“Ah ma che noia, che barba l’ennesimo avvocato in tv”. Ma si potrebbe dire anche
per l’ennesimo medico, giudice, giornalista, professore e tutte quelle categorie
che spesso sono al centro della produzione della fiction italiana. Eppure…
“Avvocato Ligas” – una produzione Sky Studios e Fabula Pictures tratta da “Un
caso complicato per l’avvocato Ligas Perdenti” – segna un nuovo corso non solo
nella produzione delle serie tv italiane, ma anche un solco nella carriera di
Luca Argentero. L’attore, infatti, si cala perfettamente negli abiti di uno
degli avvocati più affascinanti della tv. Sciupafemmine (ai livelli quasi
patologici, va a letto con la moglie del socio dello studio. E la pagherà),
narcisista, ironico, irriverente, divertente e possessivo. Per nulla allineato
ai colleghi imbalsamati, ma sempre borderline. La prima scena è giù un succoso
antipasto con un dente rotto per l’avvocato a causa del sesso sfrenato con una
donna. Che rocker!
Tra le frasi borderline che Ligas pronuncia nella serie ci sono: “ha la fretta
tipica degli sbirri di vendicarsi” rivolgendosi ad un agente di polizia, poi
all’assistente in tribunale a Milano dice “pensi di trovare la giustizia qui
dentro? Qui c’è soltanto la legge sono due cose ben diverse” e poi rivolto a una
inviata alle telecamere dice: “Amici da casa un consiglio: non credete a tutto
quello che vi raccontano”. Ultimo ma non ultimo: “Le parole sono messe sotto
processo. Quindi tutto quello che viene detto viene sempre spolpato, analizzato
e c’è sempre qualcuno che si offende”. Basterebbe solo questo a strappare
applausi convinti. E infatti su Sky e in streaming su Now il prodotto sta
andando benissimo, la prima puntata al debutto ha superato subito il milione.
Il plauso convinto va dunque agli sceneggiatori Federico Baccomo, Jean Ludwigg,
Leonardo Valenti, Matteo Bozzi, Camilla Buizza e Francesco Tosco. Ma anche a
Luca Argentero che ha avuto fiuto e si è buttato a capofitto in uno dei ruoli
più interessanti del momento.
Che si apra un nuovo corso per l’attore? Citando Ligas “tutto a questo mondo è
un processo da vincere”.
L'articolo Luca Argentero splende nel suo abito più bello: “Avvocato Ligas”.
Ironico, sexy e pericolosamente narcisista. La svolta giusta e coraggiosa che
serviva proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Sky
Ritiro della patente per guida in stato ebrezza, playboy, ritardatario, bene
americano e gin tonic a profusione, politicamente scorretto. Un filo narcista. È
il ritratto dell’irriverente “Avvocato Ligas”, il personaggio interpretato da
Argentero al centro del nuovo legal drama targato Sky, disponibile anche su Now
dal 6 marzo per sei episodi. Tratta dal romanzo “Un caso complicato per
l’avvocato Ligas. Perdenti”, la serie è prodotta da Sky Studios e Fabula
Pictures ed è diretta da Fabio Paladini.
Nel cast, insieme ad Argentero, Marina Occhionero nei panni di Marta Carati, la
determinata praticante di Ligas, e Barbara Chichiarelli in quelli del pubblico
ministero “rivale” di Ligas in tribunale, Annamaria Pastori. E ancora Gaia
Messerklinger e Flavio Furno a interpretare rispettivamente l’ex moglie di
Ligas, Patrizia Roncella, e Paolo Scarpelli, collega e migliore amico di Ligas.
“Le caratteristiche di Ligas sono tutte cose che me lo rendono sempre più
simpatico, – racconta a FqMagazine Luca Argentero – ma più lo ‘frequento’ e più
fa, tutto quello che io non ho il coraggio di fare. Non lo so se è il mio alter
ego però ammetto che è stato
piuttosto liberatorio confrontarsi con un personaggio così poco avvezzo alle
regole, alla normalità, all’equilibrio, tutte cose che caratterizzano la mia
vita e anche gli ultimi 5 -6 anni di lavoro, di fatto, Mi sono confrontato con
dei personaggi molto più inquadrati, molto più simili a me e questa cosa è stata
molto divertente”.
