Il 3 marzo il Senato ha approvato il disegno di legge contro l’antisemitismo (in
attesa del via libera definitivo alla Camera) adottando la definizione
dell’Ihra, l’International holocaust remembrance alliance (Alleanza
internazionale per la memoria dell’Olocausto). La formula “descrive
l’antisemitismo come una percezione degli ebrei che può manifestarsi come odio
nei loro confronti, attraverso atti verbali o fisici diretti contro persone,
beni, istituzioni o luoghi di culto ebraici”. Una definizione a maglie larghe
che secondo alcuni potrebbe condurre a restringere il campo della libera
espressione, alimentando i timori di censura.
Esistono 11 criteri definiti dall’Irha e citati dal Rapporto annuale
sull’antisemitismo della Fondazione Cdec (Centro di documentazione ebraica
contemporanea). Il testo – pubblicato il 3 marzo – inserisce nella categoria
degli antisemiti non solo Vauro e Maurizio Crozza, ma anche Francesca Albanese e
Alessandro Di Battista. Tutti e quattro sono accusati di aver espresso commenti
su Israele utilizzando la metafora del nazismo. Nel girone degli antisemiti c’è
anche il comico televisivo Enzo Iacchetti. Accostare Israele al nazismo è un
esempio di antisemitismo secondo la definizione dell’Ihra, per l’esattezza il
punto 10.
GLI 11 CRITERI PER IDENTIFICARE L’ANTISEMITISMO SECONDO LA DEFINIZIONE IHRA
Ecco gli “esempi operativi” della working definition di antisemitismo Ihra:
Punto 1: Incitare, sostenere o giustificare l’uccisione di ebrei o danni contro
gli ebrei in nome di un’ideologia radicale o di una visione religiosa
estremista.
Punto 2: Fare insinuazioni mendaci disumanizzanti, demonizzanti o stereotipate
degli ebrei come individui o del loro potere come collettività – per esempio,
specialmente ma non esclusivamente, il mito del complotto ebraico mondiale o
degli ebrei che controllano i mezzi di comunicazione, l’economia, il governo o
altre istituzioni all’interno di una società.
Punto 3: Accusare gli ebrei come popolo responsabile di reali o immaginari
crimini commessi da un singolo ebreo o un gruppo di ebrei, o persino da azioni
compiute da non ebrei.
Punto 4: Negare il fatto, la portata, i meccanismi (per esempio le camere a gas)
o l’intenzione di genocidio del popolo ebraico per mano della Germania
Nazionalsocialista e dei suoi seguaci e complici durante la Seconda Guerra
Mondiale (l’Olocausto).
Punto 5: Accusare gli ebrei come popolo o Israele come stato di essersi
inventati l’Olocausto o di esagerarne i contenuti.
Punto 6: Accusare i cittadini ebrei di essere più fedeli a Israele o a presunte
priorità degli ebrei nel mondo che agli interessi della loro Nazione.
Punto 7: Negare agli ebrei il diritto all’autodeterminazione, per esempio
sostenendo che l’esistenza dello Stato di Israele è un’espressione di razzismo.
Punto 8: Applicare due pesi e due misure nei confronti di Israele richiedendo un
comportamento non atteso da o non richiesto a nessun altro stato democratico.
Punto 9: Usare simboli e immagini associati all’antisemitismo classico (per
esempio l’accusa del deicidio o della calunnia del sangue) per caratterizzare
Israele o gli israeliani.
Punto 10: Fare paragoni tra la politica israeliana contemporanea e quella dei
Nazisti.
Punto 11: Considerare gli ebrei collettivamente responsabili per le azioni dello
Stato di Israele.
IL GOVERNO NETANYAHU E L’ACCOSTAMENTO AL NAZISMO
I 963 episodi di antisemitismo registrati dal Rapporto sono stati raccolti con
il setaccio della definizione Irha. Attenzione particolare merita il punto 10:
secondo il rapporto, “nel Web la narrativa principale continua ad essere il
paragone tra Israele e la Germania nazista”. A macchiarsi di antisemitismo,
secondo questo criterio, sarebbero Maurizio Crozza, Vauro, Alessandro Di
Battista, Francesca Albanese. Dell’ex pentastellato il rapporto cita due post su
Facebook. Quello del 15 novembre: “Italia serva di Washington e dei sionisti”.
L’altro del 22 agosto 2025: “I sionisti sono peggio dei nazisti”.
