È stato arrestato dalla polizia l’ultras dell’Inter che domenica ha lanciato una
bomba carta all’interno dello stadio ‘Giovanni Zini’, durante Cremonese-Inter.
Il grosso petardo, lanciato pochi minuti dopo l’inizio del secondo tempo dal
settore dei tifosi ospiti, è esploso a poca distanza dal portiere della
Cremonese, Emil Audero, caduto a terra in evidente stato di stordimento, motivo
per cui l’arbitro ha sospeso la gara, per consentire l’intervento dei
soccorritori. A seguito delle indagini, la Digos della Questura di Cremona,
grazie attraverso l’analisi delle immagini del sistema di videosorveglianza
dello stadio e di quelle effettuate dalla Scientifica, è riuscita a individuare
l’autore del lancio della bomba carta, tratto in “arresto differito entro le 48
ore dal fatto”.
L'articolo Petardo contro Audero a Cremona, nel video il lancio da parte
dell’ultras dell’Inter (poi arrestato) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il ragazzo che domenica a Cremona ha lanciato il petardo che ha stordito il
portiere Emil Audero è stato arrestato dalla Digos di Milano. Non è un socio
dell’Inter Club San Marino, come era emerso inizialmente: si tratta invece di un
19enne che, a differenza del secondo ragazzo che con un altro petardo si è
ferito alle dita, fa parte dei gruppi ultras della Curva Nord. E in particolare
del gruppo dei Viking, il cui capo Nino Ciccarelli e a capo del direttivo della
Nord. A quanto risulta l’ultras avrebbe lanciato una bomba carta fatta come un
fumogeno che una volata acceso poi esplode. Allo stato ancora non sono ancora
note le accuse contestate. Domani ci sarà l’udienza di convalida.
Articolo in aggiornamento
L'articolo Arrestato il tifoso dell’Inter che ha lanciato il petardo contro
Audero: è un 19enne che fa parte degli ultras della Curva Nord proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Trasferte vietate fino al 23 marzo, ma è esclusa Milan–Inter, dove – essendo un
derby – non ci saranno movimenti di tifoserie. Questa la decisione del ministro
dell’Interno nei confronti dell’Inter dopo il caso del petardo lanciato in campo
vicino a Emil Audero, portiere della Cremonese durante il match appunto tra i
nerazzurri e la formazione allenata da Davide Nicola. “A seguito dei gravi
disordini che si sono verificati nel corso dell’incontro di Serie A che si è
disputato a Cremona il 1 febbraio 2026, il ministro dell’Interno ha disposto il
divieto di trasferta per i tifosi dell’Inter fino al 23 marzo 2026, nonché il
divieto di vendita, per gli stessi incontri, dei biglietti ai residenti in
Lombardia“, si legge nel provvedimento, che “è finalizzato a garantire la tutela
dell’ordine e della sicurezza pubblica e a prevenire il ripetersi di episodi che
possano compromettere il regolare svolgimento delle manifestazioni sportive”.
Da questa misura rimane escluso però il derby dell’8 marzo tra Milan e Inter,
visto che essendo entrambe le squadre milanesi, non ci saranno movimenti di
tifoserie. Decisione del ministro dell’Interno da non confondere dalla giustizia
sportiva. Il giudice sportivo infatti si esporrà dopo la fine della 23esima
giornata di Serie A, che si concluderà questa sera con il match tra Bologna e
Milan. Molto probabile l’arrivo di una pesante multa per l’Inter, più difficile
pensare all’ipotesi di chiusura di settori di San Siro, anche in virtù del
provvedimento del Viminale, anche se i due organi e le rispettive decisioni
rimangono indipendenti.
I fatti in questione riguardando quanto accaduto al 48esimo del secondo tempo,
quando dal settore ospiti è arrivato un petardo, lanciato da un tifoso
dell’Inter poi individuato ed espulso dal club di appartenenza. Audero è subito
caduto a terra, stordito e con problemi all’orecchio e al ginocchio, come poi da
lui stesso spiegato.
