Alle categorie dei “giochisti” e “risultatisti”, nelle quali sono stati
incasellati negli ultimi anni gli allenatori italiani, è giunto il momento di
aggiungere quella dei “lamentoni”, versione più elaborata e sofisticata dei
“piagnoni”. È una specie trasversale, nella quale si ritrovano tutti insieme
appassionatamente, giochisti e risultatisti, in nome di un sentimento molto
italiano: protestare, accusare, gemere.
I “lamentoni” hanno alzato la voce, anche in questo caso rispettando un copione
consolidato, a metà stagione, quando l’incrocio diabolico mercato-spremuta di
partite ha scosso i nervi dell’ambiente. L’inverno, il manto erboso non sempre
in condizioni irreprensibili, la stagione che avanza, il calendario che non dà
tregua, l’usura inevitabile, le questioni di classifica, gli errori arbitrali
purtroppo ancora elevati, nonostante la moviola: un frullatore che alimenta il
serbatoio della protesta. Il rappresentante più illustre, per curriculum (10
trofei, una promozione, 5 Panchine d’oro, 12 premi personali compreso quello di
allenatore dell’anno in Premier) e lignaggio – ha guidato Juventus, Inter,
Napoli, Chelsea, Tottenham e nazionale azzurra – è Antonio Conte. Il suo
j’accuse è stato scagliato contro l’elevato numero di partite, a suo giudizio
causa principale della valanga di infortuni che hanno travolto i campioni
d’Italia in carica. Lunedì, a Coverciano, dove ha ricevuto la quinta panchina
d’oro – record –, Conte è tornato sull’argomento: “Tutti parlano del problema e
si lamentano, ma nessuno fa niente. C’è una certa difficoltà a prendere
posizione, mentre la federazione tedesca, come ho letto da qualche parte, sta
esaminando la questione”.
Premesso che il numero dei guai fisici dei campioni d’Italia è davvero
impressionante ed ha indubbiamente condizionato la stagione azzurra – il
quotidiano Il Mattino ha certificato che 23 giocatori hanno saltato almeno un
turno per infortunio -, s’impongono però due riflessioni. La prima chiama in
causa i carichi di lavoro del Napoli. Come scrive sul suo account “Palla
Avvelenata” il giornalista Paolo Ziliani “il Napoli ha giocato lo stesso numero
di partite degli altri 107 club impegnati nelle coppe europee, il numero dei
giocatori in lista è uguale per tutti, ma solo a Napoli, sotto la guida di Conte
e del suo staff stile Full Metal Jacket, è avvenuto lo sterminio sotto gli occhi
di tutti”. Che i metodi di allenamento di Conte siano tosti, è certificato dalla
storia. Ai tempi del Tottenham, un giorno Harry Kane, giocatore esemplare – mai
una polemica, mai un atteggiamento fuori posto, raro esempio di calciatore
inglese che durante la stagione non beve un goccio d’alcol -, vomitò per la
fatica. Ci sono sport – nuoto, atletica, ciclismo, sci nordico – in cui i
carichi sono superiori a quelli del calcio, ma se un giocatore sta male alla
fine di una seduta, qualcosa non quadra. Conte, come dimostra il suo percorso
professionale, dà il meglio di sé nelle stagioni in cui può concentrarsi su un
unico obiettivo: i campionati vinti con Chelsea e Napoli, per dire, sono
maturati in un’annata senza coppe europee tra i piedi. Questo dato potrebbe
essere uno spunto di riflessione e spingere magari a cambiare qualcosa per
gestire i due fronti, anche per superare quell’ostacolo che ha finora frenato
Conte in campo internazionale (mai oltre i quarti in Champions e con la
nazionale, dove però nell’europeo 2016 fece un miracolo a trascinare alla soglia
delle semifinali una squadra modesta).
L’altra questione chiama in causa non solo Conte, ma anche gli altri
“lamentoni”. Il calcio è entrato in questa spirale di overdose di partite perché
giocare fino allo sfinimento è necessario per foraggiare il business (a
cominciare dalle sfere altissime, basta scorrere il bilancio Fifa). Il circolo è
vizioso: più partite uguale maggiori passaggi televisivi, uguale maggiori
introiti dalla biglietteria, uguale migliori contratti con gli sponsor, uguale
maggiori incassi dal commerciale. Giocare di meno significa ridurre il giro
d’affari e per non compromettere ulteriormente i bilanci di un sistema già
impantanato nei debiti – non solo la serie A, ma anche la Premier -, tutti
dovrebbero rinunciare a qualcosa. Non solo i giocatori, che sono poi quelli che
espongono pubblicamente la faccia e il fisico, ma anche gli allenatori. Proprio
Conte, secondo le classifiche, sarebbe il coach più pagato della Serie A,
seguito da Allegri, Gasperini e Italiano. La domanda, pertinente, è questa: in
nome di un minore numero di partite, Conte e chi accusa il sistema di sistema di
aver ingolfato il calendario, è pronto a rinunciare a una fetta dei suoi
guadagni?
