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Byd ATTO 2 DM-i, la prova de Il Fatto.it – Il suv ibrido che sfida tutti – FOTO
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Nuova BYD Atto 3 Evo, carattere da sportiva e ricarica ultra-rapida
La nuova BYD Atto 3 Evo debutta in Italia con l’obiettivo di alzare l’asticella nel segmento dei suv elettrici compatti. Evoluzione profonda del modello già noto sul mercato europeo, introduce una batteria maggiorata, ricarica ultra-rapida e una variante a trazione integrale dalle prestazioni sportive, confermandosi come una delle proposte più complete della categoria. Cuore del progetto è l’ultima evoluzione della e-Platform 3.0 con architettura a 500V. La nuova Blade Battery LFP da 74,8 kWh, integrata con tecnologia Cell-to-Body, consente un’autonomia fino a 510 km WLTP nella versione Design a trazione posteriore. La ricarica in corrente continua arriva fino a 220 kW, permettendo di passare dal 10 all’80% in soli 25 minuti: un dato di riferimento per chi cerca tempi di sosta ridotti e maggiore libertà negli spostamenti. Due le configurazioni disponibili. La versione Design eroga 313 cavalli e accelera da 0 a 100 km/h in 5,5 secondi, mentre al vertice della gamma si posiziona la Excellence AWD, con doppio motore e 449 CV complessivi: bastano 3,9 secondi per raggiungere i 100 km/h, numeri da sportiva pura pur mantenendo un’autonomia fino a 470 km WLTP. Cresce anche la praticità. Lunga 4,46 metri, Atto 3 Evo offre un bagagliaio da 490 litri, espandibile a 1.360 litri abbattendo i sedili posteriori, e introduce un frunk anteriore da 101 litri, ideale per cavi di ricarica o piccoli bagagli. Il design si aggiorna con paraurti ridisegnati, nuovi cerchi in lega da 18 pollici e uno spoiler posteriore più sportivo. All’interno spicca il touchscreen centrale da 15,6 pollici con servizi Google integrati, affiancato da una nuova strumentazione digitale da 8,8 pollici. Sulla versione Excellence è presente anche l’head-up display. Completa la dotazione la funzione Vehicle-to-Load fino a 3 kW, che consente di alimentare dispositivi esterni, trasformando questo suv in una vera fonte di energia mobile. Il prezzo di lancio, infine, parte da 37.600 euro per la versione Design, con le prime consegne previste in primavera. L'articolo Nuova BYD Atto 3 Evo, carattere da sportiva e ricarica ultra-rapida proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Byd e i suoi “fratelli”. L’inarrestabile avanzata dei marchi cinesi nel vecchio continente
“Mamma, li cinesi!”. Sembra quasi di sentirli i sales manager dei costruttori che fino a oggi erano stati protagonisti indiscussi del mercato del vecchio continente – car maker europei, giapponesi e coreani – mentre guardano con stupore (e apprensione) i dati di vendita dei “new comers” di Pechino. Che crescono a livelli non meno che esponenziali. Emblematico il caso BYD. “Entro fine 2026, raddoppieremo il numero di punti vendita in Europa arrivando a quota 2 mila”, aveva annunciato a metà novembre scorso Maria Grazia Davino, direttore regionale BYD per il Vecchio Continente (ed ex manager di Stellantis): “In linea coi concorrenti di successo, dobbiamo conquistare la vicinanza ai clienti”. Secondo i dati ACEA (Associazione dei Costruttori Europei di Automobili) relativi all’area UE + EFTA + UK, le vendite del brand nel 2025 sono più che triplicate rispetto al 2024: BYD ha consegnato 187.657 veicoli (+268,6%), rispetto ai circa 50.912 dell’anno precedente. Mentre la sua quota di mercato è balzata dallo 0,4% del 2024 all’1,2% nel 2025 (all’interno della sola Unione Europea la quota è arrivata all’1,4%). Tutto mentre il costruttore si prepara ad avviare la sua prima fabbrica europea, situata in Ungheria, a Szeged: le linee di assemblaggio si accenderanno dal secondo trimestre del 2026, dando lavoro, una volta a regime, a 2.000 persone. La produzione europea consentirà al colosso cinese di dribblare i dazi di Bruxelles sull’import dalla Repubblica Popolare. Il complesso – esteso su una superficie di 300 ettari – potrà sfornare qualcosa come 