Sembrava un traguardo lontanissimo e invece piano piano i ragazzi feriti durante
il devastante incendio del Constellation di Crans-Montana stanno tornando a
casa. È stato dimesso dal Policlinico Gemelli il sedicenne romano a lungo
ricoverato all’Ospedale Niguarda di Milano, prima di essere trasferito nella
capitale lo scorso 8 marzo per proseguire le cure. A dare la notizia è stato il
padre, spiegando che il figlio ha lasciato l’ospedale ed è potuto finalmente
rientrare a casa dopo settimane di ricovero e trattamenti.
Intanto arrivano segnali incoraggianti anche per gli altri feriti ricoverati al
Niguarda. “Stanno migliorando. Sono in cinque, sono lo zoccolo duro delle
situazioni più critiche. Un paio nell’arco di una settimana o due probabilmente
dovrebbero andare a casa. Gli altri hanno ancora un percorso un po’ complicato”,
ha spiegato Guido Bertolaso, assessore al Welfare della Regione Lombardia.
Bertolaso ha parlato a margine di un evento all’Istituto Neurologico Carlo
Besta, dedicato alla presentazione del sistema MRgFUS Exablate Prime, una
tecnologia innovativa per il trattamento di diverse patologie neurologiche. “Un
paio di loro non li vedevo da cinque giorni: erano quasi irriconoscibili, erano
aumentati di peso, stavano molto meglio ed erano molto più svegli. Insomma,
anche lì stanno facendo un piccolo miracolo”, ha aggiunto.
Sul fronte delle indagini, proseguono gli accertamenti per chiarire le cause del
rogo. La Camera penale del Tribunale cantonale del Canton Vallese ha respinto il
ricorso del Comune di Crans-Montana per il riconoscimento di parte civile
nell’inchiesta, confermando l’ordinanza della procura di Sion che si era già
opposta all’istanza. Nell’indagine risultano coinvolti, oltre ai proprietari del
locale, anche il sindaco Nicolas Féraud, alcuni assessori ed ex amministratori
locali e funzionari responsabili della sicurezz
L'articolo “Quasi irriconoscibili, un piccolo miracolo”, migliorano i ragazzi di
Crans-Montana ricoverati al Niguarda. Un 16enne dimesso dal Policlinico di Roma
proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Uno dei momenti più belli dell’ultimo Festival di Sanremo 2026, è stata
l’esibizione commovente di Achille Lauro sulle note della sua “Perdutamente”. Un
omaggio, non a caso, per le vittime della strage di Crans-Montana. La canzone è
stata intonata dalla mamma di Achille Barosi, una delle vittime della strage di
Crans Montana, sulla sua bara. L’artista è stato accompagnato sul palco
dell’Ariston dalla soprano Valentina Gargano e un coro di 28 elementi. “Ci tengo
a dire una cosa importante – aveva dichiarato l’artista – la musica ha il
compito di accompagnarci nella vita, credo che se questa cosa può aver
confortato anche solo una persona, per noi è stato un dovere”.
Qualche settimana dopo e alla vigilia del concerto al Forum di Milano, previsto
per stasera 16 marzo, Lauro ha fatto visita ad alcuni giovani ricoverati ancora
all’Ospedale Niguarda di Milano. È stato Guido Bertolaso, funzionario e
assessore al Welfare di Regione Lombardia, a riportare la notizia, postando una
foto di Lauro in reparto.
“Dopo la sua esibizione a Sanremo, dopo quella canzone dedicata a loro, i
ragazzi sopravvissuti all’incendio di Crans-Montana ricoverati all’ospedale
Niguarda – ha scritto Bertolaso- hanno espresso un desiderio: poter conoscere
Achille Lauro”.
E ancora: “Oggi il mio ringraziamento va a un cantante, ma soprattutto a un
ragazzo, davvero speciale. Lauro con la sua disponibilità e dolcezza ha saputo
portare un po’ di gioia nel cuore di quei ragazzi che tanto hanno sofferto,
incontrando anche i giovani dimessi e alcuni genitori, anche di chi non c’è più.
