Non è mai facile commentare il calciomercato invernale. Figuriamoci farlo.
Soprattutto quando i soldi sono pochi e, a questo, si aggiungono i blocchi di
mercato che nemmeno si pensava sarebbero arrivati. Basti chiedere al Napoli, per
avere conferma: ha liquidità il club campione d’Italia di De Laurentiis, ma per
una questione di ammortamenti del bilancio, il costo del lavoro allargato (il
lordo, cioè, degli stipendi di tutta la prima squadra, staff incluso) supera
quello dei ricavi. Tradotto? Operazioni solo in prestito, che devono essere
creative. E quindi eccoli, Giovane e Alisson. Prestiti dall’onere alto, resi
possibili grazie alle cessioni di Lucca e Lang (che gravavano sul bilancio ma
soprattutto sul rendimento della squadra), con diritti di riscatto a bonus tutti
da confermare la prossima estate. Ma al di là del Napoli, il mercato di gennaio
è stato difficile. Più difficile del previsto. I botti? Solo quelli di
capodanno…
Perché grandi acquisti, va detto, non ce ne sono stati. Sorpassi e
controsorpassi sì, ma quelli sono abbastanza all’ordine del giorno. Il più
avvincente è stato quello dell’Atalanta, che ha spiazzato tutti con l’acquisto
di Raspadori. L’ex Napoli sembrava a un bivio: Roma da un lato (la più avanti),
proprio il Napoli dall’altro. Alla fine hanno vinto i nerazzurri, che rispetto
alle altre candidate hanno preso l’attaccante a titolo definitivo, accontentando
sia lui (che non voleva sentirsi di passaggio), sia l’Atletico, che ha evitato
la minusvalenza dopo soli sei mesi dall’acquisto. Quello dei Percassi è stato il
blitz più sorprendente e vincente, dettato dal fatto che probabilmente già
sapevano che Lookman, alla fine, sarebbe partito (che sarebbe andato proprio a
Madrid, però, non si poteva proprio prevedere). Conti a posto e un giocatore da
rilanciare anche in ottica Mondiale, senza dimenticare che con Scamacca al
Sassuolo fece benissimo.
Le altre? Hanno aspettato. E hanno anche preso, per carità. Ma senza riuscire
davvero ad accendere le fantasie dei tifosi. Forse ce l’ha fatta un po’ di più
la Roma, che ha fatto arrivare Malen per cui Gasperini stravede, Zaragoza (anche
lui richiesto dall’allenatore) e il giovane ma molto interessante Robinio Vaz
dal Marsiglia. Del Napoli si è già detto. Compreso, velatamente, il fatto che
sia stato sconfessata buona parte del mercato estivo: via Lucca, Lang e
Marianucci.
Il Milan ha provato a sorprendere tutti con Mateta ma alla fine si è dovuto
‘accontentare’ del solo Fullkrug. Il tedesco è arrivato benissimo e si è
integrato alla grande, sia chiaro. Ma il francese sembrava un acquisto per il
presente e il futuro, non fosse stato per quel ginocchio che non convinceva e
che dopo i supplementi di visite mediche ha fatto stoppare all’ultimo le
trattative. Probabilmente ricordandosi anche tutti i dubbi che, questa estate,
avevano portato a interrompere l’acquisto ormai definito di Boniface
dall’Eintracht.
Manca il colpo, come è mancato alla Juve, che cercava un attaccante e si è
trovata, a sorpresa, con un vice Yildiz come Boga e un esterno come Holm
(arrivato dal Bologna al posto del deludente Joao Mario). Kolo Muani, alla fine,
non è tornato nonostante avesse provato a far capire al Tottenham quanto avrebbe
preferito un trasferimento in bianconero. E soprattutto non è arrivato Zirkzee,
che volevano un po’ tutti ma è rimasto allo United, di nuovo.
L’olandese è stato l’oggetto del desiderio di Juve, Napoli e, di nuovo, Roma, ma
tempistiche e costi gli hanno remato contro. E a proposito, quello che doveva
sembrare il mercato delle punte (con anche Ferguson e Dovbyk in uscita) si è
dimostrato essere quello delle mezze punte o degli esterni offensivi. Perché gli
attaccanti costano, e in un mercato senza tanti soldi non è facile riuscire ad
arrivarci. Meglio cambiare, quindi, con buona pace di allenatori e tifosi che
forse si sarebbero aspettati qualcosa di più. Ma ora si tira una riga e si
ricomincia. Fino al prossimo giugno.
Non aveva bisogno di attaccanti l’Inter, che come spesso capita da anni si muove
solo se arriva l’occasione giusta. Non è successo quest’anno, non fosse per il
giovanissimo Jakirovic. Ma la classifica parla da sé: i colpi arriveranno in
estate. Quando i nerazzurri daranno via a una grandissima opera di rinnovamento.
Anche se numericamente e qualitativamente c’erano tre potenziali operazioni da
fare: un portiere, un difensore, un esterno.
