“Maremma impestata, ditecelo voi come fare, sennò si va al manicomio”. Lo sfogo
di Luciano Spalletti fotografa bene la situazione: alla Juventus il dischetto è
diventato un rebus, un problema che numeri alla mano può perfino costare la
qualificazione alla prossima Champions League. Contro il Sassuolo, partita
terminata 1 a 1, è arrivato il terzo rigore consecutivo fallito in campionato:
dopo Jonathan David contro il Lecce e Kenan Yildiz contro la Cremonese, è stato
Manuel Locatelli a sbagliare dal dischetto. Un filotto che pesa: in totale sono
già quattro i punti lasciati per strada dai bianconeri. Il Como, con la vittoria
sul Pisa di oggi, occupa il quarto posto con tre punti di vantaggio.
Il dato è ancora più significativo se si guarda al contesto. In stagione la
Juventus ha ottenuto sette calci di rigore, affidati però a ben quattro tiratori
diversi: Vlahovic, Yildiz, Locatelli e David. Il bilancio dice quattro
realizzazioni e tre errori, ma a preoccupare è soprattutto la gestione. Le
gerarchie, almeno sulla carta, esistono: “È Locatelli”, ha ribadito il tecnico.
Eppure in campo, troppo spesso, saltano. Dopo l’infortunio di Vlahovic, la
responsabilità sarebbe dovuta passare stabilmente al capitano. Invece, in più
occasioni, il pallone è finito tra i piedi di altri compagni, spesso alla
ricerca di un gol per sbloccarsi. Una dinamica che ha aperto polemiche già
contro il Lecce, quando fu lo stesso Locatelli a lasciare il tiro a David. Una
scelta che provocò la reazione stizzita di Spalletti, che poi finì per attaccare
quelli che “fanno video con il cellulare in mano”.
Il caso si è riacceso proprio contro il Sassuolo. Durante la lunga revisione
arbitrale, è stato Yildiz a tenere il pallone tra le mani, salvo poi cederlo
all’ultimo istante a Locatelli. Il risultato è stato un altro errore e altri
punti persi, riportando a galla un problema che sembrava momentaneamente
rientrato. In conferenza stampa, lo stesso Spalletti ha spiegato cosa è
successo: “Sul pallone c’era Yildiz perché lo piglia, se gli capita il pallone
in mano lo piglia. O lo butta via o lo tiene in mano, che deve fare? Pigliano il
pallone perché è positivo che lo vogliano battere“. Quindi il tecnico ha
spiegato: “Poi parlo con Locatelli, perché è venuto lì, e mi dice: ‘Io lo tiro‘,
E io gli rispondo: ‘Se tu lo vuoi battere, lo batti te, perché sei tu il
rigorista‘. ‘Lo batto io’, mi fa lui, e io allora: ‘Bravo, vai e digli che ti ho
detto che lo devi battere te‘”. Questa volta ha tirato il rigorista e non
l’attaccante, ma il risultato è stato lo stesso.
L'articolo “Se tu lo vuoi battere, lo batti te, perché sei tu il rigorista”:
Spalletti svela cosa è successo tra Locatelli e Yildiz prima del rigore proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Luciano Spalletti
Wanda Nara e Luciano Spalletti insieme, tra selfie e sorrisi. La showgirl
argentina e il tecnico della Juventus si sono incontrati a Milano. Wanda era in
città già da domenica e ha assistito al derby tra Milan e Inter, postando alcune
foto su sfondo rossonero, probabilmente per stuzzicare l’ex marito Mauro Icardi.
Spalletti invece è arrivato nel capoluogo lombardo dopo la vittoria per 4 a 0
contro il Pisa: ha concesso due giorni di riposo alla squadra. E così è avvenuto
il faccia a faccia che ha suggellato la pace, dopo le grandi tensioni all’Inter
nel 2019.
Dopo la distensione dei rapporti con Francesco Totti (ma mai con l’ex moglie
Ilary Blasi), ora Spalletti sembra aver archiviato anche la parentesi della lite
con Icardi sul crepuscolo della sua esperienza nerazzurra. Il tecnico infatti ha
incontrato l’attaccante nel doppio confronto di Champions con il Galatasaray,
chiarendo che le incomprensioni sono ormai alle spalle: “In area di rigore per
finalizzazione è stato tra i più forti che abbia mai allenato”, ha detto
Spalletti di Icardi.