L'articolo Conte e gli altri “lamentoni”: quei troppi infortuni correlati ai
suoi metodi, l’ipocrisia delle critiche sul calendario proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Antonio Conte
Dopo le parole di Antonio Conte, tutti pensavano che la stagione di Giovanni Di
Lorenzo fosse da considerare conclusa. Dagli esami svolti oggi sono invece e
fortunatamente arrivate notizie rassicuranti: il capitano del Napoli ha avuto un
trauma distorsivo di secondo grado del ginocchio sinistro. Nessuna rottura del
legamento crociato anteriore, come invece aveva ipotizzato Conte in una
conferenza stampa velenosa dopo la vittoria per 2 a 1 contro la Fiorentina. Di
Lorenzo dovrebbe stare fuori al massimo due mesi, ma potrebbe in realtà già
provare a rientrare in tempo per giocare con la Nazionale gli spareggi decisivi
verso i prossimi Mondiali, in programma il 26 e il 31 marzo.
Di Lorenzo si era fatto male al 30esimo del primo tempo della sfida contro la
Fiorentina per una torsione innaturale del ginocchio. L’esito degli esami a cui
il giocatore si è sottoposto al Pineta Grande Hospital di Castel Volturno
segnalano una grave distorsione, ma nessuna rottura. Adesso, il prossimo passo è
“una consulenza specialistica per determinare l’iter riabilitativo” fa sapere il
club in una nota. Che normalmente in queste situazione porta al pieno recupero
dopo 6-8 settimane. Nulla in confronto a quanto aveva paventato Conte, che aveva
già dichiarato che probabilmente Di Lorenzo avrebbe saltato anche i Mondiali di
giugno, nel caso di qualificazione dell’Italia.
“Questa è una cosa molto brutta. Sapete cosa rappresenta per noi. Noi abbiamo
avuto infortuni gravi dove poi fai fatica a mettere una pezza. Oggi abbiamo
perso un pezzo da novanta che le ha giocate tutte visto che non avevamo
soluzioni”, ha dichiarato Conte nel post-gara. Per poi aizzare la polemica
contro i calendari troppi fitti: “C’è poco da dire, torniamo sempre allo stesso
discorso: mettiamo partite su partite su partite, facendo giocare calciatori che
dovrebbero riposare. Così facendo si ammazzano i ragazzi”. E ancora: “Ribadisco,
non capiscono che è come il cane che si morde la coda. Partecipare a
competizioni che mettono più partite per prendere più soldi, in quello momento
prendi più soldi, però poi devi spendere di più per ingaggi e comprare
giocatori. Se vogliamo fare 60-70 partite l’anno, le rose si devono allargare.
Non sto parlando del Napoli, ma in favore dei calciatori in generale e mi
dispiace che l’associazione calciatori sia d’accordo con tutti quanti e si giri
dall’altra parte“. Un anno fa, quando erano le rivali Inter e Juventus ad avere
problemi di infortuni per il doppio impegno, Conte commentava: “Se qualcuno ha
voluto la bicicletta ora deve iniziare a pedalare“.
L'articolo Napoli, per Di Lorenzo un trauma distorsivo al ginocchio. Scongiurate
le ipotesi di Conte, che aveva gridato allo scandalo proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Una frase infelice perché anzitutto noi abbiamo ancora lo scudetto sulla maglia
e bisogna portare rispetto. Deve stare un po’ più attento quando parla”. Antonio
Conte torna nella sua versione “battagliera” e attacca Luciano Spalletti.
L’allenatore del Napoli, che nel corso di questo anno e mezzo sulla panchina
azzurra ha sempre mostrato il suo lato da combattente, spavaldo e con diverse
frecciate ai colleghi, dopo la netta sconfitta contro la Juventus per 3-0
sembrava quasi essersi arreso e rassegnato.
E invece no. Alla vigilia della sfida decisiva di Champions League contro il
Chelsea al “Maradona”, il tecnico ha parlato in conferenza stampa ed è passato
di nuovo all’offensiva nei confronti del collega bianconero, che in precedenza
aveva definito il Napoli “la squadra ex campione d’Italia“.
Frase che a Conte non è piaciuta, come ha sottolineato in conferenza stampa:
“Non lo sapevo. Se l’ha detta questa è una frase infelice perché anzitutto noi
abbiamo ancora lo scudetto sulla maglia e bisogna portare rispetto. Spalletti è
un bravissimo allenatore, ma se ha detto questo, deve stare un po’ più attento
quando parla“, ha tuonato Conte, che ha poi fatto la morale al collega: “Io non
mi sarei mai permesso di dire una cosa del genere. Innanzitutto perché mancano
ancora sedici partite. Poi magari lui ci ha visti male e ci ha tolto già lo
scudetto, dispiace perché abbiamo fatto tanto per cucirlo e serve rispetto. Gli
auguro buona fortuna”.