L'articolo Trasferte vietate ai tifosi del’Inter fino al 23 marzo (escluso il
derby): le decisioni del Viminale sul caso Audero. Attesa per il giudice
sportivo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non è mai facile commentare il calciomercato invernale. Figuriamoci farlo.
Soprattutto quando i soldi sono pochi e, a questo, si aggiungono i blocchi di
mercato che nemmeno si pensava sarebbero arrivati. Basti chiedere al Napoli, per
avere conferma: ha liquidità il club campione d’Italia di De Laurentiis, ma per
una questione di ammortamenti del bilancio, il costo del lavoro allargato (il
lordo, cioè, degli stipendi di tutta la prima squadra, staff incluso) supera
quello dei ricavi. Tradotto? Operazioni solo in prestito, che devono essere
creative. E quindi eccoli, Giovane e Alisson. Prestiti dall’onere alto, resi
possibili grazie alle cessioni di Lucca e Lang (che gravavano sul bilancio ma
soprattutto sul rendimento della squadra), con diritti di riscatto a bonus tutti
da confermare la prossima estate. Ma al di là del Napoli, il mercato di gennaio
è stato difficile. Più difficile del previsto. I botti? Solo quelli di
capodanno…
Perché grandi acquisti, va detto, non ce ne sono stati. Sorpassi e
controsorpassi sì, ma quelli sono abbastanza all’ordine del giorno. Il più
avvincente è stato quello dell’Atalanta, che ha spiazzato tutti con l’acquisto
di Raspadori. L’ex Napoli sembrava a un bivio: Roma da un lato (la più avanti),
proprio il Napoli dall’altro. Alla fine hanno vinto i nerazzurri, che rispetto
alle altre candidate hanno preso l’attaccante a titolo definitivo, accontentando
sia lui (che non voleva sentirsi di passaggio), sia l’Atletico, che ha evitato
la minusvalenza dopo soli sei mesi dall’acquisto. Quello dei Percassi è stato il
blitz più sorprendente e vincente, dettato dal fatto che probabilmente già
sapevano che Lookman, alla fine, sarebbe partito (che sarebbe andato proprio a
Madrid, però, non si poteva proprio prevedere). Conti a posto e un giocatore da
rilanciare anche in ottica Mondiale, senza dimenticare che con Scamacca al
Sassuolo fece benissimo.
Le altre? Hanno aspettato. E hanno anche preso, per carità. Ma senza riuscire
davvero ad accendere le fantasie dei tifosi. Forse ce l’ha fatta un po’ di più
la Roma, che ha fatto arrivare Malen per cui Gasperini stravede, Zaragoza (anche
lui richiesto dall’allenatore) e il giovane ma molto interessante Robinio Vaz
dal Marsiglia. Del Napoli si è già detto. Compreso, velatamente, il fatto che
sia stato sconfessata buona parte del mercato estivo: via Lucca, Lang e
Marianucci.
Il Milan ha provato a sorprendere tutti con Mateta ma alla fine si è dovuto
‘accontentare’ del solo Fullkrug. Il tedesco è arrivato benissimo e si è
integrato alla grande, sia chiaro. Ma il francese sembrava un acquisto per il
presente e il futuro, non fosse stato per quel ginocchio che non convinceva e
che dopo i supplementi di visite mediche ha fatto stoppare all’ultimo le
trattative. Probabilmente ricordandosi anche tutti i dubbi che, questa estate,
avevano portato a interrompere l’acquisto ormai definito di Boniface
dall’Eintracht.
