Il presunto accordo tra Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio
sulla conquista di Generali e, lungo la strada, di Mediobanca, risalirebbe al
2019, quando il patron di Luxottica era ancora in vita. Lo ha dichiarato il
procuratore di Milano, Marcello Viola, nel corso di un’audizione della
commissione di inchiesta sul sistema bancario. Secondo quel che è stato
ricostruito dalla procura, ha detto il magistrato, l’intesa tra i due miliardari
che viene ipotizzata dalle indagini sul caso “troverebbe origini addirittura dal
2019, allorquando si era registrato un avvicinamento strategico tra i due soci
mediante il parallelo rafforzamento delle rispettive partecipazioni azionarie,
pur in assenza di patti formali o di una dichiarazione di un’azione concertata”.
Che per legge andrebbe invece dichiarata. Con tutta una serie di obblighi
conseguenti, come per esempio quello del lancio di una costosa offerta pubblica
di acquisto sulla società target al superamento (congiunto) di determinate
soglie azionarie. Mentre l’azione nell’ombra penalizza gli altri soci, inclusi i
piccoli risparmiatori che nel caso di Generali non sono pochi. Senza contare
tutti i potenziali veti incrociati delle autorità di vigilanza che vengono
aggirati.
Quindi “quantomeno a partire dal 2019 e fino al 2024 si è assistito a un
costante investimento a scacchiera in Mediobanca e Generali da parte di Delfin e
del gruppo Caltagirone”, senza conseguire “gli obiettivi di controllo”
prefissati. “L’insuccesso del proposito“, poi, avrebbe portato poi i due gruppi
a cambiare strategia: puntare al controllo di Mediobanca funzionalmente
all’obiettivo su Generali, coinvolgendo Mps. E ad orchestrare l’offerta pubblica
di scambio sulla banca d’affari fondata da Enrico Cuccia “omettendo” di
comunicare “al mercato e alle autorità”, “l’esistenza di un accordo” in tal
senso. In altre parole, secondo Viola tra Delfin e Caltagirone c’era una
“volontà comune di ottenere il controllo delle Generali” fin dal 2019 e in
occasione dell’offerta su Mediobanca da parte del Monte dei Paschi di Siena c’è
stato un “saldarsi di interessi di vecchia data con quelli più recenti di Mps
senza rendere trasparente al mercato la saldatura di questi interessi”. Inoltre,
tra gli osservatori finanziari “nessuno è sembrato dubitare che le posizioni”
dei due gruppi “non costituissero dei semplici e occasionali parallelismi frutto
di iniziative indipendenti e solo casualmente omogenee, bensì una strategia
consapevole e coordinata“. Che secondo la procura di Milano era “esistente”.
Secondo quanto precisato dal procuratore aggiunto di Milano, Roberto Pellicano,
l’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, poi, ha
dato un “supporto materiale fondamentale al concerto” nell’operazione su
Mediobanca, pur senza essere azionista delle società coinvolte. “Quindi la sua
posizione è quella di concorrente esterno”. Affermazione alla quale ha
prontamente replicato il legale del banchiere, Giuseppe Iannaccone, per
“esprimere con assoluta chiarezza la mia ferma convinzione circa la piena
correttezza del comportamento tenuto dal Dott. Luigi Lovaglio. Gli atti e la
documentazione che ho esaminato confermano, a mio avviso in modo inequivocabile,
che egli ha operato nel rigoroso rispetto della legge e nel costante
perseguimento dell’interesse della Banca. Non ho alcun dubbio che la totale
estraneità del Dott. Luigi Lovaglio a qualsiasi ipotesi di reato emergerà, con
assoluta chiarezza, quanto prima”.
