“Sono nata a Niscemi e conosco tutto della mia città, conosco le cittadine e i
cittadini che hanno perso tutto ai quali mando l’abbraccio più grande del mondo
per dire che non saranno mai abbandonati”. Lo ha detto la senatrice Vincenza
Rando commuovendosi in Aula al Senato intervenendo dopo l’informativa del
ministro Nello Musumeci. “Niscemi è poesia, arte, musica, imprenditoria, terra
coltivata da mani magiche, giovani che hanno deciso di restare”
L'articolo La senatrice Vincenza Rando parla di Niscemi e si commuove in Aula:
“Nata lì, non vi abbandoneremo” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Nonostante la Camera avesse già dato il via libera all’unanimità e nonostante
l’asse bipartisan tra Giorgia Meloni ed Elly Schlein, la destra – su spinta
della Lega – ha modificato il testo del disegno di legge sulla violenza
sessuale. La commissione Giustizia del Senato ha, infatti, votato per l’adozione
del testo base proposto da Giulia Bongiorno, relatrice del provvedimento e
senatrice del Carroccio, nella nuova versione al centro di forti polemiche.
La riformulazione aumenta le sanzioni, grazie all’ulteriore modifica presentata
oggi dalla stessa Bongiorno, ma introduce la “volontà contraria” a un rapporto
sessuale, al posto del “consenso libero e attuale“ che, se manca, definisce il
reato di violenza. Va ricordato che l’introduzione esplicita del “consenso” è
richiesta dalla convenzione di Istanbul e da tutte le associazioni che si
battono per i diritti delle donne. A votare a favore tutti i partiti che
sostengono il governo Meloni, mentre si sono espresse contro le opposizioni (Pd,
M5s, Italia viva e Avs). “Anche la presidente della commissione Giustizia e
relatrice del disegno di legge sulla violenza sessuale, Giulia Bongiorno, ha
votato e l’esito finale è di 12 voti favorevoli e 10 contrari“, rende noto la
senatrice del Pd, Valeria Valente, al termine del voto.
La riformulazione è ritenuta inaccettabile dalle opposizioni. “È una questione
di merito e una questione di metodo. Nel merito, ancora una volta saranno le
donne a dover dimostrare di aver subito violenza e ancora una volta possono non
essere credute. Ed è una questione di metodo: c’era un patto tra la leader del
maggior partito di opposizione, la segretaria del Pd Schlein, e la premier
Meloni, un patto chiesto dalle donne per avere una legge più giusta e che non le
renda vittime una seconda volta. Il patto è stato tradito per assecondare la
peggiore cultura maschilista presente nella maggioranza, con la complicità
proprio di due donne, Bongiorno e Meloni. Così sono state tradite ancora una
volta tutte le donne”, attacca una nota Chiara Braga, capogruppo Pd alla Camera
dei deputati. “La presidente Bongiorno non si è attenuta alle intese che avevamo
raggiunto: eravamo quasi giunti ad un testo condiviso e invece lei ha presentato
un testo che stravolge tutto”, sottolinea la senatrice Ada Lopreiato del
Movimento 5 stelle . “Si è rimangiata quanto detto anche fuori dalla commissione
circa l’importanza del concetto di consenso. Parlare oggi di un ‘dissenso
ammorbidito’ è dire tutt’altro”, aggiunge Lopreiato. Sulla stessa linea la
senatrice dell’Alleanza Verdi e Sinistra Ilaria Cucchi: “La presidente Bongiorno
ci fa ritornare indietro nel tempo. La proposta sulla violenza sessuale e sul
libero consenso è stata stravolta, rivoltata. Una beffa. Aumentano le pene
mentre rimane l’arretramento sui diritti. Oggi il tema per difendere le donne è
il consenso. Non vedere questo, significa non aver capito nulla”, insiste
Cucchi.
Proprio perché il testo base adottato oggi nella riformulazione della relatrice
Giulia Bongiorno “è cambiato completamente” al Senato i gruppi di opposizione
hanno chiesto e ottenuto di fare nuove audizioni sul disegno di legge. Entro
giovedì, primo febbraio, i gruppi parlamentari potranno presentare richieste di
audizioni. In base al calendario dei lavori parlamentari, l’esame del testo
dovrebbe cominciare in Aula il 10 febbraio.
