Secondo quanto riporta la testata specializzata Autonews.com, Porsche valuta un
possibile stop ai programmi delle sportive elettriche derivate dalla famiglia
718, in un contesto di revisione dei costi e ripensamento della strategia a
batteria. Secondo fonti vicine al dossier, il nuovo amministratore delegato
Michael Leiters starebbe considerando l’ipotesi di accantonare le versioni EV di
Boxster e Cayman, progetto già segnato da ritardi tecnici e spese di sviluppo in
crescita.
Le due vetture, storicamente porta d’ingresso al marchio Porsche con prezzi
d’attacco intorno ai 70 mila euro, sono uscite di produzione con motore termico
nel 2025. Il piano originario prevedeva un ritorno in chiave elettrica entro la
seconda metà del decennio, ma l’equilibrio economico dell’intera operazione è
ora sotto esame. Il rallentamento della domanda di auto elettriche, in
particolare in Cina, e la necessità di ricalibrare gli investimenti pesano sulle
scelte industriali.
A complicare il quadro c’è anche l’ipotesi, discussa internamente, di introdurre
una variante ibrida plug-in. Soluzione che richiederebbe una piattaforma
differente, con ulteriori costi e un possibile slittamento di diversi anni. Il
rischio sarebbe quello di arrivare sul mercato con tecnologie non più
all’avanguardia, in un segmento dove l’innovazione è parte essenziale
dell’attrattiva del prodotto.
Comunque, nessuna decisione definitiva sarebbe stata presa in merito. Leiters,
in carica dal 1° gennaio dopo il passaggio di consegne con Oliver Blume, deve
però confrontarsi con una capacità produttiva non pienamente sfruttata e con
margini sotto pressione. La casa di Zuffenhausen ha già rivisto più volte le
proprie previsioni e avviato un parziale ritorno su motorizzazioni termiche e
ibride, dopo l’accelerazione sull’elettrico. Che si è rivelata più costosa del
previsto.
L’impatto finanziario della correzione di rotta potrebbe arrivare fino a 1,8
miliardi di euro sull’utile operativo 2025. A pesare anche i dazi sulle
importazioni negli Stati Uniti, primo mercato singolo per il marchio. Nel 2024,
ultimo anno pieno di produzione per le 718 a benzina, le vendite di Boxster e
Cayman erano comunque salite del 15%, a quota 23.670 unità.
Il management ha promesso un miglioramento strutturale delle performance dopo
l’uscita del titolo dall’indice DAX. Il direttore finanziario Jochen Breckner ha
indicato il 2025 come possibile punto minimo, con l’obiettivo di tornare a
margini a doppia cifra negli anni successivi al 2026. In questo scenario, il
destino delle piccole sportive elettriche diventa un test chiave per la nuova
fase strategica della casa tedesca.
L'articolo Porsche valuta lo stop alle versioni elettriche di Boxster e Cayman
per tagliare i costi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Auto Elettriche
Kia ha trasformato gli Australian Open 2026 in una vetrina globale per la sua
svolta verso l’elettrico, celebrando 25 anni di partnership con il torneo
tramite la campagna internazionale “Move Different” e una presenza capillare
all’interno del Melbourne Park, dove oltre 1,3 milioni di spettatori hanno
assistito al primo Slam stagionale.
Kia ha portato una flotta ufficiale record di 130 veicoli destinati a giocatori,
staff e organizzazione: 55 completamente elettrici tra EV9 e EV5 e 75 ibridi
(Carnival Hybrid e Sportage Hybrid), superando per la prima volta nella storia
dell’evento la soglia del 40% di veicoli a emissioni zero, mentre al pubblico
sono state presentate le novità della gamma EV e il PV5 Cargo, il nuovo veicolo
elettrico commerciale della piattaforma Platform Beyond Vehicle già premiato
come International Van of the Year 2026 e dimostrando l’impegno del marchio
nella mobilità sostenibile in eventi di portata mondiale.
Il costruttore coreano ha affiancato alle esposizioni anche esperienze
interattive e attività per i fan con Rafael Nadal come global ambassador,
includendo una EV9 Art Car ispirata ai suoi successi e momenti di engagement con
i visitatori, trasformando il marchio non solo in sponsor ma in protagonista
della mobilità sostenibile su scala mondiale.
