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“Queste sono mele, ricch**one”: Dario Cassini al GFVip fulmina Renato Biancardi. Poi fa dietrofront: “Ho detto riccone perché si vede che hai un sacco di soldi”
Dario Cassini, uno dei protagonisti del “Grande Fratello Vip“, è finito nell’occhio del ciclone per una presunta battuta. L’attore si è trovato davanti l’ex protagonista di “Ex on the beach” e content creator Renato Biancardi, che si è avvicinato in cucina, sentendo l’odore delle mele al forno. Mentre Cassini stava impiantando la frutta si è rivolto a Biancardi: “Sono mele ricchione…”. Biancardi che si è reso conto della frase ha cercato di ‘aiutare’ il coinquilino, visto che qualsiasi cosa dicano sono inquadrati dalle telecamere di Mediaset Extra 24 ore al giorno. “Pittore, Pittore?”, ha detto Biancardi. Cassini che ha capito subito di aver fatto una battuta infelice ha replicato: “Ho detto riccone perché si vede che c’hai un sacco di soldi si vede”. Immediata la reazione del content creator: “Me ne vado…”. In Rete i commenti sono già infuocati e c’è ci chiede anche la squalifica per il commento omofobo. CHI È DARIO CASSINI Dario Cassini, 58 anni, è nato a Napoli il 18.06.67, dove si diploma all’Accademia di Arte Drammatica del Teatro La scaletta. Dario debutta nel 1989 su Italia 1 con Il principe azzurro condotto da Raffaella Carrà. La popolarità arriva qualche anno dopo partecipando a Le Iene. Sarà uno dei comici di Zelig (2001-03) e di Colorado. È nel cast di Only Fun, partecipa come concorrente a Ballando con le stelle (2022) e a L’isola dei famosi (2024). Recita in vari film: Ragazzi della notte (1995), Bagnomaria (1999), Ex (2009), Nessuno mi può giudicare, Poveri ma ricchissimi (2017) e in molte serie di successo: I ragazzi del muretto (1995), Don Matteo (2009), Ho sposato uno sbirro (2010), Rex (2015), Imma Tataranni (2022) e Sconfort Zone (2025). > Il “ricch*one” di Dario Cassini a Renato Biancardi, squalifica in arrivo? > pic.twitter.com/Ea1hlODMtm > > — ????️ Che aria tira❔ (@cheariatira) March 22, 2026 L'articolo “Queste sono mele, ricch**one”: Dario Cassini al GFVip fulmina Renato Biancardi. Poi fa dietrofront: “Ho detto riccone perché si vede che hai un sacco di soldi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Omofobia
Il Senegal inasprisce le pene per l’omosessualità: fino a 10 anni di carcere. La nuova legge colpisce anche associazioni e ong
Il parlamento senegalese ha approvato una legge che inasprisce le pene per l’omosessualità. D’ora in poi la pena potrà essere da un minimo di cinque a un massimo di dieci anni di reclusione. La legge era stata presentata al parlamento il mese scorso dal primo ministro Ousmane Sonko (alla guida di un governo sedicente di sinistra). Il provvedimento è passato con 135 voti favorevoli e solo 3 astensioni. Non ci sono stati voti contrari. La nuova legge approvata dal parlamento prevede anche maggiori pene per chi “promuove” o “finanzia” l’omosessualità, nel tentativo di colpire associazioni, Ong e movimenti a favore della difesa dei diritti della comunità Lgbtq+: pene da tre a sette anni per chiunque “promuova” o “faciliti” relazioni tra persone dello stesso sesso. Aumentate anche le sanzioni, che saranno portate fino a un massimo di circa 15mila euro. I ministri, nel corso della sessione parlamentare, hanno sostenuto che la precedente legge del 1966 era troppo indulgente. La legge dovrà essere ora firmata e promulgata dal presidente Bassirou Diomaye Faye per entrare in vigore. Come ha spiegato qualche giorno fa in un blog sul Fattoquotidiano.it Stefano Pancera, esperto delle questioni africane, la decisione del governo è tutta politica poiché il premier ha costruito la sua figura su un “nazionalismo sociale radicale, anti-neocoloniale e anti-élite, presentandosi come difensore dei valori