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AfD non è “estremista”, la decisione del Colonia frena sulla definizione dell’intelligence. Ma il governo: “Resta un caso sospetto”
Il tribunale amministrativo di Colonia ha stabilito che, allo stato attuale, i servizi di intelligence interni tedeschi non possono definire nel suo complesso Alternative für Deutschland (AfD) un partito “estremista”. La decisione accoglie l’istanza d’urgenza presentata dalla formazione guidata da Alice Weidel contro un rapporto dell’Ufficio federale per la Protezione della Costituzione (BfV), che aveva motivato la classificazione come “confermata” organizzazione di estrema destra. Classificazione contro cui il partito di Alice Weidel aveva presentato ricorso. Secondo quanto emerge dalla lettura preliminare dei giudici, AfD “non presenta nel suo insieme una tendenza di fondo ostile alla Costituzione”. Una valutazione che, almeno in questa fase cautelare, contraddice l’interpretazione del BfV, secondo cui l’impostazione etnico-nazionale del concetto di popolo sostenuta da parti rilevanti del partito sarebbe incompatibile con l’ordinamento democratico tedesco. I vertici di AfD hanno accolto la decisione come una vittoria politica e simbolica. Alice Weidel ha parlato di un risultato importante “non solo per AfD, ma per la democrazia e lo Stato di diritto”. Sulla stessa linea Tino Chrupalla, che ha invitato a chiudere “le speculazioni su un eventuale divieto del partito o su come si possano proibire i partiti di opposizione in questo Paese”. Di tono diverso la reazione del governo federale guidato da Friedrich Merz. Il ministro dell’Interno Alexander Dobrindt (Csu) ha dichiarato che l’esecutivo prende atto della decisione, ma che occorrerà attendere l’esito del procedimento principale. Fino ad allora, ha precisato, AfD continuerà a essere trattata come “caso sospetto” dalle autorità competenti. La richiesta cautelare risaliva al 5 maggio scorso. In quell’occasione lo stesso BfV aveva sospeso temporaneamente l’uso della classificazione contestata, congelandone gli effetti fino alla decisione del tribunale. Il pronunciamento del Tar di Colonia rappresenta dunque una vittoria parziale per AfD, ma non chiude la partita: il giudizio nel merito dovrà ancora arrivare e potrà essere oggetto di appello. Nelle motivazioni si sottolinea che non vi sarebbe, allo stato, sufficiente certezza che gli obiettivi politici del partito mirino a riconoscere ai cittadini tedeschi con background migratorio uno status giuridicamente svalutato. La Süddeutsche Zeitung evidenzia inoltre un aspetto rilevante: l’Ufficio federale avrebbe basato la propria valutazione esclusivamente su fonti pubblicamente accessibili, senza presentare in sede giudiziaria elementi di intelligence relativi a eventuali obiettivi non dichiarati o più ampi. La decisione del tribunale amministrativo di Colonia non incide però sulle classificazioni adottate a livello regionale. In diversi Länder – tra cui Sassonia-Anhalt, Sassonia, Turingia, Brandeburgo e, più recentemente, Bassa Sassonia – gli uffici locali per la Protezione della Costituzione continuano a considerare AfD un partito di estrema destra. Il caso resta quindi aperto, in un contesto politico e istituzionale particolarmente sensibile per la Germania, dove il bilanciamento tra tutela dell’ordine costituzionale e garanzie del pluralismo democratico rappresenta un nodo centrale del dibattito pubblico. L'articolo AfD non è “estremista”, la decisione del Colonia frena sulla definizione dell’intelligence. Ma il governo: “Resta un caso sospetto” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Seguro sarà presidente del Portogallo, ma l’estrema destra non può lamentarsi: dove si arriverà?