Successivamente Conte ha voltato pagina, chiudendo la parentesi Juventus–Napoli
e parlando di Chelsea e dell’emergenza infortuni: “Al peggio non c’è mai fine,
però dobbiamo essere ottimisti – ha sottolineato sorridendo -. Non possiamo
sapere se ci saranno situazioni peggiori. Pensavamo di aver visto tutto a
dicembre e invece no. Lo dicevo quando stava emergendo Neres ed eravamo già in
crisi numerica”.
Alla lunga lista composta da De Bruyne, Gilmour, Politano, Rrahmani, Anguissa,
Milinkovic–Savic e Mazzocchi, si è aggiunto David Neres, che si è operato alla
caviglia. “Credo di avere esperienza, quanto accaduto quest’anno ha
dell’inspiegabile. Ogni anno tutte le squadre hanno degli infortuni, di solito
sono muscolari, due settimane, tre settimane, poi rientrano. Avere infortuni da
operazione, articolari, lì è difficile da spiegare”, ha concluso Conte.
L'articolo “Deve portare rispetto e stare attento quando parla, ha detto una
frase infelice”: Conte durissimo contro Spalletti proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Almeno una volta gli sarà passato per la testa, mentre il suo (?) Napoli
affondava malamente contro quella che un tempo era stata davvero la sua
Juventus, e la curva bianconera lo prendeva in giro, dedicandogli il solito coro
di sempre, ma stavolta di scherno e non d’amore. Chi gliel’ha fatto fare?
Antonio Conte doveva tornare a Torino.
Juventus-Napoli è stato uno snodo importante del campionato, e non soltanto per
il risultato, che ha tagliato fuori – forse in maniera definitiva – i campioni
d’Italia dalla corsa scudetto, risucchiandoli pericolosamente in quella per il
quarto posto, dove in quattro (Napoli, Juve, Roma e forse persino il Como) si
giocheranno i due slot in Champions a disposizione alle spalle delle milanesi.
Ancora più suggestivo gli incroci di personaggi, sentimenti, storie di vita.
Luciano Spalletti che seduto sulla panchina della Juve col tatuaggio del Napoli
sul braccio – già questo un ossimoro – si è preso lo sfizio di togliersi la
rivincita contro tutto l’ambiente (presidente, calciatori, tifosi), che gli
avevano dedicato pensieri non proprio carini dopo il burrascoso addio post
scudetto. E poi Conte, appunto, da avversario nel suo stadio, sconsolato e quasi
umiliato, alla guida di una squadra irriconoscibile, che pare averlo già
rigettato.
Inevitabile tornare alla sliding door della scorsa estate, che avrebbe potuto
cambiare le loro storie e quella della Serie A. La Juventus ha inseguito per
settimane Conte, che sembrava pronto al ritorno: poi il tecnico si è lasciato
convincere da De Laurentiis e ha scelto di rimanere a Napoli, lasciando col
cerino in mano i bianconeri, che si sono ritrovati a confermare Tudor per
mancanza di alternative, compromettendo l’ennesima stagione. Col senno di poi,
facile dire che la scelta è stata sbagliata.
Attenzione, non perché Napoli oggi valga meno di Torino come piazza, anzi: la
squadra è più forte, il bilancio più solido, le prospettive di investimento
maggiori come ha dimostrato anche l’ultimo mercato, benché i 200 milioni messi
sul piatto da De Laurentiis siano stati letteralmente dilapidati su giocatori
che apparivano da subito inadeguati (ma questo è un altro discorso). Conte ha
sbagliato a non tornare alla Juve perché lì avrebbe potuto fare l’unica cosa che
sa fare bene veramente. Trovare una squadra ridotta in macerie e ricostruirla.
Partire da sfavorito, senza pressioni o obblighi di ben figurare nelle coppe (lì
nessuno gli avrebbe detto nulla se avesse collezionato appena due vittorie su
sette partite in Champions). Poter usare ed abusare la stucchevole retorica
della squadra che sta facendo “qualcosa di straordinario”, “degli altri che sono
obbligati a vincere mentre noi siamo lì solo per dar fastidio”, ecc. ecc..
Rimanendo a Napoli, invece, è stato costretto a confrontarsi con le
responsabilità a cui qualsiasi manager moderno deve far fronte: le indicazioni
sul mercato, le fatiche nelle coppe, la gestione di una rosa allargata. E sono
emersi tutti i suoi limiti. A dicembre il Napoli sembrava essere rinato, poi a
San Siro nello scontro diretto contro l’Inter ha giocato la miglior partita
stagionale,rilanciando la sua candidatura per il titolo. Ma appena sono
ricominciati gli impegni infrasettimanali, è sprofondato fra infortuni (che non
sono mai solo casuali) e prestazioni inadeguate. Tanto che adesso la stagione
rischia di trasformarsi in un fallimento, se non riuscirà a inventarsi qualcosa
per dare una sterzata alla squadra.
