Elon Musk chiederà la custodia esclusiva del figlio di un anno avuto con Ashley
St. Clair, dopo che l’influencer conservatrice ha espresso il suo sostegno alla
comunità transgender. L’annuncio è arrivato su X, dove il proprietario di Tesla
ha reso noto di voler avviare la pratica per allontanare il neonato dalla madre:
“Presenterò la richiesta di piena custodia oggi stesso, viste le sue
dichiarazioni che implicano la possibilità che possa far intraprendere un
percorso di transizione a un bambino di un anno”. La decisione arriva dopo che
St. Clair ha chiesto scusa sui social per alcuni suoi commenti anti-transgender
e ha espresso la sua solidarietà alla comunità trans.
Dopo essere stata attaccata su X da una persona che l’ha definita “transfobica”,
Ashley ha dichiarato: “Provo un immenso senso di colpa per il mio ruolo”.
L’influencer conservatrice ha aggiunto di essersi pentita perché, con le sue
affermazioni, potrebbe aver causato dolore a Vivian, la sorella di suo figlio.
“Non so davvero come poter rimediare a molte di queste affermazioni” ha
dichiarato. Elon Musk teme che il bambino, nato nel 2024, possa essere
condizionato dalle parole della madre e decidere di fare coming out e
intraprendere la transizione di genere come fatto dalla sorella Vivian nel 2022.
L'articolo “Chiederò la custodia esclusiva di mio figlio dopo le dichiarazioni
di sua madre a difesa della comunità transgender”: così Elon Musk su X proviene
da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Transgender
Una causa in tribunale, per vedersi riconosciuti i propri diritti negati e
chissà, magari anche per provare a cambiare il sistema. È la storia di Halba
Diouf, velocista nata uomo e oggi riconosciuta donna, che da tempo ha denunciato
la FederAtletica francese per discriminazione e molestie psicologiche dopo che
le è stato impedito di gareggiare ad alto livello.
Quello della partecipazione alle gare degli atleti transgender è un tema molto
controverso, e divisivo. Donald Trump, ad esempio, ne ha fatto una crociata
ideologica (su cui è tornato anche in questi giorni, nell’ultimo incontro con i
Repubblicani alla Camera, deridendole pubblicamente), tanto da portare il
Comitato Olimpico statunitense a bandirle dagli sport femminili. Agli ultimi
Giochi di Parigi aveva fatto scandalo il caso di Imane Khelif, con protagonista
proprio l’azzurra Angela Carina, che si era rifiutata di combattere contro la
pugile algerina, poi vincitrice dell’oro tra le polemiche.
Non ci sono né verità scientifiche definite, né tantomeno regole uniformi. Il
Cio, che all’inizio aveva aperto le porte in maniera quasi incondizionata,
fissando come unico paletto l’operazione e poi solo i valori di testosterone,
attualmente rimette la decisione alle singole discipline, anche se con la nuova
presidente Coventry potrebbe esserci una stretta in vista delle Olimpiadi di Los
Angeles 2028 (non a caso, visto che saranno a casa Trump). Le varie Federazioni
si muovono in ordine sparso. Tra le più severe, World Athletics, la massima
organizzazione mondiale dell’atletica leggera, che da marzo 2023 ha bandito le
atlete transgender dalle competizioni femminili, e di recente ha proprio
introdotto l’obbligo del test SRY (un eseme genetico che rileva la presenza del
cromosoma Y, per determinare il sesso biologico di un individuo) per
l’iscrizione alle gare internazionali. E qui arriviamo alla battaglia di Halba
Diouf.
Originaria del Senegal con cittadinanza francese, 23 anni, nata uomo ma
riconosciuta ufficialmente donna all’anagrafe nel 2023, Diouf è una velocista di
buon livello: vanta come primato personale un 22’67’’ sui 200, tempo che vale la
qualificazione ai Giochi. Il suo sogno, appunto, era partecipare a quelli di
casa di Parigi. Dopo che le è stato negato per l’introduzione delle nuove regole
di World Athletics, ha deciso di denunciare la Federazione Francese. E chiede
pure i danni economici, ventilando la potenziale perdita di sponsor.
In udienza, discussa prima di Natale, Diouf ha portato i suoi valori di
testosterone, sempre inferiori a 0,25 negli ultimi tre anni, livelli considerati
bassi anche per una donna biologica. Sottolineando che non esistono studi
scientifici che dimostrino un chiaro vantaggio degli atleti transgender, e
ricordando le linee guida del Cio. D’altra parte, il testosterone non è l’unico
fattore da tenere in considerazione (anzi, ormai è considerato superato da
diversi organismi), e la Federazione si è difesa ribadendo di non aver mai messo
in discussione lo status legale di donna della Diouf, ma di essersi limitata ad
applicare i regolamenti di World Athletics, il cui obiettivo è quello di
proteggere le competizioni femminili, e garantire l’equità fra i partecipanti.
La sentenza è attesa per fine gennaio. I giudici, anche volendo, non potranno
riammettere Diouf alle corse: queste sono regolate infatti da World Athletics, e
col nuovo test di genere è praticamente impossibile per un’atleta nata uomo
iscriversi al calendario internazionale. La carriera di Diouf potrà proseguire
solo a livello regionale, in caso di vittoria in tribunale al massimo potrà
vedersi riconosciuta un risarcimento. È chiaro però che una eventuale decisione
favorevole potrebbe costituire un precedente storico: se fosse stabilito il
principio per cui le Federazioni nazionali sono responsabili in solido
dell’esclusione degli atleti trangender, World Athletic e gli altri organi
mondiali (a cui le Federazioni sono affiliate) potrebbero essere costretti a
rivedere le loro posizioni.
