Emergono dettagli sorprendenti dall’ordinanza che ha portato all’ennesimo
arresto per Baby Gang per “gestione e utilizzo di armi, anche da guerra,
ricettazione, ma anche rapina e lesioni aggravate” oltre alle violenze subite
dalla fidanzata 22enne, che il rapper aveva costretto a lasciare il lavoro e a
cancellarsi dai social per occuparsi della casa.
“Tu non hai manco il diritto di parola”. A forza di botte Baby Gang le ha
spaccato il setto nasale. “Ti vai a fare male oggi, vuoi andare all’ospedale?
(…) ti spaccherei tutta la faccia”, sono solo alcune delle tante minacce contro
di lei contenute nell’ordinanza di 151 pagine firmata dal Gip di Lecco Gianluca
Piantadosi. Pestaggi ripetuti, scrive ancora il giudice, anche perché la ragazza
non gli aveva “preparato la colazione”.
La nuova indagine è scaturita da un’altra, sempre dei Carabinieri e della
Procura di di Lecco, che aveva portato ad un ennesimo nuovo arresto a Milano per
Baby Gang lo scorso settembre, perché trovato in possesso di un’arma con la
matricola abrasa. Una passione, quella delle armi, che già in passato l’aveva
messo nei guai quando gli investigatori hanno trovato un mitragliatore AK47,
riconducibile alla famiglia Hetem (erano stati arrestati), utilizzato “durante
le riprese di alcuni video” di Baby Gang e dell’amico e collega Simba La Rue,
che sta scontando condanne definitive.
Il procuratore capo di Lecco, Ezio Domenico Basso e gli investigatori dei
Carabinieri hanno accertato nel corso delle indagini l’esistenza di un gruppo
organizzato che avrebbe detenuto e fatto circolare diverse armi, alcune delle
quali già recuperate e sequestrate, utilizzate anche per vere e proprie
spedizioni punitive nei confronti di ‘concorrenti’. Tra gli episodi più gravi
contestati, un’aggressione del 15 giugno 2025 quando tre romeni, per gli
aggressori colpevoli di essersi fermate a parlare in strada vicino
all’abitazione di Baby Gang, sarebbero state bloccati, trascinati all’interno di
un ingresso secondario e selvaggiamente picchiati dal rapper e altri cinque.
E il primo gennaio del 2025 Baby Gang e un altro giovane della sua crew
avrebbero sparato pure “alcuni colpi in aria” con un kalashnikov nel Lecchese.
Il rapper e altri sette indagati sono anche accusati di rapinato una persona per
cercare di prendergli un bancomat, un badge e un cellulare.
Baby Gang, scrive il gip nell’ordinanza, ha “costruito un’immagine di persona
violenta, senza paura, incline alla violenza e all’uso di armi”, che ha
“contribuito ad utilizzare per pubblicizzare la sua immagine pubblica di
trapper”, anche nei suoi video musicali. Da intercettazioni dello scorso luglio
emerge inoltre che, nonostante fosse sotto regime di sorveglianza speciale,
riuscì “di nascosto ad arrivare in Iraq” dove realizzò “un video ‘coi bazooka,
coi mitra, coi kalashnikov'”. Quei video con “armi da guerra”, come un
lanciagranate, e “fucili d’assalto” poi postati sui social.
Incurante della misura per pericolosità sociale, scrive il gip, sarebbe anche
andato in Marocco e Spagna per concerti. Dalle intercettazioni viene poi a galla
l’intenzione di Baby Gang di fuggire all’estero. Di “scappare”, dice il giudice,
probabilmente per i suoi tanti problemi giudiziari e le molte ore di lavori
socialmente utili che deve fare.
Neanche due settimane fa Baby Gang aveva detto che quella condanna, due anni e
18 mesi per ricettazione, sarebbe stata l’ultima: “ora basta, voglio pensare
solo alla musica”. Ma non era così e per il 24enne Zaccaria Mouhib, che gli
oltre 3 milioni di followers su Instagram conoscono come Baby Gang, si sono
riaperte le porte del carcere.
