“Mi chiamo Giorgio Peloso Zantaforni, sono un insegnante di lettere in un liceo
e sono di Sinistra. Schedatemi pure”. A lanciare questa provocazione alla
campagna di Azione Studentesca – che nei giorni scorsi ha realizzato un
questionario dove tra alcune domande, ha chiesto di segnalare l’orientamento
politico dei professori – è proprio un docente attraverso un video che si è
presto diffuso sulla Rete. Parole, quelle di Zanfatorni, che vanno di pari passo
con quelle di un altro insegnante, Paolo Venti che sul suo profilo Facebook in
queste ore ha scritto: “Minimizzare la cosa parlando di ‘ragazzata fatta con
poco ordine’ non è accettabile: Azione studentesca ha un sito, ha una precisa
collocazione politica e i suoi interventi non sono ‘ragazzate’, sono precisi
tentativi di spostare indietro i paletti di tutela e garanzia che la democrazia
ha fissato”.
LA PRESA DI POSIZIONE DEI DOCENTI
È la resistenza dei prof che non nascondono le loro idee. Zantaforni nel video
dichiara: “Attraverso questo form i docenti colpevoli di essere di Sinistra
vengono trattati come moderni hostess pubblici con l’obiettivo di stilare un
report nazionale che nel solco della metafora storica potremmo definire come una
moderna lista di proscrizione”. Una risposta decisa all’azione del movimento
giovanile di destra, difeso a spada tratta da Fratelli d’Italia e attaccato da
tutta l’opposizione oltre che dalla Flc Cgil, dall’Osservatorio sulla
militarizzazione nelle scuole e da altri soggetti civici. L’unico a tacere è il
ministro dell’Istruzione e del Merito, il leghista Giuseppe Valditara, che in
questo periodo pre campagna elettorale si guarda bene dallo spaccare la
maggioranza. Tutta l’opposizione, la Cgil e molti docenti gli “richiedono una
chiara e pubblica presa di posizione” ma il professore di diritto romano resta
in silenzio.
IL VOLANTINO E IL QUESTIONARIO
A scatenare la bagarre è stato un volantino di Azione Studentesca, appeso
davanti al liceo “Leopardi-Majorana” di Pordenone ma diffuso anche sui social.
Nel manifesto dal titolo “La scuola è nostra” c’è un QRcode che riporta un
questionario con sei domande e questa spiegazione: “Come Azione Studentesca
siamo pronti a creare un rapporto nazionale sulla situazione della scuola
italiana”. Inseriti i dati personali (Nome, cognome, provincia, istituto,
classe) – ilfattoquotidiano.it lo ha fatto – Azione studentesca chiede: “Quali
sono le condizioni dal punto di vista strutturale della tua scuola?”; “Quali
sono le principali problematiche?”; “La tua classe andrà in gita quest’anno?”;
“Se no, per quale motivo?”. E poi: “Hai uno o più professori di sinistra che
fanno propaganda durante le lezioni?”. Domanda anonima alla quale segue una
precisazione: “Descrivi uno dei casi più eclatanti”. Interrogativi che, se
correlati, possono facilmente individuare una persona.
LE CRITICHE DALL’OPPOSIZIONE
Ed è proprio su questo aspetto che in molti hanno parlato di “schedatura”. Gli
esponenti del Movimento 5 stelle in commissione Cultura hanno detto: “Qui il
problema non è l’anonimato ma il metodo: individuare, classificare, segnalare
docenti sulla base delle loro idee. Un metodo che ha un nome preciso e che nella
storia non porta mai nulla di buono. Ma ci chiediamo ancora: cosa aspetta
Fratelli d’Italia a prendere le distanze da Azione Studentesca? Quando parlerà
Arianna Meloni? O dobbiamo pensare che il partito sia d’accordo con la
schedatura?”. Elisabetta Piccolotti di Avs ha annunciato un’interrogazione
parlamentare mentre Angelo Bonelli co-portavoce di Europa Verde si è detto
pronto a denunciare Azione Studentesca nelle sedi opportune. Anche Irene Manzi
del Pd è pronta ad intervenire in Parlamento sulla questione. Fausto Tommasello,
il segretario provinciale del Pd di Pordenone, intanto, ha presentato un esposto
in procura. La segretaria della Flc Cgil, Gianna Fracassi ha chiesto a Valditara
di “denunciare e contrastare con fermezza il clima di sospetto e intimidazione
generato da tale iniziativa e di adottare ogni provvedimento necessario a tutela
della libertà di insegnamento e della dignità del personale”. L’Osservatorio
sulla militarizzazione a scuola ha spiegato che “si tratta di attacchi pesanti
alla libertà di insegnamento e al pluralismo che la stessa Costituzione assegna
alla scuola pubblica italiana”.
