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“La notte prima di morire, Lucio Dalla portò la troupe sulle sponde del lago di Ginevra e accese lumini intorno alla statua di Freddie Mercury”: aneddoti e musica nel libro ‘L’alchimista del suono’
“Questo è uno studio di registrazione?”. Quando finalmente si decise ad aprire la porta per zittire quel campanello insistente si trovò davanti due ragazzi giovanissimi. Sembravano due scappati di casa. Li studiò a lungo prima di farli entrare. “Mi chiamo Vasco Rossi”, si presentò il primo, magrissimo, occhi di un azzurro cenerino, capelli chiari a caschetto un po’ disordinati, sigaretta accesa in bocca. Il secondo era moro, longilineo: si chiamava Gaetano Curreri. Scrutarono il mixer e sputarono il rospo. “Vogliamo registrare due canzoni: Jenny e Silvia”. Prese la musicassetta, diede loro fiducia e si mise al lavoro in quello studio di fortuna ricavato in un appartamento di via Schiavonia, a Bologna. Dietro quel groviglio di tasti, leve e manopole, pronto a trasformare idee in dischi, c’era Maurizio Biancani, all’epoca giovanissimo pure lui. Quel giorno cambiò per sempre la sua vita. E forse anche la loro. Era il 1977. Erano esausti i due artisti emergenti, sfiniti dai rifiuti e dalle richieste improbabili. Come quella di far suonare in un corridoio un batterista di nome Attila, che non ne volle sapere. Non che Biancani se la passasse meglio. Solo un anno prima, per mettere in piedi quello studio sgangherato insieme a dieci soci si era indebitato per undici milioni di lire: uno a testa, fu la missione. Per ripagarli duplicavano senza entusiasmo le musicassette dei comizi del Psi di Bettino Craxi. Ma la musica non era solo una passione. Era la sua ragione di vita: avrebbe fatto il fonico, nonostante le perplessità della madre, perché la musica fosse vissuta, non semplicemente ascoltata. Ci riuscì, diventando uno dei principali ingegneri del suono d’Italia e una colonna portante della Fonoprint, culla della musica italiana e non solo. C’è un mondo nel libro di Maurizio Biancani, L’alchimista del suono – Cinquant’anni di musica al mixer, a cura di Andrea Fiorenza, edito da Fernandel. Un mondo di suoni, canzoni e ricordi, professionali e personali. Da Vasco Rossi a Lucio Dalla, amici e colleghi di una vita. C’era anche lui quel giorno triste, il primo marzo del 2012. Erano a Montreux, in Svizzera, per un tour europeo del gigantesco folletto bolognese. Il suo ricordo apre il libro come in un sogno: Dalla che bussa alla porta, sorride ed entra, sedendosi ai piedi del letto. “Preparati – dice a Biancani – Dobbiamo andare a Basilea”. A cena festeggiarono un concerto spettacolare. Poi, alle due di notte, Dalla decise di portare in macchina tutta la troupe sulle sponde del lago di Ginevra. Accese dei lumini intorno alla statua di Freddy Mercury e rimase in preghiera, raccolto. La mattina dopo morì, stroncato da un infarto. A Basilea non ci arrivarono e quel momento speciale, quasi spirituale, si trasformò in un addio non dichiarato, nella memoria del fonico bolognese. Fu una perdita devastante: da quel momento non riuscì più ad andare in tour con nessun altro artista. “Era geniale, molto più di un amico”, racconta Maurizio Biancani a Ilfattoquotidiano.it. Papalina in testa, maglione oversize, occhiali da sole tondi sulla fronte, sicurezza da fuoriclasse: si era presentato così, trent’anni prima, già grande, per condividere un’idea al fonico della sua città. Nacquero gli Stadio. E nacque un rapporto esclusivo tra Dalla e Biancani, dal 1995 sempre fianco a fianco in ogni tour. “Era come una vacanza in famiglia per lui, prendeva mio figlio in braccio e gli dedicava Attenti al lupo”. Classe ’53, magro come uno spillo, il giovane Biancani era partito come tastierista e fonico live. Capelli lunghi fino a metà schiena, tutina di velluto arancio e camicia a fiori attillata: camminava per Bologna con la voglia di sentirsi fuori posto. Con un occhio alla moda londinese