Se di partite ne mancano otto e di punti a disposizione ce ne sono 24, allora
non ha tutti i torti Marotta a dire che un +6 di distanza per la sua Inter fosse
qualcosa di “inimmaginabile” a inizio campionato. L’aritmetica conta,
probabilmente più di ogni altra cosa. Ma i momenti incidono eccome. E per una
squadra che dal 18 febbraio scorso, cioè dalla sconfitta in terra norvegese
contro il Bodo, ha raggranellato solo 2 vittorie e 3 pareggi in otto partite, il
momento non può che essere catalogato come “difficile”, sempre per citare
Marotta. Per questo chi sta a -6 e -7, Milan e Napoli, un nuovo pensierino alla
parola ‘Scudetto’ lo sta facendo davvero. Soprattutto pensando che al rientro
dalla sosta sarà proprio a Napoli che arriverà il Milan, per una sfida che ha
tantissimi significati. Ma un solo piano.
QUI NAPOLI
Quello di Conte, in primis, è garantirsi il secondo posto. Ma con licenza di
guardare al primo con rinnovata fiducia, dopo un inverno particolarmente
faticoso. Lo può fare perché la sosta arriva forse nel momento migliore per
recuperare quattro elementi che sono mancati tantissimo: McTominay, De Bruyne,
Anguissa e Lobotka. Recuperare completamente, si intende, visto che già di
recente sono tornati in campo per qualche spezzone e, guarda un po’, il Napoli è
tornato a fare punti.
La vittoria contro il Cagliari ha definitivamente rilanciato le ambizioni dei
campani, che se dovessero fare risultato anche contro il Milan andrebbero a 65
punti, superando quelli della scorsa stagione nello stesso momento dell’anno.
Una stagione che, si sa, aveva portato alla vittoria del titolo. Si rivede un
po’ il sereno tra tutte le parti: Conte è rimasto a Napoli nel fine settimana e
già da qualche tempo i segnali anche nei confronti della proprietà circa una sua
permanenza per il prossimo anno sono stati molto distensivi. Ma non c’è fretta.
L’idea dell’allenatore è, come già accaduto in passato, prendere qualche giorno
di riposo personale a Torino, a casa sua, per far dirigere gli allenamenti allo
staff con i giocatori rimasti a Castel Volturno, prima di tornare la prossima
settimana. Quando ritroverà, peraltro, proprio De Bruyne, Lobotka e McTominay,
rientrati dai rispettivi impegni. E con più minuti nelle gambe.
QUI MILAN
Minuti che ha bisogno di accumulare anche Gimenez, rientrato dal lunghissimo
stop post operazione alla caviglia e pronto a offrire il suo contributo a un
attacco che ha bisogno di più alternative tattiche. Il piano di Allegri è
proprio questo, sfruttare il messicano (che finora non ha fatto bene) per
permettere alla squadra di avere un’ulteriore possibilità lì davanti: non solo
Füllkrug come prima punta, ma anche Gimenez, che permetterebbe peraltro di
passare a quell’attacco a tre che Leao e Pulisic da esterni preferiscono.
A Milanello, come a Napoli, l’aria che si respira è serena. Ma allo stesso tempo
carica nel modo più sano del termine. Con il quinto posto distante nove punti,
la sensazione è quella di avere in tasca la Champions, che era l’obiettivo
minimo. Ma che questo aprile possa regalare al Milan nuove ambizioni sembra
fuori dubbio: dopo il Napoli, ci saranno Udinese e Verona, per poi chiudere con
la Juventus. Quando allora forse i conti saranno un po’ più fatti. E chissà se
quello che sembrava “inimmaginabile” all’Inter è rimasto tale. O si sarà
stravolto ancora.
L'articolo I piani di Milan e Napoli per la rimonta sull’Inter: Allegri ha
un’arma tattica, Conte va in ferie e prepara l’assalto proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Antonio Conte
Al Napoli basta un gol su rimpallo di Scott McTominay per conquistare la quarta
vittoria consecutiva e salire, almeno per una sera, al secondo posto in
classifica. Gli azzurri vincono 1 a 0 a Cagliari e ora sono a sei punti dalla
capolista Inter, impegnata domenica a Firenze contro la Fiorentina. Il Milan
invece sabato in casa contro il Torino dovrà vincere per ritornare davanti. La
squadra di Antonio Conte per la quarta volta vince con un solo gol di scarto.
