SpaceX di Elon Musk ha acquisito la sua azienda di intelligenza artificiale xAI.
Musk ha deciso di unire le due aziende di sua proprietà in un’unica compagnia.
L’acquisizione, come si legge nella nota di Musk, ha come obiettivo la creazione
del “motore di innovazione verticalmente integrato più ambizioso sulla Terra (e
fuori dalla Terra)”. Un obiettivo che il magnate conta di raggiungere con
l’unione delle capacità missilistiche di SpaceX e la tecnologia di xAI.
L’obiettivo è implementare il sistema di data center spaziali, infrastrutture
informatiche avanzate, posizionate nell’orbita terrestre, e capaci di archiviare
ed elaborare dati.
La fusione giunge in un periodo storico in cui i finanziamenti per lo sviluppo
dell’intelligenza artificiale iniziano a mostrare segni di tensione: la
crescente domanda di elettricità per l’elaborazione dei dati dell’intelligenza
artificiale potrebbe iniziare a creare gravi problemi ambientali; per questo
motivo Musk vuole lanciare una costellazione di satelliti con funzione di data
center orbitali “senza imporre difficoltà alle comunità e all’ambiente della
Terra”, così da “sfruttare direttamente l’energia solare pressoché costante con
costi operativi e di manutenzione ridotti”. Queste le parole dell’imprenditore
sudafricano nella nota.
Musk aveva già fuso X con xAI dopo aver acquisito Twitter alla fine del 2022.
xAI, che gestisce il chatbot Grok, è stata valutata 230 miliardi di dollari in
un round di finanziamento di gennaio.
La nuova società, frutto della fusione, riunirebbe capitali, risorse
informatiche e talenti per diventare la nuova guida nel settore
dell’intelligenza artificiale.
L'articolo Elon Musk fonde SpaceX e xAI: nasce colosso dei data center spaziali
proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Tesla si prepara a voltare pagina in modo radicale, come riporta il sito
specializzato Autonews.com. A partire dal prossimo trimestre, la casa americana
interromperà la produzione di Model S e Model X per liberare spazio nello
stabilimento di Fremont, in California, dove sorgerà una linea dedicata
all’assemblaggio di Optimus, il robot umanoide su cui Elon Musk punta per il
futuro dell’azienda.
L’annuncio segna la fine di un’era. La Model S, lanciata nel 2012, è stata la
prima berlina elettrica di grande serie capace di imporsi per autonomia,
prestazioni e design, contribuendo in modo decisivo alla fama globale di Tesla.
La Model X, arrivata nel 2015 con le sue scenografiche portiere “falcon wing”,
ha portato la tecnologia a elettroni nel segmento dei suv premium. Del resto, i
volumi di entrambe sono calati: insieme a Cybertruck, le loro vendite sono scese
del 40% nel 2025, fermandosi a poco più di 50.000 unità complessive.
Per Musk, però, la scelta è coerente con la nuova identità che vuole dare
all’azienda. Tesla non si considera più soltanto un costruttore di auto, ma un
protagonista dell’intelligenza artificiale applicata al mondo fisico.
L’obiettivo dichiarato è puntare su veicoli completamente autonomi, servizi di
robotaxi e, soprattutto, robot umanoidi. “È il momento di concludere con onore i
programmi Model S e X”, ha detto Musk, spiegando che il futuro sarà dominato
dall’autonomia.
Lo spazio liberato a Fremont servirà a costruire una fabbrica per Optimus con un
traguardo ambizioso: arrivare, nel lungo periodo, a un milione di robot l’anno.
La produzione su larga scala, però, non dovrebbe partire prima della fine
dell’anno. Secondo Musk, in prospettiva questi robot contribuiranno a creare
un’economia in cui gran parte della ricchezza sarà generata da macchine
autonome.
La stessa visione guida lo sviluppo dei robotaxi. Tesla ha avviato un servizio
pilota ad Austin e prevede di espanderlo in diverse città statunitensi nei
prossimi mesi. Intanto, in Texas sono in fase di installazione le linee per il
Cybercab, un veicolo pensato esclusivamente per la guida autonoma e privo di
comandi tradizionali.
Questa trasformazione arriva in una fase finanziaria complessa. Nel quarto
trimestre Tesla ha registrato ricavi in calo del 3% e un utile netto sceso del
61%. Anche le consegne globali di veicoli sono diminuite. Nonostante ciò,
l’azienda prevede di aumentare fortemente gli investimenti, inclusi 2 miliardi
di dollari nella società di intelligenza artificiale xAI.
