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“Guarderò i test di Formula 1 da spettatore”: l’annuncio di Carlo Vanzini dopo il tumore al pancreas. Si deve operare
“I test in Bahrein li guarderò da spettatore“. Carlo Vanzini ha annunciato sul suo canale Youtube – durante una diretta – la sua assenza in cabina di commento per i test in Formula 1. E non ci sarà perché sarà in convalescenza dopo l’intervento che dovrà affrontare in questi giorni per rimuovere il tumore al pancreas che lui stesso ha annunciato a dicembre 2025 in un’intervista al Corriere della Sera. 54 anni e telecronista di Formula 1 per Sky, Vanzini – dopo l’annuncio del tumore, lo stesso che aveva colpito la sorella – ha fatto dieci sedute di chemioterapia e adesso dovrà sottoporsi a un intervento per l’asportazione. La scoperta era avvenuta grazie al collega Davide Camicioli, che aveva pubblicato un post insieme al dottor Riccardo Ceccarelli al centro medico Formula Medicine di Viareggio: il medico ha invitato Vanzini a recarsi lì per un controllo e dopo l’ecografia addominale, era stata trovata una lesione. A quel punto la moglie Cristina Fantoni, giornalista di La7, aveva prenotato una tac e una visita chirurgica a Verona. “Mia sorella è morta al San Raffaele, per la stessa malattia. Psicologicamente, preferivo farmi vedere altrove”, aveva raccontato Vanzini alla giornalista Elvira Serra. Dopo l’annuncio, la chemio e la vicinanza di tantissimi colleghi, appassionati e tanti personaggi del mondo della tv, adesso Vanzini si sottoporrà a un intervento. La guida del team Sky di Formula 1 sarà al momento nelle mani Fabio Tavelli, che condurrà tutte le trasmissioni previste in vista della nuova stagione. La speranza è appunto ritrovare Carlo Vanzini al suo posto in cabina di commento quando ci sarà il primo gran premio della stagione in Australia, previsto per il prossimo 8 marzo. L'articolo “Guarderò i test di Formula 1 da spettatore”: l’annuncio di Carlo Vanzini dopo il tumore al pancreas. Si deve operare proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Addio a Maurizio Odor di Sky Tg24, grande esperto di meteo e di informazione digitale
È morto nel giorno del suo compleanno, il giornalista di Sky Tg24 Maurizio Odor, colonna della redazione romana dell’emittente. Sessantatre anni, origini istriane, Odor è stato tra i protagonisti del lancio del canale meteo di Sky, di cui era un grande esperto e per tanti anni coordinatore. Negli ultimi anni della sua carriera si è occupato anche di informazione digitale, esplorando con curiosità e professionalità i nuovi linguaggi del giornalismo. “Gentile con tutti, competente e appassionato. All’interno della redazione web è diventato presto un punto di riferimento grazie all’esperienza e alle preziose doti umane: la parola giusta al momento giusto, il sorriso per smorzare le tensioni, l’umorismo per fare gruppo. La sua competenza, il garbo e l’umanità con cui si rivolgeva al mondo sono stati la cifra del suo percorso umano e professionale. Ci mancherà”, scrivono i colleghi di Sky Tg24 abbracciando la moglie Rossella e i figli Alessandro ed Elena. L'articolo Addio a Maurizio Odor di Sky Tg24, grande esperto di meteo e di informazione digitale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“I bambini che vedono le città distrutte dalla guerra che fiducia avranno nel futuro e che uomini diventeranno? È anche al storia di Gomorra”: così Marco D’Amore
