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Acca Larentia, prosciolti 29 indagati per il saluto romano (quasi tutti di CasaPound). Il giudice: “Non c’è ragionevole previsione di condanna”
Il gup di Roma ha prosciolto 29 persone, quasi tutti appartenenti a CasaPound incluso Gianluca Iannone, accusati di aver compiuto il saluto romano il 7 gennaio del 2024, nel corso della commemorazione per Acca Larentia. I pm, coordinati dal procuratore capo Francesco Lo Voi, contestavano la violazione delle leggi Mancino e Scelba. Ma il giudice ha disposto il non luogo a procedere sostenendo che “non vi è una ragionevole previsione di condanna”. “É stata rispettata la giurisprudenza delle sezioni unite della Cassazione e quindi la mancanza di pericolo concreto per una manifestazione che si svolge con le stesse modalità da quasi 45 anni”, ha commentato l’avvocato Domenico Di Tullio, uno dei difensori dei 29 indagati, dopo il non luogo a procedere. “Oggi si chiude un processo, mentre di fatto sono ancora impuniti e sconosciuti gli assassini di Acca Larentia”, ha proseguito il legale. L'articolo Acca Larentia, prosciolti 29 indagati per il saluto romano (quasi tutti di CasaPound). Il giudice: “Non c’è ragionevole previsione di condanna” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Militanti di Casapound minacciano e insultano presidente di Municipio. Lui: “Genova è antifascista, andate via”. Il video
“Non siete benvenuti a Genova. Non è solo una questione di antifascismo: è anche una questione di correttezza”. Così Fabio Ceraudo, ex operaio metalmeccanico, delegato Usb e presidente del Municipio in quota M5S, contesta una delegazione di militanti di Casapound al Tower Hotel della catena HS Group, in zona aeroportuale. “Siamo medaglia d’oro per la Resistenza: la vostra presenza qui è un affronto e una provocazione. Noi quelli come voi qui li abbiamo cacciati via il giorno prima, aggiunge Ceraudo, rivolto a Luca Marsella, portavoce dell’associazione condannata ieri a Bari per la riorganizzazione del partito fascista. Per tutta risposta, incuranti delle telecamere e della presenza di operatori della Digos, diversi militanti della destra antisistema lo circondano, minacciandolo: “Te ne devi andare, cosa stai cercando, devi stare zitto“. Seguono insulti e spintoni, in particolare da parte di un soggetto che, accanto a Marsella, aveva appena ritenuto opportuno minacciare un giornalista: “Vuoi vedere come si picchiano le persone?”. La frase viene scandita davanti alle telecamere. Per tutta la giornata di ieri, anche se il corteo antifascista è previsto per oggi pomeriggio, un imponente schieramento di camionette di polizia ha circondato la sede genovese di Casapound, in via Montevideo, in attesa di un’eventuale risposta dei collettivi. Pretesto dell’appuntamento a Genova organizzato dai leader nazionali della piccola galassia nera è la presentazione della proposta di legge che riprende lo slogan programmatico della “remigrazione“, caro all’estrema destra europea e conteso adesso in Italia con il manipolo di futuristi vannacciani e la Lega di Matteo Salvini, non nuova a ricalcare propaganda della destra antisistema e ospitare loro esponenti nelle proprie liste. Nella sala conferenze dell’hotel, tolti i funzionari di pubblica sicurezza e i giornalisti, si è riunito un centinaio di militanti provenienti prevalentemente da Milano, Como, La Spezia, Piacenza e Roma. Nel pomeriggio il presidente del Municipio Fabio Ceraudo, insieme ai consiglieri comunali di Avs e lista Salis Massimo Romeo e Sara Tassara, ha raggiunto l’hotel per provare a chiedere alla direzione di non concedere la sala, dopo che gli estremisti erano già stati rifiutati dal Rex di Albaro, inizialmente scelto come location. “Solidarietà al presidente del Municipio Medio Ponente, Fabio Ceraudo, spintonato e insultato da alcuni esponenti di ultradestra”, ha dichiarato in serata la sindaca Silvia Salis. “Nella nostra città non c’è spazio per chi, ancora una volta, non perde l’occasione per dimostrare il suo disprezzo per le istituzioni democratiche e non lascia dubbi sui modelli autoritari a cui si ispira”. Per la prima cittadina, “organizzare questo convegno nella città medaglia d’oro per il suo ruolo cruciale