Tesla non è sola in questa corsa ai robot umanoidi. Anche altri costruttori e
aziende tecnologiche stanno esplorando applicazioni industriali per macchine
capaci di muoversi e lavorare come esseri umani. Secondo diverse stime, nei
prossimi decenni questi sistemi saranno impiegati soprattutto in compiti
ripetitivi e strutturati, ma in numeri enormi. Per Musk, è lì che si giocherà la
prossima grande rivoluzione industriale.
L'articolo Tesla dice addio alle ammiraglie per fare spazio a umanoidi e
robotaxi. Elon Musk: “E’ il momento giusto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La rivoluzione promessa da Tesla si farà attendere ancora un po’. Il debutto
produttivo del Cybercab (nella foto), il robotaxi completamente autonomo, e di
Optimus, il robot umanoide destinato a cambiare il lavoro industriale e
domestico, sarà molto più lento del previsto. A dirlo senza giri di parole è
Elon Musk, che ha definito la fase iniziale della produzione “agonizingly slow”,
agonizzante, prima di un’accelerazione prevista solo più avanti nel tempo.
Il Cybercab, veicolo elettrico privo di volante e pedali, rappresenta uno dei
progetti più ambiziosi di Tesla. Secondo Musk, la produzione su larga scala non
partirà prima del 2026, dopo una lunga fase di messa a punto delle linee
industriali e dei processi produttivi. Il problema non è solo tecnologico, ma
anche manifatturiero: si tratta di un mezzo radicalmente diverso dalle auto
attuali, che richiede componenti inedite e una catena di fornitura completamente
nuova.
Stesso discorso per Optimus, il robot umanoide che Tesla vede come un futuro
pilastro del proprio business. Anche in questo caso, l’avvio della produzione
sarà lento e graduale, con i primi esemplari destinati soprattutto all’uso
interno nelle fabbriche del gruppo. Solo in una fase successiva si potrà parlare
di diffusione su larga scala e di commercializzazione vera e propria.
Le dichiarazioni di Musk arrivano in un momento delicato per Tesla. Le vendite
di auto elettriche restano il cuore dei ricavi, ma la crescita si è fatta più
complessa e la concorrenza, soprattutto cinese, è sempre più aggressiva. Per
questo gli investitori guardano con grande attenzione ai progetti di guida
autonoma e robotica, considerati fondamentali per sostenere la valutazione
futura del gruppo.
L'articolo Tesla, Musk frena sul futuro. Robotaxi e umanoidi partono al
rallentatore proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’auto elettrica cambia leader. Dopo anni in testa, Tesla perde il primo posto
nelle vendite mondiali nel 2025 e viene superata dalla cinese BYD. Il sorpasso è
spiegato dai numeri: nell’ultimo trimestre dell’anno Tesla ha consegnato 418.227
veicoli, il 16% in meno rispetto allo stesso periodo del 2024 e sotto le attese
degli analisti. Su base annua le immatricolazioni sono scese dell’8,6%,
fermandosi a 1,64 milioni. BYD, invece, ha continuato a “spingere”: quasi 2,26
milioni di auto elettriche vendute nel 2025, con un andamento positivo sia nel
trimestre sia sull’intero anno.
Il tutto mentre il trend crescente del mercato EV non si ferma. Nell’anno appena
trascorso le vendite di EV sono aumentate del 28%, spinte soprattutto
dall’Europa, dove BYD sta guadagnando terreno e ampliando il distacco dalla
rivale americana.
Eppure, il ridimensionamento di Tesla non sembra preoccupare troppo Wall Street.
Gli investitori restano agganciati alla visione del “divino” Elon, sempre più
focalizzata su intelligenza artificiale, guida autonoma e robotaxi. Musk
continua anche a rilanciare il progetto Cybercab, una piccola auto a due posti
pensata per la mobilità urbana, mentre i test di guida senza conducente
procedono ancora in forma limitata.
Sul fronte delle vendite tradizionali, però, la pressione è aumentata. In Europa
e Nord America Tesla deve fare i conti con l’avanzata dei marchi cinesi e con il
ritorno in forze dei costruttori storici come Volkswagen e BMW. A pesare è stato
anche il “rumore” politico intorno a Musk e al suo ruolo nell’amministrazione
Donald Trump, che ha suscitato reazioni contrastanti tra i consumatori.
Negli Stati Uniti ha inciso pure la fine dei crediti fiscali federali da 7.500
dollari per l’acquisto di veicoli elettrici. Dopo la corsa agli acquisti di fine
estate, la domanda ha rallentato. Le stime sulle consegne future si sono così
ridimensionate: due anni fa gli analisti parlavano di oltre 3 milioni di veicoli
nel 2026, oggi le previsioni non superano quota 1,8 milioni.