La Pm Annamaria Pastori, interpretata da Barbara Chichiarelli, è all’opposto:
“Sicuramente svolge anche nella storia un ruolo drammaturgico, – ha spiegato
l’attrice e- quindi in un qualche modo manda avanti la storia, incalza Ligas e
ne fa venire fuori poi le
contraddizioni. Ecco noi siamo un po’ sideralmente opposti, siamo due facce
della stessa medaglia e secondo me lei è un po’ invidiosa di Ligas alla fine.
Vorrebbe comportarsi un po’ come lui, ma invece è inquadrata nei binari e, in
qualche modo, porta avanti quello che è una sua idea di giustizia“.
Tra le frasi borderline che Ligas pronuncia nella serie ci sono: “ha la fretta
tipica degli sbirri di vendicarsi” rivolgendosi ad un agente di polizia, poi
all’assistente in tribunale a Milano dice “pensi di trovare la giustizia qui
dentro? Qui c’è soltanto la legge sono due cose ben diverse” e poi rivolto a una
inviata alle telecamere dice: “Amici da casa un consiglio: non credete a tutto
quello che vi raccontano”.
“Trovo ammirevole da parte di Sky, che abbia deciso di sostenere questo tipo di
scrittura. – ha spiegato Argentero – A noi ha permesso di essere verosimili.
Tutte le volte che c’è un tentativo di edulcorare le cose, abbassi moltissimo il
nostro lavoro. Questa cosa a noi aiuta a essere appunto verosimili. Dall’altra c
‘è proprio una direzione editoriale nel portare questo progetto dritto verso un
legal drama di caratura internazionale. Una cosa fatta nel timore di dare
fastidio a qualcuno”.
E ancora: “In televisione ormai c’è di tutto. C’è il caso di cronaca che viene
sviscerato e spettacolarizzato e tu sei costretto a sorbirti quel tipo di
informazione. Dall’altra ci sono altri ‘casi ‘ come quelli di cronaca, di nuovo
sono tutti sotto gli occhi di tutti… C’è un’altra frase che, secondo me,
racconta ancora meglio l’intenzione di questo progetto. Cioè, mai come oggi
abbiamo tanti mezzi per comunicare, possiamo farlo attraverso tantissimi
strumenti in qualsiasi momento la giornata, e le parole sono messe sotto
processo. Quindi tutto quello che viene detto viene sempre spolpato, analizzato
e c’è sempre qualcuno che si offende. Trovo molto interessante questo approccio
alla scrittura”.
Entrambi gli attori si dicono favorevoli a votare il Referendum della Giustizia:
“Il mio invito è quello a usare lo strumento del Referendum, anche se non c’è
bisogno del quorum. Ma è giusto partecipare. Non diciamo cosa voteremo per non
influenzare nessuno, ma andremo”.
L'articolo Luca Argentero: “Il mio avvocato Ligas beve, è un playboy e
borderline. Fa cose che non ho il coraggio di fare. Referendum sulla Giustizia?
Importante votare” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La serie tv “Beverly Hills 90210” – trasmessa negli Stati Uniti tra il 1990 e il
2000, creata dai produttori Aaron Spelling e Darren Star (che ha curato anche
Melrose Place, Sex and the city, Emily in Paris, ndr) – è stata sembra ombra di
dubbio la regina di tutti i teen drama moderni. La prima puntata di “Beverly
Hills 90210” è stata trasmessa in Italia per la prima volta su Italia 1 dal 19
novembre 1992 al 2001.
Dopo anni di contenzioso legale sui diritti streaming e di riprese televisive,
finalmente anche le nuove generazioni protranno conoscere le vicende dei
fratelli Brandon e Brenda Walsh, il biondo palestrato Steve Sanders, la bionda
per eccellenza Kelly Marlene Taylor, la “secchiona” Andrea Zuckerman,
l’affascinante e tenebroso Dylan McKay e il bello David Silver, solo per citarne
alcuni.
