L’accordo di acquisizione della Warner Bros Discovery da parte di Netflix sembra
più vicino. Mentre l’offerta di Paramount sembra avere meno chance. La
piattaforma di streaming globale ha annunciato che la transazione sarà
interamente in contanti. “L’accordo rivisto semplifica la struttura della
transazione, offre maggiore certezza di valore per gli azionisti di Wbd e
accelera il percorso verso il voto degli azionisti di Wbd”, spiega una nota. Il
consiglio di amministrazione ha infatti approvato la scelta all’unanimità:
l’offerta vale 27,75 dollari per ogni azione Warner. L’amministratore delegato
David Zaslav ha dichiarato che questa mossa avvicina l’unione delle due società.
Il co-amministratore delegato di Netflix, Ted Sarandos, ha ricordato che “il
consiglio di amministrazione di Warner continua a sostenere e a raccomandare la
nostra transazione”.
Secondo l’accordo originale, risalente allo scorso 5 dicembre, gli azionisti di
Wbd avrebbero ricevuto 23,25 dollari in contanti e altri 4,50 dollari in azioni
ordinarie di Netflix, per un valore dell’offerta di 82,7 miliardi di dollari
(79,4 miliardi di euro).
Lunedì scorso, Paramount Skydance aveva presentato una causa contro Warner Bros
per forzare l’azienda a scoprire i dettagli dell’offerta presentata da Netflix,
dopo che il Cda di Hbo Max ha ripetutamente considerato superiore la proposta di
fusione avanzata dalla piattaforma di streaming. In questo senso, la settimana
scorsa, la dirigenza di Wbd ha deciso di respingere “all’unanimità” l’offerta di
Psky, modificata il 22 dicembre per includere una garanzia personale
irrevocabile di Larry Ellison, cofondatore di Oracle e padre di David Ellison.
Il presidente del consiglio di Wbd e proprietario di Hbo Max, Samuel di Piazza,
ha affermato che la proposta della Paramount era “insufficiente”.
Il presidente degli Usa Donald Trump si era detto preoccupato dell’eccessiva
quota di mercato che verrebbe conquistata nel settore dello streaming in seguito
all’accordo. La vicenda continua a far discutere, dopo che la piattaforma ha
annunciato la volontà di “ripetere la trama tre o quattro” all’interno dei film
e l’ambizione di lasciarli in sala per 45 giorni.
L'articolo Netflix modifica l’offerta per l’acquisizione di Warner Bros
Discovery: ora è tutta in contanti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gran Gala ieri sera, giovedì 15 gennaio, per HBO Max che è sbarcato in Italia e
ha trasformato Roma in Westeros con la premiere di “A Knight of the Seven
Kingdoms”, lo spin-off di “Game of Thrones” che debutta il 19 gennaio sulla
nuova piattaforma di Warner Bros. Discovery. Ad accogliere il cast, a partire
dallo showrunner Ira Parker e il protagonista Peter Claffey, un lungo red carpet
tra fotografi, tanti curiosi e il calore dei fan.
“Questa serie rappresenta l’esperienza più bella della nostra vita”, dicono in
coro gli interpreti, che non mancano di elogiare il buon cibo italiano. Una
ingresso in pompa magna quello di HBO Max che regala al pubblico non una ma ben
due premiere. A calcare il tappeto rosso anche il cast della serie “Industry”,
nella Capitale per presentare la quarta stagione che debutta sulla nuova
piattaforma. E con questa arrivano anche le precedenti stagioni, finora non
disponibili per nostro Paese.
“È stato un viaggio lungo, ma il nostro sogno è diventato realtà grazie al
lavoro intenso dei team internazionali e locali –, dichiara Alessandro Araimo,
EVP Managing Director Warner Bros. Discovery Southern Europe – Per la prima
volta, il pubblico italiano potrà accedere all’intero catalogo targato HBO Max
sotto un unico brand, un passaggio che l’azienda considera strategico e
simbolico. Finalmente tutti i nostri contenuti saranno disponibili insieme, con
la qualità che vogliamo garantire al nostro pubblico”.
