Riecco tutta la destra cavalcare la scarcerazione dei manifestanti arrestati per
gli scontri al corteo a Torino per rilanciare la campagna del Sì al Referendum
sulla giustizia. Una vera e propria fake news, considerando i fatti e quanto
previsto dalle norme (che i magistrati sono obbligati ad applicare). Già nei
giorni scorsi, sempre sulla manifestazione per Askatasuna, c’era stato un
surreale post del Comitato “Sì Riforma”: “Chi ha pestato il poliziotto vota No
al referendum”, si leggeva. Oggi, invece, Fratelli d’Italia, con un post sul suo
profilo social ufficiale, pubblica un titolo dell’Ansa: “Scontri a Torino: gip,
due liberi con obbligo di firma” e poi la grafica “Sì, per fermare questo
scempio“. Matteo Salvini rilancia: “Già a piede libero. Vergogna. Votare Sì al
referendum sulla Giustizia è un dovere morale“. Sulla stessa falsariga
l’intervento dell’azzurro Maurizio Gasparri. In pratica, secondo i partiti di
governo, con la riforma Nordio tutto questo non accadrà più. Ma è così?
Assolutamente no.
LA DECISIONE DEL GIP E LA RICHIESTA DEL PM
Basta considerare un aspetto non certo irrilevante: la procura aveva chiesto la
misura cautelare in carcere, mentre il giudice per le indagini preliminari ha
valutato e deciso diversamente. La vicenda riguarda i tre arrestati per gli
scontri avvenuti il 31 gennaio scorso al termine della manifestazione contro lo
sgombero del centro sociale Askatasuna: il gip ha deciso per due di loro (un
35enne e un 31enne accusati di resistenza a pubblico ufficiale) la scarcerazione
e ha applicato la misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiana alla
polizia giudiziaria. Un terzo manifestante – il 22enne ritenuto uno dei
componenti del gruppo che avrebbe aggredito l’agente Alessandro Calista – è
finito invece agli arresti domiciliari. Quest’ultimo è accusato anche di
concorso in lesioni personali aggravate e rapina. Quindi gip e pm, come spesso
accade, hanno anche in questo caso preso delle decisioni differenti. Aspetto che
dimostra come le funzioni in Italia siano già ben distinte. Utilizzare questa
vicenda per spingere sul Sì alla riforma sulla separazione delle carriere è
alquanto illogico.
LA SCELTA DELLE MISURE CAUTELARI
Ma magari in qualche passaggio della riforma Nordio è previsto che in casi come
questo gli indagati non potranno essere più scarcerati? Assolutamente no.
L’eventuale entrata in vigore delle nuove norme non cambierebbe nulla. In caso
di arresto, come attualmente previsto, la procura richiede la convalida al gip,
che fissa un’udienza e poi decide sulla legittimità dell’arresto e su eventuali
misure cautelari. Per decidere sulla loro applicazione devono sussistere gravi
indizi di colpevolezza ed essere concrete e attuali le esigenze cautelari:
quindi almeno uno tra rischio di inquinamento probatorio, pericolo di fuga o
reiterazione dei reati. Ma quale scegliere tra le misure cautelari, che vanno
dal carcere all’obbligo di firma o divieto di dimora? Lo dice l’articolo 275 del
Codice di procedura penale: va valutato caso per caso, “ogni misura deve essere
proporzionata all’entità del fatto e alla sanzione che sia stata o si ritiene
possa essere irrogata”, tenendo conto che “non può essere applicata la misura
della custodia cautelare in carcere o quella degli arresti domiciliari se il
giudice ritiene che con la sentenza possa essere concessa la sospensione
condizionale della pena“. Niente carcere anche se “il giudice ritiene che,
all’esito del giudizio, la pena detentiva irrogata non sarà superiore a tre
anni“. Vige anche il principio di adeguatezza, cioè dovrà essere scelta la
misura meno gravosa per l’imputato tra quelle idonee a fronteggiare le esigenze
ravvisate. I due scarcerati con obbligo di firma sono accusati di resistenza a
pubblico ufficiale, un reato che prevede – in caso di condanna – una pena da un
minimo di sei mesi a un massimo di cinque anni. Ma l’obbligo di firma è
adeguato? Questo lo deve decidere il gip. Solo per completezza, nel gennaio del
2025 la Corte di Cassazione ha annullato una misura cautelare di divieto di
dimora a una persona accusata di concorso in resistenza a pubblico ufficiale,
ritenendola sproporzionata rispetto alla condotta contestata.
