La battaglia politica sul referendum costituzionale questa volta non ha
arruolato calciatori e sportivi. La riforma della giustizia non era tema
facilmente maneggiabile e nessun partito ha voluto puntare su un volto pop,
preso magari dal mondo dello sport. Tanto meno gli atleti hanno pensato di
schierarsi, almeno pubblicamente: pratica ormai in disuso. Tra i pochissimi ad
esprimere la propria scelta, seppur a referendum già concluso, c’è stato Claudio
Marchisio ,
“Il “NO” più bello della giornata”, ha scritto l’ex centrocampista della
Juventus e della Nazionale in una storia su Instagram. Un inequivocabile
festeggiamento per la vittoria del No al referendum, di fronte ai suoi 4,8
milioni di follower. Oggi 40enne, Marchisio dopo il ritiro dal calcio giocato
nel 2019 ha sempre dimostrato un grande interesse per i temi sociali e civili.
All’inizio della sua collaborazione come opinionista sportivo, ha scritto per il
Corriere della Sera diversi articoli anche su temi come lavoro, ecologia, odio e
abuso di potere delle forze dell’ordine. Nella sua bio su Instagram si legge:
“Non amo le barriere, se non sui calci di punizione”. Da tre stagioni lavora
come opinionista per Prime Video.
L'articolo Claudio Marchisio si schiera sul referendum: “Il ‘NO’ più bello della
giornata” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Abbiamo firmato accordi per la dismissione delle nostre partecipazioni in Iveco
Group, Gedi, Lifenet e Nuo”. Nella lettera agli azionisti datata 23 marzo 2026,
John Elkann, ceo di Exor, elenca tutte le ultime vendite del gruppo della
famiglia Agnelli. Ieri è arrivato l’annuncio della cessione di Repubblica e di
Gedi al gruppo greco Antenna. Un punto di non ritorno: dopo un secolo, la
famiglia Agnelli-Elkann ha lasciato definitivamente l’editoria italiana. In
generale, il trend dimostra una dismissione degli impegni sulla penisola. E
quindi negli ultimi mesi in molti hanno ventilato anche una possibile cessione
della Juventus. Un’opzione che però viene smentita seccamente da Elkann.
“Il 2025 è stato un anno difficile per Exor. Il 2026 sarà un altro anno
impegnativo. Tuttavia, siamo fiduciosi nel percorso che ci attende e pronti a
costruire”, afferma Elkann in uno dei passaggi chiave della sua lettera. “Stiamo
semplificando il nostro portafoglio – spiega Elkann – affinando le nostre
priorità e concentrandoci su società di maggiori dimensioni, dove riteniamo che
Exor possa creare il maggior valore”.
Questa strategia però, assicura il ceo di Exor, non dovrebbe avere ripercussioni
sulla società bianconera. Nella sua lettera, Elkann citata il rinnovo di Yildiz
come pilastro del futuro del club: “All’inizio del 2026, la Juventus ha
prolungato il contratto del talento di nuova generazione Kenan Yildiz fino al
2030, riaffermando il nostro impegno nello sviluppo e nella fidelizzazione dei
più promettenti talenti del club. Questo approccio riflette la nostra
incrollabile fiducia nella Juventus”. Nessuna vendita all’orizzonte, quindi:
“Exor rimane un orgoglioso proprietario del club, continuando un rapporto che
dura da oltre un secolo grazie alla mia famiglia”, rivendica Elkann.
Il ceo anzi rilancia, promettendo il ritorno dei bianconeri a primeggiare in
Italia e in Europa: “Rimaniamo pienamente impegnati – sottolinea Elkann – a
sostenere il successo sportivo e finanziario della Juventus e crediamo che ci
sia un futuro brillante davanti a noi”. La conclusione del passaggio della
lettera sulla Juve è una citazione: “Come disse il leggendario Omar Sivori: ‘Qui
bisogna sempre lottare e quando sembra che tutto sia perduto, bisogna continuare
a crederci, la Juve non molla mai‘”.