religiosi e culturali senegalesi contro l’ingerenza occidentale. Già in passato il suo partito, il Pastef, aveva fatto della campagna anti-gay uno dei suoi punti di forza. “Oggi – spiega Pancera – ha esplicitamente collegato la pressione per il riconoscimento dei diritti LGBTQ+ alle ‘influenze straniere‘ che ‘dividono’ il Paese, chiamando tutte le forze politiche a schierarsi in nome della sovranità e della morale”. Le scelte del primo ministro Sonko rientrano in un contesto, come quello senegalese, fortemente omofobo e conservatore. Afrobarometer evidenzia che il 97% degli intervistati del paese “non vorrebbe avere persone omosessuali come vicini di casa”. In questa frattura si inseriscono le rivendicazioni religiose che associano l’omosessualità a un decadimento religioso e culturale. Sullo sfondo, poi, la volontà di orientare il dibattito pubblico su questo tema distogliendo l’attenzione da disoccupazione giovanile e costo della vita. L'articolo Il Senegal inasprisce le pene per l’omosessualità: fino a 10 anni di carcere. La nuova legge colpisce anche associazioni e ong proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Omofobia
“Non chiamatevi fan se condividete commenti razzisti e omofobi. Non vogliamo questo ‘amore’ pieno di odio”: Shane Hollander di “Heated Rivalry” furibondo
Non accennano a diminuire le polemiche su certe “tifoserie” che si sono scatenate sull’onda del grande successo della serie HBO “Heated Rivalry“, con al centro amore e passione tra due giocatori di hockey Shane Hollander (Hudson Williams) e Ilya Rozanov (Connor Storrie). A spiegare bene la questione è lo stesso Hudson Williams furibondo sui social che ha mandato un messaggio forte e chiaro: “Non chiamatevi fan se condividete commenti razzisti, omofobi, bifobici, misogini, ageisti, abilisti, parasociali o di qualsiasi altra natura discriminatoria. Nessuno di noi ha bisogno del vostro ‘amore’ pieno di odio. Ci rispettiamo, ci sosteniamo e ci vogliamo bene tutti: siamo dalla stessa parte. Se non riuscite ad accettarlo, andatevene”. La collega e attrice di set Ksenia Daniela Kharlamova, che interpreta Svetlana, ha condiviso il messaggio, aggiungendo: “Per favore, non trasformate qualcosa che su Internet parla di amore in odio. In questo progetto è stato messo tantissimo amore e tutti noi nutriamo un sincero rispetto per ogni persona coinvolta nella sua realizzazione”. E ancora: “Non siamo personaggi e nemmeno lo sono i nostri veri amici, partner o familiari: creare false narrazioni su di noi non è ‘amore’. Da questa serie sono nate così tante cose belle, quindi continuiamo su questa strada. Condividiamo l’amore, l’arte, le feste danzanti, le amicizie che sono nate e tutta la positività”. Hudson Williams è sempre stato restio a commentare l’ossessione di certo fandom tossico, ma stavolta sembra che il limite sia stato superato. Tace, invece, al momento il collega di set Connor Storrie che dopo l’exploit della serie sembra essersi tenuto ben lontano dai riflettori, per evitare di essere travolto mentalmente non solo dalla popolarità, ma anche dalla rovescia della medaglia fatta di insulti social. L'articolo “Non chiamatevi fan se condividete commenti razzisti e omofobi. Non vogliamo questo ‘amore’ pieno di odio”: Shane Hollander di “Heated Rivalry” furibondo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Omofobia
“Ho nascosto per anni di essere gay, poi negli spogliatoi ho sentito battute squallide su di me. È stato un trauma”: lo rivela Alex Di Giorgio
