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Referendum, il Pd rilancia video con adunata di estrema destra e il saluto romano: “Loro votano sì”. È polemica
“Casapound annuncia il sostegno alla riforma del governo Meloni. Loro votano sì, noi difendiamo la Costituzione: il 22 e 23 marzo vota no”. Con questo post l’account del Pd ha lanciato su fb un video in cui viene rappresentata un’adunata fascista che urla “Presente” e fa il saluto romano. L’iniziativa social fa discutere, anche all’interno dello stesso Partito democratico, con la vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno che definisce la “linea comunicativa che assimila al fascismo chi voterà Sì al referendum del 22-23 marzo gravemente insultante e svilente”. “Io – dice la dem – voterò sì, e lo farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti”. Dura la deputata di FdI Cristina Almici: “il video diffuso dal Partito democratico contro il Sì al referendum sulla separazione delle carriere, che accomuna chi sostiene la riforma ai fascisti, è indegno, offensivo e inaccettabile. Non è confronto politico: è delegittimazione, è propaganda tossica, è un attacco gratuito a cittadini, giuristi e forze politiche che partecipano legittimamente al dibattito democratico. Siamo oltre ogni limite di decenza”. “Secondo il Pd chi vota Si al referendum è accomunato ad un fascista? Questa riforma fu impostata dalla medaglia d’argento al valor militare della Resistenza, il socialista Giuliano Vassalli. Che i fascisti – nelle prigioni di Via Tasso – li conobbe davvero, e in modo tragico. Che vergogna questo video del Pd”, afferma Luigi Marattin, deputato e segretario del Partito Liberaldemocratico. L'articolo Referendum, il Pd rilancia video con adunata di estrema destra e il saluto romano: “Loro votano sì”. È polemica proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Morta Ileana Argentin, una vita in politica per i diritti dei disabili. Gualtieri: “Il Pd perde un punto di riferimento”
Un impegno instancabile per i diritti dei disabili. Un’irriducibile attività a tutti i livelli, dall’associazionismo e dal volontariato fino al Parlamento passando per consigli comunali o di circoscrizione. E’ morta a Roma Ileana Argentin, deputata Pd per due legislature dal 2008 al 2018. Aveva 62 anni. Affetta da amiotrofia spinale, è stata tra l’altro presidente dell’Unione italiana lotta alla distrofia muscolare. Tra i primi incarichi di rilievo in politica quelli in Campidoglio al fianco del sindaco Francesco Rutelli e poi del successore Walter Veltroni, con i quali ha collaborato forte delle deleghe alle politiche dell’handicap e della salute mentale. “La città e l’intera comunità democratica perdono un grande punto di riferimento – dichiara il sindaco di Roma Roberto Gualtieri -, apprezzata prima come consigliera capitolina e dirigente politica locale e poi come parlamentare della Repubblica. Per decenni è stata protagonista di innumerevoli battaglie per i diritti delle persone con disabilità e a sostegno del volontariato. Ricorderemo per sempre il suo impegno instancabile e appassionato che adesso lascia davvero un grande vuoto”. Dopo non essere riuscita a rientrare in Parlamento nel 2018, Argentin ha partecipato alle elezioni comunali di Roma nel 2021 nelle liste per il XIV municipio, dov’è stata eletta. Nel Pd si moltiplicano i messaggi di cordoglio. “Donna straordinaria, capace e coraggiosa” la definisce la capogruppo alla Camera Chiara Braga. “Un’amica generosa, una compagna forte e appassionata, una combattente instancabile che amava la vita” aggiunge Goffredo Bettini. Una “donna esemplare”, aggiunge Roberto Morassut, “che ha rovesciato l’idea della fragilità come debolezza o rassegnazione”. “Fino all’ultimo – racconta – è stata in campo per i diritti delle persone fragili e meno fortunate. Ha lottato nelle istituzioni locali e in Parlamento per una società più giusta e meno egoista capace di includere tutti. Con umiltà la ricordo. Perché ci ha insegnato che la forza morale, intellettuale, emotiva, la forza della differenza e della sofferenza può essere una energia imbattibile”. L'articolo Morta Ileana Argentin, una vita in politica per i diritti dei disabili. Gualtieri: “Il Pd perde un punto di riferimento” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Carofiglio gela il fronte del Sì, da Picierno a Concia: “Non vedo gente di sinistra lì”. Su La7