L'articolo Elkann vende Gedi ma si tiene la Juventus: “Exor rimane un orgoglioso
proprietario del club, futuro brillante davanti a noi” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Maremma impestata, ditecelo voi come fare, sennò si va al manicomio”. Lo sfogo
di Luciano Spalletti fotografa bene la situazione: alla Juventus il dischetto è
diventato un rebus, un problema che numeri alla mano può perfino costare la
qualificazione alla prossima Champions League. Contro il Sassuolo, partita
terminata 1 a 1, è arrivato il terzo rigore consecutivo fallito in campionato:
dopo Jonathan David contro il Lecce e Kenan Yildiz contro la Cremonese, è stato
Manuel Locatelli a sbagliare dal dischetto. Un filotto che pesa: in totale sono
già quattro i punti lasciati per strada dai bianconeri. Il Como, con la vittoria
sul Pisa di oggi, occupa il quarto posto con tre punti di vantaggio.
Il dato è ancora più significativo se si guarda al contesto. In stagione la
Juventus ha ottenuto sette calci di rigore, affidati però a ben quattro tiratori
diversi: Vlahovic, Yildiz, Locatelli e David. Il bilancio dice quattro
realizzazioni e tre errori, ma a preoccupare è soprattutto la gestione. Le
gerarchie, almeno sulla carta, esistono: “È Locatelli”, ha ribadito il tecnico.
Eppure in campo, troppo spesso, saltano. Dopo l’infortunio di Vlahovic, la
responsabilità sarebbe dovuta passare stabilmente al capitano. Invece, in più
occasioni, il pallone è finito tra i piedi di altri compagni, spesso alla
ricerca di un gol per sbloccarsi. Una dinamica che ha aperto polemiche già
contro il Lecce, quando fu lo stesso Locatelli a lasciare il tiro a David. Una
scelta che provocò la reazione stizzita di Spalletti, che poi finì per attaccare
quelli che “fanno video con il cellulare in mano”.
Il caso si è riacceso proprio contro il Sassuolo. Durante la lunga revisione
arbitrale, è stato Yildiz a tenere il pallone tra le mani, salvo poi cederlo
all’ultimo istante a Locatelli. Il risultato è stato un altro errore e altri
punti persi, riportando a galla un problema che sembrava momentaneamente
rientrato. In conferenza stampa, lo stesso Spalletti ha spiegato cosa è
successo: “Sul pallone c’era Yildiz perché lo piglia, se gli capita il pallone
in mano lo piglia. O lo butta via o lo tiene in mano, che deve fare? Pigliano il
pallone perché è positivo che lo vogliano battere“. Quindi il tecnico ha
spiegato: “Poi parlo con Locatelli, perché è venuto lì, e mi dice: ‘Io lo tiro‘,
E io gli rispondo: ‘Se tu lo vuoi battere, lo batti te, perché sei tu il
rigorista‘. ‘Lo batto io’, mi fa lui, e io allora: ‘Bravo, vai e digli che ti ho
detto che lo devi battere te‘”. Questa volta ha tirato il rigorista e non
l’attaccante, ma il risultato è stato lo stesso.
L'articolo “Se tu lo vuoi battere, lo batti te, perché sei tu il rigorista”:
Spalletti svela cosa è successo tra Locatelli e Yildiz prima del rigore proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Il difensore dell’Inter e della Nazionale Alessandro Bastoni tra i premiati con
la “Rosa Camuna“, la più alta onorificenza conferita dalla Regione Lombardia. La
candidatura è stata presentata dal presidente del Consiglio regionale Federico
Romani (Fratelli d’Italia) e sottoscritta anche dal consigliere regionale Pietro
Bussolati (Pd), in un raro momento di sintonia bipartisan che però ha finito per
scatenare una polemica tutta interna alla destra e a FdI.
Bastoni, classe 1999 e nato a Casalmaggiore, in provincia di Cremona, viene
indicato dai promotori come “uno dei volti più rappresentativi del calcio
lombardo, italiano ed europeo”. Nella motivazione si sottolineano “il valore
sportivo dimostrato nel corso della carriera e il ruolo simbolico che ricopre
nel calcio regionale”. Con la maglia dell’Inter e della Nazionale, spiegano
Romani e Bussolati, il difensore “ha dimostrato negli anni qualità tecniche,
personalità e senso di responsabilità che lo rendono un punto di riferimento
dentro e fuori dal campo”.
