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Medicina, pubblicata la graduatoria: oltre 22mila idonei per 17mila posti
Sono 22.688 gli idonei a medicina e 17.278 i posti disponibili. Quindi, con la modifica introdotta dal ministero dell’università proprio per carenza di candidati che avevano superato tutte e tre le prove, ora non solo verranno coperti tutti i posti disponibili, ma ci sono anche più idonei dei posti a disposizione: circa 5mila dovranno adesso scegliere corsi affini. Agli ammessi a medicina vanno sommati i 1.535 per veterinaria e i 1.072 per odontoiatria. Sono quindi 25.387 gli studenti idonei all’iscrizione in graduatoria. Gli esami con voto superiore al 18 sono stati 19.089 per biologia, 21.763 per chimica, 10.011 per fisica. Al primo appello i promossi sono stati 16.401 a biologia, 12.713 a chimica, 5557 a fisica. Al secondo appello i promossi sono stati 4824 a biologia, 11.706 a chimica, 5.602 a fisica. Complessivamente hanno sostenuto le prove al primo appello 50.859 candidati, al secondo 45.789 studenti. Chi non ha raggiunto le tre sufficienze dovrà recuperare il debito formativo nell’ateneo che il 12 gennaio, giorno della pubblicazione della graduatoria nazionale, verrà assegnato. Sarà un decreto del ministero dell’Università e della Ricerca a definire tutti i dettagli. Coloro che non hanno conseguito crediti universitari durante il semestre potranno comunque iscriversi ad altri corsi – biotecnologie, scienze politiche, giurisprudenza e altro -, tramite finestre straordinarie, come previsto dalla legge che ha istituito il semestre aperto. MINISTRA BERNINI AI RETTORI: “50MILA NON PERDERANNO L’ANNO, UN TEMPO ESCLUSI 80MILA” In base ai dati emersi sul semestre aperto per l’accesso ai corsi di Medicina il nuovo modello sta consentendo l’immatricolazione in un corso di area medica o affine ad almeno 25mila studenti e offre ad altri 25mila la possibilità di orientarsi verso un percorso di studi alternativo, senza perdere l’anno accademico. È uno degli elementi illustrati dalla ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, che ha avuto oggi un incontro con i rettori degli atenei italiani nella sede della Crui. Nel corso della riunione è stato inoltre richiamato il confronto con gli anni precedenti, quando l’accesso era regolato dal test d’ingresso e – a fronte di oltre 90mila domande e di circa 10mila posti disponibili – venivano di fatto esclusi ogni anno dall’ingresso a Medicina circa 80mila studenti. L'articolo Medicina, pubblicata la graduatoria: oltre 22mila idonei per 17mila posti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tre ragioni per cui il numero ‘chiuso’ a Medicina non è eliminabile. Una di queste: titoli invalidati all’estero
Il numero programmato (“chiuso”) per i Corsi di Laurea in Medicina e nelle Professioni Sanitarie è stato introdotto in Italia con la Legge Zecchino 264/1999 che dice: “Sono programmati a livello nazionale gli accessi: a) ai corsi di laurea in medicina e chirurgia … in conformità alla normativa comunitaria vigente e alle raccomandazioni dell’Unione europea che determinano standard formativi tali da richiedere il possesso di specifici requisiti” (art. 1). La legge fa riferimento alla normativa europea sul riconoscimento della Laurea conseguita in uno stato membro presso tutti gli altri, una grande conquista a cui nessuno studente e nessun medico vorrebbe rinunciare. La direttiva europea richiamata dalla Legge Zecchino è la 1993/16/EU, che all’art. 23, comma 2 recita: “L’intero ciclo di formazione medica deve avere una durata minima di sei anni o comprendere un minimo di 5 500 ore di insegnamento teorico e pratico impartito in un’università o sotto il controllo di un’università”. La direttiva è stata successivamente sostituita dalla 2005/36/CE, che però mantiene la stessa dizione (all’art. 24). Le ragioni che rendono necessaria la limitazione degli accessi sono numerose: 1) evitare di formare professionisti in eccesso che non potranno trovare un impiego consono e avranno speso inutilmente anni di studio. In tutti i paesi avanzati il numero di medici in servizio è di circa 4 ogni 1.000 abitanti (in Italia siamo sopra questa media). Per un paese di 60 milioni di abitanti questo comporta avere circa 240.000 medici in servizio; assumendo una vita professionale media di 