“Dopo i vent’anni ho iniziato a farmi delle domande e, quando mi è stato tutto più chiaro, non sapevo bene come gestire la cosa perché l’ambiente del nuoto all’epoca non era dei più accoglienti“. A parlare è Alex Di Giorgio, che dalle pagine di “Vanity Fair” racconta il processo che lo ha portato a fare chiarezza dentro di sé dal punto di vista emotivo e sentimentale. “Se mi fossi mosso in una cornice più tollerante e aperta probabilmente mi sarei risparmiato un sacco di energie buttate a pensare a come fare o non fare. All’epoca tendevo a nascondermi, ed era sbagliato”. LE PRESE IN GIRO NEGLI SPOGLIATOI L’ex nuotatore, che nel 2022 è arrivato quarto a “Ballando con le stelle”, riferisce gli episodi di scherno subiti dopo essersi confidato con una persona del giro che ha ‘spifferato’ il suo segreto, tradendone la fiducia. “È stato un trauma, mi sono sentito molto solo. Avevo 24 anni” spiega. “All’epoca non ero abbastanza forte: ogni volta che facevo le gare era come se avessi uno zaino pesantissimo addosso carico di battutine sgradevoli e martellanti. Ricordo un episodio in particolare. Una volta che avevo finito un allenamento sentii negli spogliatoi che alcuni compagni stavano parlando di me dicendo cose orribili, battute abbastanza squallide. Mi sono incazzato e ho detto: basta. Da lì ho deciso di cambiare aria e di andare via da Roma”. LA STORIA CON TOMMASO ZORZI L’atleta ha poi dovuto fare i conti con l’outing fattogli dal suo primo ragazzo, “una violazione terribile” commenta Alex Di Giorgio, “perché ognuno dovrebbe essere in grado di decidere quando è giusto farlo. Da lì, alcuni colleghi si sono avvicinati in punta di piedi mentre altri sono spariti”. Da qualche tempo si vocifera di una relazione con Tommaso Zorzi, ma su questo punto Di Giorgio non si concede: “Le cose preferisco vivermele dentro le quattro mura di casa che fuori”, conclude. L'articolo “Ho nascosto per anni di essere gay, poi negli spogliatoi ho sentito battute squallide su di me. È stato un trauma”: lo rivela Alex Di Giorgio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ragazzo gay”: il figlio di Fletcher squalificato per sei giornate dopo l’insulto omofobo. Poi le scuse
Un insulto omofobo rivolto ad un avversario è costato sei giornate di squalifica e una multa di 1500 sterline al centrocampista del Manchester United Jack Fletcher. Il giocatore, 19enne figlio della leggenda dello United Darren Fletcher, era stato espulso al 62esimo minuto della partita poi persa per 5-2 contro il Barnsley in Efl Trophy, un torneo riservato alle squadre inglesi di terza e quarta divisione e rappresentative giovanili dei club di Premier League, disputato lo scorso ottobre. All’epoca non era chiaro il motivo per cui il figlio d’arte avesse subito una squalifica così pesante, ma ora la Bbc ha reso noto che la Federcalcio inglese ha spiegato che Fletcher è stato sanzionato per aver chiamato un avversario “ragazzo gay“. Nel corso del procedimento disciplinare, il giovane ha detto di essersi scusato con l’avversario dopo la partita per “la parola offensiva usata nella foga del momento”, sostenendo di aver reagito ad un fallo e di non avere avuto “alcuna intenzione di usare il termine come insulto omofobo“. La commissione ha comunque inflitto la squalifica a Fletcher con anche una multa: il calciatore dovrà anche frequentare un programma educativo obbligatorio in presenza. “Mi dispiace davvero per la parola offensiva che ho usato in un momento di foga”, ha detto Fletcher. “Capisco perfettamente che un linguaggio del genere sia inaccettabile e mi sono scusato immediatamente dopo la partita, ma questo singolo episodio non riflette assolutamente le mie convinzioni o i miei valori“, ha concluso il centrocampista del Manchester United. Il gruppo ufficiale di tifosi LGBTQ+ dello United, i Rainbow Devils, ha dichiarato di aver accettato le scuse di Fletcher e che “il linguaggio omofobo non ha posto nel calcio o nella società, indipendentemente dalle intenzioni o dalle connotazioni“. L'articolo “Ragazzo gay”: il figlio di Fletcher squalificato per sei giornate dopo l’insulto omofobo. Poi le scuse proviene da Il Fatto Quotidiano.