Presente all’evento anche JB Perrette, Ceo e President of Global Streaming and
Games di Warner Bros. Discovery, che ha definito l’arrivo in Italia
“un’occasione speciale” e un tassello fondamentale nell’espansione globale del
servizio, ora presente in oltre venti mercati, e assicura che il biennio
2026-2027 offrirà “la line-up più forte della nostra storia”.
A Roma è atterrato anche Casey Bloys, Chairman e Ceo, HBO and Max Content,
accolto come il volto creativo dietro alcune delle serie più acclamate degli
ultimi decenni. Il primo titolo italiano a debuttare sulla piattaforma è la
serie “Portobello” di Marco Bellocchio sul caso Tortora (disponibile dal 20
febbraio), ma Bloys assicura che “è solo l’inizio”, ribadendo la volontà di
bilanciare produzioni locali e contenuti globali. “Sono contento ed emozionato
per il debutto di ‘Portobellò”, dice Bellocchio sul red carpet e aggiunge: “Ma
dobbiamo continuare a fare dei bei film, solo la qualità ci può salvare”.
Prossimamente su HBO Max debutterà la serie “Melania Rea – Oltre il caso”,
diretta da Stefano Mordini con Maria Esposito nei panni di Melania Rea e Daniele
Rienzo in quelli di Salvatore Parolisi. Gli episodi ripercorrono il femminicidio
del 2011. “Sono grata di dar voce a Melania – dice Maria Esposito sul red carpet
-. Ho accettato questo progetto perché io faccio questo lavoro per arrivare
sullo schermo e mandare dei messaggi”. Accanto all’attrice, il collega Daniele
Rienzo: “La società non si guarisce da sola, dobbiamo fare qualcosa in più e il
cinema può essere di aiuto”.
Con il lancio di Hbo Max il 13 gennaio, il mercato italiano dello streaming
registra l’ingresso di un nuovo competitor in un contesto che appare ormai
prossimo alla saturazione. Secondo le dinamiche in corso negli Stati Uniti, la
piattaforma sarà acquisita nel giro di pochi mesi da Netflix o Paramount, in
base all’esito dello scontro per il controllo di Warner Bros Discovery.
A tracciare un quadro dei numeri reali dello streaming in Italia è Fabrizio
Angelini, ceo di Sensemakers, che all’Adnkronos parla di un mercato entrato in
una fase di maturità avanzata. “Dalle nostre ricerche e da alcune evidenze dei
dati Auditel emerge una fase di saturazione degli abbonamenti ai servizi di
streaming a pagamento. Le leve principali – riduzione dei prezzi attraverso
formule supportate dalla pubblicità e contrasto alla condivisione delle password
– hanno già espresso gran parte del loro potenziale – spiega Angelini. – La
crescita, aggiunge, proseguirà ma a ritmi più contenuti, con un aumento dei
fenomeni di sostituzione delle offerte e di churn rate tra gli operatori”.
Sul fronte della domanda, i dati mostrano un’adozione ormai consolidata. “Già la
metà delle famiglie italiane e l’80% di quelle dotate di connessione broadband
hanno sottoscritto almeno un servizio di streaming a pagamento”, conclude il ceo
di Sensemakers.
L'articolo Grande festa a Roma per il lancio di HBO Max in Italia: sul red
carpet il cast di “A Knight of the Seven Kingdoms”, lo spin-off di “Game of
Thrones” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Inadeguata” e “rischiosa”. Il consiglio di amministrazione di Warner Bros ha
bocciato l’ulteriore offerta ostile di Paramount, infliggendo un ennesimo colpo
alle ambizioni di David Ellison.
La decisione è accolta con favore da Netflix, che legge nella bocciatura
l’impegno della società ad andare avanti con la sua offerta. “Il cda continua a
raccomandare l’intesa con Netflix, riconoscendo che è superiore e che offrirà
agli azionisti, ai consumatori e ai creatori di contenuti il maggior valore”,
hanno detto Ted Sarandos e Greg Peters, i co-amministratori delegati di Netflix.