nella Resistenza, e orgogliosamente antifascista, è stata una provocazione che puntava solo ad alzare la tensione, come questi movimenti hanno già mostrato, ad esempio, nella scelta dell’ubicazione della sede di Casapound, in una zona fortemente simbolica per la storia di Genova”. Il riferimento è alla vicina casa dello studente, usata dai nazifascisti della Rsi per arresti e detenzioni arbitrarie e torture, ma anche alla prospiciente piazza Alimonda, dove il 20 luglio 2001 venne assassinato Carlo Giuliani durante le manifestazioni contro il G8. Il “Comitato Remigrazione” definisce “vergognosi e imbarazzanti” i tentativi della sinistra, ‘che a Genova ormai non si riesce più a distinguere tra istituzionale e antagonista’, di far saltare la presentazione. “Ben due sale private regolarmente prenotate dal Comitato – spiegano i suprematisti nostrani – sono state oggetto di pressioni da parte sia dei centri sociali che di personaggi con ruoli nelle istituzioni municipali e cittadine”. Oggi alle 16.30, come accennato, in piazza Alimonda è previsto un ulteriore corteo organizzato dalle sigle dell’antifascismo militante per chiedere la chiusura della sede di Casapound. Ieri c’è stato anche un presidio più istituzionale, organizzato da Anpi, Cgil e Pd: da piazza De Ferrari ha argomentato le ragioni dell’opposizione alla proposta di legge, teoricamente oggetto della prima tappa del “tour” dei remigrazionisti. L'articolo Militanti di Casapound minacciano e insultano presidente di Municipio. Lui: “Genova è antifascista, andate via”. Il video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Perché Casapound non viene sgomberata? Per vent’anni lo Stato si è voltato dall’altra parte
di Raffaele Galardi* Da oltre vent’anni la sede di CasaPound in via Napoleone III, a Roma, resta al suo posto, è un’occupazione abusiva nota, documentata, mai sanata da nessuno! Nessun governo, di qualsiasi colore, ha mai deciso lo sgombero, non per distrazione, ma per scelta ponderata e consapevole. Il primo motivo è giuridico, ma solo in apparenza, lo stabile è pubblico, l’occupazione illegale dal 2003, la legge consentirebbe l’intervento, ma la politica ha preferito rifugiarsi in un limbo amministrativo fatto di rinvii, competenze incrociate, imbarazzanti silenzi. Anche nelle ultime settimane, a fronte di interrogazioni e richieste in Parlamento sull’urgenza di sgomberare l’immobile abusivamente occupato dall’associazione neofascista, non è seguita alcuna azione concreta da parte dell’esecutivo. L’eccezione è diventata consuetudine e la consuetudine, in Italia, spesso sostituisce la decisione, c’è poi la non trascurabile questione del precedente, sgomberare CasaPound avrebbe significato affermare un principio semplice ovvero che l’illegalità non è tollerata, nemmeno quando è organizzata, visibile, politicamente connotata, un principio che se fosse stato applicato, avrebbe aperto un fronte vasto su occupazioni e irregolarità diffuse. Nessun esecutivo fino ad ora ha voluto caricarsi quel costo. Il nodo è stato soprattutto politico, per una parte della destra, CasaPound è stata a lungo un corpo estraneo ma utile, marginale, rumoroso, capace di intercettare una rabbia che altrove sarebbe stata più difficile da governare, per una parte della sinistra, la sua presenza fissa ha funzionato come avversario simbolico permanente, comodo da evocare e mai davvero da affrontare. L’indignazione rituale ha sempre sostituito l’azione. Ogni tentativo di sgombero è stato inoltre frenato dall’argomento dell’ordine pubblico. Il rischio di scontri, la possibilità di trasformare l’intervento in un evento mediatico, la vittimizzazione dell’estrema destra, tutti elementi reali, ma usati come alibi, questo alibi ora non deve essere più concesso. Lo Stato fino a poco fa ha sempre accettato l’idea di non far rispettare la legge per evitare reazioni di chi la viola. Un ribaltamento che dice molto sulla debolezza dell’autorità pubblica. Anche di recente, dopo anni di annunci ministeriali sugli immobili da sgomberare, via Napoleone III continua a rimanere fuori dalle operazioni concrete, nonostante le pressioni trasversali in Parlamento. Nel frattempo, l’estrema destra è stata progressivamente normalizzata, non nel senso di