Manca il colpo, come è mancato alla Juve, che cercava un attaccante e si è
trovata, a sorpresa, con un vice Yildiz come Boga e un esterno come Holm
(arrivato dal Bologna al posto del deludente Joao Mario). Kolo Muani, alla fine,
non è tornato nonostante avesse provato a far capire al Tottenham quanto avrebbe
preferito un trasferimento in bianconero. E soprattutto non è arrivato Zirkzee,
che volevano un po’ tutti ma è rimasto allo United, di nuovo.
L’olandese è stato l’oggetto del desiderio di Juve, Napoli e, di nuovo, Roma, ma
tempistiche e costi gli hanno remato contro. E a proposito, quello che doveva
sembrare il mercato delle punte (con anche Ferguson e Dovbyk in uscita) si è
dimostrato essere quello delle mezze punte o degli esterni offensivi. Perché gli
attaccanti costano, e in un mercato senza tanti soldi non è facile riuscire ad
arrivarci. Meglio cambiare, quindi, con buona pace di allenatori e tifosi che
forse si sarebbero aspettati qualcosa di più. Ma ora si tira una riga e si
ricomincia. Fino al prossimo giugno.
Non aveva bisogno di attaccanti l’Inter, che come spesso capita da anni si muove
solo se arriva l’occasione giusta. Non è successo quest’anno, non fosse per il
giovanissimo Jakirovic. Ma la classifica parla da sé: i colpi arriveranno in
estate. Quando i nerazzurri daranno via a una grandissima opera di rinnovamento.
Anche se numericamente e qualitativamente c’erano tre potenziali operazioni da
fare: un portiere, un difensore, un esterno.
L'articolo Pochi soldi e nessun botto. Si chiude il calciomercato invernale:
Juve e Milan si “accontentano”, assente l’Inter proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Innanzitutto sto abbastanza bene. Almeno di testa perché ripensando a quello
che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più
gravi”. Emil Audero torna a parlare a distanza di due giorni dall’episodio del
petardo che gli è scoppiato a pochissimi metri di distanza durante
Cremonese–Inter, match terminato 0-2 per i nerazzurri. Al 48esimo del secondo
tempo infatti dal settore ospiti è arrivato un petardo, lanciato da un tifoso
dell’Inter poi individuato ed espulso dal club di appartenenza. Audero è subito
caduto a terra, stordito e con problemi all’orecchio e al ginocchio.
“Domenica ho avuto una botta molto forte all’orecchio e sul ginocchio destro:
tra calzettone e pantaloncino mi bruciava la pelle, mentre sull’orecchio ho
sentito una botta forte. E andrò a fare esami per controllare che non ci sia
niente di danneggiato”, ha spiegato il portiere grigiorosso a La Gazzetta dello
Sport. “È una roba che fatichi a digerire, perché pensi che per la dinamica che
c’è stata poteva andare peggio“, ha spiegato Audero. Il portiere ammette di aver
provato “una sensazione di vuoto morale che non avevo mai provato in vita mia.
Mi sono sentito scarico e mi sono chiesto perché sto giocando ancora, perché
sono in campo?”.
Secondo Audero l’esplosione del petardo avrebbe potuto avere conseguenze molto
più gravi: In genere sono bengala che non esplodono. Sembrava tutto sotto
controllo. Durante la partita ero concentrato, poi giro la testa e vedo quella
roba per terra vicino a me. Io non sono un esperto e solo per caso mi sposto
seguendo lo svolgimento dell’azione con lo sguardo. Stavo comunque richiamando
l’attenzione dell’arbitro, ho fatto pochi passi e poi quel botto tremendo”.
E poi “Un boato, come si mi avessero tirato una martellata all’orecchio, facevo
fatica a sentire. Nella gamba destra vedo un taglio, il calzoncino stracciato, e
sento un bruciore fortissimo. Non mi fossi spostato, poteva veramente finire
molto male”. Nonostante ciò, ha deciso di rimanere in campo, rialzarsi e
continuare a giocare. Segno di grande sportività: “L’ho fatto per l’adrenalina
innanzitutto. Ma lo fai anche perché sei in campo, capisci la situazione e non
vuoi che finisca in quel modo. Dentro di me non sentivo la volontà di
abbandonare. Sospendere la partita per un episodio del genere non mi andava giù.
