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BYD ATTO 2 DM-I
La presentazione della nuova BYD Atto 2 DM-i, nella moderna Tech House della
Casa cinese nella ultracool zona Garibaldi, è stato un vero e proprio lancio del
guanto di sfida nei confronti della concorrenza. “Siamo competitivi, non
economici! ” , ha tuonato il country manager Italia dell’azienda cinese
Alessandro Grosso. “L’intelligenza artificiale ce la facciamo noi, abbiamo 125
mila ingegneri”, ha sottolineato lo Special Advisor per l’Europa Alfredo
Altavilla. Il 3 per cento del mercato lo conquisteremo presto, tutti i nostri
canali commerciali sono sani e arriveremo a 150 punti vendita entro la fine del
2026″. Insomma, una vis pugnandi in linea con la comunicazione del Costruttore
asiatico che, a dispetto del nome quasi romantico (BYD significa Build your
dreams, Costruisci i tuoi sogni…), non disdegna l’agone della competizione.
Così com’è competitivo l’approccio al mercato della Atto 2 ibrida, che scende in
campo nel segmento più corposo del mercato italiano, quello dei B-Suv. I mille
km di autonomia complessiva (90 in modalità pure elettrica, nella versione
Boost), il consumo medio dichiarato intorno ai 20 km con un litro, il nutrito
pacchetto di assistenza alla guida di serie, fanno del nuovo B-Suv con la doppia
motorizzazione un potenziale protagonista della categoria. E anche se bisogna
stare attenti a non parlare di “economia”, l’offerta di lancio propone prezzi
intriganti: 23.900 euro per la Active (contro i 27.600 di listino) e 26.500 per
la Boost (contro i 30.100 euro di listino). “BYD vuol dimostrare ancora la sua
capacità di sviluppare modelli specifici per l’Europa, realizzando all’interno
batterie, motori elettrici e sistemi di controllo”, ha ribadito Alessandro
Grosso.
L’obiettivo di BYD è di crescere rubando quote alla concorrenza. Mentre infatti
in casa, in Cina, il mercato è di conquista, perché le immatricolazioni
seguitano ad aumentare, in Europa la battaglia è di sostituzione, quindi un
brand che vuol incrementare la propria percentuale sul mercato deve
necessariamente far sì che una cliente lo scelga a danno di un competitor. E i
competitor sono trasversali, visto che, come è stato raccontato in conferenza
stampa, “i nostri concessionari ritirano in permuta anche parecchie Tesla”. Ora
il focus per la conquista è proprio la nuova Atto 2 Super Hybrid, che ha già in
cascina 10 mila pre-ordini.
Vediamola allora, la compatta che vuol dare schiaffoni (metaforici) in ogni
direzione. Con i suoi 4,33 metri di lunghezza si colloca nella fascia alta del
segmento e si propone sia come vettura per la famiglia che come seconda auto.
Dispone della ripartenza classica delle EV, raggiungendo i 100 orari in 7
secondi e mezzo. E riesce a lavorare con il solo motore elettrico per tutti i
trasferimenti cittadini e fino a quando non supera i 90 all’ora o non si
vogliono bruciare i tempi appena scatta il verde. L’altezza la rende comoda ma
la penalizza un pochino, in termine di rollio, nelle curve allegrotte. Lo stile
è quello tipico di una Suv urbana che non ambisce al compasso d’oro e privilegia
l’abbondanza di spazio a bordo. Quattro i colori disponibili. Tutti molto seri,
compreso il nuovo e dedicato Midnight Blue.
L’asso nella manica della cinese all’assalto sta sotto il cofano è la tecnologia
Super DM-i, concepita per mettere al centro del sistema il motore elettrico da
197 cavalli (nella Boost), che fa il grosso del lavoro, coadiuvato da un
propulsore termico a benzina di 1,5 litri con 98 cavalli, il cui incarico
principale è quello di generatore. Insieme, i due motori regalano una
rispettabile potenza di 212 cavalli, lavorando in sinergia con una fluidità
piacevole alla guida. Il Super ibrido è un plug-in (tutte le BYD sono elettriche
o ibride Plug-in): può dunque essere ricaricato alle colonnine.
