Ciao Italia, si sapeva, ma fa comunque male: con l’eliminazione dell’Atalanta,
travolta da un complessivo 10-2 nella sfida con il Bayern Monaco, il nostro
calcio saluta la Champions. Ai quarti vanno tre spagnole (Barcellona, Real e
Atletico Madrid), due inglesi (Arsenal e Liverpool), una francese (Psg), una
tedesca (Bayern) e una portoghese (Sporting Lisbona). La disfatta del nostro
calcio è certificata anche dal ranking stagionale: siamo quinti dietro
Inghilterra, Spagna, Germania e Portogallo. Questi ottavi di Champions sono
stati i più ricchi di gol di sempre: 68 gol tra andata e ritorno. Ora, sotto con
i quarti: Psg-Liverpool, Real-Bayern, Barcellona-Atletico Madrid,
Sporting-Arsenal.
IN – KANE FA UN GOL D’AUTORE, IMPRESA SPORTING
9 SPORTING
L’impresa record dei portoghesi, che ribaltano lo 0-3 dell’andata con il 5-0 che
spazza via il Bodo Glimt, è il vero colpo grosso dei match di ritorno. Hjulmand
e Trincao sono le star di un gruppo solido.
8 BAYERN
Lo squadrone di Kompany è implacabile: 4-1 all’Atalanta dopo il 6-1 di Bergamo,
un gol d’autore di Harry Kane che è il primo calciatore inglese a firmare 50
reti in Champions, uno spartito d’eccezione ad alta velocità. Il Bayern guarda
sempre più al futuro: contro l’Atalanta esordio del primo 2010 del torneo, il
difensore Filip Pavic, 16 anni e due mesi.
7 BARCELLONA
Il voto corrisponde ai gol rifilati al Newcastle. Quando attaccano, i blaugrana
sono uno spettacolo, ma in difesa continuano a incassare troppo. Sono 17 le reti
al passivo in questa Champions: contro l’Atletico di Simeone questo problema
potrebbe rivelarsi fatale. Anche il Barça pensa al futuro: nel 7-2 agli inglesi,
a segno il 2007 Marc Bernal. Voto 7 anche a Mo Salah: è il primo africano della
storia a firmare 50 gol in Champions.
6 VINICIUS
Doppietta a Manchester, ma il brasiliano riesce ancora una volta a litigare con
il pubblico: perché complicarsi la vita quando non serve?
OUT – ATALANTA FUORI CON DIGNITÀ, CHELSEA SCHIANTATO
5 ATALANTA
Saluta la Champions con dignità, ma resta in ogni caso consegnato agli archivi
il 10-2 rimediato con il Bayern. È stata la migliore italiana ed è un punto a
favore, ma la doppia sfida con lo squadrone tedesco rappresenta l’ennesima
stroncatura al nostro calcio.
4,5 MANCHESTER CITY/GUARDIOLA
L’espulsione di Bernardo Silva spalanca al Real il comodo passaggio ai quarti,
già a buon punto dopo il 3-0 di Madrid. Al netto dell’inferiorità numerica del
ritorno, il City esce male dalla doppia sfida contro i Blancos. Guardiola, con
il suo look da pescatore, sembra già guardare oltre: clamoroso addio a fine
stagione? Domenica, la finale di Coppa di Lega contro l’Arsenal potrebbe
orientare le decisioni di Pep.
4 BODO/NEWCASTLE
I norvegesi tornano sulla terra dopo la scoppola di Lisbona, gli inglesi reggono
un tempo a Barcellona, ma poi spariscono. In Champions non c’è spazio per gli
improvvisatori.
3 CHELSEA
I campioni del mondo sono schiantati dal Psg: 8-2 complessivo e la conferma che
non era Enzo Maresca il problema del Chelsea.
L'articolo The Bold Champions, le pagelle | L’Atalanta (5) esce con dignità, ma
è un’altra stroncatura al nostro calcio. Vinicius (6), doppietta e altro
litigio: perché? proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Champions League
Un infortunio choc quello di Noa Lang, giocatore del Galatasaray, subìto
mercoledì nel corso della partita Liverpool-Galatasaray, valida per la gara di
ritorno degli ottavi di Champions League. Il calciatore belga ha impattato
contro i cartelloni pubblicitari a bordo campo, procurandosi un ampio taglio al
pollice per cui ha rischiato inizialmente anche l’amputazione.