L'articolo “Baby Gang era sotto regime di sorveglianza speciale, ma riuscì di
nascosto ad arrivare in Iraq per un video coi bazooka, mitra e kalashnikov”: i
dettagli dell’ordinanza per il trapper arrestato proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Arresti
L’attrice della serie tv cult “Baywatch“, Alexandra Paul, è stata arrestata il
15 marzo per presunta violazione di domicilio presso la Ridglan Farms a Blue
Mounds, nel Wisconsin. È stata arrestata insieme a circa 20 persone che stavano
portando via numerosi beagle dalla struttura. Paul era già stata arrestata nel
2021 e successivamente assolta per aver salvato dei polli da un camion per il
trasporto di animali.
L’attrice sessantaduenne è stata arrestata domenica 15 marzo dopo l’irruzione
nella proprietà di Ridglan Farms intorno alle 8:30 del mattino, secondo quanto
dichiarato dall’ufficio dello sceriffo della contea di Dane in un comunicato
stampa, diffuso da People. Paul è stata una delle circa 20 persone arrestate.
polizia.
Ridglan Farms è uno dei grandi allevamenti di cani negli Stati Uniti che offrono
la possibilità di sperimentare per la ricerca scientifica. Tuttavia,
nell’ottobre del 2025, il Procuratore Distrettuale della Contea di La Crosse e
la Ridglan Farms hanno concordato che la struttura non avrebbe più operato con
la licenza del Dipartimento dell’Agricoltura, del Commercio e della Tutela dei
Consumatori del Wisconsin e non avrebbe più venduto cani allevati appositamente
per la ricerca biomedica, a partire dal primo luglio 2026, secondo quanto
riportato da WKOW 27. Il 15 marzo, “alcuni attivisti hanno fatto irruzione nella
struttura e hanno iniziato a portare via numerosi cani”, ha dichiarato lo
Sceriffo della Contea di La Crosse.
Dopo le proteste, alcuni dei beagle rubati sono stati recuperati e restituiti
alla Ridglan Farms. Tuttavia, molti altri risultano ancora dispersi. Inoltre, le
autorità hanno sequestrato due veicoli, attrezzi da scasso e altre prove. Le
indagini sull’accaduto sono ancora in corso.
Lo Sceriffo della Contea di La Crosse, Kalvin Barrett, ha affermato che
l’agenzia “comprende quanto le persone tengano ai beagle della Ridglan Farms e
rispettiamo il loro diritto di esprimere questa passione attraverso proteste
pacifiche“.
Ha proseguito: “Il nostro ruolo è quello di garantire la sicurezza di tutti e di
intervenire in caso di attività illecite. Incoraggiamo chiunque abbia dubbi sul
benessere degli animali o sulle pratiche di ricerca a farsi avanti attraverso
canali legali e costruttivi”.
L'articolo Alexandra Paul è stata arrestata per la seconda volta: l’ex star di
“Baywatch” accusata di “violazione di domicilio” e per aver liberato alcuni
beagle durante una protesta proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un’aggressione violenrissima in pieno giorno, lungo una pubblica via. È accaduto
a Roma, nel quartiere Gianicolense, dove un uomo di 85 anni ha colpito con
un’ascia la nuora 41enne, ferendola in diverse parti del corpo. La dinamica dei
fatti è ora al vaglio degli investigatori.
Secondo quanto riferito, l’anziano ha sferrato più fendenti contro la donna
mentre si trovavano in strada. Determinante l’intervento di un carabiniere
libero dal servizio che, trovandosi casualmente sul posto, è riuscito a
disarmare l’aggressore ed evitare che infliggesse dei colpi alle zone vitali
della vittima. L’85enne è stato quindi arrestato dai militari dell’Arma con
l’accusa di tentato omicidio. La donna, gravemente ferita, è stata trasportata
in codice rosso all’ospedale San Camillo: secondo quanto si apprende, non
sarebbe in pericolo di vita.
Foto d’archivio
L'articolo Aggredisce la nuora con l’ascia: arrestato 85enne a Roma. La donna è
in condizioni gravissime proviene da Il Fatto Quotidiano.
È stato rilasciato su cauzione l’ex ministro ed ex ambasciatore britannico a
Washington Peter Mandelson, arrestato ieri con “il sospetto di cattiva condotta
in un incarico pubblico” in relazione ai suoi legami con il finanziere pedofilo
Jeffrey Epstein.
