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Crans-Montana, un mese dopo l’incendio: la seconda fase della cura dei giovani feriti al Niguarda
È passato un mese dall’incendio che la notte di Capodanno ha devastato il bar Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. Le immagini di quei momenti drammatici, con ragazzi giovanissimi tra le fiamme e il fumo, restano impresse nella memoria di chi li ha seguiti in ospedale, mentre l’Italia intera seguiva il loro trasferimento nei giorni successivi all’ospedale Niguarda di Milano. Qui, alcuni feriti hanno affrontato interventi complessi, tra cui uno sottoposto a trattamento Ecmo, la cosiddetta “macchina riposa-polmoni”, presso il Policlinico di Milano. Oggi, mentre la fase acuta dell’emergenza sembra alle spalle e ricevono la visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, emerge un bilancio che porta un barlume di sollievo. “I primi momenti sono stati estremamente complessi – ha raccontato all’Adnkronos Salute Giovanni Sesana, responsabile della Banca dei tessuti e terapia tissutale di Niguarda – la preoccupazione era giorno per giorno, ora per ora. Si trattava di garantire la sopravvivenza e la stabilizzazione dei feriti, arrivati al massimo a 12 contemporaneamente”. Adesso si entra in una nuova fase, definita dal medico “più tranquilla dal punto di vista chirurgico”, in cui gli interventi puntano a funzionalità ed estetica. Un ruolo cruciale lo ha avuto la cute donata e conservata in biobanca: “Nei primissimi giorni abbiamo utilizzato circa 15mila centimetri quadrati di pelle, e successivamente altri 15-20mila in varie fasi. In totale, siamo sui 30-35mila centimetri quadrati per tutti i pazienti”, spiega Sesana. Il sistema sanitario ha garantito non solo le cure, ma anche il supporto psicologico e il senso di comunità: i ragazzi sono stati trasferiti insieme e hanno potuto vedersi tra di loro, un aspetto che Sesana ritiene abbia contribuito alla loro resilienza. “Le loro Olimpiadi iniziano adesso – sottolinea – e se le affronteranno come hanno risposto finora, le vincono, anche se ci sarà ancora da lottare parecchio”. La banca dei tessuti ha potuto reagire rapidamente grazie alla generosità di chi, nel corso del 2025, ha scelto di donare la pelle post mortem. “Abbiamo avuto 125 donazioni, persone che hanno detto sì senza sapere a cosa sarebbe servita. In questo caso, il loro gesto si è rivelato un salvavita inaspettato, e ha permesso di proteggere ragazzi così giovani, che rappresentano il nostro futuro”. Il senso del dono viene poi restituito ai familiari dei donatori tramite lettere di ringraziamento inviate dal Centro regionale trapianti, un gesto che Sesana definisce “importante e doveroso”. La pelle, aggiunge, ha una funzione unica: protezione dalle infezioni e stimolo alla rigenerazione degli strati profondi della cute, accelerando il recupero del paziente. Gli interventi chirurgici iniziali hanno richiesto di bilanciare la rimozione della pelle danneggiata con la conservazione di tessuti utili alla ricostruzione. “La fase della demolizione e pulizia chirurgica è terminata – continua Sesana – adesso comincia un percorso meno concitato, più mirato al recupero estetico e funzionale. Il fatto che i pazienti siano giovani e senza altre patologie ha fatto la differenza, anche sul piano psicologico e della resilienza”. Resta una cauta attenzione su alcuni aspetti respiratori, ma la progressione positiva della maggior parte dei pazienti offre un segnale di speranza. La fase più critica della rianimazione è superata, e ora il futuro dei giovani feriti dipenderà dalla continuità dei trattamenti, dalla riabilitazione e, soprattutto, dalla loro forza di affrontare la lunga strada verso la completa ripresa. L'articolo Crans-Montana, un mese dopo l’incendio: la seconda fase della cura dei giovani feriti al Niguarda proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Crans-Montana, Mattarella in visita ai feriti ricoverati al Niguarda: “Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena”