LA POSIZIONE DI NORDIO SUL CARCERE PREVENTIVO
Ma quindi la destra vorrebbe comunque tutti gli indagati in carcere? Non
proprio. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio continua a contestare che in
Italia c’è un uso, a suo avviso, eccessivo di custodia cautelare in carcere:
“Noi abbiamo intenzione di intervenire per limitare il più possibile la
carcerazione preventiva in ossequio alla presunzione di innocenza“, sottolinea.
Lo stesso ministro che ha introdotto l‘interrogatorio preventivo prima
dell’arresto. L’effetto di questa norma è che in questi anni decine di presunti
criminali si sono dati alla fuga, o peggio, scoprendo dalle carte chi li aveva
denunciati, hanno minacciato i testimoni: l’ultimo caso raccontato dal Fatto
riguarda un’indagine per traffico di droga a Bergamo.
GLI ALTRI CASI
Comunque sia, almeno per i manifestanti accusati di resistenza a pubblico
ufficiale il governo pretende il carcere. Il capogruppo di Forza Italia
Gasparri, per il caso di Askatasuna, rispolvera il concetto di toghe
politicizzate: “Questo è un ulteriore episodio di uso politico della giustizia.
È una vergogna”, dichiara. Ma decisioni simili in realtà sono state prese spesso
da tanti giudici, anche quando non riguardano manifestazioni politiche. Ad
esempio per gli scontri tra tifosi prima di Bologna-Celtic del 22 gennaio un
tifoso scozzese è stato arrestato per resistenza a pubblico ufficiale aggravata:
il giorno dopo l’arresto è stato convalidato ma è stata emessa la misura del
divieto dimora. Un esempio recente di tanti altri che potrebbero essere
elencati. Un’ennesima conferma che in questa vicenda la separazione delle
carriere non c’entra nulla e che la riforma di Nordio non cambierà niente.
L'articolo “Votate Sì al referendum per fermare questo scempio”: la fake news di
Fdi e Salvini sulla scarcerazione dei manifestanti a Torino proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Arresti
Prima la lite in discoteca, poi l’agguato e infine il sequestro di persona. E
adesso, a quasi un anno di distanza, l’arresto dell’ultimo complice: la polizia
di Torino ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di un
uomo di 49 anni, ricercato da mesi.
Il 9 marzo 2025, un ragazzo di 17 anni era stato vittima di una spedizione
punitiva tra calci e pugni e poi era stato costretto a salire nel bagagliaio di
un Suv. L’agguato, mascherato da incontro chiarificatore, era stato organizzato
da un 18enne che aveva coinvolto il padre e altri conoscenti per vendicarsi di
una lite scoppiata la notte precedente in una discoteca torinese.
Sequestrato e tenuto in ostaggio nel bagagliaio del veicolo per circa mezz’ora,
la vittima era stata rilasciata a Barriera di Milano con la minaccia di non
sporgere denuncia. Il ragazzo aveva allertato le forze dell’ordine ed era stato
portato in ospedale.
A dicembre, le persone coinvolte erano state arrestate e una di loro era stata
sottoposta al divieto di avvicinamento alla vittima con braccialetto
elettronico. Il 49enne, invece, si era reso irreperibile e gli investigatori lo
hanno individuato in una struttura ricettiva a breve termine nel quartiere di
Lucento. L’operazione è stata coordinata dalla Procura e condotta dalla squadra
mobile sotto la direzione di Davide Corazzini.
