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“Se tu lo vuoi battere, lo batti te, perché sei tu il rigorista”: Spalletti svela cosa è successo tra Locatelli e Yildiz prima del rigore
“Maremma impestata, ditecelo voi come fare, sennò si va al manicomio”. Lo sfogo di Luciano Spalletti fotografa bene la situazione: alla Juventus il dischetto è diventato un rebus, un problema che numeri alla mano può perfino costare la qualificazione alla prossima Champions League. Contro il Sassuolo, partita terminata 1 a 1, è arrivato il terzo rigore consecutivo fallito in campionato: dopo Jonathan David contro il Lecce e Kenan Yildiz contro la Cremonese, è stato Manuel Locatelli a sbagliare dal dischetto. Un filotto che pesa: in totale sono già quattro i punti lasciati per strada dai bianconeri. Il Como, con la vittoria sul Pisa di oggi, occupa il quarto posto con tre punti di vantaggio. Il dato è ancora più significativo se si guarda al contesto. In stagione la Juventus ha ottenuto sette calci di rigore, affidati però a ben quattro tiratori diversi: Vlahovic, Yildiz, Locatelli e David. Il bilancio dice quattro realizzazioni e tre errori, ma a preoccupare è soprattutto la gestione. Le gerarchie, almeno sulla carta, esistono: “È Locatelli”, ha ribadito il tecnico. Eppure in campo, troppo spesso, saltano. Dopo l’infortunio di Vlahovic, la responsabilità sarebbe dovuta passare stabilmente al capitano. Invece, in più occasioni, il pallone è finito tra i piedi di altri compagni, spesso alla ricerca di un gol per sbloccarsi. Una dinamica che ha aperto polemiche già contro il Lecce, quando fu lo stesso Locatelli a lasciare il tiro a David. Una scelta che provocò la reazione stizzita di Spalletti, che poi finì per attaccare quelli che “fanno video con il cellulare in mano”. Il caso si è riacceso proprio contro il Sassuolo. Durante la lunga revisione arbitrale, è stato Yildiz a tenere il pallone tra le mani, salvo poi cederlo all’ultimo istante a Locatelli. Il risultato è stato un altro errore e altri punti persi, riportando a galla un problema che sembrava momentaneamente rientrato. In conferenza stampa, lo stesso Spalletti ha spiegato cosa è successo: “Sul pallone c’era Yildiz perché lo piglia, se gli capita il pallone in mano lo piglia. O lo butta via o lo tiene in mano, che deve fare? Pigliano il pallone perché è positivo che lo vogliano battere“. Quindi il tecnico ha spiegato: “Poi parlo con Locatelli, perché è venuto lì, e mi dice: ‘Io lo tiro‘, E io gli rispondo: ‘Se tu lo vuoi battere, lo batti te, perché sei tu il rigorista‘. ‘Lo batto io’, mi fa lui, e io allora: ‘Bravo, vai e digli che ti ho detto che lo devi battere te‘”. Questa volta ha tirato il rigorista e non l’attaccante, ma il risultato è stato lo stesso. L'articolo “Se tu lo vuoi battere, lo batti te, perché sei tu il rigorista”: Spalletti svela cosa è successo tra Locatelli e Yildiz prima del rigore proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Che piacere rivederti mister”: l’incontro tra Wanda Nara e Spalletti a Milano