A proposito, entro fine 2027 il gruppo cinese dovrebbe piazzare tra 150 e 170
stazioni di ricarica sul territorio italiano, creando una rete aperta abbastanza
capillare. La BYD ha programmi ambiziosi, in patria è un gigante e non ha alcun
timore di pestare i piedi a qualcuno. Se non ci fossero i dazi sulle auto cinesi
e si desse il via libera alla pubblicità comparativa deregolamentata, c’è da
scommettere che farebbe i fuochi d’artificio come al carnevale cinese. Comunque,
automobilisticamente parlando, la Cina non è mai stata così vicina.
L'articolo Byd ATTO 2 DM-i, la prova de Il Fatto.it – Il suv ibrido che sfida
tutti – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Byd
La nuova BYD Atto 3 Evo debutta in Italia con l’obiettivo di alzare l’asticella
nel segmento dei suv elettrici compatti. Evoluzione profonda del modello già
noto sul mercato europeo, introduce una batteria maggiorata, ricarica
ultra-rapida e una variante a trazione integrale dalle prestazioni sportive,
confermandosi come una delle proposte più complete della categoria.
Cuore del progetto è l’ultima evoluzione della e-Platform 3.0 con architettura a
500V. La nuova Blade Battery LFP da 74,8 kWh, integrata con tecnologia
Cell-to-Body, consente un’autonomia fino a 510 km WLTP nella versione Design a
trazione posteriore. La ricarica in corrente continua arriva fino a 220 kW,
permettendo di passare dal 10 all’80% in soli 25 minuti: un dato di riferimento
per chi cerca tempi di sosta ridotti e maggiore libertà negli spostamenti.
Due le configurazioni disponibili. La versione Design eroga 313 cavalli e
accelera da 0 a 100 km/h in 5,5 secondi, mentre al vertice della gamma si
posiziona la Excellence AWD, con doppio motore e 449 CV complessivi: bastano 3,9
secondi per raggiungere i 100 km/h, numeri da sportiva pura pur mantenendo
un’autonomia fino a 470 km WLTP.
Cresce anche la praticità. Lunga 4,46 metri, Atto 3 Evo offre un bagagliaio da
490 litri, espandibile a 1.360 litri abbattendo i sedili posteriori, e introduce
un frunk anteriore da 101 litri, ideale per cavi di ricarica o piccoli bagagli.
Il design si aggiorna con paraurti ridisegnati, nuovi cerchi in lega da 18
pollici e uno spoiler posteriore più sportivo.
All’interno spicca il touchscreen centrale da 15,6 pollici con servizi Google
integrati, affiancato da una nuova strumentazione digitale da 8,8 pollici. Sulla
versione Excellence è presente anche l’head-up display. Completa la dotazione la
funzione Vehicle-to-Load fino a 3 kW, che consente di alimentare dispositivi
esterni, trasformando questo suv in una vera fonte di energia mobile.
Il prezzo di lancio, infine, parte da 37.600 euro per la versione Design, con le
prime consegne previste in primavera.
L'articolo Nuova BYD Atto 3 Evo, carattere da sportiva e ricarica ultra-rapida
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Mamma, li cinesi!”. Sembra quasi di sentirli i sales manager dei costruttori
che fino a oggi erano stati protagonisti indiscussi del mercato del vecchio
continente – car maker europei, giapponesi e coreani – mentre guardano con
stupore (e apprensione) i dati di vendita dei “new comers” di Pechino. Che
crescono a livelli non meno che esponenziali.
Emblematico il caso BYD. “Entro fine 2026, raddoppieremo il numero di punti
vendita in Europa arrivando a quota 2 mila”, aveva annunciato a metà novembre
scorso Maria Grazia Davino, direttore regionale BYD per il Vecchio Continente
(ed ex manager di Stellantis): “In linea coi concorrenti di successo, dobbiamo
conquistare la vicinanza ai clienti”. Secondo i dati ACEA (Associazione dei
Costruttori Europei di Automobili) relativi all’area UE + EFTA + UK, le vendite
del brand nel 2025 sono più che triplicate rispetto al 2024: BYD ha consegnato
187.657 veicoli (+268,6%), rispetto ai circa 50.912 dell’anno precedente. Mentre
la sua quota di mercato è balzata dallo 0,4% del 2024 all’1,2% nel 2025
(all’interno della sola Unione Europea la quota è arrivata all’1,4%).
