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“Sondaggio rivolto agli studenti per segnalare i docenti di sinistra. Io lo sono, schedatemi”: la video-denuncia di un prof
“Il gruppo di Azione Studentesca legato a Gioventù Nazionale – costola di Fratelli d’Italia – ha diffuso volantini davanti a diverse scuole con un QR Code che indirizza a un sondaggio da compilare”. Comincia così il video diffuso sui social da Giorgio Peloso Zantaforni, docente di lettere in un liceo, che ha denunciato quanto accaduto in alcuni istituti italiani. “In questo QR Code – continua il professore – viene espressamente chiesto agli studenti di segnalare i professori di sinistra della propria scuola. È successo a Cuneo, ad Alba, a Palermo e adesso anche a Pordenone. Attraverso questo form, i docenti colpevoli di essere appunto di sinistra vengono trattati come moderni hostess pubblici, con l’obiettivo di stilare un report nazionale – come riporta il volantino – che nel solco della metafora storica potremmo definire come una moderna lista di proscrizione. Non un’indagine imparziale sulla politicizzazione degli insegnanti, considerando che viene esplicitamente chiesto se essi sono di sinistra. Probabilmente fa più paura l’antifascismo insegnato piuttosto che il fascismo mai davvero disimparato. E allora vorrei rendere più facile il lavoro ai signori di Azione Studentesca. Mi chiamo Giorgio Peloso Zantaforni, sono un insegnante di liceo e sono di sinistra. Schedatemi pure. L’unico mezzo che abbiamo per opporci a questa preoccupante deriva autoritaria è la resistenza. E uno dei modi per farla è mettere il proprio pensiero, la propria faccia, il proprio corpo, a servizio del dissenso come pratica civile. E della memoria storica come argine contro ogni tentazione di disciplinamento ideologico”, conclude. L'articolo “Sondaggio rivolto agli studenti per segnalare i docenti di sinistra. Io lo sono, schedatemi”: la video-denuncia di un prof proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Scuola, centinaia di studenti al freddo (come ogni anno) ma la politica li ignora. E il governo non vuole saperne: “Colpa degli enti locali”
In Italia ad ogni inverno sempre più studenti sono costretti a fare i conti con riscaldamenti in panne, cattivo isolamento degli edifici, spifferi, infiltrazioni d’acqua, ma la politica non ne parla. Il tema “freddo” in aula non è nelle agende di chi sta al governo, in Parlamento o nei consigli regionali. Semmai resta un problema dei sindaci che insieme alle province sono i proprietari degli edifici: i primi delle strutture dell’infanzia, della primaria e della secondaria di primo grado; gli altri delle superiori. Sugli impianti termici, i vertici del ministero a ilfattoquotidiano.it rilasciano il laconico commento: “È un tema che dipende dagli enti locali”, non da viale Trastevere. LA POLITICA LATITA: IL FREDDO A SCUOLA MAI IN AGENDA Le dichiarazioni pubbliche sull’argomento che abbiamo registrato sulla questione sono ben poche: nel gennaio 2017 era stata la ministra del Pd Valeria Fedeli (deceduta in questi giorni) a definire “inaccettabile che alcuni studenti dovessero stare in aula al freddo a causa degli impianti di riscaldamento non funzionanti”, al punto da chiedere verifiche sugli impianti. Anche Marco Bussetti (Lega), arrivato a viale Trastevere, aveva affrontato il tema della responsabilità degli enti locali nel garantire il riscaldamento adeguato negli edifici scolastici. Due anni fa, invece, era stata la senatrice Concetta Damante (5Stelle) a presentare un’interrogazione parlamentare riguardo del freddo in aula. Tra i sindaci spunta una dichiarazione dell’ex primo cittadino di Firenze Dario Nardella, che aveva criticato il “servizio di riscaldamento inefficiente consegnato da appaltatori, promettendo penali e interventi dopo le proteste di studenti e genitori”. Tra le Regioni, pare che gli unici a parlare della questione siano stati i membri del Consiglio regionale della Sicilia con l’interrogazione 148 nella XVIII legislatura. LE OPPOSIZIONI CONTRO IL GOVERNO Tra il 2025 e il 2026, comprese quest’ultime ore, sono ancora numerose le scuole che al termine delle vacanze natalizie hanno dovuto mandare a casa i ragazzi o chieder loro di portare cappotti e sciarpe. Eppure non si vedono atti parlamentari o interventi governativi specifici sul problema. Le opposizioni puntano timidamente il dito contro la maggioranza. “Ai tempi del governo di Matteo Renzi c’era un’unità di missione dedicata all’edilizia scolastica – ricorda la deputata Pd Irene Manzi (responsabile del settore scuola) a ilfattoquotidiano.it – che aveva competenze in merito e che rispondeva direttamente alle esigenze delle scuole. Era un punto di riferimento importante, ora manca un’unità operativa specifica. Inoltre, andrebbe affrontato nuovamente il tema delle Province che sono responsabili delle secondarie di secondo grado pur con poche risorse”. Secondo l’onorevole dem non ci sono possibilità che i Comuni gestiscano anche le superiori, ma sarebbe utile rivedere la divisione delle competenze tra Stato e enti locali. La preoccupazione è data anche dal Pnrr: “I fondi del Piano nazionale stanno per finire, ora cosa resterà?”