L'articolo Pochi soldi e nessun botto. Si chiude il calciomercato invernale:
Juve e Milan si “accontentano”, assente l’Inter proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Calciomercato
“Innanzitutto sto abbastanza bene. Almeno di testa perché ripensando a quello
che è successo mi rendo conto che le conseguenze potevano essere molto più
gravi”. Emil Audero torna a parlare a distanza di due giorni dall’episodio del
petardo che gli è scoppiato a pochissimi metri di distanza durante
Cremonese–Inter, match terminato 0-2 per i nerazzurri. Al 48esimo del secondo
tempo infatti dal settore ospiti è arrivato un petardo, lanciato da un tifoso
dell’Inter poi individuato ed espulso dal club di appartenenza. Audero è subito
caduto a terra, stordito e con problemi all’orecchio e al ginocchio.
“Domenica ho avuto una botta molto forte all’orecchio e sul ginocchio destro:
tra calzettone e pantaloncino mi bruciava la pelle, mentre sull’orecchio ho
sentito una botta forte. E andrò a fare esami per controllare che non ci sia
niente di danneggiato”, ha spiegato il portiere grigiorosso a La Gazzetta dello
Sport. “È una roba che fatichi a digerire, perché pensi che per la dinamica che
c’è stata poteva andare peggio“, ha spiegato Audero. Il portiere ammette di aver
provato “una sensazione di vuoto morale che non avevo mai provato in vita mia.
Mi sono sentito scarico e mi sono chiesto perché sto giocando ancora, perché
sono in campo?”.
Secondo Audero l’esplosione del petardo avrebbe potuto avere conseguenze molto
più gravi: In genere sono bengala che non esplodono. Sembrava tutto sotto
controllo. Durante la partita ero concentrato, poi giro la testa e vedo quella
roba per terra vicino a me. Io non sono un esperto e solo per caso mi sposto
seguendo lo svolgimento dell’azione con lo sguardo. Stavo comunque richiamando
l’attenzione dell’arbitro, ho fatto pochi passi e poi quel botto tremendo”.
E poi “Un boato, come si mi avessero tirato una martellata all’orecchio, facevo
fatica a sentire. Nella gamba destra vedo un taglio, il calzoncino stracciato, e
sento un bruciore fortissimo. Non mi fossi spostato, poteva veramente finire
molto male”. Nonostante ciò, ha deciso di rimanere in campo, rialzarsi e
continuare a giocare. Segno di grande sportività: “L’ho fatto per l’adrenalina
innanzitutto. Ma lo fai anche perché sei in campo, capisci la situazione e non
vuoi che finisca in quel modo. Dentro di me non sentivo la volontà di
abbandonare. Sospendere la partita per un episodio del genere non mi andava giù.
Sapevo di potercela fare. Anche se poi è successo qualcosa”.
L'articolo “Perché sto giocando ancora? Perché sono in campo?”: Audero racconta
gli attimi dopo lo scoppio del petardo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Arriva a luglio. Anzi no, a gennaio. Alla fine non arriverà più. La trattativa
tra Jean–Philippe Mateta e il Milan è probabilmente tra le più intricate della
finestra di calciomercato invernale. Alla fine l’attaccante non vestirà
rossonero: né quest’anno, né nella prossima stagione. I motivi? Sembra di
tornare a qualche mese fa, al caso Boniface. Mateta non ha infatti superato i
test medici svolti dall’équipe rossonera, che ha manifestato non pochi dubbi
sulle condizioni delle sue ginocchia.
Dopo una serie di verifiche mediche effettuate tra ieri e oggi, infatti il club
rossonero ha deciso di non continuare con la trattativa, ritenendo non idonee le
condizioni fisiche dell’attaccante francese. Esattamente come successe con
Victor Boniface negli ultimi giorni di agosto 2025: il Milan aveva raggiunto un
accordo col Bayer Leverkusen sulla base di un accordo che prevedeva un pagamento
immediato di 5 milioni di euro per il prestito dell’attaccante, versandone altri
24 per l’eventuale riscatto. L’operazione è però saltata dopo le visite mediche,
che avevano evidenziato come i problemi fisici di Boniface non fossero del tutto
risolti. L’attaccante aveva avuto infatti due gravi infortuni al ginocchio
destro, più altri muscolari.
Una cosa simile – ma con qualche differenza – è accaduta con Jean–Philippe
Mateta, attaccante del Crystal Palace e obiettivo di mercato del Milan per
l’intera finestra di gennaio. Il francese era inizialmente un obiettivo dei
rossoneri per giugno, a parametro zero, poi la decisione di accelerare la
trattativa per provare a portarlo a Milano già a gennaio. Quando tutto sembrava
fatto, sono emersi dei problemi fisici nei controlli medici che hanno bloccato
tutto. Ma con una grande differenza rispetto a Boniface: Mateta sta giocando
sempre e tra l’anno scorso e i primi mesi del 2025/26 ha segnato 22 gol in
Premier League (8 quest’anno). Boniface invece soltanto otto e ha saltato
diverse partite per infortunio.
Mateta – consultando la cronaca infortuni presente su Transfermarkt – ha avuto
soltanto tre infortuni in carriera: un generico “malato” di soli due giorni, un
“infortunio alla testa” di circa un mese nella passata stagione e un
“lacerazione al menisco” nel 2019/20. Questo sì, grave: cinque mesi out. Ma da
quando è tornato – a dicembre 2019 – quel menisco non ha mai dato problemi al
francese. E infatti Mateta ha giocato 22 partite in campionato nel 2020/21 (in
alcune è rimasto fuori per scelta tecnica), 23 nel 2021/22, 29 l’anno successivo
e 72 totali tra l’anno scorso e quest’anno. Insomma, ha sempre avuto una certa
continuità (e va in doppia cifra da due anni).