del tempo e uno all’atmosfera frizzante sotto le Due Torri, tra collettivi studenteschi, riviste ciclostilate e tanta energia musicale. Nel ’76 il primo salto, insieme a soci come Sandro Sandrolini, Rino Maenza e Luciano Nicolini, musicisti e fonici desiderosi di dare alla città uno studio professionale all’altezza del fermento di allora. Nacque la Fonoprint, che ben presto mise in discussione il predominio artistico di Roma e Milano, attirando cantautori e produttori di primissima fascia: da Guido Elmi a Celso Valli, da Mauro Malavasi a Fio Zanotti. Insieme a Vasco e al suo primo lp, Ma cosa vuoi che sia una canzone, la sua carriera prese il volo: arrivarono i tour negli stadi e i premi. Vasco esplose come la più grande rockstar italiana, raccontando senza filtri il disincanto dell’Italia reale, a dispetto di quella patinata dipinta negli Ottanta, tra culto dell’immagine, lustrini e nuove mode. E così fu per la sua sala d’incisione, che nel 1979 si trasferì in via de’ Coltelli, dove vennero registrati dischi storici come Bollicine e Caruso. Divenne un tempio della musica, un’eccellenza europea dove i più grandi si sentivano a casa. Da Zucchero, amico sin da quando lo chiamava solo Adelmo, a Gianni Morandi, che passava anche per giocare a briscola. Fino a Fiorella Mannoia. Albachiara, Siamo solo noi, Ogni volta, Cosa succede in città, Tu non mi basti mai. Dischi e successi. Ma anche delusioni e discussioni, come quando Dalla si impuntò per la riuscita di Canzone, insoddisfatto e deciso a toglierla dall’album. “Vai a fare un giro, ci penso io”, replicò Biancani. Al rientro, alle tre di notte, paste e cappuccini tra le mani, Dalla rimase estasiato dalle modifiche: “Così è meravigliosa, mi hai salvato. Sarà il singolo più bello che abbiamo mai fatto”. Poi c’era la vita quotidiana, tra amori e speranze. E una curiosa convivenza con il giovane Vasco Rossi, nottambulo impenitente dal parcheggio terribile: alle sette del mattino, mentre lui si era appena gettato tra le braccia di Morfeo, i vicini svegliavano Biancani chiedendogli di spostare l’auto del coinquilino “perché loro dovevano andare al lavoro come tutte le persone normali di questo mondo”. Mica come quei due. Usciva in canottiera, maledicendo assonnato l’amico Vasco, che presto avrebbe “cacciato” di casa per far posto alla compagna di allora. Ma non fu un addio, tra l’artista e il fonico. Da Bologna agli Usa, tra esperienze professionali, vita newyorkese e nuovi soci, la carriera di Biancani, poi anche produttore, crebbe insieme a quella degli studi Fonoprint. Fino all’attuale sede di via Bocca di lupo, in un ex monastero incastonato tra la caserma dei sottufficiali e un convento di suore di clausura. A fare la lista degli artisti con cui ha lavorato ci si perde: i Pooh, Franco Battiato, Fabrizio De Andrè, Giorgio Gaber, Enzo Iannacci, Renato Zero, Gianna Nannini, Loredana Bertè, Piero Pelù. E ancora: Elio e le Storie tese, Paolo Conte, gli Skiantos, Sting, i Lunapop, Claudio Baglioni, Anna Oxa, Luca Carboni, Samuele Bersani, Roberto Vecchioni ed Eros Ramazzotti. Forse si fa prima a dire con chi non ha lavorato. Uno, in effetti, c’è e costituisce un suo grande rimpianto: Lucio Battisti. Lo stesso Vasco si ispirava a lui, ritenendolo il più grande. Cinquant’anni di storia, musicale e non solo, tra le pagine del libro, che verrà presentato il 23 gennaio alla libreria Coop Ambasciatori della sua Bologna. Dai collettivi politici di via Zamboni all’omicidio del giovane Francesco Lorusso, dalla guerra in Jugoslavia ai giorni nostri. Sempre al lavoro, resistendo ai drastici mutamenti dell’industria discografica e aprendosi a nuove attività, masterclass comprese. Con la stessa passione di cinquant’anni fa. L'articolo “La notte prima di morire, Lucio Dalla portò la troupe sulle sponde del lago di Ginevra e accese lumini intorno alla statua di Freddie Mercury”: aneddoti e musica nel libro ‘L’alchimista del suono’ proviene da Il Fatto Quotidiano.