Conte alla Juve avrebbe risolto i problemi di tutti. Dei bianconeri, che hanno
compromesso un’altra stagione, ma ora finalmente hanno trovato un nuovo
riferimento in Spalletti. Di Conte, ovviamente. E del Napoli, che sarebbe potuto
ripartire con un altro tecnico. Questo è il rimpianto di Conte. E forse pure di
De Laurentiis.
X: @lVendemiale
L'articolo Doveva tornare alla Juve: il rimpianto di Antonio Conte (e forse pure
di De Laurentiis) proviene da Il Fatto Quotidiano.
La rivoluzione del Napoli parte da Giovane. Nessun gioco di parole, questa
volta, ma un’operazione conclusa che fa sorridere Conte e fa arrabbiare Sarri,
sempre meno a suo agio da questa gestione del mercato della Lazio. Perché
l’attaccante più che eclettico del Verona, brasiliano, giovane (con la g
minuscola: ha 22 anni), capace di giocare sia da punta, sia da esterno, sia da
trequartista, alla Lazio avrebbe fatto comodo. Ma il celeste della Capitale è
stato superato da quello di Napoli, con un blitz davvero efficace di Manna,
abile a muoversi in un complicatissimo mercato a saldo zero. Quello che De
Laurentiis ha cercato di far sbloccare durante un’assemblea straordinaria di
Lega ma per cui alcune società (Juve, Inter, Roma e Milan, di fatto, su tutte)
gli hanno detto di no.
Un colpo non basso, ma comunque duro inferto dalle rivali alla lotta Champions e
scudetto. A cui il Napoli ha risposto come meglio ha potuto. Prima, con le
cessioni. Sono andati via Lucca e Lang, di fatto bocciati dopo sei mesi
inconsistenti e non senza polemiche: il primo in prestito a 2 milioni con
diritto di riscatto a 35 in favore del Nottingham Forest; il secondo al
Galatasaray, per 2 milioni di prestito e 30 di riscatto. Poi, gli acquisti.
Perché quei soldi incassati (e i relativi stipendi risparmiati) hanno
rappresentato la liquidità perfetta per arrivare all’accordo con il Verona, con
cui i rapporti sono ottimi (anni fa arrivò, anche se senza particolare successo,
Ngonge): operazione a titolo definitivo per 20 milioni di euro complessivi tra
parte fissa e bonus, ultimi dettagli da limare prima della partenza per Roma,
dove farà le visite mediche a Villa Stuart, e le firme a Napoli, dove abbraccerà
Conte.
L’allenatore, a differenza del suo omologo laziale, può sorridere dopo la
fortissima arrabbiatura per il pareggio in Champions contro il Copenaghen. Il
giocatore è un rinforzo necessario per un reparto spuntatissimo: è vero che
Lukaku è in fase di recupero, ma sulle fasce Neres ne avrà per più tempo del
previsto e il giovane – un altro – Vergara non ha l’esperienza e forse nemmeno
la condizione per giocare tutte le partite. Il brasiliano serviva. Come
serviranno altri giocatori per quel ruolo. Il tentativo per Cambiaghi del
Bologna è andato a vuoto (è incedibile per gli emiliani, così come Dominguez
che, pur non giocando, Italiano ha tolto dal mercato), mentre si cercano di
capire le condizioni per Maldini dell’Atalanta, trattato da tempo, Boga del
Nizza e un vecchio pallino di Conte, quel Sancho ora all’Aston Villa ma in
prestito dal Manchester United che l’allenatore ha corteggiato invano per tutta
la sessione del mercato estivo.
Se ne riparlerà. Se ne riparlerà di certo. Ma il segnale che il Napoli ha dato
sul mercato è certamente importante. In attesa di altre operazioni che a 10
giorni dalla fine della finestra invernale sono più che possibili.
L'articolo Blitz del Napoli: Conte soffia Giovane a Sarri. E il mercato azzurro
continua: tre nomi per la fascia proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ora è dura. Il pari con il Copenaghen complica i sogni playoff per il Napoli di
Antonio Conte. Sono soltanto otto i punti in classifica per i campioni d’Italia
in carica – gli stessi dei danesi – e adesso le possibilità di raggiungere gli
spareggi sono molto complicate. Oltre al prestigio, gli azzurri perderebbero
anche gli undici milioni garantiti dalla UEFA. Insomma, un cammino più che
negativo per la squadra di Conte in Champions League.
“È inaccettabile non aver vinto”, ha bacchettato Scott McTominay al termine
della partita del Parken Stadium. Il pareggio col Copenaghen non solo complica i
piani europei, ma getta ombre sul lavoro di Conte. Ancora una volta,
l’allenatore del Napoli paga il doppio impegno che sta diventando una costante
nella sua carriera. In Italia il leccese ha numeri da record: cinque scudetti
vinti (tre con la Juventus, uno con Inter e Napoli). In Europa, invece, il
cammino è diametralmente opposto: eliminazioni precoci e numeri disastrosi.