30 anni, il ricambio necessario è di 8.000 nuovi medici ogni anno o poco più. Considerando il tasso di rinunce e abbandoni degli studi è realistico immatricolare circa 13.000 nuovi studenti ogni anno nei corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia di tutto il territorio nazionale. Quest’anno gli studenti che si sono iscritti al semestre filtro erano 60.000. Anche considerando che il semestre filtro includeva anche i Corsi di Laurea in Odontoiatria e in Medicina Veterinaria, la sproporzione è evidente, ed è per questo che era prevista una selezione mediante esami tenuti nei mesi di novembre e dicembre. Le promesse del ministro Bernini di abolire il numero chiuso erano imbrogli. 2) Il numero programmato evita il sovraffollamento delle strutture e consente una migliore didattica. La capienza delle strutture per la formazione in Medicina non è limitata dalla disponibilità di aule (che si potrebbe aumentare) ma dalla dimensione degli ospedali nei quali lo studente svolge i suoi tirocini ed internati. Già oggi in Italia il sistema è stirato verso il massimo della sua capienza e la formazione degli studenti si svolge non solo nei Policlinici Universitari, ma anche in molti ospedali pubblici convenzionati: non c’è più molto margine per ampliarlo; né sarebbe sensato costruire nuovi ospedali in un momento in cui la sanità cerca invece di spostarsi verso il territorio e l’assistenza domiciliare, meno costosa per lo stato e più gradita ai pazienti. Eliminare il numero chiuso e ammettere il quadruplo degli studenti attuali significherebbe danneggiare drammaticamente la formazione pratica per produrre professionisti in eccesso, quindi inutili. 3) Come visto sopra, il riconoscimento della Laurea in Europa prevede che lo Stato garantisca una adeguata formazione teorica e pratica: eliminando il numero programmato la formazione pratica sarebbe drasticamente ridotta e dequalificata, col risultato che un laureato che chiedesse il riconoscimento del suo titolo in un altro paese europeo potrebbe vederselo rifiutare. Se i casi fossero numerosi, l’Ue potrebbe aprire una procedura di infrazione retroattiva; i titoli rilasciati rimarrebbero validi nel paese di origine ma perderebbero validità in Europa. L'articolo Tre ragioni per cui il numero ‘chiuso’ a Medicina non è eliminabile. Una di queste: titoli invalidati all’estero proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Oltre 25mila hanno ottenuto almeno un 18 al semestre filtro per Medicina
A ottenere almeno un 18 nel semestre filtro per entrare a Medicina, Veterinaria o Odontoiatria sono stati oltre 25mila aspiranti medici. Per l’esattezza 25.450. Hanno preso un 18 negli esami di Chimica, Biologia e Fisica sostenuti durante i due appelli del 20 novembre e del 10 dicembre. Gli studenti conosceranno solo domani, martedì 23, i voti ottenuti al secondo appello ma già trapelano alcuni numeri. Chi non ha raggiunto le tre sufficienze dovrà recuperare il debito formativo nell’ateneo che il 12 gennaio, giorno della pubblicazione della graduatoria nazionale, verrà assegnato. Sarà un decreto del ministero dell’Università e della Ricerca a definire tutti i dettagli. Coloro che non hanno conseguito crediti universitari durante il semestre potranno comunque iscriversi ad altri corsi – Biotecnologie, Scienze politiche, Giurisprudenza e altro -, tramite finestre straordinarie, come previsto dalla legge che ha istituito il semestre aperto. Intanto, in queste ore è anche emerso che sono 117mila i compiti consegnati al secondo appello per l’accesso alle facoltà di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria: l’esame di Fisica, quello che al primo appello era risultato più difficile per gli studenti, ha visto 44mila compiti consegnati, 35mila per Biologia, oltre 38mila per Chimica. Mentre al primo appello Biologia era l’esame andato meglio, ora sembrerebbero migliori i risultati in Chimica, seguita da Biologia; sempre ostica Fisica per gli studenti anche al secondo appello. I posti complessivi a Medicina, Veterinaria e Odontoiatria – tra università pubbliche e private – sono 24.026. Nei giorni scorsi la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, incontrando il Consiglio nazionale degli studenti universitari, oltre alla costituzione di un tavolo permanente, ha dato disponibilità ad