Wanda Nara e Luciano Spalletti insieme, tra selfie e sorrisi. La showgirl argentina e il tecnico della Juventus si sono incontrati a Milano. Wanda era in città già da domenica e ha assistito al derby tra Milan e Inter, postando alcune foto su sfondo rossonero, probabilmente per stuzzicare l’ex marito Mauro Icardi. Spalletti invece è arrivato nel capoluogo lombardo dopo la vittoria per 4 a 0 contro il Pisa: ha concesso due giorni di riposo alla squadra. E così è avvenuto il faccia a faccia che ha suggellato la pace, dopo le grandi tensioni all’Inter nel 2019. Dopo la distensione dei rapporti con Francesco Totti (ma mai con l’ex moglie Ilary Blasi), ora Spalletti sembra aver archiviato anche la parentesi della lite con Icardi sul crepuscolo della sua esperienza nerazzurra. Il tecnico infatti ha incontrato l’attaccante nel doppio confronto di Champions con il Galatasaray, chiarendo che le incomprensioni sono ormai alle spalle: “In area di rigore per finalizzazione è stato tra i più forti che abbia mai allenato”, ha detto Spalletti di Icardi. Nel 2019 Wanda Nara era la moglie e agente dell’attaccante argentino. Alcune sue dichiarazioni in tv fecero esplodere lo spogliatoio. Spalletti tolse la fascia di capitano a Icardi per motivi disciplinari, assegnandola poi a Samir Handanovic. Di fatto il numero 9 nerazzurro non scese più in campo: a fine stagione salutarono sia lui sia il tecnico. Nel frattempo, anche la relazione tra Icardi e Wanda Nara è esplosa, tra veleni e presunti tradimenti. Oggi la strana riconciliazione con il tecnico.”Che piacere rivederti mister“, ha scritto Wanda Nara nelle sue storie, pubblicando le foto con Spalletti. L'articolo “Che piacere rivederti mister”: l’incontro tra Wanda Nara e Spalletti a Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Juve è al bivio decisivo: lo scontro diretto con la Roma e la trattativa per il rinnovo di Spalletti
Chi ha memoria storica di calcio, si ricorderà che per Spalletti lo stadio Olimpico di Roma ha un valore particolare. E no, non si parla del suo passato in giallorosso, ma di un trascorso da avversario: era l’allenatore dell’Inter e contro la Lazio all’ultima giornata si stava giocando la qualificazione in Champions. Serviva un solo risultato, vincere, ce la fece in maniera rocambolesca: un 2-3 che permise ai nerazzurri di ottenere il quarto posto, superando proprio la Lazio per la differenza reti. Ora, la Lazio in questa narrazione non c’entra, ma l’Olimpico sì: anche se mancano 12 partite, quella contro la Roma di domenica sera per la Juventus ha il sapore quasi di uno spareggio dentro–fuori. Perché i giallorossi vincenti scatterebbero a +7 in classifica, con Como e Atalanta pronte a scavalcare i bianconeri. Trauma. MA ANCHE PROGRAMMAZIONE La Juve è già quinta, perdendo lo scontro diretto vedrebbe il quarto posto allontanarsi. Trauma vero, sì. Ma con altri 33 punti a disposizione, l’impresa potrebbe essere comunque possibile, prima di programmare nel migliore dei modi la prossima stagione. Anche se da questo punto di vista, la Juventus si sta già muovendo. La priorità era bloccare Yildiz ed è stato fatto. Poi, McKennie. E anche questa è cosa praticamente fatta. Nella giornata di giovedì 26 febbraio la Juventus ha firmato il prolungamento del contratto di Pinsoglio, mentre l’ufficialità di quello dell’americano potrebbe arrivare proprio dopo la Roma. O comunque nella prossima settimana. Le parti sono davvero molto vicine e nulla lascia pensare che alla fine si separeranno: McKennie si è meritato sul campo la conferma e, questa volta, non partirà dalle seconde linee per scalare posizioni in campionato. Sarebbe paradossale. O forse, più banalmente, sciocco pensarlo. Anche perché Spalletti nel suo giocatore crede molto. Già, Spalletti. È l’ultimo vero caso spinoso che i bianconeri devono affrontare. Chiellini prima, Comolli poi continuano a dire