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La vicesindaca di Brindisi (FdI) è indagata in un’inchiesta per traffico illecito di rifiuti verso Grecia e Bulgaria
La vicesindaca del Comune di Brindisi, Giuliana Tedesco, è indagata in un’inchiesta su un presunto traffico illecito di rifiuti tra Italia, Grecia e Bulgaria che sabato ha portato a sei arresti. L’indagine è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Lecce. Per Tedesco, commercialista non candidata alle elezioni del 2023 ma indicata nel luglio 2024 da Fratelli d’Italia per la giunta del sindaco Giuseppe Marchionna, sostenuto dal centrodestra, l’accusa è di concorso in falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, con l’aggravante ambientale. Secondo quanto riportato negli atti dell’inchiesta, Tedesco, insieme ad altri sei indagati, avrebbe fornito attestazioni false per l’adempimento di alcune prescrizioni legate all’autorizzazione della Provincia di Brindisi per la società coinvolta nell’indagine, la Bri Ecologica, attiva nel settore dei rifiuti. Le contestazioni riguardano anche dati ritenuti falsi contenuti in una dichiarazione relativa alle giacenze di rifiuti speciali. L’indagine ipotizza che, per risparmiare sui costi di smaltimento, non sarebbero state attivate le corrette procedure di gestione dei rifiuti previste dalla legge. Migliaia di tonnellate sarebbero state trasportate e smaltite in aziende con sede in Bulgaria e Grecia. Ai rifiuti sarebbe stato attribuito un falso codice Cer che ne certificava il trasporto come plastica e gomma “recuperabili”, mentre la reale natura sarebbe stata diversa: calcinacci, legno, pannelli coibentati, guaine, indumenti e altri materiali tessili. Parte di questi rifiuti sarebbe stata poi abbandonata, anche su terreni agricoli. Sul piano politico, la vicenda ha suscitato reazioni nel suo partito di appartenenza. “Innanzitutto le notizie di reato che attingono la vicesindaca non riguardano l’attività politica. Siamo in uno stato di diritto. Siamo chiaramente al fianco della magistratura, capiremo l’esito del giudizio e quindi delle contestazioni rilevate”, ha dichiarato a Brindisi il sottosegretario alla Salute e coordinatore regionale in Puglia di Fratelli d’Italia, Marcello Gemmato, rispondendo alle domande dei giornalisti. In riferimento a possibili dimissioni, Gemmato ha sottolineato che si tratta “di un semplice avviso di garanzia e non siamo ancora a conoscenza dei fatti se non quelli appunto riportati dalla stampa. Attiene a una scelta personale”. Il 9 febbraio scorso, per questioni politiche che “nulla hanno a che vedere con la vicenda giudiziaria”, il direttivo cittadino di Fratelli d’Italia aveva chiesto al sindaco di Brindisi di revocare l’incarico alla Tedesco e all’altro assessore in quota FdI, Antonio Pisanelli. L'articolo La vicesindaca di Brindisi (FdI) è indagata in un’inchiesta per traffico illecito di rifiuti verso Grecia e Bulgaria proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Tieni le palle? Vai a sparare contro la caserma”, l’ordine del boss del clan di Mondragone. Il progetto di una ‘stesa’ contro i carabinieri
Il progetto della camorra di esplodere colpi di pistola contro la caserma dei carabinieri di Mondragone ha la data del 16.4.24. Antonio Bove, l’uomo di fiducia di Angelo Gagliardi, boss dell’omonimo clan del casertano, dagli arresti domiciliari effettua una videochiamata a Virgilio Vellucci, detto “Bitusco”, e Luigi Marcello. “Soggetti organici all’associazione finalizzata al traffico e spaccio di stupefacenti ma al bisogno utilizzati anche per il compimento di azioni violente strumentali all’espansione del clan”, scrive il giudice per le indagini preliminari di Napoli nella corposa ordinanza di arresto contro il clan Gagliardi. Sono 21 le misure cautelari eseguite in provincia di Caserta di cui 13 in carcere, 5 agli arresti domiciliari e 3 all’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, per le persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo camorristico, estorsione, incendio, detenzione e porto di armi, associazione finalizzata al traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, ricettazione, minaccia e lesioni personali. Il giorno prima un uomo del clan era stato arrestato con 800 grammi