Al 75° minuto Lang, 26enne ex Napoli, stava contendendo il pallone al
centrocampista del Liverpool Curtis Jones quando è inciampato all’indietro e ha
impattato contro un cartellone pubblicitario a bordo campo. Proprio
nell’impatto, una parte tagliente della struttura del cartellone, gli ha
procurato un taglio molto profondo al pollice della mano. Il Galatasaray,
secondo quanto scrivono i giornali turchi, presenterà denuncia sull’accaduto e
anche l’Uefa intende aprire una indagine per verificare se i cartelloni
pubblicitari fossero posizionati a norma.
Il giocatore si è subito stretto dal dolore il dito, che aveva già iniziato a
sanguinare copiosamente. Inizialmente, data la gravità dell’infortunio, si era
ipotizzata anche la possibilità di amputare il dito del calciatore belga.
L’amputazione è stata poi scongiurata dall’urgente operazione chirurgica a cui
Lang è stato sottoposto a Liverpool da parte di medici del club di appartenenza.
Immediate le foto pubblicate dal calciatore sui propri profili social per
rassicurare i propri tifosi: una buona notizia dopo la sconfitta finale contro
il Liverpool, con un punteggio di 4-0.
L'articolo Infortunio al dito per Noa Lang: ha rischiato l’amputazione. E ora il
Galatasaray vuole denunciare l’Uefa proviene da Il Fatto Quotidiano.
I fenomeni sono tornati salmonari. Un pomeriggio di pioggia a Lisbona ha
restituito alla realtà il Bodo Glimt, passato dal 3-0 ottenuto in Norvegia
contro lo Sporting nell’andata degli ottavi di Champions allo 0-5 incassato nei
tempi supplementari allo stadio Alvalade. È importante citare in questa storia
anche gli impianti di gioco: quello del Bodo è in sintetico e si è rivelato in
questi anni di vetrina europea un sicuro alleato della squadra guidata dal
cinquantasettenne Kjetil Knutsen. Uno che, alla faccia dell’aplomb scandinavo, è
sempre agitato in panchina e quando le cose non gli garbano, protesta in modo
anche plateale.
Lo Sporting ha svelato che il Bodo è una buona squadra, ma non è sicuramente
l’Ajax dei bei tempi ai quali è stato accostato. Ha anche spiegato all’Inter
come va affrontato un gruppo nel quale la forza è il collettivo e che in
trasferta sceglie in modo scientifico di chiudersi e di ripartire in
contropiede. Lo Sporting ha avuto pazienza. Ha trovato il primo gol (Gonçalo
Inacio) al 34’, ha raddoppiato al 61’ con Gonçalves, ha pareggiato i conti
dell’andata con il 3-0 su rigore di Suarez al 78’ e ha timbrato la
qualificazione ai quarti con il poker di Maxi Araujo all’inizio dei
supplementari, per poi chiudere la pratica in bellezza con Rafa Nel al 121’. Una
rimonta epica, che ha riportato lo Sporting all’impresa compiuta 62 anni fa,
quando ribaltò il Manchester United nei quarti di Coppa delle Coppe: 1-4 all’Old
Trafford, 5-0 al ritorno. Lo Sporting avrebbe poi vinto il trofeo, nella finale
replay dopo il 3-3 con il MTK Budapest il 15 maggio 1964. Due giorni dopo, nella
ripetizione ad Anversa, 1-0 definitivo dei portoghesi.
Ora lo Sporting dovrà vedersela nei quarti con l’Arsenal, dominatore in Premier
– nove punti di vantaggio sul Manchester City – e finalista domenica in Coppa di
Lega contro l’eterno nemico Guardiola, schiantato a sua volta dal Real Madrid di
Vinicius. Comunque vada, per la banda di Rui Borges ritrovarsi tra le prime otto
d’Europa è già un risultato da applausi. L’estate scorsa lo Sporting ha venduto
il suo bomber, lo svedese Gyokeres, proprio all’Arsenal per 65 milioni di euro,
più bonus. Un affare dal punto di vista economico, ma una rinuncia sportiva non
facile considerato che in 102 partite il ragazzone di Stoccolma aveva firmato 97
gol. L’inserimento nella nuova realtà e in un campionato come la Premier non è
stato semplice per Gyokeres, ma dopo le difficoltà iniziali, si è sbloccato ed è
a quota 16 reti in 41 presenze.