Calcio
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Omofobia
“Volevano sopraffare e umiliare la vittima per omofobia”, obbligo di permanenza in casa per tre 17enni che pestarono un 25enne
Svolta nelle indagini sul violento pestaggio a sfondo omofobo avvenuto la notte del 14 settembre 2025 nel centro di Roma. I carabinieri hanno eseguito un’ordinanza applicativa della misura cautelare della permanenza in casa nei confronti di tre diciassettenni, gravemente indiziati di aver aggredito un giovane di 25 anni mentre rientrava a casa. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il venticinquenne sarebbe stato accerchiato dal gruppo. L’aggressione sarebbe iniziata con un gesto simbolicamente umiliante: uno dei minori gli avrebbe strappato dalle mani un ventaglio, spezzandolo, per poi sputargli in faccia. Subito dopo, la violenza sarebbe degenerata in un pestaggio: pugni al volto, alle costole e alla nuca. Quando la vittima è caduta a terra, sanguinante, gli aggressori avrebbero continuato a infierire, accompagnando i colpi con insulti e minacce di matrice omofoba, per poi allontanarsi. Il quadro clinico refertato parlava di un trauma cranio-facciale complicato, frattura delle ossa nasali e contusioni costali, con una prognosi iniziale di 20 giorni. Successivamente è stato diagnosticato anche un disturbo post-traumatico da stress, che ha comportato ulteriori 30 giorni di prognosi. Nell’ordinanza, il giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni sottolinea la particolare gravità delle condotte, ritenute espressione di finalità di “mera sopraffazione e umiliazione della vittima”. Il gip evidenzia inoltre profili di pericolosità sociale e descrive gli indagati come soggetti con una personalità “caratterizzata da evidente omofobia e incline al delitto”, già gravati da carichi pendenti per altri reati. La Procura aveva richiesto una misura più afflittiva, ossia il collocamento in comunità. Il giudice ha invece optato per la permanenza in casa, ritenendo necessario bilanciare le esigenze cautelari – in particolare il pericolo di reiterazione del reato – con quelle educative proprie del circuito minorile. Secondo il Tribunale, allo stato, il contesto familiare dei tre indagati sarebbe idoneo ad assicurare il rispetto delle prescrizioni. I ragazzi sono stati affidati ai servizi minorili dell’amministrazione della giustizia. Il provvedimento contiene tuttavia un severo monito: in caso di violazioni gravi o reiterate dell’obbligo di permanenza domiciliare, o di allontanamenti ingiustificati, potrà essere immediatamente disposto il collocamento in comunità. L'articolo “Volevano sopraffare e umiliare la vittima per omofobia”, obbligo di permanenza in casa per tre 17enni che pestarono un 25enne proviene da Il Fatto Quotidiano.
