Mario Ruoso, 87 anni, fondatore e patron di TelePordenone, è stato ucciso
brutalmente nella propria abitazione, colpito più volte alla testa con un corpo
contundente. La vittima è stata ritrovata nel pomeriggio di mercoledì nella
propria abitazione, un attico al settimo piano di un palazzo a Pordenone, di
fronte alla rivendita di auto di sua proprietà, Garage Italia. A trovare il
corpo è stato il nipote di Russo, che aveva allertato le forze dell’ordine dopo
che aveva provato, senza successo, a contattare telefonicamente l’imprenditore.
All’entrata dell’abitazione, gli inquirenti e i soccorsi si sono ritrovati di
fronte a quella che hanno descritto come “una mattanza“, secondo fonti
attendibili.
Il sopralluogo è iniziato circa alle 16.30 ed è stato condotto dal medico legale
Antonello Cirnelli con il supporto della polizia scientifica, giunta anche da
Padova. I controlli sul cadavere sono durati oltre tre ore. Secondo le parole
del procuratore Pietro Montrone, la morte risalirebbe a qualche ora prima del
ritrovamento della vittima: è avvenuta con tutta probabilità tra le 7 e le 8 del
mattino.
Secondo le indagini l’uomo, poi sorpreso dal suo assassino, sembrava essere
pronto ad uscire di casa per raggiungere il salone di auto, in cui passava quasi
quotidianamente. Secondo le prime ricostruzioni e verifiche, la brutale
aggressione sarebbe iniziata con un colpo sferrato da un oggetto contundente
privo di scanalature come una spranga o qualcosa di simile. Nella caduta
successiva al colpo inferto, l’imprenditore avrebbe battuto la testa contro lo
spigolo di un mobiletto dell’abitazione. L’assassino avrebbe poi infierito sul
corpo esanime della vittima con numerosi colpi alla testa, fino a provocarne la
morte.
Non è stata ancora ritrovata l’arma del delitto, nonostante le ricerche siano
state condotte oltre che nell’abitazione della vittima, anche nelle aree
circostanti. L’orario dell’omicidio, avvenuto secondo le verifiche durante le
prime ore del mattino, potrebbe aver favorito la fuga dell’assassino, visto gli
scarsi flussi di gente di passaggio nella strada in quella fascia oraria. Al
momento non risultano testimoni oculari. Gli investigatori, coordinati dal
procuratore Montrone e dal sostituto Federica Urban, non escludono al momento
alcuna ipotesi , ma intanto stanno già analizzando i filmati delle videocamere
di sorveglianza, per trovare elementi che possano aiutare le indagini. L’estate
scorsa era stata data alle fiamme la sua auto e l’imprenditore aveva parlato di
“sistema mafioso”.
L'articolo Il patron di TelePordenone ucciso a sprangate in casa: “Una mattanza”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Come nel Vecchio West, questi cercatori d’oro erano pronti a frugare ovunque pur
di trovare una preziosa pepita da portare via: solo che questa volta il bottino
non arrivava da un fiume del Klondike. Dei ladri hanno messo a soqquadro
un’abitazione in cerca di denaro e oggetti preziosi, ma alla fine sono fuggiti
con una scatolina contenente due presunte pietre preziose che, in realtà, erano
semplicemente calcoli renali. È accaduto a Pordenone, nella casa dell’ex
vicedirettore del Messaggero Veneto, Giuseppe Ragogna, che ha denunciato
l’episodio alle forze dell’ordine. La vicenda è stata riportata dallo stesso
giornale friulano: secondo una prima ricostruzione, i malviventi sarebbero
entrati nell’appartamento passando dal terrazzino. Una volta all’interno,
avrebbero messo a soqquadro l’intera abitazione, rovistando in ogni stanza alla
ricerca di contanti o beni di valore.
Il bottino, però, si è rivelato ben diverso dalle aspettative. “L’unica cosa che
hanno trovato sono state alcune monete e banconote — dollari, sterline — che
conservavo dai miei viaggi, ma non saranno stati più di 150 euro”, ha raccontato
Ragogna. Non trovando oggetti preziosi, i ladri si sono probabilmente lasciati
ingannare da una piccola scatola custodita nell’appartamento. All’interno vi
erano due piccoli calcoli renali, recentemente sottoposti ad analisi mediche, ma
evidentemente scambiati per qualcosa di valore. “Conservavo, in una scatolina, i
calcoli renali che avevo appena fatto analizzare. Devono aver pensato che
avessero un qualche valore”, ha spiegato la vittima del furto. L’episodio è
stato denunciato alle forze dell’ordine, che hanno avviato gli accertamenti per
risalire ai responsabili del furto.