A rafforzare la candidatura, secondo i proponenti, c’è anche la gestione di un
episodio recente. Il riferimento è alla partita Inter-Juventus del 14 febbraio,
con protagonista Bastoni e il difensore bianconero Kalulu. Il difensore
nerazzurro enfatizzando un lievissimo contatto ha provocato l’ingiusta
espulsione di Kalulu e ha pure esultato mentre al suo collega veniva mostrato il
secondo giallo e il conseguente cartellino rosso. Bastoni – aggiungono Romani e
Bussolati – “ha saputo distinguersi anche per la maturità dimostrata nel
riconoscere pubblicamente un proprio errore, assumendosi la responsabilità di un
gesto avvenuto in campo. Un atteggiamento non scontato e non comune e che
testimonia il rispetto per il gioco, per gli avversari e per i tifosi”.
I due firmatari ricordano che situazioni simili si verificano spesso sui campi
senza suscitare la stessa eco e sostengono che la reazione del giocatore
dell’Inter “ha rappresentato un esempio positivo di come si possa trasformare un
errore in una occasione di responsabilità e crescita“. Il Premio Rosa Camuna,
istituito nel 1996, viene assegnato ogni anno il 29 maggio, in occasione della
Festa della Lombardia. Il riconoscimento celebra persone che si siano distinte
per impegno e contributo allo sviluppo economico, sociale, culturale e sportivo
della regione. Il nome richiama la figura della Rosa Camuna, simbolo della
Lombardia ispirato alle incisioni rupestri della Valle Camonica risalenti
all’età del bronzo, la cui stilizzazione grafica è stata realizzata dai designer
Bruno Munari, Bob Noorda, Roberto Sambonet e Pino Tovaglia.
Fin qui il premio. Poi arriva la politica. E soprattutto il calcio, che
evidentemente riesce a dividere anche quando si entra nei palazzi istituzionali.
A contestare l’idea di premiare Bastoni è Franco Lucente, assessore regionale ai
Trasporti e Mobilità sostenibile – anche lui in quota Fratelli d’Italia – nonché
presidente dello Juventus Club “Amici del Pirellone Gianluca Vialli”, che
riunisce assessori e consiglieri regionali di diversi schieramenti politici ma
uniti dal tifo per i bianconeri. Lucente chiarisce di condannare i fischi negli
stadi e l’accanimento mediatico contro il difensore dell’Inter. Ma, aggiunge,
“da qui a volerlo premiare con un alto riconoscimento di Regione Lombardia ce ne
passa“. Secondo l’assessore, le scuse arrivate dopo l’episodio con Kalulu non
rappresentano un valore positivo né un esempio di rispetto per il gioco, gli
avversari e i tifosi, come sostenuto nella motivazione ufficiale. “A questo
punto – osserva – si potrebbe proporre il povero Kalulu come vincitore morale
del premio ‘Cornuto e mazziato‘: espulso per un fallo che non ha commesso e
costretto a vedere il protagonista della simulazione, Bastoni, addirittura
osannato e candidato a un premio per lealtà e correttezza“.
L'articolo Lombardia, Alessandro Bastoni riceve il premio ‘Rosa Camuna’. E
scoppia la polemica dentro FdI in Regione proviene da Il Fatto Quotidiano.
La vigilia di Roma–Juventus, in casa bianconera, offriva tre scenari: il futuro
di Luciano Spalletti tutto da scrivere (il rocambolesco pareggio per 3 a 3
all’Olimpico non ha cambiato la situazione), quello di Weston McKennie
praticamente definito e ora diventato ufficiale come da previsioni del Fatto
Quotidiano (ha rinnovato fino al 2030), quello di Dusan Vlahovic come un punto
interrogativo, ma non con una chiusura totale. Oggi, lunedì, l’idea del serbo e
della Juve di continuare insieme merita di essere approfondita. Perché qualcosa
è cambiato rispetto alle settimane tardo autunnali: altra epoca e altro
allenatore.
Vlahovic, nel frattempo, si è anche infortunato e l’inverno è stato se possibile
ancora più rigido: niente campo, niente modo di mettersi in mostra e diventare
appetibile davvero anche per le squadre estere. Sia chiaro: questo non vuol dire
che l’attaccante non abbia il suo mercato. Ma che sia il prototipo di bomber
perfetto per Spalletti, questo è pacifico. E siccome la Juve continua a pensare
che, alla fine, l’allenatore resterà sulla panchina, sta provando a capire se
potrà avere a disposizione anche Vlahovic. E, udite udite, il serbo adesso non
sta per niente chiudendo all’ipotesi di un rinnovo.