Un grazie particolare anche a Carlo Conti che ci aiutato ad organizzare
l’incontro”.
L'articolo Achille Lauro incontra i sopravvissuti della strage di Crans-Montana
al Niguarda di Milano. Bertolaso: “Ha saputo portare un po’ di gioia nel cuore
dei ragazzi” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un doppio trapianto, eseguito per “la prima volta in Italia” unicamente grazie a
un robot chirurgico, ha liberato definitivamente un paziente 50enne da diabete e
dialisi. Il paziente era in attesa da due anni per un trapianto di pancreas e si
era poi aggiunta, a seguito di una insufficienza renale, la richiesta di un
trapianto di rene. L’intervento da record è stato eseguito all’ospedale Niguarda
di Milano.
I vantaggi dell’intervento, sostenuto seguendo un nuovo approccio sempre più
accurato, sono i seguenti: cicatrici di pochi millimetri, degenza più rapida,
effetti avversi ridotti al minimo come spiegato dalla nota condivisa dalla
struttura milanese. L’intervento è stato portato a termine dal neo direttore
della Chirurgia epatica e dei Trapianti di fegato e rene del Niguarda, Stefano
Di Sandro, con il supporto della sua équipe. Il chirurgo è intervenuto
spiegando: “I trapianti di organi solidi – spiega Di Sandro – sono interventi di
alta complessità per diversi motivi: le condizioni di malattia dei riceventi, la
complessità di manovre chirurgiche invasive e demolitive, e l’estrema difficoltà
delle fasi di impianto e ricostruzione dei nuovi organi, tutte fasi cruciali per
il successo del trapianto e per l’efficacia a breve e lungo termine della cura
del paziente”.
Proprio il trapianto di pancreas, ad esempio, ha un tasso di complicanze
vascolari solitamente più alto rispetto a quello di altri organi: “Per questo
abbiamo pensato e deciso di adottare una tecnica robotica in tutte le fasi del
trapianto combinato. Anni fa era stato eseguito un intervento simile a Pisa –
specifica il medico – con un approccio chirurgico ibrido, in cui il robot era
stato usato alternandolo a tecniche più tradizionali per alcune fasi
dell’intervento, considerate ugualmente efficaci, ma maggiormente invasive.
Sulla scorta delle informazioni disponibili il nostro intervento, compiuto il 10
dicembre 2025, sarebbe il primo caso in Italia di un approccio puramente
robotico”.
La struttura ha dichiarato che il paziente, già dimesso, potrà tornare ad avere
una vita attiva, senza più la necessità di insulina e libero dalla dialisi.
Questo grande successo è merito della sinergia venutasi a creare tra decine di
professionisti del Niguarda, guidati in particolare da Enrico Minetti, direttore
della Nefrologia, Federico Bertuzzi, direttore della Diabetologia, e Gianpaola
Monti, direttrice dell’Anestesia e rianimazione 2. A supporto della squadra è da
segnalare la costante presenza dello staff tecnico e infermieristico, che ha
seguito anche ogni passaggio dell’intervento e della convalescenza. Di Sandro ha
commentato: “Uno straordinario lavoro di squadra, che è stato fondamentale per
raggiungere un importante successo della chirurgia dei trapianti, e che
rappresenta un passo avanti tecnico e tecnologico capace di fare da apripista:
la prospettiva futura è proprio quella di realizzare quanti più trapianti
possibile con questa nuova modalità, portando interventi ad altissima
complessità a diventare sempre più mininvasivi, precisi e accurati”.
Il resoconto dei trapianti portati a termine dall’équipe di Di Sandro è
impressionante: il chirurgo è entrato in servizio all’ospedale Niguarda l’1
dicembre 2025. Oltre a questo intervento, Di Sandro, assieme alla sua équipe, ha
eseguito in un mese 31 trapianti, di cui 16 di fegato e 14 di rene: un
intervento al giorno per tutti i giorni, festività comprese. Diversi tra questi
interventi sono stati eseguiti con un approccio totalmente robotico, grazie
anche al supporto di una piattaforma dedicata 24 ore su 24, 7 giorni su 7 a
questa chirurgia. Numeri che, sottolineano dall’ospedale, collocano il Niguarda
ai primi posti per quantità e qualità dei trapianti in Italia e che sono in
linea con le classifiche internazionali: in particolare quella dei ‘World Best
Hospitals 2026’ di Newsweek-Statista, che ha confermato l’ospedale milanese come
prima struttura pubblica d’Italia e tra le prime 50 nel mondo.