La notizia arriva da Londra, dove nella notte un portavoce della polizia
metropolitana ha riferito che “un uomo di 72 anni è stato rimesso in libertà
sotto cauzione mentre proseguono le indagini”. La conferma ufficiale non cita
direttamente il nome di Mandelson, ma il riferimento all’età e al contesto
dell’inchiesta riguarda l’ex esponente laburista. In una nota, la polizia ha
precisato di non poter fornire ulteriori dettagli “per non pregiudicare
l’integrità” del procedimento nei confronti di Mandelson. Le indagini, dunque,
restano in corso e al momento non sono stati diffusi elementi aggiuntivi sulle
contestazioni specifiche.
Mandelson, già ministro e in passato ambasciatore britannico a Washington,
respinge l’accusa di un reato che, nel sistema britannico, riguarda l’eventuale
abuso o uso improprio delle proprie funzioni istituzionali. L’arresto si
inserisce nel più ampio filone di attenzione e polemiche internazionali legate
alla figura di Epstein, il finanziere statunitense al centro di uno dei più
gravi scandali degli ultimi anni per una rete di abusi e relazioni con
personalità di primo piano della politica e dell’economia.
L'articolo Mandelson rilasciato su cauzione dopo l’arresto: era stato fermato
per il coinvolgimento nel caso Epstein proviene da Il Fatto Quotidiano.
Guai per il rapper Emilio Finizio, in arte Malacarne, 44 anni, arrestato ieri,
12 febbraio, dalla Polizia per spaccio di droga a Milano. L’uomo, originario di
Sassuolo, (Modena) è stato notato mentre in viale Monza attendeva qualcuno. Poco
dopo è arrivata una persona e insieme sono entrati in un portone e ne sono
usciti quasi subito per salire su un’auto controllata dagli agenti in via
Calabria: il rapper aveva con sé alcuni grammi di cocaina, hashish e 400 euro in
contanti.
In casa sua, in viale Monza, sono stati trovati ketamina, MDMA, ossicodone e un
bilancino di precisione, oltre a 1.500 euro. Malcarne aveva patteggiato nel 2019
quattro anni e dieci mesi per aver accoltellato alla stazione di Scandiano
(Reggio Emilia) un calciatore albanese durante una lite.
Malacarne era stato arrestato nel febbraio 2018 a Genova con l’accusa di tentato
omicidio. Secondo gli inquirenti, alcuni giorni prima avrebbe accoltellato un
calciatore albanese di seconda categoria durante un alterco presso la stazione
di Scandiano, in provincia di Reggio Emilia. Nel 2019 aveva patteggiato una pena
di 4 anni e 10 mesi. Il 44enne presenta anche precedenti per reati legati agli
stupefacenti e al momento dei fatti era sottoposto all’obbligo di firma presso
la stazione Gorla-Precotto di Milano.
Malacarne è originario della provincia di Reggio Emilia, nato a Sassuolo nel
1981. Ha iniziato la sua carriera musicale in gruppi punk rock per poi
avvicinarsi all’hip hop intorno al 2000. Nel 2002 ha fondato la crew Kodice 187.
Malacarne ha definito la sua musica “Trap ‘n’ Metal”. Tra i brani più conosciuti
“Vibes Dealer”, “Fatto Di Tutto” e “4 Perc”.
L'articolo Arrestato il rapper Malacarne per spaccio di droga: aveva con se
alcuni grammi di cocaina, hashish e 400 euro in contanti. In casa trovati
ketamina, MDMA e ossicodone proviene da Il Fatto Quotidiano.
Qualcuno direbbe che ha fatto un passo falso, ma nel caso specifico è scivolato
sul ghiaccio. Un latitante slovacco era venuto a Milano per tifare la sua
nazionale di hockey sul ghiaccio alle Olimpiadi invernali: è stato bloccato
dalle autorità. Adesso è detenuto a San Vittore.
Ricercato da sedici anni, l’uomo risultava colpito da un’ordine di cattura
emesso dal Tribunale di Bolzano nel 2010 per furti in esercizi commerciali. I
Carabinieri hanno rintracciato il 44enne in seguito a una segnalazione partita
da una struttura turistica in zona Baggio.