“Ringrazio voi per ciò che fate abitualmente e per ciò che avete fatto e state facendo in questa circostanza – ha detto il capo dello Stato al personale del Niguarda – Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena”. Una visita a sorpresa quella del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che è stato per 40 minuti all’ospedale Niguarda per i ragazzi feriti in Svizzera e ricoverati dopo il rogo di Crans-Montana. “È stata una sorpresa e una gioia per i genitori che erano ovviamente felicissimi ed è stato molto emozionante e commovente – ha commentato Bertolaso -. L’umanità del presidente della Repubblica la conoscono tutti e tutti i genitori sono rimasti molto colpiti e toccati dalle sue parole e dalla visita che si è prolungata parecchio”. Il presidente “ha voluto anche incontrare alcuni ragazzi del centro ustioni, quelli che potevano incontrarlo e si è informato in dettaglio sulla situazione degli altri ragazzi. Ha ringraziato il personale sanitario, scattato foto con infermieri e medici e con i genitori dei ragazzi. È stato un momento molto importante e significativo – ha raccontato Bertolaso – che rimarrà nella storia di questo ospedale. “Il decorso dei ragazzi sta andando bene, tutto procede come noi speravamo”. Il presidente “ci ha detto che è venuto in visita non solo per lui stesso ma anche per tutti quanti gli italiani, a portare gli auguri di tutti per la guarigione dei nostri ragazzi” ha raccontato all’Ansa Umberto Marcucci, padre di uno dei ragazzi sopravvissuti. “C’è stata una bella atmosfera di gioia e condivisione – ha aggiunto – nonostante gli impegni legati alle Olimpiadi il presidente come prima cosa ha voluto portare un conforto a noi e ringraziare i medici che li stanno curando”. Mattarella “ci ha ribadito “che ci sono vicini e continueranno ad esserlo”, anche nella richiesta di giustizia. L'articolo Crans-Montana, Mattarella in visita ai feriti ricoverati al Niguarda: “Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Crans-Montana, attesa per le dimissioni di alcuni giovani feriti. Fipe chiede al governo lo stop alle candeline pirotecniche
Arrivano i primi segnali incoraggianti dall’ospedale Niguarda di Milano per alcuni dei giovani rimasti gravemente feriti nella strage di Capodanno a Crans-Montana. Dopo settimane di cure intensive e sofferenza, per alcuni ragazzi potrebbe essere quasi il momento di lasciare l’ospedale. Sono dieci i pazienti ancora ricoverati al Niguarda, per lo più adolescenti tra i 15 e i 16 anni, colpiti da gravi ustioni nell’incendio scoppiato nel locale Le Constellation. Secondo quanto spiegato dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido Bertolaso, alcune dimissioni potrebbero avvenire già nei prossimi giorni, se il quadro clinico continuerà a migliorare. “Fin dal primo minuto il nostro impegno è stato quotidiano e costante – ha sottolineato – li stiamo seguendo e curando come se fossero nostri figli o, per quanto mi riguarda, nipoti”. Il percorso resta comunque delicato. Quattro pazienti si trovano ancora in Terapia Intensiva, mentre sei sono seguiti dal Centro Ustioni. Le cure saranno lunghe e articolate, con controlli e fasi di prevenzione che proseguiranno per settimane. Nonostante questo, le risposte cliniche vengono definite “straordinarie” e confermano, secondo Bertolaso, la qualità e l’umanità del sistema ospedaliero lombardo. L’obiettivo resta quello di poter dichiarare tutti definitivamente fuori pericolo, anche se al momento non è ancora possibile farlo. Nel frattempo alcuni pazienti sono stati