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L'articolo Primo doppio trapianto completamente robotico in Italia: pancreas e
rene salvano un paziente da diabete e dialisi proviene da Il Fatto Quotidiano.
I feriti del rogo di Capodanno a Crans-Montana ricoverati al Niguarda di Milano
“non sono più in imminente pericolo di vita”. È il quadro rassicurante tracciato
dall’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Guido Bertolaso, intervenuto
oggi a margine della seduta del Consiglio regionale.
A poco più di un mese dalla tragedia, un terzo dei pazienti trasferiti a Milano
nei primi giorni di gennaio è già stato dimesso. Tra loro anche la donna
italo-svizzera di 55 anni, ricoverata all’ospedale Niguarda, dimessa nella
giornata di ieri e rientrata a Ginevra. Nonostante il ritorno a casa, la donna
ha scelto di continuare a Milano il percorso di medicazioni e riabilitazione,
spostandosi periodicamente tra Svizzera e Lombardia. Una decisione che, secondo
Bertolaso, rappresenta “un segnale di gratitudine e rispetto per i servizi che
le abbiamo garantito”.
Stessa fiducia espressa anche dalla veterinaria riminese di 29 anni, già tornata
in Emilia-Romagna, che ha manifestato la volontà di rientrare a Milano per
controlli periodici. Restano ricoverati i pazienti più gravi, in gran parte
giovani che quella notte si trovavano insieme. I ragazzi che erano in terapia
intensiva al Niguarda sono stati trasferiti nel reparto grandi ustioni, mentre
il giovane ricoverato al Policlinico di Milano è in fase di uscita dalla terapia
intensiva e rientrerà nei prossimi giorni al centro grandi ustioni del Niguarda.
Le sue condizioni respiratorie, come ha spiegato l’assessore, “stanno
migliorando sensibilmente”.
La prognosi per alcuni pazienti non è ancora stata completamente sciolta, una
scelta dettata dalla prudenza. “Con i grandi ustionati – ha sottolineato
Bertolaso – possono sempre esserci ricadute, soprattutto di carattere infettivo.
È necessario mantenere alta l’attenzione”. I pazienti hanno già affrontato
interventi complessi, tra trapianti e ricostruzioni del tessuto cutaneo. Il
percorso di cura sarà ancora lungo, ma l’evoluzione clinica viene giudicata
positivamente. Al Niguarda, inoltre, i giovani feriti saranno nuovamente riuniti
nello stesso reparto, per affrontare insieme le medicazioni e le successive fasi
della degenza.
L'articolo “Non più in imminente pericolo di vita” i ragazzi feriti nel rogo di
Crans-Montana ricoverati al Niguarda proviene da Il Fatto Quotidiano.
Proseguono le indagini svizzere sul rogo del bar Constellation di Crans-Montana.
Oggi davanti ai pm è stato convocato Christophe Balet, responsabile della
sicurezza del Comune, indagato nell’inchiesta sull’incendio di Capodanno che ha
causato 41 morti e 115 feriti. Jacques Moretti è arrivato nel campus
universitario dove si svolge l’audizione accompagnato dal suo avvocato e,
entrando, ha dichiarato: “Siamo annientati. Penso ogni istante alle vittime”, ha
anche aggiunto di aspettarsi “molto” dall’audizione.
L’interrogatorio si tiene davanti alla vice procuratrice generale del Cantone
Vallese, Catherine Seppey, alla presenza di diverse decine di avvocati che
rappresentano le famiglie delle vittime della tragedia. Una procedura prevista
dal codice svizzero. Si tratta della prima volta che Balet, in carica dal 2014,
viene sentito dagli inquirenti in qualità di indagato dopo che l’inchiesta si è
allargata includendo lui e al suo predecessore. Il Comune è finito nell’indagine
per i mancati controlli che come confessato dal sindaco non venivano eseguiti da
cinque anni. Balet è il funzionario comunale che lo scorso 3 gennaio ha
trasmesso agli investigatori un ampio dossier contenente mappe, planimetrie,
lettere e documenti amministrativi relativi all’edificio del Constellation,
dalla sua costruzione nel 1967 fino a oggi.