Motivo per cui è possibile che – al di là dei presunti problemi fisici dopo i
controlli – il Milan abbia deciso di rinunciare a Mateta – vista anche la
permanenza di Cristopher Nkunku – perché non ne sente più il bisogno. Ci sono
già Leao, Pulisic, Fullkrug, Nkunku, Gimenez che sta per tornare. C’è
abbondanza.
L'articolo Milan, Mateta è “quasi” un Boniface 2.0: la trattativa salta per
problemi fisici. Ma dal 2019 ha avuto un solo infortunio proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Conoscevo un amico che s’innamorava sempre della ragazza sbagliata: troppo
bella, troppo sposata, troppo problematica. Dopo lunghe e costosissime sedute,
lo psicologo – ma probabilmente non c’era bisogno d’uno specialista, ci sarebbe
arrivato chiunque gratis – concluse senz’appello: è una scusa a livello
inconscio per poter dire di essere alla ricerca di qualcuno, ma far fallire sul
nascere ogni possibile relazione e quindi non impegnarsi. Trasposto in più
prosaici termini calcistici, è più o meno la storia del mercato dell’Inter. Se
non ci saranno sorprese dell’ultimo giorno (le ha escluse lo stesso Marotta), la
campagna di trasferimenti invernale dei nerazzurri si concluderà con un nulla di
fatto: nessuna entrata, nessuna uscita. Non che non ci abbiano provato, a
sentire tutti i rumors dell’ultimo meso. Se però guardiamo gli obiettivi
dichiarati apertamente dall’Inter, in questo e anche nel mercato precedente,
mettiamo in fila una serie incredibile di chimere, giocatori tutti
irraggiungibili per questa o quell’altra ragione. Che infatti puntualmente non
sono arrivati.
Il primo in estate è stato Lookman, ma vabbè, l’Atalanta è stata inamovibile nel
rifiutare i 45 milioni che pare avesse offerto l’Inter. Allora si è ripiegato su
Konè, e qui sarebbe stata la rivolta della piazza a far saltare l’affare. Poi a
inizio 2026 sembrava la volta di Cancelo, peccato che il giocatore abbia
preferito da sempre il Barcellona. A quel punto la scelta è ricaduta su Perisic,
cavallo di ritorno, che però avrebbe dovuto essere liberato dal Psv. Quindi è
spuntato Moussa Diaby, anche qui chissà perché il Fondo Pif non ha accettato di
lasciarlo partire. Infine Curtis Jones, suggestione che è durata e tramontata
nell’arco di una giornata: come si poteva soltanto pensare di prendere in
prestito un elemento del Liverpool e della nazionale inglese.
Il filo conduttore di queste trattative è l’offerta ridicola, soprattutto a
gennaio, per cui il club di provenienza avrebbe dovuto incassare nulla o
addirittura farsi carico dello stipendio. I rifiuti, che non sorprendono,
pongono due aspetti. Il primo è quello reputazionale: non è bello dichiarare
sistematicamente un obiettivo che poi non viene raggiunto, ormai le trattative
dell’Inter sono quasi una barzelletta (non solo in Italia). Poi c’è l’aspetto
tecnico: perché oggi la squadra sta dominando la Serie A, ma se dovesse andare
avanti in Champions (dipenderà molto dal sorteggio degli ottavi) rischia di
ritrovarsi nella stessa, scomodissima condizione dello scorso anno, ovvero in
debito d’ossigeno ad aprile, quando si deciderà la stagione e le avversarie
(Milan, chissà se ora senza coppe può rientrare anche il Napoli di Conte)
avranno il vantaggio di giocare un match a settimana. Un errore che già una
volta è stato fatale ai nerazzurri. Il mercato invernale, è vero, è particolare.
Parafrasando Ausilio, è una finestra di riparazione e chi è primo ha meno da
riparare. Ci sono più scarti che occasioni in circolazione e spesso a gennaio i
soldi si buttano, come dimostra il recente esempio del Milan, che un anno fa
prese per oltre 30 milioni Gimenez, e ora, nonostante l’arrivo di Fullkrug,
potrebbe spenderne altrettanti per Mateta. Anche senza fare follie però si può
lavorare con le idee, per aiutare una squadra e un allenatore che si stanno
meritando il supporto della società, oltre che per colmare un paio di lacune
evidenti, in particolare quella sulla destra dopo l’infortunio di Dumfries: in
giro per il mondo ci sarà un esterno che faccia il caso dell’Inter.