intervenire, già dal prossimo anno, valutando una riduzione dei programmi d’esame, l’estensione della durata delle lezioni e un ampliamento dei tempi tra la fine dei corsi e gli appelli, così da garantire maggiore spazio alla didattica. Martedì alle 15 davanti al ministero i giovani di Cambiare Rotta annunciano un presidio. “Come regalo di Natale – dicono – la ministra Bernini prepara l’esclusione di migliaia di studenti dai corsi di Medicina e il rischio di perdere un anno di studi. Non ci stiamo, i correttivi sulla riforma del semestre filtro non bastano perché la selezione a medicina è sbagliata alla radice. Serve formare medici, investire sulla sanità e assumere personale. Il semestre filtro, esattamente come il numero chiuso, va in direzione opposta e giustifica il disinvestimento sul servizio sanitario nazionale e restrizione dell’accesso ai corsi”. L'articolo Oltre 25mila hanno ottenuto almeno un 18 al semestre filtro per Medicina proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Test filtro per Medicina, anche nel secondo appello male Fisica per gli aspiranti camici bianchi
Anche il secondo appello dell’esame filtro degli studenti di Medicina potrebbe essere andato piuttosto male per gli aspiranti camici bianchi. L’esame di Fisica, quello che al primo appello era risultato più difficile per gli studenti, con diverse polemiche in considerazioni di alcune domande abbordabili e anche errori del ministero, ha visto 44mila compiti consegnati, 35mila per Biologia, oltre 38mila per Chimica. Mentre al primo appello Biologia era l’esame andato meglio ora, secondo quanto apprende l’Ansa, sembrerebbero migliori i risultati in Chimica, seguita da Biologia; sempre ostica Fisica per gli studenti anche al secondo appello. Gli esiti saranno noti tra il 22 e il 23 dicembre ma è probabile che anche stavolta sarà alto il numero dei bocciati dal momento che gli studenti hanno detto, al termine delle prove, di averle trovate difficili quanto quelle del primo appello, il 20 novembre. “È vero, Fisica è risultata una materia ostica, ci confronteremo con le università, sempre tenendo conto dell’autonomia universitaria; le domande non sono state preparate da noi ma da una commissione di professori universitari”, ha detto nei giorni scorsi la ministra dell’Università Anna Maria Bernini, la quale ha continuato in queste ore ad assicurare che la riforma è perfettibile ma non è un fallimento e incontrando il Consiglio nazionale degli studenti universitari, oltre alla costituzione di un tavolo permanente, ha dato disponibilità ad intervenire, già dal prossimo anno, valutando una riduzione dei programmi d’esame, l’estensione della durata delle lezioni e un ampliamento dei tempi tra la fine dei corsi e gli appelli, così da garantire maggiore spazio alla didattica. Quello che è certo è che gli studenti che hanno affrontato gli esami per l’ingresso a Medicina saranno tutti nella graduatoria nazionale che stabilirà l’accesso alla facoltà. Per evitare che il numero dei posti disponibili sia superiore ai promossi, tra le ipotesi alle quali il ministero dell’Università sta lavorando c’è quella che gli studenti che all’esito del secondo appello avranno conseguito almeno tre 18, saranno i primi della graduatoria; a seguire ci saranno gli studenti che hanno conseguito due 18 e una insufficienza; a scalare tutti gli altri. Chi non ha ottenuto almeno 18 nelle tre materie si vedrà comunque assegnata la sede e in quell’ateneo dovrà recuperare i crediti formativi mancanti. Intanto i deputati M5s Marianna Ricciardi e Antonio Caso, capigruppo in commissione Affari sociali e in commissione Cultura, hanno presentato in queste ore una interrogazione. “Sono numerosissimi gli studenti – dicono – costretti a rivolgersi alle università private, dove un test di poche ore apre le porte, ma a patto di pagare rette che possono arrivare fino a 20.000 euro l’anno. La meritocrazia diventa così un lusso, e il diritto allo studio si trasforma in un privilegio per chi ha disponibilità economiche”. I posti complessivi sono 24.026. . L'articolo Test filtro per Medicina, anche nel secondo appello male Fisica per gli aspiranti camici bianchi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Medicina, Gimbe sulla riforma Bernini: “Superflua, un flop annunciato. Alimenta l’illusione che laureare più medici sia la soluzione”
