della linea M2. Il giovane aveva aggredito e ferito i ragazzi alle gambe con una roncola. Dopodiché si era dileguato, fuggendo con un bus dell’Atm e nascondendo il giubbino nello zaino per non farsi riconoscere. I militari sono giunti in piazza Bottino, a due passi dalla metro verde dove era avvenuta l’aggressione, e si sono messi sulle tracce del colpevole: lo hanno trovato a bordo del mezzo con la stessa arma usata per minacciare i passeggeri. L’attrezzo agricolo, che i carabinieri hanno poi sequestrato, aveva una lama di 21 centimetri ed era stata occultata dal ragazzo nella felpa che indossava. Le vittime sono state trasportate all’ospedale Fatebenefratelli e alla struttura Multimedica di Sesto San Giovanni con lesioni superiori ai 45 giorni di guarigione per le ferite riportate alle gambe, mentre il 15enne è stato affidato alla madre in regime di detenzione domiciliare, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto per il reato di lesioni personali aggravate. L'articolo Milano, 15enne accoltella con una roncola due coetanei dopo una lite sulla metro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Camorra, 19 arresti a Caserta. Gratteri: “Minori arruolati dai clan come carne da macello e utili idioti per il crimine”
“I minori diventano carne da macello e utili idioti per il crimine” se il contesto li indirizza verso quella direzione. Lo dice il procuratore di Napoli Nicola Gratteri a margine di una conferenza stampa su 17 arresti della Dda a Santa Maria Capua Vetere. Inchiesta da cui emerge che i ‘metodi’ di lavoro della camorra del Casertano sono tornati ad essere simili a quelli dei clan del napoletano: guerre armate per il controllo delle piazze di spaccio, stese, uso di minorenni pronti a tutto, segnati dalla provenienza familiare, eredi di un percorso tracciato dagli adulti della famiglia. “E’ il risultato di una serie di concause – sostiene Gratteri – la carenza educativa, poco terzo settore e anche perché dal punto di vista normativo il minore rischia meno, è meno strutturato sul piano psicologico, quindi viene arruolato come carne da macello, come utile idiota, per trasportare e vendere cocaina, per trasportare armi e andare ad ammazzare. Il coinvolgimento dei minori è ormai un trend nazionale: costano di meno, comportano meno rischi dal punto di vista penale e, infine, per temperamento nascono e si nutrono della cultura mafiosa”. I 17 arresti dell’ordinanza firmata dal Gip sono poi saliti a 19 con due casi di flagranza di reato emersi durante le perquisizioni. Le catture sono state eseguite stanotte da circa 120 poliziotti coordinati questura di Caserta diretta da Andrea Grassi sul territorio di Santa Maria Capua Vetere e dintorni. Ed in particolare nel rione Iacp dove il ras decideva a chi ‘assegnare’ le case e a chi no. Era infatti Vincenzo Santone, attraverso la moglie legato da rapporti di parentela con il clan Belforte di Marcianise, a designare chi doveva occupare le abitazioni disponibili. “I pusher gli dovevano versare 200 euro al mese come quota fissa, oppure acquistare la droga a costi maggiorati. A questo diktat l’alternativa era la morte”, ha spiegato il capo della Mobile di Caserta Massimiliano Russo. Tre degli arrestati sono minorenni “ed uno di loro era così bravo da essere conteso dagli adulti per le loro attività criminali”, ha sottolineato la procuratrice dei minori Patrizia Imperato, rimarcandone “l’imprinting familiare”, ovvero “la partecipazione in attività di spaccio portate avanti da genitori e zii”. “Una volta i casalesi consideravano la droga una attività residuale, ora esiste una camorra solida e strutturata e un’altra camorra che si impone con le piazze di spaccio” ha spiegato il procuratore aggiunto Michele Del Prete. I tre giovanissimi sono accusati di partecipazione all’associazione dedita al traffico di stupefacenti: non solo erba, ma anche droghe pesanti come crack, ketamina, cocaina. Tutti i reati contestati hanno l’aggravante del metodo mafioso. Le indagini sono partite da una stesa dell’ottobre 2023 e dall’omicidio di Emanuele Nebbia, avvenuto la notte di Capodanno del 2024. Il culmine di una faida tra le famiglie dei Santone e dei Nebbia per la conquista dei rioni della droga. L'articolo Camorra, 19 arresti a Caserta. Gratteri: “Minori arruolati dai clan come carne da macello e utili idioti per il crimine” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Trovato a Milano in buone condizioni Diego Baroni. Il 14enne era scomparso dal 12 gennaio
Un sospiro di sollievo per la famiglia e anche per chi era impegnato a cercato. È stato trovato a Milano, in buone condizioni, Diego Baroni, il 14enne di San Giovanni Lupatoto di cui si erano perse le tracce il 12 gennaio. A riferire la buona notizia il sindaco della città veronese, Attilio Gastaldello. Ieri la procura di Verona aveva aperto un fascicolo per sottrazione di minore. Del ragazzino non si avevano notizia dal 12 gennaio scorso. La procura aveva affidato a un perito informatico le indagini sul pc del ragazzino per raccogliere elementi utili della sua attività sui social, in particolare quella su TikTok. Di Baroni, 14 anni e studente di un istituto tecnico nel capoluogo di provincia, non si avevano notizie da nove giorni. Il cellulare del 14enne la sera stessa del giorno della sua scomparsa era stato localizzato nel capoluogo lombardo, dove si pensava che il ragazzino si trovasse presso alcuni nuovi amici. L’ipotesi è sempre stata che