Nel 2019 Wanda Nara era la moglie e agente dell’attaccante argentino. Alcune sue
dichiarazioni in tv fecero esplodere lo spogliatoio. Spalletti tolse la fascia
di capitano a Icardi per motivi disciplinari, assegnandola poi a Samir
Handanovic. Di fatto il numero 9 nerazzurro non scese più in campo: a fine
stagione salutarono sia lui sia il tecnico. Nel frattempo, anche la relazione
tra Icardi e Wanda Nara è esplosa, tra veleni e presunti tradimenti. Oggi la
strana riconciliazione con il tecnico.”Che piacere rivederti mister“, ha scritto
Wanda Nara nelle sue storie, pubblicando le foto con Spalletti.
L'articolo “Che piacere rivederti mister”: l’incontro tra Wanda Nara e Spalletti
a Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Chi ha memoria storica di calcio, si ricorderà che per Spalletti lo stadio
Olimpico di Roma ha un valore particolare. E no, non si parla del suo passato in
giallorosso, ma di un trascorso da avversario: era l’allenatore dell’Inter e
contro la Lazio all’ultima giornata si stava giocando la qualificazione in
Champions. Serviva un solo risultato, vincere, ce la fece in maniera
rocambolesca: un 2-3 che permise ai nerazzurri di ottenere il quarto posto,
superando proprio la Lazio per la differenza reti. Ora, la Lazio in questa
narrazione non c’entra, ma l’Olimpico sì: anche se mancano 12 partite, quella
contro la Roma di domenica sera per la Juventus ha il sapore quasi di uno
spareggio dentro–fuori. Perché i giallorossi vincenti scatterebbero a +7 in
classifica, con Como e Atalanta pronte a scavalcare i bianconeri. Trauma.
MA ANCHE PROGRAMMAZIONE
La Juve è già quinta, perdendo lo scontro diretto vedrebbe il quarto posto
allontanarsi. Trauma vero, sì. Ma con altri 33 punti a disposizione, l’impresa
potrebbe essere comunque possibile, prima di programmare nel migliore dei modi
la prossima stagione. Anche se da questo punto di vista, la Juventus si sta già
muovendo. La priorità era bloccare Yildiz ed è stato fatto. Poi, McKennie. E
anche questa è cosa praticamente fatta. Nella giornata di giovedì 26 febbraio la
Juventus ha firmato il prolungamento del contratto di Pinsoglio, mentre
l’ufficialità di quello dell’americano potrebbe arrivare proprio dopo la Roma. O
comunque nella prossima settimana. Le parti sono davvero molto vicine e nulla
lascia pensare che alla fine si separeranno: McKennie si è meritato sul campo la
conferma e, questa volta, non partirà dalle seconde linee per scalare posizioni
in campionato. Sarebbe paradossale. O forse, più banalmente, sciocco pensarlo.
Anche perché Spalletti nel suo giocatore crede molto.
Già, Spalletti. È l’ultimo vero caso spinoso che i bianconeri devono affrontare.
Chiellini prima, Comolli poi continuano a dire che, alla fine, l’allenatore non
si muoverà da Torino. È veramente così? Qualche dialogo c’è stato, ma non ha
avuto svolte decisive. E lo stesso allenatore continua a prendere tempo, sia
perché vuole prima raggiungere l’obiettivo (non scontato) della Champions, sia
perché vuole capire quali eventuali garanzie gli verranno date per il futuro.
Certo, rispetto a qualche settimana fa, Juventus e allenatore sembrano più
vicini, nonostante l’andamento più che ondivago messo in mostra dalla squadra
(forse anche per problemi strutturali). Ma tant’è: la firma non c’è ancora
nonostante il pressing del club. Che spera davvero di portare a termine anche
questo discorso.
Che, parallelamente, si svilupperà insieme a quello decisamente più complesso di
Vlahovic. Complesso dal punto di vista economico: lo stipendio è troppo alto e
le richieste non calano. La Juve un tentativo in extremis lo farà ancora, c’è un
incontro in agenda previsto per le prossime settimane. Dopodiché, starà al
giocatore capire se Torino sia ancora il posto giusto per lui o se valutare
altre strade, soprattutto all’estero. Dove il serbo sarà particolarmente
appetibile, perché senza cartellino. Non come Osimhen, che per venire in Italia
costerà non meno di quei 70 milioni di euro che De Laurentiis ha fatto imporre
come clausola, prima di cederlo al Galatasaray. Una clausola anti-Juve, di
fatto: che il nigeriano piaccia, e che a lui piacciano i bianconeri, è cosa
nota. Che si riuscirà a trovare un’intesa, invece, è decisamente ignoto. Come
questo finale di stagione.