La stampa portoghese, naturalmente, celebra lo Sporting. “Brutale”, il titolo di
Record, che riporta in prima pagina anche lo sfogo dell’allenatore Rui Borges:
“Esigo rispetto”. A Bola parla invece di “serata perfetta” e dà voce alla
rivincita personale di Borges: “Continuano a dire che l’allenatore è debole e
non ha la capacità di guidare lo Sporting”. Il rovescio della serata è il crollo
di un Bodo, che dopo aver guadagnato consensi in tutta Europa con un
sorprendente cammino in Champions, è stato ridimensionato dalla batosta
dell’Alvalade. Sono tornati d’attualità due questioni sulle quali si era
dibattuto in occasione degli exploit della squadra norvegese, compreso quello
contro l’Inter: il vantaggio del fondo in sintetico dello stadio di casa. Troppa
differenza tra il Bodo versione interna e quello che gioca all’estero. Anche in
Norvegia, Verdens Gang, uno dei quotidiani più letti, definisce “brutale”
l’eliminazione. Il Dagbladet mette invece in evidenza la delusione di Knutsen:
“Pazzesco, mi sanguina il cuore”. In Norvegia, al netto del contratto prolungato
fino al 2029, c’è il timore che l’allenatore possa considerare il crollo
dell’Alvalade la chiusura di un ciclo e accettare eventuali offerte straniere,
su tutte quelle della Premier, in grado di decuplicare lo stipendio percepito
dal Bodo.
La fine dell’avventura in Champions mette i “salmonari” di fronte a un bivio:
rilanciare la sfida o nuovo progetto? Il campionato, l’Eliteserien, è appena
iniziato, il 14 marzo. Il Bodo deve ancora giocare la prima partita. Il futuro è
già oggi, con la certezza che la batosta di Lisbona è destinata a lasciare il
segno: nel bene e nel male. Né fenomeni, né salmonari: forse è questa la verità
sul Bodo.
L'articolo Né fenomeni, né salmonari: lo Sporting Lisbona ha spiegato anche
all’Inter come affrontare il Bodo Glimt proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ma quale favola: con i soldi son bravi tutti a fare calcio! Uno degli argomenti
più sentiti e inflazionati sul Como, che tende a sminuire lo straordinario
campionato della squadra di Fabregas, fa capire quanto sia retrogrado e stantio
il dibattito calcistico italiano, refrattario ad ogni novità, invidioso delle
buone idee. Perché la storia del Como dimostra che anche nel calcio i soldi non
fanno la felicità. Poi, certo, aiutano.
Se la stagione finisse oggi, i lariani sarebbero in Champions League. Al momento
occupano la quarta posizione, hanno un punto di vantaggio sulla Juventus, tre
sulla Roma che soltanto un paio di giornate fa si giocava il match point e dopo
quell’errore come previsto è scivolata indietro, le altre praticamente sono
tagliate fuori. Incredibile se consideriamo che questa squadra soltanto due anni
fa era in Serie B, cinque anni fa addirittura in C, e mancava nella massima
serie da oltre due decenni.
Ok, il Come non si può definire in senso stretto una favola: parliamo di un club
che ha come presidente uno degli uomini più ricchi al mondo. La famiglia Hartono
ha investito oltre 300 milioni nella società, con un passivo superiore ai 100
soltanto nell’ultimo bilancio. Senza una proprietà bilionaria e una
disponibilità quasi illimitata nulla di tutto ciò sarebbe stato possibile. Però
poi questo Como è anche tanto altro.
Il termine migliore per definirlo è progetto. Dietro l’ascesa repentina ci sono
idee tattiche precise, scouting, un metodo di calcio moderno e innovativo
insomma. Fabregas è stato sminuito, a tratti persino sbeffeggiato per la sua
natura “giochista”, però ha costruito una squadra in grado di fare un calcio
divertente e soprattutto efficace: ha battuto Roma, Juve, Napoli, fermato il
Milan (e certo non si può dire che abbia una rosa dello stesso livello);
rifilato lezioni severe a Allegri, Spalletti, Gasperini, quelli che consideriamo
i mamma santissima della panchina italiana. La sua impronta è evidente, dentro e
fuori dal campo.
Si è parlato dei soldi spesi sul mercato, che sono tanti per carità, però il
Como non ha mai pagato 40 o 50 milioni per un calciatore, come fatto in anni
recenti dalle varie big del campionato: senza considerare la stella Nico Paz e
il difensore Ramon arrivati a condizioni particolari grazie al canale
privilegiato col Real Madrid, l’acquisto più caro è stato Jesus Rodriguez, 22
milioni dal Siviglia, Kuhn (per altro fin qui poco impiegato), Baturina, Perrone
sotto costati meno di 20. Talenti che a quelle cifre erano alla portata di
almeno 6-7 squadre in Serie A. Potevano prenderli quasi tutti, invece li hanno
presi loro. E poi l’ossatura della squadra è fatta anche dai vari Butez (2
milioni), Smolcic (1,5), Da Cunha (appena 400mila euro); capitan Vojvoda era uno
scarto del Torino prima di rinascere alla corte di Fabregas.