La proposta di Paramount “non solo non è superiore” a quella di Netflix, ma “non
è neanche paragonabile”, ha spiegato il cda di Warner mettendo l’accento sulle
capacità di Paramount di chiudere l’accordo e i potenziali rischi per gli
azionisti in caso di fallimento della transazione. L’ultima offerta in ordine
temporale presentata dal colosso di Ellison includeva una garanzia personale di
suo padre, il miliardario Larry Ellison, amico di Donald Trump. Paramount
riteneva che fosse sufficiente per rassicurare Warner, alla luce anche del suo
impegno a rilevare l’intera società, inclusa Cnn che è invece fuori dall’accordo
con Netflix. Invece nonostante i 108 miliardi di dollari sul piatto anche
quest’ultima proposta – l’ottava in tutto – è stata bocciata.
La dirigenza della Warner ha ripetutamente respinto le proposte di Paramount, di
proprietà della Skydance, e solo poche settimane fa aveva esortato gli azionisti
a sostenere la vendita della sua attività di streaming e dei suoi studio a
Netflix per 72 miliardi di dollari. Paramount, dal canto suo, aveva cercato di
rendere più allettante la sua offerta ostile, portata a 77,9 miliardi di dollari
per l’intera società.
L’impegno personale di Larry Ellison è stato sicuramente importante ma “non
hanno alzato il prezzo. Devono presentare un’offerta convincente e superiore”,
ha detto il presidente del consiglio di amministrazione di Warner, Samuel A. Di
Piazza, ai microfoni di Cnbc, spiegando che Warner – pur non potendo avviare
ulteriori trattative con Paramount perché ha già raggiunto un accordo con
Netflix – può valutare qualsiasi offerta rivista.
Gli azionisti di Warner hanno fino al 21 gennaio per decidere se accettare
l’offerta di Paramount, le cui prossime mosse non sono chiare. Prima della nuova
bocciatura, David Ellison non aveva chiuso a un possibile rialzo dell’offerta ma
resta da vedere se passerà dalle parole ai fatti. In caso di ritocco è probabile
che Paramount posticipi la scadenza di gennaio per concedere più tempo agli
azionisti, e per aver più tempo a disposizione per corteggiarli.
L'articolo Warner Bros boccia la nuova offerta di Paramount. Il cda:
“Raccomandiamo l’intesa con Netflix” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Larry Ellison sosterrà con 40 miliardi di dollari l’offerta della Paramount per
l’acquisizione di Warner Bros. Discovery. Il colpo a sorpresa che fa diventare
l’offerta ostile Paramount un’offerta che “non si può rifiutare” arriva dopo che
dal quartier generale WB era trapelata la notizia che avrebbero considerato
l’offerta Paramount solo se Ellison avesse garantito il suo investimento. Il
co-fondatore di Oracle, terza persona più ricca al mondo e vicino al presidente
Trump, ha accettato di fornire una “garanzia personale irrevocabile di 40,4
miliardi di dollari” per finanziare l’offerta da 108 miliardi di dollari di
Paramount per Warner Bros. Discovery. La WB, come si sa, aveva accettato in
prima battuta l’offerta di Netflix, scatenando ire di mezzo mondo hollywoodiano,
l’interesse dell’antitrust e il fastidio del presidente americano. Giorni fa WB
aveva mostrato seri dubbi sul fatto che l’intero trust familiare degli Ellison
sarebbe rimasto impegnato nell’offerta di Paramount, cosa che invece è stata
prontamente smentita da Ellison stesso con una garanzia urbi et orbi che ora
sarà difficile scansare.
Come spiega Forbes, l’offerta di Netflix da 83 miliardi di dollari era stata
approvata dalla Warner pochi giorni prima dell’offerta ostile di Paramount.
Netflix ha dichiarato che avrebbe assicurato fino a 25 miliardi di dollari di
finanziamenti bancari per sostenere l’acquisizione “lasciando all’azienda
ulteriori 34 miliardi di dollari di finanziamenti, che verrebbero emessi come
obbligazioni da BNP Paribas, Wells Fargo e HSBC”.
Paramount invece aveva rilanciato con un’offerta da 108,4 miliardi di dollari
con 30 dollari ad azione al posto dei 27,75 offerti da Netflix. WB ha però
invitato i propri azionisti a rifiutare sostenendo che l’offerta Paramount fosse
“inferiore” e di valore “inadeguato”. Il presidente di WB, DiPiazza, aveva poi
alzato il tiro sostenendo che non vi fosse “alcun impegno della famiglia Ellison
di alcun tipo” a sostenere l’offerta Paramount. Impegno che nelle ultime ore è
arrivato in maniera incontrovertibile.