LA LETTERA APERTA DEI DOCENTI DI PRATO
A dar voce agli insegnanti, invece, ci ha pensato il video di Zanfatorni: “Fa
più paura l’antifascismo insegnato piuttosto del fascismo mai davvero
disimparato”. E Venti che lavora a Podernone ha scritto: “Insegno da 35 anni.
Quando mi hanno segnalato la presenza del manifesto e del sondaggio ho riferito
il fatto alla mia dirigente e ho segnalato la cosa al Prefetto via pec. Non sono
iscritto a nessun partito però credo nella necessità di una distribuzione più
equa delle ricchezze, nella tutela delle classi più deboli, nella necessità che
lo Stato ponga dei limiti all’iniziativa privata piratesca per tutelare il
lavoro dei giovani e il risparmio delle risorse, sono sensibile ai temi
ecologici, ai diritti umani, sono indignato per il genocidio in Palestina, sono
a sostegno delle proteste in Iran ma sono fermamente contrario all’intervento
degli Stati Uniti lì e in altri paesi del mondo, come nel caso di Venezuela e
Groenlandia che giudico violazioni di ogni diritto internazionale, attuate in
una logica predatoria. Sono molto critico verso il governo Meloni e verso il mio
Ministro Valditara (penso solo all’idea di schedare gli studenti palestinesi).
Quindi credo di poter essere a buon diritto definito un insegnante di sinistra”.
Il professore Ivan Vadori che ha insegnato al “Leopardi-Majorana” spiega: “In
quella scuola c’è sempre stato dialogo. Fa male vedere fiumi di inchiostro su
questo istituto”. Anche da Prato 120 docenti del liceo “Livi” si sono fatti
sentire con una lettera aperta a Valditara: “Nel mondo alla rovescia capita che
ci si debba difendere dall’accusa infamante di antifascismo”.
LA NOTA DELLA SOTTOSEGRETARIA FRASSINETTI
Da viale Trastevere hanno dato il compito alla sottosegretaria all’Istruzione e
al Merito, Paola Frassinetti di rispondere con una nota ufficiale: “In merito
alle notizie circolate su presunte ‘schedature’ o liste di ‘proscrizione’ nelle
scuole, desidero chiarire che il ministero dell’Istruzione e del Merito ha
avviato gli opportuni accertamenti per verificare i fatti. Da quanto risulta al
momento, si tratta di un’iniziativa autonoma promossa da alcuni studenti, che
avrebbero effettuato una sorta di sondaggio anonimo. Non si tratterebbe dunque
di una ‘schedatura’ o di liste di ‘proscrizione’, stante l’anonimato. Si
tratterebbe di una iniziativa simile ad altre già emerse in passato e
riconducibili a sensibilità e posizioni politiche diverse. La scuola deve
rimanere un luogo di confronto libero, pluralista e rispettoso”. Frasi
considerate “tiepide e ambigue” dall’opposizione.
DONZELLI DIFENDE GLI STEDENTI
Nella giornata di oggi è intervenuto anche il responsabile organizzativo di
Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli: “Sono particolarmente colpito dalla
violenta censura che vorrebbe portare avanti la sinistra nei confronti dei
ragazzini nelle scuole. Leggo polemiche incredibili perché i rappresentanti
degli studenti chiedono ai professori di essere corretti in classe, chiedono ai
propri coetanei se ci sono professori che non sono corretti. E qui c’è invece
tutta la Sinistra che chiede di censurare i ragazzini. Mi auguro che nella loro
libertà gli studenti non si facciano tappare la bocca dal Pd e dalle Sinistre,
ma abbiano tutta la libertà di protestare quando vogliono”.
AZIONE STUDENTESCA: “TOTALE MALAFEDE”
Dal fronte di Azione Studentesca nessun passo indietro: “Chi vuole vedere del
marcio all’interno di un sondaggio che chiede agli studenti lo stato
dell’istruzione in cui su si trovano a crescere è in totale malafede. Peggio
ancora, vuol dire difendere una parte – fortunatamente minoritaria ma chiassosa
– della classe docente di questa Nazione, che si arroga il diritto di fare
propaganda da una cattedra a ragazzi che devono poter formare liberamente le
proprie idee. Invitiamo, quindi, l’onorevole Piccolotti a presentare
un’interrogazione parlamentare anche verso la Rete degli studenti medi che tappa
simbolicamente la bocca al ministro Valditara e all’Unione degli studenti che,
sempre a Pordenone, stila quelle che lei definirebbe ‘liste di proscrizione’
verso presunti studenti e professori discriminatori” ha detto su Facebook,
Riccardo Ponzio, presidente nazionale di Azione Studentesca. Il movimento ha
realizzato anche dei volantini ironici con i volti di Piccolotti e del
professore Andrea Maggi della serie tv Il Collegio che si è rivolto ai giovani
che hanno scritto il questionario dicendo: “Così perdete un’occasione”. I due
sono stati definiti da Azione Studentesca “I nuovi Ghostbusters” precisando:
“Non capiamo i falsi stupori e le polemiche sterili di chi, evidentemente, prova
fastidio nel constatare come il nostro Movimento sia oggi l’unico capace di
rappresentare a pieno le istanze di milioni di studenti italiani”.
