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Bpm sarà sempre più francese: a breve il Credit Agricole potrà salire oltre il 20% della banca milanese
Sei mesi dopo le scampate nozze con Unicredit maledette dal governo, si vanno delineando i confini della presa francese sul Banco Bpm. È atteso a breve il via libera della Banca Centrale Europea al Credit Agricole a salire oltre il 20% nel capitale della banca milanese. L’istituto francese che ha una forte presenza in Italia con sovrapposizioni anche territoriali e di business con Bpm, dovrà rispettare alcune indicazioni in termini di governance. Tra le raccomandazioni poste da Francoforte ai francesi per limitare quella che è di fatto un’acquisizione, fa sapere l’Ansa, ci sarà un limite di massimo 7 consiglieri da nominare nel consiglio di amministrazione dell’istituto. In Italia la soglia limite per il lancio obbligatorio di un’offerta pubblica di acquisto è attualmente al 25%, ma la riforma del Testo unico della finanza al vaglio del Parlamento riporterà al 30 per cento. L'articolo Bpm sarà sempre più francese: a breve il Credit Agricole potrà salire oltre il 20% della banca milanese proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ft: “La presidente della Bce Lagarde guadagna oltre 700mila euro, quattro volte il presidente della Fed”
Secondo un’analisi del Financial Times, lo stipendio completo della presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde è superiore di oltre il 50% rispetto a quello dichiarato dall’istituto. Secondo i calcoli del FT, nel 2024 ha guadagnato in totale circa 726.000 euro, il 56% in più rispetto allo stipendio ‘base’ di 466.000 euro comunicato dalla Bce nel suo rapporto annuale. Ciò significa che Lagarde guadagna quasi quattro volte di più del presidente della Federal Reserve statunitense, Jerome Powell, il cui stipendio è stabilito dalla legge federale statunitense e attualmente è limitato a 203.000 dollari (172.720 euro). Già il solo stipendio base di Lagarde la rende la funzionaria più pagata dell’Ue: il salario base annuo della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen è inferiore del 21%, ricorda il quotidiano della City. Oltre allo stipendio base in Bce, Lagarde riceve poi circa 135.000 euro in benefit per l’alloggio e altre spese e circa 125.000 euro per la sua posizione come uno dei 18 membri del consiglio di amministrazione della Banca dei Regolamenti Internazionali. La relazione annuale della Bce non fa riferimento allo stipendio di Lagarde presso la Bri. Vista la mancanza di dati dettagliati e consolidati, spiega il Ft, i calcoli fatti si basano sui rapporti annuali e su un documento che specifica i “termini e le condizioni” della retribuzione dei massimi funzionari della Bce. La stima non include i contributi alla pensione di Lagarde, né il costo del suo piano sanitario e delle sue assicurazioni. L’Eurotower ha rifiutato di commentare l’analisi, limitandosi a far sapere che lo stipendio del presidente è stato stabilito da un comitato per le remunerazioni e dal suo consiglio direttivo “alla nascita della Bce”, fondata nel 1998. “L’unica modifica allo stipendio da allora, per tutti i presidenti, è stata l’adeguamento annuale dello stipendio che si applica a tutto il personale”. L'articolo Ft: “La presidente della Bce Lagarde guadagna oltre 700mila euro, quattro volte il presidente della Fed” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Bce boccia le modifiche statutarie di Mps: niente lista residuale per Caltagirone e Delfin
Altolà della Banca Centrale Europea ai margini di manovra dei grandi soci del Monte dei Paschi di Siena sul rinnovo del consiglio di amministrazione della banca partecipata dal ministero dell’Economia, da Francesco Gaetano Caltagirone e da Delfin. La Bce ha bocciato una delle modifiche dello statuto proposte da Mps per consentire al cda di presentare una propria lista di candidati al consiglio da sottoporre all’assemblea, che la prossima primavera sarà chiamata a rinnovare il board. A non piacere a Francoforte, come ha anticipato Repubblica in edicola mercoledì 24 dicembre, sarebbe il principio di residualità, previsto anche nel decreto Capitali varato dal governo Meloni, che fa decadere la lista del cda