Era attesa da un momento all’altro e puntualmente è arrivata, la commissione
d’accesso a Castellammare di Stabia. Anticipata da settimane di inchieste
giornalistiche e giudiziarie sulla presenza di pezzi della politica cittadina
nelle carte degli ultimi 11 arresti contro il clan D’Alessandro. Il prefetto di
Napoli Michele Di Bari l’ha nominata con la formula di rito: “Per verificare la
sussistenza di tentativi di infiltrazione e/o di collegamenti della criminalità
organizzata nel contesto dell’amministrazione del suddetto Comune. L’accesso
avrà durata di tre mesi, prorogabili una sola volta per ulteriori tre mesi”. I
commissari prefettizi sono già al lavoro.
La prima dichiarazione è quella del sindaco di area dem Luigi Vicinanza, che ha
diramato un comunicato dal quale traspare – come già ribadito nei giorni scorsi
– l’intenzione di andare avanti: “Accogliamo la decisione del prefetto di Napoli
con assoluta serenità. Siamo pienamente tranquilli rispetto all’operato
dell’amministrazione comunale, che ha sempre agito nel rispetto della legalità,
della trasparenza e dell’interesse pubblico. Riteniamo che ogni iniziativa volta
a garantire ulteriormente questi principi fondamentali possa solo contribuire a
rafforzare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e a rendere ancora più
efficace, credibile e serena l’azione amministrativa, a beneficio dell’intera
comunità di Castellammare di Stabia”.
Vicinanza potrebbe però fare a meno del M5s, che in queste ore sta decidendo se
uscire o meno dalla maggioranza, dove esprime un solo consigliere, Alessandro
Langellotti.
Sul caso Castellammare si era consumato un durissimo scontro tra Sandro Ruotolo
e Vicinanza. L’esponente della segreteria del Pd di Elly Schlein era stato
eletto consigliere comunale. Si è dimesso a fine anno invocando l’arrivo della
commissione d’accesso e accusando il sindaco “di non essere stato un argine ai
clan”.
L'articolo Camorra e politica a Castellammare di Stabia, il prefetto nomina la
commissione d’accesso. Il M5s medita se uscire dalla maggioranza proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Tag - Sandro Ruotolo
L’ex consigliere comunale di Castellammare di Stabia Gennaro Oscurato si sarebbe
messo a disposizione del clan d’Alessandro sino al 2024, l’anno delle
amministrative che lo videro eletto. Questo in sintesi il capo di imputazione
della Dda di Napoli – pm Giuseppe Cimmarotta, procuratore Nicola Gratteri –
notificato all’esponente della lista civica “Stabia Rialzati”, dimessosi
dall’aula il 15 gennaio quando erano note da due mesi le sue intercettazioni al
telefono con il cassiere del clan, Michele Abbruzzese – diverse conversazioni
avvenute nelle settimane immediatamente precedenti al voto, in una si dicevano
“dobbiamo fare grandi cose insieme” – ma non era ancora nota la notizia che era
indagato per concorso esterno in associazione camorristica.
È tutto scritto sull’avviso di garanzia ad Oscurato, con invito a comparire a
rendere interrogatorio, che si è svolto stamane alle 10.30 presso gli uffici del
nono piano della Procura di Napoli. Per quasi tre ore Oscurato, difeso
dall’avvocato Mariano Morelli, ha risposto alle domande del pm Cimmarotta,
spiegando la natura dei suoi rapporti con Abbruzzese: “È solo un paziente del
mio studio di odontotecnico”. Precisando di non avergli chiesto voti o sostegno
elettorale e di essersi dimesso da consigliere comunale “per recuperare
serenità”. Oscurato ha respinto tutte le accuse. E per rafforzare la propria
difesa, ha sottolineato la circostanza che Abbruzzese apprende della sua
elezione solo da un suo lontano parente, Giuseppe Oscurato (anche lui indagato
in altre vicende di clan). Se ci fosse stato un reale interesse del clan, è la
tesi difensiva, Abbruzzese avrebbe saputo attraverso un filo diretto col
politico.