Intanto, sul fronte dell’assistenza alle vittime, il presidente della
Confederazione svizzera Guy Parmelin ha fatto visita questa mattina ai feriti
ricoverati all’ospedale Niguarda di Milano. “Sono venuto oggi per fare visita ai
feriti e alle loro famiglie, per esprimere il pieno sostegno della Svizzera e
della Confederazione. Non vogliamo lasciare indietro nessun”, ha affermato
Parmelin in un video pubblicato sui social. Il presidente ha inoltre ringraziato
le autorità e i medici italiani per il lavoro svolto e per la collaborazione:
«Ho potuto parlare con il responsabile sanitario, che ha affermato che la
cooperazione medica è stata eccellente e che intendiamo rafforzarla in futuro. È
stato molto toccante».
L'articolo Crans-Montana, interrogatorio per il responsabile della sicurezza del
Comune. E Jacques Moretti assiste proviene da Il Fatto Quotidiano.
È passato un mese dall’incendio che la notte di Capodanno ha devastato il bar
Constellation di Crans-Montana, in Svizzera. Le immagini di quei momenti
drammatici, con ragazzi giovanissimi tra le fiamme e il fumo, restano impresse
nella memoria di chi li ha seguiti in ospedale, mentre l’Italia intera seguiva
il loro trasferimento nei giorni successivi all’ospedale Niguarda di Milano.
Qui, alcuni feriti hanno affrontato interventi complessi, tra cui uno sottoposto
a trattamento Ecmo, la cosiddetta “macchina riposa-polmoni”, presso il
Policlinico di Milano.
Oggi, mentre la fase acuta dell’emergenza sembra alle spalle e ricevono la
visita del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, emerge un bilancio che
porta un barlume di sollievo. “I primi momenti sono stati estremamente complessi
– ha raccontato all’Adnkronos Salute Giovanni Sesana, responsabile della Banca
dei tessuti e terapia tissutale di Niguarda – la preoccupazione era giorno per
giorno, ora per ora. Si trattava di garantire la sopravvivenza e la
stabilizzazione dei feriti, arrivati al massimo a 12 contemporaneamente”.
Adesso si entra in una nuova fase, definita dal medico “più tranquilla dal punto
di vista chirurgico”, in cui gli interventi puntano a funzionalità ed estetica.
Un ruolo cruciale lo ha avuto la cute donata e conservata in biobanca: “Nei
primissimi giorni abbiamo utilizzato circa 15mila centimetri quadrati di pelle,
e successivamente altri 15-20mila in varie fasi. In totale, siamo sui 30-35mila
centimetri quadrati per tutti i pazienti”, spiega Sesana.
Il sistema sanitario ha garantito non solo le cure, ma anche il supporto
psicologico e il senso di comunità: i ragazzi sono stati trasferiti insieme e
hanno potuto vedersi tra di loro, un aspetto che Sesana ritiene abbia
contribuito alla loro resilienza. “Le loro Olimpiadi iniziano adesso –
sottolinea – e se le affronteranno come hanno risposto finora, le vincono, anche
se ci sarà ancora da lottare parecchio”. La banca dei tessuti ha potuto reagire
rapidamente grazie alla generosità di chi, nel corso del 2025, ha scelto di
donare la pelle post mortem. “Abbiamo avuto 125 donazioni, persone che hanno
detto sì senza sapere a cosa sarebbe servita. In questo caso, il loro gesto si è
rivelato un salvavita inaspettato, e ha permesso di proteggere ragazzi così
giovani, che rappresentano il nostro futuro”.