Sapevo di potercela fare. Anche se poi è successo qualcosa”.
L'articolo “Perché sto giocando ancora? Perché sono in campo?”: Audero racconta
gli attimi dopo lo scoppio del petardo proviene da Il Fatto Quotidiano.
È un socio dell’Inter Club San Marino il tifoso responsabile del lancio del
petardo che, nel corso della partita tra Cremonese e Inter, è esploso a pochi
centimetri dal portiere grigiorosso Emil Audero, provocandogli una ferita alla
gamba. A chiarirlo è lo stesso club nerazzurro sammarinese, che ha diffuso un
comunicato per prendere le distanze dall’accaduto. “Come Inter Club San Marino
ci assumiamo la responsabilità che un nostro socio fosse presente a Cremona. Ci
dissociamo totalmente dal suo gesto – si legge nella nota – Durante la trasferta
era autonomo, senza che potessimo conoscere le sue intenzioni. Abbiamo già
chiesto l’espulsione del club e collaborato con la Digos per identificare ogni
responsabilità”.
Una presa di posizione arrivata a poche ore dall’episodio che ha scosso il
secondo tempo del match allo Zini e che ha riacceso il dibattito sulla sicurezza
negli stadi. Il lancio dell’ordigno aveva costretto Audero a ricevere le cure
mediche per un taglio alla gamba e per un iniziale fastidio all’orecchio, prima
di riuscire a proseguire la gara. Sul piano giudiziario, il tifoso è stato
identificato già all’interno dell’impianto sportivo ed è attualmente piantonato
all’ospedale Maggiore di Cremona. Secondo quanto emerso, non si sarebbe ferito
durante il lancio del petardo caduto in campo, ma nel tentativo di scagliare un
secondo ordigno, esplosogli in mano. Le lesioni alle falangi di due dita sono
giudicate serie e non è escluso un trasferimento in un centro specializzato.
La sua posizione è ora al vaglio degli inquirenti: al momento appare improbabile
l’arresto, mentre è considerata certa la denuncia, seguita dall’emissione di un
Daspo. Parallelamente, resta aperto anche il fronte sportivo, con l’Inter che
rischia sanzioni disciplinari per il comportamento del tifoso. La riunione
dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive è stata anticipata già
ad oggi, lunedì, prima della decisione del Giudice sportivo che sicuramente
multerà il club nerazzurro. Quindi interverrà il Viminale, che deciderà quali
restrizioni adottare per la tifoseria dell’Inter. In questa stagione il
ministero dell’Interno ha già vietato le trasferte ai tifosi di quattro squadre:
Roma, Fiorentina, Napoli e Lazio.
L'articolo “A lanciare il petardo verso Audero un nostro socio, non potevamo
sapere le sue intenzioni”: il comunicato dell’Inter Club San Marino proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Conoscevo un amico che s’innamorava sempre della ragazza sbagliata: troppo
bella, troppo sposata, troppo problematica. Dopo lunghe e costosissime sedute,
lo psicologo – ma probabilmente non c’era bisogno d’uno specialista, ci sarebbe
arrivato chiunque gratis – concluse senz’appello: è una scusa a livello
inconscio per poter dire di essere alla ricerca di qualcuno, ma far fallire sul
nascere ogni possibile relazione e quindi non impegnarsi. Trasposto in più
prosaici termini calcistici, è più o meno la storia del mercato dell’Inter. Se
non ci saranno sorprese dell’ultimo giorno (le ha escluse lo stesso Marotta), la
campagna di trasferimenti invernale dei nerazzurri si concluderà con un nulla di
fatto: nessuna entrata, nessuna uscita. Non che non ci abbiano provato, a
sentire tutti i rumors dell’ultimo meso. Se però guardiamo gli obiettivi
dichiarati apertamente dall’Inter, in questo e anche nel mercato precedente,
mettiamo in fila una serie incredibile di chimere, giocatori tutti
irraggiungibili per questa o quell’altra ragione. Che infatti puntualmente non
sono arrivati.
