Si è aperto un caso spinoso sul set della serie reboot di Harry Potter,
attualmente in lavorazione. Come riporta il tabloid The Sun, due attori e
comparse di 12 anni avrebbero litigato durante le riprese e uno di loro avrebbe
urlato: “Ti prenderò dopo le riprese”. Secondo una fonte interpellata dal The
Sun, i dirigenti della Warner Bros. hanno subito attivato un protocollo anti
bullismo per individuare ed eliminare qualsiasi comportamento problematico che
possa mettere a rischio il cast, la troupe o l’andamento della produzione.
“Qualsiasi comportamento inappropriato deve essere fermato sul nascere”, riporta
il ‘Sun’. Le accuse riguardano sia adulti sia bambini, e la linea della
produzione è stata resa chiara: chiunque venga segnalato per bullismo sarà
immediatamente licenziato, indipendentemente dalla notorietà. I capi avrebbero
inoltre inviato una mail a tutti i lavoratori coinvolti, spiegando come
segnalare episodi o atteggiamenti scorretti, anche in forma anonima.
“Harry Potter”, in arrivo prossimamente su HBO Max Italia, punta a riportare
sullo schermo l’universo creato da J.K. Rowling con un approccio completamente
nuovo rispetto alla saga cinematografica uscita tra il 2001 e il 2011. Il
progetto prevede una stagione per ciascun libro, un formato che consentirà di
esplorare con maggiore profondità l’arco narrativo originale e di valorizzare
personaggi, dinamiche e dettagli che i film avevano necessariamente sacrificato.
L’obiettivo è restituire la complessità del mondo magico, offrendo ai fan una
lettura più fedele e stratificata della storia.
Dominic McLaughlin è nei panni di Harry Potter, Arabella Stanton in quelli di
Hermione Granger e Alastair Stout in quelli di Ron Weasley, ruoli che al cinema
erano di Daniel Radcliffe, Emma Watson e Rupert Grint.
Poi nel cast ci sono anche: Lox Pratt ossia Draco Malfoy, che prende il posto di
Tom Felton, John Lithgow è Silente, Paapa Essiedu è Professor Piton, Janet
McTeer è Professoressa McGranitt e Nick Frost è Hagrid. Resta invece ancora
avvolta nel mistero l’identità dell’attore scelto per Voldemort, personaggio che
nei film aveva il volto di Ralph Fiennes.
L'articolo Due attori dodicenni litigano sul set di “Harry Potter”: protocollo
anti bullismo attivato da Warner Bros. proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Bullismo
“Dopo i vent’anni ho iniziato a farmi delle domande e, quando mi è stato tutto
più chiaro, non sapevo bene come gestire la cosa perché l’ambiente del nuoto
all’epoca non era dei più accoglienti“. A parlare è Alex Di Giorgio, che dalle
pagine di “Vanity Fair” racconta il processo che lo ha portato a fare chiarezza
dentro di sé dal punto di vista emotivo e sentimentale. “Se mi fossi mosso in
una cornice più tollerante e aperta probabilmente mi sarei risparmiato un sacco
di energie buttate a pensare a come fare o non fare. All’epoca tendevo a
nascondermi, ed era sbagliato”.
LE PRESE IN GIRO NEGLI SPOGLIATOI
L’ex nuotatore, che nel 2022 è arrivato quarto a “Ballando con le stelle”,
riferisce gli episodi di scherno subiti dopo essersi confidato con una persona
del giro che ha ‘spifferato’ il suo segreto, tradendone la fiducia. “È stato un
trauma, mi sono sentito molto solo. Avevo 24 anni” spiega. “All’epoca non ero
abbastanza forte: ogni volta che facevo le gare era come se avessi uno zaino
pesantissimo addosso carico di battutine sgradevoli e martellanti. Ricordo un
episodio in particolare. Una volta che avevo finito un allenamento sentii negli
spogliatoi che alcuni compagni stavano parlando di me dicendo cose orribili,
battute abbastanza squallide. Mi sono incazzato e ho detto: basta. Da lì ho
deciso di cambiare aria e di andare via da Roma”.
