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“Buongiorno professoressa, glielo chiedo in ginocchio non interroghi gli alunni perché sono tutti esauriti”: l’appello di Sayf diventa virale – IL VIDEO
Che Sayf sia l’idolo dei giovanissimi è cosa nota, la sua “Tu mi piaci tanto” arrivato al secondo posto al Festival di Sanremo 2026 ha conquistato tantissimi adolescenti. Ma che il cantante si trasformasse per pochi secondi in un rappresentante di classe, nessuno se lo aspettava. Eppure è successo. La classe del Liceo Classico di Modica, la IV B ha deciso di scrivere al cantante affinché facesse un appello alla professoressa per evitare l’interrogazione del lunedì, dopo un weekend di meritato riposo. Ed ecco che arriva il video registrato da Sayf a bordo della sua macchina: “Buonasera professoressa Teresa, io le mando questo messaggio in soccorso alla IV B di Modica che le chiede per favore in ginocchio di non interrogarli lunedì perché sono tutti esauriti. Quindi per favore abbia pietà se vuole concedere questa grazia ai ragazzi di interrogarli la settimana prossima, due settimane dopo o di dare una sufficienza così. sulla fiducia, grazie buona giornata”. Il video è diventato virale. Pronta la risposta della professoressa che, come riferisce La Sicilia, ha dichiarato: “Sono entrata facendo finta di essere arrabbiata, ma era solo un gioco. Devo dire che ho apprezzato il loro spirito d’iniziativa: parlano sempre di problem solving, di competenze… E loro una soluzione l’hanno trovata eccome. Certo, potevano chiedermelo direttamente e avrei detto di sì: non ho nessuna voglia di vedere alunni ‘esauriti’, come si sono definiti. Preferisco sempre il dialogo, il confronto. Non possiamo pensare che i ragazzi debbano comportarsi come eravamo noi: dobbiamo anche andare incontro alle loro modalità”. E ancora: “Hanno scelto Sayf perché in lui hanno visto il portavoce perfetto delle loro richieste. E devo ammettere che mi hanno fatto ridere, tanto. Ancora oggi rido”. (Video TiTok @garden_nico) L'articolo “Buongiorno professoressa, glielo chiedo in ginocchio non interroghi gli alunni perché sono tutti esauriti”: l’appello di Sayf diventa virale – IL VIDEO proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Durante le live il voto in più non era conseguente al cliccare, ma allo studiare. Era sotto gli occhi di tutti da 10 anni e nessuno ha detto nulla”: Vincenzo Schettini si difende
Vincenzo Schettini, docente pugliese, youtuber e divulgatore scientifico, diventato famoso per il suo progetto di lezioni online “La Fisica che ci piace”, respinge al mittente l’accusa di pretendere dagli studenti visualizzazioni, in cambio di voti più alti in una intervista al programma Melog di Radio24, “Istintivamente, a quegli studenti che avevo, dicevo di seguire una live su Youtube – ha spiegato – perché mi rendevo conto che mentre i 50enni ascoltavano la musica, i ragazzi ascoltavano i gamers e perdevano tempo. Quindi ho detto a me stesso che dovevo ritagliarmi uno spazio lì perché quella è la piazza in cui loro se la fanno e lì devo entrare”. E ancora: “Devo dire che tutta questa roba era sotto gli occhi di tutti da dieci anni e nessuno ha mai detto nulla ‘guadagnava, monetizzava’. In quel periodo delle live io avrei fatto prima a fare qualche lezione privata anziché prendere quella monetizzazione che piano piano è venuta fuori negli anni, all’inizio non c’era. È avvenuto perché io realizzavo contenuti di fisica anche diversi da quelli scolastici. I milioni di follower sono arrivati perché forse i miei contenuti hanno iniziato ad attirare i bambini, le nonne, gli anziani che scoprono la fisica delle calze”. Poi ha specificato: “Anche durante le live il voto in più non era conseguente al cliccare, ma allo studiare. Dovevano produrre argomenti, pensare, risolvere i problemi. Tra l’altro io mi stavo rendendo conto che i ragazzi studiavano sempre meno. Dal 2020 io ho scelto di andare in part time perché avevo capito che qualcosa stava cambiando. Quando ho compreso che ci sarebbe stato altro ho preso il part time verticale, mi ero reso conto che la fisica fuori dalla scuola potesse diventare un mestiere. Si tratta di una forma di contratto lavorativo che molti insegnanti scelgono, ognuno per motivi propri”. L'articolo “Durante le live il voto in più non era conseguente al cliccare, ma allo studiare. Era sotto gli occhi di tutti da 10 anni e nessuno ha detto nulla”: Vincenzo Schettini si difende proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Basta perbenismo: Schettini ha dimostrato che si può essere docenti senza essere per forza martiri rassegnati