Musica
Vasco Rossi
Lucio Dalla
Gli eventi di Vasco Rossi e Ultimo, ma anche The Weeknd, Rosalìa e Kanye West: i concerti più attesi del 2026 in Italia. E i fan sognano il ritorno di Harry Styles
Per i fan più affezionati un altro anno a correre all’apertura dei cancelli per accaparrarsi le prime file del prato gold, sotto il palco. O a cercare di recuperare un biglietto per il concerto del proprio artista preferito. Anche il 2026 si preannuncia, per il nostro Paese, ricco di musica dal vivo. Il calendario è fitto: dai grandi show dei performer di fama mondiale ai tour italiani più attesi tra stadi, palazzetti, club e teatri. C’è sempre più voglia di live e lo confermano anche i dati. Secondo l’ultimo report della SIAE, relativo al 2024, gli spettacoli musicali hanno toccato oltre 65.500 date, con un’affluenza totale di 29 milioni di spettatori. L’introito totale: quasi un miliardo di euro. A fare da traino è stata la musica pop e leggera, con il jazz a emergere invece come nuovo fenomeno più apprezzato. E il 2025, a giudicare solo dalla crescita di vendite fisiche e streaming del primo semestre (+9,7% sull’intero mercato), ha probabilmente viaggiato circa sugli stessi numeri dell’anno precedente. O addirittura in rialzo. L'articolo Gli eventi di Vasco Rossi e Ultimo, ma anche The Weeknd, Rosalìa e Kanye West: i concerti più attesi del 2026 in Italia. E i fan sognano il ritorno di Harry Styles proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Eros Ramazzotti
Vasco Rossi
Harry Styles
“Io e due amici attaccavamo riviste porno sui muri del nostro collegio con la scritta: ‘Kazzik colpisce ancora’. Avevamo combinato un guaio”: il ricordo di Vasco Rossi
Nasce a Zocca la Scuola di Teatro Vasco Rossi, un corso sperimentale condotto da Andrea Ferrari per over 14, al via da gennaio 2026 al Teatro Comunale di Zocca. L’obiettivo? “Dare la possibilità alla gente di incontrarsi, non tanto per imparare a recitare o diventare attore. Quello che facciamo è più bello e nasce da un’esperienza che è stata molto importante per me”. Il rocker ha ricordato a La Repubblica: “A scuola c’era la recita di Natale, che si faceva tutti gli anni. Una volta la professoressa dice: “Guardate, io sono stanca di fare queste cose, stavolta si è presentato un ragazzo che potrebbe organizzarlo e verrà a parlarvi”. Arriva così questo Alvarez e ci fa: “Bene, chi vuole partecipare quest’anno al teatro venga a casa mia domani pomeriggio”. Andiamo tutti, quelli che facevano teatro già prima, ci mettiamo nel salone e Alvarez va dal primo che vede e gli dice: “Urla!”. Quello lo guarda come un matto e allora lui gli fa: “Te ne puoi andare”, poi va dal secondo e così via, finché arriva da me. Io a quel punto penso proprio di scappare via… e invece, senza rendermene conto, urlo”. “Ho urlato più forte che potevo e sono rimasti tutti a bocca aperta. – ha continuato – Poi abbiamo cominciato a incontrarci nella sua casa e l’anno dopo presso un’altra sede nel paese. Prima inventavamo le cose da dire, i testi. Il primo spettacolo eravamo tutti al buio: uno accendeva la pila e la puntava sull’altro che faceva il suo monologo (…) Avevo scritto: “Mi sono fatto un bozzolo della mia solitudine amara, un bozzolo d’oro e di cristallo. Per starci bene. E di liquido fetale mi circondo … galleggio… e respiro delle mie branchie diventate di amarezza folle e sublime”. La cosa incredibile è che dopo quarant’anni e più io mi sono sentito proprio così”. Poi i racconti dell’adolescenza: “Io da piccolo ero stato bullizzato dal punto di vista fisico, come succedeva a tutti quelli più piccoli per taglia e per età, perché io avevo fatto la primina. E poi anche dal