“La rimonta del No nei sondaggi sul referendum sulla giustizia? Il motivo principale è chiarissimo: prima la gente non ne sapeva assolutamente nulla e adesso si comincia a saperne qualcosa“. Sono le parole dell’ex magistrato Gianrico Carofiglio, intervenuto a L’aria che tira (La7) sul referendum sulla giustizia, mentre i sondaggi registrano una rimonta del fronte contrario alla riforma Nordio. Secondo l’istituto Ixè, il quadro è ormai di quasi perfetta parità: 49,9% per il no e 50,1% per il sì. Lo scrittore individua nella maggiore circolazione di informazioni la ragione principale del cambiamento di scenario, ma avverte: “Il livello di disinformazione su questo tema è ancora altissimo ed è altissimo non per un fatto casuale. La maggioranza di governo, che ha proposto e approvato con queste modalità quasi militari una riforma costituzionale che richiederebbe soprattutto su questi temi accordo e collaborazione fra le diverse forze, non vuole che le persone sappiano qual è il centro doloroso, pulsante e pericoloso di questa riforma, ovvero un vero e proprio scardinamento di alcuni meccanismi costituzionali fondamentali”. Il riferimento è in particolare al Csm: “Si vorrebbe con questa riforma, se il referendum passasse, cosa che io non credo, che il Csm, organo di rilievo costituzionale, fosse nominato per sorteggio, cioè la tombola“. E incalza il conduttore David Parenzo con una domanda retorica: “Tu vorresti che il tuo Consiglio Circoscrizionale o il tuo Consiglio Comunale o il Consiglio Regionale fossero nominati per sorteggio? No, non lo vorrebbe nessuno e nemmeno loro lo vorrebbero”. Parenzo gli mostra un cartello con la scritta “Sinistra per il sì”, accompagnata dai volti di Pina Picierno, Anna Paola Concia, Raffaella Paita, Claudio Petruccioli, Stefano Esposito, Stefano Ceccanti, Augusto Barbera, Cesare Salvi ed Enrico Morando, osservando che “ci sono però anche alcuni esponenti del centrosinistra che hanno deciso di votare sì”. Tranchant la replica di Carofiglio: “Non vedo molta gente di sinistra lì, di sinistra proprio non ne vedo. Sicuramente persone ampiamente rispettabili e di gran qualità, però faccio un po’ di fatica a definirle di sinistra”. L'articolo Referendum, Carofiglio gela il fronte del Sì, da Picierno a Concia: “Non vedo gente di sinistra lì”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Separazione delle carriere, il Pd deve fare quadrato: è una questione di emergenza democratica
di Enza Plotino Ha ragione Tomaso Montanari. Non siamo più nel tempo di una dialettica anche contrapposta, in certi momenti più accesa, in altri più debole, all’interno di un partito in cui tutte le posizioni hanno dignità di essere sostenute e difese. Tutto è cambiato oggi. Contro questi attacchi allo Stato democratico, al diritto, alla pacifica convivenza negli Stati e tra gli Stati, contro l’avanzata di nuovi fascismi e di forze autoritarie e tecnocratiche è necessario fare quadrato, resistere e riaffermare la centralità della democrazia e del diritto, della giustizia e della libertà. Bisogna decidere da che parte stare e il Pd non può permettersi di dividersi. Non è più il tempo dei distinguo, delle sfumature, ma va fatta una scelta di campo: o con lo Stato di diritto, democratico e libero o con un sistema in cui vige la legge del più forte, un sistema repressivo e autoritario, un neofascismo capeggiato da un pazzo criminale. Un momento in cui lo spartiacque tra questi due aspetti contrapposti della società attuale saranno squadernati apertamente sarà il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati. Si sceglierà la strada verso cui andare: smantellare lo Stato di diritto o ribadirne la sua importanza vitale per l’Italia. Il referendum rappresenta un bivio tra chi pensa che vada tutto bene e chi vuole gridare il suo dissenso e la sua contrarietà ad un sistema basato sulla propaganda, il profitto dei più ricchi e lo smantellamento dell’equilibrio tra i