trasferiti per avvicinarli alle famiglie o per ricevere cure più specifiche. Eleonora Palmieri, veterinaria 29enne originaria del Riminese, è stata spostata all’ospedale di Cesena, mentre un altro ferito è stato trasferito al Policlinico di Milano per affrontare le conseguenze dell’insufficienza respiratoria causata dai fumi tossici. Migliora anche la situazione di due 16enni del liceo Virgilio di Milano, ora risvegliati dalla sedazione profonda e in grado di comunicare tramite computer, scambiando messaggi e video con amici e familiari. Al Niguarda sono ricoverate anche due 16enni dello stesso liceo. Il gruppo si trovava in vacanza a Capodanno nella casa dei genitori di Francesca. Tra i primi a rientrare in Italia era stato un ragazzino milanese, trasportato in elicottero dalla Svizzera: non è più intubato e le sue condizioni sono in miglioramento. Restano invece necessari nuovi interventi per altri ragazzi, il 16enne romano, che sarà sottoposto a un’ulteriore operazione nei prossimi giorni. La tragedia di Crans-Montana ha acceso un forte dibattito sul tema della sicurezza nei locali pubblici. Il caso è stato al centro del consiglio direttivo di Fipe-Confcommercio, che ha ribadito l’importanza della sicurezza come valore fondamentale dell’attività imprenditoriale. In una nota, la Federazione ha invitato gli operatori a evitare l’utilizzo delle candele pirotecniche all’interno dei locali e ha chiesto ufficialmente al governo di valutare un divieto normativo esplicito. “I drammatici fatti svizzeri impongono una riflessione seria”, ha dichiarato il presidente Lino Enrico Stoppani, auspicando l’apertura di un confronto strutturato tra istituzioni, associazioni di categoria e operatori del settore per rafforzare la cultura della prevenzione, della formazione e dei controlli. Un percorso che metta al centro la tutela dell’incolumità delle persone e la responsabilità condivisa, affinché tragedie come quella di Crans-Montana non si ripetano. L'articolo Crans-Montana, attesa per le dimissioni di alcuni giovani feriti. Fipe chiede al governo lo stop alle candeline pirotecniche proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Crans-Montana, due sedicenni risvegliati dal coma: hanno le mani fasciate ma comunicano con un computer
Buone notizie dal Niguarda. I medici dell’ospedale – che da inizio gennaio si stanno occupando dei feriti nel rogo di Crans-Montana – hanno risvegliato dal sonno indotto due sedicenni. I ragazzini, gravemente ustionati, sono in grado di comunicare e lo stanno facendo attraverso un computer. Come riporta il Corriere della Sera i giovani possono vedere i messaggi e i video di amici e parenti. Possono anche dialogare attraverso uno strumento su cui compaiono parole, simboli e frasi. Toccano le icone ed esprimono così emozioni e pensieri. “Hanno le mani fasciate” ha detto Guido Bertolaso, l’assessore della Lombardia al Welfare. Ma sono entrati in contatto attraverso questo mezzo con i genitori. “La mamma ha chiesto: come ti senti? – dice Bertolaso parlando di uno dei due – è comparsa l’icona della paura e lui l’ha spostata, poi quella dell’ansia e l’ha spostata“. Il ragazzo si è comportato uguale con il simbolo del dolore, “poi è comparsa quella della felicità e l’ha cliccata. Devo dire che mi sono molto emozionato“. Nelle sale dell’ospedale milanese si trovano ancora – tra i presenti in quel tragico capodanno – una giovanissima, che è stata sottoposta all’ennesima operazione. Stessa sorte del sedicenne, che “entro la settimana – fa sapere il papà Umberto – subirà un nuovo intervento”. La 29enne Eleonora Palmieri invece sarà probabilmente trasferita a Cesena nel fine settimana per essere più vicina a casa e alla famiglia. Bertolaso si dice soddisfatto sul proseguimento delle cure, anche considerando che “la gestione