punto di vista psicologico quando sono andato a studiare a Modena, che per me era una città perché io venivo dai monti. E negli anni Sessanta, quando dicevi che venivi da Zocca, la gente ti guardava male, ci si vergognava quasi. Era una cosa che non si diceva volentieri, perché ti sentivi come se fossi di serie B”. E un curioso aneddoto: “Andavo al Collegio dei Salesiani e lì mi sono chiuso completamente, proprio come in un bozzolo: non ho mai comunicato con nessuno per tutto il tempo o quasi. A quei tempi nei collegi c’erano orari precisi per tutto, era molto rigido. Alla fine sono stato proprio buttato fuori. Avevo solo due amici, uno era anche lui di Zocca e avevamo combinato un guaio: compravamo quelle riviste porno che si trovavano ai tempi e poi le attaccavamo come manifesti sui muri del collegio, in alto, nei posti più visibili con la scritta: Kazzik colpisce ancora”. E infine: “Fecero un’ispezione e trovarono uno scritto nel foglio del mio amico Moreno Diamanti dove c’era anche la mia calligrafia. Lui fu cacciato immediatamente: era tutto contento. Il giorno dopo dissero anche a me: “Devi andare a prendere il materasso perché ti hanno buttato fuori anche te”. Pensa che allora i materassi ce li dovevamo portare noi da casa!”. L'articolo “Io e due amici attaccavamo riviste porno sui muri del nostro collegio con la scritta: ‘Kazzik colpisce ancora’. Avevamo combinato un guaio”: il ricordo di Vasco Rossi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Per arrivare a parole oneste che vengono da dentro, devi stare attento e soffiare piano come si fa con le bolle di sapone”: Vasco Rossi celebra i 40 anni di “Cosa succede in città”
“Cosa succede in città”, l’ottavo album di Vasco Rossi, compie 40 anni e per l’occasione il 5 dicembre Carosello Records pubblicherà il cofanetto da collezione “Cosa succede in città 40Th RPlay Edition”. Per lanciare il progetto uscirà l’inedita versione di “Bolle di Sapone”, in una nuova veste sonora curata da Vince Pàstano. Il brano sarà accompagnato anche da un videoclip animato. “Anche se può sembrare un brano minore, per me è sempre stato un piccolo capolavoro. – ha dichiarato Vasco Rossi – Sono riuscito a raccontare come nasce e si scrive una canzone, la magia unica di mettere le parole su una musica. Funziona così: se cerchi di scrivere un testo pensandoci e ripensandoci non viene fuori niente. Se invece ti lasci andare, allora succedono delle cose. E qui nasce la metafora delle bolle di sapone”. E ancora: “Se soffi forte, non nascono, come non nascono i testi delle canzoni o delle poesie quando li cerchi con troppa ostinazione. E allora non rimane che aspettare, in attesa della magia della parola, della strofa, che all’improvviso arriva da sola. Questo non significa rimanere passivi o scegliere di non fare fatica, significa invece che per arrivare a parole vere, oneste, sincere e pure quelle che vengono da dentro, devi stare attento e ‘soffiare’ piano come si fa con le bolle di sapone”. LA STORIA DI “COSA SUCCEDE IN CITTÀ” Pubblicato il 9 giugno 1985, “Cosa succede in città” nasce in un momento di transizione e diventa un momento di passaggio essenziale, uno snodo che apre la strada a grandi classici come i successivi C’è chi dice no (1987) e Liberi liberi (1989). È un disco che vende oltre seicentomila copie e viaggia su due binari distinti: la dimensione collettiva della città come luogo di caos e alienazione, e quella più intima che fotografa magistralmente la vulnerabilità dei rapporti e della vita. Individualismo, maleducazione, culto della ricchezza, confusione e perbenismo: sono questi i temi portanti, tra disillusione e nuova consapevolezza, che