Il mondo dell’automotive extra-lusso, come pure quello dei marchi generalisti,
sta vivendo un brusco risveglio: dopo anni di promesse “all-electric“, da
realizzarsi in alcuni casi già entro la fine del decennio, i consigli
d’amministrazione delle case più prestigiose del pianeta stanno freneticamente
riscrivendo i propri piani industriali. La causa? Una clientela che, nonostante
la disponibilità economica, non sembra pronta a barattare il “brivido” e il
prestigio di un motore a combustione col silenzio di una meccanica a batteria.
Sicché il panorama attuale somiglia a una ordinata ma decisa ritirata
strategica. Marchi che avevano fatto dell’elettrificazione totale la propria
bandiera, ora riscoprono il valore dell’ibrido e di un approccio
tecnologicamente neutro. Emblematico il caso Porsche: la casa di Zuffenhausen ha
ammesso che la transizione richiederà più tempo del previsto. L’obiettivo
dell’80% di vendite elettriche entro il 2030 è diventato “flessibile”,
condizionato alla reale domanda del mercato. Lo stesso che non ha perdonato la
decisione dell’azienda di lanciare la nuovo suv Macan esclusivamente con
meccanica a batteria.
“Un errore lanciare la nuova Macan solo con motore elettrico” ha ribadito l’ex
Ceo Oliver Blume (che è pure capo di Volkswagen Group) perché “ci saranno sempre
amanti di Porsche che vogliono un motore a combustione”. Ecco perché il nuovo
timoniere dell’azienda, Michael Leiters, dinanzi a bilanci aziendali in profonda
crisi, ha specificato che la marca è impegnata ad aggiungere all’offerta motori
a combustione e ibridi.
Anche in Lamborghini hanno deciso di rimandare l’arrivo della loro prima auto a
batteria a data da destinarsi visto che i loro clienti non hanno alcun tipo di
interesse per un veicolo 100% elettrico. Per l’ad Stephan Winkelmann, “chi
compra una Lamborghini cerca motori termici da 8 o 12 cilindri (e relativo
sound), mentre le richieste per una Lambo elettrica sono praticamente pari a
zero”. Anche la prossima generazione del suv Urus, inizialmente ipotizzata come
elettrica, manterrà un motore a combustione supportato da tecnologia ibrida.
“Non potevamo rischiare”, ha commentato il Ceo. Specie dopo i succitati problemi
in casa Porsche con le nuove Cayenne (nella foto) e Macan elettriche, il cui
insuccesso commerciale sta spingendo il brand tedesco a cancellare di sana
pianta l’arrivo di altri modelli sportivi elettrici.
Considerazioni simili sono state fatte in casa Rolls-Royce, che ha ufficialmente
abbandonato l’obiettivo di diventare un brand 100% elettrico entro il 2030. Il
Ceo Chris Brownridge ha chiarito che la strategia dell’azienda si è evoluta in
una gestione “guidata dalla domanda” dei clienti, non ancora pronti a rinunciare
alla nobiltà di bielle e pistoni. “Riconosciamo che i clienti preferirebbero
avere un motore V12, che è parte della nostra storia e della nostra identità”,
ha dichiarato Brownridge al Times.
Se nel 2024 la Spectre – il modello a batteria della Rolls-Royce – rappresentava
circa un terzo delle vendite totali del marchio, i dati più recenti mostrano un
calo significativo: le consegne della EV sono scese a 1.002 unità, segnando una
frenata del 47% rispetto alle 1.890 vetture consegnate nel 2024 (il primo anno
pieno di vendite). Sicché la Spectre è passata dal rappresentare il 33% delle
vendite totali a meno di un quinto (sotto il 20%) nel corso dell’ultimo anno. E
mentre l’elettrica rallentava, le vendite complessive del marchio sono cresciute
del 3,3%, trainate dai modelli a combustione.
Bentley? Ha ufficialmente rallentato la sua transizione, spostando l’obiettivo
del 100% elettrico dal 2030 al 2035 a causa della minore domanda di elettriche
nel segmento lusso e della preferenza dei clienti per i motori a combustione
ibridati. La strategia è stata quindi rimodulata, puntando su ibridi plug-in e
posticipando il debutto di modelli full-electric. L’ad Frank-Steffen Walliser ha
parlato che la revisione è stata presa per “assicurare la competitività di lungo
termine” e che c’è “molto lavoro da fare” per convincere i clienti ad
abbracciare il tutto elettrico.
E se per l’inglese McLaren l’elettrico non è nemmeno all’orizzonte, in casa
Pagani il patron Horacio si è già ampiamente chiarito le idee già da qualche
tempo: “Il discorso è molto complesso. Abbiamo avviato il nostro progetto
elettrico già sette anni fa. Abbiamo creato un team dedicato e investito tempo e
risorse esplorando diverse soluzioni, cercando di comprendere fino in fondo le
potenzialità dell’elettrico. A quel punto abbiamo sottoposto il nostro progetto
a Mercedes-AMG, nostro storico partner tecnico, e loro ci hanno messi in
contatto con la divisione delle power unit ad alte prestazioni per la Formula 1.
Successivamente, quando il fondo sovrano dell’Arabia Saudita, il Public
Investment Fund (PIF), è entrato nel capitale di Pagani, abbiamo avuto accesso
anche alle tecnologie di Lucid, un produttore di auto elettriche estremamente
avanzate. È stato affascinante approfondire queste nuove aree tecnologiche, ma
c’è stato un ostacolo: i nostri clienti non sono interessati all’elettrico. Alla
fine, se manca l’interesse da parte loro, non ha senso proseguire su questa
strada”.