I dettagli dell’avviso di garanzia all’ex consigliere comunale stabiese arrivano
in un momento delicatissimo della vita dell’amministrazione di centrosinistra,
retta dal sindaco di area Pd Luigi Vicinanza. Le indagini della Dda, oltre a
Oscurato, hanno lambito anche un altro consigliere comunale di maggioranza, Nino
Di Maio: il figlio ed il nipote sono indagati per associazione camorristica per
i loro rapporti con il boss Pasquale D’Alessandro. Anche Di Maio si è dimesso
dopo aver appreso le notizie che lo riguardavano. Anche lui doveva essere
sentito ieri dal pm, solo in qualità di teste. Si è avvalso della facoltà di non
rispondere, consentita dall’essere consanguineo degli indagati, ed ha fornito
dichiarazioni spontanee a difesa della sua famiglia.
Pressato da richieste di dimissioni provenienti dalla sua maggioranza e dal dem
Sandro Ruotolo, mentre la politica cittadina si interroga sui rischi dell’arrivo
di una commissione d’accesso e di secondo scioglimento per camorra dopo quello
del 2022, Vicinanza ha reagito convocando nei giorni scorsi un’affollata
assemblea pubblica al Supercinema. Un evento dal quale è uscito rafforzato nella
sua intenzione di andare avanti.
L'articolo Camorra e politica a Castellammare di Stabia, la Dda: “Il consigliere
Oscurato a disposizione del clan per le comunali 2024” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
A Torre Annunziata è arrivata la commissione d’accesso. La prefettura di Napoli
è insospettita da una informativa della Finanza sui ritardi negli sgomberi degli
immobili pubblici occupati abusivamente, e su un reticolo di parentele e
contatti tra famiglie di pregiudicati e persone vicine all’amministrazione. A
Castellammare di Stabia se la aspettano da un momento all’altro. A maggio hanno
visto tre ras del clan sul palco dei festeggiamenti per la Juve Stabia (messa
qualche mese dopo in amministrazione controllata dal Tribunale per i
condizionamenti del clan nell’indotto), poi a novembre hanno letto su
ilfattoquotidiano.it le intercettazioni di un consigliere comunale di
maggioranza con il cassiere dei boss. Lo chiamava ‘Zio’ e lo invitava ‘a fare
cose importanti insieme’. Parole dette in campagna elettorale, forse c’era
troppa confidenza. Il consigliere si è difeso sostenendo che erano telefonate di
lavoro e non ci sono elementi per non credergli. Poi si è dimesso dopo qualche
settimana, come un altro consigliere che si era ritrovato figlio e nipote
indagati per associazione camorristica.
Ma sulla primavera di speranza e rinnovamento di queste popolose e confinanti
città della provincia di Napoli, incombono ora le nubi di un ritorno
all’autunno. Quattro anni fa si raccontò lo scioglimento quasi in contemporanea
per infiltrazioni dei clan Gionta e D’Alessandro nelle macchine comunali. Nel
giugno 2024 il ritorno alle urne e la vittoria di due sindaci eletti su una
domanda di cambiamento. Due esponenti della società civile, come si diceva una
volta, prima che si abusasse della metafora. A Torre, ha vinto il manager
Corrado Cuccurullo, docente universitario, ex Cda Soresa, la società della spesa
sanitaria campana, era stato cooptato da De Luca per mettere a posto i conti. A
Castellammare di Stabia il giornalista ed ex direttore dell’Espresso Luigi
Vicinanza, uno che dava del tu a Carlo De Benedetti e ne risanava i quotidiani
locali. I loro punti in comune: due professionisti che non vivevano di politica
e non provenivano dalla politica, essere alla prima prova del voto, essere
designati dal Pd.
A Torre Annunziata, senza l’assenso del M5s, che ha corso da solo. A
Castellammare di Stabia, con il campo largo al completo, un esperimento in
anticipo della corazzata che ha accompagnato la candidatura di Roberto Fico per
la Regione Campania. Ben 14 liste, di cui solo tre di partito e il resto, liste
civiche dove secondo l’icona anticamorra del Pd Sandro Ruotolo, componente della
segreteria nazionale Pd, “nella debolezza della politica proliferano i comitati
degli eletti e prospera la camorra”. Una ferita profonda nei rapporti col
collega Vicinanza, due giornalisti uniti dalla antica militanza in testate di
sinistra e divisi sulla sorte di Castellammare, e nei rapporti tra il Pd e il
sindaco. Premessa: Ruotolo ha parlato da consigliere comunale. Elly Schlein lo
aveva inviato lì come garanzia di legalità della proposta politica. Ruotolo ha
fatto le sue valutazioni e ha concluso che non ci sono più le condizioni per
andare avanti. Si è dimesso, ha chiesto a Vicinanza di fare altrettanto, non è
stato accontentato e ha chiesto al Pd di staccare la spina all’amministrazione.