“La riforma Bernini, lanciata con slogan populisti, ha alimentato l’illusione che laureare più medici fosse la panacea per risolvere i problemi del servizio sanitario nazionale”. A dirlo è Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe. Nell’ultima analisi pubblicata, l’organizzazione no-profit critica l’intervento della ministra dell’Università. Una riflessione che arriva dopo “il flop annunciato di una riforma superflua” e le polemiche sul semestre filtro. Secondo Cartabellotta, “il problema italiano non è rappresentato dalla mancanza di medici in termini assoluti” ma “da carenze selettive, perché sempre meno giovani scelgono la medicina generale e alcune specialità cruciali, ma poco attrattive”. Secondo Gimbe, infatti, l’Italia ha 5,4 medici ogni 1.000 abitanti, una dotazione al di sopra della media Ocse e dei Paesi europei: un’analisi che trova riscontro anche nei dati di Eurostat per il 2023. Il problema strutturale dunque, non è quello della carenza di medici. Neanche per il futuro, dato che l’aumento dei posti nei corsi di laurea in medicina e chirurgia, cresciuti del 51% solo negli ultimi tre anni, compensa i pensionamenti attesi. Anzi, “il forte incremento degli accessi rischia di produrre, nel medio-lungo periodo, un numero di laureati superiore alle reali capacità di assorbimento del servizio sanitario”, precisa Cartabellotta. L’allarme è invece rappresentanto dalla fuga dalla sanità pubblica, per niente attrattiva: quasi 93mila medici, pari al 29,4% del totale, non lavorano nel pubblico come dipendenti o convenzionati, né risultano inseriti in percorsi formativi post-laurea: basti pensare al fenomeno dei medici gettonisti. Le carenze riguardano invece la medicina di base, in cui secondo Gimbe mancano 5.575 unità per garantire il diritto alla cura alle cittadine e ai cittadini del nostro Paese. Questi dati, denuncia Gimbe, smentiscono la narrazione frutto di una propaganda che non affronta la crisi del Sistema sanitario nazionale: “È evidente che senza interventi mirati per risolvere queste criticità”, si legge nel report, “la riforma rischia di utilizzare risorse pubbliche per formare una nuova pletora medica destinata al libero mercato, in una sanità dove il pubblico arretra e il privato avanza. E visto che gli obiettivi dichiarati, migliorare la qualità della formazione e valorizzare capacità e merito, sono clamorosamente falliti, è indispensabile mettere da parte polemiche politiche e procedere in maniera costruttiva con la riforma della riforma”. Ora, si ipotizza una sanatoria che ne “certifica il fallimento”, conclude Cartabellotta: si passa” dall’ambiziosa pretesa di una selezione basata sul merito all’inevitabile compromesso del 6 politico” che auspica “una riforma della riforma“. L'articolo Medicina, Gimbe sulla riforma Bernini: “Superflua, un flop annunciato. Alimenta l’illusione che laureare più medici sia la soluzione” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Medicina, Bernini incontra gli studenti e apre a modifiche sul semestre filtro. “Ma non torneranno i test d’ingresso”
La ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini ha proposto al Consiglio nazionale degli studenti universitari (Cnsu) l’istituzione di un tavolo di confronto permanente sulla riforma dell’accesso ai corsi di laurea in Medicina, che da quest’anno prevede un “semestre filtro” aperto a tutti, con la possibilità di accedere alla graduatoria nazionale solo per chi supera gli esami di Biologia, Chimica e Fisica. L’esperimento si è rivelato un pasticcio, con una percentuale di promossi inferiore al 20% e il rischio di non coprire tutti i posti disponibili. Per ovviare al problema è stato ipotizzato l’inserimento in graduatoria di tutti i candidati, compresi quelli che non abbiano raggiunto la sufficienza in tutte e tre le prove, a condizione però di recuperare successivamente i crediti formativi mancanti. Nell’incontro con gli studenti, a quanto si apprende, la ministra ha escluso un ritorno ai test d’ingresso, ma ha manifestato piena disponibilità a intervenire sul funzionamento del nuovo sistema già dal prossimo anno, valutando una riduzione dei programmi d’esame, l’estensione della durata delle lezioni e un ampliamento dei tempi tra la fine dei corsi e gli appelli, così da garantire maggiore