Se di partite ne mancano otto e di punti a disposizione ce ne sono 24, allora
non ha tutti i torti Marotta a dire che un +6 di distanza per la sua Inter fosse
qualcosa di “inimmaginabile” a inizio campionato. L’aritmetica conta,
probabilmente più di ogni altra cosa. Ma i momenti incidono eccome. E per una
squadra che dal 18 febbraio scorso, cioè dalla sconfitta in terra norvegese
contro il Bodo, ha raggranellato solo 2 vittorie e 3 pareggi in otto partite, il
momento non può che essere catalogato come “difficile”, sempre per citare
Marotta. Per questo chi sta a -6 e -7, Milan e Napoli, un nuovo pensierino alla
parola ‘Scudetto’ lo sta facendo davvero. Soprattutto pensando che al rientro
dalla sosta sarà proprio a Napoli che arriverà il Milan, per una sfida che ha
tantissimi significati. Ma un solo piano.
QUI NAPOLI
Quello di Conte, in primis, è garantirsi il secondo posto. Ma con licenza di
guardare al primo con rinnovata fiducia, dopo un inverno particolarmente
faticoso. Lo può fare perché la sosta arriva forse nel momento migliore per
recuperare quattro elementi che sono mancati tantissimo: McTominay, De Bruyne,
Anguissa e Lobotka. Recuperare completamente, si intende, visto che già di
recente sono tornati in campo per qualche spezzone e, guarda un po’, il Napoli è
tornato a fare punti.
La vittoria contro il Cagliari ha definitivamente rilanciato le ambizioni dei
campani, che se dovessero fare risultato anche contro il Milan andrebbero a 65
punti, superando quelli della scorsa stagione nello stesso momento dell’anno.
Una stagione che, si sa, aveva portato alla vittoria del titolo. Si rivede un
po’ il sereno tra tutte le parti: Conte è rimasto a Napoli nel fine settimana e
già da qualche tempo i segnali anche nei confronti della proprietà circa una sua
permanenza per il prossimo anno sono stati molto distensivi. Ma non c’è fretta.
L’idea dell’allenatore è, come già accaduto in passato, prendere qualche giorno
di riposo personale a Torino, a casa sua, per far dirigere gli allenamenti allo
staff con i giocatori rimasti a Castel Volturno, prima di tornare la prossima
settimana. Quando ritroverà, peraltro, proprio De Bruyne, Lobotka e McTominay,
rientrati dai rispettivi impegni. E con più minuti nelle gambe.
QUI MILAN
Minuti che ha bisogno di accumulare anche Gimenez, rientrato dal lunghissimo
stop post operazione alla caviglia e pronto a offrire il suo contributo a un
attacco che ha bisogno di più alternative tattiche. Il piano di Allegri è
proprio questo, sfruttare il messicano (che finora non ha fatto bene) per
permettere alla squadra di avere un’ulteriore possibilità lì davanti: non solo
Füllkrug come prima punta, ma anche Gimenez, che permetterebbe peraltro di
passare a quell’attacco a tre che Leao e Pulisic da esterni preferiscono.
A Milanello, come a Napoli, l’aria che si respira è serena. Ma allo stesso tempo
carica nel modo più sano del termine. Con il quinto posto distante nove punti,
la sensazione è quella di avere in tasca la Champions, che era l’obiettivo
minimo. Ma che questo aprile possa regalare al Milan nuove ambizioni sembra
fuori dubbio: dopo il Napoli, ci saranno Udinese e Verona, per poi chiudere con
la Juventus. Quando allora forse i conti saranno un po’ più fatti. E chissà se
quello che sembrava “inimmaginabile” all’Inter è rimasto tale. O si sarà
stravolto ancora.
L'articolo I piani di Milan e Napoli per la rimonta sull’Inter: Allegri ha
un’arma tattica, Conte va in ferie e prepara l’assalto proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Napoli Calcio
Al Napoli basta un gol su rimpallo di Scott McTominay per conquistare la quarta
vittoria consecutiva e salire, almeno per una sera, al secondo posto in
classifica. Gli azzurri vincono 1 a 0 a Cagliari e ora sono a sei punti dalla
capolista Inter, impegnata domenica a Firenze contro la Fiorentina. Il Milan
invece sabato in casa contro il Torino dovrà vincere per ritornare davanti. La
squadra di Antonio Conte per la quarta volta vince con un solo gol di scarto.