Questo scenario di innovazione si è svolto in parallelo a un torneo intenso e
ricco di significato storico: come noto, il giovane Carlos Alcaraz ha trionfato
in finale su Novak Djokovic, completando il Career Grand Slam a soli 22 anni,
mentre il detentore del titolo, Jannik Sinner, è stato eliminato in semifinale
dal campione serbo al termine di una maratona di cinque set, una sconfitta che
ha generato grande delusione tra gli appassionati italiani dopo il sogno di un
terzo titolo consecutivo a Melbourne.
In prospettiva l’Australian Open 2027, in programma il prossimo gennaio al
Melbourne Park, conferma il proprio il ruolo come appuntamento di primissimo
piano in avvio della stagione del tennis mondiale, offrendo un palcoscenico
prestigioso per marchi auto come Kia.
L'articolo Kia spinge sull’elettrico agli Australian Open 2026, tra record e
sfide future proviene da Il Fatto Quotidiano.
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KIA EV5
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KIA EV5
Kia sembra non voler fermarsi né tantomeno rallentare, e in attesa
dell’imminente lancio commerciale della EV2, la Casa coreana fa guidare la sua
EV5, un suv compatto elettrico che già al primo sguardo trasmette subito una
sensazione di solidità. Carrozzeria alta, superfici ben tese e un’impostazione
che guarda sia alla sostanza che all’estetica. Il richiamo alla EV9 è evidente,
soprattutto nella firma luminosa Star Map, ma qui tutto è riportato su una scala
ben diversa. Le fiancate sono pulite, con passaruota marcati che si fanno notare
senza scivolare nell’eccesso. Anche i dettagli come le maniglie a scomparsa e i
cerchi di grande diametro (18”, 19” per la GT-line o 20” per la EV5 GT)
contribuiscono a un insieme moderno ma non aggressivo.
All’interno, la EV5 è spaziosa e con una plancia ampia e ordinata, il tutto con
un’impostazione che privilegia la versatilità e la facilità d’uso. I materiali
non cercano il lusso ostentato, ma trasmettono una sensazione di qualità
concreta, con superfici morbide nei punti giusti e assemblaggi curati. Il
bagagliaio parte da 566 litri e abbattendo i sedili posteriori arriva a ben
1.650, e a questo si aggiunge il frunk anteriore sotto il cofano, da 44 litri,
comodo per riporre i cavi di ricarica o piccoli oggetti, evitando di occupare
spazio prezioso nel bagagliaio.
La tecnologia è presente in grande quantità ma senza essere invadente. In bella
mostra la EV5 sfoggia l’ultimo sistema ccNC (Connected Car Navigation Cockpit)
di Kia, che include un Panoramic Wide Display che combina un quadro strumenti da
12,3”, uno schermo di infotainment da 12,3” e un display del climatizzatore da
5,3”, che evita doverlo cercare navigando nei vari sottomenu. Apprezzati anche i
pulsanti fisici che fanno in modo che l’accesso alle funzioni più utilizzate sia
più intuitivo e, soprattutto, rapido. Gli aggiornamenti over-the-air permettono
di mantenere l’auto sempre aggiornata senza passaggi in officina, un dettaglio
che nel tempo fa la differenza.
Comode anche le soluzioni come la ricarica wireless per lo smartphone e la
chiave digitale, che semplificano non poco la quotidianità. La dotazione di
sistemi di assistenza è completa, la guida assistita di Livello 2 lavora in modo
progressivo, senza correzioni brusche o avvisi invasivi, il cruise control
adattivo gestisce bene i movimenti nel traffico, mentre il mantenimento di
corsia accompagna la guida senza essere troppo invasivo. Comodo anche il Remote
Smart Parking Assist 2.0, che aiuta ad entrare e uscire da un parcheggio, ed è
utilizzabile anche stando fuori dall’auto.
La gamma EV5 è proposta con un solo motore elettrico anteriore da 160 kW, pari a
217 CV, abbinato a una batteria da 81,4 kWh, con una coppia di circa 295 Nm che
è disponibile subito e che rende l’auto brillante nelle ripartenze, senza mai
risultare nervosa. L’autonomia dichiarata arriva fino a 530 chilometri nel ciclo
WLTP, un valore che nella pratica consente di affrontare senza ansia anche i
viaggi più lunghi, mentre la ricarica rapida in corrente continua permette di
passare dal 10 all’80% in circa 30 minuti, tempi in linea con le migliori
proposte del segmento su piattaforma a 400 volt.
