Quelle immagini, che documentano tutta la rabbia al momento del cambio, stanno
ancora girando. Cosa succede tra il Milan e Rafa Leao? Non è una questione di
frattura profonda. Sarebbe decisamente esagerato scriverlo. Ma di riflessioni:
il portoghese continua a essere un argomento di discussione, sia quando le cose
vanno bene, sia quando vanno meno bene. E in questo periodo, al netto del Milan
che vince il derby e che comunque può vantare un secondo posto che solo un anno
fa sembrava veramente impossibile, soprattutto per l’attacco rossonero non tutto
sta procedendo proprio a gonfie vele. Tempo di bilanci? In parte. Non
assolutamente di processi. Ma che il Milan si stia già muovendo per una punta, è
cosa nota ed è soprattutto un segnale: l’attacco ibrido con Pulisic e Leao è
intrigante. Ma non del tutto rodato. E forse non lo sarà mai.
I NUMERI
L’idea era venuta ad Allegri in estate, quando Gimenez sembrava determinato a
riprendersi una titolarità che il mercato invece gli stava negando. E se Leao e
Pulisic giocassero insieme? Il pensiero dell’allenatore. I due, in effetti,
impiegati come riferimenti mobili nel 3-5-2 lo sono stati, anche se meno del
previsto: gli infortuni alternati ne hanno minato il percorso. Ma i numeri alla
fine non sono stati così esaltanti. In 11 partite in campo insieme nello stesso
momento (per un totale di 748 minuti su 2610 complessivi), i due giocatori hanno
segnato complessivamente due gol, per un totale di 374 minuti passati tra un gol
e l’altro. Gli assist tra loro? Zero. Ed è curioso, pensando alle
caratteristiche di entrambi.
In più, se è vero che l’ultima rete di Leao risale a inizio marzo contro la
Cremonese (gol vittoria), l’americano è invece fermo da ben 13 gare e sta
certamente vivendo un momento di forte difficoltà. Manca la sua qualità, mancano
i suoi gol e mancano le sue intuizioni: tutti elementi che per un Milan che
ambisce (forse, ora, sarebbe meglio dire ambiva) al primo posto sono necessari.
IL POSSIBILE ADDIO
Così come è necessario far ritrovare il prima possibile la serenità al
portoghese. Il cui futuro, ora, inizia davvero a essere in valutazione. Ci ha
provato in tutti i modi, il Milan, a valorizzare il giocatore. Ci ha provato in
più ruoli, con più allenatori, con fasce da capitano, con contratti e
gratificazioni economiche sempre più importanti (l’ultimo prolungamento risale
al 2023 e reca la data di scadenza di giugno 2028). Ma se quando accende la
lampadina, il giocatore sa essere veramente determinante, quando la spegne
diventa davvero troppo poco produttivo. Ed è esiziale, vista la sua importanza.
Non è questione di attacco da ritrovare, in casa Milan. Ma sicuramente da
valutare. E con il mercato che si sta avvicinando, le strade ora possono
diventare infinite: sia per la punta che arriverà, sia per quella che partirà.
Punta di ruolo, come Gimenez, o adattata, come Leao. Questa volta, forse, un
addio può essere davvero nell’aria.
L'articolo Milan, Leao verso l’addio? Le tensioni e i numeri impietosi in coppia
con Pulisic: la cessione non è più un tabù proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Calciomercato
Contro il Rakow non ci sarà. Ma alla fine, che sia in campo o meno, di lui si
parla sempre. Moise Kean è un po’ lo specchio di questa Fiorentina zoppicante.
Lui, che, zoppicante pure ma in senso non metaforico del termine, spera di poter
rientrare per la partita di lunedì sera in casa della Cremonese. Contro cui la
sua squadra si gioca praticamente una stagione.
Il punto è però un altro. In un periodo evidentemente storto per tutto il
gruppo, l’anno che avrebbe dovuto essere della consacrazione definitiva per la
punta certamente non è stato positivo. 8 gol segnati in campionato, uno solo in
Conference: nonostante un ricco prolungamento firmato pochi mesi fa fino al
2029, il giocatore di fatto non è riuscito a risollevare la squadra dal vortice
in cui è entrata e che ha evidenziato più di un problema all’interno dello
spogliatoio. Colpa di Kean? Assolutamente no. Ma quando le cose non funzionano,
i leader devono provare a emergere. E dal bomber quasi principe dello scorso
campionato (19 gol, secondo solo a Retegui dell’Atalanta con 25), ci si sarebbe
sicuramente aspettati qualcosa di più.
Detto questo, a 26 anni, nel pieno della maturazione calcistica, qualche
scivolone ci può stare. Lo sanno tutti. E lo sa anche Max Allegri, che nel suo
Milan ha ampiamente dimostrato di saper dare fiducia a tutti. Anche quando la
fiducia di tutti viene meno: chiedere a Estupinan per conferma. Ecco. Al Milan
un attaccante serve. Serviva già a gennaio, tanto che si è corsi ai ripari con
Füllkrug (visto anche l’infortunio di Gimenez che, di fatto, dalla sua crisi
personale non è riuscito davvero a tirarsi fuori): una soluzione certamente
tampone, vista l’età. Magari futuribile ma per poche stagioni. Non come Kean,
insomma.