L'articolo Arrestato un 49enne a Torino: “Ha sequestro un ragazzo dopo una lite
in discoteca” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Aveva detto ai carabinieri di doversi allontanare d’urgenza da casa per un
malore e di essere diretto all’ospedale di Crotone con l’ambulanza. In realtà
voleva scappare dagli arresti domiciliari: per questo un cittadino di Cirò
Marina, in provincia di Crotone, è stato denunciato per evasione. Il soggetto,
con diversi precedenti per detenzione di armi clandestine e ricettazione, era ai
domiciliari per il reato di omicidio. E’ successo il giorno di Santo Stefano. E’
stato l’entusiasmo della conquistata libertà ha tradito l’evaso: ha infatti
deciso ad avviare una diretta su Tiktok prima dentro l’auto e poi durante la sua
passeggiata per le vie del centro di Crotone. E’ da lì che i carabinieri si sono
accorti che l’uomo aveva lasciato la sua abitazione e così l’hanno aspettato a
casa. Al suo rientro, in serata, l’ultima conferma: con sé non aveva alcun
documento sanitario che attestasse il suo accesso all’ospedale.
L’immagine è d’archivio
L'articolo Evade dai domiciliari e avvia una diretta TikTok nelle vie del
centro: i carabinieri vedono il video e lo aspettano sotto casa proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Lo scacchista Garry Kimovic Kasparov è stato condannato a due mesi di
reclusione. La sentenza è stata emessa dal tribunale di Zamoskvoretsky di Mosca,
che ha accusato il campione russo di apologia del terrorismo e ne ha ordinato
l’arresto in contumacia, perché Kasparov è all’estero e non ha presenziato al
processo. La richiesta di arresto è stata depositata il 22 dicembre al tribunale
moscovita e la decisione entrerà in vigore il 26 dicembre. Nel 2022, il
Ministero della giustizia russo l’aveva inserito nella lista degli “agenti
stranieri”, accusandolo di aver ricevuto donazioni o fondi esteri per finanziare
attività politiche.
Kasparov è stato campione del mondo di scacchi dal 1985 al 2000, il più giovane
a conquistare questo importante titolo. Dopo il ritiro è diventato un attivista
politico e ha cominciato a manifestare il suo dissenso verso Vladimir Putin e la
democratura russa. Nel 2013 Kasparov si è trasferito a New York in seguito a un
arresto subìto l’anno prima: dopo una protesta davanti a un tribunale di Mosca,
era stato detenuto e sottoposto a brutalità da parte degli agenti di polizia.
Nel 2016, Kasparov ha co-fondato il Forum Russia libera insieme a Ivan Tjutrin,
politico dell’opposizione russa, con l’obiettivo di formare un’alternativa
intellettuale all’attuale regime politico.
A fine novembre, lo scacchista ha tenuto un discorso all’Halifax security forum
dove ha espresso la sua visione sulla guerra in Ucraina: in quell’occasione,
Kasparov si augurava che l’Ucraina non stringesse un accordo di pace con la
Russia, definendo la bozza statunitense come “un accordo immobiliare per
arricchire la famiglia Trump e vendere l’Ucraina”.
L'articolo La Russia condanna l’ex campione mondiale di scacchi Kasparov a due
mesi di reclusione proviene da Il Fatto Quotidiano.
A Natale puoi… anche nasconderti in posti in cui non ti cercheranno mai: e alla
fine l’hanno trovato. A Galatone, in provincia di Lecce, un uomo di 39 anni è
stato arrestato all’interno del presepe in piazza. L’uomo, un cittadino del
Ghana, era in latitanza: su di lui pendeva un mandato di arresto per scontare
una condanna di 9 mesi e 15 giorni, emessa dalla Procura di Bologna per i reati
di lesioni personali aggravate e resistenza a pubblico ufficiale.