Il sindaco ha detto no. Ha spiegato perché intende restare, anticipando in
un’intervista alla nostra testata le ragioni che ha ribadito in un incontro
pubblico al Supercinema, un migliaio di cittadini – tra cui la deputata 5S
Carmen Di Lauro e l’ex Pg di Napoli Luigi Riello – assiepati ad ascoltarlo:
“Solo fango contro di me, noi siamo un argine alla criminalità e lo stiamo
dimostrando coi fatti, chiediamoci piuttosto se la camorra sarebbe contenta o
meno delle mie dimissioni”. Chissà se basterà per scongiurare la commissione
d’accesso, incubatrice di un rischio scioglimento.
Sul punto, tra Cuccurullo e Vicinanza, le situazioni sono diverse e il pensiero
ovviamente pure. Il sindaco di Torre Annunziata ormai la ha in casa e deve fare
buon viso a cattivo gioco. “Siamo tranquilli, servirà a fare chiarezza”, ha
dichiarato a caldo. Poi non ne ha parlato più. Il sindaco di Castellammare di
Stabia non la invoca, ma sa che è all’orizzonte: “Che venga, non devo certo
chiederla io: dò la mia completa disponibilità a Prefettura, Dda, Procura di
Torre Annunziata per dare un colpo alla camorra che da mezzo secolo inquina la
vita pubblica”. Il segretario del Pd campano Piero De Luca li ha incontrati
entrambi, separatamente, e non ha comunicato quali siano le vere intenzioni del
partito nei loro confronti. Prima di entrare nel Supercinema ad arringare il suo
popolo, Vicinanza ha risposto così a un giornalista che gli chiedeva cosa
intendeva replicare al Pd che gli avrebbe chiesto di dimettersi: “Non mi
risulta: se me lo chiederanno ne discuteremo”.
L'articolo A Torre Annunziata e Castellammare di Stabia ombre di camorra e
rischio scioglimento: la primavera del Pd in provincia di Napoli è già finita
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il giro per i cantieri di Castellammare di Stabia dura circa un’ora ed inizia a
Scanzano. “Questo era un edificio diroccato, il clan D’Alessandro, che risiede
fisicamente in questo quartiere, lo usava come poligono di tiro e ci allevava i
cani. E’ stato ristrutturato in nuova sede della scuola dell’obbligo, parco
urbano e palestra, da domani ci faranno lezione gli alunni di 32 classi”. Si
risale in auto, direzione zona industriale: “Questa invece era una ex discoteca,
il bene è stato confiscato, lo stiamo trasformando in centro di formazione
professionale per disabili”. L’intervista con il sindaco Luigi Vicinanza inizia
così, a bordo di un’automobile. “È o non è lotta alla camorra, questa? È o non è
lotta alla camorra recuperare dal degrado i beni comuni e restituirli alla città
e alla pubblica utilità?”.
Sono giorni difficili per un comune sciolto dal Viminale nel 2022. Una ferita
non cicatrizzata, un incubo che riemerge. Un’icona dell’anticamorra,
l’europarlamentare dem Sandro Ruotolo, si è dimesso dal consiglio comunale
sbattendo la porta, invitando il Pd ad uscire dalla maggioranza e chiedendo
all’ex direttore dell’Espresso di dimettersi da primo cittadino “perché
l’amministrazione non è stata argine alla camorra e le elezioni sono state
inquinate”. Si riferisce al coinvolgimento di due consiglieri comunali di liste
civiche, Nino Di Maio e Gennaro Oscurato, non indagati, nell’ultima inchiesta
della Dda di Napoli – pm Giuseppe Cimmarotta, procuratore Nicola Gratteri –
sugli interessi della cosca negli appalti cittadini.