L'articolo Il video del docente dopo il questionario di Azione Studentesca:
“Sono di sinistra, schedatemi pure”. Le opposizioni: “Fdi prenda le distanze”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Destra
Durissima invettiva del filosofo Massimo Cacciari contro la destra di governo,
con una poderosa frecciata aggiuntiva al centrosinistra. Ospite di Otto e mezzo
(La7), Cacciari commenta le parole del leader di Italia Viva, Matteo Renzi, sui
23 milioni di euro che la presidenza del Consiglio ha destinato agli uffici di
diretta collaborazione e ai ministri senza portafogli, raddoppiando i livelli di
10 anni fa e sfondando così il tetto delle uscite.
Amaro il commento dell’ex sindaco di Venezia: “I lavoratori a reddito fisso e
pensionati in questo paese hanno un potere d’acquisto paragonabile a quello del
1990. E questo non è una crisi generale, perché in tutti gli altri paesi europei
gli stipendi in termini reali sono più o meno aumentati. È un paese in decadenza
da tutti i punti di vista: sociale, economico, tecnologico, culturale. E la
Meloni viene a raccontarci dalla mattina alla sera le frottole più incredibili,
descrivendo una situazione che non esiste, che non esiste”.
E rincara, citando la celebre frase della commedia filosofica “La vida es
sueño”, scritta nel 1635 da Pedro Calderón de la Barca: “Con questa narrazione,
assieme all’impotenza delle opposizioni, raccatta pure voti. “La vita è sogno”,
diceva quel tipo. La Meloni a narrare la nostra vita come un sogno. E la gente
ci crede. Qui abbiamo Matteo Renzi. Bisognerebbe fare anche a lui questa
domanda: perché? Perché forse perché dall’altra parte non c’è una narrazione del
reale sufficientemente forte e con una proposta alternativa sufficientemente
credibile”.
Il filosofo poi si sofferma sui nuovi fondi stanziati dal governo Meloni sulla
sicurezza: “L’indirizzo culturale e politico che emerge da questi provvedimenti
è quanto di più arcaico, di decrepito dal punto di vista culturale, di più
reazionario nel senso tecnico del termine, si possa immaginare, cioè l’idea che,
incrementando le pene, tu riesca a combattere i fenomeni di delinquenza. È una
palla. È una colossale palla statistica e culturale. È dimostrato in tutto il
mondo che non c’è nessuna corrispondenza tra una strategia di aumento delle pene
e la riduzione dei fenomeni di delinquenza“.
Cacciari spiega: “È evidente nello spirito del dispositivo che lì si mira a
poter perquisire e prendere rapidamente la gente, anche andando nelle case di
coloro che sono sospettati di poter poi essere pericolosi nel corso di una
manifestazione. Cioè è un provvedimento totalmente di destra, pura e semplice,
contro la quale o l’opposizione fa un’opposizione radicale oppure vada a casa
anche lei“.
Il filosofo infine allerta sulla catastrofe culturale e giuridica causata dalle
destre: “Il problema della sicurezza va impostato in modo serio. Ad esempio, ,
la questione drammatica dei femminicidi: aumentando le pene, tu riduci questo
fenomeno culturalmente complesso e straordinariamente grave? Non lo affronti con
le pene, lo affronti con altri strumenti e così per ogni forma di reato ci
possono essere strumenti alternativi alla pena. Questa – conclude – è cultura
giuridica normale in questo benedetto Occidente e l’ondata di destra che ci sta
travolgendo sta mandando a puttane anche questi fattori elementari di una
cultura giuridica che si era affermata in Occidente e anche negli stessi Stati
Uniti fino ai Trump”.