Guidando la EV5 emerge un carattere molto equilibrato, dove l’assetto è
sostenuto ma non rigido, e riesce a contenere bene il rollio anche nei tratti
più guidati. Sui fondi sconnessi si avverte qualche scossone, ma il compromesso
generale è ben riuscito e restituisce una sensazione di solidità e affidabilità.
Colpisce moltissimo l’isolamento acustico: anche su asfalto irregolare
l’abitacolo resta silenzioso, creando una sorta di bolla che naturalmente rende
la guida più rilassante.
La EV5 è proposta in quattro allestimenti. Si parte dalla versione Air, già
completa, con un prezzo di 44.750 euro. Salendo si incontra l’allestimento
Earth, che aggiunge dotazioni di comfort e dettagli estetici, mentre la GT-Line
introduce un look più sportivo e finiture dedicate. Al vertice c’è la GT-Line
Launch Edition, proposta a 53.500 euro, pensata per chi cerca il massimo in
termini di tecnologia e comfort.
L'articolo Kia EV5 la prova de Il Fatto.it – Concreta, spaziosa e pronta a tutto
– FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
di Carblogger
Le auto cinesi entrano negli Stati Uniti di Trump? Il problema è il quando, non
il se, come insegna la storia. I tempi potrebbero essere lunghi come
inaspettatamente brevi, perché oggi molto, non tutto, dipende da un presidente
degli Stati Uniti che ha sostituito i valori di democrazia e diritto con quelli
di soldi e uso della forza. Scrivo molto e non tutto pour cause: dare semaforo
verde alla vendita di auto cinesi significherebbe per i Repubblicani al potere
scontrarsi nell’anno del Midterm con l’elettorato di alcuni stati chiave come il
Michigan, quartier generale delle tre big di Detroit. Ma vale il rischio la
montagna di investimenti che i cinesi sarebbero pronti a fare, quasi a qualsiasi
prezzo, per entrare su questo mercato, considerando i loro problemi di
sovraproduzione e crescita insieme agli obiettivi imperiali del Partito?
I segnali per l’auto cinese negli Usa sono almeno un paio. Il primo è il tipo di
accordo raggiunto dalla Casa Bianca per tenere in attività il social cinese
TikTok, che tanto ha aiutato la campagna elettorale vincente di Trump. C’è stato
un trasloco a una nuova società, la TikTok USDS, necessario dopo il bando della
piattaforma – con l’accusa di spionaggio – voluto dall’amministrazione Biden.
Bando ora eluso da Trump, d’intesa con Pechino: nella joint venture, il
proprietario cinese ByteDance scende al 20% (anzi al 19,9% per rispettare la
legge federale) passando il controllo a un consorzio di investitori statunitensi
e internazionali, con Oracle e MGX (fondo di Abu Dhabi) al 15% e il resto in
altre mani “sicure”.
Non sembra cruciale che il ceo di TikTok sieda nel nuovo cda, né che il ceo
della nuova società abbia gestito funzioni vitali nella precedente gestione.
Dirimente è la separazione operativa sancita nell’intesa: i dati degli utenti
americani di TikTok USDS finiranno in un cloud di Oracle, l’algoritmo sarà
rifatto in casa e non più controllato dalla casa madre cinese del social, che
rimane comunque proprietaria della tecnologia.
L’accordo su TikTok – per non sapere né leggere né scrivere – potrebbe diventare
il cavallo di Troia dell’auto cinese per entrare nel mercato statunitense. Dopo
essere stata bandita – almeno ufficialmente – per gli stessi motivi della
piattaforma social: i dati raccolti sulle strade americane da software e
hardware delle auto connesse made in China metterebbero a rischio la sicurezza
del Paese. La separazione tecnologica applicata a TikTok, con la conservazione
dei dati su server nazionali e non più leggibili altrove, potrebbe spianare la
strada al bando automobilistico.
Un primo passo. Il secondo l’ha fatto a sorpresa Trump parlando poche settimane
fa a Detroit: “Lasciate che i cinesi entrino in gioco”, ha detto il presidente,
invitando questi costruttori ad aprire fabbriche negli Stati Uniti e ad assumere
lavoratori americani quali condizioni ineludibili. S’intende, con i vincoli
tecnologici di cui sopra e a caro prezzo, stabilito dal solo Trump. Anche perché
già irato contro il Canada di Mark Carney, uno che gli risponde per le rime
geopoliticamente parlando, pronto a importare auto cinesi.