L'articolo “Larry Ellison pronto a mettere di tasca sua 40 miliardi di dollari
per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount”: il colpo a
sorpresa proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Adesso posso cambiare”. È stato il primo pensiero del vincitore della 13esima
edizione di “Bake Off Italia – Dolci in forno” Gennaro ‘Gerry’ Marfella che ha
battuto la concorrenza di Marzia, Patrizia e Pelayo. I giudici Ernst Knam,
giudice storico del programma, Damiano Carrara e Tommaso Foglia, e il
superospite fisso della prova tecnica, il Maestro Pasticcere Iginio Massari,
hanno incoronato Gerry che ha 35 ed è di Serravalle Scrivia (Alessandria). Dopo
aver intrapreso la carriera militare per diventare poliziotto come il padre, si
è congedato per avere più stabilità e costruire una famiglia.
Oggi Gerry ha una moglie e un bimbo di tre anni e mezzo. Ha un passato militare
che lo ha reso “rigoroso e quadrato dietro ai fornelli”, Gerry dedica tutto il
suo tempo libero alla pasticceria, studiando e provando ricette sempre più
complesse. Nella vita ha fatto tanti lavori, ma nel suo futuro ne vede solo uno:
una bakery di viennoiserie.
“È un progetto che avevo in testa da un po’ di tempo. Ora con questa vittoria ho
la forza di farlo. – ha detto a La Repubblica il vincitore – Mi licenzio, anche
se non sarà facile lasciare l’azienda in cui lavoro e in cui sono socio. Ma lo
devo fare. Voglio cambiare vita. Prima studio, faccio esperienza e poi vediamo.
Devo iniziare la gavetta che finora non ho fatto. Prima di aprire la bakery
devo, passatemi il termine, rubare il mestiere a chi ha molta più esperienza di
me”.
E ancora: “È stata più che altro la spinta di mia moglie a farmi decidere.
Perché era sempre lei che mi diceva che dovevo andarci. Ho mandato la domanda
nel 2023, ed è andata completamente nel dimenticatoio. Fino a quando quest’anno
mi hanno chiamato”.
Il cooking show targato BBC, prodotto da Banijay Italia per Warner Bros.
Discovery, e condotto da Brenda Lodigiani, ha centrato gli ascolti con 832mila
spettatori e share del 5% (sul target Donne 15-54 anni: 12%). Il picco d’ascolto
è stato di 928mila spettatori.
L'articolo “Mi licenzio dall’azienda in cui lavoro. Voglio cambiare vita e poi
aprirò una mia bakery”: Gennaro ‘Gerry’ Marfella ha vinto “Bake Off Italia”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Adesso è braccio di ferro. Paramount Skydance rilancia la corsa all’acquisizione
di Warner Bros. Discovery. La proposta del colosso guidato da David Ellison è di
pagare in contanti la rivale mettendo sul piatto 30 dollari ad azione per
acquistare l’azienda, valutata 108,4 miliardi di dollari. L’offerta di Paramount
riguarda l’intera Warner e quindi anche i canali televisivi come Cnn. In
sostanza, l’offerta supera di 18 miliardi di dollari quella di Netflix, che
comprende solo la casa di produzione cinematografica e il servizio di streaming
HBO.
“Gli azionisti di Warner Bros. Discovery meritano l’opportunità di considerare
la nostra offerta interamente in contanti per le loro azioni dell’intera società
che è superiore a quella di Netflix. La nostra offerta pubblica si basa sugli
stessi termini che abbiamo fornito privatamente al Consiglio di Amministrazione
e offre un valore superiore e un percorso più sicuro e rapido verso il
completamento”, ha commentato Ellison.
Il presidente e Ceo di Paramount ha aggiunto: “Riteniamo che il Consiglio di
Amministrazione di Wbd stia perseguendo una proposta inferiore che espone gli
azionisti a un mix di liquidità e azioni e a un futuro incerto per il business
delle reti. Stiamo portando la nostra offerta direttamente agli azionisti per
dare loro l’opportunità di agire nel proprio interesse e massimizzare il valore
delle loro azioni”. In un’intervista a Cncb ha inoltre sostenuto che la proposta
“è buona per Hollywood” mentre quella di Netflix è “anticoncorrenziale” poiché
l’unione metterebbe “fine all’industria” cinematografica “così come la
conosciamo”.