poteri di uno Stato democratico. Quindi l’invito è a tutti quegli esponenti del Pd che ritengono di volersi schierare dalla parte della destra meloniana per il Sì. E’ una posizione che indebolisce il partito intero, tutto schierato contro la destra e per il No al referendum. Come si nota, non ne faccio un fatto di merito. Non entro proprio nel merito del quesito referendario. Ne faccio una questione di emergenza democratica! Non possiamo permettere a questo nostro Paese di arretrare sugli assi democratici e costituzionali che lo hanno retto per 80 anni. E la destra di governo questi assi democratici li vuole smantellare a favore di una democrazia illiberale, securitaria e diseguale. Quindi, quello che si chiede ai democratici del Sì è di soprassedere oppure di uscire dal partito. Le frizioni sono molte e difficilmente sanabili. Il panorama di gruppi politici che accoglierebbero le posizioni dei dissenzienti del Pd è folto. Certo, tutti con numeri esigui e poltrone difficilmente conquistabili, ma a volte fa bene un bagno di umiltà. Si diventa grandi! IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. L'articolo Separazione delle carriere, il Pd deve fare quadrato: è una questione di emergenza democratica proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Salerno, chiesta la condanna a due anni di Piero De Luca nel processo d’appello sul crac della società immobiliare Ifil
Rischia di nuovo una condanna Piero De Luca, deputato e segretario del Pd campano, figlio dell’ex governatore Vincenzo. Per il procuratore generale di Salerno, la sua assoluzione in primo grado per la bancarotta della società di consulenza immobiliare Ifil, che gli pagò 23mila euro di biglietti aerei per il Lussemburgo, va riformata in una sentenza di condanna a due anni di reclusione. La decisione è in calendario, salvo imprevisti, il 23 febbraio, dopo che avranno concluso le difese ed in particolare quella di De Luca junior, rappresentata dal professore Andrea Castaldo. Il processo si trascina da molti anni, non sarà ricordato per la sua velocità: inchiesta nata nel 2014 con le perquisizioni della Guardia di Finanza, nel 2015 il fallimento dell’Ifil, nel 2017 il rinvio a giudizio a Salerno, nel febbraio 2024 l’assoluzione in primo grado nonostante la richiesta di condanna a due anni e due mesi. Le motivazioni stabilirono che Piero De Luca non era socio occulto di Ifil, e la sua non consapevolezza che i pagamenti anticipati da Mario Del Mese, il dominus della società di consulenza, dettati per ragioni di praticità e amicizia, provenissero dal patrimonio della società fallita. Conclusioni che la Procura generale di Salerno ha impugnato. La Ifil si occupò anche della vendita degli appartamenti di piazza della Libertà, una delle faraoniche realizzazioni urbanistiche realizzate a Salerno durante le amministrazioni di Vincenzo De Luca. Le indagini hanno attraversato anche il fallimento del pastificio Amato, sponsor dell’Italia campione del mondo 2006: la Ifil ebbe una consulenza intorno al progetto di ristrutturazione dell’ex pastificio. Queste le richieste della Procura generale per gli altri imputati: due anni e cinque mesi per i due amministratori della Ifil, Luigi Avino ed Emilio Ferraro (difesi dagli avvocati Luigi Gargiulo e Michele Tedesco); un anno e quattro mesi per Valentina Lamberti (difesa dall’avvocato Enzo Caliendo), la conferma dei due mesi di pena per l’unico condannato in primo grado, Giuseppe jr Amato (difeso dal penalista Mariano Salvio), accusato di aver emesso false fatturazioni. Mario Del Mese è uscito dal processo patteggiando a tre anni e otto mesi. L'articolo Salerno, chiesta la condanna a due anni di Piero De Luca nel processo d’appello sul crac della società immobiliare Ifil proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il ritorno alla politica di David Ermini: l’ex vicepresidente del Csm corre da sindaco per il Pd nella sua Figline