X: @lVendemiale
L'articolo La storia di Halba Diouf: la sua causa contro la FederAtletica
francese può riscrivere le regole sugli atleti trans proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Le dicerie diffuse sul conto di Brigitte Macron, moglie del presidente francese
Emmanuel, attraverso pubblicazioni transfobiche sui social, sono state “maligne,
degradanti e offensive” e gli imputati hanno “intenzionalmente danneggiato la
querelante”.
Così il giudice Thierry Donard ha definito il comportamento di dieci imputati –
otto uomini e due donne di età compresa tra 41 e 65 anni – che oggi sono stati
condannati per le molestie in via informatica indirizzate alla Premier dame. Le
pene variano dai sei agli otto mesi, con la condizionale, tranne per una di loro
che non si è presentata al processo. La condanna maggiore, di otto mesi, è stata
inflitta ad Aurelien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan. I dieci
imputati dovranno anche frequentare un corso contro l’incitamento all’odio
online e ai tre principali istigatori sono stati sospesi i profili social per
sei mesi.
Si chiude così, almeno per il momento, l’inchiesta affidata alla Brigata per la
repressione dei crimini contro la persona, dopo che la stessa Brigitte Macron,
il 27 agosto 2024, aveva presentato una denuncia; arresti seguirono a quella
segnalazione tra dicembre di quell’anno e febbraio 2025.
Un comportamento basato su cyberbullismo e complottismo non ha tardato a
ricevere consensi nel mondo dei social. Secondo i diffusori di queste “notizie”,
la moglie del presidente Emmanuel Macron era nata uomo, e la differenza di età
tra i due, di 24 anni, riportava a comportamenti riconducibili alla pedofilia.
Brigitte Macron era insegnante di scuola secondaria quando incontrò per la prima
volta Emmanuel. I due si sono sposati nel 2007; il futuro presidente francese
aveva 29 anni e lei 55. La diffusione delle informazioni alterate su Brigitte
Macron transgender sono iniziate nel 2017, quando il marito ha vinto il primo
mandato all’Eliseo.
Anche negli Stati Uniti sono state rilanciate queste teorie, tanto che i Macron
hanno fatto causa all’attivista conservatrice Candace Owens, accusandola di
diffamazione. Secondo Emmanuel e Brigitte Macron, Owens “ha ignorato tutte le
prove credibili che confutavano la sua affermazione, preferendo dare spazio a
teorie della cospirazione diffamatorie”. Owens ha ripetuto regolarmente sul suo
podcast e sui suoi canali social che Brigitte è un uomo e che i Macron la
vogliono morta.
A marzo 2024 la blogger ha dichiarato che avrebbe messo in gioco la sua “intera
reputazione professionale” sulla convinzione che la Premiere Dame “sia in realtà
un uomo”. Negli ambienti dell’estrema destra americana, Candace è considerata
l’erede naturale di Charlie Kirk, l’ideologo molto vicino al presidente Trump,
ucciso mercoledì 10 settembre con una fucilata mentre si trovava sul palco della
Utah University.
L'articolo Brigitte Macron vittima di cyberbullismo: dieci persone condannate a
Parigi proviene da Il Fatto Quotidiano.
Panico tra gli organizzatori del concorso “World’s Strongest Woman” (“La donna
più forte del mondo”) perché hanno scoperto di aver incoronato Jammie Booker,
quando in realtà era una donna transgender, nata maschio. A testimoniarlo una
serie di “video espliciti” pubblicati su un sito web di intrattenimento per
adulti. A rivelare l’indiscrezione è stata la seconda classificata, Andrea
Thompson, che poi è salita al primo posto dopo aver denunciato il fatto.
Dunque gli organizzatori hanno revocato il titolo del 2025 alla Booker,
affermando che aveva “violato il regolamento del concorso, secondo cui gli
atleti devono competere nella categoria corrispondente al loro sesso biologico”.
Andrea Thompson ha dichiarato al Daily Mail che “tutti i concorrenti sono stati
informati della controversia, quando hanno iniziato a circolare contenuti molto
espliciti della vincitrice. La competizione si era appena conclusa. Proveniva da
un sito web di intrattenimento per adulti, diciamo così. C’erano foto e video
molto espliciti di questa persona, che ovviamente mettevano in dubbio il suo
genere”.
L’atleta britannica ha spiegato che “gli organizzatori degli Official Strongman
Games erano altrettanto inorriditi dalle accuse e hanno promesso di indagare.
Penso che abbiano dato alla Booker una finestra di 24 ore per contattarli, solo
per dire ‘sì’, ‘no’, qualsiasi cosa, solo per confermare o negare il suo sesso,
e lei non ha risposto”.
Infine quando la Booker non ha risposto entro il tempo prestabilito, gli
organizzatori hanno deciso di toglierle il titolo di campionessa, dando la
fascia di diritto alla seconda classificata.
L'articolo “La vincitrice del concorso ‘La donna più forte del mondo’ in realtà
è un uomo”: panico degli organizzatori dopo la visione di alcuni “video
espliciti” proviene da Il Fatto Quotidiano.