se un azionista rilevante – nel caso senese si tratta del gruppo Caltagirone o di Delfin – presenta una lista di controllo per il nuovo board. Di conseguenza, da quanto si apprende, tale principio non potrà rientrare fra le proposte di modifica dello statuto, che devono ovviamente essere approvate alla Bce per consentire al consiglio di amministrazione presieduto da Nicola Maione di convocare l’assemblea straordinaria in tempo per arrivare poi con le carte in regola all’appuntamento dei soci di primavera. E non è escluso che, per stralciare il punto controverso dalla bozza sulla quale è in corso da alcune settimane il confronto con la Bce, venga convocata una riunione del cda di Mps prima di gennaio. Gli altri principali punti oggetto di modifica dello statuto, sui quali l’autorità di vigilanza non sembra aver sollevato rilievi, sono la possibilità per il cda di presentare una propria lista, il rinnovo del presidente per un altro mandato e l’eliminazione del vincolo attuale che impedisce a Mps di distribuire fino al 100% degli utili in dividendi. L'articolo La Bce boccia le modifiche statutarie di Mps: niente lista residuale per Caltagirone e Delfin proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Asset russi congelati, “la Bce apre all’uso della clausola d’emergenza sul debito comune per l’Ucraina”: così aggirerebbe il veto di Orban
Trovare un modo legale per usare gli asset russi congelati e, allo stesso tempo, convincere tutti gli Stati membri a dare il proprio assenso. Il tutto in soli due giorni. A Bruxelles è corsa contro il tempo tra tecnici, vertici delle istituzioni Ue e capi di Stato e di governo per cercare di arrivare a un’intesa la più condivisa possibile sull’utilizzo dei 210 miliardi di euro immobilizzati dall’Ue come sanzione per l’invasione russa dell’Ucraina. La deadline è il Consiglio europeo del 18-19 dicembre, anche se il presidente Antonio Costa non ha escluso sedute a oltranza per arrivare a un’intesa prima del 2026. Perché col disimpegno americano, le trattative che vanno a rilento e la guerra che non accenna a placarsi, per l’Europa quei soldi sono una delle pochissime, se non l’unica speranza di continuare a sostenere Kiev oggi e in futuro. La strada intrapresa dall’Ue è piena di ostacoli. L’obiettivo è quello di utilizzare questi soldi come garanzia di un prestito da circa 140 miliardi di euro all’Ucraina. Il problema è che, nel caso in cui la guerra dovesse terminare e le sanzioni venissero allentate, è possibile che i proprietari di quei beni li richiedano indietro. E a quel punto, se fossero stati usati per ripagare il debito, toccherebbe agli Stati risarcire. E non tutti in parti uguali, almeno sulla carta: il principale ostacolo è convincere il Belgio che, tramite Euroclear, detiene 185 dei 210 miliardi totali e che, in caso di richiesta di rimborso, come spiegato dal governo di Bruxelles, rischierebbe “la bancarotta“. Redistribuire il rischio, invece, non sembra essere una strada praticabile per più di una cancelleria, Italia compresa. Per questo a Bruxelles si cerca una soluzione per evitare che quei soldi possano essere utilizzati senza il rischio di maxi-risarcimenti futuri, addossandosi solo il rischio di un danno d’immagine per futuri investitori internazionali. Uno spiraglio sembra aprirlo, secondo fonti anonime citate dall’Ansa, la presidente della Banca Centrale Europea, Christine Lagarde, che solo poche settimane fa aveva escluso la possibilità di offrire garanzie Bce per il prestito. La capa della massima istituzione bancaria europea avrebbe detto che, se si è usata la procedura di emergenza prevista dall’articolo 122 per immobilizzare gli asset russi a tempo indeterminato, allora sarebbe possibile procedere nello stesso modo anche nell’emissione del debito comune, aggirando così il veto dell’Ungheria di Viktor Orban. Proprio il premier magiaro ha ribadito la sua posizione: “I politici liberali e i burocrati di Bruxelles hanno creato l’illusione che ci fosse la possibilità di sostenere finanziariamente una guerra in Ucraina senza mettere le mani nelle tasche dei cittadini dell’Unione europea, basandosi solo sui cosiddetti beni congelati. È stato un imbroglio. State imbrogliando“, ha dichiarato arrivando al