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Porsche valuta lo stop alle versioni elettriche di Boxster e Cayman per tagliare i costi
Secondo quanto riporta la testata specializzata Autonews.com, Porsche valuta un possibile stop ai programmi delle sportive elettriche derivate dalla famiglia 718, in un contesto di revisione dei costi e ripensamento della strategia a batteria. Secondo fonti vicine al dossier, il nuovo amministratore delegato Michael Leiters starebbe considerando l’ipotesi di accantonare le versioni EV di Boxster e Cayman, progetto già segnato da ritardi tecnici e spese di sviluppo in crescita. Le due vetture, storicamente porta d’ingresso al marchio Porsche con prezzi d’attacco intorno ai 70 mila euro, sono uscite di produzione con motore termico nel 2025. Il piano originario prevedeva un ritorno in chiave elettrica entro la seconda metà del decennio, ma l’equilibrio economico dell’intera operazione è ora sotto esame. Il rallentamento della domanda di auto elettriche, in particolare in Cina, e la necessità di ricalibrare gli investimenti pesano sulle scelte industriali. A complicare il quadro c’è anche l’ipotesi, discussa internamente, di introdurre una variante ibrida plug-in. Soluzione che richiederebbe una piattaforma differente, con ulteriori costi e un possibile slittamento di diversi anni. Il rischio sarebbe quello di arrivare sul mercato con tecnologie non più all’avanguardia, in un segmento dove l’innovazione è parte essenziale dell’attrattiva del prodotto. Comunque, nessuna decisione definitiva sarebbe stata presa in merito. Leiters, in carica dal 1° gennaio dopo il passaggio di consegne con Oliver Blume, deve però confrontarsi con una capacità produttiva non pienamente sfruttata e con margini sotto pressione. La casa di Zuffenhausen ha già rivisto più volte le proprie previsioni e avviato un parziale ritorno su motorizzazioni termiche e ibride, dopo l’accelerazione sull’elettrico. Che si è rivelata più costosa del previsto. L’impatto finanziario della correzione di rotta potrebbe arrivare fino a 1,8 miliardi di euro sull’utile operativo 2025. A pesare anche i dazi sulle importazioni negli Stati Uniti, primo mercato singolo per il marchio. Nel 2024, ultimo anno pieno di produzione per le 718 a benzina, le vendite di Boxster e Cayman erano comunque salite del 15%, a quota 23.670 unità. Il management ha promesso un miglioramento strutturale delle performance dopo l’uscita del titolo dall’indice DAX. Il direttore finanziario Jochen Breckner ha indicato il 2025 come possibile punto minimo, con l’obiettivo di tornare a margini a doppia cifra negli anni successivi al 2026. In questo scenario, il destino delle piccole sportive elettriche diventa un test chiave per la nuova fase strategica della casa tedesca. L'articolo Porsche valuta lo stop alle versioni elettriche di Boxster e Cayman per tagliare i costi proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Kia spinge sull’elettrico agli Australian Open 2026, tra record e sfide future
Kia ha trasformato gli Australian Open 2026 in una vetrina globale per la sua svolta verso l’elettrico, celebrando 25 anni di partnership con il torneo tramite la campagna internazionale “Move Different” e una presenza capillare all’interno del Melbourne Park, dove oltre 1,3 milioni di spettatori hanno assistito al primo Slam stagionale. Kia ha portato una flotta ufficiale record di 130 veicoli destinati a giocatori, staff e organizzazione: 55 completamente elettrici tra EV9 e EV5 e 75 ibridi (Carnival Hybrid e Sportage Hybrid), superando per la prima volta nella storia dell’evento la soglia del 40% di veicoli a emissioni zero, mentre al pubblico sono state presentate le novità della gamma EV e il PV5 Cargo, il nuovo veicolo elettrico commerciale della piattaforma Platform Beyond Vehicle già premiato come International Van of the Year 2026 e dimostrando l’impegno del marchio nella mobilità sostenibile in eventi di portata mondiale. Il costruttore coreano ha affiancato alle esposizioni anche esperienze interattive e attività per i fan con Rafael Nadal come global ambassador, includendo una EV9 Art Car ispirata ai suoi successi e momenti di engagement con i visitatori, trasformando il marchio non solo in sponsor ma in protagonista della mobilità