Tag - Francesco Gaetano Caltagirone

Lovaglio lancia la sfida a Caltagirone e torna in corsa per il Monte dei Paschi candidato da un ex socio di Mediobanca
Ennesimo colpo di scena al Monte dei Paschi di Siena. Quando l’ipotesi di un ritorno sulla scena di Luigi Lovaglio sembrava ormai tramontata, l’amministratore delegato uscente della banca toscana messo alla porta dopo i dissidi con il socio Caltagirone, ha fatto capolino in una lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione presentata da Plt Holding. La società della famiglia Tortora che possente l’1,2% del Monte ha depositato una lista di maggioranza di 12 nomi che ricandida l’attuale ad e gli affianca, per l’incarico di presidente, l’ex presidente di Unicredit Cesare Bisoni. “L’obiettivo prefissato è il completamento della realizzazione del piano industriale già disegnato di Banca Monte dei Paschi di Siena, mettendo a disposizione competenze variegate che possano risultare utili ad accelerare il pieno dispiegarsi degli effetti dell’operazione “trasformativi” in corso e, al tempo stesso, a cogliere le opportunità di crescita esterna che dovessero presentarsi”, spiega una nota secondo la quale i candidati assicurano “coerenza tra competenze ed obiettivi tracciati, in grado di garantire il perfezionarsi di un’operazione complessa ed innovativa che richiede conoscenza approfondita delle due realtà coinvolte e stabilità nella leadership”. Plt Holding è uno storico azionista di Mediobanca che ha aderito all’offerta di Siena su Piazzetta Cuccia. Tra gli altri candidati ci sono figure del calibro di Flavia Mazzarella, nota alle cronache dei vecchi tempi delle nozze tra Unipol e Fonsai volute da Mediobanca, quando lei era alla vigilanza delle assicurazioni, l’Isvap. Oggi invece è nel consiglio della Cassa Depositi e Prestiti e del costruttore Webuild, dopo essere stata alla presidenza di Bper (gruppo Unipol) fino al 2023. Poi c’è uno storico dirigente di Mediobanca, l’ex vicedirettore generale Massimo Di Carlo. E ancora il presidente di Banor Sim ed ex ad di Banca Imi, Carlo Corradini; la consigliera di Cdp Venture Capital Sgr ed esperta di governance, Livia Amidani Alberti; l’avvocato d’affari Patrizia Albano e l’ex vice presidente di Stm Investments, Andrea Cuomo. Infine, la professoressa ed esperta di cybersecurity, Paola Girdinio, il manager della finanza Paolo Massimo Martelli, ex senior advisor dell’Ifc alla Banca Mondiale, l’ex ceo di Bank of Alexandria, Dante Campioni e Paola Leoni Borali. La lista si confronterà con quella presentata nei giorni scorsi dal consiglio di amministrazione uscente che vede schierati per il ruolo di amministratore delegato ben tre candidati concorrenti: Fabrizio Palermo, Corrado Passera e Carlo Vivaldi, con il primo che è ritenuto il favorito del socio forte Caltagirone, ma che non rientra a pieno nei requisiti previsti dalla Banca Centrale Europea per il ruolo indicato. Passera invece ci rientra a pieno nonostante l’indubbio insuccesso di Illimity, la banca da lui fondata e rilevata da Ifis lo scorso anno. L’ex ministro inizialmente aveva mandato a dire di aver accettato ma di essere interessato solo al ruolo di presidente. Venerdì, però, ha dichiarato al Corriere della Sera di essere disponibile anche per la guida della banca, ma a “determinate condizioni”. La palla a questo punto passa ai soci che si riuniranno per votare il 15 aprile, secondo le regole della Legge Capitali varata dal governo Meloni e caldeggiata da Francesco Gaetano Caltagirone quando era alle prese con le liste del cda delle Generali che non riusciva a scalfire nonostante le sue posizioni azionarie. La lista del cda dovrebbe contare sul voto del gruppo Caltagirone (11,4%), che vi esprime due suoi manager, tra cui il figlio dell’ingegnere Alessandro Caltagirone che siede nel comitato nomine. Non è invece chiaro se e come voteranno gli eredi Del Vecchio con la holding Delfin che ha in mano il 17,5% del Monte. Poi ci sono il filogovernativo Banco Bpm (3,7%) e il ministero dell’Economia con il 4,9%,. Infine il mercato che ha in mano quasi il 60% di Mps. L'articolo Lovaglio lancia la sfida a Caltagirone e torna in corsa per il Monte dei Paschi candidato da un ex socio di Mediobanca proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lobby