Foto d’archivio
L'articolo Ladri d’appartamento credono di rubare pietre preziose, invece sono
calcoli renali proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cercavano tesori, oro o gioielli di famiglia, ma questa volta l’avidità ha
giocato loro un brutto scherzo. Hanno scambiato due pepite per oro o pietre
preziose, ignorando che si trattasse in realtà di calcoli renali conservati come
ricordo di un passaggio medico tutt’altro che piacevole. È la grottesca
disavventura capitata a una banda di ladri a Pordenone, che ha preso di mira
l’abitazione di Giuseppe Ragogna, ex vicedirettore del quotidiano Messaggero
Veneto.
Il furto è andato in scena con modalità classiche, ma con un epilogo decisamente
inedito. Secondo la ricostruzione fornita dalla vittima alle forze dell’ordine,
i malviventi sono riusciti a penetrare nell’appartamento forzando l’accesso
attraverso un terrazzino. Una volta dentro, convinti di poter mettere le mani su
un bottino consistente, hanno setacciato ogni stanza, aprendo cassetti e armadi
e mettendo completamente a soqquadro l’abitazione alla ricerca di denaro
contante o preziosi. La ricerca, però, si è rivelata infruttuosa. In casa non
c’erano casseforti piene né gioielli di valore esposti.
Frustrati dalla mancanza di oggetti di lusso, i ladri si sono dovuti
accontentare di quel poco che hanno trovato a portata di mano. “L’unica cosa che
hanno preso sono state alcune monete e banconote – dollari, sterline – che
conservavo dai miei viaggi, ma non saranno stati più di 150 euro”, ha raccontato
Ragogna, sottolineando l’esiguità del valore economico della refurtiva.
Tuttavia, prima di fuggire, la loro attenzione è stata catturata da una piccola
scatolina. Al suo interno c’erano due piccoli frammenti solidi, simili a
pietruzze. Nella fretta e probabilmente ingannati dalla “custodia“, i ladri
devono aver pensato di aver trovato delle pepite d’oro grezzo o delle pietre
rare non ancora lavorate. L’amara sorpresa La realtà, come ha spiegato
ironicamente il giornalista, era ben diversa: “Conservavo, in una scatolina, i
calcoli renali che avevo appena fatto analizzare. Devono aver pensato che
avessero un qualche valore”.
L'articolo Ladri entrano in casa e rubano una scatolina con dentro due pepite:
“Pensavano fossero oro o pietre preziose, ma erano i miei calcoli renali”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Sciopero al liceo Grigoletti di Pordenone per protestare contro le invasioni di
topi, che ormai da mesi infestano la scuola. La notizia, riportata da Messaggero
veneto, racconta di oltre 300 liceali riuniti in un sit-in di tre ore, nella
mattinata di sabato 14 febbraio, per chiedere, con striscioni e cori indignati,
un intervento rapido di derattizzazione dei cantieri delle palestre ed ex
spogliatori dove i roditori fanno tana.
“Fuori i topi dalla scuola” la richiesta all’Ente di decentramento regionale Edr
perché “sanifichi i cantieri pieni di ratti”. “Liberateci – chiedono i ragazzi –
dai sorci che corrono nei controsoffitti, sui muri esterni e arrivano dai
cantieri aperti da anni”. La scuola avrebbe provveduto già in passato con
interventi di derattizzazione, ma i cantieri limitrofi alla scuola, in cui i
topi pare facciano tana, sono di competenza dell’Ente di decentramento regionale
Edr.
“La derattizzazione interna è partita da settimane con interventi massicci che
abbiamo rendicontato alle famiglie degli studenti – ha denunciato la dirigente
Ornella Varin con il vice Walter Manzon – Nelle pertinenze esterne dei cantieri
non possiamo intervenire: abbiamo inviato una richiesta all’Edr di Pordenone,
perché si attivi con un controllo nei cantieri che ha affidato alle imprese”.
