“Casapound annuncia il sostegno alla riforma del governo Meloni. Loro votano sì,
noi difendiamo la Costituzione: il 22 e 23 marzo vota no”. Con questo post
l’account del Pd ha lanciato su fb un video in cui viene rappresentata
un’adunata fascista che urla “Presente” e fa il saluto romano. L’iniziativa
social fa discutere, anche all’interno dello stesso Partito democratico, con la
vicepresidente del Parlamento europeo Pina Picierno che definisce la “linea
comunicativa che assimila al fascismo chi voterà Sì al referendum del 22-23
marzo gravemente insultante e svilente”. “Io – dice la dem – voterò sì, e lo
farò in compagnia di molti elettori e militanti del Pd, per i quali chiedo
rispetto: basta, vi prego, con accuse infamanti”.
Dura la deputata di FdI Cristina Almici: “il video diffuso dal Partito
democratico contro il Sì al referendum sulla separazione delle carriere, che
accomuna chi sostiene la riforma ai fascisti, è indegno, offensivo e
inaccettabile. Non è confronto politico: è delegittimazione, è propaganda
tossica, è un attacco gratuito a cittadini, giuristi e forze politiche che
partecipano legittimamente al dibattito democratico. Siamo oltre ogni limite di
decenza”.
“Secondo il Pd chi vota Si al referendum è accomunato ad un fascista? Questa
riforma fu impostata dalla medaglia d’argento al valor militare della
Resistenza, il socialista Giuliano Vassalli. Che i fascisti – nelle prigioni di
Via Tasso – li conobbe davvero, e in modo tragico. Che vergogna questo video del
Pd”, afferma Luigi Marattin, deputato e segretario del Partito
Liberaldemocratico.
L'articolo Referendum, il Pd rilancia video con adunata di estrema destra e il
saluto romano: “Loro votano sì”. È polemica proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - PD
Un impegno instancabile per i diritti dei disabili. Un’irriducibile attività a
tutti i livelli, dall’associazionismo e dal volontariato fino al Parlamento
passando per consigli comunali o di circoscrizione. E’ morta a Roma Ileana
Argentin, deputata Pd per due legislature dal 2008 al 2018. Aveva 62 anni.
Affetta da amiotrofia spinale, è stata tra l’altro presidente dell’Unione
italiana lotta alla distrofia muscolare. Tra i primi incarichi di rilievo in
politica quelli in Campidoglio al fianco del sindaco Francesco Rutelli e poi del
successore Walter Veltroni, con i quali ha collaborato forte delle deleghe alle
politiche dell’handicap e della salute mentale. “La città e l’intera comunità
democratica perdono un grande punto di riferimento – dichiara il sindaco di Roma
Roberto Gualtieri -, apprezzata prima come consigliera capitolina e dirigente
politica locale e poi come parlamentare della Repubblica. Per decenni è stata
protagonista di innumerevoli battaglie per i diritti delle persone con
disabilità e a sostegno del volontariato. Ricorderemo per sempre il suo impegno
instancabile e appassionato che adesso lascia davvero un grande vuoto”. Dopo non
essere riuscita a rientrare in Parlamento nel 2018, Argentin ha partecipato alle
elezioni comunali di Roma nel 2021 nelle liste per il XIV municipio, dov’è stata
eletta.
Nel Pd si moltiplicano i messaggi di cordoglio. “Donna straordinaria, capace e
coraggiosa” la definisce la capogruppo alla Camera Chiara Braga. “Un’amica
generosa, una compagna forte e appassionata, una combattente instancabile che
amava la vita” aggiunge Goffredo Bettini. Una “donna esemplare”, aggiunge
Roberto Morassut, “che ha rovesciato l’idea della fragilità come debolezza o
rassegnazione”. “Fino all’ultimo – racconta – è stata in campo per i diritti
delle persone fragili e meno fortunate. Ha lottato nelle istituzioni locali e in
Parlamento per una società più giusta e meno egoista capace di includere tutti.
Con umiltà la ricordo. Perché ci ha insegnato che la forza morale,
intellettuale, emotiva, la forza della differenza e della sofferenza può essere
una energia imbattibile”.