Perché la notizia che rimbalza e che trova conferme è questa: c’è anche il suo
nome sul taccuino dei rossoneri, che si preparano ad affrontare di nuovo tre
competizioni e vogliono farlo con una squadra ringiovanita nell’anagrafica ma
maturata nelle ambizioni. Cioè proprio quello che si è visto, settimana dopo
settimana, con Allegri in panchina. All’allenatore il giocatore piace. Piaceva
già quando era giovanissimo e se l’era trovato in rosa alla Juventus, dove ha
giocato 123 partite (entrambi hanno lasciato e sono anche tornati in bianconero)
con 22 reti e 4 assist. Un rendimento interessante, non stratosferico. Ma Kean
era davvero un altro tipo di giocatore: più acerbo, meno consapevole dei propri
mezzi. Non come l’attaccante che si è visto lo scorso anno a Firenze e sul cui
contratto la Fiorentina, con una certa lungimiranza, ha deciso di mettere una
clausola da 62 milioni di euro valida però fino al 15 di luglio.
Tanti soldi, che un Milan formato Champions può anche pensare di investire,
facendo i giusti calcoli. Ci vorrà un po’ di lavoro e soprattutto ci vorrà il
migliore Kean. Quello dell’anno scorso, per intendersi, che la Fiorentina
aspetta ancora per raggiungere una salvezza per la quale, verosimilmente, dovrà
lottare fino al termine del campionato. Con la Conference nel frattempo che
potrebbe trasformarsi in qualcosa di interessante.
L'articolo Fiorentina senza Kean: l’attaccante è ancora ko e finisce nel mirino
di Allegri. Così il Milan può portarlo in rossonero proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Due minuti e quattordici secondi per celebrare il “ruolo globale umanitario”
dell’Arabia Saudita. Solo che a prestare il volto a quest’ennesima operazione di
whitewashing del regime saudita è un giornalista, e non uno qualsiasi: il grande
esperto del calciomercato mondiale, Fabrizio Romano.
Il post su X riguarda il King Salman Humanitarian Aid and Relief Centre,
organizzazione fondata nel 2015 che funge da braccio umanitario del governo di
Ryad, una delle tante iniziative messe in piedi dall’Arabia per migliorare la
propria reputazione a livello internazionale. Nel video, senza troppi preamboli,
Romano elenca le attività realizzate negli ultimi dieci anni, come il Masan
project per ripulire lo Yemen dalle mine antiuomo, snocciolando tutta una serie
numeri positivi sul KSRelief, e quindi, indirettamente, sull’Arabia Saudita. Non
un cenno ovviamente alla sistematica violazione dei diritti umani e le tante
altre ombre del regime. Una propaganda talmente smaccata da risultare quasi
imbarazzante. E infatti il video, che ha raggiunto rapidamente oltre 10 milioni
di visualizzazioni, ha attirato pesanti critiche al suo autore.
Un passato a Sky Sport, oggi giornalista indipendente con numerose
collaborazioni di prestigio, Fabrizio Romano è, a suo modo, un’eccellenza
italiana nel mondo, inserito da Forbes nella lista dei trenta Under30 più
influenti nel settore “media e marketing” (già questa dicitura la dice lunga):
con oltre 40 milioni di follower su Instagram e 27 milioni su X, è uno dei
giornalisti più seguiti e apprezzati a livello globale, considerato da tifosi,
addetti ai lavori e dagli stessi calciatori come il maggior esperto di
calciomercato, sinonimo di attendibilità e autorevolezza. Un vero e proprio
“marchio”, come il suo iconico “here we go”, lo slogan con cui annuncia ogni
affare fatto di cui dà notizia. Per questo il fatto che abbia deciso di prestare
il suo volto e la sua voce alla propaganda saudita diventa un caso.
Non è la prima volta, in realtà, che Romano fa pubblicità. Era già successo ad
esempio per il film Super Mario Galaxy e diverse agenzie di scommesse sportive
(ad esempio Betway scores), in Italia la scorsa estate era comparso nello spot
di TimVision. Già all’epoca erano stati mossi dei rilievi, ma ovviamente oggi la
natura del committente (l’Arabia Saudita) suscita ben altro clamore. E solleva
diversi quesiti.
Il primo è di carattere disciplinare. Fabrizio Romano è ancora iscritto
all’Ordine dei giornalisti, come pubblicista in Lombardia, e il codice a
riguardo è molto chiaro: “La/il giornalista (…) non presta il nome, la voce,
l’immagine per iniziative pubblicitarie o per promuovere marchi e prodotti
commerciali”. Starà agli organi dell’Odg valutare eventualmente se le attività
elencate in precedenza entrano in conflitto con un titolo che, col seguito e il
fatturato che ha Romano, diventa quasi accessorio.