Il senso del dono viene poi restituito ai familiari dei donatori tramite lettere
di ringraziamento inviate dal Centro regionale trapianti, un gesto che Sesana
definisce “importante e doveroso”. La pelle, aggiunge, ha una funzione unica:
protezione dalle infezioni e stimolo alla rigenerazione degli strati profondi
della cute, accelerando il recupero del paziente. Gli interventi chirurgici
iniziali hanno richiesto di bilanciare la rimozione della pelle danneggiata con
la conservazione di tessuti utili alla ricostruzione. “La fase della demolizione
e pulizia chirurgica è terminata – continua Sesana – adesso comincia un percorso
meno concitato, più mirato al recupero estetico e funzionale. Il fatto che i
pazienti siano giovani e senza altre patologie ha fatto la differenza, anche sul
piano psicologico e della resilienza”.
Resta una cauta attenzione su alcuni aspetti respiratori, ma la progressione
positiva della maggior parte dei pazienti offre un segnale di speranza. La fase
più critica della rianimazione è superata, e ora il futuro dei giovani feriti
dipenderà dalla continuità dei trattamenti, dalla riabilitazione e, soprattutto,
dalla loro forza di affrontare la lunga strada verso la completa ripresa.
L'articolo Crans-Montana, un mese dopo l’incendio: la seconda fase della cura
dei giovani feriti al Niguarda proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ringrazio voi per ciò che fate abitualmente e per ciò che avete fatto e state
facendo in questa circostanza – ha detto il capo dello Stato al personale del
Niguarda – Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena”. Una
visita a sorpresa quella del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, che
è stato per 40 minuti all’ospedale Niguarda per i ragazzi feriti in Svizzera e
ricoverati dopo il rogo di Crans-Montana.
“È stata una sorpresa e una gioia per i genitori che erano ovviamente
felicissimi ed è stato molto emozionante e commovente – ha commentato Bertolaso
-. L’umanità del presidente della Repubblica la conoscono tutti e tutti i
genitori sono rimasti molto colpiti e toccati dalle sue parole e dalla visita
che si è prolungata parecchio”. Il presidente “ha voluto anche incontrare alcuni
ragazzi del centro ustioni, quelli che potevano incontrarlo e si è informato in
dettaglio sulla situazione degli altri ragazzi. Ha ringraziato il personale
sanitario, scattato foto con infermieri e medici e con i genitori dei ragazzi. È
stato un momento molto importante e significativo – ha raccontato Bertolaso –
che rimarrà nella storia di questo ospedale. “Il decorso dei ragazzi sta andando
bene, tutto procede come noi speravamo”.
Il presidente “ci ha detto che è venuto in visita non solo per lui stesso ma
anche per tutti quanti gli italiani, a portare gli auguri di tutti per la
guarigione dei nostri ragazzi” ha raccontato all’Ansa Umberto Marcucci, padre di
uno dei ragazzi sopravvissuti. “C’è stata una bella atmosfera di gioia e
condivisione – ha aggiunto – nonostante gli impegni legati alle Olimpiadi il
presidente come prima cosa ha voluto portare un conforto a noi e ringraziare i
medici che li stanno curando”. Mattarella “ci ha ribadito “che ci sono vicini e
continueranno ad esserlo”, anche nella richiesta di giustizia.
L'articolo Crans-Montana, Mattarella in visita ai feriti ricoverati al Niguarda:
“Devono farcela. Dobbiamo riconsegnare loro una vita piena” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Arrivano i primi segnali incoraggianti dall’ospedale Niguarda di Milano per
alcuni dei giovani rimasti gravemente feriti nella strage di Capodanno a
Crans-Montana. Dopo settimane di cure intensive e sofferenza, per alcuni ragazzi
potrebbe essere quasi il momento di lasciare l’ospedale. Sono dieci i pazienti
ancora ricoverati al Niguarda, per lo più adolescenti tra i 15 e i 16 anni,
colpiti da gravi ustioni nell’incendio scoppiato nel locale Le Constellation.
Secondo quanto spiegato dall’assessore al Welfare di Regione Lombardia, Guido
Bertolaso, alcune dimissioni potrebbero avvenire già nei prossimi giorni, se il
quadro clinico continuerà a migliorare. “Fin dal primo minuto il nostro impegno
è stato quotidiano e costante – ha sottolineato – li stiamo seguendo e curando
come se fossero nostri figli o, per quanto mi riguarda, nipoti”.