Il regista, sceneggiatore e attore Marco D’Amore presenta “Gomorra – Le Origini” (dal 9 gennaio su Sky e in streaming su Now). Ambientata a Napoli nel 1977 è la storia di come tutto è iniziato: di come un giovanissimo Pietro Savastano entrerà nel mondo della criminalità, sullo sfondo di una Napoli in piena trasformazione, povera, segnata dal contrabbando di sigarette e all’alba dell’arrivo dell’eroina. La nuova serie, origin story sull’educazione criminale del futuro boss, fornendo una nuova prospettiva sulle radici del potere di Pietro cattura un’epoca che ha definito il volto della criminalità moderna. I primi quattro episodi della serie sono diretti da Marco D’Amore, anche supervisore artistico e co-sceneggiatore del progetto nonché già protagonista di “Gomorra – La Serie”, mentre gli ultimi due sono diretti da Francesco Ghiaccio (“Dolcissime”, “Un posto sicuro”). Creata da Leonardo Fasoli, Maddalena Ravagli e Roberto Saviano, è distribuita internazionalmente da Beta Film. “All’inizio ho detto di no perché nutro un sentimento di profondissima riconoscenza e di devoto amore verso questo progetto – ha affermato Marco D’Amore – e verso le donne e gli uomini che lo hanno animato, sostenuto, pensato, realizzato. E quindi a bilancio di dieci anni di vita, tra direzione, recitazione, la possibilità che mi è stata data di esordire alla regia con un progetto che è stato ‘L’immortale’. Sentivo di non avere forse la capacità di dare ancora qualcosa. Nutrendo, Forse, anche un pregiudizio rispetto al timore che sentivo di battere una strada che forse avevamo già percorso e che era stata percorsa bene. Invece sono stato smentito, innanzitutto dalla capacità e dalla volontà di Sky e di Cattleya di non avere timore di sterzare, dal talento di Leonardo Fasoli e Maddalena Ravagli per cui già fin dai albori della scrittura si intuiva un respiro, un profumo, una intenzione completamente diversa… Ho sentito che tutti insieme volevamo accollarci la responsabilità di sterzare e di cadere perché era necessario raccontare questa storia, andare da un’altra parte, assumerci le responsabilità”. “NEI NAPOLETANI NON È ENDEMICA LA CATTIVERIA, MA IL TALENTO” Questa è la generazione più giovane che è cresciuta con “Gomorra”. Sono la dolcezza, la bellezza, la meraviglia fatta uomini e tra l’altro espressa con un talento che in Italia non c’è e non si vede perché antropologico in noi. Non è endemica la cattiveria, ma è endemico il talento nei napoletani. Dietro questo aspetto baldanzoso del napoletano c’è un uomo fragilissimo pieno di paure, ma con una necessità ed un desiderio di esprimersi, che ha bisogno di essere accolto. Ho obbligato gli attori a passare con me le vacanze di Natale scorso per un laboratorio teatrale tutti i giorni dalle 10 alle 18 del pomeriggio a lavorare insieme a metterci a braccetto a costruire questo progetto. Infatti, quando sono arrivati sul set, erano come ‘macchine’ veloci. “CI PONIAMO DOMANDE DIETRO LA RABBIA E VIOLENZA DELLE PERSONE” Siamo in un contesto difficile quello del ’77 tra classe operaia e povertà. Ci sono i ragazzini alle prese con l’indigenza, li vedi alle prese con un risentimento che è non giustificabile ma che dovrebbe essere comprensibile nel momento in cui si capisce che questi ragazzi non desiderano per se stessi granché. Non sognano i sogni che dovrebbero sognare i bambini e questo, secondo me, rispecchia anche il tempo presente. Mi chiedo i bimbi che si guardano intorno e vedono le proprie città distrutte dalla guerra che tipo di sentimenti possano nutrire per il futuro? Che tipo di sguardo possano avere sulla vita? E soprattutto che tipo di uomini diventeranno quei bambini che oggi hanno subito quello che hanno subito. È la stessa domanda che mi sono posto pensando al Pietro adulto. Mi sono detto: ‘ma quell’uomo così feroce, così violento che abbiamo visto in azione, da ragazzo che vita ha vissuto per diventare quell’essere umano?’. Perché queste non sono certezze, ma domande che noi ci poniamo e che lasciamo allo spettatore affinché compia il percorso, lo concluda con la propria intelligenza e la propria sensibilità nel guardare la serie. Ci sono domande aperte: c’è un uomo per essere così che ragazzo è stato che cosa è stato sottratto? Cosa è stato tolto, cosa non ha avuto, di cosa è stato privato? Questo ci agita quando scriviamo e quando dirigiamo. Nessuna volontà di insegnare niente a nessuno, nessuna volontà di educare”. “ABBIAMO SCELTO UN CAST DIVERSO PER CARATTERE E TALENTO” “Flavio Furno parla poco, perché ha la capacità dei grandi attori di non aver bisogno di spiegazioni, ma di fare e di donarsi con una