BYD, intanto, accelera fuori dalla Cina. Nel 2025 le vendite all’estero hanno
toccato quota un milione di veicoli, con un balzo del 150% rispetto all’anno
precedente, e l’obiettivo per il 2026 arriva fino a 1,6 milioni. Tesla ha
provato a difendersi con versioni “Standard” più economiche di Model 3 e Model
Y, circa 5.000 dollari sotto i prezzi precedenti, una mossa che non ha convinto
del tutto il mercato.
Un segnale positivo, tuttavia, arriva da un altro fronte: nel 2025 Tesla ha
registrato un record nel business dell’energy storage, con 46,7 gigawattora di
sistemi di accumulo distribuiti. Mentre il primato nelle auto elettriche sfuma,
dunque, il marchio americano sta cercando di rafforzare altre aree strategiche
per la crescita. Basterà?
L'articolo BYD davanti a Tesla, la corsa elettrica cambia leader dopo anni di
dominio Usa proviene da Il Fatto Quotidiano.
Guida autonoma? Negli ultimi anni gli episodi legati all’utilizzo – anzi, al mal
utilizzo – di questa tecnologia hanno spesso superato il tragicomico: specie
negli USA (e dove sennò?) l’autopilota per auto è stato usato mentre il
proprietario dell’auto schiacciava un pisolino nel tragitto casa-ufficio,
giocava ai videogame o, è successo anche questo, faceva sesso col passeggero
mentre l’auto era in marcia nel traffico. Insomma, non il miglior utilizzo
possibile di uno strumento che, invece, potrebbe avere degli interessanti
risvolti di natura sociale.
Tant’è vero che in Germania Tesla – leader del pilota automatico per automobili
– ha avviato un progetto nel distretto di Bitburg-Pruem, nella regione
dell’Eifel, al fine di offrire corse gratuite con il sistema Full Self-Driving
(FSD) Supervised ad anziani e disabili privi di altri mezzi di trasporto. Il
sistema FSD Supervised permette alla Tesla di guidare in modo autonomo con la
supervisione di una persona (che potrebbe diventare superflua in un futuro a
breve termine). L’iniziativa, denominata “Citizen Bus” servirà per accompagnare
anziani e persone a mobilità ridotta alle visite mediche o nei piccoli impegni
quotidiani.
“L’obiettivo – ha dichiarato il patron di Tesla Elon Musk – è il raggiungimento
di un livello di sicurezza ben superiore a quello di un conducente umano medio.
In definitiva, le auto autonome saranno più sicure di oltre il 1.000% rispetto
alle auto guidate da esseri umani”. Il progetto tedesco è supportato dal
Ministero dei Trasporti del Rheinland-Pfalz e rappresenta un passo verso
l’approvazione UE del sistema autonomo. Nel frattempo Musk ha confermato di aver
iniziato a utilizzare in Texas le Tesla a guida autonoma senza supervisione
umana: “Una Tesla senza monitor di sicurezza in auto e io seduto sul sedile del
passeggero mi ha portato in giro per Austin domenica, guidando in modo
impeccabile”.
Ma l’utilità sociale della guida autonoma potrebbe addirittura interessare la
sfera emergenziale: infatti, proprio qualche settimana fa un automobilista
statunitense è sopravvissuto a un improvviso malore cardiaco grazie alla sua
auto. L’episodio è avvenuto a Reno, Nevada: mentre si trovava alla guida,
l’automobilista è stato colpito da un infarto che lo ha reso incapace di
guidare. Di fronte all’emergenza, ha avuto la prontezza di attivare il sistema
FSD della sua vettura, impostando la destinazione verso il pronto soccorso più
vicino. Il veicolo ha assunto il controllo della marcia, percorrendo
autonomamente il tragitto fino all’ingresso dell’ospedale. L’arrivo immediato ha
permesso al personale medico di intervenire istantaneamente. Pochi minuti dopo
il suo arrivo, il paziente è stato infatti colto da un arresto cardiaco, ma
grazie alla rapidità dell’assistenza, è stato rianimato e salvato. La drammatica
vicenda ha sottolineato un punto cruciale: se l’uomo avesse dovuto aspettare
l’arrivo di un’ambulanza, le sue possibilità di sopravvivenza si sarebbero
drasticamente ridotte.
