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Arrakis chiama ancora: Dune 3 “accenderà” il Natale 2026 tra star, deserti e sfida ai Marvel
Dune: Parte 3 arriverà a Natale 2026. È stato Timothée Chalamet a condividere pubblicamente l’anteprima del suo ritorno su Arrakis con una foto inquietante con un suo primo piano dal film. Fresco sconfitto nella corsa all’Oscar 2026 come miglior attore protagonista, Chalamet ha poi postato il trailer dell’epico finale della trilogia fantascientifica di Denis Villeneuve. L’uscita, come recita il trailer targato Warner Bros., è prevista per il 18 dicembre 2026 (il 17 in Italia ndr), quindi a ridosso delle festività natalizie e questo vorrà dire che sarà uno scontro al box office con Avengers: Doomsday. Villeneuve ha affermato più volte durante il tour promozionale di Dune 2 che un terzo film di Dune avrebbe ampliato i ruoli di Florence Pugh, Léa Seydoux e Anya Taylor-Joy – che interpretava la versione adulta e futura di Alia, la sorella non ancora nata di Paul – tutte con brevi apparizioni nel sequel. Anche i personaggi interpretati da Josh Brolin e Jason Momoa torneranno in Dune 3, dove avremo anche l’apparizione di Robert Pattinson nel ruolo del cattivo Scytale. Il ritorno di Paul Atreides/Chalamet per la terza volta era previsto fin dall’agosto del 2024, quando Legendary Pictures aveva annunciato la terza puntata del franchise, questa volta tratta dal secondo romanzo di Frank Herbert, Dune Messiah, pubblicato nel 1969. Dune: Parte 2 aveva vinto due premi Oscar su 5 nomination, ma soprattutto ha incassato a livello mondiale la bellezza di 714 milioni di dollari, mentre il primo si era “fermato” a una cifretta niente male come 410 milioni di dollari. Insomma, la saga di Dune è stata fino ad ora un notevole successo commerciale. L’intenzione di battere il ferro finché era caldo da parte di un regista algidamente visionario come Villeneuve era stata confessata prima di ogni altra conferma ufficiale dal compositore Hans Zimmer: “Denis arriva al secondo giorno di riprese e, senza dire una parola, mette Dune Messiah sulla mia scrivania. So quindi dove stiamo andando e so che non abbiamo ancora finito”. La critica, infine, non si è mai strappata le vesti per i Dune di Villeneuve, ma non li ha nemmeno mai apertamente stroncati. Mentre un pregiudiziale “non l’ho visto non mi piace” era arrivato da Quentin Tarantino che disse: “Ho visto Dune di Lynch un paio di volte. Non ho bisogno di rivedere questa storia”. Nulla contro Villeneuve, ma solo parecchio fastidio sui remake: “È un remake dopo l’altro, non se ne può più. La gente mi chiede hai visto Dune? Hai visto Ripley? Ecc… e io: No!”. > DUNE PART THREE pic.twitter.com/h1oK2PKp59 > > — Timothée Chalamet (@RealChalamet) March 17, 2026 L'articolo Arrakis chiama ancora: Dune 3 “accenderà” il Natale 2026 tra star, deserti e sfida ai Marvel proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Netflix si ritira: Paramount offre di più e acquista la Warner. I giornali Usa all’attacco: “Uno choc per il settore, Trump ha favorito l’amico Ellison”
Netflix si ritira e la Paramount conquista la Warner. Clamoroso colpo di scena ad Hollywood. La più chiacchierata, trasversale, rivoluzionaria trasformazione industriale del mondo cinematografico del secolo è fallita. Durante la notte – negli Stati Uniti era tardo pomeriggio – Netflix si è ritira dalla corsa al rialzo per l’acquisizione della storica società di produzione e distribuzione Warner dopo che a dicembre scorso aveva raggiunto un accordo di massima per acquisirla. Gli ultimi due mesi infatti sono stati una gara al rialzo dove Paramount Skydance ha fatto definitivamente la voce grossa e reso Netflix improvvisamente un pigmeo economico finanziario del settore. Nella fitta operazione fatta di continui rilanci, garanzie, aumento