spazio alla didattica. L’apertura però non soddisfa le sigle studentesche. “Il fatto che la ministra, a metà dell’anno accademico, non abbia idea di cosa fare è preoccupante. Cosa significa ampliare i tempi per svolgere gli esami? Quanto tempo lasciamo in bilico gli studenti? Non sapere a gennaio o febbraio se si sarà trattenuti o sputati dal sistema non farà altro che aumentare lo stress e l’ansia”, denuncia l’Unione degli universitari, il principale sindacato degli studenti italiani, in presidio di fronte al ministero. “Insomma”, sintetizza l’Udu, “non esiste un piano per occuparsi dei problemi che il semestre filtro ha già causato e si pensa addirittura di peggiorare tutto. Aprire le graduatorie non basta: Medicina va aperta davvero. Il semestre filtro è una falsa soluzione che non affronta la carenza di personale sanitario né garantisce il diritto allo studio. Lo diciamo da mesi e lo ripetiamo oggi: il numero chiuso va superato, il semestre filtro va abolito, e servono investimenti strutturali sull’università pubblica”, affermano gli studenti. La scorsa settimana Bernini era stata contestata ad Atreju, la festa di Fratelli d’Italia, da una rappresentanza di aspiranti medici, a cui si era rivolta con disprezzo chiamandoli “poveri comunisti” (una citazione del suo defunto leader Silvio Berlusconi). Ora il M5s, con il capogruppo in Commissione Cultura alla Camera Antonio Caso, può infierire: “A quanto pare qualche problemino con il semestre filtro che rischia di far perdere l’anno a migliaia di studenti ha costretto il dicastero a considerare correttivi già dal prossimo anno e a sedersi a un tavolo di confronto. È innegabile che, almeno su questo, i “poveri comunisti” lamentati da Bernini ad Atreju non avessero poi tutti i torti“, afferma. “Domani abbiamo imposto che la ministra venga alla Camera al question time. Ci aspettiamo risposte precise su cosa intende davvero mettere in campo per risolvere i problemi creati dalla sua riforma”. Un gruppo di studenti ha incontrato nella sede del Movimento anche il presidente Giuseppe Conte: “Bisogna sempre ascoltarli, mai dileggiarli perché sono il nostro futuro e meritano soluzioni adeguate e sostenibili alle loro difficoltà”, afferma l’ex premier. Da Alleanza Verdi e Sinistra interviene il deputato Franco Mari, che ha partecipato al presidio di fronte al ministero: “Il semestre filtro si è rivelato un fallimento totale anche se la ministra Bernini si rifiuta di ammetterlo. Serve una proposta di riforma per l’accesso alla facoltà che deve mettere a punto il Parlamento”. L'articolo Medicina, Bernini incontra gli studenti e apre a modifiche sul semestre filtro. “Ma non torneranno i test d’ingresso” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Siete sempre dei poveri comunisti”, la ministra Bernini contro gli studenti di Medicina che la contestavano
Mentre cresce la polemica per il pasticcio del test filtro per Medicina e si cercano soluzioni all’italiana, a riscaldare gli animi arriva anche la risposta piccatissima della ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, a un gruppo di studenti che la contestavano, all’inizio del suo intervento ad Atreju. + “Non ce la facciamo più, con il semestre filtro rischiamo di perdere un anno”, hanno urlato i giovani, mobilitati contro la riforma del corso di laurea in Medicina voluta proprio da Bernini. La ministra ha replicato citando l’ex presidente Silvio Berlusconi: “Sapete come diceva il presidente Berlusconi? Siete sempre dei poveri comunisti. Prima di contestare fatemi parlare. Questo dimostra la vostra inutilità”. Dopo lo scambio di battute, Bernini è scesa dal palco per dialogare direttamente con gli studenti. Rivolgendosi nuovamente ai giovani, la ministra ha aggiunto: “Stavate meglio pagando 30mila euro? Ho investito 9,4 miliardi sull’università e oltre 800 milioni sulle borse di studio. Questa degli studenti è la strategia del caos: parlano ma non ascoltano. Comincio a preoccuparmi quando qualche partito politico fa loro eco”. Bernini ha poi ammesso che nei test della prova di Fisica – descritta come difficile – “c’erano due errori e nel caso della seconda domanda sbagliata, verrà riconosciuto un punto” per tutti “quindi nel compito di fisica si partirà da un punto”. La ministra ha poi annunciato che “saranno riempiti tutti i posti della