Intanto è aperto da giorni il tavolo di confronto tra i quattro rappresentanti
di istituto e la dirigente Varin. “I rappresentanti di classe saranno convocati
giovedì dopo la pausa di Carnevale – hanno annunciato i rappresentanti di
istituto che non erano presenti al sit-in – e il giorno dopo ci sarà l’assemblea
di istituto. Verificheremo la situazione”. “Siamo una scuola pubblica – hanno
ripetuto i liceali dell’indirizzo linguistico – e non uno zoo didattico. L’Ente
decentrato regionale e il Comune di Pordenone ci liberino dai ratti che hanno le
tane nei cantieri e si intrufolano nella nostra scuola”.
Le trappole con esche si sono rivelate insufficienti a risolvere l’emergenza: un
paio di carcasse dei sorci sono state recuperate in un quadro elettrico e in un
controsoffitto. I liceali hanno aggiunto: “I genitori ci danno man forte per
chiedere sicurezza sanitaria. Le feci dei ratti sono state trovate in più punti
del liceo”. “Non è possibile andare avanti così – proseguono – perché i roditori
continueranno ad arrivare nel liceo dai cantieri. Vanno tutti sanificati”. Il
parco esterno alla scuola è l’altro polo di incursioni.
La scuola, nel frattempo, non ha mai interrotto l’attività didattica. “Ogni
giorno gli ambienti vengono sanificati e puliti dal personale collaboratore. –
ha sottolineato il docente vicario Manzon – La situazione è complessa e ce ne
rendiamo conto, ma stiamo facendo di tutto per risolverla”. Il cantiere delle
nuove palestre è già in una fase avanzata, ma restano dubbi sulle condizioni
degli spogliatoi.
L'articolo “Liberateci dai topi. Corrono nei controsoffitti e sui muri esterni”,
l’appello degli studenti di un liceo di Pordenone proviene da Il Fatto
Quotidiano.
“Mi chiamo Giorgio Peloso Zantaforni, sono un insegnante di lettere in un liceo
e sono di Sinistra. Schedatemi pure”. A lanciare questa provocazione alla
campagna di Azione Studentesca – che nei giorni scorsi ha realizzato un
questionario dove tra alcune domande, ha chiesto di segnalare l’orientamento
politico dei professori – è proprio un docente attraverso un video che si è
presto diffuso sulla Rete. Parole, quelle di Zanfatorni, che vanno di pari passo
con quelle di un altro insegnante, Paolo Venti che sul suo profilo Facebook in
queste ore ha scritto: “Minimizzare la cosa parlando di ‘ragazzata fatta con
poco ordine’ non è accettabile: Azione studentesca ha un sito, ha una precisa
collocazione politica e i suoi interventi non sono ‘ragazzate’, sono precisi
tentativi di spostare indietro i paletti di tutela e garanzia che la democrazia
ha fissato”.
LA PRESA DI POSIZIONE DEI DOCENTI
È la resistenza dei prof che non nascondono le loro idee. Zantaforni nel video
dichiara: “Attraverso questo form i docenti colpevoli di essere di Sinistra
vengono trattati come moderni hostess pubblici con l’obiettivo di stilare un
report nazionale che nel solco della metafora storica potremmo definire come una
moderna lista di proscrizione”. Una risposta decisa all’azione del movimento
giovanile di destra, difeso a spada tratta da Fratelli d’Italia e attaccato da
tutta l’opposizione oltre che dalla Flc Cgil, dall’Osservatorio sulla
militarizzazione nelle scuole e da altri soggetti civici. L’unico a tacere è il
ministro dell’Istruzione e del Merito, il leghista Giuseppe Valditara, che in
questo periodo pre campagna elettorale si guarda bene dallo spaccare la
maggioranza. Tutta l’opposizione, la Cgil e molti docenti gli “richiedono una
chiara e pubblica presa di posizione” ma il professore di diritto romano resta
in silenzio.
IL VOLANTINO E IL QUESTIONARIO
A scatenare la bagarre è stato un volantino di Azione Studentesca, appeso
davanti al liceo “Leopardi-Majorana” di Pordenone ma diffuso anche sui social.