essere accettata formalmente, è stata trattata come una presenza urbana tollerabile, quasi folkloristica. CasaPound è rimasta lì anche perché il confine politico e simbolico non è mai stato tracciato fino in fondo. Ma la cronaca giudiziaria recente ha portato un elemento nuovo sul terreno istituzionale, il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti baresi di CasaPound per i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista, disponendo pene fino a due anni e sei mesi di reclusione e la privazione dei diritti politici per cinque anni. La sentenza, legata all’aggressione del settembre 2018 ai danni di manifestanti antifascisti a Bari, è la prima in Italia che applica concretamente la legge Scelba (che vieta la riorganizzazione del partito fascista) a militanti di CasaPound, e ha sollevato un acceso dibattito politico, in Parlamento alcuni deputati di centrosinistra hanno chiesto lo scioglimento dell’organizzazione e lo sgombero immediato della sede di Roma, sostenendo che la sentenza sancisce formalmente la natura illegale e antidemocratica del movimento. Sgomberarla avrebbe significato dire che una certa storia, un certo linguaggio, una certa pratica non sono compatibili con lo spazio pubblico, quel messaggio non era mai stato inviato fino a poco fa! La sede di via Napoleone III non è quindi un’anomalia inspiegabile, è il prodotto coerente di vent’anni di non-decisioni, non il segno di uno Stato impotente, ma di uno Stato che ha scelto di guardare altrove. Quando la legge diventa opzionale, non è mai per caso. Ora con lo sgombero di Leoncavallo prima e Askatasuna dopo, dopo i disordini di Torino, non esistono più alibi, non devono esserci più né freni né remore, CasaPound va sgomberata! Perché altrimenti Leoncavallo e Askatasuna non sono più da inquadrare come provvedimenti di applicazione della norma, della legge ma come atto punitivo nei confronti dello schieramento opposto, lo Stato amministra, gestisce ma non punisce. *ristoratore L'articolo Perché Casapound non viene sgomberata? Per vent’anni lo Stato si è voltato dall’altra parte proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il governo deve sciogliere Casapound? Per la legge Scelba sì, e subito: cosa dice la norma e i precedenti degli anni Settanta
Matteo Piantedosi seguirà l’esempio di Paolo Emilio Taviani? Il governo di destra di Giorgia Meloni imiterà quello del democristiano Mariano Rumor? La prima condanna di 12 militanti di CasaPound per riorganizzazione del partito fascista riporta la storia indietro di cinquant’anni e apre una questione politica imbarazzante per la maggioranza. Sulla carta, infatti, le norme sono chiare: la condanna, anche in primo grado, per il reato previsto dall’articolo 1 della legge Scelba del 1952 obbliga l’esecutivo a sciogliere immediatamente il movimento della tartaruga. Lo stabilisce l’articolo 3 della stessa legge: “Qualora con sentenza risulti accertata la riorganizzazione del disciolto partito fascista, il ministro per l’Interno, sentito il Consiglio dei ministri, ordina lo scioglimento e la confisca dei beni dell’associazione o movimento”. Finora questa previsione è stata applicata due volte: nel 1973 nei confronti di Ordine Nuovo, il movimento responsabile delle stragi di piazza della Loggia e piazza Fontana, e nel 1976 contro Avanguardia nazionale, l’organizzazione guidata da Stefano Delle Chiaie che partecipò al golpe Borghese. In entrambi i casi, il decreto di scioglimento arrivò nel giro di tre giorni e senza nemmeno attendere le motivazioni della sentenza: nel 1973, addirittura, l’allora capo del Viminale Taviani propose al Consiglio dei ministri la messa fuorilegge di Ordine Nuovo la sera stessa della pronuncia. Un precedente che ora le opposizioni usano per mettere all’angolo l’attuale ministro: “Piantedosi dimostri lo stesso coraggio di Taviani e sciolga CasaPound, oltre a sgombrare l’immobile occupato a Roma da questa organizzazione. Il tempo delle parole è finito”, affonda il deputato del Pd Federico Fornaro. Secondo l’intepretazione comune, infatti, la legge Scelba prevede un “automatismo tra atto giurisdizionale“, cioè la condanna, “e atto amministrativo“, cioè lo scioglimento: “Il primo rappresenta presupposto del secondo, che