200 mila veicoli all’anno e potrebbe fare da apripista per altri stabilimenti continentali: Turchia e Spagna sono le migliori candidate ma in lizza potrebbe finire anche l’Italia. Operazione che avrebbe in mente di fare anche Geely, seppur in maniera diversa. Ovvero sfruttando alcuni tra i già esistenti stabilimenti produttivi Ford, nella fattispecie dovrebbe trattarsi di quello di Valencia, per fabbricare direttamente nel vecchio continente. Il tutto dopo essere da poco sbarcata in diversi paesi, tra cui l’Italia, con il proprio marchio. E presto anche con quello di lusso Zeekr. A proposito di Italia, a gennaio 2026, con un mercato in crescita del 6,2%, BYD ha totalizzato 3.553 immatricolazioni: una crescita che sfiora il 330% (erano state 827 le immatricolazioni a gennaio 2025), e che vale a Byd una quota di mercato del 2,5% (era dello 0,62% nel 2025), sufficiente per arrivare col fiato sul collo di brand arcinoti, come Hyundai, Kia e Opel e per mettersi alla spalle, marche storiche, come Nissan e Skoda. Merito pure dell’espansione della rete di vendita e assistenza, che ormai ha toccato i 101 punti distribuiti su tutto il territorio nazionale. Da sottolineare come diversi top manager della divisione europea di BYD siano italiani e/o in arrivo da Stellantis; il che ha certamente contribuito all’accelerazione della marca nel nostro Paese. Tuttavia, le cose per BYD vanno bene pure nel Regno Unito, dove il costruttore ha raggiunto una quota di mercato del 2,8% a gennaio 2026 (+130%) e 4.021 immatricolazioni (+149%). Mentre in Spagna si posiziona nella top 20 del mercato con il 2,3% di quota (in crescita del 38%). Gli affari vanno a gonfie vele anche per Omoda&Jaecoo. Le immatricolazioni italiane sono passate dalle 546 del gennaio 2025 alle 2.496 del gennaio 2026; un salto che arriva quasi al +360%, con una quota di mercato che passa dallo 0,41% all’1,76%, consentendo alla marca di superare nelle vendite mensili brand consolidatissimi nell’immaginario collettivo, come Suzuki, Alfa Romeo, Mini, Volvo e Mazda. Giova ricordare che nel 2024 Omoda&Jaecoo era una realtà al debutto in pochi mercati selezionati, mentre il 2025 si è chiuso per il costruttore con 135.000 immatricolazioni a livello europeo (solo nei primi sei mesi del 2025 le vendite erano già aumentate del 1.135% rispetto allo stesso periodo del 2024) e il marchio è passato a presidiare stabilmente 16 paesi europei. Nel 2025, in Italia, Omoda&Jaecoo ha consegnato 15.500 auto e ha chiuso l’anno raggiungendo il 2% di quota di mercato a dicembre 2025. Anche Omoda&Jaecoo ha stabilito una base produttiva strategica in Europa per servire il mercato locale e aggirare i dazi di Bruxelles sulle importazioni di vetture dalla Repubblica Popolare: la fabbrica di Barcellona (Spagna) è il cuore produttivo continentale del gruppo. Chery (che detiene Omoda&Jaecoo) ha stretto una joint venture con la società spagnola EV Motors per riattivare l’ex stabilimento Nissan nella zona franca di Barcellona: la produzione è stata avviata progressivamente tra la fine del 2024 e il 2025, con l’assemblaggio di Omoda 5 (sia benzina, sia elettrica) e Jaecoo 7. La fabbrica punta a una produzione a regime di circa 150.000 veicoli l’anno entro il 2029. Sono peraltro in corso discussioni avanzate per utilizzare la capacità produttiva in eccesso negli stabilimenti del gruppo JLR, nel Regno Unito, per assemblare modelli Chery (inclusi Omoda e Jaecoo). E poi c’è il caso Leapmotor. Nel 2023, il gruppo Stellantis ne ha acquisito circa il 20%, creando una joint venture col costruttore cinese. Grazie a quest’ultima il sodalizio franco-italiano gestisce la distribuzione e la produzione dei modelli Leapmotor fuori dalla Cina, sfruttando la sua rete di concessionari. Il modello di business del brand è particolare perchè non prevede solo importazioni, bensì una partnership industriale profonda con un un colosso europeo dell’automotive. Ciò permette di aggirare in parte i dazi doganali (alcuni modelli, come la T03, vengono assemblati nello stabilimento Stellantis in Polonia; mentre nella seconda