Per ora, però, il corto muso basta per coltivare nuove ambizioni, perfino di
scudetto.
“Andiamo alla sosta con 3 punti, aspettando gli altri. Tre punti per la zona
Champions, siamo stati straordinari in questi 7 mesi a rimanere nelle prime
posizioni. Guardiamo a chi c’è davanti, ma non facciamo battute a vuoto, ci
vuole poco ad essere risucchiati da chi sta dietro”, ha detto proprio Conte a
Dazn dopo il match. Per una volta il tecnico del Napoli non si è nascosto: ” In
questi 7 mesi abbiamo tenuto botta, adesso dobbiamo qualificarci in Champions ma
sappiamo che anche altre squadre vogliono farlo. Nessuno però deve impedirci di
guardare in avanti, oggi abbiamo messo un po’ di pressione a chi sta davanti“.
A decidere la sfida della Unipol Domus è stato un gol lampo di McTominay al
secondo minuto. Su cross da corner si è sviluppata una piccola mischia in area,
Buongiorno ha lisciato il pallone che dopo una carambola è finito sul palo e poi
è rimpallato due volte addosso allo scozzese, che alla fine senza neanche sapere
bene come si è ritrovato da due passi la sfera da spingere in rete. Nel resto
del match è successo poco o nulla, fino ai minuti conclusivi, quando il Cagliari
ha provato ad alzare il baricentro, rendendosi pericoloso però solo in un paio
di occasioni.
“E’ stato importante fare un clean sheet dopo 11 partite, oggi il Cagliari non
ha mai tirato in porta. Abbiamo difeso bene tutti quanti: c’è stata grande
applicazione e voglia. I ragazzi hanno percepito l’importanza della partita,
anche se fatichiamo un po’ a concretizzare”, ha analizzato sempre Conte. Che
comunque non considera finita l’emergenza infortuni: “Sicuramente il rientro di
alcuni calciatori è importante, ma conta essere al 100%. Anguissa e McTominay
non sono ancora brillanti mentre ho visto bene Kevin De Bruyne. Lobotka ha
faticato un pochino, dobbiamo recuperare Rrahmani e Di Lorenzo e speriamo di
farlo. Neres penso sia difficile”. Intanto, però, il Napoli ha portato a casa
altri 3 punti preziosi.
L'articolo Con un rimpallo il Napoli passa a Cagliari. Ora Conte punta l’Inter:
“Guardiamo a chi c’è davanti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
I punti che lo separano dallo scudetto, ora, sono 14. Tanti, troppi, con 12
partite alla fine, per sperare davvero di poterlo raggiungere. Ma Antonio Conte
era stato chiaro solo qualche settimana fa: parlare di titolo era fuori dalla
realtà. E allora, il Napoli quarto in classifica si deve guardare indietro: +4
dal quinto posto. E lì si comincia a tremare. Perché non è solo una questione di
classifica, ma di prestazioni: l’Atalanta che batte in rimonta i campioni
d’Italia è lo specchio di come i nerazzurri si siano definitivamente ripresi
dopo l’inizio con Juric e siano in piena lotta Champions. La stessa lotta nella
quale Conte, alla fine, si è trovato impelagato.
INFORTUNI E BILANCI
Il problema è ormai atavico in questo Napoli. Non è propriamente una crisi di
risultati, perché l’aritmetica ancora sorride, ma proprio di numeri interni. A
Bergamo mancavano in sei, tutti potenzialmente titolari: Di Lorenzo, Rrahmani,
Anguissa, De Bruyne, McTominay, Neres. E in generale quasi tutti hanno avuto dei
problemi fisici di media o lunga entità. A partire da Lukaku, che è tornato ma
che ancora non è riuscito a incidere come l’anno scorso (ha anzi sbagliato il
rigore decisivo in Coppa Italia).
Proprio l’infortunio del belga del precampionato è quasi sembrato un brutto
presagio di quello che sarebbe poi capitato quest’anno. E che andrà valutato per
bene alla fine della stagione. Lo staff è lo stesso, cioè quello che ha vinto lo
scudetto, e la squadra era stata veramente rafforzata per permettere a Conte di
affrontare al meglio tutti gli impegni. È stato sbagliato qualcosa? E se sì,
cosa? Sono interrogativi che a Napoli già si pongono e che, indipendentemente da
come andrà a finire (l’obiettivo, ora, resta quello di centrare quanto meno il
quarto posto), verranno posti a fine anno. Quando si tireranno le somme. Di
nuovo.