L’offerta a Pechino di Trump non sarà piaciuta alle big di Detroit, che hanno
già chinato la testa ai suoi dazi rimettendoci miliardi di dollari tra prezzi in
aumento e revisioni di piani industriali e gamma prodotti. Ma è piaciuta a
Pechino e dintorni, leggendo quanto ha dichiarato al Ces di Las Vegas un
dirigente di Geely parlando con il sito di Autoline: “La grande domanda per noi
è quando e dove andremo negli Stati Uniti. Credo che faremo un annuncio in
merito nei prossimi 24-36 mesi”.
@carblogger_it
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quando, non il se proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il marchio automobilistico Genesis debutta ufficialmente in Italia nel 2026.
Fondato a Seul nel 2015 e appartenente al gruppo Hyundai, il brand di fascia
alta entra nel mercato italiano nell’ambito di un più ampio piano di espansione
europea che coinvolge anche Francia, Spagna e Paesi Bassi, dopo il lancio
avvenuto nel 2021 in Germania, Regno Unito e Svizzera.
L’ingresso nel nostro Paese sarà accompagnato dall’apertura di due showroom, a
Padova e Roma, prevista nel corso della primavera, in concomitanza con l’avvio
della commercializzazione e l’apertura dei listini. Nel corso dell’anno sono
programmate ulteriori aperture, mentre il completamento della rete di vendita e
post-vendita è previsto entro il 2028, con una copertura estesa a buona parte
del territorio nazionale. La strategia dichiarata punta su una rete selezionata
e su un presidio graduale del mercato, con un’attenzione prioritaria alla
qualità del servizio.
Genesis si presenta in Italia con una gamma iniziale composta esclusivamente da
modelli elettrici. L’offerta comprende GV60, suv compatto lungo poco più di 4,5
metri, Electrified GV70, suv con lunghezza superiore ai 4,7 metri; ed
Electrified G80, berlina di rappresentanza che costituisce il riferimento del
marchio in Europa. La scelta di una gamma 100% elettrica riflette il
posizionamento del brand e la volontà di inserirsi nella fascia premium con una
proposta allineata alle più recenti evoluzioni del mercato.
Alla base dell’identità Genesis c’è una visione definita dal principio
“Disruption, Refined”, che si traduce nella volontà di rivedere alcuni canoni
del lusso attraverso soluzioni orientate alla semplicità, alla funzionalità e a
un’estetica misurata. Questo approccio si riflette nel linguaggio stilistico
Athletic-Elegance, caratterizzato da linee pulite, proporzioni equilibrate e
un’impostazione formale che punta più alla coerenza complessiva che all’effetto
scenico.
Anche gli interni seguono la stessa impostazione, con abitacoli progettati come
ambienti ordinati e confortevoli, realizzati con materiali selezionati e
tecnologie integrate in modo discreto. L’obiettivo dichiarato è quello di
migliorare l’esperienza quotidiana di utilizzo, più che puntare su soluzioni
appariscenti.
A livello globale, Genesis ha superato 1,5 milioni di vetture vendute in circa
dieci anni di attività. Parallelamente all’attività commerciale, il marchio è
impegnato anche nel motorsport e nel mondo degli eventi sportivi. Nel 2026
l’Italia ospiterà una tappa del FIA World Endurance Championship con la
partecipazione di Genesis Magma Racing e della hypercar GMR-001, iniziativa che
rientra nella strategia di sviluppo tecnologico e di rafforzamento dell’immagine
del brand in Europa.
L'articolo Genesis debutta sul mercato italiano. Si comincia quest’anno con
modelli elettrici proviene da Il Fatto Quotidiano.
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OPEL ASTRA
Il 2026 segna un passaggio chiave per Opel, che dopo aver rinnovato in
profondità la propria gamma suv sposta i riflettori sulla Astra, uno dei modelli
più rappresentativi del marchio. Il nuovo modello evolve senza strappi, ma con
una serie di interventi mirati che ne rafforzano identità, contenuti tecnologici
e approccio sostenibile.
Il primo colpo d’occhio racconta subito un cambio di passo. Il frontale adotta
una versione più scolpita dell’Opel Vizor, ora impreziosito dal logo Blitz
illuminato, una novità assoluta per Astra. Non è solo un vezzo estetico:
l’intero disegno gioca su linee tese e superfici pulite, con una firma luminosa
che diventa elemento centrale del linguaggio stilistico. Il risultato è un’auto
che appare più tecnica, più moderna e visivamente più larga, senza perdere
equilibrio.