Il punto non è tanto deontologico, o morale (lasciamo a ciascuno decidere in
coscienza cosa sia opportuno fare e cosa no), ma di credibilità. Il video – come
gli altri del genere – è stato correttamente segnalato come contenuto
sponsorizzato, attraverso la dicitura “ad”, che sta per “advertisement” (almeno
questo). Dunque non ci sarebbe il rischio di indurre in confusione l’utente. I
dubbi, però, possono venire ascoltando lo stesso Romano parlare, solo poche
settimane fa e stavolta da esperto indiscusso di calcio, della Saudi Pro League:
col senno di poi, sapendo adesso che Romano è in rapporti economici con le
istituzioni saudite, quando racconta i passi avanti in termini di reputazione
fatti dal campionato arabo, Romano sta davvero dando una notizia o anche quella
è propaganda?
Lo stesso criterio, allora, potrebbe essere applicato agli scoop di mercato, per
i rapporti con club e agenti. In passato, infatti, Romano era stato tacciato in
Danimarca di chiedere soldi alle società per promuovere trasferimenti, accuse
che sono state smentite seccamente dal diretto interessato e non hanno trovato
riscontri. Così come il portale Deflector aveva insinuato dei sospetti sulla
notevole copertura data alle news positive su Mason Greenwood, attaccante
inglese oggi al Marsiglia arrestato nel 2022 per violenze domestiche (le accuse
sono poi cadute nel 2023). La questione sollevata è sempre la stessa:
l’attendibilità delle notizie e l’imparzialità di chi le riporta. È normale che
Romano, come del resto altri giornalisti molto popolari, abbia appeal per
aziende e persino governi, che la sua fan base di 40 milioni e passa di follower
faccia gola dentro e fuori al mondo del calcio. Ma i ruoli devono rimanere
distinti. Romano da poco è anche diventato amministratore unico della Wegofar
srl, società appena costituita che ha per oggetto sociale “attività di
influencer, marketing per promuovere prodotti o servizi sui social media o altre
piattaforme”. Appunto. L’importante è sapere a cosa si è di fronte: se un
giornalista o un influencer, una notizia o un contenuto commerciale.
X: @lVendemiale
L'articolo Fabrizio Romano celebra il “ruolo umanitario” dell’Arabia Saudita:
polemica sul re del calciomercato, tra notizie e propaganda proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La vigilia di Roma–Juventus, in casa bianconera, offriva tre scenari: il futuro
di Luciano Spalletti tutto da scrivere (il rocambolesco pareggio per 3 a 3
all’Olimpico non ha cambiato la situazione), quello di Weston McKennie
praticamente definito e ora diventato ufficiale come da previsioni del Fatto
Quotidiano (ha rinnovato fino al 2030), quello di Dusan Vlahovic come un punto
interrogativo, ma non con una chiusura totale. Oggi, lunedì, l’idea del serbo e
della Juve di continuare insieme merita di essere approfondita. Perché qualcosa
è cambiato rispetto alle settimane tardo autunnali: altra epoca e altro
allenatore.
Vlahovic, nel frattempo, si è anche infortunato e l’inverno è stato se possibile
ancora più rigido: niente campo, niente modo di mettersi in mostra e diventare
appetibile davvero anche per le squadre estere. Sia chiaro: questo non vuol dire
che l’attaccante non abbia il suo mercato. Ma che sia il prototipo di bomber
perfetto per Spalletti, questo è pacifico. E siccome la Juve continua a pensare
che, alla fine, l’allenatore resterà sulla panchina, sta provando a capire se
potrà avere a disposizione anche Vlahovic. E, udite udite, il serbo adesso non
sta per niente chiudendo all’ipotesi di un rinnovo.
COSA È SUCCESSO
L’incontro era nell’aria ed è avvenuto. Come riporta Sky Sport, la settimana
scorsa le parti si sono incontrate: è previsto un nuovo aggiornamento nei
prossimi giorni ma, intanto, un piccolo ‘sì’ i bianconeri l’hanno incassato.
Bisognerà ora capire quali possano essere i margini definitivi per permettere
alla trattativa di andare in porto. Ma, al momento la cosa più importante, c’è
un’apertura da parte di entrambi a sedersi a un tavolo per capire come
prolungare insieme l’avventura di Vlahovic in bianconero.
NODO INGAGGIO
L’aspetto da risolvere è legato ovviamente all’ingaggio, attualmente superiore
ai 12 milioni di euro netti. Troppi, per i bianconeri, che però hanno avuto da
parte del serbo la priorità rispetto a tutti gli altri possibili interlocutori.
Una dimostrazione di come ogni cosa sia ancora aperta e passibile di svolte
concrete. La palla, ora, passerà agli agenti. Che se da un lato sono consapevoli
del fatto che le richieste del loro assistito dovranno abbassarsi, dall’altro si
aspettano comunque uno sforzo verso l’alto da parte della Juventus, per
convincerlo a rimanere. E per riaprire un capitolo che sembrava chiuso, con
delle prospettive però tutte nuove e diverse. Come questa Juve che prova a
cambiare pelle ripartendo dalle sue certezze. Tra cui Spalletti. E Vlahovic.