di Francesco Nicolaci Mentre la fisica ci insegna che ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria, la cronaca italiana ci dimostra che ad ogni successo individuale corrisponde un’ondata di indignazione mediatica proporzionale all’invidia sociale generata. Il “caso” del professor Vincenzo Schettini è l’ennesimo capitolo di logica equina (Leo Strauss docet) che non cerca la verità, ma la doxa superficiale consacrata in falso storico. Il paralogismo su cui poggia l’intera impalcatura accusatoria è elementare quanto fallace: se un docente ha successo fuori dalle mura scolastiche, allora sta mercificando l’istruzione o, peggio, ricattando i propri discenti. È il rovesciamento del sensatamente reale. Prendiamo il paradosso del docente-musicista. Se un insegnante di educazione musicale – classe AM30 (ex A030) – alle medie, è anche un concertista affermato che riempie i teatri e vende i propri album, che genera milioni di visualizzazioni sul canale youtube con clip strumentali e lezioni di storia musicale, la società vi riconosce un’eccellenza meritocratica e culturale che nobilita l’istituzione e l’istruzione. Nessuno griderebbe allo scandalo se quel docente invitasse i suoi allievi e famiglie a un concerto o se questi decidessero di acquistarne il disco. Perché per la fisica divulgativa dovrebbe valere un principio pauperista diverso? La cultura è il frutto di lavoro, di investimenti, di studi, di talento (parola ormai voldemortiana, scomoda e minacciante per la mediocrità massiva) e di sacrifici che vanno ben oltre le 18 ore di cattedra e contestuali impegni. Negare questo valore significa negare lo statuto di produttore di sapere (Legge 2015, n.107, “Buona Scuola”) al docente, relegandolo a una figura liberta che deve vivere di francescana vocazione e composta indigenza. Ma la disonestà intellettuale più feroce emerge dal confronto con il sistema-Stato. Ci si scandalizza per i numeri virali sui social del professore, per i biglietti di teatro staccati nei suoi tour, per il prezzo di copertina dei suoi libri – editi da una colonna dell’editoria italiana – ma si tace di fronte a un Ministero che costringe decine di migliaia di docenti — già sottopagati — a sborsare migliaia di euro in corsi abilitanti, TFA, master, esami di lingua e certificazioni informatiche subappaltati e gestiti da enti privati. Per lo Stato è normale che un lavoratore debba “comprare” la propria competitività nelle graduatorie attraverso un mercato di titoli che nulla ha a che fare con il diritto agli aggiornamenti. In questo “mercato del tempio” legalizzato, il docente è il cliente di un cattedrificio a pedaggio. Eppure, il bersaglio mediatico diventa il singolo insegnante che, per merito, perseveranza e audacia di uscire dalla comfort zone, ha trovato nel libero mercato il giusto riconoscimento alla propria capacità comunicativa e didascalica. C’è una differenza ontologica – ribadita da Schettini in persona, ma accomunabile a tutti gli anthropoi, insegnanti o meno, di buon senso – tra l’istruzione scolastica che è e deve rimanere gratuita, e la cultura come servizio esterno: perché non protestare con Barbero per i 19 euro del suo San Francesco? C’è poi la menzogna tecnica del ricatto didattico. Premiare con un “voto in più” chi approfondisce tramite strumenti digitali gratuiti (tali erano le live sul canale youtube – dove l’interazione mediante commento segnava la presenza attiva, come la mano alzata in aula attesta il coinvolgimento alla spiegazione – della FisicaCheCiPiace) non