Conte, infatti, si confronterà con la società per capire se il piano triennale
stabilito un anno fa avrà ancora ragion d’essere. Tradotto: se restare ancora
insieme o se separarsi. Una prospettiva che già era stata ventilata la scorsa
estate e che ora sembra ripetersi. Come si era ripetuta all’Inter e al
Tottenham. E prima ancora al Chelsea. Tre esperienze biennali che fanno pensare
a come il percorso dell’allenatore, di fatto, abbia una durata temporale molto
precisa. E che l’esperienza alla Juventus sia stata un’eccezione. Era durata tre
anni, in bianconero. Lo stesso periodo che avrebbe in mente De Laurentiis.
‘Avrebbe’, appunto. È ancora tutto da stabilire.
L'articolo Napoli, scudetto addio: i pensieri e le valutazioni di Conte. Il
futuro è di nuovo in bilico proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Almeno vallo a vedere, no? Testa di c*zzo”. Gli insulti pesanti di Antonio
Conte all’arbitro Manganiello nel corso della sfida di Coppa Italia tra Napoli e
Como (poi vinta ai rigori dalla squadra di Fabregas) sono diventati virali sul
web nel giro di pochissime ore. E in mattinata – secondo quanto riportato da La
Gazzetta dello Sport – anche sui tavoli della procura e del procuratore Giuseppe
Chinè, che ora sta raccogliendo tutte le immagini e gli audio dell’episodio per
valutare l’apertura di un procedimento disciplinare a suo carico. Nel referto
arbitrale però non c’è nulla. Il tecnico del Napoli – dopo un intervento di
Ramon su Hojlund – aveva infatti chiesto un cartellino rosso per il calciatore
spagnolo che era già ammonito.
Manganiello però ha deciso di non sanzionarlo, scatenando la furia di Antonio
Conte. “Non l’ha dato. Ma almeno vai a vedere, no? Testa di c*zzo. Almeno vai a
vedere”, ha urlato Conte nei confronti del direttore di gara, che però non ha
sentito nulla essendo in quel momento lontanissimo dalla panchina del Napoli. Ma
cosa rischia, nel concreto, adesso Antonio Conte? Il tecnico del Napoli –
visibilmente nervoso anche nel post gara con i giornalisti – potrebbe essere
sanzionato con una giornata di squalifica, che però sarebbe evitabile nel caso
in cui dovesse chiedere un patteggiamento con sanzione pecuniaria.
IL PRECEDENTE DI LAUTARO MARTINEZ
C’è già un precedente che riguarda Lautaro Martinez. L’argentino era stato
accusato di aver bestemmiato nel corso della sfida tra Juventus e Inter. Il
video del labiale – che sembrava abbastanza chiaro – fece il giro del web in
pochissimo tempo, ma Lautaro Martinez non fu squalificato. In quel caso infatti
a “salvarlo” dalla squalifica immediata era stata l’assenza di audio.
L’espressione blasfema, per essere sanzionata, deve essere “inequivocabile e
andare oltre ogni ragionevole dubbio”.
La Procura aveva aperto un fascicolo e acquisito tutti i filmati girati da Dazn
e, secondo quanto poi filtrò in quelle settimane, era riuscita a risalire
all’audio dell’episodio, che avrebbe certificato la bestemmia. Considerato però
l’allungarsi dei tempi, con l’apertura delle indagini che prevede
necessariamente un procedimento davanti al Tribunale federale nazionale, Lautaro
e l’Inter si sono trovati di fronte a una scelta: andare a giudizio di fronte al
TFN, rischiando così la giornata di squalifica, oppure patteggiare dimezzando la
sanzione. Lautaro – e l’Inter – avevano quindi deciso di chiudere il caso
anticipando la fine delle indagini e l’inizio del procedimento, con l’argentino
che pagò poi solo una multa di 5mila euro.
L'articolo “Testa di ca*zo”: la Procura apre un’inchiesta dopo l’insulto di
Conte all’arbitro. Cosa rischia proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Rocchi deve migliorare i suoi arbitri”. Inizia così il duro sfogo di Antonio
Conte dopo la partita del suo Napoli, persa contro il Como ai calci di rigore
6-7 dopo i 90 minuti regolamentari, terminati sul punteggio di 1-1. La squadra
partenopea ora si ritrova fuori anche dalla Coppa Italia.