che, alla fine, l’allenatore non si muoverà da Torino. È veramente così? Qualche dialogo c’è stato, ma non ha avuto svolte decisive. E lo stesso allenatore continua a prendere tempo, sia perché vuole prima raggiungere l’obiettivo (non scontato) della Champions, sia perché vuole capire quali eventuali garanzie gli verranno date per il futuro. Certo, rispetto a qualche settimana fa, Juventus e allenatore sembrano più vicini, nonostante l’andamento più che ondivago messo in mostra dalla squadra (forse anche per problemi strutturali). Ma tant’è: la firma non c’è ancora nonostante il pressing del club. Che spera davvero di portare a termine anche questo discorso. Che, parallelamente, si svilupperà insieme a quello decisamente più complesso di Vlahovic. Complesso dal punto di vista economico: lo stipendio è troppo alto e le richieste non calano. La Juve un tentativo in extremis lo farà ancora, c’è un incontro in agenda previsto per le prossime settimane. Dopodiché, starà al giocatore capire se Torino sia ancora il posto giusto per lui o se valutare altre strade, soprattutto all’estero. Dove il serbo sarà particolarmente appetibile, perché senza cartellino. Non come Osimhen, che per venire in Italia costerà non meno di quei 70 milioni di euro che De Laurentiis ha fatto imporre come clausola, prima di cederlo al Galatasaray. Una clausola anti-Juve, di fatto: che il nigeriano piaccia, e che a lui piacciano i bianconeri, è cosa nota. Che si riuscirà a trovare un’intesa, invece, è decisamente ignoto. Come questo finale di stagione. L'articolo La Juve è al bivio decisivo: lo scontro diretto con la Roma e la trattativa per il rinnovo di Spalletti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“L’ho fatto per Spalletti, poi ho visto tutti applaudire la Juve”: Osimhen spiega perché non ha esultato
“Perché non ho esultato per la mia rete? Non c’era bisogno di esultare”. Così Victor Osimhen nell’immediato post Juventus–Galatasaray, finita 3-2 in favore dei bianconeri, che però sono stati eliminati dalla Champions League. La formazione italiana era reduce infatti dalla sconfitta per 5-2 dell’andata ed era riuscita nell’impresa di rimontare fino al 3-0, salvo poi cedere ai supplementari. A segnare la rete del 3-1 decisiva è stato proprio Victor Osimhen, ex attaccante del Napoli e obiettivo della Juventus già a gennaio ma anche per i prossimi mesi. Un gol importantissimo quello segnato dal nigeriano al 105′, ma nessuna esultanza. Osimhen è rimasto impassibile, fermo e ha solo abbracciato i compagni. “Penso sia importante rispettare un uomo al quale ho voluto bene e ha avuto una parte importante nella mia carriera, parlo ovviamente di Spalletti“, ha spiegato il nigeriano. Spalletti sì, ma anche tanta rabbia per la prestazione decisamente negativa del Galatasaray, che in superiorità numerica ha subìto la rimonta fino al 3-0: “Abbiamo anche giocato male, pure con l’uomo in più, non c’era la necessità di festeggiare la rete, non sono quel calciatore che nasconde le emozioni. Ho visto tutta questa gente che applaudiva la Juve, Sono però contento della vittoria e di aver passato il turno”, ha spiegato l’ex attaccante del Napoli. In tanti avevano inizialmente pensato a questioni legate al mercato. Victor Osimhen è infatti oggetto dei desideri della Juventus da diverse sessioni, lo è stato anche nell’ultima e con ogni probabilità lo sarà anche nella prossima sessione estiva, dove i bianconeri saranno alla ricerca di un