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“Abusava del figlio e mandava video all’amante”, chiesti 16 anni per un’operatrice sanitaria e un imprenditore
Sedici anni di carcere. È la pena richiesta per una operatrice sanitaria che narcotizzava il figlio, 14 anni, e poi ne abusava sessualmente. La storia, che è già a processo, viene riportata dal Corriere e altre testate. La donna registrava tutto in un video che poi spediva al suo amante, un imprenditore. La donna è stata arrestata nel giugno del 2025. La pm di Latina Maria Perna ha chiesto la stessa condanna per l’uomo. Entrambi sono accusati di violenza su minore e produzione di materiale pedopornografico e per capire l’entità della richiesta basti pensare che il processo si svolge con il rito abbreviato che prevede uno sconto della pena per gli imputati. L’accusa ha anche chiesto la revoca della responsabilità genitoriale. Anche la moglie dell’uomo è imputata perché, stando alle indagini, avrebbe avuto un ruolo, sollecitando la madre del ragazzo a narcotizzarlo per poi abusarne. Tuttavia la donna ha scelto di essere giudicata con rito ordinario. La scoperta degli abusi sul ragazzino è avvenuta per caso. I colleghi dell’operatrice sanitaria notano lividi sulle braccia sospettando che la collega sia maltrattata dal nuovo compagno. Il telefono dell’imprenditore viene sequestrato e si trovano le immagini del 14enne, ma anche di altri adolescenti sconosciuti. L'articolo “Abusava del figlio e mandava video all’amante”, chiesti 16 anni per un’operatrice sanitaria e un imprenditore proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Pedofilia e diritto di cronaca: perché i nomi non si possono pubblicare. Il caso di Libero e la differenza tra Carta di Treviso e riforma Cartabia
Era l’estate del 2000 quando il quotidiano Libero – allora diretto da Vittorio Feltri – pubblicò una lista di nomi di pedofili. Uomini condannati per aver abusato sessualmente di minori. Un putiferio di polemiche che portarono alla radiazione di Feltri dall’ordine dei giornalisti. Questo perché quella lista di proscrizione avrebbe permesso di individuare le vittime della violenza più oscena ed era una clamorosa violazione della Carta di Treviso – uno dei cardini deontologici dei giornalisti – firmata il 5 ottobre 1990. La pubblicazione dei nomi di indagati e arrestati per quei reati avviene solo se questo non permette l’individuazione delle vittime. Ed è questo criterio che ha impedito di scrivere i nomi del vice direttore di un tg e una docente di liceo arrestati per violenza sessuale nei confronti di minori, pornografia minorile, detenzione e accesso a materiale pornografico. Oltre a danneggiare ulteriormente le vittime, violare la Carta di Treviso esporrebbe il giornalista a una sanzione severa fino appunto alla radiazione. COSA DICE LA CARTA DI TREVISO Il principio cardine è chiaro: il minore non deve essere mai identificabile, né direttamente né indirettamente. Questo significa che non si possono pubblicare: nomi e cognomi del minore; fotografie o immagini riconoscibili; dettagli che possano far risalire alla sua identità (come l’arresto di parenti); riferimenti precisi alla famiglia o al contesto sociale. Il problema, nella pratica giornalistica, emerge soprattutto nei casi di pedofilia o abusi sessuali. Pubblicare il nome dell’indagato o dell’arrestato può infatti rendere automaticamente identificabile la vittima, soprattutto quando si tratta di contesti familiari o sportivi, di piccoli centri. Per questo motivo spesso i giornali evitano di pubblicare anche il nome del presunto pedofilo, perché l’indicazione dell’identità dell’autore del reato potrebbe portare indirettamente all’identificazione del minore coinvolto. È una tutela indiretta, ma considerata fondamentale dal codice deontologico. Ed è per questo quando invece l’identificazione è impossibile che i nomi possono essere pubblicati e fornire ai cittadini un’informazione