Sono tutti giocatori che gli altri evidentemente non sanno cercare. E
probabilmente non sarebbero nemmeno in grado di aspettare e far crescere. Perché
se Inter, Milan o Juve prendessero nomi del calibro di Diao o Douvikas, la
piazza storcerebbe il naso. E se i nuovi acquisti passassero mesi in panchina
per una fase di adattamento fisiologica per un giovane arrivato da una realtà
completamente diversa – com’è successo ad esempio a Baturina che oggi invece è
uno dei protagonisti -, verrebbero già bollati come bidoni e rispediti al
mittente. Prendere i giocatori giusti, funzionali al progetto, coltivare il
talento e inserirli in un meccanismo che funziona a memoria, in cui si
preferisce l’attacco alla difesa, il talento alla rendita, il ritmo al
posizionamento. Questo è esattamente il modello verso cui il calcio italiano
dovrebbe andare, che ha permesso di spendere bene i soldi (tanti) a
disposizione. Cosa che non vale per tante altre società di Serie A.
La prossima sfida per i lariani è l’Europa, intesa innanzitutto come
qualificazione: guardando il calendario, e considerando l’attitudine a giocare
sotto pressione, Juventus e Roma rimangono favorite per il quarto posto. E poi
anche proprio come partecipazione: per il doppio impegno che una eventuale coppa
porterebbe, ma anche per i paletti del fair-play finanziario della Uefa che la
proprietà, fin qui abituata a spendere senza freni, sarebbe costretta a
rispettare. Paradossalmente, proprio il salto diretto in Champions risolverebbe
il problema, perché i ricavi raddoppierebbero il fatturato (oggi di soli 55
milioni), rendendo sostenibile il bilancio. Ma comunque, dal nuovo stadio al
player trading, ci sono altri strumenti a disposizione: Fabregas &C. non si
faranno trovare impreparati. Perché quello è un progetto. Poi se alla fine il
Como dovesse davvero arrivare davanti a corazzate come Juventus e Roma, allora
sarebbe pure una favola.
X: @lVendemiale
L'articolo I soldi aiutano ma non fanno la felicità: perché il Como in Champions
sarebbe davvero una favola proviene da Il Fatto Quotidiano.
Trentadue reti in otto partite: media quattro a gara. L’andata degli ottavi di
Champions ci ha regalato spettacolo, gol, capolavori, orrori, conferme (Bodo
Glimt) e sorprese (Galatasaray). L’Italia schierava una sola squadra,
l’Atalanta, demolita da un Bayern Monaco che va considerato tra i favoriti per
la conquista del trofeo. Bene i club spagnoli (7 punti su 9), male gli inglesi
(2 su 18) anche se, tranne il Newcastle, raggiunto al 95’ dal Barcellona, erano
tutti impegnati in trasferta. Citazione d’obbligo: gli applausi del pubblico di
Bergamo all’Atalanta superata 6-1.
IN – OLISE E KVARA, DOPPIETTE AD ALTA QUALITÀ
9 VALVERDE
Tripletta fantastica al City di Guardiola, mattatore assoluto di questa tornata.
Nel primo gol, elegante, c’è la collaborazione di Donnarumma. Nel secondo è
chirurgico, nel terzo inventa una giocata (sombrero e tiro al volo) da
fuoriclasse. Tutto in 22 minuti. L’uruguayano sarebbe titolare in tutte le
squadre del pianeta.
8,5 OLISE, KVARATSKHELIA, BAYERN MONACO
Olise e Kvara firmano due doppiette ad alta qualità. Il Bayern concede
spettacolo a Bergamo: 17 tiri, possesso palla 69,2%, dominio assoluto
dell’avversario.
8 BARCOLA, BODO GLIMT, REAL MADRID
Il gol di Barcola è tra i più spettacolari della due giorni europea. Il Bodo
Glimt prenota i quarti rifilando un tris allo Sporting Lisbona e mostrando un
calcio di sostanza: i movimenti all’interno dell’area avversaria fanno girare la
testa agli avversari. I norvegesi non sono più una sorpresa, ma una solida
realtà.
7 ALVAREZ, ATLETICO MADRID
L’argentino è andato via dal Manchester City per giocare e Simeone ringrazia:
timbra sempre il cartellino, anche se alla doppietta collabora il portiere
Kinsky con la seconda topica della sua serata horror. L’Atletico gioca in
Champions come se fosse il cortile di casa: mentalità feroce.