Mediobanca
Francesco Gaetano Caltagirone
Monte dei Paschi di Siena
La Bce taglia fuori il candidato forte di Caltagirone per Mps: “A Siena ceo indipendente e con forti esperienze bancarie”
Non solo una “rilevante esperienza bancaria”, ma anche una “chiara autonomia di giudizio”. È il minimo sindacale che la Banca Centrale Europea vorrebbe leggere nel curriculum del futuro amministratore delegato del Monte del Paschi di Siena. La richiesta è precisata in una lettera inviata dalla vigilanza al consiglio di amministrazione di Mps che, il 4 marzo scorso, si apprestava a scegliere 20 dei 26 candidati selezionati dai consulenti di Korn Ferry già sottoposti al vaglio (informale) di Francoforte. Nella lettera si parla di “una approfondita valutazione dell’autonomia di giudizio” di tutti i componenti del futuro consiglio, della necessità di inserire nei comitati amministratori “formalmente indipendenti” e di un amministratore delegato che disponga di una “chiara” autonomia di giudizio e di una “rilevante esperienza bancaria, riflesso delle sfide del ruolo e della complessità dell’istituzione”. La quale, va ricordato, non solo si candida a terzo polo bancario del Paese, ma è anche il primo azionista dell’unico conglomerato finanziario italiano, Generali, che in quanto tale è sottoposto a vigilanza rafforzata. Richieste che, anche senza nominarlo, di fatto tagliano fuori il candidato favorito dall’azionista Francesco Gaetano Caltagirone, Fabrizio Palermo, nel cui curriculum non c’è una “rilevante esperienza bancaria”, a meno di non considerare tale la guida della Cassa Depositi e Prestiti per quattro anni dal 2018 al 2021, quando il manager venne scelto a sorpresa dal governo gialloverde per fare fuori il candidato di Giovanni Tria, Dario Scannapieco, che era ritenuto troppo vicino a Mario Draghi. Quanto all’indipendenza, non lo aiuta il fatto di essere il rappresentante di Caltagirone proprio nel consiglio delle Generali oltre amministratore delegato della multiutility romana Acea, storica partecipata del costruttore-editore. Indubbiamente bancaria, invece, la trentennale ‘esperienza dell’altro candidato, Carlo Vivaldi, che però non ha mai guidato una banca in prima persona. Grande o piccola che fosse. Quindi resta solo Corrado Passera. Il quale però ha lasciato il timone di Intesa Sanpaolo ben 15 anni fa e da allora ha all’attivo una disavventura politica e una bancaria. Oltre alla parentesi ministeriale. Certo, la Bce riconosce che “la selezione dell’amministratore delegato è una prerogativa di Mps“, ma la vigilanza si attende “che il piano industriale approvato dal cda il 26 febbraio 2026”, in particolare “in riferimento all’integrazione con Mediobanca”, “non debba essere impattato da un possibile cambiamento nel ruolo dell’amministratore delegato”, che era trapelato il giorno prima. E così l’istituto di Francoforte ha espresso delle “riserve” sul processo di selezione dei candidati della lista del cda di Mps, condotto in “tempi stretti” e “in parallelo ad altre importanti attività come l’approvazione del piano industriale” e che ha portato a valutare la “maggior parte dei candidati” con “punteggi alti“, anche in presenza di “un livello e una qualità di esperienza molto diversi”. Questo “solleva preoccupazioni” sul fatto che il processo di selezione “sia stato adeguatamente rispettato” e sul rischio che “possa portare a un deterioramento nella composizione del cda”. L'articolo La Bce taglia fuori il candidato forte di Caltagirone per Mps: “A Siena ceo indipendente e con forti esperienze bancarie” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Governo Meloni