numero nove. Già a gennaio il club torinese voleva un nuovo attaccante: i nomi sul tavolo erano tanti, ma alla fine non è arrivato nessuno. E ora si pensa a Osimhen per l’estate. Lo stesso attaccante nigeriano – a proposito di ciò – aveva dichiarato nei giorni scorsi: “La Juventus è uno dei club più importanti, ricco di storia e ha un sacco di leggende che hanno giocato per questo club. Penso che quando mi hanno parlato, ero desideroso di venire prima che si presentasse il Galatasaray. C’erano un po’ di ostacoli e purtroppo questo trasferimento non si è realizzato. Sarebbe un privilegio rappresentare la Juventus. Adesso sono felice nel club dove sono. Per il futuro non so cosa potrà accadere, il 90% dei giocatori in tutto il mondo vorrebbero giocare nella Juventus”. L'articolo “L’ho fatto per Spalletti, poi ho visto tutti applaudire la Juve”: Osimhen spiega perché non ha esultato proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Juventus crolla a Istanbul: il Galatasaray ne fa 5, per la qualificazione agli ottavi di Champions serve un miracolo
Cinque schiaffi in pieno volto. Difficile descrivere diversamente la debacle rimediata dalla Juventus a Istanbul nei play off di Champions League contro il Galatasaray. Cinque gol che rendono maledettamente complicata la qualificazione dei bianconeri agli ottavi di finale e che solo la doppietta di Koopmeiners non rende praticamente impossibile. Una imbarcata maturata a causa di un secondo tempo inguardabile, dopo che Locatelli e compagni erano riusciti a chiudere il primo tempo in vantaggio (e in rimonta) di una rete. Cinque a due, come detto, il risultato finale: per superare il turno servirà un miracolo tra una settimana a Torino, dove gli uomini di Spalletti dovranno provare a vincere con tre gol di scarto. LA GARA La prima occasione del match arriva dopo sei minuti ed è per i padroni di casa. Akgun prende la mira e tira di sinistro dai 25 metri, da posizione centrale, conclusione potente e angolata che esce di un soffio alla destra di Di Gregorio. All’11′ Yildiz parte da sinistra, si accentra e prova il destro a giro sul secondo palo, Sanchez alza in corner. Al quarto d’ora passano in vantaggio i turchi: Yildiz perde palla su una rimessa laterale, Osimhen recupera palla e smarca Gabriel Sara per il piazzato mancino appena dentro l’area che supera Di Gregorio. Passa un minuto e la Juve pareggia. Discesa di Cambiaso e cross dalla tre quarti di sinistra: Kalulu è solo e schiaccia di testa, ma Cekir compie una prodezza, sulla ribattuta c’è però Koopmeiners che mette in rete da due passi. Al 19′ giallo per Cambiaso che era diffidato e non giocherà il ritorno tra otto giorni. Alla mezz’ora cross dalla sinistra e stacco di testa di Osimhen appena desntro l’area di rigore, Di Gregorio para in tuffo. Al 32′ sorpasso Juve ancora con Koopmeiners. L’olandese recupera palla sulla trequarti offensiva, scambia con McKennie, entra in area e con un gran tiro di sinistro batte Cakir. Al 34′ termina la partita di Bremer, costretto a uscire per un problema muscolare, al suo posto Gatti. Al 39′ Conceicao riceve sulla destra dopo una bella azione: si accentra e calcia col mancino mandando fuori. Al 42′ tiro da fuori di Akgun di sinistro e parata di Di Gregorio, sul proseguo dell’azione cross pericoloso e palla messa in corner da Cambiaso. Nel recupero della prima frazione su azione d’angolo arriva al tiro Sallai che manda alto da pochi passi. SECONDO TEMPO HORROR La