Le dieci stagioni saranno per la prima volta dal 2001 disponibili per intero
anche on demand, per la prima volta in HD e in 16:9: su Sky e in streaming su
Now dal 3 aprile. La serie racconta l’adolescenza, i tormenti e gli amori di un
gruppo di ragazzi californiani, dagli anni della scuola superiore fino al
raggiungimento dell’età adulta, è la serie che più di tutte ha plasmato la
televisione e ispirato la moda per ragazzi nei decenni a venire. Soprattutto la
serie si è distinta perché ha affrontato diversi temi attuali e, in molti casi
tabù per quei tempi, come la droga, l’AIDS, la sessualità e l’alcolismo.
Jason Priestley, James Eckhouse, Carol Potter, Jennie Garth, Ian Ziering,
Gabrielle Carteris, Tori Spelling, Brian Austin Green e i compianti Luke Perry e
Shannen Doherty che sono gli attori che hanno prestato il volto e la voce ai
protagonisti della serie hanno conosciuto la popolarità planetaria, creando un
fenomeno che si estendeva dall’editoria tra libri e agendine, fino al
merchandising cult.
Tanti i flirt nati sul set come quello tra Shannen Doherty (Brenda) e Jason
Priestley (Brandon). Nonostante interpretassero i gemelli Walsh, tra i due
attori c’è stato del tenero. Tori Spelling (Donna) e Brian Austin Green (David)
hanno avuto una storia d’amore anche nella vita reale, durante le riprese della
prima stagione. Infine Jason Priestley e Christine Elise (Emily Valentine) sono
stati insieme per 5 anni.
Ha fatto molto scalpore l’uscita dalle scene di Doherty (morta il 13 luglio
2024, ndr) alla quarta stagione a causa di seri problemi personali, tra cui il
divorzio dal marito tossicodipendente e le pessime relazioni con il resto del
cast.
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IAN ZIERING
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JENNIE GARTH
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GABRIELLE CARTERIS
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BRIAN AUSTIN GREEN
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TORI SPELLING-SHANNEN DOHERTY-JENNIE GARTH
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IL CAST DI BEVERLY HILLS 90210
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IL CAST DI BEVERLY HILLS 90210
L'articolo “Beverly Hills 90210” resuscita dopo una lunga battaglia per i
diritti: il grande ritorno su Sky della regina di tutti i teen drama moderni.
Ecco quando proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sky si fa spazio tra le piattaforme di Prime Video, HBO Italia e Netflix,
puntando in alto e sulla qualità tra cinema e serie tv originali. Nella sede Sky
Campus a Milano, mercoledì 4 febbraio, per presentare le produzioni che
arriveranno su Sky e in streaming su NOW sono intervenuti, Giuseppe De Bellis
(Executive Vice President Sport, News & Entertainment Sky Italia),
Cécile Frot-Coutaz (CEO Sky Studios), Nils Hartmann (Executive Vice President
Sky Studios Italia) e Margherita Amedei (Cinema and Series Director Sky Italia).
Le novità non sono poche.
Presto sul set anche “Fuori Menù”, che prende ispirazione dall’esperienza del
ristorante InGalera, gestito dai detenuti del carcere di Bollate. La nuova
dramedy in sei episodi – prodotta da Sky Studios e Wildside (società del gruppo
Fremantle) e Alfred Film – racconta di un grande chef (Maurizio Lastrico), che
cade in disgrazia e finisce in carcere.
Un nuovo progetto originale Sky, sul set nei prossimi mesi, vedrà tra i
protagonisti Claudia Pandolfi in “Il sospetto“, un thriller in quattro episodi
prodotto da Sky Studios, Paco Cinematografica e Zucco Film, diretto da Mauro
Mancini. Ambientata durante il Carnevale di Viareggio, “racconta di questa
ragazza ipoudente che nella sua abitazione trova un oggetto appartenente alla
vittima di un femminicidio che ha sconvolto la città. E da lì inizia a dubitare
della persona di cui si fida di più, il padre”, anticipa Manieri.