Nel post-partita della sfida, Conte ha dichiarato in esclusiva a “Coppa Italia
Live” su Italia 1: “Non andiamo a parlare sempre di discorsi arbitrali perché
ogni partita c’è sempre qualcuno che si lamenta, non è una buona stagione per
arbitri e VAR. Mi auguro possano trovare qualcosa per migliorare la situazione,
perché sono tutti a lamentarsi, bisogna cercare di migliorare: come lo facciamo
noi con le nostre squadre, anche Rocchi deve migliorare i suoi arbitri e il VAR.
Troppe lamentele, non fa bene al calcio”.
Antonio Conte fa riferimento alle polemiche, scaturite nel corso della partita,
a causa di due interventi di Jacobo Ramón, difensore del Como, ai danni di
Rasmus Højlund: nel primo caso l’attaccante partenopeo, lanciato a rete, era
stato fermato fallosamente dal difensore della squadra di Cesc Fabregas. In
quanto fallo da ultimo uomo, il difensore sarebbe dovuto essere espluso, ma
l’arbitro ha estratto solo il cartellino giallo. Nel secondo intervento, sempre
Ramón avrebbe abbattuto di nuovo Højlund, ma in questo caso l’arbitro non ha
punito il giocatore del Como con il secondo giallo, che avrebbe sancito la sua
espulsione per somma di cartellini.
Conte, però, preferisce tornare alla partita: “Non era assolutamente semplice
contro un Como in totale organico, con 10 giorni di pausa. Noi venivamo da una
partita giocata tre giorni fa in 10 contro 11, abbiamo perso anche McTominay.
Questi ragazzi vanno solamente elogiati, stiamo andando oltre le nostre
potenzialità attuali, oggi abbiamo veramente poche risorse, che non c’entrano
niente con l’ambizione che avremmo voluto”.
Poi, a una domanda sull’obiettivo Scudetto, con il Napoli fuori da tutte le
coppe, Conte ha sbottato contro lo studio tv: “Con una partita a settimana il
Napoli può tornare a lottare per lo Scudetto? Che domanda è? Parliamo di
infortuni, come fai a prevedere l’infortunio di Di Lorenzo? Quello di Lukaku che
si è staccato il tendine? Quello di De Bruyne che si è staccato il tendine della
gamba operata? Dobbiamo andare al santuario a fare una preghiera e a sperare”.
Infine un altro attacco: “Voi parlate di Scudetto, ci sono 9 punti di distacco e
noi abbiamo problematiche serie. Cerchiamo di essere seri anche nelle domande e
nelle considerazioni altrimenti diventiamo ridicoli su tutto”.
L'articolo Conte sbotta contro lo studio tv: “Che domanda è? Cerchiamo di essere
seri altrimenti diventiamo ridicoli su tutto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Alle categorie dei “giochisti” e “risultatisti”, nelle quali sono stati
incasellati negli ultimi anni gli allenatori italiani, è giunto il momento di
aggiungere quella dei “lamentoni”, versione più elaborata e sofisticata dei
“piagnoni”. È una specie trasversale, nella quale si ritrovano tutti insieme
appassionatamente, giochisti e risultatisti, in nome di un sentimento molto
italiano: protestare, accusare, gemere.
I “lamentoni” hanno alzato la voce, anche in questo caso rispettando un copione
consolidato, a metà stagione, quando l’incrocio diabolico mercato-spremuta di
partite ha scosso i nervi dell’ambiente. L’inverno, il manto erboso non sempre
in condizioni irreprensibili, la stagione che avanza, il calendario che non dà
tregua, l’usura inevitabile, le questioni di classifica, gli errori arbitrali
purtroppo ancora elevati, nonostante la moviola: un frullatore che alimenta il
serbatoio della protesta. Il rappresentante più illustre, per curriculum (10
trofei, una promozione, 5 Panchine d’oro, 12 premi personali compreso quello di
allenatore dell’anno in Premier) e lignaggio – ha guidato Juventus, Inter,
Napoli, Chelsea, Tottenham e nazionale azzurra – è Antonio Conte. Il suo
j’accuse è stato scagliato contro l’elevato numero di partite, a suo giudizio
causa principale della valanga di infortuni che hanno travolto i campioni
d’Italia in carica. Lunedì, a Coverciano, dove ha ricevuto la quinta panchina
d’oro – record –, Conte è tornato sull’argomento: “Tutti parlano del problema e
si lamentano, ma nessuno fa niente. C’è una certa difficoltà a prendere
posizione, mentre la federazione tedesca, come ho letto da qualche parte, sta
esaminando la questione”.