Oscurato è stato intercettato mentre discute al telefono di incontri in campagna
elettorale con il cassiere del clan, Michele Abbruzzese, al quale avrebbe donato
una cassa di vino. Mentre figlio e nipote di Di Maio risultano indagati per
associazione camorristica, sono accusati di aver facilitato i summit del boss
Pasquale D’Alessandro mettendo a disposizione negozi sul corso e passaggi in
auto. Ruotolo fa menzione di uno studio dell’Osservatorio sulla camorra
stabiese, dal quale risulterebbe un anomalo boom di consensi nei seggi
roccaforte del clan.
Partiamo da qui: la sua elezione nel giugno 2024, avvenuta dopo lo scioglimento
di una giunta di centrodestra, fu inquinata come sostiene Ruotolo dal
“proliferare di liste civiche dell’ultimo minuto, veri e propri comitati
elettorali del ‘partito degli eletti’, dove la camorra prospera”?
Quel giorno l’affluenza ai seggi fu tre punti percentuale più alta rispetto alle
precedenti comunali del 2018, quando il centrosinistra prese al primo turno il
doppio dei voti del candidato di centrodestra ma si presentò spaccato in tre
candidati e perse. Quando si è tornati al voto fu quindi fatto un ragionamento
sulla necessità di federare uno schieramento ampio. Ricordo un’intervista in cui
il dirigente dem stabiese Nicola Corrado sosteneva la necessità di un candidato
che mettesse insieme la sinistra e i moderati. Il mio nome non era ancora stato
individuato.
Corrado è tra quelli oggi vicini alle tesi di Ruotolo.
Ricorderei loro che quelle liste civiche, i politici che le hanno dato vita, già
si riunivano coi partiti ai tavoli che solo dopo individuarono il mio nome.
Quattordici liste, il primo ‘campo largo’. Forse troppe.
A Napoli Manfredi fu appoggiato da 13 liste.
Napoli è una grande città, Castellammare un comune medio.
Sì ma anche a Napoli tante liste civiche rispetto ai partiti.
Ora pezzi della sua maggioranza dicono che lei fu messo in guardia dei pericoli
connessi a imbarcare troppe liste.
M5s e Pd mi sottoposero delle questioni e delle obiezioni, ma erano di natura
politica e non di legalità, in alcuni casi su singoli nomi e non sulla lista in
generale. Erano problemi loro, interni.
Il sospetto alimentato dalla lettera di dimissioni di Ruotolo è che lei abbia
vinto le elezioni grazie ai voti della camorra. È andata così?
No, ritengo di no. Altrimenti sarei stato il primo a denunciarlo. Io ho vinto
col 67% al primo turno e i dati elettorali dei seggi a rischio inquinamento
malavitoso sono simili agli altri, anzi: io ho vinto in tutte le sezioni tranne
che in due di periferia, ad alto rischio.
L’accusa più pesante forse è quella di non essere stato un argine alla camorra.
Un sindaco che interviene nei quartieri disagiati, che già dall’estate 2024 ha
attivato i servizi notturni di polizia municipale, che il 1 agosto 2024 tra i
suoi primissimi atti chiede un comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico,
che a gennaio successivo sostiene l’approvazione delle ‘zone rosse’ mentre la
sinistra nazionale si opponeva in polemica col governo Meloni, che sforna atti
amministrativi puliti, dialoga con le parrocchie e le associazioni, organizza
eventi culturali nel centro antico finora sempre escluso, salva recuperando 8
milioni di fondi comunali il progetto di riqualificazione del rione Savorito, la
nostra Caivano, nonostante la dispersione dei fondi Pnrr dovuti a precedenti
ritardi, è o non è un argine alla camorra?
C’è chi sostiene che le sue dimissioni impedirebbero l’arrivo di una commissione
d’accesso e un eventuale secondo scioglimento.
Se le mie dimissioni fossero un colpo ai clan non esiterei un attimo. Ma
l’instabilità amministrativa non è un regalo all’illegalità? Detto questo, le
iniziative della Dda vanno sostenute e devono essere l’occasione per una ampia
mobilitazione non solo giudiziaria contro la camorra stabiese, sul modello della
rivolta popolare degli anni ’90 nel Casertano contro il clan dei Casalesi.