OUT – TUDOR MERITA 2: UN PERCORSO DISASTROSO
5 ATALANTA, DONNARUMMA
Il principale responsabile della disfatta atalantina è Palladino che, al netto
delle assenze pesanti di Ederson, Scalvini, Raspadori e De Ketelaere, sceglie un
modulo discutibile. La squadra lotta fino all’ultimo, trovando un gol pieno di
dignità con Pasalic. Donnarumma ha sulla coscienza l’1-0 del Real – perché tira
indietro la mano in uscita? -, ma si riscatta parando il rigore di Vinicius.
4 MANCHESTER CITY, HAALAND, JORGENSEN, OBLAK
Guardiola esce a pezzi dalla sfida del Bernabeu. E’ tradito da una difesa che
sbaglia tutto, Donnarumma compreso, ma non si possono prendere gol su campo
aperto come capita al City. Haaland è il simbolo della serata da incubo del
City: un fantasma. Jorgensen (Chelsea) e Oblak (Atletico Madrid) partecipano al
festival degli orrori dei portieri: ennesimo errore nella costruzione dal basso.
Stanno diventando troppi, urge una riflessione da parte degli allenatori.
3 KINSKY, TOTTENHAM
Lanciato nella mischia in un Tottenham allo sbando al posto di Vicario, il
portiere céco prelevato dallo Slavia Praga commette due errori madornali e viene
sostituito dopo appena 17 minuti. Il Tottenham è un disastro: rischia la
retrocessione in Premier e solo con un miracolo potrà ribaltare il discorso
qualificazione al ritorno contro l’Atletico Madrid.
2 TUDOR
Quattro partite sulla panchina del Tottenham, altrettante sconfitte. Un percorso
disastroso, ma la gestione di Kinsky supera i confini dell’immaginazione.
L'articolo The Bold Champions | Le pagelle: Valverde (9) titolare in tutte le
squadre del pianeta. Guardiola (4) esce a pezzi: tradito da una difesa che
sbaglia tutto, Donnarumma compreso proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’Atalanta ci credeva, voleva quantomeno tenere tutto aperto dopo la partita in
casa. Ma lo strapotere del Bayern non ha consentito alla Dea di giocarsela: 1-6
il finale di un match che nel post ha scatenato anche qualche polemica e acceso
qualche discussione. Come quella negli studi di Sky Sport tra Fabio Capello e
Raffaele Palladino. L’ex allenatore della Roma ha chiesto: “Palladino, prima
della partita hai detto di aver visto 12 partite del Bayern per prepararla: cosa
ha cambiato il Bayern per sorprendervi? Oppure li avete studiati male?”, ha
domandato con tono provocatorio l’ex tecnico, ora opinionista a Sky. “No, no
mister. Noi ci aspettavamo che loro potessero metterci in difficoltà con questi
giocatori veloci davanti, con gli attacchi alla profondità. Ma al di là del
fatto che l’abbiamo studiata bene o male, come dice lei…”.
Fabio Capello però l’ha subito interrotto: “L’hai detto tu, eh, che l’avete
studiata attentamente, non lo dico io”. L’allenatore della Dea gli ha replicato
con calma: “Mister ci sono dei valori in campo…“. Capello a quel punto ha detto
“Ecco, appunto”, puntando il dito contro l’atteggiamento – a suo parere – troppo
spregiudicato dell’Atalanta contro il Bayern: “Ah, allora questo è importante,
accettare i valori!”. Palladino però ha ribadito che non avrebbe mai pensato di
cambiare atteggiamento: “Mister, non cambieremo, non difenderemo a zona.
Piuttosto accettiamo il risultato. Stasera abbiamo imparato tanto”. Terminata
l’intervista e il battibecco in studio, Capello ha continuato a parlare
dell’argomento in studio, non risparmiando critiche a Palladino: “Se tu giochi
uomo contro uomo e il tuo avversario è superiore tecnicamente e ti supera
costantemente, allora crei dei problemi a tutta la squadra. Questa è stata la
difficoltà che ha trovato l’Atalanta”.
L'articolo “L’hai detto tu eh, non io”; “Mister, ci sono i valori in campo”: la
discussione tra Capello e Palladino post Atalanta-Bayern proviene da Il Fatto
Quotidiano.
L’1-6 incassato dall’Atalanta a Bergamo contro il Bayern Monaco nell’andata
degli ottavi è la quarta batosta oversize rimediata dalle squadre italiane in
Champions negli ultimi dieci mesi. Nell’ordine: Psg-Inter 5-0 nella finale del
31 maggio della scorsa edizione, Psv-Napoli 6-2 il 21 ottobre 2025 nella fase
eliminatoria, Galatasaray-Juventus 5-2 nel primo round dei playoff il 17
febbraio 2026. Totale 22-5. Una valanga che ha travolto i migliori club del
nostro calcio, con l’eccezione di Milan (assente dalle coppe) e Roma (impegnata
in Europa League). Tradotto: ai quarti di Champions, tranne nel caso remoto di
un suicidio assistito del Bayern, non avremo nessuna squadra a rappresentare
l’Italia. Giusto così, questi siamo e questo ci meritiamo.