è un illecito, ma la scoperta dell’acqua calda: è Flipped Classroom, è incentivazione allo studio, è maieutica moderna; accade parimenti con i link a video e spezzoni caricati su Google Classroom da decine di migliaia di docenti del ciclo secondario e primario come parte del programma di lezione e verifica. Confondere il premio con la punizione è un cortocircuito logico: l’incentivo a seguire le live non sottraeva punteggio a chi non partecipava — canonicamente in lizza per il massimo dei voti mediante lezione frontale — ma valorizzava l’impegno supplementare. Accusare Schettini di demonizzare il digitale negli interventi agoraici per poi istigarne l’uso per propri fini è, poi, l’apoteosi del paradosso: lo Stato da anni si avvale di registri elettronici, LIM, dispositivi in rete e Google Classroom; ma a essere accusato è chi aveva declinato quegli stessi strumenti in una didattica appartenente al medesimo solco. Pensare che un creator con milioni di follower trovi l’arricchimento attraverso le visualizzazioni di cinquanta o cento o finanche mille studenti è infine, oltre che falso, algoritmicamente fasullo e matematicamente ridicolo. Schettini ha avuto invece la coerenza di passare al part-time quando l’attività esterna è diventata prorompente, rispettando ogni norma contrattuale ma ancor di più la propria onestà intellettuale e paideutica. Il suo “peccato” originale di agostiniana ermeneutica non è amministrativo, ma culturale: ha dimostrato che si può essere docenti senza essere per forza martiri rassegnati. In un Paese che sembra odiare chi eccelle fuori dai binari del medium (il “punto di mezzo”), il suo successo deve essere processato. È ora di smetterla di rivestire di perbenismo le lacune taciute di un sistema che non investe nella scuola, ma permette ai media di azzannare chi la materia latu sensu la estende nei teatri e alla ribalta (anche) digitale. Difendere il buonsenso non è una scelta di campo né una crociata al grido di Deus vult: è un dovere di onestà verso chi crede ancora che il sapere sia una luce e non il buio della damnatio memoriae. L'articolo Basta perbenismo: Schettini ha dimostrato che si può essere docenti senza essere per forza martiri rassegnati proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Carta del docente, riparte con 117 euro in meno e più beneficiari. I sindacati: “Nata male e prosegue peggio”
Con sei mesi di ritardo e 117 euro in meno ma una platea di 253mila docenti (i precari) in più rispetto a quelli previsti originariamente nel 2015, la Carta del docente sarà di nuovo attiva da lunedì prossimo. Ad annunciarlo è il ministero dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, che sottolinea due novità: l’ampliamento “delle categorie di spesa ammissibili” (per la prima volta si possono acquistare anche servizi di trasporto di persone e l’acquisto di strumenti musicali) e i 281 milioni destinati alla formazione e all’aggiornamento dei docenti per l’acquisto, da parte delle istituzioni scolastiche, di tablet, personal computer, dispositivi digitali, libri e sussidi didattici da concedere in comodato d’uso agli insegnanti. Una somma di cui – ancora non si sa – come verrà ripartita: quanto andrà ad ogni scuola? Per numero di docenti o di alunni? Maestri e professori, quanto potranno usare? Interrogativi che si pongono in tanti in queste ore a partire dal segretario nazionale della Uil Scuola, Giuseppe D’Aprile: “Vanno fornite indicazioni operative chiare alle istituzioni scolastiche per la gestione delle risorse assegnate, al fine di non gravare ulteriormente sul lavoro delle segreterie scolastiche”. Di fatto il ritardo con cui arriva – sembra a causa del Mef, ministero dell’Economia e delle Ffnanze (a settembre era stata rinviata per poter far accedere anche i precari; a inizio febbraio Giuseppe Valditara aveva dichiarato al nostro giornale che sarebbe stata attiva da fine mese) – e i cambiamenti hanno scontentato tutti, soprattutto le organizzazioni sindacali. Il primo a commentare la notizia è il coordinatore nazionale dell’Anief, Marcello