L'articolo Svolta Vlahovic: il serbo apre al rinnovo con la Juventus. C’è stato
un primo incontro: i nodi della trattativa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non è certo una cosa programmata, anzi, per quanto possa aiutare ad avviare un
processo che in casa Inter si attende da un po’ di tempo. Però… ci sono tanti
però. Sportivamente, uscire dalla Champions prima della fase finale è segnale di
come certe cose vadano necessariamente cambiate. Tradotto: di come la rosa debba
essere messa nelle condizioni di essere più competitiva. Ma uscire dalla
Champions è un danno economico non da poco. Quasi 30 milioni, è stato stimato. E
per un’Inter i cui conti sono sotto strettissimo controllo da parte del fondo
Oaktree, si tratta di un danno abbastanza esiziale. Certo, non ci sono dubbi sul
fatto che l’anno prossimo il nome dei nerazzurri in Champions ci sarà. Ma con
quale squadra? È probabile che, sì, questa volta la parola ‘rivoluzione’ verrà
adottata. Ma davvero.
Perché la sensazione è che il vero stacco rispetto alla precedente gestione
Inzaghi non sia stato con il cambio in panchina. Anzi: è stato bravissimo Chivu
a far assorbire le sue idee e a ridare entusiasmo a un gruppo arrivato sfibrato
dalla sconfitta nella scorsa finale di Champions. In questa stagione, alla fine,
i giocatori sono stati quasi gli stessi. E il modulo pure. E quindi ora cosa
succederà? Tanto, tantissimo. A partire dagli addi.
(NON) RINNOVI
Mkhitaryan, De Vrij, Sommer, Acerbi, Darmian. Più Di Gennaro, terzo portiere.
Giocatori che hanno contribuito e contribuiscono parecchio in campo. E se si
esclude forse il solo armeno, difficilmente gli altri resteranno. Rivoluzione
vera, quindi, sia dal punto di vista puramente numerico, sia da quello
anagrafico: l’intenzione dell’Inter è quella di ridurre pesantemente l’età media
della rosa (ora attestata a 29.2 anni, fonte Transfermarkt), ma per farlo
saranno necessari degli investimenti importanti, che non potranno arrivare solo
dai risparmi degli ingaggi.
È probabile, infatti, che servirà vendere: di qui le voci, che trovano
fondamento, su un possibile addio di Denzel Dumfries – quest’anno a mezzo
servizio – o di Hakan Calhanoglu, che continua a essere tentato da possibili
offerte dalla sua Turchia. Chivu avrà bisogno di tanti giocatori, di forze
fresche su cui lavorare con calma ma tenendo sempre alta l’asticella e gli
obiettivi del club. Che non cambiano (mai): scudetto, Coppa Italia, Supercoppa.
E naturalmente Champions.
I NOMI
Per questo, i sostituti dovranno essere competitivi e dispendiosi. Scommesse
solo in parte. Non è un caso che, per esempio, per la porta i nomi siano due:
Vicario o il Dibu Martinez. Giocatori che non stanno vivendo un’annata
strepitosa ma che allo stesso tempo hanno tutte le qualità per farsi valere in
nerazzurro (e presto ci saranno nuovi contatti con gli agenti per capire se e
come procedere). Serviranno almeno due difensori centrali, almeno due esterni a
tutta fascia, almeno due centrocampisti. Tenendo conto che, oltre a Calhanoglu,
pure uno come Frattesi possa essere in uscita. E quindi monetizzabile. Perché,
alla fine, senza cessioni, il mercato dell’Inter non sarà possibile. E questa
volta la rivoluzione dovrà essere reale. Non solo annusata, ma percepita. Il
vero cambiamento sarà ora.
L'articolo L’Inter ora è costretta a fare la vera rivoluzione: i nomi dei 6-7
giocatori in uscita, ma servirà spendere proviene da Il Fatto Quotidiano.
Non è mai facile commentare il calciomercato invernale. Figuriamoci farlo.
Soprattutto quando i soldi sono pochi e, a questo, si aggiungono i blocchi di
mercato che nemmeno si pensava sarebbero arrivati. Basti chiedere al Napoli, per
avere conferma: ha liquidità il club campione d’Italia di De Laurentiis, ma per
una questione di ammortamenti del bilancio, il costo del lavoro allargato (il
lordo, cioè, degli stipendi di tutta la prima squadra, staff incluso) supera
quello dei ricavi. Tradotto? Operazioni solo in prestito, che devono essere
creative. E quindi eccoli, Giovane e Alisson. Prestiti dall’onere alto, resi
possibili grazie alle cessioni di Lucca e Lang (che gravavano sul bilancio ma
soprattutto sul rendimento della squadra), con diritti di riscatto a bonus tutti
da confermare la prossima estate. Ma al di là del Napoli, il mercato di gennaio
è stato difficile. Più difficile del previsto. I botti? Solo quelli di
capodanno…
Perché grandi acquisti, va detto, non ce ne sono stati. Sorpassi e
controsorpassi sì, ma quelli sono abbastanza all’ordine del giorno. Il più
avvincente è stato quello dell’Atalanta, che ha spiazzato tutti con l’acquisto
di Raspadori. L’ex Napoli sembrava a un bivio: Roma da un lato (la più avanti),
proprio il Napoli dall’altro. Alla fine hanno vinto i nerazzurri, che rispetto
alle altre candidate hanno preso l’attaccante a titolo definitivo, accontentando
sia lui (che non voleva sentirsi di passaggio), sia l’Atletico, che ha evitato
la minusvalenza dopo soli sei mesi dall’acquisto. Quello dei Percassi è stato il
blitz più sorprendente e vincente, dettato dal fatto che probabilmente già
sapevano che Lookman, alla fine, sarebbe partito (che sarebbe andato proprio a
Madrid, però, non si poteva proprio prevedere). Conti a posto e un giocatore da
rilanciare anche in ottica Mondiale, senza dimenticare che con Scamacca al
Sassuolo fece benissimo.