L'articolo La Juve è al bivio decisivo: lo scontro diretto con la Roma e la
trattativa per il rinnovo di Spalletti proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Perché non ho esultato per la mia rete? Non c’era bisogno di esultare”. Così
Victor Osimhen nell’immediato post Juventus–Galatasaray, finita 3-2 in favore
dei bianconeri, che però sono stati eliminati dalla Champions League. La
formazione italiana era reduce infatti dalla sconfitta per 5-2 dell’andata ed
era riuscita nell’impresa di rimontare fino al 3-0, salvo poi cedere ai
supplementari. A segnare la rete del 3-1 decisiva è stato proprio Victor
Osimhen, ex attaccante del Napoli e obiettivo della Juventus già a gennaio ma
anche per i prossimi mesi. Un gol importantissimo quello segnato dal nigeriano
al 105′, ma nessuna esultanza. Osimhen è rimasto impassibile, fermo e ha solo
abbracciato i compagni. “Penso sia importante rispettare un uomo al quale ho
voluto bene e ha avuto una parte importante nella mia carriera, parlo ovviamente
di Spalletti“, ha spiegato il nigeriano.
Spalletti sì, ma anche tanta rabbia per la prestazione decisamente negativa del
Galatasaray, che in superiorità numerica ha subìto la rimonta fino al 3-0:
“Abbiamo anche giocato male, pure con l’uomo in più, non c’era la necessità di
festeggiare la rete, non sono quel calciatore che nasconde le emozioni. Ho visto
tutta questa gente che applaudiva la Juve, Sono però contento della vittoria e
di aver passato il turno”, ha spiegato l’ex attaccante del Napoli.
In tanti avevano inizialmente pensato a questioni legate al mercato. Victor
Osimhen è infatti oggetto dei desideri della Juventus da diverse sessioni, lo è
stato anche nell’ultima e con ogni probabilità lo sarà anche nella prossima
sessione estiva, dove i bianconeri saranno alla ricerca di un numero nove. Già a
gennaio il club torinese voleva un nuovo attaccante: i nomi sul tavolo erano
tanti, ma alla fine non è arrivato nessuno. E ora si pensa a Osimhen per
l’estate.
Lo stesso attaccante nigeriano – a proposito di ciò – aveva dichiarato nei
giorni scorsi: “La Juventus è uno dei club più importanti, ricco di storia e ha
un sacco di leggende che hanno giocato per questo club. Penso che quando mi
hanno parlato, ero desideroso di venire prima che si presentasse il Galatasaray.
C’erano un po’ di ostacoli e purtroppo questo trasferimento non si è realizzato.
Sarebbe un privilegio rappresentare la Juventus. Adesso sono felice nel club
dove sono. Per il futuro non so cosa potrà accadere, il 90% dei giocatori in
tutto il mondo vorrebbero giocare nella Juventus”.
L'articolo “L’ho fatto per Spalletti, poi ho visto tutti applaudire la Juve”:
Osimhen spiega perché non ha esultato proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cinque schiaffi in pieno volto. Difficile descrivere diversamente la debacle
rimediata dalla Juventus a Istanbul nei play off di Champions League contro il
Galatasaray. Cinque gol che rendono maledettamente complicata la qualificazione
dei bianconeri agli ottavi di finale e che solo la doppietta di Koopmeiners non
rende praticamente impossibile. Una imbarcata maturata a causa di un secondo
tempo inguardabile, dopo che Locatelli e compagni erano riusciti a chiudere il
primo tempo in vantaggio (e in rimonta) di una rete. Cinque a due, come detto,
il risultato finale: per superare il turno servirà un miracolo tra una settimana
a Torino, dove gli uomini di Spalletti dovranno provare a vincere con tre gol di
scarto.
LA GARA
La prima occasione del match arriva dopo sei minuti ed è per i padroni di casa.
Akgun prende la mira e tira di sinistro dai 25 metri, da posizione centrale,
conclusione potente e angolata che esce di un soffio alla destra di Di Gregorio.
