Il sindaco civico di centrosinistra Piero Castrataro e gli enti promotori
avevano chiamato a raccolta la cittadinanza per la fiaccolata a sostegno della
sanità pubblica, e la comunità molisana ha risposto all’appello. Nella serata di
domenica 18 gennaio, oltre 7mila persone hanno attraversato il centro storico
d’Isernia per arrivare all’ospedale Ferdinando Veneziale, dove il primo
cittadino ha montato una tenda in segno di protesta da più di venti giorni.
L’iniziativa ha raccolto sostegno dal capoluogo fino alle aree interne della
provincia. In rappresentanza di questi territori, è intervenuto il sindaco
civico di Capracotta Candido Paglione: “Qui il diritto alla salute è
sistematicamente negato ed è il risultato di scelte politiche precise”. In
Molise la sanità pubblica “è stata smantellata, gli ospedali pubblici indeboliti
fino allo stremo e nelle aree interne restano solo le guardie mediche come
ultimo, fragile presidio”. Il primo cittadino del comune dell’Alto Molise ha poi
criticato le politiche del governo Meloni, che “non corregge le ingiustizie, le
rende strutturali”, introducendo “ospedali di terzo livello e ospedali elettivi
senza pronto soccorso”. Le Case della salute, invece, vengono descritte come “lo
strumento per cancellare anche gli ultimi presìdi territoriali”, come l’ospedale
di Agnone.
Una strategia che, secondo Paglione, a livello politico è stata venduta con
degli artifizi, come “usare parole nuove per giustificare vecchi tagli”. Lo
scopo finale è quello di “smantellare pezzo dopo pezzo la legge 833 del 1978″
che ha istituito il Servizio sanitario nazionale. In questo modo, ha continuato
il sindaco di Capracotta, “chi vive nelle aree interne viene trasformato in
cittadino di serie B, costretto a scegliere tra rinunciare alle cure o spostarsi
per decine di chilometri”. E ha chiuso: “Difendere il diritto alla salute non è
una concessione: è un dovere costituzionale. E questa battaglia non si fermerà
qui”.
Sulla fiaccolata si è espressa anche la consigliera regionale Micaela Fanelli
(Pd): “Da Isernia è partito un segnale chiaro indirizzato a tutta la politica,
regionale e nazionale. Un segnale che interpella chi ha il compito di decidere e
di assumersi scelte non più rinviabili”, chiedendosi se gli amministratori
saranno “capaci di trasformare questa voce forte e unitaria in atti concreti,
capaci di garantire davvero il diritto alla salute e un futuro a questo
territorio”. Angelo Primiani (M5S) è stato più polemico, in un post pubblicato
su Facebook, il consigliere ha scritto: “Oggi a fare rumore non è solo la
presenza di chi era in piazza, ma anche qualche assenza che pesa e che domani
dovrà essere spiegata ai cittadini”.
Lo scorso 16 gennaio, durante l’incontro “Il grande malato” a Termoli- occasione
in cui il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, aveva definito
“critica” la situazione della sanità locale. Nella stessa occasione, il
segretario generale della Cgil Molise, Paolo De Socio, aveva denunciato il
legame tra la sanità privata e la classe dirigente in Regione: “Gli interessi
dei cittadini non coincidono con quelli di chi dalla sanità trae profitto e che
in Molise hanno nomi e cognomi: Patriciello e Angelucci“. Il riferimento era
all’eurodeputato leghista Aldo Patriciello, proprietario clinica Neuromed di
Pozzilli, e del parlamentare del Carroccio Antonio Angelucci, patron della Casa
di Cura San Raffaele.
L'articolo Isernia, migliaia di persone alla fiaccolata in difesa della sanità
pubblica: “Questa battaglia non si fermerà qui” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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A Isernia, dove il sindaco ha piantato una tenda davanti all’ospedale per
protestare contro i tagli, è stata organizzata una fiaccolata a sostegno della
sanità pubblica in Molise. L’iniziativa, prevista per le 17 di domenica 18
gennaio, attraverserà il centro della città e avrà il Veneziale come luogo di
destinazione. Lo scopo è proteggere un bene comune: il diritto a curarsi, anche
per i cittadini che vivono nelle aree interne del Paese.