Nel manifesto dal titolo “La scuola è nostra” c’è un QRcode che riporta un
questionario con sei domande e questa spiegazione: “Come Azione Studentesca
siamo pronti a creare un rapporto nazionale sulla situazione della scuola
italiana”. Inseriti i dati personali (Nome, cognome, provincia, istituto,
classe) – ilfattoquotidiano.it lo ha fatto – Azione studentesca chiede: “Quali
sono le condizioni dal punto di vista strutturale della tua scuola?”; “Quali
sono le principali problematiche?”; “La tua classe andrà in gita quest’anno?”;
“Se no, per quale motivo?”. E poi: “Hai uno o più professori di sinistra che
fanno propaganda durante le lezioni?”. Domanda anonima alla quale segue una
precisazione: “Descrivi uno dei casi più eclatanti”. Interrogativi che, se
correlati, possono facilmente individuare una persona.
LE CRITICHE DALL’OPPOSIZIONE
Ed è proprio su questo aspetto che in molti hanno parlato di “schedatura”. Gli
esponenti del Movimento 5 stelle in commissione Cultura hanno detto: “Qui il
problema non è l’anonimato ma il metodo: individuare, classificare, segnalare
docenti sulla base delle loro idee. Un metodo che ha un nome preciso e che nella
storia non porta mai nulla di buono. Ma ci chiediamo ancora: cosa aspetta
Fratelli d’Italia a prendere le distanze da Azione Studentesca? Quando parlerà
Arianna Meloni? O dobbiamo pensare che il partito sia d’accordo con la
schedatura?”. Elisabetta Piccolotti di Avs ha annunciato un’interrogazione
parlamentare mentre Angelo Bonelli co-portavoce di Europa Verde si è detto
pronto a denunciare Azione Studentesca nelle sedi opportune. Anche Irene Manzi
del Pd è pronta ad intervenire in Parlamento sulla questione. Fausto Tommasello,
il segretario provinciale del Pd di Pordenone, intanto, ha presentato un esposto
in procura. La segretaria della Flc Cgil, Gianna Fracassi ha chiesto a Valditara
di “denunciare e contrastare con fermezza il clima di sospetto e intimidazione
generato da tale iniziativa e di adottare ogni provvedimento necessario a tutela
della libertà di insegnamento e della dignità del personale”. L’Osservatorio
sulla militarizzazione a scuola ha spiegato che “si tratta di attacchi pesanti
alla libertà di insegnamento e al pluralismo che la stessa Costituzione assegna
alla scuola pubblica italiana”.
LA LETTERA APERTA DEI DOCENTI DI PRATO
A dar voce agli insegnanti, invece, ci ha pensato il video di Zanfatorni: “Fa
più paura l’antifascismo insegnato piuttosto del fascismo mai davvero
disimparato”. E Venti che lavora a Podernone ha scritto: “Insegno da 35 anni.
Quando mi hanno segnalato la presenza del manifesto e del sondaggio ho riferito
il fatto alla mia dirigente e ho segnalato la cosa al Prefetto via pec. Non sono
iscritto a nessun partito però credo nella necessità di una distribuzione più
equa delle ricchezze, nella tutela delle classi più deboli, nella necessità che
lo Stato ponga dei limiti all’iniziativa privata piratesca per tutelare il
lavoro dei giovani e il risparmio delle risorse, sono sensibile ai temi
ecologici, ai diritti umani, sono indignato per il genocidio in Palestina, sono
a sostegno delle proteste in Iran ma sono fermamente contrario all’intervento
degli Stati Uniti lì e in altri paesi del mondo, come nel caso di Venezuela e
Groenlandia che giudico violazioni di ogni diritto internazionale, attuate in
una logica predatoria. Sono molto critico verso il governo Meloni e verso il mio
Ministro Valditara (penso solo all’idea di schedare gli studenti palestinesi).
Quindi credo di poter essere a buon diritto definito un insegnante di sinistra”.
Il professore Ivan Vadori che ha insegnato al “Leopardi-Majorana” spiega: “In
quella scuola c’è sempre stato dialogo. Fa male vedere fiumi di inchiostro su
questo istituto”. Anche da Prato 120 docenti del liceo “Livi” si sono fatti
sentire con una lettera aperta a Valditara: “Nel mondo alla rovescia capita che
ci si debba difendere dall’accusa infamante di antifascismo”.
