Tag - George Clooney

“La gente ama ancora il rito della lattina ghiacciata aperta con gli amici ma non vuole più l’alcol”: George Clooney lancia la sua birra analcolica Crazy Mountains
George Clooney torna a vendere… bevande. Il celebre interprete di ER ha lanciato sul mercato una birra non alcolica chiamata Crazy Mountains. Sulla lattina, infatti, figura un cowboy a cavallo pronto a lanciare il suo lazo. Nel 2017 il trio Clooney, Rande Gerber (marito di Cindy Crawford) e Mike Meldman aveva venduto per un miliardo di dollari il loro marchio di tequila Casamigos. Ora i tre sono tornati insieme, ma per un prodotto molto più soft che risulta a livello di analisi di mercato, in forte crescita. “Abbiamo notato che la stessa cosa capitava ovunque: la gente ama ancora il rito della lattina ghiacciata aperta con gli amici dopo una partita di golf, una lunga passeggiata o nella pausa di relax dopo il lavoro, ma non vuole più l’alcol. Crazy Mountain è nata da quell’idea”, ha spiegato Gerber, uno dei tre soci al New York Post. Il mercato mondiale delle birre analcoliche vale sui 25 miliardi di dollari e, secondo analisti del settore, è in continua crescita rispetto anche solo al mercato di birra tradizionale fermo al palo. L'articolo “La gente ama ancora il rito della lattina ghiacciata aperta con gli amici ma non vuole più l’alcol”: George Clooney lancia la sua birra analcolica Crazy Mountains proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cinema
Alcolismo
George Clooney
Birra
Birra Artigianale
“Mettetemi i filtri per farmi più giovane”: la battuta di George Clooney ai fotografi appostati a Milano
“Mettetemi i filtri per farmi più giovane”. George Clooney sbarca a Milano per le Olimpiadi 2026 e, come scrive Il Messaggero, avrebbe scherzato con i fotografi per renderlo più giovincello dei suoi 64 annetti belli suonati e grigi. C’è chi giura che ha detto solo “grazie mille”, ma certo è che in una serie di scatti pubblicati dall’Ansa, dove Clooney passeggia con un conoscente tra le strutture del villaggio olimpico, l’attore con occhiali a specchio azzurri e sciarpa corta sul petto pare sempre più sosia di Andrea Bocelli. Clooney e sua moglie Amal sono giunti a Milano 48 ore fa e hanno visitato diverse strutture olimpiche, mente ieri sera si sono misurati in una delle tradizioni più celebri di Milano: pestare il toro e i suoi attributi nella Galleria Vittoria Emanuele II. Dopo l’inaugurazione dell’Omega House e una capatina da Carlo Cracco i due hanno eseguito il classico gesto scaramantico da turisti: tallone destro sul testicolo del toro e tre giri su se stessi. L'articolo “Mettetemi i filtri per farmi più giovane”: la battuta di George Clooney ai fotografi appostati a Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cinema
Olimpiadi Milano-Cortina 2026
George Clooney
ER, quando il medical drama era cinema: il ritorno su Netflix della serie che ha insegnato tutto alle altre
Per chi Grey’s Anatomy, Doc e The Pitt è solo roba per educande, ricordatevi sempre che per il medical drama in principio era il verbo. E il verbo era ER – Medici in prima linea. L’acronimo dei più felici, mutuato da due parole inglesi (“emergency room”), divenuto celebre nei primi anni Novanta sulla tv pubblica italiana (Rai 2), tornerà a mostrarsi dal 10 febbraio prossimo in tutto lo splendore dei suoi 331 episodi, distribuiti su 15 stagioni, direttamente su Netflix. Prima che orde di implumi giovinetti consumassero diottrie sulle piroette di Stranger Things, il binge-watching era già nato per ER. La serie ideata, scritta (e spesso diretta) da Michael Crichton, supportata produttivamente e creativamente da John Wells (pure lui spesso dietro la macchina da presa), andò in onda sulla NBC dal 1994 al 2009 e in Italia a partire dal gennaio 1996. Tra i produttori esecutivi anche Steven Spielberg. Tra chi è nato negli anni Settanta c’è ancora il ricordo di tante uscite