Sul versante politico è stato sufficiente aver estromesso Di Maio e Oscurato
dalla maggioranza per allontanare ogni ombra? Si poteva fare di più?
Se fossero stati assessori li avrei revocati. Un sindaco non ha il potere di
imporre dimissioni ai consiglieri ma averli esclusi dalla maggioranza non è un
atto da poco.
Di Maio infine si è dimesso. Oscurato invece no ed ha partecipato al brindisi di
fine anno in Comune.
Era un invito del presidente del consiglio comunale Elefante, esteso a tutti i
consiglieri. Fino a quando sarà consigliere Oscurato ha diritto a frequentare
Palazzo Farnese ed esercitare il suo mandato. Non ha partecipato agli ultimi
consigli comunali, nemmeno a quello dell’approvazione del bilancio.
Lei ha compreso il Pd che posizione ha sulla sua amministrazione?
C’è la posizione di Ruotolo, c’è quella del segretario campano Piero De Luca che
mi sostiene e ora vuole incontrarmi, e quella del gruppo consiliare che intende
proseguire questa esperienza.
L'articolo Camorra e politica a Castellammare, parla il sindaco Vicinanza: “Non
mi dimetto, sarebbe un regalo all’illegalità” proviene da Il Fatto Quotidiano.
L’europarlamentare Pd Sandro Ruotolo si dimette dal consiglio comunale di
Castellammare di Stabia e prova a rovinare il cenone di Capodanno del sindaco
Luigi Vicinanza, accusato di guidare una “amministrazione non all’altezza, che
non è stata argine alla camorra”. Vicinanza non ci sta, respinge al mittente e
contrattacca: “Ha commesso un errore politico, la mia amministrazione la sta
contrastando, le sue sono critiche esterne e prive di fondamento”.
Finisce, male, un rapporto politico tra due figure autorevoli del centrosinistra
nazionale. E pare anche incrinarsi un’amicizia antica, con radici che
affondavano nei comuni trascorsi giornalistici – Ruotolo firma di punta della
Rai e della militanza anticamorra, Vicinanza ex direttore dell’Espresso e di
quotidiani locali del gruppo Repubblica – perché l’ex consigliere usa parole
durissime, e il sindaco nel replicare non esita a mettere in piazza fatti e
circostanze finora sconosciute: “Gli avevo proposto di fare l’assessore alla
Legalità, non mi ha mai degnato di una risposta”. Volano stracci.
E’ la conseguenza di un legame che si era incrinato irrimediabilmente dopo la
lettera aperta dei giorni scorsi con cui Ruotolo invitava Vicinanza a dimettersi
perché la sua elezione “è stata inquinata dalla camorra”. Si riferiva agli scoop
de ilfattoquotidiano.it sull’inchiesta della Dda di Napoli – pm Giuseppe
Cimmarotta, procuratore Nicola Gratteri – che ha lambito due consiglieri
comunali di maggioranza, eletti in formazioni civiche aggregate alla maxi
coalizione di 13 liste che ha accompagnato Pd, M5s, Avs e il campo largo nella
larghissima vittoria di Vicinanza del giugno 2024. Vicinanza li ha estromessi
dalla maggioranza (“non ci devono essere ombre”), uno dei due si è dimesso,
l’altro non partecipa più ai consigli comunali, nemmeno a quello che il 22
dicembre ha approvato il bilancio. A Ruotolo, che ha votato il bilancio “per
senso di responsabilità”, questo non è bastato.
“Il sindaco Vicinanza ha dichiarato che con le sue dimissioni vincerebbe la
camorra. Io penso il contrario – sostiene Ruotolo – le sue dimissioni
imporrebbero ai partiti una riflessione seria sul ruolo delle liste civiche. La
camorra prospera dove la politica è debole e trova terreno fertile nel
cosiddetto civismo, nel proliferare di liste civiche dell’ultimo minuto, veri e
propri comitati elettorali del “partito degli eletti””. Secondo il responsabile
nazionale legalità del Pd “anche nell’ipotesi di uno scioglimento del Comune per
infiltrazioni camorristiche, esisterebbero tempo e spazio per ricostruire un
rapporto sano, trasparente e credibile tra politica e cittadini”. Ruotolo quindi
si dimette perché ritiene “di aver esaurito la funzione per la quale sono stato
eletto: quella di essere un presidio politico e civile nella battaglia per la
legalità e contro la camorra”.
