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Per la procura di Milano Caltagirone e Del Vecchio erano d’accordo su Generali fin dal 2019. “Mef? Criticabile ma non perseguibile”
Il presunto accordo tra Francesco Gaetano Caltagirone e Leonardo Del Vecchio sulla conquista di Generali e, lungo la strada, di Mediobanca, risalirebbe al 2019, quando il patron di Luxottica era ancora in vita. Lo ha dichiarato il procuratore di Milano, Marcello Viola, nel corso di un’audizione della commissione di inchiesta sul sistema bancario. Secondo quel che è stato ricostruito dalla procura, ha detto il magistrato, l’intesa tra i due miliardari che viene ipotizzata dalle indagini sul caso “troverebbe origini addirittura dal 2019, allorquando si era registrato un avvicinamento strategico tra i due soci mediante il parallelo rafforzamento delle rispettive partecipazioni azionarie, pur in assenza di patti formali o di una dichiarazione di un’azione concertata”. Che per legge andrebbe invece dichiarata. Con tutta una serie di obblighi conseguenti, come per esempio quello del lancio di una costosa offerta pubblica di acquisto sulla società target al superamento (congiunto) di determinate soglie azionarie. Mentre l’azione nell’ombra penalizza gli altri soci, inclusi i piccoli risparmiatori che nel caso di Generali non sono pochi. Senza contare tutti i potenziali veti incrociati delle autorità di vigilanza che vengono aggirati. Quindi “quantomeno a partire dal 2019 e fino al 2024 si è assistito a un costante investimento a scacchiera in Mediobanca e Generali da parte di Delfin e del gruppo Caltagirone”, senza conseguire “gli obiettivi di controllo” prefissati. “L’insuccesso del proposito“, poi, avrebbe portato poi i due gruppi a cambiare strategia: puntare al controllo di Mediobanca funzionalmente all’obiettivo su Generali, coinvolgendo Mps. E ad orchestrare l’offerta pubblica di scambio sulla banca d’affari fondata da Enrico Cuccia “omettendo” di comunicare “al mercato e alle autorità”, “l’esistenza di un accordo” in tal senso. In altre parole, secondo Viola tra Delfin e Caltagirone c’era una “volontà comune di ottenere il controllo delle Generali” fin dal 2019 e in occasione dell’offerta su Mediobanca da parte del Monte dei Paschi di Siena c’è stato un “saldarsi di interessi di vecchia data con quelli più recenti di Mps senza rendere trasparente al mercato la saldatura di questi interessi”. Inoltre, tra gli osservatori finanziari “nessuno è sembrato dubitare che le posizioni” dei due gruppi “non costituissero dei semplici e occasionali parallelismi frutto di iniziative indipendenti e solo casualmente omogenee, bensì una strategia consapevole e coordinata“. Che secondo la procura di Milano era “esistente”. Secondo quanto precisato dal procuratore aggiunto di Milano, Roberto Pellicano, l’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Luigi Lovaglio, poi, ha dato un “supporto materiale fondamentale al concerto” nell’operazione su Mediobanca, pur senza essere azionista delle società coinvolte. “Quindi la sua posizione è quella di concorrente esterno”. Affermazione alla quale ha prontamente replicato il legale del banchiere, Giuseppe Iannaccone, per “esprimere con assoluta chiarezza la mia ferma convinzione circa la piena correttezza del comportamento tenuto dal Dott. Luigi Lovaglio. Gli atti e la documentazione che ho esaminato confermano, a mio avviso in modo inequivocabile, che egli ha operato nel rigoroso rispetto della legge e nel costante perseguimento dell’interesse della Banca. Non ho alcun dubbio che la totale estraneità del Dott. Luigi Lovaglio a qualsiasi ipotesi di reato emergerà, con assoluta chiarezza, quanto prima”. Quanto al ministero dell’Economia, “è chiaro che noi nel corso dell’indagine abbiamo visto e abbiamo anche criticato l’Abb (la vendita del 15% del Montepaschi che il Tesoro ha fatto a novembre 2024 consegnando il