di droga addosso e Bova vuole informazioni, vuole capire se qualcuno ‘ha cantato’. Ma soprattutto, cerca vendetta contro i carabinieri che ritiene abbiano effettuato quell’arresto. E dice: “Ahahaha…. Luigi? … Le tieni le palle? Mo’ ti do’ la pazziella (la pistola, ndr), vai fuori via Venezia (ndr. la via di Mondragone dove è ubicato il Reparto Territoriale Carabinieri) … bum bum bum…”. Scrive il giudice: “Il clan Gagliardi, rimasto senza compagini criminali avverse e capaci di contendergli la leadership sul territorio, ha tale considerazione della propria forza da immaginare una “stesa” in danno della caserma dei Carabinieri di Mondragone, pur nella consapevolezza che un siffatto evento, se realizzato, avrebbe ricevuto una ancor più ferma risposta dello Stato”. L’indagine, condotta dal pm Roberto Patscot e dai carabinieri, avviata nel mese di settembre 2023, ha permesso di scoprire come a capo del clan Gagliardi ci fosse un esponente di vertice, attualmente detenuto che avrebbe continuato a impartire direttive dal carcere a fiancheggiatori di rilievo rimasti in libertà. Tra i riti di affiliazione al clan c’era anche l’attentato a colpi di pistola alla caserma dei carabinieri di Mondragone, che è stato sventato. Oltre a quelli tradizionali: il tatuaggio con la scritta ‘Mangianastri’, nomignolo del boss Gagliardi, il ‘battezzo’, il bucare con uno spillo un dito della persona da affiliare mentre si brucia un santino. Se ne fa menzione in alcune conversazioni intercettate. “È una struttura – ha spiegato il procuratore Gratteri durante una conferenza stampa – che ricorda molto la ‘ndrangheta per il rito tipicamente mafioso della “pungitura”. Una struttura chiusa e pericolosa, collegata dall’esterno al carcere con il capo (Angelo Gagliardi, ndr) ex affiliato al clan La Torre”. L'articolo “Tieni le palle? Vai a sparare contro la caserma”, l’ordine del boss del clan di Mondragone. Il progetto di una ‘stesa’ contro i carabinieri proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Camorra e politica a Castellammare di Stabia, la Dda: “Il consigliere Oscurato a disposizione del clan per le comunali 2024”
L’ex consigliere comunale di Castellammare di Stabia Gennaro Oscurato si sarebbe messo a disposizione del clan d’Alessandro sino al 2024, l’anno delle amministrative che lo videro eletto. Questo in sintesi il capo di imputazione della Dda di Napoli – pm Giuseppe Cimmarotta, procuratore Nicola Gratteri – notificato all’esponente della lista civica “Stabia Rialzati”, dimessosi dall’aula il 15 gennaio quando erano note da due mesi le sue intercettazioni al telefono con il cassiere del clan, Michele Abbruzzese – diverse conversazioni avvenute nelle settimane immediatamente precedenti al voto, in una si dicevano “dobbiamo fare grandi cose insieme” – ma non era ancora nota la notizia che era indagato per concorso esterno in associazione camorristica. È tutto scritto sull’avviso di garanzia ad Oscurato, con invito a comparire a rendere interrogatorio, che si è svolto stamane alle 10.30 presso gli uffici del nono piano della Procura di Napoli. Per quasi tre ore Oscurato, difeso dall’avvocato Mariano Morelli, ha risposto alle domande del pm Cimmarotta, spiegando la natura dei suoi rapporti con Abbruzzese: “È solo un paziente del mio studio di odontotecnico”. Precisando di non avergli chiesto voti o sostegno elettorale e di essersi dimesso da consigliere comunale “per recuperare serenità”. Oscurato ha respinto tutte le accuse. E per rafforzare la propria difesa, ha sottolineato la circostanza che Abbruzzese apprende della sua elezione solo da un suo lontano parente, Giuseppe Oscurato (anche lui indagato in altre vicende di clan). Se ci fosse stato un reale interesse del clan, è la tesi difensiva, Abbruzzese avrebbe saputo attraverso un filo diretto col politico. I dettagli dell’avviso di garanzia all’ex consigliere comunale stabiese arrivano in un momento delicatissimo della vita dell’amministrazione di centrosinistra, retta dal sindaco di area Pd Luigi Vicinanza. Le indagini della Dda, oltre a Oscurato, hanno lambito anche un altro consigliere comunale di maggioranza, Nino Di Maio: il figlio ed il nipote sono indagati per associazione camorristica per i loro rapporti con il boss Pasquale D’Alessandro. Anche