Pacifico che a Il Fatto Quotidiano.it dice: “Siamo d’accordo a trasformare la Carta docente in Carta servizi, ma va estesa anche al personale Ata. Riteniamo fondamentale, tuttavia, che il fondo venga aumentato per garantire l’ex ‘assegno’ da 500 euro previsto dal Governo Renzi. Servono almeno 200 milioni di euro che chiediamo al Governo”. A essere insoddisfatto è anche il numero uno della Gilda Scuola, Carlo Vito Castellana che ci spiega: “Carta docente è nata male e prosegue peggio. Probabilmente sarebbe stato più utile, già nel 2015, che quelle risorse fossero finite direttamente sul contratto nazionale. Lo strumento si è impoverito in questi anni arricchendo e foraggiando spesso enti di formazione. Ora la cifra iniziale viene compensata solo parzialmente dai 281 milioni che vanno alle scuole”. Castellana avanza una proposta per cambiare la situazione: “Credo sarebbe meglio a questo punto rendere deducibili tutte le spese di formazione e di aggiornamento o per acquisto libri e altro andando al di là di inutili piattaforme”. Critico anche D’Aprile: “Abbiamo ribadito l’importanza di reperire ulteriori risorse evitando di ridurre l’importo della Carta docente”. Bocciato su tutti i fronti Valditara dalla segretaria della Flc Cgil, Gianna Fracassi: “Invece di adeguare il valore della Carta per contrastare la perdita di potere d’acquisto causata dall’inflazione dell’ultimo decennio il ministero sceglie di tagliare l’importo proprio nel momento in cui sarebbe stato necessario un investimento maggiore per garantire i diritti di tutti”. La numero uno del sindacato scuola di Landini se la prende anche con la tempistica: “Comunicare l’importo e attivare il bonus a marzo, ovvero ad anno scolastico ormai inoltrato, è inefficace e improduttivo” . Dal 9 marzo i maestri e i professori (a parte i supplenti che sostituiscono per pochi giorni) potranno spendere 383 euro per cinema, teatro, musei, mostre, libri, hardware e software e ora anche trasporti e strumenti musicali attraverso la classica piattaforma. Ad ogni scuola, invece, andrà (non è stato precisato quando) un “tesoretto” che servirà per la formazione. Se il professore vorrà frequentare un corso di aggiornamento lo potrà fare richiedendolo alla dirigenza che sosterrà la spesa nell’ambito del piano di formazione della scuola. Così per libri, tablet e computer. L'articolo Carta del docente, riparte con 117 euro in meno e più beneficiari. I sindacati: “Nata male e prosegue peggio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il video del docente dopo il questionario di Azione Studentesca: “Sono di sinistra, schedatemi pure”. Le opposizioni: “Fdi prenda le distanze”
“Mi chiamo Giorgio Peloso Zantaforni, sono un insegnante di lettere in un liceo e sono di Sinistra. Schedatemi pure”. A lanciare questa provocazione alla campagna di Azione Studentesca – che nei giorni scorsi ha realizzato un questionario dove tra alcune domande, ha chiesto di segnalare l’orientamento politico dei professori – è proprio un docente attraverso un video che si è presto diffuso sulla Rete. Parole, quelle di Zanfatorni, che vanno di pari passo con quelle di un altro insegnante, Paolo Venti che sul suo profilo Facebook in queste ore ha scritto: “Minimizzare la cosa parlando di ‘ragazzata fatta con poco ordine’ non è accettabile: Azione studentesca ha un sito, ha una precisa collocazione politica e i suoi interventi non sono ‘ragazzate’, sono precisi tentativi di spostare indietro i paletti di tutela e garanzia che la democrazia ha fissato”. LA PRESA DI POSIZIONE DEI DOCENTI È la resistenza dei prof che non nascondono le loro idee. Zantaforni nel video dichiara: “Attraverso questo form i docenti colpevoli di essere di Sinistra vengono trattati come moderni hostess pubblici con l’obiettivo di stilare un report nazionale che nel solco della metafora storica potremmo definire come una moderna lista di proscrizione”. Una risposta decisa all’azione del movimento giovanile di destra, difeso a spada tratta da Fratelli d’Italia e attaccato da tutta l’opposizione oltre che dalla Flc