metà del 2026 sarà avviata la produzione del Suv B10 a Saragozza, in Spagn) e di offrire un’assistenza post-vendita capillare, che è spesso il punto debole dei nuovi marchi in arrivo dalla Cina. Nel 2025, Leapmotor ha registrato un forte successo in Italia con 7.469 immatricolazioni. Ma nel 2026 tale numero potrebbe raddoppiare: a gennaio, sul mercato italiano, la marca ha immatricolato 1.118 auto (+595%), contro le 161 del gennaio 2025. Il che le ha permesso di superare Lancia, Honda e persino Tesla e di “marcare a uomo” Mazda. Più consolidata la situazione di MG (che da qualche anno appartiene al colosso cinese SAIC). Al momento il brand non produce ancora in Europa, ma dovrebbe aprire nel giro di qualche mese il suo primo stabilimento nel Vecchio Continente per evitare i sopracitati dazi (il paese favorito per il nuovo polo produttivo sarebbe l’Ungheria, seguita dalla Spagna), con l’obiettivo di avviare le linee produttive già nel 2027. Il che avrebbe un effetto immediato sulla competitività della marca sul mercato continentale, dove oltretutto gli affari vanno a gonfie vele: nel 2025 il marchio ha registrato una crescita del 30%, trainata soprattutto dai nuovi modelli ibridi, passando da immatricolare 233 mila auto e targarne 300 mila (+30%). A gennaio 2026 MG ha venduto in Italia 4.240 vetture, con una quota di mercato del 3%, lasciandosi alle spalle Opel, Kia e Hyundai. L'articolo Byd e i suoi “fratelli”. L’inarrestabile avanzata dei marchi cinesi nel vecchio continente proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il Giurì ferma la guerra commerciale di BYD a Stellantis: “Stop alla pubblicità sulla rottamazione del motore Puretech”
La guerra commerciale di BYD a Stellantis deve fermarsi. Anzi, si è già fermata. Su ordine del Giurì dell’Istituto dell’autodisciplina pubblicitaria il colosso cinese delle auto elettriche ha dovuto fermato la campagna “Operazione Purefication”, lanciata a inizio anno per promuovere la rottamazione di vetture con la cinghia a bagno d’olio. Traduzione: un attacco frontale a uno specifico gruppo di auto di Peugeot, marchio di Stellantis, e al motore Puretech 1.2. VIOLATI TRE ARTICOLI DEL CODICE Il Giurì, presieduto dal vicepresidente Mario Libertini, ordinario di Diritto industriale e commerciale a La Sapienza, ha intimato a BYD di cancellare da ogni piattaforma la pubblicità, rimuovendola anche da ogni concessionaria, perché ha violato 3 articoli del codice relativamente alla comunicazione ingannevole, alla comparazione e alla denigrazione di altri operatori del mercato. “La tua cinghia dà i numeri? Te ne diamo un po’ anche noi”, chiedeva ironicamente BYD promettendo incentivi fino a 10.000 euro a chi rottamava un’autovettura con cinghia a bagno d’olio. I PROBLEMI DEL PURETECH E IL RICHIAMO DEI VEICOLI In passato, alcune vetture con motore Puretech che montano la cinghia di distribuzione a bagno d’olio hanno rilevato problemi legati a una contaminazione l’olio dovuta allo sfaldamento della cinghia stessa con conseguente consumo anomalo di lubrificante e rotture del motore. Tra il 2019 e il gennaio dello scorso anno, Psa – diventata Stellantis dopo la fusione con Fca – ha dovuto affrontare il richiamo di centinaia di migliaia di veicoli per controlli e ha aperto una piattaforma per indennizzare chi aveva dovuto affrontare riparazioni a guasti prima di dieci anni o di 180mila chilometri percorsi. Il gruppo franco-italiano ha sempre parlato di un problema che ha interessato circa il 6% dei veicoli venduti. STELLANTIS: “IMPORTANTE RICONOSCIMENTO” Dopo la decisione del Giurì, Stellantis si è detta soddisfatta parlando di un “importante riconoscimento della necessità di tutelare i consumatori ed i concorrenti da messaggi pubblicitari scorretti” e annunciando che “continuerà a promuovere una competizione basata sulla qualità dei prodotti e su una comunicazione chiara, completa e trasparente sulle caratteristiche degli stessi”. BYD non ha commentato e già eseguito la decisione del Giurì. LE CAMPAGNE DI BYD GUIDATA DALL’EX FCA Quella del costruttore cinese non è la prima