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Genova, polemiche per lo spot con un maxi Sì sopra la sede di Primocanale. L’editore: “È una pubblicità per i matrimoni”
“Vuoi sposarmi?” “Sì!”. Uno spot sul grattacielo più alto di Genova diventa un caso nel giorno del voto per il referendum costituzionale. Mezza città vede in quell’annuncio una palese violazione del silenzio elettorale, tanto che dalla prima mattina foto e video cominciano a rimbalzare nelle chat di associazioni e partiti impegnati per il No, che si attivano anche presso la polizia municipale. Alla polemica replica l’editore di Primocanale Maurizio Rossi, proprietario del maxischermo: “Nessuna violazione del silenzio elettorale, è solo una pubblicità per matrimoni”. Un passo indietro. L’annuncio comincia a fare discutere nelle prime ore di domenica mattina. Rimbalza in tante chat, viene notato e segnalato da vari appartenenti a partiti di centrosinistra, è oggetto di discussione in gruppi della Cgil e dell’Anpi, di privati cittadini. Il Fatto Quotidiano pubblica la notizia quando è già oggetto di larga attenzione. Fra chi interviene sui social c’è Alessandra Volpe, avvocata penalista e presidente del comitato genovese degli avvocati per del No. Volpe, volto pubblico della campagna referendaria cittadina, denuncia una violazione del silenzio elettorale. Dopo il suo post Volpe riceve una telefonata: “Mi ha chiamato una persona che si è presentata come Maurizio Rossi. Da un lato ha contestato cosa avevo scritto, ma contemporaneamente mi ha assicurato che avrebbe fatto togliere subito la pubblicità”. Da Primocanale arriva però un’altra versione: “Ho sentito io l’avvocato Volpe – spiega il direttore Matteo Angeli – Le ho chiesto di cancellare il post e non le ho detto che avremmo tolto la pubblicità, ma che avrei provato a dirlo a Rossi, che però poi mi ha detto di no”. Il numero di telefono è in effetti quello di Angeli, sebbene Volpe si dica certa che a parlare non fosse il giornalista televisivo, di cui conosce voce e volto, ma qualcuno che si era qualificato come l’editore. Sia come sia, secondo vari testimoni, l’annuncio per qualche ora non compare più sui maxi-schermi, per ricomparire più tardi nel pomeriggio. Nel frattempo Maurizio Rossi fornisce la sua versione in un lungo articolo firmato sul sito di Primocanale, in cui minaccia querele: “Tale avvocato Volpe – scrive Rossi – esce questa mattina con un post su Facebook che insinua che la pubblicità sul maxi schermo sopra Terrazza Colombo che recita “Mi vuoi sposare? Sì a Terrazza Colombo” violi il silenzio elettorale. Pensavo fosse uno scherzo di Matteo Angeli, direttore di Primocanale, mentre poi mi viene chiesto di sospendere questa pubblicità perché ci sarebbero ipotesi di denuncia per violazione del silenzio elettorale legandolo al referendum. Poi mi viene mandato un articolo sul Fatto Quotidiano di Marco Grasso il quale sostiene: ‘Difficile non vedere una macroscopica violazione del silenzio elettorale nel messaggio che campeggia da stamattina sullo schermo di Terrazza Colombo a Genova….’ (…) Informo intanto tutti coloro che hanno scritto cose del tutto inesatte che la campagna deriva dal fatto che il Comune della sindaca Silvia Salis ha autorizzato Terrazza Colombo come ‘casa comunale’ e che quindi ci si può sposare in Terrazza in alternativa a Palazzo Tursi. La campagna, informo Grasso, è partita il 3 di marzo su maxi, tv e web. E i messaggi sono sempre identici. Sino a oggi nessuno ha mai detto alcunché sino a questa mattina dove in modo inaccettabile vengo accusato di aver studiato lo spot per condizionare il referendum (chissà che il risultato nazionale si modifichi grazie a un “sì” per sposarsi!). Primocanale, io come editore e il direttore Angeli, penso sia evidente abbiamo gestito con estrema correttezza le ragioni del “sì” e del “no” con dibattiti equilibrati. Mai e poi mai abbiamo preso posizione e tantomeno lo fa il maxi di Terrazza Colombo di cui rispondo io e non certo Angeli”. Insomma, la malafede starebbe solo negli occhi di chi guarda (mezza città). Il maxi-schermo al centro delle polemiche è lo stesso già finito nell’inchiesta sulla corruzione a Giovanni Toti condotta dalla Procura di Genova. Secondo i pm sul maxischermo di Terrazza Colombo erano transitati spot elettorali finanziati in modo occulto da Esselunga in favore della Lista Toti per Bucci, contestati come corruzione. Primocanale, a sua volta, riceveva sovvenzioni pubbliche dalla Regione Liguria guidata da Toti. In quella vicenda Rossi, indagato per finanziamento illecito, ha ottenuto la messa alla prova. L'articolo Genova, polemiche per lo spot con un maxi Sì sopra la sede di Primocanale. L’editore: “È una pubblicità per i matrimoni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Referendum