Di Battista è descritto come “influencer e polemista ‘antisionista’, i cui
numerosi interventi contro il sionismo, definito ‘cancro del mondo’ e i sionisti
‘bestie di Satana’, riempiono le sale e ottengono centinaia di migliaia di like
sui social”.
Anche Francesca Albanese viene additata come antisemita e accusata di aver usato
il paragone tra Israele e il nazismo: “Non si contano le volte in cui Albanese
ha paragonato lo Stato di Israele ed il sionismo al nazismo hitleriano, la
guerra a Gaza alla Shoah”. Tra i gesti di antisemitismo, il rapporto include una
frase della Relatrice speciale Onu sui territori palestinesi, pronunciata nel
novembre 2022: “Avete il diritto di
resistere”. Secondo la relazione, Albanese avrebbe esortato i gazawi
“partecipando in videoconferenza al summit ‘Sedici anni di assedio a Gaza’, dove
erano presenti i vertici dei gruppi terroristici della Striscia di Gaza”.
Non si salva la satira: “Significativo anche il caso di Maurizio Crozza che da
tempo fa l’imitazione del primo ministro israeliano Netanyahu in veste di nuovo
Adolf Hitler”. Oppure, si cita lo sketch in cui lo showman si traveste da
Netanyahu/Mosè e dice sul palco: “Mosè ha salvato il popolo ebreo dagli egizi,
io lo salverò dai palestinesi”. Secondo il rapporto, la satira di Crozza “ritrae
gli ebrei come uccisori di Cristo. Traendo spunto dal conflitto di Gaza,
afferma: ‘con noi Gesù non c’entra nulla, con noi ha fatto la fine che farà
Flotilla’”. L’altro indizio di antisemitismo, per lo showman, sarebbe la frase
“l’economia mondiale è in mano nostra”: il luogo comune secondo il quale gli
ebrei dominerebbero l’economia e le Nazioni. A Crozza si rimprovera anche “il
sostegno al boicottaggio di Israele, l’accusa di ‘genocidio’ e di razzismo”.
Oppure la vignetta di Vauro, sempre nell’alveo della satira, pubblicata sul
Fatto Quotidiano del 25 luglio: un bambino palestinese si rivolge al suo
coetaneo immaginario, ebreo nel lager nazista: “dicono che la mia (fame) non è
uguale alla tua”. L’Osservatorio sull’Antisemitismo giudica la vignetta secondo
il parametro della verità, e conclude così il suo giudizio: “Il riferimento
voluto da Vauro, tra le righe, è rivolto al rifiuto di considerare la parola
genocidio per descrivere la tragedia che si sta vivendo a Gaza. In questo senso,
l’intera vignetta è un prodotto di ‘distorsione’ della Shoah, poiché equipara
impropriamente le condizioni del bambino palestinese a quelle del bambino ebreo
deportato dai nazisti”.
Tutti casi di antisemitismo, secondo il rapporto, anche se non troppo gravi: in
una scala da 1 a 5 siamo al secondo livello. Ma anche intellettuali filo
israeliani hanno azzardato un parallelo tra la politica di Netanyahu e il
nazismo. Ad esempio il direttore della rivista Il Mulino Paolo Pombeni, con cui
collabora Sergio Della Pergola, fervente sostenitore della guerra di Israele e
firmatario di un contributo per il rapporto sull’antisemitismo. Sul Mulino,
Della Pergola aveva definito lo sterminio dei civili a Gaza un “danno
collaterale” sollevando la rivolta di 22 soci. Per placare gli animi, Pombeni ha
firmato un articolo esprimendo la sua ostilità alla politica di Netanyahu
accostandola al millenarismo, perfino nazista: “Si tratta sempre più della folle
illusione di risolvere per sempre la questione palestinese cancellandola: una
“soluzione finale” che rimetterebbe a posto tutta la questione”.
Un’impostazione, secondo il direttore de Il Mulino, “insensata, così come lo
sono tutte le operazioni millenaristiche che abbiamo conosciuto e che di questi
tempi tendono a tornare (dopo il Reich millenario e i colli fatali dell’impero
romano, abbiamo il neo imperialismo di Putin e di tutti gli altri)”.
IL RUOLO DI COMICI, INFLUENCER E OSPITI TV: ENZO IACCHETTI A CARTA BIANCA
Il rapporto sull’antisemitismo si dilunga sulla satira come un sintomo “della
popolarità e dell’accettazione dell’antisemitismo in veste di antisionismo”.
Infatti “influencer e comici (i cui video ottengono centinaia di migliaia di
visualizzazioni) usano lo strumento dei pregiudizi contro gli ebrei per
suscitare il riso del pubblico”.