Questa tecnologia è oltretutto in grado di contattare i servizi di emergenza e
fornire assistenza tramite l’intelligenza artificiale integrata, con tutti i
benefici del caso. Insomma, non solo videogiochi, pisolini e “sveltine”: la
guida autonoma potrebbe realmente cambiare (e salvare) la vita di molte persone
se usata con giudizio.
L'articolo Tesla e guida autonoma, dagli eccessi pericolosi alla tecnologia che
salva vite proviene da Il Fatto Quotidiano.
Elon Musk può sorridere: è pronto a incassare diversi miliardi di dollari dopo
la vittoria del processo nella Corte Suprema del Delaware. È stata, infatti,
ribaltata la decisione che lo privava di un maxi-premio. Nel 2018 Tesla aveva
approvato un pacchetto che prevedeva per l’imprenditore la remunerazione –
pluriennale – da 56 miliardi di dollari, come incentivo per portare la casa
automobilistica a nuovi livelli. Compenso gli era stato revocato nel 2024 dopo
una causa intentata da un azionista Tesla, Richard Tornetta: aveva accusato il
Cda definendolo “il più grande piano di remunerazione mai assegnato a un
dirigente”. Ne era nato un contenzioso legale che aveva visto, in primo grado,
l’annullamento della gratifica da parte del giudice Kathaleen McCormick. Il
giudice aveva ritenuto che gli azionisti avessero ricevuto delle informazioni
fuorvianti ed errate da parte del Cda prima dell’assemblea in cui fu approvato
il piano.
La sentenza del 2024 aveva fatto infuriare Musk al punto da spingerlo a lasciare
il Delaware e a trasferire la sede di Tesla in Texas. Adesso però quella
decisione è stata ribaltata dalla Corte Suprema che ha così autorizzato la
remunerazione. La sentenza dello scorso anno aveva comunque spinto il consiglio
di amministrazione di Tesla a cercare freneticamente dei modi per accontentare
il suo amministratore delegato, compreso un tentativo riuscito di persuadere gli
azionisti della società a riaffermare il pacchetto retributivo, che al momento
della seconda votazione, 18 mesi fa, era valutato 44,9 miliardi di dollari (38
miliardi di euro). Visto che Musk però continuava a manifestare il suo
malcontento, Tesla ha alzato nuovamente la posta in gioco quest’anno, elaborando
un altro pacchetto retributivo che potrebbe fruttargli 1.000 miliardi di dollari
(853 miliardi di euro) se riuscirà a guidare la casa automobilistica lungo un
percorso che nei prossimi dieci anni porterà il valore di mercato dell’azienda
dagli attuali 1.600 miliardi di dollari a 8.500 miliardi. Gli azionisti hanno
approvato il pacchetto retributivo il mese scorso, con grande soddisfazione di
Musk. Gli avvocati di Tornetta, intanto, annunciano che “saranno valutati i
prossimi passi”.
L'articolo Elon Musk vince il ricorso alla Corte suprema del Delawere: può
incassare da Tesla il maxi compenso da 56 miliardi proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Negli Stati Uniti la guida automatica di una Tesla si è rivelata decisiva per le
sorti di un uomo. Come raccontato dal signore su X (il cui profilo è Wenlll), si
è sentito male mentre si trovava al volante della sua supercar. Impossibilitato
a proseguire, l’uomo ha attivato il sistema FSD (Supervised), ossia il
meccanismo di guida automatica della Tesla, chiedendo alla macchina di portarlo
all’ospedale più vicino. Pochi minuti dopo l’arrivo nella struttura, l’uomo ha
avuto un arresto cardiaco ed è stato rianimato. In questo caso, l’intervento
della tecnologia avanzata della Tesla si è rivelato essenziale per le sorti del
suo proprietario.
UNA MACCHINA GENIALE
L’uomo è in convalescenza dopo l’operazione a cuore aperto subita il 14
novembre. Il cittadino del Nevada deve ringraziare la sua auto – e sé stesso per
i soldi spesi – per aver accelerato i tempi. L’attesa di un’ambulanza, infatti,
si sarebbe potuta rivelare fatale. Il proprietario della macchina ha dichiarato:
“Il FSD di Tesla mi ha letteralmente salvato la vita e potenzialmente anche
quella di altri sulla strada”. Il veicolo può contattare i servizi di emergenza
e fornire assistenza grazie all’intelligenza artificiale integrata, capace di
offrire indicazioni utili in caso di necessità.