Protagonista assoluta è la nuova generazione dei fari Intelli-Lux HD. Si parla
di una tecnologia di illuminazione che porta nel segmento soluzioni finora
riservate a modelli di categoria superiore. Oltre 50.000 elementi LED lavorano
in modo adattivo e antiabbagliamento, modulando il fascio luminoso in tempo
reale, dove in curva la luce segue la traiettoria e in caso di pioggia o nebbia
l’intensità viene regolata per ridurre riflessi e affaticamento visivo. Un
approccio che punta tanto alla sicurezza quanto al comfort di guida notturno.
All’interno, la nuova Astra sceglie la strada del minimalismo, con un abitacolo
più ordinato, equipaggiato con interfacce digitali semplificate e una sensazione
generale di maggiore ariosità. La vera sorpresa nell’abtacolo però arriva dai
sedili Intelli-Seat, ora di serie fin dall’allestimento di ingresso e progettati
per migliorare l’ergonomia anche nei lunghi viaggi. Certificati AGR, i nuovi
sedili introducono una particolare conformazione centrale della seduta pensata
per ridurre la pressione sul coccige, un dettaglio che racconta bene
l’attenzione al benessere quotidiano.
La sostenibilità non resta poi uno slogan, infatti Opel spinge sul concetto di
“Greenovation” utilizzando materiali interni riciclati al 100%, dai rivestimenti
dei sedili ai tessuti dell’abitacolo. Una scelta che non compromette la qualità
percepita, ma anzi rafforza l’idea di un’auto progettata con uno sguardo
concreto al futuro.
Le motorizzazioni disponibili saranno in tutto quattro; ibrida, diesel e le
nuove Electric e Plug-in hybrid, dove è proprio l’Astra Electric a spiccare di
più. Grazie a una batteria da 58 kWh, l’autonomia dichiarata arriva fino a 454
chilometri nel ciclo WLTP, rendendo l’uso quotidiano e i viaggi extraurbani più
semplici. Debutta anche la funzione Vehicle-to-Load, che consente di alimentare
dispositivi esterni direttamente dall’auto, aggiungendo un tocco di versatilità
in più. Inoltre quando la macchina capisce che sta per essere messa in carica
“scalda“ le batterie in modo che possano subito performare al 100%. Il nuovo 1.6
turbo da 156 CV insieme al motore elettrico da 40 CV, permettono alla versione
Electric una potenza complessiva di 196 cavalli, che agisce in perfetta sintonia
con il nuovo cambio a doppia frizione a 7 marce.
Confermata anche la praticità del modello, con un volume di carico generoso sia
per la berlina sia per la Sports Tourer, che arriva fino a 1.634 litri. Tre gli
allestimenti previsti (Edition, GS e Ultimate) e ben otto le colorazioni al
lancio, dove il giallo è previstosolo per il 5 porte mentre il verde sportivo
solo per la versione ST. Per i prezzi bisognerà aspettare qualche settimana,
dato che al momento non sono stati annunciati.
L'articolo Opel Astra, stilosa e hi-tech con i fari di ultima generazione. E
anche elettrica – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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VOLVO EX60
Con la nuova EX60, Volvo Cars entra nel cuore del mercato elettrico globale,
quello dei SUV medi, con un modello che non è solo l’erede elettrica della XC60,
ma il primo tassello concreto di una nuova fase industriale per il marchio
svedese, pensata per rendere l’auto elettrica una scelta naturale e non più una
concessione.
La EX60 nasce su una base tecnica completamente inedita ed è progettata per
evolvere nel tempo via software, introducendo soluzioni che cambiano il modo
stesso di concepire un SUV elettrico di questa categoria. Alla base c’è la nuova
architettura SPA3, sviluppata fin dall’inizio come piattaforma esclusivamente
elettrica. Non un adattamento, ma una struttura pensata per massimizzare
efficienza, scalabilità e integrazione tra hardware e software.