NAPOLI ‘PICCOLO’ IN CHAMPIONS LEAGUE
È un Napoli dalle due facce. Come l’Harvey Dent di Gotham, gli azzurri cambiano
personalità a seconda della competizione: campioni in carica in Serie A con
l’obiettivo di bissare il successo dello scorso anno, ma comparsa in Champions
League. Gli otto punti raccolti nelle sette partite della League Phase mostrano
tutte le fragilità e le incertezze degli azzurri fuori dall’Italia. Al netto dei
tantissimi infortuni, il Napoli ha disatteso le aspettative europee. Soltanto un
punto conquistato fuori casa, proprio quello con il Copenaghen, prima tre
sconfitte. Tolta quella col Manchester City, gli azzurri hanno perso – male –
col PSV Eindhoven (6-2) e col Benfica di Mourinho. Al Maradona il cammino è
migliore. Due vittorie con Sporting e Qarabag, mentre con l’Eintracht
Francoforte non si è andati oltre lo 0-0. Ci si aspettava molto di più dal
Napoli, chiamato a una prova di maturità dopo la vittoria del quarto scudetto.
Invece, i numeri certificano un cammino quasi fallimentare. Adesso gli azzurri
dovranno battere necessariamente il Chelsea o sperare in una serie di
combinazioni per rientrare tra le prime 24 e accedere ai playoff. Essere
eliminati sarebbe un piccolo ma importante fallimento europeo. E sarebbe
l’ennesimo per Conte.
DIFFICOLTÀ INFRASETTIMANALE
In 12 occasioni il Napoli ha vissuto settimane con tre impegni in questa
stagione. Anche in questo caso, i numeri sono tutt’altro che positivi. Lo score
del Napoli negli incontri infrasettimanali recita: 4 vittorie, 4 sconfitte e 4
pareggi. Numeri estremamente preoccupanti che certificano, ancora una volta,
come Conte faccia fatica a gestire più competizioni. Il pareggio col Copenaghen
è il terzo in tre settimane. Più che campanello d’allarme, si può parlare di
problema vero e proprio. Il 2-2 contro l’Hellas Verona e lo 0-0 nel recupero col
Parma, tra l’altro arrivati entrambi al Maradona, hanno allontanato il Napoli
dalla testa della Serie A: ora gli azzurri sono a sei punti dall’Inter. In Coppa
Italia soltanto i rigori hanno evitato una precoce eliminazione agli ottavi di
finale che sarebbe stata negativa per morale e ambiente: insomma, quando il
Napoli gioca in settimana, i tifosi fanno bene a essere preoccupati. E Conte
dimostra di non aver lavorato su questo suo grande limite.
LE DIFFICOLTÀ DI CONTE IN CHAMPIONS LEAGUE
“Non puoi sederti al ristorante da 100 euro con 10 euro in testa”, ipse dixit.
Era il 2014 e Conte allenava la Juventus. La frase, che provava a spiegare come
fosse difficile per i bianconeri competere con le big europee non solo a livello
economico ma anche sportivo, sembra aver segnato nel profondo il leccese. Se
Conte è un maestro nelle competizioni nazionali (5 scudetti in Italia e una
Premier League vinta col Chelsea), il cammino in Europa è sempre stato
problematico.
Soltanto in un’occasione, una squadra allenata da Conte è riuscita a raggiungere
i quarti di finale di Champions League: era proprio la Juventus nel 2012/13. Poi
tante rovinose eliminazioni alla fase a gironi: una con i bianconeri l’anno
seguente, due nei due anni all’Inter (con una finale di Europa League raggiunta
ma persa). Due volte, invece, Conte è uscito agli ottavi di finale (con Chelsea
e Tottenham). Insomma, la Champions League sembra essere una maledizione per
l’allenatore del Napoli.
In totale, Conte ha raccolto 17 vittorie, mentre sono 16 le sconfitte e
altrettanti i pareggi. Numeri da comparsa in Champions League, anche se l’ex Ct
azzurro ha allenato squadre importanti e blasonate. Adesso bisognerà battere il
Chelsea e sperare di superare la League Phase. Ne va anche della reputazione di
Conte.
L'articolo “Inaccettabile non aver vinto”: lo sfogo di McTominay e le difficoltà
di Conte in Champions, dove ha numeri da comparsa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Riparare agli errori commessi in estate: è questo il mantra del Napoli nelle
ultime ore del mercato di gennaio. Sul banco degli imputati ci sono Noa Lang e
Lorenzo Lucca. Tanto voluti in estate con diversi milioni messi sul tavolo per
strapparli a PSV Eindhoven e Udinese (29 totali per l’olandese, più di 35 per
l’attaccante azzurro), i due sono già stati scaricati da Antonio Conte appena
sei mesi dopo l’approdo a Napoli.