Prossimamente su Sky e in streaming su Now arriva “Quelli che…La mala”. Un light
crime in sei episodi ambientato nella Milano degli Anni 70 e 80. Prodotta da Sky
Studios e da Matteo Rovere e Sydney Sibilia per Groenlandia, con MIA Film, per
la regia di Luca Ribuoli, e sceneggiata da Stefano Sardo, Chiara Battistini,
Paolo Bernardelli e Gianluca Bernardini, la serie racconta la Milano che non è
ancora la Milano “da bere”, ma una città nera e pericolosa da 180 omicidi
l’anno.
Oltre ad “Avvocato Ligas” dal 6 marzo con Luca Argentero, quest’anno sono
attese: “Rosa Elettrica” con Maria Chiara Giannetta e Francesco Di Napoli
(dall’8 maggio su Sky e Now); in autunno “Nord Sud Ovest Est – La leggendaria
storia degli 883″ con Elia Nuzzolo e Matteo Oscar Giuggioli. Chiude l’anno
“Piedone – Uno sbirro a Napoli” con Salvatore Esposito, Silvia D’Amico e Fabio
Balsamo. Infine, su Sky e Now arriva un cult “Beverly Hills, 90210”. Tutte le
stagioni saranno disponibili dal 3 aprile – anche on demand – per la prima volta
in HD e in 16:9.
L'articolo Sky punta in alto con le serie tv: “Il signore delle mosche”, Miriam
Leone sarà Patrizia Reggiani, l’ultimo capitolo degli 883 e torna “Beverly Hills
90210”. Ecco quando e come vederle proviene da Il Fatto Quotidiano.
“I test in Bahrein li guarderò da spettatore“. Carlo Vanzini ha annunciato sul
suo canale Youtube – durante una diretta – la sua assenza in cabina di commento
per i test in Formula 1. E non ci sarà perché sarà in convalescenza dopo
l’intervento che dovrà affrontare in questi giorni per rimuovere il tumore al
pancreas che lui stesso ha annunciato a dicembre 2025 in un’intervista al
Corriere della Sera. 54 anni e telecronista di Formula 1 per Sky, Vanzini – dopo
l’annuncio del tumore, lo stesso che aveva colpito la sorella – ha fatto dieci
sedute di chemioterapia e adesso dovrà sottoporsi a un intervento per
l’asportazione.
La scoperta era avvenuta grazie al collega Davide Camicioli, che aveva
pubblicato un post insieme al dottor Riccardo Ceccarelli al centro medico
Formula Medicine di Viareggio: il medico ha invitato Vanzini a recarsi lì per un
controllo e dopo l’ecografia addominale, era stata trovata una lesione. A quel
punto la moglie Cristina Fantoni, giornalista di La7, aveva prenotato una tac e
una visita chirurgica a Verona. “Mia sorella è morta al San Raffaele, per la
stessa malattia. Psicologicamente, preferivo farmi vedere altrove”, aveva
raccontato Vanzini alla giornalista Elvira Serra.
Dopo l’annuncio, la chemio e la vicinanza di tantissimi colleghi, appassionati e
tanti personaggi del mondo della tv, adesso Vanzini si sottoporrà a un
intervento. La guida del team Sky di Formula 1 sarà al momento nelle mani Fabio
Tavelli, che condurrà tutte le trasmissioni previste in vista della nuova
stagione. La speranza è appunto ritrovare Carlo Vanzini al suo posto in cabina
di commento quando ci sarà il primo gran premio della stagione in Australia,
previsto per il prossimo 8 marzo.
L'articolo “Guarderò i test di Formula 1 da spettatore”: l’annuncio di Carlo
Vanzini dopo il tumore al pancreas. Si deve operare proviene da Il Fatto
Quotidiano.
È morto nel giorno del suo compleanno, il giornalista di Sky Tg24 Maurizio Odor,
colonna della redazione romana dell’emittente. Sessantatre anni, origini
istriane, Odor è stato tra i protagonisti del lancio del canale meteo di Sky, di
cui era un grande esperto e per tanti anni coordinatore. Negli ultimi anni della
sua carriera si è occupato anche di informazione digitale, esplorando con
curiosità e professionalità i nuovi linguaggi del giornalismo.