Al netto dalle scelte discutibili di Palladino contro il Bayern (il modulo
4-4-2, difeso a fine match dall’allenatore per la situazione di emergenza
causata dalle assenze pesanti di Ederson, Scalvini, De Ketelaere e Raspadori),
Fabio Capello, come sempre lucidissimo nelle sue valutazioni, a Champions League
Show ha sottolineato l’origine del crollo: “Siamo di fronte a un disastro
culturale sportivo che deve farci riflettere. Il problema nasce nei settori
giovanili e sale di livello, fino ad arrivare all’apice del sistema. Troppa
tattica e poca tecnica. Troppo gioco all’indietro e poca corsa. Oggi il mondo va
verso il calcio verticale e noi insistiamo con i passaggi in orizzontale. Gli
altri corrono e noi camminiamo. Ribadisco che la madre di tutti i nostri guai è
la cosiddetta scuola. Spiegatemi una cosa: come mai nelle altre discipline
stiamo raccogliendo medaglie a tutti i livelli e nel calcio, invece, siamo
rotolati indietro?”.
Ecco il punto, che fa riflettere anche sulla tesi dei giovani italiani pigri,
prigionieri del sistema divano/social/computer. A confortare le parole di
Capello, ci sono i recenti exploit del nostro sport. Al netto delle medaglie
conquistate all’Olimpiade invernale di Milano-Cortina, ecco tre imprese recenti.
Sabato scorso, l’Italia del rugby ha ottenuto la prima vittoria contro
l’Inghilterra. Stanotte, l’Italia del baseball ha ottenuto un altro successo
storico a Houston sugli Usa, nel girone del World Classic. Abbiamo persino vinto
un match nei mondiali di cricket, alla prima partecipazione degli azzurri, il 12
febbraio scorso, contro Nepal e poi perso, con onore, contro i soliti inglesi.
Stiamo diventando bravi con la palla ovale o con le mazze da baseball, ma non
riusciamo più a dare due calci al pallone.
L’eliminazione scontata dell’Atalanta significa che in Champions il digiuno
raggiungerà quota sedici anni: l’ultimo acuto risale infatti all’Inter
mourinhiana, nel 2010. In precedenza, c’era stato il vuoto tra il trionfo del
Milan nel 1969 nella finale di Coppa dei Campioni contro l’Ajax (4-1) e il
successo della Juventus contro il Liverpool (1-0) nella tragica notte
dell’Heysel, 1985. Un buco che assume proporzioni ancora più inquietanti, se
pensiamo che la nazionale ha saltato due mondiali di fila (2018 e 2022) e deve
affrontare l’ennesima cayenna dei playoff per cercare di ottenere il passaporto
per Usa-Canada-Messico 2026. La semifinale contro l’Irlanda del Nord si giocherà
proprio a Bergamo, il 26 marzo, poi, in caso di vittoria, finale contro una tra
Galles e Bosnia.
Il ct Rino Gattuso, al quale non è stato concesso neppure lo straccio di due
giorni di stage, ha cercato di fare spogliatoio a tavola, nelle cene con gli
azzurrabili in lungo e largo tra Italia ed Europa. Con la forchetta in mano
siamo sempre i numeri uno al mondo, ma con il calcio e il pallone tra i piedi
siamo come gli inglesi che bevono il cappuccino mentre mangiano le lasagne.
Siamo davvero caduti in basso.
L'articolo L’Atalanta vale per tutte: in Italia non riusciamo più a dare due
calci al pallone proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per il Tottenham, dopo la storica vittoria dell’Europa League a maggio scorso,
questa rischia di essere la stagione peggiore di sempre. E a complicare tutto ci
si mette pure Igor Tudor. Il tecnico ex Juve, chiamato al posto di Thomas Frank
per risollevare gli Spurs, ha deciso nella partita più importante dell’anno –
l’andata degli ottavi di Champions League – di mettere in panchina Guglielmo
Vicario per far debuttare Antonín Kinsky, portiere con appena due presenze in
Carabao Cup. Una follia. L’Atletico Madrid non ha fatto altro che scartare il
regalo e ringraziare: due papere clamorose con i piedi in appena 15 minuti, con
i Colchoneros che si sono ritrovati così in vantaggio 3 a 0.