Giovanni Manna sta lavorando per poterli piazzare quanto prima e potersi poi
concentrare sul mercato in entrata. Il direttore sportivo azzurro, come se non
bastasse, deve fare i conti col mercato a saldo zero che grava sui campione
d’Italia in carica. Una corsa contro il tempo per rinforzare la rosa – sempre
più decimata dagli infortuni – e accontentare Antonio Conte per provare a
colmare il gap con l’Inter, che adesso guida la classifica con sei punti di
vantaggio.
NOA LANG E LUCCA BOCCIATI DOPO SEI MESI
Bocciati. Noa Lang e Lorenzo Lucca non solo non sono riusciti a ritagliarsi
spazio nel Napoli, ma hanno spinto allenatore e società a metterli ai margini.
“Faremo un discorso con la società. È probabile che ci sia bisogno di giocatori
nell’immediatezza. Se certi calciatori non vengono utilizzati, è chiaro che in
questo momento c’è bisogno di ricambi diversi. Numericamente siamo giusti in
difesa, a centrocampo e in attacco non stiamo cambiando molto”, ha detto il vice
di Conte, Stellini, dopo la vittoria contro il Sassuolo.
Parole chiare che non lasciano spazio alle interpretazioni: il dito è puntato
contro i due acquisti estivi. Sono soltanto due le reti di Lucca in 22 partite.
Poche, pochissime. La fiducia di Conte, che lo aveva voluto come vice Lukaku in
estate, vacillava subito tanto da chiedere un nuovo attaccante dopo l’infortunio
del belga. Lucca è rimasto schiacciato dalla pressione e non è riuscito a
ripetere l’ottima stagione fatta con la maglia dell’Udinese. Adesso Manna sta
lavorando per liberarsene. Dopo le voci sull’Arabia e il ritorno al Pisa, il
venticinquenne è finito nel mirino del Nottingham Forest. Gli inglesi (in cui
giocano gli ex Juventus Savona e Douglas Luiz) hanno raggiunto l’accordo con il
Napoli: prestito oneroso a un milione e con diritto di riscatto fissato a 35. La
palla passa adesso all’attaccante, che deve ancora accettare il trasferimento.
Ha le valigie pronte anche Noa Lang. Arrivato in pompa magna dopo buone stagioni
al PSV Eindhoven, l’olandese ha disatteso le aspettative. Apatico e a tratti
indisponente, il classe 1999 è stato impalpabile: soltanto un gol e due assist
in Serie A (uno per McTominay per il 2-2 con l’Inter). Un bottino esiguo per uno
dei grandi colpi estivi. Ora per lui ci sarà il Galatasaray: Noa Lang si
trasferirà presto in prestito secco fino al termine della stagione.
I NOMI IN ENTRATA
Noa Lang e Lorenzo Lucca sono stati due flop da oltre sessanta milioni di euro.
E non potrebbe essere altrimenti visto che sono stati scaricati a metà gennaio,
proprio nei giorni in cui Antonio Conte ha perso anche Amir Rrahmani, Matteo
Politano e di nuovo David Neres per il Copenaghen in Champions League (il match
di oggi è vitale per provare a qualificarsi ai playoff) e il big match contro la
Juventus dell’ex Spalletti. Manna dovrà fare i salti mortali per sostituirli. Il
tempo è poco – appena due settimane – e il budget è pari a zero.
Per l’attacco il nome è sempre quello di Youssef En-Nesyri del Fenerbahce. Il
marocchino, autore di sette reti in quindici partite, è seguito anche dalla
Juventus. Il club turco ha aperto al prestito, ma prima dovrà essere definita la
cessione di Lucca per poter chiudere. Per sostituire l’esterno olandese, invece,
i nomi sono diversi: spicca Raheem Sterling (fuori rosa al Chelsea) oltre a
Daniel Maldini e l’ex Atletico Madrid Yannick Carrasco. Appare tramontata,
invece, la pista che porta a Kobbie Mainoo, tornato centrale al Manchester
United con l’arrivo di Carrick in panchina.
CASI ANALOGHI IN SERIE A
Riparare non è solo il modus operandi del Napoli, ma anche delle altre squadre
in lotta per la Champions League. Bocciati gli acquisti estivi di Nkunku e
Ferguson, Milan e Roma sono subito corse ai ripari. I rossoneri hanno accolto
Niklas Fullkrug, che ha regalato i tre punti contro il Lecce. Ottimo l’impatto
di Donyell Malen in giallorosso, subito in gol nella vittoria esterna contro il
Torino. Milan e Roma si affidano a loro per continuare a sognare, scudetto per
Allegri, quarto posto per Gasperini.
Nella lista degli acquisti sbagliati c’è anche la Juventus. David e Openda hanno
deluso, per questo Ottolini e Comolli stanno lavorando per arrivare a
Jean-Philippe Mateta del Crystal Palace (con En-Nesyri in alternativa). Insomma,
mai come in questo caso, gennaio è il mese per riparare agli errori commessi in
estate.