L'articolo Morta Ileana Argentin, una vita in politica per i diritti dei
disabili. Gualtieri: “Il Pd perde un punto di riferimento” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“La rimonta del No nei sondaggi sul referendum sulla giustizia? Il motivo
principale è chiarissimo: prima la gente non ne sapeva assolutamente nulla e
adesso si comincia a saperne qualcosa“. Sono le parole dell’ex magistrato
Gianrico Carofiglio, intervenuto a L’aria che tira (La7) sul referendum sulla
giustizia, mentre i sondaggi registrano una rimonta del fronte contrario alla
riforma Nordio. Secondo l’istituto Ixè, il quadro è ormai di quasi perfetta
parità: 49,9% per il no e 50,1% per il sì.
Lo scrittore individua nella maggiore circolazione di informazioni la ragione
principale del cambiamento di scenario, ma avverte: “Il livello di
disinformazione su questo tema è ancora altissimo ed è altissimo non per un
fatto casuale. La maggioranza di governo, che ha proposto e approvato con queste
modalità quasi militari una riforma costituzionale che richiederebbe soprattutto
su questi temi accordo e collaborazione fra le diverse forze, non vuole che le
persone sappiano qual è il centro doloroso, pulsante e pericoloso di questa
riforma, ovvero un vero e proprio scardinamento di alcuni meccanismi
costituzionali fondamentali”.
Il riferimento è in particolare al Csm: “Si vorrebbe con questa riforma, se il
referendum passasse, cosa che io non credo, che il Csm, organo di rilievo
costituzionale, fosse nominato per sorteggio, cioè la tombola“.
E incalza il conduttore David Parenzo con una domanda retorica: “Tu vorresti che
il tuo Consiglio Circoscrizionale o il tuo Consiglio Comunale o il Consiglio
Regionale fossero nominati per sorteggio? No, non lo vorrebbe nessuno e nemmeno
loro lo vorrebbero”.
Parenzo gli mostra un cartello con la scritta “Sinistra per il sì”, accompagnata
dai volti di Pina Picierno, Anna Paola Concia, Raffaella Paita, Claudio
Petruccioli, Stefano Esposito, Stefano Ceccanti, Augusto Barbera, Cesare Salvi
ed Enrico Morando, osservando che “ci sono però anche alcuni esponenti del
centrosinistra che hanno deciso di votare sì”.
Tranchant la replica di Carofiglio: “Non vedo molta gente di sinistra lì, di
sinistra proprio non ne vedo. Sicuramente persone ampiamente rispettabili e di
gran qualità, però faccio un po’ di fatica a definirle di sinistra”.
L'articolo Referendum, Carofiglio gela il fronte del Sì, da Picierno a Concia:
“Non vedo gente di sinistra lì”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
di Enza Plotino
Ha ragione Tomaso Montanari. Non siamo più nel tempo di una dialettica anche
contrapposta, in certi momenti più accesa, in altri più debole, all’interno di
un partito in cui tutte le posizioni hanno dignità di essere sostenute e difese.
Tutto è cambiato oggi. Contro questi attacchi allo Stato democratico, al
diritto, alla pacifica convivenza negli Stati e tra gli Stati, contro l’avanzata
di nuovi fascismi e di forze autoritarie e tecnocratiche è necessario fare
quadrato, resistere e riaffermare la centralità della democrazia e del diritto,
della giustizia e della libertà.
Bisogna decidere da che parte stare e il Pd non può permettersi di dividersi.
Non è più il tempo dei distinguo, delle sfumature, ma va fatta una scelta di
campo: o con lo Stato di diritto, democratico e libero o con un sistema in cui
vige la legge del più forte, un sistema repressivo e autoritario, un neofascismo
capeggiato da un pazzo criminale.
Un momento in cui lo spartiacque tra questi due aspetti contrapposti della
società attuale saranno squadernati apertamente sarà il referendum sulla
separazione delle carriere dei magistrati. Si sceglierà la strada verso cui
andare: smantellare lo Stato di diritto o ribadirne la sua importanza vitale per
l’Italia.
Il referendum rappresenta un bivio tra chi pensa che vada tutto bene e chi vuole
gridare il suo dissenso e la sua contrarietà ad un sistema basato sulla
propaganda, il profitto dei più ricchi e lo smantellamento dell’equilibrio tra i
poteri di uno Stato democratico. Quindi l’invito è a tutti quegli esponenti del
Pd che ritengono di volersi schierare dalla parte della destra meloniana per il
Sì. E’ una posizione che indebolisce il partito intero, tutto schierato contro
la destra e per il No al referendum.