Premesso che il numero dei guai fisici dei campioni d’Italia è davvero
impressionante ed ha indubbiamente condizionato la stagione azzurra – il
quotidiano Il Mattino ha certificato che 23 giocatori hanno saltato almeno un
turno per infortunio -, s’impongono però due riflessioni. La prima chiama in
causa i carichi di lavoro del Napoli. Come scrive sul suo account “Palla
Avvelenata” il giornalista Paolo Ziliani “il Napoli ha giocato lo stesso numero
di partite degli altri 107 club impegnati nelle coppe europee, il numero dei
giocatori in lista è uguale per tutti, ma solo a Napoli, sotto la guida di Conte
e del suo staff stile Full Metal Jacket, è avvenuto lo sterminio sotto gli occhi
di tutti”. Che i metodi di allenamento di Conte siano tosti, è certificato dalla
storia. Ai tempi del Tottenham, un giorno Harry Kane, giocatore esemplare – mai
una polemica, mai un atteggiamento fuori posto, raro esempio di calciatore
inglese che durante la stagione non beve un goccio d’alcol -, vomitò per la
fatica. Ci sono sport – nuoto, atletica, ciclismo, sci nordico – in cui i
carichi sono superiori a quelli del calcio, ma se un giocatore sta male alla
fine di una seduta, qualcosa non quadra. Conte, come dimostra il suo percorso
professionale, dà il meglio di sé nelle stagioni in cui può concentrarsi su un
unico obiettivo: i campionati vinti con Chelsea e Napoli, per dire, sono
maturati in un’annata senza coppe europee tra i piedi. Questo dato potrebbe
essere uno spunto di riflessione e spingere magari a cambiare qualcosa per
gestire i due fronti, anche per superare quell’ostacolo che ha finora frenato
Conte in campo internazionale (mai oltre i quarti in Champions e con la
nazionale, dove però nell’europeo 2016 fece un miracolo a trascinare alla soglia
delle semifinali una squadra modesta).
L’altra questione chiama in causa non solo Conte, ma anche gli altri
“lamentoni”. Il calcio è entrato in questa spirale di overdose di partite perché
giocare fino allo sfinimento è necessario per foraggiare il business (a
cominciare dalle sfere altissime, basta scorrere il bilancio Fifa). Il circolo è
vizioso: più partite uguale maggiori passaggi televisivi, uguale maggiori
introiti dalla biglietteria, uguale migliori contratti con gli sponsor, uguale
maggiori incassi dal commerciale. Giocare di meno significa ridurre il giro
d’affari e per non compromettere ulteriormente i bilanci di un sistema già
impantanato nei debiti – non solo la serie A, ma anche la Premier -, tutti
dovrebbero rinunciare a qualcosa. Non solo i giocatori, che sono poi quelli che
espongono pubblicamente la faccia e il fisico, ma anche gli allenatori. Proprio
Conte, secondo le classifiche, sarebbe il coach più pagato della Serie A,
seguito da Allegri, Gasperini e Italiano. La domanda, pertinente, è questa: in
nome di un minore numero di partite, Conte e chi accusa il sistema di sistema di
aver ingolfato il calendario, è pronto a rinunciare a una fetta dei suoi
guadagni?
L'articolo Conte e gli altri “lamentoni”: quei troppi infortuni correlati ai
suoi metodi, l’ipocrisia delle critiche sul calendario proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Dopo le parole di Antonio Conte, tutti pensavano che la stagione di Giovanni Di
Lorenzo fosse da considerare conclusa. Dagli esami svolti oggi sono invece e
fortunatamente arrivate notizie rassicuranti: il capitano del Napoli ha avuto un
trauma distorsivo di secondo grado del ginocchio sinistro. Nessuna rottura del
legamento crociato anteriore, come invece aveva ipotizzato Conte in una
conferenza stampa velenosa dopo la vittoria per 2 a 1 contro la Fiorentina. Di
Lorenzo dovrebbe stare fuori al massimo due mesi, ma potrebbe in realtà già
provare a rientrare in tempo per giocare con la Nazionale gli spareggi decisivi
verso i prossimi Mondiali, in programma il 26 e il 31 marzo.