LA STORIA CON TOMMASO ZORZI
L’atleta ha poi dovuto fare i conti con l’outing fattogli dal suo primo ragazzo,
“una violazione terribile” commenta Alex Di Giorgio, “perché ognuno dovrebbe
essere in grado di decidere quando è giusto farlo. Da lì, alcuni colleghi si
sono avvicinati in punta di piedi mentre altri sono spariti”. Da qualche tempo
si vocifera di una relazione con Tommaso Zorzi, ma su questo punto Di Giorgio
non si concede: “Le cose preferisco vivermele dentro le quattro mura di casa che
fuori”, conclude.
L'articolo “Ho nascosto per anni di essere gay, poi negli spogliatoi ho sentito
battute squallide su di me. È stato un trauma”: lo rivela Alex Di Giorgio
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un ragazzo di 19 anni è stato posto agli arresti domiciliari a Foggia con
l’accusa di stalking nei confronti di una sua coetanea. I due avevano
frequentato insieme le scuole dall’asilo fino alle superiori. Secondo quanto
emerso, l’allontanamento dovuto a “divergenze caratteriali” era sfociato in
episodi di bullismo durante le medie, per poi culminare a giugno scorso con
l’affissione di fotomontaggi sui muri dell’istituto superiore e in vari punti
della città. Nelle immagini, il volto della giovane era sovrapposto a corpi nudi
di altre donne, accompagnato da frasi volgari.
Le indagini condotte dalla Squadra mobile di Foggia hanno accertato che
l’indagato avrebbe utilizzato l’intelligenza artificiale per scopi diffamatori e
per intralciare l’attività investigativa. Sui dispositivi sequestrati sono state
rinvenute conversazioni con il modello ChatGPT, a cui il giovane chiedeva
suggerimenti su frasi “che possano destare scalpore tra gli adolescenti e che
siano ridicole per la vittima”.
Il ragazzo avrebbe inoltre utilizzato l’IA per ottenere istruzioni su come
effettuare una parziale cancellazione di dati e adottare accorgimenti per
eludere le indagini. L’avvocato della vittima, Fabio Verile, ha precisato che il
diciannovenne sarebbe riuscito a ottenere tali informazioni avendo “aggirato le
barriere etiche e funzionali del sistema” attraverso la simulazione di richieste
“di carattere creativo e letterario”. La vittima aveva indicato il nome dell’ex
compagno di scuola agli inquirenti spiegando che il giovane era in possesso di
sue fotografie originali, poi risultate compatibili con i montaggi. L’analisi
informatica ha confermato la presenza di file e didascalie corrispondenti a
quelli affissi pubblicamente.
“Per me e la mia famiglia questo arresto rappresenta un sollievo. Un barlume di
speranza dopo mesi davvero tanto difficili”, ha dichiarato la ragazza: “Tutte le
frasi mi hanno ferito, ma la peggiore è stata quella in cui mi definiva ‘una
ragazza facile’. Mi ha lasciata spiazzata perché io non sono mai stata quel tipo
di persona. È una frase che ha leso in particolar modo la mia dignità di donna,
di persona”. E ha concluso lanciando un appello “alle ragazze, alle donne, a
chiunque si trovi a vivere una situazione come la mia, raccomando di denunciare.
Sembrano momenti infiniti, difficilissimi, insuperabili ma la luce in fondo al
tunnel si intravede sempre”.
L'articolo Genera nudi deepfake e diffonde le foto di una ex compagna di scuola:
19enne di Foggia ai domiciliari. La vittima: “Denunciate” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
La legge lo consente, “a patto che si abbia una motivazione valida e giusta”.
Così, tre fratelli originari di Rimini hanno cambiato cognome. Come raccontato
da Il Corriere di Bologna, i ragazzi, nati Bocchini, hanno scelto il cognome
della mamma, ossia Muratori. I tre erano stati per anni vittime di battute
volgari e così, nel 2022, il secondogenito ha depositato la prima richiesta alla
Prefettura. L’avvocato Cinzia Novelli ha spiegato la vicenda a Il Corriere: “Il
cognome era diventato un problema, imbarazzava il ragazzo. Ma c’è voluto più di
un anno, prima che la Prefettura di Rimini concludesse l’istruttoria e decidesse
di accogliere la richiesta del ragazzo”.
E ancora: “I funzionari hanno voluto cercare tra i precedenti, verificare se la
motivazione addotta dal ragazzo fosse valida“. Alla fine, la richiesta del
giovane è stata accolta. Via il cognome paterno, dal 2023 ha assunto quello
della madre. A quel punto, anche il primogenito della coppia si è associato alla
decisione del fratello, avviando l’iter burocratico per la modifica del cognome.