Roma
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Cronaca Nera
Omofobia
“Non ho problemi con l’alcol, ho la sindrome dell’uomo basso”: Shia LaBeouf rompe il silenzio dopo l’arresto
Shia LaBeouf rompe il silenzio dopo l’arresto a New Orleans in seguito a una rissa in un bar durante il Mardi Gras. Sabato 28 febbraio il 39enne è apparso in un’intervista con Andrew Callaghan su Channel 5, dove ha rilasciato diverse dichiarazioni che hanno fatto rumore. Tra queste, quella di essersi sentito “spaventato” quando è stato avvicinato da tre uomini gay la sera dell’arresto, e da lì sarebbe nata la baruffa. “I gay grandi e grossi mi fanno paura”, ha detto chiaramente LeBeouf. “Quando sono da solo e tre gay sono accanto a me e mi toccano la gamba, mi spavento. Mi dispiace. Se questo è essere omofobo, allora lo sono anch’io”. SHIA LABEOUF E LA SINDROME DELL’UOMO BASSO E ancora: “Il mio comportamento… devo farci i conti. Significa che devo andare di nuovo in riabilitazione? Semplicemente non mi va, amico”, ha detto l’attore di “Transformers”. “Non credo che le mie risposte siano lì. Se lo pensassi davvero, ci andrei. Non credo di avere un problema con l’alcol“. Piuttosto, pensa di avere il complesso di Napoleone: “Credo di avere la sindrome dell’uomo basso. Penso che sia qualcosa che ha a che fare con la rabbia e l’ego più che con il bere, ma è a questo punto del mio percorso che mi trovo ora, e sto cercando di gestirlo. Troverò una soluzione”, ha concluso Shia, che però così basso non sarebbe, dal momento che è alto 1,76 metri. L'articolo “Non ho problemi con l’alcol, ho la sindrome dell’uomo basso”: Shia LaBeouf rompe il silenzio dopo l’arresto proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Omofobia
Alcolismo
Stretta anti Lgbt in Senegal: il consenso politico si gioca sulla vulnerabilità delle minoranze
A Dakar, nelle ultime settimane, l’aria è cambiata. In Senegal è in corso una campagna politica contro le persone Lgbtq+, e il progetto di legge approvato dal governo e trasmesso al Parlamento che inasprisce le pene per gli atti omosessuali non è una semplice modifica tecnica del codice penale. È lo strumento centrale di una strategia. Fino a oggi l’articolo 319 del codice penale puniva gli “atti innaturali con persone dello stesso sesso” con pene da uno a cinque anni di carcere, con il massimo applicato quando una delle persone coinvolte aveva meno di ventuno anni. Il governo ha approvato un progetto di legge che porta la pena massima a dieci anni. La stretta non si ferma qui. Il testo introduce pene da tre a sette anni per chiunque “promuova” o “faciliti” relazioni tra persone dello stesso sesso — una formulazione abbastanza ampia da inglobare Ong, associazioni, media, contenuti culturali, post sui social. Allo stesso tempo, prevede sanzioni per chi accusa qualcuno di essere omosessuale “senza prove”: una risposta formale alla proliferazione di campagne di outing e delazione che negli ultimi mesi hanno invaso Facebook, WhatsApp e X. Non è la prima volta. Nel 2022, sotto il governo di Macky Sall, un primo tentativo di inasprimento — con pene fino a 10-15 anni — era stato bloccato in Parlamento. Ma la mobilitazione religiosa non si è mai fermata. Oggi il Senegal, considerato una delle democrazie più solide dell’Africa occidentale, passa da una criminalizzazione già esistente a un inasprimento su tutta la linea. La legge arriva al culmine di una pressione che non nasce oggi. Da anni il collettivo And Samm Djikko Yi — “Insieme per proteggere i valori” — che raggruppa oltre cento associazioni religiose, spinge per pene più dure e per la criminalizzazione della “promozione dell’omosessualità”, soprattutto sui media e sulle piattaforme digitali. Perché allora il primo ministro Ousmane Sonko decide di accelerare proprio adesso? La risposta è semplice: non c’è nessuna accelerazione. Siamo noi che eravamo distratti. La scelta è politica e viene