delle ustioni è la più complessa che ci sia, ed è aggravata dalle complicazioni polmonari. Adesso aspettiamo di dire che tutti i ragazzi sono fuori pericolo. È l’annuncio che vorrei dare il prima possibile”. Intanto, all’Istituto di Medicina legale di Milano sono iniziatele autopsie sui corpi dei sedicenni Chiara Costanzo e Achille Barosi. Presente la madre del ragazzo con il suo legale Antonio Bana, mentre i genitori della giovane sono rappresentati dall’avvocato Alfredo Zampogna. Partecipano anche i consulenti della Procura e quelli nominati dalle famiglie. L’esame si protrarrà anche nella giornata di domani stabilirà con certezza le cause della morte dei due ragazzi, tra le opzioni più probabili lo schiacciamento e l’asfissia. Quest’ultima è stata indicata come causa della morte del golfista sedicenne Emanuele Galeppini, nell’autopsia di ieri. L'articolo Crans-Montana, due sedicenni risvegliati dal coma: hanno le mani fasciate ma comunicano con un computer proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Ci sono giorni di sollievo, ma anche giorni in cui prevale la fragilità e il bisogno di silenzio”
“Ci sono giorni di sollievo, ma anche giorni in cui prevale la fragilità e il bisogno di silenzio”. Eleonora Palmieri, veterinaria di 29 anni, da venti giorni ricoverata nel Centro ustioni del Niguarda, in una intervista a Repubblica ripercorre la notte del devastante rogo del Constellation bar di Crans-Montana, con le sue 4o vittime e oltre 100 feriti, e il lungo percorso che l’attende. Era la sua prima volta in Svizzera, in vacanza con il fidanzato Filippo per festeggiare il Capodanno. “Era una serata di gioia, ma poco prima della mezzanotte tutto è precipitato”, racconta. Il caos del momento l’ha separata dal suo fidanzato, ma, confessa, il pensiero che lui fosse al sicuro l’ha confortata. Subito dopo, il fumo ha invaso la sala e il fuoco ha iniziato a salire. “Mi sono sentita impotente, in trappola“, ricorda. L’istinto di sopravvivenza l’ha portata fuori dal locale, ma durante il viaggio verso l’ospedale di Sion, la sofferenza è stata intensa. “Sentivo la pelle che cedeva, il dolore dei collant bruciati, ma dovevo resistere”. Arrivata in elicottero a Milano, ha sperato che fosse un sogno, ma la realtà l’ha travolta. “Vedere i volti della mia famiglia e di Filippo mi ha dato forza. Nel periodo successivo, Eleonora ha trovato conforto nei piccoli gesti quotidiani del personale ospedaliero, che l’ha accompagnata in ogni momento. “Ogni notte carica di timori è diventata più silenziosa grazie al loro sostegno”. Qualche giorno ha aveva pubblicato un post, poi cancellato, ha voluto ricordare chi non ce l’ha fatta, trasformando il dolore in una spinta a non sprecare un istante della propria vita. “La vita è dono di una fragilità estrema”. Per il futuro una paura su tutte è la sua professione: “Il mio lavoro. Sono la dottoressa di tanti cagnolini e micetti nella zona del riminese, una vocazione. Il mio timore è che questo incidente possa impormi dei limiti, spero con tutto il cuore che resti solo un rallentamento e non uno stop”. L'articolo “Ci sono giorni di sollievo, ma anche giorni in cui prevale la fragilità e il bisogno di silenzio” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Crans-Montana, un 16enne ricoverato al Niguarda esce dal coma. Nel bar Costellation trovati anche petardi illegali