Il caso “più eclatante”, per gli ospiti sul piccolo schermo, sarebbe quello di
Enzo Iacchetti e dei suoi commenti sullo sterminio di Gaza espressi durante la
trasmissione televisiva Carta Bianca, condotta da Bianca Berlinguer. Ecco i
virgolettati incriminati: “l’antisemitismo lo fanno loro nei confronti degli
ebrei veri…il sionismo controlla tutto il mondo…le banche svizzere sono
controllate dai sionisti ebrei”. Il rapporto cita anche la lite con Mizrahi
(esponente della Comunità ebraica milanese) del 16 settembre 2025. Il noto botta
e risposta sulle vittime civili a Gaza, inclusi i minori, con Mizrahi che
chiedeva a Iacchetti: “definisci bambino”. “Dopo queste polemiche contro gli
ebrei – si legge nel rapporto – il comico è stato spesso ospite di altre
trasmissioni ed eventi in qualità di ‘esperto’ di Israele”.
IL DISEGNO DI LEGGE SULL’ANTISEMITISMO E IL PD DIVISO
Il 3 marzo il testo lungamente negoziato è passato al Senato. Dal testo sono
state eliminate le sanzioni penali e il divieto di autorizzare manifestazioni
che potrebbero ospitare slogan riconducibili alla definizione Irha. Dunque,
cassate le parti più controverse, quelle che alimentavano dubbi sulle garanzie
per la libertà d’espressione. Il disegno di legge istituisce la figura del
Coordinatore nazionale per la lotta contro l’antisemitismo, nominato dalla
Presidenza del Consiglio. A supporto, potrà contare su un comitato di esperti
riuniti in un tavolo tecnico. Ne faranno parte rappresentanti di Chigi e dei
ministeri, ma anche delle associazioni ebraiche.
La novità più rilevante è l’adozione della definizione Irha, che ha contribuito
a dilaniare il Partito democratico. Su 27 senatori dem presenti a Palazzo
madama, 21 si sono astenuti e 6 hanno votato a favore, con le destre. Il Sì è
arrivato dai riformisti, trainati da Graziano Delrio. Su X non ha risparmiato
critiche Roberto Della Seta, ex senatore democratico: “Separare la lotta
all’#antisemitismo da quella al razzismo, contrabbandare x odio antiebraico la
solidarietà con #Gaza: questi gli obiettivi della destra con la legge votata
oggi. Bene che #Pd e centrosinistra non siano stati a questo gioco sporco,
desolante il sì di Delrio e co.”. Gli ha risposto la senatrice Sandra Zampa, che
in Aula ha votato sì al ddl: “Desolanti le tue parole”.
L'articolo Ddl antisemitismo, passa la definizione sulla “percezione degli
ebrei”: gli 11 criteri stabiliti i timori per la libertà d’espressione proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Alessandro Di Battista
“Donald Trump per ragioni affaristiche e non etiche sta cercando di uscire dalla
guerra in Ucraina. Ma più si avvicina il momento del negoziato e di una
possibile conclusione del conflitto, più determinati politici europei si
comportano da guerrafondai assoluti, cercando di sabotare l’unica speranza che
abbiamo”. Ad attaccare la strategia Ue è Alessandro Di Battista, a margine della
presentazione a Roma, alla fiera di Più Libri, Più Liberi, del libro “Democrazia
deviata: tra astensionismo e potere invisibile”, insieme ad Alessandro Orsini.
“Sento il capo di stato maggiore dell’esercito francese dire che bisogna
‘abituare’ la società a perdere figli in guerra. Vedo, nella settimana di
importanti colloqui, Ursula von der Leyen insistere sugli asset russi, esponendo
l’Ue a possibili ricorsi miliardari, Kaja Kallas ribadire la necessità di
continuare ad armare Kiev, Guido Crosetto e Emmanuel Macron parlare di ‘leva
volontaria’, che poi non significa nulla. Stanno alimentando una guerra persa,
per non perdere poltrone e credibilità, mentre Vladimir Putin va avanti perché
ha il coltello dalla parte del manico. Meglio sarebbe accettare una sconfitta
oggi, che affrontare una disfatta domani. Ma forse sono consci che il prossimo
step sarà inviare soldati e poi una guerra nucleare, contro la potenza con il
più alto numero di testate al mondo”, continua l’ex parlamentare.