di Giovanni Muraca António José Seguro, candidato sostenuto dalla sinistra in Portogallo, prenderà il testimone di Presidente della Repubblica da Marcelo Nuno Duarte Rebelo de Sousa. Una presidenza, quella di Seguro, che sposta l’ago della bilancia a sinistra dopo quasi vent’anni. Ma pur avendo vinto con oltre il 66% e soprattutto nei grandi centri, anche Chega!, partito di estrema destra, non può lamentarsi. André Ventura, leader del nuovo partito di stampo nazionalista nostalgico di Salazar, ha portato casa un risultato che supera il 30%. Ventura si era già candidato alla presidenza nel 2021 portando a casa un risultato un 12%, risultato che quest’anno si è quasi triplicato. Il tema singolare di queste elezioni non sono tanto gli elettori residenti nella Lusitania bensì i fuori sede. Se il leader del partito di opposizione ha portato a casa un gran risultato alle presidenziali 2026 è grazie a loro. Chega! nasce dalla scissione della frangia più estremista del PSD (Partito Socialdemocratico) attualmente al Governo. Un partito che s’insedia nell’Assemblea della Repubblica grazie alla precedente carriera dello stesso leader nel partito governante (PSD) e che pian piano strappa voti alla destra moderata che, come in molti paesi europei, si spostano “più a destra”. Chega!, in Europa, fa parte di Patriots.eu (“I Patrioti”) la coalizione di cui fanno parte l’AfD tedesca e, in Italia, la Lega di Salvini. Due storie, quelle del partito portoghese e quello italiano, che sono sotto la lente d’ingrandimento. Seppur con tempi – giustamente – diversi, vista la storia che precede il paese lusitano (il Portogallo esce dalla dittatura nel 1974 mentre noi quasi trent’anni prima), la voglia di tornare indietro è forte ed è quello che si può cominciare a evincere dalla rimonta di alcuni partiti in Europa che prima non potevano neanche essere menzionati. Ma tornare indietro, dove? A cosa? A quei valori che, se vogliamo, incarnerebbero l’estrema destra o semplicemente che – come molti sociologi dicono – dopo un periodo dove tutto si mette in discussione – vedi durante il periodo pandemico – anche la propria vita, si ha bisogno di aggrapparsi a qualcosa dopo che quel periodo ci ha ridimensionati ricordandoci che non siamo immortali? Eppure, qualunque sia la paura, i risultati parlano chiaro: i partiti che una volta erano stati banditi rimontano. Un altro tipo di comunicazione che soffia sulla pancia dell’elettorato e che mette in discussione – e in crisi – la sinistra mondiale. Un po’ per le continue metamorfosi dei valori che dovrebbe rappresentare che prendono derive elitarie e snob le quali fanno sì che il sangue dell’elettore ribolla e voti di pancia mentre deve barcamenarsi a sopravvivere davanti un’inflazione strisciante, che lo mette in ginocchio. Perlopiù parlando una lingua sconosciuta che rende tutta la situazione ancora più frustrante. Una comunicazione semplice che soffia sul sentiment generale di paura che la destra usa a suo favore, ma che effettivamente non risolve i problemi. Ma al pari dei risultati in generale, è efficace, fa centro. Se quest’ipotesi sarà confutata, anche nel nostro paese vedremo l’ultima scissione avvenuta in casa Lega con “Futuro Nazionale” del generale Vannacci. Altro partito che si posiziona al livello del suo “cugino” portoghese Chega!, molto più a destra degli attuali partiti, il che potrebbe essere davvero una dinamite nella coalizione dell’attuale Governo mangiando voti dei delusi non solo