grande umiltà in un processo molto particolare per un attore perché lui ha girato con noi cinque giorni in cui è stato chiesto di attraversare per intero un percorso molto complesso e lo ha fatto, lo ripeto, con la semplicità e con l’umiltà che solo i grandi attori sanno padroneggiare, lui è questo. Francesco Pellegrino, invece, è delicato e non ha paura di dimostrare le sue fragilità e fa un lavoro meraviglioso d’attore. Non si dona semplicemente ma tende la mano, ha bisogno che qualcuno gliela stringa forte. Noi siamo stati attaccati mano nella mano dall ‘inizio alla fine di un percorso che ha che ha visto tante difficoltà ma che lui ha portato avanti con il coraggio dei giovani eroi. Infatti ce l’ha anche nella fisionomia perché è bellissimo, come sono belli gli eroi. Fabiola Balestriere ha negli occhi e nella pelle la Napoli di cent’anni fa. È stato facile per lei riportarci nel ’77 è stato più semplice, quella saggezza delle donne napoletane pur essendo una ragazzina fresca, veloce, agile nel pensiero. Si è spostata da un progetto in cui è già una piccola star che è ‘Un posto al sole’, di cui ho una stima incredibile, facendo un salto incredibile come appunto le donne antiche sanno fare, diventando allo stesso tempo: madri, figlie, sorelle, amanti, nipoti e amiche. E poi c’è Tullia Venezia che all’apparenza sembra impermeabile perché le difficoltà, i momenti duri sembra quasi non la tocchino perché lei cerca di creare una distanza che è non solo salvaguardia per se stessa, ma anche necessaria perché non porta mai i suoi problemi sul set. Ha la capacità di tenere per sé i suoi piccoli drammi, i suoi dolori, le sue incertezze per destinare tutte le energie al personaggio, al buonumore di tutti e lo ha fatto con una grazia e con una delicatezza che spero rimarranno intatte”. “ABBIAMO RISPOLVERATO UN NAPOLETANO CHE NON C’È PIÙ” “Il napoletano del ’77 è un napoletano completamente diverso da quello contemporaneo utilizzato in ‘Gomorra – La serie’ e abbiamo fatto un lavoro molto preciso che è ovviamente contaminato la scrittura, infatti a Leonardo Fasoli ho raccontato di alcuni detti napoletani, di alcuni modi di dire che sono eredità di mio padre, dei miei nonni che ho molto ben presente e con loro abbiamo cercato di fare un lavoro di pulizia. A seconda della provenienza si parla, si parla un dialetto diverso, loro arrivano da posti diversi e quindi abbiamo cercato di concentrarci insieme e in questo ci ha aiutato tantissimo la scrittura, ‘il lavoro compiuto di concerto’ e siamo riusciti a riportare a galla anche un napoletano che oggi non si sente più soprattutto nei più giovani”. ‹ › 1 / 6 UNA SCENA DA "GOMORRA - LE ORIGINI" ‹ › 2 / 6 UNA SCENA DA "GOMORRA - LE ORIGINI" ‹ › 3 / 6 UNA SCENA DA "GOMORRA - LE ORIGINI" ‹ › 4 / 6 MARCO D'AMORE A "GOMORRA - LE ORIGINI" ‹ › 5 / 6 UNA SCENA DA "GOMORRA - LE ORIGINI" ‹ › 6 / 6 UNA SCENA DA "GOMORRA - LE ORIGINI" L'articolo “I bambini che vedono le città distrutte dalla guerra che fiducia avranno nel futuro e che uomini diventeranno? È anche al storia di Gomorra”: così Marco D’Amore proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Carlo Vanzini ha un tumore: “Mia sorella è morta per la stessa malattia. Ho imparato ad ascoltarmi”. A gennaio l’operazione
In un’intervista pubblicata oggi sul Corriere, il telecronista di Formula 1 per Sky Carlo Vanzini, 54 anni, ha rivelato che lo scorso 18 giugno ha scoperto di avere un tumore al pancreas. Da allora, il commentatore sportivo ha fatto dieci sedute di chemioterapia e a gennaio dovrà operarsi. La scoperta è avvenuta grazie al collega Davide Camicioli, che aveva pubblicato un post insieme al dottor Riccardo Ceccarelli al centro medico Formula Medicine di Viareggio: il medico ha invitato Vanzini a recarsi lì per un controllo. Dopo l’ecografia addominale, viene trovata una lesione e la moglie Cristina Fantoni, giornalista di La7, prenota una tac e una visita chirurgica a Verona. “Mia sorella è morta al San Raffaele, per la stessa malattia. Psicologicamente, preferivo