dell’offerta, ci è finita anche l’amministrazione Trump che, come sanno anche i sassi, preferiva l’agglomerato Paramount, più vicino politicamente, a guida della Warner. Variety parla di ulteriore “shock per il settore” (anche se le stesse parole vennero usate a dicembre per l’affermarsi di Netflix ndr) perché Netflix ha mollato la presa 4 giorni prima rispetto alla scadenza (4 marzo 2026) di un ulteriore rilancio che superasse quello Paramount. Variety segnala anche che il CEO di Netflix, Ted Sarandos, il 26 febbraio l’ha passato a Washington nel tentativo di “fare pressione all’amministrazione Trump sull’accordo” dopo che tra loro e Warner era già stato stipulato un accordo di fusione nonostante l’ultima offerta Paramount di 31 dollari ad azione. “L’operazione che abbiamo negoziato avrebbe creato valore per gli azionisti con un percorso chiaro verso l’approvazione normativa”, hanno affermato Sarandos e Greg Peters appena due ore dopo l’annuncio fatto direttamente a Warner Bros. Discovery sulla nuova decisione presa dal proprio consiglio di amministrazione. “Siamo sempre stati disciplinati, ma per eguagliare l’ultima offerta di Paramount, abbiamo valutato come l’accordo non fosse più economicamente attraente, quindi ci rifiutiamo di rilanciare”. Sarandos&Co nel ringraziare tutta la direzione Warner hanno spiegato che “sarebbero stati ottimi custodi dei marchi iconici di WB e che il loro accordo avrebbe rafforzato l’industria dell’intrattenimento e preservato nonché “creato più posti di lavoro”. Poi la frase sibillina: “Questa transazione è sempre stata un’opzione “bella da avere” al giusto prezzo, non un “must have” a qualsiasi prezzo”. Insomma, volano stracci e accuse nemmeno tanto nascoste all’avversario. L’accordo con Netflix, ormai carta straccia, che includeva l’acquisto di WB e HBO Max era valutato sugli 83 miliardi di dollari, mentre l’ultima offerta di Paramount, presentata il 24 febbraio era arrivata a 111 miliardi di dollari. A casa Warner si fa comunque buon viso a cattivo gioco. Il CEO di WB, David Zaslav ha elogiato la dirigenza Netflix ma ha sottolineato di essere “estremamente orgoglioso del rigoroso processo del cda condotto negli ultimi 5 mesi che “ci ha portato ad unire queste due aziende storiche e dell’entusiasmo che ciò porterà al pubblico per molti anni a venire: non vediamo l’ora di iniziare a lavorare insieme a Paramount Skydance per raccontare le storie che commuovono il mondo”. In realtà gli analisti del settore spiegano che ciò che ha fatto ribaltare la decisione del cda Warner è stata l’offerta di prezzo di acquisto a 31 dollari per azione in contanti e l’aumento della penale di scioglimento di 7 miliardi nel caso la transazione salti. Molti commentatori politici segnalano però che a chiudere l’affare con la vittoria di Paramount sia stata la pressione di Trump stesso per favorire la famiglia Ellison, proprietaria di Paramount e vicina alla sua amministrazione. La presenza di Sarandos a Washington poco prima del ribaltone significherebbe anche che la dirigenza di Netflix non è riuscita ad evitare la possibilità che a fronte di un accordo definitivo con Warner sarebbero stati tempi duri nelle temibili stanze dell’antitrust governativo che avrebbe poi dovuto confermare la legalità dell’accordo industriale. Curioso infine che in tutta questa vicenda si sottovalutino due questioni: la prima è che in un mondo spregiudicato degli affari come quello tra grandi gruppi dell’impresa globale semplicemente Paramount ha offerto di più per singola azione. Larry Ellison, il multimiliardario padre del CEO di Paramount, David, ha infatti garantito la liquidità in contanti del suo patrimonio per favorire l’operazione. Insomma, difficile rifiutare un’azienda che ti offre di più quando l’obiettivo è quello di vendere. Secondo: le due fusioni a livello strutturale e di mission industriale sono leggermente differenti. Se Warner fosse stata acquisita da Netflix tutta la parte di produzione e distribuzione cinematografica avrebbe chiaramente subito uno scossone, anche con tutta la buona volontà di Sarandos&Co che non sono di certo frati francescani ma prettamente uomini d’affari dediti allo sviluppo del loro core business: lo streaming. L’acquisizione da parte di Paramount segna invece un possibile ed oggettivo equilibrio nel settore dello streaming in quanto Paramount – che mai aveva realmente sfondato come quote di mercato nello streaming – si troverà con più canali consolidati e strumenti per gareggiare nella concorrenza a Netflix sull’online. L'articolo Netflix si ritira: Paramount offre di più e acquista la Warner. I giornali Usa all’attacco: “Uno choc per il settore, Trump ha favorito l’amico Ellison” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Warner riprende i colloqui con Paramount sull’offerta di acquisizione. Netflix potrebbe rilanciare
Warner Bros. Discovery riprende i colloqui con Paramount Skydance sulla sua offerta di acquisizione, dando all’azienda una settimana di tempo per battere l’offerta della rivale Netflix. Paramount ha tempo quindi fino al 23 febbraio per presentare la sua “offerta migliore e definitiva”. Netflix, con cui c’è un accordo vincolante di cessione firmato a dicembre, ha concesso i sette giorni ma potrebbe a sua volta rilanciare. La scorsa settimana Paramount Skydance, che la scorsa settimana aveva rialzato la sua offerta accettando di pagare una maxi-penale da 2,8 miliardi di dollari a Netfilx in caso di rottura dell’intesa. L’intesa Warner-Netflix prevede 27,75 dollari per azione, mentre Paramount, proprietaria di Cbs e Mtv, offre 30 dollari per azione per l’intera società. L'articolo Warner riprende i colloqui con Paramount sull’offerta di acquisizione. Netflix potrebbe rilanciare proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Netflix modifica l’offerta per l’acquisizione di Warner Bros Discovery: ora è tutta in contanti
L’accordo di acquisizione della Warner Bros Discovery da parte di Netflix sembra più vicino. Mentre l’offerta di Paramount sembra avere meno chance. La piattaforma di streaming globale ha annunciato che la transazione sarà interamente in contanti. “L’accordo rivisto semplifica la struttura della transazione, offre maggiore certezza di valore per gli azionisti di Wbd e accelera il percorso verso il voto degli azionisti di Wbd”, spiega una nota. Il consiglio di amministrazione ha infatti approvato la scelta all’unanimità: l’offerta vale 27,75 dollari per ogni azione Warner. L’amministratore delegato David Zaslav ha dichiarato che questa mossa avvicina l’unione delle due società. Il co-amministratore delegato di Netflix, Ted Sarandos, ha ricordato che “il consiglio di amministrazione di Warner continua a sostenere e a raccomandare la nostra transazione”. Secondo l’accordo originale, risalente allo scorso 5 dicembre, gli azionisti di Wbd avrebbero ricevuto 23,25 dollari in contanti e altri 4,50 dollari in azioni ordinarie di Netflix, per un valore dell’offerta di 82,7 miliardi di dollari (79,4 miliardi di euro). Lunedì scorso, Paramount Skydance aveva presentato una causa contro Warner Bros per forzare l’azienda a scoprire i dettagli dell’offerta presentata da Netflix, dopo che il Cda di Hbo Max ha ripetutamente considerato superiore la proposta di fusione avanzata dalla piattaforma di streaming. In questo senso, la settimana scorsa, la dirigenza di Wbd ha deciso di respingere “all’unanimità” l’offerta di Psky, modificata il 22 dicembre per includere una garanzia personale irrevocabile di Larry Ellison, cofondatore di Oracle e padre di David Ellison. Il presidente del consiglio di Wbd e proprietario