Da Palazzo Bachelet a Palazzo Pretorio. Il primo, sede del Csm, di cui David Ermini, 66 anni, è stato vice presidente per cinque anni dal 2018 al 2023, il secondo, che si trova a Figline Valdarno, in provincia di Firenze, potrebbe diventare il luogo del suo prossimo incarico di sindaco. Incarico al quale lo ha candidato il Pd locale per le prossime elezioni di primavera in cui sarà rinnovato il consiglio comunale di Figline e Incisa Valdarno, un paesone di oltre 23 mila abitanti dell’area metropolitana fiorentina. Ermini si è detto lusingato dalla proposta. Che gli consente di tornare nell’agone politico, costretto a lasciare quando Matteo Renzi, di cui Ermini è stato uno dei collaboratori più stretti, lo candidò alla vice presidenza del Csm. Lasciato palazzo Bachelet dopo cinque anni di ribalta e tensioni, Ermini , nel luglio del 2024, diventa presidente della Spininvest, holding di Aldo Spinelli, le cui attività sono molto legate al porto di Genova. La nomina suscita un vespaio di polemiche politiche perché Ermini è stato, su nomina di Renzi, commissario politico del Pd per la Liguria. Così Ermini è costretto a scegliere tra Spinelli e la Schlein, sceglie il primo e decide di lasciare la direzione nazionale del Pd. Ma ora torna in politica. A partire dalla sua Figline. Dice: “Arriva un momento nella vita in cui è giusto servire e restituire quanto si è avuto, in cui chi ha avuto l’onore di ricoprire incarichi di grande prestigio come ho avuto l’onore di ricoprire io, può dimostrare che le istituzioni, le proprie idee e i propri valori si possono servire, provando a mettersi al servizio e a disposizione della comunità di cui sei figli“. Comunità in cui Ermini, figlio di una delle famiglie più in vista del paese, frequenta il liceo classico (è compagno di scuola dell’allenatore Maurizio Sarri), si laurea in giurisprudenza e diventa avvocato penalista sulle orme del padre. E nel contempo si dà alla politica, prima nella Dc, poi nella Margherita, diventa presidente del consiglio provinciale di Firenze e si lega a Renzi e al suo cerchio magico e nel 2013 approda in parlamento. I rapporti con Renzi però in seguito si rompono. A Ermini non vanno giù le ricostruzioni che l’ex premier descrive nel libro Il Mostro, edito da Piemme , sul caso dell’avvocato Piero Amara, al centro di varie inchieste giudiziarie e autore di dichiarazioni – mai riscontrate – sulla Loggia Ungheria, una presunta loggia massonica segreta. Volano insulti e persino una querela. Renzi definisce Ermini “una persona mediocre”. Da candidato a sindaco di Figline e Incisa Valdarno Ermini ha fatto sapere che intende riprendere il filo interrotto della sua amicizia con Renzi. Anche perché per vincere le elezioni punta “alla coalizione che guida la Regione Toscana”, un campo largo in cui un forte peso è ricoperto da Italia Viva. L’obiettivo è quello di far diventare Figline e Incisa un paese modello sul piano amministrativo e politico. Con un occhio rivolto a Renzi e l’altro a Elly Schlein. L'articolo Il ritorno alla politica di David Ermini: l’ex vicepresidente del Csm corre da sindaco per il Pd nella sua Figline proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Pd spaccato sull’antisemitismo: il disegno di legge di Giorgis non troverà unanimità nel gruppo
Giovedì mattina alle 9.30 il gruppo del Pd in Senato si riunirà per certificare quello che è ormai evidente da settimane: la spaccatura sull’antisemitismo. Andrea Giorgis presenterà il disegno di legge per contrastare ogni forma di odio, con particolare accentuazione dell’antisemitismo. E parte del gruppo si prepara a non firmarlo. A partire da Graziano Delrio, che ha presentato a dicembre un proprio testo, sconfessato dal Nazareno, ma che lo stesso senatore si è rifiutato di ritirare. Nel testo di Giorgis, che sarebbe dovuto arrivare settimane fa, si adotta la definizione di Gerusalemme, secondo la quale “l’antisemitismo è discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli ebrei in quanto ebrei (o contro istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)”. Mentre nel testo Delrio si adotta quella dell’Ihra, secondo la quale “l’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. Una definizione che impedisce anche la critica al governo israeliano e a Netanyahu. Dunque, giovedì mattina i senatori dem si confronteranno soprattutto su questo punto. Delrio ufficialmente non si esprime, ma ai colleghi di partito