farmi vedere altrove”, racconta Vanzini alla giornalista Elvira Serra. La chemio, invece, l’ha fatta a Roma, dove Carlo Vanzini e la sua famiglia vivono. La rivelazione della malattia ai figli è arrivata a luglio, dopo una vacanza. Ai genitori la notizia è stata comunicata due mesi dopo: “Mi ha addolorato vedere mia madre appassire come un fiore mentre mi ascoltava, ma si è subito ripresa e ci siamo focalizzati sull’intervento: se si può fare, il tumore si può togliere”. Oltre che telecronista, Carlo Vanzini è maestro e allenatore federale di sci, oltre che atleta delle Fiamme Oro per aver vinto una Coppa Italia nella disciplina dello sci alpino. “Ora ho imparato ad ascoltarmi, a sentire la stanchezza, le dita delle mani e dei piedi diverse dopo la chemio, le gambe che fanno giacomo giacomo”. La rivelazione è arrivata perché sui social stava cominciando a far discutere il suo cambiamento fisico dovuto alla chemio, e anche per i messaggi che molte persone hanno scritto ai figli di Vanzini. “Alcuni conoscenti hanno creduto senza battere ciglio alla mia storia di un cambio di look”. Durante tutta l’intervista, il pensiero di Vanzini va alla sua famiglia: il sostegno da parte della moglie, il concerto di Alfa visto insieme a sua figlia, l’albero di Natale che quest’anno ha un peso diverso. “È come se ora il mio tempo fosse più intenso, non mi va di farlo scivolare via”. L’intervista completa sul Corriere di oggi. L'articolo Carlo Vanzini ha un tumore: “Mia sorella è morta per la stessa malattia. Ho imparato ad ascoltarmi”. A gennaio l’operazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Amadeus, la nuova serie-thriller che trasforma Mozart e Salieri in protagonisti di una spy story
Giunto alla sua 35ma edizione, il Noir in Festival (Milano, 1-6 dicembre) ha aperto con i primi due episodi di una nuova serie Sky Original che solo apparentemente non riguarda l’universo del noir, nelle sue naturali estensioni del giallo, thriller, horror. Si tratta di Amadeus che, pur non avendo alcun legame formale con il capolavoro di Milos Forman, concerne il genio musicale di Salisburgo inquadrato nel suo rapporto con l’ambiguo Antonio Salieri. In onda dal 22/12 su Sky e in streaming su Now, la serie britannica in cinque episodi sceneggiati da Joe Barton sul testo teatrale di Peter Shaffer (a sua volta ispirato dal noto testo di Puškin, Mozart e Salieri) mette in parallelo, e ovviamente in relazione, le esistenze dei due musicisti evidenziandone le distanze ma anche la nota gelosia dell’italiano nei confronti di Mozart. Gelosia, invidia, financo odio che, a quanto pare, potrebbero averlo portato ad avvelenarlo. Ecco dunque farsi strada l’”enigma Amadeus” contornato di quel giallo, del thriller, e dello spionaggio che parecchio ha a che fare con il mondo cinematografico e letterario del festival diretto da Giorgio Gosetti e Marina Fabbri. Sontuosa nella scenografia e nella messa in scena, saldamente scritta come da tradizione British, Amadeus osserva il legame fra il tormentato Salieri e la “rock star” Mozart con lo sguardo della moderna spy story, con la chiara intenzione di rendere universale questo rapporto entrato nella leggenda. Ma anche, verosimilmente, per conquistare i gusti degli spettatori seriali più giovani. In tal senso sembra orientarsi anche la (forse forzata..) inclusività etnica, con il veneto Da Ponte interpretato da un attore nero, e lo stesso Wolfgang “Amadeus” Mozart incarnato dall’attore britannico-giapponese Will Sharpe. Qualcosa, quest’ultima, che inizialmente risulta alquanto spiazzante ma è comprensibile nell’ottica non solo dell’incisività sopra citata, ma anche di una scelta che vada oltre la mimetica somiglianza agli originali. Del resto Mozart è un genio universale. Più tradizionale è il biondissimo talento di Paul Bettany nei panni di Salieri: un attore capace di animarsi in mille sfumature, e che abbiamo già apprezzato in un ruolo di simili tormenti mistici attraverso il monaco Silas ne Il Codice Da Vinci. Con un programma intenso