I genitori hanno deciso di avviare la pratica anche per il figlio più piccolo,
17enne, con la Prefettura che negli scorsi giorni ha dato il via libera a
entrambi.
Che cosa prevede la legge sull’attribuzione o sul cambio del cognome? In Italia,
il cambio di cognome è regolato dagli articoli 89-93 del Dpr 396/2000,
modificato dal Dpr 54/2012. La richiesta va fatta al Prefetto della provincia di
residenza o di nascita. Nell’istanza va spiegato il motivo per il quale si
richiede il cambio, che viene concesso solo per motivi validi. Nel 2022 è stata
abolita l’attribuzione automatica di quello paterno alla nascita.
La sentenza della Corte Costituzionale n. 131 del 2022 che viene applicata al
momento della registrazione dei nuovi nati recita: “Il figlio assume il cognome
di entrambi i genitori nell’ordine dai medesimi concordato, salvo che essi
decidano, di comune accordo, di attribuire soltanto il cognome di uno dei due.
In mancanza di accordo sull’ordine di attribuzione del cognome di entrambi i
genitori, resta salvo l’intervento del giudice in conformità con quanto dispone
l’ordinamento giuridico”.
L'articolo “Hanno subito per anni battute volgari, era diventato un problema”:
il cognome li imbarazza, tre fratelli lo cambiano con quello della madre
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Il professore di fisica più popolare in Italia Vincenzo Schettini è intervenuto
all’evento sul cyberbullismo di Cuori connessi, organizzato da Unieuro e Polizia
di Stato all’Auditorium parco della musica di Roma. “Quello che accade in rete
può essere più tagliente, e può succedere 24 ore su 24, – ha affermato a Il
Corriere della Sera – ti può raggiungere ovunque, attraverso le chat, i social.
Il 90% del bullismo in rete passa attraverso cose sottili che, alla lunga, ti
fanno cadere. Nel nostro vivere da adulti non ci rendiamo proprio conto di
quanto possa succedere ai ragazzi, e di quanto possano vergognarsi di parlarne“.
Lo stesso Schettini è stato vittima di bullismo: “Una coppia di amici di
famiglia fece notare ai miei che gesticolavo in modo evidente con le mani, e che
quello era un gesto da effeminati. I miei non li hanno mai voluti più vedere.
Quest’episodio mi colpì molto, probabilmente volevano proteggermi ma dentro
quel commento e dietro quella reazione c’era un giudizio pesante. Io sono stato
molto bravo a nascondere la mia omosessualità, quando poi ho deciso di aprirmi
onestamente me ne sono fregato. Tuttora mi capitano commenti feroci, sulla mia
sessualità su quello che dico o faccio sui miei capelli di m…!
E ancora: “Ma io adoro i miei capelli. E lo sottolineo per tra smettere questo
concetto: se ti senti sicuro di te, di quello che sei, i commenti non ti possono
toccare davvero. Quando parlano della mia omosessualità sì, l’eco di quella
paura di Vincenzo a 14 anni arriva ancora, ma devi chiederti sempre se vuoi
vivere libero o schiavo”.
“Noi abbiamo un corpo, una sessualità, caratteristiche diverse. – ha concluso –
Siccome la gente pensa che esistano dei canoni, se non aderisci a quelli sei
criticabile. Ma tu cosa pensi? Se pensi che quel canone non esiste, nessuno può
attaccarti su quella cosa. Non è facile ragionare così a 14 anni, lo capisco,
a quell’età mi sentivo ferito anche quando mi dicevano che ero troppo magro. Ma
ti devi allenare, parlarne”.
L'articolo “Mi capitano commenti feroci, sulla mia sessualità su quello che dico
o faccio sui miei capelli di me**a!”: la denuncia del professor Vincenzo
Schettini proviene da Il Fatto Quotidiano.
A Ischia, un bambino si è ritirato dalle lezioni di classica perché bullizzato
dai compagni di scuola. Nelle scorse ore Luciano Cannito, coreografo ed ex volto
del programma televisivo “Amici”, ha criticato duramente i bulli. Cannito ha
pubblicato un video su Instagram per difendere il bambino che ha deciso di
abbandonare la sua passione a causa della cattiveria altrui. Il coreografo si è
rivolto alle vittime di bullismo dicendo: “Non ascoltate i cretini, ignoranti,
patetici che vi prendono in giro dicendo che facendo il ballerino si diventa
gay. Io me lo sono sentito dire tutta la mia vita. Quelli che vi prendono in
giro sono dei grandi sfigati. Siamo in un mondo di sfigati che attaccano le
persone che realizzano i propri sogni. Viva la libertà di essere se stessi“.