sta dicendo che non firmerà. Perché non condivide la scelta della definizione di Gerusalemme. E perché quella di Giorgis è un’operazione tardiva. Da scommettere che come lui faranno altri tra quelli che avevano sottoscritto il suo testo. A partire da Filippo Sensi e Simona Malpezzi. Alessandro Alfieri e Alfredo Bazoli, invece, potrebbero sottoscriverlo. Nella minoranza dem cresce il malumore, anche perché “non siamo stati consultati”, dicono. Comunque vada, la cosa non avrà alcun effetto sul testo finale che uscirà da Palazzo Madama. È stata rinviata al 27 gennaio, ‘Giorno della memoria”, l’adozione di un testo base in commissione Affari costituzionali al Senato. In attesa di quello Pd sono al momento 7 i testi all’esame della commissione: ai quattro già depositati di Massimiliano Romeo (Lega), Maurizio Gasparri (FI), Ivan Scalfarotto (Iv) e Delrio (Pd) si sono aggiunti oggi quelli di FdI, M5s e Noi moderati. Il presidente della commissione Alberto Balboni (FdI) ha messo ai voti le due opzioni possibili per andare avanti con i lavori, se procedere, cioè, con l’adozione di un testo base o se dare vita a un Comitato ristretto per l’elaborazione di un testo unificato. Approvata la prima opzione con i voti favorevoli del centrodestra e di Iv e quelli contrari di Pd, M5s e Avs. Si partirà dal ddl Romeo (praticamente identico a quello Scalfarotto). L'articolo Pd spaccato sull’antisemitismo: il disegno di legge di Giorgis non troverà unanimità nel gruppo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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A Torre Annunziata e Castellammare di Stabia ombre di camorra e rischio scioglimento: la primavera del Pd in provincia di Napoli è già finita
A Torre Annunziata è arrivata la commissione d’accesso. La prefettura di Napoli è insospettita da una informativa della Finanza sui ritardi negli sgomberi degli immobili pubblici occupati abusivamente, e su un reticolo di parentele e contatti tra famiglie di pregiudicati e persone vicine all’amministrazione. A Castellammare di Stabia se la aspettano da un momento all’altro. A maggio hanno visto tre ras del clan sul palco dei festeggiamenti per la Juve Stabia (messa qualche mese dopo in amministrazione controllata dal Tribunale per i condizionamenti del clan nell’indotto), poi a novembre hanno letto su ilfattoquotidiano.it le intercettazioni di un consigliere comunale di maggioranza con il cassiere dei boss. Lo chiamava ‘Zio’ e lo invitava ‘a fare cose importanti insieme’. Parole dette in campagna elettorale, forse c’era troppa confidenza. Il consigliere si è difeso sostenendo che erano telefonate di lavoro e non ci sono elementi per non credergli. Poi si è dimesso dopo qualche settimana, come un altro consigliere che si era ritrovato figlio e nipote indagati per associazione camorristica. Ma sulla primavera di speranza e rinnovamento di queste popolose e confinanti città della provincia di Napoli, incombono ora le nubi di un ritorno all’autunno. Quattro anni fa si raccontò lo scioglimento quasi in contemporanea per infiltrazioni dei clan Gionta e D’Alessandro nelle macchine comunali. Nel giugno 2024 il ritorno alle urne e la vittoria di due sindaci eletti su una domanda di cambiamento. Due esponenti della società civile, come si diceva una volta, prima che si abusasse della metafora. A Torre, ha vinto il manager Corrado Cuccurullo, docente universitario, ex Cda Soresa, la società della spesa sanitaria campana, era stato cooptato da De Luca per mettere a posto i conti. A Castellammare di Stabia il giornalista ed ex direttore dell’Espresso Luigi Vicinanza, uno che dava del tu a Carlo De Benedetti e ne risanava i quotidiani locali. I loro punti in comune: due professionisti che non vivevano di politica e non provenivano dalla politica, essere alla prima prova del voto, essere designati dal Pd. A Torre Annunziata, senza l’assenso del M5s, che ha corso da solo. A Castellammare di Stabia, con il campo largo al completo, un esperimento in anticipo della corazzata che ha accompagnato la candidatura di Roberto Fico per la Regione Campania. Ben 14 liste, di cui solo tre di partito e il resto, liste civiche dove secondo