graduatoria di medicina: 24mila posti saranno coperti sulla base delle valutazioni di merito perché le domande sono serie. Quella di oggi non è una sanatoria, è la naturale evoluzione di una riforma che deve aspettare di arrivare a tutte le fasi di attuazione – ha spiegato – nel momento in cui noi avremo tutti i voti prima di Natale di tutti gli studenti che hanno partecipato al primo e al secondo appello, faremo la graduatoria e sulla base della graduatoria vedremo chi entra subito, chi entro il 28″ febbraio “sconterà i suoi debiti d’esame e chi potrà scivolare sulle materie affini che sono già state indicate perché hanno potuto gratuitamente già iscriversi a delle materie affini”. “Per quanto riguarda le preoccupazioni degli studenti, io vorrei dire che è semplicemente l’evoluzione della riforma – ha poi continuato – Abbiamo fatto il primo appello, il secondo appello, compileremo la graduatoria che scorrerà e chi non ha la sufficienza nelle proprie sedi di destinazione, ciascuno ne ha indicate 10, avrà i suoi crediti formativi”. Per Bernini “il cambio di paradigma è che prima c’erano dei candidati ai test che venivano ghigliottinati fuori dai cancelli dell’università. Qui dal primo settembre abbiamo 55mila studenti che stanno studiando, formandosi e accumulando crediti formativi”. L'articolo “Siete sempre dei poveri comunisti”, la ministra Bernini contro gli studenti di Medicina che la contestavano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Per il pasticciaccio del test filtro di Medicina il ministero valuta il recupero crediti per tutti
Come risolvere il pasticciaccio del test filtro per la facoltà di Medicina con gli studenti cadute sulle pare difficilissime domande di Fisica? Il ministero dell’Università e della Ricerca lavora a una soluzione per uscire dal buco nero del semestre filtro di Medicina, in cui rischiano di essere inghiottito l’80% degli aspiranti camici bianchi. Anche il secondo appello sembrerebbe essere andato malissimo con proteste, denunce di presunti brogli e probabili ricorsi. L’ipotesi più concreta, attualmente sul tavolo del Mur, prevede l’inserimento in graduatoria di tutti i candidati, anche di coloro che non abbiano raggiunto la sufficienza – il “18” – in tutte e tre le prove, a condizione però di recuperare successivamente i crediti formativi mancanti. Il nuovo schema di classificazione, secondo quanto emerge, dovrebbe prevedere una graduazione per fasce: in cima gli studenti (i pochissimi) che hanno ottenuto almeno tre sufficienze; a seguire chi ne ha raggiunte due; poi, progressivamente, tutti gli altri. Anche chi non ha superato tutte le prove riceverà comunque l’assegnazione di una sede, nella quale sarà tenuto a colmare i debiti formativi. La proposta arriva dopo l’ondata di proteste scatenata dai risultati dell’ultimo appello. Migliaia di studenti hanno denunciato quesiti “estremamente complessi” e, soprattutto, una prova di fisica definita da molti “impossibile”. Commenti e testimonianze hanno invaso gruppi e social, descrivendo un esame percepito come non omogeneo né trasparente. Oggi quasi 50.000 candidati hanno affrontato nuovamente le prove di biologia, chimica – ritenuta da alcuni più agevole – e fisica, ancora una volta la più temuta. Durissima la posizione dell’Unione degli Universitari, che parla apertamente di “fallimento” del semestre filtro: “Non può essere questa la risposta alla necessità di formare nuovi medici”, commentano i rappresentanti, presenti questa mattina davanti alle sedi d’esame per ricordare agli studenti la possibilità di ricorrere contro “un sistema profondamente ingiusto”. Le preoccupazioni dell’Udu erano già emerse dopo il primo appello, quando il numero insufficiente di idonei aveva fatto temere che alcuni posti non venissero coperti. Da qui la richiesta, arrivata da molti candidati, di un terzo appello. “L’unico modo è aprire tutto o fare un terzo appello”, afferma Elisa, una delle studentesse che hanno sostenuto il test. Ma non tutti sono d’accordo: “Chi si rimette a studiare?”, ribatte Tiziana. Altri, come Monica, propongono invece di eliminare il vincolo del “18” almeno nella prova di fisica. Intanto sui social alcuni avvocati segnalano nuove presunte irregolarità: circolazione di messaggi con domande degli esami, richieste d’aiuto e un aumento anomalo di