Juve riparte nel secondo tempo con una novità. C’è Cabal al posto dell’ammonito Cambiaso. Al 4′ il Galatasaray pareggia. Errore di Cabal, che perde Yilmaz sulla destra dell’area e gli concede il tiro in diagonale forte col destro, Di Gregorio para in tuffo ma Lang ribadisce a rete da due passi. Al 15′ Yilmaz punta Cabal e lo salta sulla destra, il colombiano lo stende e si prende il cartellino giallo. Sulla punizione guadagnata da Yilmaz, Gabriel Sara calcia col mancino forte, a metà tra il tiro e il cross, arriva Sanchez che devia da pochi passi, battendo Di Gregorio. Al 22′ piove sul bagnato per la Juventus che resta in dieci per il secondo giallo a Cabal, ammonito per una trattenuta su Yilmaz. Partita davvero negativa per il colombiano. Spalletti corre ai ripari e si copre con Kostic al posto di Conceicao. Per i turchi entra Sané al posto di Akgun. Al 75 poker dei padroni di casa. Thuram lavora palla pericolosamente in disimpegno ma senza allontanarla, anzi, servendo un pallone rischiosissimo a Kelly. Il centrale della Juve perde palla dentro l’area e Lang segna facilmente il 4-2. Buruk mette dentro Icardi e Singo al posto di Yilmaz e Bardakci. Al 35′ Spalletti risponde con Miretti e Openda per Thuram e Yildiz e completa le sostituzioni. Al 38′ Buruk termina i cambi: Elmali per Jakobs e Boey per Lang. Al 41′ il Galatasaray firma la cinquina. Osimhen vince il contrasto con Kelly e smarca Boey sulla destra dell’area: botta di destro in diagonale e 5-2. Finisce così, tra otto giorni allo Stadium per la Juve si prospetta una missione (quasi) impossibile. L'articolo La Juventus crolla a Istanbul: il Galatasaray ne fa 5, per la qualificazione agli ottavi di Champions serve un miracolo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mi dispiace che Kalulu si prenda anche del bischero da Chivu”: Spalletti contrattacca
“Quello che mi spiace è che un bravo ragazzo come Kalulu, dopo due torti colossali, si prenda anche del bischero da Chivu che gli dice come avrebbe dovuto comportarsi”. Luciano Spalletti risponde a Cristian Chivu. Il tecnico bianconero – che dopo Inter–Juventus non si era presentato in conferenza stampa – ha parlato alla vigilia della gara contro il Galatasaray a Sky Sport del caso Bastoni con conseguente espulsione di Kalulu. Il “bersaglio” di Spalletti è stato l’allenatore nerazzurro, le cui parole avevano fatto discutere e non poco dopo il match contro la Juventus. “Questo è difficilmente accettabile, allora anche io potrei parlare del comportamento dei calciatori dell’Inter, cosa che non devo fare. Cristian lo conosco bene, si sarà accorto di aver sbagliato“, ha concluso poi Spalletti. “C’è dispiacere. So che non posso allenare certe situazioni, ma posso far sì che i miei calciatori diventino forti al punto che gli avversari non ti creino certe difficoltà. Se dirò ai miei di tenere le mani in tasca? No, nessuna”, ha poi proseguito Spalletti sempre in riferimento alle parole di Chivu. Nell’occasione il tecnico dell’Inter aveva dichiarato: “Io quando ho subito torti leggeri ho insegnato ai miei giocatori a non mettere in difficoltà l’arbitro. È una sua decisione. Kalulu ha esperienza e in alcune circostanze le mani bisogna tenerle a casa. Io con un giallo addosso non avrei messo le mani addosso, soprattutto se anticipato e con un contropiede aperto“. L'articolo “Mi dispiace che Kalulu si prenda anche del bischero da Chivu”: Spalletti contrattacca proviene da Il Fatto Quotidiano.