L'articolo “Certi giocatori non utilizzati, è chiaro che abbiamo bisogno di
ricambi”: il Napoli scarica Lang e Lucca, Conte vuole ancora acquisti proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Minuto 71 di Inter-Napoli: l’arbitro Doveri assegna un calcio di rigore
all’Inter per fallo di Rrahmani su Mkhitaryan (poi realizzato da Calhanoglu)
dopo averlo rivisto al Var e Conte esplode. Il tecnico leccese comincia lo show
personale: calcio a un pallone, faccia a faccia con il quarto uomo, urla
all’arbitro e poi una serie di cinque “vergognatevi” consecutivi (con in mezzo
un ‘pezzi di mer*a’) ripresi dalle telecamere. Cartellino rosso inevitabile.
Adesso c’è curiosità e attesa per capire quante giornate di squalifica riceverà
il tecnico del Napoli.
Una reazione spropositata, considerando anche che il Var fa bene a richiamare
l’arbitro visto il pestone di Rrahmani su Mkhitaryan. Regolamento alla mano, è
calcio di rigore. Ecco perché la reazione di Conte non solo è scomposta, ma è
anche immotivata. La sensazione è che l’allenatore non se la caverà con una sola
giornata di squalifica, visti anche i precedenti. Ce ne sono due significativi,
utilizzabili come metro di giudizio in questa occasione.
Ed entrambi riguardano Massimiliano Allegri. Il primo è quello di maggio 2024,
quando il tecnico della Juventus impazzì negli ultimi concitati minuti della
finale di Coppa Italia vinta dalla sua Juve all’Olimpico contro l’Atalanta di
Gian Piero Gasperini. In quella circostanza Allegri prese due giornate di
squalifica per aver urlato “vergogna” all’indirizzo dell’arbitro Maresca,
accusato di non aver fischiato un fallo, prima di togliersi la giacca e
lanciarla e urlare “dov’è Rocchi?“, in riferimento al designatore arbitrale.
Le differenze con lo sfogo di Conte sono minime: l’allenatore del Napoli ha
urlato più volte “vergognatevi“, più di quanto fece Allegri in quella
circostanza, ma il tecnico della Juve aveva avuto una reazione esagerata anche
post espulsione, togliendosi giacca e cravatta e citando il designatore
arbitrale. Il secondo precedente è di quest’anno, durante Milan-Lazio, con il
tecnico del Milan che si sfogò ancora con l’arbitro in occasione del rigore poi
non concesso all’ultimo minuto dopo il tocco di braccio di Strahinja Pavlovic.
In quella circostanza Allegri prese una sola giornata di squalifica.
L’impressione è che per Antonio Conte si vada verso due giornate di squalifica.
Un due tendente più al tre che all’uno: nel caso in cui dovesse saltare due
partite, salterebbe il recupero contro il Parma e il Sassuolo. Se dovessero
essere tre, non ci sarebbe alcun ritorno all’Allianz Stadium di Conte, che il 25
gennaio sfiderà la Juventus a Torino. La prima volta dopo il “rifiuto” in
estate.
L'articolo Il calcio al pallone, le urla all’arbitro, il faccia a faccia col
quarto uomo e poi “vergognatevi”: quante giornate di squalifica rischia Conte
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ma è possibile che non ci sia qualcuno di sua fiducia in panchina con un
tablet, che magari gli dice ‘guarda, l’ho visto ed è rigore…’?”. Anche Adriano
Panatta contro Antonio Conte a La Domenica Sportiva. L’ex tennista – oggi
opinionista Rai – ha detto la sua a proposito dell’esagerato sfogo di Antonio
Conte contro la classe arbitrale in occasione del rigore concesso all’Inter (e
poi segnato da Calhanoglu) dopo il pestone di Rrahmani a Mkhitaryan nel corso
della sfida tra Inter e Napoli, terminata 2-2.
Il tecnico del Napoli ha prima calciato un pallone con grande rabbia, poi è
andato faccia a faccia con il quarto uomo, a pochi centimetri di distanza dalla
sua faccia, poi le urla all’arbitro e una serie ripetuta di “vergognatevi”
all’indirizzo di tutta la classe arbitrale, Var compreso. Un’espulsione
inevitabile e una scenata al contrario decisamente evitabile. Poi la scelta di
non presentarsi in tv a parlare e nemmeno in conferenza stampa, con il suo vice
Stellini che è intervenuto al suo posto.
E proprio dopo le parole di Stellini, Adriano Panatta è tornato sull’allenatore
leccese: “Magari evitava tutto questo, ci vuole anche un po’ di buon senso. Io
trovo che sia un segno di maturità dire ‘ho sbagliato, mi dispiace’. La trovo
una cosa naturale, ma sembra che nel calcio sia complicata. Perché dopo aver
rivisto le immagini non ammettere di essersi lasciato andare a una reazione
esagerata e che il rigore c’era? Secondo me ci farebbe solo una bella figura“,
ha concluso l’ex tennista.
