“Non posso rischiare di vedere mio figlio morire per una crisi epilettica perché
non trovo un farmaco che prende da anni”. A Genova, da fine novembre, Maria
Teresa Tozzi gira farmacie, attiva procedure d’urgenza e fa telefonate a vuoto
per recuperare il Depakin granulare in bustine. È la formulazione che usa suo
figlio Nicolas, 18 anni, con paralisi cerebrale infantile e sindrome di West:
per via della disfagia, dice la madre, non è sostituibile con sciroppo o
compresse. Non è un caso locale. Le segnalazioni arrivano da più Regioni, tra
caregiver e associazioni. Marco Macrì, papà di un bambino con disabilità grave
ed epilessia e presidente di “Genova Inclusiva“, racconta a ilfattoquotidiano.it
di aver scritto al presidente della Repubblica e mostra la risposta del
Quirinale che indica come la segnalazione sia stata girata a Ministero, Agenzia
italiana del Farmaco (Aifa) e Regione.
Contattato sulla carenza del Depakin granulare, l’assessore ligure alla sanità
Massimo Nicolò, riferisce di averne parlato lo scorso mercoledì con Aifa: “Mi è
stato confermato che si tratta di una criticità di carattere nazionale, che
interessa tutte le Regioni e coinvolge un numero significativo di pazienti sul
territorio italiano”. La carenza viene correlata a “una limitata capacità
produttiva presso il sito di fabbricazione del prodotto finito” e il ripristino
della normale distribuzione “è attualmente previsto nei primi mesi del 2026”. Un
orizzonte che non tranquillizza i genitori: “A novembre ci dicevano che si
sarebbe risolto entro 30 giorni”.
Dopo settimane di denunce e sollecitazioni, ieri 11 febbraio il sottosegretario
alla Salute Marcello Gemmato ha risposto in Commissione Affari sociali: “Con
specifico riferimento alla carenza del medicinale Depakin – ha dichiarato –
l’Aifa ha immediatamente attivato le procedure di competenza attraverso il
monitoraggio della disponibilità del prodotto; il supporto alle farmacie
nell’utilizzo degli ordini urgenti; il dialogo con il titolare
dell’autorizzazione all’immissione in commercio del medicinale al fine di
garantire uniformità nazionale nella gestione e diffondere raccomandazioni sulla
razionalizzazione della prescrizione, limitandola ai quantitativi minimi
necessari per la continuità terapeutica”. Di fatto sembra minimizzare e
tratteggiare una situazione in via di risoluzione, ma fa riferimento a
formulazioni diverse da quelle di cui le famiglie denunciano la carenza: “Sono
già state effettuate recenti consegne sia sul canale ospedaliero sia su quello
farmaceutico e ad oggi risultano disponibili le confezioni di Depakin chrono 500
compresse a rilascio prolungato, che sono frazionabili, nonché le confezioni di
Depakin mg/ml soluzione orale (sciroppo)”.
Per chi da mesi lamenta l’impossibilità di trovare le bustine, le dichiarazioni
del sottosegretario non rispondono alle richieste: “Il sottosegretario non ha
comunicato nulla di nuovo: compresse e sciroppo non sono mai state difficili da
trovare come le bustine”, spiega Tozzi a ilfattoquotidiano.it. “Noi denunciamo
la carenza della formulazione granulare, perché la maggior parte delle persone
disfagiche non riescono a prendere né le pastiglie né lo sciroppo. Non ha senso
parlare di scorte presenti di formulazioni che non sono quelle che servono”.
Sulla possibilità di frazionare le pastiglie è netta: “Non ha lo stesso effetto,
con le pastiglie sbriciolate ho visto tornare le crisi epilettiche al risveglio,
che non vedevo da anni”.
La strada per procurarsi il farmaco, ora, è quella dell’importazione nominativa
per singolo paziente. Ma molte farmacie, denunciano le famiglie, non applicano
la procedura. “Tra novembre e dicembre ho attivato due volte la procedura
d’urgenza tramite farmacia: le prime volte il medicinale arriva, poi diventa
impossibile ordinarlo”. Da lì il giro tra farmacie in Liguria e nel Basso
Piemonte, tra chiamate e attese. “Le ultime due scatole sono riuscita a trovarle
andando alla farmacia della Città del Vaticano“. Le ha pagate 25 euro l’una,
fuori dall’esenzione. “Ne ho ancora per un mese, poi?”.