. Elisabetta Piccolotti, deputata di Sinistra Italiana nel gruppo “Alleanza Verdi e Sinistra” attacca il governo Meloni: “Il Pnrr ha previsto la realizzazione di nuove scuole o la ristrutturazione ma non ci sono investimenti sulla manutenzione ordinaria. Anziché creare il bonus per le scuole paritarie avrebbero potuto usare quei soldi per andare incontro ai Comuni che devono far fronte agli impianti di riscaldamento in panne”. Ancora più dura Anna Laura Orrico (5Stelle): “E’ un problema serio che abbiamo più volte denunciato ma questo Governo sul comparto scuola ha tagliato circa 700 milioni nel triennio”. VALDITARA: “I FONDI SONO AUMENTATI” Interpellato da ilfattoquotidiano.it, il ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ribadisce quanto espresso due settimane fa in un video pubblicato sui social: “Non è vero che nel 2026 le risorse” per la scuola “diminuiranno rispetto al 2025. Il bilancio dello Stato assegna cifre certe solo per l’anno successivo. Per il 2027-’28 le finanziarie non mettono mai cifre definitive proprio perché gli oneri non sono ancora certi. La Legge di Bilancio approvata nel 2024 aveva previsto per il 2026 57 miliardi e 56 milioni di euro. Il nostro stanziamento per il prossimo anno è di 57 miliardi e 921 milioni. Oggi noi per il 2026 stanziamo soldi in più del 2025”. L'articolo Scuola, centinaia di studenti al freddo (come ogni anno) ma la politica li ignora. E il governo non vuole saperne: “Colpa degli enti locali” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Lettera aperta ai ragazzi di terza media: nella scelta delle superiori, tenete aperto l’orizzonte. E dubitate delle scorciatoie
di Serena Cavalletti* Questo post vuole essere una lettera aperta rivolta ai ragazzi, alle ragazze e alle famiglie che si trovano, come mio figlio e noi genitori, di fronte alla scelta non semplice della scuola superiore. “Sono piccoli” diciamo quasi tutti ed è vero: se il percorso è stato lineare hanno altri due anni di scolarità obbligatoria, ma devono dividersi, diramarsi in strade nuove, cercando un criterio che orienti e supporti questa scelta. Già da novembre ci siamo immersi in un vortice di open day, studente per un giorno, laboratori di greco, grafica e robotica, proposte allettanti sulla settimana corta, sulle curvature o addirittura di percorsi quadriennali: una rosa di offerte talmente vasta e interessante da frastornare. Per la prima volta da madre ho parlato con le altre famiglie presenti e ho avuto l’opportunità di cambiate prospettiva, dall’interno all’esterno dell’ambiente didattico, dalla tecnica professionale di docente e di analista delle politiche ministeriali, alla sua percezione e ricaduta. Bene, io ho riflettuto e tra i criteri che si possono usare per affrontare questa scelta ne salverei uno solo: scegliete l’ambito in cui sentite di poter fiorire, sviluppare al meglio le vostre capacità, dare a voi stessi e al mondo la parte migliore. Solo questo conta. Lasciate perdere la prospettiva, il futuro è da scrivere e in evoluzione così rapida che oggi non possiamo dire quali saranno le professioni che farete tra cinque anni e quelle che verranno pian piano a sparire. Tenete l’orizzonte aperto, pretendete dalla scuola l’esercizio del pensiero, la fatica sul piano della riflessione, la capacità di produrre un’intelligenza collettiva. Rifiutate la competizione, l’individualismo rende deboli, la cooperazione rende comunità, fatene pratica, vi permetterà un giorno di contare. Dubitate dei percorsi brevi. La scuola quadriennale non è pensata per voi, compiace Confindustria e il bisogno di manodopera iperspecializzata, pronta nell’immediato, che le aziende non vogliono prendersi l’incomodo di formare. Lo fanno anche nei Paesi in via di sviluppo con quella che chiamano Internazionalizzazione del sistema (un milione di euro nel 2025) così le aziende che delocalizzano troveranno il personale già formato anche nella lingua italiana e noi qui davanti ai cancelli. Ma attenzione, guardatelo