campagna aggressiva degli ultimi mesi. A settembre aveva lanciato una propria promozione, anticipando gli incentivi statali che in quel momento non erano ancora stati attivati chiamandola “CASI-NO Incentivi Statali”: l’offerta era fino a 10.000 euro a privati e partite IVA senza limiti di reddito o attese. Lo Special Advisor per il mercato europeo dell’azienda cinese di auto elettriche è Alfredo Altavilla, una vita in Fiat ed Fca. Il manager tarantino ha trascorso oltre vent’anni alla corte della famiglia Agnelli ed è stato braccio destro di Sergio Marchionne, ricoprendo il ruolo di leader delle operazioni europee del gruppo. È a capo del comparto continentale di BYD dal settembre 2024. Tra gennaio e dicembre del 2025, il marchio cinese ha immatricolato in Italia 23.621 auto. Nei dodici mesi precedenti erano state poco più di 2mila. L'articolo Il Giurì ferma la guerra commerciale di BYD a Stellantis: “Stop alla pubblicità sulla rottamazione del motore Puretech” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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BYD davanti a Tesla, la corsa elettrica cambia leader dopo anni di dominio Usa
L’auto elettrica cambia leader. Dopo anni in testa, Tesla perde il primo posto nelle vendite mondiali nel 2025 e viene superata dalla cinese BYD. Il sorpasso è spiegato dai numeri: nell’ultimo trimestre dell’anno Tesla ha consegnato 418.227 veicoli, il 16% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 e sotto le attese degli analisti. Su base annua le immatricolazioni sono scese dell’8,6%, fermandosi a 1,64 milioni. BYD, invece, ha continuato a “spingere”: quasi 2,26 milioni di auto elettriche vendute nel 2025, con un andamento positivo sia nel trimestre sia sull’intero anno. Il tutto mentre il trend crescente del mercato EV non si ferma. Nell’anno appena trascorso le vendite di EV sono aumentate del 28%, spinte soprattutto dall’Europa, dove BYD sta guadagnando terreno e ampliando il distacco dalla rivale americana. Eppure, il ridimensionamento di Tesla non sembra preoccupare troppo Wall Street. Gli investitori restano agganciati alla visione del “divino” Elon, sempre più focalizzata su intelligenza artificiale, guida autonoma e robotaxi. Musk continua anche a rilanciare il progetto Cybercab, una piccola auto a due posti pensata per la mobilità urbana, mentre i test di guida senza conducente procedono ancora in forma limitata. Sul fronte delle vendite tradizionali, però, la pressione è aumentata. In Europa e Nord America Tesla deve fare i conti con l’avanzata dei marchi cinesi e con il ritorno in forze dei costruttori storici come Volkswagen e BMW. A pesare è stato anche il “rumore” politico intorno a Musk e al suo ruolo nell’amministrazione Donald Trump, che ha suscitato reazioni contrastanti tra i consumatori. Negli Stati Uniti ha inciso pure la fine dei crediti fiscali federali da 7.500 dollari per l’acquisto di veicoli elettrici. Dopo la corsa agli acquisti di fine estate, la domanda ha rallentato. Le stime sulle consegne future si sono così ridimensionate: due anni fa gli analisti parlavano di oltre 3 milioni di veicoli nel 2026, oggi le previsioni non superano quota 1,8 milioni. BYD, intanto, accelera fuori dalla Cina. Nel 2025 le vendite all’estero hanno toccato quota un milione di veicoli, con un balzo del 150% rispetto all’anno precedente, e l’obiettivo per il 2026 arriva fino a 1,6 milioni. Tesla ha provato a difendersi con versioni “Standard” più economiche di Model 3 e Model Y, circa 5.000 dollari sotto i prezzi precedenti, una mossa che non ha convinto del tutto il mercato. Un segnale positivo, tuttavia, arriva da un altro fronte: nel 2025 Tesla ha registrato un record nel business dell’energy storage, con 46,7 gigawattora di sistemi di accumulo distribuiti. Mentre il primato nelle auto elettriche sfuma, dunque, il marchio americano sta cercando di rafforzare altre aree strategiche per la crescita. Basterà? L'articolo BYD davanti a Tesla, la corsa elettrica cambia leader dopo anni di dominio Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.