Di Maio si è dimesso dopo aver appreso le notizie che lo riguardavano. Anche lui doveva essere sentito ieri dal pm, solo in qualità di teste. Si è avvalso della facoltà di non rispondere, consentita dall’essere consanguineo degli indagati, ed ha fornito dichiarazioni spontanee a difesa della sua famiglia. Pressato da richieste di dimissioni provenienti dalla sua maggioranza e dal dem Sandro Ruotolo, mentre la politica cittadina si interroga sui rischi dell’arrivo di una commissione d’accesso e di secondo scioglimento per camorra dopo quello del 2022, Vicinanza ha reagito convocando nei giorni scorsi un’affollata assemblea pubblica al Supercinema. Un evento dal quale è uscito rafforzato nella sua intenzione di andare avanti. L'articolo Camorra e politica a Castellammare di Stabia, la Dda: “Il consigliere Oscurato a disposizione del clan per le comunali 2024” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Camorra e politica a Castellammare, parla il sindaco Vicinanza: “Non mi dimetto, sarebbe un regalo all’illegalità”
Il giro per i cantieri di Castellammare di Stabia dura circa un’ora ed inizia a Scanzano. “Questo era un edificio diroccato, il clan D’Alessandro, che risiede fisicamente in questo quartiere, lo usava come poligono di tiro e ci allevava i cani. E’ stato ristrutturato in nuova sede della scuola dell’obbligo, parco urbano e palestra, da domani ci faranno lezione gli alunni di 32 classi”. Si risale in auto, direzione zona industriale: “Questa invece era una ex discoteca, il bene è stato confiscato, lo stiamo trasformando in centro di formazione professionale per disabili”. L’intervista con il sindaco Luigi Vicinanza inizia così, a bordo di un’automobile. “È o non è lotta alla camorra, questa? È o non è lotta alla camorra recuperare dal degrado i beni comuni e restituirli alla città e alla pubblica utilità?”. Sono giorni difficili per un comune sciolto dal Viminale nel 2022. Una ferita non cicatrizzata, un incubo che riemerge. Un’icona dell’anticamorra, l’europarlamentare dem Sandro Ruotolo, si è dimesso dal consiglio comunale sbattendo la porta, invitando il Pd ad uscire dalla maggioranza e chiedendo all’ex direttore dell’Espresso di dimettersi da primo cittadino “perché l’amministrazione non è stata argine alla camorra e le elezioni sono state inquinate”. Si riferisce al coinvolgimento di due consiglieri comunali di liste civiche, Nino Di Maio e Gennaro Oscurato, non indagati, nell’ultima inchiesta della Dda di Napoli – pm Giuseppe Cimmarotta, procuratore Nicola Gratteri – sugli interessi della cosca negli appalti cittadini. Oscurato è stato intercettato mentre discute al telefono di incontri in campagna elettorale con il cassiere del clan, Michele Abbruzzese, al quale avrebbe donato una cassa di vino. Mentre figlio e nipote di Di Maio risultano indagati per associazione camorristica, sono accusati di aver facilitato i summit del boss Pasquale D’Alessandro mettendo a disposizione negozi sul corso e passaggi in auto. Ruotolo fa menzione di uno studio dell’Osservatorio sulla camorra stabiese, dal quale risulterebbe un anomalo boom di consensi nei seggi roccaforte del clan. Partiamo da qui: la sua elezione nel giugno 2024, avvenuta dopo lo scioglimento di una giunta di centrodestra, fu inquinata come sostiene Ruotolo dal “proliferare di liste civiche dell’ultimo minuto, veri e propri comitati elettorali del ‘partito degli eletti’, dove la camorra prospera”? Quel giorno l’affluenza ai seggi fu tre punti percentuale più alta rispetto alle precedenti comunali del 2018, quando il centrosinistra prese al primo turno il doppio dei voti del candidato di centrodestra ma si presentò spaccato in tre candidati e perse. Quando si è tornati al voto fu quindi fatto un ragionamento sulla necessità di federare uno schieramento ampio. Ricordo un’intervista in cui il dirigente dem stabiese Nicola Corrado sosteneva la necessità di un candidato che mettesse insieme la sinistra e i moderati. Il mio nome non era ancora stato individuato. Corrado è tra quelli oggi vicini alle tesi di Ruotolo. Ricorderei loro che quelle liste civiche, i politici che le hanno dato vita, già si riunivano coi partiti ai tavoli che solo dopo individuarono il mio nome. Quattordici liste, il primo ‘campo largo’. Forse