completa. LA RIFORMA CARTABIA Certo è che la cronaca giudiziaria italiana si trova da sempre stretta tra due esigenze contrapposte: il diritto dei cittadini a essere informati e la tutela della privacy e della dignità delle persone coinvolte nei procedimenti penali. In questo equilibrio delicato dove la deontologia, tranne in rarissimi casi di violazione della privacy, ha sempre permesso che le notizie di interesse pubblico arrivassero ai cittadini e ai lettori, si è inserita la riforma della giustizia penale voluta dall’ex ministra Marta Cartabia. Un vero e proprio bavaglio. La riforma ha stabilito che non possono essere pubblicati integralmente gli atti di indagine prima dell’udienza preliminare; la diffusione di informazioni deve passare principalmente attraverso comunicati ufficiali delle procure; è limitata la pubblicazione di ordinanze di custodia cautelare o di intercettazioni. L’obiettivo dichiarato era quello di tutelare la presunzione di innocenza e ridurre la spettacolarizzazione delle indagini. Di fatto quindi avrebbe impedito di leggere addirittura le contestazioni ai due indagati che invece i giornalisti – compreso il FattoQuotidiano – ha pubblicato per delineare il perimento di reati gravissimi. UNA CRONACA SEMPRE PIÙ FILTRATA Per molti giornalisti giudiziari, però, l’effetto concreto della riforma Cartabia è stato quello di rendere la cronaca sempre più filtrata e parziale. Senza accesso diretto agli atti e con limiti stringenti alla loro pubblicazione, i cronisti si trovano spesso a raccontare indagini e arresti sulla base di comunicati sintetici delle procure o di informazioni frammentarie. Questo riduce la possibilità di verificare autonomamente i contenuti delle accuse; contestualizzare i fatti; raccontare nel dettaglio la dinamica delle indagini. Il risultato è una cronaca giudiziaria che molti definiscono “monca”: da un lato la necessità – sacrosanta – di proteggere minori e persone coinvolte nelle indagini, dall’altro il rischio di comprimere il diritto dei cittadini a essere informati in modo completo. Il punto di equilibrio resta complesso. La Carta di Treviso – necessaria per la deontologia e la protezione dei minori – tutela i soggetti più vulnerabili, mentre la riforma Cartabia ha depotenziato il lavoro di guardiani della democrazia dei giornalisti che spesso vanno oltre proprio a garanzia del diritto di cronaca. L'articolo Pedofilia e diritto di cronaca: perché i nomi non si possono pubblicare. Il caso di Libero e la differenza tra Carta di Treviso e riforma Cartabia proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Condannati i pedofili che adescarono una ragazzina su Roblox e la ricattavano chiedendo foto e video
Adescata in un videogioco online frequentato da milioni di ragazzi, poi ricattata e costretta per mesi a inviare foto e video a sfondo sessuale. Si è concluso con quattro condanne il processo davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Roma per la vicenda di una tredicenne della provincia di Viterbo finita nella rete di alcuni uomini che l’avevano contattata su internet. I quattro pedofili erano stati arrestati nel dicembre del 2024. Il giudice ha inflitto complessivamente 30 anni di carcere per violenza sessuale pluriaggravata. Alla sbarra c’erano un 23enne di Torino, un 26enne di Rignano Flaminio, un 33enne di Napoli e un medico 44enne di Ferrara. Il tribunale ha condannato uno degli imputati a nove anni di reclusione, due a otto anni ciascuno e il sanitario a cinque anni. Il processo si è svolto con rito abbreviato, scelta che ha consentito agli imputati di ottenere lo sconto di un terzo della pena. Secondo la ricostruzione degli investigatori, il primo contatto con la minorenne sarebbe avvenuto sulla piattaforma di gioco online Roblox, un mondo virtuale popolato da avatar e personaggi digitali molto frequentato da bambini e adolescenti. Qui la tredicenne utilizzava il nickname “paratina”. Dalla chat del videogioco