Mentre passava di lì, il sindaco Flavio Filoni aveva notato uno strano dettaglio
nel presepe allestito in piazza Santissimo Crocifisso: uno dei pastorelli
sembrava muoversi. Acclarato che si trattava di una persona in carne e ossa, è
intervenuta la polizia. L’uomo è stato convinto a uscire dal presepe, ma
sembrava in uno stato confusionale. Preoccupati per la sicurezza pubblica, i
poliziotti hanno richiesto il supporto del Commissariato di Nardó. Arrivati sul
posto, gli agenti hanno identificato il latitante e l’hanno condotto al carcere
di Lecce.
L'articolo E’ latitante e si nasconde tra i pastorelli del presepe in piazza:
arrestato a Galatone proviene da Il Fatto Quotidiano.
Li hanno beccati proprio mentre si scambiavano il denaro, una mazzetta da 3mila
euro. Per questo la polizia ha arrestato in flagranza il primario di Nefrologia
dell’ospedale Sant’Eugenio, Roberto Palumbo, e l’imprenditore Maurizio Terra,
amministratore unico della Dialeur, azienda che fornisce strumentazione per la
dialisi. Entrambi sono accusati corruzione. L’operazione risale a giovedì –
secondo quanto anticipato dal Corriere della Sera – ma la notizia è trapelata
solo nella giornata di sabato e il giudice per le indagini preliminari non ha
ancora convalidato la misura richiesta dalla Procura di Roma con l’aggiunto
Giuseppe De Falco.
L’inchiesta che ha portato all’arresto di Palumbo, che da anni collabora con la
Regione Lazio per affrontare le problematiche nefrologiche regionali ed è stato
nella Commissione regionale di vigilanza sull’emodialisi, vede complessivamente
dodici persone indagate. Il primario sarebbe stato fermato dagli agenti della
Squadra Mobile proprio nel momento in cui intascava i 3mila euro
dall’imprenditore: il primo è in carcere, l’altro ai domiciliari.
Secondo la ricostruzione dell’inchiesta, tuttavia, l’episodio non sarebbe un
caso isolato ma si inserirebbe in un giro di tangenti legato alle dimissioni di
pazienti che venivano poi indirizzati, come sarebbe accaduto per quello pagato
3mila euro appunto, in strutture sanitarie private. Tra gli indagati
figurerebbero proprio i responsabili delle case di cura che offrono servizi
specifici per i dializzati. Stando agli accertamenti dei magistrati, i soldi per
le mazzette al primario – e non si esclude anche ad altri medici – sarebbero il
provento di false fatture che venivano emesse da una società creata ad hoc.
L'articolo Arrestato in flagranza primario del Sant’Eugenio di Roma: “Ha
intascato tangente da un imprenditore” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Dovevano perquisirlo perché denunciato per stalking e aver trasformato la vita
di una 43enne in un incubo di pedinamenti e messaggi violenti che arrivavano sul
telefono della vittima. Ma quando i carabinieri sono arrivati in casa del
presunto persecutore a Erbusco per una perquisizione su ordine della Procura di
Brescia, hanno trovato un arsenale. I militari hanno quindi sequestrato sette
tra katane e coltelli, due pistole a salve con relative munizioni, una baionetta
e una carabina ad aria compressa. L’uomo è stato arrestato e portato nel carcere
di Canton Mombello, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, per rispondere dei
vari reati contestati.
L'articolo Lo “ricercano” per stalking e gli trovano un arsenale con katane e
pistole: arrestato uomo di 39 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.
Salvatore Cuffaro è stato arrestato e posto agli arresti domiciliari. Torna in
stato di detenzione vent’anni dopo l’inchiesta che lo ha portato alla condanna
per favoreggiamento alla mafia: nel 2015 era stato scarcerato dopo aver scontato
cinque anni. È quanto disposto dal gip di Palermo per l’ex presidente della
Regione siciliana, indagato con altre 17 persone, a vario titolo, per
associazione a delinquere, turbativa d’asta e corruzione. Per la procura Totò
Vasa Vasa sarebbe al vertice di un’associazione criminale, un comitato d’affari
occulto che ruoterebbe intorno a un presunto sistema di appalti pilotati nella
sanità e assunzioni di soggetti segnalati dall’ex governatore e dai suoi sodali.