di Hbo Max, Samuel di Piazza, ha affermato che la proposta della Paramount era “insufficiente”. Il presidente degli Usa Donald Trump si era detto preoccupato dell’eccessiva quota di mercato che verrebbe conquistata nel settore dello streaming in seguito all’accordo. La vicenda continua a far discutere, dopo che la piattaforma ha annunciato la volontà di “ripetere la trama tre o quattro” all’interno dei film e l’ambizione di lasciarli in sala per 45 giorni. L'articolo Netflix modifica l’offerta per l’acquisizione di Warner Bros Discovery: ora è tutta in contanti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Grande festa a Roma per il lancio di HBO Max in Italia: sul red carpet il cast di “A Knight of the Seven Kingdoms”, lo spin-off di “Game of Thrones”
Gran Gala ieri sera, giovedì 15 gennaio, per HBO Max che è sbarcato in Italia e ha trasformato Roma in Westeros con la premiere di “A Knight of the Seven Kingdoms”, lo spin-off di “Game of Thrones” che debutta il 19 gennaio sulla nuova piattaforma di Warner Bros. Discovery. Ad accogliere il cast, a partire dallo showrunner Ira Parker e il protagonista Peter Claffey, un lungo red carpet tra fotografi, tanti curiosi e il calore dei fan. “Questa serie rappresenta l’esperienza più bella della nostra vita”, dicono in coro gli interpreti, che non mancano di elogiare il buon cibo italiano. Una ingresso in pompa magna quello di HBO Max che regala al pubblico non una ma ben due premiere. A calcare il tappeto rosso anche il cast della serie “Industry”, nella Capitale per presentare la quarta stagione che debutta sulla nuova piattaforma. E con questa arrivano anche le precedenti stagioni, finora non disponibili per nostro Paese. “È stato un viaggio lungo, ma il nostro sogno è diventato realtà grazie al lavoro intenso dei team internazionali e locali –, dichiara Alessandro Araimo, EVP Managing Director Warner Bros. Discovery Southern Europe – Per la prima volta, il pubblico italiano potrà accedere all’intero catalogo targato HBO Max sotto un unico brand, un passaggio che l’azienda considera strategico e simbolico. Finalmente tutti i nostri contenuti saranno disponibili insieme, con la qualità che vogliamo garantire al nostro pubblico”. Presente all’evento anche JB Perrette, Ceo e President of Global Streaming and Games di Warner Bros. Discovery, che ha definito l’arrivo in Italia “un’occasione speciale” e un tassello fondamentale nell’espansione globale del servizio, ora presente in oltre venti mercati, e assicura che il biennio 2026-2027 offrirà “la line-up più forte della nostra storia”. A Roma è atterrato anche Casey Bloys, Chairman e Ceo, HBO and Max Content, accolto come il volto creativo dietro alcune delle serie più acclamate degli ultimi decenni. Il primo titolo italiano a debuttare sulla piattaforma è la serie “Portobello” di Marco Bellocchio sul caso Tortora (disponibile dal 20 febbraio), ma Bloys assicura che “è solo l’inizio”, ribadendo la volontà di bilanciare produzioni locali e contenuti globali. “Sono contento ed emozionato per il debutto di ‘Portobellò”, dice Bellocchio sul red carpet e aggiunge: “Ma dobbiamo continuare a fare dei bei film, solo la qualità ci può salvare”. Prossimamente su HBO Max debutterà la serie “Melania Rea – Oltre il caso”, diretta da Stefano Mordini con Maria Esposito nei panni di Melania Rea e Daniele Rienzo in quelli di Salvatore Parolisi. Gli episodi ripercorrono il femminicidio del 2011. “Sono grata di dar voce a Melania – dice Maria Esposito sul red carpet -. Ho accettato questo progetto perché io faccio questo lavoro per arrivare sullo schermo e mandare dei messaggi”. Accanto all’attrice, il collega Daniele Rienzo: “La società non si guarisce da sola, dobbiamo fare qualcosa in più e il cinema può essere di aiuto”. Con il lancio di Hbo Max il 13 gennaio, il