attraversano le strofe del brano che dà il titolo al disco. Una “cronaca” in presa diretta della metropoli anni Ottanta: lo smarrimento per quel che succede “fuori”, che inevitabilmente ha ripercussioni “dentro”. Un testo scritto quattro decenni fa che oggi suona più che mai attuale e coincidente con la realtà: «Non c’è dubbio. Il mondo è sempre andato al rovescio, ma adesso siamo al ribaltamento totale. Tutto è plateale, urlato, sbattuto in faccia senza riguardi e il potere si mostra esattamente per quello che è, senza pudori e senza vergogna. La forza con cui “Cosa succede in città” arriva al pubblico è dirompente: il disco resta in classifica per 29 settimane e uno dopo l’altro otto dei suoi nove brani vengono trasmessi dalle radio., diventando di fatto dei classici senza tempo. Un risultato eclatante, figlio di una tattica promozionale in totale controtendenza rispetto alle strategie discografiche degli anni Ottanta (…). L’obiettivo non è promuovere una canzone alla volta, ma far vivere l’esperienza dell’ascolto dell’intero lavoro. – tratto dal libro intervista. Quarant’anni e non sentirli: nove tracce che raccontano la realtà urbana, le inquietudini di una generazione e la voglia di riscatto di un artista che non ha mai smesso di mettersi in gioco, l’album resta una testimonianza autentica di un’epoca in fermento. (tratto dalle note dell’album) L'articolo “Per arrivare a parole oneste che vengono da dentro, devi stare attento e soffiare piano come si fa con le bolle di sapone”: Vasco Rossi celebra i 40 anni di “Cosa succede in città” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ornella Vanoni ha inciso “Vivere” di Vasco Rossi. Lui commenta: “È una grande, sono cose straordinarie”. La discografica Bmg: “Garantiremo la qualità”
Il mondo dello spettacolo commosso per la scomparsa di Ornella Vanoni. La celebre cantante aveva in mente diversi progetti discografici. A rivelarlo il suo amico e produttore di lunga data. “Ultimamente aveva registrato la cover di Vivere di Vasco Rossi, credo uscirà per la Bmg. Quando l’ho sentita mi è venuta la pelle d’oca, non so che effetto potrà fare ora”, ha detto a La Repubblica Lavezzi. Immediata la reazione di Vasco Rossi: “È una grande…. Non so come spiegare, una grande emozione sapere che la grande Ornella Vanoni… La straordinaria, simpatica, eccezionale Vanoni abbia interpretato proprio poco tempo fa, quindi prima di lasciarci, ‘Vivere’ che è una canzone che in effetti a questo punto cantata da lei, secondo me, prende una notevole forza. Non so come spiegare… Sono cose straordinarie. Ecco, queste sono le cose che non si possono spiegare con delle parole, ma solo ascoltando e stando in silenzio. Evviva!” . Abbiamo contattato fonti della Bmg, la casa discografica dell’artista scomparsa, che ci ha confermato: “Con Ornella eravamo attivi a diverse cose molto carine e di profilo. Faremo in modo, nel rispetto dei tempi e del momento così delicato, di gestire eventuali future pubblicazioni. Il dettaglio dei brani è tutto da verificare a livello qualitativo in studio. Di certo sarà nostra premura non pubblicare prodotti che non sono stati approvati da lei e non rispettosi del livello qualitativo alto che lei ci ha abituati ad avere nell’ultimo periodo”. Ornella Vanoni si era già cimentata con un altro brano di Vasco Rossi, “Ogni volta”, contenuto nel disco “Live al Blue Note”, uscito nel 2010. L'articolo Ornella Vanoni ha inciso “Vivere” di Vasco Rossi. Lui commenta: “È una grande, sono cose straordinarie”. La discografica Bmg: “Garantiremo la qualità” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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