Tudor è dovuto ovviamente tornare sui suoi passi: ha sostituito Kinsky dopo il
terzo gol per rimettere tra i pali Vicario, che peraltro è considerato uno dei
migliori portieri d’Europa, cercato da Juventus e Inter per la prossima
stagione. Il giovane estremo difensore di Praga, 23 anni da compiere il prossimo
13 marzo, è corso negli spogliatoi in lacrime, devastato per essere stato
buttato nella mischia evidentemente troppo presto. Dopo una figuraccia del
genere, che ha compromesso il cammino del Tottenham in Champions (la partita poi
è finita 5 a 2 per l’Atletico Madrid), Tudor è ovviamente già a rischio esonero.
Il tecnico croato dopo la partita ha fatto finta di nulla, dicendo semplicemente
che “tutto è andato storto” e che il Tottenham è “molto debole, molto fragile“.
Con lui in panchina però le cose sono peggiorate: questa è la sesta sconfitta
consecutiva, mai era successo nei 144 anni di storia degli Spurs. Le ultime 4
sono arrivate appunto con Tudor, che finora ha subito 14 gol e ne ha fatti 5.
Nessun tecnico aveva fatto peggio al suo debutto alla guida del Tottenham. Che
puntava tutto sulla Champions, perché in campionato rischia la retrocessione: è
una lunghezza sopra il West Ham terzultimo, ma ha ottenuto appena tre punti
nelle ultime dieci partite. Tudor rischia seriamente di aver già finito la sua
avventura in Premier. Per sostituirlo, si parla perfino di Thiago Motta.
L'articolo La follia di Tudor, ora rischia l’esonero: fuori Vicario per far
debuttare Kinsky, dopo 15 minuti e due papere lo sostituisce in lacrime proviene
da Il Fatto Quotidiano.
L’Atalanta si prepara a vivere una grande notte europea. A Bergamo arriva il
Bayern Monaco per l’andata degli ottavi di finale di Champions League, un banco
di prova durissimo per l’unica squadra italiana ancora in corsa. I bergamaschi
arrivano all’appuntamento sull’onda dell’entusiasmo dopo la rimonta contro il
Borussia Dortmund, ma di fronte troveranno una delle corazzate del calcio
europeo: i bavaresi hanno chiuso la fase campionato al secondo posto alle spalle
dell’Arsenal e puntano con decisione al trofeo, oltre a inseguire la doppietta
con una Bundesliga che stanno dominando, con 11 punti di vantaggio proprio sul
Borussia. L’Atalanta torna invece agli ottavi di Champions dopo cinque anni.
“È un sogno affrontare il Bayern Monaco, una delle squadre più forti al mondo e
forse la più in forma tra i cinque top campionati europei”, ha detto alla
vigilia il tecnico dei bergamaschi, Raffaele Palladino. L’allenatore ha ammesso
la difficoltà dell’impresa, definendola una sorta di “Mission Impossible”, ma ha
ribadito la fiducia nella squadra: “Ho visto i ragazzi molto concentrati, ma
allo stesso tempo tranquilli. I sogni esistono e vogliamo giocarcela e metterli
in difficoltà”.
L’Atalanta si presenta però con diverse assenze pesanti. In difesa mancherà lo
squalificato Scalvini, mentre in attacco non ci sarà Raspadori. Restano in
dubbio anche Ederson e De Ketelaere, ancora alle prese con il recupero. In
avanti spazio a Scamacca, reduce dalla doppietta contro l’Udinese, supportato da
Samardzic e Zalewski. A centrocampo toccherà a Pasalic affiancare il veterano de
Roon: “Sono rimaste poche le big contro cui non abbiamo giocato, anche loro
hanno dei punti deboli e proveremo a sfruttarli”, ha spiegato il croato. Nel
Bayern dovrebbe giocare Harry Kane, rimasto a riposo nell’ultima partita di
campionato: il centravanti inglese ha segnato otto gol in otto partite di
Champions in questa stagione. Tra i bavaresi peserà l’assenza del portiere
Neuer: al suo posto giocherà Urbig.
DOVE VEDERE ATALANTA-BAYERN MONACO IN TV
La partita tra Atalanta e Bayern Monaco si gioca oggi, martedì 10 marzo, alle
ore 21 alla New Balance Arena di Bergamo. Il match viene trasmesso in diretta
televisiva, previo abbonamento, in esclusiva sui canali Sky Sport: il canale di
riferimento è Sky Sport Uno. La gara è visibile anche in streaming attraverso le
piattaforme Sky Go e NOW.