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McKennie e Spalletti, ma anche Vlahovic: la Juventus ha tre casi da risolvere
Cantiere aperto? Sì. O meglio, in parte. Prolungato il contratto di Yildiz (che non era a scadenza, ma era quasi come se lo fosse, soprattutto con le interessate che si stavano avvicinando al giocatore), ora la Juventus ha tre casi da risolvere. Due sembrano più impellenti: McKennie e Spalletti. Uno sembrava invece un capitolo chiuso: Vlahovic. Ma invece è ancora aperto. Wes, che fai? Si parte da McKennie, che con Spalletti sta diventando ancora più che indispensabile. La sua parabola in bianconero è sempre stata frutto di una grande contraddizione: fuori rosa e in partenza a inizio estate, punto fisso della squadra da settembre al termine del campionato. È incredibile, ma l’americano è la dimostrazione lampante di come un giocatore possa far ricredere il suo allenatore. Merito non solo della sua perseveranza, ma anche della sua incredibile duttilità: gioca ovunque e l’ultima idea (di mottiana memoria) è quella di provarlo sempre più come falso nueve. La Juve lo vuole trattenere, il giocatore a Torino si trova bene ma non ha alcuna intenzione di decurtarsi lo stipendio per restare in bianconero. Soprattutto visti i numeri stagionali (33 partite, 7 gol e 4 assist complessivi finora). Prima di gennaio, le parti non si erano sentite. Ora sì, i contatti sono in corso: la sensazione è che non ci vorrà molto per capire se alla fine resterà o meno. Dentro o fuori, insomma. Spalletti: aspettiamo Dietro alla rinascita juventina c’è sicuramente Luciano Spalletti, che è arrivato al posto di Tudor a fine ottobre e ha dato la sensazione di essere riuscito davvero a sistemare le cose. Per lui, quella bianconera è stata una scommessa: per questo ha firmato per soli 6 mesi, senza alcuna opzione di rinnovo in base agli obiettivi raggiunti. L’ha detto subito: “Capiamoci, conosciamoci. Nel caso, rinnovare non sarà un problema”. L’idea è proprio quella e la sta portando avanti: Spalletti non ha fretta di rinnovare, il che non vuole dire che non voglia farlo. Solo, preferisce aspettare ancora, per quanto la Juve sia comunque convinta che alla fine si continuerà insieme (sia Chiellini, sia Ottolini, a più riprese si sono esposti in questo senso). Dietro a quell’attesa, c’è anche l’idea di capire bene quali siano i piani societari a medio e lungo termine. Il prolungamento di Yildiz sicuramente è un buon segnale. Lo sarebbe anche quello di McKennie. Quello di Vlahovic… … una possibile sorpresa. L’attaccante sembrava sempre più lontano: è infortunato e David sta comunque crescendo (anche se è ben lontano dall’essere un giocatore soddisfacente, nel complesso). Insomma, tra costi dell’ingaggio proibitivi per chiunque in Serie A (12 milioni netti) e l’assenza in campo, Dusan sembrava passato un po’ più in secondo piano, con lo stesso giocatore che non ha mai negato la sua curiosità nel misurarsi in un campionato che non sia la Serie A. Con la Premier in testa (era stato vicino, qualche anno fa, al trasferimento al Chelsea in cambio di Lukaku). Il fatto è che però la Juventus un ultimo tentativo per trattenerlo vuole comunque farlo. “Il discorso non è ancora chiuso” ha confermato a Sky il ds Ottolini. Le probabilità che resti a Torino non sono comunque molte. Ma a Spalletti serve (e servirà anche in futuro, nel caso in cui dovesse restare) una punta ‘alla Vlahovic’. Avendocelo già in casa… L'articolo McKennie e Spalletti, ma anche Vlahovic: la Juventus ha tre casi da risolvere proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Spalletti bacia sulla spalla l’intervistatrice di Dazn. La polemica sul rigore: “Gli arbitri devono diventare professionisti”