è vincolato, senza che residuino margini di discrezionalità“, riassume un recente studio pubblicato sulla rivista Federalismi a firma di Gabriele Trombetta, dottore di ricerca all’Università della Campania. Questa d’altra parte è la linea seguita dal secondo governo Rumor già dal 21 novembre 1973, quando il Tribunale di Roma, su richiesta del pubblico ministero Vittorio Occorsio – poi ucciso dal terrorista nero Pierluigi Concutelli – dichiarò trenta dirigenti di Ordine nuovo responsabili del reato di riorganizzazione del partito fascista. L’allora ministro Taviani, testimoniando nel 1997 alla Commissione bicamerale sul terrorismo, ricordò così quel giorno: “La sera si teneva il Consiglio dei ministri. Mi recai a palazzo Chigi con un’ora di anticipo, entrai da Rumor e gli proposi il decreto di scioglimento di Ordine nuovo. (…) Rumor si convinse. Proposi al Consiglio di autorizzarmi a porre fuori legge il movimento di Ordine nuovo dichiarato con sentenza di primo grado della magistratura ricostituzione di partito fascista. Il Consiglio approvò all’unanimità dei presenti. Tornai al Viminale e firmai in data 23 novembre il decreto di scioglimento”. Il decreto di Taviani fu impugnato al Consiglio di Stato da Clemente Graziani, ex repubblichino e fondatore di Ordine Nuovo, lamentando, tra le altre cose, che lo scioglimento fosse stato disposto dopo una sentenza non ancora definitiva. I giudici però gli diedero torto, sottolineando – ricorda lo studio pubblicato su Federalismi – che un provvedimento amministrativo “può ben prendere in considerazione anche decisioni giudiziarie non definitive: del resto, la legge Scelba si limita a porre a presupposto dello scioglimento un accertamento recato con sentenza, senza richiedere la res iudicata“. Pertanto non si può invocare il principio della presunzione d’innocenza, “del tutto inconferente in quanto nel dominio del diritto penale”. La stessa politica fu seguita tre anni dopo dal governo di Aldo Moro nel caso di Avanguardia nazionale. Il 5 giugno 1976 il Tribunale di Roma condanna 31 membri dell’organizzazione per il reato di riorganizzazione, l’8 giugno il ministro degli Interni Francesco Cossiga firma il decreto di scioglimento (il leader del movimento Adriano Tilgher l’aveva “anticipato” il giorno prima, convocando una conferenza stampa per annunciare la fine delle attività). Per tornare all’oggi, insomma, dopo la sentenza di Bari il ministro Piantedosi dovrebbe mettere fuorilegge CasaPound entro qualche giorno. Succederà? Non possiamo dirlo. L’atteggiamento del governo sul neofascismo, però, consente di nutrire qualche dubbio. L'articolo Il governo deve sciogliere Casapound? Per la legge Scelba sì, e subito: cosa dice la norma e i precedenti degli anni Settanta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Casapound, 12 condanne a Bari per riorganizzazione del partito fascista
Il Tribunale di Bari ha condannato 12 militanti baresi di CasaPound per i reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista – previsti dalla legge Scelba del 1952 – con la privazione dei diritti politici per cinque anni. Sette di loro stati condannati anche per lesioni. Ai primi cinque è stata inflitta la pena di un anno e sei mesi di reclusione, due anni e sei mesi invece agli altri sette. Altri cinque imputati, invece, sono stati assolti. Il processo riguardava l’aggressione del 21 settembre 2018, nel quartiere Libertà di Bari, ai danni di alcuni manifestanti antifascisti, di ritorno da un corteo organizzato otto giorni dopo la visita dell’allora ministro dell’Interno Matteo Salvini. Alla lettura del dispositivo erano presenti in Aula l’ex europarlamentare di sinistra Eleonora Forenza, una delle vittime dell’aggressione, e Maurizio Acerbo, segretario nazionale di Rifondazione comunista, costituita parte civile insieme all’Anpi, alla Regione Puglia e al Comune di Bari. L'articolo Casapound, 12 condanne a Bari per riorganizzazione del partito fascista proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Referendum, Schlein sulla card dei Sì coi violenti di Torino: “Casapound voterà come loro, non sono ben accompagnati”. Su La7