L’operazione è avvenuta nella mattinata dell’11 febbraio all’interno di un
camping in via Ajraghi, in zona Varesina. La nazionale slovacca di hockey
giocava alle 16.40 contro la Finlandia, partita che poi è finita con il
punteggio di 4-1 a favore della prima squadra ma che l’uomo non ha fatto in
tempo a vedere.
Al momento dell’arresto, non ha opposto resistenza ed è stato portato nel
carcere milanese dove dovrà scontare 11 mesi e 7 giorni di reclusione per reati
contro il patrimonio. Non si può escludere che l’uomo, assente dall’Italia da
tempo, non fosse nemmeno a conoscenza del provvedimento emesso nei suoi
confronti.
L'articolo Ricercato da 16 anni, torna in Italia per tifare l’hockey alle
Olimpiadi: 44enne arrestato a Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nelle stesse ore in cui il capo dell’agenzia nucleare iraniana, Mohammad Eslami,
fa sapere che Teheran sarebbe disposta a diluire il suo uranio altamente
arricchito in cambio della revoca delle sanzioni, in Iran – alle prese col
quarantatreesimo giorno di proteste – nelle ultime ventiquattro ore ha tenuto
banco una nuova ondata di arresti. Stando a quanto riferisce l’agenzia Mizan,
legata alla magistratura, le persone arrestate sono Javad Emam, Mohsen
Aminzadeh, Azar Mansouri ed Ebrahim Ashgharzadeh, tutti afferenti al campo
riformista.
L’ultimo in ordine di tempo è proprio Javad Emam, attualmente portavoce della
coalizione riformista (da cui proviene anche il presidente, Masoud Pezeshkian),
nonché ex coordinatore della campagna presidenziale di Mir Hossein Mousavi –
oggi agli arresti domiciliari – nel 2009.
Nella giornata di ieri 8 febbraio, invece, era toccato a Mohsen Aminzadeh,
politico e diplomatico, già arrestato proprio a margine delle proteste del
movimento verde nel 2009, che è tra i padri fondatori del Fronte di
partecipazione dell’Iran islamico, partito riformista messo al bando dopo quella
discussa tornata elettorale. Aminzadeh era stato protagonista dell'”epoca d’oro”
dei riformisti, in qualità di viceministro degli Esteri durante i due mandati di
Mohammad Khatami (1997-2005), storico promotore del “dialogo tra civiltà”, in
opposizione allo “scontro di civiltà” teorizzato dall’altra parte dell’oceano da
Samuel Huntington.
Nella lista nera del regime è finita anche Azar Mansouri, 62 anni, pioniera
dell’ascesa in Iran di una serie di ong focalizzate sui diritti delle donne nel
primo decennio del 2000, storica attivista della campagna “Un milione di firme”
per l’uguaglianza di genere, è stata a sua volta tra i fondatori del Fronte di
partecipazione dell’Iran islamico, per poi assumere il ruolo prima di vice e
poi, dal 2021, di segretario generale del Partito dell’Unione del popolo
islamico d’Iran, formazione riformista che attualmente ha un seggio in
Parlamento. Anche lei era stata prima squalificata dal Consiglio dei Guardiani
alle legislative del 2008, e poi arrestata nell’ambito del Movimento verde.
Mansouri, durante questa tornata di proteste, si era esposta pubblicamente,
dapprima con un messaggio empatico verso i manifestanti, e poi promuovendo
insieme ad altre figure riformiste l’invio di una lettera alla Guida Suprema Ali
Khamenei, chiedendone le dimissioni lo scorso 1 febbraio. Una lettera che non è
stata mai spedita al Rahbar, a causa delle minacce degli apparati di sicurezza,
secondo quanto riferito dal portale Iran International. Nella settimana
intercorsa tra questo tentativo ed il suo arresto di ieri, Mansouri era stata
anche vittima di un tentativo di assassinio nella sua città natale, Varamin: una
volta tornata a casa, la politica aveva scoperto che la pompa di calore della
sua abitazione era stata occlusa da ignoti, segno di un possibile piano di
avvelenamento tramite monossido di carbonio.