COSA È SUCCESSO
L’incontro era nell’aria ed è avvenuto. Come riporta Sky Sport, la settimana
scorsa le parti si sono incontrate: è previsto un nuovo aggiornamento nei
prossimi giorni ma, intanto, un piccolo ‘sì’ i bianconeri l’hanno incassato.
Bisognerà ora capire quali possano essere i margini definitivi per permettere
alla trattativa di andare in porto. Ma, al momento la cosa più importante, c’è
un’apertura da parte di entrambi a sedersi a un tavolo per capire come
prolungare insieme l’avventura di Vlahovic in bianconero.
NODO INGAGGIO
L’aspetto da risolvere è legato ovviamente all’ingaggio, attualmente superiore
ai 12 milioni di euro netti. Troppi, per i bianconeri, che però hanno avuto da
parte del serbo la priorità rispetto a tutti gli altri possibili interlocutori.
Una dimostrazione di come ogni cosa sia ancora aperta e passibile di svolte
concrete. La palla, ora, passerà agli agenti. Che se da un lato sono consapevoli
del fatto che le richieste del loro assistito dovranno abbassarsi, dall’altro si
aspettano comunque uno sforzo verso l’alto da parte della Juventus, per
convincerlo a rimanere. E per riaprire un capitolo che sembrava chiuso, con
delle prospettive però tutte nuove e diverse. Come questa Juve che prova a
cambiare pelle ripartendo dalle sue certezze. Tra cui Spalletti. E Vlahovic.
L'articolo Svolta Vlahovic: il serbo apre al rinnovo con la Juventus. C’è stato
un primo incontro: i nodi della trattativa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Chi ha memoria storica di calcio, si ricorderà che per Spalletti lo stadio
Olimpico di Roma ha un valore particolare. E no, non si parla del suo passato in
giallorosso, ma di un trascorso da avversario: era l’allenatore dell’Inter e
contro la Lazio all’ultima giornata si stava giocando la qualificazione in
Champions. Serviva un solo risultato, vincere, ce la fece in maniera
rocambolesca: un 2-3 che permise ai nerazzurri di ottenere il quarto posto,
superando proprio la Lazio per la differenza reti. Ora, la Lazio in questa
narrazione non c’entra, ma l’Olimpico sì: anche se mancano 12 partite, quella
contro la Roma di domenica sera per la Juventus ha il sapore quasi di uno
spareggio dentro–fuori. Perché i giallorossi vincenti scatterebbero a +7 in
classifica, con Como e Atalanta pronte a scavalcare i bianconeri. Trauma.
MA ANCHE PROGRAMMAZIONE
La Juve è già quinta, perdendo lo scontro diretto vedrebbe il quarto posto
allontanarsi. Trauma vero, sì. Ma con altri 33 punti a disposizione, l’impresa
potrebbe essere comunque possibile, prima di programmare nel migliore dei modi
la prossima stagione. Anche se da questo punto di vista, la Juventus si sta già
muovendo. La priorità era bloccare Yildiz ed è stato fatto. Poi, McKennie. E
anche questa è cosa praticamente fatta. Nella giornata di giovedì 26 febbraio la
Juventus ha firmato il prolungamento del contratto di Pinsoglio, mentre
l’ufficialità di quello dell’americano potrebbe arrivare proprio dopo la Roma. O
comunque nella prossima settimana. Le parti sono davvero molto vicine e nulla
lascia pensare che alla fine si separeranno: McKennie si è meritato sul campo la
conferma e, questa volta, non partirà dalle seconde linee per scalare posizioni
in campionato. Sarebbe paradossale. O forse, più banalmente, sciocco pensarlo.
Anche perché Spalletti nel suo giocatore crede molto.
Già, Spalletti. È l’ultimo vero caso spinoso che i bianconeri devono affrontare.
Chiellini prima, Comolli poi continuano a dire che, alla fine, l’allenatore non
si muoverà da Torino. È veramente così? Qualche dialogo c’è stato, ma non ha
avuto svolte decisive. E lo stesso allenatore continua a prendere tempo, sia
perché vuole prima raggiungere l’obiettivo (non scontato) della Champions, sia
perché vuole capire quali eventuali garanzie gli verranno date per il futuro.