All’11′ Yildiz parte da sinistra, si accentra e prova il destro a giro sul
secondo palo, Sanchez alza in corner. Al quarto d’ora passano in vantaggio i
turchi: Yildiz perde palla su una rimessa laterale, Osimhen recupera palla e
smarca Gabriel Sara per il piazzato mancino appena dentro l’area che supera Di
Gregorio. Passa un minuto e la Juve pareggia. Discesa di Cambiaso e cross dalla
tre quarti di sinistra: Kalulu è solo e schiaccia di testa, ma Cekir compie una
prodezza, sulla ribattuta c’è però Koopmeiners che mette in rete da due passi.
Al 19′ giallo per Cambiaso che era diffidato e non giocherà il ritorno tra otto
giorni. Alla mezz’ora cross dalla sinistra e stacco di testa di Osimhen appena
desntro l’area di rigore, Di Gregorio para in tuffo. Al 32′ sorpasso Juve ancora
con Koopmeiners. L’olandese recupera palla sulla trequarti offensiva, scambia
con McKennie, entra in area e con un gran tiro di sinistro batte Cakir. Al 34′
termina la partita di Bremer, costretto a uscire per un problema muscolare, al
suo posto Gatti. Al 39′ Conceicao riceve sulla destra dopo una bella azione: si
accentra e calcia col mancino mandando fuori. Al 42′ tiro da fuori di Akgun di
sinistro e parata di Di Gregorio, sul proseguo dell’azione cross pericoloso e
palla messa in corner da Cambiaso. Nel recupero della prima frazione su azione
d’angolo arriva al tiro Sallai che manda alto da pochi passi.
SECONDO TEMPO HORROR
La Juve riparte nel secondo tempo con una novità. C’è Cabal al posto
dell’ammonito Cambiaso. Al 4′ il Galatasaray pareggia. Errore di Cabal, che
perde Yilmaz sulla destra dell’area e gli concede il tiro in diagonale forte col
destro, Di Gregorio para in tuffo ma Lang ribadisce a rete da due passi. Al 15′
Yilmaz punta Cabal e lo salta sulla destra, il colombiano lo stende e si prende
il cartellino giallo. Sulla punizione guadagnata da Yilmaz, Gabriel Sara calcia
col mancino forte, a metà tra il tiro e il cross, arriva Sanchez che devia da
pochi passi, battendo Di Gregorio. Al 22′ piove sul bagnato per la Juventus che
resta in dieci per il secondo giallo a Cabal, ammonito per una trattenuta su
Yilmaz. Partita davvero negativa per il colombiano. Spalletti corre ai ripari e
si copre con Kostic al posto di Conceicao. Per i turchi entra Sané al posto di
Akgun. Al 75 poker dei padroni di casa. Thuram lavora palla pericolosamente in
disimpegno ma senza allontanarla, anzi, servendo un pallone rischiosissimo a
Kelly. Il centrale della Juve perde palla dentro l’area e Lang segna facilmente
il 4-2. Buruk mette dentro Icardi e Singo al posto di Yilmaz e Bardakci. Al 35′
Spalletti risponde con Miretti e Openda per Thuram e Yildiz e completa le
sostituzioni. Al 38′ Buruk termina i cambi: Elmali per Jakobs e Boey per Lang.
Al 41′ il Galatasaray firma la cinquina. Osimhen vince il contrasto con Kelly e
smarca Boey sulla destra dell’area: botta di destro in diagonale e 5-2. Finisce
così, tra otto giorni allo Stadium per la Juve si prospetta una missione (quasi)
impossibile.
L'articolo La Juventus crolla a Istanbul: il Galatasaray ne fa 5, per la
qualificazione agli ottavi di Champions serve un miracolo proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Quello che mi spiace è che un bravo ragazzo come Kalulu, dopo due torti
colossali, si prenda anche del bischero da Chivu che gli dice come avrebbe
dovuto comportarsi”. Luciano Spalletti risponde a Cristian Chivu. Il tecnico
bianconero – che dopo Inter–Juventus non si era presentato in conferenza stampa
– ha parlato alla vigilia della gara contro il Galatasaray a Sky Sport del caso
Bastoni con conseguente espulsione di Kalulu. Il “bersaglio” di Spalletti è
stato l’allenatore nerazzurro, le cui parole avevano fatto discutere e non poco
dopo il match contro la Juventus. “Questo è difficilmente accettabile, allora
anche io potrei parlare del comportamento dei calciatori dell’Inter, cosa che
non devo fare. Cristian lo conosco bene, si sarà accorto di aver sbagliato“, ha
concluso poi Spalletti.