Esce dal coma farmacologico dopo due settimane, il sedicenne romano rimasto gravemente ferito nell’incendio scoppiato la notte di Capodanno nel bar Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. Ricoverato all’ospedale Niguarda di Milano insieme ad altri giovani coinvolti nella tragedia, il ragazzo è stato estubato, ha lasciato la terapia intensiva ed è stato trasferito nel centro grandi ustioni. Un passaggio clinico delicato ma fondamentale, che apre uno spiraglio di speranza dopo giorni di grande apprensione. Al risveglio, il giovane ha pronunciato poche frasi: “Posso andare in gita con la scuola? E i miei amici dove sono?” ha mormorato ai genitori. Parole che raccontano una ripresa graduale dello stato di coscienza e che, come spiega il padre, fanno intravedere “una luce in fondo al tunnel, ma ancora con un’enorme cautela”. La prima preoccupazione del ragazzo è stata proprio per i compagni di classe: ricordava che in questi giorni era prevista una gita scolastica a Milano sui luoghi manzoniani, alla quale desiderava partecipare. Proprio durante quella trasferta, i suoi compagni hanno incontrato i genitori al Niguarda per portare il loro sostegno e consegnare messaggi e pensieri per Manfredi. “Ci ha chiesto anche dei nonni e di suo fratello” racconta ancora il padre. Sul fronte medico, resta alta l’attenzione per il rischio di infezioni, una delle principali complicanze nei pazienti con ustioni gravi, soprattutto quando sono coinvolte le vie respiratorie per l’inalazione di fumi tossici. La Regione Lombardia si è attivata per garantire ai feriti una terapia antibiotica altamente specialistica come ha annunciato l’assessore regionale al Welfare Guido Bertolaso, spiegando che gli specialisti hanno individuato la necessità di utilizzare un antibiotico di ultima generazione che associa sulbactam e durlobactam, un farmaco non di uso comune. “Regione Lombardia si è mossa immediatamente per assicurare l’importazione del medicinale dall’estero”, ha chiarito Bertolaso, aggiungendo che, in attesa dell’arrivo, è stato avviato anche il reperimento sul territorio nazionale. Humanitas ha fornito una prima disponibilità immediata, mentre ulteriori dosi sono arrivate dall’ospedale San Martino di Genova grazie a un trasporto coordinato da AREU. L’assessore ha ringraziato la direzione di Humanitas, l’assessore ligure alla Sanità Massimo Nicolò e il professor Matteo Bassetti per la collaborazione rapida ed efficace. Intanto, sul versante investigativo, emergono elementi sempre più inquietanti sulle cause e sulla dinamica dell’incendio che ha provocato 40 morti e oltre 100 feriti. Un primo rapporto degli inquirenti svizzeri riferisce del ritrovamento, all’interno del locale distrutto dalle fiamme, di una grande quantità di materiale pirotecnico. Tra le macerie sono state rinvenute 25 fontane pirotecniche, mentre altre 100 erano stoccate e pronte per l’utilizzo. Si tratta di dispositivi che producono scintille e fiamme con effetti anche acustici, descritti nel rapporto come involucri non metallici contenenti composizioni pirotecniche ad alto potenziale di rischio in ambienti chiusi. Nel locale sarebbero stati trovati anche petardi illegali, un dettaglio che rafforza i sospetti su una gestione estremamente pericolosa della serata di Capodanno. Le autorità stanno ora valutando il ruolo che questi materiali potrebbero aver avuto nello sviluppo e nella rapidità dell’incendio, mentre l’inchiesta procede per accertare responsabilità penali e violazioni delle norme di sicurezza. L'articolo Crans-Montana, un 16enne ricoverato al Niguarda esce dal coma. Nel bar Costellation trovati anche petardi illegali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Prossime 48 ore decisive per i due feriti più gravi di Crans-Montana”, l’assessore Bertolaso: “Facciamo tutto il possibile”