per quello che è, il mondo del lavoro: un ambiente fluido in cui niente resta com’è, vi sarà più prezioso aver imparato a imparare, aver sviluppato la capacità di ragionare e discernere, che aver appreso una tecnica sola e preparatevi a difendere la preziosità della vostra vita, di ciò che siete, a ricostruire una relazione dialogica e paritaria con il datore. Se sarete preparati a questo avrete la capacità di riappropriarvi di diritti che stanno erodendo facendovi credere che lavorerete solo piegati da ricatti contrattuali o impiegando la vostra laurea a precarizzare gli altri. Rifiutatevi; e impegnatevi già da ora, in quanto studenti e studentesse, a mantenere un intenso contatto con la realtà, pretendete dalla scuola che vi supporti in questo, ne fate parte, siate soggetto della storia e non elementi assoggettati, esercitate il diritto di protesta, apprendete ogni forma non violenta e soprattutto la disobbedienza, che è una grande virtù ed è ciò che fa tremare il sistema: possono tentare di rendervi schiavi dei consumi, ma non possono obbligarvi a consumare, possono indurvi a dividere le persone per il colore della pelle, per il genere o l’orientamento sessuale, ma voi non siete obbligati a farlo, a scuola sarete tutti insieme e di questo potrete fare un valore perché siete titolari di un diritto fondamentale che quello alla felicità e si è felici quando si è uniti, attivi, partecipi. Si è felici quando si è trovato l’ambito che attiva il flusso, questa è la teoria di Mihàly, che da psicologo si è chiesto che cosa renda felici le persone e ha scoperto che non è la ricchezza, nemmeno il tempo vuoto né la mancanza di fatica: è uno stato di totale immersione in un’attività che ci gratifica, che ci fa perdere la cognizione del tempo e ci fa sentire davvero vivi. Ecco, cari ragazzi e ragazze, caro figlio mio, scegliete di fiorire, cercate quel seme dentro di voi, non smettete mai di coltivarlo, il resto conta poco, anzi per niente. *Docente componente del Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione L'articolo Lettera aperta ai ragazzi di terza media: nella scelta delle superiori, tenete aperto l’orizzonte. E dubitate delle scorciatoie proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nel decreto sulle elezioni non c’è il voto fuorisede. L’appello di The Good Lobby al governo: “Intervenite per rimediare”
In Italia ci sono circa 5 milioni di fuorisede, ma questa volta il voto a distanza sembra essere sparito dai radar. A farlo notare è The Good Lobby, organizzazione no profit che promuove la democrazia dal basso. “Abbiamo letto gli esiti del Consiglio dei ministri di ieri e ci sorprende che, rispetto al decreto-legge sulle disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e referendarie dell’anno 2026, non risulti più prevista l’estensione del diritto di voto ai cittadini fuorisede, peraltro già permesso in occasione delle ultime elezioni europee e referendum“, dichiara il direttore Federico Anghelè. Proprio allo scorso referendum su cittadinanza e lavoro, infatti, erano stato garantito il diritto a studenti e lavoratori che vivono lontano dalla loro residenza di recarsi ai seggi nel comune di domicilio: erano stati oltre 67mila i fuorisede ammessi al voto. “Immaginiamo si sia trattato di una svista e per questo chiediamo al Presidente del consiglio e al Ministro dell’interno di intervenire per porre rimedio, anche in vista della prossima riunione di consiglio in cui dovrebbero essere stabilite le date della consultazione”, prosegue il direttore di The Good Lobby. “Ricordiamo ancora una volta – aggiunge – che l’Italia è l’unico Paese europeo, con Malta e Cipro, a non disporre di questo importante strumento elettorale democratico per le migliaia di cittadini, non soltanto studenti ma anche professionisti, sportivi, persone in cura presso altre regioni, che vivono lontani dalla propria città di residenza”. Anghelè ricorda poi che “è ormai prossima nella prima commissione Affari costituzionali del Senato la discussione della proposta di legge di iniziativa popolare sul voto fuorisede“. La proposta è stata presentata a Palazzo Madama a inizio dicembre dopo avere raccolto oltre 50mila firme ed è stata sostenuta anche dal deputato Giulio Centemero (Lega) e da altri parlamentati di maggioranza. L'articolo Nel decreto sulle elezioni non c’è il voto fuorisede. L’appello di The Good Lobby al governo: “Intervenite per rimediare” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’esercito vuole studiare filosofia a Bologna. Ma l’ateneo dice no al corso per i giovani ufficiali, ecco perché