pacchetto a Caltagirone, eredi Del Vecchio e Banco Bpm, ndr) fatta in maniera tale da rendere destinatari di quel pacchetto di azioni soggetti determinati“. Tuttavia, ma “alla domanda se questo tipo di condotta è incriminabile” e cioè se il ministero di Giancarlo Giorgetti “con questa dismissione” vuole “governare Mps, Mediobanca e forse un domani Generali”, “la risposta è stata no”, ha detto Pellicano. “Non c’è niente che faccia pensare che il Mef possa esser oggetto di indagine in quanto tale“, ha aggiunto. “Non perseguiamo enti, tantomeno enti pubblici, per il semplice fatto che la fattispecie” di reato che sta muovendo la procura sul patto occulto “non punisce enti pubblici, non punisce sfere di influenza, non punisce atteggiamenti che mirano ad avere un potere politico su certi istituti bancari, ma punisce eventualmente i soggetti che mirano al governo concreto della società attraverso acquisti” di partecipazioni rilevanti, “quando non dichiarino che entrano in società come effettivi protagonisti e come soggetti che vogliono effettivamente avere un peso nella gestione”. Normativa che è in divenire, vista la riforma in corso sul Testo unico della finanza che ha appena visto il varo della riforma del sistema sanzionatorio. Tuttavia, secondo i magistrati anche le recenti modifiche normative “non potrebbero cambiare la carte in tavola e incidere sull’esito del processo”, come ha sintetizzato il presidente della commissione parlamentare di inchiesta sulle banche, Pierantonio Zanettin, dopo le audizioni. L'articolo Per la procura di Milano Caltagirone e Del Vecchio erano d’accordo su Generali fin dal 2019. “Mef? Criticabile ma non perseguibile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Leonardo Maria Del Vecchio vuol rilevare le quote di due fratelli in Delfin per sbloccare l’eredità del padre
Leonardo Maria Del Vecchio ha scritto alla cassaforte Delfin e agli altri soci per annunciare che vuole rilevare il 25% che fa capo ai fratelli Luca e Paola. La mossa, anticipata da Repubblica, arriva a tre anni e mezzo dalla scomparsa di Leonardo Del Vecchio, fondatore di Luxottica, e punta a sbloccare una situazione che si protrae da allora “in rispetto della volontà del padre”. Una eventuale trattativa sarebbe comunque a sconto rispetto al valore attuale della holding. A valori di mercato il 25% di Delfin vale circa 14 miliardi di euro. In un’assemblea di fine ottobre 2025 i due fratelli avevano chiesto di poter trasferire le proprie quote in una società separata al fine di renderle negoziabili e bancabili. Ma solo cinque soci su otto avevano dato il via libera e così Luca e Paola si erano rivolti al giudice del Lussemburgo affinché definisse un prezzo a cui il trasferimento potesse essere effettuato. La legge lussemburghese impedisce infatti un divieto a vita di uscire da una compagine societaria. Leonardo Maria, secondo Repubblica, vuol sbloccare la successione facendo uscire dalla compagine societaria i soci dissenzienti, Luca, Clemente e Paola, che con l’accettazione dell’eredità con beneficio di inventario hanno congelato tutto. L'articolo Leonardo Maria Del Vecchio vuol rilevare le quote di due fratelli in Delfin per sbloccare l’eredità del padre proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Con i 7 miliardi di patrimonio mi sono comprato la Play, l’album della serie B e mezza editoria italiana”: così Pantani-Del Vecchio – IL VIDEO