“Stiamo facendo tutto il possibile”. A informare sulle condizioni dei ragazzi ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano, dopo lo spaventoso rogo di Crans-Montana, è l’assessore della Lombardia al Welfare Guido Bertolaso. Attualmente sono ricoverati nella struttura milanese dotata di un Centro grandi ustionati dodici ragazzi. Tra questi, sette sono in rianimazione, di cui quattro molto gravi. Nell’incendio sono morti sei ragazzi italiani, e per non tutti i feriti è stato possibile il trasferimento. L’ultimo arrivo dalla Svizzera è avvenuto domenica, mentre a Zurigo è ancora ricoverata una ragazza di Biella in attesa di capire se sia possibile il suo arrivo in Italia. I connazionali feriti sono attualmente, in totale, 14. “Due ci preoccupano particolarmente – ha dichiarato Bertolaso – e sono sicuramente molto gravi. Credo che le prossime 48 ore saranno decisive per capire come questi due ragazzi usciranno da questa situazione”. Per i ricoverati in terapia intensiva le condizioni sono “ancora estremamente critiche con la problematica che è di natura respiratoria”. Bertolaso ricorda come i ragazzi abbiano ” inalato sostanze estremamente tossiche” e come “piano piano stanno venendo fuori tutti gli aspetti negativi. Qualcuno magari aveva già dei problemi respiratori e quindi la situazione è ancora più complicata“. Per quanto riguarda il sedicenne arrivato al Niguarda domenica, l’assessore afferma che il ragazzo “è stazionario. Hanno fatto anche un esame broncoscopico per capire se anche lui a livello polmonare ha dei danni e al momento la situazione sembra abbastanza tranquilla“. “Ci sono due o tre pazienti le cui condizioni sono notevolmente migliorate. Tra questi, un ragazzo si muove e si sposta: è fuori pericolo, ma necessita ancora di medicazioni continue” aveva detto ieri Bertolaso in una conferenza dall’ospedale, aggiungendo come “due altri giovani potrebbero essere trasferiti in altri ospedali nei prossimi giorni”. Ma le ferite e le cicatrici difficilmente andranno via. “La cicatrice resta. Inevitabilmente. Per quanto si possa fare, per quanto si possa guarire, l’esito non può essere azzerato” aveva detto in un’intervista al Fattoquotidiano.it il chirurgo plastico Benedetto Longo, che ha insistito sul come non si possano dell’operazione “cancellare totalmente gli esiti, non è possibile. Si parla di ridurli, di gestirli, di trasformarli in qualcosa che permetta una vita dignitosa”. Nella sua informativa al Senato prevista oggi, un commosso Antonio Tajani ha a lungo parlato della tragedia di Capodanno, rivolgendo “un pensiero di speranza ai quattordici giovani connazionali feriti di Crans-Montana. Garantiremo loro tutte le cure possibili. Saremo al loro fianco. Non li abbandoneremo e non spegneremo i riflettori”. L'articolo “Prossime 48 ore decisive per i due feriti più gravi di Crans-Montana”, l’assessore Bertolaso: “Facciamo tutto il possibile” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Crans-Montana: 12 giovani italiani feriti a Niguarda, uno fuori pericolo ma 7 in rianimazione
Sono ancora critiche le condizioni dei giovani italiani rimasti feriti nel rogo della discoteca Le Constellation di Crans-Montana, in Svizzera, durante la notte di Capodanno. L’incendio ha provocato 40 morti, sei dei quali italiani, e 116 feriti e per cui è stato confermato l’arresto di Jacques Moretti. Dodici dei giovani coinvolti sono stati trasferiti all’ospedale Niguarda di Milano, l’ultimo è arrivato domenica da Zurigo, mentre altri restano in strutture estere: tra questi, una ragazza di Biella, ancora ricoverata a Zurigo e in attesa di valutazione per il trasferimento in Italia. L’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, durante un punto stampa all’ospedale, ha delineato la situazione clinica dei ricoverati. “Ci sono due o tre pazienti le cui condizioni sono notevolmente migliorate. Tra questi, un ragazzo si muove e si sposta: è fuori pericolo, ma necessita ancora di medicazioni continue. Due altri giovani potrebbero essere trasferiti in altri ospedali nei prossimi giorni”. Nonostante questi segnali incoraggianti, per la maggior parte dei ricoverati la situazione resta grave. “Sette ragazzi sono