mercato italiano dello streaming registra l’ingresso di un nuovo competitor in un contesto che appare ormai prossimo alla saturazione. Secondo le dinamiche in corso negli Stati Uniti, la piattaforma sarà acquisita nel giro di pochi mesi da Netflix o Paramount, in base all’esito dello scontro per il controllo di Warner Bros Discovery. A tracciare un quadro dei numeri reali dello streaming in Italia è Fabrizio Angelini, ceo di Sensemakers, che all’Adnkronos parla di un mercato entrato in una fase di maturità avanzata. “Dalle nostre ricerche e da alcune evidenze dei dati Auditel emerge una fase di saturazione degli abbonamenti ai servizi di streaming a pagamento. Le leve principali – riduzione dei prezzi attraverso formule supportate dalla pubblicità e contrasto alla condivisione delle password – hanno già espresso gran parte del loro potenziale – spiega Angelini. – La crescita, aggiunge, proseguirà ma a ritmi più contenuti, con un aumento dei fenomeni di sostituzione delle offerte e di churn rate tra gli operatori”. Sul fronte della domanda, i dati mostrano un’adozione ormai consolidata. “Già la metà delle famiglie italiane e l’80% di quelle dotate di connessione broadband hanno sottoscritto almeno un servizio di streaming a pagamento”, conclude il ceo di Sensemakers. L'articolo Grande festa a Roma per il lancio di HBO Max in Italia: sul red carpet il cast di “A Knight of the Seven Kingdoms”, lo spin-off di “Game of Thrones” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Warner Bros boccia la nuova offerta di Paramount. Il cda: “Raccomandiamo l’intesa con Netflix”
“Inadeguata” e “rischiosa”. Il consiglio di amministrazione di Warner Bros ha bocciato l’ulteriore offerta ostile di Paramount, infliggendo un ennesimo colpo alle ambizioni di David Ellison. La decisione è accolta con favore da Netflix, che legge nella bocciatura l’impegno della società ad andare avanti con la sua offerta. “Il cda continua a raccomandare l’intesa con Netflix, riconoscendo che è superiore e che offrirà agli azionisti, ai consumatori e ai creatori di contenuti il maggior valore”, hanno detto Ted Sarandos e Greg Peters, i co-amministratori delegati di Netflix. La proposta di Paramount “non solo non è superiore” a quella di Netflix, ma “non è neanche paragonabile”, ha spiegato il cda di Warner mettendo l’accento sulle capacità di Paramount di chiudere l’accordo e i potenziali rischi per gli azionisti in caso di fallimento della transazione. L’ultima offerta in ordine temporale presentata dal colosso di Ellison includeva una garanzia personale di suo padre, il miliardario Larry Ellison, amico di Donald Trump. Paramount riteneva che fosse sufficiente per rassicurare Warner, alla luce anche del suo impegno a rilevare l’intera società, inclusa Cnn che è invece fuori dall’accordo con Netflix. Invece nonostante i 108 miliardi di dollari sul piatto anche quest’ultima proposta – l’ottava in tutto – è stata bocciata. La dirigenza della Warner ha ripetutamente respinto le proposte di Paramount, di proprietà della Skydance, e solo poche settimane fa aveva esortato gli azionisti a sostenere la vendita della sua attività di streaming e dei suoi studio a Netflix per 72 miliardi di dollari. Paramount, dal canto suo, aveva cercato di rendere più allettante la sua offerta ostile, portata a 77,9 miliardi di dollari per l’intera società. L’impegno personale di Larry Ellison è stato sicuramente importante ma “non hanno alzato il prezzo. Devono presentare un’offerta convincente e superiore”, ha detto il presidente del consiglio di amministrazione di Warner, Samuel A. Di Piazza, ai microfoni di Cnbc, spiegando che Warner – pur non potendo avviare ulteriori trattative con Paramount perché ha già raggiunto un accordo con Netflix – può valutare qualsiasi offerta rivista. Gli azionisti di