Luciano ha aggiunto: “Non ce la facciamo più. Inseguite i vostri sogni e la
libertà, la gioia di fare quello che voi amate fare e che vi cambia la vita”.
Cannito ha incoraggiato i giovani ballerini a non curarsi delle critiche altrui.
Il coreografo ha concluso così: “Ragazzi che fate i ballerini, io ho fatto il
ballerino come voi. Sono stato bullizzato come voi. Ho vinto. Ho fatto una
carriera meravigliosa, ho fatto quello che mi pareva nella vita. Sono una
persona realizzata, credete in voi“.
A portare alla luce la vicenda era stata l’insegnante di danza del bimbo,
Barbara Castagliuolo. La coreografa aveva denunciato l’accaduto sempre con un
post su Instagram, raccontando che il suo alunno aveva deciso di abbandonare le
lezioni di danza classica e di seguire solo quelle di hip hop dopo le critiche
di alcuni compagni di classe. La donna ha dichiarato: “Assurdo! Febbraio 2026 e
ci sono ancora adulti e bambini che prendono in giro i ragazzi che fanno danza!
Cari genitori, state crescendo dei benemeriti omuncoli! Ma siete sempre in tempo
per recuperare…sempre se lo volete!”. Castagliuolo ha invitato le persone a non
ignorare gli atti di bullismo. La maestra ha detto: “Non vi girate dall’altra
parte. Ascoltate e correggete. Non fate orecchie da mercante! Creare sofferenza,
qualsiasi essa sia, può degenerare in gesti estremi! Vi rendete conto o no? Poi
dite che non lo sapevate”.
LA RISPOSTA DEL SINDACO DI ISCHIA
L’appello della maestra di danza è stato prontamente accolto dal sindaco di
Ischia, Stanislao Verde. Il primo cittadino ha scritto su Facebook: “Il bullismo
non è mai accettabile, così si feriscono dei ragazzi. Si colpiscono la loro
sensibilità, la loro libertà di esprimersi, il loro talento. La danza è
disciplina, sacrificio, cultura, identità. È uno strumento educativo
straordinario che insegna rispetto, impegno e bellezza. Chi la deride, deride
questi valori”. E ancora: “Come comunità abbiamo il dovere di proteggere i
nostri giovani e di costruire un ambiente in cui ogni ragazzo possa sentirsi
libero di seguire le proprie inclinazioni senza paura di essere giudicato”.
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> Un post condiviso da Luciano Mattia Cannito (@lucianocannito)
L'articolo “Non ascoltate i cretini, ignoranti, patetici che vi prendono in giro
dicendo che con la danza diventate gay. Sono stato bullizzato come voi”: lo
sfogo di Luciano Cannito proviene da Il Fatto Quotidiano.
Leonardo C. era un ragazzo di 15 anni di Senigallia e nella notte tra il 13 e il
14 ottobre 2024 si era allontanato da casa. Poche ore dopo era stato trovato
morto in un casale di campagna. Il ragazzo si era tolto la vita con l’arma che
aveva portato con sé: la pistola d’ordinanza del padre, vigile urbano. La
Procura di Ancona aveva aperto un fascicolo per istigazione al suicidio contro
ignoti. Le indagini erano archiviate, ma adesso sono emersi nuovi indizi che
potrebbero far ipotizzare che il ragazzino sia stato vittimo di bullismo.
“Non ce la faccio più, l’ho spiegato al prof ma lui non mi ascolta”. Questo è
l’ultimo messaggio che aveva mandato alla madre su WhatsApp prima di compiere il
tragico gesto. Il giovane frequentava l’istituto professionale “Alfredo Panzini”
della sua città e, secondo la famiglia, era vittima di bullismo. I genitori lo
avevano descritto come un ragazzo solitario e non ben inserito nel contesto
scolastico, per questo motivo avevano chiesto un incontro al dirigente
dell’istituto per denunciare gli atti di bullismo.