ricerche su Google con parole chiave legate ai test. Elementi che alimentano ulteriori dubbi sulla regolarità della procedura. La mobilitazione degli studenti non si ferma. Per giovedì è stata convocata una manifestazione a Roma, nei pressi del Senato, con l’obiettivo di rilanciare il ricorso collettivo promosso dopo il primo appello e chiedere al governo un intervento urgente sul semestre filtro, prima che la situazione degeneri ulteriormente. FOTO DI ARCHIVIO L'articolo Per il pasticciaccio del test filtro di Medicina il ministero valuta il recupero crediti per tutti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il disastro degli esami filtro a Medicina dimostra che questo metodo è sbagliato
La riforma dell’accesso ai Corsi di Laurea in Medicina e Chirurgia, Medicina Veterinaria e Odontoiatria in vigore da quest’anno si sta dimostrando disastrosa, come peraltro era stato previsto da tutti gli organi accademici, inclusa la Conferenza dei Rettori e il Consiglio Universitario Nazionale. La legge conteneva un tale numero di errori di prospettiva, incongruità e difetti, che non è possibile analizzarli tutti in un solo post; in questo post mi limito ad analizzare i difetti progettuali della prova di esame. Non considererò minimamente le violazioni delle norme, la pubblicazione dei quesiti in rete, etc., che non sono difetti strutturali della legge: la riforma sarebbe pessima anche in assenza di qualunque anomalia nella gestione delle prove di esame. Come è noto la riforma prevede l’accesso libero a tre corsi erogati tra settembre e ottobre: Fisica Medica, Chimica e Propedeutica Biochimica e Biologia; gli studenti hanno due possibilità di sostenere i relativi esami a novembre e dicembre, e infine coloro che sono stati promossi in tutti e tre gli esami entrano in una graduatoria che consente il proseguimento degli studi nel corso scelto, entro il limite del numero programmato (che non viene abrogato). La prima prova ha avuto un esito disastroso e i promossi nelle tre materie sono risultati circa il 10% degli iscritti, un numero molto inferiore a quello dei posti da coprire. Una catastrofe di questo genere dimostra che la modalità di esame prevista dalla riforma è inadeguata al suo scopo. Per poter assegnare ad un esame universitario la funzione aggiuntiva di prova concorsuale, le legge prevede un esame scritto, uguale in tutta Italia, con 16 domande “a completamento” (frasi nelle quali manca una parola, che lo studente deve aggiungere) e 15 quiz (“a crocette”). Questa modalità di valutazione, largamente impiegata in molti contesti, anche all’estero, testa le conoscenze dello studente su un programma ampio (31 domande sono tante) ma ad un livello di comprensione molto superficiale; poteva essere adatta per un test di ammissione, come si faceva negli anni passati, ma non corrisponde agli scopi formativi dell’università, che richiedono invece approfondimento, comprensione e capacità di ragionamento. Uno dei pochi pregi rimasti all’università italiana, che rende i nostri laureati desiderati e competitivi anche all’estero, sta proprio nel fatto che noi manteniamo una modalità di esame basata sull’interrogazione orale o scritta, nella quale al candidato è richiesto il ragionamento. Le prove di esame non erano di per sé difficili e la grande passione dello studente medio è l’esame a quiz da studiarsi sul quizzario, un elenco di tutti i quiz utilizzabili per l’esame con le rispettive risposte. A parte il fatto che nel caso presente, per fortuna, il quizzario non c’era, il punto è che nei corsi di livello universitario si spiegano ragionamenti e ipotesi scientifiche, non si dispensano rispostine a domandine, peraltro imprevedibili. E’ superfluo aggiungere che la medicina, come ogni scienza, non è fatta di domandine e rispostine, che molte domande che un medico si deve porre non hanno risposte certe e assolute, che certe risposte possono essere giuste in un contesto e sbagliate in un altro, che in molti casi la transizione tra giusto e sbagliato è graduale e non assoluta: in una parola che finalizzare un corso universitario al superamento di un quiz è un tradimento culturale della missione dell’università. Anche in quei contesti stranieri in cui l’esame a quiz è usato, il corso non è costruito sulla misura dei quiz. La prima ragione per la quale gli