Quanto al ministero dell’Economia, “è chiaro che noi nel corso dell’indagine
abbiamo visto e abbiamo anche criticato l’Abb (la vendita del 15% del
Montepaschi che il Tesoro ha fatto a novembre 2024 consegnando il pacchetto a
Caltagirone, eredi Del Vecchio e Banco Bpm, ndr) fatta in maniera tale da
rendere destinatari di quel pacchetto di azioni soggetti determinati“. Tuttavia,
ma “alla domanda se questo tipo di condotta è incriminabile” e cioè se il
ministero di Giancarlo Giorgetti “con questa dismissione” vuole “governare Mps,
Mediobanca e forse un domani Generali”, “la risposta è stata no”, ha detto
Pellicano. “Non c’è niente che faccia pensare che il Mef possa esser oggetto di
indagine in quanto tale“, ha aggiunto. “Non perseguiamo enti, tantomeno enti
pubblici, per il semplice fatto che la fattispecie” di reato che sta muovendo la
procura sul patto occulto “non punisce enti pubblici, non punisce sfere di
influenza, non punisce atteggiamenti che mirano ad avere un potere politico su
certi istituti bancari, ma punisce eventualmente i soggetti che mirano al
governo concreto della società attraverso acquisti” di partecipazioni rilevanti,
“quando non dichiarino che entrano in società come effettivi protagonisti e come
soggetti che vogliono effettivamente avere un peso nella gestione”.
Normativa che è in divenire, vista la riforma in corso sul Testo unico della
finanza che ha appena visto il varo della riforma del sistema sanzionatorio.
Tuttavia, secondo i magistrati anche le recenti modifiche normative “non
potrebbero cambiare la carte in tavola e incidere sull’esito del processo”, come
ha sintetizzato il presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle
banche, Pierantonio Zanettin, dopo le audizioni.
L'articolo Per la procura di Milano Caltagirone e Del Vecchio erano d’accordo su
Generali fin dal 2019. “Mef? Criticabile ma non perseguibile” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
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Leonardo Maria Del Vecchio ha scritto alla cassaforte Delfin e agli altri soci
per annunciare che vuole rilevare il 25% che fa capo ai fratelli Luca e Paola.
La mossa, anticipata da Repubblica, arriva a tre anni e mezzo dalla scomparsa di
Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, e punta a sbloccare una situazione
che si protrae da allora “in rispetto della volontà del padre”. Una eventuale
trattativa sarebbe comunque a sconto rispetto al valore attuale della holding. A
valori di mercato il 25% di Delfin vale circa 14 miliardi di euro.
In un’assemblea di fine ottobre 2025 i due fratelli avevano chiesto di poter
trasferire le proprie quote in una società separata al fine di renderle
negoziabili e bancabili. Ma solo cinque soci su otto avevano dato il via libera
e così Luca e Paola si erano rivolti al giudice del Lussemburgo affinché
definisse un prezzo a cui il trasferimento potesse essere effettuato. La legge
lussemburghese impedisce infatti un divieto a vita di uscire da una compagine
societaria.
Leonardo Maria, secondo Repubblica, vuol sbloccare la successione facendo uscire
dalla compagine societaria i soci dissenzienti, Luca, Clemente e Paola, che con
l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario hanno congelato tutto.
L'articolo Leonardo Maria Del Vecchio vuol rilevare le quote di due fratelli in
Delfin per sbloccare l’eredità del padre proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dopo che Leonardo Maria Del Vecchio è stato ospite a “Otto e mezzo” su La7
condotto da Lilli Gruber, i social si sono scatenati tra meme e gag. Inoltre a
gran voce dai social in molti hanno chiesto che Ubaldo Pantani ne facesse una
imitazione esemplare. Detto, fatto. Nella puntata di ieri, 8 febbraio, a “Che
Tempo Che Fa” si è accomodato sulla sedia del salotto di Fabio Fazio Leonardo
Maria Del Vecchio, ma interpretato in maniera magistrale da Ubaldo Pantani.
Tra le battute che l’attore e imitatore ha fatto durante la diretta quella
relativa all’impiego dell’immenso patrimonio della famiglia: “Con i 7 miliardi
di patrimonio mi sono comprato la Play, l’album della serie B e mezza editoria
italiana”. Poi ha aggiunto sul fatto che sia diventato virale sul Web: “Più
imitazioni ci sono in giro, maggiore è la possibilità che una di queste dica una
cosa giusta”. Grande appassionato delle quattro ruote, Del Vecchio-Pantani ha
affermato: “Per fare Milano-Roma ci vogliono 3 auto”.