Invece sono state inseguite solo chimere. Gli unici acquisti che l’Inter ha
chiuso e continua a chiudere sono quelli di giocatori che costano poco e,
indipendentemente dalla loro resa, potranno generare plusvalenza (vedi Massolin,
talento della Serie B, pagato due spicci al Modena: ha 24 anni e chissà se sarà
mai da Inter, però a quelle cifre si rivelerà comunque un affare). Il target
preferito dei fondi e quindi di Oaktree. Ai più maligni – e tra i tifosi non
mancano – potrebbe quasi venire il dubbio che l’Inter semplicemente non volesse
comprare nessuno. Che il tesoretto dichiarato in estate non sia mai esistito,
nonostante il bilancio oggi permetta ai nerazzurri ampi margini di manovra. E
che questa sfilza di obiettivi dati in pasto alla stampa amica e poi sfumati per
un motivo o per l’altro ma sempre per volere altrui, non sia altro che fumo
negli occhi: una tattica, pura narrazione per far credere l’Inter attiva sul
mercato quando in realtà la proprietà ha altri piani. Ma non è vero. L’Inter
voleva davvero comprare qualcuno. Purché però glielo regalassero. Solo che nella
vita nessuno ti regala nulla. Figuriamoci nel calcio.
X: @lVendemiale
L'articolo Il mercato impossibile dell’Inter: offerte ridicole per non prendere
nessuno proviene da Il Fatto Quotidiano.
Zero operazioni in quasi un mese, tre negli ultimi due giorni. La Juventus è
scatenata sul mercato in queste ultime ore e sta puntellando la rosa in tutti i
reparti. Da Boga a Holm, passando per la suggestione Mauro Icardi o comunque un
nove vero. Il telefono del ds Ottolini è bollente in queste ore. Ma non è
l’unica big a muoversi: il Napoli vuole chiudere Alisson, esterno dello
Sporting, in prestito, mentre l’Inter pensa già al prossimo anno e ha bloccato
Yanis Massolin del Modena per la fascia e tenta l’ultimo disperato assalto a
Diaby.
E il Milan? Riflette se portare Jean-Philippe Mateta a Milano subito o a luglio.
E poi c’è il caso Romagnoli–Lazio: parte, non parte, poi di nuovo sì, le
presunte firme sul contratto e il mancato deposito per la chiusura del mercato
arabo. Insomma, come ogni anno gli ultimi giorni di mercato sono frenetici e con
diversi colpi di scena tra idee last minute e trattative lampo.
BOGA, HOLM E QUEL TENTATIVO PER ICARDI: JUVE PROTAGONISTA
Silente per tutto il mese di gennaio, la Juventus è la vera protagonista di
queste ultime ore di calciomercato. Il club bianconero ha accolto Jeremie Boga,
già a Torino e pronto a iniziare la sua avventura italiana, la terza dopo quelle
con Sassuolo e Atalanta. Una scelta mirata. La Juventus cercava un giocatore con
quelle caratteristiche: brevilineo, capace di creare superiorità numerica, che
non pretende la titolarità e che a partita in corso può dare a Spalletti quella
soluzione in più per sbloccare un match complicato. Diversi i nomi emersi nelle
ultime settimane, ma la Juventus alla fine con una trattativa lampo ha chiuso
per Boga dal Nizza.
Poche ore dopo il club bianconero ha trovato l’accordo con il Bologna per Emil
Holm, esterno a tutta fascia. Anche in questo caso i bianconeri cercavano un
esterno che fornisse garanzie e affidabilità tattiche. Arriverà in prestito con
diritto di riscatto, con Joao Mario che farà il percorso inverso in prestito
secco. Operazione vantaggiosa per entrambi i club: la Juve accoglie un esterno
che conosce già la Serie A, il Bologna un altro che tatticamente ha ancora tanto
da imparare, ma di grande gamba e tecnica.
E poi c’è la suggestione Mauro Icardi. La Juve ci ha provato fino alla fine per
Kolo Muani: un suo ritorno era la soluzione preferita dei bianconeri. Ma non c’è
stata apertura. Ed ecco che l’ultima idea è quell’Icardi che Spalletti ha già
avuto all’Inter e con cui nel 2019 litigò. Robe vecchie. Ora i due potrebbero
incontrarsi ancora, con una Wanda Nara in meno.
L’INTER PENSA AL FUTURO: È FATTA PER MASSOLIN
Chi invece silente era e silente (tranne qualche piccolo sussulto) è rimasta è
l’Inter di Beppe Marotta. Si è parlato a lungo di un esterno destro nel corso di
questo calciomercato: da Perisic a Norton–Cuffy, sono stati diversi i nomi
accostati ai nerazzurri. Perisic era la soluzione preferita, ma come nel caso di
Kolo Muani, non c’è stata apertura del Psv. Norton-Cuffy è un investimento
importante, ci sarà tempo per pensarci. Nel frattempo è arrivato Yanis Massolin.
O meglio, accordo chiuso ma rimarrà a Modena fino a fine anno.
Esterno di 23 anni, ha giocato 14 partite con il club modenese, segnando un gol
e due assist. Un investimento per il futuro prossimo. Ha grande corsa, ottima
tecnica di base e quella freschezza che l’Inter cerca sulle fasce. Certo, non ha
mai giocato in Serie A, quindi ogni giudizio è rimandato al prossimo anno.
Intanto i nerazzurri tentano l’ultimo disperato assalto per Moussa Diaby.