“Gentile con tutti, competente e appassionato. All’interno della redazione web è
diventato presto un punto di riferimento grazie all’esperienza e alle preziose
doti umane: la parola giusta al momento giusto, il sorriso per smorzare le
tensioni, l’umorismo per fare gruppo. La sua competenza, il garbo e l’umanità
con cui si rivolgeva al mondo sono stati la cifra del suo percorso umano e
professionale. Ci mancherà”, scrivono i colleghi di Sky Tg24 abbracciando la
moglie Rossella e i figli Alessandro ed Elena.
L'articolo Addio a Maurizio Odor di Sky Tg24, grande esperto di meteo e di
informazione digitale proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il regista, sceneggiatore e attore Marco D’Amore presenta “Gomorra – Le Origini”
(dal 9 gennaio su Sky e in streaming su Now). Ambientata a Napoli nel 1977 è la
storia di come tutto è iniziato: di come un giovanissimo Pietro Savastano
entrerà nel mondo della criminalità, sullo sfondo di una Napoli in piena
trasformazione, povera, segnata dal contrabbando di sigarette e all’alba
dell’arrivo dell’eroina.
La nuova serie, origin story sull’educazione criminale del futuro boss, fornendo
una nuova prospettiva sulle radici del potere di Pietro cattura un’epoca che ha
definito il volto della criminalità moderna. I primi quattro episodi della serie
sono diretti da Marco D’Amore, anche supervisore artistico e co-sceneggiatore
del progetto nonché già protagonista di “Gomorra – La Serie”, mentre gli ultimi
due sono diretti da Francesco Ghiaccio (“Dolcissime”, “Un posto sicuro”). Creata
da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, è distribuita
internazionalmente da Beta Film.
“All’inizio ho detto di no perché nutro un sentimento di profondissima
riconoscenza e di devoto amore verso questo progetto – ha affermato Marco
D’Amore – e verso le donne e gli uomini che lo hanno animato, sostenuto,
pensato, realizzato. E quindi a bilancio di dieci anni di vita, tra direzione,
recitazione, la possibilità che mi è stata data di esordire alla regia con un
progetto che è stato ‘L’immortale’. Sentivo di non avere forse la capacità di
dare ancora qualcosa. Nutrendo, Forse, anche un pregiudizio rispetto al timore
che sentivo di battere una strada che forse avevamo già percorso e che era stata
percorsa bene. Invece sono stato smentito, innanzitutto dalla capacità e dalla
volontà di Sky e di Cattleya di non avere timore di sterzare, dal talento di
Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli per cui già fin dai albori della scrittura
si intuiva un respiro, un profumo, una intenzione completamente diversa… Ho
sentito che tutti insieme volevamo accollarci la responsabilità di sterzare e di
cadere perché era necessario raccontare questa storia, andare da un’altra parte,
assumerci le responsabilità”.
“NEI NAPOLETANI NON È ENDEMICA LA CATTIVERIA, MA IL TALENTO”
Questa è la generazione più giovane che è cresciuta con “Gomorra”. Sono la
dolcezza, la bellezza, la meraviglia fatta uomini e tra l’altro espressa con un
talento che in Italia non c’è e non si vede perché antropologico in noi. Non è
endemica la cattiveria, ma è endemico il talento nei napoletani. Dietro questo
aspetto baldanzoso del napoletano c’è un uomo fragilissimo pieno di paure, ma
con una necessità ed un desiderio di esprimersi, che ha bisogno di essere
accolto. Ho obbligato gli attori a passare con me le vacanze di Natale scorso
per un laboratorio teatrale tutti i giorni dalle 10 alle 18 del pomeriggio a
lavorare insieme a metterci a braccetto a costruire questo progetto. Infatti,
quando sono arrivati sul set, erano come ‘macchine’ veloci.