Warner hanno fino al 21 gennaio per decidere se accettare l’offerta di Paramount, le cui prossime mosse non sono chiare. Prima della nuova bocciatura, David Ellison non aveva chiuso a un possibile rialzo dell’offerta ma resta da vedere se passerà dalle parole ai fatti. In caso di ritocco è probabile che Paramount posticipi la scadenza di gennaio per concedere più tempo agli azionisti, e per aver più tempo a disposizione per corteggiarli. L'articolo Warner Bros boccia la nuova offerta di Paramount. Il cda: “Raccomandiamo l’intesa con Netflix” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Larry Ellison pronto a mettere di tasca sua 40 miliardi di dollari per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount”: il colpo a sorpresa
Larry Ellison sosterrà con 40 miliardi di dollari l’offerta della Paramount per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery. Il colpo a sorpresa che fa diventare l’offerta ostile Paramount un’offerta che “non si può rifiutare” arriva dopo che dal quartier generale WB era trapelata la notizia che avrebbero considerato l’offerta Paramount solo se Ellison avesse garantito il suo investimento. Il co-fondatore di Oracle, terza persona più ricca al mondo e vicino al presidente Trump, ha accettato di fornire una “garanzia personale irrevocabile di 40,4 miliardi di dollari” per finanziare l’offerta da 108 miliardi di dollari di Paramount per Warner Bros. Discovery. La WB, come si sa, aveva accettato in prima battuta l’offerta di Netflix, scatenando ire di mezzo mondo hollywoodiano, l’interesse dell’antitrust e il fastidio del presidente americano. Giorni fa WB aveva mostrato seri dubbi sul fatto che l’intero trust familiare degli Ellison sarebbe rimasto impegnato nell’offerta di Paramount, cosa che invece è stata prontamente smentita da Ellison stesso con una garanzia urbi et orbi che ora sarà difficile scansare. Come spiega Forbes, l’offerta di Netflix da 83 miliardi di dollari era stata approvata dalla Warner pochi giorni prima dell’offerta ostile di Paramount. Netflix ha dichiarato che avrebbe assicurato fino a 25 miliardi di dollari di finanziamenti bancari per sostenere l’acquisizione “lasciando all’azienda ulteriori 34 miliardi di dollari di finanziamenti, che verrebbero emessi come obbligazioni da BNP Paribas, Wells Fargo e HSBC”. Paramount invece aveva rilanciato con un’offerta da 108,4 miliardi di dollari con 30 dollari ad azione al posto dei 27,75 offerti da Netflix. WB ha però invitato i propri azionisti a rifiutare sostenendo che l’offerta Paramount fosse “inferiore” e di valore “inadeguato”. Il presidente di WB, DiPiazza, aveva poi alzato il tiro sostenendo che non vi fosse “alcun impegno della famiglia Ellison di alcun tipo” a sostenere l’offerta Paramount. Impegno che nelle ultime ore è arrivato in maniera incontrovertibile. L'articolo “Larry Ellison pronto a mettere di tasca sua 40 miliardi di dollari per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount”: il colpo a sorpresa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mi licenzio dall’azienda in cui lavoro. Voglio cambiare vita e poi aprirò una mia bakery”: Gennaro ‘Gerry’ Marfella ha vinto “Bake Off Italia”
“Adesso posso cambiare”. È stato il primo pensiero del vincitore della 13esima edizione di “Bake Off Italia – Dolci in forno” Gennaro ‘Gerry’ Marfella che ha battuto la concorrenza di Marzia, Patrizia e Pelayo. I giudici Ernst Knam, giudice storico del programma, Damiano Carrara e Tommaso Foglia, e il superospite fisso della prova tecnica, il Maestro Pasticcere Iginio Massari, hanno incoronato Gerry che ha 35 ed è di Serravalle Scrivia (Alessandria). Dopo aver intrapreso la carriera militare per diventare poliziotto come il padre, si è congedato per avere più stabilità e costruire una famiglia. Oggi Gerry ha una moglie