come in ogni edizione, il Noir in Festival 2025 si articolerà nei tradizionali concorsi cinematografici – attribuendo il premio Caligari al miglior film italiano nel concorso “nazionale” e il Black Panther Award al miglior titolo del concorso “internazionale” – e letterari – assegnando il premio Scerbanenco al miglior testo italiano dell’anno e il Chandler Award alla carriera di un’autrice o autore di fama internazionale. Quest’anno il riconoscimento intitolato al creatore di Marlowe sarà consegnato allo scrittore britannico Mick Herron dalla cui omonima saga di spionaggio ambientata a Londra è stata adattata l’acclamata serie Apple TV+ Slow Horses. Film di chiusura del festival fuori concorso sarà il magnifico No Other Choice del sudcoreano Park Chan-wook. L'articolo Amadeus, la nuova serie-thriller che trasforma Mozart e Salieri in protagonisti di una spy story proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Adesso sento Geri De Rosa che fa il basket”: il telecronista Sky sbrocca in diretta, caos in regia durante Atalanta-Fiorentina
“Mi fate sapere quando è legittimo parlare con i bordocampisti per favore? Grazie”. È il riassunto di quanto accaduto ieri – domenica 30 novembre – durante la diretta di Sky Sport del match di Serie A tra Atalanta e Fiorentina. A parlare è Riccardo Gentile, telecronista Sky designato per il match. Tutto è accaduto quando Gentile ha dato la linea a bordocampo a Vanessa Leonardi, che come di consueto ha cominciato il suo intervento accanto alle panchine. Audio perfettamente udibile in tv, ma non evidentemente nelle cuffie del telecronista, che a quel punto ha iniziato a esclamare quasi spazientito: “Non sento Vanessa, non sento niente, non sento niente“. In seguito Gentile ha proseguito la telecronaca, alternando però fasi di racconto della gara a lamentele con la regia: “De Roon… mi fate sapere quando è legittimo parlare con i bordocampisti per favore?”. E dopo alcuni secondi di pausa, ha ripreso: “Kossounou, Hien… Io sento Geri De Rosa che fa una telecronaca di basket adesso“. Dopo alcuni minuti concitati e di incomprensioni, Gentile ha ripreso la telecronaca regolarmente. L'articolo “Adesso sento Geri De Rosa che fa il basket”: il telecronista Sky sbrocca in diretta, caos in regia durante Atalanta-Fiorentina proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Le relazioni oggi? Più egoismo e meno voglia di condividere. I bug dell’amore sempre gli stessi come la lavatrice fatta male o il bicchiere messo fuori posto”: così Brenda Lodigiani e Michele Rosiello
Rispetto a quasi 20 anni fa i tempi sono cambiati, ma l’amore inciampa sempre negli stessi bug. È la premessa di “Love Bugs”, la sitcom diventata cult negli anni 2000 con Michelle Hunziker e Fabio De Luigi (e poi Elisabetta Canalis, Giorgia Surina ed Emilio Solfrizzi) che, adesso, ritorna con un reboot e due nuovi protagonisti: Brenda Lodigiani e Michele Rosiello. La sitcom, diretta dal regista, scrittore e sceneggiatore Ivan Cotroneo e prodotta da Blu Yazmine, debutterà in prima visione assoluta dal 24 novembre su Tv8 alle 19.30 (alle 20.30 su Sky Serie e poi disponibile su Now e on demand su Sky) e verrà trasmessa dal lunedì al venerdì, per un totale di 20 puntate da 40 minuti circa. Intorno ai due attori si muovono una serie di personaggi (gli amici del calcetto, le amiche su Whatsapp, la suocera invadente….) che aiutano a costruire brevi sketch con ritmo serrato. La coppia affronta le sfide sentimentali tipiche delle nuove generazioni, che vivono relazioni in cui smartphone e i social sono diventati centrali. Rimangono però gelosie, incomprensioni e i litigi. Durante le settimane di set, “la coppia ha preso vita. C’era una vera complicità, è nato un modo di interagire simile a quello delle riprese”, ha raccontato Rosiello in un incontro di presentazione con la stampa. E i due attori hanno anche potuto imparare l’una dai pregi e dal modo di lavorare dell’altro. “Ho sempre preso in giro scherzosamente Michele perché usava la dizione. Ma sentire le domande