“C’è dispiacere. So che non posso allenare certe situazioni, ma posso far sì che
i miei calciatori diventino forti al punto che gli avversari non ti creino certe
difficoltà. Se dirò ai miei di tenere le mani in tasca? No, nessuna”, ha poi
proseguito Spalletti sempre in riferimento alle parole di Chivu. Nell’occasione
il tecnico dell’Inter aveva dichiarato: “Io quando ho subito torti leggeri ho
insegnato ai miei giocatori a non mettere in difficoltà l’arbitro. È una sua
decisione. Kalulu ha esperienza e in alcune circostanze le mani bisogna tenerle
a casa. Io con un giallo addosso non avrei messo le mani addosso, soprattutto se
anticipato e con un contropiede aperto“.
L'articolo “Mi dispiace che Kalulu si prenda anche del bischero da Chivu”:
Spalletti contrattacca proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cantiere aperto? Sì. O meglio, in parte. Prolungato il contratto di Yildiz (che
non era a scadenza, ma era quasi come se lo fosse, soprattutto con le
interessate che si stavano avvicinando al giocatore), ora la Juventus ha tre
casi da risolvere. Due sembrano più impellenti: McKennie e Spalletti. Uno
sembrava invece un capitolo chiuso: Vlahovic. Ma invece è ancora aperto.
Wes, che fai?
Si parte da McKennie, che con Spalletti sta diventando ancora più che
indispensabile. La sua parabola in bianconero è sempre stata frutto di una
grande contraddizione: fuori rosa e in partenza a inizio estate, punto fisso
della squadra da settembre al termine del campionato. È incredibile, ma
l’americano è la dimostrazione lampante di come un giocatore possa far ricredere
il suo allenatore. Merito non solo della sua perseveranza, ma anche della sua
incredibile duttilità: gioca ovunque e l’ultima idea (di mottiana memoria) è
quella di provarlo sempre più come falso nueve. La Juve lo vuole trattenere, il
giocatore a Torino si trova bene ma non ha alcuna intenzione di decurtarsi lo
stipendio per restare in bianconero. Soprattutto visti i numeri stagionali (33
partite, 7 gol e 4 assist complessivi finora). Prima di gennaio, le parti non si
erano sentite. Ora sì, i contatti sono in corso: la sensazione è che non ci
vorrà molto per capire se alla fine resterà o meno. Dentro o fuori, insomma.
Spalletti: aspettiamo
Dietro alla rinascita juventina c’è sicuramente Luciano Spalletti, che è
arrivato al posto di Tudor a fine ottobre e ha dato la sensazione di essere
riuscito davvero a sistemare le cose. Per lui, quella bianconera è stata una
scommessa: per questo ha firmato per soli 6 mesi, senza alcuna opzione di
rinnovo in base agli obiettivi raggiunti. L’ha detto subito: “Capiamoci,
conosciamoci. Nel caso, rinnovare non sarà un problema”. L’idea è proprio quella
e la sta portando avanti: Spalletti non ha fretta di rinnovare, il che non vuole
dire che non voglia farlo. Solo, preferisce aspettare ancora, per quanto la Juve
sia comunque convinta che alla fine si continuerà insieme (sia Chiellini, sia
Ottolini, a più riprese si sono esposti in questo senso). Dietro a quell’attesa,
c’è anche l’idea di capire bene quali siano i piani societari a medio e lungo
termine. Il prolungamento di Yildiz sicuramente è un buon segnale. Lo sarebbe
anche quello di McKennie.
Quello di Vlahovic…
… una possibile sorpresa. L’attaccante sembrava sempre più lontano: è
infortunato e David sta comunque crescendo (anche se è ben lontano dall’essere
un giocatore soddisfacente, nel complesso). Insomma, tra costi dell’ingaggio
proibitivi per chiunque in Serie A (12 milioni netti) e l’assenza in campo,
Dusan sembrava passato un po’ più in secondo piano, con lo stesso giocatore che
non ha mai negato la sua curiosità nel misurarsi in un campionato che non sia la
Serie A. Con la Premier in testa (era stato vicino, qualche anno fa, al
trasferimento al Chelsea in cambio di Lukaku). Il fatto è che però la Juventus
un ultimo tentativo per trattenerlo vuole comunque farlo. “Il discorso non è
ancora chiuso” ha confermato a Sky il ds Ottolini. Le probabilità che resti a
Torino non sono comunque molte. Ma a Spalletti serve (e servirà anche in futuro,
nel caso in cui dovesse restare) una punta ‘alla Vlahovic’. Avendocelo già in
casa…
L'articolo McKennie e Spalletti, ma anche Vlahovic: la Juventus ha tre casi da
risolvere proviene da Il Fatto Quotidiano.