leghisti: anche FdI di Meloni – e forse sarà quello più colpito – dovrà fare i conti con l’arrivo del nuovo fronte che potrebbe ricevere l’appoggio molti delusi. Delusi che potrebbero fare da assist al progetto di trasformazione moderata della Premier travasando la frangia “nostalgica” e tutte le sue declinazioni verso il nuovo “Futuro” senza che faccia niente. IL BLOG SOSTENITORE OSPITA I POST SCRITTI DAI LETTORI CHE HANNO DECISO DI CONTRIBUIRE ALLA CRESCITA DE ILFATTOQUOTIDIANO.IT, SOTTOSCRIVENDO L’OFFERTA SOSTENITORE E DIVENTANDO COSÌ PARTE ATTIVA DELLA NOSTRA COMMUNITY. TRA I POST INVIATI, PETER GOMEZ E LA REDAZIONE SELEZIONERANNO E PUBBLICHERANNO QUELLI PIÙ INTERESSANTI. QUESTO BLOG NASCE DA UN’IDEA DEI LETTORI, CONTINUATE A RENDERLO IL VOSTRO SPAZIO. DIVENTARE SOSTENITORE SIGNIFICA ANCHE METTERCI LA FACCIA, LA FIRMA O L’IMPEGNO: ADERISCI ALLE NOSTRE CAMPAGNE, PENSATE PERCHÉ TU ABBIA UN RUOLO ATTIVO! SE VUOI PARTECIPARE, AL PREZZO DI “UN CAPPUCCINO ALLA SETTIMANA” POTRAI ANCHE SEGUIRE IN DIRETTA STREAMING LA RIUNIONE DI REDAZIONE DEL GIOVEDÌ – MANDANDOCI IN TEMPO REALE SUGGERIMENTI, NOTIZIE E IDEE – E ACCEDERE AL FORUM RISERVATO DOVE DISCUTERE E INTERAGIRE CON LA REDAZIONE. SCOPRI TUTTI I VANTAGGI! L'articolo Seguro sarà presidente del Portogallo, ma l’estrema destra non può lamentarsi: dove si arriverà? proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’ascesa dell’estrema destra in Occidente non è una sorpresa: la sinistra ci ha messo del suo
di Raffaele Galardi* L’ascesa dell’estrema destra in Occidente nei primi anni Duemila non è una sorpresa. È una conseguenza. Non di una regia unica, ma di scelte politiche reiterate e di rinunce precise. Tra queste, un ruolo centrale spetta anche alla sinistra. Dopo l’11 settembre 2001 la paura diventa struttura. La sicurezza prende il posto della giustizia. L’emergenza diventa metodo. I diritti diventano negoziabili. La sinistra non rompe questo schema. Lo amministra. Lo giustifica. In alcuni casi lo raffina. In nome della responsabilità, accetta il linguaggio dell’eccezione. Nel 2008 la crisi finanziaria segna una rottura netta. Il patto tra lavoro e dignità si spezza. Le disuguaglianze aumentano. La precarietà diventa normale. Qui la sinistra compie il suo errore più grave: non nomina il conflitto. Protegge la stabilità dei mercati più della sicurezza sociale. Difende vincoli presentandoli come necessità naturali. Si separa dal proprio popolo. A questo si aggiunge la supponenza. L’idea di sapere meglio. Di educare invece di ascoltare. Il disagio viene letto come arretratezza culturale, non come esperienza materiale. Chi soffre e protesta viene corretto, non rappresentato. Il linguaggio si fa tecnico, morale, distante. La politica diventa pedagogia. Il risultato è l’estraneità. Quando la sinistra smette di dare forma politica al conflitto sociale, il conflitto non scompare. Si sposta. Scende. Cerca un bersaglio visibile. Le migrazioni diventano il punto di condensazione. Non per ciò che sono, ma per ciò che permettono: evitare di parlare di redistribuzione, di potere, di responsabilità economica. L’estrema destra occupa questo spazio lasciato vuoto. Non tocca i rapporti di forza reali. Non redistribuisce. Non corregge. Sposta il discorso. Dall’ingiustizia all’identità. Dalla disuguaglianza all’appartenenza. Chi è dentro. Chi è fuori. Chi ha diritto. La convergenza internazionale avviene senza bisogno di coordinamento. I modelli funzionano. Si copiano. Linguaggio