Dopo che Leonardo Maria Del Vecchio è stato ospite a “Otto e mezzo” su La7 condotto da Lilli Gruber, i social si sono scatenati tra meme e gag. Inoltre a gran voce dai social in molti hanno chiesto che Ubaldo Pantani ne facesse una imitazione esemplare. Detto, fatto. Nella puntata di ieri, 8 febbraio, a “Che Tempo Che Fa” si è accomodato sulla sedia del salotto di Fabio Fazio Leonardo Maria Del Vecchio, ma interpretato in maniera magistrale da Ubaldo Pantani. Tra le battute che l’attore e imitatore ha fatto durante la diretta quella relativa all’impiego dell’immenso patrimonio della famiglia: “Con i 7 miliardi di patrimonio mi sono comprato la Play, l’album della serie B e mezza editoria italiana”. Poi ha aggiunto sul fatto che sia diventato virale sul Web: “Più imitazioni ci sono in giro, maggiore è la possibilità che una di queste dica una cosa giusta”. Grande appassionato delle quattro ruote, Del Vecchio-Pantani ha affermato: “Per fare Milano-Roma ci vogliono 3 auto”. L'articolo “Con i 7 miliardi di patrimonio mi sono comprato la Play, l’album della serie B e mezza editoria italiana”: così Pantani-Del Vecchio – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Del Vecchio jr a La7: “Mi piace l’Italia di Meloni, ho votato lei e Renzi. I giornali? Voglio un’informazione vera e non da tiktoker”
Impaccio palpabile, pause lunghissime, labbra spesso tremanti e qualche gaffe sparsa (come il “non tergiversi” al posto di “non travisi”, rivolto direttamente a Lilli Gruber): è il mini-bilancio dell’intervista rilasciata da Leonardo Maria Del Vecchio, erede miliardario del patron di Luxottica e neo-imprenditore/editore, nell’ultima puntata di Otto e mezzo su La7. La prima domanda di Lilli Gruber verte sulla eredità di oltre 7 miliardi di Del Vecchio: gli otto eredi, a distanza di quasi quattro anni dalla morte del fondatore di EssilorLuxottica non hanno ancora trovato un accordo per chiudere la successione. “Ma perché non dispone ancora materialmente di questi soldi?”, chiede la conduttrice. Il giovane rampollo, che esordisce definendosi “imprenditore autonomo concentrato sul fare”, risponde: “Questa è una domanda che dovrebbe fare altri 3 eredi che hanno deciso di avvalersi del beneficio d’inventario. Io ho accettato l’eredità di mio padre in maniera nuda, cruda e pura. E non mi sento un eroe, anzi, pensavo fosse il minimo”. Gruber cita Berlusconi e Del Vecchio osserva: “Sì. Lui ha rappresentato un esempio di successione ben riuscita”. Si passa poi agli interessi di Del Vecchio nell’ambito editoriale: l’imprenditore possiede il 30% de Il Giornale e controlla il gruppo di Il Resto del Carlino, Il Giorno e La Nazione. Ha presentato un’offerta per il Gruppo Gedi (Repubblica, La Stampa), ma John Elkann ha rifiutato l’offerta preferendo un gruppo greco. L’imprenditore spiega il suo interesse nell’editoria: “Credo molto nell’informazione vera. Ho notato che i giovani traggono informazioni e risposte da mezzi non autorevoli, cosa che reputo essere un potenziale pericolo per il futuro. Lo faccio perché mia figlia possa avere un giorno informazione da firme autorevoli e non da tiktoker“. Al giornalista Massimo Giannini che gli chiede lumi sul suo interesse contemporaneo per testate progressiste come Repubblica e giornali marcatamente di destra come Il Giornale, l’imprenditore risponde che la trattativa per Il Giornale è iniziata “ancora prima dell’estate”, precedendo l’offerta per Gedi secondo budget stabiliti un anno prima. E aggiunge: ” Il mio cuore sta dalla parte dell’informazione libera e del pluralismo. Ricordo che Il Giornale era diretto da Indro Montanelli“. Poi confessa le sue simpatie politiche passate e attuali: “Ho votato per Renzi e Meloni. Mi piace l’Italia di questi tre anni e mezzo di governo Meloni. Posso dire che se non mi fossi sentito stabile nell’investire in Italia non lo avrei fatto. Questa stabilità è anche parte del governo. Vedo, insomma, un’Italia stabile. Trump? Non ci sarebbe stato tutto questo spazio per lui, se avessimo avuto un’Europa più unita. E io non sono pro-Europa, ma super pro-Europa e per un’Europa unita”. Infine, la nota dolente: l’incidente in cui è stato protagonista lo scorso 16 novembre 2025 sulla Tangenziale Est di Milano con la sua Ferrari Purosangue. Del Vecchio avrebbe tamponato una BMW dopo sorpassi azzardati, finendo contro il guardrail. Gruber ricorda che l’erede