Secondo fonti vicine all’offerta che hanno chiesto di non essere identificate
perché i dettagli erano riservati, si tratta della stessa offerta che Warner
Bros ha respinto la scorsa settimana. La proposta è supportata da un
finanziamento azionario della famiglia Ellison e della società di private equity
RedBird Capital, oltre a 54 miliardi di dollari di impegni di debito da parte di
Bank of America, Citi e Apollo Global Management.
L'articolo Ora è braccio di ferro per Warner Bros: Paramount rilancia l’offerta
di Netflix proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’accordo commerciale Netflix-Warner è “catastrofico” e “minaccia l’intera
industria dell’intrattenimento”. Parola di Jane Fonda. Una delle attrici più
iconiche del sistema hollywoodiano di fine Novecento si è espressa sull’intesa
epocale e clamorosa tra una delle più antiche società statunitensi di
intrattenimento e il nuovo impero dello streaming. “La notizia che Warner Bros
Discovery ha accettato un’offerta di acquisto è un’allarmante escalation del
processo di consolidamento che minaccia l’intera industria dell’intrattenimento,
il pubblico democratico che la segue e il Primo Emendamento”.
La 87enne interprete di Sindrome cinese e Il cavaliere elettrico, nonché membro
attivo del Comitato per il Primo Emendamento, aveva in realtà pubblicato sul
sito TheAnkler.com una lunga riflessione rispetto a una fusione in sé tra Warner
e qualsiasi altro concorrente prima che Netflix si aggiudicasse la vittoria
della trattativa. A quel punto la Fonda ha rilanciato ampi stralci della sua
lunga riflessione già pubblicata aggiornandola con un riferimento generico
all’“accordo” senza mai citare Netflix.
Il tono delle sue parole rimane comunque identico: “Un consolidamento di questa
portata sarebbe catastrofico per un settore fondato sulla libertà di
espressione, per i creativi che lo alimentano e per i consumatori che dipendono
da un ecosistema mediatico libero e indipendente per comprendere il mondo.
Significherebbe meno posti di lavoro, meno opportunità di vendere opere, meno
rischi creativi, meno fonti di informazione e molta meno diversità nelle storie
che gli americani ascoltano”.
La star di A piedi nudi nel parco ha aggiunto: “Per attori, sceneggiatori,
registi, montatori, designer, animatori e troupe già in lotta per il lavoro,
l’accorpamento ridurrà la domanda complessiva delle loro competenze. E quando
solo una manciata di mega-aziende controlla l’intero processo, acquisiscono il
potere di schiacciare ogni corporazione – SAG-AFTRA, WGA, PGA, DGA, IATSE, tutte
– rendendo più difficile per i lavoratori contrattare, più difficile difendersi
e più difficile guadagnarsi da vivere”.
Poi ha chiosato: “E per quanto pericolose possano essere le ricadute economiche,
non è questo che mi spaventa di più. Ciò che mi terrorizza – e dovrebbe
terrorizzare chiunque abbia a cuore una società libera – è il modo in cui questa
amministrazione ha utilizzato le fusioni previste come strumenti di pressione
politica e censura”. Fonda cita altre recenti fusioni nell’industria
dell’intrattenimento come “fenomeno che abbiamo già visto all’opera” come quello
accaduto tra Skydance-Paramount.
L’accordo tra Warner Bros Discovery e Netflix vale 82,7 miliardi di dollari e ha
comunque lunghi tempi – 12/18 mesi – per concludersi nei dettagli e nella
definitiva archiviazione. La voce critica della Fonda si aggiunge a quella
recente di James Cameron e a quella, curiosa, di un gruppo anonimo di importanti
registi di Hollywood che ha inviato una lettera aperta a deputati repubblicani e
democratici del Congresso USA. Nella lettera questi grossi nomi di Hollywood
sostengono che Netflix distruggerà il mercato cinematografico aumentando o
eliminando il periodo di programmazione in sala dei film Warner prima di finire
sulla piattaforma streaming. Il team anonimo di star della macchina da presa ha
definito in maniera inequivocabile la vittoria di Netflix come un “cappio
attorno al mercato cinematografico”.