Vicinanza ribatte ricordando “che la camorra esiste da quasi cinquant’anni in
città. Tuttavia non prospetta alcuna terapia, se non lo scioglimento del
Consiglio comunale. Da europarlamentare e da consigliere comunale avrebbe dovuto
dare un contributo alla ripartenza dopo anni di sfasciume. Invece si è limitato,
come ha dichiarato lui stesso nel corso di un Consiglio comunale, a dare il mio
numero di telefono al commissario europeo Fitto, che ovviamente non mi ha mai
chiamato”. Quando alle liste civiche “veicolo della camorra, se così fosse, lo
accerterà la magistratura. Sta di fatto che quelle liste civiche erano già
presenti al tavolo della trattativa del centrosinistra ben prima che io fossi
indicato come probabile candidato sindaco, e che le stesse liste e i loro
rappresentanti si riunivano intorno a un tavolo nella sede del Pd, il suo
partito”.
Il sindaco conclude con una domanda non da poco: “Se questa amministrazione
dovesse andare via, la camorra si sentirebbe più debole o più forte? Io credo
che la criminalità organizzata sia stata favorita per troppi anni anche dalla
debolezza della politica e dalla discontinuità amministrativa. Ruotolo tifa
ancora per un lungo commissariamento della città (già sciolta per camorra nel
febbraio 2022, giunta di centrodestra, ndr). Mi dispiace”.
L'articolo Castellammare, Ruotolo si dimette dal consiglio comunale: “Non c’è
stato argine alla camorra”. Il sindaco Vicinanza: “Da lui solo critiche
infondate” proviene da Il Fatto Quotidiano.
“La tua elezione è inquinata dalla camorra, questo consiglio comunale è
compromesso da un punto di vista politico e morale”. L’europarlamentare Pd
Sandro Ruotolo, consigliere comunale di Castellammare di Stabia (Napoli), vuole
staccare la spina al suo sindaco, l’ex direttore de L’Espresso Luigi Vicinanza.
E lo motiva con una chilometrica lettera aperta che parte dai tempi dei loro
comuni trascorsi giornalistici nei quotidiani di sinistra degli anni ’70, e
finisce sui nervi scoperti delle recenti indagini della Dda di Napoli. A
novembre gli atti del pm Giuseppe Cimmarotta sugli arresti dei vertici del clan
d’Alessandro hanno documentato due circostanze politicamente imbarazzanti. La
prima è una telefonata cordiale del maggio 2024, in campagna elettorale, tra il
consigliere comunale Gennaro Oscurato e il cassiere del clan Michele Abbruzzese.
“Zio Michele, dobbiamo vederci, dobbiamo fare cose importanti insieme”. La
seconda riguarda il figlio e il nipote del consigliere comunale Nino Di Maio,
indagati per associazione camorristica: l’informativa di Polizia li tratteggia
come amici e autisti del boss Pasquale D’Alessandro, uno di loro metteva a
disposizione un negozio per gli incontri riservati con gli uomini della cosca.
I due consiglieri non sono indagati ma Vicinanza li ha cacciati dalla
maggioranza (“non devono esserci zone d’ombra”) e li ha invitati a dimettersi.
Un recalcitrante Di Maio lo ha fatto una settimana dopo un consiglio comunale in
cui annunciava il contrario. Oscurato ha disertato quel consiglio ma è rimasto
in carica. Il Pd è entrato in fibrillazione, ed ovviamente si è diviso. Per il
segretario campano Piero De Luca, l’esperienza Vicinanza “deve andare avanti, il
sindaco è una garanzia di legalità”. Per il presidente napoletano Francesco
Dinacci “serve una svolta”. Il componente della direzione nazionale Nicola
Corrado, figlio di un consigliere comunale stabiese ucciso dalla camorra nel
1992, scrive cose durissime: “Ci siamo assuefatti, sapevamo che decine di
candidati erano parenti e cumparielli della camorra? Penso di sì ma ci siamo
abituati a votarli come punto di equilibrio e di assuefazione all’esistente”.