IL MILAN RIFLETTE SU MATETA, IL CASO ROMAGNOLI-LAZIO
Mateta arriverà al Milan. Questo è sicuro. Ma i rossoneri stanno adesso
riflettendo se accogliere adesso l’attaccante 28enne del Crystal Palace o
rimandare a luglio. Il Milan stava spingendo per averlo subito, ma la permanenza
di Nkunku ha frenato tutto. Perché in attacco a oggi ci sono: Leao, Pulisic,
Nkunku, Fullkrug, tornerà Gimenez (anche se servirà tempo). Il reparto sembra
completo, forse Mateta oggi sarebbe troppo.
Non partirà nemmeno Alessio Romagnoli. Il capitano biancoceleste era diretto
all’Al Sadd di Roberto Mancini, in Qatar. Prima il giro di campo dopo il match
contro il Como a salutare i suoi tifosi, poi – quando l’addio sembrava cosa
certa – la Lazio ha frenato tutto con una nota ufficiale: “Non si vende“. Poi la
trattativa riaperta e saltata perché non c’erano più i tempi tecnici per
chiuderla entro le 22 del 31 gennaio, quando scadeva il mercaro qatariota. Anche
se secondo il Corriere dello Sport l’ex Milan ne ha fatta una questione di
principio, non accettando – come gli chiedeva la Lazio – di rinunciare alle
mensilità di novembre, dicembre e gennaio.
L'articolo Il finale di calciomercato si infiamma: Boga e Holm per la Juve (che
sogna il tris), l’Inter chiude per Massolin, salta Romagnoli-Al Sadd | Gli
ultimi affari proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cambi di rotta improvvisi, colpi di scena. Delusioni. Juventus e Lazio vivono
momenti a fasi alterne sul mercato. C’è chi di base sorride di più, perché al
netto di operazioni che non sono state fatte, ha trovato la sua quadratura del
cerchio: Spalletti e l’avventura in bianconero sta procedendo nel migliore dei
modi, anche senza quella punta (e con Vlahovic infortunato) che con il suo
solito modo di fare un po’ scanzonato, ma molto schietto, l’allenatore ha
ribadito essere necessaria dopo la vittoria rotondissima contro il Napoli.
“McKennie può giocare in quel ruolo e ve lo dimostrerò”, ha detto. “Certo che
avere uno con le caratteristiche di Hojlund a volte potrebbe farci comodo”.
Hojlund che vagamente somiglia a Vlahovic – la cui avventura in bianconero è ai
titoli di coda, al netto di tutto – e che per struttura fisica (più che per
caratteristiche) poteva assomigliare a En-Nesyri del Fenerbahçe. Sorride invece
molto di meno Sarri, perché si vede la squadra smantellata e non le manda a dire
al suo presidente Lotito. A questo, si è aggiunto anche il caso Romagnoli. Che
non sarà per niente facile da gestire.
“CI PENSI? NO GRAZIE”
In casa Juventus la delusione è molta per come si è sviluppata l’operazione
En-Nesyri. L’attaccante marocchino sembrava in pugno, anche se il ds Ottolini
era stato molto prudente: per questo era rimasto in Turchia fino a sabato,
perché aveva capito che senza qualcosa di concreto in mano, il giocatore si
sarebbe anche potuto perdere. Ma quando è rientrato a Torino, gli era stato
fatto capire che davvero fosse tutto a posto. E invece no. En-Nesyri in qualche
modo ci ha ripensato, ha chiesto ancora un po’ di tempo perché l’idea di tornare
al Siviglia (dove ha vinto anche un’Europa League) a titolo definitivo gli piace
di più rispetto al prestito con diritto di riscatto a circa 20 milioni di euro
che ha messo sul tavolo la Juve. “Un’operazione ad acquisto è esclusa” ha detto
Chiellini nel pre della partita contro il Napoli. “Per noi, la trattativa è
chiusa”. Dove la parola ‘trattativa’ si può quasi sostituire a ‘porta’, nel
senso che ai bianconeri questo comportamento proprio non è piaciuto: il
giocatore deve essere convinto della destinazione, sentirsi parte di un progetto
di rifondazione che con Spalletti, dopo anni un po’ turbolenti, sembra davvero
ricominciato. Cosa succederà ora? Difficile pensare a un riavvicinamento tra le
parti. Anzi, sembra proprio impossibile. I bianconeri valutano altre strategie:
da Chiesa come vice Yildiz e tanti saluti alla punta, all’ipotesi Zirkzee, che
il Manchester United però lascerebbe partire di fronte a molti più soldi. Ma il
tempo comincia a stringere.
PATATA BOLLENTE
E stringe per tutte, Lazio compresa. I biancocelesti si sono regalati l’arrivo
di Maldini (prestito a 1 milione più 500mila di bonus e 14 milioni di euro di
diritto di riscatto), ma a Sarri questo non basta. Non perché l’allenatore sia
capriccioso, anzi, ma perché sempre di più gli sembra che il “ridimensionamento”
di cui lui stesso ha parlato sia una realtà concreta di questo calciomercato.