vertice dei Patrioti a Bruxelles. “In Europa centrale nessuno ci ha pensato seriamente – ha aggiunto – Non siamo stupidi. Pensiamo che se si vuole finanziare una guerra, bisogna pagarla”. E dopo aver avvisato di aver parlato con Vladimir Putin, pronto a “rispondere con la forza” se dovessero essere usati gli asset russi, ha annunciato che l’Ungheria non ha alcuna intenzione di appoggiare la scelta di Bruxelles: “Pagherete voi. Pagheremo tutti. È una cattiva strategia, un errore enorme e lo pagheremo tutti. Ciò per cui mi batto è tenere gli ungheresi fuori da questa follia e da questa folle strategia. Mi oppongo fermamente all’invio di denaro degli ungheresi in Ucraina”. La sua attenzione si è poi spostata su Euroclear: “È una società belga. Sono in pericolo. Se l’idea folle dell’Unione europea di confiscare i beni russi congelati” dovesse andare a buon fine, “ciò avrebbe un impatto tremendamente negativo sulla società”. Lettura che al momento trova conferma nella reazione di Ficth che ha messo i rating di default a lungo termine (Idr) di Euroclear Bank ed Euroclear Holding (Eh), entrambi “AA”, sotto osservazione con implicazioni negative, tecnicamente Rating Watch Negative (Rwn). La decisione è legata, spiegano, a un “potenziale aumento dei rischi di liquidità e legali” per Euroclear Bank ed Eh (congiuntamente Euroclear) “derivanti dai piani della Commissione europea di utilizzare le attività immobilizzate della Banca Centrale della Federazione Russa (Cbr) per un prestito di riparazione all’Ucraina”, nonché dalla decisione di “avvalersi dei poteri di emergenza ai sensi dell’articolo 122 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea del 12 dicembre”. Il Belgio, per l’appunto, rimane perplesso sulle soluzioni offerte dai vertici Ue, fortemente sostenuti dalla Germania. Fonti diplomatiche hanno rivelato che Bruxelles “insiste nel chiedere una discussione approfondita di entrambe le opzioni domani, quella sul tavolo” del prestito sugli asset russi “e quella in sospeso” sul prestito garantito dal bilancio Ue. E “continua a credere che il prestito di riparazione non sia l’unica opzione per aiutare l’Ucraina”, ma “preferirebbe l’opzione di un prestito garantito dal margine di bilancio dell’Ue“. Questo perché questa seconda opzione “offre piena chiarezza e prevedibilità” garantendo un metodo “più economico, più rapido e più trasparente e che offre, sempre di più, maggiore chiarezza. È un esercizio ben noto e rappresenterebbe una forte dichiarazione di sostegno all’Ucraina. Nelle proposte della Commissione del 3 dicembre c’erano due opzioni. Ne abbiamo discusso diverse volte e, a un certo punto, la presidenza danese ha deciso di accantonare la prima opzione, sostenendo che non vi è unanimità. Da allora, non abbiamo avuto alcun dibattito, alcuna discussione su tale opzione, e ci siamo concentrati sull’altra opzione, ovvero il prestito di riparazione a fronte degli asset russi mobilitati”. Dopo una giornata intera di contrattazioni, la posizione del Belgio rimane però la stessa: “Tutto ciò che è applicabile al Belgio deve essere applicabile a tutti gli altri Paesi dell’Ue”, con tutti i rischi coperti e neutralizzati “senza limitazioni, integralmente e sin dal primo giorno”. Dubbi su questo, però, sono stati espressi anche da Malta, Bulgaria, Slovacchia e persino Italia. Roma, pressata dai continui avvertimenti di Washington che invita l’Europa a non utilizzare gli asset russi congelati come garanzia per il prestito di riparazione per l’Ucraina, cerca di mantenere una posizione di equilibrio. Da un lato non chiude totalmente al loro possibile utilizzo, come invece fa un altro governo dell’est Europa, la Repubblica Ceca, che ha negato la propria disponibilità a fare da garante, ma ribadisce, anche col discorso di Giorgia Meloni alla Camera, che si può dare il via libera “se la base giuridica è solida. Non perché siamo amici di Putin ma per l’esatto contrario. Se la base giuridica di questa iniziativa non fosse solida, noi regaleremmo alla Russia la prima vittoria vera dall’inizio del questo conflitto. Bisogna sì puntare a utilizzare gli asset sovrani russi, perché è giusto che sia la Russia a ripagare per la guerra di aggressione che ha mosso, ma bisogna essere sicuri di fare la cosa giusta”. L'articolo Asset russi congelati, “la Bce apre all’uso della clausola d’emergenza sul debito comune per l’Ucraina”: così aggirerebbe il veto di Orban proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Uso degli asset russi congelati, la Bce frena la Commissione: “Non daremo garanzie sul prestito da 140 miliardi all’Ucraina”