Il primo in estate è stato Lookman, ma vabbè, l’Atalanta è stata inamovibile nel
rifiutare i 45 milioni che pare avesse offerto l’Inter. Allora si è ripiegato su
Konè, e qui sarebbe stata la rivolta della piazza a far saltare l’affare. Poi a
inizio 2026 sembrava la volta di Cancelo, peccato che il giocatore abbia
preferito da sempre il Barcellona. A quel punto la scelta è ricaduta su Perisic,
cavallo di ritorno, che però avrebbe dovuto essere liberato dal Psv. Quindi è
spuntato Moussa Diaby, anche qui chissà perché il Fondo Pif non ha accettato di
lasciarlo partire. Infine Curtis Jones, suggestione che è durata e tramontata
nell’arco di una giornata: come si poteva soltanto pensare di prendere in
prestito un elemento del Liverpool e della nazionale inglese.
Il filo conduttore di queste trattative è l’offerta ridicola, soprattutto a
gennaio, per cui il club di provenienza avrebbe dovuto incassare nulla o
addirittura farsi carico dello stipendio. I rifiuti, che non sorprendono,
pongono due aspetti. Il primo è quello reputazionale: non è bello dichiarare
sistematicamente un obiettivo che poi non viene raggiunto, ormai le trattative
dell’Inter sono quasi una barzelletta (non solo in Italia). Poi c’è l’aspetto
tecnico: perché oggi la squadra sta dominando la Serie A, ma se dovesse andare
avanti in Champions (dipenderà molto dal sorteggio degli ottavi) rischia di
ritrovarsi nella stessa, scomodissima condizione dello scorso anno, ovvero in
debito d’ossigeno ad aprile, quando si deciderà la stagione e le avversarie
(Milan, chissà se ora senza coppe può rientrare anche il Napoli di Conte)
avranno il vantaggio di giocare un match a settimana. Un errore che già una
volta è stato fatale ai nerazzurri. Il mercato invernale, è vero, è particolare.
Parafrasando Ausilio, è una finestra di riparazione e chi è primo ha meno da
riparare. Ci sono più scarti che occasioni in circolazione e spesso a gennaio i
soldi si buttano, come dimostra il recente esempio del Milan, che un anno fa
prese per oltre 30 milioni Gimenez, e ora, nonostante l’arrivo di Fullkrug,
potrebbe spenderne altrettanti per Mateta. Anche senza fare follie però si può
lavorare con le idee, per aiutare una squadra e un allenatore che si stanno
meritando il supporto della società, oltre che per colmare un paio di lacune
evidenti, in particolare quella sulla destra dopo l’infortunio di Dumfries: in
giro per il mondo ci sarà un esterno che faccia il caso dell’Inter.
Invece sono state inseguite solo chimere. Gli unici acquisti che l’Inter ha
chiuso e continua a chiudere sono quelli di giocatori che costano poco e,
indipendentemente dalla loro resa, potranno generare plusvalenza (vedi Massolin,
talento della Serie B, pagato due spicci al Modena: ha 24 anni e chissà se sarà
mai da Inter, però a quelle cifre si rivelerà comunque un affare). Il target
preferito dei fondi e quindi di Oaktree. Ai più maligni – e tra i tifosi non
mancano – potrebbe quasi venire il dubbio che l’Inter semplicemente non volesse
comprare nessuno. Che il tesoretto dichiarato in estate non sia mai esistito,
nonostante il bilancio oggi permetta ai nerazzurri ampi margini di manovra. E
che questa sfilza di obiettivi dati in pasto alla stampa amica e poi sfumati per
un motivo o per l’altro ma sempre per volere altrui, non sia altro che fumo
negli occhi: una tattica, pura narrazione per far credere l’Inter attiva sul
mercato quando in realtà la proprietà ha altri piani. Ma non è vero. L’Inter
voleva davvero comprare qualcuno. Purché però glielo regalassero. Solo che nella
vita nessuno ti regala nulla. Figuriamoci nel calcio.