Come si nota, non ne faccio un fatto di merito. Non entro proprio nel merito del
quesito referendario. Ne faccio una questione di emergenza democratica! Non
possiamo permettere a questo nostro Paese di arretrare sugli assi democratici e
costituzionali che lo hanno retto per 80 anni. E la destra di governo questi
assi democratici li vuole smantellare a favore di una democrazia illiberale,
securitaria e diseguale.
Quindi, quello che si chiede ai democratici del Sì è di soprassedere oppure di
uscire dal partito. Le frizioni sono molte e difficilmente sanabili. Il panorama
di gruppi politici che accoglierebbero le posizioni dei dissenzienti del Pd è
folto. Certo, tutti con numeri esigui e poltrone difficilmente conquistabili, ma
a volte fa bene un bagno di umiltà. Si diventa grandi!
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L'articolo Separazione delle carriere, il Pd deve fare quadrato: è una questione
di emergenza democratica proviene da Il Fatto Quotidiano.
Rischia di nuovo una condanna Piero De Luca, deputato e segretario del Pd
campano, figlio dell’ex governatore Vincenzo. Per il procuratore generale di
Salerno, la sua assoluzione in primo grado per la bancarotta della società di
consulenza immobiliare Ifil, che gli pagò 23mila euro di biglietti aerei per il
Lussemburgo, va riformata in una sentenza di condanna a due anni di reclusione.
La decisione è in calendario, salvo imprevisti, il 23 febbraio, dopo che avranno
concluso le difese ed in particolare quella di De Luca junior, rappresentata dal
professore Andrea Castaldo.
Il processo si trascina da molti anni, non sarà ricordato per la sua velocità:
inchiesta nata nel 2014 con le perquisizioni della Guardia di Finanza, nel 2015
il fallimento dell’Ifil, nel 2017 il rinvio a giudizio a Salerno, nel febbraio
2024 l’assoluzione in primo grado nonostante la richiesta di condanna a due anni
e due mesi. Le motivazioni stabilirono che Piero De Luca non era socio occulto
di Ifil, e la sua non consapevolezza che i pagamenti anticipati da Mario Del
Mese, il dominus della società di consulenza, dettati per ragioni di praticità e
amicizia, provenissero dal patrimonio della società fallita. Conclusioni che la
Procura generale di Salerno ha impugnato.
La Ifil si occupò anche della vendita degli appartamenti di piazza della
Libertà, una delle faraoniche realizzazioni urbanistiche realizzate a Salerno
durante le amministrazioni di Vincenzo De Luca. Le indagini hanno attraversato
anche il fallimento del pastificio Amato, sponsor dell’Italia campione del mondo
2006: la Ifil ebbe una consulenza intorno al progetto di ristrutturazione
dell’ex pastificio.
Queste le richieste della Procura generale per gli altri imputati: due anni e
cinque mesi per i due amministratori della Ifil, Luigi Avino ed Emilio Ferraro
(difesi dagli avvocati Luigi Gargiulo e Michele Tedesco); un anno e quattro mesi
per Valentina Lamberti (difesa dall’avvocato Enzo Caliendo), la conferma dei due
mesi di pena per l’unico condannato in primo grado, Giuseppe jr Amato (difeso
dal penalista Mariano Salvio), accusato di aver emesso false fatturazioni. Mario
Del Mese è uscito dal processo patteggiando a tre anni e otto mesi.
L'articolo Salerno, chiesta la condanna a due anni di Piero De Luca nel processo
d’appello sul crac della società immobiliare Ifil proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Da Palazzo Bachelet a Palazzo Pretorio. Il primo, sede del Csm, di cui David
Ermini, 66 anni, è stato vice presidente per cinque anni dal 2018 al 2023, il
secondo, che si trova a Figline Valdarno, in provincia di Firenze, potrebbe
diventare il luogo del suo prossimo incarico di sindaco. Incarico al quale lo ha
candidato il Pd locale per le prossime elezioni di primavera in cui sarà
rinnovato il consiglio comunale di Figline e Incisa Valdarno, un paesone di
oltre 23 mila abitanti dell’area metropolitana fiorentina. Ermini si è detto
lusingato dalla proposta. Che gli consente di tornare nell’agone politico,
costretto a lasciare quando Matteo Renzi, di cui Ermini è stato uno dei
collaboratori più stretti, lo candidò alla vice presidenza del Csm.