“CI PONIAMO DOMANDE DIETRO LA RABBIA E VIOLENZA DELLE PERSONE”
Siamo in un contesto difficile quello del ’77 tra classe operaia e povertà. Ci
sono i ragazzini alle prese con l’indigenza, li vedi alle prese con un
risentimento che è non giustificabile ma che dovrebbe essere comprensibile nel
momento in cui si capisce che questi ragazzi non desiderano per se stessi
granché. Non sognano i sogni che dovrebbero sognare i bambini e questo, secondo
me, rispecchia anche il tempo presente. Mi chiedo i bimbi che si guardano
intorno e vedono le proprie città distrutte dalla guerra che tipo di sentimenti
possano nutrire per il futuro? Che tipo di sguardo possano avere sulla vita? E
soprattutto che tipo di uomini diventeranno quei bambini che oggi hanno subito
quello che hanno subito. È la stessa domanda che mi sono posto pensando al
Pietro adulto. Mi sono detto: ‘ma quell’uomo così feroce, così violento che
abbiamo visto in azione, da ragazzo che vita ha vissuto per diventare
quell’essere umano?’. Perché queste non sono certezze, ma domande che noi ci
poniamo e che lasciamo allo spettatore affinché compia il percorso, lo concluda
con la propria intelligenza e la propria sensibilità nel guardare la serie. Ci
sono domande aperte: c’è un uomo per essere così che ragazzo è stato che cosa è
stato sottratto? Cosa è stato tolto, cosa non ha avuto, di cosa è stato privato?
Questo ci agita quando scriviamo e quando dirigiamo. Nessuna volontà di
insegnare niente a nessuno, nessuna volontà di educare”.
“ABBIAMO SCELTO UN CAST DIVERSO PER CARATTERE E TALENTO”
“Flavio Furno parla poco, perché ha la capacità dei grandi attori di non aver
bisogno di spiegazioni, ma di fare e di donarsi con una grande umiltà in un
processo molto particolare per un attore perché lui ha girato con noi cinque
giorni in cui è stato chiesto di attraversare per intero un percorso molto
complesso e lo ha fatto, lo ripeto, con la semplicità e con l’umiltà che solo i
grandi attori sanno padroneggiare, lui è questo. Francesco Pellegrino, invece, è
delicato e non ha paura di dimostrare le sue fragilità e fa un lavoro
meraviglioso d’attore. Non si dona semplicemente ma tende la mano, ha bisogno
che qualcuno gliela stringa forte. Noi siamo stati attaccati mano nella mano
dall ‘inizio alla fine di un percorso che ha che ha visto tante difficoltà ma
che lui ha portato avanti con il coraggio dei giovani eroi. Infatti ce l’ha
anche nella fisionomia perché è bellissimo, come sono belli gli eroi. Fabiola
Balestriere ha negli occhi e nella pelle la Napoli di cent’anni fa. È stato
facile per lei riportarci nel ’77 è stato più semplice, quella saggezza delle
donne napoletane pur essendo una ragazzina fresca, veloce, agile nel pensiero.
Si è spostata da un progetto in cui è già una piccola star che è ‘Un posto al
sole’, di cui ho una stima incredibile, facendo un salto incredibile come
appunto le donne antiche sanno fare, diventando allo stesso tempo: madri,
figlie, sorelle, amanti, nipoti e amiche. E poi c’è Tullia Venezia che
all’apparenza sembra impermeabile perché le difficoltà, i momenti duri sembra
quasi non la tocchino perché lei cerca di creare una distanza che è non solo
salvaguardia per se stessa, ma anche necessaria perché non porta mai i suoi
problemi sul set. Ha la capacità di tenere per sé i suoi piccoli drammi, i suoi
dolori, le sue incertezze per destinare tutte le energie al personaggio, al
buonumore di tutti e lo ha fatto con una grazia e con una delicatezza che spero
rimarranno intatte”.
“ABBIAMO RISPOLVERATO UN NAPOLETANO CHE NON C’È PIÙ”
“Il napoletano del ’77 è un napoletano completamente diverso da quello
contemporaneo utilizzato in ‘Gomorra – La serie’ e abbiamo fatto un lavoro molto
preciso che è ovviamente contaminato la scrittura, infatti a Leonardo Fasoli ho
raccontato di alcuni detti napoletani, di alcuni modi di dire che sono eredità
di mio padre, dei miei nonni che ho molto ben presente e con loro abbiamo
cercato di fare un lavoro di pulizia. A seconda della provenienza si parla, si
parla un dialetto diverso, loro arrivano da posti diversi e quindi abbiamo
cercato di concentrarci insieme e in questo ci ha aiutato tantissimo la
scrittura, ‘il lavoro compiuto di concerto’ e siamo riusciti a riportare a galla
anche un napoletano che oggi non si sente più soprattutto nei più giovani”.