l’icona anticamorra del Pd Sandro Ruotolo, componente della segreteria nazionale Pd, “nella debolezza della politica proliferano i comitati degli eletti e prospera la camorra”. Una ferita profonda nei rapporti col collega Vicinanza, due giornalisti uniti dalla antica militanza in testate di sinistra e divisi sulla sorte di Castellammare, e nei rapporti tra il Pd e il sindaco. Premessa: Ruotolo ha parlato da consigliere comunale. Elly Schlein lo aveva inviato lì come garanzia di legalità della proposta politica. Ruotolo ha fatto le sue valutazioni e ha concluso che non ci sono più le condizioni per andare avanti. Si è dimesso, ha chiesto a Vicinanza di fare altrettanto, non è stato accontentato e ha chiesto al Pd di staccare la spina all’amministrazione. Il sindaco ha detto no. Ha spiegato perché intende restare, anticipando in un’intervista alla nostra testata le ragioni che ha ribadito in un incontro pubblico al Supercinema, un migliaio di cittadini – tra cui la deputata 5S Carmen Di Lauro e l’ex Pg di Napoli Luigi Riello – assiepati ad ascoltarlo: “Solo fango contro di me, noi siamo un argine alla criminalità e lo stiamo dimostrando coi fatti, chiediamoci piuttosto se la camorra sarebbe contenta o meno delle mie dimissioni”. Chissà se basterà per scongiurare la commissione d’accesso, incubatrice di un rischio scioglimento. Sul punto, tra Cuccurullo e Vicinanza, le situazioni sono diverse e il pensiero ovviamente pure. Il sindaco di Torre Annunziata ormai la ha in casa e deve fare buon viso a cattivo gioco. “Siamo tranquilli, servirà a fare chiarezza”, ha dichiarato a caldo. Poi non ne ha parlato più. Il sindaco di Castellammare di Stabia non la invoca, ma sa che è all’orizzonte: “Che venga, non devo certo chiederla io: dò la mia completa disponibilità a Prefettura, Dda, Procura di Torre Annunziata per dare un colpo alla camorra che da mezzo secolo inquina la vita pubblica”. Il segretario del Pd campano Piero De Luca li ha incontrati entrambi, separatamente, e non ha comunicato quali siano le vere intenzioni del partito nei loro confronti. Prima di entrare nel Supercinema ad arringare il suo popolo, Vicinanza ha risposto così a un giornalista che gli chiedeva cosa intendeva replicare al Pd che gli avrebbe chiesto di dimettersi: “Non mi risulta: se me lo chiederanno ne discuteremo”. L'articolo A Torre Annunziata e Castellammare di Stabia ombre di camorra e rischio scioglimento: la primavera del Pd in provincia di Napoli è già finita proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Vietato criticare il governo di Israele: per il ddl antisemitismo i testi depositati salgono a 5. Caos Pd dopo la spaccatura su Delrio
In Commissione Affari costituzionali i ddl sull’antisemitismo sono diventati cinque. Ieri se n’è aggiunto uno di Noi Moderati, con Mariastella Gelmini. In arrivo anche uno del Movimento M5S (testo a prima firma di Alessandra Maiorino). Si vanno ad aggiungere agli altri 4 presenti: quello a titolo personale del dem Graziano Delrio, quelli di FI a firma Maurizio Gasparri, di Iv a firma Ivan Scalfarotto e quello della Lega a firma Massimiliano Romeo. LA AUDIZIONI E LE DIFFICOLTÀ DEL PD Il Nazareno ha preso le distanze dal disegno di legge di Delrio, ma dell’annunciatissimo testo del Pd al quale sta lavorando Andrea Giorgis, ancora non c’è traccia. Segno evidente del fatto che il Pd è in difficoltà e che arrivare a un punto di mediazione sul tema non è affatto facile. In un primo momento si era parlato di un testo che tenesse insieme non solo l’antisemitismo, ma l’odio in generale. Si era ventilata un’assemblea dei parlamentari dem la settimana scorsa per discuterne, ma poi non si è fatta. Meglio prendere tempo ed evitare ulteriori spaccature sul tema. Ieri, intanto, c’è stata un’altra mattinata di audizioni in Commissione. Doveva essere l’ultima tornata ma Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs, è pronto a chiedere di sentire altri esperti. A intervenire, tra gli altri, Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche e David Meghnagi, storico della Shoah. La maggioranza degli esperti, chiamati dal centrodestra, si è espressa a favore della definizione