che si poneva mi ha portato a pensarci a mia volta – ha rivelato la Lodigiani –. Mi è servito a prendermi un po’ di tempo in più e non andare in overacting”. Rosiello, invece, ha spiegato di esser riuscito, grazie alla collega, a “vivere il momento senza per forza seguire un copione e avere paura di giudicarsi e sentirsi ridicolo”. I tempi sono cambiati, ma l’amore inciampa sempre negli stessi bug. Quali sono nella sitcom? Brenda: Sicuramente i telefoni, i tablet e la tecnologia in generale. Michele: Tutto quello che può scaturire da un mi piace o da un commento. E nella vostra vita privata? Brenda: Dovrei contattare la mia analista (ride, ndr). Gli anni passano, ma penso che i bug siano sempre gli stessi. Michele: I bug nell’amore sono le sciocchezze di tutti i giorni, i litigi sul bicchiere che non viene messo a posto o sulla lavatrice fatta male. Le nuove generazioni concepiscono l’amore in modo diverso rispetto a come lo fate voi, sia dal punto di vista dell’attrazione mentale che fisica? Brenda: L’amore è cambiato tantissimo rispetto a quando ero adolescente, adesso ci sono le app per gli incontri. Ma non so se sia meglio o peggio rispetto al passato. Io, sicuramente, mi sono molto divertita a uscire di casa, a chiamare dalla cabine telefoniche e aspettare lo squillo. Noi abbiamo vissuto proprio il passaggio a un nuovo modo di approcciarsi alle relazioni. Siamo stati l’ultima generazione che non ha avuto la tecnologia e che ha visto entrambe le situazioni. Michele: Pensare a come oggi le nuove generazioni concepiscono l’amore è una delle cose che mi fa sentire più vecchio. Mi sembra tutto molto diverso, penso siamo stati fortunati a vivere il periodo senza tecnologia. Oggi la tecnologia ha intaccato la fiducia nella relazioni? Brenda: Bisogna stare molto più attenti, forse era meglio prima. Michele: Prima le cose succedevano ed era molto difficile banalmente sapere dove stavi perché se non eri tu a telefonare, se eri uscito di casa la mattina tornavi la sera e in quelle otto ore potevi aver fatto qualsiasi cosa. Oggi i giovani si innamorano sempre di meno e la tendenza è essere single. È il pensiero di indipendenza, paura o manca proprio la voglia di impegnarsi in una relazione? Brenda: Quello di impegnarsi nelle relazioni, che siano di amore o amicizia è un bel tema. Io in prima persona ho la mia rete di amici e a quelli mi dedico molto perché ci vuole cura nei rapporti. Secondo me si sta un po’ perdendo, siamo tanto distratti. Serve molto impegno per dedicarsi agli altri. Michele: A mio parere c’è un po’ più di egoismo nel privilegiare troppo i propri bisogni e le proprie abitudini. È chiaro che in un rapporto di coppia, anche se sei innamorato dell’altro in maniera sincera, ci debba essere un naturale venirsi incontro. Oggi credo che sia molto più difficile accettarlo, perché chi si è abituato per tanto tempo a essere stato single non si trova poi a convivere con qualcuno e a rinunciare ai propri spazi. Un altro dei temi della vita di coppia è il sesso e facendo un confronto con il passato se ne fa sempre di meno. È cambiato qualcosa? Brenda-Michele (rispondono insieme): Si esce molto meno e siamo molto più spesso a casa. I ragazzini hanno molte più informazioni prima e facilmente, vedono dei video anche sui social e già capiscono che una determinata persona può non piacere, quindi magari neanche la incontrano. C’è meno curiosità e quindi sì, probabilmente si fa meno sesso. Sentite un po’ la pressione di come il pubblico possa accogliere Love Bugs dopo quasi 20 anni? Brenda: Speriamo che al pubblico piaccia, credo ci siano tutte le caratteristiche affinché questo avvenga. Michele: Noi ci siamo divertiti nel farlo, pensiamo di aver fatto un buon lavoro. L'articolo “Le relazioni oggi? Più egoismo e meno voglia di condividere. I bug dell’amore sempre gli stessi come la lavatrice fatta male o il bicchiere messo fuori posto”: così Brenda Lodigiani e Michele Rosiello proviene da Il Fatto Quotidiano.
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