Rischia di naufragare la proposta della Commissione europea di utilizzare i beni congelati alla Russia per finanziare il sostegno futuro all’Ucraina. A gelare gli animi dentro Palazzo Berlaymont è l’indiscrezione diffusa dal Financial Times secondo la quale la Banca centrale europea si rifiuterà di fornire garanzie per il prestito da 140 miliardi a Kiev perché, hanno spiegato diversi funzionari sentiti dal quotidiano finanziario britannico, “ha concluso che la proposta della Commissione europea viola il suo mandato“. Così, sottolinea la testata, “aumentano le difficoltà di Bruxelles nel raccogliere il gigantesco prestito a fronte delle attività della banca centrale russa immobilizzate presso Euroclear, il depositario belga di titoli”. Una frenata che complica i piani dell’Ue che proprio sull’utilizzo dei fondi russi immobilizzati contava per finanziare in parte il futuro sostegno al governo di Kiev. Lo si era capito anche dalla bozza di contropiano per la pace presentata nel corso delle trattative di Ginevra, in occasione delle quali gli Stati Uniti avevano sottoposto alle parti presenti il loro progetto per una futura pace tra Mosca e Kiev. Secondo il piano della Commissione, i Paesi dell’Ue dovrebbero fornire garanzie statali per assicurare la condivisione del rischio di rimborso del prestito di 140 miliardi di euro concesso all’Ucraina. Tuttavia, i funzionari europei hanno anche preso in considerazione che i Paesi potrebbero non essere in grado di raccogliere rapidamente il denaro in caso di emergenza e questo potrebbe mettere sotto pressione i mercati. Per questo hanno chiesto alla Bce, spiega il FT, “se potesse fungere da prestatore di ultima istanza per Euroclear Bank, il braccio finanziario dell’istituzione, al fine di evitare una crisi di liquidità, secondo quanto riferito da quattro persone informate sulle discussioni. I funzionari della Bce hanno comunicato alla Commissione che ciò era impossibile“. Lunedì era stata l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Ue, Kaja Kallas, a ribadire che a suo parere “l’ipotesi dell’uso degli asset russi è la più efficace, la soluzione migliore. Gli eurobond sono fuori questione perché alcuni Stati membri sono contrari. Lanceremmo tre messaggi: all’Ucraina, che siamo con loro, alla Russia, che non ci stancheremo, e anche agli Stati Uniti, per mostrare che sappiamo compiere passi duri e difficili”. L’indiscrezione del quotidiano britannico, se confermata, frena le aspettative della Commissione e dà forza a quei Paesi europei contrari all’utilizzo degli asset russi. Tra i primi ad aver manifestato contrarietà ci sono l’Ungheria e la Slovacchia, da tempo contrari alla strategia del pugno duro con Mosca anche per quanto riguarda le sanzioni economiche. Ma a questi si sono aggiunte anche altre cancellerie che, invece, sono da sempre schierate a sostegno della causa ucraina, come il Belgio. Il punto intorno al quale ruota la discussione sono le possibili cause legali alle quali i Paesi dovrebbero far fronte in caso di sblocco degli asset russi. Lo ha spiegato senza troppi giri di parole il ministro degli Esteri belga, Maxime Prévot, in un’intervista a Rtl: “I rischi per il Belgio sono semplici, se la Russia ci porta in tribunale avrà tutte le possibilità di vincere e noi non saremo in grado di rimborsare questi 200 miliardi perché rappresentano l’equivalente di un anno di bilancio federale. Significherebbe la bancarotta. Vogliamo evitare di violare il diritto internazionale non basandoci su una decisione giudiziaria, ma sulla volontà politica”. E le posizioni della Bce sembrano dargli ragione. X: @GianniRosini L'articolo Uso degli asset russi congelati, la Bce frena la Commissione: “Non daremo garanzie sul prestito da 140 miliardi all’Ucraina” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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