bucate di giovedì sera proprio perché c’era da seguire ER. Ancora non c’erano Twitter e WhatsApp, i messaggini sul cellulare a suon di duecento lire dovevano ancora arrivare, ma il tam tam per eleggere George Clooney (il dottor Doug Ross), Anthony Edwards (il dottor Mark Green, detto anche da Ross “Ciccio”), Noah Wyle (il dottor John Carter) e Julianna Margulies (la capo infermiera Carol Hathaway) divi immortali, letteralmente mezzo metro talvolta più glamour dei divi hollywoodiani plasticosi dei Novanta, è rotolato lo stesso. Quando si parla della serie del cuore è difficile trovare un ordine descrittivo logico e ponderato. Intanto la regia. Perché con ER avviene qualcosa di molto elaborato stilisticamente, qualcosa di molto vicino a tanta ottima tecnica cinematografica. In pratica l’idea di ambientare una serie dentro a un pronto soccorso (quello del County General Hospital di Chicago) richiede proprio, al momento dell’ideazione, una priorità: con la macchina da presa bisogna correre, accelerare e decelerare continuamente, tra le corsie ospedaliere come se, nonostante barelle, lettighe e flebo, non ci fossero barriere fisiche. In tanti citano l’episodio girato da Quentin Tarantino (il ventiquattresimo della prima stagione), ma i veri veterani, quelli dei piani sequenza, dell’inquadratura corale, di una dinamicità estrema alternata all’intensità di primi piani, si chiamano Christopher Chulack (46 episodi, vero sodale di Wells), Jonathan Kaplan (quello di Sotto accusa, ne ha girati 40) e Richard Thorpe (31). L’impianto drammaturgico di ER è una torsione raffinata, puntuale, mimetica tra sfera privata e performance pubblica. I medici, si sa, con la loro vanità, l’ego, l’esaltazione, il tentennamento, la debolezza, la sconfitta. Negli script della serie non solo si esplorano con sfumata attenzione i temi sociali (l’AIDS, le storture del sistema sanitario, la cultura afroamericana), ma si cesellano personaggi, psicologie e caratteri con un coinvolgente elogio delle differenze e dello scontro: dettagli fisici (la cattivissima Kerry Weaver, zoppa con stampella) e particolari del destino (il tumore che toglie di torno lentamente, per mezza stagione, il dottor Green, facendoci piangere sulle note di Over the Rainbow come nessuno mai; la pala dell’elicottero che tronca a metà un braccio del perfido dottor Romano), ma soprattutto gli amori: Ross e la Hathaway, i sospiri di Green per la dottoressa Lewis, quelli di Carter per la Del Amico. ER è il manuale della serie perfetta. L’abc della suspense ponte tra un episodio e l’altro o addirittura tra un anno e l’altro. L’apoteosi televisiva che guarda alla lezione del cinema. Ancora un paio di ricordi, di pregi e pure un difetto. Intanto per alcuni attori il loro personaggio è stato talmente iconico che non sono riusciti più a uscirne a vita. Citiamo l’immusonito dottor Benton, con Eriq LaSalle che gli rimane attaccato in eterno, o Maria Bello, splendida in A History of Violence di Cronenberg ma rimasta cucita addosso al camice della dottoressa Del Amico. Poi il tema di James Newton Howard, tutto un saltellio adrenalinico trascinante tra pianoforte e sintetizzatori che arriva dopo l’intro (cari giganti delle serie odierne, non avete inventato nulla); i benedetti doppiatori italiani in uno dei lavori più spettacolari e mimetici della storia (Gianni Bersanetti che dà la voce a Green, Fabrizio Temperini che la dà a Ross marchiando a vita il Clooney all’italiana; Alessio Cigliano come magnifico, titubante e bofonchiante Carter). Sia chiaro: l’ottava stagione è l’apice straordinario di questo progetto, poi dalla nona si comincia a scendere. Insomma, iniziate pure. Se poi non vi piace, almeno dopo una puntata avrete sicuramente imparato cos’è un pneumotorace. L'articolo ER, quando il medical drama era cinema: il ritorno su Netflix della serie che ha insegnato tutto alle altre proviene da Il Fatto Quotidiano.