Lobby
Francesco Gaetano Caltagirone
Monte dei Paschi di Siena
Bce
Ribaltone al Monte dei Paschi: defenestrato l’amministratore delegato Lovaglio sgradito a Caltagirone (e indagato con lui)
Non c’è pace a Siena, dove l’amministratore delegato del Monte dei Paschi, Luigi Lovaglio, sarà messo alla porta nonostante i suoi ottimi servigi. Il banchiere che dopo aver risanato il Monte ha portato a termine la conquista di Mediobanca e, quindi, delle Generali, non è gradito al socio forte Francesco Gaetano Caltagirone, si sa. Nonostante i toni subordinati delle telefonate con il costruttore-editore captate dagli inquirenti nel corso delle indagini sulla scalata di Piazzetta Cuccia, Lovaglio non ha fatto mistero di avere una certa autonomia di pensiero sulla gestione della banca e della preda appena conquistata. Ora però non gode più dell’ombrello del ministero dell’Economia, che pure gli ha rinnovato la sua fiducia e gratitudine per il risanamento di Siena, ma “il ruolo del governo è terminato”, come ha sintetizzato Giorgia Meloni nei giorni scorsi, annunciando che l’esecutivo non avrebbe partecipato alla scelta del nuovo vertice della banca toscana, benché il dicastero di Giancarlo Giorgetti abbia in mano il 4,9% dell’istituto. Una scelta, quella di farsi da parte, più che opportuna dopo l’inchiesta giudiziaria sulla scalata a Mediobanca condita dalle indagini per insider trading a carico dell’ex rappresentante del Tesoro nel consiglio di Mps. La defenestrazione è stata agevolata dalla richiesta della Banca Centrale Europea di inserire dei nomi di “altissimo profilo” nella lista dei candidati al nuovo consiglio di amministrazione di Mps, che viene promossa dal cda uscente con le nuove regole varate dal governo Meloni negli anni in cui Caltagirone usciva perdente dai tentativi di mettere le mani sul board delle Generali che si auto-rinnovava con il placet di Mediobanca. E così nei giorni scorsi sono spuntati, tra gli altri, i nomi di Fabrizio Palermo e Corrado Passera. Inizialmente accanto a Lovaglio e poi da soli, come candidati alternativi per il ruolo di capo azienda. Il primo è un uomo che, nonostante il carattere notoriamente spigoloso, gode della piena fiducia di Caltagirone che l’ha nominato suo rappresentante nel consiglio delle Generali. Amministratore delegato di Acea, la società romana dell’acqua e della luce di il costruttore-editore ha in mano il 5% circa, Palermo è in procinto di concludere un mandato che si era aperto con il clamore delle accuse di sessismo da parte di alcune addette alla sicurezza che un’inchiesta svolta dal comitato etico interno aveva però definito infondate, tanto che il consiglio di amministrazione gli aveva prontamente rinnovato la fiducia. Ma il titolo per l’alto profilo non gli viene da Acea, bensì dal ruolo di amministratore delegato di Cassa Depositi e Prestiti che era riuscito a conquistare a sorpresa nel 2018. Ex ministro con Mario Monti e prima ancora ex amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, Passera è senz’altro più noto di Palermo al grande pubblico. Peccato che sia reduce dal disastro Illimity, la banca che è appena stata comprata dal cugino di John Elkann per 300 milioni di euro, un quarto di quanto valeva quattro anni prima, complice un’errata valutazione dei rischi connessi all’acquisto di pacchetti di crediti relativi a contenziosi tra imprese costruttrici ed enti pubblici. Accompagna il tandem il nome dell’ex capo di Lovaglio in Unicredit, Carlo Vivaldi. Ma non sono in pochi a scommettere su Palermo. Tanto più che Passera avrebbe voluto fare il presidente, ruolo per il quale è stato ricandidato il presidente uscente Nicola Maione. L'articolo Ribaltone al Monte dei Paschi: defenestrato l’amministratore delegato Lovaglio sgradito a Caltagirone (e indagato con lui) proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lobby
