L’accordo di acquisizione della Warner Bros Discovery da parte di Netflix sembra
più vicino. Mentre l’offerta di Paramount sembra avere meno chance. La
piattaforma di streaming globale ha annunciato che la transazione sarà
interamente in contanti. “L’accordo rivisto semplifica la struttura della
transazione, offre maggiore certezza di valore per gli azionisti di Wbd e
accelera il percorso verso il voto degli azionisti di Wbd”, spiega una nota. Il
consiglio di amministrazione ha infatti approvato la scelta all’unanimità:
l’offerta vale 27,75 dollari per ogni azione Warner. L’amministratore delegato
David Zaslav ha dichiarato che questa mossa avvicina l’unione delle due società.
Il co-amministratore delegato di Netflix, Ted Sarandos, ha ricordato che “il
consiglio di amministrazione di Warner continua a sostenere e a raccomandare la
nostra transazione”.
Secondo l’accordo originale, risalente allo scorso 5 dicembre, gli azionisti di
Wbd avrebbero ricevuto 23,25 dollari in contanti e altri 4,50 dollari in azioni
ordinarie di Netflix, per un valore dell’offerta di 82,7 miliardi di dollari
(79,4 miliardi di euro).
Lunedì scorso, Paramount Skydance aveva presentato una causa contro Warner Bros
per forzare l’azienda a scoprire i dettagli dell’offerta presentata da Netflix,
dopo che il Cda di Hbo Max ha ripetutamente considerato superiore la proposta di
fusione avanzata dalla piattaforma di streaming. In questo senso, la settimana
scorsa, la dirigenza di Wbd ha deciso di respingere “all’unanimità” l’offerta di
Psky, modificata il 22 dicembre per includere una garanzia personale
irrevocabile di Larry Ellison, cofondatore di Oracle e padre di David Ellison.
Il presidente del consiglio di Wbd e proprietario di Hbo Max, Samuel di Piazza,
ha affermato che la proposta della Paramount era “insufficiente”.
Il presidente degli Usa Donald Trump si era detto preoccupato dell’eccessiva
quota di mercato che verrebbe conquistata nel settore dello streaming in seguito
all’accordo. La vicenda continua a far discutere, dopo che la piattaforma ha
annunciato la volontà di “ripetere la trama tre o quattro” all’interno dei film
e l’ambizione di lasciarli in sala per 45 giorni.
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Discovery: ora è tutta in contanti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La fine dell’anno si avvicina ed è tempo di tirare le somme, anche quelle a
dieci cifre: nel 2025 è cresciuto il numero dei miliardari in Italia, che adesso
sono 79 – cinque in più rispetto all’ultimo rilevamento di aprile. A stilare la
lista è Forbes, che mette in classifica i nomi delle persone con i loro
patrimoni, aggiornati alla chiusura delle borse di venerdì 12 dicembre. Il
totale ammonta a ben 357,2 miliardi di dollari.
L’oro se lo aggiudica Giovanni Ferrero, che difende e mantiene solido il primo
posto con il suo patrimonio di 41,3 miliardi di dollari: quest’anno è stato
particolarmente fruttuoso per il suo gruppo societario, che ha registrato un
nuovo record di fatturato di 18,4 miliardi , anche grazie all’acquisto di
Kellogg per 3,1 miliardi.
Andrea Pignataro con il suo colosso tecnologico Ion si guadagna la medaglia
d’argento con un patrimonio di 36,9 miliardi. Il bronzo invece spetta al
patrimonio di 22,4 miliardi di Giancarlo Devasini grazie a Tether, la
criptovaluta che ultimamente ha fatto parlare di sé per la proposta d’acquisto
alla Juventus degli Elkann.
Al quarto posto sale Francesco Gaetano Caltagirone con i suoi 9,8 miliardi, dopo
la scalata di Mps a Mediobanca. L’imprenditrice Massimiliana Landini Aleotti,
invece, è la donna più alta in classifica con 8,1 miliardi: vedova di Alberto
Aleotti, è proprietaria e presidente del gruppo farmaceutico Menarini.
Qual è la provenienza delle new entry? Nella maggior parte dei casi sono gli
eredi del patrimonio del defunto Giorgio Armani, che secondo le stime oscilla
tra 11 e 13 miliardi di euro. Si tratta di Pantaleo Dell’Orco, suo braccio
destro e partner, la sorella Rosanna; i nipoti Silvana Armani, Roberta Armani e
Andrea Camerana.
Restando sul tema delle grosse eredità, nella top 10 rientrano anche gli otto
eredi di Leonardo Del Vecchio, fondatore di EssilorLuxottica: i figli Claudio,
Marisa, Paola, Leonardo Maria, Luca e Clemente; la vedova Nicoletta Zampillo e
Rocco Basilico, figlio del precedente matrimonio tra Zampillo e il banchiere
Paolo Basilico.