semplice. Nemici chiari. Leader centrali. Mediazioni ridotte. I social accelerano tutto. Premiano il conflitto. Puniscono la complessità. La sinistra, legata a un’idea razionale del discorso pubblico, arriva tardi. E parla male. L’obiettivo dell’estrema destra non è abolire la democrazia. È svuotarla. Lasciare il voto. Indebolire i contrappesi. Rendere i diritti variabili. Normalizzare l’autorità. La sinistra, nel frattempo, difende le procedure come se fossero sufficienti. Confondendo la forma con la sostanza. L’estrema destra promette ordine. La sinistra promette gestione. Nessuna delle due parla più di giustizia. Ma l’ordine è più comprensibile della gestione. Più emotivo. Più diretto. Simone Weil scriveva che l’ingiustizia dura quando chi potrebbe nominarla preferisce non farlo. L’ascesa dell’estrema destra nasce anche da questa rinuncia. Da una sinistra che ha smesso di guardare il potere e ha iniziato a guardare dall’alto chi ne subiva gli effetti. Finché questa frattura resterà aperta, la conseguenza resterà attiva. E non basterà indignarsi per fermarla. *ristoratore L'articolo L’ascesa dell’estrema destra in Occidente non è una sorpresa: la sinistra ci ha messo del suo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ancora chiedete se siamo fascisti: e quindi?”: e CasaPound resta fuori dalla porta alla Camera. Il faccia a faccia con Magi (e il poster di Matteotti), la ressa dei giornalisti, l’occupazione della sala: il racconto della mattinata
Sono quasi le 11:30 quando la decina tra relatori e staff del ‘Comitato Remigrazione e Riconquista’, di cui fa parte Casapound, sta per accedere alla sala stampa della Camera per svolgere l’annunciata – e autorizzata – conferenza stampa. L’occasione è la presentazione di una proposta di legge incentrata sulla remigrazione dei migranti. Da regolamento, per svolgere l’evento all’interno di Montecitorio, serve che sia un deputato a prenotare la sala. Il ‘comitato’ ha ottenuto l’ok dal deputato Lega Domenico Furgiuele. Ma appena prima che la delegazioni entri in Parlamento arriva lo stop dalla Presidenza: tutte le conferenze stampa della giornata vengono annullate per motivi di sicurezza. All’interno di Montecitorio i deputati dei partiti di opposizione del M5s, del Pd, di Avs e di Azione stavano già occupando, in segno di protesta, la sala stampa della Camera dei Deputati. Il ‘Comitato Remigrazione’, attorniato dalla folla di telecamere e cronisti, urla: “Questa è la mafia antifascista”. La conferenza stampa alla fine si svolge davanti Montecitorio. Nello stesso momento i deputati di opposizioni escono da Montecitorio per spiegare le proprie ragioni alla stampa. A quel punto il deputato leghista Furgiuele prova a entrare ugualmente a Montecitorio. Questa volta non per svolgere la conferenza stampa, ormai annullata, ma più per un’azione dimostrativa, simbolica. Anche questo tentativo però fallisce, e l’ingresso gli viene bloccato con la medesima motivazione: “Sicurezza”. Sicuramente un obiettivo l’estrema destra italiana oggi l’ha raggiunto: l’elevata visibilità. Mentre le opposizioni cantano vittoria per aver impedito a chi si dichiara apertamente fascista di accedere in Parlamento. L'articolo “Ancora chiedete se siamo fascisti: e quindi?”: e CasaPound resta fuori dalla porta alla Camera. Il faccia a faccia con Magi (e il poster di Matteotti), la ressa dei giornalisti, l’occupazione della sala: il racconto della mattinata proviene da Il Fatto Quotidiano.
