Barry Keoghan – protagonista del conturbante “Saltburn”, film del 2023 – ha
dichiarato a “The Morning Mash Up” di SiriusXM che gli “attacchi” online sul suo
aspetto sono diventati così pesanti da non voler più “uscire di casa”.
“C’è molto odio online – ha spiegato Keoghan -. Ricevo molti insulti sul mio
aspetto e la situazione è andata oltre… Sapete, capita a tutti… Ma mi ha reso
timido. Mi ha fatto chiudere in me stesso, non voglio più frequentare posti, non
voglio più uscire di casa”.
E ancora: “Ve lo dico con assoluta sincerità. Sta diventando un problema. Mi
sono allontanato dai social media. Ma occasionalmente, dopo una première o un
evento, mi connetto per vedere come vengo accolto. Purtroppo il più delle volte
la reazione non è positiva”.
Sulla vita privata ha aggiunto: “Non devo nascondermi perché mi sto già
nascondendo… In realtà evito certi posti proprio per via di queste cose. Temo
che le ansie legate al mio aspetto possa influenzare la mia carriera. Quando
queste preoccupazioni iniziano a ripercuotersi sulla tua arte, diventano un
problema, perché poi non hai più voglia di apparire sullo schermo. È deludente
per i fan, ma è altrettanto deludente che mio figlio debba leggere tutte queste
cose quando sarà più grande”.
L'articolo “Insultano il mio aspetto sul Web, così mi sono chiuso in me stesso
tanto da non voler più uscire. Lo dico con assoluta sincerità. Sta diventando un
problema”: Barry Keoghan si sfoga proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Cyberbullismo
“Le Leggi per contrastare il bullismo e il cyberbullismo ci sono ma è necessario
un percorso attuativo che richiede sforzi e coordinamenti. Non basta sicuramente
un numero telefonico”. A pronunciare queste parole a ilfattoquotidiano.it è
Ernesto Caffo, il presidente dell’associazione che si è fatta conoscere per una
linea di ascolto: nel 2025 ha gestito 181 casi di bullismo e 24 casi di
cyberbullismo. Telefono azzurro da 38 anni è dalla parte dei bambini e dei
ragazzi con i fatti. In queste ore, in occasione della Giornata nazionale contro
il bullismo e il cyberbullismo, ha presentato i dati raccolti nell’ultimo anno.
Le segnalazioni hanno riguardato prevalentemente attacchi legati alle
caratteristiche fisiche, che rappresentano il 72,5% dei casi di bullismo e il 9%
di quelli di cyberbullismo. Seguono le motivazioni di tipo culturale e quelle
legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere (3,5% nei casi di
bullismo e 1% nei casi di cyberbullismo). “Sono percentuali che non rispettano
la realtà. Permane – dice Caffo – un fenomeno sommerso particolarmente
rilevante. Dobbiamo facilitare sempre più i ragazzi che hanno bisogno di aiuto”.
La fotografia del fenomeno scattata dall’associazione aiuta, comunque, a
comprendere la situazione: secondo gli ultimi dati disponibili (giugno 2025),
nel 2023 in Italia il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha dichiarato di
aver subito, nei 12 mesi precedenti, episodi offensivi, aggressivi, diffamatori
o di esclusione, sia online sia offline. Il 21% riferisce di averli subiti più
volte al mese e circa l’8% con cadenza almeno settimanale. I maschi risultano
leggermente più colpiti rispetto alle femmine (21,5% contro 20,5%), con una
maggiore incidenza tra i giovanissimi di 11-13 anni (23,7%). Preoccupa il
trasferimento del fenomeno sul web: circa il 34% degli adolescenti italiani
riferisce di aver subito atti vessatori o molestie online nel 2023.