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Nonna di 85 anni vince il campionato mondiale di pesto genovese. Carla Pensa è una fruttivendola in pensione e i giudici hanno premiato anche la sua manualità
È stata proclamata, ieri 21 marzo, dalla sindaca di Genova Silvia Salis la nuova campionessa del mondo di pesto genovese al mortaio. Si tratta di Carla Pensa, classe 1940, ex fruttivendola originaria di Roccatagliata, piccola frazione di soli 53 abitanti nel Comune di Neirone (Genova). Al termine di un’intensa giornata di competizione, è emersa come la migliore tra i 100 partecipanti giunti da ogni parte del mondo. La sua abilità ha conquistato all’unanimità i trenta giudici che, durante la mattinata, avevano selezionato i 10 super finalisti nell’ultima fase della prestigiosa gara. Tutti i finalisti avevano a disposizione gli stessi ingredienti (pinoli italiani, aglio di Vessalico, basilico genovese dop, olio extravergine di oliva “Riviera Ligure” dop, Parmigiano Reggiano Stravecchio, Pecorino Sardo stagionato e sale grosso delle Saline di Trapani. I giudici hanno scelto il vincitore sulla base di cinque criteri: manualità e gestione dello spazio di lavoro, finezza del pestato, cremosità, colore e soprattutto armonia dei sapori. All’emozionatissima vincitrice gli applausi di tutta Genova e oltre alla gloria il premio tradizionale del “pestello d’oro”. Carla Pensa era stata inserita nella lista dei 100 concorrenti all’ultimo momento. L'articolo Nonna di 85 anni vince il campionato mondiale di pesto genovese. Carla Pensa è una fruttivendola in pensione e i giudici hanno premiato anche la sua manualità proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Spot con un maxi Sì sopra la sede di Primocanale, la società dell’editore coinvolto nello scandalo Toti
“Vuoi sposarmi?” “Sì!” Difficile non vedere una macroscopica violazione del silenzio elettorale nel messaggio che campeggia da stamattina sullo schermo di Terrazza Colombo a Genova, sopra la sede di Primocanale, società dell’editore Maurizio Rossi, già coinvolto nell’inchiesta per corruzione con Giovanni Toti. È proprio da quello schermo che passavano gli spot a favore della Lista Toti per Bucci che, per la Procura, sarebbero stati l’oggetto della corruzione contestata a Esselunga. Per quella vicenda Rossi, indagato per finanziamento illecito, ha ottenuto la messa alla prova. L'articolo Spot con un maxi Sì sopra la sede di Primocanale, la società dell’editore coinvolto nello scandalo Toti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Padova, raccolte di firme degli “Avvocati per il No”. E fioccano dimissioni dalle Camere Penali favorevoli alla riforma Nordio
“Avvocati contro magistrati. Gli avvocati sono tutti per il Sì, i magistrati per il No. Fanno di tutto per presentarla così, muro contro muro, anche tra noi colleghi. Ma non è vero e si rischia di deteriorare i rapporti tra le due categorie. La realtà è che ci sono tanti avvocati per il No e che questa non è una battaglia di avvocati contro magistrati”, raccontano i firmatari. Insieme con altri colleghi degli ‘Avvocati per il NO’ sono state raccolte firme nell’ambiente forense della città veneta, nota per la sua prestigiosa università di diritto. E in breve già si sono contate duecento adesioni. Scrivono: “Siamo un gruppo di avvocati civilisti, amministrativisti, penalisti, esperti e impegnati professionalmente in vari ambiti; tutti accomunati dalla forte preoccupazione che la riforma costituzionale della magistratura possa indebolire il potere giudiziario, alterando gli equilibri costituzionali, a detrimento della tutela dei diritti fondamentali delle persone”, è il testo dell’appello. E ancora: “I quotidiani attacchi ai magistrati che assumono decisioni sgradite alla maggioranza