Lasciato palazzo Bachelet dopo cinque anni di ribalta e tensioni, Ermini , nel
luglio del 2024, diventa presidente della Spininvest, holding di Aldo Spinelli,
le cui attività sono molto legate al porto di Genova. La nomina suscita un
vespaio di polemiche politiche perché Ermini è stato, su nomina di Renzi,
commissario politico del Pd per la Liguria. Così Ermini è costretto a scegliere
tra Spinelli e la Schlein, sceglie il primo e decide di lasciare la direzione
nazionale del Pd.
Ma ora torna in politica. A partire dalla sua Figline. Dice: “Arriva un momento
nella vita in cui è giusto servire e restituire quanto si è avuto, in cui chi ha
avuto l’onore di ricoprire incarichi di grande prestigio come ho avuto l’onore
di ricoprire io, può dimostrare che le istituzioni, le proprie idee e i propri
valori si possono servire, provando a mettersi al servizio e a disposizione
della comunità di cui sei figli“.
Comunità in cui Ermini, figlio di una delle famiglie più in vista del paese,
frequenta il liceo classico (è compagno di scuola dell’allenatore Maurizio
Sarri), si laurea in giurisprudenza e diventa avvocato penalista sulle orme del
padre. E nel contempo si dà alla politica, prima nella Dc, poi nella Margherita,
diventa presidente del consiglio provinciale di Firenze e si lega a Renzi e al
suo cerchio magico e nel 2013 approda in parlamento. I rapporti con Renzi però
in seguito si rompono. A Ermini non vanno giù le ricostruzioni che l’ex premier
descrive nel libro Il Mostro, edito da Piemme , sul caso dell’avvocato Piero
Amara, al centro di varie inchieste giudiziarie e autore di dichiarazioni – mai
riscontrate – sulla Loggia Ungheria, una presunta loggia massonica segreta.
Volano insulti e persino una querela. Renzi definisce Ermini “una persona
mediocre”. Da candidato a sindaco di Figline e Incisa Valdarno Ermini ha fatto
sapere che intende riprendere il filo interrotto della sua amicizia con Renzi.
Anche perché per vincere le elezioni punta “alla coalizione che guida la Regione
Toscana”, un campo largo in cui un forte peso è ricoperto da Italia Viva.
L’obiettivo è quello di far diventare Figline e Incisa un paese modello sul
piano amministrativo e politico. Con un occhio rivolto a Renzi e l’altro a Elly
Schlein.
L'articolo Il ritorno alla politica di David Ermini: l’ex vicepresidente del Csm
corre da sindaco per il Pd nella sua Figline proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giovedì mattina alle 9.30 il gruppo del Pd in Senato si riunirà per certificare
quello che è ormai evidente da settimane: la spaccatura sull’antisemitismo.
Andrea Giorgis presenterà il disegno di legge per contrastare ogni forma di
odio, con particolare accentuazione dell’antisemitismo. E parte del gruppo si
prepara a non firmarlo. A partire da Graziano Delrio, che ha presentato a
dicembre un proprio testo, sconfessato dal Nazareno, ma che lo stesso senatore
si è rifiutato di ritirare. Nel testo di Giorgis, che sarebbe dovuto arrivare
settimane fa, si adotta la definizione di Gerusalemme, secondo la quale
“l’antisemitismo è discriminazione, pregiudizio, ostilità o violenza contro gli
ebrei in quanto ebrei (o contro istituzioni ebraiche in quanto ebraiche)”.
Mentre nel testo Delrio si adotta quella dell’Ihra, secondo la quale
“l’antisemitismo è una certa percezione degli ebrei che può essere espressa come
odio per gli ebrei. Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono
dirette verso gli ebrei o i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni
comunitarie ebraiche ed edifici utilizzati per il culto”. Una definizione che
impedisce anche la critica al governo israeliano e a Netanyahu. Dunque, giovedì
mattina i senatori dem si confronteranno soprattutto su questo punto. Delrio
ufficialmente non si esprime, ma ai colleghi di partito sta dicendo che non
firmerà. Perché non condivide la scelta della definizione di Gerusalemme. E
perché quella di Giorgis è un’operazione tardiva. Da scommettere che come lui
faranno altri tra quelli che avevano sottoscritto il suo testo. A partire da
Filippo Sensi e Simona Malpezzi. Alessandro Alfieri e Alfredo Bazoli, invece,
potrebbero sottoscriverlo. Nella minoranza dem cresce il malumore, anche perché
“non siamo stati consultati”, dicono.