La misura cautelare era stata chiesta dai pm agli inizi di novembre. Il gip, che
come prescrive la legge ha interrogato gli indagati prima di decidere, ha invece
respinto la richiesta di arresto di Saverio Romano, deputato e coordinatore di
Noi Moderati, anche lui coinvolto nell’inchiesta.
Oltre che per Cuffaro i domiciliari sono stati disposti per Roberto Colletti, ex
manager dell’azienda ospedaliera Villa Sofia e Antonio Iacono. Per l’ex braccio
destro di Cuffaro Vito Raso, il gip ha invece deciso l’obbligo di presentazione
alla polizia giudiziaria, mentre per Mauro Marchese e Marco Dammone l’obbligo di
presentazione alla polizia giudiziaria e la misura cautelare interdittiva del
divieto, per un anno, di esercitare attività imprenditoriali e uffici direttivi
di persone giuridiche. Per tutti i 18 indagati la procura aveva chiesto i
domiciliari. Il gip, però, ha respinto la richiesta e non ha applicato alcun
provvedimento cautelare per il capogruppo all’Assemblea regionale Siciliana
della Democrazia Cristiana e fedelissimo di Cuffaro, Carmelo Pace, e per Antonio
Abbonato, Ferdinando Aiello, Paolo Bordonaro, Alessandro Caltagirone, Giuseppa
Di Mauro, Vito Fazzino, Sergio Mazzola, Paolo Emilio Russo, Giovanni Giuseppe
Tomasino e Alessandro Vetro.
Cuffaro (come Iacono e Colletti) non dovrà comunque indossare il braccialetto
elettronico. Per il giudice delle indagini preliminari la misura degli arresti
domiciliari è sufficiente a garantire le esigenze cautelari. Non viene applicato
il braccialetto elettronico “non emergendo particolari esigenze da imporre il
costante monitoraggio”, ma viene imposto un “assoluto divieto di comunicazione
così da escludere qualsiasi possibilità di mantenere contatti con altri
coindagati o con soggetti terzi, comunque appartenenti alla pubblica
amministrazione e all’imprenditoria”, si legge nella misura cautelare.
L'articolo Scattano gli arresti domiciliari per Totò Cuffaro: la decisione del
gip nell’ambito dell’inchiesta su appalti e sanità in Sicilia proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Termina al Tufello dopo 19 anni la fuga di un 64enne romano. L’uomo,
soprannominato “il nonno della droga”, è una figura “storica” per l’ambiente
criminale della Capitale e guidava il traffico di stupefacenti tra il Sud
America e il litorale laziale.
Il 64enne era già stato arrestato nel 2024 in Perù. Su di lui pendeva un ordine
di carcerazione del Tribunale di Roma per una condanna definitiva per traffico
internazionale di droga. Nonostante la latitanza, iniziata nel 2006, la sua rete
fatta di corrieri, intermediari e contatti oltreoceano si era mantenuta intatta
e l’avrebbe gestita senza particolari conseguenze per ben due decenni.
A spezzare i suoi sogni di libertà e di una pensione per il “duro lavoro” sono
stati gli agenti del III Distretto Fidene-Serpentara, periferia est di Roma.
Rintracciato nel tardo pomeriggio di ieri, l’uomo si nascondeva in una palazzina
del Tufello. Uscito con atteggiamento circospetto, è stato fermato da alcuni
agenti appostati vicino l’edificio ed è stato trasferito nel carcere di
Rebibbia. Dovrà scontare una condanna di 14 anni, 9 mesi e 28 giorni.
L'articolo In manette a Roma il “nonno della droga”. Era latitante da 19 anni,
ne dovrà scontare 15 per traffico internazionale proviene da Il Fatto
Quotidiano.