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UNA SCENA DA "GOMORRA - LE ORIGINI"
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MARCO D'AMORE A "GOMORRA - LE ORIGINI"
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L'articolo “I bambini che vedono le città distrutte dalla guerra che fiducia
avranno nel futuro e che uomini diventeranno? È anche al storia di Gomorra”:
così Marco D’Amore proviene da Il Fatto Quotidiano.
In un’intervista pubblicata oggi sul Corriere, il telecronista di Formula 1 per
Sky Carlo Vanzini, 54 anni, ha rivelato che lo scorso 18 giugno ha scoperto di
avere un tumore al pancreas. Da allora, il commentatore sportivo ha fatto dieci
sedute di chemioterapia e a gennaio dovrà operarsi.
La scoperta è avvenuta grazie al collega Davide Camicioli, che aveva pubblicato
un post insieme al dottor Riccardo Ceccarelli al centro medico Formula Medicine
di Viareggio: il medico ha invitato Vanzini a recarsi lì per un controllo. Dopo
l’ecografia addominale, viene trovata una lesione e la moglie Cristina Fantoni,
giornalista di La7, prenota una tac e una visita chirurgica a Verona. “Mia
sorella è morta al San Raffaele, per la stessa malattia. Psicologicamente,
preferivo farmi vedere altrove”, racconta Vanzini alla giornalista Elvira Serra.
La chemio, invece, l’ha fatta a Roma, dove Carlo Vanzini e la sua famiglia
vivono. La rivelazione della malattia ai figli è arrivata a luglio, dopo una
vacanza. Ai genitori la notizia è stata comunicata due mesi dopo: “Mi ha
addolorato vedere mia madre appassire come un fiore mentre mi ascoltava, ma si è
subito ripresa e ci siamo focalizzati sull’intervento: se si può fare, il tumore
si può togliere”.
Oltre che telecronista, Carlo Vanzini è maestro e allenatore federale di sci,
oltre che atleta delle Fiamme Oro per aver vinto una Coppa Italia nella
disciplina dello sci alpino. “Ora ho imparato ad ascoltarmi, a sentire la
stanchezza, le dita delle mani e dei piedi diverse dopo la chemio, le gambe che
fanno giacomo giacomo”.
La rivelazione è arrivata perché sui social stava cominciando a far discutere il
suo cambiamento fisico dovuto alla chemio, e anche per i messaggi che molte
persone hanno scritto ai figli di Vanzini. “Alcuni conoscenti hanno creduto
senza battere ciglio alla mia storia di un cambio di look”.
Durante tutta l’intervista, il pensiero di Vanzini va alla sua famiglia: il
sostegno da parte della moglie, il concerto di Alfa visto insieme a sua figlia,
l’albero di Natale che quest’anno ha un peso diverso. “È come se ora il mio
tempo fosse più intenso, non mi va di farlo scivolare via”. L’intervista
completa sul Corriere di oggi.
L'articolo Carlo Vanzini ha un tumore: “Mia sorella è morta per la stessa
malattia. Ho imparato ad ascoltarmi”. A gennaio l’operazione proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Giunto alla sua 35ma edizione, il Noir in Festival (Milano, 1-6 dicembre) ha
aperto con i primi due episodi di una nuova serie Sky Original che solo
apparentemente non riguarda l’universo del noir, nelle sue naturali estensioni
del giallo, thriller, horror. Si tratta di Amadeus che, pur non avendo alcun
legame formale con il capolavoro di Milos Forman, concerne il genio musicale di
Salisburgo inquadrato nel suo rapporto con l’ambiguo Antonio Salieri.
In onda dal 22/12 su Sky e in streaming su Now, la serie britannica in cinque
episodi sceneggiati da Joe Barton sul testo teatrale di Peter Shaffer (a sua
volta ispirato dal noto testo di Puškin, Mozart e Salieri) mette in parallelo, e
ovviamente in relazione, le esistenze dei due musicisti evidenziandone le
distanze ma anche la nota gelosia dell’italiano nei confronti di Mozart.