X: @lVendemiale
L'articolo Il mercato impossibile dell’Inter: offerte ridicole per non prendere
nessuno proviene da Il Fatto Quotidiano.
Minuto 48 della sfida tra Cremonese e Inter: un petardo lanciato dal settore
ospiti, quello occupato dai tifosi nerazzurri, esplode a pochi centimetri dal
portiere grigiorosso Emil Audero. Il calciatore ha un taglio alla gamba e
inizialmente fatica a sentire dall’orecchio destro, poi riesce a riprendere a
giocare. Unanime la condanna, in primis da parte della stessa Inter, che ora
rischia almeno una multa e restrizioni per i propri tifosi. Intanto le forze
dell’ordine si sono messe subito al lavoro per individuare l’autore del gesto.
Secondo quanto riporta La Gazzetta dello Sport, il tifoso è stato rintracciato
perché si trova ricoverato in ospedale: ha perso tre dita maneggiando il
petardo. Quasi sicuramente sarà arrestato.
Se da un lato si muovo la giustizia ordinaria, c’è poi il fronte sportivo.
Nessuna sconfitta a tavolino per l’Inter: un’ipotesi remota, che avrebbe potuto
prendere corpo forse solamente nel caso in cui Audero non fosse stato in grado
di riprendere il match. Certamente però arriverà una maxi–multa per la società,
unita ad altri provvedimenti: restrizioni sulle trasferte, ma anche porte chiuse
per la curva o per l’intero stadio nelle prossime partite casalinghe. Anche
perché ci sono stati altri momenti di tensione dopo la gara, alla stazione di
Cremona, dove gli ultras nerazzurri stavano aspettando il treno per rientrare a
Milano.
“Il petardo non ha colpito l’atleta, anche se ha creato un immediato danno. Il
fatto che l’atleta sia riuscito a proseguire e a concludere la partita esclude
l’applicazione della sanzione massima. Bisognerà vedere quale sarà la sanzione
tra la multa, la chiusura di un settore, disputare a porte chiuse una o più gare
o chiudere più parti dello stadio. La penalizzazione di punti all’Inter? No, non
è prevista”, ha spiegato Roberto Afeltra, avvocato ed esperto di diritto
sportivo, ospite di Radio Anch’io Sport su Rai Radio 1. A suo modo di vedere, la
sanzione “può andare dalla chiusura di un settore dello stadio per un
determinato periodo oppure giocare una gara a porte chiuse. Oltre questo non si
dovrebbe andare”.
Per quanto riguarda quel che è accaduto all’esterno dello stadio, l’avvocato
Afeltra commenta: “Questo è un elemento sul quale bisogna sedersi attorno a un
tavolo e trovare una soluzione. A mio modesto avviso, le società non possono
rispondere di responsabilità oggettiva per fatti che non solo non si possono
evitare ma anche prevedere, al di fuori delle capacità delle società di evitare
incidenti“. “Dovrebbero essere ben diverse le sanzioni“, ha concluso l’avvocato.
L'articolo Individuato il tifoso che lanciato il petardo verso Audero: “Ha perso
tre dita, è ricoverato in ospedale” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’Inter vince 0-2 in casa della Cremonese, mantiene la testa della classifica e
vola a +8 sul Milan, che giocherà martedì sul campo del Bologna. A macchiare
però una serata positiva per i nerazzurri è stato quanto accaduto nel secondo
tempo della gara, al 49esimo: dal settore ospiti è infatti arrivato in campo un
petardo accanto alla porta di Emil Audero, portiere della Cremonese, che è
subito finito a terra stordito. Il match è stato sospeso per circa 3 minuti, poi
Audero – che in un primo momento ha spiegato all’arbitro di avere problemi di
udito in un orecchio – si è rialzato e tutto è ripreso normalmente.