Cgil, dall’Osservatorio sulla militarizzazione nelle scuole e da altri soggetti civici. L’unico a tacere è il ministro dell’Istruzione e del Merito, il leghista Giuseppe Valditara, che in questo periodo pre campagna elettorale si guarda bene dallo spaccare la maggioranza. Tutta l’opposizione, la Cgil e molti docenti gli “richiedono una chiara e pubblica presa di posizione” ma il professore di diritto romano resta in silenzio. IL VOLANTINO E IL QUESTIONARIO A scatenare la bagarre è stato un volantino di Azione Studentesca, appeso davanti al liceo “Leopardi-Majorana” di Pordenone ma diffuso anche sui social. Nel manifesto dal titolo “La scuola è nostra” c’è un QRcode che riporta un questionario con sei domande e questa spiegazione: “Come Azione Studentesca siamo pronti a creare un rapporto nazionale sulla situazione della scuola italiana”. Inseriti i dati personali (Nome, cognome, provincia, istituto, classe) – ilfattoquotidiano.it lo ha fatto – Azione studentesca chiede: “Quali sono le condizioni dal punto di vista strutturale della tua scuola?”; “Quali sono le principali problematiche?”; “La tua classe andrà in gita quest’anno?”; “Se no, per quale motivo?”. E poi: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni?”. Domanda anonima alla quale segue una precisazione: “Descrivi uno dei casi più eclatanti”. Interrogativi che, se correlati, possono facilmente individuare una persona. LE CRITICHE DALL’OPPOSIZIONE Ed è proprio su questo aspetto che in molti hanno parlato di “schedatura”. Gli esponenti del Movimento 5 stelle in commissione Cultura hanno detto: “Qui il problema non è l’anonimato ma il metodo: individuare, classificare, segnalare docenti sulla base delle loro idee. Un metodo che ha un nome preciso e che nella storia non porta mai nulla di buono. Ma ci chiediamo ancora: cosa aspetta Fratelli d’Italia a prendere le distanze da Azione Studentesca? Quando parlerà Arianna Meloni? O dobbiamo pensare che il partito sia d’accordo con la schedatura?”. Elisabetta Piccolotti di Avs ha annunciato un’interrogazione parlamentare mentre Angelo Bonelli co-portavoce di Europa Verde si è detto pronto a denunciare Azione Studentesca nelle sedi opportune. Anche Irene Manzi del Pd è pronta ad intervenire in Parlamento sulla questione. Fausto Tommasello, il segretario provinciale del Pd di Pordenone, intanto, ha presentato un esposto in procura. La segretaria della Flc Cgil, Gianna Fracassi ha chiesto a Valditara di “denunciare e contrastare con fermezza il clima di sospetto e intimidazione generato da tale iniziativa e di adottare ogni provvedimento necessario a tutela della libertà di insegnamento e della dignità del personale”. L’Osservatorio sulla militarizzazione a scuola ha spiegato che “si tratta di attacchi pesanti alla libertà di insegnamento e al pluralismo che la stessa Costituzione assegna alla scuola pubblica italiana”. LA LETTERA APERTA DEI DOCENTI DI PRATO A dar voce agli insegnanti, invece, ci ha pensato il video di Zanfatorni: “Fa più paura l’antifascismo insegnato piuttosto del fascismo mai davvero disimparato”. E Venti che lavora a Podernone ha scritto: “Insegno da 35 anni. Quando mi hanno segnalato la presenza del manifesto e del sondaggio ho riferito il fatto alla mia dirigente e ho segnalato la cosa al Prefetto via pec. Non sono iscritto a nessun partito però credo nella necessità di una distribuzione più equa delle ricchezze, nella tutela delle classi più deboli, nella necessità che lo Stato ponga dei limiti all’iniziativa privata piratesca per tutelare il lavoro dei giovani e il risparmio delle risorse, sono sensibile ai temi ecologici, ai diritti umani, sono indignato per il genocidio in Palestina, sono a sostegno delle proteste in Iran ma sono fermamente contrario all’intervento degli Stati Uniti lì e in altri paesi del mondo, come nel caso di Venezuela e Groenlandia che giudico violazioni di ogni diritto internazionale, attuate in una logica predatoria. Sono molto critico verso il governo Meloni e verso il mio Ministro Valditara (penso solo all’idea di schedare gli studenti