da lontano. Sonko ha costruito la sua immagine su un nazionalismo sociale radicale, anti-neocoloniale e anti-élite, presentandosi come difensore dei valori religiosi e culturali senegalesi contro l'”ingerenza occidentale”. Già in passato il suo partito, il Pastef, aveva fatto della campagna anti-gay uno dei suoi punti di forza. Oggi ha esplicitamente collegato la pressione per il riconoscimento dei diritti Lgbtq+ alle influenze straniere che “dividono” il Paese, chiamando tutte le forze politiche a schierarsi in nome della sovranità e della morale. Irrigidire la legge, in questo quadro, non è solo una concessione ai movimenti religiosi conservatori. È un modo per occupare l’intero campo del conservatorismo morale, togliendo spazio a oppositori che spesso si sono legittimati sulla stessa agenda. La stretta sui diritti delle minoranze sessuali diventa così una potente risorsa simbolica. In un contesto di forte pressione sociale — disoccupazione giovanile, costo della vita, attese altissime verso il nuovo corso politico — il governo offre all’opinione pubblica un bersaglio immediato, capace di polarizzare e ricompattare. Il corpo gay come luogo su cui scrivere l’identità nazionale. Questo disegno di legge diventa la prova che chi governa “ascolta il popolo” e difende la tradizione. Per chi critica Sonko da posizioni più radicali sul piano islamista, è il segnale che il governo non ha paura di misurarsi sul terreno dei costumi. La scelta del governo è il manifesto di una stagione politica in cui la vulnerabilità delle minoranze diventa materia per costruire consenso, definire il nemico e riscrivere il patto tra potere, religione e società. Sotto processo non c’è solo l’amore tra persone dello stesso sesso. C’è il principio che nessun parlamento possa decidere chi meriti dignità e chi no. L'articolo Stretta anti Lgbt in Senegal: il consenso politico si gioca sulla vulnerabilità delle minoranze proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Picchiato sotto casa l’arbitro Kaiser: una settimana fa la proposta di matrimonio al compagno prima della gara di Bundesliga
L’arbitro amatoriale Pascal Kaiser è stato vittima di una violenta aggressione sotto la propria abitazione. Tre uomini gli avrebbero teso un agguato nel suo giardino, colpendolo violentemente al volto. L’arbitro, solo pochi giorni fa, aveva chiesto al proprio compagno Moritz di sposarlo. La proposta, che aveva fatto il giro del web, era stata fatta a Colonia, davanti a 50.000 spettatori, in occasione della partita di Bundesliga tra Colonia e Wolfsburg. Le immagini del gesto dell’arbitro Kaiser avevano fatto il giro del mondo, diventato simbolo della lotta all’omofobia nel calcio. A una settimana di distanza, però, la notizia della violenza subita. Secondo le ricostruzioni, Kaiser aveva già allertato la polizia per delle minacce ricevute il giorno prima dell’aggressione, ma era stato rassicurato dalle autorità, che per il suo caso non vedevano alcun “pericolo immediato”. Kaiser non ha dubbi: è stata un’aggressione omofoba, una punizione per quel gesto d’amore pubblico, che aveva conquistato la Germania e il mondo intero. L'articolo Picchiato sotto casa l’arbitro Kaiser: una settimana fa la proposta di matrimonio al compagno prima della gara di Bundesliga proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Borja Iglesias vittima di insulti omofobi: tifosi e giocatori del Celta Vigo si dipingono le unghie di celeste in segno di solidarietà