troppe. A Napoli Manfredi fu appoggiato da 13 liste. Napoli è una grande città, Castellammare un comune medio. Sì ma anche a Napoli tante liste civiche rispetto ai partiti. Ora pezzi della sua maggioranza dicono che lei fu messo in guardia dei pericoli connessi a imbarcare troppe liste. M5s e Pd mi sottoposero delle questioni e delle obiezioni, ma erano di natura politica e non di legalità, in alcuni casi su singoli nomi e non sulla lista in generale. Erano problemi loro, interni. Il sospetto alimentato dalla lettera di dimissioni di Ruotolo è che lei abbia vinto le elezioni grazie ai voti della camorra. È andata così? No, ritengo di no. Altrimenti sarei stato il primo a denunciarlo. Io ho vinto col 67% al primo turno e i dati elettorali dei seggi a rischio inquinamento malavitoso sono simili agli altri, anzi: io ho vinto in tutte le sezioni tranne che in due di periferia, ad alto rischio. L’accusa più pesante forse è quella di non essere stato un argine alla camorra. Un sindaco che interviene nei quartieri disagiati, che già dall’estate 2024 ha attivato i servizi notturni di polizia municipale, che il 1 agosto 2024 tra i suoi primissimi atti chiede un comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico, che a gennaio successivo sostiene l’approvazione delle ‘zone rosse’ mentre la sinistra nazionale si opponeva in polemica col governo Meloni, che sforna atti amministrativi puliti, dialoga con le parrocchie e le associazioni, organizza eventi culturali nel centro antico finora sempre escluso, salva recuperando 8 milioni di fondi comunali il progetto di riqualificazione del rione Savorito, la nostra Caivano, nonostante la dispersione dei fondi Pnrr dovuti a precedenti ritardi, è o non è un argine alla camorra? C’è chi sostiene che le sue dimissioni impedirebbero l’arrivo di una commissione d’accesso e un eventuale secondo scioglimento. Se le mie dimissioni fossero un colpo ai clan non esiterei un attimo. Ma l’instabilità amministrativa non è un regalo all’illegalità? Detto questo, le iniziative della Dda vanno sostenute e devono essere l’occasione per una ampia mobilitazione non solo giudiziaria contro la camorra stabiese, sul modello della rivolta popolare degli anni ’90 nel Casertano contro il clan dei Casalesi. Sul versante politico è stato sufficiente aver estromesso Di Maio e Oscurato dalla maggioranza per allontanare ogni ombra? Si poteva fare di più? Se fossero stati assessori li avrei revocati. Un sindaco non ha il potere di imporre dimissioni ai consiglieri ma averli esclusi dalla maggioranza non è un atto da poco. Di Maio infine si è dimesso. Oscurato invece no ed ha partecipato al brindisi di fine anno in Comune. Era un invito del presidente del consiglio comunale Elefante, esteso a tutti i consiglieri. Fino a quando sarà consigliere Oscurato ha diritto a frequentare Palazzo Farnese ed esercitare il suo mandato. Non ha partecipato agli ultimi consigli comunali, nemmeno a quello dell’approvazione del bilancio. Lei ha compreso il Pd che posizione ha sulla sua amministrazione? C’è la posizione di Ruotolo, c’è quella del segretario campano Piero De Luca che mi sostiene e ora vuole incontrarmi, e quella del gruppo consiliare che intende proseguire questa esperienza. L'articolo Camorra e politica a Castellammare, parla il sindaco Vicinanza: “Non mi dimetto, sarebbe un regalo all’illegalità” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Castellammare, Ruotolo si dimette dal consiglio comunale: “Non c’è stato argine alla camorra”. Il sindaco Vicinanza: “Da lui solo critiche infondate”
L’europarlamentare Pd Sandro Ruotolo si dimette dal consiglio comunale di Castellammare di Stabia e prova a rovinare il cenone di Capodanno del sindaco Luigi Vicinanza, accusato di guidare una “amministrazione non all’altezza, che non è stata argine alla camorra”. Vicinanza non ci sta, respinge al mittente e contrattacca: “Ha commesso un errore politico, la mia amministrazione la sta contrastando, le sue sono critiche esterne e prive di fondamento”. Finisce, male, un rapporto politico tra due figure autorevoli del centrosinistra nazionale. E pare anche incrinarsi un’amicizia antica, con radici che affondavano nei comuni trascorsi giornalistici – Ruotolo firma di punta della Rai e della