Luciano Spalletti protagonista di un bacio alla giornalista di Dazn Federica Zille nel post gara di Juventus–Lazio, terminata 2 a 2. Un bacio improvviso sulla spalla, appena accennato, per parlare del tema dei “contatti”, causa dei calci di rigore. Un atteggiamento che sta facendo discutere sui social. L’episodio a cui si riferisce Spalletti in questo caso è l’entrata di Gila su Cabal, ritenuta non sufficiente dall’arbitro per assegnare il calcio di rigore. “L’arbitro l’ha interpretata come vuole, il difensore commette un gesto imprudente. Gila colpisce un giocatore che fa la sua corsa, che può ricevere il pallone, per cui è un gesto imprudente”, dice Spalletti. Questo il commento dell’allenatore della Juventus sul contatto sospetto, che poi allarga il discorso a una criticità sistemica del nostro campionato: “Le regole vanno bene, ma c’è sempre l’interpretazione. Le situazioni vanno sempre valutate, vanno giudicate, anche stasera in campo eravamo in 23 e quello non professionista è l’arbitro. Io non voglio parlare di arbitri, non lo voglio fare, però ogni domenica esce qualcosa di nuovo. Se si valuta che ogni step on foot è rigore, quello di stasera è rigore tutta la vita”. La dura critica di Spalletti si inserisce in una giornata in cui è stato protagonista il caso legato al fallo di Cornet su Vergara che ha regalato il tiro dagli undici metri al Napoli nella partita Genoa-Napoli e che ha poi scatenato le polemiche. Per il tecnico bianconero, serve un cambiamento radicale nella gestione degli arbitri: “Va fatta una riforma che metta a posto questa classe. Sono troppo importanti dentro al campo e sono gli unici precari intorno allo stadio, anche di quelli che lavorano intorno. Devono essere professionisti tutti, perché poi si va a parlare sempre di questo. E invece io non lo voglio fare, non l’ho fatto quando me l’hanno dato e neanche quando me l’hanno tolto”, ha voluto sottolineare Spalletti. L'articolo Spalletti bacia sulla spalla l’intervistatrice di Dazn. La polemica sul rigore: “Gli arbitri devono diventare professionisti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La Juventus ci prova per Icardi: ritroverebbe Spalletti, che all’Inter lo mise fuori rosa (e gli tolse la fascia da capitano)
Luciano Spalletti potrebbe riaccogliere Mauro Icardi. E no, non siamo tornati indietro di sette anni, ma parliamo di strettissima attualità. La Juventus ha infatti chiesto informazioni per l’attaccante del Galatasaray – prossimo avversario proprio dei bianconeri nel playoff di Champions League – visto che per Kolo Muani non arrivano aperture e la chiusura del calciomercato è imminente. Una trattativa come le altre, se non fosse che tra Mauro Icardi e Luciano Spalletti c’è un precedente del 2019, all’Inter, non proprio amichevole. Ai tempi Icardi era il calciatore più rappresentativo dell’Inter, che viveva anni bui, senza trofei. Icardi era il capitano. Poi a febbraio successe qualcosa: Spalletti discusse sia con l’argentino che con l’allora moglie Wanda Nara e dopo – secondo le parole dell’ex ct della nazionale – il rifiuto di Icardi di giocare in Europa League il 13 febbraio contro il Rapid Vienna, Spalletti lo mise fuori rosa (togliendogli anche la fascia da capitano e consegnandola ad Handanovic) per sei partite, compreso il derby contro il Milan. Da lì si è rotto tutto. Poi, a fine anno, doppio addio: Spalletti via, Icardi al Psg. Ma recentemente Luciano Spalletti aveva ricostruito quei mesi, sia nella sua autobiografia che nel corso di alcune interviste. Cosa sia realmente successo non si sa e probabilmente non si saprà mai, ma Spalletti spiegò che l’invadenza dell’ex moglie e agente Wanda Nara compromise tutto. Le parole di Wanda Nara a quei tempi avevano reso insanabile la rottura tra lo stesso Icardi, lo spogliatoio e Luciano Spalletti. Adesso che la showgirl non è più la moglie dell’argentino, un ritorno di Icardi da Spalletti non è da escludere. Anche perché tra i due c’è stima reciproca, professionalmente parlando. L’ha ribadito anche Spalletti nell’ultima