Sul caso però sono tornati nel post gara sia Giuseppe Marotta a Sky Sport che il
capitano dell’Inter Lautaro Martinez a Dazn. “Condanniamo nel modo più sentito
questo gesto insulso e clamoroso“, ha spiegato Marotta. “Ringraziamo Audero per
la sua professionalità, grazie alla quale la partita è potuta arrivare fino alla
fine. Lo sport ha valori veramente lontani da quello che abbiamo potuto vedere.
Le autorità stanno facendo le indagini per un gesto isolato“, ha concluso il
presidente dell’Inter. “Chiediamo scusa ad Audero e a tutti i tifosi della
Cremonese. Queste cose non devono succedere“, ha ribadito invece il capitano
Lautaro Martinez.
COSA RISCHIA L’INTER
In tanti adesso si stanno chiedendo cosa rischia l’Inter dopo il lancio del
petardo dal settore ospiti. A esporsi sull’argomento per primo è stato Luca
Marelli, ex arbitro e oggi commentatore degli episodi arbitrali a Dazn: “L’Inter
rischia una multa molto salata. Ma rischia anche la curva in termini di
limitazioni nell’affluenza. Il Giudice Sportivo dovrà valutare i referti.
L’episodio è grave e quindi ci sarà una multa salata e forse sanzioni aggiuntive
come limitazioni al settore. Lo stadio chiuso è ipotesi marginale se non c’è già
diffida”. Tradotto: la multa arriverà senza alcun dubbio, ma c’è il rischio
chiusura curva. E la prossima partita in casa è Inter-Juventus.
L'articolo Audero colpito da un petardo in Cremonese-Inter, Marotta: “Gesto
insulso e clamoroso”. Cosa rischia il club nerazzurro proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Zero operazioni in quasi un mese, tre negli ultimi due giorni. La Juventus è
scatenata sul mercato in queste ultime ore e sta puntellando la rosa in tutti i
reparti. Da Boga a Holm, passando per la suggestione Mauro Icardi o comunque un
nove vero. Il telefono del ds Ottolini è bollente in queste ore. Ma non è
l’unica big a muoversi: il Napoli vuole chiudere Alisson, esterno dello
Sporting, in prestito, mentre l’Inter pensa già al prossimo anno e ha bloccato
Yanis Massolin del Modena per la fascia e tenta l’ultimo disperato assalto a
Diaby.
E il Milan? Riflette se portare Jean-Philippe Mateta a Milano subito o a luglio.
E poi c’è il caso Romagnoli–Lazio: parte, non parte, poi di nuovo sì, le
presunte firme sul contratto e il mancato deposito per la chiusura del mercato
arabo. Insomma, come ogni anno gli ultimi giorni di mercato sono frenetici e con
diversi colpi di scena tra idee last minute e trattative lampo.
BOGA, HOLM E QUEL TENTATIVO PER ICARDI: JUVE PROTAGONISTA
Silente per tutto il mese di gennaio, la Juventus è la vera protagonista di
queste ultime ore di calciomercato. Il club bianconero ha accolto Jeremie Boga,
già a Torino e pronto a iniziare la sua avventura italiana, la terza dopo quelle
con Sassuolo e Atalanta. Una scelta mirata. La Juventus cercava un giocatore con
quelle caratteristiche: brevilineo, capace di creare superiorità numerica, che
non pretende la titolarità e che a partita in corso può dare a Spalletti quella
soluzione in più per sbloccare un match complicato. Diversi i nomi emersi nelle
ultime settimane, ma la Juventus alla fine con una trattativa lampo ha chiuso
per Boga dal Nizza.