Tutto mentre il costruttore si prepara ad avviare la sua prima fabbrica europea,
situata in Ungheria, a Szeged: le linee di assemblaggio si accenderanno dal
secondo trimestre del 2026, dando lavoro, una volta a regime, a 2.000 persone.
La produzione europea consentirà al colosso cinese di dribblare i dazi di
Bruxelles sull’import dalla Repubblica Popolare. Il complesso – esteso su una
superficie di 300 ettari – potrà sfornare qualcosa come 200 mila veicoli
all’anno e potrebbe fare da apripista per altri stabilimenti continentali:
Turchia e Spagna sono le migliori candidate ma in lizza potrebbe finire anche
l’Italia.
Operazione che avrebbe in mente di fare anche Geely, seppur in maniera diversa.
Ovvero sfruttando alcuni tra i già esistenti stabilimenti produttivi Ford, nella
fattispecie dovrebbe trattarsi di quello di Valencia, per fabbricare
direttamente nel vecchio continente. Il tutto dopo essere da poco sbarcata in
diversi paesi, tra cui l’Italia, con il proprio marchio. E presto anche con
quello di lusso Zeekr.
A proposito di Italia, a gennaio 2026, con un mercato in crescita del 6,2%, BYD
ha totalizzato 3.553 immatricolazioni: una crescita che sfiora il 330% (erano
state 827 le immatricolazioni a gennaio 2025), e che vale a Byd una quota di
mercato del 2,5% (era dello 0,62% nel 2025), sufficiente per arrivare col fiato
sul collo di brand arcinoti, come Hyundai, Kia e Opel e per mettersi alla
spalle, marche storiche, come Nissan e Skoda. Merito pure dell’espansione della
rete di vendita e assistenza, che ormai ha toccato i 101 punti distribuiti su
tutto il territorio nazionale. Da sottolineare come diversi top manager della
divisione europea di BYD siano italiani e/o in arrivo da Stellantis; il che ha
certamente contribuito all’accelerazione della marca nel nostro Paese. Tuttavia,
le cose per BYD vanno bene pure nel Regno Unito, dove il costruttore ha
raggiunto una quota di mercato del 2,8% a gennaio 2026 (+130%) e 4.021
immatricolazioni (+149%). Mentre in Spagna si posiziona nella top 20 del mercato
con il 2,3% di quota (in crescita del 38%).
Gli affari vanno a gonfie vele anche per Omoda&Jaecoo. Le immatricolazioni
italiane sono passate dalle 546 del gennaio 2025 alle 2.496 del gennaio 2026; un
salto che arriva quasi al +360%, con una quota di mercato che passa dallo 0,41%
all’1,76%, consentendo alla marca di superare nelle vendite mensili brand
consolidatissimi nell’immaginario collettivo, come Suzuki, Alfa Romeo, Mini,
Volvo e Mazda. Giova ricordare che nel 2024 Omoda&Jaecoo era una realtà al
debutto in pochi mercati selezionati, mentre il 2025 si è chiuso per il
costruttore con 135.000 immatricolazioni a livello europeo (solo nei primi sei
mesi del 2025 le vendite erano già aumentate del 1.135% rispetto allo stesso
periodo del 2024) e il marchio è passato a presidiare stabilmente 16 paesi
europei. Nel 2025, in Italia, Omoda&Jaecoo ha consegnato 15.500 auto e ha chiuso
l’anno raggiungendo il 2% di quota di mercato a dicembre 2025.
Anche Omoda&Jaecoo ha stabilito una base produttiva strategica in Europa per
servire il mercato locale e aggirare i dazi di Bruxelles sulle importazioni di
vetture dalla Repubblica Popolare: la fabbrica di Barcellona (Spagna) è il cuore
produttivo continentale del gruppo. Chery (che detiene Omoda&Jaecoo) ha stretto
una joint venture con la società spagnola EV Motors per riattivare l’ex
stabilimento Nissan nella zona franca di Barcellona: la produzione è stata
avviata progressivamente tra la fine del 2024 e il 2025, con l’assemblaggio di
Omoda 5 (sia benzina, sia elettrica) e Jaecoo 7. La fabbrica punta a una
produzione a regime di circa 150.000 veicoli l’anno entro il 2029. Sono peraltro
in corso discussioni avanzate per utilizzare la capacità produttiva in eccesso
negli stabilimenti del gruppo JLR, nel Regno Unito, per assemblare modelli Chery
(inclusi Omoda e Jaecoo).