Le altre? Hanno aspettato. E hanno anche preso, per carità. Ma senza riuscire
davvero ad accendere le fantasie dei tifosi. Forse ce l’ha fatta un po’ di più
la Roma, che ha fatto arrivare Malen per cui Gasperini stravede, Zaragoza (anche
lui richiesto dall’allenatore) e il giovane ma molto interessante Robinio Vaz
dal Marsiglia. Del Napoli si è già detto. Compreso, velatamente, il fatto che
sia stato sconfessata buona parte del mercato estivo: via Lucca, Lang e
Marianucci.
Il Milan ha provato a sorprendere tutti con Mateta ma alla fine si è dovuto
‘accontentare’ del solo Fullkrug. Il tedesco è arrivato benissimo e si è
integrato alla grande, sia chiaro. Ma il francese sembrava un acquisto per il
presente e il futuro, non fosse stato per quel ginocchio che non convinceva e
che dopo i supplementi di visite mediche ha fatto stoppare all’ultimo le
trattative. Probabilmente ricordandosi anche tutti i dubbi che, questa estate,
avevano portato a interrompere l’acquisto ormai definito di Boniface
dall’Eintracht.
Manca il colpo, come è mancato alla Juve, che cercava un attaccante e si è
trovata, a sorpresa, con un vice Yildiz come Boga e un esterno come Holm
(arrivato dal Bologna al posto del deludente Joao Mario). Kolo Muani, alla fine,
non è tornato nonostante avesse provato a far capire al Tottenham quanto avrebbe
preferito un trasferimento in bianconero. E soprattutto non è arrivato Zirkzee,
che volevano un po’ tutti ma è rimasto allo United, di nuovo.
L’olandese è stato l’oggetto del desiderio di Juve, Napoli e, di nuovo, Roma, ma
tempistiche e costi gli hanno remato contro. E a proposito, quello che doveva
sembrare il mercato delle punte (con anche Ferguson e Dovbyk in uscita) si è
dimostrato essere quello delle mezze punte o degli esterni offensivi. Perché gli
attaccanti costano, e in un mercato senza tanti soldi non è facile riuscire ad
arrivarci. Meglio cambiare, quindi, con buona pace di allenatori e tifosi che
forse si sarebbero aspettati qualcosa di più. Ma ora si tira una riga e si
ricomincia. Fino al prossimo giugno.
Non aveva bisogno di attaccanti l’Inter, che come spesso capita da anni si muove
solo se arriva l’occasione giusta. Non è successo quest’anno, non fosse per il
giovanissimo Jakirovic. Ma la classifica parla da sé: i colpi arriveranno in
estate. Quando i nerazzurri daranno via a una grandissima opera di rinnovamento.
Anche se numericamente e qualitativamente c’erano tre potenziali operazioni da
fare: un portiere, un difensore, un esterno.
L'articolo Pochi soldi e nessun botto. Si chiude il calciomercato invernale:
Juve e Milan si “accontentano”, assente l’Inter proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Innanzitutto sto abbastanza bene. Almeno di testa perché ripensando a quello
che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più
gravi”. Emil Audero torna a parlare a distanza di due giorni dall’episodio del
petardo che gli è scoppiato a pochissimi metri di distanza durante
Cremonese–Inter, match terminato 0-2 per i nerazzurri. Al 48esimo del secondo
tempo infatti dal settore ospiti è arrivato un petardo, lanciato da un tifoso
dell’Inter poi individuato ed espulso dal club di appartenenza. Audero è subito
caduto a terra, stordito e con problemi all’orecchio e al ginocchio.
“Domenica ho avuto una botta molto forte all’orecchio e sul ginocchio destro:
tra calzettone e pantaloncino mi bruciava la pelle, mentre sull’orecchio ho
sentito una botta forte. E andrò a fare esami per controllare che non ci sia
niente di danneggiato”, ha spiegato il portiere grigiorosso a La Gazzetta dello
Sport. “È una roba che fatichi a digerire, perché pensi che per la dinamica che
c’è stata poteva andare peggio“, ha spiegato Audero. Il portiere ammette di aver
provato “una sensazione di vuoto morale che non avevo mai provato in vita mia.
Mi sono sentito scarico e mi sono chiesto perché sto giocando ancora, perché
sono in campo?”.