di Luxottica è indagato per sostituzione di persona in concorso e omissione di soccorso, in quanto, secondo l’accusa, prima dell’arrivo della polizia si sarebbe fatto sostituire da un dipendente della security per addossargli la colpa. Del Vecchio, che dà l’idea di leggere degli appunti, nega ogni responsabilità: “Indagato non è la parola che descrive la mia posizione. Ho effettuato un’elezione di domicilio e a oggi non c’è neanche un’incolpazione preliminare da parte del pm. Al di là di quello che si legge sui giornali, né il mio avvocato, né io abbiamo ricevuto niente di diverso da questo”. E aggiunge: “Sono andato via solo dopo essermi accertato che i soccorsi arrivassero e che l’altro conducente fosse illeso. Non me ne sono andato perché stavo in vacanza, avevo un impegno importante di lavoro. E poi non è vero che ho chiamato la mia guardia del corpo. Era semplicemente un autista che ho voluto chiamare perché aspettasse la polizia che dopo un’ora e mezza ancora non era arrivata”. L'articolo Del Vecchio jr a La7: “Mi piace l’Italia di Meloni, ho votato lei e Renzi. I giornali? Voglio un’informazione vera e non da tiktoker” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La7
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Leonardo Maria Del Vecchio fa un incidente in Ferrari e prima che arrivi la polizia si fa sostituire alla guida da un dipendente
Leonardo Maria Del Vecchio è indagato per sostituzione di persona in concorso e omissione di soccorso. Gli agenti della Polizia Stradale lombarda gli hanno recapitato l‘avviso di garanzia nel suo attico a Brera. Le accuse riguardano un incidente di cui l’erede del fondatore di Luxottica è stato protagonista lo scorso 16 novembre mentre era a bordo della sua Ferrari Purosangue 222. Prima che arrivasse la polizia, il numero uno di Lmdv capital si è fatto sostituire alla guida da un dipendente. A riportare la notizia è La Repubblica. Del Vecchio, che stava viaggiando lungo la Tangenziale est di Milano, ha urtato una Bmw 530 sul lato posteriore dopo una serie di sorpassi. I due veicoli si erano accostanti sulla corsia di emergenza dopo aver sbattuto più volte contro il guardrail. Secondo i primi soccorritori, a bordo della Ferrari di Del Vecchio jr c’erano due persone: il guidatore è un giovane dai lunghi capelli neri con barba folta, esattamente la sua descrizione. Ma quando arriva la Polstrada nell’abitacolo, al posto di guida, c’è solo tale Daniele di 53 anni, addetto alla “asset protection” di Del Vecchio. L’uomo, viso rasato e capelli a spazzola, non è nemmeno riuscito a mettere in moto il veicolo, scambiando il pulsante dei tergicristalli per quello d’accensione, e non ha trovato il libretto nel cruscotto della macchina. I poliziotti sono risaliti al proprietario della Ferrari partendo dalla targa. Intanto un infermiere che era giunto sul posto e aveva riconosciuto in foto l’uomo soccorso poco prima li ha aiutati a ricostruire quel che era successo. A fare il resto ci hanno pensato le immagini delle telecamere di sorveglianza, che hanno filmato l’arrivo del 53enne pochi minuti dopo l’incidente, la sua auto parcheggiata pochi metri più avanti e i passeggeri della Ferrari che salgono sull’altra auto e se ne vanno. Uno è Del Vecchio jr, l’altro è Marco Talarico, amministratore delegato di Lmdv Capital e storico braccio destro dell’imprenditore, che però non risulta indagato. La super-car non è stata messa sotto sequestro, ma all’imprenditore sono stati decurtati dieci punti della patente. Leonardo Maria Del Vecchio è uno degli uomini più ricchi d’Italia. Proprietario del Twiga e dell’Acqua Fiuggi, negli ultimi tempi ha cominciato a investire parte del suo patrimonio nel settore dei media italiani, con la conquista della maggioranza del gruppo Editoriale Nazionale e del 30% de “il Giornale. L'articolo Leonardo Maria Del Vecchio fa un incidente in Ferrari e prima che arrivi la polizia si fa sostituire alla guida da un dipendente proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cronaca