Comunque vada, la cosa non avrà alcun effetto sul testo finale che uscirà da
Palazzo Madama. È stata rinviata al 27 gennaio, ‘Giorno della memoria”,
l’adozione di un testo base in commissione Affari costituzionali al Senato. In
attesa di quello Pd sono al momento 7 i testi all’esame della commissione: ai
quattro già depositati di Massimiliano Romeo (Lega), Maurizio Gasparri (FI),
Ivan Scalfarotto (Iv) e Delrio (Pd) si sono aggiunti oggi quelli di FdI, M5s e
Noi moderati. Il presidente della commissione Alberto Balboni (FdI) ha messo ai
voti le due opzioni possibili per andare avanti con i lavori, se procedere,
cioè, con l’adozione di un testo base o se dare vita a un Comitato ristretto per
l’elaborazione di un testo unificato. Approvata la prima opzione con i voti
favorevoli del centrodestra e di Iv e quelli contrari di Pd, M5s e Avs. Si
partirà dal ddl Romeo (praticamente identico a quello Scalfarotto).
L'articolo Pd spaccato sull’antisemitismo: il disegno di legge di Giorgis non
troverà unanimità nel gruppo proviene da Il Fatto Quotidiano.
A Torre Annunziata è arrivata la commissione d’accesso. La prefettura di Napoli
è insospettita da una informativa della Finanza sui ritardi negli sgomberi degli
immobili pubblici occupati abusivamente, e su un reticolo di parentele e
contatti tra famiglie di pregiudicati e persone vicine all’amministrazione. A
Castellammare di Stabia se la aspettano da un momento all’altro. A maggio hanno
visto tre ras del clan sul palco dei festeggiamenti per la Juve Stabia (messa
qualche mese dopo in amministrazione controllata dal Tribunale per i
condizionamenti del clan nell’indotto), poi a novembre hanno letto su
ilfattoquotidiano.it le intercettazioni di un consigliere comunale di
maggioranza con il cassiere dei boss. Lo chiamava ‘Zio’ e lo invitava ‘a fare
cose importanti insieme’. Parole dette in campagna elettorale, forse c’era
troppa confidenza. Il consigliere si è difeso sostenendo che erano telefonate di
lavoro e non ci sono elementi per non credergli. Poi si è dimesso dopo qualche
settimana, come un altro consigliere che si era ritrovato figlio e nipote
indagati per associazione camorristica.
Ma sulla primavera di speranza e rinnovamento di queste popolose e confinanti
città della provincia di Napoli, incombono ora le nubi di un ritorno
all’autunno. Quattro anni fa si raccontò lo scioglimento quasi in contemporanea
per infiltrazioni dei clan Gionta e D’Alessandro nelle macchine comunali. Nel
giugno 2024 il ritorno alle urne e la vittoria di due sindaci eletti su una
domanda di cambiamento. Due esponenti della società civile, come si diceva una
volta, prima che si abusasse della metafora. A Torre, ha vinto il manager
Corrado Cuccurullo, docente universitario, ex Cda Soresa, la società della spesa
sanitaria campana, era stato cooptato da De Luca per mettere a posto i conti. A
Castellammare di Stabia il giornalista ed ex direttore dell’Espresso Luigi
Vicinanza, uno che dava del tu a Carlo De Benedetti e ne risanava i quotidiani
locali. I loro punti in comune: due professionisti che non vivevano di politica
e non provenivano dalla politica, essere alla prima prova del voto, essere
designati dal Pd.
A Torre Annunziata, senza l’assenso del M5s, che ha corso da solo. A
Castellammare di Stabia, con il campo largo al completo, un esperimento in
anticipo della corazzata che ha accompagnato la candidatura di Roberto Fico per
la Regione Campania. Ben 14 liste, di cui solo tre di partito e il resto, liste
civiche dove secondo l’icona anticamorra del Pd Sandro Ruotolo, componente della
segreteria nazionale Pd, “nella debolezza della politica proliferano i comitati
degli eletti e prospera la camorra”. Una ferita profonda nei rapporti col
collega Vicinanza, due giornalisti uniti dalla antica militanza in testate di
sinistra e divisi sulla sorte di Castellammare, e nei rapporti tra il Pd e il
sindaco. Premessa: Ruotolo ha parlato da consigliere comunale. Elly Schlein lo
aveva inviato lì come garanzia di legalità della proposta politica. Ruotolo ha
fatto le sue valutazioni e ha concluso che non ci sono più le condizioni per
andare avanti. Si è dimesso, ha chiesto a Vicinanza di fare altrettanto, non è
stato accontentato e ha chiesto al Pd di staccare la spina all’amministrazione.