e un bimbo di tre anni e mezzo. Ha un passato militare che lo ha reso “rigoroso e quadrato dietro ai fornelli”, Gerry dedica tutto il suo tempo libero alla pasticceria, studiando e provando ricette sempre più complesse. Nella vita ha fatto tanti lavori, ma nel suo futuro ne vede solo uno: una bakery di viennoiserie. “È un progetto che avevo in testa da un po’ di tempo. Ora con questa vittoria ho la forza di farlo. – ha detto a La Repubblica il vincitore – Mi licenzio, anche se non sarà facile lasciare l’azienda in cui lavoro e in cui sono socio. Ma lo devo fare. Voglio cambiare vita. Prima studio, faccio esperienza e poi vediamo. Devo iniziare la gavetta che finora non ho fatto. Prima di aprire la bakery devo, passatemi il termine, rubare il mestiere a chi ha molta più esperienza di me”. E ancora: “È stata più che altro la spinta di mia moglie a farmi decidere. Perché era sempre lei che mi diceva che dovevo andarci. Ho mandato la domanda nel 2023, ed è andata completamente nel dimenticatoio. Fino a quando quest’anno mi hanno chiamato”. Il cooking show targato BBC, prodotto da Banijay Italia per Warner Bros. Discovery, e condotto da Brenda Lodigiani, ha centrato gli ascolti con 832mila spettatori e share del 5% (sul target Donne 15-54 anni: 12%). Il picco d’ascolto è stato di 928mila spettatori. L'articolo “Mi licenzio dall’azienda in cui lavoro. Voglio cambiare vita e poi aprirò una mia bakery”: Gennaro ‘Gerry’ Marfella ha vinto “Bake Off Italia” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ora è braccio di ferro per Warner Bros: Paramount rilancia l’offerta di Netflix
Adesso è braccio di ferro. Paramount Skydance rilancia la corsa all’acquisizione di Warner Bros. Discovery. La proposta del colosso guidato da David Ellison è di pagare in contanti la rivale mettendo sul piatto 30 dollari ad azione per acquistare l’azienda, valutata 108,4 miliardi di dollari. L’offerta di Paramount riguarda l’intera Warner e quindi anche i canali televisivi come Cnn. In sostanza, l’offerta supera di 18 miliardi di dollari quella di Netflix, che comprende solo la casa di produzione cinematografica e il servizio di streaming HBO. “Gli azionisti di Warner Bros. Discovery meritano l’opportunità di considerare la nostra offerta interamente in contanti per le loro azioni dell’intera società che è superiore a quella di Netflix. La nostra offerta pubblica si basa sugli stessi termini che abbiamo fornito privatamente al Consiglio di Amministrazione e offre un valore superiore e un percorso più sicuro e rapido verso il completamento”, ha commentato Ellison. Il presidente e Ceo di Paramount ha aggiunto: “Riteniamo che il Consiglio di Amministrazione di Wbd stia perseguendo una proposta inferiore che espone gli azionisti a un mix di liquidità e azioni e a un futuro incerto per il business delle reti. Stiamo portando la nostra offerta direttamente agli azionisti per dare loro l’opportunità di agire nel proprio interesse e massimizzare il valore delle loro azioni”. In un’intervista a Cncb ha inoltre sostenuto che la proposta “è buona per Hollywood” mentre quella di Netflix è “anticoncorrenziale” poiché l’unione metterebbe “fine all’industria” cinematografica “così come la conosciamo”. Secondo fonti vicine all’offerta che hanno chiesto di non essere identificate perché i dettagli erano riservati, si tratta della stessa offerta che Warner Bros ha respinto la scorsa settimana. La proposta è supportata da un finanziamento azionario della famiglia Ellison e della società di private equity RedBird Capital, oltre a 54 miliardi di dollari di impegni di debito da parte di Bank of America, Citi e Apollo Global Management. L'articolo Ora è braccio di ferro per Warner Bros: Paramount rilancia l’offerta di Netflix proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Netflix-Warner è un cappio attorno al mercato cinematografico”, un gruppo di registi anonimi scrive ai deputati Usa. Jean Fonda: “Catastrofico”