Fino alla lettera aperta di Ruotolo, che non è soltanto uno dei quattro
consiglieri comunali Pd. E’ il giornalista anticamorra e componente della
segreteria nazionale dem che Elly Schlein ha spedito a Castellammare di Stabia
come sentinella di legalità su una città che tornava alle urne scottata dallo
scioglimento per camorra di una giunta di centrodestra. Città che ora si ritrova
ad affrontare le stesse inquietudini, stavolta sul versante centrosinistra-campo
largo.
Ruotolo è uscito allo scoperto il giorno prima di una riunione tra il gruppo dem
e Vicinanza, poi rinviata a data da destinarsi. Il sindaco per ora non replica
ufficialmente, lascia trapelare la volontà di andare avanti “accettando
critiche, proposte e sollecitazioni”, ma senza rallentare quello che è il suo
attuale obiettivo: far approvare il bilancio di previsione entro la fine
dell’anno, prima di Natale se possibile. Senza sforare all’anno successivo, come
è prassi nella maggioranza delle amministrazioni locali.
L'articolo Castellammare di Stabia, Ruotolo vuole staccare la spina al sindaco
del campo largo Vicinanza: “Elezione inquinata dalla camorra” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Con una lunga lettera che evoca i trascorsi di sindacalista, il consigliere
comunale di Castellammare di Stabia Nino Di Maio si è dimesso. Travolto dalla
notizia – pubblicata in anteprima su ilfattoquotidiano.it – che il figlio e il
nipote sono indagati per associazione camorristica nell’ambito dell’inchiesta
con 11 arresti sulle infiltrazioni del clan D’Alessandro nel tessuto stabiese.
“Difenderò sempre la mia famiglia” aveva detto Di Maio nei giorni scorsi,
durante il primo consiglio comunale dopo l’esplodere del caso, annunciando che
sarebbe rimasto al suo posto. Ripensamento e dimissioni però non bastano a
mettere pace nella maggioranza del campo largo guidata dal sindaco Luigi
Vicinanza.
Il segretario campano Pd Piero De Luca assicura “piena fiducia nel sindaco e
nell’amministrazione”, ma il presidente del Pd di Napoli Francesco Dinacci –
commissario dei dem stabiesi – chiede “una riflessione seria e profonda sulla
città e contro la camorra” ricordando che “le inchieste in corso svelano
possibili intrecci tra criminalità organizzata e soggetti che si sono candidati
e sono stati eletti in consiglio comunale” e che le dimissioni di Di Maio e
l’allontanamento dalla maggioranza dell’altro consigliere coinvolto – Gennaro
Oscurato, intercettato col cassiere del clan nelle settimane della campagna
elettorale a discutere su “grandi cose da fare insieme” – sono “atti importanti
ma non risolutivi del problema”. Sul fronte della svolta preme sull’acceleratore
un big dei dem, Sandro Ruotolo, che è anche consigliere comunale stabiese.
Nei giorni scorsi il M5s ha fatto filtrare la volontà di chiedere le dimissioni
di Vicinanza, per poi ricomporre una nuova giunta e una nuova maggioranza
durante la finestra dei 20 giorni entro cui revocarle e ripartire. Nel dibattito
in maggioranza emerge la paura del ritorno della commissione prefettizia
d’accesso, dopo lo scioglimento per camorra del 2022 di una giunta di
centrodestra guidata dall’azzurro Gaetano Cimmino. Vicinanza, a lungo
giornalista di punta del gruppo Repubblica-l’Espresso, un professionista di alto
profilo sceso in campo senza esperienze politiche pregresse, fu eletto nel
giugno 2024 sulle macerie di quell’esperienza, e nel segno di una discontinuità
con le ombre dell’amministrazione che lo ha preceduto. Ombre che tornano
prepotentemente per ‘colpa’ di due eletti in liste civiche raccogliticce,
imbarcate nella maxi coalizione di 13 tra liste e partiti che hanno sostenuto il
sindaco. Voler vincere subito e senza rischi aveva un prezzo: il conto è
arrivato adesso, ed è più salato del previsto.
L'articolo Clan e politica a Castellammare di Stabia, si dimette il consigliere
comunale col figlio indagato proviene da Il Fatto Quotidiano.