sostenibile su scala mondiale. Questo scenario di innovazione si è svolto in parallelo a un torneo intenso e ricco di significato storico: come noto, il giovane Carlos Alcaraz ha trionfato in finale su Novak Djokovic, completando il Career Grand Slam a soli 22 anni, mentre il detentore del titolo, Jannik Sinner, è stato eliminato in semifinale dal campione serbo al termine di una maratona di cinque set, una sconfitta che ha generato grande delusione tra gli appassionati italiani dopo il sogno di un terzo titolo consecutivo a Melbourne. In prospettiva l’Australian Open 2027, in programma il prossimo gennaio al Melbourne Park, conferma il proprio il ruolo come appuntamento di primissimo piano in avvio della stagione del tennis mondiale, offrendo un palcoscenico prestigioso per marchi auto come Kia. L'articolo Kia spinge sull’elettrico agli Australian Open 2026, tra record e sfide future proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Kia EV5 la prova de Il Fatto.it – Concreta, spaziosa e pronta a tutto – FOTO
‹ › 1 / 7 KIA EV5 ‹ › 2 / 7 KIA EV5 ‹ › 3 / 7 KIA EV5 ‹ › 4 / 7 KIA EV5 ‹ › 5 / 7 KIA EV5 ‹ › 6 / 7 KIA EV5 ‹ › 7 / 7 KIA EV5 Kia sembra non voler fermarsi né tantomeno rallentare, e in attesa dell’imminente lancio commerciale della EV2, la Casa coreana fa guidare la sua EV5, un suv compatto elettrico che già al primo sguardo trasmette subito una sensazione di solidità. Carrozzeria alta, superfici ben tese e un’impostazione che guarda sia alla sostanza che all’estetica. Il richiamo alla EV9 è evidente, soprattutto nella firma luminosa Star Map, ma qui tutto è riportato su una scala ben diversa. Le fiancate sono pulite, con passaruota marcati che si fanno notare senza scivolare nell’eccesso. Anche i dettagli come le maniglie a scomparsa e i cerchi di grande diametro (18”, 19” per la GT-line o 20” per la EV5 GT) contribuiscono a un insieme moderno ma non aggressivo. All’interno, la EV5 è spaziosa e con una plancia ampia e ordinata, il tutto con un’impostazione che privilegia la versatilità e la facilità d’uso. I materiali non cercano il lusso ostentato, ma trasmettono una sensazione di qualità concreta, con superfici morbide nei punti giusti e assemblaggi curati. Il bagagliaio parte da 566 litri e abbattendo i sedili posteriori arriva a ben 1.650, e a questo si aggiunge il frunk anteriore sotto il cofano, da 44 litri, comodo per riporre i cavi di ricarica o piccoli oggetti, evitando di occupare spazio prezioso nel bagagliaio. La tecnologia è presente in grande quantità ma senza essere invadente. In bella mostra la EV5 sfoggia l’ultimo sistema ccNC (Connected Car Navigation Cockpit) di Kia, che include un Panoramic Wide Display che combina un quadro strumenti da 12,3”, uno schermo di infotainment da 12,3” e un display del climatizzatore da 5,3”, che evita doverlo cercare navigando nei vari sottomenu. Apprezzati anche i pulsanti fisici che fanno in modo che l’accesso alle funzioni più utilizzate sia più intuitivo e, soprattutto, rapido. Gli aggiornamenti over-the-air permettono di mantenere l’auto sempre aggiornata senza passaggi in officina, un dettaglio che nel tempo fa la differenza. Comode anche le soluzioni come la ricarica wireless per lo smartphone e la chiave digitale, che semplificano non poco la quotidianità. La dotazione di sistemi di assistenza è completa, la guida assistita di Livello 2 lavora in modo progressivo, senza correzioni brusche o avvisi invasivi, il cruise control adattivo gestisce bene i movimenti nel traffico, mentre il mantenimento di corsia accompagna la guida senza essere troppo invasivo. Comodo anche il Remote Smart Parking Assist 2.0, che aiuta ad entrare e uscire da un parcheggio, ed è utilizzabile anche stando fuori dall’auto. La gamma EV5 è proposta con un solo motore elettrico anteriore da 160 kW, pari a 217 CV, abbinato a una batteria da 81,4 kWh, con una coppia di circa 295 Nm che è disponibile subito e che rende l’auto brillante nelle ripartenze, senza mai risultare nervosa. L’autonomia dichiarata arriva fino a 530 chilometri nel ciclo WLTP, un valore che nella pratica consente di affrontare senza ansia anche i viaggi più lunghi, mentre la ricarica rapida in corrente continua permette di passare dal 10 all’80% in circa 30 minuti, tempi in linea con le migliori proposte