la conversazione sarebbe poi proseguita su WhatsApp. Tra dicembre 2023 e settembre 2024 gli uomini avrebbero progressivamente spinto la ragazza a inviare materiale sessualmente esplicito, minacciandola di diffondere quelle immagini o di raccontare tutto alla famiglia se non avesse continuato. Nelle conversazioni analizzate dagli investigatori emergono anche minacce più pesanti. Gli indagati avrebbero detto alla ragazzina di poter andare a prenderla sotto casa e, secondo l’accusa, avrebbero cercato di convincerla a coinvolgere nei loro giochi sessuali anche i due fratellini più piccoli, entrambi con meno di dieci anni. La vicenda è emersa quando i genitori della tredicenne, accortisi di qualcosa di anomalo, hanno deciso di rivolgersi alle forze dell’ordine presentando denuncia. Da lì sono partite le indagini dei carabinieri che hanno portato agli arresti e al processo. Il giudice ha inoltre stabilito una provvisionale complessiva di 42mila euro, pari a 10.500 euro per ciascun imputato, in attesa della quantificazione definitiva del risarcimento in sede civile. Nel corso del processo la procura aveva chiesto pene più severe: due condanne a 16 anni di carcere, una a 10 anni e un’altra a 7 anni per i reati legati alla pedopornografia. L'articolo Condannati i pedofili che adescarono una ragazzina su Roblox e la ricattavano chiedendo foto e video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Condannato all’ergastolo per molestie sessuali su due bimbi uno degli assalitori di Capitol Hill graziato da Trump
Un operaio della Florida, già coinvolto nell’assalto al Campidoglio del 6 gennaio 2021 e successivamente graziato dal presidente Donald Trump, è stato condannato all’ergastolo per abusi sessuali su due minori. Andrew Paul Johnson, 45 anni, è stato condannato giovedì da un giudice della contea di Hernando dopo essere stato riconosciuto colpevole di due capi d’accusa di molestie oscene o lascive su minore e di un capo d’accusa per trasmissione elettronica di materiale dannoso a un minore. La sentenza è stata pronunciata dal giudice della Corte circondariale Stephen Toner. Johnson è stato uno dei numerosi imputati legati ai fatti del 6 gennaio che, dopo aver beneficiato dell’atto di clemenza deciso da Trump, sono stati successivamente accusati di nuovi reati. Nel suo primo giorno di ritorno alla Casa Bianca lo scorso anno, infatti, il tycoon aveva graziato, commutato le pene detentive o disposto l’archiviazione dei procedimenti per oltre 1.500 persone accusate di aver partecipato all’attacco al Campidoglio. Le indagini sulle accuse di molestie nei confronti di Johnson sono iniziate nel luglio 2025, quando i vice sceriffi della contea hanno raccolto le prime testimonianze. Una delle vittime ha raccontato agli investigatori che gli abusi sarebbero iniziati intorno all’aprile 2024, diversi mesi prima che Johnson fosse condannato per la sua partecipazione alla rivolta. Secondo un rapporto dell’ufficio dello sceriffo, l’uomo avrebbe cercato di manipolare una delle vittime sostenendo di aspettarsi un risarcimento economico dopo la grazia ricevuta per i fatti del 6 gennaio. Avrebbe inoltre promesso di inserire il bambino nel proprio testamento affinché ereditasse il denaro restante. Gli investigatori ritengono che si trattasse di una strategia per impedire alla vittima di rivelare gli abusi. Gli inquirenti hanno inoltre trovato messaggi sessualmente espliciti scambiati da Johnson con una delle vittime sull’app di messaggistica Discord. Secondo quanto riferito dall’ufficio del procuratore dello Stato del Quinto circuito giudiziario, Bill Gladson, nei messaggi l’uomo cercava di convincere il minore a scaricare un’altra applicazione per proseguire la conversazione in modo più privato e lo esortava a cancellare i messaggi dopo averli inviati. Per quanto riguarda i fatti del 6 gennaio, Johnson era stato condannato nell’agosto 2024 dal giudice capo della Corte distrettuale degli