Intanto Bongiorno difende la riformulazione. “Posso dire in maniera chiara e
categorica che il patto era per mettere al centro di questa legge la volontà
della donna, patto stra rispettato“, ha detto la leghista. “Io non credo sia
corretto parlare delle interlocuzioni all’interno della maggioranza”, ha detto
rispondendo alla domanda se avesse parlato con la premier Giorgia Meloni del
nuovo testo del disegno di legge. “Secondo me – ha aggiunto – questo testo fa un
passo avanti rispetto alla Camera perché salvo chi parla senza leggere il testo,
tutta la parte mia del freezing lì non c’era. Poi ci sono alcuni che criticano
il testo dicendo: ‘Non mi convince che ha levato l’interrogatorio’, ma non si
parla di interrogatorio, cioè io ho notato una serie di critiche da parte di
persone che non hanno letto o non hanno approfondito. Leggete e poi per carità
valutate“. Il testo è stato ulteriormente modificato oggi, visto che la prima
riformulazione prevedeva anche un riduzione delle pene. Adesso vengono previsti
da 7 a 13 anni di reclusione nei casi di atti sessuali con violenza, minacce e
abuso di autorità e da 6 a 12 anni per quelli compiuti contro la volontà della
vittima (nella prima versione, le pene erano di 6-12 anni nel primo caso e di
4-10 nel secondo).
L'articolo Ddl stupri, adottata come testo base la proposta di Bongiorno che
elimina il “consenso”. Insorgono le opposizioni proviene da Il Fatto Quotidiano.
In Italia ci sono circa 5 milioni di fuorisede, ma questa volta il voto a
distanza sembra essere sparito dai radar. A farlo notare è The Good Lobby,
organizzazione no profit che promuove la democrazia dal basso. “Abbiamo letto
gli esiti del Consiglio dei ministri di ieri e ci sorprende che, rispetto al
decreto-legge sulle disposizioni urgenti per le consultazioni elettorali e
referendarie dell’anno 2026, non risulti più prevista l’estensione del diritto
di voto ai cittadini fuorisede, peraltro già permesso in occasione delle ultime
elezioni europee e referendum“, dichiara il direttore Federico Anghelè. Proprio
allo scorso referendum su cittadinanza e lavoro, infatti, erano stato garantito
il diritto a studenti e lavoratori che vivono lontano dalla loro residenza di
recarsi ai seggi nel comune di domicilio: erano stati oltre 67mila i fuorisede
ammessi al voto.
“Immaginiamo si sia trattato di una svista e per questo chiediamo al Presidente
del consiglio e al Ministro dell’interno di intervenire per porre rimedio, anche
in vista della prossima riunione di consiglio in cui dovrebbero essere stabilite
le date della consultazione”, prosegue il direttore di The Good Lobby.
“Ricordiamo ancora una volta – aggiunge – che l’Italia è l’unico Paese europeo,
con Malta e Cipro, a non disporre di questo importante strumento elettorale
democratico per le migliaia di cittadini, non soltanto studenti ma anche
professionisti, sportivi, persone in cura presso altre regioni, che vivono
lontani dalla propria città di residenza”.
Anghelè ricorda poi che “è ormai prossima nella prima commissione Affari
costituzionali del Senato la discussione della proposta di legge di iniziativa
popolare sul voto fuorisede“. La proposta è stata presentata a Palazzo Madama a
inizio dicembre dopo avere raccolto oltre 50mila firme ed è stata sostenuta
anche dal deputato Giulio Centemero (Lega) e da altri parlamentati di
maggioranza.
L'articolo Nel decreto sulle elezioni non c’è il voto fuorisede. L’appello di
The Good Lobby al governo: “Intervenite per rimediare” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Al via le dichiarazioni di voto in Aula al Senato sulla fiducia posta dal
governo sulla manovra. Il via libera è atteso in giornata, poi il testo passerà
alla Camera.