Il percorso resta comunque delicato. Quattro pazienti si trovano ancora in
Terapia Intensiva, mentre sei sono seguiti dal Centro Ustioni. Le cure saranno
lunghe e articolate, con controlli e fasi di prevenzione che proseguiranno per
settimane. Nonostante questo, le risposte cliniche vengono definite
“straordinarie” e confermano, secondo Bertolaso, la qualità e l’umanità del
sistema ospedaliero lombardo. L’obiettivo resta quello di poter dichiarare tutti
definitivamente fuori pericolo, anche se al momento non è ancora possibile
farlo. Nel frattempo alcuni pazienti sono stati trasferiti per avvicinarli alle
famiglie o per ricevere cure più specifiche. Eleonora Palmieri, veterinaria
29enne originaria del Riminese, è stata spostata all’ospedale di Cesena, mentre
un altro ferito è stato trasferito al Policlinico di Milano per affrontare le
conseguenze dell’insufficienza respiratoria causata dai fumi tossici.
Migliora anche la situazione di due 16enni del liceo Virgilio di Milano, ora
risvegliati dalla sedazione profonda e in grado di comunicare tramite computer,
scambiando messaggi e video con amici e familiari. Al Niguarda sono ricoverate
anche due 16enni dello stesso liceo. Il gruppo si trovava in vacanza a Capodanno
nella casa dei genitori di Francesca. Tra i primi a rientrare in Italia era
stato un ragazzino milanese, trasportato in elicottero dalla Svizzera: non è più
intubato e le sue condizioni sono in miglioramento. Restano invece necessari
nuovi interventi per altri ragazzi, il 16enne romano, che sarà sottoposto a
un’ulteriore operazione nei prossimi giorni.
La tragedia di Crans-Montana ha acceso un forte dibattito sul tema della
sicurezza nei locali pubblici. Il caso è stato al centro del consiglio direttivo
di Fipe-Confcommercio, che ha ribadito l’importanza della sicurezza come valore
fondamentale dell’attività imprenditoriale. In una nota, la Federazione ha
invitato gli operatori a evitare l’utilizzo delle candele pirotecniche
all’interno dei locali e ha chiesto ufficialmente al governo di valutare un
divieto normativo esplicito.
“I drammatici fatti svizzeri impongono una riflessione seria”, ha dichiarato il
presidente Lino Enrico Stoppani, auspicando l’apertura di un confronto
strutturato tra istituzioni, associazioni di categoria e operatori del settore
per rafforzare la cultura della prevenzione, della formazione e dei controlli.
Un percorso che metta al centro la tutela dell’incolumità delle persone e la
responsabilità condivisa, affinché tragedie come quella di Crans-Montana non si
ripetano.
L'articolo Crans-Montana, attesa per le dimissioni di alcuni giovani feriti.
Fipe chiede al governo lo stop alle candeline pirotecniche proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Buone notizie dal Niguarda. I medici dell’ospedale – che da inizio gennaio si
stanno occupando dei feriti nel rogo di Crans-Montana – hanno risvegliato dal
sonno indotto due sedicenni. I ragazzini, gravemente ustionati, sono in grado di
comunicare e lo stanno facendo attraverso un computer. Come riporta il Corriere
della Sera i giovani possono vedere i messaggi e i video di amici e parenti.
Possono anche dialogare attraverso uno strumento su cui compaiono parole,
simboli e frasi. Toccano le icone ed esprimono così emozioni e pensieri.
“Hanno le mani fasciate” ha detto Guido Bertolaso, l’assessore della Lombardia
al Welfare. Ma sono entrati in contatto attraverso questo mezzo con i genitori.
“La mamma ha chiesto: come ti senti? – dice Bertolaso parlando di uno dei due –
è comparsa l’icona della paura e lui l’ha spostata, poi quella dell’ansia e l’ha
spostata“. Il ragazzo si è comportato uguale con il simbolo del dolore, “poi è
comparsa quella della felicità e l’ha cliccata. Devo dire che mi sono molto
emozionato“.