Il sindaco ha detto no. Ha spiegato perché intende restare, anticipando in
un’intervista alla nostra testata le ragioni che ha ribadito in un incontro
pubblico al Supercinema, un migliaio di cittadini – tra cui la deputata 5S
Carmen Di Lauro e l’ex Pg di Napoli Luigi Riello – assiepati ad ascoltarlo:
“Solo fango contro di me, noi siamo un argine alla criminalità e lo stiamo
dimostrando coi fatti, chiediamoci piuttosto se la camorra sarebbe contenta o
meno delle mie dimissioni”. Chissà se basterà per scongiurare la commissione
d’accesso, incubatrice di un rischio scioglimento.
Sul punto, tra Cuccurullo e Vicinanza, le situazioni sono diverse e il pensiero
ovviamente pure. Il sindaco di Torre Annunziata ormai la ha in casa e deve fare
buon viso a cattivo gioco. “Siamo tranquilli, servirà a fare chiarezza”, ha
dichiarato a caldo. Poi non ne ha parlato più. Il sindaco di Castellammare di
Stabia non la invoca, ma sa che è all’orizzonte: “Che venga, non devo certo
chiederla io: dò la mia completa disponibilità a Prefettura, Dda, Procura di
Torre Annunziata per dare un colpo alla camorra che da mezzo secolo inquina la
vita pubblica”. Il segretario del Pd campano Piero De Luca li ha incontrati
entrambi, separatamente, e non ha comunicato quali siano le vere intenzioni del
partito nei loro confronti. Prima di entrare nel Supercinema ad arringare il suo
popolo, Vicinanza ha risposto così a un giornalista che gli chiedeva cosa
intendeva replicare al Pd che gli avrebbe chiesto di dimettersi: “Non mi
risulta: se me lo chiederanno ne discuteremo”.
L'articolo A Torre Annunziata e Castellammare di Stabia ombre di camorra e
rischio scioglimento: la primavera del Pd in provincia di Napoli è già finita
proviene da Il Fatto Quotidiano.
In Commissione Affari costituzionali i ddl sull’antisemitismo sono diventati
cinque. Ieri se n’è aggiunto uno di Noi Moderati, con Mariastella Gelmini. In
arrivo anche uno del Movimento M5S (testo a prima firma di Alessandra Maiorino).
Si vanno ad aggiungere agli altri 4 presenti: quello a titolo personale del dem
Graziano Delrio, quelli di FI a firma Maurizio Gasparri, di Iv a firma Ivan
Scalfarotto e quello della Lega a firma Massimiliano Romeo.
LA AUDIZIONI E LE DIFFICOLTÀ DEL PD
Il Nazareno ha preso le distanze dal disegno di legge di Delrio, ma
dell’annunciatissimo testo del Pd al quale sta lavorando Andrea Giorgis, ancora
non c’è traccia. Segno evidente del fatto che il Pd è in difficoltà e che
arrivare a un punto di mediazione sul tema non è affatto facile. In un primo
momento si era parlato di un testo che tenesse insieme non solo l’antisemitismo,
ma l’odio in generale. Si era ventilata un’assemblea dei parlamentari dem la
settimana scorsa per discuterne, ma poi non si è fatta. Meglio prendere tempo ed
evitare ulteriori spaccature sul tema.
Ieri, intanto, c’è stata un’altra mattinata di audizioni in Commissione. Doveva
essere l’ultima tornata ma Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs, è pronto a
chiedere di sentire altri esperti. A intervenire, tra gli altri, Noemi Di Segni,
presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche e David Meghnagi, storico della
Shoah. La maggioranza degli esperti, chiamati dal centrodestra, si è espressa a
favore della definizione dell’antisemitismo dell’Ihra (Alleanza Internazionale
per la memoria dell’Olocausto), che recita così: “L’antisemitismo è una certa
percezione degli ebrei che può essere espressa come odio per gli ebrei.
Manifestazioni di antisemitismo verbali e fisiche sono dirette verso gli ebrei o
i non ebrei e/o alle loro proprietà, verso istituzioni comunitarie ebraiche ed
edifici utilizzati per il culto”. La base per dire che non si può criticare
neanche Netanyahu e il governo israeliano.