Di Lorenzo si era fatto male al 30esimo del primo tempo della sfida contro la
Fiorentina per una torsione innaturale del ginocchio. L’esito degli esami a cui
il giocatore si è sottoposto al Pineta Grande Hospital di Castel Volturno
segnalano una grave distorsione, ma nessuna rottura. Adesso, il prossimo passo è
“una consulenza specialistica per determinare l’iter riabilitativo” fa sapere il
club in una nota. Che normalmente in queste situazione porta al pieno recupero
dopo 6-8 settimane. Nulla in confronto a quanto aveva paventato Conte, che aveva
già dichiarato che probabilmente Di Lorenzo avrebbe saltato anche i Mondiali di
giugno, nel caso di qualificazione dell’Italia.
“Questa è una cosa molto brutta. Sapete cosa rappresenta per noi. Noi abbiamo
avuto infortuni gravi dove poi fai fatica a mettere una pezza. Oggi abbiamo
perso un pezzo da novanta che le ha giocate tutte visto che non avevamo
soluzioni”, ha dichiarato Conte nel post-gara. Per poi aizzare la polemica
contro i calendari troppi fitti: “C’è poco da dire, torniamo sempre allo stesso
discorso: mettiamo partite su partite su partite, facendo giocare calciatori che
dovrebbero riposare. Così facendo si ammazzano i ragazzi”. E ancora: “Ribadisco,
non capiscono che è come il cane che si morde la coda. Partecipare a
competizioni che mettono più partite per prendere più soldi, in quello momento
prendi più soldi, però poi devi spendere di più per ingaggi e comprare
giocatori. Se vogliamo fare 60-70 partite l’anno, le rose si devono allargare.
Non sto parlando del Napoli, ma in favore dei calciatori in generale e mi
dispiace che l’associazione calciatori sia d’accordo con tutti quanti e si giri
dall’altra parte“. Un anno fa, quando erano le rivali Inter e Juventus ad avere
problemi di infortuni per il doppio impegno, Conte commentava: “Se qualcuno ha
voluto la bicicletta ora deve iniziare a pedalare“.
L'articolo Napoli, per Di Lorenzo un trauma distorsivo al ginocchio. Scongiurate
le ipotesi di Conte, che aveva gridato allo scandalo proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Una frase infelice perché anzitutto noi abbiamo ancora lo scudetto sulla maglia
e bisogna portare rispetto. Deve stare un po’ più attento quando parla”. Antonio
Conte torna nella sua versione “battagliera” e attacca Luciano Spalletti.
L’allenatore del Napoli, che nel corso di questo anno e mezzo sulla panchina
azzurra ha sempre mostrato il suo lato da combattente, spavaldo e con diverse
frecciate ai colleghi, dopo la netta sconfitta contro la Juventus per 3-0
sembrava quasi essersi arreso e rassegnato.
E invece no. Alla vigilia della sfida decisiva di Champions League contro il
Chelsea al “Maradona”, il tecnico ha parlato in conferenza stampa ed è passato
di nuovo all’offensiva nei confronti del collega bianconero, che in precedenza
aveva definito il Napoli “la squadra ex campione d’Italia“.
Frase che a Conte non è piaciuta, come ha sottolineato in conferenza stampa:
“Non lo sapevo. Se l’ha detta questa è una frase infelice perché anzitutto noi
abbiamo ancora lo scudetto sulla maglia e bisogna portare rispetto. Spalletti è
un bravissimo allenatore, ma se ha detto questo, deve stare un po’ più attento
quando parla“, ha tuonato Conte, che ha poi fatto la morale al collega: “Io non
mi sarei mai permesso di dire una cosa del genere. Innanzitutto perché mancano
ancora sedici partite. Poi magari lui ci ha visti male e ci ha tolto già lo
scudetto, dispiace perché abbiamo fatto tanto per cucirlo e serve rispetto. Gli
auguro buona fortuna”.