Mentre i giganti dell’automotive di lusso ricalibrano le proprie ambizioni a
zero emissioni sotto la pressione di una domanda tiepida, Ferrari sceglie la
strada della controtendenza. Il progetto “Luce” non si ferma: sotto la guida di
Benedetto Vigna, il Cavallino Rampante non ha mostrato alcun segno di esitazione
riguardo al suo primo modello totalmente elettrico: Maranello ha già inaugurato
l’e-building, una struttura all’avanguardia dedicata alla produzione di
componenti elettrici e all’assemblaggio del nuovo modello previsto per il tardo
2025 (ma il complesso potrà assemblare pure modelli ibridi e termici). La
strategia di Ferrari per la Luce è quella di creare un veicolo totalmente
inedito per il settore delle EV, puntando su un’esperienza di guida che promette
di essere “emozionante e sonora”, nonostante l’assenza di un powertrain
tradizionale.
L'articolo La ritirata dall’elettrico. Il lusso che i marchi di lusso non
possono permettersi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Auto Elettriche
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RENAULT TWINGO E-TECH ELECTRIC
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RENAULT TWINGO E-TECH ELECTRIC
C’è qualcosa di familiare nella nuova Twingo elettrica, ma allo stesso tempo
tutto parla di futuro. La guardi e ti strappa un sorriso, proprio come faceva la
prima nel 1992. Solo che oggi siamo alla quarta generazione, e nel frattempo ne
sono state vendute oltre 4,15 milioni: un’eredità pesante, che questa versione a
elettroni prova a raccogliere senza nostalgia, ma con leggerezza.
Il progetto nasce in Francia, al Technocentre di Guyancourt, mentre la
produzione resta in Europa, nello stabilimento sloveno di Novo Mesto. Una scelta
coerente con l’idea di un’elettrica accessibile, concreta, pensata per la città
ma non solo, che condivide la piattaforma costruttiva (la AmpR Small) con
un’altra icona del passato “risorta” a batteria: la Renault 5. Anche il prezzo
segue questa filosofia: si parte da 19.500 euro, dunque al di sotto di quella
soglia psicologica dei 20 mila che può fare differenza.
A bordo la prima impressione è vivace, quasi giocosa. Il cruscotto è colorato,
ricco, pieno di elementi: forse anche un filo troppo “carico” e massiccio per
un’auto così compatta, ma nel complesso coerente con il carattere dell’auto.
Davanti agli occhi ci sono due schermi OpenR, uno da 7 pollici per la
strumentazione e uno centrale da 10 per l’infotainment, sempre presente su tutta
la gamma. Dentro, però, la sorpresa è lo spazio. La soluzione dei sedili
posteriori scorrevoli, per citarne una, è semplice quanto intelligente: puoi
guadagnare centimetri preziosi per le gambe o per il bagagliaio con un gesto
rapido.
La gamma è ridotta all’essenziale: una sola motorizzazione elettrica da 80
cavalli e due allestimenti, Evolution e Techno. Già la versione d’ingresso offre
una dotazione completa, ma è con la Techno che si entra in un territorio più
ricco, tra sistema multimediale evoluto con Google integrato, guida assistita
avanzata e funzione One Pedal. In generale, sorprende la presenza di tanti
sistemi di assistenza: dal mantenimento di corsia alla frenata automatica
d’emergenza, fino all’Adaptive Cruise Control e ai dispositivi pensati per il
traffico urbano e i parcheggi, con una dotazione che può arrivare fino a 24
ADAS. Anche i colori (tra cui spiccano Giallo Mango, Rosso Assoluto e Verde
Assoluto), fanno la loro parte.
Sotto il pianale c’è una batteria da 27,5 kWh con chimica litio-ferro-fosfato,
scelta interessante perché riduce i costi e limita l’uso di materiali critici.
Nella guida quotidiana si traduce in un’autonomia fino a 263 chilometri e in
tempi di ricarica piuttosto rapidi: in corrente continua si può passare dal 10
all’80% in circa mezz’ora, mentre in AC si arriva al pieno in poco più di due
ore e mezza. Il tutto con consumi dichiarati nell’ordine dei 12,2 kWh/100 km,
confermati nel corso del nostro test drive.
Nel traffico la Twingo E-Tech Electric è nel suo habitat naturale: silenziosa,
compatta, facile da infilare ovunque, anche grazie a un diametro di sterzata
inferiore ai 10 metri. Ma è appena fuori dal caos urbano che emerge il suo lato
meno scontato. L’assetto è più rigido di quanto ci si aspetterebbe da una
citycar: sulle buche si sente, è vero, ma tra le curve restituisce una guida più
precisa e piacevole, quasi sorprendente per la categoria.
E poi c’è lei, la funzione One Pedal, uno dei marchi di fabbrica dell’elettrico.
All’inizio spiazza: molli l’acceleratore e l’auto rallenta in modo deciso fino
quasi a fermarsi. Serve qualche chilometro per prenderci la mano, ma quando
succede cambia tutto: nel traffico diventa rilassante, quasi intuitiva.
Difficile farne a meno, dopo un po’ .
Il motore da 80 cavalli, nondimeno, non ha pretese sportive. Ma spinge quanto
basta, soprattutto ai bassi regimi, dove l’elettrico dà il meglio. La risposta è
pronta, adeguata per scatti al semaforo e cambi di ritmo continui. Come detto,
l’autonomia arriva fino a 263 chilometri, più che sufficienti per coprire un
utilizzo urbano senza ansia da ricarica, anche grazie a una gestione
dell’energia piuttosto efficiente. Quella leggerezza che non guasta.