Il più celebre tra gli arrestati, tuttavia, è Ebrahim Ashgharzadeh. Ex
parlamentare dell’Assemblea capitolina, nonché del Parlamento nazionale tra il
1988 e il 1992, Ashgharzadeh è noto soprattutto come uno dei leader studenteschi
più in vista durante i moti del 1978-79, e soprattutto come uno degli
organizzatori della presa in ostaggio dei diplomatici americani all’ambasciata
statunitense di Teheran, nell’ambito del gruppo studentesco dei “Seguaci della
linea dell’Imam Khomeini”, corrente più a sinistra dell’allora più eterogeneo
fronte khomeinista. In seguito diverrà leader dell’Ufficio per il Rafforzamento
dell’Unità, fondato dall’ayatollah Mohammad Beheshti per combattere i
islamo-marxisti Mojahedin-e Khalq. Dopo un’esperienza di sei mesi come
comandante al fronte durante la guerra con l’Iraq, Ashgharzadeh si associa al
futuro presidente riformista Mohammad Khatami, sin dai tempi in cui quest’ultimo
era direttore del giornale Kahyan.
Con la morte di Khomeini, ed il conseguente consolidamento delle fratture
interne al khomeinismo, Ashgarzadeh diventa progressivamente sempre più critico
nei confronti sia del potere dei chierici che dello scivolamento “a destra” del
fronte stesso, venendo messo agli arresti domiciliari per circa un mese, poi
scontando una squalifica alle elezioni legislative del 1992, ed infine figurando
tra i promotori dell’elezione dello stesso Khatami nel 1997. Col declino dei
riformisti a partire dal 2009, Ashgharzadeh si fa senza successo promotore di
riforme in senso democratico e della rimozione dei poteri di veto del Consiglio
dei Guardiani sui candidati presidenziali, postura che lo costringe sempre più
all’oblio.
La sua è una figura per molti versi paradossale, perfetta cartina di tornasole
della poco raccontata complessità dell’arena iraniana: si tratta come detto di
uno dei protagonisti della crisi degli ostaggi (sebbene in una intervista del
2019 ad Associated Press abbia espresso alcuni rimorsi in merito, ndr), nonché
di uno dei più determinati e solerti ideologi del contrasto all’egemonia
americana nella regione, ma anche uno dei politici che in Iran si è speso di più
per il miglioramento delle relazioni con gli stessi Stati Uniti.
Anche alla luce di questi ultimi elementi, non sorprende più di tanto che le
autorità iraniane abbiano arrestato i quattro, accusandoli tra le altre cose di
“attacchi all’unità nazionale, presa di posizione contro la Costituzione,
promozione della resa, deviazione di gruppi politici, creazione di meccanismi
sovversivi segreti e coordinamento con la propaganda nemica”. Questi arresti si
aggiungono ai 51.591 effettuati dalle autorità in un mese e mezzo, secondo le
stime dello Human Rights Activists News Agency (HRANA), che riporta anche 6.961
morti, quasi il doppio dei circa 3.600 dichiarati dal governo. Nella giornata di
ieri, inoltre, è arrivata una sentenza di altri sette anni ai danni della già
detenuta Narges Mohammadi, premio Nobel per la pace 2023.
L'articolo Iran, non si salvano neppure i riformisti: arrestato Javad Emam,
portavoce della coalizione proviene da Il Fatto Quotidiano.
Riecco tutta la destra cavalcare la scarcerazione dei manifestanti arrestati per
gli scontri al corteo a Torino per rilanciare la campagna del Sì al Referendum
sulla giustizia. Una vera e propria fake news, considerando i fatti e quanto
previsto dalle norme (che i magistrati sono obbligati ad applicare). Già nei
giorni scorsi, sempre sulla manifestazione per Askatasuna, c’era stato un
surreale post del Comitato “Sì Riforma”: “Chi ha pestato il poliziotto vota No
al referendum”, si leggeva. Oggi, invece, Fratelli d’Italia, con un post sul suo
profilo social ufficiale, pubblica un titolo dell’Ansa: “Scontri a Torino: gip,
due liberi con obbligo di firma” e poi la grafica “Sì, per fermare questo
scempio“. Matteo Salvini rilancia: “Già a piede libero. Vergogna. Votare Sì al
referendum sulla Giustizia è un dovere morale“. Sulla stessa falsariga
l’intervento dell’azzurro Maurizio Gasparri. In pratica, secondo i partiti di
governo, con la riforma Nordio tutto questo non accadrà più. Ma è così?