Per ora, però, il corto muso basta per coltivare nuove ambizioni, perfino di
scudetto.
“Andiamo alla sosta con 3 punti, aspettando gli altri. Tre punti per la zona
Champions, siamo stati straordinari in questi 7 mesi a rimanere nelle prime
posizioni. Guardiamo a chi c’è davanti, ma non facciamo battute a vuoto, ci
vuole poco ad essere risucchiati da chi sta dietro”, ha detto proprio Conte a
Dazn dopo il match. Per una volta il tecnico del Napoli non si è nascosto: ” In
questi 7 mesi abbiamo tenuto botta, adesso dobbiamo qualificarci in Champions ma
sappiamo che anche altre squadre vogliono farlo. Nessuno però deve impedirci di
guardare in avanti, oggi abbiamo messo un po’ di pressione a chi sta davanti“.
A decidere la sfida della Unipol Domus è stato un gol lampo di McTominay al
secondo minuto. Su cross da corner si è sviluppata una piccola mischia in area,
Buongiorno ha lisciato il pallone che dopo una carambola è finito sul palo e poi
è rimpallato due volte addosso allo scozzese, che alla fine senza neanche sapere
bene come si è ritrovato da due passi la sfera da spingere in rete. Nel resto
del match è successo poco o nulla, fino ai minuti conclusivi, quando il Cagliari
ha provato ad alzare il baricentro, rendendosi pericoloso però solo in un paio
di occasioni.
“E’ stato importante fare un clean sheet dopo 11 partite, oggi il Cagliari non
ha mai tirato in porta. Abbiamo difeso bene tutti quanti: c’è stata grande
applicazione e voglia. I ragazzi hanno percepito l’importanza della partita,
anche se fatichiamo un po’ a concretizzare”, ha analizzato sempre Conte. Che
comunque non considera finita l’emergenza infortuni: “Sicuramente il rientro di
alcuni calciatori è importante, ma conta essere al 100%. Anguissa e McTominay
non sono ancora brillanti mentre ho visto bene Kevin De Bruyne. Lobotka ha
faticato un pochino, dobbiamo recuperare Rrahmani e Di Lorenzo e speriamo di
farlo. Neres penso sia difficile”. Intanto, però, il Napoli ha portato a casa
altri 3 punti preziosi.
L'articolo Con un rimpallo il Napoli passa a Cagliari. Ora Conte punta l’Inter:
“Guardiamo a chi c’è davanti” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Mentirei se fingessi di non conoscerne il motivo reale, nonostante le
supercazzole che sono state accampate”. Ciro Ferrara ha espresso su Instagram
tutta la delusione per il mancato inserimento nel murales realizzato dallo
street artist napoletano Jorit per i 100 anni di storia del Napoli. L’opera è
stata presentata nella giornata di venerdì fuori dallo stadio e comprende i
volti di 11 giocatori tra i più significativi della storia del Napoli, scelti
con l’aiuto dei tifosi: Zoff, Koulibaly, Bruscolotti, Kroll, Ghoulam, Juliano,
Hamsik, Careca, Maradona, Cavani e Mertens.
Tante le assenze di rilievo, tra cui proprio quella di Ciro Ferrara, che ha
espresso tutto il suo rammarico sui social, alimentando le polemiche. “In
relazione all’inaugurazione del murale dello Stadio Maradona, visti gli articoli
che sono usciti sui vari siti e sui social, desidero chiarire la mia posizione.
Mentirei se dicessi che non mi è dispiaciuto non essere stato inserito tra gli
Undici ideali, anche perché sono un figlio di Napoli e sono il napoletano più
vincente nella storia del Napoli. Mentirei anche se fingessi di non conoscerne
il motivo reale, nonostante le supercazzole che sono state accampate“.
Il motivo è – visto anche quanto scrive Ferrara – il suo trasferimento alla
Juventus nel 1994, dopo 10 anni al Napoli. Un trasferimento che tanti tifosi non
hanno mai dimenticato vista la rivalità tra i due club. “Per fortuna, e ne ho la
prova ogni volta che giro a piedi per le strade della mia città, ci sono
napoletani e tifosi realisti, che quell’epoca l’hanno vissuta e la ricordano
bene, conoscono i fatti che portarono al mio trasferimento e sanno che non hanno
mai significato un rifiuto della mia storia e delle mie origini”.