Tra le tante adesioni c’è quella del presidente dell’Ordine dei medici di
Isernia, Fernando Crudele, che ha annunciato la sua presenza al corteo per
“sensibilizzare soprattutto quei ‘burocrati’ e ‘ragionieri’ di Roma, affinché
non vedano il Molise solo come un numero” e per fargli “comprendere le giuste
richieste dei pazienti e dei cittadini che vogliono una buona sanità, con
risposte efficienti come avviene in altre regioni”.
Scenderanno in strada anche le segreterie locali del Nursind, il sindacato degli
infermieri, a sostegno di un “un territorio che rifiuta l’idea di essere
marginalizzato e privato dei servizi essenziali”, e chiedendo maggiori
investimenti per l’ospedale del secondo capoluogo di provincia. “Ringraziamo i
medici in pensione e i medici gettonisti che hanno consentito di reggere l’urto
dell’emergenza, così come i colleghi di altri reparti costretti a coprire turni
in pronto soccorso”, denunciando però le “soluzioni tampone, utili
nell’immediato ma incapaci di garantire una vera riorganizzazione strutturale”.
A esprimersi sull’argomento durante un convegno è il presidente della Fondazione
Gimbe, Nino Cartabellotta, invitato come ospite all’incontro ‘Il grande malato.
Per una riforma della sanità in Italia. Idee ed iniziative per un nuovo corso’
promosso da Cgil Molise e Ali. Alla sede Unimol di Termoli, Cartabellotta ha
dichiarato: “La situazione della sanità in Molise è particolarmente critica per
varie ragioni. Innanzitutto è una piccola regione e, quindi, fa fatica anche a
organizzare da sola una rete di servizi efficaci ed efficienti per tutti i
cittadini”. Inoltre, il mancato rispetto dei livelli essenziali d’assistenza e
la mancanza di medici e infermieri fanno sì che i “cittadini in Molise abbiano
grandi difficoltà nell’accesso al servizio”, una crisi che va risolta attraverso
una “profonda revisione dei modelli organizzativi locali per cercare di
rilanciare un diritto fondamentale”.
A livello politico, il presidente di Gimbe ha sollevato la questione sulle
“modalità con cui sono stati gestiti i piani di rientro e poi i
commissariamenti“, modalità che “dovrebbero essere profondamente riviste a
livello centrale”. Un problema che non riguarda soltanto il Molise: “Se andiamo
a guardare le regioni in piano di rientro – fa notare Cartabellotta- sono quasi
tutte nel Mezzogiorno e alcune da più di quindici anni”. Per questo, conclude,
“ci vuole un’azione di riforma a livello centrale che va a modificare le
modalità dei piani di rientro, altrimenti non se ne uscirà mai”. Un cambio di
passo che riguarda anche la sanità nei territori periferici, per i quali lo
Stato dovrebbe “puntare molto sul rafforzamento dell’area territoriale,
accettando anche di fare reti interregionali su alcune cose, perché le regioni
piccole non riescono a essere sostenibili anche da un punto di vista economico”.
L'articolo A Isernia la fiaccolata per difendere la sanità pubblica.
Cartabellotta: “In Molise la situazione è critica” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Mazzette smaterializzate ovvero l’ipotizzata corruzione in cambio di vantaggi o
assunzioni. La Direzione Distrettuale Antimafia di Campobasso ha chiesto il
rinvio a giudizio per il presidente della Regione Molise, Francesco Roberti, e
per altre 43 persone coinvolte nell’inchiesta denominata ‘Memory’, che ipotizza
appunto un sistema di corruzione e traffico illecito di rifiuti con collegamenti
alla criminalità organizzata pugliese, ma senza scambio di denaro. Il
procedimento sarà aperto con l’udienza preliminare fissata per il 22 gennaio.