conferenza stampa: “Hanno il numero 9 come gruppo sanguigno – aveva dichiarato Spalletti parlando di Osimhen e Icardi -. Victor è devastante, Mauro è uno dei più grandi finalizzatori che abbia mai allenato. Con loro devi solo decidere se citofonare o spaccare la porta”. E con il senno di poi – a distanza di 24 ore – forse le parole di Spalletti erano di un allenatore che sapeva già in che direzione si stesse muovendo il club bianconero, che sembra aver abbandonato la pista Kolo Muani. A causa del grave infortunio al ginocchio dell’anno scorso, Icardi è finito indietro nelle gerarchie al Galatasaray (anche se ha già segnato 10 gol in stagione), ma l’argentino sa come si fa gol. È senza dubbio uno dei più grandi finalizzatori che la Serie A abbia visto nel nuovo millennio. E adesso che la Juve ha urgentemente bisogno di un attaccante, cerca certezze immediate. E Icardi resta una di quelle: scomoda, divisiva, ma che ha un senso. Spalletti lo sa meglio di chiunque altro. E può essere l’occasione giusta per ritrovarsi. L'articolo La Juventus ci prova per Icardi: ritroverebbe Spalletti, che all’Inter lo mise fuori rosa (e gli tolse la fascia da capitano) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Deve portare rispetto e stare attento quando parla, ha detto una frase infelice”: Conte durissimo contro Spalletti
“Una frase infelice perché anzitutto noi abbiamo ancora lo scudetto sulla maglia e bisogna portare rispetto. Deve stare un po’ più attento quando parla”. Antonio Conte torna nella sua versione “battagliera” e attacca Luciano Spalletti. L’allenatore del Napoli, che nel corso di questo anno e mezzo sulla panchina azzurra ha sempre mostrato il suo lato da combattente, spavaldo e con diverse frecciate ai colleghi, dopo la netta sconfitta contro la Juventus per 3-0 sembrava quasi essersi arreso e rassegnato. E invece no. Alla vigilia della sfida decisiva di Champions League contro il Chelsea al “Maradona”, il tecnico ha parlato in conferenza stampa ed è passato di nuovo all’offensiva nei confronti del collega bianconero, che in precedenza aveva definito il Napoli “la squadra ex campione d’Italia“. Frase che a Conte non è piaciuta, come ha sottolineato in conferenza stampa: “Non lo sapevo. Se l’ha detta questa è una frase infelice perché anzitutto noi abbiamo ancora lo scudetto sulla maglia e bisogna portare rispetto. Spalletti è un bravissimo allenatore, ma se ha detto questo, deve stare un po’ più attento quando parla“, ha tuonato Conte, che ha poi fatto la morale al collega: “Io non mi sarei mai permesso di dire una cosa del genere. Innanzitutto perché mancano ancora sedici partite. Poi magari lui ci ha visti male e ci ha tolto già lo scudetto, dispiace perché abbiamo fatto tanto per cucirlo e serve rispetto. Gli auguro buona fortuna”. Successivamente Conte ha voltato pagina, chiudendo la parentesi Juventus–Napoli e parlando di Chelsea e dell’emergenza infortuni: “Al peggio non c’è mai fine, però dobbiamo essere ottimisti – ha sottolineato sorridendo -. Non possiamo sapere se ci saranno situazioni peggiori. Pensavamo di aver visto tutto a dicembre e invece no. Lo dicevo quando stava emergendo Neres ed eravamo già in crisi numerica”. Alla lunga lista composta da De Bruyne, Gilmour, Politano, Rrahmani, Anguissa, Milinkovic–Savic e Mazzocchi, si è aggiunto David Neres, che si è operato alla caviglia. “Credo di avere esperienza, quanto accaduto quest’anno ha dell’inspiegabile. Ogni anno tutte le squadre hanno degli infortuni, di solito sono muscolari, due settimane, tre settimane, poi rientrano. Avere infortuni da operazione, articolari, lì è difficile da spiegare”, ha concluso Conte. L'articolo “Deve portare rispetto e stare attento quando parla, ha detto una frase infelice”: Conte durissimo contro Spalletti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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