Caffo punta il suo sguardo anche verso l’intelligenza artificiale, ma resta
contrario all’idea di vietare i social a chi ha meno di sedici anni: “Anziché
vietare dobbiamo fornire ai ragazzi strumenti sempre più adatti alle loro
capacità e competenze. Un giovane, da solo, molte volte non può reagire a un
attacco: per questo dobbiamo lavorare con le scuole”. In questa direzione si
collocano i protocolli d’Intesa sottoscritti da Telefono Azzurro con il
ministero della Difesa e con quello dell’Istruzione e del Merito, finalizzati a
rafforzare prevenzione, educazione e protezione di bambini e adolescenti
consolidando un sistema integrato di intervento. Caffo tira le orecchie alla
scuola colpevole – a sua detta – di essere in ritardo: “Ho fatto innumerevoli
audizioni in Parlamento – sottolinea il presidente – ma manca una politica
complessiva e non ci sono nemmeno persone competenti che possano affrontare la
questione con professionalità”.
L'articolo Bullismo e cyberbullismo: 68,5% dei ragazzi italiani dichiara di
esserne stato vittima – i dati di Telefono Azzurro proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Le dicerie diffuse sul conto di Brigitte Macron, moglie del presidente francese
Emmanuel, attraverso pubblicazioni transfobiche sui social, sono state “maligne,
degradanti e offensive” e gli imputati hanno “intenzionalmente danneggiato la
querelante”.
Così il giudice Thierry Donard ha definito il comportamento di dieci imputati –
otto uomini e due donne di età compresa tra 41 e 65 anni – che oggi sono stati
condannati per le molestie in via informatica indirizzate alla Premier dame. Le
pene variano dai sei agli otto mesi, con la condizionale, tranne per una di loro
che non si è presentata al processo. La condanna maggiore, di otto mesi, è stata
inflitta ad Aurelien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan. I dieci
imputati dovranno anche frequentare un corso contro l’incitamento all’odio
online e ai tre principali istigatori sono stati sospesi i profili social per
sei mesi.
Si chiude così, almeno per il momento, l’inchiesta affidata alla Brigata per la
repressione dei crimini contro la persona, dopo che la stessa Brigitte Macron,
il 27 agosto 2024, aveva presentato una denuncia; arresti seguirono a quella
segnalazione tra dicembre di quell’anno e febbraio 2025.
Un comportamento basato su cyberbullismo e complottismo non ha tardato a
ricevere consensi nel mondo dei social. Secondo i diffusori di queste “notizie”,
la moglie del presidente Emmanuel Macron era nata uomo, e la differenza di età
tra i due, di 24 anni, riportava a comportamenti riconducibili alla pedofilia.
Brigitte Macron era insegnante di scuola secondaria quando incontrò per la prima
volta Emmanuel. I due si sono sposati nel 2007; il futuro presidente francese
aveva 29 anni e lei 55. La diffusione delle informazioni alterate su Brigitte
Macron transgender sono iniziate nel 2017, quando il marito ha vinto il primo
mandato all’Eliseo.
Anche negli Stati Uniti sono state rilanciate queste teorie, tanto che i Macron
hanno fatto causa all’attivista conservatrice Candace Owens, accusandola di
diffamazione. Secondo Emmanuel e Brigitte Macron, Owens “ha ignorato tutte le
prove credibili che confutavano la sua affermazione, preferendo dare spazio a
teorie della cospirazione diffamatorie”. Owens ha ripetuto regolarmente sul suo
podcast e sui suoi canali social che Brigitte è un uomo e che i Macron la
vogliono morta.
A marzo 2024 la blogger ha dichiarato che avrebbe messo in gioco la sua “intera
reputazione professionale” sulla convinzione che la Premiere Dame “sia in realtà
un uomo”. Negli ambienti dell’estrema destra americana, Candace è considerata
l’erede naturale di Charlie Kirk, l’ideologo molto vicino al presidente Trump,
ucciso mercoledì 10 settembre con una fucilata mentre si trovava sul palco della
Utah University.
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Parigi proviene da Il Fatto Quotidiano.