Ferrara ha poi parlato anche di chi ha preso la decisione di non inserirlo nel
murale con i giocatori del Napoli più rappresentativi: “Se è vero che la
decisione finale è stata presa dall’esecutore del murale, penso che si sia persa
l’occasione di assumere uno sguardo puro, cioè non contaminato da
condizionamenti soggettivi, che avrebbe davvero dato a quest’opera il respiro
eterno a cui ambiva. Rimane, invece, un murale figlio del suo tempo e della mano
del signor Ciro Cerullo nato nel 1990 che lo ha realizzato, troppo giovane per
avere vissuto e compreso quegli anni, e che si è fatto sicuramente guidare dal
“sentito dire”. Se la scelta di non rappresentarmi deriva, come credo, da un
risentimento dei tifosi, mi consola il fatto che la parola “risentimento” abbia
origine dalla parola “sentimento”, pur ferito”.
In conclusione Ferrara ha anche menzionato un aneddoto con Diego Maradona,
proprio negli anni in cui giocava nel Napoli: “Per quanto riguarda il mio, di
sentimento… chi non ricorda la scena di Stoccarda, in cui Diego mi abbracciava e
spiegava a tutti che io quella vittoria la meritavo più di ogni altro per via
del mio legame autentico con Napoli? Diego ha sempre saputo chi fossi e da dove
arrivassi. Sono Ciro Ferrara, napoletano di nascita e di sangue. Non serve
aggiungere altro”.
L'articolo Ferrara viene escluso dal murale con i campioni del Napoli e si sfoga
sui social: “So il motivo. Per fortuna ci sono tifosi che conoscono i fatti”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Paura nei minuti finali della sfida tra Napoli e Lecce, nell’anticipo delle 18
in Serie A. Con il risultato sul 2-1 in favore degli azzurri, all’87esimo Lameck
Banda – esterno zambiano del Lecce – si è all’improvviso accasciato a terra,
destando grande preoccupazione in campo e sugli spalti. Tra i primi ad
accorgersi che il calciatore stesse male è stato Antonio Conte. Poi l’intervento
rapido dello staff medico. Il calciatore sembra aver subito ripreso conoscenza.
Successivamente però è stato portato via in ambulanza per i primi accertamenti
in ospedale, tra gli applausi di uno stadio “Diego Armando Maradona” che
precedentemente si era ammutolito per l’accaduto. Il modo in cui infatti il
calciatore si è accasciato ha subito tenuto in apprensione tutti i presenti, sia
in campo che in tribuna. Si attendono adesso aggiornamenti sulle condizioni del
calciatore del club pugliese. Secondo la prima ricostruzione di Dazn, il
calciatore aveva poco prima subito un colpo al petto. Il match è poi ripreso e
finito per 2-1 in favore della squadra di Antonio Conte: al gol iniziale di
Siebert hanno risposto prima Hojlund e poi Politano.
L'articolo Paura in Napoli-Lecce: Banda si accascia all’improvviso, lo stadio si
ammutolisce. Portato via in ambulanza, è cosciente proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Parole di apprezzamento nel pre gara, nessuna esultanza nel gol all’Allianz
Stadium decisivo ai supplementari, foto con Del Piero con tanto di foto su
Instagram. Negli ultimi tre giorni Victor Osimhen ha “punito” la Juve –
eliminandola dalla Champions League – ma ha anche fatto sognare i tifosi in
ottica mercato. Perché gli apprezzamenti e gli interessamenti del club
bianconero per l’attaccante nigeriano sono noti da tempo: ci sono stati a
gennaio e probabilmente è anche il primo nome nella lista del “numero 9” che la
Juventus cercherà durante l’estate. Ma c’è un grosso “ma“. Il sogno Osimhen per
la Juventus sembra al momento impossibile, o quasi. Almeno fino all’1 settembre
2027. E la “colpa” è di Aurelio De Laurentiis.
Il Napoli, infatti, nel momento in cui ha venduto l’attaccante nigeriano al
Galatasaray nell’estate 2025, – come riportato da La Gazzetta dello Sport – ha
inserito una penale che al momento renderebbe praticamente impossibile un suo
ritorno in Italia. La sorprendente e per tanti anche “sconosciuta” clausola ha
una durata di 24 mesi: il giocatore sarebbe quindi libero solo a partire dall’1
settembre 2027. Una clausola voluta dal presidente del Napoli per evitare il
verificarsi di una condizione: un anno in Turchia e poi il ritorno in Serie A.