L’accordo commerciale Netflix-Warner è “catastrofico” e “minaccia l’intera industria dell’intrattenimento”. Parola di Jane Fonda. Una delle attrici più iconiche del sistema hollywoodiano di fine Novecento si è espressa sull’intesa epocale e clamorosa tra una delle più antiche società statunitensi di intrattenimento e il nuovo impero dello streaming. “La notizia che Warner Bros Discovery ha accettato un’offerta di acquisto è un’allarmante escalation del processo di consolidamento che minaccia l’intera industria dell’intrattenimento, il pubblico democratico che la segue e il Primo Emendamento”. La 87enne interprete di Sindrome cinese e Il cavaliere elettrico, nonché membro attivo del Comitato per il Primo Emendamento, aveva in realtà pubblicato sul sito TheAnkler.com una lunga riflessione rispetto a una fusione in sé tra Warner e qualsiasi altro concorrente prima che Netflix si aggiudicasse la vittoria della trattativa. A quel punto la Fonda ha rilanciato ampi stralci della sua lunga riflessione già pubblicata aggiornandola con un riferimento generico all’“accordo” senza mai citare Netflix. Il tono delle sue parole rimane comunque identico: “Un consolidamento di questa portata sarebbe catastrofico per un settore fondato sulla libertà di espressione, per i creativi che lo alimentano e per i consumatori che dipendono da un ecosistema mediatico libero e indipendente per comprendere il mondo. Significherebbe meno posti di lavoro, meno opportunità di vendere opere, meno rischi creativi, meno fonti di informazione e molta meno diversità nelle storie che gli americani ascoltano”. La star di A piedi nudi nel parco ha aggiunto: “Per attori, sceneggiatori, registi, montatori, designer, animatori e troupe già in lotta per il lavoro, l’accorpamento ridurrà la domanda complessiva delle loro competenze. E quando solo una manciata di mega-aziende controlla l’intero processo, acquisiscono il potere di schiacciare ogni corporazione – SAG-AFTRA, WGA, PGA, DGA, IATSE, tutte – rendendo più difficile per i lavoratori contrattare, più difficile difendersi e più difficile guadagnarsi da vivere”. Poi ha chiosato: “E per quanto pericolose possano essere le ricadute economiche, non è questo che mi spaventa di più. Ciò che mi terrorizza – e dovrebbe terrorizzare chiunque abbia a cuore una società libera – è il modo in cui questa amministrazione ha utilizzato le fusioni previste come strumenti di pressione politica e censura”. Fonda cita altre recenti fusioni nell’industria dell’intrattenimento come “fenomeno che abbiamo già visto all’opera” come quello accaduto tra Skydance-Paramount. L’accordo tra Warner Bros Discovery e Netflix vale 82,7 miliardi di dollari e ha comunque lunghi tempi – 12/18 mesi – per concludersi nei dettagli e nella definitiva archiviazione. La voce critica della Fonda si aggiunge a quella recente di James Cameron e a quella, curiosa, di un gruppo anonimo di importanti registi di Hollywood che ha inviato una lettera aperta a deputati repubblicani e democratici del Congresso USA. Nella lettera questi grossi nomi di Hollywood sostengono che Netflix distruggerà il mercato cinematografico aumentando o eliminando il periodo di programmazione in sala dei film Warner prima di finire sulla piattaforma streaming. Il team anonimo di star della macchina da presa ha definito in maniera inequivocabile la vittoria di Netflix come un “cappio attorno al mercato cinematografico”. L'articolo “Netflix-Warner è un cappio attorno al mercato cinematografico”, un gruppo di registi anonimi scrive ai deputati Usa. Jean Fonda: “Catastrofico” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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