Certo, rispetto a qualche settimana fa, Juventus e allenatore sembrano più
vicini, nonostante l’andamento più che ondivago messo in mostra dalla squadra
(forse anche per problemi strutturali). Ma tant’è: la firma non c’è ancora
nonostante il pressing del club. Che spera davvero di portare a termine anche
questo discorso.
Che, parallelamente, si svilupperà insieme a quello decisamente più complesso di
Vlahovic. Complesso dal punto di vista economico: lo stipendio è troppo alto e
le richieste non calano. La Juve un tentativo in extremis lo farà ancora, c’è un
incontro in agenda previsto per le prossime settimane. Dopodiché, starà al
giocatore capire se Torino sia ancora il posto giusto per lui o se valutare
altre strade, soprattutto all’estero. Dove il serbo sarà particolarmente
appetibile, perché senza cartellino. Non come Osimhen, che per venire in Italia
costerà non meno di quei 70 milioni di euro che De Laurentiis ha fatto imporre
come clausola, prima di cederlo al Galatasaray. Una clausola anti-Juve, di
fatto: che il nigeriano piaccia, e che a lui piacciano i bianconeri, è cosa
nota. Che si riuscirà a trovare un’intesa, invece, è decisamente ignoto. Come
questo finale di stagione.
L'articolo La Juve è al bivio decisivo: lo scontro diretto con la Roma e la
trattativa per il rinnovo di Spalletti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Parole di apprezzamento nel pre gara, nessuna esultanza nel gol all’Allianz
Stadium decisivo ai supplementari, foto con Del Piero con tanto di foto su
Instagram. Negli ultimi tre giorni Victor Osimhen ha “punito” la Juve –
eliminandola dalla Champions League – ma ha anche fatto sognare i tifosi in
ottica mercato. Perché gli apprezzamenti e gli interessamenti del club
bianconero per l’attaccante nigeriano sono noti da tempo: ci sono stati a
gennaio e probabilmente è anche il primo nome nella lista del “numero 9” che la
Juventus cercherà durante l’estate. Ma c’è un grosso “ma“. Il sogno Osimhen per
la Juventus sembra al momento impossibile, o quasi. Almeno fino all’1 settembre
2027. E la “colpa” è di Aurelio De Laurentiis.
Il Napoli, infatti, nel momento in cui ha venduto l’attaccante nigeriano al
Galatasaray nell’estate 2025, – come riportato da La Gazzetta dello Sport – ha
inserito una penale che al momento renderebbe praticamente impossibile un suo
ritorno in Italia. La sorprendente e per tanti anche “sconosciuta” clausola ha
una durata di 24 mesi: il giocatore sarebbe quindi libero solo a partire dall’1
settembre 2027. Una clausola voluta dal presidente del Napoli per evitare il
verificarsi di una condizione: un anno in Turchia e poi il ritorno in Serie A.
Se Osimhen dovesse andare in Italia (in questo caso alla Juventus quindi), il
Galatasaray dovrà pagare una penale di 70 milioni al primo anno e 50 al secondo.
E in più, al Napoli toccherebbe anche il 10% della rivendita sulla somma
incassata dal club turco. Tradotto in parole semplici: il Galatasaray lo
venderebbe alla cifra che desidera (quindi circa 75 milioni) più altri 70 della
penale da versare eventualmente al Napoli. Per acquistare Osimhen prima del 2027
– per le squadre italiane – servirebbero quindi circa 150 milioni. Infattibile.
In più ci sarebbe da fare i conti con l’ingaggio del calciatore, che oggi
guadagna 15 milioni fissi e ha bonus che possono far arrivare lo stipendio fino
ai 21 netti. Cifre inimmaginabili in Italia. Nessuno in Serie A guadagna una
somma simile. A spezzare ulteriormente i sogni, per le italiane non ci sarebbe
più la possibilità di prenderlo con i benefici del Decreto crescita. Fino all’1
settembre 2027 vedere Osimhen in Italia, al momento, è praticamente utopia.