Anche Macrì definisce quella del governo una comunicazione “parziale e
fuorviante” e accusa la filiera: “La criticità non nasce solo da generiche
difficoltà di approvvigionamento, ma da un meccanismo ben noto: grossisti che
esportano il farmaco all’estero, dove il prezzo è fino a tre volte superiore
rispetto a quello italiano, riducendo così la disponibilità sul territorio
nazionale”. Poi, sostiene, quando la carenza diventa conclamata, si attende
l’autorizzazione Aifa per l’importazione: “Operazione che consente ulteriori
margini di guadagno”. E conclude: “Nel frattempo, ai pazienti si chiede di
‘razionalizzare’ le prescrizioni e di cambiare formulazione, con tutti i rischi
clinici che questo comporta. Se si vuole davvero tutelare la continuità
terapeutica, occorre intervenire sulle distorsioni della filiera distributiva,
non limitarsi a dichiarazioni rassicuranti”.
Sanofi, titolare del Depakin, conferma “rallentamenti produttivi del suo
stabilimento di produzione a livello europeo” e un “dialogo costante con Aifa”
per piani di mitigazione. Tra le cause strutturali della carenza di farmaci “a
basso costo e di uso quotidiano”, come il Depakin, viene indicato anche lo
scarso interesse delle aziende a mantenere alta la produzione; a questo si
aggiungono le difficoltà, dichiarate da Sanofi, di reperimento delle materie
prime dall’Asia. In assenza di norme che consentano allo Stato di intervenire
sulle scelte produttive di un’azienda privata, le istituzioni sembrano limitarsi
a razionalizzare le scorte tra le Regioni, in attesa che la produzione aumenti.
“Negli ultimi sei anni la difficoltà di reperimento sono sempre più frequenti –
spiegano i genitori – per questo le soluzioni proposte non ci tranquillizzano e
ci auguriamo si trovi una soluzione strutturale per prevenire nuovi prolungati e
pericolosi periodi di carenza”.
L'articolo “Farmaco salvavita introvabile per mio figlio. Da Genova sono dovuta
andare alla farmacia del Vaticano” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Martedì 11 febbraio il ministro della Salute Orazio Schillaci ha incontrato il
direttore scientifico dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, Pierluigi Russo. Stanno
discutendo i possibili interventi per contenere la spesa farmaceutica, fuori
controllo come mai era avvenuto in passato. Schillaci il 4 febbraio aveva
scritto una lettera con toni ultimativi nella quale evidenziava la perdita di
“credibilità complessiva” dell’Agenzia e chiedeva con urgenza “chiarimenti” e
“misure correttive”. Il presidente dell’Aifa, Robert Nisticò, ha promesso di
rispondere “entro la scadenza” indicata dal ministro, che è il 18 febbraio.
Intanto però prova a rientrare nella partita, per ora senza grande successo, il
sottosegretario Marcello Gemmato. Uomo forte di Fratelli d’Italia in Puglia dove
però hanno perso male le Regionali, farmacista e titolare della delega al
farmaco, Gemmato è costretto a scrivere al “tecnico” Schillaci: “Caro Orazio,
apprendo dagli organi di stampa il contenuto della Tua lettera indirizzata ai
vertici dell’Aifa nella quale manifesti il Tuo disappunto”, si legge nella
missiva datata 11 febbraio. Il sottosegretario testimonia poi al ministro “la
mia piena vicinanza rispetto ad ogni iniziativa che vorrai assumere in merito ad
una revisione della governance dell’Agenzia da Te nominata nel 2024”.
Prende così le distanze dai vertici – specie Russo – con i quali tuttavia ha
gestito personalmente la questione che sembra stargli più a cuore e cioè il
progressivo trasferimento dagli acquisti diretti (ospedali e Asl) alle farmacie
di varie classi di medicinali antidiabetici, compresi almeno in prospettiva
quelli sempre più usati anche per dimagrire. Ricordiamo tutti con quale
entusiasmo annunciò ai suoi colleghi, al Cosmofarma di Bologna nel 2024, il
prevedibile aumento del fatturato del settore, che ovviamente cresce già
soprattutto grazie all’estensione della farmacia dei servizi.