Luciano Spalletti protagonista di un bacio alla giornalista di Dazn Federica
Zille nel post gara di Juventus–Lazio, terminata 2 a 2. Un bacio improvviso
sulla spalla, appena accennato, per parlare del tema dei “contatti”, causa dei
calci di rigore. Un atteggiamento che sta facendo discutere sui social.
L’episodio a cui si riferisce Spalletti in questo caso è l’entrata di Gila su
Cabal, ritenuta non sufficiente dall’arbitro per assegnare il calcio di rigore.
“L’arbitro l’ha interpretata come vuole, il difensore commette un gesto
imprudente. Gila colpisce un giocatore che fa la sua corsa, che può ricevere il
pallone, per cui è un gesto imprudente”, dice Spalletti.
Questo il commento dell’allenatore della Juventus sul contatto sospetto, che poi
allarga il discorso a una criticità sistemica del nostro campionato: “Le regole
vanno bene, ma c’è sempre l’interpretazione. Le situazioni vanno sempre
valutate, vanno giudicate, anche stasera in campo eravamo in 23 e quello non
professionista è l’arbitro. Io non voglio parlare di arbitri, non lo voglio
fare, però ogni domenica esce qualcosa di nuovo. Se si valuta che ogni step on
foot è rigore, quello di stasera è rigore tutta la vita”.
La dura critica di Spalletti si inserisce in una giornata in cui è stato
protagonista il caso legato al fallo di Cornet su Vergara che ha regalato il
tiro dagli undici metri al Napoli nella partita Genoa-Napoli e che ha poi
scatenato le polemiche. Per il tecnico bianconero, serve un cambiamento radicale
nella gestione degli arbitri: “Va fatta una riforma che metta a posto questa
classe. Sono troppo importanti dentro al campo e sono gli unici precari intorno
allo stadio, anche di quelli che lavorano intorno. Devono essere professionisti
tutti, perché poi si va a parlare sempre di questo. E invece io non lo voglio
fare, non l’ho fatto quando me l’hanno dato e neanche quando me l’hanno tolto”,
ha voluto sottolineare Spalletti.
L'articolo Spalletti bacia sulla spalla l’intervistatrice di Dazn. La polemica
sul rigore: “Gli arbitri devono diventare professionisti” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Luciano Spalletti potrebbe riaccogliere Mauro Icardi. E no, non siamo tornati
indietro di sette anni, ma parliamo di strettissima attualità. La Juventus ha
infatti chiesto informazioni per l’attaccante del Galatasaray – prossimo
avversario proprio dei bianconeri nel playoff di Champions League – visto che
per Kolo Muani non arrivano aperture e la chiusura del calciomercato è
imminente. Una trattativa come le altre, se non fosse che tra Mauro Icardi e
Luciano Spalletti c’è un precedente del 2019, all’Inter, non proprio amichevole.
Ai tempi Icardi era il calciatore più rappresentativo dell’Inter, che viveva
anni bui, senza trofei. Icardi era il capitano. Poi a febbraio successe
qualcosa: Spalletti discusse sia con l’argentino che con l’allora moglie Wanda
Nara e dopo – secondo le parole dell’ex ct della nazionale – il rifiuto di
Icardi di giocare in Europa League il 13 febbraio contro il Rapid Vienna,
Spalletti lo mise fuori rosa (togliendogli anche la fascia da capitano e
consegnandola ad Handanovic) per sei partite, compreso il derby contro il Milan.
Da lì si è rotto tutto. Poi, a fine anno, doppio addio: Spalletti via, Icardi al
Psg.