L'articolo “Netflix-Warner è un cappio attorno al mercato cinematografico”, un
gruppo di registi anonimi scrive ai deputati Usa. Jean Fonda: “Catastrofico”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’acquisizione di Warner Bros da parte di Netflix ha innescato un vero terremoto
nel mondo del cinema e dell’audiovisivo globale. La notizia, destinata a
ridisegnare gli equilibri dell’industria, sta suscitando reazioni anche
preoccupate da parte di associazioni, istituzioni e osservatori, preoccupati per
il destino delle sale cinematografiche e per le conseguenze sulla concorrenza.
La piattaforma dello streaming che “divora” di fatto un colosso storico della
cinematografica con un catalogo che va Kubrick a Tom&Jerry agita gli addetti ai
lavori ma anche gli appassionati del cinema in sala come gli abbonati per il
timore che i prezzi salgano e l’operazione possa portare a una desertificazione
delle sale, visto lo scarso interesse di Netflix per la sale.
Negli Stati Uniti l’acquisizione ha aperto un fronte politico e regolatorio.
Secondo quanto riferito alla CNBC, l’amministrazione Trump avrebbe espresso
“forte scetticismo” sull’operazione, una posizione condivisa anche da esponenti
democratici come la senatrice Elizabeth Warren, convinta che l’accordo
porterebbe a “prezzi di abbonamento più alti e meno scelta”, mettendo “a rischio
i lavoratori americani”. Intanto Paramount Skydance starebbe valutando la
possibilità di rivolgersi direttamente agli azionisti di Warner Bros. Discovery
per contestare l’operazione, sostenendo che l’acquisizione da parte di Netflix
verrebbe comunque bloccata dalle autorità. Sul fronte antitrust, le probabilità
non sono facilmente prevedibili: Netflix è leader dello streaming, ma detiene
solo il 25% del mercato globale delle piattaforme e meno del 10% se l’ambito
viene ampliato alla televisione nel suo complesso.
Il Washington Post rileva che, salvo prove concrete di un danno ai consumatori,
difficilmente il governo potrebbe impedire un accordo approvato da entrambe le
assemblee degli azionisti. E ricorda anche gli ottimi rapporti tra la famiglia
Ellison – coinvolta nell’operazione – e il presidente Donald Trump,
sottolineando che “il favoritismo politico e il timore delle grandi dimensioni
non sono motivi sufficienti” per un blocco. La partita è dunque ancora tutta
aperta, ma il settore del cinema segue con preoccupazione uno scenario che
potrebbe segnare una delle più profonde trasformazioni dell’industria
dell’intrattenimento degli ultimi decenni.
In Italia, l’Associazione nazionale esercenti cinema (Anec) chiede che
“eventuali operazioni di concentrazione nel mercato globale dell’audiovisivo
vengano valutate con la massima attenzione”. Il presidente Mario Lorini
ribadisce l’impegno nel “difendere la centralità della sala” e invita il governo
ad aprire un confronto istituzionale a livello europeo. Per l’Anec, il rischio è
che un colosso come Netflix – tradizionalmente orientato allo sfruttamento
streaming – possa ridurre drasticamente il numero di film destinati alla
distribuzione cinematografica, compromettendo la diversità dei contenuti e la
sopravvivenza di molte sale.
Una preoccupazione condivisa dall’Unione Internazionale dei Cinema (Unic), che
rappresenta 39 Paesi. Il presidente Phil Clapp e la CEO Laura Houlgatte
avvertono che “la sparizione di una Major all’interno di un gruppo guidato da un
operatore che in passato ha mostrato scarso interesse verso lo sfruttamento in
sala potrebbe ridurre in modo significativo il numero di film disponibili e
indebolire l’esclusività delle uscite cinematografiche“. Per l’Unic, questo
potrebbe compromettere un pilastro essenziale per “sostenibilità, varietà e
valore culturale” dell’esperienza al cinema, con ricadute occupazionali e di
vivibilità dei territori.