Meno Clausewitz e più Spinoza. O anche più Clausewitz e più Spinoza. La richiesta del Capo di Stato Maggiore dell’Esercito Carmine Masiello (nella foto con Giorgia Meloni) di avviare un corso di laurea in filosofia per i giovani ufficiali (una quindicina) è destinata a far discutere. Non perché ci sia niente di male nel tentare di allargare la propria visione e nutrire il pensiero critico, e la filosofia in questo è maestra, ma perché offre il fianco al quotidiano dibattito: è una richiesta genuina o è un altro modo di militarizzare l’università? Nel suo intervento agli Stati Generali della Ripartenza tenutisi in questi giorni a Bologna, Masiello ha raccontato di aver chiesto senza successo all’Alma Mater l’avvio di un CdL in filosofia apposito per i suoi pochi ufficiali. Il Capo dell’Esercito, pur non volendo “giudicare scelte che competono ad altre istituzioni”, legge il rifiuto dell’Ateneo come una specie di discriminazione. “Rappresento che un’istituzione come l’esercito non è stata ammessa all’Università”, dice il generale. “Non è una polemica ma una cosa che mi ha sorpreso e deluso. Questo è sintomatico dei tempi che viviamo e di quanta strada ancora c’è da percorrere, perché la nostra opinione pubblica, in generale, e i giovani, in particolare, capiscano qual è la funzione delle forze armate nel mondo che stiamo vivendo”. Rimbalzo di responsabilità per Giovanni Molari, rettore dell’Università di Bologna, che ha chiarito all’Ansa che è stata una “scelta autonoma di un Dipartimento, che ha preferito soprassedere e astenersi dal deliberare sul tema. Ricordo che le scelte didattiche, in questo caso l’attivazione di un curriculum dedicato, sono materia su cui l’iniziativa compete ai Dipartimenti” – ha aggiunto l’accademico – “Questo non esclude affatto ulteriori interlocuzioni e sviluppi. Siamo costantemente aperti al dialogo con tutte le realtà che riconoscono l’eccellenza formativa e scientifica del nostro ateneo”. Tra i primi a intervenire sulla questione gli studenti del collettivo universitario bolognese Cua, il Collettivo Universitario Autonomo, che insiste sulla militarizzazione delle università fortemente denunciata in questi mesi: “È l’ennesima riprova del fatto che i nostri atenei si stanno piegando sempre più alle logiche della guerra e del riarmo. Con un genocidio ancora in corso, non ci è possibile ignorare il fatto che le retoriche belliciste e gli accordi per la produzione di armi si sviluppano anche all’interno delle nostre università”. L'articolo L’esercito vuole studiare filosofia a Bologna. Ma l’ateneo dice no al corso per i giovani ufficiali, ecco perché proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Pordenone, bus con 20 studenti finisce in un fosso dopo lo scontro con un’auto: donna in gravi condizioni
Un bus con a bordo 20 studenti, di rientro da alcuni istituti scolastici di Portogruaro (Venezia), è finito nel fossato laterale dopo un violento impatto con una vettura, a Sesto al Reghena (Pordenone). Il mezzo, come si vede nel video, è rimasto in bilico appena oltre la carreggiata. L’autista ha riportato leggere ferite per le quali è stato trasferito in ambulanza al pronto soccorso. La donna alla guida dell’auto è stata stabilizzata dal personale dell’automedica e poi elitrasportata in ospedale: le sue condizioni appaiono gravi. Uno degli studenti che viaggiava a bordo del bus è stato trasportato in elicottero in ospedale, dopo essere stato valutato dal personale sanitario dell’automedica. Il ragazzo lamentava una compressione toracica: è sempre rimasto cosciente. Gli altri studenti sono stati comunque sottoposti a una consultazione medica prima di essere riaffidati ai parenti. L'articolo Pordenone, bus con 20 studenti finisce in un fosso dopo lo scontro con un’auto: donna in gravi condizioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Le nostre scuole cadono a pezzi mentre il governo finanzia il riarmo”. A Milano studenti in piazza per il “No Meloni Day”
“Le nostre scuole cadono a pezzi mentre il governo finanzia il riarmo”. Lo dicono le studentesse e gli studenti che sono scesi in piazza a Milano come in altre piazza d’Italia per protestare contro il governo Meloni. Un corteo partito da piazza Cairoli e che ha visto la partecipazione di diverse organizzazioni studentesche. Dall’Unione degli Studenti ai Fridays For Future fino a Osa. L'articolo “Le nostre scuole cadono a pezzi mentre il governo finanzia il riarmo”. A Milano studenti in piazza per il “No Meloni Day” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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