Milano
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Leonardo Maria Del Vecchio compra la maggioranza del gruppo editoriale di Giorno, Nazione, Resto Del Carlino e Qn
Leonardo Maria Del Vecchio conquista la maggioranza del gruppo Editoriale Nazionale, che pubblica i quotidiani Il Giorno, La Nazione, Il Resto del Carlino e QN. Il cda di Lmdv Capital, la sua società di investimento, ha formalizzato l’offerta vincolante e il cda di Monrif, che controlla Editoriale Nazionale, ha deciso di procedere alla formalizzazione dell’operazione. “Questa operazione rientra in un progetto industriale di lungo periodo che riconosce all’editoria un ruolo centrale per il Paese”, ha detto Del Vecchio junior, che a dicembre ha rilevato anche il 30% del Giornale annunciando che, insieme a Qn, sarebbe stato la base di un futuro piano industriale nei media. “Crediamo nel valore dell’informazione di qualità e nell’autonomia delle redazioni. Il nostro impegno è investire con capitale paziente, mettendo tecnologia e competenze al servizio del lavoro giornalistico. Una volta completati i passaggi formali, intendiamo confrontarci con giornalisti, redazioni e Comitati di redazione per costruire un percorso condiviso”. Per Andrea Riffeser Monti, presidente del gruppo Monrif, l’accordo “rafforza il futuro di un’informazione libera e responsabile, oggi più che mai essenziale per la democrazia del nostro Paese”. L'articolo Leonardo Maria Del Vecchio compra la maggioranza del gruppo editoriale di Giorno, Nazione, Resto Del Carlino e Qn proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Leonardo Maria Del Vecchio entra nel capitale de “il Giornale”: a lui una quota del 30%
Dopo avere provato a rilevare il gruppo Gedi (il gruppo che pubblica, tra gli altri, la Repubblica e La Stampa) Leonardo Maria Del Vecchio entra nel capitale de il Giornale. La sua holding di investimento, la Lmdv, acquisisce una quota del 30%. A dare l’annuncio ufficiale è stata la finanziaria Tosinvest, società della famiglia Angelucci. Il quartogenito del fondatore di Luxottica scomparso nel 2022, entra così nel mondo dell’editoria puntando sul quotidiano fondato da Indro Montanelli nel 1974. “L’operazione rappresenta un passo strategico per lo sviluppo e la valorizzazione dell’informazione come asset centrale per il sistema Paese, con l’obiettivo di coniugare qualità editoriale, innovazione tecnologica e sostenibilità economica”, si legge in una nota della società della famiglia Angelucci. “In un contesto segnato da profonde trasformazioni e da una crescente competizione a livello internazionale, l’accordo mira a rafforzare le condizioni per un ecosistema editoriale solido, competitivo e autorevole, capace di rispondere alle nuove sfide del mercato e del dibattito pubblico”, conclude la nota. Il Giornale nell’aprile del 2023 era passato nelle mani di Angelucci con l’acquisto del 70% delle quote del quotidiano di cui era editore Paolo Berlusconi (conservando il 30%). Secondo quanto trapela, Lmdv avrebbe acquistato adesso il 25% da Berlusconi e un altro 5% da Angelucci. Era stato lo stesso Del Vecchio jr, pochi giorni fa, a rendere noto il suo interesse per il mondo dell’editoria italiana: “Ho messo 140 milioni per Gedi ed ero pronto a rilanciare ma Elkann ha fatto un’altra scelta”, ha dichiarato a Il Sole 24 ore puntando il dito contro l’erede della famiglia Agnelli che aveva già raggiunto un pre-accordo con i greci del gruppo Ant1 guidato da Theo Kyriakou. A febbraio Leonardo Maria Del Vecchio ha acquistato il Twiga da Flavio Briatore (che a sua volta aveva liquidato le quote della ministra del Turismo Daniela Santanchè). L'articolo Leonardo Maria Del Vecchio entra nel capitale de “il Giornale”: a lui una quota del 30% proviene da Il Fatto Quotidiano.