Parole condivise anche da Orsini: “L’Ue vuole boicottare la pace perché ha
bisogno di prendere tempo per riarmarsi. Poi perché i suoi leader vogliono
salvare la poltrona. Ma la guerra in Ucraina è anche lo strumento che usano per
rilanciare l’economia europea come economia di guerra. Per loro questo conflitto
non deve sparire dall’orizzonte umano come pericolo potenziale. E, nel caso
finisse, devono lasciare irrisolte le cause della guerra. Perché così potranno
dire ‘la guerra è finita, ma dobbiamo dissanguare i cittadini europei perché
potrebbe scoppiare di nuovo”. E questo discorso si può fare soltanto se lasci le
porte della Nato aperte a Kiev”.
L'articolo Più Libri, Più Liberi, Di Battista presenta “Democrazia deviata” con
Orsini: “Ue boicotta pace in Ucraina per paura di perdere poltrone e
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e non mi sono mai pentito di esserlo. Il Fatto mi ha sempre permesso di
raccontare la realtà così come la vedevo: mai hanno cambiato una virgola di
quello che ho scritto. Come reporter ho seguito eventi internazionali e missioni
sul campo in contesti complessi, documentando ciò che vedevo e ciò che pensavo,
con libertà e indipendenza. Oggi più che mai, chi ha un pensiero diverso dal
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“Come è in atto una strategia politico-mediatica di rimozione del genocidio a
Gaza come se tutto fosse dimenticato, è in atto da parte del governo soprattutto
da parte di Giorgia Meloni, un tentativo di rimuovere le sue stesse
responsabilità anche dal disastro ucraino”. Così Alessandro Di Battista, ospite
di Accordi&Disaccordi, il talk condotto da Luca Sommi con la partecipazione di
Marco Travaglio e Andrea Scanzi, in onda il sabato su Nove. “Perché a
scommettere sulla vittoria ucraina non era soltanto Ursula Von der Leyen. Credo
che Giorgia Meloni abbia ripetuto la frase ‘scommetto sulla vittoria
dell’Ucraina’ dieci volte, almeno dieci volte, quando si accontentava del bacino
sulla fronte di Biden, quando obbediva alla Casa Bianca durante tutto quel
periodo, sia lei che tutto il governo. – ha proseguito l’ex deputato M5S –
Dunque lei è politicamente corresponsabile del disastro europeo in Ucraina. In
un Paese normale la Meloni dovrebbe innanzitutto parlare, quando invece sta
zitta, s’inabissa. No, questo è il tentativo mediatico. Non c’è un numero
sufficiente di giornalisti capaci di ricordare alla Meloni quel che ha detto,
anche di farle le giuste domande. Poi lei evita il confronto. Un po’ come la
storia dei gasdotti russi che sappiamo essere stati sabotati con un atto
terroristico dagli ucraini. Quando la Von der Leyen diceva ‘risponderemo con la
forza’, c’è mai stato un un giornalista capace di andare sotto e dire: ‘Scusi ma
ora che sappiamo che sono stati gli ucraini, che cosa fate?’, ‘scusi Giorgia
Meloni ma lei che ha scommesso sulla vittoria Ucraina, adesso che fa? Sceglie la
strada del silenzio? Fa l’equilibrista tra l’Unione europea e Trump quando ha
già scelto Trump e per questo resta in silenzio?”, ha detto ancora il reporter.
“Però il ministro Crosetto ha detto che alcuni punti di questo patto sono
inaccettabili”, ha ribattuto il conduttore. “Secondo me questa è la solita
strategia di mandare avanti uno mentre lei nel frattempo sta zitta, prova un po’
a proteggersi perché il fallimento è colossale. Giorgia Meloni è in totale
continuità rispetto al governo Draghi perché è stato Draghi il primo a far
approvare, durante il suo governo, da tutti i partiti, tutti quanti, il primo
decreto di invio di armi in Ucraina, accettando anche la politica delle
sanzioni. – ha spiegato Di Battista – Ci dissero che le sanzioni avrebbero
buttato giù Mosca in pochi giorni. Questo lo disse Enrico Letta da segretario
del Partito democratico. Quando io sono andato a Mosca a raccontare quello che
succedeva e leggevo che secondo i giornali italiani mancavano le patatine
fritte, non c’era la benzina: io leggevo questa roba e dicevo: ‘guardate che non
è vero’. Scrivevano che non c’erano più armi e io andavo nella zona di
Ekaterinburg dove le fabbriche ex sovietiche, spostate durante la Seconda guerra
mondiale nella zona degli Urali per mettere in sicurezza dei nazisti, facevano
turni h24. Io raccontavo un’altra storia”.