Da allora, il giudice aveva scelto di archiviare l’inchiesta senza informare i
familiari. Una decisione che è stata scoperta quando l’avvocata Pia Perricci
aveva chiesto di accedere agli atti: così, le parti coinvolte hanno presentato
un ricorso per la mancata notifica. Dopodiché, il tribunale per i minorenni ha
riaperto il procedimento lasciando venti giorni alle parti coinvolte per
depositare una memoria con le eventuali indicazioni per indirizzare nuove
indagini.
Secondo la difesa, ci sono delle discrepanze nelle testimonianze fornite dai
ragazzi accusati di bullismo. Nello specifico, non tornano le versioni
presentate al Ministero dell’istruzione e ai Carabinieri. Oltre a ciò, è emerso
un ulteriore elemento: tra i banchi di scuola sarebbe circolato un audio
WhatsApp in cui una compagna di classe insultava la vittima. I genitori hanno
annunciato che presenteranno a Roma una proposta di legge popolare per
introdurre il reato di bullismo.
FOTO DI ARCHIVIO
Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che potrebbe averne bisogno,
ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto
attivo ogni giorno dalle 10 alle 24 da contattare in caso di solitudine,
angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare
anche il 112, numero unico di emergenza. O contattare i volontari della onlus
Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22).
L'articolo Studente suicida a Senigallia, la famiglia: “Circolava audio Whatsapp
con insulti”. Riaperte le indagini per mancata notifica dell’archiviazione
proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Le Leggi per contrastare il bullismo e il cyberbullismo ci sono ma è necessario
un percorso attuativo che richiede sforzi e coordinamenti. Non basta sicuramente
un numero telefonico”. A pronunciare queste parole a ilfattoquotidiano.it è
Ernesto Caffo, il presidente dell’associazione che si è fatta conoscere per una
linea di ascolto: nel 2025 ha gestito 181 casi di bullismo e 24 casi di
cyberbullismo. Telefono azzurro da 38 anni è dalla parte dei bambini e dei
ragazzi con i fatti. In queste ore, in occasione della Giornata nazionale contro
il bullismo e il cyberbullismo, ha presentato i dati raccolti nell’ultimo anno.
Le segnalazioni hanno riguardato prevalentemente attacchi legati alle
caratteristiche fisiche, che rappresentano il 72,5% dei casi di bullismo e il 9%
di quelli di cyberbullismo. Seguono le motivazioni di tipo culturale e quelle
legate all’orientamento sessuale e all’identità di genere (3,5% nei casi di
bullismo e 1% nei casi di cyberbullismo). “Sono percentuali che non rispettano
la realtà. Permane – dice Caffo – un fenomeno sommerso particolarmente
rilevante. Dobbiamo facilitare sempre più i ragazzi che hanno bisogno di aiuto”.
La fotografia del fenomeno scattata dall’associazione aiuta, comunque, a
comprendere la situazione: secondo gli ultimi dati disponibili (giugno 2025),
nel 2023 in Italia il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha dichiarato di
aver subito, nei 12 mesi precedenti, episodi offensivi, aggressivi, diffamatori
o di esclusione, sia online sia offline. Il 21% riferisce di averli subiti più
volte al mese e circa l’8% con cadenza almeno settimanale. I maschi risultano
leggermente più colpiti rispetto alle femmine (21,5% contro 20,5%), con una
maggiore incidenza tra i giovanissimi di 11-13 anni (23,7%). Preoccupa il
trasferimento del fenomeno sul web: circa il 34% degli adolescenti italiani
riferisce di aver subito atti vessatori o molestie online nel 2023.
Caffo punta il suo sguardo anche verso l’intelligenza artificiale, ma resta
contrario all’idea di vietare i social a chi ha meno di sedici anni: “Anziché
vietare dobbiamo fornire ai ragazzi strumenti sempre più adatti alle loro
capacità e competenze. Un giovane, da solo, molte volte non può reagire a un
attacco: per questo dobbiamo lavorare con le scuole”. In questa direzione si
collocano i protocolli d’Intesa sottoscritti da Telefono Azzurro con il
ministero della Difesa e con quello dell’Istruzione e del Merito, finalizzati a
rafforzare prevenzione, educazione e protezione di bambini e adolescenti
consolidando un sistema integrato di intervento. Caffo tira le orecchie alla
scuola colpevole – a sua detta – di essere in ritardo: “Ho fatto innumerevoli
audizioni in Parlamento – sottolinea il presidente – ma manca una politica
complessiva e non ci sono nemmeno persone competenti che possano affrontare la
questione con professionalità”.