Che si è sbloccato, ma che pare molto più orientato alla monetizzazione, che
all’investimento. Via Castellanos, via Guendouzi e via Romagnoli. Anzi, no. Il
giocatore aveva accettato l’Al-Sadd di Roberto Mancini, aveva detto che quella
con il Lecce sarebbe stata la sua ultima partita. Aveva salutato tutti,
nonostante la preoccupazione dell’allenatore che candidamente aveva fatto capire
questa cosa: “Senza di lui, prenderemo più gol. Perché chiunque lo sostituirà,
pur bravo che sia, avrà bisogno di tempo per capire le mie richieste”. Ieri, un
comunicato della Lazio ha detto che il giocatore non è mai stato sul mercato,
scaricando di fatto la patata bollente proprio sull’allenatore, che ora dovrà
far trovare a Romagnoli le giuste motivazioni. Non è tanto una questione di
feeling con la piazza, che c’è sempre stato, ma proprio di opportunità di
carriera: Romagnoli è in scadenza nel 2027, la Lazio non gli ha mai proposto
prolungamenti o adeguamenti e non sembra intenzionata a farlo, e i qatarioti
offrivano una cifra veramente molto significativa. Il difensore resta, sì, ma è
come se ripartisse da zero. E Sarri a Lotito l’ha detto chiaramente: “Non si
dica che i giocatori vanno via perché non hanno un buon rapporto con me”. È la
puntata, ennesima, di una telenovela che ha la finestra delle operazioni di
gennaio come pretesto, ma che molto più in profondità sembra raccontare di un
rapporto logoro. Dimissioni? Non se ne parla. Almeno fino al prossimo mercato…
L'articolo Calciomercato, cosa c’è dietro i due ribaltoni del weekend: En-Nesyri
non va alla Juve e Romagnoli resta alla Lazio proviene da Il Fatto Quotidiano.
Botta e risposta a distanza a mezzo stampa. Quando succede, il segnale non è mai
dei migliori. In questo momento, al netto della buona notizia legata allo
sblocco del mercato, in casa Lazio il clima è pesante. Influiscono i risultati
(e il 3-0 subìto contro il Como è lì a testimoniarlo), influiscono i mancati
acquisti che Maurizio Sarri avrebbe voluto, influiscono le cessioni di giocatori
importanti che il tecnico non avrebbe voluto. “Il mercato lo stabilisce la
società”, ha tuonato più volte Claudio Lotito. “Il presidente ha detto così, io
mi chiamo fuori”, ha risposto Sarri qualche giorno dopo. Anche se di dimissioni
non vuole nemmeno parlare. Non questa volta.
Era già successo che l’allenatore salutasse la Lazio, perché sentiva di non
avere più la squadra in pugno. Questa volta è diverso, solo che la squadra gli
sta sfuggendo dalle mani. Proprio numericamente. Castellanos è andato al West
Ham perché giocava poco; probabilmente saluteranno anche Nuno Tavares, per lo
stesso motivo; Mandas (in prestito con diritto di riscatto, perché magari l’anno
prossimo potrebbe anche tornare e fare pure il titolare, se dovesse salutare
Provedel). Ma la cessione di Guendouzi in Turchia è stata vista come un colpo
basso (è arrivato Taylor, che ha ottime prospettive ma va conosciuto), così come
sarebbe quasi esiziale quella di Romagnoli, che ha il contratto in scadenza tra
un anno ma che è tentatissimo dalla ricca offerta dell’Al-Sadd di Roberto
Mancini. Ricca per il giocatore ma anche per il club: 7 milioni di euro per il
trentunenne non sono soldi da lasciare così facilmente cadere nel vuoto.
Lotito e Fabiani valutano e ascoltano. Sarri, invece, preferisce non saperne.
“Tutte le volte è come se fosse un anno zero”, aveva detto prima della partita
contro il Verona. Quello stesso Verona da cui l’allenatore potrebbe ricevere il
brasiliano Giovane. Un altro, si scusi il gioco di parole, giovane di belle
speranze da sgrezzare. Ma non per forza adatto a puntare subito all’obiettivo
europeo che in qualche modo Sarri si è posto, pur avendo dichiarato che, dalla
società, non gli è arrivato nessun diktat particolare. È tutto parte di una
strategia comunicativa volta a sottolineare una fase di stallo a cui
l’allenatore fatica a volersi sottoporre davvero. Ma che in qualche modo gli è
imposta. Con tutte le tensioni del caso.
L'articolo Sarri vede la Lazio sfuggirgli dalle mani: le tensioni con Lotito e
il caso Romagnoli proviene da Il Fatto Quotidiano.
Riparare agli errori commessi in estate: è questo il mantra del Napoli nelle
ultime ore del mercato di gennaio. Sul banco degli imputati ci sono Noa Lang e
Lorenzo Lucca. Tanto voluti in estate con diversi milioni messi sul tavolo per
strapparli a PSV Eindhoven e Udinese (29 totali per l’olandese, più di 35 per
l’attaccante azzurro), i due sono già stati scaricati da Antonio Conte appena
sei mesi dopo l’approdo a Napoli.
Giovanni Manna sta lavorando per poterli piazzare quanto prima e potersi poi
concentrare sul mercato in entrata. Il direttore sportivo azzurro, come se non
bastasse, deve fare i conti col mercato a saldo zero che grava sui campione
d’Italia in carica. Una corsa contro il tempo per rinforzare la rosa – sempre
più decimata dagli infortuni – e accontentare Antonio Conte per provare a
colmare il gap con l’Inter, che adesso guida la classifica con sei punti di
vantaggio.