Il cuore digitale è il sistema HuginCore, supportato dalla piattaforma NVIDIA
DRIVE e da una nuova generazione di processori Qualcomm, che rende la EX60 una
vettura realmente “software-defined”. L’auto non nasce finita: grazie agli
aggiornamenti over-the-air può migliorare nel tempo sicurezza, assistenza alla
guida, infotainment e prestazioni. È un cambio di passo netto per Volvo, che
avvicina la EX60 più a un ecosistema digitale che a un suv tradizionale. È anche
la prima Volvo a integrare Gemini, il nuovo assistente AI di Google, capace di
interazioni vocali naturali e contestuali, dalla pianificazione di un viaggio
alla gestione delle informazioni personali. L’infotainment è rapido e progettato
per ridurre le distrazioni, con un’interfaccia essenziale e un nuovo layout che
abbandona il display verticale a favore di uno schermo orizzontale affiancato da
un cruscotto digitale dedicato.
Grande attenzione è stata dedicata alla gestione dell’energia. Grazie
all’architettura a 800 Volt, a nuove batterie e a motori elettrici di ultima
generazione, la EX60 promette risultati di tutto rilievo. Nella versione più
efficiente, l’autonomia arriva fino a 810 km nel ciclo WLTP, mentre la ricarica
ultra-rapida consente di recuperare fino a 340 km in circa dieci minuti e di
passare dal 10 all’80% in meno di venti minuti. La gamma comprende tre varianti
a trazione posteriore e integrale, con potenze e autonomie differenziate,
affiancate da una strategia di allestimenti semplificata e dalla possibilità di
scegliere vetture preconfigurate con consegne più rapide.
Lo stile evolve il linguaggio Volvo in modo coerente ma più deciso. Le
proporzioni restano equilibrate, con una lunghezza attorno ai 4,8 metri, mentre
aerodinamica e superfici pulite contribuiscono all’efficienza. L’abitacolo
mantiene l’impronta scandinava, con materiali naturali, grande attenzione al
comfort acustico e alla praticità, grazie a soluzioni intelligenti per lo
stivaggio e a un bagagliaio ben sfruttabile, affiancato dal frunk anteriore. La
sicurezza resta centrale, con l’ultima evoluzione del Driver Understanding
System e una nuova cintura multi-adattiva capace di modulare la protezione in
base a corporatura e dinamica dell’impatto.
Accanto alla versione standard arriverà anche la EX60 Cross Country, con assetto
rialzato e un’impostazione più orientata all’avventura, pensata per ampliare il
perimetro d’uso del suv elettrico senza snaturarne l’identità. La EX60 è già
ordinabile negli allestimenti Plus e Ultra, con prezzi compresi tra 65.350 e
81.450 euro e consegne previste dall’estate 2026, mentre per la Cross Country
bisognerà attendere la fine dell’anno.
L'articolo Volvo EX60, debutta il nuovo suv elettrico software-defined – FOTO
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Renault si appresta a sciogliere Ampère, il suo ramo da 12.000 dipendenti
dedicato ai veicoli elettrici e ai software. La società era stata creata alla
fine del 2023 ed era uno dei progetti di punta dell’ex Ceo Luca De Meo. Ma ora,
secondo quanto riporta Le Figaro, il costruttore automobilistico francese ha
presentato ai sindacati la sua intenzione di chiudere la società entro il
prossimo luglio.
Una decisione che sarebbe a impatto zero sui dipendenti: “Ingegneri e operai
verranno direttamente ricollocati nel gruppo Renault”, precisa Le Figaro
aggiungendo che il nome Ampère resterà soltanto per la batteria elettrica
denominata ‘Ampère Energy’ e il cosiddetto ‘Ampère Software’. Renault – che era
stato il primo gruppo a creare un’apposita società per le attività legate
all’elettrico – assicura che l’operazione sarà assolutamente ”neutra sul piano
sociale”.
L’obiettivo, garantiscono dalla sede di Boulogne-Billancourt, è solo migliorare
”l’organizzazione e i processi” nonché ”accelerare la performance dei siti
produttivi”. Della fine di Ampère si parlava già da tempo tra Parigi e
Boulogne-Billancourt ma la nuova dirigenza di Renault, scrive Le Figaro, ”non
voleva cancellare troppo rapidamente l’opera di Luca de Meo”, il dirigente
italiano passato di recente alla guida di Kering.