“Il Comitato del Sì per il referendum sulla giustizia dice che i violenti di Torino votano No? Oggi veramente è arrivata una nota dei neofascisti di Casa Pound, che dicono che votano Sì. E lo slogan è “Falli piangere, vota Sì”. Quindi, mi sembra che quelli che votano Sì non siano ben accompagnati“. Sono le parole pronunciate a Dimartedì (La7) dalla segretaria del Pd Elly Schlein, commentando la card social che è stata diffusa Comitato “Sì Riforma” e che collegava i responsabili dell’aggressione a poliziotto negli scontri di Torino al fronte del No al referendum. Schlein osserva: “Questa è la dimostrazione di come questo utilizzo sia del tutto strumentale. Davanti a fatti gravi le istituzioni devono unire e non dividere”. La leader del Pd commenta poi un montaggio che unisce le dichiarazioni del ministro della Giustizia Carlo Nordio, della senatrice e responsabile Giustizia della Lega Giulia Bongiorno e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Se il Guardiasigilli e la parlamentare leghista smentiscono che la riforma Nordio renda la giustizia più veloce ed efficiente, Meloni dice il contrario. Schlein commenta sorridendo: “Si mettessero d’accordo tra di loro, le persone non si fanno prendere in giro. Questa riforma, lo dice Nordio, non renderà più efficiente la giustizia per i cittadini italiani, non renderà più veloci i processi, non assumerà 12mila precari della giustizia che il governo rischia di lasciare a casa da giugno. Allora a chi serve questa riforma? L’ha detto molto chiaramente Meloni – spiega – quando la Corte dei Conti ha bocciato il ponte sullo Stretto di Messina. Meloni ha detto: questa è una intollerabile invadenza, adesso vi facciamo vedere chi comanda. Questa riforma è voluta da un potere che vuole le mani libere e pensa che prendere un voto in più alle elezioni li legittimi a non essere mai giudicati“. E aggiunge: “Questa è una riforma che non serve ai cittadini. Difendere la Costituzione serve ai cittadini, perché l’indipendenza della magistratura è a vantaggio di chi da solo non ha voce, non ha soldi e non ha potere per far valere le proprie ragioni. Sbaglia chi pensa che sia un referendum sui magistrati, è un referendum sui diritti di tutti e tutte noi come cittadini – conclude – La magistratura è indipendente proprio a garanzia di chi altrimenti non può far valere la sua voce anche davanti agli abusi del potere. L’indipendenza della magistratura è un valore costituzionale da difendere a tutela di tutti i cittadini”. L'articolo Referendum, Schlein sulla card dei Sì coi violenti di Torino: “Casapound voterà come loro, non sono ben accompagnati”. Su La7 proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Conferenza con Casapound, deputati dell’opposizione occupano la sala stampa e intonano Bella Ciao per protesta
Un gruppo di deputati di Pd, M5s e Avs hanno occupato la sala stampa della Camera dove era prevista la conferenza stampa (poi annullata) sulla remigrazione con il portavoce di Casapound Marsella, Sogari di Veneto Fronte Skinheads, Massetti, ex di Forza Nuova, e Ferrara della Rete dei Patrioti. Ieri le opposizioni avevano fatto capire che avrebbero ostacolato l’iniziativa per “impedire l’ingresso di nazisti nel palazzo“. Fra i deputati di opposizione presenti ci sono per il M5s il capogruppo Riccardo Ricciardi e Francesco Silvestri. Gianni Cuperlo, Arturo Scotto, Marco Sarracino, Matteo Orfini e il senatore Filippo Sensi, tutti gli esponenti di opposizione hanno mostrato la Costituzione. “La conferenza stampa si fa. Farete le domande. Perché vi spaventate?”. “Non ci spaventate. Sono loro che si dichiarano fascisti”. È uno dei botta e risposta fra il deputato della Lega Domenico Furgiuele e i deputati delle opposizioni che stanno occupando la sala stampa della Camera. Durante lo scontro verbale, i deputati di opposizione hanno intonato Bella ciao. L'articolo Conferenza con Casapound, deputati dell’opposizione occupano la sala stampa e intonano Bella Ciao per protesta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Casapound e Fronte Skinheads alla Camera per parlare di “remigrazione” grazie alla Lega: è bufera