L'articolo Renault Twingo E-Tech Electric, la prova de Il Fatto.it – Lo stile di
ieri, la guida di domani – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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TOYOTA C-HR+
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TOYOTA C-HR+
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TOYOTA C-HR+
“Più di un elettrico. Un elettrico Toyota”, dice Christian Mohorovicich,
responsabile del marketing della filiale nazionale del colosso nipponico. “Per
noi – insiste – la C-HR+ sarà il primo modello di volumi”. Gli ordini sono
aperti da mesi, ma il fine settimana di lancio è in programma in maggio:
l’obiettivo per l’anno in corso è quello di commercializzarne 2.000 esemplari,
il doppio sui dodici mesi. Il costruttore è ancora “cauto” sulle stime e, del
resto, non ha grandi preoccupazioni circa il rispetto degli obiettivi di
riduzione a livello comunitario perché con le opzioni ibride continua a ridurre
le emissioni.
La variante “+” del popolare Suv ad alimentazione convenzionale già venduto in
un milione di esemplari nel Vecchio Continente è un veicolo particolarmente
versatile: offre due trazioni, anteriore o integrale, due tagli di batteria,
quasi 58 e 77 kWh, e tre potenze, 167, 224 e 343 Cv.
Di più: pur essendo chiaramente identificabile esteticamente con il modello con
il quale condivide il nome, se ne differenzia per le proporzioni perché guadagna
11 centimetri in lunghezza e 17 nel passo, rispettivamente 4,53 e 2,75 metri. Le
linee sono meno spigolose, con un’aerodinamica ottimizzata. E con l’architettura
eTNGA sono stati impiegati gli eAxle con la batteria montata sotto il pianale
che contribuisce a ridurre di 6,5 centimetri il baricentro dell’auto, che ne
vanta comunque 18,5 di altezza da terra.
Nel complesso l’abitacolo è più spazioso e il vano bagagli ha una capacità che
parte da 416 litri. In base alla motorizzazione e alle dimensioni
dell’accumulatore, la percorrenza oscilla tra i 458 e i 607 chilometri di
autonomia (due ruote motrici, cerchi da 18”, batteria da 77 kWh e unità da 224
Cv) con consumi dichiarati compresi fra i 13,4 e i 14,4 kWh/100 km, per la
verità non proprio vicinissimi ai 19 contabilizzati dopo quasi 150 sulle strade
portoghesi dell’Algarve. E a parte qualche fruscio di troppo sopra i cento
orari, la Toyota C-HR+ è un modello completo, ben riuscito, equilibrato e anche
divertente su strada.
Nella variante provata, quella a trazione integrale, l’accelerazione mette quasi
i brividi, considerando che si tratta di un’auto di segmento C: da 0 a 100
all’ora in appena 5,2”. In curva è piacevolmente composta e rassicurante. Il
conducente dispone anche delle leve al volante per amministrare i quattro
livelli di rigenerazione dell’energia.
Il grande sforzo di Toyota è tuttavia quello di sfatare i luoghi comuni che
rendono molti automobilisti scettici rispetto all’elettrico. Non solo con
l’autonomia, ma anche possibilità di fare rifornimento quasi ovunque e pure in
fretta: il caricatore rapido da 150 kW è di serie e assicura un “pieno” tra il
10 e l’80% in 28 minuti. E poi c’è la garanzia di un milione di chilometri con
una capacità del 70% fino al decimo anno. Toyota “assicura” se stessa, perché
l’accumulatore viene fornito da una joint venture con Panasonic della quale
controlla il 51%. Con la soluzione italiana di WeToyota (ex WeHybrid) chi guida
consumando meno energia beneficia anche di un sistema premiante che può arrivare
a valere anche 400 euro l’anno, trasferibili su assicurazione, manutenzione e
altro ancora.
Il listino è compreso tra i 40.800 e i 49.000 euro, ma in caso di permuta la
promozione di Toyota consente ai clienti di acquistare l’entry level a poco meno
di 37.000. In aggiunta c’è il bonus per la wallbox e per la sua installazione,
equivalente ad altri 1.700 euro. Le elettriche si vendono anche così.
L'articolo Toyota C-HR+, la prova de Il Fatto.it – L’elettrone versatile che
convince – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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VOLVO EX60
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VOLVO EX60
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VOLVO EX60
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VOLVO EX60
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VOLVO EX60
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VOLVO EX60
Punto di svolta, elemento rivoluzionario, innovazione radicale. Questa è la
definizione di “game changer” e questo è quello che rappresenta la EX60 per
Volvo. Erede 100% elettrica della XC60, modello più venduto nella storia del
marchio svedese: non una semplice evoluzione ma il punto di partenza di una
nuova generazione, nata elettrica fin dal primo disegno.
Costruita a Torslanda sulla piattaforma SPA3, è un cambio di paradigma: qui
debutta la struttura cell-to-body, con la batteria integrata direttamente nel
pianale e parte attiva della scocca, e la produzione sfrutta la tecnica del
megacasting per ridurre componenti e peso. Il tutto si combina con
l’architettura a 800 volt – inaugurata con la Volvo ES90 – elemento chiave che
cambia il modo di vivere l’elettrico: ricariche fino a 370 kW, 10 minuti per
recuperare più di 300 km e tempi complessivi drasticamente ridotti (dal 10
all’80% in 19 minuti). Numeri che si traducono in un’autonomia dichiarata fino a
810 chilometri, rendendo la EX60 una delle proposte più avanzate della
categoria.
Vista dal vivo, in occasione della premiere italiana che si è svolta al Volvo
Studio di Milano, la prima cosa che colpisce non è la scheda tecnica ma il
design. Le dimensioni sono importanti – 4,80 metri di lunghezza e passo di 2,97
metri – ma la percezione è diversa, più dinamica, quasi da wagon rialzata. E, a
proposito di aerodinamica, il Cx è di 0,26, davvero ottimo per un suv. Il look è
pulito, scolpito, senza eccessi: davanti spicca la firma luminosa “a martello”
reinterpretata in chiave moderna, mentre l’assenza della griglia sottolinea la
natura elettrica.