“Quindi le armi non dovevano essere mandate dall’inizio in Ucraina?”, ha
domandato ancora Sommi. “Intanto mandare armi all’interno di un teatro di guerra
è una violazione della Costituzione perché fino a prova contraria per la
Repubblica italiana la guerra non è mai un modo di risolvere i conflitti, le
questioni internazionali. – ha risposto il fondatore di Schierarsi – Poi ho
sempre detto, dal primo giorno, che l’Unione europea si doveva sbrigare ad
individuare in Angela Merkel, che era la persona più autorevole – conosce Putin,
parla il russo, aveva fatto accordi su accordi sul gas, era andata da XI Jinping
non so quante volte – l’inviato speciale dell’Unione, dando questo messaggio a
Putin: siamo favorevoli al riconoscimento della Crimea russa in cambio di un
cessate il fuoco e di un percorso negoziale sul Donbass. Questo era quello che
l’Unione Europea avrebbe dovuto fare. – ha continuato l’attivista – Invece
l’Unione Europea non ha ancora nominato un inviato speciale per la negoziazione
con la Russia e mai lo nominerà. L’hanno fatto gli americani che stanno al di là
dell’Atlantico e ci stanno guadagnando grazie a questa guerra e non l’ha fatto
l’Europa, che si è auto sanzionata. Ricordate quando Draghi, l’Altissimo il
Messia diceva: ‘volete la pace o il condizionatore acceso?’ Ricordate Draghi
dire: ‘in quattro e quattr’otto le sanzioni, con quella spocchia, le sanzioni
alla Russia hanno distrutto la macchina bellica di Mosca’. Ma ve lo ricordate?
Lo disse davanti alla all’Assemblea generale delle Nazioni unite da Presidente
Consiglio dei Ministri, quello spocchioso, tenuto in vita politicamente da un
sistema mediatico altamente corrotto. Adesso i nodi vengono al pettine. Per
questo Giorgia Meloni, che è corresponsabile del fallimento, ha scelto la via
del silenzio. Ma dobbiamo ricordare le sue responsabilità”, ha concluso Di
Battista.
L'articolo Di Battista (Nove): “Meloni cerca di far dimenticare le sue
responsabilità su Gaza e Ucraina: per questo non prende una posizione netta sul
piano Trump” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Scontro rovente a Dimartedì (La7) tra Alessandro Di Battista e Francesco Storace
sulla situazione dell’economia italiana dopo tre anni di governo Meloni.
Il dibattito è incentrato sulla crescita economica al ribasso nel 2025, con
previsioni che indicano un’espansione del Pil molto moderata e revisioni al
negativo rispetto alle stime precedenti: mentre Spagna, Portogallo, Germania e
Francia crescono, l’Italia scende e si prevede che nel 2027 resterà sotto l’1%
di crescita. Saremo cioè il fanalino di coda assoluto dell’Eurozona e verremo
superati anche da economie più piccole come l’Irlanda o il Portogallo.
Insorge Storace che difende l’operato del governo Meloni: “Quella Europa che voi
citate è la stessa Europa che ci dice che a aprile prossimo noi siamo sotto il
rapporto deficit-Pil del 3%. Cioè finisce la procedura di infrazione d’Italia. È
o no un successo del governo?“.
“Sì, pagato dai cittadini più deboli”, commenta la deputata di Avs Elisabetta
Piccolotti.
Le fa eco Di Battista che, rivolgendosi a Storace, chiede con sconcerto, tra le
risate degli ospiti: “Non siete più i fascisti di una volta, siete diventati
tutti bocconiani. Non vi vantate di manovre sociali, ma della procedura
d’infrazione e dello spread. Ma cosa siete diventati? Dove stanno le scuole
pubbliche? Dove stanno gli asili pubblici? Dove sta la natalità? Che fine avete
fatto?”.
“Sei il signor ‘Cambio discorso’!”, urla Storace.
“Dite che la Meloni ha il 28% dei gradimenti – rilancia l’ex deputato del M5s –
ma parliamo di quelli che vanno a votare, ormai un’esigua minoranza. La gente
sente che il governo annuncia l’abbassamento delle tasse, però poi va a fare la
spesa. Il latte che compravo io cinque anni fa stava a 0,89 euro, oggi lo paghi
1,59”.
Lapidario e ironico il commento della filosofa Donatella Di Cesare: “È
bellissimo che Di Battista dia lezioni di fascismo a Storace“.
L'articolo Di Battista contro Storace: “Ma cosa siete diventati? Non siete più
fascisti ma bocconiani”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.