Secondo Audero l’esplosione del petardo avrebbe potuto avere conseguenze molto
più gravi: In genere sono bengala che non esplodono. Sembrava tutto sotto
controllo. Durante la partita ero concentrato, poi giro la testa e vedo quella
roba per terra vicino a me. Io non sono un esperto e solo per caso mi sposto
seguendo lo svolgimento dell’azione con lo sguardo. Stavo comunque richiamando
l’attenzione dell’arbitro, ho fatto pochi passi e poi quel botto tremendo”.
E poi “Un boato, come si mi avessero tirato una martellata all’orecchio, facevo
fatica a sentire. Nella gamba destra vedo un taglio, il calzoncino stracciato, e
sento un bruciore fortissimo. Non mi fossi spostato, poteva veramente finire
molto male”. Nonostante ciò, ha deciso di rimanere in campo, rialzarsi e
continuare a giocare. Segno di grande sportività: “L’ho fatto per l’adrenalina
innanzitutto. Ma lo fai anche perché sei in campo, capisci la situazione e non
vuoi che finisca in quel modo. Dentro di me non sentivo la volontà di
abbandonare. Sospendere la partita per un episodio del genere non mi andava giù.
Sapevo di potercela fare. Anche se poi è successo qualcosa”.
L'articolo “Perché sto giocando ancora? Perché sono in campo?”: Audero racconta
gli attimi dopo lo scoppio del petardo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Arriva a luglio. Anzi no, a gennaio. Alla fine non arriverà più. La trattativa
tra Jean–Philippe Mateta e il Milan è probabilmente tra le più intricate della
finestra di calciomercato invernale. Alla fine l’attaccante non vestirà
rossonero: né quest’anno, né nella prossima stagione. I motivi? Sembra di
tornare a qualche mese fa, al caso Boniface. Mateta non ha infatti superato i
test medici svolti dall’équipe rossonera, che ha manifestato non pochi dubbi
sulle condizioni delle sue ginocchia.
Dopo una serie di verifiche mediche effettuate tra ieri e oggi, infatti il club
rossonero ha deciso di non continuare con la trattativa, ritenendo non idonee le
condizioni fisiche dell’attaccante francese. Esattamente come successe con
Victor Boniface negli ultimi giorni di agosto 2025: il Milan aveva raggiunto un
accordo col Bayer Leverkusen sulla base di un accordo che prevedeva un pagamento
immediato di 5 milioni di euro per il prestito dell’attaccante, versandone altri
24 per l’eventuale riscatto. L’operazione è però saltata dopo le visite mediche,
che avevano evidenziato come i problemi fisici di Boniface non fossero del tutto
risolti. L’attaccante aveva avuto infatti due gravi infortuni al ginocchio
destro, più altri muscolari.
Una cosa simile – ma con qualche differenza – è accaduta con Jean–Philippe
Mateta, attaccante del Crystal Palace e obiettivo di mercato del Milan per
l’intera finestra di gennaio. Il francese era inizialmente un obiettivo dei
rossoneri per giugno, a parametro zero, poi la decisione di accelerare la
trattativa per provare a portarlo a Milano già a gennaio. Quando tutto sembrava
fatto, sono emersi dei problemi fisici nei controlli medici che hanno bloccato
tutto. Ma con una grande differenza rispetto a Boniface: Mateta sta giocando
sempre e tra l’anno scorso e i primi mesi del 2025/26 ha segnato 22 gol in
Premier League (8 quest’anno). Boniface invece soltanto otto e ha saltato
diverse partite per infortunio.
Mateta – consultando la cronaca infortuni presente su Transfermarkt – ha avuto
soltanto tre infortuni in carriera: un generico “malato” di soli due giorni, un
“infortunio alla testa” di circa un mese nella passata stagione e un
“lacerazione al menisco” nel 2019/20. Questo sì, grave: cinque mesi out. Ma da
quando è tornato – a dicembre 2019 – quel menisco non ha mai dato problemi al
francese. E infatti Mateta ha giocato 22 partite in campionato nel 2020/21 (in
alcune è rimasto fuori per scelta tecnica), 23 nel 2021/22, 29 l’anno successivo
e 72 totali tra l’anno scorso e quest’anno. Insomma, ha sempre avuto una certa
continuità (e va in doppia cifra da due anni).
Motivo per cui è possibile che – al di là dei presunti problemi fisici dopo i
controlli – il Milan abbia deciso di rinunciare a Mateta – vista anche la
permanenza di Cristopher Nkunku – perché non ne sente più il bisogno. Ci sono
già Leao, Pulisic, Fullkrug, Nkunku, Gimenez che sta per tornare. C’è
abbondanza.
L'articolo Milan, Mateta è “quasi” un Boniface 2.0: la trattativa salta per
problemi fisici. Ma dal 2019 ha avuto un solo infortunio proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Conoscevo un amico che s’innamorava sempre della ragazza sbagliata: troppo
bella, troppo sposata, troppo problematica. Dopo lunghe e costosissime sedute,
lo psicologo – ma probabilmente non c’era bisogno d’uno specialista, ci sarebbe
arrivato chiunque gratis – concluse senz’appello: è una scusa a livello
inconscio per poter dire di essere alla ricerca di qualcuno, ma far fallire sul
nascere ogni possibile relazione e quindi non impegnarsi. Trasposto in più
prosaici termini calcistici, è più o meno la storia del mercato dell’Inter. Se
non ci saranno sorprese dell’ultimo giorno (le ha escluse lo stesso Marotta), la
campagna di trasferimenti invernale dei nerazzurri si concluderà con un nulla di
fatto: nessuna entrata, nessuna uscita. Non che non ci abbiano provato, a
sentire tutti i rumors dell’ultimo meso. Se però guardiamo gli obiettivi
dichiarati apertamente dall’Inter, in questo e anche nel mercato precedente,
mettiamo in fila una serie incredibile di chimere, giocatori tutti
irraggiungibili per questa o quell’altra ragione. Che infatti puntualmente non
sono arrivati.