L'articolo Renault chiude Ampère, la società dedicata all’elettrico: era il
progetto di punta di De Meo proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ogni cinque auto elettriche vendute in Italia nel 2025, una era cinese. Una
percentuale che fa dire alla Uilm: “L’invasione diventa realtà”. Il sindacato ha
elaborato i dati Unrae notando come lo scorso anno sia stato quello del boom
delle vetture ecologiche “made in China” che vanno verso un dominio del mercato,
con una crescita del 336% in un contesto che ha visto lievitare le vendite del
44 per cento. Negli scorsi dodici mesi sono state vendute in Italia 94.973 auto
elettriche, quasi 30mila in più rispetto al 2024 quando ne furono vendute
65.989. E le cinesi? Sono passate da 4.200 unità a 18.300, triplicando la quota
di mercato nel contesto della motorizzazione green dal 6,4 al 19%.
LA GRANDE CORSA DELLE CINESI
Se si allarga il contesto alle vendite totali, i gruppi cinesi – la Uilm ha
considerato i marchi Mg, BYD, Omoda&Jaecoo, Leapmotor che fa capo a Stellantis,
Dfsk, Lynk&Co, Polestar e Voyah – si assestano al 6,5% con 99mila auto vendute,
quando nel 2024 si fermavano al 3% con 47mila unità. E le auto elettriche
prodotte in Italia? Sempre più marginali: nel segmento della motorizzazione sono
scese dal 3,6% del 2024 all’1,8%, frutto delle appena 1.735 vetture vendute da
Stellantis con la 500 elettrica assegnata a Mirafiori. Nel conteggio non sono
state inserite le auto di Dr Automobiles, che assembla nelle fabbriche italiane
componenti cinesi di Chery, Dongfeng, Jac e Baic. “Per anni abbiamo avvertito il
Governo sul rischio dell’invasione di auto cinesi nel nostro mercato e in
Europa, grazie a costi più bassi che minano la concorrenza. Oggi, con la nostra
ricerca, dimostriamo numeri alla mano, che quel rischio è diventato realtà e c’è
bisogno di una scossa immediata per evitare un disastro occupazionale, sociale e
industriale senza precedenti”, ha spiegato il segretario generale della Uilm
Rocco Palombella.
SOLO DUE AUTO ITALIANE TRA I 50 MODELLI PIÙ VENDUTI
Anche perché dei primi 50 modelli più venduti in Italia nel 2025, appena due
sono prodotti nel nostro Paese: la Fiat Panda, regina del mercato domestico, con
102mila vetture sfornate a Pomigliano d’Arco, e l’Alfa Romeo Tonale con 10.700
unità assemblate sempre nello stabilimento campano. Numeri che restano esiziali
di fronte alle 1,525 milioni di auto vendute lo scorso anno, in calo del 2,1 per
cento rispetto al 2024. “I dati sulle immatricolazioni in Italia delineano un
quadro drammatico per l’industria automobilistica nazionale – sottolinea il
leader Uilm – Mentre il mercato complessivo registra una piccola flessione e la
produzione crolla ai livelli del Dopoguerrra, i gruppi cinesi raggiungono una
crescita senza precedenti sia nell’elettrico che nel termico”.
PALOMBELLA: “STELLANTIS PORTI QUI NUOVI MODELLI”
La corsa dei cinesi, infatti, ha visto le vendite totali aumentare del 110% in
un mercato in difficoltà. “Quella che avevamo previsto come un’invasione è
diventata realtà – conclude – Siamo in una tempesta perfetta. Senza interventi
immediati, rischiamo di perdere una filiera fondamentale. Chiediamo a Stellantis
nuovi modelli, prioritariamente ibridi, in tutti gli stabilimenti italiani per
rilanciare la produzione e salvaguardare l’occupazione e l’anticipo del piano
industriale. Chiediamo all’Unione europea di cancellare le regole assurde del
Green Deal e e sostenere la produzione interna prima di considerare la rimozione
dei dazi alla Cina. Al Governo diciamo che il tempo delle passerelle è finito”.
L'articolo Un’auto elettrica su 5 venduta in Italia è “made in Cina”. L’alert
della Uilm: “L’invasione è realtà, il governo si muova” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
No, il mercato delle auto elettriche non è pronto a reggersi sulle sue gambe.
Ecco perché il governo tedesco metterà a disposizione dei suoi cittadini fino a
6.000 euro (erogati in base alla tipologia di veicolo e al reddito
dell’acquirente) per promuovere l’acquisto di veicoli alla spina. Pure le
automobili dotate di range extender e sistemi di propulsione ibridi plug-in
potrebbero essere considerate idonee a ricevere sussidi nell’ambito del piano
per aiutare le famiglie a reddito medio-basso nell’acquisto di nuove auto
elettriche. L’obiettivo è rilanciare le vendite stagnanti in uno dei settori
industriali chiave del Paese.