L’inchiesta della Dda coinvolge, oltre a Roberti, la moglie del governatore,
Elvira Gasbarro, e due società operanti nel settore dei rifiuti.
Secondo la Procura, Roberti, all’epoca dei fatti sindaco di Termoli e poi
presidente della Provincia di Campobasso tra il 2019 e il 2023, avrebbe favorito
l’azienda Energia Pulita Srl nell’ottenimento di autorizzazioni e affidamenti
pubblici in cambio di vantaggi personali, tra cui l’assunzione della moglie e
l’affidamento di lavori a imprese considerate compiacenti. Nelle carte
dell’inchiesta, gli inquirenti parlano di “mazzette smaterializzate”.
Roberti, esponente di Forza Italia, guida la Regione Molise da due anni e mezzo.
Nei mesi scorsi aveva chiesto di essere ascoltato dai magistrati, presentandosi
a maggio per depositare una memoria difensiva di 200 pagine. Come spiegato dal
suo legale, Mariano Prencipe, nella memoria sono stati ricostruiti tutti gli
episodi contestati, fornendo chiarimenti e documentazione a sostegno della
posizione del presidente: “Dalle intercettazioni emerge chiaramente che Roberti
non si è interessato alle sorti di Energia Pulita come contestato. Anzi, fu
proprio la Provincia di Campobasso a sollevare osservazioni e imporre
restrizioni a questa società”.
La posizione di Roberti, pur rientrando nel filone della presunta corruzione,
resta distinta da quella degli altri soggetti coinvolti nei reati di stampo
mafioso, che comprendono associazione mafiosa, traffico di stupefacenti,
estorsione, riciclaggio e smaltimento illecito di rifiuti. Gli indagati
includono esponenti della criminalità foggiana, imprenditori, tecnici,
professionisti e funzionari pubblici. L’inchiesta si concentra sul periodo in
cui Roberti ricopriva incarichi politici locali, ovvero il suo ruolo di sindaco
di Termoli e presidente della provincia di Campobasso. Le contestazioni infatti
riguardano il periodo tra il 2020 e il 2023, gli anni in cui Roberti ha
ricoperto questi incarichi, ed era membro del consiglio generale della Cosib,
consorzio di cui fa parte anche una società coinvolta nelle indagini, Energia
Pulita srl. Quindi l’accusa non si estende agli altri filoni di indagine
riguardanti estorsioni, droga e traffico di rifiuti.
L'articolo “Mazzette smaterializzate”, chiesto il processo per il presidente del
Molise Roberti e altri 43 imputati proviene da Il Fatto Quotidiano.
Segregata e sorvegliata nella casa del compagno 40enne, che le impediva di
andare a trovare la madre fuori regione. Una giovane donna è stata liberata
dall’abitazione nel centro storico di Isernia, in Molise: adesso si trova in un
centro antiviolenza.
A dare l’allarme è stato un familiare della donna, che da giorni non riusciva
più a contattarla e per questo motivo si era preoccupato. Dopodiché, c’è stato
l’intervento dei carabinieri, che, con il supporto della sezione radiomobile e
della squadra volanti della questura, hanno trovato la donna rinchiusa e
sorvegliata da un parente del compagno, che aveva il compito di impedirle ogni
tentativo di fuga.
Messa in salvo, la donna ha raccontato agli agenti di aver subìto violenze
fisiche e psicologiche negli anni di convivenza con il compagno. Il 40enne è
stato arrestato con l’accusa di maltrattamenti familiari e trasferito nella casa
circondariale di Isernia.
In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, il 25
novembre scorso, la Prefettura di Isernia aveva organizzato un corteo in cui
erano presenti istituzioni, forze dell’ordine, scuole e società civile, per
l’iniziativa “Mai più sola”, volta a sensibilizzare l’opinione pubblica
sull’importanza del rispetto delle donne e del ripudio di ogni forma di
violenza.
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compagno 40enne proviene da Il Fatto Quotidiano.