LA NOTA DELLA SOTTOSEGRETARIA FRASSINETTI
Da viale Trastevere hanno dato il compito alla sottosegretaria all’Istruzione e
al Merito, Paola Frassinetti di rispondere con una nota ufficiale: “In merito
alle notizie circolate su presunte ‘schedature’ o liste di ‘proscrizione’ nelle
scuole, desidero chiarire che il ministero dell’Istruzione e del Merito ha
avviato gli opportuni accertamenti per verificare i fatti. Da quanto risulta al
momento, si tratta di un’iniziativa autonoma promossa da alcuni studenti, che
avrebbero effettuato una sorta di sondaggio anonimo. Non si tratterebbe dunque
di una ‘schedatura’ o di liste di ‘proscrizione’, stante l’anonimato. Si
tratterebbe di una iniziativa simile ad altre già emerse in passato e
riconducibili a sensibilità e posizioni politiche diverse. La scuola deve
rimanere un luogo di confronto libero, pluralista e rispettoso”. Frasi
considerate “tiepide e ambigue” dall’opposizione.
DONZELLI DIFENDE GLI STEDENTI
Nella giornata di oggi è intervenuto anche il responsabile organizzativo di
Fratelli d’Italia Giovanni Donzelli: “Sono particolarmente colpito dalla
violenta censura che vorrebbe portare avanti la sinistra nei confronti dei
ragazzini nelle scuole. Leggo polemiche incredibili perché i rappresentanti
degli studenti chiedono ai professori di essere corretti in classe, chiedono ai
propri coetanei se ci sono professori che non sono corretti. E qui c’è invece
tutta la Sinistra che chiede di censurare i ragazzini. Mi auguro che nella loro
libertà gli studenti non si facciano tappare la bocca dal Pd e dalle Sinistre,
ma abbiano tutta la libertà di protestare quando vogliono”.
AZIONE STUDENTESCA: “TOTALE MALAFEDE”
Dal fronte di Azione Studentesca nessun passo indietro: “Chi vuole vedere del
marcio all’interno di un sondaggio che chiede agli studenti lo stato
dell’istruzione in cui su si trovano a crescere è in totale malafede. Peggio
ancora, vuol dire difendere una parte – fortunatamente minoritaria ma chiassosa
– della classe docente di questa Nazione, che si arroga il diritto di fare
propaganda da una cattedra a ragazzi che devono poter formare liberamente le
proprie idee. Invitiamo, quindi, l’onorevole Piccolotti a presentare
un’interrogazione parlamentare anche verso la Rete degli studenti medi che tappa
simbolicamente la bocca al ministro Valditara e all’Unione degli studenti che,
sempre a Pordenone, stila quelle che lei definirebbe ‘liste di proscrizione’
verso presunti studenti e professori discriminatori” ha detto su Facebook,
Riccardo Ponzio, presidente nazionale di Azione Studentesca. Il movimento ha
realizzato anche dei volantini ironici con i volti di Piccolotti e del
professore Andrea Maggi della serie tv Il Collegio che si è rivolto ai giovani
che hanno scritto il questionario dicendo: “Così perdete un’occasione”. I due
sono stati definiti da Azione Studentesca “I nuovi Ghostbusters” precisando:
“Non capiamo i falsi stupori e le polemiche sterili di chi, evidentemente, prova
fastidio nel constatare come il nostro Movimento sia oggi l’unico capace di
rappresentare a pieno le istanze di milioni di studenti italiani”.
L'articolo Il video del docente dopo il questionario di Azione Studentesca:
“Sono di sinistra, schedatemi pure”. Le opposizioni: “Fdi prenda le distanze”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Per risolvere i problemi della scuola italiana, indica se “hai uno o più
professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni”. L’assurda
richiesta, sotto la voce “Politicizzazione delle aule”, fa parte di un
questionario digitale promosso da Azione Studentesca, movimento di estrema
destra che si era già fatto conoscere per le aggressioni fasciste e le strette
gladiatorie.
Il caso è scoppiato a Pordenone, dove è comparso un cartello all’ingresso del
liceo Leopardi-Majorana. “Quale modo più efficace di risolvere i problemi se non
coinvolgendo direttamente gli studenti?” è la scritta che accompagna un codice
qr da scannerizzare per “creare un report nazionale sulla situazione delle
scuole italiane”. Dopo aver letto le domande presenti nel modulo, il corpo
docenti ha segnalato alle autorità l’iniziativa del movimento studentesco.