E poi c’è il caso Leapmotor. Nel 2023, il gruppo Stellantis ne ha acquisito
circa il 20%, creando una joint venture col costruttore cinese. Grazie a
quest’ultima il sodalizio franco-italiano gestisce la distribuzione e la
produzione dei modelli Leapmotor fuori dalla Cina, sfruttando la sua rete di
concessionari. Il modello di business del brand è particolare perchè non prevede
solo importazioni, bensì una partnership industriale profonda con un un colosso
europeo dell’automotive. Ciò permette di aggirare in parte i dazi doganali
(alcuni modelli, come la T03, vengono assemblati nello stabilimento Stellantis
in Polonia; mentre nella seconda metà del 2026 sarà avviata la produzione del
Suv B10 a Saragozza, in Spagn) e di offrire un’assistenza post-vendita
capillare, che è spesso il punto debole dei nuovi marchi in arrivo dalla Cina.
Nel 2025, Leapmotor ha registrato un forte successo in Italia con 7.469
immatricolazioni. Ma nel 2026 tale numero potrebbe raddoppiare: a gennaio, sul
mercato italiano, la marca ha immatricolato 1.118 auto (+595%), contro le 161
del gennaio 2025. Il che le ha permesso di superare Lancia, Honda e persino
Tesla e di “marcare a uomo” Mazda.
Più consolidata la situazione di MG (che da qualche anno appartiene al colosso
cinese SAIC). Al momento il brand non produce ancora in Europa, ma dovrebbe
aprire nel giro di qualche mese il suo primo stabilimento nel Vecchio Continente
per evitare i sopracitati dazi (il paese favorito per il nuovo polo produttivo
sarebbe l’Ungheria, seguita dalla Spagna), con l’obiettivo di avviare le linee
produttive già nel 2027. Il che avrebbe un effetto immediato sulla competitività
della marca sul mercato continentale, dove oltretutto gli affari vanno a gonfie
vele: nel 2025 il marchio ha registrato una crescita del 30%, trainata
soprattutto dai nuovi modelli ibridi, passando da immatricolare 233 mila auto e
targarne 300 mila (+30%). A gennaio 2026 MG ha venduto in Italia 4.240 vetture,
con una quota di mercato del 3%, lasciandosi alle spalle Opel, Kia e Hyundai.
L'articolo Byd e i suoi “fratelli”. L’inarrestabile avanzata dei marchi cinesi
nel vecchio continente proviene da Il Fatto Quotidiano.
La guerra commerciale di BYD a Stellantis deve fermarsi. Anzi, si è già fermata.
Su ordine del Giurì dell’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria il colosso
cinese delle auto elettriche ha dovuto fermato la campagna “Operazione
Purefication”, lanciata a inizio anno per promuovere la rottamazione di vetture
con la cinghia a bagno d’olio. Traduzione: un attacco frontale a uno specifico
gruppo di auto di Peugeot, marchio di Stellantis, e al motore Puretech 1.2.
VIOLATI TRE ARTICOLI DEL CODICE
Il Giurì, presieduto dal vicepresidente Mario Libertini, ordinario di Diritto
industriale e commerciale a La Sapienza, ha intimato a BYD di cancellare da ogni
piattaforma la pubblicità, rimuovendola anche da ogni concessionaria, perché ha
violato 3 articoli del codice relativamente alla comunicazione ingannevole, alla
comparazione e alla denigrazione di altri operatori del mercato. “La tua cinghia
dà i numeri? Te ne diamo un po’ anche noi”, chiedeva ironicamente BYD
promettendo incentivi fino a 10.000 euro a chi rottamava un’autovettura con
cinghia a bagno d’olio.