Successivamente Conte ha voltato pagina, chiudendo la parentesi Juventus–Napoli
e parlando di Chelsea e dell’emergenza infortuni: “Al peggio non c’è mai fine,
però dobbiamo essere ottimisti – ha sottolineato sorridendo -. Non possiamo
sapere se ci saranno situazioni peggiori. Pensavamo di aver visto tutto a
dicembre e invece no. Lo dicevo quando stava emergendo Neres ed eravamo già in
crisi numerica”.
Alla lunga lista composta da De Bruyne, Gilmour, Politano, Rrahmani, Anguissa,
Milinkovic–Savic e Mazzocchi, si è aggiunto David Neres, che si è operato alla
caviglia. “Credo di avere esperienza, quanto accaduto quest’anno ha
dell’inspiegabile. Ogni anno tutte le squadre hanno degli infortuni, di solito
sono muscolari, due settimane, tre settimane, poi rientrano. Avere infortuni da
operazione, articolari, lì è difficile da spiegare”, ha concluso Conte.
L'articolo “Deve portare rispetto e stare attento quando parla, ha detto una
frase infelice”: Conte durissimo contro Spalletti proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Almeno una volta gli sarà passato per la testa, mentre il suo (?) Napoli
affondava malamente contro quella che un tempo era stata davvero la sua
Juventus, e la curva bianconera lo prendeva in giro, dedicandogli il solito coro
di sempre, ma stavolta di scherno e non d’amore. Chi gliel’ha fatto fare?
Antonio Conte doveva tornare a Torino.
Juventus-Napoli è stato uno snodo importante del campionato, e non soltanto per
il risultato, che ha tagliato fuori – forse in maniera definitiva – i campioni
d’Italia dalla corsa scudetto, risucchiandoli pericolosamente in quella per il
quarto posto, dove in quattro (Napoli, Juve, Roma e forse persino il Como) si
giocheranno i due slot in Champions a disposizione alle spalle delle milanesi.
Ancora più suggestivo gli incroci di personaggi, sentimenti, storie di vita.
Luciano Spalletti che seduto sulla panchina della Juve col tatuaggio del Napoli
sul braccio – già questo un ossimoro – si è preso lo sfizio di togliersi la
rivincita contro tutto l’ambiente (presidente, calciatori, tifosi), che gli
avevano dedicato pensieri non proprio carini dopo il burrascoso addio post
scudetto. E poi Conte, appunto, da avversario nel suo stadio, sconsolato e quasi
umiliato, alla guida di una squadra irriconoscibile, che pare averlo già
rigettato.
Inevitabile tornare alla sliding door della scorsa estate, che avrebbe potuto
cambiare le loro storie e quella della Serie A. La Juventus ha inseguito per
settimane Conte, che sembrava pronto al ritorno: poi il tecnico si è lasciato
convincere da De Laurentiis e ha scelto di rimanere a Napoli, lasciando col
cerino in mano i bianconeri, che si sono ritrovati a confermare Tudor per
mancanza di alternative, compromettendo l’ennesima stagione. Col senno di poi,
facile dire che la scelta è stata sbagliata.
Attenzione, non perché Napoli oggi valga meno di Torino come piazza, anzi: la
squadra è più forte, il bilancio più solido, le prospettive di investimento
maggiori come ha dimostrato anche l’ultimo mercato, benché i 200 milioni messi
sul piatto da De Laurentiis siano stati letteralmente dilapidati su giocatori
che apparivano da subito inadeguati (ma questo è un altro discorso). Conte ha
sbagliato a non tornare alla Juve perché lì avrebbe potuto fare l’unica cosa che
sa fare bene veramente. Trovare una squadra ridotta in macerie e ricostruirla.
Partire da sfavorito, senza pressioni o obblighi di ben figurare nelle coppe (lì
nessuno gli avrebbe detto nulla se avesse collezionato appena due vittorie su
sette partite in Champions). Poter usare ed abusare la stucchevole retorica
della squadra che sta facendo “qualcosa di straordinario”, “degli altri che sono
obbligati a vincere mentre noi siamo lì solo per dar fastidio”, ecc. ecc..
Rimanendo a Napoli, invece, è stato costretto a confrontarsi con le
responsabilità a cui qualsiasi manager moderno deve far fronte: le indicazioni
sul mercato, le fatiche nelle coppe, la gestione di una rosa allargata. E sono
emersi tutti i suoi limiti. A dicembre il Napoli sembrava essere rinato, poi a
San Siro nello scontro diretto contro l’Inter ha giocato la miglior partita
stagionale,rilanciando la sua candidatura per il titolo. Ma appena sono
ricominciati gli impegni infrasettimanali, è sprofondato fra infortuni (che non
sono mai solo casuali) e prestazioni inadeguate. Tanto che adesso la stagione
rischia di trasformarsi in un fallimento, se non riuscirà a inventarsi qualcosa
per dare una sterzata alla squadra.