L'articolo “Con i 7 miliardi di patrimonio mi sono comprato la Play, l’album
della serie B e mezza editoria italiana”: così Pantani-Del Vecchio – IL VIDEO
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Impaccio palpabile, pause lunghissime, labbra spesso tremanti e qualche gaffe
sparsa (come il “non tergiversi” al posto di “non travisi”, rivolto direttamente
a Lilli Gruber): è il mini-bilancio dell’intervista rilasciata da Leonardo Maria
Del Vecchio, erede miliardario del patron di Luxottica e
neo-imprenditore/editore, nell’ultima puntata di Otto e mezzo su La7.
La prima domanda di Lilli Gruber verte sulla eredità di oltre 7 miliardi di Del
Vecchio: gli otto eredi, a distanza di quasi quattro anni dalla morte del
fondatore di EssilorLuxottica non hanno ancora trovato un accordo per chiudere
la successione.
“Ma perché non dispone ancora materialmente di questi soldi?”, chiede la
conduttrice.
Il giovane rampollo, che esordisce definendosi “imprenditore autonomo
concentrato sul fare”, risponde: “Questa è una domanda che dovrebbe fare altri 3
eredi che hanno deciso di avvalersi del beneficio d’inventario. Io ho accettato
l’eredità di mio padre in maniera nuda, cruda e pura. E non mi sento un eroe,
anzi, pensavo fosse il minimo”.
Gruber cita Berlusconi e Del Vecchio osserva: “Sì. Lui ha rappresentato un
esempio di successione ben riuscita”.
Si passa poi agli interessi di Del Vecchio nell’ambito editoriale:
l’imprenditore possiede il 30% de Il Giornale e controlla il gruppo di Il Resto
del Carlino, Il Giorno e La Nazione. Ha presentato un’offerta per il Gruppo Gedi
(Repubblica, La Stampa), ma John Elkann ha rifiutato l’offerta preferendo un
gruppo greco.
L’imprenditore spiega il suo interesse nell’editoria: “Credo molto
nell’informazione vera. Ho notato che i giovani traggono informazioni e risposte
da mezzi non autorevoli, cosa che reputo essere un potenziale pericolo per il
futuro. Lo faccio perché mia figlia possa avere un giorno informazione da firme
autorevoli e non da tiktoker“.
Al giornalista Massimo Giannini che gli chiede lumi sul suo interesse
contemporaneo per testate progressiste come Repubblica e giornali marcatamente
di destra come Il Giornale, l’imprenditore risponde che la trattativa per Il
Giornale è iniziata “ancora prima dell’estate”, precedendo l’offerta per Gedi
secondo budget stabiliti un anno prima. E aggiunge: ” Il mio cuore sta dalla
parte dell’informazione libera e del pluralismo. Ricordo che Il Giornale era
diretto da Indro Montanelli“.
Poi confessa le sue simpatie politiche passate e attuali: “Ho votato per Renzi e
Meloni. Mi piace l’Italia di questi tre anni e mezzo di governo Meloni. Posso
dire che se non mi fossi sentito stabile nell’investire in Italia non lo avrei
fatto. Questa stabilità è anche parte del governo. Vedo, insomma, un’Italia
stabile. Trump? Non ci sarebbe stato tutto questo spazio per lui, se avessimo
avuto un’Europa più unita. E io non sono pro-Europa, ma super pro-Europa e per
un’Europa unita”.
Infine, la nota dolente: l’incidente in cui è stato protagonista lo scorso 16
novembre 2025 sulla Tangenziale Est di Milano con la sua Ferrari Purosangue. Del
Vecchio avrebbe tamponato una BMW dopo sorpassi azzardati, finendo contro il
guardrail. Gruber ricorda che l’erede di Luxottica è indagato per sostituzione
di persona in concorso e omissione di soccorso, in quanto, secondo l’accusa,
prima dell’arrivo della polizia si sarebbe fatto sostituire da un dipendente
della security per addossargli la colpa.
Del Vecchio, che dà l’idea di leggere degli appunti, nega ogni responsabilità:
“Indagato non è la parola che descrive la mia posizione. Ho effettuato
un’elezione di domicilio e a oggi non c’è neanche un’incolpazione preliminare da
parte del pm. Al di là di quello che si legge sui giornali, né il mio avvocato,
né io abbiamo ricevuto niente di diverso da questo”.