Media
Antonio Angelucci
Il Giornale
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Nel 2025 è cresciuto il numero dei miliardari in Italia. Ora sono 79: il più ricco resta Ferrero, poi Pignataro e Devasini
La fine dell’anno si avvicina ed è tempo di tirare le somme, anche quelle a dieci cifre: nel 2025 è cresciuto il numero dei miliardari in Italia, che adesso sono 79 – cinque in più rispetto all’ultimo rilevamento di aprile. A stilare la lista è Forbes, che mette in classifica i nomi delle persone con i loro patrimoni, aggiornati alla chiusura delle borse di venerdì 12 dicembre. Il totale ammonta a ben 357,2 miliardi di dollari. L’oro se lo aggiudica Giovanni Ferrero, che difende e mantiene solido il primo posto con il suo patrimonio di 41,3 miliardi di dollari: quest’anno è stato particolarmente fruttuoso per il suo gruppo societario, che ha registrato un nuovo record di fatturato di 18,4 miliardi , anche grazie all’acquisto di Kellogg per 3,1 miliardi. Andrea Pignataro con il suo colosso tecnologico Ion si guadagna la medaglia d’argento con un patrimonio di 36,9 miliardi. Il bronzo invece spetta al patrimonio di 22,4 miliardi di Giancarlo Devasini grazie a Tether, la criptovaluta che ultimamente ha fatto parlare di sé per la proposta d’acquisto alla Juventus degli Elkann. Al quarto posto sale Francesco Gaetano Caltagirone con i suoi 9,8 miliardi, dopo la scalata di Mps a Mediobanca. L’imprenditrice Massimiliana Landini Aleotti, invece, è la donna più alta in classifica con 8,1 miliardi: vedova di Alberto Aleotti, è proprietaria e presidente del gruppo farmaceutico Menarini. Qual è la provenienza delle new entry? Nella maggior parte dei casi sono gli eredi del patrimonio del defunto Giorgio Armani, che secondo le stime oscilla tra 11 e 13 miliardi di euro. Si tratta di Pantaleo Dell’Orco, suo braccio destro e partner, la sorella Rosanna; i nipoti Silvana Armani, Roberta Armani e Andrea Camerana. Restando sul tema delle grosse eredità, nella top 10 rientrano anche gli otto eredi di Leonardo Del Vecchio, fondatore di EssilorLuxottica: i figli Claudio, Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca e Clemente; la vedova Nicoletta Zampillo e Rocco Basilico, figlio del precedente matrimonio tra Zampillo e il banchiere Paolo Basilico. Nel frattempo, come ha appena certificato il World Inequality Report, in tutto il mondo cresce la concentrazione della ricchezza e aumentano le disuguaglianze sociali. Una situazione destinata a peggiorare senza interventi per rafforzare la progressività fiscale e la redistribuzione della ricchezza. L'articolo Nel 2025 è cresciuto il numero dei miliardari in Italia. Ora sono 79: il più ricco resta Ferrero, poi Pignataro e Devasini proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Rocco Basilico, uno degli eredi Del Vecchio, lascia EssilorLuxottica. Lo strappo con il fratellastro Leonardo Maria
Le dimissioni saranno effettive da gennaio. Rocco Basilico, figlio di primo letto di Nicoletta Zampillo, ultima moglie del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio, non ricoprirà più gli incarichi di chief wearables officer nella cassaforte Delfin e di presidente in Oliver Peoples, società del gruppo EssilorLuxottica. Dietro la decisione la volontà di avviare nuovi progetti imprenditoriali e divergenze con gli altri eredi. A tre anni e mezzo dalla morte del fondatore di Luxottica, ora un gigante mondiale da oltre 140 miliardi di capitalizzazione, non è ancora stato trovato un accordo sull’accettazione dell’eredità. Basilico, 35enne, in azienda da una decina di anni, nel testamento è stato inserito alla pari dei sei figli di Del Vecchio: con una quota del 12,5% in nuda proprietà. Ma la madre gli ha trasferito anche l’usufrutto della propria quota, il che gli conferisce diritto di voto. Diritto la cui legittimità è stata contestata, durante una delle ultime assemblee di Delfin, dal fratellastro Leonardo Maria Del Vecchio, quartogenito di Leonardo. In precedenza lo stesso Basilico, insieme ad altri eredi, aveva chiesto di trasferire parte della propria quota. Ma per farlo serve l’unanimità e altri eredi, tra cui lo stesso Leonardo Maria, avevano posto il veto. Un braccio di ferro che, sulla base del diritto lussemburghese, potrebbe aprire la strada a una battaglia legale per ottenere il diritto di trasferire le azioni (gli altri soci avrebbero la prelazione) e garantirsi liquidità da investire in nuovi progetti. Sarebbe stato proprio Basilico, partendo dalla California dove risiede, a fare la prima conoscenza con Mark Zuckerberg, fondatore di Facebook e di Meta. Quest’ultima in estate ha investito quasi 3 miliardi di euro per il 3% di EssilorLuxottica. Una partecipazione che arriva a valle della partnership per lo sviluppo di occhiali smart dotati di intelligenza artificiale. L'articolo Rocco Basilico, uno degli eredi Del Vecchio, lascia EssilorLuxottica. Lo strappo con il fratellastro Leonardo Maria proviene da Il Fatto Quotidiano.
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