“Sottopongo alla Tua superiore valutazione l’opportunità di aprire un confronto
sul futuro dell’Agenzia”, chiede infine Gemmato a Schillaci. Per il momento, si
apprende, non è in agenda un incontro fra i due. Il sottosegretario indicato a
lungo come probabile viceministro, nomina che appariva quasi come un
commissariamento di Schillaci, ora fatica a farsi ammettere al tavolo del quasi
commissariamento dell’Aifa. Il ministro ha chiesto all’Agenzia una serie di
chiarimenti sui farmaci di recente approvazione, nonché misure correttive e
rapporti bimestrali sulla loro implementazione a partire dal 30 aprile.
Nel merito, per frenare la spesa, si parla di una delibera per automatizzare
alcuni sconti a carico delle aziende produttrici, discussa nel Cda di Aifa e per
il momento non ancora approvata, ma anche della revisione del prontuario, un
intervento strutturale sollecitato da tempo da Silvio Garattini, il più
autorevole dei farmacologi italiani. Ma insomma, vedremo cosa verrà fuori al
termine del percorso avviato.
I numeri sono allarmanti: “In totale la spesa farmaceutica (acquisiti diretti +
convenzionata) nei primi 9 mesi dell’anno si attesta a 18 miliardi e 420
milioni, con uno scostamento dal tetto programmato pari a 2,85 miliardi di
euro”, si legge nel rapporto Aifa di gennaio su gennaio-settembre 2025. Tre
miliardi sono più o meno l’aumento nominale del Fondo sanitario nazionale (Fsn),
destinato quindi ad andarsene in medicine sempre che basti. Aifa rilevava che al
terzo trimestre era andata un po’ meglio dei primi due, però “il confronto della
spesa per acquisti diretti, escluso i gas medicinali, con il relativo tetto
dell’8,3% del Fsn – si leggeva ancora nel rapporto – evidenzia una incidenza
delll’11,64%, superiore rispetto a quella registrata nel medesimo periodo
dell’anno precedente (11,29%), in sforamento del tetto di 3.384 milioni di
euro”.
Se lo sforamento della spesa diretta si registra da anni, con attivazione del
meccanismo di payback a carico di aziende e Regioni, si annunciano possibili
problemi anche per la spesa convenzionata, cioè per i medicinali venduti in
farmacia ma con rimborso a carico del Servizio sanitario nazionale, anche in
considerazione del passaggio di una seconda classe di antidiabetici (le
glifozine) da un settore all’altro. “Da un lato – scriveva ancora Aifa –
incrementerà la spesa convenzionata e dall’altra ridurrà la spesa per acquisti
diretti”, che tuttavia continua a crescere ugualmente, specie per l’impatto dei
farmaci innovativi su cui Schillaci ha chiesto chiarimenti. Il saldo delle
glifozine non è ancora noto, le prime indicazioni sembrano rassicuranti.
L'articolo Spesa farmaceutica fuori controllo, anche il sottosegretario Gemmato
contro Aifa: ma Schillaci lo ignora proviene da Il Fatto Quotidiano.
La spesa farmaceutica corre come non mai, potrebbe assorbire quel poco di
aumento nominale del Fondo sanitario nazionale previsto dalle ultime leggi di
bilancio e il ministro Orazio Schillaci ha deciso di prendere in mano la
partita. I vertici dell’Aifa, l’Agenzia del farmaco, hanno 14 giorni – anzi
ormai sono otto, perché la lettera è del 4 febbraio – per fornire “chiarimenti
urgenti” e indicare adeguate “misure correttive”, si legge nell’oggetto della
missiva. Toni severi, da ultimatum, che prefigurano un possibile ricambio della
governance se non un clamoroso commissariamento.
“La crescente attenzione mediatica sull’andamento della spesa farmaceutica
impone una riflessione approfondita sulle dinamiche gestionali e sulle
metodologie di monitoraggio adottate da codesta Agenzia”, scrive Schillaci al
presidente dell’Aifa Robert Nisticò e al direttore scientifico Pierluigi Russo.