E aggiunge: “Sono andato via solo dopo essermi accertato che i soccorsi
arrivassero e che l’altro conducente fosse illeso. Non me ne sono andato perché
stavo in vacanza, avevo un impegno importante di lavoro. E poi non è vero che ho
chiamato la mia guardia del corpo. Era semplicemente un autista che ho voluto
chiamare perché aspettasse la polizia che dopo un’ora e mezza ancora non era
arrivata”.
L'articolo Del Vecchio jr a La7: “Mi piace l’Italia di Meloni, ho votato lei e
Renzi. I giornali? Voglio un’informazione vera e non da tiktoker” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Leonardo Maria Del Vecchio è indagato per sostituzione di persona in concorso e
omissione di soccorso. Gli agenti della Polizia Stradale lombarda gli hanno
recapitato l‘avviso di garanzia nel suo attico a Brera. Le accuse riguardano un
incidente di cui l’erede del fondatore di Luxottica è stato protagonista lo
scorso 16 novembre mentre era a bordo della sua Ferrari Purosangue 222. Prima
che arrivasse la polizia, il numero uno di Lmdv capital si è fatto sostituire
alla guida da un dipendente. A riportare la notizia è La Repubblica.
Del Vecchio, che stava viaggiando lungo la Tangenziale est di Milano, ha urtato
una Bmw 530 sul lato posteriore dopo una serie di sorpassi. I due veicoli si
erano accostanti sulla corsia di emergenza dopo aver sbattuto più volte contro
il guardrail. Secondo i primi soccorritori, a bordo della Ferrari di Del Vecchio
jr c’erano due persone: il guidatore è un giovane dai lunghi capelli neri con
barba folta, esattamente la sua descrizione.
Ma quando arriva la Polstrada nell’abitacolo, al posto di guida, c’è solo tale
Daniele di 53 anni, addetto alla “asset protection” di Del Vecchio. L’uomo, viso
rasato e capelli a spazzola, non è nemmeno riuscito a mettere in moto il
veicolo, scambiando il pulsante dei tergicristalli per quello d’accensione, e
non ha trovato il libretto nel cruscotto della macchina.
I poliziotti sono risaliti al proprietario della Ferrari partendo dalla targa.
Intanto un infermiere che era giunto sul posto e aveva riconosciuto in foto
l’uomo soccorso poco prima li ha aiutati a ricostruire quel che era successo. A
fare il resto ci hanno pensato le immagini delle telecamere di sorveglianza, che
hanno filmato l’arrivo del 53enne pochi minuti dopo l’incidente, la sua auto
parcheggiata pochi metri più avanti e i passeggeri della Ferrari che salgono
sull’altra auto e se ne vanno. Uno è Del Vecchio jr, l’altro è Marco Talarico,
amministratore delegato di Lmdv Capital e storico braccio destro
dell’imprenditore, che però non risulta indagato.
La super-car non è stata messa sotto sequestro, ma all’imprenditore sono stati
decurtati dieci punti della patente. Leonardo Maria Del Vecchio è uno degli
uomini più ricchi d’Italia. Proprietario del Twiga e dell’Acqua Fiuggi, negli
ultimi tempi ha cominciato a investire parte del suo patrimonio nel settore dei
media italiani, con la conquista della maggioranza del gruppo Editoriale
Nazionale e del 30% de “il Giornale.
L'articolo Leonardo Maria Del Vecchio fa un incidente in Ferrari e prima che
arrivi la polizia si fa sostituire alla guida da un dipendente proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Leonardo Maria Del Vecchio conquista la maggioranza del gruppo Editoriale
Nazionale, che pubblica i quotidiani Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino
e QN. Il cda di Lmdv Capital, la sua società di investimento, ha formalizzato
l’offerta vincolante e il cda di Monrif, che controlla Editoriale Nazionale, ha
deciso di procedere alla formalizzazione dell’operazione. “Questa operazione
rientra in un progetto industriale di lungo periodo che riconosce all’editoria
un ruolo centrale per il Paese”, ha detto Del Vecchio junior, che a dicembre ha
rilevato anche il 30% del Giornale annunciando che, insieme a Qn, sarebbe stato
la base di un futuro piano industriale nei media. “Crediamo nel valore
dell’informazione di qualità e nell’autonomia delle redazioni. Il nostro impegno
è investire con capitale paziente, mettendo tecnologia e competenze al servizio
del lavoro giornalistico. Una volta completati i passaggi formali, intendiamo
confrontarci con giornalisti, redazioni e Comitati di redazione per costruire un
percorso condiviso”.