L'articolo Osimhen alla Juventus (e in generale in Serie A) oggi è utopia: la
“colpa” è di una clausola voluta da De Laurentiis proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Continua a far discutere il cartellino rosso per Lloyd Kelly nel corso della
sfida di ritorno tra Juventus e Galatasaray, finita 3-2 in favore dei turchi,
che hanno strappato il pass per gli ottavi di finale dopo aver rischiato una
clamorosa eliminazione nonostante il 5-2 dell’andata. A inizio secondo tempo –
al 48esimo – i bianconeri sono infatti rimasti in dieci uomini per il rosso al
difensore, inizialmente espulso per doppia ammonizione e successivamente, dopo
revisione al var, per rosso diretto.
Da ieri sera sono tanti gli interrogativi sull’episodio. A chiarire i motivi
dell’intervento del var è stata la stessa Uefa sul proprio sito ufficiale, nel
classico comunicato in cui si vengono chiariti tutti gli eventi oggetto di var
nelle varie partite. E a proposito di Kelly, la Uefa precisa: “il giocatore
della Juventus, il numero 6, usando i suoi tacchetti ha avuto un forte contatto
scorretto con la caviglia sinistra dell’avversario (Yilmaz), mettendo
chiaramente a repentaglio la sua incolumità“. Motivo per cui il var ha deciso di
correggere la decisione di campo e di richiamare l’arbitro per un rosso diretto
anziché il doppio cartellino giallo.
In tanti però si chiedono perché il var sia intervenuto, essendo comunque Kelly
già espulso, anche se per doppia ammonizione. La spiegazione è semplice: con il
rosso diretto adesso Kelly riceverà due giornate di squalifica, mentre con il
doppio giallo ne avrebbe ricevuta soltanto una. Ecco perché l’arbitro Joao
Pinheiro ha deciso di estrarre il cartellino rosso diretto al difensore
bianconero, che quindi salterà le prime due partite della prossima Champions
League.
L'articolo La Uefa sull’espulsione di Kelly: “Forte contatto scorretto con la
caviglia sinistra”. La spiegazione ufficiale proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’Atalanta ha evitato al calcio italiano la vergogna di non avere una squadra
agli ottavi di Champions: merita applausi a scena aperta. Tra le prime sedici
d’Europa, sei inglesi (Manchester City, Liverpool, Arsenal, Chelsea, Tottenham e
Newcastle), tre spagnole (Barcellona, Real e Atletico Madrid), due tedesche
(Bayern Monaco), una francese (PSG), una norvegese (Bodo Glimt), una turca
(Galatasaray), una portoghese (Sporting Lisbona) e, appunto, l’Atalanta. Il
sorteggio degli accoppiamenti è in programma venerdì 27 febbraio, le date degli
ottavi sono 10/11 marzo l’andata, 17/18 il ritorno. Per la squadra bergamasca,
si annuncia dura: Arsenal o Bayern Monaco, leader rispettivamente di Premier e
Bundesliga. L’Atalanta che abbiamo ammirato contro il Borussia Dortmund può però
giocarsela.
IN – HAUGE SI È PRESO LA RIVINCITA AL BODO. PROMOSSI LOCATELLI E TONALI
9 ATALANTA/BODO – Le imprese di questi playoff portano le firme della banda di
Palladino e dei norvegesi. Affinità elettive uniscono i destini delle due
squadre. Uno su tutti: la consistenza atletica. Atalanta e Bodo corrono: per chi
passeggia, non c’è pietà.
8,5 PALLADINO – Ha rivoltato l’Atalanta come un guanto dopo la fallimentare
esperienza-Juric – ma perché questa scelta la scorsa estate? Mistero della fede
– e dopo aver risalito la classifica in campionato, l’ha catapultata tra le
grandi d’Europa. L’amministratore delegato Luca Percassi parla di “allenatore
predestinato per le sue visioni”, la certezza è che sta dimostrando di essere
bravo e di proporre un calcio moderno, ma equilibrato.
8 HAUGE – Scartato dal Milan, si sta prendendo una bella rivincita con il Bodo.
Non è un fenomeno, ma neppure un brocco: non si segnano sei gol in Champions per
caso, soprattutto se non indossi la maglia di uno squadrone. Il suo Bodo, dove è
cresciuto prima di fare il giro d’Europa, per poi tornare alla base, sta
diventando una realtà del football internazionale anche grazie a lui.