politica, specie sulle questioni più delicate relative alla libertà personale, alla libertà di manifestare, ai diritti dei minorenni e delle persone straniere, ai temi della tutela dell’ambiente e del lavoro, si pongono in antitesi con il principio dell’indipendenza del potere giudiziario, sulla scia di una tendenza globale ad accentrare i poteri nelle mani di esecutivi forti”. Gli ‘Avvocati per il NO’ concludono: “La riforma costituzionale proposta, se approvata, apre pericolosamente la strada a questa prospettiva. Per queste ragioni ci esprimiamo con convinzione per il NO al referendum”. C’è un confronto molto serrato nel mondo dell’avvocatura padovana. E non solo. Il fronte si mostra molto più frammentato di come lo si voglia descrivere. Racconta un noto penalista della città: “Mi sono dimesso dalla Camera Penale perché sono contro la Riforma Nordio”. Qualcuno sosteneva che fosse stato espulso: “No, mi sono dimesso, visto che ho manifestato anche pubblicamente idee diverse da quelle di chi guida la Camera. Se fossi restato, sarebbe stata una ragione di disagio per me e l’associazione”. Non è il primo caso di dimissioni dalla Camera Penale padovana da parte di avvocati contrari alla riforma. Un mese fa proprio Il Fatto Quotidiano aveva raccontato un altro episodio. Protagonista una nota avvocata membro del comitato di gestione della Scuola della Camera Penale; si era dimessa dopo aver aderito al Comitato per il No. In tanti hanno sostenuto che le dimissioni fossero state sollecitate dalla Camera Penale, che si fosse addirittura ventilata l’ipotesi di sanzioni disciplinari. “Non c’è stato nessun procedimento disciplinare. Ho avuto io un colloquio con la collega e abbiamo esaminato insieme il conflitto che si era determinato rispetto allo statuto delle Camere penali”, spiega Paola Rubini, presidente della Camera di Padova, nonché ex collega di studio di Niccolò Ghedini e Piero Longo, già avvocati di Silvio Berlusconi e parlamentari del centrodestra. Aggiunge: “Siamo stati i primi sostenitori della separazione delle carriere tra giudici e pm, nonché del doppio Csm e dell’Alta corte. La collega ha dato le dimissioni volontariamente, ma potrà rivedere la sua decisione dopo il referendum”. Insomma, per schierarsi contro la Riforma Nordio bisogna dimettersi. Insomma, gli avvocati per il NO ci sono. E non sono così pochi come qualcuno vorrebbe far credere. Altre dimissioni si sono registrate a Trapani, anche se la Camera Penale assicura in totale libertà. A Genova, in occasione dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario, la presidente della Camera genovese, Fabiana Cilio, aveva riservato una critica non esattamente pacata ai sostenitori del NO: “Uno spettacolo di attori, cantanti, sindacalisti e professori di qualunque materia pronti a intonare la litania della svolta autoritaria”, aveva detto Cilio lasciando di stucco i magistrati presenti, ma anche tanti avvocati colpevoli di non pensarla come lei. Un intervento concluso con un attacco all’Anm: “È desolante che ad avvelenare i pozzi siano proprio quelli cui ogni giorno affidiamo il nostro destino”. Nei giorni successivi erano giunte le dimissioni dalla Camera di Stefano Bigliazzi, noto avvocato genovese e sostenitore del No: “Pensavo di poter restare e dissentire in un organismo di cui ho fatto parte per trent’anni. Prendo atto di non poterlo fare”. Non un caso isolato: a Genova gli avvocati sostenitori del No sono centinaia e hanno organizzato eventi con i magistrati. “Alimentare la contrapposizione tra magistrati e avvocati è un errore – racconta un noto avvocato genovese – Primo perché non corrisponde alla realtà, secondo perché altera la dialettica processuale, a danno dei nostri assistiti che noi dobbiamo tutelare”. L'articolo Padova, raccolte di firme degli “Avvocati per il No”. E fioccano dimissioni dalle Camere Penali favorevoli alla riforma Nordio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Genova: “No al trasferimento dei depositi chimici”. Il Consiglio di Stato boccia il progetto voluto da Bucci