Le fiancate sono attraversate da nervature tese che giocano con la luce e le
maniglie alte a “pinna di squalo”, integrate nella cornice del finestrino,
rappresentano una soluzione tanto originale quanto funzionale per migliorare
l’aerodinamica. Il risultato è un SUV elegante ma anche solido, con una presenza
scenica che dal vivo guadagna ancora più forza. Aprendo la porta si entra in un
ambiente che segna un ulteriore salto generazionale. Se dietro al volante c’è un
cruscotto digitale da 11,4” con le informazioni di guida, l’abitacolo è dominato
da un grande display centrale orizzontale da 15 pollici, leggermente curvo, che
sostituisce il classico sviluppo verticale Volvo. Tutto passa da qui, in un
sistema fluido con servizi Google integrati.
Ma la vera novità è meno visibile e molto più profonda: la EX60 è la Volvo più
“intelligente” di sempre, grazie a una potenza di calcolo capace di arrivare a
250 trilioni di operazioni al secondo. Il nuovo sistema centrale gestisce
infotainment, sicurezza e assistenza alla guida in modo integrato e apre la
porta a un’evoluzione continua dell’auto tramite aggiornamenti software. Molto
più di un semplice assistente di bordo ma intelligenza artificiale generativa e
infatti a bordo debutta anche Google Gemini, capace di interagire in modo
naturale con conducente e passeggeri, rendendo l’esperienza più intuitiva e meno
distrattiva.
La tecnologia, però, per Volvo non è mai fine a sé stessa. Il cuore resta la
sicurezza, e anche qui la EX60 introduce una novità destinata a fare scuola: le
cinture di sicurezza multi-adattive. Un sistema evoluto che analizza la
corporatura dell’occupante e le condizioni di guida per modulare la risposta in
caso di impatto, migliorando ulteriormente la protezione.
Lo spazio a bordo è abbondante, merito del passo lungo e del pianale
completamente piatto, con un’abitabilità posteriore ai vertici della categoria e
un bagagliaio che parte da 523 litri per arrivare a 1.647 abbattendo i sedili. A
questi si aggiungono i 58 litri presenti sotto al cofano per riporre i cavi di
ricarica. Anche la qualità è elevata, con materiali ben combinati e una cura per
i dettagli che si nota in ogni elemento, dai vani portaoggetti alla modularità
del tunnel centrale.
La gamma prevede tre tagli di batterie: da 83, 95 e 117 kWh rispettivamente per
la P6 che ha trazione posteriore, 374 cavalli e 620 km di autonomia dichiarata,
si passa alla P10 integrale da 510 cavalli e 660 km di autonomia e si arriva
alla P12 da 680 cavalli e autonomia dichiarata dalla casa che arriva a 810 km.
Due gli allestimenti, Ultra e Plus con prezzi a partire da 65.350 euro e un
equipaggiamento già molto completo.
Con questo modello “Volvo Cars entra nel più grande segmento BEV a livello
globale, espandendo il proprio mercato elettrico potenziale” come ha spiegato
Michele Crisci – Presidente di Volvo Cars Italia – nel corso della presentazione
italiana. Ordinabile dal 21 gennaio, sarà in concessionaria a inizio luglio, le
prime consegne sono previste da metà dello stesso mese è il prezzo di partenza è
di 65.350 euro.
E non è finita qui. Perché insieme alla versione standard, la casa svedese ha
già confermato l’arrivo di una variante ancora più robusta e orientata
all’avventura: la Volvo EX60 Cross Country che avrà sospensioni pneumatiche di
serie, cerchi da 20 o 21 pollici, sarà più alta di 20 mm da terra e potrà
alzarsi o abbassarsi di altri 2 cm per una migliore efficienza energetica. Le
motorizzazioni saranno P10 AWD e P12 AWD e rappresenta un ulteriore tassello che
completa il quadro di un modello destinato a segnare, davvero, un nuovo inizio.
Il prezzo? A partire da da 71.450 Euro.
L'articolo EX60, anteprima italiana a Milano per il “game changer” firmato Volvo
– FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Audi riporta in vita un nome che, per molti appassionati, è sinonimo di
innovazione e coraggio progettuale. Dopo un quarto di secolo dalla prima Audi
A2, la Casa dei quattro anelli annuncia l’arrivo della Audi A2 e-tron, una nuova
EV compatta destinata a diventare la porta d’ingresso alla gamma BEV del
marchio.
La novità è stata anticipata da un primo bozzetto mostrato durante l’Annual
Media Conference del costruttore tedesco. L’immagine lascia intravedere una
silhouette compatta e filante, con proporzioni da crossover urbano e una linea
del tetto leggermente arcuata verso il posteriore, elementi che suggeriscono una
vocazione cittadina ma con un carattere premium ben definito.
Secondo quanto dichiarato dal CEO di Audi, Gernot Döllner, la nuova A2 e-tron
nasce dall’ascolto diretto dei clienti: “Vogliono soluzioni di mobilità
elettrica efficaci e funzionali per la vita di tutti i giorni. Audi A2 e-tron è
la nostra risposta”. Efficienza, dimensioni contenute e sicurezza saranno i
pilastri della nuova compatta a elettroni, destinata a rendere più accessibile
l’offerta elettrica del marchio.
Il ritorno della sigla non è casuale. La prima Audi A2, presentata nel 1999, fu
un progetto visionario: carrozzeria in alluminio, peso contenuto e aerodinamica
molto curata. Un’auto avanti anni luce rispetto ai tempi che oggi torna
idealmente come riferimento, reinterpretata però nella chiave della mobilità
elettrica.