esami sono stati tragicamente deludenti è quindi che la modalità di esame imposta dalla riforma è completamente inadeguata alla modalità formativa universitaria e professionale: i corsi hanno cercato di insegnare allo studente a ragionare, ma la legge ha poi imposto una valutazione nozionistica, nella quale il ragionamento serviva a poco; questo ha tradito e tratto in inganno gli studenti. Spiego meglio questo concetto facendo al tempo stesso una solenne promessa alla ministra Bernini, e a tutti gli italiani, a nome mio e di tutti i colleghi docenti nei Corsi di Laurea in Medicina: a nessun paziente accadrà mai di andare da un medico, chiedergli: “dottore, cosa ho?” e sentirsi rispondere: “scriva su un pezzo di carta quattro diagnosi e io metterò una crocetta su quella che mi pare giusta”. Non accadrà mai una cosa del genere, Signora ministra, perché l’università educa il futuro medico in un modo che è completamente diverso da quello che la sua riforma pretende di valutare con esami nozionistici non solo inadeguati, ma metodologicamente estranei alla formazione che lo studente ha il diritto di ricevere. Gli studenti avrebbero avuto risultati migliori se si fossero potuti preparare per esami universitari “veri”, anche se più difficili. L'articolo Il disastro degli esami filtro a Medicina dimostra che questo metodo è sbagliato proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Test semestre filtro di Medicina? Pochi promossi e gli altri costretti a decidere se accettare il voto al buio”
Accetta o rifiuta il voto?” è una delle frasi ricorrenti all’università. In questo caso, però, le circostanze rendono ancora più difficile dare una risposta. Le studentesse e gli studenti di medicina si trovano a dover fare i conti con gli effetti della riforma al corso di medicina. Adesso che sono stati pubblicati gli esiti della prima prova del semestre filtro, bisogna decidere se accettare il voto oppure ritentare la prova all’appello del 10 dicembre. Il problema, però, è che la graduatoria non è stata pubblicata e la decisione verrà presa al buio. Il semestre filtro era stato progettato per superare il famigerato test d’ingresso a numero chiuso e rispondere alla carenza di personale sanitario nel nostro Paese. Tuttavia, guardando ai risultati della prima prova, sembra che questo nuovo collo di bottiglia non renda il semestre filtro un sistema a numero aperto. Le percentuali del numero di idonei sono davvero basse: 20% per biologia, meno del 20% per chimica e il 10% per fisica. “La gestione del semestre filtro si conferma così incoerente, opaca e strutturalmente discriminatoria”, dichiarano gli studenti di Udu, l’Unione degli universitari, che sottolineano “il divario tra iscritti e posti disponibili rimane enorme: con oltre 54mila aspiranti per meno di 17mila posti, non si può parlare di numero aperto”. Udu ha organizzato un presidio che si terrà l’11 dicembre alle ore 15 in piazza Vidoni, a Roma, e in molte altre piazze italiane. La Flc-Cgil sostiene la mobilitazione, e aggiunge che “il sistema universitario, malgrado le parole di circostanza delle Rettrici e dei Rettori, è sempre stato consapevole della illogicità e dell’inutilità di questa presunta riforma. Si tratta dell’ennesima presa in giro, con una selezione dilazionata impostata su prove di esame irrigidite e standardizzate (anche fuori e oltre le attuali normative sulla libertà di docenza), proprio per fungere di fatto da test nazionale”. E rimarca sulla valanga di bocciature, segno del fallimento del semestre filtro. Oltre alla mobilitazione, Udu inoltrerà una diffida collettiva per garantire agli studenti la possibilità di mantenere tutti i voti positivi ottenuti nella prima sessione e decidere successivamente quale esito conservare, una volta resi pubblici i dati necessari. Sempre sul fronte legale, stanno preparando anche un ricorso collettivo al Comitato europeo dei diritti sociali per chiedere il riconoscimento delle violazioni sistemiche, la tutela del diritto allo studio e l’ingresso in sovrannumero per chi è stato penalizzato dal sistema del semestre filtro. L'articolo “Test semestre filtro di Medicina? Pochi promossi e gli altri costretti a decidere se accettare il voto al buio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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