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L’estremista Robinson al Mit spacca FI e Lega. Tajani: “Incompatibile con i miei valori”. Salvini: “Vedo chi voglio”
La visita dell’estremista di destra Tommy Robinson al ministero dei Trasporti, dove ha posato mano nella mano con Matteo Salvini, scatena una nuova lite tutta interna alla maggioranza. Uno scontro senza esclusione di colpi quello tra Antonio Tajani e lo stesso leader della Lega. Perché uno come Robinson – xenofobo, già condannato per possesso di cocaina, frode, stalking e ingresso irregolare negli Stati Uniti – dice senza mezzi termini il segretario di Forza Italia “è incompatibile con i miei valori”. Sulla carta – stando all’uso di droghe e alla violazione delle frontiere americane – dovrebbe esserlo anche con quelli di Salvini, che invece parla di “battaglie comuni” e agita la bandiera della libertà di parola e pensiero. TAJANI: “LUI FA IL SUO, NOI IL NOSTRO” “Salvini vede chi vuole, io non lo incontrerò. Lui fa il suo, noi facciamo il nostro”, ha sottolineato Tajani. Nelle orecchie dell’altro vicepremier, però, deve essere rimasta soprattutto quella espressione (“incompatibile con i miei valori”) perché durante la kermesse della Lega in Abruzzo non ha usato mezzi termini: “Sulla libertà di parola e pensiero, noi siamo l’unico partito ad aver votato contro la legge bavaglio su cosa si può dire e cosa non si può dire, cosa risponde alla legge, chi può incontrare Salvini e chi non può incontrare”. SALVINI: “VEDO CHI FICO SECCO VOGLIO” Quindi l’affondo: “Ma potrò incontrare chi fico secco ho voglia da incontrare, se voglio fare battaglie comuni con qualcuno, con rispetto?”, si è chiesto retoricamente. La vicenda dell’incontro in una sede istituzionale era deflagrata nella giornata di sabato, come ha raccontato Ilfattoquotidiano.it. Partito Democratico e Avs avevano chiamato in causa proprio Tajani, chiedendo al ministro degli Esteri cosa ne pensasse di quel faccia a faccia. Robinson, del resto, ha un curriculum politico e di guai giudiziari non indifferente. CHI È TOMMY ROBINSON, STAR DELL’ULTRADESTRA Classe 1982, nato a Luton, registrato all’anagrafe come Stephen Christopher Yaxley-Lennon, è la star dell’estrema destra britannica, orgogliosamente antislamico e islamofobo, simpatizzante di Vladimir Putin e conta quasi 2 milioni di follower su X. In passato ha fondato l’English Defence League ed è stato consigliere dell’Ukip durante la leadership di Gerard Batten. Nel 2024 è stato accusato di aver diffuso informazioni errate sull’autore dell’accoltellamento di Southport, un crimine efferato che vedeva coinvolto un 17enne – cittadino britannico nato in Galles figlio di rifugiati ruandesi – che uccise 3 bambine a una festa di compleanno. Robinson sosteneva che si trattasse di un richiedente asilo musulmano e soffiò così tanto sul fuoco da provocare una delle rivolte più violente che il Regno Unito ricordi. COCAINA, FRODE E STALKING: IL CURRICULUM GIUDIZIARIO Molti anni fa era finito nei guai perché trovato in possesso di 4 grammi di cocaina, nel 2012 ha patteggiato una pena per frode sui mutui e nel 2021 è stato denunciato – ricevendo un’ordinanza restrittiva – per stalking nei confronti della giornalista Lizzie Dearde, messa nel mirino per aver denunciato l’uso improprio dei fondi arrivati a Robinson nel corso della sua detenzione. Sempre nel 2012 entrò illegalmente negli Stati Uniti utilizzando un passaporto falso e, pizzicato dagli agenti dell’aeroporto JFK di New York, scappò dallo scalo e il giorno seguente rientrò nel Regno Unito utilizzando il suo passaporto: venne condannato a 10 mesi di reclusione dopo essersi dichiarato colpevole. Ma perché aveva mentito ai controlli? Per un precedente reato legato agli stupefacenti, di nuovo, che gli avrebbe impedito di mettere piede negli Stati Uniti. L'articolo L’estremista Robinson al Mit spacca FI e Lega. Tajani: “Incompatibile con i miei valori”. Salvini: “Vedo chi voglio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Neonazisti da tutta Europa radunati nella sede di una pro loco del varesotto. Protestano Anpi e politica locale