Assicurazioni Generali
Mediobanca
Francesco Gaetano Caltagirone
Monte dei Paschi di Siena
Per la procura di Milano Caltagirone e Del Vecchio erano d’accordo su Generali fin dal 2019. “Mef? Criticabile ma non perseguibile”
Il presunto accordo tra Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio sulla conquista di Generali e, lungo la strada, di Mediobanca, risalirebbe al 2019, quando il patron di Luxottica era ancora in vita. Lo ha dichiarato il procuratore di Milano, Marcello Viola, nel corso di un’audizione della commissione di inchiesta sul sistema bancario. Secondo quel che è stato ricostruito dalla procura, ha detto il magistrato, l’intesa tra i due miliardari che viene ipotizzata dalle indagini sul caso “troverebbe origini addirittura dal 2019, allorquando si era registrato un avvicinamento strategico tra i due soci mediante il parallelo rafforzamento delle rispettive partecipazioni azionarie, pur in assenza di patti formali o di una dichiarazione di un’azione concertata”. Che per legge andrebbe invece dichiarata. Con tutta una serie di obblighi conseguenti, come per esempio quello del lancio di una costosa offerta pubblica di acquisto sulla società target al superamento (congiunto) di determinate soglie azionarie. Mentre l’azione nell’ombra penalizza gli altri soci, inclusi i piccoli risparmiatori che nel caso di Generali non sono pochi. Senza contare tutti i potenziali veti incrociati delle autorità di vigilanza che vengono aggirati. Quindi “quantomeno a partire dal 2019 e fino al 2024 si è assistito a un costante investimento a scacchiera in Mediobanca e Generali da parte di Delfin e del gruppo Caltagirone”, senza conseguire “gli obiettivi di controllo” prefissati. “L’insuccesso del proposito“, poi, avrebbe portato poi i due gruppi a cambiare strategia: puntare al controllo di Mediobanca funzionalmente all’obiettivo su Generali, coinvolgendo Mps. E ad orchestrare l’offerta pubblica di scambio sulla banca d’affari fondata da Enrico Cuccia “omettendo” di comunicare “al mercato e alle autorità”, “l’esistenza di un accordo” in tal senso. In altre parole, secondo Viola tra Delfin e Caltagirone c’era una “volontà comune di ottenere il controllo delle Generali” fin dal 2019 e in occasione dell’offerta su Mediobanca da parte del Monte dei Paschi di Siena c’è stato un “saldarsi di interessi di vecchia data con quelli più recenti di Mps senza rendere trasparente al mercato la saldatura di questi interessi”. Inoltre, tra gli osservatori finanziari “nessuno è sembrato dubitare che le posizioni” dei due gruppi “non costituissero dei semplici e occasionali parallelismi frutto di iniziative indipendenti e solo casualmente omogenee, bensì una strategia consapevole e coordinata“. Che secondo la procura di Milano era “esistente”. Secondo quanto precisato dal procuratore aggiunto di Milano, Roberto Pellicano, l’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, poi, ha dato un “supporto materiale fondamentale al concerto” nell’operazione su Mediobanca, pur senza essere azionista delle società coinvolte. “Quindi la sua posizione è quella di concorrente esterno”. Affermazione alla quale ha prontamente replicato il legale del banchiere, Giuseppe Iannaccone, per “esprimere con assoluta chiarezza la mia ferma convinzione circa la piena correttezza del comportamento tenuto dal Dott. Luigi Lovaglio. Gli atti e la documentazione che ho esaminato confermano, a mio avviso in modo inequivocabile, che egli ha operato nel rigoroso rispetto della legge e nel costante perseguimento dell’interesse della Banca. Non ho alcun dubbio che la totale estraneità del Dott. Luigi Lovaglio a qualsiasi ipotesi di reato emergerà, con assoluta chiarezza, quanto prima”. Quanto al ministero dell’Economia, “è chiaro che noi nel corso dell’indagine abbiamo visto e abbiamo anche criticato l’Abb (la vendita del 