del segmento su piattaforma a 400 volt. Guidando la EV5 emerge un carattere molto equilibrato, dove l’assetto è sostenuto ma non rigido, e riesce a contenere bene il rollio anche nei tratti più guidati. Sui fondi sconnessi si avverte qualche scossone, ma il compromesso generale è ben riuscito e restituisce una sensazione di solidità e affidabilità. Colpisce moltissimo l’isolamento acustico: anche su asfalto irregolare l’abitacolo resta silenzioso, creando una sorta di bolla che naturalmente rende la guida più rilassante. La EV5 è proposta in quattro allestimenti. Si parte dalla versione Air, già completa, con un prezzo di 44.750 euro. Salendo si incontra l’allestimento Earth, che aggiunge dotazioni di comfort e dettagli estetici, mentre la GT-Line introduce un look più sportivo e finiture dedicate. Al vertice c’è la GT-Line Launch Edition, proposta a 53.500 euro, pensata per chi cerca il massimo in termini di tecnologia e comfort. L'articolo Kia EV5 la prova de Il Fatto.it – Concreta, spaziosa e pronta a tutto – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Le auto cinesi entrano negli Stati Uniti di Trump? Il problema è il quando, non il se
di Carblogger Le auto cinesi entrano negli Stati Uniti di Trump? Il problema è il quando, non il se, come insegna la storia. I tempi potrebbero essere lunghi come inaspettatamente brevi, perché oggi molto, non tutto, dipende da un presidente degli Stati Uniti che ha sostituito i valori di democrazia e diritto con quelli di soldi e uso della forza. Scrivo molto e non tutto pour cause: dare semaforo verde alla vendita di auto cinesi significherebbe per i Repubblicani al potere scontrarsi nell’anno del Midterm con l’elettorato di alcuni stati chiave come il Michigan, quartier generale delle tre big di Detroit. Ma vale il rischio la montagna di investimenti che i cinesi sarebbero pronti a fare, quasi a qualsiasi prezzo, per entrare su questo mercato, considerando i loro problemi di sovraproduzione e crescita insieme agli obiettivi imperiali del Partito? I segnali per l’auto cinese negli Usa sono almeno un paio. Il primo è il tipo di accordo raggiunto dalla Casa Bianca per tenere in attività il social cinese TikTok, che tanto ha aiutato la campagna elettorale vincente di Trump. C’è stato un trasloco a una nuova società, la TikTok USDS, necessario dopo il bando della piattaforma – con l’accusa di spionaggio – voluto dall’amministrazione Biden. Bando ora eluso da Trump, d’intesa con Pechino: nella joint venture, il proprietario cinese ByteDance scende al 20% (anzi al 19,9% per rispettare la legge federale) passando il controllo a un consorzio di investitori statunitensi e internazionali, con Oracle e MGX (fondo di Abu Dhabi) al 15% e il resto in altre mani “sicure”. Non sembra cruciale che il ceo di TikTok sieda nel nuovo cda, né che il ceo della nuova società abbia gestito funzioni vitali nella precedente gestione. Dirimente è la separazione operativa sancita nell’intesa: i dati degli utenti americani di TikTok USDS finiranno in un cloud di Oracle, l’algoritmo sarà rifatto in casa e non più controllato dalla casa madre cinese del social, che rimane comunque proprietaria della tecnologia. L’accordo su TikTok – per non sapere né leggere né scrivere – potrebbe diventare il cavallo di Troia dell’auto cinese per entrare nel mercato statunitense. Dopo essere stata bandita – almeno ufficialmente – per gli stessi motivi della piattaforma social: i dati raccolti sulle strade americane da software e hardware delle auto connesse made in China metterebbero a rischio la sicurezza del Paese. La separazione tecnologica applicata a TikTok, con la conservazione dei dati su server nazionali e non più leggibili altrove, potrebbe spianare la strada al bando automobilistico. Un primo passo. Il secondo l’ha fatto a sorpresa Trump parlando poche settimane fa a Detroit: “Lasciate che i cinesi entrino in gioco”, ha detto il presidente, invitando questi costruttori ad aprire fabbriche negli Stati Uniti e ad assumere lavoratori americani quali condizioni ineludibili. S’intende, con i vincoli tecnologici di cui sopra e a caro prezzo, stabilito dal solo Trump. Anche perché già irato contro il Canada di Mark Carney, uno che gli risponde per le rime geopoliticamente parlando, pronto a importare auto