Stati Uniti a Washington, James Boasberg, a un anno di carcere dopo essersi dichiarato colpevole di quattro reati minori legati all’assalto al Campidoglio. L’uomo aveva successivamente chiesto di ritirare la dichiarazione di colpevolezza, sostenendo di essere stato costretto a presentarla, ma il giudice aveva respinto la richiesta prima di emettere la sentenza. Residente a Seffner, in Florida, Johnson aveva partecipato al raduno “Stop the Steal” organizzato da Trump nei pressi della Casa Bianca e poi aveva marciato verso il Campidoglio portando con sé un megafono. Secondo i procuratori federali, era entrato nell’edificio attraverso una finestra di un ufficio precedentemente infranta da altri rivoltosi. Durante gli scontri con la polizia avrebbe urlato e imprecato contro gli agenti, che avevano usato gas lacrimogeni per disperdere la folla dei sostenitori di Trump. L'articolo Condannato all’ergastolo per molestie sessuali su due bimbi uno degli assalitori di Capitol Hill graziato da Trump proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Violenza sessuale online sui minori, due arresti tra Trento e Reggio Calabria. Cos’è il live distant child abuse
La violenza sessuale contro i minori passa sempre più spesso dalla rete, assumendo forme nuove e difficili da intercettare. È il caso del cosiddetto “live distant child abuse”, una modalità di abuso online che consente agli aggressori di agire “a distanza”, inducendo o costringendo i minori a compiere atti sessuali in diretta attraverso piattaforme digitali. Sei persone sono state indagate per questo reato al termine di una complessa inchiesta coordinata dalla Procura di Milano e condotta dal Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online della Polizia Postale. Due uomini, rispettivamente di 47 e 31 anni, sono stati arrestati nelle province di Trento e Reggio Calabria con l’accusa di detenzione e divulgazione di ingente materiale pedopornografico. A renderlo noto è il procuratore capo di Milano, Marcello Viola, che ha sottolineato la gravità dei fatti e ha annunciato una conferenza stampa convocata in Procura. L’indagine, avviata nei mesi scorsi, ha permesso di identificare una rete di soggetti che utilizzava il web non solo come strumento di scambio di materiale illecito, ma anche come mezzo diretto di abuso. Gli altri quattro indagati, di età compresa tra i 47 e i 57 anni, risiedono nelle province di Roma, Latina, Brescia e Milano. Nei loro confronti sono stati eseguiti sequestri di dispositivi informatici contenenti un rilevante quantitativo di materiale, ora al vaglio degli investigatori. L’analisi dei dati servirà a ricostruire nel dettaglio i fatti, individuare eventuali ulteriori responsabili e, soprattutto, identificare le vittime. Un aspetto centrale dell’inchiesta riguarda proprio la dimensione transnazionale del fenomeno. La Procura ha confermato che le attività investigative proseguiranno in collaborazione con le agenzie internazionali, nella consapevolezza che la violenza sessuale online sui minori non conosce confini geografici e sfrutta l’anonimato e la velocità della rete. L’operazione riporta l’attenzione su una forma di abuso meno visibile. ma altrettanto devastante, che avviene lontano dal contatto fisico ma produce conseguenze profonde sulle vittime. L'articolo Violenza sessuale online sui minori, due arresti tra Trento e Reggio Calabria. Cos’è il live distant child abuse proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Abusi su sette alunne di meno di 10 anni, chiesti 10 anni e 4 mesi per maestro di musica che fu arrestato in flagranza