L'articolo Cacciari a La7: “Da Meloni solo frottole incredibili. La destra sta
mandando a pu**ane la nostra cultura giuridica” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si intendeva cambiare narrazione, si cerca da decenni di scardinare la pretesa
“egemonia culturale” della sinistra, si è gridato allo scandalo perché il mondo
della cultura era “tutto in mano ai comunisti”. Ma per una volta non è la
sinistra a dividersi, almeno su questo punto. A spaccarsi è il mondo culturale
della destra: l’intellettuale di riferimento del conservatorismo Marcello
Veneziani da una parte, il ministro della Cultura Alessandro Giuli dall’altra.
Da una parte Veneziani – filosofo, intellettuale, firma di diversi giornali di
destra – ha espresso la sua delusione per la debole impronta impressa sulle sue
politiche dal nuovo ceto politico alla guida del paese e lo ha fatto dalle
colonne di una testata del campo governativo come la Verità, il quotidiano
fondato e diretto da Maurizio Belpietro. Una testata considerata di destra, con
una linea editoriale tendenzialmente liberal-conservatrice ma che si definisce
indipendente e che spesso critica anche le posizioni dell’attuale governo.
Esecutivo che, ha scritto in questo caso il giornalista in un editoriale
richiamato in prima pagina, pare il “trionfo della mediocritas” e che non ha
ancora lasciato alcun segno. “Tutto è rimasto come prima, nel bene, nel male,
nella mediocrità generale e particolare. E perdura anche il clima di
intolleranza e censura verso le idee che non rientrano nel mainstream” ha
scritto nel suo articolo domenicale Veneziani che nel suo bilancio boccia
l’attività del governo ma salva la figura di Giorgia Meloni. Veneziani scrive
che le sue osservazioni sono fatte “senza alcun piacere di dirlo, anzi avremmo
più volentieri taciuto, occupandoci d’altro; lo scriviamo solo per non
sottrarci, almeno a fine anno, a tentare un bilancio onesto, realistico e
ragionato della situazione”.
A rispondergli è un piccato ministro della Cultura che, nonostante
l’indisposizione che lo ha costretto a casa, ha preso carta e penna ed ha
incaricato la sua capa di gabinetto, Valentina Gemignani, di leggere un suo
messaggio in occasione della presentazione, alla Camera dei Deputati, dei
risultati “straordinari” della Ales di Fabio Tagliaferri. Una comunicazione che
lascia di stucco i partecipanti, per il tono decisamente spiazzante e anche per
la sua irritualità. “Ha deciso di arruolarsi nel fronte del nemichettismo pur di
negare la forza dei fatti e dei numeri; invece di incoraggiarci o almeno di
giudicare con equanimità” sottolinea il ministro. “Una dose di vaccino anti
nemichettista la inoculiamo volentieri nella pelle esausta del vecchio amico
Marcello Veneziani – dice il suo messaggio quasi sprezzante -: egli, dopo aver
confidato a suo tempo che aveva rifiutato l’onore di diventare il ministro della
Cultura del governo Meloni, oggi sversa su di noi la bile nera di cui trabocca
evidentemente il suo animo ricolmo di cieco rimpianto. Si rassereni: nello
sciagurato giorno in cui il nemichettismo dovesse espugnare Palazzo Chigi, il
nostro ex consigliere Rai in quota An (per tacer d’altro) sarà senz’altro
premiato honoris causa”. Interpellato al riguardo Veneziani dice di non voler a
sua volta replicare.
Ma la veemenza dell’attacco del governo viene notata dal Pd che, per altro,
sottolinea la stonatura dell’aver utilizzato “un contesto istituzionale per
sferrare un attacco frontale a Marcello Veneziani, colpevole di aver espresso
una valutazione severa sull’irrilevanza dell’azione del governo Meloni”. Una
irritualità per altro lamentata dallo stesso Giuli quando, ricordano i dem, il
ministro fu oggetto delle critiche di Elio Germano fatte a margine della
presentazione dei premi Donatello al Quirinale. E comunque, sottolinea da
deputata del Pd Irene Manzi: “Al di là del merito delle posizioni di Veneziani,
emerge con evidenza la difficoltà del ministro Giuli nel rapportarsi al dissenso
e nel sostenere un confronto critico. Le istituzioni della Repubblica non
possono diventare – stigmatizza la parlamentare dem – lo spazio per regolare
conti personali né per alimentare polemiche politiche. Quel linguaggio e quella
impostazione allergica a ogni voce critica appartengono ad altri contesti: forse
è lo stile di Atreju“.
L'articolo Altro che egemonia: sulla cultura a destra finisce in rissa.
Veneziani: “Trionfo della mediocritas”. E Giuli scatenato: “Bile nera, animo
ricolmo di cieco rimpianto” proviene da Il Fatto Quotidiano.