Se Osimhen dovesse andare in Italia (in questo caso alla Juventus quindi), il
Galatasaray dovrà pagare una penale di 70 milioni al primo anno e 50 al secondo.
E in più, al Napoli toccherebbe anche il 10% della rivendita sulla somma
incassata dal club turco. Tradotto in parole semplici: il Galatasaray lo
venderebbe alla cifra che desidera (quindi circa 75 milioni) più altri 70 della
penale da versare eventualmente al Napoli. Per acquistare Osimhen prima del 2027
– per le squadre italiane – servirebbero quindi circa 150 milioni. Infattibile.
In più ci sarebbe da fare i conti con l’ingaggio del calciatore, che oggi
guadagna 15 milioni fissi e ha bonus che possono far arrivare lo stipendio fino
ai 21 netti. Cifre inimmaginabili in Italia. Nessuno in Serie A guadagna una
somma simile. A spezzare ulteriormente i sogni, per le italiane non ci sarebbe
più la possibilità di prenderlo con i benefici del Decreto crescita. Fino all’1
settembre 2027 vedere Osimhen in Italia, al momento, è praticamente utopia.
L'articolo Osimhen alla Juventus (e in generale in Serie A) oggi è utopia: la
“colpa” è di una clausola voluta da De Laurentiis proviene da Il Fatto
Quotidiano.
A Open Var su Dazn si prendono la scena le due partite che più hanno provocato
polemiche nell’ultimo weekend: Milan-Parma e Atalanta-Napoli. Da un lato, i
rossoneri protestano principalmente per il gol convalidato a Troilo che ha
decisivo la sfida di San Siro. Dino Tommasi, membro dell’Aia e componente Can
Serie A e B, è intervenuto per riportare la versione degli arbitri: giusto
assegnare la rete dopo revisione Var. Al contrario, i fischietti riconoscono che
ci sia stato un errore che ha danneggiato il Napoli. L’arbitro Chiffi, infatti,
prima ha sbagliato a fischiare il rigore per il contatto tra Hien e Hojlund,
cancellato dopo revisione Var. Dopo però ha sbagliato di nuovo, questa almeno è
la valutazione dell’Aia, a fischiare fallo per la trattenuta di Hojlund su Hien,
annullando la rete del 2 a 0 del Napoli.
IL COMMENTO SU MILAN-PARMA
Così Dino Tommasi ricostruisce la dinamica del gol di Troilo in Milan-Parma:
“Piccinini dal campo fischia proprio quella situazione di Valenti credendola
un’ostruzione, in realtà Valenti è completamente fermo, non fa alcun movimento
verso Maignan: non è che fa un movimento a ostruire l’uscita di Maignan, è
fermo, lui ha diritto in quel momento di posizionarsi lì e quindi l’Ofr da
questo punto di vista è corretta perché il fallo non c’è. Anche la situazione di
Troilo: Troilo ruba il tempo a Bartesaghi, è chiaramente regolare. Può ricordare
un po’ l’anno scorso una rete per certi aspetti simili di De Ketelaere in
un’Atalanta-Milan. Ha rubato completamente il tempo a Bartesaghi che neanche
salta, differentemente se si appoggia per togliergli il tempo, ma qui gli ha già
rubato il tempo e poi scendendo ovviamente c’è un leggero appoggio ma è
fisiologico visto che gli ha tolto il tempo sul salto”.