Nel frattempo, come ha appena certificato il World Inequality Report, in tutto
il mondo cresce la concentrazione della ricchezza e aumentano le disuguaglianze
sociali. Una situazione destinata a peggiorare senza interventi per rafforzare
la progressività fiscale e la redistribuzione della ricchezza.
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il più ricco resta Ferrero, poi Pignataro e Devasini proviene da Il Fatto
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Nonostante l’ottimo bilancio trimestrale presentato nei giorni scorsi, le azioni
di Nvidia, uno dei principali produttori mondiali di chip di alta gamma il cui
valore di Borsa per la prima volta nella storia aveva superato i 5mila miliardi
di dollari, stanno crollando di oltre il 6,5% a Wall Street. A spingere i
ribassi è la notizia che Meta sta valutando l’utilizzo dei chip di Google per lo
sviluppo dei suoi progetti di intelligenza artificiale. Un dato che dimostra
quale sia il livello della pressione competitiva al quale Nvidia è sottoposta e
quali siano le dimensioni della battaglia per rifornire i datacenter degli
hyperscaler nei loro giganteschi progetti Ai.
Nei conti dei tre mesi terminati al 30 settembre scorso, Nvidia ha registrato
profitti per 31,9 miliardi di dollari con un aumento del 65% su base annua,
mentre il fatturato ha raggiunto i 57 miliardi di dollari, superando le
aspettative di Wall Street. L’azienda ha annunciato di prevedere una crescita
ancora più forte per il prossimo trimestre, trainata dalla robusta domanda di
chip e di piattaforme per il business dell’intelligenza artificiale. Negli
ultimi nove mesi la società ha versato agli azionisti 37 miliardi di dollari
sotto forma di riacquisto di azioni e dividendi e ha annunciato diverse
partnership strategiche. Tra queste ci sono i programmi di implementazione per
almeno 10 gigawatt di sistemi per l’infrastruttura AI di nuova generazione di
partner come OpenAI, oltre a partnership con Google Cloud, Microsoft, Oracle e
xAI per realizzare progetti di intelligenza artificiale su larga scala. Ad
esempio Anthropic sta ora aumentando la sua piattaforma con l’infrastruttura di
Nvidia, le cui nuove collaborazioni includono Intel, Arm, Nokia e Palantir
Technologies.
Sul fronte industriale, il produttore di chip ha poi annunciato il suo
investimento nel mercato dell’intelligenza artificiale nel Regno Unito, con 2
miliardi di sterline stanziati per nuove infrastrutture con partner come
CoreWeave e Nscale. Nvidia continua a essere leader nell’hardware AI con la sua
piattaforma Gpu Blackwell Ultra e attraverso diverse collaborazioni su misura
per il supercomputing Ai, tra cui il progetto del dipartimento dell’Energia
degli Stati Uniti e architetture rack-scale ampliate. Di recente Nvidia ha
presentato al pubblico le sue nuove Gpu GeForce Rtx serie 50 basate
sull’architettura Blackwell, che offrono significativi progressi in termini di
prestazioni ed efficienza energetica sia per i mercati desktop che per quelli
laptop, ha lanciato il processore BlueField-4 per data center di intelligenza
artificiale, nuove soluzioni di networking e la sua piattaforma Omniverse Dsx
per la gestione di datacenter di intelligenza artificiale su scala gigawatt.
Tuttavia questi progetti non sono bastati a sostenere il titolo. Nelle ultime
ore infatti Meta ha annunciato di essere in trattativa con Google per investire
miliardi di dollari sui chip di Alphabet da utilizzare nei suoi data center a
partire dal 2027. La mossa renderebbe Google un serio rivale del gigante dei
semiconduttori Nvidia. I colloqui prevedono anche che Meta noleggi chip da
Google Cloud già a partire dal prossimo anno e rientrano in un più ampio sforzo
di Google per convincere i clienti ad adottare nei propri datacenter le sue
unità di elaborazione Tpu utilizzate per i carichi di lavoro dell’intelligenza
artificiale. Questa mossa segnerebbe un allontanamento dall’attuale strategia di
Google di utilizzare le Tpu solo nei propri data center e potrebbe espandere
notevolmente il mercato dei suoi chip, mettendo l’azienda in diretta
competizione per le centinaia di miliardi spesi in processori per data center
per alimentare i servizi di intelligenza artificiale. Secondo alcune analisi,
Google Cloud ipotizza che questa strategia potrebbe aiutarla a catturare fino al
10% del fatturato annuale di Nvidia, una fetta del valore di miliardi di
dollari.
Dopo la diffusione di queste notizie, le azioni di Alphabet sono salite di oltre
il 4% nelle contrattazioni pre-mercato, proiettandola la società verso il record
storico della sua valutazione di Borsa di 4 mila miliardi di dollari. Anche le
azioni di Broadcom, l’azienda che aiuta Google a realizzare i suoi chip Ai,
hanno guadagnato il 2%. I titoli di Nvidia invece sono in calo di oltre il 6,5%.
E la battaglia per il controllo del mercato Ai continua.
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