Gli agenti erano intervenuti scuola, dopo aver analizzato le immagini registrate da microspie e telecamere installate nell’istituto, e lo avevano arrestato. A poco meno di un anno dal blitz nelle aule di una scuola primaria, la pm di Milano Alessia Menegazzo ha chiesto, nel processo con rito abbreviato, una condanna a 10 anni e 4 mesi di reclusione per un maestro di musica, che insegnava fino al febbraio dello scorso anno in una scuola elementare del capoluogo lombardo, accusato di violenza sessuale aggravata e anche di un episodio di adescamento ai danni di sette alunne di meno di 10 anni. L’uomo, 45 anni, era stato arrestato in flagranza il 10 febbraio del 2025 dopo essere stato sorpreso nel corso degli abusi dalle microcamere posizionate nella scuola dal Nucleo tutela donne e minori della Polizia locale, che ha condotto le indagini. Poi, la giudice Alessandra Di Fazio aveva convalidato l’arresto e disposto la custodia cautelare in carcere. Il 45enne, che aveva sostenuto di essere stato frainteso, è tuttora detenuto. Le indagini erano proseguite con l’ascolto, in audizioni protette, di altre presunte vittime, dopo le prime individuate, e anche attraverso incidenti probatori. Dagli atti risulta che l’uomo avrebbe anche minacciato le alunne dicendole che le avrebbe “bocciate” e avrebbe commesso le violenze anche in aule vuote o in “un ripostiglio”, oltre che alla presenza, a volte, di altri alunni in classe. L’inchiesta era scaturita da una segnalazione alla Procura del 10 gennaio dello scorso anno da parte della dirigente scolastica. La richiesta di condanna è stata formulata dalla pm nell’udienza di ieri e la sentenza del giudice per l’udienza preliminare, Domenico Santoro, è prevista per il 5 febbraio. L'articolo Abusi su sette alunne di meno di 10 anni, chiesti 10 anni e 4 mesi per maestro di musica che fu arrestato in flagranza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Babysitter arrestato per pedofilia, nel suo pc centinaia video di abusi sui bimbi anche di 5 anni
Si era registrato mentre abusava di alcuni bambini, anche di 5 anni, a cui faceva da babysitter. Sono le scioccanti immagini ritrovate nei due computer e nei due cellulari di un ventisettenne di Padova. Insieme a queste, centinaia di video e foto scaricate da internet, forse nei mesi scorsi. L’uomo, 27 anni, è stato arrestato. Il giovane lavorava come babysitter occasionale, attività che promuoveva attraverso annunci pubblicati su internet e sui giornali locali. L’arresto è scattato al termine di una perquisizione domiciliare disposta dalla Procura di Venezia, che aveva incaricato la squadra Mobile di Padova di intervenire nell’ambito di un’indagine avviata per una presunta violenza sessuale ai danni di un minore. Durante il controllo, gli agenti hanno sequestrato due telefoni cellulari e due computer, sui quali le prime analisi hanno subito rivelato un’enorme quantità di materiale osceno. Sui dispositivi del 27enne erano archiviati migliaia di file tra foto e video a contenuto pedopornografico. Una parte sarebbe stata scaricata dalla rete nei mesi recenti, ma diverse centinaia di immagini e filmati sono risultati autoprodotti, realizzati con gli stessi dispositivi sequestrati. In molti di questi contenuti comparirebbe lo stesso indagato mentre compie atti sessuali espliciti con bambini in tenerissima età. Il materiale rinvenuto non risalirebbe soltanto ai giorni immediatamente precedenti la perquisizione, ma coprirebbe un arco temporale molto più ampio. Gli investigatori ritengono che la produzione e la raccolta dei contenuti possano risalire almeno al 2019, periodo in cui il 27enne avrebbe iniziato a svolgere l’attività di babysitter. Il giovane si trova ora recluso in carcere, in attesa dell’udienza di convalida dell’arresto e della decisione del giudice sull’eventuale applicazione di una misura cautelare. Le indagini della polizia di Stato proseguiranno nelle prossime settimane con l’analisi approfondita dei dispositivi informatici sequestrati e con il delicato lavoro di identificazione delle numerose piccole vittime, per accertare eventuali ulteriori responsabilità e ricostruire l’intera rete di contatti dell’indagato. L'articolo Babysitter arrestato per pedofilia, nel suo pc centinaia video di abusi sui bimbi anche di 5 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scandalo Epstein, nuove foto dai caveau: spuntano i condom con il volto di Trump e scatti con Clinton e Allen