I depositi chimici di Genova non si spostano. La decisione definitiva del Consiglio di Stato è arrivata ieri. E mette fine, almeno per ora, a una battaglia che aveva mobilitato intere delegazioni, con manifestazioni di migliaia di persone che avevano percorso le strade cittadine. Era la grande promessa elettorale fatta dall’allora sindaco Marco Bucci: spostare dal centro abitato di Multedo i depositi chimici Carmagnani e Superba, come da anni chiedevano i residenti. Il problema è che la destinazione scelta, Ponte Somalia, avrebbe pesantemente impattato sugli abitanti di un altro quartiere molto popoloso, Sampierdarena, preoccupati dalle possibili ripercussioni su sicurezza e salute. A suggellare l’operazione il dirottamento di 30 milioni di euro pubblici, stanziati originariamente per il rilancio economico dei quartieri colpiti dal crollo del Ponte Morandi. Dopo una lunga battaglia legale, ieri il Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso presentato da Commissario Straordinario, Autorità Portuale e Società Superba contro la precedente decisione – anch’essa negativa – del Tar. Si smantella così un altro pezzo del “Modello Genova”. A finire nel mirino dei giudici amministrativi, che hanno appunto confermato il pronunciamento del Tar, sono proprio le vie rapide, che hanno contraddistinto per anni questo modello, nato con la ricostruzione del viadotto che ha sostituito il Ponte Morandi: il rischio ambientale e di sicurezza sarebbe infatti troppo consistente per saltare le procedure previste. Non solo. I magistrati contestano anche il collegamento dell’operazione con la finalità originaria di quei fondi: “La rilocalizzazione dei depositi chimici della Superba S.r.l. non risulta coerente con le finalità concernenti la ripresa e lo sviluppo dei traffici portuali nella prospettiva della compensazione dei danni conseguenti al crollo del Ponte Morandi”. Esultano i comitati, intitolati allo storico leader della protesta Gianfranco Angusti, fondatore di Officine Sampierdarenesi morto prima di vedere la vittoria della battaglia: “È un grande risultato, frutto del lavoro di squadra di tutti coloro che si sono battuti contro questa decisione” commenta la portavoce Barbara Barroero. Sul caso interviene anche la sindaca di Genova, Silvia Salis: “La sentenza del Consiglio di Stato conferma la posizione che abbiamo sempre espresso: i depositi chimici devono essere ricollocati in area demaniale, il più lontano possibile dalle case. L’Autorità portuale sta lavorando alla redazione del nuovo Piano regolatore portuale e quello è lo strumento che dovrà definire in quale area, interna al porto, dovranno trovare nuova collocazione i depositi costieri. Non basta disegnare sulla carta un trasloco da una parte all’altra della città, come ha fatto il centrodestra: è necessario un ragionamento di sistema, con gli strumenti adeguati, che tenga conto delle esigenze dei cittadini, della salute della città e dei traffici e dell’economia portuale”. “Tramonta l’ipotesi che i cittadini sampierdarenesi, purtroppo mai ascoltati da chi amministrava la città nei mandati precedenti, hanno più volte contestato – commenta Michele Colnaghi (M5S), presidente di Municipio da sempre in prima linea contro il trasferimento – Il Consiglio di Stato ha evidenziato che trasferire i depositi a Ponte Somalia non solo avrebbe rappresentato un notevole incremento dell’impatto ambientale, ma anche l’assenza di qualsiasi vantaggio reale per i traffici portuali, smentendo dunque quanto sostenuto dalla precedente amministrazione. Questa decisione fa cadere completamente la narrazione costruita finora. È una vittoria importante per il territorio, che dimostra come le ragioni dei cittadini fossero fondate e come sia necessario fermare progetti calati dall’alto senza reali benefici e con impatti ambientali significativi”. Una decisione che impone di trovare un’altra soluzione. Ma rivela un problema di fondo: Genova ha confinato per troppo tempo le sue attività più impattanti, e talvolta pericolose, nel Ponente cittadino. Tirano infatti un sospiro di sollievo gli abitanti della delegazione di Sampierdarena, una città nella città con i suoi 43mila abitanti – quanti, per dire, Imperia – che eviteranno l’inquietudine di convivere con i depositi chimici proprio di fronte alle case. Restano, però, altri problemi: il traffico, soprattutto quello pesante legato al porto, che stringe d’assedio il quartiere e provoca inquinamento; la desertificazione commerciale dovuta – altra scelta del