Il primo in estate è stato Lookman, ma vabbè, l’Atalanta è stata inamovibile nel
rifiutare i 45 milioni che pare avesse offerto l’Inter. Allora si è ripiegato su
Konè, e qui sarebbe stata la rivolta della piazza a far saltare l’affare. Poi a
inizio 2026 sembrava la volta di Cancelo, peccato che il giocatore abbia
preferito da sempre il Barcellona. A quel punto la scelta è ricaduta su Perisic,
cavallo di ritorno, che però avrebbe dovuto essere liberato dal Psv. Quindi è
spuntato Moussa Diaby, anche qui chissà perché il Fondo Pif non ha accettato di
lasciarlo partire. Infine Curtis Jones, suggestione che è durata e tramontata
nell’arco di una giornata: come si poteva soltanto pensare di prendere in
prestito un elemento del Liverpool e della nazionale inglese.
Il filo conduttore di queste trattative è l’offerta ridicola, soprattutto a
gennaio, per cui il club di provenienza avrebbe dovuto incassare nulla o
addirittura farsi carico dello stipendio. I rifiuti, che non sorprendono,
pongono due aspetti. Il primo è quello reputazionale: non è bello dichiarare
sistematicamente un obiettivo che poi non viene raggiunto, ormai le trattative
dell’Inter sono quasi una barzelletta (non solo in Italia). Poi c’è l’aspetto
tecnico: perché oggi la squadra sta dominando la Serie A, ma se dovesse andare
avanti in Champions (dipenderà molto dal sorteggio degli ottavi) rischia di
ritrovarsi nella stessa, scomodissima condizione dello scorso anno, ovvero in
debito d’ossigeno ad aprile, quando si deciderà la stagione e le avversarie
(Milan, chissà se ora senza coppe può rientrare anche il Napoli di Conte)
avranno il vantaggio di giocare un match a settimana. Un errore che già una
volta è stato fatale ai nerazzurri. Il mercato invernale, è vero, è particolare.
Parafrasando Ausilio, è una finestra di riparazione e chi è primo ha meno da
riparare. Ci sono più scarti che occasioni in circolazione e spesso a gennaio i
soldi si buttano, come dimostra il recente esempio del Milan, che un anno fa
prese per oltre 30 milioni Gimenez, e ora, nonostante l’arrivo di Fullkrug,
potrebbe spenderne altrettanti per Mateta. Anche senza fare follie però si può
lavorare con le idee, per aiutare una squadra e un allenatore che si stanno
meritando il supporto della società, oltre che per colmare un paio di lacune
evidenti, in particolare quella sulla destra dopo l’infortunio di Dumfries: in
giro per il mondo ci sarà un esterno che faccia il caso dell’Inter.
Invece sono state inseguite solo chimere. Gli unici acquisti che l’Inter ha
chiuso e continua a chiudere sono quelli di giocatori che costano poco e,
indipendentemente dalla loro resa, potranno generare plusvalenza (vedi Massolin,
talento della Serie B, pagato due spicci al Modena: ha 24 anni e chissà se sarà
mai da Inter, però a quelle cifre si rivelerà comunque un affare). Il target
preferito dei fondi e quindi di Oaktree. Ai più maligni – e tra i tifosi non
mancano – potrebbe quasi venire il dubbio che l’Inter semplicemente non volesse
comprare nessuno. Che il tesoretto dichiarato in estate non sia mai esistito,
nonostante il bilancio oggi permetta ai nerazzurri ampi margini di manovra. E
che questa sfilza di obiettivi dati in pasto alla stampa amica e poi sfumati per
un motivo o per l’altro ma sempre per volere altrui, non sia altro che fumo
negli occhi: una tattica, pura narrazione per far credere l’Inter attiva sul
mercato quando in realtà la proprietà ha altri piani. Ma non è vero. L’Inter
voleva davvero comprare qualcuno. Purché però glielo regalassero. Solo che nella
vita nessuno ti regala nulla. Figuriamoci nel calcio.
X: @lVendemiale
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nessuno proviene da Il Fatto Quotidiano.
Zero operazioni in quasi un mese, tre negli ultimi due giorni. La Juventus è
scatenata sul mercato in queste ultime ore e sta puntellando la rosa in tutti i
reparti. Da Boga a Holm, passando per la suggestione Mauro Icardi o comunque un
nove vero. Il telefono del ds Ottolini è bollente in queste ore. Ma non è
l’unica big a muoversi: il Napoli vuole chiudere Alisson, esterno dello
Sporting, in prestito, mentre l’Inter pensa già al prossimo anno e ha bloccato
Yanis Massolin del Modena per la fascia e tenta l’ultimo disperato assalto a
Diaby.