Ancora una volta l’impegno politico e sociale di Borja Iglesias non è stato compreso. “Spero tu muoia, fr*cio di m*rda”. E ancora: “Svergognato, vai a casa”. Il costante supporto dell’attaccante del Celta Vigo alla comunità LGBTQ+ ha un caro prezzo da pagare se sei un calciatore. Soprattutto se giochi in Spagna. Da anni vittima di insulti omofobi negli stadi (e sui social), contro il Siviglia è arrivato l’ennesimo attacco gratuito nei suoi confronti. Disponibile e sorridente all’esterno dello stadio – dopo la partita – per firmare maglie e autografi, alcuni notano le sue unghie colorate. “Continua a dipingerti le unghie, fr*cio”. La risposta sui social del classe ’93 è stata immediata. E ironica. “Strano, nel calcio non succede mai”. In sua difesa e appoggio, il Celta Vigo ha usato prima le parole. “Il rispetto non è negoziabile. L’odio non ha posto nel calcio. Orgogliosi di Borja, dentro e fuori dal campo”. Poi, i fatti. Contro il Rayo Vallecano, i “Carcamans Celestes”, gruppo di tifosi del Celta Vigo, hanno organizzato un’iniziativa che ha fatto il giro del web: “Questa domenica noi andremo allo stadio con le unghie curate e con lo smalto, chi si unisce?”. I presenti all’Estadio Balaídos hanno risposto alla grande. Compresi i compagni di squadra e la presidente Marián Mouriño Terrazo (che sulle proprie unghie ha anche fatto disegnare un panda, ovvero il soprannome di Iglesias sin dalle giovanili). La notizia più bella? Ovviamente non la vittoria per 3-0, ma il messaggio veicolato. Lo striscione “Un calcio all’omofobia” ne è la conferma. IGLESIAS VITTIMA DI INSULTI OMOFOBI: NON È LA PRIMA VOLTA Eterosessuale, fidanzato da tempo con una influencer ma comunque bersagliato da numerose offese. Un altro spiacevole episodio risale allo scorso aprile. Iglesias segna una tripletta contro il Barcellona, ma l’attenzione si sposta su quello che fa fuori dal campo. “Continuiamo a vivere in una società in cui il rispetto per gli altri è ancora un concetto lontano. Non sorprende che ci siano insulti razzisti e omofobi sui campi da calcio”. Esposto pubblicamente sul tema dell’omofobia, i primi insulti arrivano quando l’attaccante decise di dipingersi le proprie unghie con i colori della bandiera LGBT+. “È questione di tempo. Man mano che la situazione si normalizzerà, la gente capirà che non succede nulla. Indipendentemente dal fatto che ti piaccia un uomo o una donna, il tuo lavoro puoi farlo ugualmente bene. È importante che a poco a poco creiamo quello spazio più sicuro affinché le persone possano essere ciò che vogliono essere”. Iglesias, però, non si è mai preoccupato dell’odio nei suoi confronti: “A me non interessa, ma se qualcuno soffre perché non ha uno spazio, perché si sente giudicato o trattato male… Cavolo, allora abbiamo un problema serio. La cosa normale sarebbe che, qualunque sia il tuo modo di essere, tutti ti rispettino, ma a volte non è così”, aveva dichiarato a El Pais. DAL SOSTEGNO DEL MOVIMENTO BLM ALLE PROTESTE PRO-PAL DURANTE LA VUELTA Dichiaratamente di sinistra, nel 2020 si era messo lo smalto nero in sostegno al movimento Black Lives Matter. “È un modo per sensibilizzare e combattere il razzismo dalla mia posizione, ma credo che sia utile anche contro l’omofobia. Inoltre, devo ammettere che mi piacciono”. Sostegno sociale e politico. Contro il razzismo, l’omofobia e la questione palestinese. Le proteste pro-pal che hanno bloccato la Vuelta sono state il pretesto per condividere il suo pensiero: “Mi sorprende che diamo più importanza alla sospensione di un evento sportivo che a un genocidio. È un qualcosa che non riesco a capire bene. Dobbiamo essere consapevoli della situazione che stiamo vivendo e, a volte, alzarci in piedi per rivendicare i diritti umani e il rispetto. Ogni occasione è buona per farlo e prendere coscienza delle ingiustizie che esistono nel mondo”. Insomma, sarà anche un calciatore. Ma Iglesias non è mai banale. Soprattutto contro chi “vive ancora nella preistoria: mando un grande incoraggiamento. Deve essere molto difficile non evolversi e continuare a condizionarsi invece di godersi quanto sia preziosa la vita”. L'articolo Borja Iglesias vittima di insulti omofobi: tifosi e giocatori del Celta Vigo si dipingono le unghie di celeste in segno di solidarietà proviene da Il Fatto Quotidiano.
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