“Uno Stato che non gira la testa dall’altra parte, che difende chi ci difende e
che restituisce sicurezza e libertà ai cittadini”: è la frase, sottoforma di
claim pubblicitario, con cui la presidente del consiglio Giorgia Meloni ha
rivendicato il nuovo pacchetto sicurezza, l’ennesimo del governo di
destracentro, prodotto dopo due ore di consiglio dei ministri e soprattutto dopo
un serrato confronto preventivo con il Quirinale. “Non misure spot“, assicura la
premier, ma “un ulteriore tassello” della strategia dell’esecutivo, convinta che
serva “un approccio più duro” sulla sicurezza. Che si rende necessario anche
perché finora “un certo doppiopesismo della magistratura” ha reso “difficile”
difendere i cittadini. Come al solito Meloni scarta l’ipotesi di una conferenza
stampa a Palazzo Chigi (dove vanno i ministri) e preferisce un’intervista tv in
campo più che amico, Dritto e Rovescio di Paolo Del Debbio su Rete 4.
Si dice “indignata” la premier, che preferisce l’intervista tv su Rete4 alla
conferenza stampa a Palazzo Chigi dove manda i suoi ministri, per la
scarcerazione di alcuni dei responsabili degli scontri di Torino. “Non ragazzini
che vogliono fare un po’ casino” ma persone “organizzate” che “agiscono contro
lo Stato”. Difende l’intero pacchetto, spiega, come ha chiesto di fare anche al
resto del governo in Cdm, le nuove misure, assicurando che non c’è alcuno “scudo
penale”. Semmai – prosegue – quello ce l’hanno avuto finora “i centri sociali”
perché “scudo penale è quando qualsiasi cosa fai non ti succede niente”. Da ora
in poi invece, “non c’è più obbligo di iscrizione nel registro degli indagati
quando è palese che ti sei difeso”.
Di immigrazione, parte iniziale del pacchetto, ci si occuperà la prossima
settimana (mentre entro “due settimane” arriverà il tanto atteso decreto
bollette), con la delega per recepire il Patto Ue e un disegno di legge per
contrastare l’immigrazione illegale che conterrà anche il blocco navale. Meloni
spiega che intanto con il decreto legge è stata cancellata una “cosa surreale“,
cioè “l’automatismo” che prevedeva fino a oggi che se un immigrato “fa ricorso”
sull’espulsione gli si deve “anche pagare l’avvocato” indipendentemente “dalla
sua condizione economica”. E’ stato “abolito” perché “non esiste che un
immigrato abbia addirittura più diritti di un italiano”.
Col pacchetto sicurezza, sintetizza poco prima Carlo Nordio in conferenza stampa
“cerchiamo, con un’attività di prevenzione, di evitare” che “si ripetano” i
“tristi momenti” delle Brigate rosse. E non si introducono norme “liberticide”
garantisce Matteo Piantedosi, riferendosi a una delle novità più controverse, il
fermo preventivo di 12 ore di cui, nella stesura finale, il magistrato deve
essere informato e può decidere il rilascio immediato se mancano le condizioni.
“C’è stata una proficua interlocuzione con il Colle, ci sono state giuste
sottolineature ma il testo del fermo preventivo è sempre stato così”, insiste
Piantedosi, puntualizzando: “conosciamo un minimo di diritto anche noi…”. Anche
Matteo Salvini, che ringrazia “Mattarella”, precisa che nel testo “non è
cambiato nulla“. In Cdm parlano a lungo il titolare dell’Interno e il ministro
della Giustizia, che si dilunga a spiegare ai colleghi proprio lo “scudo
penale“, esortando a non chiamarlo così perché tale non è, chiarisce poi anche
ai cronisti, perché varrà per tutti (e fa l’esempio dei medici) e “non dà
impunità“. Spiega anche l’utilità del registro alternativo a quello degli
indagati (il “registrino” lo chiamano i ministri) altrimenti “il pm potrebbe
fare accertamenti a vita”.
Le opposizioni si lanciano all’attacco ma qualche distinguo non può mancare. In
particolare Nordio è il bersaglio preferito per l’evocazione del ritorno delle
Brigate rosse. Il decreto è un nuovo provvedimento di “propaganda e paura“,
accusa il Pd mentre per +Europa si tratta di “un salto di qualità illiberale”
del governo. Ma c’è anche chi, come il leader M5s Giuseppe Conte, rimarca, tra
le critiche,anche una nota positiva: la stretta su ladri e borseggiatori.