Il contesto di mercato, del resto, è cambiato radicalmente. Il segmento delle
compatte elettriche premium è tra quelli che crescono più rapidamente in Europa,
soprattutto nelle grandi città dove dimensioni ridotte, efficienza energetica e
tecnologie digitali rappresentano fattori decisivi nella scelta di un’auto.
Audi punta proprio su questo equilibrio. La nuova A2 e-tron promette di
combinare praticità urbana, sostenibilità e un livello di digitalizzazione
elevato, connesso alla più ampia strategia del marchio per rendere la propria
gamma sempre più giovane e tecnologica.
Un altro elemento significativo riguarda la produzione. La vettura sarà
costruita nella sede storica di Audi, Ingolstadt, dove prenderà forma una nuova
famiglia di modelli completamente elettrici. Una scelta che sottolinea l’impegno
dell’azienda nella trasformazione industriale degli stabilimenti europei.
L’arrivo della EV compatta, infine, si inserisce in una fase di forte offensiva
di prodotto per il marchio tedesco. Dopo oltre venti nuovi modelli lanciati tra
il 2024 e il 2025, Audi proseguirà il rinnovamento della gamma nel 2026 puntando
contemporaneamente sugli estremi dell’offerta: da un lato il futuro SUV
full-size Q9, dall’altro proprio la nuova compatta elettrica. La Audi A2 e-tron
verrà svelata nel corso dell’autunno.
L'articolo Audi A2 e-tron, il ritorno dell’icona per la città. In chiave
elettrica proviene da Il Fatto Quotidiano.
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NUOVA NISSAN MICRA_DINAMICHE (14)
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NUOVA NISSAN MICRA_DINAMICHE (39)
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NUOVA NISSAN MICRA_INTERNI (1) (4)
Dal 1982 a oggi la Micra è la Nissan più conosciuta in Europa, superando la
Qasqhai di un solo punto percentuale. Una fama che deriva soprattutto dal
successo della seconda e della terza generazione, vendute rispettivamente tra il
1992 e il 2002, e tra il 2002 e il 2010. La quarta e la quinta generazione,
invece, sono state meno apprezzate delle precedenti, per motivi diversi: la
prima ha rinunciato al motore diesel in un’epoca in cui era ancora molto
richiesto, la seconda ha cambiato posizionamento sul mercato, salendo dal
segmento A al segmento B, una scelta che i clienti non hanno premiato.
La Micra che abbiamo provato è di sesta generazione e fa un’altra scelta di
campo puntando sul solo elettrico: non sono previste varianti ibride o termiche.
E’ parente strettissima della Renault 5 (anch’essa 100% elettrica), dalla quale
si differenzia solo per alcune forme della carrozzeria, principalmente il
frontale e il posteriore, a cui si aggiungono alcune finiture e il disegno dei
cerchi in lega.
Nell’abitacolo, invece, le differenze riguardano sostanzialmente i rivestimenti
e le colorazioni. Tornando all’esterno, a una lunghezza di 3,97 metri
corrisponde un vano bagagli da 326 litri, con una soglia di accesso piuttosto
alta da terra e un gradino pronunciato. Lo spazio a bordo è abbondante, la
posizione di guida è ottima e anche sui sedili posteriori si sta comodi, con una
buona luce rispetto alla linea del tetto.
Dopo aver sfruttato le ampie regolazioni del sedile, si impugna un volante dalla
forma quasi esagonale e si familiarizza con i due display – strumentazione e
infotainment – da 10,1 pollici, che sono separati ma molto vicini l’uno
all’altro. Il software del sistema multimediale è basato su Android, quindi
integra Google Maps e il Play Store da cui scaricare diverse app, mantenendo
comunque gli altri protocolli di connettività, ovvero Android Auto e Apple
CarPlay. Quanto ai sistemi di assistenza alla guida, c’è tutto quello che si può
desiderare e anche di più.
Su questa Micra, poi, è stata mantenuta la logica molto utile delle Renault, che
silenziano gli Adas obbligatori più fastidiosi con un solo pulsante.
L’impostazione si chiama “Perso”, che non ha a che fare con qualche smarrimento
ma è una contrazione dal francese.
Parlando invece dei powertrain, si può scegliere tra due abbinamenti
motore/batteria: 122 CV con 40 kWh (ricarica fino a 80 kW di potenza) e 150 CV
con 52 kWh (ricarica fino a 100 kW di potenza), a cui corrispondono
rispettivamente autonomie WLTP di 317 e 416 km. Naturalmente anche il prezzo
cambia di conseguenza: si parte dai 29.500 euro del primo abbinamento per
arrivare ai 34.400 euro del secondo.
Abbiamo provato la variante da 150 cavalli nel traffico di Roma, riscontrando
un’ottima spinta, anche molto abbondante rispetto alla tipologia di auto, ma
comunque supportata da un pregevole assetto. A questo proposito bisogna
sottolineare che la Micra ha il retrotreno multi-link, una soluzione davvero
rara in un segmento dove la maggior parte delle vetture utilizza il ponte
torcente.
Considerando anche lo sterzo rapido e diretto al punto giusto, la Micra mostra
una dinamica quasi da sportiva e anche il peso di una tonnellata e mezza non
disturba. Naturalmente ci sono varie regolazioni elettroniche, da quella che
dimezza la potenza per consumare meno fino alla regolazione della frenata
rigenerativa che può trasformarsi in “One pedal drive”. Vuol dire che
rilasciando l’acceleratore la Micra rallenta energicamente fino a fermarsi
completamente; basta utilizzarla per un paio d’ore e prenderci la mano, per non
poterne più fare a meno.
I consumi sono piuttosto contenuti: nella nostra guida urbana, senza prestare
particolari attenzioni, ci siamo mantenuti su una media di 14 kWh/100 km.