Televisione
Netflix
George Clooney
Golden Globe 2026, George Clooney e Noah Wyle si abbracciano e i fan della serie tv cult “E.R. – Medici in prima linea” impazziscono per la réunion – IL VIDEO
Uno dei momenti più emozionanti della cerimonia di premiazione dell’83esima edizione dei Golden Globe, che si è tenuta stanotte, un abbraccio che ha riacceso le emozioni in tanti fan della serie tv cult “E.R. – Medici in prima linea”. George Clooney e Noah Wyle si sono ritrovati e abbracciati a oltre trent’anni dalla serie che li ha consacrati al grande mondo di Hollywood e che ha segnato un’intera generazione di spettatori. Come riportano i media presenti alla cerimonia, l’incontro tra i due ha suscitato entusiasmo e un’ondata di nostalgia tra i presenti. George Clooney ha ricevuto la nomination come Miglior attore in un film commedia o musical (categoria vinta da Timothée Chalamet per “Marty Supreme”) per il suo ruolo da protagonista in “Jay Kelly”, mentre Wyle si è portato a casa la statuetta come miglior attore in una serie drammatica per “The Pitt”, sempre ambientato nelle sale di un ospedale proprio come “E.R. – Medici in prima linea”. Due percorsi professionali distinti, carriere che li hanno portati lontano dal fittizio County General Hospital di Chicago che li ha resi celebri, eppure il legame sia professionale che affettivo tra loro è rimasto intatto, nonostante il passare del tempo. Il caloroso abbraccio che si sono scambiati ne è la testimonianza più eloquente. “E.R. – Medici in prima linea”, il cui titolo originale era “ER”, è stata una delle serie televisive medical drama più amate e premiate della storia della televisione. È stata trasmessa negli Stati Uniti dal 1994 al 2009. > Noah Wyle hugs and kisses “ER” co-star George Clooney as the #ThePitt wins at > the #GoldenGlobes for best television drama. pic.twitter.com/zjbn1CBFAm > > — Variety (@Variety) January 12, 2026 L'articolo Golden Globe 2026, George Clooney e Noah Wyle si abbracciano e i fan della serie tv cult “E.R. – Medici in prima linea” impazziscono per la réunion – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cinema
Golden Globe
Serie TV
George Clooney
Prima i dissidi con Donald Trump, ora la “fuga” dagli Usa: George Clooney ottiene la cittadinanza francese. Restano dubbi sull’iter con cui ha conseguito il doppio passaporto
George Clooney diventa francese. La star di Hollywood ha annunciato di aver ottenuto il passaporto transalpino. Il Journal Officiel ha pubblicato il decreto lo scorso 27 dicembre, rendendo a tutti gli effetti Clooney un cittadino francese. Anche la moglie Amal Alamuddin e i figli gemelli Ella e Alexander hanno ottenuto la nuova nazionalità. Nel 2021 la famiglia ha acquistato una villa a Brignoles, nel Sud della Francia. Si tratta di un immobile del Settecento circondato da 172 ettari di parco, con una piscina e un campo da tennis. A inizio dicembre Clooney aveva rilasciato un’intervista alla radio Rtl rivelando di amare la cultura e la lingua francese, ammettendo che “dopo 400 giorni sono ancora negato”. L’attore ha detto che la villa acquistata in Francia è “il posto più felice, dove i bambini si divertono” proprio come faceva lui da ragazzino nel Kentucky. “Amo davvero la vita che conduciamo lì. Qui non scattano foto dei nostri figli, non ci sono paparazzi appostati all’uscita da scuola”, ha aggiunto. E ancora: “Questo è fondamentale per noi. Volevo un posto dove i nostri figli potessero condurre una vita normale. Questo è davvero il motivo principale”. L’ITER (ABBREVIATO) PER LA CITTADINANZA Per ottenere la nazionalità francese è necessario che il richiedente risieda nel Paese per almeno 5 anni consecutivi, che abbia una buona padronanza della lingua e che superi un esame di conoscenza della storia e dei valori della Francia. Come riporta il Corriere della Sera, la difficoltà del test è stata inasprita da uno degli atti dell’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau, prima delle sue dimissioni. Clooney stesso ha ammesso di non avere una buona padronanza della lingua. I dissapori tra la star di Hollywood e il presidente degli Stati Uniti Donald Trump potrebbero aver agevolato l’iter. A marzo, il miliardario aveva dichiarato che Clooney è “un attore di secondo rango”, dopo alcuni commenti del divo contro il presidente degli Usa. George aveva replicato dicendo di infischiarsene del parere e aveva sottolineato che la propria volontà era quella di svelare la verità, quando possibile. Il caso di Clooney è uguale a quello del regista Jim Jarmusch che, nelle scorse settimane, ha avviato le pratiche per ottenere la cittadinanza francese. L'articolo Prima i dissidi con Donald Trump, ora la “fuga” dagli Usa: George Clooney ottiene la cittadinanza francese. Restano dubbi sull’iter con cui ha conseguito il doppio passaporto proviene da Il Fatto Quotidiano.