La sezione friulana della Flc-Cgil ha attaccato gli organizzatori: “Azione
Studentesca, con questa iniziativa, si pone in modo strumentale al servizio dei
partiti della maggioranza di governo, sia nazionale sia regionale, impegnati in
un attacco sistematico all’autonomia delle istituzioni scolastiche e degli
organi collegiali che le governano”.
Il sindacato che tutela i lavoratori della scuola ha poi ricordato la libertà di
insegnamento e di ricerca scientifica sancita dall’articolo 33 della
Costituzione e l’importanza di promuovere una cultura antifascista: “Costruiamo
insieme una barriera invalicabile di fascism-detector, l’unico che ci piace”.
L'articolo “Hai professori di sinistra?”: Azione Studentesca e il modulo per
‘risolvere i problemi della scuola’. Flc Cgil: “Strumentale” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“È chiaro che si tratta di qualcosa indirizzato a me, non di vandalismo”. Sono
le parole di Fabio Zocco, a seguito del danneggiamento della sua auto avvenuto
giovedì mattina nel cimitero di Maniago (Pordenone). Zocco era a capo del pool
che indagò su Unabomber, l’attentatore – soprannominato così in analogia con il
caso del matematico statunitense Ted Kaczynski – che dal 1993 al 2007 si rese
protagonista di numerosi attentati nel nord-est italiano tramite l’invio di
pacchi-bomba.
Come riporta il Gazzettino, Zocco era nel cimitero per il funerale della madre
di un collega e, una volta raggiunta la sua Opel Astra per ritornare a casa,
l’ha ritrovata deturpata. Le gomme erano squarciate, il cofano attentato
dall’olio dei freni e le fiancate rigate. L’atto sarebbe mirato, dato che le
altre auto presenti nel parcheggio non erano state toccate.
L’ex capo del pool ha denunciato l’accaduto ai carabinieri della stazione
locale, invitando eventuali testimoni a farsi avanti. Zocco non aveva lavorato
unicamente all’inchiesta su Unabomber, ma anche nelle operazioni contro le Nuove
Brigate Rosse riguardo l’omicidio di Marco Biagi e contro la banda Maniero e il
clan dei mestrini. “Non credo sia collegato ai casi più noti – ha escluso l’uomo
– ma voglio capire chi possa avercela con me”. Starà agli investigatori capire
se si tratta di cosa si tratta, e se si è davanti all’apertura di alcuni dei
casi più scottanti degli ultimi decenni.
L'articolo “Atto mirato, voglio capire chi ce l’ha con me” danneggiata l’auto di
Fabio Zocco, ex capo del pool contro Unabomber proviene da Il Fatto Quotidiano.
E poi uno dice la provincia. Pordenone, Lucca: due esempi vincenti, che
sovvertono certe retoriche tardo metropoli-centriche. Puntare tanto, se non
tutto, sulla cultura, per fare economia, comunità, futuro.
Partiamo dalla prima, fino a pochi decenni fa una delle capitali tricolori della
naja. Poi la leva militare obbligatoria è stata abolita e anche l’altro
principale genius loci, il colosso degli elettrodomestici Zanussi, ha iniziato a
perdere influenza commerciale. E allora cosa fare, per provare a fugare lo
spettro della deindustrializzazione e della fuga dei cervelli? Semplice, col
senno di poi; mossa intrepida, al tempo.
Pordenone, capitale italiana della cultura 2027, e Lucca dimostrano che la
lungimiranza, la visione, la coesione interna, alla lunga, pagano. E non fa
nulla se pianifichi monumenti d’immaginario dalla periferia dell’impero. Nella
città friulana sono stato a novembre: pensate che stanno già mettendo a posto
tutti i tasselli del programma, lungo un anno, che la vedrà protagonista tra
dodici mesi. Ho visto in anteprima la nuova stagione di mostre in programma fino
ad aprile: fil rouge il mestiere, la passione di leggere. Del resto qui si
svolge, da 25 anni, Pordenonelegge, forse l’evento più importante del settore
insieme al Festivaletterattura di Mantova.