Non avranno fatto fatica ad arrivare i circa 500 militanti neonazisti che si sono presentati il 15 ottobre a Lonate Pozzolo, in provincia di Varese. Il paesino è vicino all’aeroporto di Malpensa e al suo interno ospita la tecnostruttura del Cerello, abbastanza ampia che funge spesso da sede della pro loco cittadina. La location è stata messa a disposizione dell’Hammerfest, un festival di musica rock fortemente orientato a destra. Erano presenti in molti, tra vertici delle organizzazioni e militanti di base. Alcuni membri di questa internazionale suprematista – che tra gli altri comprende Spagna, Russia, Paesi Bassi, Francia, Stati Uniti, Svezia, Svizzera – avrebbero commesso gravi atti di violenza. A divulgare la cosa è stata la piattaforma antifascista tedesca EXIF – Recherche & Analyse che ha documentato l’evento. Che non è il primo in Italia negli ultimi anni: nel 2023 e nel 2024 la ricorrenza annuale si tenne in provincia di Milano. Di quello di quest’anno però colpiscono sicuramente la sede e la risonanza, dato che secondo EXIF è stato “senza dubbio il più grande evento degli Hammerskins degli ultimi anni”. Ma chi sono gli Hammerskin? Il gruppo neo-nazista si è formato a Dallas, in Texas, nel 1988 e ha diramazioni in tutto il mondo. Il suo scopo primario sarebbe garantire la produzione e lo sviluppo del white power rock, un sottogenere musicale che promuove il suprematismo razziale. Ma l’organizzazione non è solo questo: oltre alla semplice militanza, il gruppo sarebbe votato al terrorismo politico e spingerebbe i suoi adepti a prepararsi e arruolarsi militarmente in vista di una futura guerra etnica. Tra le band in locandina quest’anno – che è anche il trentesimo anniversario della sezione italiana Hammerskin – i tedeschi Spreegeschwader e gli statunitensi Max Resist, accolti al grido di Sieg Heil e saluti romani. Ma la parte più rilevante della giornata non è stata il concerto serale, bensì la riunione furtiva del pomeriggio a Bollate (Milano) dove si trova la sede dei neofascisti di Lealtà e Azione. Erano circa una trentina i membri presenti e la metà proveniva dalla rete tedesca. Presente anche il capo dell’organizzazione in Europa Malte Redeker. A seguito della diffusione della notizia, sono arrivate alcune risposte dalla politica locale. L’Anpi, nella sua sezione di Ferno – Lonate Pozzolo, ha inviato una lettera alla sindaca del paese. L’organizzazione, si legge, “chiede all’amministrazione comunale di Lonate Pozzolo di chiarire ai propri cittadini quanto accaduto prendendo posizione nei confronti di chi ha permesso che avvenisse e di farsi promotrice di convocare tutte le organizzazioni culturali e sportive accreditate presso il Comune affinché si adotti un protocollo comune di comportamento teso a evitare in futuro altre simili e disdicevoli situazioni. Non è possibile – prosegue la lettera – che e a distanza di ottant’anni dalla liberazione dell’Italia dal nazismo e fascismo, si permetta a questi oscuri personaggi di potersi organizzare in manifestazioni esaltando il suprematismo bianco, il razzismo e l’omofobia”. La nota si conclude con il ricordo da parte dell’associazione delle vittime cadute in quei territori per mani nazifasciste e con il ricordo di alcuni partigiani locali come Domenico Lanceni e i cugini Giassi, assassinati dai nazisti. La consigliera della pro loco di Lonate Pozzolo, Melissa Derisi, ha annunciato le sue dimissioni perché ha ritenuto – scrive sui social – “questo episodio totalmente incompatibile con qualsiasi forma di impegno civico, culturale e associativo”. La donna ha lamentato anche la mancanza di comunicazioni interne, affermando che il Consiglio direttivo di cui fa parte non sarebbe stato informato dell’evento. “Affittare una struttura – conclude Derisi – senza informarsi adeguatamente su chi la utilizzerà e per quali finalità non può essere considerato una semplice leggerezza: è una mancanza grave di responsabilità”. Sdegno e rammarico anche da parte dell’ex sindaca Nadia Rosa, ora consigliera comunale di minoranza e capogruppo di Uniti e Liberi. Sempre sui suoi profili social Rosa si è detta “indignata” ribadendo di trovare “insultante che 500 neonazi da tutta Europa si siano radunati, trovando ospitalità a Lonate Pozzolo” e concludendo dicendo che “razzismo, omofobia, antisemitismo, suprematismo bianco non devono trovare cittadinanza nel mondo, e tanto meno nella tensostruttura della pro loco di Lonate Pozzolo”. L'articolo Neonazisti da tutta Europa radunati nella sede di una pro loco del varesotto. Protestano Anpi e politica locale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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