Donald Trump
Trending News
Usa
Francia
George Clooney
“Era la mia eroina. Ha affrontato il cancro con coraggio e ironia. Mancherà a me e ad Amal”: è morta Ada Zeidler, la sorella di George Clooney
Adelia “Ada” Zeidler, sorella di George Clooney, è morta di cancro a 65 anni. La notizia la dà People. “Mia sorella Ada era la mia eroina. Ha affrontato il cancro con coraggio e ironia. Non ho mai conosciuto nessuno così coraggioso. Amal e io sentiremo terribilmente la sua mancanza“, le parole dell’attore al giornale statunitense. Zeidler è morta nella sera del 19 dicembre “circondata dalle persone che amava”, al St. Elizabeth Healthcare di Edgewood, Kentucky. Ada, che portava il nome della sua bisnonna, era nata a Los Angeles il 2 maggio 1960, figlia del giornalista e conduttore televisivo Nick Clooney e della scrittrice Nina Bruce Warren. Una vita lontana dai riflettori, nel necrologio si legge: “Artista di talento, ha condiviso le sue capacità insegnando arte nella scuola elementare dell’Augusta Independent School per diversi anni. Alle superiori, i suoi risultati accademici le valsero il riconoscimento di National Merit Scholar. Il suo amore per la lettura la portò a entrare in contatto con altri lettori in un club del libro locale. Era anche membro dell’Augusta Art Guild ed era stata in passato grand marshal della White Christmas Parade annuale di Augusta”. L'articolo “Era la mia eroina. Ha affrontato il cancro con coraggio e ironia. Mancherà a me e ad Amal”: è morta Ada Zeidler, la sorella di George Clooney proviene da Il Fatto Quotidiano.
Trending News
George Clooney
“Non bacerò mai più un’attrice sul set. Uno dei miei primi registi mi aveva criticato, dicendo che non lo facevo bene”: la promessa di George Clooney
Basta baci sul set. Ha le idee chiare George Clooney per i prossimi film che girerà. L’attore hollywoodiano e attivista ha annunciato di non voler più girare scene di baci professionali. La decisione, ha spiegato Clooney al quotidiano inglese Daily Mail, è influenzata dal suo rapporto con la moglie Amal e dall’età, 64 anni. “Cerco di seguire l’esempio di Paul Newman”, ha dichiarato Clooney riferendosi al leggendario attore scomparso nel 2008, che aveva deciso di non girare più scene romantiche in età avanzata: “Ok, beh, non bacerò più una ragazza”. Clooney non ha rivelato le parole di Amal, ma ha lasciato intendere che il confronto con la moglie abbia avuto un ruolo importante nella scelta. Nel corso della sua carriera, Clooney ha condiviso baci sul set con alcune delle più grandi star di Hollywood, tra cui Catherine Zeta-Jones e Julia Roberts. Tuttavia, l’attore ha raccontato al New York Times un episodio sgradevole dei primi tempi: un regista aveva criticato la sua tecnica, inducendolo a riflettere sul modo in cui interpretava le scene di intimità. Poi Clooney ha voluto sottolineare di mantenersi ancora decisamente in forma: “Posso ancora giocare a basket e tenere il passo con giocatori molto più giovani di me”, ha spiegato, ricordando però che il tempo passa per tutti: “Tra 25 anni avrò 89 anni. Non importa quanti barrette di cereali si mangino, è un dato di fatto”. L'articolo “Non bacerò mai più un’attrice sul set. Uno dei miei primi registi mi aveva criticato, dicendo che non lo facevo bene”: la promessa di George Clooney proviene da Il Fatto Quotidiano.
Trending News
Cinema Americano
George Clooney