Dialoghi e corrispondenze tra i grandi maestri della fotografia internazionale e
fotografi contemporanei di sommo livello. A iniziare dalla retrospettiva
dedicata al francese Robert Doisneau, con oltre suoi cento iconici scatti
ospitati dalla galleria civica “Harry Bertoia”. Intramontabili tranches de vie
della Parigi del dopoguerra: non solo quel bacio, più o meno rubato. Sono poi
stato, a proposito di riconversione di spazi urbani, nel nuovo centro Mercati
Culturali, che esordirà con dei progetti site specific della fotografa inglese
Olivia Arthur, già prima, recentissima presidente donna della mitica agenzia
Magnum.
Un altro suo progetto è già in esposizione al museo civico d’arte Ricchieri, che
dà asilo inoltre (fino a fine gennaio) alle opere del giapponese Seiichi Furuya
e, fino al 6 aprile, a quelle dell’austriaca Stefanie Moshammer. Non potevo poi
non fare un salto al Paff!, il più enciclopedico museo italiano del fumetto.
Consacrato alla storia della Nona Arte, ospita fino al 3 maggio “L’Eroica Fifa
Blu”: una mostra che celebra il personaggio superstar e trans-generazionale di
Lupo Alberto, un po’ il nostro Peanuts supremo, nato dalla matita di Silver. E
che dire, in pieno centro, della Media:Teca e di Cinemazero? Ad avercene così, a
Roma o Milano.
Altra provincia, altro trionfo di saggezza. Adesso siamo a Lucca, dove da
trent’anni esatti raduna folle da tutta Italia (e dintorni) il Lucca
Comics&Games. Del festival-kolossal in questione si è scritto un sacco, tanto da
renderlo strapopolare al di là dei cosplayer e dell’alveo dei classici
appassionati di videogiochi e fumetti, fantascienza, film di genere e
suggestioni orientali. Ma c’è un aspetto della kermesse toscana che andrebbe
rimarcato, perché ne costituisce uno dei motori più efficaci: la musica. Per
raccontarlo meglio, è stato realizzato il documentario “20 anni e poi” di Lucca
Comics&Games: un ventennio di memorabile Area Music. Un palco fuori dai canoni,
un non-luogo che non smette di sprigionare fascino, appannaggio dei cultori
delle sonorità cartoon e ben più in generale. Merito dell’intuizione illuminata,
dello sguardo lungo di un’autorità del campo come Gianluca Del Carlo,
figura-chiave dello scintillante universo comics nazionale e mente anche del
docufilm diretto da Cristiano Gazzarrini (e prodotto da Lucca Crea).
Al centro dell’opera audiovisiva, ci sono le storie e le immagini, le interviste
e i backstage dei numerosi musicisti che hanno solcato questo peculiarissimo
palcoscenico-mondo parallelo del Lucca Comics. Da Cristina D’Avena a I Cavalieri
del Re, da Giorgio Vanni a Max Longhi, da Enzo Draghi alle Meverledi, dai
Superobots agli Oliver Onions e RadioAnimati. Una sorta di festival nel festival
e pure qui, come abbiamo visto a Pordenone, è forte il risvolto sociale e
comunitario, l’orgoglio di isola felice. Uno spazio che è andato sempre alla
ricerca di una consapevolezza nuova, a suo modo collettiva: altro che mera
trascendenza dal reale. Passione ed emozioni, inclusione e gioia d’esserci.
Tornare un po’ bambini restando davvero adulti. Quando la rêverie non è qualcosa
di estatico, ma un balsamo (da condividere) per l’anima.
L'articolo Pordenone e Lucca: due esempi vincenti perché puntano sulla cultura
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Grave incidente sugli impianti di Piancavallo, frazione montana di Aviano, in
provincia di Pordenone. Un uomo di 32 anni, residente a Mortara (Pavia), è
precipitato per circa dieci metri da una seggiovia nella tarda mattinata di
mercoledì 24 dicembre. Le sue condizioni sono gravissime: dopo un delicato
intervento chirurgico è ricoverato in terapia intensiva all’ospedale di Udine.
Secondo una prima ricostruzione, il 32enne – dipendente di una baita-ristorante
in quota – stava rientrando a valle e aveva appena preso la seggiovia Tremol
Uno. L’impianto si trovava a circa 1.600 metri di altitudine. In quel momento, a
causa delle forti raffiche di vento che interessavano la zona, la rete di
protezione posizionata sotto i primi metri della seggiovia si è sollevata
improvvisamente.