Ma recentemente Luciano Spalletti aveva ricostruito quei mesi, sia nella sua
autobiografia che nel corso di alcune interviste. Cosa sia realmente successo
non si sa e probabilmente non si saprà mai, ma Spalletti spiegò che l’invadenza
dell’ex moglie e agente Wanda Nara compromise tutto. Le parole di Wanda Nara a
quei tempi avevano reso insanabile la rottura tra lo stesso Icardi, lo
spogliatoio e Luciano Spalletti. Adesso che la showgirl non è più la moglie
dell’argentino, un ritorno di Icardi da Spalletti non è da escludere. Anche
perché tra i due c’è stima reciproca, professionalmente parlando. L’ha ribadito
anche Spalletti nell’ultima conferenza stampa: “Hanno il numero 9 come gruppo
sanguigno – aveva dichiarato Spalletti parlando di Osimhen e Icardi -. Victor è
devastante, Mauro è uno dei più grandi finalizzatori che abbia mai allenato. Con
loro devi solo decidere se citofonare o spaccare la porta”.
E con il senno di poi – a distanza di 24 ore – forse le parole di Spalletti
erano di un allenatore che sapeva già in che direzione si stesse muovendo il
club bianconero, che sembra aver abbandonato la pista Kolo Muani. A causa del
grave infortunio al ginocchio dell’anno scorso, Icardi è finito indietro nelle
gerarchie al Galatasaray (anche se ha già segnato 10 gol in stagione), ma
l’argentino sa come si fa gol. È senza dubbio uno dei più grandi finalizzatori
che la Serie A abbia visto nel nuovo millennio. E adesso che la Juve ha
urgentemente bisogno di un attaccante, cerca certezze immediate. E Icardi resta
una di quelle: scomoda, divisiva, ma che ha un senso. Spalletti lo sa meglio di
chiunque altro. E può essere l’occasione giusta per ritrovarsi.
L'articolo La Juventus ci prova per Icardi: ritroverebbe Spalletti, che
all’Inter lo mise fuori rosa (e gli tolse la fascia da capitano) proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“Una frase infelice perché anzitutto noi abbiamo ancora lo scudetto sulla maglia
e bisogna portare rispetto. Deve stare un po’ più attento quando parla”. Antonio
Conte torna nella sua versione “battagliera” e attacca Luciano Spalletti.
L’allenatore del Napoli, che nel corso di questo anno e mezzo sulla panchina
azzurra ha sempre mostrato il suo lato da combattente, spavaldo e con diverse
frecciate ai colleghi, dopo la netta sconfitta contro la Juventus per 3-0
sembrava quasi essersi arreso e rassegnato.
E invece no. Alla vigilia della sfida decisiva di Champions League contro il
Chelsea al “Maradona”, il tecnico ha parlato in conferenza stampa ed è passato
di nuovo all’offensiva nei confronti del collega bianconero, che in precedenza
aveva definito il Napoli “la squadra ex campione d’Italia“.
Frase che a Conte non è piaciuta, come ha sottolineato in conferenza stampa:
“Non lo sapevo. Se l’ha detta questa è una frase infelice perché anzitutto noi
abbiamo ancora lo scudetto sulla maglia e bisogna portare rispetto. Spalletti è
un bravissimo allenatore, ma se ha detto questo, deve stare un po’ più attento
quando parla“, ha tuonato Conte, che ha poi fatto la morale al collega: “Io non
mi sarei mai permesso di dire una cosa del genere. Innanzitutto perché mancano
ancora sedici partite. Poi magari lui ci ha visti male e ci ha tolto già lo
scudetto, dispiace perché abbiamo fatto tanto per cucirlo e serve rispetto. Gli
auguro buona fortuna”.
Successivamente Conte ha voltato pagina, chiudendo la parentesi Juventus–Napoli
e parlando di Chelsea e dell’emergenza infortuni: “Al peggio non c’è mai fine,
però dobbiamo essere ottimisti – ha sottolineato sorridendo -. Non possiamo
sapere se ci saranno situazioni peggiori. Pensavamo di aver visto tutto a
dicembre e invece no. Lo dicevo quando stava emergendo Neres ed eravamo già in
crisi numerica”.
Alla lunga lista composta da De Bruyne, Gilmour, Politano, Rrahmani, Anguissa,
Milinkovic–Savic e Mazzocchi, si è aggiunto David Neres, che si è operato alla
caviglia. “Credo di avere esperienza, quanto accaduto quest’anno ha
dell’inspiegabile. Ogni anno tutte le squadre hanno degli infortuni, di solito
sono muscolari, due settimane, tre settimane, poi rientrano. Avere infortuni da
operazione, articolari, lì è difficile da spiegare”, ha concluso Conte.
L'articolo “Deve portare rispetto e stare attento quando parla, ha detto una
frase infelice”: Conte durissimo contro Spalletti proviene da Il Fatto
Quotidiano.