palestinesi). Quindi credo di poter essere a buon diritto definito un insegnante di sinistra”. Il professore Ivan Vadori che ha insegnato al “Leopardi-Majorana” spiega: “In quella scuola c’è sempre stato dialogo. Fa male vedere fiumi di inchiostro su questo istituto”. Anche da Prato 120 docenti del liceo “Livi” si sono fatti sentire con una lettera aperta a Valditara: “Nel mondo alla rovescia capita che ci si debba difendere dall’accusa infamante di antifascismo”. LA NOTA DELLA SOTTOSEGRETARIA FRASSINETTI Da viale Trastevere hanno dato il compito alla sottosegretaria all’Istruzione e al Merito, Paola Frassinetti di rispondere con una nota ufficiale: “In merito alle notizie circolate su presunte ‘schedature’ o liste di ‘proscrizione’ nelle scuole, desidero chiarire che il ministero dell’Istruzione e del Merito ha avviato gli opportuni accertamenti per verificare i fatti. Da quanto risulta al momento, si tratta di un’iniziativa autonoma promossa da alcuni studenti, che avrebbero effettuato una sorta di sondaggio anonimo. Non si tratterebbe dunque di una ‘schedatura’ o di liste di ‘proscrizione’, stante l’anonimato. Si tratterebbe di una iniziativa simile ad altre già emerse in passato e riconducibili a sensibilità e posizioni politiche diverse. La scuola deve rimanere un luogo di confronto libero, pluralista e rispettoso”. Frasi considerate “tiepide e ambigue” dall’opposizione. DONZELLI DIFENDE GLI STEDENTI Nella giornata di oggi è intervenuto anche il responsabile organizzativo di Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli: “Sono particolarmente colpito dalla violenta censura che vorrebbe portare avanti la sinistra nei confronti dei ragazzini nelle scuole. Leggo polemiche incredibili perché i rappresentanti degli studenti chiedono ai professori di essere corretti in classe, chiedono ai propri coetanei se ci sono professori che non sono corretti. E qui c’è invece tutta la Sinistra che chiede di censurare i ragazzini. Mi auguro che nella loro libertà gli studenti non si facciano tappare la bocca dal Pd e dalle Sinistre, ma abbiano tutta la libertà di protestare quando vogliono”. AZIONE STUDENTESCA: “TOTALE MALAFEDE” Dal fronte di Azione Studentesca nessun passo indietro: “Chi vuole vedere del marcio all’interno di un sondaggio che chiede agli studenti lo stato dell’istruzione in cui su si trovano a crescere è in totale malafede. Peggio ancora, vuol dire difendere una parte – fortunatamente minoritaria ma chiassosa – della classe docente di questa Nazione, che si arroga il diritto di fare propaganda da una cattedra a ragazzi che devono poter formare liberamente le proprie idee. Invitiamo, quindi, l’onorevole Piccolotti a presentare un’interrogazione parlamentare anche verso la Rete degli studenti medi che tappa simbolicamente la bocca al ministro Valditara e all’Unione degli studenti che, sempre a Pordenone, stila quelle che lei definirebbe ‘liste di proscrizione’ verso presunti studenti e professori discriminatori” ha detto su Facebook, Riccardo Ponzio, presidente nazionale di Azione Studentesca. Il movimento ha realizzato anche dei volantini ironici con i volti di Piccolotti e del professore Andrea Maggi della serie tv Il Collegio che si è rivolto ai giovani che hanno scritto il questionario dicendo: “Così perdete un’occasione”. I due sono stati definiti da Azione Studentesca “I nuovi Ghostbusters” precisando: “Non capiamo i falsi stupori e le polemiche sterili di chi, evidentemente, prova fastidio nel constatare come il nostro Movimento sia oggi l’unico capace di rappresentare a pieno le istanze di milioni di studenti italiani”. 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Ho riflettuto su come affrontare in classe i fatti di La Spezia: con autenticità parlerò di limiti