cinesi. L’offerta a Pechino di Trump non sarà piaciuta alle big di Detroit, che hanno già chinato la testa ai suoi dazi rimettendoci miliardi di dollari tra prezzi in aumento e revisioni di piani industriali e gamma prodotti. Ma è piaciuta a Pechino e dintorni, leggendo quanto ha dichiarato al Ces di Las Vegas un dirigente di Geely parlando con il sito di Autoline: “La grande domanda per noi è quando e dove andremo negli Stati Uniti. Credo che faremo un annuncio in merito nei prossimi 24-36 mesi”. @carblogger_it L'articolo Le auto cinesi entrano negli Stati Uniti di Trump? Il problema è il quando, non il se proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Genesis debutta sul mercato italiano. Si comincia quest’anno con modelli elettrici
Il marchio automobilistico Genesis debutta ufficialmente in Italia nel 2026. Fondato a Seul nel 2015 e appartenente al gruppo Hyundai, il brand di fascia alta entra nel mercato italiano nell’ambito di un più ampio piano di espansione europea che coinvolge anche Francia, Spagna e Paesi Bassi, dopo il lancio avvenuto nel 2021 in Germania, Regno Unito e Svizzera. L’ingresso nel nostro Paese sarà accompagnato dall’apertura di due showroom, a Padova e Roma, prevista nel corso della primavera, in concomitanza con l’avvio della commercializzazione e l’apertura dei listini. Nel corso dell’anno sono programmate ulteriori aperture, mentre il completamento della rete di vendita e post-vendita è previsto entro il 2028, con una copertura estesa a buona parte del territorio nazionale. La strategia dichiarata punta su una rete selezionata e su un presidio graduale del mercato, con un’attenzione prioritaria alla qualità del servizio. Genesis si presenta in Italia con una gamma iniziale composta esclusivamente da modelli elettrici. L’offerta comprende GV60, suv compatto lungo poco più di 4,5 metri, Electrified GV70, suv con lunghezza superiore ai 4,7 metri; ed Electrified G80, berlina di rappresentanza che costituisce il riferimento del marchio in Europa. La scelta di una gamma 100% elettrica riflette il posizionamento del brand e la volontà di inserirsi nella fascia premium con una proposta allineata alle più recenti evoluzioni del mercato. Alla base dell’identità Genesis c’è una visione definita dal principio “Disruption, Refined”, che si traduce nella volontà di rivedere alcuni canoni del lusso attraverso soluzioni orientate alla semplicità, alla funzionalità e a un’estetica misurata. Questo approccio si riflette nel linguaggio stilistico Athletic-Elegance, caratterizzato da linee pulite, proporzioni equilibrate e un’impostazione formale che punta più alla coerenza complessiva che all’effetto scenico. Anche gli interni seguono la stessa impostazione, con abitacoli progettati come ambienti ordinati e confortevoli, realizzati con materiali selezionati e tecnologie integrate in modo discreto. L’obiettivo dichiarato è quello di migliorare l’esperienza quotidiana di utilizzo, più che puntare su soluzioni appariscenti. A livello globale, Genesis ha superato 1,5 milioni di vetture vendute in circa dieci anni di attività. Parallelamente all’attività commerciale, il marchio è impegnato anche nel motorsport e nel mondo degli eventi sportivi. Nel 2026 l’Italia ospiterà una tappa del FIA World Endurance Championship con la partecipazione di Genesis Magma Racing e della hypercar GMR-001, iniziativa che rientra nella strategia di sviluppo tecnologico e di rafforzamento dell’immagine del brand in Europa. L'articolo Genesis debutta sul mercato italiano. Si comincia quest’anno con modelli elettrici proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Opel Astra, stilosa e hi-tech con i fari di ultima generazione. E anche elettrica – FOTO