“È una rete calcisticamente assolutamente regolare, differentemente se ci fosse
un’ostruzione, cioè una tattica atta a voler andare sul portiere facendo un
movimento verso il portiere per ostruirne l’uscita. Allora sarebbe differente,
ma in questo caso lui è fermo, dà in quel momento addirittura le spalle a
Maignan. Non fa un movimento verso Maignan per ostruirne l’uscita quindi la rete
è regolare“, aggiunge Tommasi. Confermata anche la bontà dell’operato fra
arbitro e Var nel caso che ha portato all’infortunio di Loftus Cheek nello
scontro con il portiere Corvi. “Quello fra Loftus Cheek e Corvi è uno scontro
fortuito. C’è il tentativo di Corvi di entrare sul pallone, viene tolto il
pallone dal compagno che lo respinge ma la dinamica calcistica è proprio quella,
è uno scontro totalmente fortuito. Dispiace ovviamente molto per Loftus-Cheek,
sono scontri di gioco ed è accaduto purtroppo a lui ma sicuramente, dal punto di
vista calcistico, la situazione è regolare. Corvi prova a fare una parata, gli
viene tolto il pallone dal proprio compagno e in traiettoria di tiro poi c’è uno
scontro del tutto fortuito”.
IL COMMENTO SU ATALANTA-NAPOLI
Dino Tommasi è più duro nel commentare l’operato dell’arbitro Chiffi. Il
fischietto nel primo tempo assegna un calcio di rigore al Napoli per un contatto
tra Hojlund e Hien. Poi va al Var e torna sui suoi passi: “Sì, è assolutamente
corretta: non c’è fallo di Hien su Hojlund. Hojlund cerca il contatto, Hien è
fermo, non c’è uno sgambetto, non c’è nulla, non è fallo. Chiffi è anche
posizionato molto bene, ha una sensazione errata e se ne accorge prontamente di
fronte al monitor, tanto è vero che appena vede l’immagine capisce l’errore
commesso e giustamente retrocede e toglie il calcio di rigore”. “Molto ben
lavorata in Sala Var da Aureliano e Di Paolo, quindi ottima decisione finale. Di
campo meno, meno buona ovviamente, noi puntiamo molto sulla centralità
dell’arbitro, sulle decisioni prese con congruità in campo. Qui è un errore di
campo, è giustamente corretto”, ha aggiunto.
Più complicata è l’analisi del secondo episodio, vale a dire il gol di Gutierrez
annullato al Napoli per fallo di Hojlund su Hien. “Sì, in verità a vedere le
immagini, è chiaro che c’è questo corpo a corpo. Hien che cerca il contatto con
Hojlund, che gli ruba il tempo calcisticamente, gli ruba proprio il tempo, è
poca roba per considerarlo falloso, ripeto. Hien che cerca il contatto con
Hojlund, sì, qualcosa fa anche Hojlund, ma è troppo poco per definirne una
punibilità. Come nel caso precedente, era corretto il play on di campo. Chiffi
dice subito ‘è fallo‘, avallato anche dall’assistente Cecconi. Poi nella
revisione concordano e la chiudono così. Questo è un errore di campo e ripeto la
centralità dell’arbitro è importante per tenere una soglia equilibrata e
dobbiamo decidere correttamente sul terreno di gioco”, ha detto ancora Tommasi.
“Il direttore ha diritto a esprimere con civiltà qualunque cosa a reputi
opportuno. Come abbiamo detto c’è poco, non è che non c’è nulla, c’è un contatto
di gioco. E’ vero che è Hien ad andarlo a cercare, poi c’è un piccolo corpo a
corpo in cui come abbiamo detto c’è l’errore di campo, che però, finisce lì e
che noi avremmo preferito fosse valutato diversamente“, ha concluso Tommasi.
L'articolo “Giusto convalidare il gol di Troilo in Milan-Parma. Sbaglia Chiffi
ad annullare la rete del Napoli”: le valutazioni degli arbitri proviene da Il
Fatto Quotidiano.
I punti che lo separano dallo scudetto, ora, sono 14. Tanti, troppi, con 12
partite alla fine, per sperare davvero di poterlo raggiungere. Ma Antonio Conte
era stato chiaro solo qualche settimana fa: parlare di titolo era fuori dalla
realtà. E allora, il Napoli quarto in classifica si deve guardare indietro: +4
dal quinto posto. E lì si comincia a tremare. Perché non è solo una questione di
classifica, ma di prestazioni: l’Atalanta che batte in rimonta i campioni
d’Italia è lo specchio di come i nerazzurri si siano definitivamente ripresi
dopo l’inizio con Juric e siano in piena lotta Champions. La stessa lotta nella
quale Conte, alla fine, si è trovato impelagato.