militanza anticamorra, Vicinanza ex direttore dell’Espresso e di quotidiani locali del gruppo Repubblica – perché l’ex consigliere usa parole durissime, e il sindaco nel replicare non esita a mettere in piazza fatti e circostanze finora sconosciute: “Gli avevo proposto di fare l’assessore alla Legalità, non mi ha mai degnato di una risposta”. Volano stracci. E’ la conseguenza di un legame che si era incrinato irrimediabilmente dopo la lettera aperta dei giorni scorsi con cui Ruotolo invitava Vicinanza a dimettersi perché la sua elezione “è stata inquinata dalla camorra”. Si riferiva agli scoop de ilfattoquotidiano.it sull’inchiesta della Dda di Napoli – pm Giuseppe Cimmarotta, procuratore Nicola Gratteri – che ha lambito due consiglieri comunali di maggioranza, eletti in formazioni civiche aggregate alla maxi coalizione di 13 liste che ha accompagnato Pd, M5s, Avs e il campo largo nella larghissima vittoria di Vicinanza del giugno 2024. Vicinanza li ha estromessi dalla maggioranza (“non ci devono essere ombre”), uno dei due si è dimesso, l’altro non partecipa più ai consigli comunali, nemmeno a quello che il 22 dicembre ha approvato il bilancio. A Ruotolo, che ha votato il bilancio “per senso di responsabilità”, questo non è bastato. “Il sindaco Vicinanza ha dichiarato che con le sue dimissioni vincerebbe la camorra. Io penso il contrario – sostiene Ruotolo – le sue dimissioni imporrebbero ai partiti una riflessione seria sul ruolo delle liste civiche. La camorra prospera dove la politica è debole e trova terreno fertile nel cosiddetto civismo, nel proliferare di liste civiche dell’ultimo minuto, veri e propri comitati elettorali del “partito degli eletti””. Secondo il responsabile nazionale legalità del Pd “anche nell’ipotesi di uno scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche, esisterebbero tempo e spazio per ricostruire un rapporto sano, trasparente e credibile tra politica e cittadini”. Ruotolo quindi si dimette perché ritiene “di aver esaurito la funzione per la quale sono stato eletto: quella di essere un presidio politico e civile nella battaglia per la legalità e contro la camorra”. Vicinanza ribatte ricordando “che la camorra esiste da quasi cinquant’anni in città. Tuttavia non prospetta alcuna terapia, se non lo scioglimento del Consiglio comunale. Da europarlamentare e da consigliere comunale avrebbe dovuto dare un contributo alla ripartenza dopo anni di sfasciume. Invece si è limitato, come ha dichiarato lui stesso nel corso di un Consiglio comunale, a dare il mio numero di telefono al commissario europeo Fitto, che ovviamente non mi ha mai chiamato”. Quando alle liste civiche “veicolo della camorra, se così fosse, lo accerterà la magistratura. Sta di fatto che quelle liste civiche erano già presenti al tavolo della trattativa del centrosinistra ben prima che io fossi indicato come probabile candidato sindaco, e che le stesse liste e i loro rappresentanti si riunivano intorno a un tavolo nella sede del Pd, il suo partito”. Il sindaco conclude con una domanda non da poco: “Se questa amministrazione dovesse andare via, la camorra si sentirebbe più debole o più forte? Io credo che la criminalità organizzata sia stata favorita per troppi anni anche dalla debolezza della politica e dalla discontinuità amministrativa. Ruotolo tifa ancora per un lungo commissariamento della città (già sciolta per camorra nel febbraio 2022, giunta di centrodestra, ndr). Mi dispiace”. L'articolo Castellammare, Ruotolo si dimette dal consiglio comunale: “Non c’è stato argine alla camorra”. Il sindaco Vicinanza: “Da lui solo critiche infondate” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Maxi-operazione antimafia a Palermo, 50 misure cautelari: “Nel traffico di droga rapporti stretti Cosa nostra-Camorra”