di Dafni Ruscetta Da insegnante mi interrogo sull’ennesimo episodio di violenza tra i giovani, questa volta forse più allarmante in quanto agito all’interno del contesto scolastico istituzionale. Provo a ragionare in quali termini porre la questione agli studenti nei prossimi giorni, quando inevitabilmente se ne parlerà in classe. Ho imparato in questi anni che l’autenticità può essere la modalità più efficace di relazione con loro su questi temi, perché forse non esistono schemi preconfezionati sull’educazione alla vita. La riflessione è anzitutto su un’epoca storica avara di profondità umana, in cui ignoriamo i nostri stessi limiti, tanto in adolescenza come in età adulta. La società dell’edonismo continuo – purtroppo solo per chi vive da questa parte del mondo – ci ha fatto perdere di vista la nostra vera natura di esseri viventi, che è ‘finita’, perché l’ordine universale è più grande di noi. Anzitutto dovremmo educare i ragazzi a questa finitezza, dovremmo insegnargli che accettare il limite è una costante dell’esistenza. Sul tempio di Apollo a Delfi stava scritto “Nulla di troppo”, un invito alla temperanza, a evitare ogni forma di eccesso. L’importanza del giusto equilibrio – dello “sfiorare che si trattiene dall’afferrare”, cioè la consapevolezza del confine tra desiderio e rispetto – non solo nel comportamento ma anche nelle parole, come principio di armonia. È proprio l’assenza di limiti a generare presunzione, arroganza, confusione, con il rischio – sempre più evidente – di perdersi, di affondare nel naufragio esistenziale, di attivare quella sofferenza psicologica che spesso sfocia in violenza reale. Il non rendersi conto dei confini ci fa vivere nell’esaltazione dell’onnipotenza, del poter desiderare ogni cosa. Gli stimoli offerti dalle nuove tecnologie della rivoluzione digitale degli ultimi anni offrono perlopiù modelli culturali che contribuiscono a questa visione, generando nei giovani quel desiderio illimitato e quell’attrazione verso ‘eroi’ inadeguati, riducendo il senso di responsabilità individuale. Eppure non è tanto alla soppressione del desiderio che occorrerebbe tendere, quanto alla sua moderazione. Il modo in cui i ragazzi intendono il limite impone una analisi urgente, ma soprattutto una concreta azione culturale di lungo termine per ridare loro consapevolezza, perché sul tempio di Delfi stava anche scritto “Conosci te stesso”. È soltanto conoscendo noi stessi che possiamo vedere gli altri. Ma dobbiamo essere onesti: la preoccupante situazione attuale è anche il prodotto di chi ha contribuito a costruire quel contesto. Non è necessariamente una semplificazione affermare che le nuove generazioni siano cresciute in una condizione di iperprotezione, spesso segnata da una carenza di regole e di confini chiari. È dunque responsabilità di noi adulti offrire nuovi modelli di identificazione, soprattutto attraverso relazioni più intime con i nostri adolescenti, senza alcun timore di discutere apertamente con loro di rabbia, tristezza, frustrazione, gioia. Le famiglie e gli educatori in generale dovrebbero tornare ad ascoltare profondamente i giovani, perché è ciò che loro desiderano davvero: adulti autorevoli di riferimento. Chi ha mai provato ad affrontare questi argomenti in una classe sa che i ragazzi partecipano intensamente, perché sentono il bisogno di parlare di temi che riguardano la loro vita. Hanno necessità di saper comprendere e gestire le emozioni, per avere un contatto più profondo con le dimensioni della propria umanità, per essere disposti ad affrontare con coraggio i momenti difficili e le paure. Dicevamo che la nostra natura è finita, ma l’uomo deve pur tendere all’infinito, senza mai raggiungerlo, avvicinandosi a esso il più possibile, come aspirazione universale dell’essere umano. Educare al limite significa agire da ‘setaccio’, trattenendo ciò che è autentico, lasciando filtrare il superfluo, rendendo così possibile la comprensione della realtà e di ciò che è veramente sacro per l’esistenza. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. SCOPRI TUTTI I VANTAGGI! L'articolo Ho riflettuto su come affrontare in classe i fatti di La Spezia: con autenticità parlerò di limiti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Anche a Reggio Emilia i docenti si mobilitano contro le ispezioni di Valditara nelle scuole che ospitano Albanese: oltre 200 firme