I PROBLEMI DEL PURETECH E IL RICHIAMO DEI VEICOLI
In passato, alcune vetture con motore Puretech che montano la cinghia di
distribuzione a bagno d’olio hanno rilevato problemi legati a una contaminazione
l’olio dovuta allo sfaldamento della cinghia stessa con conseguente consumo
anomalo di lubrificante e rotture del motore. Tra il 2019 e il gennaio dello
scorso anno, Psa – diventata Stellantis dopo la fusione con Fca – ha dovuto
affrontare il richiamo di centinaia di migliaia di veicoli per controlli e ha
aperto una piattaforma per indennizzare chi aveva dovuto affrontare riparazioni
a guasti prima di dieci anni o di 180mila chilometri percorsi. Il gruppo
franco-italiano ha sempre parlato di un problema che ha interessato circa il 6%
dei veicoli venduti.
STELLANTIS: “IMPORTANTE RICONOSCIMENTO”
Dopo la decisione del Giurì, Stellantis si è detta soddisfatta parlando di un
“importante riconoscimento della necessità di tutelare i consumatori ed i
concorrenti da messaggi pubblicitari scorretti” e annunciando che “continuerà a
promuovere una competizione basata sulla qualità dei prodotti e su una
comunicazione chiara, completa e trasparente sulle caratteristiche degli
stessi”. BYD non ha commentato e già eseguito la decisione del Giurì.
LE CAMPAGNE DI BYD GUIDATA DALL’EX FCA
Quella del costruttore cinese non è la prima campagna aggressiva degli ultimi
mesi. A settembre aveva lanciato una propria promozione, anticipando gli
incentivi statali che in quel momento non erano ancora stati attivati
chiamandola “CASI-NO Incentivi Statali”: l’offerta era fino a 10.000 euro a
privati e partite IVA senza limiti di reddito o attese. Lo Special Advisor per
il mercato europeo dell’azienda cinese di auto elettriche è Alfredo Altavilla,
una vita in Fiat ed Fca. Il manager tarantino ha trascorso oltre vent’anni alla
corte della famiglia Agnelli ed è stato braccio destro di Sergio Marchionne,
ricoprendo il ruolo di leader delle operazioni europee del gruppo. È a capo del
comparto continentale di BYD dal settembre 2024. Tra gennaio e dicembre del
2025, il marchio cinese ha immatricolato in Italia 23.621 auto. Nei dodici mesi
precedenti erano state poco più di 2mila.
L'articolo Il Giurì ferma la guerra commerciale di BYD a Stellantis: “Stop alla
pubblicità sulla rottamazione del motore Puretech” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
L’auto elettrica cambia leader. Dopo anni in testa, Tesla perde il primo posto
nelle vendite mondiali nel 2025 e viene superata dalla cinese BYD. Il sorpasso è
spiegato dai numeri: nell’ultimo trimestre dell’anno Tesla ha consegnato 418.227
veicoli, il 16% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 e sotto le attese
degli analisti. Su base annua le immatricolazioni sono scese dell’8,6%,
fermandosi a 1,64 milioni. BYD, invece, ha continuato a “spingere”: quasi 2,26
milioni di auto elettriche vendute nel 2025, con un andamento positivo sia nel
trimestre sia sull’intero anno.
Il tutto mentre il trend crescente del mercato EV non si ferma. Nell’anno appena
trascorso le vendite di EV sono aumentate del 28%, spinte soprattutto
dall’Europa, dove BYD sta guadagnando terreno e ampliando il distacco dalla
rivale americana.
Eppure, il ridimensionamento di Tesla non sembra preoccupare troppo Wall Street.
Gli investitori restano agganciati alla visione del “divino” Elon, sempre più
focalizzata su intelligenza artificiale, guida autonoma e robotaxi. Musk
continua anche a rilanciare il progetto Cybercab, una piccola auto a due posti
pensata per la mobilità urbana, mentre i test di guida senza conducente
procedono ancora in forma limitata.
Sul fronte delle vendite tradizionali, però, la pressione è aumentata. In Europa
e Nord America Tesla deve fare i conti con l’avanzata dei marchi cinesi e con il
ritorno in forze dei costruttori storici come Volkswagen e BMW. A pesare è stato
anche il “rumore” politico intorno a Musk e al suo ruolo nell’amministrazione
Donald Trump, che ha suscitato reazioni contrastanti tra i consumatori.
Negli Stati Uniti ha inciso pure la fine dei crediti fiscali federali da 7.500
dollari per l’acquisto di veicoli elettrici. Dopo la corsa agli acquisti di fine
estate, la domanda ha rallentato. Le stime sulle consegne future si sono così
ridimensionate: due anni fa gli analisti parlavano di oltre 3 milioni di veicoli
nel 2026, oggi le previsioni non superano quota 1,8 milioni.