Assolutamente no.
LA DECISIONE DEL GIP E LA RICHIESTA DEL PM
Basta considerare un aspetto non certo irrilevante: la procura aveva chiesto la
misura cautelare in carcere, mentre il giudice per le indagini preliminari ha
valutato e deciso diversamente. La vicenda riguarda i tre arrestati per gli
scontri avvenuti il 31 gennaio scorso al termine della manifestazione contro lo
sgombero del centro sociale Askatasuna: il gip ha deciso per due di loro (un
35enne e un 31enne accusati di resistenza a pubblico ufficiale) la scarcerazione
e ha applicato la misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiana alla
polizia giudiziaria. Un terzo manifestante – il 22enne ritenuto uno dei
componenti del gruppo che avrebbe aggredito l’agente Alessandro Calista – è
finito invece agli arresti domiciliari. Quest’ultimo è accusato anche di
concorso in lesioni personali aggravate e rapina. Quindi gip e pm, come spesso
accade, hanno anche in questo caso preso delle decisioni differenti. Aspetto che
dimostra come le funzioni in Italia siano già ben distinte. Utilizzare questa
vicenda per spingere sul Sì alla riforma sulla separazione delle carriere è
alquanto illogico.
LA SCELTA DELLE MISURE CAUTELARI
Ma magari in qualche passaggio della riforma Nordio è previsto che in casi come
questo gli indagati non potranno essere più scarcerati? Assolutamente no.
L’eventuale entrata in vigore delle nuove norme non cambierebbe nulla. In caso
di arresto, come attualmente previsto, la procura richiede la convalida al gip,
che fissa un’udienza e poi decide sulla legittimità dell’arresto e su eventuali
misure cautelari. Per decidere sulla loro applicazione devono sussistere gravi
indizi di colpevolezza ed essere concrete e attuali le esigenze cautelari:
quindi almeno uno tra rischio di inquinamento probatorio, pericolo di fuga o
reiterazione dei reati. Ma quale scegliere tra le misure cautelari, che vanno
dal carcere all’obbligo di firma o divieto di dimora? Lo dice l’articolo 275 del
Codice di procedura penale: va valutato caso per caso, “ogni misura deve essere
proporzionata all’entità del fatto e alla sanzione che sia stata o si ritiene
possa essere irrogata”, tenendo conto che “non può essere applicata la misura
della custodia cautelare in carcere o quella degli arresti domiciliari se il
giudice ritiene che con la sentenza possa essere concessa la sospensione
condizionale della pena“. Niente carcere anche se “il giudice ritiene che,
all’esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a tre
anni“. Vige anche il principio di adeguatezza, cioè dovrà essere scelta la
misura meno gravosa per l’imputato tra quelle idonee a fronteggiare le esigenze
ravvisate. I due scarcerati con obbligo di firma sono accusati di resistenza a
pubblico ufficiale, un reato che prevede – in caso di condanna – una pena da un
minimo di sei mesi a un massimo di cinque anni. Ma l’obbligo di firma è
adeguato? Questo lo deve decidere il gip. Solo per completezza, nel gennaio del
2025 la Corte di Cassazione ha annullato una misura cautelare di divieto di
dimora a una persona accusata di concorso in resistenza a pubblico ufficiale,
ritenendola sproporzionata rispetto alla condotta contestata.
LA POSIZIONE DI NORDIO SUL CARCERE PREVENTIVO
Ma quindi la destra vorrebbe comunque tutti gli indagati in carcere? Non
proprio. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio continua a contestare che in
Italia c’è un uso, a suo avviso, eccessivo di custodia cautelare in carcere:
“Noi abbiamo intenzione di intervenire per limitare il più possibile la
carcerazione preventiva in ossequio alla presunzione di innocenza“, sottolinea.