Infine, torniamo sui prezzi, nota dolente che accomuna tutte le auto elettriche
a causa del costo degli accumulatori. Consapevole di quanto impattino sulla
scelta finale, Nissan ha attivato due offerte, che fanno scendere il prezzo
della versione base fino a 24.990 euro.
L'articolo Nissan Micra, la prova de Il Fatto.it – Un tocco di stile veloce e
silenzioso in città – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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DS N°7
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DS N°7
La prima cosa che colpisce è la firma luminosa. Una linea a V attraversa il
frontale e rende la nuova DS N°7 immediatamente riconoscibile. È uno dei segni
più evidenti del rinnovamento voluto dalla maison francese per uno dei modelli
più importanti della sua gamma. La N°7 prende dunque il posto della DS 7, ed è
la prima grande novità di prodotto da quattro anni a questa parte per il marchio
premium del gruppo Stellantis. Motivo per cui nel 2025 ha perso terreno, e tenta
di ripartire proprio da qui. Rispetto al modello arrivato in commercio nel 2018,
si tratta di un’evoluzione netta: dimensioni leggermente maggiori, design
aggiornato e nuove soluzioni tecnologiche, soprattutto in tema di
elettrificazione.
Nell’abitacolo della DS N°7, sicuramente il suo punto forte, tecnologia, comfort
e spazio si combinano in modo naturale. L’attenzione alla sostenibilità si
estende ai materiali: pelle conciata con foglie di ulivo, tessuti e moquette
riciclati, sostituzione del cromo con alluminio e acciaio spazzolato. I sedili
anteriori offrono riscaldamento, raffreddamento e funzione massaggio, mentre
quelli posteriori possono essere riscaldati e regolati singolarmente per il
flusso d’aria.
Il grande schermo centrale da 16 pollici con il sistema Iris 2.0, il quadro
strumenti digitale da 10 pollici e l’head-up display proiettano informazioni
essenziali in modo elegante e mai invasivo. Sistemi come Drive Assist 2.0 e
Night Vision, poi, aumentano sicurezza e comfort, mentre le sospensioni attive
leggono la strada grazie a una telecamera e regolano automaticamente gli
ammortizzatori, garantendo stabilità e comfort anche su superfici irregolari.
La lunghezza sale a 4,66 metri (+7 cm rispetto alla generazione precedente), con
un passo più lungo di 5 cm che raggiunge i 2,79 metri. L’altezza rimane 1,63
metri e la larghezza 1,90 metri. Le porte posteriori sono state allargate,
aumentando del 30% la superficie dei finestrini, e il tetto panoramico opzionale
guadagna il 40% di spazio aggiuntivo. Il bagagliaio arriva fino a 560 litri e
dispone di un pianale a due posizioni, per una superficie di carico
completamente piana con gli schienali 40/20/40 abbattuti.
Le proporzioni rimangono equilibrate e, sebbene le linee esterne siano un po’
“cariche”, l’aerodinamica (che deriva come concetto dalla concept Ds Aero Sport
Lounge del 2020, ricorda il designer Thierry Metroz) è studiata per ridurre i
consumi, con un coefficiente di resistenza Cx di 0,26 e SCx di 0,69 nelle
versioni elettriche. Il frontale mostra la nuova identità visiva del marchio,
con griglia illuminata Luminascreen e luci Light Blade, mentre il tetto
inclinato e lo spoiler posteriore conciliano estetica e funzionalità. Le ruote,
dal diametro di 740 mm con cerchi fino a 21 pollici, danno alla vettura un
aspetto deciso ma raffinato. La DS N°7 può inoltre essere personalizzata con
tetto nero a contrasto o finiture bicolore, e sei colorazioni tra cui il nuovo
Verde Seta, il Grigio Palladio e il Blu Topazio.
La novità più evidente è l’elettrificazione. La versione E-TENSE FWD Long Range
monta una batteria da 97,2 kWh e raggiunge fino a 740 chilometri di autonomia
nel ciclo WLTP. La gamma include anche versioni con batteria da 73,7 kWh
(autonomia 543 km) e la potente AWD Long Range con doppio motore da 350 cavalli,
che accelera da 0 a 100 km/h in 5,4 secondi. Tutti i motori elettrici dispongono
di funzione boost, che porta temporaneamente la potenza fino a 375 CV nella
versione AWD Long Range.
Chi preferisce un powertrain ibrido può scegliere la (mild) HYBRID da 145
cavalli, con motore benzina tre cilindri abbinato a un motore elettrico
integrato nel cambio automatico a doppia frizione, capace di guidare fino al 50%
del tempo in modalità completamente elettrica, con emissioni di CO₂ tra 121 e
127 g/km e consumi di 5,4 l/100 km. Questa la gamma al debutto commerciale, in
agenda per ottobre 2026. Più avanti, dovrebbe arrivare anche una versione full
hybrid.
La DS N°7, infine, nasce e viene prodotta in Europa: batterie e motori sono
francesi, mentre l’assemblaggio finale avviene nello stabilimento di Melfi, in
Italia. Che rappresenta il secondo mercato mondiale per DS, dopo quello
domestico.
L'articolo DS N°7, il ritorno del premium alla francese. Elettrificazione,
design sofisticato e più comfort – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nel pieno della trasformazione globale dell’industria automobilistica, le
alleanze strategiche diventano sempre più decisive. Non a caso il gruppo cinese
Geely – attraverso il suo fondatore Li Shufu – è da anni uno dei principali
azionisti di Mercedes-Benz, con una quota pari al 9,69% del capitale.
È in questo contesto che, secondo fonti vicine al dossier, secondo quanto
riportato da Bloomberg i due gruppi avrebbero avviato nuovi colloqui preliminari
per rafforzare ulteriormente la loro cooperazione, con un focus particolare sul
mercato cinese, oggi il più rilevante per la casa tedesca.