LA DEFINIZIONE IHRA E I PERICOLI PER LA LIBERTÀ D’ESPRESSIONE
A chiedere che la definizione Ihra sia adottata ufficialmente in Italia è il
testo di Delrio, motivo per il quale molti dem sono insorti. Ma Gasparri va
ancora più in là e prevede anche delle sanzioni penali per chi viola tale
definizione. Ieri durante le audizioni a portare opinioni opposte sono stati
Scalfarotto e De Cristofaro. “Il sionismo è un sogno bellissimo”, ha detto il
senatore di Iv, a commento di quanto ascoltato. Mentre De Cristoforo, nelle sue
domande ha evidenziato un punto: “Perché si può dire di Putin che è nazista e
non di Netanyahu?”. Perché poi il suo ragionamento punta a chiarire che non si
possono equiparare antisemitismo a antisionismo.
La Commissione è stata riconvocata la prossima settimana: bisognerà capire se
verrà adottato un testo base o si farà un comitato ristretto. Con ogni
probabilità, se si opta per la prima soluzione, si partirà dal testo Gasparri. E
il centrodestra ha i voti per rendere perseguibile penalmente la critica al
governo di Israele.
L'articolo Vietato criticare il governo di Israele: per il ddl antisemitismo i
testi depositati salgono a 5. Caos Pd dopo la spaccatura su Delrio proviene da
Il Fatto Quotidiano.
Il giro per i cantieri di Castellammare di Stabia dura circa un’ora ed inizia a
Scanzano. “Questo era un edificio diroccato, il clan D’Alessandro, che risiede
fisicamente in questo quartiere, lo usava come poligono di tiro e ci allevava i
cani. E’ stato ristrutturato in nuova sede della scuola dell’obbligo, parco
urbano e palestra, da domani ci faranno lezione gli alunni di 32 classi”. Si
risale in auto, direzione zona industriale: “Questa invece era una ex discoteca,
il bene è stato confiscato, lo stiamo trasformando in centro di formazione
professionale per disabili”. L’intervista con il sindaco Luigi Vicinanza inizia
così, a bordo di un’automobile. “È o non è lotta alla camorra, questa? È o non è
lotta alla camorra recuperare dal degrado i beni comuni e restituirli alla città
e alla pubblica utilità?”.
Sono giorni difficili per un comune sciolto dal Viminale nel 2022. Una ferita
non cicatrizzata, un incubo che riemerge. Un’icona dell’anticamorra,
l’europarlamentare dem Sandro Ruotolo, si è dimesso dal consiglio comunale
sbattendo la porta, invitando il Pd ad uscire dalla maggioranza e chiedendo
all’ex direttore dell’Espresso di dimettersi da primo cittadino “perché
l’amministrazione non è stata argine alla camorra e le elezioni sono state
inquinate”. Si riferisce al coinvolgimento di due consiglieri comunali di liste
civiche, Nino Di Maio e Gennaro Oscurato, non indagati, nell’ultima inchiesta
della Dda di Napoli – pm Giuseppe Cimmarotta, procuratore Nicola Gratteri –
sugli interessi della cosca negli appalti cittadini.
Oscurato è stato intercettato mentre discute al telefono di incontri in campagna
elettorale con il cassiere del clan, Michele Abbruzzese, al quale avrebbe donato
una cassa di vino. Mentre figlio e nipote di Di Maio risultano indagati per
associazione camorristica, sono accusati di aver facilitato i summit del boss
Pasquale D’Alessandro mettendo a disposizione negozi sul corso e passaggi in
auto. Ruotolo fa menzione di uno studio dell’Osservatorio sulla camorra
stabiese, dal quale risulterebbe un anomalo boom di consensi nei seggi
roccaforte del clan.
Partiamo da qui: la sua elezione nel giugno 2024, avvenuta dopo lo scioglimento
di una giunta di centrodestra, fu inquinata come sostiene Ruotolo dal
“proliferare di liste civiche dell’ultimo minuto, veri e propri comitati
elettorali del ‘partito degli eletti’, dove la camorra prospera”?