INFORTUNI E BILANCI
Il problema è ormai atavico in questo Napoli. Non è propriamente una crisi di
risultati, perché l’aritmetica ancora sorride, ma proprio di numeri interni. A
Bergamo mancavano in sei, tutti potenzialmente titolari: Di Lorenzo, Rrahmani,
Anguissa, De Bruyne, McTominay, Neres. E in generale quasi tutti hanno avuto dei
problemi fisici di media o lunga entità. A partire da Lukaku, che è tornato ma
che ancora non è riuscito a incidere come l’anno scorso (ha anzi sbagliato il
rigore decisivo in Coppa Italia).
Proprio l’infortunio del belga del precampionato è quasi sembrato un brutto
presagio di quello che sarebbe poi capitato quest’anno. E che andrà valutato per
bene alla fine della stagione. Lo staff è lo stesso, cioè quello che ha vinto lo
scudetto, e la squadra era stata veramente rafforzata per permettere a Conte di
affrontare al meglio tutti gli impegni. È stato sbagliato qualcosa? E se sì,
cosa? Sono interrogativi che a Napoli già si pongono e che, indipendentemente da
come andrà a finire (l’obiettivo, ora, resta quello di centrare quanto meno il
quarto posto), verranno posti a fine anno. Quando si tireranno le somme. Di
nuovo.
Conte, infatti, si confronterà con la società per capire se il piano triennale
stabilito un anno fa avrà ancora ragion d’essere. Tradotto: se restare ancora
insieme o se separarsi. Una prospettiva che già era stata ventilata la scorsa
estate e che ora sembra ripetersi. Come si era ripetuta all’Inter e al
Tottenham. E prima ancora al Chelsea. Tre esperienze biennali che fanno pensare
a come il percorso dell’allenatore, di fatto, abbia una durata temporale molto
precisa. E che l’esperienza alla Juventus sia stata un’eccezione. Era durata tre
anni, in bianconero. Lo stesso periodo che avrebbe in mente De Laurentiis.
‘Avrebbe’, appunto. È ancora tutto da stabilire.
L'articolo Napoli, scudetto addio: i pensieri e le valutazioni di Conte. Il
futuro è di nuovo in bilico proviene da Il Fatto Quotidiano.
Doveva essere un pomeriggio di calcio davanti alla televisione, tra tensione
sportiva e polemiche arbitrali. Si è trasformato invece in un episodio di
violenza culminato con un arresto. È accaduto domenica a Capodimonte, durante la
partita Atalanta-Napoli, segnata dalle solite polemiche arbitrali dei partenopei
per un presunto rigore negato e decisioni al Var che hanno fatto discutere.
Secondo quanto ricostruito, un uomo di 40 anni stava seguendo l’incontro in tv
quando, esasperato per un episodio arbitrale, nello specifico il rigore prima
fischiato in campo a Hojlund e poi revocato al Var perché Hien non commette
alcun fallo, ha iniziato a urlare e a pronunciare parolacce. La moglie, 35 anni,
convinta che quegli insulti fossero rivolti a lei, avrebbe reagito
minacciandolo: gli avrebbe intimato di andare via, altrimenti lo avrebbe
accoltellato. Al rifiuto dell’uomo, la situazione è degenerata.
La donna ha prima lanciato contro il marito un paio di forbici, poi ha afferrato
un coltello da cucina tentando di colpirlo al fianco sinistro e successivamente
al lato destro. Ferito e sanguinante, il 40enne è riuscito a chiamare il 112 e
poi il 118. Durante la telefonata, però, la 35enne avrebbe continuato a
scagliare altri coltelli contro di lui: uno è rimasto conficcato nel muro, dove
i carabinieri della stazione di Capodimonte lo hanno trovato al loro arrivo.
La donna è stata arrestata con l’accusa di maltrattamenti in famiglia e lesioni
aggravate ed è stata trasferita in carcere. È stata inoltre denunciata per porto
di coltello: nella sua borsa i militari hanno rinvenuto altre tre lame, tra cui
un apriostriche. Il marito è ricoverato all’ospedale del Mare. Le sue condizioni
non sono gravi e non è in pericolo di vita.