Le discussioni – ancora riservate e in fase iniziale – riguarderebbero lo
sviluppo delle prossime generazioni di veicoli elettrici Mercedes. L’obiettivo
sarebbe duplice: da un lato ridurre i tempi di progettazione, dall’altro
contenere i costi di ingegneria, sfruttando la rapidità e l’efficienza della
filiera industriale cinese. Un fattore cruciale in un mercato dove i marchi
locali stanno guadagnando quote grazie a prezzi più competitivi e cicli di
sviluppo più brevi.
Da Stoccarda, un portavoce ha ribadito che l’azienda valuta costantemente
soluzioni per rendere ricerca e sviluppo “più veloci, migliori ed efficienti”,
sia in Cina sia a livello globale. Nessun commento ufficiale invece da Geely,
mentre Mercedes ha precisato che al momento non esistono trattative sulla
condivisione diretta delle piattaforme.
Il possibile rafforzamento dell’asse tra i due gruppi si inserisce in una
tendenza più ampia che coinvolge tutta l’industria europea. Il gruppo
Volkswagen, ad esempio, ha già avviato collaborazioni tecnologiche con Xpeng,
mentre Renault ha sfruttato centri di ingegneria in Cina per accelerare lo
sviluppo di nuovi modelli. Anche Stellantis guarda con interesse a possibili
partnership nel Paese asiatico.
Nel caso Mercedes, tuttavia, ogni passo è particolarmente delicato. L’assetto
azionario è infatti articolato: il gruppo statale BAIC Group è oggi il primo
azionista con una quota leggermente superiore al 10%, seguito proprio
dall’azienda di Li Shufu. Un equilibrio che impone cautela nelle scelte
strategiche.
Le due aziende, comunque, collaborano già con successo. La joint venture
dedicata al marchio Smart – oggi completamente elettrico – rappresenta un
esempio concreto di integrazione: Mercedes cura il design, mentre Geely si
occupa di sviluppo e produzione. Un modello che potrebbe essere replicato su
scala più ampia.
Resta però l’incognita sull’esito dei colloqui. Le trattative potrebbero anche
non sfociare in un accordo formale, ma indicano chiaramente la direzione del
settore: per affrontare la sfida dell’elettrico e della competizione globale,
anche i marchi storici europei devono ripensare alleanze e modelli industriali.
L'articolo Mercedes-Geely, prove di intesa su nuovi modelli elettrici per la
Cina proviene da Il Fatto Quotidiano.
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La nuova BMW iX3 rappresenta qualcosa di più di un semplice suv elettrico per la
casa bavarese. Con questo modello debutta infatti la piattaforma Neue Klasse,
una base tecnica completamente nuova pensata per i futuri modelli elettrici del
marchio. Il frontale riprende la tradizionale calandra a doppio rene, ma
reinterpretata in modo più verticale e minimalista, con una presenza scenica
molto diversa rispetto alla gamma attuale.
Entrando nell’abitacolo si percepisce immediatamente il cambio di approccio
progettuale rispetto alle BMW degli ultimi anni. La plancia è molto più pulita,
con pochi comandi fisici e una forte integrazione tra superfici digitali e
materiali. Dal punto di vista dello spazio, la iX3 offre un’abitabilità
piuttosto generosa grazie alla lunghezza di 4,78 metri e al passo di quasi 2,9
metri, che significa più agio per le gambe dei passeggeri posteriori. Anche il
bagagliaio è adeguato alla categoria, con una capacità di 520 litri che può
arrivare fino a 1.750 abbattendo i sedili posteriori.
Uno degli elementi più interessanti della nuova iX3 è il sistema di infotainment
di nuova generazione, che introduce soluzioni piuttosto originali rispetto a
quelle viste finora sulle BMW. Il display centrale da 17,9 pollici gestisce il
sistema iDrive e mantiene l’orientamento verso il conducente tipico delle BMW
tradizionali, ma la vera novità è rappresentata dal sistema Panoramic Vision,
una fascia digitale personalizzabile che corre lungo tutta la base del
parabrezza e proietta le informazioni principali direttamente nel campo visivo
del guidatore.
La versione principale della gamma è la iX3 50 xDrive, equipaggiata con due
motori elettrici, uno per asse, che garantiscono la trazione integrale. La
potenza complessiva raggiunge 489 CV con 645 Nm di coppia, valori che le
permettono di accelerare da 0 a 100 km/h in 4,9 secondi, mentre la velocità
massima è limitata elettronicamente a 210 km/h.
Durante la prova la sensazione è stata quella di un’auto molto equilibrata, con
una spinta forte ma sempre progressiva. Gran parte del merito va al sistema
elettronico chiamato Heart of Joy, uno dei quattro supercomputer della
piattaforma Neue Klasse, che gestisce sterzo, sospensioni e distribuzione della
coppia tra i due assi.
La batteria ha una capacità di 112 kWh lordi, con 108,9 kWh utilizzabili, ed è
integrata direttamente nella struttura della vettura. Le celle cilindriche ad
alta densità energetica permettono di ottenere valori di autonomia piuttosto
elevati, con un dato dichiarato di 805 km nel ciclo WLTP. La piattaforma
funziona a 800 volt, una soluzione che consente ricariche molto rapide nelle
colonnine ad alta potenza. In corrente continua si può arrivare fino a 400 kW, e
in condizioni ideali bastano circa 10 minuti per recuperare energia sufficiente
a percorrere oltre 350 km. La vettura supporta inoltre la ricarica
bidirezionale, quindi può alimentare dispositivi esterni o restituire energia
alla rete domestica quando necessario.