Non c’è giorno o notte che il caso di Jeffrey Epstein, il finanziere morto suicida in carcere dopo essere stato arrestato per tratta sessuale di minorenni, non offra nuovi spunti, ulteriori episodi, imbarazzanti fotografie. Ecco che dai caveau sono venute fuori fotografie che ritraggono pacchetti di preservativi con il volto dell’attuale presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, e la scritta (huge ovvero enorme) insieme ad altri scatti riguardanti numerosi personaggi noti. Le immagini, 19 in totale, sono state diffuse dai Democratici della commissione Oversight della Camera dei Rappresentanti, organismo che vigila sull’operato del governo federale. Oltre a Trump, le foto ritraggono il suo predecessore Bill Clinton, lo stratega politico Steve Bannon, imprenditori come Richard Branson e Bill Gates, il regista Woody Allen, l’ex rettore di Harvard Larry Summers (che si è ritirato dagli impegni pubblici) e ovviamente il principe Andrea che a causa dello scandalo è stato di fatto buttato fuori dalla famiglia Reale, perdendo titoli e benefici. Secondo la commissione, molti degli uomini raffigurati erano già noti per i loro collegamenti con Epstein. Nessuno degli scatti mostra condotte sessuali improprie, né donne chiaramente minorenni; alcune fotografie includono accessori erotici e guinzagli sado-maso. Il deputato democratico Robert Garcia, membro della commissione Oversight, ha dichiarato: “Altre immagini che non abbiamo ancora pubblicato sono estremamente inquietanti”. La diffusione completa dei dossier in possesso dell’amministrazione Trump è prevista per il 19 dicembre, in base a una legge approvata lo scorso novembre. Tra le immagini diffuse, l’attuale inquilino della Casa Bianca compare in una foto con una ciotola contenente buste di preservativi in vendita a 4,50 dollari, ciascuna con la caricatura del suo volto e la scritta “I’m HUUUUGE!”. Un’altra fotografia mostra il futuro imprenditore miliardario circondato da sei donne con ghirlande di fiori, i cui volti sono oscurati. Altri scatti ritraggono Bannon e Epstein mentre si fotografano allo specchio, Clinton insieme a Epstein, alla sua collaboratrice Ghisleine Maxwell e a un’altra coppia, e l’avvocato Alan Dershowitz e Bill Gates accanto all’ex principe Andrea. Le foto sono state fornite alla commissione dai fiduciari testamentari di Epstein, ma non è chiaro quando, dove o da chi siano state scattate. Lo sfondo delle immagini riguarda proprietà possedute, affittate, gestite o utilizzate da Epstein dal 1° gennaio 1990 al 10 agosto 2019, data della morte del finanziere, apparentemente suicida in carcere. Complessivamente, gli esecutori testamentari hanno inviato alla commissione decine di migliaia di fotografie, ma i Democratici ne hanno diffuse solo una selezione. Un portavoce repubblicano ha criticato la scelta dei Democratici, affermando che le foto sono state “selezionate ad hoc” per creare una narrazione negativa su Trump: “Abbiamo ricevuto 95mila foto e i Democratici ne hanno diffuse solo una manciata. È vergognoso che si continui a mettere la politica davanti alla giustizia per i sopravvissuti”. Trump e Epstein hanno frequentato gli stessi ambienti sociali a Manhattan e a Palm Beach. In passato, il tycoon ha definito Epstein un “viscido” e ha affermato di averlo allontanato dal club di Mar-a-Lago. Tuttavia, in alcune email di Epstein pubblicate di recente dalla commissione, il finanziere sosteneva che Trump aveva “trascorso ore” con Virginia Giuffre, una delle sue accusatrici più note, morta suicida ad aprile, e che “sapeva delle ragazze”. L'articolo Scandalo Epstein, nuove foto dai caveau: spuntano i condom con il volto di Trump e scatti con Clinton e Allen proviene da Il Fatto Quotidiano.
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