BYD, intanto, accelera fuori dalla Cina. Nel 2025 le vendite all’estero hanno
toccato quota un milione di veicoli, con un balzo del 150% rispetto all’anno
precedente, e l’obiettivo per il 2026 arriva fino a 1,6 milioni. Tesla ha
provato a difendersi con versioni “Standard” più economiche di Model 3 e Model
Y, circa 5.000 dollari sotto i prezzi precedenti, una mossa che non ha convinto
del tutto il mercato.
Un segnale positivo, tuttavia, arriva da un altro fronte: nel 2025 Tesla ha
registrato un record nel business dell’energy storage, con 46,7 gigawattora di
sistemi di accumulo distribuiti. Mentre il primato nelle auto elettriche sfuma,
dunque, il marchio americano sta cercando di rafforzare altre aree strategiche
per la crescita. Basterà?
L'articolo BYD davanti a Tesla, la corsa elettrica cambia leader dopo anni di
dominio Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sul mercato dell’auto sta per arrivare un motore endotermico nuovo di pacca: in
tempi di elettrificazione forzata, questa sarebbe già una notizia. Ma se il
motore in questione è “Made in China” e vanta pure la rara architettura boxer,
allora il suo esordio si carica di significati.
Ma andiamo con ordine: BYD, il colosso cinese dell’auto, ha svelato il suo nuovo
motore quattro cilindri 2 litri turbo con cilindri disposti orizzontalmente.
L’unità vanta una configurazione assai rara, ad oggi adoperata solo dai
giapponesi della Subaru e dai tedeschi della Porsche, che usano il boxer da
decenni. E questo già la dice lunga sulle capacità tecniche raggiunte dai
costruttori della Repubblica Popolare.
L’unità in questione è destinata a far parte di meccaniche elettrificate, quelle
che spingeranno modelli ibridi, per intendersi. A riprova della capacità di
adattamento dell’industria automotive cinese, che sta ricalibrando il suo
“output” verso i veicoli ibridi, più “digeribili” sui mercati occidentali che
non sono ancora molto convinti che il futuro dell’automobile sia solo elettrico.
Concetto che, a dire il vero, in Cina hanno ormai recepito – contrariamente a
quanto succede a Bruxelles – rimodulando il ventaglio delle tecnologie in cui
investire.
La prima applicazione del nuovo boxer la vedremo sulla berlina ibrida
ricaricabile Yangwang U7 (nella foto), dove il Boxer – capace di 276 cavalli di
potenza massima e 380 Nm di coppia motrice – farà da generatore di corrente
(range extender) per ricaricare di elettricità le batterie che alimentano i
motori elettrici di trazione e, in alcuni frangenti, potrà anche comportarsi
esso stesso come unità motrice di trazione, direttamente collegata alle ruote.
Ma le primizie tecniche non finiscono qui. In nome della compattezza, il boxer
cinese adotta un sistema di lubrificazione a carter secco – privo della
tradizionale coppa dell’olio posta alla base del monoblocco, rimpiazzata da un
serbatoio dell’olio esterno, collegato a una pompa a doppio stadio che,
simultaneamente, riempie il serbatoio dell’alto, con l’olio di ritorno dal
motore, e lo svuota dal basso, inviando l’olio al motore –, un impianto di
raffreddamento studiato ad hoc e una doppia catena di distribuzione. Meccanica
allo stato dell’arte, quindi.
Non solo, particolare attenzione è stata posta pure alla rumorosità del
motopropulsore, estremamente contenuta: secondo la BYD, al minimo e a carichi
leggeri il rumore del motore aumenta di appena 1 decibel rispetto a quello
prodotto dai motori elettrici, risultando praticamente impercettibile nell’uso
quotidiano. Sulla U7 il boxer sarà posizionato nel cofano anteriore e la potenza
erogata potrà essere tarata in base allo stato di carica della batteria al fine
di favorire l’efficienza complessiva del veicolo.
L'articolo BYD stupisce con un motore boxer 2.0, l’endotermico che non ti
aspetti nell’era elettrica proviene da Il Fatto Quotidiano.