L'articolo Urla e sbraita per il rigore negato al Napoli, la moglie lo
accoltella: arrestata per violenza domestica proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Questa cosa è incommentabile. Facciamo gol e non c’è nessun contatto, nessun
fallo. Non capisco come Chiffi faccia a fischiare e non c’è stato nessun
controllo del VAR”. Altra giornata di campionato, stesse polemiche arbitrali.
Dopo il caso Bastoni–Kalulu, questa volta è il turno del Napoli, con il
direttore sportivo Giovanni Manna che ai microfoni di Dazn ha mostrato grande
nervosismo per il gol annullato a Gutierrez – esterno del Napoli – a inizio
secondo tempo per fallo di Hojlund su Hien. Una rete che avrebbe portato i
partenopei sullo 0-2, nel match poi invece perso 2-1.
“Annullano un gol imbarazzante. Io non capisco, cosa ci sta a fare il VAR?
Perché non lo riguarda? È inspiegabile”, ha proseguito il direttore sportivo del
Napoli a proposito del gol annullato. Il dirigente del Napoli ha poi allargato
il discorso ad altri presunti errori arbitrali: “A Torino c’era rigore, a Verona
abbiamo avuto problemi ma questo è imbarazzante. Ci stiamo giocando la Champions
e questo annulla un gol senza niente. Urge una riflessione, vogliamo quello che
è giusto. Questo non è calcio. È vergognoso“, ha dichiarato Manna ai microfoni
alzando poi notevolmente il tono delle sue parole.
Al Napoli è stato poi tolto un rigore, ancora per un contatto tra Hien e
Hojlund. In diretta l’arbitro aveva fischiato il tiro dagli undici metri, ma
dopo una revisione al Var ha deciso di annullarlo, in quanto è Hojlund a cercare
il contatto. “Perché lo richiamano solo al rigore Chiffi? Il fischio di Chiffi
ok, ma perché il VAR non lo chiama? Non c’è niente. Han dato buona una
situazione che non esiste. Si butta lui giù. Noi andiamo avanti, poi magari
perdiamo uguale ma è incredibile. Si arriva a fare una partita così e viene
annullato un gol assurdo. Siamo stanchi. Se il contatto non c’è, non c’è. Poi
facciamo la figura dei coglioni e non ci piace“.
L'articolo “È una vergogna, questo non è calcio. Poi facciamo la figura dei
cogli*ni”: la furia di Manna dopo Atalanta-Napoli proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Noi ci prendiamo le nostre responsabilità, ma anche gli arbitri però devono
farlo, soprattutto quelli di campo”. Tra i giocatori a esporsi maggiormente
sulle polemiche arbitrali di questi mesi – oggi accentuate dal caso
Bastoni-Kalulu in Inter–Juventus di sabato sera – c’è Leonardo Spinazzola,
esterno del Napoli che ha segnato il gol del momentaneo 1-1 nella sfida tra
Napoli e Roma, poi finita 2-2. Il calciatore si è espresso senza giri di parole
durante la conferenza stampa post match, spiegando: “Io credo che il Var debba
dare solo una mano, ma sono gli arbitri che si devono prendere più
responsabilità. Adesso siamo a metà, chi decide? Non si sa”.
Queste le parole del calciatore azzurro, in riferimento alla questione
responsabilità dei calciatori in campo, accusati anche da Rocchi di provare a
trarre in inganno i direttori di gara con le simulazioni. “Penso che siamo
arrivati a un punto dove tutti si devono prendere delle responsabilità e noi ci
prendiamo le nostre, stando magari con un braccio più aperto. Però io penso che
anche la classe arbitrale se le dovrebbe prendere, più che altro l’arbitro che è
in campo”.
Con il passare del tempo infatti gli arbitri sono sempre più frequentemente
accusati di fischiare meno e lasciare tutto eventualmente nelle mani del Var,
strumento che senza dubbio è utile ai direttori di gara. “Il VAR dovrebbe dare
una mano quando l’arbitro non l’ha visto, un chiaro ed evidente errore, lì
secondo me serve il VAR. Però io penso che si debba prendere più responsabilità
l’arbitro di campo e poi se non ci arriva e non l’ha visto, se ha preso una
svista, il VAR serve a quello”, ha poi ribadito Spinazzola.
L'articolo “Noi ci prendiamo le nostre responsabilità, ma loro facciano lo
stesso”: Spinazzola sugli arbitri proviene da Il Fatto Quotidiano.