L'articolo Bullismo e cyberbullismo: 68,5% dei ragazzi italiani dichiara di
esserne stato vittima – i dati di Telefono Azzurro proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Era stato vittima di soprusi e angherie nel periodo di scuola e adesso lo Stato
dovrà risponderne. Il tribunale civile di Lecce ha condannato il Ministero
dell’Istruzione e del merito a risarcire con circa 6mila euro uno studente che è
stato vittima di numerosi episodi di bullismo tra il 2015 e il 2017.
L’interessato, all’epoca dei fatti adolescente, ha una disabilità motoria ed era
stato insultato e picchiato più volte dai suoi compagni di classe, che lo
escludevano anche dalle feste. Il ragazzo era perfino finito in ospedale per le
ferite riportate. Esasperato, aveva deciso di cambiare scuola e la famiglia
aveva sporto denuncia.
Gli ex compagni di classe erano stati identificati e indagati dalla Procura
minorile salentina, ottenendo la messa alla prova. I genitori della vittima
avevano poi citato in giudizio per omessa vigilanza la scuola secondaria di
primo grado di Nardò.
Secondo i giudici, l’istituto e il corpo docenti non hanno “adottato misure
adeguate nella salvaguardia dell’incolumità del giovane” per adempiere al
compito pubblico di “controllo e vigilanza, anticipare il verificarsi di
situazioni di pericolo” e “garantire un ambiente sicuro e inclusivo per tutti
gli studenti e di intervenire con tempestività in contrasto a ogni forma di
violenza e discriminazione”.
Foto d’archivio.
L'articolo Studente disabile bullizzato a scuola a Nardò: il Miur dovrà
risarcirlo per “omessa vigilanza” proviene da Il Fatto Quotidiano.
La scuola poteva fare di più e quando dirigente e insegnanti sono stati
interrogati sul caso di Paolo Mendico “si è innescato un meccanismo difensivo”.
A scriverlo, come rivelato da Repubblica, sono gli ispettori del ministero del
Merito e dell’Istruzione nella loro relazione dopo gli accertamenti
nell’istituto tecnico Pacinotti che sono stati disposti a causa del suidicio del
quattordicenne nella sua casa a Santi Cosma e Damiano (Latina).
Secondo gli ispettori si sarebbe dovuto avviare un protocollo antibullismo in
una classe turbolenta e “dai comportamenti non conformi al regolamento
d’istituto”. Invece, sostiene il quotidiano, nel corso dell’ispezione dopo il
suicidio dell’11 settembre scorso sarebbe emerso che “non vi è traccia di una
valutazione approfondita indipendentemente dalla qualificazione giuridica degli
episodi” davanti a comportamenti “quasi aggressivi”. Al tempo stesso però, gli
ispettori raccolti i casi riferiti dai genitori, avrebbero precisato che “manca
la ripetitività nel tempo, uno degli elementi necessari per configurare il
bullismo” ma i “comportamenti aggressivi” non dovevano “esimere il personale
scolastico dalla dovuta presa in carico”.
Gli ispettori del ministero dell’istruzione e del merito hanno chiesto tre
procedimenti disciplinari a carico della dirigente scolastica “per le
responsabilità che interessano la funzione dirigenziale”, della vicedirigente e
della responsabile della succursale dell’istituto per “condotte omissive”.
Parallelamente all’accertamento del Mim corrono due inchieste giudiziarie.
Dalle 28 pagine di relazione del Mim emerge – secondo il quotidiano – un
intreccio di bugie e omissioni. Gli ispettori avrebbero scritto che “si è
innescato un meccanismo difensivo, tanto che questo collegio ritiene più
verosimile la descrizione delle dinamiche della classe che si legge nei verbali
dei consigli di classe anziché quella offerta dai docenti durante
l’accertamento”.
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Se hai bisogno di aiuto o conosci qualcuno che potrebbe averne bisogno,
ricordati che esiste Telefono amico Italia (0223272327), un servizio di ascolto
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angoscia, tristezza, sconforto e rabbia. Per ricevere aiuto si può chiamare
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Samaritans allo 0677208977 (operativi tutti i giorni dalle ore 13 alle 22).
L'articolo Morte di Paolo Mendico, gli ispettori del ministero contestano “bugie
e omissioni” alla scuola: “Non ha fatto valutazioni approfondite sui
comportamenti aggressivi” proviene da Il Fatto Quotidiano.