si trattasse di un allontanamento volontario ma che in qualche modo, al momento, al 14enne fosse impedito, o forse solo consigliato, di evitare di farsi localizzare tramite il tracciamento del suo cellulare. Il ragazzino è stato trovato dagli agenti della Polizia a Milano e attualmente si trova negli uffici della Procura della repubblica. La madre, Sara Agnolin, è in partenza per il capoluogo lombardo. La donna aveva lanciato un appello video proprio oggi: “Diego, torna a casa. Mettiti in contatto in qualche maniera, vengo a prenderti subito. Io e le tue sorelline non possiamo stare senza di te, Diego. Si risolve tutto, torna a casa, non credere a quello che ti hanno raccontato”. Nel breve video la donna, Sara Agnolin, si rivolge al figlio: “La tua vita è qua – afferma, in lacrime – con noi e i tuoi amici, la tua famiglia. Per piacere, mettiti in contatto, torna a casa dalla mamma. Ti vogliamo bene, ti voglio bene, mi manchi, Diego. Torna a casa”. L'articolo Trovato a Milano in buone condizioni Diego Baroni. Il 14enne era scomparso dal 12 gennaio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Youssef Abanoub ucciso per una foto, l’ipotesi che sia una deepfake generata con IA
Dietro l’omicidio di Youssef Abanoub potrebbero esserci delle foto deepfake. L’ipotesi è stata rivelata dalla fidanzata di Zouhair Atif, che ha accoltellato a morte il 18enne nella scuola “Domenico Chiodo” di La Spezia. La minorenne, intervistata dal quotidiano La Repubblica, ha raccontato questa versione prima di dirla agli inquirenti: “Temo sia tutta colpa di una foto di me e Abanoub abbracciati“, una “colpa di qualcosa che non è mai accaduto” perché l’immagine di cui parla sarebbe stata generata con l’intelligenza artificiale. Un contenuto che avrebbe girato tra varie persone dell’istituto, arrivando infine al cellulare di Zouhair e spingendolo ad aggredire la vittima. La ragazza sta passando un periodo molto difficile: “Il mio amico di infanzia è stato ucciso. Il mio fidanzato è un assassino”, “Non posso uscire di casa, vivo nella mia cameretta”, dichiarando inoltre che veniva già seguita dalla psicologa della scuola e da una psichiatra gratuita. Dieci giorni prima di essere accoltellato, ‘Aba’ avrebbe chiesto alla ragazza delle vecchie foto di classe: i due si erano conosciuti in terza elementare. “Gliel’ho fatta vedere solo dal telefono, perché Zouhair non voleva che gliela inviassi”, e poi l’amico le avrebbe mostrato una sua foto da bambina. A mancare è il presunto movente del fidanzato, con cui stava insieme da due mesi: “Quella fatta con l’intelligenza artificiale invece non ce l’ho, ma so che è arrivata a Zouhair, forse per istigarlo“. Prima dell’accoltellamento, quella stessa mattina era scoppiata una lite feroce tra i due. Due ore dopo, racconta la ragazza, “sentiamo bussare alla porta della classe”: Zouhair Atif aveva il fiatone e aveva mostrato il coltello sporco di sangue alla sua fidanzata. “Lui rideva, comodo e menefreghista. Non era lui. Sembrava posseduto. Ora mi chiedo se volesse uccidere anche me”. L'articolo Youssef Abanoub ucciso per una foto, l’ipotesi che sia una deepfake generata con IA proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“I prof sono complici”: momenti di tensione davanti alla scuola di La Spezia dove è stato accoltellato Youssef Abanoub
“Vogliamo giustizia” è la scritta che aleggia sulle porte di scuola. Ad attaccare il foglio è stata una ragazza sulle spalle di un coetaneo, un gesto per arrivare più in alto e chiamare all’attenzione il mondo dei grandi. Nella mattina del 19 gennaio, un centinaio di giovani studenti e studentesse hanno manifestato di fronte all’ingresso dell’Einaudi-Chiodo di La Spezia per la morte di Youssef Abanoub, il 18enne accoltellato a morte nell’istituto ligure. Dopo la tragedia c’è tensione in città. Il sindaco Pierluigi Peracchini, nonostante le iniziali riluttanze, ha proclamato lutto cittadino per il giorno dei funerali del giovane Youssef. Alla veglia organizzata dai coetanei e dalle coetanee del ragazzo non sono mancati momenti di tensione. Qualcuno ha portato cartelli che accusano direttamente il personale scolastico: “I prof sono complici”, si legge su uno di questi. Qualcun altro ha provato a bloccare l’ingresso dell’edificio, scontrandosi con un collaboratore scolastico: a placare gli animi ci ha pensato la Digos, provocando lo spavento e l’allontanamento di alcuni presenti. La manifestazione si è conclusa al sotto al Tribunale spezzino. Dopodiché, le persone presenti si sono dirette all’obitorio, dove si trova ora Youssef: la salma del ragazzo è a disposizione della magistratura, che ne ha disposto l’autopsia. Le partecipazioni al corteo sono state centinaia: oltre che dall’istituto professionale, sono giunte presenze anche dai licei Mazzini e Fossati e da altri istituti superiori della città. Il giorno prima, sul sito dell’istituto era stato pubblicato un comunicato scritto dalla preside Gessica Caniparoli, in cui veniva annunciato l’inizio del “percorso di elaborazione del tragico lutto che ha colpito la comunità scolastica”, con il sostegno del supporto psicologico. Immagini prese dalle storie pubblicate sul profilo Instagram di Unione degli studenti La Spezia: @udslaspezia L'articolo “I prof sono complici”: momenti di tensione davanti alla scuola di La Spezia dove è stato accoltellato Youssef Abanoub proviene da Il Fatto Quotidiano.
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