Poche ore dopo il club bianconero ha trovato l’accordo con il Bologna per Emil
Holm, esterno a tutta fascia. Anche in questo caso i bianconeri cercavano un
esterno che fornisse garanzie e affidabilità tattiche. Arriverà in prestito con
diritto di riscatto, con Joao Mario che farà il percorso inverso in prestito
secco. Operazione vantaggiosa per entrambi i club: la Juve accoglie un esterno
che conosce già la Serie A, il Bologna un altro che tatticamente ha ancora tanto
da imparare, ma di grande gamba e tecnica.
E poi c’è la suggestione Mauro Icardi. La Juve ci ha provato fino alla fine per
Kolo Muani: un suo ritorno era la soluzione preferita dei bianconeri. Ma non c’è
stata apertura. Ed ecco che l’ultima idea è quell’Icardi che Spalletti ha già
avuto all’Inter e con cui nel 2019 litigò. Robe vecchie. Ora i due potrebbero
incontrarsi ancora, con una Wanda Nara in meno.
L’INTER PENSA AL FUTURO: È FATTA PER MASSOLIN
Chi invece silente era e silente (tranne qualche piccolo sussulto) è rimasta è
l’Inter di Beppe Marotta. Si è parlato a lungo di un esterno destro nel corso di
questo calciomercato: da Perisic a Norton–Cuffy, sono stati diversi i nomi
accostati ai nerazzurri. Perisic era la soluzione preferita, ma come nel caso di
Kolo Muani, non c’è stata apertura del Psv. Norton-Cuffy è un investimento
importante, ci sarà tempo per pensarci. Nel frattempo è arrivato Yanis Massolin.
O meglio, accordo chiuso ma rimarrà a Modena fino a fine anno.
Esterno di 23 anni, ha giocato 14 partite con il club modenese, segnando un gol
e due assist. Un investimento per il futuro prossimo. Ha grande corsa, ottima
tecnica di base e quella freschezza che l’Inter cerca sulle fasce. Certo, non ha
mai giocato in Serie A, quindi ogni giudizio è rimandato al prossimo anno.
Intanto i nerazzurri tentano l’ultimo disperato assalto per Moussa Diaby.
IL MILAN RIFLETTE SU MATETA, IL CASO ROMAGNOLI-LAZIO
Mateta arriverà al Milan. Questo è sicuro. Ma i rossoneri stanno adesso
riflettendo se accogliere adesso l’attaccante 28enne del Crystal Palace o
rimandare a luglio. Il Milan stava spingendo per averlo subito, ma la permanenza
di Nkunku ha frenato tutto. Perché in attacco a oggi ci sono: Leao, Pulisic,
Nkunku, Fullkrug, tornerà Gimenez (anche se servirà tempo). Il reparto sembra
completo, forse Mateta oggi sarebbe troppo.
Non partirà nemmeno Alessio Romagnoli. Il capitano biancoceleste era diretto
all’Al Sadd di Roberto Mancini, in Qatar. Prima il giro di campo dopo il match
contro il Como a salutare i suoi tifosi, poi – quando l’addio sembrava cosa
certa – la Lazio ha frenato tutto con una nota ufficiale: “Non si vende“. Poi la
trattativa riaperta e saltata perché non c’erano più i tempi tecnici per
chiuderla entro le 22 del 31 gennaio, quando scadeva il mercaro qatariota. Anche
se secondo il Corriere dello Sport l’ex Milan ne ha fatta una questione di
principio, non accettando – come gli chiedeva la Lazio – di rinunciare alle
mensilità di novembre, dicembre e gennaio.
L'articolo Il finale di calciomercato si infiamma: Boga e Holm per la Juve (che
sogna il tris), l’Inter chiude per Massolin, salta Romagnoli-Al Sadd | Gli
ultimi affari proviene da Il Fatto Quotidiano.