Maxi-operazione contro i clan mafiosi e il narcotraffico a Palermo. L’inchiesta – coordinata dalla Dda del capoluogo siciliano guidata dal procuratore Maurizio de Lucia – ha fatto luce su un vasto traffico di stupefacenti e ha svelato i nuovi organigrammi di uno dei principali mandamenti mafiosi della città. 50 MISURE CAUTELARI Eseguite dalla polizia misure cautelari nei confronti di 50 persone: sono accusate, a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione, intestazione fittizia di beni, associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e spaccio. Per 19 di loro il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere, per 6 gli arresti domiciliari mentre per gli altri 25 è stato emesso un provvedimento di fermo. L’operazione ha visto impegnati oltre 350 agenti della Polizia di Stato. “STRETTO RAPPORTO TRA COSA NOSTRA E CAMORRA” “È stato documentato un rapporto stretto tra i clan mafiosi di Palermo con un clan della Camorra, da cui la mafia si riforniva per la droga”, ha detto il procuratore aggiunto di Palermo Vito Di Giorgio nel corso della conferenza stampa: “Siamo in presenza di organizzazioni fortemente strutturate capaci di commerciare ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti anche in periodi di tempo molto brevi”, ha aggiunto. Al centro ci sono due diverse inchieste della sezione Antidroga della Squadra Mobile, coordinate dalla Dda. Tra ottobre 2022 e agosto 2023 sono state individuate due le bande di narcos: una faceva base a Palermo ed era caratterizzato da rapporti molto forti tra gli affiliati legati da vincoli di parentela: l’altra, invece, operava in Campania e forniva la merce ai siciliani. Alcuni componenti della banda campana tenevano rapporti con i palermitani e trattavano anche per conto di un clan camorrista che ha riversato importati quantitativi di droga non soltanto nella provincia di Palermo, ma anche in quella di Catania. La seconda indagine dell’Antidroga ha portato alla scoperta di una cellula criminale palermitana che ha organizzato un grosso traffico di cocaina, hashish e marijuana tra Palermo e Trapani. La droga sarebbe arrivata dalla zona di Marsala. Gli indagati apparterrebbero ad ambienti criminali di rilevante caratura e già indagati per mafia: prova del ruolo svolto dalle “famiglie” di Cosa nostra nell’approvvigionamento e nello smercio degli stupefacenti. “Nel corso delle investigazioni, inoltre, sono stati messi a segno sequestri per un totale di circa due quintali e mezzo di hashish e quattro chilogrammi di cocaina, con conseguente arresto in flagranza di dodici persone”. IL MANDAMENTO DELLA NOCE TRA VECCHI E NUOVI BOSS Il maxiblitz di oggi “dimostra che Cosa nostra è tutt’altro che sconfitta” ha detto il Procuratore capo di Palermo Maurizio de Lucia nel corso della conferenza stampa. L’operazione ha colpito anche il mandamento mafioso palermitano della Noce. L’indagine ha permesso di ricostruire posizioni e ruoli nelle famiglie mafiose di Noce, Cruillas ed Altarello, e di ricostruire le attività illecite nel territorio. Il vuoto di potere, generato dagli ultimi arresti, avrebbe dato spazio a nuovi personaggi intenzionati a scalare le posizioni di vertice del clan. Oltre agli aspiranti boss nel mirino degli investigatori sono finiti nomi noti con curricula di tutto rispetto all’interno di Cosa nostra. Tra loro un anziano boss, in grado di decidere le strategie del clan. Identificato anche il nuovo capo del mandamento che avrebbe preso il comando in virtù della sua parentela con un ex reggente: “In linea di continuità familiare ad una trascorsa gestione, poiché risulta essere imparentato con un già ‘reggente’, oggi in carcere”. Nelle casse delle cosche – ha accertato l’indagine – continuano a finire i soldi delle estorsioni: sei quelle messe a segno a carico di negozi e attività imprenditoriali della zona. IL CANALE TELEGRAM CON LA FOTO DI SCARFACE È stata scoperta anche una centrale di smercio virtuale, creata grazie ad un canale Telegram e ritenuta più sicura dalla banda. Per accreditarsi e far capire nel settore che i leader erano loro usavano sul profilo aperto sul canale la foto di Al Pacino nel ruolo di Tony Montana nel film Scarface, dicono gli investigatori. Gli indagati annotavano scrupolosamente in un “libro mastro” i soldi incassati col narcotraffico: una contabilità precisa con tanto di appunti sul tipo di stupefacenti, sui pagamenti delle partite di droga e sui compensi settimanali di tutti gli associati. Materiale prezioso per gli investigatori. L'articolo Maxi-operazione antimafia a Palermo, 50 misure cautelari: “Nel traffico di droga rapporti stretti Cosa nostra-Camorra” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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