‹ › 1 / 5 OPEL ASTRA ‹ › 2 / 5 OPEL ASTRA ‹ › 3 / 5 OPEL ASTRA ‹ › 4 / 5 OPEL ASTRA ‹ › 5 / 5 OPEL ASTRA Il 2026 segna un passaggio chiave per Opel, che dopo aver rinnovato in profondità la propria gamma suv sposta i riflettori sulla Astra, uno dei modelli più rappresentativi del marchio. Il nuovo modello evolve senza strappi, ma con una serie di interventi mirati che ne rafforzano identità, contenuti tecnologici e approccio sostenibile. Il primo colpo d’occhio racconta subito un cambio di passo. Il frontale adotta una versione più scolpita dell’Opel Vizor, ora impreziosito dal logo Blitz illuminato, una novità assoluta per Astra. Non è solo un vezzo estetico: l’intero disegno gioca su linee tese e superfici pulite, con una firma luminosa che diventa elemento centrale del linguaggio stilistico. Il risultato è un’auto che appare più tecnica, più moderna e visivamente più larga, senza perdere equilibrio. Protagonista assoluta è la nuova generazione dei fari Intelli-Lux HD. Si parla di una tecnologia di illuminazione che porta nel segmento soluzioni finora riservate a modelli di categoria superiore. Oltre 50.000 elementi LED lavorano in modo adattivo e antiabbagliamento, modulando il fascio luminoso in tempo reale, dove in curva la luce segue la traiettoria e in caso di pioggia o nebbia l’intensità viene regolata per ridurre riflessi e affaticamento visivo. Un approccio che punta tanto alla sicurezza quanto al comfort di guida notturno. All’interno, la nuova Astra sceglie la strada del minimalismo, con un abitacolo più ordinato, equipaggiato con interfacce digitali semplificate e una sensazione generale di maggiore ariosità. La vera sorpresa nell’abtacolo però arriva dai sedili Intelli-Seat, ora di serie fin dall’allestimento di ingresso e progettati per migliorare l’ergonomia anche nei lunghi viaggi. Certificati AGR, i nuovi sedili introducono una particolare conformazione centrale della seduta pensata per ridurre la pressione sul coccige, un dettaglio che racconta bene l’attenzione al benessere quotidiano. La sostenibilità non resta poi uno slogan, infatti Opel spinge sul concetto di “Greenovation” utilizzando materiali interni riciclati al 100%, dai rivestimenti dei sedili ai tessuti dell’abitacolo. Una scelta che non compromette la qualità percepita, ma anzi rafforza l’idea di un’auto progettata con uno sguardo concreto al futuro. Le motorizzazioni disponibili saranno in tutto quattro; ibrida, diesel e le nuove Electric e Plug-in hybrid, dove è proprio l’Astra Electric a spiccare di più. Grazie a una batteria da 58 kWh, l’autonomia dichiarata arriva fino a 454 chilometri nel ciclo WLTP, rendendo l’uso quotidiano e i viaggi extraurbani più semplici. Debutta anche la funzione Vehicle-to-Load, che consente di alimentare dispositivi esterni direttamente dall’auto, aggiungendo un tocco di versatilità in più. Inoltre quando la macchina capisce che sta per essere messa in carica “scalda“ le batterie in modo che possano subito performare al 100%. Il nuovo 1.6 turbo da 156 CV insieme al motore elettrico da 40 CV, permettono alla versione Electric una potenza complessiva di 196 cavalli, che agisce in perfetta sintonia con il nuovo cambio a doppia frizione a 7 marce. Confermata anche la praticità del modello, con un volume di carico generoso sia per la berlina sia per la Sports Tourer, che arriva fino a 1.634 litri. Tre gli allestimenti previsti (Edition, GS e Ultimate) e ben otto le colorazioni al lancio, dove il giallo è previstosolo per il 5 porte mentre il verde sportivo solo per la versione ST. Per i prezzi bisognerà aspettare qualche settimana, dato che al momento non sono stati annunciati. L'articolo Opel Astra, stilosa e hi-tech con i fari di ultima generazione. E anche elettrica – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Volvo EX60, debutta il nuovo suv elettrico software-defined – FOTO
‹ › 1 / 6 VOLVO EX60 ‹ › 2 / 6 VOLVO EX60 ‹ › 3 / 6 VOLVO EX60 ‹ › 4 / 6 VOLVO EX60 ‹ › 5 / 6 VOLVO EX60 ‹ › 6 / 6 VOLVO EX60 Con la nuova EX60, Volvo Cars entra nel cuore del mercato elettrico globale, quello dei SUV medi, con un modello che non è solo l’erede elettrica della XC60, ma il primo tassello concreto di una nuova fase industriale per il marchio svedese, pensata per rendere l’auto elettrica una scelta naturale e non più una concessione. La EX60 nasce su una base tecnica completamente inedita ed è progettata per evolvere nel tempo via software, introducendo soluzioni che cambiano il modo stesso di concepire un SUV elettrico di questa categoria. Alla base c’è la nuova architettura SPA3, sviluppata fin dall’inizio come piattaforma esclusivamente elettrica. Non un adattamento, ma una struttura pensata per massimizzare efficienza, scalabilità e integrazione tra hardware e software. Il cuore digitale è il sistema HuginCore, supportato dalla piattaforma NVIDIA DRIVE