A cura di Yari Russo*
Anno 2026. In Spagna, se sei lontano dal tuo comune di residenza, puoi votare
per posta facendone richiesta presso gli uffici elettorali. In Francia, puoi
delegare una persona del tuo stesso comune affinché voti al tuo posto. In
Estonia puoi addirittura votare elettronicamente, dovunque tu sia, e modificare
liberamente il voto fino al giorno delle elezioni.
Anno 2026. In Italia, Marco, studente palermitano che vive a Milano, dovrà
spendere centinaia di euro per tornare a casa e votare per il referendum sulla
giustizia. Elisa, giovane lavoratrice, che dalla sua Napoli si è trasferita a
Torino, dovrà scegliere se esercitare un suo diritto perdendo denaro e giorni di
ferie o se rinunciarvi del tutto. Nonna Maria, che si è allontanata dalla sua
amata casa per curarsi, dovrà fare la stessa inaccettabile scelta. Un
pallavolista in trasferta, una teatrante in tournée, tutte e tutti posti davanti
allo stesso bivio.
Questa è la verità dietro il voto fuorisede: di diritti negati e storie di
persone in carne e ossa. La campagna del Comitato Voto Fuorisede – che come The
Good Lobby abbiamo abbracciato con convinzione – nasce proprio per rispondere a
queste esigenze concrete, ripristinare un diritto costituzionale, superando
ostacoli che rischiano di renderlo un privilegio de facto.
In Italia, secondo i dati Istat del 2022, sono circa 4,9 milioni gli studenti, i
lavoratori e le persone che si curano al di fuori della propria provincia di
residenza. Dati non aggiornati che sembrano essere in costante aumento. In un
Paese in cui l’astensionismo raggiunge livelli allarmanti, tale mancanza
presupporrebbe un intervento legislativo urgente. Non è il caso dell’Italia,
unico grande Paese europeo a non prevedere una normativa per il voto a distanza.
Su queste basi e su questi numeri si fonda la nostra richiesta: regolamentare
una volta e per tutte questo diritto negato.
Negli anni insieme alla Rete Voto Fuorisede abbiamo fatto di tutto:
mobilitazioni, campagne di sensibilizzazione, dialoghi istituzionali, ricerche.
La costante pressione ha portato ad alcuni risultati fondamentali:
l’approvazione di una legge delega alla Camera nel 2023, la prima
sperimentazione di voto per gli studenti fuorisede alle Europee nel 2024 e una
seconda sperimentazione per i Referendum del 2025 allargata anche ai lavoratori
e ai fuorisede per motivi di cura.
Nonostante ciò, la legge definitiva è ferma al Senato dal 2023. E per il
prossimo referendum del 22 e 23 marzo, nonostante una macchina già rodata, del
voto fuorisede non c’è più traccia. Ci abbiamo provato fino alla fine, ma la
maggioranza ha deciso di bocciare tutti gli emendamenti presentati da ogni
partito dell’opposizione.
La nostra battaglia non si ferma qui. Dopo mesi di campagna e lavoro collettivo,
la proposta di legge di iniziativa popolare che abbiamo lanciato lo scorso
luglio ha superato le 50.000 firme previste dalla Costituzione ed è stata
regolarmente depositata al Senato, dove a breve comincerà la discussione in
Commissione Affari Costituzionali.
La mobilitazione dal basso ha dimostrato che, quando la Politica non interviene,
la società civile ha un ruolo chiave nel chiedere risposte, proporre soluzioni e
generare un cambiamento sistemico.
Il mancato voto fuorisede ai referendum è un inaccettabile passo indietro, ma
nelle prossime settimane non staremo a guardare. Siamo già al lavoro con tutte
le forze politiche affinché l’iter della legge prosegua spedito, trovando
insieme le condizioni più efficaci per garantire questo diritto a tutte e tutti
in modo concreto e duraturo prima delle Politiche del 2027. È una battaglia
trasversale e necessaria che difende il cuore della democrazia: rimuovere ogni
ostacolo alla piena partecipazione politica di ogni cittadino è la priorità del
nostro tempo.
*Campaigner The Good Lobby in rappresentanza della Rete Voto Fuorisede
L'articolo A 4,9 milioni di fuori sede viene negato (ancora) il diritto di voto.
La nostra battaglia va avanti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Era stato sperimentato alle Europee del 2024 (ma solo per gli studenti), poi è
stato replicato e ampliato anche ai lavoratori in occasione dei referendum su
cittadinanza e lavoro del giugno del 2025. Adesso però non c’è traccia del voto
per i fuorisede per il prossimo referendum sulla giustizia. Diversamente da
quanto avvenuto nelle scorse consultazioni, infatti, il governo di Giorgia
Meloni non ha previsto nel decreto sulle consultazioni elettorali l’estensione
del diritto di voto agli studenti e ai lavoratori fuorisede. Si tratta di circa
5 milioni di persone che adesso corrono il rischio di non potere esercitare il
loro diritto, a meno di pagare un biglietto aereo o ferroviario di andata e
ritorno per tornare nel loro comune di residenza in occasione del voto.
