Mamma mia che fatica! Ogni anno che passa mi sembra sempre più difficile
compilare questo elenco del meglio e del peggio visto in tv. Saranno gli anni
che passano… ma non tanto per me, soprattutto per una televisione che appare
sempre più vecchia, sempre meno incline al nuovo. E le difficoltà nascono non
tanto nel trovare il meglio (suvvia! in un anno intero qualcosa di buono viene
fuori), ma nel definire il peggio perché anche spiccare verso il basso su una
base di bruttezza così intensa e diffusa diventa un’impresa.
Partiamo dunque da qui, togliamoci il pensiero.
1. Sul podio degli orrori, i gradini decideteli voi, non può mancare Domenica in
nella stagione del suo cinquantesimo anniversario. E’ evidente che portare
avanti un programma per mezzo secolo è un’impresa. Dagli anni della sua nascita
e da quelli del suo splendore, quando a condurla c’era Corrado, Damato, Baudo o
Boncompagni e gli ospiti erano gli attori, i registi, i musicisti più famosi e
interessanti, è cambiato tutto. E’ cambiata la televisione, le sue forme di
consumo, il pubblico e persino la domenica che forse non esiste più. Ma che
tristezza vedere quello che era un palcoscenico scintillante di luci, di colori,
di giochi, di balli sostituito da un misero studio da tv locale riempito di
buoni sentimenti e chiacchiere. Chiacchiere e distintivo, come diceva quel tale…
Infatti c’è anche un inutile dibattito per giustificare la presenza di Cerno.
2. Un posto sul podio va riservato più che a un programma o a un personaggio a
una strana faccenda. Come saprete, qualche settimana dopo l’inizio Ballando con
le stelle ha subito un piccolo spostamento nel palinsesto passando dalle 20.40
alle 21.30 del sabato. Motivo? Lo straordinario successo in quella fascia di
access prime time di Affari tuoi, il programma dei pacchi abilmente condotto da
Stefano De Martino. Poiché la battaglia del sabato sera tra Rai 1 e Canale 5 è
quest’anno particolarmente avvincente, giocata sui decimali, si è pensato che la
presenza di un traino molto popolare potesse consentire a Ballando di superare
il competitor. Ora io non sono un fan sfegatato di Ballando con le stelle,
troppe chiacchiere, troppi conflitti artificiosi. Ma vivaddio, che un programma
solido, collaudato, basato su un format internazionale, un talent con un suo
contenuto interessante, il ballo, per contrastare le baracconate di Canale 5,
debba chiedere aiuto al traino dei pacchi, è un segno che il mondo va al
contrario (anche se Vannacci di questo non si è accorto).
3. L’ultimo dei momenti peggiori del 2025 potrebbe stare anche nell’altro
settore, quello del meglio. Mi spiego: io apprezzo molto Massimo Cacciari come
filosofo e come opinionista politico, ma il massimo dell’entusiasmo me lo
scatena quando si arrabbia e definisce le opinioni o le decisioni altrui
“puttanate”. Puttanate è una parola un po’ desueta, andava forte ai tempi del
mio liceo ( anni sessanta per capirci), in seguito sostituita da altri termini:
cazzate (sempre verde), stronzate, minchiate (molto attuale). Per cui quando lo
sento pronunciare con la sua inflessione veneta quella parola un po’ vintage lo
trovo irresistibile.
Un bel mattino della scorsa primavera è stato costretto a ripeterla più volte
nel corso del programma di informazione di Rai 3 ReStart condotto con esibito
accento toscano da Annalisa Bruchi. A lei e agli altri ospiti che stavano
spiegando i motivi per cui si deve continuare il riarmo per impedire che la
Russia invada tutta l’Europa fino a Lisbona, Cacciari oppone una sola obiezione:
sono solo puttanate ed è vergognoso che simili puttanate vengano date in pasto
all’opinione pubblica. Al ché l’acutissima conduttrice si oppone rivelando che
questa è nientemeno che la posizione di un fantomatico ambasciatore americano
presso la Nato. Ecco, ribadisce Cacciari, sono proprio puttanate, creando la
giusta aura di ridicolo attorno alle certezze spacciate nei talk show.
E ora passiamo alla lavagna dei buoni.
1. Sul più bel programma dell’anno non c’è dubbio. The winner is senza dubbio e
alla grande lo spettacolo omaggio al padre di Paolo Jannacci realizzato al
teatro degli Arcimboldi e trasmesso su Rai 3 il 27 agosto, non proprio una data
felice. E’ il programma più bello perché per una volta la tv si fa semplice
testimone di un evento senza imporre le sue scelte, i suoi tempi, i suoi ritmi,
i suoi personaggi. Così, sfilano sul palcoscenico, accanto ad artisti famosi,
musicisti ignoti al grande pubblico con pezzi dimenticati del grande Enzo, A un
certo punto arriva anche Ornella Vanoni che interpreta un Ma mi di un’intensità
straordinaria, da pelle d’oca. Ecco, se vogliamo davvero ricordare Ornella,
valgono più quei tre minuti del suo ultimo Ma mi di tutte le parole in libertà
dette e scritte in occasione della sua scomparsa.
2. Poi non si può rinunciare a una menzione per Crozza e la sua banda, in cui
spicca sempre più la bravura di Andrea Zalone. Una menzione per il coraggio, la
pervicacia, l’insistenza della sua denuncia delle malefatte e del malcostume
della politica. Qualcuno sostiene che si ride meno quest’anno e forse è vero.
Forse viene sacrificata un po’ di comicità a vantaggio dell’analisi delle
contraddizioni, dell’indignazione, dello svelamento dell’assurdo. Comunque i
discorsi del ministro Urso e la psicobanalisi di Recalcati valgono da soli il
prezzo del biglietto.
3. Infine tra le cose belle non posso fare ameno di ricordare un episodio. E’ la
sera della finale di Champions ed è finita come tutti sanno. Nel corso dello
speciale dopopartita su Sky Federica Masolin nel ruolo di conduttrice dialoga
con Luis Enrique grande vincitore della partita. Ma con lui, si sa, il discorso
non può non cadere sulla tragedia della morte della figlia ancora bambina, sul
quel suo terribile vissuto affrontato con grane nobiltà d’animo. Ma la Masolin
che è in dolce attesa, comprensibilmente, non regge l’emozione e scoppia in un
pianto che non esibisce, cercando di uscire dall’inquadratura. A risolvere la
delicata situazione, prendendo in mano l’intervista, ci pensa, da gran signore,
Esteban Cambiasso. Ecco: qualche volta capita di imbattersi davvero nella tv
verità.
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sfuriate: difficile scegliere cosa spicca per bruttezza proviene da Il Fatto
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sull’educazione sessuale e sulla parità di genere, richiamando i dati sulla
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