L'articolo “I sogni esistono e vogliamo giocarcela”: l’Atalanta sfida la
corazzata Bayern | Dove vedere l’ottavo di Champions proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Belli gli applausi. Ma la gloria nelle coppe non basta, purtroppo. Prendiamo
l’Atalanta: in settimana era stata protagonista di una rimonta storica contro il
Borussia Dortmund, che rimarrà negli annali. Di gran lunga la miglior
prestazione italiana in Europa quest’anno. Ma cosa le è rimasto di questo
capolavoro. Tanti complimenti, sicuramente. Anche un po’ di soldini: nel ricco
formato della nuova Champions, il passaggio del turno frutta un bonus di 11
milioni, a cui aggiungere un altro milioncino per l’incasso della prossima gara
casalinga. Però a che prezzo: sono molti di più i soldi a cui la Dea rischia ora
di dover rinunciare. Il contraccolpo infatti è stato immediato: la squadra ha
pagato le fatiche fisiche e forse ancor più mentali in campionato, perdendo
addirittura in superiorità numerica contro il Sassuolo. Una sconfitta
sanguinosa, che interrompe la striscia di nove risultati utili, in una giornata
favorevole visto il pareggio tra Roma e Juventus. L’Atalanta avrebbe potuto
ulteriormente accorciare le distanze dal preziosissimo quarto posto e invece
scivola a meno sei, in maniera quasi definitiva.
L’impresa col Borussia è stata epica, però in Europa la corsa probabilmente si
fermerà agli ottavi (quel lato di tabellone pare proibitivo), mentre costerà
caro in campionato. Nel momento cruciale, la squadra di Palladino si ritroverà
con due gare in più da giocare contro il Bayern Monaco (a cui va aggiunta pure
la semifinale di Coppa Italia), che bruceranno inevitabilmente energie preziose
per una rimonta in classifica già di per sé complicata vista la partenza ad
handicap con Juric. Discorso simile, ma solo con risultato diverso e non a caso,
per la Juventus. Anche i bianconeri, sfibrati dallo sforzo titanico in settimana
col Galatasaray, sono stati in balia della Roma per quasi 75 minuti. Sono
riusciti a salvarsi al 90’, innanzitutto per demeriti altrui (la banda di
Gasperini ha letteralmente buttato una vittoria decisiva), e forse anche perché
l’eliminazione in Champions, a differenza dell’Atalanta, aveva lasciato rabbia e
non appagamento, quantomeno le forze mentali per reagire alla difficoltà.
Non cambia di molto la sostanza. La verità è che oggi le coppe sono un lusso che
tante squadre in generale, e le italiane in particolare, non possono più
permettersi. O sei una corazzata. O giochi un campionato poco competitivo.
Oppure il doppio impegno si rivela insostenibile alla lunga, specialmente in un
torneo molto livellato come la Serie A. Gli sforzi settimanali possono portare
via anche una decina di punti che a meno di vantaggi in classifica abissali e
sempre più rari si rivelano alla fine decisivi, qualsiasi sia l’obiettivo. Che
si tratti dello scudetto – l’Inter ne sa qualcosa, e infatti l’impressione è che
si sia fatta eliminare quasi scientemente anzitempo dalla Champions, per non
rischiare il bis dello scorso anno –, o anche solo del quarto posto. In
quest’ultimo caso, poi, il paradosso – uno dei tanti del calcio moderno – è che
sono le stesse coppe a disincentivare a giocare le coppe, perché per una società
arrivare in Champions (e garantirsene i ricavi) è molto più importante di essere
competitivi nella coppa a cui ci si è qualificati.
Il prossimo esempio lo avremo presto con la Roma. Che all’Olimpico ha sprecato
un match point contro la Juventus e adesso dovrà rituffarsi nell’Europa League:
un trofeo prestigioso che rappresenterebbe il punto più alto della storia del
club a livello internazionale (la Conference meglio non considerarla). E che i
giallorossi hanno tutto per vincere, se non sono i favoriti poco ci manca. Però
si ritroveranno a giocarsela con la Juve (e forse pure il Como) alle calcagna e
il quarto posto mai così a portata di mano: un obiettivo vitale che la proprietà
insegue da anni e non può fallire ancora. Contro un avversario, il Bologna agli
ottavi, che invece non ha più molto da chiedere al campionato e potrà
concentrarsi interamente sulla doppia sfida. Anche lì ci sarà una scelta da
fare: puntare a tutto col rischio di non ottenere nulla, o rinunciare a
qualcosa. Alla fine da noi contano i risultati, e pazienza per i complimenti.
Anche perché poi in Italia (vedi il trattamento riservato all’Inter di Simone
Inzaghi) spesso non arrivano manco quelli.
X: @lVendemiale
L'articolo Atalanta, ecco la prova: gli applausi e la gloria non bastano, le
italiane non possono più permettersi le coppe proviene da Il Fatto Quotidiano.