L'articolo Manovra, le dichiarazioni di voto al Senato sulla fiducia posta dal
governo – La diretta tv proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Apro queste mie brevissime repliche chiedendo un applauso per l’assoluzione del
vicepremier Salvini dall’accusa infondata di sequestro di persona“. Così Giorgia
Meloni ha aperto il suo intervento in replica al Senato dopo aver consegnato le
comunicazioni lette alla Camera in vista del Consiglio europeo. “Un ministro
dell’interno che difende i confini italiani sta facendo il suo lavoro e niente
di più, esprimiamo la solidarietà e la nostra gioia al vicepremier”, ha
continuato.
L'articolo Open Arms, Meloni al Senato chiede un applauso per l’assoluzione di
Salvini: “Un ministro che difende i confini fa il suo lavoro” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
La Commissione Bilancio dà forfait sulla manovra. La seduta in calendario per le
23 di domenica 14 dicembre è stata sconvocata, come si legge dal calendario dei
lavori parlamentari. Sono saltati anche gli incontri bilaterali con i gruppi.
Erano attesi due ulteriori pacchetti di riformulazioni da parte del governo, con
le misure per enti locali e imprese, in particolare la modifica per rendere
pluriennale l’iperammortamento. Attesa anche la riformulazione dell’emendamento
di FdI sulle riserve auree ovvero (l’oro di Banca d’Italia).
Slittano quindi anche i primi voti sulla legge di Bilancio in prima lettura a
Palazzo Madama e che deve essere approvata dal Parlamento entro la fine
dell’anno. I lavori dovrebbero essere aggiornati a lunedì 15.
L'articolo Sconvocata la seduta della Commissione Bilancio, di manovra
finanziaria se ne riparla lunedì proviene da Il Fatto Quotidiano.
Stop al Senato all’approvazione del ddl sul “consenso libero e attuale” in
materia di violenza sessuale. L’accordo, dopo la trattativa che ha coinvolto
Elly Schlein e la premier Giorgia Meloni, c’era e l’auspicio delle opposizioni e
dello stesso presidente del Senato era quello di approvare oggi, senza
modifiche, il disegno di legge in occasione della Giornata per l’eliminazione
della violenza contro le donne. Ma la destra ci ripensa con la presidente della
Commissione Giustizia, la leghista Giulia Bongiorno, che chiede correzioni e un
nuovo ciclo di audizioni. Un a mossa che ha provocato la reazione delle
opposizioni, con i senatori di centrosinistra che hanno abbandonato la riunione
in segno di protesta.
“Siamo molto amareggiati e sorpresi. Una legge che aveva oggi la possibilità di
celebrare un momento alto del Parlamento, è stata di fatto affossata. Come
opposizioni abbiamo lasciato i lavori. Stringersi la mano con questa destra non
vale niente”, hanno detto i senatori dem abbandonando i lavori. E dall’altro
ramo del Parlamento i deputati di opposizione hanno chiesto una sospensione del
ddl Femminicidio. La Camera ha respinto a maggioranza la richiesta avanzata in
primis da Avs e a cui si sono associati Iv, Pd e M5s. Bisogna “sospendere il
provvedimento fino a quando la ministra Roccella non chiarirà insieme ai
capigruppo di maggioranza del Senato cosa sta accadendo”, “se c’è ancora un
accordo” sul tema delle violenze di genere tra maggioranza e opposizione, ha
detto Marco Grimaldi di Avs.
“Farò un ciclo di audizioni che sia mirato e breve su alcuni aspetti tecnici
segnalati e poi si proseguirà. Essendo arrivato oggi in commissione, è erroneo e
fuorviante dire che ci sono ritardi. Certamente il provvedimento andrà avanti”,
ha dichiarato Giulia Bongiorno che è anche relatrice del ddl sulla violenza
sessuale e il consenso. La senatrice della Lega ha confermato che nel merito, i
dubbi riguardano un comma che disciplina i casi di “minore gravità” per cui i
senatori del centrodestra hanno chiesto di specificare cosa si intende per
minore gravità. Ma ha ribadito che si tratta di “un provvedimento
importantissimo e utile perché è come se in Italia una giurisprudenza esalta il
consenso e poi il singolo giudice si attiene al testo normativo. Quindi bisogna
garantire omogeneità”.
L'articolo Ddl stupro, la destra ci ripensa e salta l’accordo Meloni-Schlein:
“Servono nuove audizioni e correzioni” proviene da Il Fatto Quotidiano.