15% del Montepaschi che il Tesoro ha fatto a novembre 2024 consegnando il pacchetto a Caltagirone, eredi Del Vecchio e Banco Bpm, ndr) fatta in maniera tale da rendere destinatari di quel pacchetto di azioni soggetti determinati“. Tuttavia, ma “alla domanda se questo tipo di condotta è incriminabile” e cioè se il ministero di Giancarlo Giorgetti “con questa dismissione” vuole “governare Mps, Mediobanca e forse un domani Generali”, “la risposta è stata no”, ha detto Pellicano. “Non c’è niente che faccia pensare che il Mef possa esser oggetto di indagine in quanto tale“, ha aggiunto. “Non perseguiamo enti, tantomeno enti pubblici, per il semplice fatto che la fattispecie” di reato che sta muovendo la procura sul patto occulto “non punisce enti pubblici, non punisce sfere di influenza, non punisce atteggiamenti che mirano ad avere un potere politico su certi istituti bancari, ma punisce eventualmente i soggetti che mirano al governo concreto della società attraverso acquisti” di partecipazioni rilevanti, “quando non dichiarino che entrano in società come effettivi protagonisti e come soggetti che vogliono effettivamente avere un peso nella gestione”. Normativa che è in divenire, vista la riforma in corso sul Testo unico della finanza che ha appena visto il varo della riforma del sistema sanzionatorio. Tuttavia, secondo i magistrati anche le recenti modifiche normative “non potrebbero cambiare la carte in tavola e incidere sull’esito del processo”, come ha sintetizzato il presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, Pierantonio Zanettin, dopo le audizioni. L'articolo Per la procura di Milano Caltagirone e Del Vecchio erano d’accordo su Generali fin dal 2019. “Mef? Criticabile ma non perseguibile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lobby
Assicurazioni Generali
Francesco Gaetano Caltagirone
Monte dei Paschi di Siena
Leonardo Del Vecchio
La Bce boccia le modifiche statutarie di Mps: niente lista residuale per Caltagirone e Delfin
Altolà della Banca Centrale Europea ai margini di manovra dei grandi soci del Monte dei Paschi di Siena sul rinnovo del consiglio di amministrazione della banca partecipata dal ministero dell’Economia, da Francesco Gaetano Caltagirone e da Delfin. La Bce ha bocciato una delle modifiche dello statuto proposte da Mps per consentire al cda di presentare una propria lista di candidati al consiglio da sottoporre all’assemblea, che la prossima primavera sarà chiamata a rinnovare il board. A non piacere a Francoforte, come ha anticipato Repubblica in edicola mercoledì 24 dicembre, sarebbe il principio di residualità, previsto anche nel decreto Capitali varato dal governo Meloni, che fa decadere la lista del cda se un azionista rilevante – nel caso senese si tratta del gruppo Caltagirone o di Delfin – presenta una lista di controllo per il nuovo board. Di conseguenza, da quanto si apprende, tale principio non potrà rientrare fra le proposte di modifica dello statuto, che devono ovviamente essere approvate alla Bce per consentire al consiglio di amministrazione presieduto da Nicola Maione di convocare l’assemblea straordinaria in tempo per arrivare poi con le carte in regola all’appuntamento dei soci di primavera. E non è escluso che, per stralciare il punto controverso dalla bozza sulla quale è in corso da alcune settimane il confronto con la Bce, venga convocata una riunione del cda di Mps prima di gennaio. Gli altri principali punti oggetto di modifica dello statuto, sui quali l’autorità di vigilanza non sembra aver sollevato rilievi, sono la possibilità per il cda di presentare una propria lista, il rinnovo del presidente per un altro mandato e l’eliminazione del vincolo attuale che impedisce a Mps di distribuire fino al 100% degli utili in dividendi. L'articolo La Bce boccia le modifiche statutarie di Mps: niente lista residuale per Caltagirone e Delfin proviene da Il Fatto Quotidiano.