Preoccupazioni che l’Anec definisce “pienamente condivise”, ricordando come
Netflix finora abbia portato in sala i propri titoli solo per brevi periodi e
quasi esclusivamente in funzione dei premi dell’industria. Un modello che,
secondo l’associazione, se esteso anche alla produzione Warner, “non potrà che
portare danni irreversibili” al settore. La vicenda arriva inoltre in un momento
delicato per le sale italiane, che attendono certezze su fondi, incentivi e
recupero dei tagli previsti dalla manovra.
L'articolo “Prezzi degli abbonamenti più alti e meno scelta”, l’acquisizione di
Warner Bros da parte di Netflix scuote il cinema e la politica proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Se ad Hollywood non è la notizia più eclatante del nuovo secolo poco ci manca.
Netflix ha ufficialmente acquisito Warner Bros Discovery. L’accordo prevede
l’acquisto anche degli studi cinematografici e televisivi, di HBO e HBO Max e ha
un valore aziendale totale (inclusi i debiti di WBD) di circa 82,7 milioni di
dollari. L’accordo ufficiale giunge dopo un’asta memorabile tra grandi
agglomerati aziendali – oltre a Netflix erano in gara Paramount Skydance e
Comcast – e dopo le posizioni pubbliche di diversi nemici del gigante dello
streaming come il più volte premio Oscar, nonché creatore dei film che hanno più
incassato nella storia del cinema, James Cameron. Il regista di Titanic aveva
tifato apertamente per Paramount sostenendo addirittura che Netflix avrebbe
distrutto il sistema delle sale cinematografiche come le conosciamo ora.
Insomma, a nulla è valso l’appello di Cameron per un’industria
dell’intrattenimento statunitense che corre sempre più verso la dissoluzione
dell’esperienza della sala a favore dello streaming casalingo e, per altri
versi, sull’uso smodato di AI per sostituire attori, sceneggiatori, registi e
cast tecnici tutti.
Netflix ha comunque rassicurato l’intero mondo del cinema sostenendo che
“manterrà le attuali attività di Warner e consoliderà i suoi punti di forza” tra
cui proprio l’uscita in sala delle proprie produzioni. Gli accordi formali di
Warner vogliono che ci sia un’uscita in sala dei propri film fino al 2029. Dal
quartier generale del gigante dello streaming la parola d’ordine è dunque
gettare acqua sul fuoco. A partire dal fatto che aggiungerà semplicemente le
produzioni HBO e HBO Max nel proprio catalogo senza nulla toccare. “I nostri
abbonati avranno a disposizione ancora più titoli tra cui scegliere”, gongolano
da Netflix che, peraltro, spera di raggiungere un risparmio sui costi annuo di
“2-3 miliardi di dollari entro il terzo anno dalla chiusura dell’accodo con WB”.
L’operazione risparmio dovrebbe contribuire quindi a aumentare gli utili per
azione (cioè 27,75 dollari ad azione) entro il secondo anno da quando l’accorso
entrerà in carica. Legali, tecnici e amministratori sono quindi al lavoro per un
percorso di stipula che durerà all’incirca un anno e mezzo. “Questa acquisizione
unisce due aziende di intrattenimento pioneristiche, combinando l’innovazione,
la portata globale e il miglior servizio di streaming di Netflix con la
tradizione secolare di narrazione di livello mondiale di WB”, hanno affermato in
un comunicato congiunto le due grandi major. In pratica serie, film e franchise
come The bing bang theory, I soprano, Il trono di spade, il Mago di Oz e
l’universo DC Comics diventeranno formalmente di Netflix.
Come ricorda Variety però non sembra tutto filare liscio. Già nelle prossime ore
il primo ostacolo per Netflix nell’acquisto di Warner riguarda l’antitrust,
punto segnalato da tempo dai dirigenti della Paramount. In sintesi vanno prese
le parole del deputato repubblicano californiano Darrell Issa che il 13 novembre
scorso aveva inviato a Trump una letteera con le proprie oggettive
preoccupazioni: “Con oltre 300 milioni di abbonati globali e un vasto catalogo
di contenuti Netflix detiene attualmente un potere di mercato senza pari”. Una
fonte citata sempre da Variety sostiene che se si scoprisse che Netflix non ha
sufficienti requisiti per l’approvazione degli enti regolatori antitrust,
l’azienda di Ted Sarandos sarebbe costretta a pagare una penale di 5,8 miliardi
di dollari a Warner Bros D. Sarandos dal canto suo parla di una procedura
“estremamentee velocità” per siglare l’approvazione normativa, ma soprattutto
che l’acquisizione di WBD “rafforzerà le capacità degli studi Netflix” e
“porterà alla creazione di nuovi posti di lavoro proprio nel settore della
produzione di nuovi contenuti”.