Quel giorno l’affluenza ai seggi fu tre punti percentuale più alta rispetto alle
precedenti comunali del 2018, quando il centrosinistra prese al primo turno il
doppio dei voti del candidato di centrodestra ma si presentò spaccato in tre
candidati e perse. Quando si è tornati al voto fu quindi fatto un ragionamento
sulla necessità di federare uno schieramento ampio. Ricordo un’intervista in cui
il dirigente dem stabiese Nicola Corrado sosteneva la necessità di un candidato
che mettesse insieme la sinistra e i moderati. Il mio nome non era ancora stato
individuato.
Corrado è tra quelli oggi vicini alle tesi di Ruotolo.
Ricorderei loro che quelle liste civiche, i politici che le hanno dato vita, già
si riunivano coi partiti ai tavoli che solo dopo individuarono il mio nome.
Quattordici liste, il primo ‘campo largo’. Forse troppe.
A Napoli Manfredi fu appoggiato da 13 liste.
Napoli è una grande città, Castellammare un comune medio.
Sì ma anche a Napoli tante liste civiche rispetto ai partiti.
Ora pezzi della sua maggioranza dicono che lei fu messo in guardia dei pericoli
connessi a imbarcare troppe liste.
M5s e Pd mi sottoposero delle questioni e delle obiezioni, ma erano di natura
politica e non di legalità, in alcuni casi su singoli nomi e non sulla lista in
generale. Erano problemi loro, interni.
Il sospetto alimentato dalla lettera di dimissioni di Ruotolo è che lei abbia
vinto le elezioni grazie ai voti della camorra. È andata così?
No, ritengo di no. Altrimenti sarei stato il primo a denunciarlo. Io ho vinto
col 67% al primo turno e i dati elettorali dei seggi a rischio inquinamento
malavitoso sono simili agli altri, anzi: io ho vinto in tutte le sezioni tranne
che in due di periferia, ad alto rischio.
L’accusa più pesante forse è quella di non essere stato un argine alla camorra.
Un sindaco che interviene nei quartieri disagiati, che già dall’estate 2024 ha
attivato i servizi notturni di polizia municipale, che il 1 agosto 2024 tra i
suoi primissimi atti chiede un comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico,
che a gennaio successivo sostiene l’approvazione delle ‘zone rosse’ mentre la
sinistra nazionale si opponeva in polemica col governo Meloni, che sforna atti
amministrativi puliti, dialoga con le parrocchie e le associazioni, organizza
eventi culturali nel centro antico finora sempre escluso, salva recuperando 8
milioni di fondi comunali il progetto di riqualificazione del rione Savorito, la
nostra Caivano, nonostante la dispersione dei fondi Pnrr dovuti a precedenti
ritardi, è o non è un argine alla camorra?
C’è chi sostiene che le sue dimissioni impedirebbero l’arrivo di una commissione
d’accesso e un eventuale secondo scioglimento.
Se le mie dimissioni fossero un colpo ai clan non esiterei un attimo. Ma
l’instabilità amministrativa non è un regalo all’illegalità? Detto questo, le
iniziative della Dda vanno sostenute e devono essere l’occasione per una ampia
mobilitazione non solo giudiziaria contro la camorra stabiese, sul modello della
rivolta popolare degli anni ’90 nel Casertano contro il clan dei Casalesi.
Sul versante politico è stato sufficiente aver estromesso Di Maio e Oscurato
dalla maggioranza per allontanare ogni ombra? Si poteva fare di più?
Se fossero stati assessori li avrei revocati. Un sindaco non ha il potere di
imporre dimissioni ai consiglieri ma averli esclusi dalla maggioranza non è un
atto da poco.
Di Maio infine si è dimesso. Oscurato invece no ed ha partecipato al brindisi di
fine anno in Comune.
Era un invito del presidente del consiglio comunale Elefante, esteso a tutti i
consiglieri. Fino a quando sarà consigliere Oscurato ha diritto a frequentare
Palazzo Farnese ed esercitare il suo mandato. Non ha partecipato agli ultimi
consigli comunali, nemmeno a quello dell’approvazione del bilancio.
Lei ha compreso il Pd che posizione ha sulla sua amministrazione?
C’è la posizione di Ruotolo, c’è quella del segretario campano Piero De Luca che
mi sostiene e ora vuole incontrarmi, e quella del gruppo consiliare che intende
proseguire questa esperienza.
L'articolo Camorra e politica a Castellammare, parla il sindaco Vicinanza: “Non
mi dimetto, sarebbe un regalo all’illegalità” proviene da Il Fatto Quotidiano.