e da una nuova generazione di processori Qualcomm, che rende la EX60 una vettura realmente “software-defined”. L’auto non nasce finita: grazie agli aggiornamenti over-the-air può migliorare nel tempo sicurezza, assistenza alla guida, infotainment e prestazioni. È un cambio di passo netto per Volvo, che avvicina la EX60 più a un ecosistema digitale che a un suv tradizionale. È anche la prima Volvo a integrare Gemini, il nuovo assistente AI di Google, capace di interazioni vocali naturali e contestuali, dalla pianificazione di un viaggio alla gestione delle informazioni personali. L’infotainment è rapido e progettato per ridurre le distrazioni, con un’interfaccia essenziale e un nuovo layout che abbandona il display verticale a favore di uno schermo orizzontale affiancato da un cruscotto digitale dedicato. Grande attenzione è stata dedicata alla gestione dell’energia. Grazie all’architettura a 800 Volt, a nuove batterie e a motori elettrici di ultima generazione, la EX60 promette risultati di tutto rilievo. Nella versione più efficiente, l’autonomia arriva fino a 810 km nel ciclo WLTP, mentre la ricarica ultra-rapida consente di recuperare fino a 340 km in circa dieci minuti e di passare dal 10 all’80% in meno di venti minuti. La gamma comprende tre varianti a trazione posteriore e integrale, con potenze e autonomie differenziate, affiancate da una strategia di allestimenti semplificata e dalla possibilità di scegliere vetture preconfigurate con consegne più rapide. Lo stile evolve il linguaggio Volvo in modo coerente ma più deciso. Le proporzioni restano equilibrate, con una lunghezza attorno ai 4,8 metri, mentre aerodinamica e superfici pulite contribuiscono all’efficienza. L’abitacolo mantiene l’impronta scandinava, con materiali naturali, grande attenzione al comfort acustico e alla praticità, grazie a soluzioni intelligenti per lo stivaggio e a un bagagliaio ben sfruttabile, affiancato dal frunk anteriore. La sicurezza resta centrale, con l’ultima evoluzione del Driver Understanding System e una nuova cintura multi-adattiva capace di modulare la protezione in base a corporatura e dinamica dell’impatto. Accanto alla versione standard arriverà anche la EX60 Cross Country, con assetto rialzato e un’impostazione più orientata all’avventura, pensata per ampliare il perimetro d’uso del suv elettrico senza snaturarne l’identità. La EX60 è già ordinabile negli allestimenti Plus e Ultra, con prezzi compresi tra 65.350 e 81.450 euro e consegne previste dall’estate 2026, mentre per la Cross Country bisognerà attendere la fine dell’anno. L'articolo Volvo EX60, debutta il nuovo suv elettrico software-defined – FOTO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Renault chiude Ampère, la società dedicata all’elettrico: era il progetto di punta di De Meo
Renault si appresta a sciogliere Ampère, il suo ramo da 12.000 dipendenti dedicato ai veicoli elettrici e ai software. La società era stata creata alla fine del 2023 ed era uno dei progetti di punta dell’ex Ceo Luca De Meo. Ma ora, secondo quanto riporta Le Figaro, il costruttore automobilistico francese ha presentato ai sindacati la sua intenzione di chiudere la società entro il prossimo luglio. Una decisione che sarebbe a impatto zero sui dipendenti: “Ingegneri e operai verranno direttamente ricollocati nel gruppo Renault”, precisa Le Figaro aggiungendo che il nome Ampère resterà soltanto per la batteria elettrica denominata ‘Ampère Energy’ e il cosiddetto ‘Ampère Software’. Renault – che era stato il primo gruppo a creare un’apposita società per le attività legate all’elettrico – assicura che l’operazione sarà assolutamente ”neutra sul piano sociale”. L’obiettivo, garantiscono dalla sede di Boulogne-Billancourt, è solo migliorare ”l’organizzazione e i processi” nonché ”accelerare la performance dei siti produttivi”. Della fine di Ampère si parlava già da tempo tra Parigi e Boulogne-Billancourt ma la nuova dirigenza di Renault, scrive Le Figaro, ”non voleva cancellare troppo rapidamente l’opera di Luca de Meo”, il dirigente italiano passato di recente alla guida di Kering. L'articolo Renault chiude Ampère, la società dedicata all’elettrico: era il progetto di punta di De Meo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Un’auto elettrica su 5 venduta in Italia è “made in Cina”. L’alert della Uilm: “L’invasione è realtà, il governo si muova”