L'articolo “La macchina mi ha salvato la vita, se sono vivo é grazie a lei”: a
un infarto mentre guida, la sua Tesla se ne accorge e guida da sola verso il
pronto soccorso proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tesla lancia la Model 3 Standard a trazione posteriore con un listino che parte
da 36.990 euro: si tratta della versione della berlina elettrica più conveniente
mai arrivata in Europa. Il nuovo modello rimpiazza la precedente versione “base”
(che costava 41.990 euro) riducendo il prezzo d’ingresso di 5.000 euro. Una
mossa che rende la vettura assai più competitiva.
Per i clienti italiani, poi, Tesla ha previsto una promozione di lancio
particolarmente aggressiva. Fino al 31 marzo 2026, è attivo un Tesla Bonus di
2.975 euro che abbassa il prezzo di acquisto a 34.015 euro. In alternativa
all’acquisto in contanti, la casa offre opzioni di finanziamento con tassi
promozionali con leasing (tasso dello 0,99%) o con l’opzione del finanziamento
con maxirata (tasso dell’1,99%, con rate mensili a partire da 299 euro). Le
prime consegne della Model 3 Standard sono previste a partire da febbraio 2026.
Il taglio del prezzo? Figlio anche di alcuni “ridimensionamenti” sulla
dotazione: i sedili non sono più rivestiti in pelle vegana ma in tessuto, quelli
anteriori sono meno avvolgenti e quelli posteriori non sono più riscaldabili.
Spariscono l’illuminazione ambientale e lo schermo da 8” per chi siede dietro,
mentre volante e specchietti si regolano manualmente.
Giova ricordare che la Model 3 Standard ha un’autonomia (omologata WLTP) di 534
km (in miglioramento rispetto ai 520 km del modello base precedente), garantisce
un’accelerazione 0-100 km/h da 6,2 secondi e un consumo medio (WLTP) di 13
kWh/100 km.
A livello di dotazione di serie, la Model 3 Standard mantiene l’Autopilot di
base, la chiave digitale tramite smartphone, i fari adattivi, il portellone
elettrico e i due caricatori wireless nel tunnel centrale. Di serie adotta anche
i nuovi cerchi in lega da 18 pollici.
L'articolo Tesla rilancia la sfida, arriva la nuova Model 3 Standard a 36.990
euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tesla ha chiuso il mese di novembre con un forte calo delle immatricolazioni in
molti dei principali mercati europei, confermando una tendenza negativa che
prosegue ormai da mesi. Nonostante l’arrivo delle versioni aggiornate della
Model Y, il marchio di Elon Musk fatica a contenere la perdita di quota in una
piazza dove la concorrenza cresce rapidamente e la sensibilità dei consumatori
verso l’elettrico sta cambiando.
I dati diffusi dai vari enti nazionali parlano chiaro: in Francia le
immatricolazioni sono scese del 58%, in Svezia del 59%, in Danimarca del 49%,
nei Paesi Bassi del 44%, in Portogallo del 47% e in Spagna del 9%. Un quadro
ampio e coerente, che mostra una frenata generalizzata. A riequilibrare
parzialmente il bilancio di novembre sono arrivate solo due eccezioni: in
Norvegia le immatricolazioni sono quasi triplicate, raggiungendo 6.215 unità e
superando con un mese d’anticipo il record annuale del marchio, mentre in Italia
Tesla ha segnato un +58% su base mensile, pur restando in negativo sul totale
dell’anno.
Nel complesso, la quota di mercato europea di Tesla tra gennaio e ottobre è
scesa all’1,6% dal 2,4% dell’anno precedente. Il rallentamento si era già
manifestato alla fine del 2023, alimentato anche dalle prese di posizione
pubbliche di Musk, che avevano generato proteste e reazioni politiche in diversi
Paesi.
Gli analisti indicano diversi fattori nel calo europeo: una gamma che comincia a
mostrare i segni dell’età, la crescente aggressività dei concorrenti (in
particolare quelli cinesi) e una percezione dei clienti meno favorevole rispetto
al passato. In un recente sondaggio, molti consumatori affermano che l’“effetto
novità” di Tesla si stia esaurendo e che il marchio sia meno competitivo su
design, qualità e appeal emotivo. Allo stesso tempo, l’Europa sta vivendo un
ritorno verso le ibride e le plug-in, categorie in cui Tesla non è presente,
mentre rivali come BYD stanno registrando balzi a tre cifre nelle
immatricolazioni di novembre.
Il restyling della Model Y, infine, non ha ancora dato i frutti sperati: poche
unità della versione più economica sono arrivate nel continente a fine mese e le
vendite del modello sono in calo quasi ovunque, con l’unica eccezione della
solita Norvegia.
L'articolo Tesla, crollano le immatricolazioni in Europa. A novembre nuovo punto
critico proviene da Il Fatto Quotidiano.