Governo Meloni
Lobby
Francesco Gaetano Caltagirone
Monte dei Paschi di Siena
Bce
L’ad di Mps a Caltagirone su Mediobanca: “Il vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito solo l’incarico”
“Il vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito solo l’incarico… Comunque godiamoci questa cosa, ha ingegnato una cosa perfetta, quindi complimenti a lei per l’idea“. È il 18 aprile 2025, l’amministratore delegato del Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, è al telefono con quello che, dopo il ministero dell’Economia, è il suo più importante azionista, Francesco Gaetano Caltagirone. La data è importante, perché siamo all’indomani dell’assemblea del Monte che ha approvato l’aumento di capitale a favore della scalata di Mediobanca. “Perfetto, grazie. È andata come doveva”, replica il costruttore editore romano nella telefonata registrata dagli investigatori del pool milanese contro i reati di finanziari e riportata in esclusiva dal Corriere della Sera in edicola venerdì 28 novembre. “Ci sono anche intercettazioni come queste, oltre alla ricostruzione del ‘costante investimento a scacchiera in Mediobanca e Generali da parte del gruppo Caltagirone e di Delfin’, ad aver spinto la Procura di Milano a indagare il settimo più ricco italiano costruttore-finanziere-editore Caltagirone, il presidente di Luxottica e della controllante lussemburghese Delfin, Francesco Milleri, e il banchiere di Mps Lovaglio per le ipotesi di reato di ‘aggiotaggio‘ e di ‘ostacolo alle Autorità di vigilanza‘”, spiega il quotidiano di Urbano Cairo che per primo, giovedì 27 novembre, ha dato notizia degli avvisi di garanzia e delle perquisizioni a carico degli scalatori dell’anno. La questione non è puramente teorica: in caso di accordo tra più azionisti, al superamento congiunto della soglia del 25% di proprietà di una società quotata, la legge prevede l’obbligo di lanciare un’offerta pubblica di acquisto. Che per definizione è in contanti, mentre quella che è stata lanciata su Mediobanca a gennaio di quest’anno era un’offerta di scambio in carta, cioè azioni Mps contro azioni Mediobanca, alle quali si è poi aggiunta una mancia in contanti e che si è conclusa a settembre con la consegna a Siena (quindi a Caltagirone, Delfin, ministero dell’Economia e Bpm) di Mediobanca e della sua più importante partecipazione, il 13% delle Generali, cassaforte d’Italia. Caltagirone e Delfin a novembre del 2024 insieme avevano già più del 25% di Mediobanca, ma non avrebbero potuto lanciare un’Opa sul 100% di Piazzetta Cuccia per questioni regolamentari, essendo soggetti industriali e non finanziari. Fondamentale quindi il veicolo Mps, una banca che era a portata perché il governo ne avrebbe dovuto dismettere una quota importante entro la fine dell’anno, come era noto per via di accordi con l’Europa e come poi accaduto con la procedura di vendita accelerata (accelerated bookbuilding o abb) del 13 novembre 2024 finita nel mirino della procura. “Non è spiegabile, se non nel senso di voler pilotare l’attività di dismissione, l’affidamento, di un anno fa, del ruolo ‘di bookrunner unico a Banca Akros, intermediario con una sola esperienza di Abb alle spalle, peraltro di entità notevolmente inferiore a quella in esame, laddove i precedenti Abb del Mef erano stati affidati a un pool di banche internazionali come Ubs, BofA, Jefferies, oltre che a Mediobanca, spiega la Procura nell’atto di perquisizione eseguito nell’ambito dell’indagine e citato dall’Ansa. Secondo il Corriere, però, “il Mef-Ministero dell’Economia e delle Finanze del governo Meloni, non indagato solo perché la procedura accelerata, con la quale il 13 novembre 2024 il Mef incaricò il piccolo intermediario Banca Akros di vendere il 15% di azioni Mps, non può essere ritenuta ‘gara pubblica‘ sulla scorta del decreto ministeriale 2020 che