in rianimazione intubati, cinque sono ricoverati al Centro ustioni. Alcuni presentano complicazioni polmonari e infettive molto serie a causa dell’inalazione di sostanze tossiche durante il rogo. Le prognosi rimangono riservate”, ha aggiunto Bertolaso. Tra i casi più delicati c’è quello del sedicenne trasferito da Zurigo domenica definito “estremamente critico”. Un altro paziente è sottoposto a dialisi per una grave infezione, mentre un giovane soffre di asma. Bertolaso ha sottolineato che “la questione più complessa non sono tanto le ustioni, quanto le problematiche polmonari e infettive, che richiedono un trattamento estremamente delicato”. Eleonora Palmieri, 29enne veterinaria romagnola, dovrebbe essere trasferita prossimamente in un ospedale vicino a casa sua. “L’ho trovata in ottime condizioni, di buon umore, ansiosa di riavvicinarsi alla sua famiglia”, ha dichiarato l’assessore. Per la 15enne piemontese, invece, sarà valutato il trasferimento al Centro ustioni di Torino, con la possibilità di accoglienza a Milano se necessario. Bertolaso ha anche sottolineato l’attenzione verso le famiglie: “I genitori hanno a disposizione spazi dedicati per incontrare i figli e confrontarsi con i medici. Nonostante l’ansia comprensibile, sono soddisfatti delle cure e del supporto ricevuto”. Sul fronte istituzionale, l’assessore al Territorio e capodelegazione di Fratelli d’Italia, Gianluca Comazzi, ha annunciato che la Regione Lombardia valuterà la possibilità di costituirsi parte civile nel processo relativo alla tragedia, che ha colpito in particolare Milano e la Lombardia. L'articolo Crans-Montana: 12 giovani italiani feriti a Niguarda, uno fuori pericolo ma 7 in rianimazione proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Crans-Montana, il chirurgo plastico: “Ogni operazione deve essere ricostruttiva. Non è solo sopravvivenza, ma tornare a vivere”
Identità, dignità, speranza. Ma senza illusioni: dopo un rogo come quello di Crans-Montana non esiste un “ritorno a prima”. A delineare il possibile percorso di cura dei giovanissimi sopravvissuti all’incendio del bar Le Constellation è Benedetto Longo, professore associato di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica all’Università di Roma Tor Vergata, intervistato da FattoQuotidiano.it. “Ricostruire non significa soltanto coprire una ferita”, spiega. “Vuol dire restituire funzione, espressività, socialità. Un volto che torna a comunicare, una mano che torna a scrivere, un collo che torna a muoversi: sono passaggi che ridanno identità”. La chirurgia, sottolinea, non è solo tecnica: “Quando è fatta bene diventa un linguaggio di dignità. E la chirurgia estrema ti ricorda una cosa: non stai operando una ferita, stai operando una storia. Il vero successo non è la sopravvivenza in sé, ma vedere quel paziente tornare a vivere, con un futuro possibile”. Dal primo gennaio, per alcuni dei feriti ricoverati al Niguarda, il futuro è fatto di “piccolissimi passi”: la priorità assoluta è salvare la vita, ma senza perdere di vista ciò che verrà dopo. “C’è una fase acuta in cui bisogna garantire la sopravvivenza. Poi una fase post-acuta in cui si lavora sulla qualità della vita. Ma questa divisione è solo schematica” osserva Longo. “In realtà le due fasi sono fuse: anche quando sei nella fase acuta e devi rimuovere i tessuti necrotici prodotti dalle altissime temperature, devi già pensare a una ricostruzione che possa essere seguita nel tempo”. Ricostruire, infatti, significa prima di tutto tornare a riconoscersi, ma non solo. “La dignità è legata alla qualità della vita: queste persone non devono soltanto sopravvivere. Devono vivere bene”, dice. “Bisogna pensare fin dall’inizio a una vita che restituisca quanto più possibile la funzione sociale, professionale e relazionale”. Eppure, c’è