NOA LANG E LUCCA BOCCIATI DOPO SEI MESI
Bocciati. Noa Lang e Lorenzo Lucca non solo non sono riusciti a ritagliarsi
spazio nel Napoli, ma hanno spinto allenatore e società a metterli ai margini.
“Faremo un discorso con la società. È probabile che ci sia bisogno di giocatori
nell’immediatezza. Se certi calciatori non vengono utilizzati, è chiaro che in
questo momento c’è bisogno di ricambi diversi. Numericamente siamo giusti in
difesa, a centrocampo e in attacco non stiamo cambiando molto”, ha detto il vice
di Conte, Stellini, dopo la vittoria contro il Sassuolo.
Parole chiare che non lasciano spazio alle interpretazioni: il dito è puntato
contro i due acquisti estivi. Sono soltanto due le reti di Lucca in 22 partite.
Poche, pochissime. La fiducia di Conte, che lo aveva voluto come vice Lukaku in
estate, vacillava subito tanto da chiedere un nuovo attaccante dopo l’infortunio
del belga. Lucca è rimasto schiacciato dalla pressione e non è riuscito a
ripetere l’ottima stagione fatta con la maglia dell’Udinese. Adesso Manna sta
lavorando per liberarsene. Dopo le voci sull’Arabia e il ritorno al Pisa, il
venticinquenne è finito nel mirino del Nottingham Forest. Gli inglesi (in cui
giocano gli ex Juventus Savona e Douglas Luiz) hanno raggiunto l’accordo con il
Napoli: prestito oneroso a un milione e con diritto di riscatto fissato a 35. La
palla passa adesso all’attaccante, che deve ancora accettare il trasferimento.
Ha le valigie pronte anche Noa Lang. Arrivato in pompa magna dopo buone stagioni
al PSV Eindhoven, l’olandese ha disatteso le aspettative. Apatico e a tratti
indisponente, il classe 1999 è stato impalpabile: soltanto un gol e due assist
in Serie A (uno per McTominay per il 2-2 con l’Inter). Un bottino esiguo per uno
dei grandi colpi estivi. Ora per lui ci sarà il Galatasaray: Noa Lang si
trasferirà presto in prestito secco fino al termine della stagione.
I NOMI IN ENTRATA
Noa Lang e Lorenzo Lucca sono stati due flop da oltre sessanta milioni di euro.
E non potrebbe essere altrimenti visto che sono stati scaricati a metà gennaio,
proprio nei giorni in cui Antonio Conte ha perso anche Amir Rrahmani, Matteo
Politano e di nuovo David Neres per il Copenaghen in Champions League (il match
di oggi è vitale per provare a qualificarsi ai playoff) e il big match contro la
Juventus dell’ex Spalletti. Manna dovrà fare i salti mortali per sostituirli. Il
tempo è poco – appena due settimane – e il budget è pari a zero.
Per l’attacco il nome è sempre quello di Youssef En-Nesyri del Fenerbahce. Il
marocchino, autore di sette reti in quindici partite, è seguito anche dalla
Juventus. Il club turco ha aperto al prestito, ma prima dovrà essere definita la
cessione di Lucca per poter chiudere. Per sostituire l’esterno olandese, invece,
i nomi sono diversi: spicca Raheem Sterling (fuori rosa al Chelsea) oltre a
Daniel Maldini e l’ex Atletico Madrid Yannick Carrasco. Appare tramontata,
invece, la pista che porta a Kobbie Mainoo, tornato centrale al Manchester
United con l’arrivo di Carrick in panchina.
CASI ANALOGHI IN SERIE A
Riparare non è solo il modus operandi del Napoli, ma anche delle altre squadre
in lotta per la Champions League. Bocciati gli acquisti estivi di Nkunku e
Ferguson, Milan e Roma sono subito corse ai ripari. I rossoneri hanno accolto
Niklas Fullkrug, che ha regalato i tre punti contro il Lecce. Ottimo l’impatto
di Donyell Malen in giallorosso, subito in gol nella vittoria esterna contro il
Torino. Milan e Roma si affidano a loro per continuare a sognare, scudetto per
Allegri, quarto posto per Gasperini.
Nella lista degli acquisti sbagliati c’è anche la Juventus. David e Openda hanno
deluso, per questo Ottolini e Comolli stanno lavorando per arrivare a
Jean-Philippe Mateta del Crystal Palace (con En-Nesyri in alternativa). Insomma,
mai come in questo caso, gennaio è il mese per riparare agli errori commessi in
estate.
L'articolo “Certi giocatori non utilizzati, è chiaro che abbiamo bisogno di
ricambi”: il Napoli scarica Lang e Lucca, Conte vuole ancora acquisti proviene
da Il Fatto Quotidiano.
C’è un Gasperini finalmente soddisfatto. E lo è, davvero, per Malen.
L’attaccante arrivato a Roma solo venerdì, sarà con ogni probabilità già
impegnato contro il Torino: “Abbiamo preso uno forte e lo abbiamo preso subito.
È stato fondamentale il ruolo di Ryan Friedkin”, ha detto l’allenatore nella
conferenza di presentazione della gara di campionato contro i granata
(appuntamento domenica alle 18). Stona qualcosa? Forse. Perché dietro la
soddisfazione, che con Gasperini non è sempre di casa (pubblicamente, sia
chiaro), c’è anche un piccolo segnale di come, in realtà, proprio tutto in casa
Roma non sia risolto.