Tra gli aspetti più interessanti della nuova iX3 c’è sicuramente il sistema di
assistenza chiamato Simbiotic Drive, che rappresenta uno dei sistemi più evoluti
sviluppati finora da BMW. Durante la prova su strada abbiamo potuto utilizzare
la guida assistita su diversi tratti autostradali e la sensazione è stata
piuttosto diversa rispetto a molti sistemi attuali, perché l’auto riesce a
gestire accelerazione, frenata e mantenimento della corsia in modo molto
naturale.
La particolarità è che non si richiede di tenere sempre le mani sul volante. Se
il conducente interviene per sicurezza, magari toccando il volante o il pedale
del freno, il sistema non si disattiva ma si adatta alla correzione e continua a
funzionare. È un approccio che rende la collaborazione tra guidatore e vettura
molto più fluida, soprattutto nei lunghi viaggi. Anche il cambio corsia
automatico funziona in modo piuttosto interessante: basta guardare lo
specchietto laterale e una telecamera interpreta l’intenzione di cambiare
corsia, eseguendo la manovra se la strada è libera. La vettura dispone inoltre
di parcheggio automatico avanzato e di un sistema di telecamere che controlla
l’ambiente circostante a 360 gradi, rendendo le manovre particolarmente
semplici.
La nuova BMW iX3 Neue Klasse arriverà sul mercato europeo nel corso del 2026,
inaugurando una generazione completamente nuova di modelli elettrici del
marchio. Il prezzo della versione iX3 50 xDrive parte da circa 69.900 euro, una
cifra che la posiziona direttamente nel segmento degli sport utility elettrici
premium.
L'articolo BMW iX3 Neue Klasse, la prova del Il Fatto.it – L’inizio di una nuova
era – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Lo scontro tra Washington e Sacramento sulle politiche ambientali nel settore
automobilistico si arricchisce di un nuovo capitolo. Come riporta la Reuters,
l’amministrazione guidata da Donald Trump ha avviato un’azione legale contro lo
Stato della California contestando la validità delle sue norme sui veicoli a
emissioni zero e sui limiti ai gas di scarico.
La causa, depositata il 12 marzo presso un tribunale distrettuale federale in
California, prende di mira il California Air Resources Board, l’agenzia statale
che definisce le politiche sulla qualità dell’aria. Secondo il governo federale,
le regole californiane sarebbero incompatibili con la legislazione nazionale e
creerebbero un sistema parallelo di standard per l’industria automobilistica.
L’iniziativa arriva dopo la legge firmata lo scorso anno dalla Casa Bianca per
cancellare il programma Advanced Clean Cars II, il piano con cui la California
punta a eliminare progressivamente la vendita di nuove auto a benzina entro il
2035. Nonostante quell’intervento, alcune disposizioni continuano a produrre
effetti, spingendo così l’amministrazione federale a rivolgersi ai tribunali per
chiederne l’annullamento definitivo.
L’obiettivo della causa è infatti ottenere una sentenza che dichiari illegittimi
e quindi non applicabili tutti gli obblighi imposti dallo Stato in materia di
veicoli a emissioni zero. Per Washington, standard differenti tra Stati
rischiano di creare confusione per i costruttori e di ostacolare il mercato
nazionale.
Secondo Jonathan Morrison, responsabile della National Highway Traffic Safety
Administration (NHTSA), il contenzioso potrebbe offrire maggiore chiarezza al
settore. “Questa causa aiuterà le case automobilistiche a progettare e produrre
auto e camion conformi a una normativa federale sul risparmio di carburante”, ha
spiegato.
La California, però, difende con forza la propria linea. Nel 2022 lo Stato aveva
ottenuto il via libera dell’Environmental Protection Agency alle norme
denominate Advanced Clean Cars I, che secondo Sacramento restano tuttora in
vigore. Il California Air Resources Board, per il momento, non ha commentato
ufficialmente la nuova iniziativa legale.
Le regole californiane prevedono che le case automobilistiche aumentino
progressivamente la quota di veicoli elettrici venduti e rispettino limiti
sempre più stringenti sulle emissioni allo scarico. Standard molto più severi
rispetto a quelli promossi dall’amministrazione Trump, che negli ultimi mesi ha
avviato un processo di revisione delle normative federali sul risparmio di
carburante.
Secondo lo Stato della costa occidentale, i benefici economici per i cittadini
compenserebbero ampiamente i costi iniziali più elevati dei veicoli elettrici. I
minori consumi di carburante e la riduzione delle emissioni, sostengono da
Sacramento, porterebbero nel tempo a un risparmio complessivo per gli
automobilisti.
Il confronto politico e legale si è intensificato negli ultimi mesi. Ad agosto
l’amministrazione federale aveva già citato in giudizio la California per
bloccare l’applicazione di standard particolarmente rigidi sulle emissioni dei
camion pesanti. A complicare il quadro si aggiunge anche il ruolo del Congresso.
Sotto la pressione di diverse aziende del settore, il Parlamento ha revocato
alla California l’autorizzazione a vietare la vendita di auto tradizionali a
benzina dopo il 2035. Parallelamente, la Casa Bianca ha alleggerito in modo
significativo le norme federali sui gas di scarico e il Congresso ha approvato
una legge che sospende l’applicazione di sanzioni per il mancato rispetto degli
standard sulle emissioni dei veicoli.
La battaglia legale appena iniziata potrebbe quindi avere effetti ben oltre i
confini della California. Molti Stati americani, infatti, tendono ad adottare
gli stessi standard ambientali di quello “ribelle”. Una decisione dei tribunali
potrebbe influenzare l’intero percorso di transizione verso l’auto elettrica
negli Stati Uniti, con ripercussioni sull’industria e sulle strategie dei
costruttori.
L'articolo Trump porta in tribunale la California. Scontro totale sulle auto
elettriche proviene da Il Fatto Quotidiano.