L’incentivo base ammonta a 3.000 € per i veicoli elettrici e 1.500 € per le
ibride plug-in o i veicoli con range extender. Affinché i modelli PHEV (ibridi
plug-in) e i range extender possano beneficiare del contributo, devono
presentare emissioni di CO2 inferiori a 60 grammi per km o avere un’autonomia in
modalità elettrica di almeno 80 km.
Berlino ha stanziato 3 miliardi di euro per il programma, che probabilmente
coprirà 800.000 veicoli sovvenzionati fino al 2029. Il ministero ha aggiunto che
le domande possono essere presentate retroattivamente per le nuove
immatricolazioni effettuate a partire dal 1° gennaio. Le auto d’importazione?
Non saranno escluse dal programma di sostegno finanziario, incluse quelle
prodotte in Cina (principale rivale della Germania nel settore automobilistico).
Dall’altra parte dell’Atlantico, invece, la musica è totalmente diversa:
l’amministrazione Trump punta ad abbassare i prezzi delle auto eliminando le
normative sulle emissioni, ovvero scommette su una deregulation delle norme
ambientali che devono rispettare i costruttori di automobili per migliorare
l’accessibilità economica delle vetture. Secondo la società di ricerca Cox
Automotive, a dicembre i prezzi medi per le auto nuove hanno raggiunto il record
di 50.326 dollari: gli americani acquistano autocarri e Suv più costosi, mentre
le case automobilistiche offrono sempre meno veicoli entry-level. Nonostante i
cambiamenti politici e i nuovi dazi, però, le vendite di nuovi veicoli negli
Stati Uniti sono aumentate del 2,2% nel 2025, raggiungendo i 16,35 milioni di
unità.
Per il Segretario ai Trasporti Sean Duffy, le strategie di deregolazione
ambientale “porteranno a una riduzione dei prezzi delle auto e permetteranno
alle case automobilistiche di offrire prodotti che gli americani vogliono
acquistare”. Duffy spiega che “questa non è affatto una guerra ai veicoli
elettrici”, specificando però che gli stessi non dovrebbero essere per forza
favoriti: “Non dovremmo usare la politica governativa per incoraggiare
l’acquisto di elettriche penalizzando al contempo i motori a combustione”.
L’amministrazione Trump ha oltretutto revocato in modo aggressivo gli incentivi
– un credito d’imposta di 7.500 dollari – sui veicoli elettrici promossi dall’ex
presidente Joe Biden, revocato le norme green della California e annullato le
sanzioni per le case automobilistiche che non soddisfano i requisiti di
efficienza precedentemente fissati.
Se da un lato la deregulation è una boccata di ossigeno per le case
automobilistiche, dall’altro le stesse devono affrontare i pesanti dazi imposti
da Trump sui veicoli e i componenti importati. Per il capo dell’Agenzia per la
Protezione dell’Ambiente (EPA) Lee Zeldin, il governo “non dovrebbe forzare,
richiedere o imporre che il mercato vada in una direzione diversa da quella
richiesta dal consumatore americano”.
A dicembre, il Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti (USDOT) ha proposto
di revocare gli standard di efficienza dell’era Biden, che avevano spinto le
aziende automobilistiche a produrre più elettriche per conformarsi alle leggi.
Si prevede inoltre che l’EPA finalizzerà nelle prossime settimane una norma che
eliminerà i requisiti sulle emissioni allo scarico dei veicoli. L’USDOT stima
che la sua proposta ridurrebbe i costi iniziali medi dei veicoli di 930 dollari,
ma aumenterebbe il consumo di carburante fino a 100 miliardi di galloni entro il
2050, costando agli americani fino a ulteriori 185 miliardi di dollari in
carburante.
La buona notizia è che, nonostante The Donald sia palesemente ostile alle
politiche green, tra i consumatori statunitensi l’interesse per i veicoli ibridi
continua a crescere: tra il secondo trimestre del 2020 e il secondo trimestre
del 2025, la quota di nuove immatricolazioni di veicoli ibridi è balzata dal
3,1% al 16,3%. Nello stesso periodo, anche la quota di EV è aumentata, ma a un
ritmo decisamente più lento, passando dall’1,4% all’8,6%.
L'articolo Non solo Groenlandia. Usa e Germania divise anche dalle politiche
sulle auto elettriche proviene da Il Fatto Quotidiano.