Il ministro osserva che “l’invecchiamento demografico e l’immissione in
commercio di farmaci innovativi ad alto costo rappresentano variabili note e, in
larga misura, prevedibili”, sottolinea che i dati sulla spesa “evidenziano
criticità significative”, avverte che “la divergenza interpretativa tra Aifa e
Regioni in merito alla sostenibilità della spesa farmaceutica costituisce un
elemento di particolare gravità” e ricorda che “le polemiche interne
all’Agenzia, peraltro ampiamente riportate dalla stampa, hanno – scrive –
ulteriormente compromesso la credibilità complessiva del sistema di governance
farmaceuticа nazionale”. Quest’ultimo è un riferimento al battibecco pubblico
tra Pierluigi Russo e il direttore amministrativo Giovanni Pavesi, lo scorso
novembre, durante la presentazione dell’ultimo rapporto Osmed sui farmaci in
Italia.
Di qui le richieste di “documentazione metodologica completa”, “evidenze a
supporto delle scelte autorizzative effettuate, con indicazione esplicita dei
benefici attesi” e “informazioni dettagliate sull’esistenza e sul funzionamento
di sistemi di monitoraggio della performance dei farmaci innovativi”. Insomma,
il ministro ipotizza che siano stati autorizzati troppi farmaci, che poi è la
critica di gran parte della farmacologia non allineata agli interessi delle
imprese, da Silvio Garattini in giù.
Schillaci chiede all’Aifa, dal prossimo 30 aprile, anche un “rapporto
bimestrale” con l’“analisi dell’andamento della spesa farmaceutica disaggregata,
identificazione delle criticità emerse, azioni concrete e misurabili per la
riduzione sensibile della spesa, cronoprogramma di implementazione delle misure
correttive e indicatori di monitoraggio”. E conclude: “Data l’urgenza della
questione e la rilevanza sociale della materia, si richiede l’invio della
documentazione sopra indicata entro e non oltre quattordici giorni dalla
ricezione della presente. Ogni variazione significativa dell’andamento della
spesa farmaceutica dovrà essere tempestivamente comunicata a questo Ministero”.
Come sempre a sforare i tetti è la spesa diretta, quella di ospedali e Asl e non
quella indiretta che passa per le farmacie. Nel 2024, a fronte di una spesa
complessiva di 37 miliardi (in aumento del 2,8% sul 2023), la spesa diretta era
cresciuta di circa il 10%, per lo più per i farmaci innovativi, antidiabetici e
oncologici. Nei primi sei mesi del 2025, la spesa per acquisti diretti ha
registrato uno sforamento di oltre 2,62 miliardi di euro, incidendo per il
12,17% sul Fondo sanitario nazionale (Fsn) a fronte di un tetto dell’8,30%,
oltre il quale scattano i meccanismi di payback a carico delle aziende e delle
Regioni. Lo sforamento è proseguito anche nei mesi seguenti.
Schillaci fin qui si è occupato assai poco del farmaco, sul quale ha un’ampia
delega il sottosegretario Marcello Gemmato, di professione farmacista, molto
vicino a Giorgia Meloni, che ha legato il suo nome alla discussa operazione di
trasferimento degli antidiabetici dalla spesa diretta a quella convenzionata,
cioè alle farmacie. È un business in crescita, specie per i farmaci che si usano
per dimagrire: sull’impatto di spesa le Regioni erano molto critiche, sembra
riferirsi a questo Schillaci quando parla di “divergenze interpretative”. Il
mese prossimo si discute della prossima tranche di farmaci da trasferire. E
Gemmato, a lungo indicato sui giornali come viceministro in pectore, oggi non
sembra più così forte, forse anche a causa della pesante sconfitta del
centrodestra in Puglia, la sua regione.
Il ministro pensava di poter contare su Carlo Monti, odontoiatra, più esperto di
medicina del lavoro che di farmaci, che oggi guida la sua segreteria tecnica e
nei mesi scorsi aveva vinto una selezione per andare all’Aifa a dirigere l’Hta
(Health Techonlogy Assessment”, il settore più strategico perché prepara le
istruttorie sui farmaci poi valutati per l’approvazione. Ma Monti ha rinunciato:
“Non ho trovato sintonia con il direttore scientifico”, ha spiegato al Fatto.
Probabilmente Pierluigi Russo non ha fatto ponti d’oro e così si è tenuto la
delega all’Hta. Al ministero avevano pensato di mandarlo all’Organizzazione
mondiale della sanità a Ginevra, ma anche Russo pur avendo superato la selezione
ha rifiutato.
Nelle scorse settimane era stato discusso un meccanismo di maggiori sconti
automatici, a carico delle industrie produttrici, quando le forniture di un
farmaco superano i quantativi richiesti. Per il momento, però, il Cda dell’Aifa
non l’ha ancora approvato.