“Unendo l’esperienza degli iscritti e la portata globale di Netflix con i
rinomati franchise e l’ampia libreria di WB l’azienda creerà un valore maggiore
per i talenti, offrendo maggiori opportunità di lavorare con proprietà
intellettuali amate, raccontare nuove storie e connettersi con un pubblico più
vasto”. Ancora un paio di notazione a margine di un’acquisizione che se andrà in
porto avrà realmente, nel bene o nel male, una portata rivoluzionaria
nell’industria dell’audiovisivo. A pensare male sono la Directors Guild of
America e la catena di sale Cinema United che esprimono preoccupazione per il
fatto che le produzioni Netflix hanno spesso snobbato l’uscita in sala se non in
alcuni sporadici casi quando, per concorrere agli Oscar, il gigante dello
streaming ha fatto compiere il minimo passaggio necessario ai film in sala per
poi poterli candidare. Circa 15 anni fa fu l’allora capo della Time Warner, Jeff
Bewkes, a deridere Netflix sul New York Times sostenendo che l’arrivo del player
in streaming andava paragonato ad una scenetta comica in cui “l’esercito
albanese conquista il mondo”. Un trapasso feroce che, a dire il vero, non poteva
prevedere la pandemia globale di Covid tra il 2020 e il 2022 che ha
letteralmente tagliato le gambe alle classiche major che non avevano ancora
sbocchi in streaming.
L'articolo Netflix ha ufficialmente acquisito Warner Bros Discovery per 82,7
milioni di dollari (ma non tutto sembra ‘filare liscio’…) proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Hbo Max arriva in Italia e più precisamente il debutto è fissato al 13 gennaio
sulla piattaforma streaming del Gruppo Warner Bros. Discovery. In un’unica
piattaforma si potranno trovare le serie HBO Original, le serie Max Original, i
film Warner Bros. Pictures, Warner Bros. Television, DC Universe e l’offerta
sportiva di Eurosport.
E quindi le nuove produzioni italiane HBO Original al centro dell’offerta:
“Portobello”, la prima produzione originale italiana targata HBO diretta da
Marco Bellocchio, e “Il caso di Melania Rea”, con protagonista Maria Esposito.
Non mancheranno i film campioni d’incassi come “Superman”, “The Batman”, “Dune”,
la saga di “Harry Potter” e i recenti “Weapons” e “The Conjuring: Il rito
finale”.
Sul versante sportivo sarà possibile vedere tutti gli eventi dei Giochi Olimpici
Invernali Milano Cortina 2026 che saranno trasmessi in diretta, disponibili per
ogni abbonato e inclusi in ogni piano. E poi l’Australian Open e il
Roland-Garros: i primi due tornei del Grande Slam dell’anno per vedere il
ritorno in campo di Jannik Sinner nel 2026.
“Siamo entusiasti di portare HBO Max e le sue storie indimenticabili in nuovi
Paesi europei a partire da gennaio. – ha dichiarato JB Perrette, CEO e President
of Global Streaming and Games di Warner Bros. Discovery – Con una delle line-up
più forti di sempre con serie americane e locali targate HBO, i grandi successi
cinematografici locali e internazionali e i Giochi Olimpici invernali, questo è
il momento perfetto per rendere disponibile HBO Max a tutti gli spettatori. Non
è mai stato così semplice accedere alle serie del momento, ai film di successo,
all’imperdibile sport in diretta e alle straordinarie storie di real-life”.
L'articolo Hbo Max sbarca in Italia: film campioni al boxoffice, “Portobello”, i
Giochi Olimpici Invernali Milano Cortina 2026, Australian Open e Roland-Garros.
Come e dove vederlo proviene da Il Fatto Quotidiano.