Prosegue la conferenza. “Con Raspadori non ho mai parlato, con Malen sì. E in
tre giorni abbiamo chiuso. Io non partecipo alle trattative”. E ancora: “Malen
era un’opportunità importante e l’abbiamo colta, quando invece le operazioni
diventano lunghe sono difficili da realizzare”. Manca ancora qualcosa? “Parlate
con chi opera sul mercato, che per fortuna non è il mio settore. Nel mercato
nascono e finiscono opportunità nel giro di un’ora. Io sono un uomo di campo e
credo che servano cose veloci”.
Emergono tempi, emergono prospettive. Ma non i nomi. Non un nome, anzi. Quello
di Frederic Massara, direttore sportivo dei giallorossi che già nelle scorse
settimane era stato oggetto di uno scontro non proprio leggero con il suo
allenatore. Gasperini, allora, aveva chiesto un confronto con Ranieri e
soprattutto delle rassicurazioni su un mercato che alla fine ha portato due
investimenti per complessivi 50 milioni di euro (Robinio Vaz e Malen, tra
prestiti e diritti) ma non nei tempi che avrebbe sperato l’ex Atalanta.
Che comunque qualche rinforzo lo aspetta ancora. Cosa manca? Forse Zirkzee, che
non è stato convocato dal Manchester United (e c’è il mercato dietro, con la
Roma che resta alla finestra nonostante gli arrivi), forse un esterno offensivo,
forse un difensore (per Fortini della Fiorentina è stata presentata un’offerta,
già rifiutata, di 7 milioni, ma si tornerà alla carica).
Ma il punto è un altro. Non citare Massara in conferenza stampa, o ringraziare
solo la famiglia Friedkin, è un altro segnale di come la scollatura sia
presente, ma non per forza irrisolvibile. Anzi. In casa giallorossa c’è tutta
l’intenzione di crescere in maniera progressiva e armonica, in tutte le
componenti. Dando a Gasperini le chiavi di una squadra che può continuare a fare
bene in campionato, anche nell’ottica di riconquistare quella Champions League
che manca dal 2019. Tanto, troppo tempo.
Un obiettivo che può essere alla portata e che sarà ancora più chiaro dopo il
calciomercato. Quando il nervosismo, forse, sarà un po’ di meno. E ci si potrà
concentrare solo e soltanto sul campo.
L'articolo “Malen è uno forte, fondamentale il ruolo di Ryan Friedkin”: dietro
le parole di Gasperini le tensioni in casa Roma proviene da Il Fatto Quotidiano.
La possibilità è emersa con forza nelle ultime ore, come anticipato anche dal
fattoquotidiano.it. Giacomo Raspadori voleva prendere tempo. E tra Roma e
Napoli, c’era un’outsider pronta a inserirsi nella corsa all’attaccante. Ha
vinto l’outsider: Raspadori andrà all’Atalanta. Senza più dubbi, senza più
incertezze.
RASPADORI-ATALANTA, I DETTAGLI
L’operazione è stata chiusa nella mattinata di oggi, martedì 13 gennaio. Dopo
una notte di riflessioni da parte dell’attaccante che voleva un progetto da cui
ripartire dopo la delusione spagnola. A Madrid il giocatore si è trovato bene,
ma ha avuto poco spazio. Sperava di poterne avere di più, ma Simeone, che
comunque ha sempre stimato molto il ragazzo, gli ha fatto capire che
difficilmente avrebbe avuto più occasioni. Questa è la delusione, la sensazione
di aver portato avanti una sfida solo a metà. Ma tant’è: Roma, Napoli e Atalanta
hanno bussato alla porta del giocatore, che nell’anno che porterà (forse) al
Mondiale per l’Italia non voleva assolutamente sbagliare.
Gasperini gli avrebbe dato spazio ma in alternanza con altri giocatori, Conte lo
conosce bene, Palladino no, ma alla fine pratica un gioco molto simile a quello
proprio di Gasperini. Con in più il fatto che a Bergamo, piazza ambiziosa ma più
tranquilla, sarebbe stato quasi sicuramente un titolare fisso. Non solo: la Roma
si era mossa per un prestito con diritto che sarebbe diventato obbligo; il
Napoli in prestito secco, a causa del blocco del mercato; l’Atalanta a titolo
definitivo. Ecco la differenza: Raspadori, ti voglio, ti voglio subito e per un
sacco di tempo. Difficile a questo punto dire di no.
L’attaccante quindi ripartirà dall’Italia e dai nerazzurri, che pagheranno per
lui circa 22 milioni di euro più uno di bonus. Bene o male, la stessa cifra che
ora impegnerà la Roma per acquistare Robinio Vaz dal Marsiglia: il francese è
molto interessante, ma molto meno esperto e Gasperini dovrà plasmarlo da zero.
Una volta questo lo faceva all’Atalanta. Che invece si coccolerà Raspadori.
L'articolo Beffa per Gasperini: altro che Roma o Napoli, Raspadori ha scelto
l’Atalanta. I dettagli di un colpo di scena proviene da Il Fatto Quotidiano.