Il governo Meloni appena insediato aveva riformato la governance dell’Aifa,
dando almeno sulla carta maggiori poteri al presidente. Che è Nesticò, in quota
Forza Italia, ma tutti questi poteri non sembra esercitarli direttamente. Ad
ogni modo la riforma non sembra aver funzionato.
L'articolo Spesa farmaceutica fuori controllo, il ministro Schillaci chiede
“chiarimenti urgenti e misure correttive” all’Aifa proviene da Il Fatto
Quotidiano.
L’emergenza sanitaria innescata dal devastante incendio di Crans-Montana si è
intrecciata, nei giorni successivi, anche con un tema delicato come la
disponibilità dei farmaci per trattare i grandi ustionati. A chiarire la
situazione è intervenuta l’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), dopo le notizie
circolate sulla presunta carenza di un prodotto fondamentale utilizzato nella
cura dei ragazzi rimasti gravemente ustionati nel rogo.
In una nota ufficiale, l’Aifa ha spiegato di aver verificato le segnalazioni di
carenza relative a un medicinale impiegato nello “sbrigliamento enzimatico
dell’escara dell’ustione”, precisando che il problema non riguarda la mancanza
di alternative terapeutiche altrettanto efficaci. L’agenzia ha inoltre
autorizzato già da novembre 2025 l’importazione dall’estero del prodotto
carente, per far fronte alle esigenze delle strutture sanitarie coinvolte.
La criticità, chiarisce l’Aifa, è legata anche a una produzione insufficiente
rispetto all’elevata domanda globale, aumentata negli ultimi anni in seguito a
recenti eventi bellici e a grandi emergenze. Problemi strutturali che, viene
sottolineato, sono in via di risoluzione. In ogni caso, l’agenzia ricorda che
questo tipo di trattamento può essere effettuato solo in centri altamente
specializzati per ustioni gravi e deve essere applicato entro cinque giorni
dall’evento traumatico, come previsto dalle linee guida italiane.
Rispetto alla situazione concreta legata all’incendio di Crans-Montana, l’Aifa
ha assicurato che vi è stata una compensazione collaborativa tra strutture
sanitarie pubbliche, con forniture condivise come la staffetta tra Villa Scassi
di Genova e il Niguarda di Milano dove sono ricoverati dodici pazienti.
L’agenzia ha inoltre contattato direttamente il titolare del farmaco per
verificare ulteriori disponibilità, in particolare per supportare le necessità
dell’ospedale Niguarda di Milano, uno dei centri di riferimento per i grandi
ustionati.
PERCHÉ È UN FARMACO IMPORTANTE
Il medicinale in questione è considerato una delle innovazioni più importanti
degli ultimi decenni nella cura delle ustioni profonde. Il suo principio attivo
è la bromelina, un concentrato di enzimi estratti dal gambo dell’ananas. Una
sostanza che, applicata in forma di gel direttamente sull’ustione, è in grado di
rimuovere selettivamente il tessuto necrotico senza danneggiare quello sano, con
una precisione che arriva fino al 98%.
Nelle ustioni gravi, infatti, la pelle bruciata forma rapidamente un’escara, una
crosta apparentemente protettiva che in realtà rappresenta un terreno ideale per
infezioni potenzialmente letali. La rimozione chirurgica tradizionale comporta
interventi invasivi, sanguinamenti, anestesia generale e ulteriore stress per
pazienti già in condizioni critiche. Il gel enzimatico, invece, agisce in circa
quattro ore e consente di staccare l’escara con un semplice lavaggio, preparando
la ferita a eventuali innesti cutanei, con meno dolore, meno infezioni e meno
cicatrici.
Come spiegato più volte da specialisti del settore, tra cui il direttore del
Centro Grandi Ustionati di Villa Scassi, Giuseppe Perniciaro, questa terapia ha
rivoluzionato l’approccio alla fase acuta: se in passato si attendevano anche
5-7 giorni prima di intervenire chirurgicamente, oggi è possibile agire nelle
primissime ore dopo il trauma, aumentando in modo significativo le possibilità
di sopravvivenza.
L'articolo Ustioni dopo il rogo di Crans-Montana, l’Aifa: “Autorizzato già da
novembre 2025 l’importazione del farmaco” per trattare ferite proviene da Il
Fatto Quotidiano.