Per Andrea Riffeser Monti, presidente del gruppo Monrif, l’accordo “rafforza il
futuro di un’informazione libera e responsabile, oggi più che mai essenziale per
la democrazia del nostro Paese”.
L'articolo Leonardo Maria Del Vecchio compra la maggioranza del gruppo
editoriale di Giorno, Nazione, Resto Del Carlino e Qn proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Dopo avere provato a rilevare il gruppo Gedi (il gruppo che pubblica, tra gli
altri, la Repubblica e La Stampa) Leonardo Maria Del Vecchio entra nel capitale
de il Giornale. La sua holding di investimento, la Lmdv, acquisisce una quota
del 30%. A dare l’annuncio ufficiale è stata la finanziaria Tosinvest, società
della famiglia Angelucci. Il quartogenito del fondatore di Luxottica scomparso
nel 2022, entra così nel mondo dell’editoria puntando sul quotidiano fondato da
Indro Montanelli nel 1974.
“L’operazione rappresenta un passo strategico per lo sviluppo e la
valorizzazione dell’informazione come asset centrale per il sistema Paese, con
l’obiettivo di coniugare qualità editoriale, innovazione tecnologica e
sostenibilità economica”, si legge in una nota della società della famiglia
Angelucci. “In un contesto segnato da profonde trasformazioni e da una crescente
competizione a livello internazionale, l’accordo mira a rafforzare le condizioni
per un ecosistema editoriale solido, competitivo e autorevole, capace di
rispondere alle nuove sfide del mercato e del dibattito pubblico”, conclude la
nota. Il Giornale nell’aprile del 2023 era passato nelle mani di Angelucci con
l’acquisto del 70% delle quote del quotidiano di cui era editore Paolo
Berlusconi (conservando il 30%).
Secondo quanto trapela, Lmdv avrebbe acquistato adesso il 25% da Berlusconi e un
altro 5% da Angelucci. Era stato lo stesso Del Vecchio jr, pochi giorni fa, a
rendere noto il suo interesse per il mondo dell’editoria italiana: “Ho messo 140
milioni per Gedi ed ero pronto a rilanciare ma Elkann ha fatto un’altra scelta”,
ha dichiarato a Il Sole 24 ore puntando il dito contro l’erede della famiglia
Agnelli che aveva già raggiunto un pre-accordo con i greci del gruppo Ant1
guidato da Theo Kyriakou. A febbraio Leonardo Maria Del Vecchio ha acquistato il
Twiga da Flavio Briatore (che a sua volta aveva liquidato le quote della
ministra del Turismo Daniela Santanchè).
L'articolo Leonardo Maria Del Vecchio entra nel capitale de “il Giornale”: a lui
una quota del 30% proviene da Il Fatto Quotidiano.
La fine dell’anno si avvicina ed è tempo di tirare le somme, anche quelle a
dieci cifre: nel 2025 è cresciuto il numero dei miliardari in Italia, che adesso
sono 79 – cinque in più rispetto all’ultimo rilevamento di aprile. A stilare la
lista è Forbes, che mette in classifica i nomi delle persone con i loro
patrimoni, aggiornati alla chiusura delle borse di venerdì 12 dicembre. Il
totale ammonta a ben 357,2 miliardi di dollari.
L’oro se lo aggiudica Giovanni Ferrero, che difende e mantiene solido il primo
posto con il suo patrimonio di 41,3 miliardi di dollari: quest’anno è stato
particolarmente fruttuoso per il suo gruppo societario, che ha registrato un
nuovo record di fatturato di 18,4 miliardi , anche grazie all’acquisto di
Kellogg per 3,1 miliardi.