Lo stesso ministro che ha introdotto l‘interrogatorio preventivo prima
dell’arresto. L’effetto di questa norma è che in questi anni decine di presunti
criminali si sono dati alla fuga, o peggio, scoprendo dalle carte chi li aveva
denunciati, hanno minacciato i testimoni: l’ultimo caso raccontato dal Fatto
riguarda un’indagine per traffico di droga a Bergamo.
GLI ALTRI CASI
Comunque sia, almeno per i manifestanti accusati di resistenza a pubblico
ufficiale il governo pretende il carcere. Il capogruppo di Forza Italia
Gasparri, per il caso di Askatasuna, rispolvera il concetto di toghe
politicizzate: “Questo è un ulteriore episodio di uso politico della giustizia.
È una vergogna”, dichiara. Ma decisioni simili in realtà sono state prese spesso
da tanti giudici, anche quando non riguardano manifestazioni politiche. Ad
esempio per gli scontri tra tifosi prima di Bologna-Celtic del 22 gennaio un
tifoso scozzese è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale aggravata:
il giorno dopo l’arresto è stato convalidato ma è stata emessa la misura del
divieto dimora. Un esempio recente di tanti altri che potrebbero essere
elencati. Un’ennesima conferma che in questa vicenda la separazione delle
carriere non c’entra nulla e che la riforma di Nordio non cambierà niente.
L'articolo “Votate Sì al referendum per fermare questo scempio”: la fake news di
Fdi e Salvini sulla scarcerazione dei manifestanti a Torino proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Prima la lite in discoteca, poi l’agguato e infine il sequestro di persona. E
adesso, a quasi un anno di distanza, l’arresto dell’ultimo complice: la polizia
di Torino ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un
uomo di 49 anni, ricercato da mesi.
Il 9 marzo 2025, un ragazzo di 17 anni era stato vittima di una spedizione
punitiva tra calci e pugni e poi era stato costretto a salire nel bagagliaio di
un Suv. L’agguato, mascherato da incontro chiarificatore, era stato organizzato
da un 18enne che aveva coinvolto il padre e altri conoscenti per vendicarsi di
una lite scoppiata la notte precedente in una discoteca torinese.
Sequestrato e tenuto in ostaggio nel bagagliaio del veicolo per circa mezz’ora,
la vittima era stata rilasciata a Barriera di Milano con la minaccia di non
sporgere denuncia. Il ragazzo aveva allertato le forze dell’ordine ed era stato
portato in ospedale.
A dicembre, le persone coinvolte erano state arrestate e una di loro era stata
sottoposta al divieto di avvicinamento alla vittima con braccialetto
elettronico. Il 49enne, invece, si era reso irreperibile e gli investigatori lo
hanno individuato in una struttura ricettiva a breve termine nel quartiere di
Lucento. L’operazione è stata coordinata dalla Procura e condotta dalla squadra
mobile sotto la direzione di Davide Corazzini.
L'articolo Arrestato un 49enne a Torino: “Ha sequestro un ragazzo dopo una lite
in discoteca” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Aveva detto ai carabinieri di doversi allontanare d’urgenza da casa per un
malore e di essere diretto all’ospedale di Crotone con l’ambulanza. In realtà
voleva scappare dagli arresti domiciliari: per questo un cittadino di Cirò
Marina, in provincia di Crotone, è stato denunciato per evasione. Il soggetto,
con diversi precedenti per detenzione di armi clandestine e ricettazione, era ai
domiciliari per il reato di omicidio. E’ successo il giorno di Santo Stefano. E’
stato l’entusiasmo della conquistata libertà ha tradito l’evaso: ha infatti
deciso ad avviare una diretta su Tiktok prima dentro l’auto e poi durante la sua
passeggiata per le vie del centro di Crotone. E’ da lì che i carabinieri si sono
accorti che l’uomo aveva lasciato la sua abitazione e così l’hanno aspettato a
casa. Al suo rientro, in serata, l’ultima conferma: con sé non aveva alcun
documento sanitario che attestasse il suo accesso all’ospedale.
L’immagine è d’archivio
L'articolo Evade dai domiciliari e avvia una diretta TikTok nelle vie del
centro: i carabinieri vedono il video e lo aspettano sotto casa proviene da Il
Fatto Quotidiano.