Nelle sale dell’ospedale milanese si trovano ancora – tra i presenti in quel
tragico capodanno – una giovanissima, che è stata sottoposta all’ennesima
operazione. Stessa sorte del sedicenne, che “entro la settimana – fa sapere il
papà Umberto – subirà un nuovo intervento”. La 29enne Eleonora Palmieri invece
sarà probabilmente trasferita a Cesena nel fine settimana per essere più vicina
a casa e alla famiglia. Bertolaso si dice soddisfatto sul proseguimento delle
cure, anche considerando che “la gestione delle ustioni è la più complessa che
ci sia, ed è aggravata dalle complicazioni polmonari. Adesso aspettiamo di dire
che tutti i ragazzi sono fuori pericolo. È l’annuncio che vorrei dare il prima
possibile”.
Intanto, all’Istituto di Medicina legale di Milano sono iniziatele autopsie sui
corpi dei sedicenni Chiara Costanzo e Achille Barosi. Presente la madre del
ragazzo con il suo legale Antonio Bana, mentre i genitori della giovane sono
rappresentati dall’avvocato Alfredo Zampogna. Partecipano anche i consulenti
della Procura e quelli nominati dalle famiglie. L’esame si protrarrà anche nella
giornata di domani stabilirà con certezza le cause della morte dei due ragazzi,
tra le opzioni più probabili lo schiacciamento e l’asfissia. Quest’ultima è
stata indicata come causa della morte del golfista sedicenne Emanuele Galeppini,
nell’autopsia di ieri.
L'articolo Crans-Montana, due sedicenni risvegliati dal coma: hanno le mani
fasciate ma comunicano con un computer proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Ci sono giorni di sollievo, ma anche giorni in cui prevale la fragilità e il
bisogno di silenzio”. Eleonora Palmieri, veterinaria di 29 anni, da venti giorni
ricoverata nel Centro ustioni del Niguarda, in una intervista a Repubblica
ripercorre la notte del devastante rogo del Constellation bar di Crans-Montana,
con le sue 4o vittime e oltre 100 feriti, e il lungo percorso che l’attende. Era
la sua prima volta in Svizzera, in vacanza con il fidanzato Filippo per
festeggiare il Capodanno. “Era una serata di gioia, ma poco prima della
mezzanotte tutto è precipitato”, racconta. Il caos del momento l’ha separata dal
suo fidanzato, ma, confessa, il pensiero che lui fosse al sicuro l’ha
confortata. Subito dopo, il fumo ha invaso la sala e il fuoco ha iniziato a
salire. “Mi sono sentita impotente, in trappola“, ricorda.
L’istinto di sopravvivenza l’ha portata fuori dal locale, ma durante il viaggio
verso l’ospedale di Sion, la sofferenza è stata intensa. “Sentivo la pelle che
cedeva, il dolore dei collant bruciati, ma dovevo resistere”. Arrivata in
elicottero a Milano, ha sperato che fosse un sogno, ma la realtà l’ha travolta.
“Vedere i volti della mia famiglia e di Filippo mi ha dato forza. Nel periodo
successivo, Eleonora ha trovato conforto nei piccoli gesti quotidiani del
personale ospedaliero, che l’ha accompagnata in ogni momento.
“Ogni notte carica di timori è diventata più silenziosa grazie al loro
sostegno”. Qualche giorno ha aveva pubblicato un post, poi cancellato, ha voluto
ricordare chi non ce l’ha fatta, trasformando il dolore in una spinta a non
sprecare un istante della propria vita. “La vita è dono di una fragilità
estrema”. Per il futuro una paura su tutte è la sua professione: “Il mio lavoro.
Sono la dottoressa di tanti cagnolini e micetti nella zona del riminese, una
vocazione. Il mio timore è che questo incidente possa impormi dei limiti, spero
con tutto il cuore che resti solo un rallentamento e non uno stop”.
L'articolo “Ci sono giorni di sollievo, ma anche giorni in cui prevale la
fragilità e il bisogno di silenzio” proviene da Il Fatto Quotidiano.