centrodestra – alla proliferazione della grande distribuzione. E infine la concentrazione dell’immigrazione che nella delegazione supera il 17 per cento sul totale della popolazione. Ma la notizia non farà certo piacere agli abitanti di Multedo, alle porte di Pegli, una delegazione che si trova più a Ponente. Qui i residenti, oltre ai depositi chimici, devono fare i conti con il casello autostradale e gli svincoli. Un groviglio di asfalto che rischia di inglobare le case e i depositi chimici. Con pesantissime ripercussioni sul traffico e sul tessuto sociale. Con intere strade – dove vivono migliaia di persone, dove si trovano edifici storici e scuole che rischiano la chiusura – isolate dal resto della città. I depositi chimici oggi occupano circa 60mila metri quadrati e ospitano le lavorazioni di Carmagnani e Superba, nate all’inizio del Novecento, prima specializzate anche nei prodotti petroliferi, poi esclusivamente nelle sostanze chimiche. Sullo sfondo resta una domanda: per un grande porto come Genova è indispensabile mantenere le lavorazioni chimiche oppure ci si deve concentrare su altre attività più compatibili con uno scalo che convive con il tessuto urbano? Genova, sicuramente, è una città con pochi spazi, ma il rarefarsi delle attività industriali sta lasciando libere aree. Anche demaniali. La sentenza del Consiglio di Stato mette fine alla recente disputa, ma, ovviamente, non indica una vera soluzione che spetta alla politica e che la città ormai attende da tanti anni. L'articolo Genova: “No al trasferimento dei depositi chimici”. Il Consiglio di Stato boccia il progetto voluto da Bucci proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Turista 25enne scivola sugli scogli e muore sul colpo a Riomaggiore (La Spezia)
Una turista polacca 25enne è morta ieri dopo essere scivolata sugli scogli e aver battuto la testa. La tragedia è avvenuta a Riomaggiore, in provincia della Spezia. L’allarme è stato lanciato da alcuni giovani del borgo che hanno cercato di soccorrere la giovane donna. Sul posto sono intervenuti il soccorso alpino, i vigili del fuoco, la capitaneria di porto, i carabinieri, la pubblica assistenza locale e il 118, ma non c’è stato nulla da fare. Le operazioni di recupero sono state complesse con il corpo che è poi stato trasferito alla Spezia con un gommone dei vigili del fuoco. L'articolo Turista 25enne scivola sugli scogli e muore sul colpo a Riomaggiore (La Spezia) proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Elmetti, giubbotti antiproiettile e tute da combattimento sequestrati al porto di Genova
Cinquanta tonnellate di equipaggiamento tattico e materiale d’armamento, per un valore stimato di circa 6 milioni di euro, sono state sequestrate nel porto di Genova nell’ambito di un’operazione congiunta dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli e della Guardia di finanza. I militari e i funzionari hanno ispezionato i container che contenevano il carico, trovandoci più di mille giubbotti antiproiettile, circa 700 elmetti balistici e numerose tute da combattimento dotate di protezione contro infiltrazioni chimiche. Gli agenti, dopo aver analizzato la documentazione, hanno deciso di procedere con il sequestro: il materiale introdotto in Italia non era stato notificato. In questi casi risulta necessaria una comunicazione preventiva alla Prefettura, resa obbligatoria dalla normativa quando si tratta di equipaggiamenti militari, anche se destinati al solo transito sul territorio nazionale, come stabilito dall’articolo 28 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza. Coinvolti nella vicenda e prontamente segnalati all’autorità giudiziaria di Genova tre persone: due cittadini italiani, tra cui un genovese, e un cittadino straniero. L'articolo Elmetti, giubbotti antiproiettile e tute da combattimento sequestrati al porto di Genova proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Genova
Guardia di Finanza
Famiglia nel bosco, il presidente del tribunale dei Minori di Genova: “Meloni attacca i giudici ma contraddice il decreto Caivano che ha fatto lei”