Ogni cinque auto elettriche vendute in Italia nel 2025, una era cinese. Una percentuale che fa dire alla Uilm: “L’invasione diventa realtà”. Il sindacato ha elaborato i dati Unrae notando come lo scorso anno sia stato quello del boom delle vetture ecologiche “made in China” che vanno verso un dominio del mercato, con una crescita del 336% in un contesto che ha visto lievitare le vendite del 44 per cento. Negli scorsi dodici mesi sono state vendute in Italia 94.973 auto elettriche, quasi 30mila in più rispetto al 2024 quando ne furono vendute 65.989. E le cinesi? Sono passate da 4.200 unità a 18.300, triplicando la quota di mercato nel contesto della motorizzazione green dal 6,4 al 19%. LA GRANDE CORSA DELLE CINESI Se si allarga il contesto alle vendite totali, i gruppi cinesi – la Uilm ha considerato i marchi Mg, BYD, Omoda&Jaecoo, Leapmotor che fa capo a Stellantis, Dfsk, Lynk&Co, Polestar e Voyah – si assestano al 6,5% con 99mila auto vendute, quando nel 2024 si fermavano al 3% con 47mila unità. E le auto elettriche prodotte in Italia? Sempre più marginali: nel segmento della motorizzazione sono scese dal 3,6% del 2024 all’1,8%, frutto delle appena 1.735 vetture vendute da Stellantis con la 500 elettrica assegnata a Mirafiori. Nel conteggio non sono state inserite le auto di Dr Automobiles, che assembla nelle fabbriche italiane componenti cinesi di Chery, Dongfeng, Jac e Baic. “Per anni abbiamo avvertito il Governo sul rischio dell’invasione di auto cinesi nel nostro mercato e in Europa, grazie a costi più bassi che minano la concorrenza. Oggi, con la nostra ricerca, dimostriamo numeri alla mano, che quel rischio è diventato realtà e c’è bisogno di una scossa immediata per evitare un disastro occupazionale, sociale e industriale senza precedenti”, ha spiegato il segretario generale della Uilm Rocco Palombella. SOLO DUE AUTO ITALIANE TRA I 50 MODELLI PIÙ VENDUTI Anche perché dei primi 50 modelli più venduti in Italia nel 2025, appena due sono prodotti nel nostro Paese: la Fiat Panda, regina del mercato domestico, con 102mila vetture sfornate a Pomigliano d’Arco, e l’Alfa Romeo Tonale con 10.700 unità assemblate sempre nello stabilimento campano. Numeri che restano esiziali di fronte alle 1,525 milioni di auto vendute lo scorso anno, in calo del 2,1 per cento rispetto al 2024. “I dati sulle immatricolazioni in Italia delineano un quadro drammatico per l’industria automobilistica nazionale – sottolinea il leader Uilm – Mentre il mercato complessivo registra una piccola flessione e la produzione crolla ai livelli del Dopoguerrra, i gruppi cinesi raggiungono una crescita senza precedenti sia nell’elettrico che nel termico”. PALOMBELLA: “STELLANTIS PORTI QUI NUOVI MODELLI” La corsa dei cinesi, infatti, ha visto le vendite totali aumentare del 110% in un mercato in difficoltà. “Quella che avevamo previsto come un’invasione è diventata realtà – conclude – Siamo in una tempesta perfetta. Senza interventi immediati, rischiamo di perdere una filiera fondamentale. Chiediamo a Stellantis nuovi modelli, prioritariamente ibridi, in tutti gli stabilimenti italiani per rilanciare la produzione e salvaguardare l’occupazione e l’anticipo del piano industriale. Chiediamo all’Unione europea di cancellare le regole assurde del Green Deal e e sostenere la produzione interna prima di considerare la rimozione dei dazi alla Cina. Al Governo diciamo che il tempo delle passerelle è finito”. L'articolo Un’auto elettrica su 5 venduta in Italia è “made in Cina”. L’alert della Uilm: “L’invasione è realtà, il governo si muova” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Non solo Groenlandia. Usa e Germania divise anche dalle politiche sulle auto elettriche