Gelosia, invidia, financo odio che, a quanto pare, potrebbero averlo portato ad
avvelenarlo.
Ecco dunque farsi strada l’”enigma Amadeus” contornato di quel giallo, del
thriller, e dello spionaggio che parecchio ha a che fare con il mondo
cinematografico e letterario del festival diretto da Giorgio Gosetti e Marina
Fabbri. Sontuosa nella scenografia e nella messa in scena, saldamente scritta
come da tradizione British, Amadeus osserva il legame fra il tormentato Salieri
e la “rock star” Mozart con lo sguardo della moderna spy story, con la chiara
intenzione di rendere universale questo rapporto entrato nella leggenda. Ma
anche, verosimilmente, per conquistare i gusti degli spettatori seriali più
giovani.
In tal senso sembra orientarsi anche la (forse forzata..) inclusività etnica,
con il veneto Da Ponte interpretato da un attore nero, e lo stesso Wolfgang
“Amadeus” Mozart incarnato dall’attore britannico-giapponese Will Sharpe.
Qualcosa, quest’ultima, che inizialmente risulta alquanto spiazzante ma è
comprensibile nell’ottica non solo dell’incisività sopra citata, ma anche di una
scelta che vada oltre la mimetica somiglianza agli originali. Del resto Mozart è
un genio universale. Più tradizionale è il biondissimo talento di Paul Bettany
nei panni di Salieri: un attore capace di animarsi in mille sfumature, e che
abbiamo già apprezzato in un ruolo di simili tormenti mistici attraverso il
monaco Silas ne Il Codice Da Vinci.
Con un programma intenso come in ogni edizione, il Noir in Festival 2025 si
articolerà nei tradizionali concorsi cinematografici – attribuendo il premio
Caligari al miglior film italiano nel concorso “nazionale” e il Black Panther
Award al miglior titolo del concorso “internazionale” – e letterari – assegnando
il premio Scerbanenco al miglior testo italiano dell’anno e il Chandler Award
alla carriera di un’autrice o autore di fama internazionale. Quest’anno il
riconoscimento intitolato al creatore di Marlowe sarà consegnato allo scrittore
britannico Mick Herron dalla cui omonima saga di spionaggio ambientata a Londra
è stata adattata l’acclamata serie Apple TV+ Slow Horses. Film di chiusura del
festival fuori concorso sarà il magnifico No Other Choice del sudcoreano Park
Chan-wook.
L'articolo Amadeus, la nuova serie-thriller che trasforma Mozart e Salieri in
protagonisti di una spy story proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Mi fate sapere quando è legittimo parlare con i bordocampisti per favore?
Grazie”. È il riassunto di quanto accaduto ieri – domenica 30 novembre – durante
la diretta di Sky Sport del match di Serie A tra Atalanta e Fiorentina. A
parlare è Riccardo Gentile, telecronista Sky designato per il match.
Tutto è accaduto quando Gentile ha dato la linea a bordocampo a Vanessa
Leonardi, che come di consueto ha cominciato il suo intervento accanto alle
panchine. Audio perfettamente udibile in tv, ma non evidentemente nelle cuffie
del telecronista, che a quel punto ha iniziato a esclamare quasi spazientito:
“Non sento Vanessa, non sento niente, non sento niente“.
In seguito Gentile ha proseguito la telecronaca, alternando però fasi di
racconto della gara a lamentele con la regia: “De Roon… mi fate sapere quando è
legittimo parlare con i bordocampisti per favore?”. E dopo alcuni secondi di
pausa, ha ripreso: “Kossounou, Hien… Io sento Geri De Rosa che fa una
telecronaca di basket adesso“. Dopo alcuni minuti concitati e di incomprensioni,
Gentile ha ripreso la telecronaca regolarmente.
L'articolo “Adesso sento Geri De Rosa che fa il basket”: il telecronista Sky
sbrocca in diretta, caos in regia durante Atalanta-Fiorentina proviene da Il
Fatto Quotidiano.