“Le dichiarazioni della Meloni sulla famiglia nel bosco sono contraddittorie. È assurdo che da un lato si dica che i giudici non devono intromettersi nelle scelte familiari, mentre dall’altro il governo, appena pochi mesi fa, aveva aumentato le pene proprio per quei genitori accusati di non aver mandato i figli a scuola”. Domenico Pellegrini, presidente del tribunale dei Minori di Genova. Ha sentito le dichiarazioni della premier, che in televisione ha cavalcato il caso della famiglia nel bosco per attaccare la magistratura, colpevole a suo dire di aver tolto in modo ingiusto i figli alla famiglia Trevaillon: “È un discorso che parla alla pancia di una parte del suo elettorato, usato in chiave referendaria. Ma è in totale contraddizione con quanto deciso dal governo stesso nel decreto Caivano”. La necessità comunicativa, allora, era un’altra: non quella di attaccare i giudici, ma di lanciare il segnale della tolleranza zero. È in questo contesto la desta di governo fa propria la bandiera di una lette che punisce i genitori che non mandano i figli a scuola: “Fino ad allora era una contravvenzione, per cui non veniva condannato mai nessuno, perché era un illecito che si prescriveva sempre – ricorda Pellegrini – La norma trasforma quella condotta in delitto e la pena viene portata a due anni. Il messaggio che passa è che quel comportamento è grave e perciò va punito severamente”. Nel caso della casa del bosco non si parla di un procedimento penale. I bimbi sono stati mandati in comunità su decisione del tribunale dei Minori, che ha valutato una situazione generale molto complessa, che comprende anche altre negligenze, oltre alla mancanza di un’istruzione adeguata: “In casi simili il tribunale fa una valutazione più complessiva – spiega ancora Pellegrini – Certo è che a sottolineare l’importanza di quell’aspetto in particolare, la mancata frequenza scolastica, è stato proprio il governo con quella legge. La dispersione scolastica andrebbe affrontata in altro modo, compiendo un censimento e poi cercando di capire quali sono i problemi e le esigenze delle famiglie”. Sulle frasi di Giorgia Meloni è intervenuto anche il senatore del Movimento Cinquestelle Marco Croatti: “Sulla famiglia nel bosco si consuma uno dei cortocircuiti più clamorosi di Giorgia Meloni: lei ha firmato nel decreto Caivano la perdita della potestà genitoriale e anche pene fino a due anni di carcere per i genitori che non mandano i figli a scuola. Ora che un giudice applica questo principio con la famiglia Trevaillon, a cui viene contestata tra le tante cose anche la violazione dell’obbligo scolastico, Meloni infuriata se la prende con la magistratura. Che si sia rimangiata tutto ciò che diceva dall’opposizione o che aveva nel programma elettorale è un conto, ma ora è capace di rimangiarsi anche i provvedimenti da lei voluti e sottoscritti pur di attaccare i giudici in vista del referendum”. L'articolo Famiglia nel bosco, il presidente del tribunale dei Minori di Genova: “Meloni attacca i giudici ma contraddice il decreto Caivano che ha fatto lei” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Genova
Operaio muore in un cantiere a Genova: è stato schiacciato da un macchinario
Un operaio di 62 anni è morto in via Sardorella, a Genova, mentre si trovava in un cantiere. L’uomo stava lavorando quando è rimasto schiacciato da un macchinario che si è ribaltato e lo ha travolto. Sul posto sono arrivati i soccorritori del 118 e un’automedica ma, nonostante il loro intervento, per l’uomo non c’è stato nulla da fare. I rilievi sono affidati all’Ispettorato del lavoro della Asl e ai carabinieri che dovranno ricostruire la dinamica e le eventuali responsabilità dell’ennesimo incidente sul lavoro. Articolo in aggiornamento L'articolo Operaio muore in un cantiere a Genova: è stato schiacciato da un macchinario proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Morti sul Lavoro
Incidenti sul lavoro
Trovato il corpo di una donna assassinata a coltellate a Genova nel quartiere di Molassana
Nel pomeriggio di domenica 8 marzo una donna è stata trovata morta a Genova, in via San Felice, nel quartiere di Molassana. Secondo le prime informazioni si tratterebbe di un omicidio. La donna sarebbe stata trovata trafitta da alcune coltellate. Sul posto la polizia di Stato. L'articolo Trovato il corpo di una donna assassinata a coltellate a Genova nel quartiere di Molassana proviene da Il Fatto Quotidiano.
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