un punto che Longo considera fondamentale chiarire, sia sul piano clinico sia su quello psicologico: nessuno può aspettarsi di cancellare le conseguenze di ustioni estese, fino al 50% del corpo. “La cicatrice resta. Inevitabilmente. Per quanto si possa fare, per quanto si possa guarire, l’esito non può essere azzerato. Ecco perché questi percorsi durano anni: non si parla di cancellare totalmente gli esiti, non è possibile. Si parla di ridurli, di gestirli, di trasformarli in qualcosa che permetta una vita dignitosa”. L'articolo Crans-Montana, il chirurgo plastico: “Ogni operazione deve essere ricostruttiva. Non è solo sopravvivenza, ma tornare a vivere” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Il messaggio dall’ospedale di Eleonora, la sopravvissuta al rogo di Crans-Montana: “Combattiamo per guarire. Non smettete di onorare la vita”
Una testimonianza affidata ai social, quella di Eleonora Palmieri, 29 anni, veterinaria, che dopo gli interventi subiti parla di quanto è accaduto la notte di Capodanno e di come i medici si sono presi cura di lei: “Qui nel reparto di terapia intensiva del Niguarda di Milano stiamo combattendo per guarire giorno dopo giorno… ma un pensiero va agli angeli che non ce l’hanno fatta. Non smettete mai di onorare la vita!”. Il profilo Instagram di Eleonora rappresenta un prima e un dopo rispetto alla tragedia: foto e video la ritraggono assieme al fidanzato nei momenti di allegria in attesa di festeggiare l’arrivo del 2026, e le immagini successive sono di lei in ospedale, avvolta dalle bende per le ustioni riportate nel rogo della discoteca. “Dietro ogni articolo e ogni titolo di giornale, c’è stata la vita vera – scrive Eleonora – quella fatta di paura, ma soprattutto di coraggio e forza per andare avanti. Voglio dire grazie a chi non ha mai lasciato la mia mano: alla mia famiglia, il mio porto sicuro, e al mio fidanzato che è rimasto insieme a me anche in quella stanza di ospedale. Un ringraziamento immenso va ai medici e a tutto il personale sanitario degli ospedali che mi stanno curando con estrema professionalità e umanità. Se oggi sono qui a raccontarlo, è anche merito vostro”. Eleonora deve la vita al fidanzato che nei momenti di panico e di fuga disordinata è riuscito ad afferrarla e portarla fuori dal locale, per poi affidarla alle cure dei medici dell’ospedale svizzero di Sion. Quanto ha raccontato la ragazza sul suo profilo social segna comunque una presa d’atto di quello che le è accaduto, rispetto a quando aveva raccontato la madre Cristina Ferretti, il 3 gennaio al TgR dell’Emilia Romagna: “Ha subito un ulteriore intervento alle mani, l’hanno estubata. Siamo riusciti a vederla, e a parlarci anche. È abbastanza serena ma non ha ben compreso quello che è successo intorno a lei”. I giorni passano e Eleonora è cosciente di essere sfuggita alla morte e il suo è un messaggio di speranza e di gratitudine, senza dimenticare chi non è scampato al rogo. Al Niguarda lottano per la vita anche Francesca, Sofia, Kean, studenti del liceo Virgilio di Milano. Ivan Giacomel, coordinatore del tavolo di psicologia dell’emergenza in Lombardia e vice presidente lombardo Sipem, Società italiana psicologia d’emergenza ha raccontato all’Ansa: “Abbiamo trovato dei ragazzi ancora in fase molto difficile, ancora lontani dall’elaborazione di quello che è successo, serve tempo e aiuto perché i pensieri e le emozioni possano diventare parole. In questo momento sono scioccati e senza parole e il corpo sta parlando per loro, con silenzio e lacrime”. L'articolo Il messaggio dall’ospedale di Eleonora, la sopravvissuta al rogo di Crans-Montana: “Combattiamo per guarire. Non smettete di onorare la vita” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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