dell’antisemitismo dell’Ihra (Alleanza Internazionale per la memoria dell’Olocausto), che recita così: “L’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. La base per dire che non si può criticare neanche Netanyahu e il governo israeliano. LA DEFINIZIONE IHRA E I PERICOLI PER LA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE A chiedere che la definizione Ihra sia adottata ufficialmente in Italia è il testo di Delrio, motivo per il quale molti dem sono insorti. Ma Gasparri va ancora più in là e prevede anche delle sanzioni penali per chi viola tale definizione. Ieri durante le audizioni a portare opinioni opposte sono stati Scalfarotto e De Cristofaro. “Il sionismo è un sogno bellissimo”, ha detto il senatore di Iv, a commento di quanto ascoltato. Mentre De Cristoforo, nelle sue domande ha evidenziato un punto: “Perché si può dire di Putin che è nazista e non di Netanyahu?”. Perché poi il suo ragionamento punta a chiarire che non si possono equiparare antisemitismo a antisionismo. La Commissione è stata riconvocata la prossima settimana: bisognerà capire se verrà adottato un testo base o si farà un comitato ristretto. Con ogni probabilità, se si opta per la prima soluzione, si partirà dal testo Gasparri. E il centrodestra ha i voti per rendere perseguibile penalmente la critica al governo di Israele. L'articolo Vietato criticare il governo di Israele: per il ddl antisemitismo i testi depositati salgono a 5. Caos Pd dopo la spaccatura su Delrio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Camorra e politica a Castellammare, parla il sindaco Vicinanza: “Non mi dimetto, sarebbe un regalo all’illegalità”
Il giro per i cantieri di Castellammare di Stabia dura circa un’ora ed inizia a Scanzano. “Questo era un edificio diroccato, il clan D’Alessandro, che risiede fisicamente in questo quartiere, lo usava come poligono di tiro e ci allevava i cani. E’ stato ristrutturato in nuova sede della scuola dell’obbligo, parco urbano e palestra, da domani ci faranno lezione gli alunni di 32 classi”. Si risale in auto, direzione zona industriale: “Questa invece era una ex discoteca, il bene è stato confiscato, lo stiamo trasformando in centro di formazione professionale per disabili”. L’intervista con il sindaco Luigi Vicinanza inizia così, a bordo di un’automobile. “È o non è lotta alla camorra, questa? È o non è lotta alla camorra recuperare dal degrado i beni comuni e restituirli alla città e alla pubblica utilità?”. Sono giorni difficili per un comune sciolto dal Viminale nel 2022. Una ferita non cicatrizzata, un incubo che riemerge. Un’icona dell’anticamorra, l’europarlamentare dem Sandro Ruotolo, si è dimesso dal consiglio comunale sbattendo la porta, invitando il Pd ad uscire dalla maggioranza e chiedendo all’ex direttore dell’Espresso di dimettersi da primo cittadino “perché l’amministrazione non è stata argine alla camorra e le elezioni sono state inquinate”. Si riferisce al coinvolgimento di due consiglieri comunali di liste civiche, Nino Di Maio e Gennaro Oscurato, non indagati, nell’ultima inchiesta della Dda di Napoli – pm Giuseppe Cimmarotta, procuratore Nicola Gratteri – sugli interessi della cosca negli appalti cittadini. Oscurato è stato intercettato mentre discute al telefono di incontri in campagna elettorale con il cassiere del clan, Michele Abbruzzese, al quale avrebbe donato una cassa di vino. Mentre figlio e nipote di Di Maio risultano indagati per associazione camorristica, sono accusati di aver facilitato i summit del boss Pasquale D’Alessandro mettendo a disposizione negozi sul corso e passaggi in auto. Ruotolo fa menzione di uno studio dell’Osservatorio sulla camorra stabiese, dal quale risulterebbe un anomalo boom di consensi nei seggi roccaforte del clan. Partiamo da qui: la sua elezione nel giugno 2024, avvenuta dopo lo scioglimento di una giunta di centrodestra, fu inquinata come sostiene Ruotolo dal “proliferare di liste civiche dell’ultimo minuto, veri e propri comitati elettorali del ‘partito degli eletti’, dove la camorra prospera”? Quel giorno l’affluenza ai seggi fu tre punti percentuale più alta rispetto alle precedenti comunali del 2018, quando il centrosinistra