7,5 LOCATELLI – Una luce nel buio della Juventus, eliminata dal Galatasaray dopo
l’incredibile 2-5 dell’andata. Sotto l’ala di Spalletti, sta vivendo la migliore
stagione di sempre. Un tuttocampista con funzioni di regista.
7 TONALI – Nelle difficoltà del calcio italiano, il gol segnato al Qarabag
certifica ancora una volta il suo spessore europeo. Il trasferimento al
Newcastle gli ha fatto bene.
L'articolo The Bold Champions, le pagelle | Elogiato più del dovuto, a Barella
servirebbe giocare all’estero (4,5). Palladino, calcio moderno ma equilibrato:
da 8,5 proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Quando giocavamo contro una squadra italiana, sapevamo che era difficile
superarvi in velocità. Che tatticamente eravate solidi e che sarebbe stato
sempre difficile segnare contro di voi”. Nell’ultima puntata di Cbs Sports
Golazo è andata in scena una illuminante discussione tra Thierry Henry e
Alessandro Del Piero sul declino della Juventus. Al termine del match contro il
Galatasaray, che ha permesso ai turchi di passare agli ottavi di Champions
League, l’ex attaccante francese ha chiesto un parere alla leggenda bianconera
sul momento di difficoltà del calcio italiano in generale e nello specifico
della Juve.
“Era sempre difficile fare gol quando giocavamo contro di voi. E quando eravate
in 10 uomini, eravate ancora più forti. Soprattutto parlando della Juve”, ha
detto Henry. Per poi ricordare la sua breve esperienza a Torino: “Ci sono
rimasto solo un anno, ma la prima cosa che ho sentito nello spogliatoio è stata:
‘Ragazzi, non molliamo mai'”. “Cosa pensi sia successo da allora?”, ha chiesto
quindi Henry a Del Piero. Per poi aggiungere: “Perché non vedo più spesso cose
del genere nelle squadre italiane e soprattutto nella Juve? Quando indossi
quella maglia, la senti subito”.
Del Piero ha risposto in maniera molto diretta: “Beh, è successo sicuramente che
sono state fatte scelte sbagliate con alcuni giocatori. E non parlo di giocatori
sbagliati, ma di scelte sbagliate. È diverso”. Secondo l’ex capitano della Juve,
mancano innanzitutto giocatori di personalità nella squadra di Spalletti: “Sei
stato qui solo per un anno, ma sai perfettamente cosa intendo”, ha proseguito
rivolgendosi a Henry. “Lo scheletro della squadra, sai? Hai bisogno di cinque,
sei, sette giocatori che sappiano dove si trovano. Perché la responsabilità che
questa squadra ha – non sto parlando dell’Europa, ma dell’Italia – è grande.
Puoi sentirla davvero ogni giorno in allenamento o quando esci”. Del Piero ha
quindi spiegato che per giocare alla Juve bisogna saper reggere questa
pressione: “E questa è una cosa che se non sei preparato, se vieni colpito,
potresti ritrovarti nella posizione di non essere in grado di dare il massimo.
Ecco cosa intendo”.
La leggenda bianconera, concludendo il suo ragionamento, ha però voluto elogiare
la prestazione della Juventus mercoledì sera: “A proposito di ‘ non mollare
mai’, sai, in particolare abbiamo un altro motto qui, ovvero ‘fino alla fine‘.
Questo genere di cose deriva da generazioni e generazioni, anni dopo anni. E
stasera ci sono andati molto, molto vicini, perché se Zhegrova avesse segnato
quel gol, saremmo qui a goderci un’altra serata. Ma questo è il calcio”, ha
concluso Del Piero. In effetti, la Juventus nonostante un’altra folle espulsione
era riuscita a rimontare il passivo di 5-2 dell’andata e a chiudere il match di
ritorno allo Stadium sul 3-0. Poi è crollata ai supplementari, colpita dai gol
di Osimhen e Yilmaz. Ma ha sfiorato un’impresa da Juve d’altri tempi. Quella che
ricordava appunto Henry.
L'articolo “Non parlo di giocatori sbagliati, ma di scelte sbagliate”: Del Piero
risponde alla domanda di Henry sul declino della Juventus proviene da Il Fatto
Quotidiano.