Da Casapound al Veneto Fronte Skinheads e Rete dei Patrioti, fino a ex Forza Nuova. Tutti insieme, dietro un’etichetta più neutra, quella del Comitato Remigrazione e Riconquista, sbarcano alla Camera dei deputati per presentare la raccolta firme per la proposta di legge di iniziativa popolare finalizzata ad attuare il “programma nazionale di remigrazione”. Detto fuori dai denti: il rimpatrio degli immigrati nei loro Paesi d’origine. Ad aprire le porte di Montecitorio all’estrema destra xenofoba è un deputato della Lega Domenico Furgiuele, vicino all’eurodeputato Roberto Vannacci. Insomma, un altro slittamento del partito di Matteo Salvini, già al centro delle polemiche in questi giorni per aver ospitato nel suo ufficio al ministero il criminale e attivista anti-migranti inglese Tommy Robinson. L’iniziativa del Comitato Remigrazione e Riconquista è in programma venerdì 30 nella sala stampa della Camera, sede istituzionale che si apre all’estrema destra grazie a un partito di maggioranza. Al tavolo, esponenti di alto rango dell’area estremista. Ci sarà il leader di Casapound Luca Marsella affiancato da Ivan Sogari del Veneto Fronte Skinheads, Jacopo Massetti di Brescia ai bresciani ed ex responsabile provinciale di Forza Nuova e Salvatore Ferrara della Rete dei patrioti. Tra le varie cose, oltre alla remigrazione forzata, il Comitato propone l’abolizione del decreto Flussi e il ritorno degli italo-discendenti nonché nuovi criteri di priorità per case e asili nido. L’annuncio ha scatenato l’immediata reazione dell’opposizione. Per il deputato Pd Matteo Orfini è “inaccettabile che la Camera dei deputati ospiti una conferenza stampa sulla cosiddetta ‘remigrazione’, promossa da esponenti di CasaPound”, perché “la Camera non può diventare una tribuna per chi propaganda ideologie fasciste”. Duro anche l’intervento del segretario di +Europa, Riccardo Magi, che ha parlato di “una bella carrellata di neofascisti a Montecitorio” e invita il presidente della Camera Lorenzo Fontana a “tutelare l’istituzione che rappresenta”. Angelo Bonelli, uno dei leader di Avs, ha denunciato invece “la legittimazione dell’odio razziale dentro le istituzioni”, chiedendo la revoca dell’autorizzazione all’uso della sala. Insorge anche l’Anpi: “È uno sfregio all’autorevolezza delle istituzioni, alla natura antifascista della Repubblica, allo spirito solidale della Costituzione. Mi auguro – dice il presidente Gianfranco Pagliarulo – che il presidente della Camera impedisca uno scempio politico, istituzionale e morale”. Dalla Camera arrivata la presa di distanze dall’organizzazione dell’evento: “Le conferenze stampa si svolgono sotto la piena e unica responsabilità dei deputati, o dei gruppi, che ne curano la prenotazione”. Che, in questo caso, è il deputato leghista Furgiuele, già in passato al centro di polemiche politiche. Lo scorso giugno, infatti, l’Ufficio di presidenza della Camera aveva disposto la sua sospensione per sette giorni: durante una bagarre in Aula, a seduta sospesa, mentre i deputati dell’opposizione erano in piedi a intonare l’Inno di Mameli e Bella ciao, mimò il gesto della Decima Mas. Lo stesso Furgiuele è intervenuto respingendo ogni accusa e parlando di “strumentalizzazioni di certa opposizione”. Per poi rivendicare la propria scelta: la “remigrazione non è odio, non è discriminazione, non è esclusione”. L'articolo Casapound e Fronte Skinheads alla Camera per parlare di “remigrazione” grazie alla Lega: è bufera proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Militanti di Casapound urlano “dove sono gli antifascisti?”. E una donna risponde: “Qui, io lo sono”. Il video
“In via Cervi, a Cagliari, i neofascisti di CasaPound si radunano davanti al loro ‘Spazio non conforme’ e iniziano a gridare. Urlano: ‘Dove sono gli antifascisti?’. Così, tutti convinti. Una volta, due volte, poi una terza. Finché accade una cosa bellissima. Dal silenzio dei balconi si alza una sola voce, calma e netta. La voce di una donna: ‘Qui! Io sono antifascista’. E la verità è questa: gli antifascisti non devono farsi cercare. Sono ovunque, siamo ovunque. Ora e sempre”. Così il deputato del Pd, Marco Furfaro, in un post su Instagram nel quale ha condivido il video in questione. L'articolo Militanti di Casapound urlano “dove sono gli antifascisti?”. E una donna risponde: “Qui, io lo sono”. Il video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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