Continua la mobilitazione dei maestri e dei professori contro le ispezioni inviate dal ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara, in Toscana e in Emilia Romagna, a seguito di alcuni incontri tenuti nelle scuole con Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite per i territori occupati in Palestina. A Castelnovo ne’ Monti (Reggio Emilia), un gruppo di docenti si è mosso coinvolgendo i colleghi di tutta la provincia arrivando a raccogliere duecento firme in poche ore per esprimere solidarietà nei confronti dei colleghi dell’istituto “Cattaneo- Dall’Aglio” di Castelnovo e del “Mattei” di San Lazzaro dove un’altra professoressa ha fatto lezione collegandosi con la giurista. Una levata di scudi contro l’inquilino di viale Trastevere – dopo quella di oltre 100 genitori bolognesi – che ha creato un vero e proprio movimento a difesa della libertà d’insegnamento. “Esprimiamo profonda preoccupazione per quanto sta accadendo in alcuni istituti scolastici, a seguito dell’azione del ministro dell’Istruzione e del Merito. Riteniamo che incontri come quello sopra citato siano momenti importanti e necessari per suscitare negli studenti dubbi, riflessioni e domande sul presente e sul passato, in piena coerenza con le Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica, che promuovono la conoscenza delle istituzioni nazionali e internazionali, l’educazione ai diritti umani, alla cittadinanza attiva e al pensiero critico”, cita la missiva resa pubblica sui quotidiani locali. Il personale della scuola non ha alcuna intenzione di abbassare la testa: “Rifiutiamo l’idea – prosegue la lettera -che tali interventi possano avere l’effetto di ‘indottrinare‘ gli studenti; siamo convinti, al contrario, che sia sempre possibile, anche attraverso questi incontri, dialogare in maniera aperta e non dogmatica. La scuola è e deve essere uno spazio aperto, libero e orientato a un confronto costante e proficuo, lontano da polemiche sterili. Manifestiamo pertanto la nostra sicuri che gli accertamenti richiesti faranno emergere la solidità e la coerenza delle intenzioni didattico-educative, pienamente conformi alle indicazioni normative e pedagogiche vigenti in materia di educazione civica, alla base del lavoro dei docenti e delle docenti”. Tra i tanti firmatari c’è anche Rita Pignatelli, professoressa al liceo Canossa: “Quello che sta accadendo è disarmante. Ricevere – spiega a ilfattoquotidiano.it – ispezioni significa, aprire la strada verso provvedimenti disciplinari che potrebbero essere emanati solo per aver svolto la propria attività di insegnamento. Al ‘Cattaneo’ – dove ho insegnato – c’è un clima di tensione”. Pignatelli è convinta che l’attività del ministro porti dritto dritto ad una sorta di auto-censura: “Io continuerò a fare quel che faccio pur rischiando ma colleghi più anziani o stanchi evitano di affrontare certi argomenti ora per non correre rischi. È dall’inizio dell’anno che Valditara sta agendo attraverso l’imposizione di regole che violano l’autonomia gestionale della scuola interferendo con la libertà d’insegnamento”. Nei giorni scorsi sul caso è intervenuta anche Tatiana Giuffredi, segretaria Generale Flc Cgil di Reggio Emilia che a ilfattoquotidiano.it spiega: “Quanto sta accadendo è emblematico del fatto che le premure principali di questo ministro siano rivolte a mettere in atto un pervasivo tentativo di costringere i docenti a epurare la loro libertà d’insegnamento da temi scomodi ideologicamente al governo stesso. Valditara dovrebbe invece essere orgoglioso e accogliere con plauso il fatto che la scuola pubblica italiana esprime la propria vitalità riappropriandosi della realtà di ciò che accade nel mondo, mostrandosi capace di addentrarsi nell’attualità e nella sua complessità per aiutare gli studenti a comprenderne le dinamiche e i risvolti meno superficiali”. L'articolo Anche a Reggio Emilia i docenti si mobilitano contro le ispezioni di Valditara nelle scuole che ospitano Albanese: oltre 200 firme proviene da Il Fatto Quotidiano.
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