No, il mercato delle auto elettriche non è pronto a reggersi sulle sue gambe. Ecco perché il governo tedesco metterà a disposizione dei suoi cittadini fino a 6.000 euro (erogati in base alla tipologia di veicolo e al reddito dell’acquirente) per promuovere l’acquisto di veicoli alla spina. Pure le automobili dotate di range extender e sistemi di propulsione ibridi plug-in potrebbero essere considerate idonee a ricevere sussidi nell’ambito del piano per aiutare le famiglie a reddito medio-basso nell’acquisto di nuove auto elettriche. L’obiettivo è rilanciare le vendite stagnanti in uno dei settori industriali chiave del Paese. L’incentivo base ammonta a 3.000 € per i veicoli elettrici e 1.500 € per le ibride plug-in o i veicoli con range extender. Affinché i modelli PHEV (ibridi plug-in) e i range extender possano beneficiare del contributo, devono presentare emissioni di CO2 inferiori a 60 grammi per km o avere un’autonomia in modalità elettrica di almeno 80 km. Berlino ha stanziato 3 miliardi di euro per il programma, che probabilmente coprirà 800.000 veicoli sovvenzionati fino al 2029. Il ministero ha aggiunto che le domande possono essere presentate retroattivamente per le nuove immatricolazioni effettuate a partire dal 1° gennaio. Le auto d’importazione? Non saranno escluse dal programma di sostegno finanziario, incluse quelle prodotte in Cina (principale rivale della Germania nel settore automobilistico). Dall’altra parte dell’Atlantico, invece, la musica è totalmente diversa: l’amministrazione Trump punta ad abbassare i prezzi delle auto eliminando le normative sulle emissioni, ovvero scommette su una deregulation delle norme ambientali che devono rispettare i costruttori di automobili per migliorare l’accessibilità economica delle vetture. Secondo la società di ricerca Cox Automotive, a dicembre i prezzi medi per le auto nuove hanno raggiunto il record di 50.326 dollari: gli americani acquistano autocarri e Suv più costosi, mentre le case automobilistiche offrono sempre meno veicoli entry-level. Nonostante i cambiamenti politici e i nuovi dazi, però, le vendite di nuovi veicoli negli Stati Uniti sono aumentate del 2,2% nel 2025, raggiungendo i 16,35 milioni di unità. Per il Segretario ai Trasporti Sean Duffy, le strategie di deregolazione ambientale “porteranno a una riduzione dei prezzi delle auto e permetteranno alle case automobilistiche di offrire prodotti che gli americani vogliono acquistare”. Duffy spiega che “questa non è affatto una guerra ai veicoli elettrici”, specificando però che gli stessi non dovrebbero essere per forza favoriti: “Non dovremmo usare la politica governativa per incoraggiare l’acquisto di elettriche penalizzando al contempo i motori a combustione”. L’amministrazione Trump ha oltretutto revocato in modo aggressivo gli incentivi – un credito d’imposta di 7.500 dollari – sui veicoli elettrici promossi dall’ex presidente Joe Biden, revocato le norme green della California e annullato le sanzioni per le case automobilistiche che non soddisfano i requisiti di efficienza precedentemente fissati. Se da un lato la deregulation è una boccata di ossigeno per le case automobilistiche, dall’altro le stesse devono affrontare i pesanti dazi imposti da Trump sui veicoli e i componenti importati. Per il capo dell’Agenzia per la Protezione dell’Ambiente (EPA) Lee Zeldin, il governo “non dovrebbe forzare, richiedere o imporre che il mercato vada in una direzione diversa da quella richiesta dal consumatore americano”. A dicembre, il Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti (USDOT) ha proposto di revocare gli standard di efficienza dell’era Biden, che avevano spinto le aziende automobilistiche a produrre più elettriche per conformarsi alle leggi. Si prevede inoltre che l’EPA finalizzerà nelle prossime settimane una norma che eliminerà i requisiti sulle emissioni allo scarico dei veicoli. L’USDOT stima che la sua proposta ridurrebbe i costi iniziali medi dei veicoli di 930 dollari, ma aumenterebbe il consumo di carburante fino a 100 miliardi di galloni entro il 2050, costando agli americani fino a ulteriori 185 miliardi di dollari in carburante. La buona notizia è che, nonostante The Donald sia palesemente ostile alle politiche green, tra i consumatori statunitensi l’interesse per i veicoli ibridi continua a crescere: tra il secondo trimestre del 2020 e il secondo trimestre del 2025, la quota di nuove immatricolazioni di veicoli ibridi è balzata dal 3,1% al 16,3%. Nello stesso periodo, anche la quota di EV è aumentata, ma a un ritmo decisamente più lento, passando dall’1,4% all’8,6%. L'articolo Non solo Groenlandia. Usa e Germania divise anche dalle politiche sulle auto elettriche proviene da Il Fatto Quotidiano.
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