E il Milan? Riflette se portare Jean-Philippe Mateta a Milano subito o a luglio.
E poi c’è il caso Romagnoli–Lazio: parte, non parte, poi di nuovo sì, le
presunte firme sul contratto e il mancato deposito per la chiusura del mercato
arabo. Insomma, come ogni anno gli ultimi giorni di mercato sono frenetici e con
diversi colpi di scena tra idee last minute e trattative lampo.
BOGA, HOLM E QUEL TENTATIVO PER ICARDI: JUVE PROTAGONISTA
Silente per tutto il mese di gennaio, la Juventus è la vera protagonista di
queste ultime ore di calciomercato. Il club bianconero ha accolto Jeremie Boga,
già a Torino e pronto a iniziare la sua avventura italiana, la terza dopo quelle
con Sassuolo e Atalanta. Una scelta mirata. La Juventus cercava un giocatore con
quelle caratteristiche: brevilineo, capace di creare superiorità numerica, che
non pretende la titolarità e che a partita in corso può dare a Spalletti quella
soluzione in più per sbloccare un match complicato. Diversi i nomi emersi nelle
ultime settimane, ma la Juventus alla fine con una trattativa lampo ha chiuso
per Boga dal Nizza.
Poche ore dopo il club bianconero ha trovato l’accordo con il Bologna per Emil
Holm, esterno a tutta fascia. Anche in questo caso i bianconeri cercavano un
esterno che fornisse garanzie e affidabilità tattiche. Arriverà in prestito con
diritto di riscatto, con Joao Mario che farà il percorso inverso in prestito
secco. Operazione vantaggiosa per entrambi i club: la Juve accoglie un esterno
che conosce già la Serie A, il Bologna un altro che tatticamente ha ancora tanto
da imparare, ma di grande gamba e tecnica.
E poi c’è la suggestione Mauro Icardi. La Juve ci ha provato fino alla fine per
Kolo Muani: un suo ritorno era la soluzione preferita dei bianconeri. Ma non c’è
stata apertura. Ed ecco che l’ultima idea è quell’Icardi che Spalletti ha già
avuto all’Inter e con cui nel 2019 litigò. Robe vecchie. Ora i due potrebbero
incontrarsi ancora, con una Wanda Nara in meno.
L’INTER PENSA AL FUTURO: È FATTA PER MASSOLIN
Chi invece silente era e silente (tranne qualche piccolo sussulto) è rimasta è
l’Inter di Beppe Marotta. Si è parlato a lungo di un esterno destro nel corso di
questo calciomercato: da Perisic a Norton–Cuffy, sono stati diversi i nomi
accostati ai nerazzurri. Perisic era la soluzione preferita, ma come nel caso di
Kolo Muani, non c’è stata apertura del Psv. Norton-Cuffy è un investimento
importante, ci sarà tempo per pensarci. Nel frattempo è arrivato Yanis Massolin.
O meglio, accordo chiuso ma rimarrà a Modena fino a fine anno.
Esterno di 23 anni, ha giocato 14 partite con il club modenese, segnando un gol
e due assist. Un investimento per il futuro prossimo. Ha grande corsa, ottima
tecnica di base e quella freschezza che l’Inter cerca sulle fasce. Certo, non ha
mai giocato in Serie A, quindi ogni giudizio è rimandato al prossimo anno.
Intanto i nerazzurri tentano l’ultimo disperato assalto per Moussa Diaby.
IL MILAN RIFLETTE SU MATETA, IL CASO ROMAGNOLI-LAZIO
Mateta arriverà al Milan. Questo è sicuro. Ma i rossoneri stanno adesso
riflettendo se accogliere adesso l’attaccante 28enne del Crystal Palace o
rimandare a luglio. Il Milan stava spingendo per averlo subito, ma la permanenza
di Nkunku ha frenato tutto. Perché in attacco a oggi ci sono: Leao, Pulisic,
Nkunku, Fullkrug, tornerà Gimenez (anche se servirà tempo). Il reparto sembra
completo, forse Mateta oggi sarebbe troppo.
Non partirà nemmeno Alessio Romagnoli. Il capitano biancoceleste era diretto
all’Al Sadd di Roberto Mancini, in Qatar. Prima il giro di campo dopo il match
contro il Como a salutare i suoi tifosi, poi – quando l’addio sembrava cosa
certa – la Lazio ha frenato tutto con una nota ufficiale: “Non si vende“. Poi la
trattativa riaperta e saltata perché non c’erano più i tempi tecnici per
chiuderla entro le 22 del 31 gennaio, quando scadeva il mercaro qatariota. Anche
se secondo il Corriere dello Sport l’ex Milan ne ha fatta una questione di
principio, non accettando – come gli chiedeva la Lazio – di rinunciare alle
mensilità di novembre, dicembre e gennaio.
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sogna il tris), l’Inter chiude per Massolin, salta Romagnoli-Al Sadd | Gli
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