La rete si sarebbe impigliata negli scarponi dell’uomo. Nel tentativo di
liberarsi, il 32enne avrebbe perso l’equilibrio, scivolando sotto la barra di
sicurezza del seggiolino. Da lì la caduta nel vuoto, per una decina di metri,
fino all’impatto violento contro la base in cemento di un pilone dell’impianto.
L’urto gli ha provocato un grave trauma toracico e diffuse lesioni interne,
oltre a ferite importanti al bacino e alle gambe. L’allarme è scattato
immediatamente, ma le condizioni meteo avverse hanno complicato le operazioni di
soccorso. Il forte vento ha infatti impedito l’intervento diretto
dell’elisoccorso sul posto.
I sanitari hanno quindi trasportato il ferito in ambulanza fino a una zona più
sicura, lungo la strada tra Aviano e Piancavallo, in località Castaldia. Da lì
l’uomo è stato imbarcato sull’elicottero e trasferito d’urgenza all’ospedale di
Udine, dove è stato sottoposto a un intervento chirurgico. Nella notte è stato
ricoverato in terapia intensiva e resta in condizioni critiche. Sull’accaduto
indagano i carabinieri, che stanno lavorando per chiarire l’esatta dinamica
dell’incidente e verificare eventuali responsabilità. Al centro degli
accertamenti ci sono le condizioni dell’impianto, il ruolo del vento e il
funzionamento delle misure di sicurezza, a partire dalla rete protettiva che si
sarebbe sollevata al momento della caduta.
L'articolo Gli si impiglia lo scarpone nella rete: 32enne cade dalla seggiovia e
precipita per 10 metri, è in condizioni gravissime proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Minacce di morte via social a un giornalista dell’emittente TV12 di Pordenone,
che fa parte del gruppo Medianordest. A pronunciarle è stato un giovane, con il
volto coperto da un passamontagna nero, come testimonia il video che gira in
rete ed è stato mandato in onda da un servizio della stessa televisione privata.
Federico De Ros ha girato alcuni servizi nella zona della stazione degli autobus
del capoluogo, denunciando e documentando violenze, con l’uso di armi da taglio
e con spranghe di ferro da parte di bande di giovani. In una occasione è stato
affrontato di persona, alla presenza di un cameraman, e diffidato a mandare in
onda i servizi. Poi c’è stata la lugubre apparizione in video di un giovane che
lo apostrofa con frasi offensive e con minacce di morte (“Spero tu muoia”). Sono
seguiti alcuni messaggi web con l’augurio al giovane cronista di morire di
cancro.
L’interessato e la direzione di TV12 hanno presentato denuncia in Questura. Da
tempo gli agenti stanno indagando sulla popolazione giovanile che trasforma la
stazione in un luogo ad alto rischio. Sono anche stati eseguiti in un passato
recente quattro fermi nei confronti di ragazzi per lo più stranieri ritenuti
responsabili di aggressioni.
Solidarietà è stata espressa innanzitutto dall’Ordine dei Giornalisti del Friuli
Venezia Giulia, con il presidente Furio Baldassi che ha parlato di una
situazione grave. “L’ennesimo tentativo di minacce nei confronti di chi è
impegnato a garantire l’informazione dimostra come nella zona di Pordenone siamo
arrivati al livello di guardia. Invitiamo le autorità a vigilare per garantire
l’incolumità dei colleghi”. Analoghe dichiarazioni sono arrivate dall’Assostampa
del Friuli e dalla Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione.
Il governatore Massimiliano Fedriga ha espresso la sua solidarietà, anche a nome
della giunta regionale: “Auspichiamo che al più presto venga fatta luce da parte
delle forze dell’ordine su quanto accaduto, in quanto si tratta di atti
inaccettabili oltre che ingiustificabili. Si tratta di episodi gravissimi, che
colpiscono non solo una persona, ma il principio stesso della libertà di
informazione, pilastro fondamentale di ogni democrazia. Raccontare la realtà dei
territori, anche quando è scomoda, è un dovere del giornalismo e un diritto dei
cittadini”.
L'articolo Minacce di morte via social al giornalista della tv di Pordenone che
si occupa di criminalità alla stazione. Via alle indagini proviene da Il Fatto
Quotidiano.