Conte alla Juve avrebbe risolto i problemi di tutti. Dei bianconeri, che hanno
compromesso un’altra stagione, ma ora finalmente hanno trovato un nuovo
riferimento in Spalletti. Di Conte, ovviamente. E del Napoli, che sarebbe potuto
ripartire con un altro tecnico. Questo è il rimpianto di Conte. E forse pure di
De Laurentiis.
X: @lVendemiale
L'articolo Doveva tornare alla Juve: il rimpianto di Antonio Conte (e forse pure
di De Laurentiis) proviene da Il Fatto Quotidiano.
La rivoluzione del Napoli parte da Giovane. Nessun gioco di parole, questa
volta, ma un’operazione conclusa che fa sorridere Conte e fa arrabbiare Sarri,
sempre meno a suo agio da questa gestione del mercato della Lazio. Perché
l’attaccante più che eclettico del Verona, brasiliano, giovane (con la g
minuscola: ha 22 anni), capace di giocare sia da punta, sia da esterno, sia da
trequartista, alla Lazio avrebbe fatto comodo. Ma il celeste della Capitale è
stato superato da quello di Napoli, con un blitz davvero efficace di Manna,
abile a muoversi in un complicatissimo mercato a saldo zero. Quello che De
Laurentiis ha cercato di far sbloccare durante un’assemblea straordinaria di
Lega ma per cui alcune società (Juve, Inter, Roma e Milan, di fatto, su tutte)
gli hanno detto di no.
Un colpo non basso, ma comunque duro inferto dalle rivali alla lotta Champions e
scudetto. A cui il Napoli ha risposto come meglio ha potuto. Prima, con le
cessioni. Sono andati via Lucca e Lang, di fatto bocciati dopo sei mesi
inconsistenti e non senza polemiche: il primo in prestito a 2 milioni con
diritto di riscatto a 35 in favore del Nottingham Forest; il secondo al
Galatasaray, per 2 milioni di prestito e 30 di riscatto. Poi, gli acquisti.
Perché quei soldi incassati (e i relativi stipendi risparmiati) hanno
rappresentato la liquidità perfetta per arrivare all’accordo con il Verona, con
cui i rapporti sono ottimi (anni fa arrivò, anche se senza particolare successo,
Ngonge): operazione a titolo definitivo per 20 milioni di euro complessivi tra
parte fissa e bonus, ultimi dettagli da limare prima della partenza per Roma,
dove farà le visite mediche a Villa Stuart, e le firme a Napoli, dove abbraccerà
Conte.
L’allenatore, a differenza del suo omologo laziale, può sorridere dopo la
fortissima arrabbiatura per il pareggio in Champions contro il Copenaghen. Il
giocatore è un rinforzo necessario per un reparto spuntatissimo: è vero che
Lukaku è in fase di recupero, ma sulle fasce Neres ne avrà per più tempo del
previsto e il giovane – un altro – Vergara non ha l’esperienza e forse nemmeno
la condizione per giocare tutte le partite. Il brasiliano serviva. Come
serviranno altri giocatori per quel ruolo. Il tentativo per Cambiaghi del
Bologna è andato a vuoto (è incedibile per gli emiliani, così come Dominguez
che, pur non giocando, Italiano ha tolto dal mercato), mentre si cercano di
capire le condizioni per Maldini dell’Atalanta, trattato da tempo, Boga del
Nizza e un vecchio pallino di Conte, quel Sancho ora all’Aston Villa ma in
prestito dal Manchester United che l’allenatore ha corteggiato invano per tutta
la sessione del mercato estivo.
Se ne riparlerà. Se ne riparlerà di certo. Ma il segnale che il Napoli ha dato
sul mercato è certamente importante. In attesa di altre operazioni che a 10
giorni dalla fine della finestra invernale sono più che possibili.
L'articolo Blitz del Napoli: Conte soffia Giovane a Sarri. E il mercato azzurro
continua: tre nomi per la fascia proviene da Il Fatto Quotidiano.