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BYD stupisce con un motore boxer 2.0, l’endotermico che non ti aspetti nell’era elettrica
Sul mercato dell’auto sta per arrivare un motore endotermico nuovo di pacca: in tempi di elettrificazione forzata, questa sarebbe già una notizia. Ma se il motore in questione è “Made in China” e vanta pure la rara architettura boxer, allora il suo esordio si carica di significati. Ma andiamo con ordine: BYD, il colosso cinese dell’auto, ha svelato il suo nuovo motore quattro cilindri 2 litri turbo con cilindri disposti orizzontalmente. L’unità vanta una configurazione assai rara, ad oggi adoperata solo dai giapponesi della Subaru e dai tedeschi della Porsche, che usano il boxer da decenni. E questo già la dice lunga sulle capacità tecniche raggiunte dai costruttori della Repubblica Popolare. L’unità in questione è destinata a far parte di meccaniche elettrificate, quelle che spingeranno modelli ibridi, per intendersi. A riprova della capacità di adattamento dell’industria automotive cinese, che sta ricalibrando il suo “output” verso i veicoli ibridi, più “digeribili” sui mercati occidentali che non sono ancora molto convinti che il futuro dell’automobile sia solo elettrico. Concetto che, a dire il vero, in Cina hanno ormai recepito – contrariamente a quanto succede a Bruxelles – rimodulando il ventaglio delle tecnologie in cui investire. La prima applicazione del nuovo boxer la vedremo sulla berlina ibrida ricaricabile Yangwang U7 (nella foto), dove il Boxer – capace di 276 cavalli di potenza massima e 380 Nm di coppia motrice – farà da generatore di corrente (range extender) per ricaricare di elettricità le batterie che alimentano i motori elettrici di trazione e, in alcuni frangenti, potrà anche comportarsi esso stesso come unità motrice di trazione, direttamente collegata alle ruote. Ma le primizie tecniche non finiscono qui. In nome della compattezza, il boxer cinese adotta un sistema di lubrificazione a carter secco – privo della tradizionale coppa dell’olio posta alla base del monoblocco, rimpiazzata da un serbatoio dell’olio esterno, collegato a una pompa a doppio stadio che, simultaneamente, riempie il serbatoio dell’alto, con l’olio di ritorno dal motore, e lo svuota dal basso, inviando l’olio al motore –, un impianto di raffreddamento studiato ad hoc e una doppia catena di distribuzione. Meccanica allo stato dell’arte, quindi. Non solo, particolare attenzione è stata posta pure alla rumorosità del motopropulsore, estremamente contenuta: secondo la BYD, al minimo e a carichi leggeri il rumore del motore aumenta di appena 1 decibel rispetto a quello prodotto dai motori elettrici, risultando praticamente impercettibile nell’uso quotidiano. Sulla U7 il boxer sarà posizionato nel cofano anteriore e la potenza erogata potrà essere tarata in base allo stato di carica della batteria al fine di favorire l’efficienza complessiva del veicolo. L'articolo BYD stupisce con un motore boxer 2.0, l’endotermico che non ti aspetti nell’era elettrica proviene da Il Fatto Quotidiano.
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