Con la sua solita ironia, Panatta ha voluto anche fare una battuta sulla
possibile squalifica del tecnico. Mentre in studio si dibatteva su quante
giornate rischia l’allenatore del Napoli, Panatta è intervenuto dicendo: “Ah,
non una giornata ogni ‘vergognatevi’?”, scatenando le risate degli altri ospiti
in studio. E a proposito di ciò, c’è adesso curiosità su quante giornate salterà
Antonio Conte. Di sicuro non sarà in panchina mercoledì, nel match delle 18:30
(il recupero della 16esima giornata, quella saltata per la Supercoppa Italiana)
contro il Parma al “Maradona”.
L'articolo “Ma è possibile che non abbia qualcuno che gli dica ‘l’ho visto ed è
rigore’? Ammettere è segno di maturità”: Panatta contro Conte proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Diciamoci la verità: ieri sera tutta Italia ha tifato Napoli. Se l’Inter
vincendo fosse andata a +5 sul Milan e addirittura a +7 sul Napoli, il
campionato non è che sarebbe già finito a gennaio, ma quasi. Non è successo per
merito del solito Antonio Conte, più che per colpa della solita Inter. La sfida
scudetto ci consegna un risultato giusto, che lascia tutto in bilico. Una
partita spettacolare, giocata finalmente su ritmi internazionali, anche grazie
all’ottima direzione di Doveri (per una volta che gli arbitri non fanno danni
gli va riconosciuto). E soprattutto una potente dichiarazione dei campioni
d’Italia, che non hanno nessuna intenzione di abdicare. A San Siro si è visto un
Napoli sorprendente, se di sorpresa si può parlare. Vista la posizione in
classifica, le assenze (Neres l’ultimo in ordine di tempo), lo stato di forma
fisica e mentale con cui arrivavano le due squadre allo scontro diretto, ci si
poteva aspettare un Napoli guardingo, che pensasse innanzitutto a non perdere
per tenere aperto il campionato, un po’ come all’andata, dove i nerazzurri
avevano dominato e sprecato per un tempo contro il catenaccio di Conte, prima di
essere travolti da episodi e decisioni arbitrali sfavorevoli.
Invece no. Conte è venuto a San Siro per giocarsela, dal primo all’ultimo
minuto. Lo ha fatto sempre alla pari, con un pressing altissimo, l’intensità che
non è mai venuta a meno, a conferma che le sue squadre nella seconda parte di
stagione volano fisicamente (e questo può essere un fattore di cui tenere conto
nel girone di ritorno). E le prestazioni mostruose di McTominay e Hojlund: il
primo è il centrocampista più determinante della Serie A, nonostante il nuovo
ruolo ne limiti un po’ l’azione offensiva quando conta è sempre decisivo, ieri
addirittura con una doppietta; il secondo, sotto la guida di Conte, sta
diventando un attaccante di caratura mondiale, come e forse già più forte di
Lukaku (l’infortunio del belga in estate è la cosa migliore che potesse capitare
al Napoli). Al di là delle solite sceneggiate un po’ patetiche (quel
“vergognatevi” in faccia al quarto uomo dopo un rigore netto), Antonio Conte si
conferma il top player degli allenatori in Serie A.
Dall’altra parte c’è la solita Inter, che ancora una volta non è riuscita a
vincere uno scontro diretto. Stavolta il pareggio è soprattutto merito degli
avversari, ma non può essere un caso se anche ieri la squadra di Chivu, proprio
come capitava a quella di Inzaghi, è apparsa sempre un po’ imprecisa in tutti i
fondamentali, frettolosa davanti, un po’ disattenta dietro, e si è fatta
rimontare due volte. Sono questi piccoli dettagli che fanno la differenza nelle
grandi partite, chissà se anche nella corsa scudetto. Il ruolino di marcia
recente sembrerebbe indicare che si può vincere il campionato anche così:
l’Inter rimane prima con margine, per questo, nonostante l’occasione persa, il
pareggio è comunque prezioso. Battendo il Lecce nel recupero infrasettimanale
girerebbe a 45 punti, con una proiezione da 90, con cui negli ultimi 20 anni si
è sempre vinto lo scudetto tranne che in una occasione (quello scippato al
Napoli di Sarri). Per fare il definitivo salto di qualità però bisogna superare
il complesso negli scontri diretti: con questa, diventano 13 le partite
consecutive senza vittoria contro Napoli, Milan e Juventus, le tre big che i
nerazzurri evidentemente soffrono. Certo, per una volta però almeno non hanno
perso. È già un passo avanti.
X: @lVendemiale
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l’Inter (che continua a non vincere gli scontri diretti) proviene da Il Fatto
Quotidiano.