regolava le dismissioni: altrimenti, osservano gli inquirenti elencando una complessa sfilza di ‘opacità e anomalie’, ci sarebbero stati tutti ‘gli elementi di fraudolenza per integrare il reato di turbativa d’asta‘. Infatti, benché ‘organizzata in modo da apparire come una gara competitiva e trasparente‘, la dismissione di queste quote governative di Mps fu ‘viceversa costruita in modo tale che risultassero acquirenti i soggetti che avevano condiviso e che avrebbero beneficiato del progetto di controllo di Mediobanca‘ benedetto proprio da Palazzo Chigi”. Cioè Caltagirone e Delfin, oggi in testa all’azionariato di Mps e, quindi, di Mediobanca e Generali. Quindi a parte un tema di conflitto d’interessi dell’arbitro, regolatore e giocatore, con relativo danno d’immagine, comunque vada a finire l’inchiesta al momento il Tesoro ne esce senza ripercussioni. A parte il danno collaterale dell’utilizzo del golden power che ha tenuto Unicredit fuori dalla partita, visto che in caso di conquista di Bpm la banca di Andrea Orcel si sarebbe trovata tra i soci rilevanti di Mps. Ora i conti su questo capitolo sono in corso a Bruxelles e al Consiglio di Stato e bisognerà aspettare a lungo per vedere come andrà a finire. Sembra poi destinata a uscire senza ripercussioni rilevanti anche l’operazione Mps-Mediobanca che comunque è già stata conclusa e perfezionata. Ma bisognerà vedere al termine dell’indagine, quando le carte saranno tutte note. E in ogni, il danno d’immagine non è secondario. Soprattutto per Lovaglio, che puntava a un rinnovo del mandato. Ma anche per Milleri che, in quanto numero uno di Essilor – Luxottica, deve rispondere alle regole francesi e alle lagnanze dei suoi litigiosi azionisti-eredi di Leonardo Del Vecchio. Poi, se gli illeciti fossero provati, ci sarebbero delle sanzioni e ci potrebbero essere delle richieste di risarcimento da parte degli azionisti che hanno ricevuto carta invece di moneta sonante, ma anche qui, previa dimostrazione dell’effettivo danno. Oltre che, appunto, dell’abuso che non è nè scontata nè facile da ottenere. L'articolo L’ad di Mps a Caltagirone su Mediobanca: “Il vero ingegnere è stato lei, io ho eseguito solo l’incarico” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Governo Meloni
Lobby
Mediobanca
Francesco Gaetano Caltagirone
Monte dei Paschi di Siena
Roberto Napoletano torna alla guida dell’ammiraglia di Caltagirone: dal 2 dicembre sarà direttore del Messaggero
Roberto Napoletano torna a casa. L’editore del Messaggero ha ufficializzato la nomina del giornalista alla direzione del quotidiano capitolino ammiraglio del gruppo a partire dal prossimo 2 dicembre. Un ritorno, visto che Napoletano aveva diretto il Messaggero dal 2006 al 2011 per poi passare alla guida del Sole 24 Ore. Al quotidiano di Confindustria, però, non è andata bene tra la sfiducia della redazione e, soprattutto, lo scandalo delle copie gonfiate che è finito in tribunale, dove in ogni caso Napoletano è entrato indagato ed è uscito assolto con formula piena nel 2024. Che è poi lo stesso anno del ritorno a casa Caltagirone dopo una parentesi al Quotidiano del Sud dal 2019 in poi. Il primo approdo nel gruppo editoriale del costruttore editore di origini siciliane era stato alla direzione del Mattino di Napoli e poi, con il più classico dei passaggi infragruppo, Napoletano tornerà a Roma. “L’Editore ringrazia il direttore uscente, Dott. Massimo Martinelli, che assumerà la direzione del Master in Giornalismo e Media Communication “Paolo Graldi” e rivolge al Dott. Napoletano i migliori auguri di buon lavoro”, si legge in una nota della Caltagirone. L'articolo Roberto Napoletano torna alla guida dell’ammiraglia di Caltagirone: dal 2 dicembre sarà direttore del Messaggero proviene da Il Fatto Quotidiano.
Media
Francesco Gaetano Caltagirone
Il Messaggero
Roberto Napoletano