“Apprendiamo da Giorgia Meloni – sottolinea il leader pentastellato – che dopo
anni a dire ‘no’ alle proposte del M5s per colpire ladri e borseggiatori con la
procedibilità d’ufficio senza querela, ora al governo si sono svegliati dal
lungo sonno per inserire in un provvedimento quel che hanno sempre respinto in
Parlamento. Buongiorno”. Per il resto il presidente pentastellato si concentra
in particolare sull’inefficacia delle misure varate. “Cercasi – ironizza – vere
misure per la sicurezza nelle strade delle nostre città” mentre mancano
investimenti per “aumentare gli agenti, i presidi e i controlli nelle strade”.
Un punto, questo, sul quale tutta l’opposizione concorda. “La destra –
sottolinea il capogruppo Dem in Senato Francesco Boccia – continua a confondere
la forza dello Stato con l’ostentazione della repressione. La sicurezza si
costruisce con investimenti, organici adeguati, formazione, prevenzione,
presidio del territorio e rispetto pieno delle libertà costituzionali”. “La
sicurezza e l’ordine pubblico – rilancia la segretaria Elly Schlein – sono una
responsabilità del governo, smettano di scaricarle sui nostri sindaci. E’ un
altro fallimento del governo, con l’aumento dei reati”. “Grave e irresponsabile
è poi l’uso delle parole. Evocare le Brigate Rosse come ha fatto il ministro
Nordio – aggiunge – non è solo una forzatura storica: è un errore politico
profondo”. “E’ da irresponsabili evocare il ritorno delle Brigate Rosse. Il
governo lavora per alzare la tensione sociale nel Paese”, accusa da Avs Angelo
Bonelli. “Questo governo – calcola il deputato di Alleanza Verdi e sinistra – ha
prodotto tre decreti sicurezza: 48 nuovi reati, 57 aggravanti e oltre 410 anni
di carcere. Eppure i dati del Ministero dell’Interno dicono che la
microcriminalità è aumentata. L’insicurezza è reale e si combatte potenziando le
forze dell’ordine, garantendo stipendi dignitosi agli agenti e rafforzando
investigazione e prevenzione, non con la propaganda penale”. Per +Europa con il
segretario Riccardo Magi, le nuove norme rappresentano un “salto di qualità
nella visione scellerata che questo governo ha dei concetti di giustizia e
sicurezza, ma anche di Stato nel suo rapporto con il potere, con i cittadini e
con i diritti individuali”.
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esulta: “Non spot, ma approccio più duro”. Opposizioni contro Nordio che evoca
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Tag - Opposizione
Lo scacchista Garry Kimovic Kasparov è stato condannato a due mesi di
reclusione. La sentenza è stata emessa dal tribunale di Zamoskvoretsky di Mosca,
che ha accusato il campione russo di apologia del terrorismo e ne ha ordinato
l’arresto in contumacia, perché Kasparov è all’estero e non ha presenziato al
processo. La richiesta di arresto è stata depositata il 22 dicembre al tribunale
moscovita e la decisione entrerà in vigore il 26 dicembre. Nel 2022, il
Ministero della giustizia russo l’aveva inserito nella lista degli “agenti
stranieri”, accusandolo di aver ricevuto donazioni o fondi esteri per finanziare
attività politiche.
Kasparov è stato campione del mondo di scacchi dal 1985 al 2000, il più giovane
a conquistare questo importante titolo. Dopo il ritiro è diventato un attivista
politico e ha cominciato a manifestare il suo dissenso verso Vladimir Putin e la
democratura russa. Nel 2013 Kasparov si è trasferito a New York in seguito a un
arresto subìto l’anno prima: dopo una protesta davanti a un tribunale di Mosca,
era stato detenuto e sottoposto a brutalità da parte degli agenti di polizia.
Nel 2016, Kasparov ha co-fondato il Forum Russia libera insieme a Ivan Tjutrin,
politico dell’opposizione russa, con l’obiettivo di formare un’alternativa
intellettuale all’attuale regime politico.
A fine novembre, lo scacchista ha tenuto un discorso all’Halifax security forum
dove ha espresso la sua visione sulla guerra in Ucraina: in quell’occasione,
Kasparov si augurava che l’Ucraina non stringesse un accordo di pace con la
Russia, definendo la bozza statunitense come “un accordo immobiliare per
arricchire la famiglia Trump e vendere l’Ucraina”.
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