prese al primo turno il doppio dei voti del candidato di centrodestra ma si presentò spaccato in tre candidati e perse. Quando si è tornati al voto fu quindi fatto un ragionamento sulla necessità di federare uno schieramento ampio. Ricordo un’intervista in cui il dirigente dem stabiese Nicola Corrado sosteneva la necessità di un candidato che mettesse insieme la sinistra e i moderati. Il mio nome non era ancora stato individuato. Corrado è tra quelli oggi vicini alle tesi di Ruotolo. Ricorderei loro che quelle liste civiche, i politici che le hanno dato vita, già si riunivano coi partiti ai tavoli che solo dopo individuarono il mio nome. Quattordici liste, il primo ‘campo largo’. Forse troppe. A Napoli Manfredi fu appoggiato da 13 liste. Napoli è una grande città, Castellammare un comune medio. Sì ma anche a Napoli tante liste civiche rispetto ai partiti. Ora pezzi della sua maggioranza dicono che lei fu messo in guardia dei pericoli connessi a imbarcare troppe liste. M5s e Pd mi sottoposero delle questioni e delle obiezioni, ma erano di natura politica e non di legalità, in alcuni casi su singoli nomi e non sulla lista in generale. Erano problemi loro, interni. Il sospetto alimentato dalla lettera di dimissioni di Ruotolo è che lei abbia vinto le elezioni grazie ai voti della camorra. È andata così? No, ritengo di no. Altrimenti sarei stato il primo a denunciarlo. Io ho vinto col 67% al primo turno e i dati elettorali dei seggi a rischio inquinamento malavitoso sono simili agli altri, anzi: io ho vinto in tutte le sezioni tranne che in due di periferia, ad alto rischio. L’accusa più pesante forse è quella di non essere stato un argine alla camorra. Un sindaco che interviene nei quartieri disagiati, che già dall’estate 2024 ha attivato i servizi notturni di polizia municipale, che il 1 agosto 2024 tra i suoi primissimi atti chiede un comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico, che a gennaio successivo sostiene l’approvazione delle ‘zone rosse’ mentre la sinistra nazionale si opponeva in polemica col governo Meloni, che sforna atti amministrativi puliti, dialoga con le parrocchie e le associazioni, organizza eventi culturali nel centro antico finora sempre escluso, salva recuperando 8 milioni di fondi comunali il progetto di riqualificazione del rione Savorito, la nostra Caivano, nonostante la dispersione dei fondi Pnrr dovuti a precedenti ritardi, è o non è un argine alla camorra? C’è chi sostiene che le sue dimissioni impedirebbero l’arrivo di una commissione d’accesso e un eventuale secondo scioglimento. Se le mie dimissioni fossero un colpo ai clan non esiterei un attimo. Ma l’instabilità amministrativa non è un regalo all’illegalità? Detto questo, le iniziative della Dda vanno sostenute e devono essere l’occasione per una ampia mobilitazione non solo giudiziaria contro la camorra stabiese, sul modello della rivolta popolare degli anni ’90 nel Casertano contro il clan dei Casalesi. Sul versante politico è stato sufficiente aver estromesso Di Maio e Oscurato dalla maggioranza per allontanare ogni ombra? Si poteva fare di più? Se fossero stati assessori li avrei revocati. Un sindaco non ha il potere di imporre dimissioni ai consiglieri ma averli esclusi dalla maggioranza non è un atto da poco. Di Maio infine si è dimesso. Oscurato invece no ed ha partecipato al brindisi di fine anno in Comune. Era un invito del presidente del consiglio comunale Elefante, esteso a tutti i consiglieri. Fino a quando sarà consigliere Oscurato ha diritto a frequentare Palazzo Farnese ed esercitare il suo mandato. Non ha partecipato agli ultimi consigli comunali, nemmeno a quello dell’approvazione del bilancio. Lei ha compreso il Pd che posizione ha sulla sua amministrazione? C’è la posizione di Ruotolo, c’è quella del segretario campano Piero De Luca che mi sostiene e ora vuole incontrarmi, e quella del gruppo consiliare che intende proseguire questa esperienza. L'articolo Camorra e politica a Castellammare, parla il sindaco Vicinanza: “Non mi dimetto, sarebbe un regalo all’illegalità” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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