“Non c’è un motivo al mondo per impedire il voto a 5 milioni di persone. Non c’è
motivo per tornare indietro“, ha detto Elly Schlein nel corso di una conferenza
stampa del Pd per lanciare un appello al governo e alla maggioranza: “Votate i
nostri emendamenti“, ha detto la segretaria dem facendo riferimento alle
proposte presentate al decreto Referendum dal partito in commissione Affari
Costituzionali della Camera. “Siamo in un Paese che ha visto l’astensionismo
andare oltre il 50% alle europee e ad alcune regionali. Pensavamo che fosse un
problema sentito da tutte le forze politiche, evidentemente non è così”, ha
affermato Schlein: “Non è una colpa essere fuorisede. Non c’è un motivo al mondo
per privare del diritto di voto queste persone. Non ci sono scuse e i tempi ci
sono. La sperimentazione è già rodata”, ha concluso.
Una posizione condivisa anche dal Movimento 5 stelle: “Bisogna necessariamente
consentire il voto fuorisede anche al referendum costituzionale di marzo, è un
dovere verso circa 5 milioni di persone che per ragioni di studio, lavoro o
salute si trovano lontano dal luogo di residenza e vogliono votare, partecipare
alla vita pubblica, incidere sul futuro di tutti noi”, dichiara la deputata M5s
Vittoria Baldino, componente della commissione Affari Costituzionali. “In attesa
di una normativa che renda il voto fuorisede permanente – aggiunge – ora è
urgente consentirlo al referendum sulla riforma che vuole legare le mani alla
magistratura e punirla, creando una giustizia di serie A per i potenti e una di
serie B per i cittadini comuni”.
Sia Pd che M5s hanno depositato delle proposte di legge per rendere strutturale
il voto fuorisede. Nel luglio del 2023 la maggioranza ha approvato una legge
delega per regolamentare l’esercizio del diritto di voto anche per i cittadini
temporaneamente distanti dalla loro residenza. Ma il provvedimento si è arenato
ed è rimasto lettera morta. Al Senato è stata anche presentata lo scorso
dicembre una proposta di legge di iniziativa popolare. Su iniziativa di The Good
Lobby Italia, Will Media e la Rete Voto Fuori Sede sono state raccolte oltre
50mila firme per ottenere una legge organica e permanente sul voto fuorisede.
L'articolo Per il referendum non è stato previsto il voto fuorisede. L’appello
di Schlein al governo: “Non si può tornare indietro” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
In Italia ci sono circa 5 milioni di fuorisede, ma questa volta il voto a
distanza sembra essere sparito dai radar. A farlo notare è The Good Lobby,
organizzazione no profit che promuove la democrazia dal basso. “Abbiamo letto
gli esiti del Consiglio dei ministri di ieri e ci sorprende che, rispetto al
decreto-legge sulle disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e
referendarie dell’anno 2026, non risulti più prevista l’estensione del diritto
di voto ai cittadini fuorisede, peraltro già permesso in occasione delle ultime
elezioni europee e referendum“, dichiara il direttore Federico Anghelè. Proprio
allo scorso referendum su cittadinanza e lavoro, infatti, erano stato garantito
il diritto a studenti e lavoratori che vivono lontano dalla loro residenza di
recarsi ai seggi nel comune di domicilio: erano stati oltre 67mila i fuorisede
ammessi al voto.
“Immaginiamo si sia trattato di una svista e per questo chiediamo al Presidente
del consiglio e al Ministro dell’interno di intervenire per porre rimedio, anche
in vista della prossima riunione di consiglio in cui dovrebbero essere stabilite
le date della consultazione”, prosegue il direttore di The Good Lobby.
“Ricordiamo ancora una volta – aggiunge – che l’Italia è l’unico Paese europeo,
con Malta e Cipro, a non disporre di questo importante strumento elettorale
democratico per le migliaia di cittadini, non soltanto studenti ma anche
professionisti, sportivi, persone in cura presso altre regioni, che vivono
lontani dalla propria città di residenza”.
Anghelè ricorda poi che “è ormai prossima nella prima commissione Affari
costituzionali del Senato la discussione della proposta di legge di iniziativa
popolare sul voto fuorisede“. La proposta è stata presentata a Palazzo Madama a
inizio dicembre dopo avere raccolto oltre 50mila firme ed è stata sostenuta
anche dal deputato Giulio Centemero (Lega) e da altri parlamentati di
maggioranza.
L'articolo Nel decreto sulle elezioni non c’è il voto fuorisede. L’appello di
The Good Lobby al governo: “Intervenite per rimediare” proviene da Il Fatto
Quotidiano.