Andrea Pignataro con il suo colosso tecnologico Ion si guadagna la medaglia
d’argento con un patrimonio di 36,9 miliardi. Il bronzo invece spetta al
patrimonio di 22,4 miliardi di Giancarlo Devasini grazie a Tether, la
criptovaluta che ultimamente ha fatto parlare di sé per la proposta d’acquisto
alla Juventus degli Elkann.
Al quarto posto sale Francesco Gaetano Caltagirone con i suoi 9,8 miliardi, dopo
la scalata di Mps a Mediobanca. L’imprenditrice Massimiliana Landini Aleotti,
invece, è la donna più alta in classifica con 8,1 miliardi: vedova di Alberto
Aleotti, è proprietaria e presidente del gruppo farmaceutico Menarini.
Qual è la provenienza delle new entry? Nella maggior parte dei casi sono gli
eredi del patrimonio del defunto Giorgio Armani, che secondo le stime oscilla
tra 11 e 13 miliardi di euro. Si tratta di Pantaleo Dell’Orco, suo braccio
destro e partner, la sorella Rosanna; i nipoti Silvana Armani, Roberta Armani e
Andrea Camerana.
Restando sul tema delle grosse eredità, nella top 10 rientrano anche gli otto
eredi di Leonardo Del Vecchio, fondatore di EssilorLuxottica: i figli Claudio,
Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca e Clemente; la vedova Nicoletta Zampillo e
Rocco Basilico, figlio del precedente matrimonio tra Zampillo e il banchiere
Paolo Basilico.
Nel frattempo, come ha appena certificato il World Inequality Report, in tutto
il mondo cresce la concentrazione della ricchezza e aumentano le disuguaglianze
sociali. Una situazione destinata a peggiorare senza interventi per rafforzare
la progressività fiscale e la redistribuzione della ricchezza.
L'articolo Nel 2025 è cresciuto il numero dei miliardari in Italia. Ora sono 79:
il più ricco resta Ferrero, poi Pignataro e Devasini proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Le dimissioni saranno effettive da gennaio. Rocco Basilico, figlio di primo
letto di Nicoletta Zampillo, ultima moglie del fondatore di Luxottica Leonardo
Del Vecchio, non ricoprirà più gli incarichi di chief wearables officer nella
cassaforte Delfin e di presidente in Oliver Peoples, società del gruppo
EssilorLuxottica. Dietro la decisione la volontà di avviare nuovi progetti
imprenditoriali e divergenze con gli altri eredi.
A tre anni e mezzo dalla morte del fondatore di Luxottica, ora un gigante
mondiale da oltre 140 miliardi di capitalizzazione, non è ancora stato trovato
un accordo sull’accettazione dell’eredità. Basilico, 35enne, in azienda da una
decina di anni, nel testamento è stato inserito alla pari dei sei figli di Del
Vecchio: con una quota del 12,5% in nuda proprietà. Ma la madre gli ha
trasferito anche l’usufrutto della propria quota, il che gli conferisce diritto
di voto. Diritto la cui legittimità è stata contestata, durante una delle ultime
assemblee di Delfin, dal fratellastro Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito
di Leonardo.
In precedenza lo stesso Basilico, insieme ad altri eredi, aveva chiesto di
trasferire parte della propria quota. Ma per farlo serve l’unanimità e altri
eredi, tra cui lo stesso Leonardo Maria, avevano posto il veto. Un braccio di
ferro che, sulla base del diritto lussemburghese, potrebbe aprire la strada a
una battaglia legale per ottenere il diritto di trasferire le azioni (gli altri
soci avrebbero la prelazione) e garantirsi liquidità da investire in nuovi
progetti.
Sarebbe stato proprio Basilico, partendo dalla California dove risiede, a fare
la prima conoscenza con Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook e di Meta.
Quest’ultima in estate ha investito quasi 3 miliardi di euro per il 3% di
EssilorLuxottica. Una partecipazione che arriva a valle della partnership per lo
sviluppo di occhiali smart dotati di intelligenza artificiale.
L'articolo Rocco Basilico, uno degli eredi Del Vecchio, lascia EssilorLuxottica.
Lo strappo con il fratellastro Leonardo Maria proviene da Il Fatto Quotidiano.