“Vuoi sposarmi?” “Sì!”. Uno spot sul grattacielo più alto di Genova diventa un
caso nel giorno del voto per il referendum costituzionale. Mezza città vede in
quell’annuncio una palese violazione del silenzio elettorale, tanto che dalla
prima mattina foto e video cominciano a rimbalzare nelle chat di associazioni e
partiti impegnati per il No, che si attivano anche presso la polizia municipale.
Alla polemica replica l’editore di Primocanale Maurizio Rossi, proprietario del
maxischermo: “Nessuna violazione del silenzio elettorale, è solo una pubblicità
per matrimoni”.
Un passo indietro. L’annuncio comincia a fare discutere nelle prime ore di
domenica mattina. Rimbalza in tante chat, viene notato e segnalato da vari
appartenenti a partiti di centrosinistra, è oggetto di discussione in gruppi
della Cgil e dell’Anpi, di privati cittadini. Il Fatto Quotidiano pubblica la
notizia quando è già oggetto di larga attenzione. Fra chi interviene sui social
c’è Alessandra Volpe, avvocata penalista e presidente del comitato genovese
degli avvocati per del No. Volpe, volto pubblico della campagna referendaria
cittadina, denuncia una violazione del silenzio elettorale.
Dopo il suo post Volpe riceve una telefonata: “Mi ha chiamato una persona che si
è presentata come Maurizio Rossi. Da un lato ha contestato cosa avevo scritto,
ma contemporaneamente mi ha assicurato che avrebbe fatto togliere subito la
pubblicità”. Da Primocanale arriva però un’altra versione: “Ho sentito io
l’avvocato Volpe – spiega il direttore Matteo Angeli – Le ho chiesto di
cancellare il post e non le ho detto che avremmo tolto la pubblicità, ma che
avrei provato a dirlo a Rossi, che però poi mi ha detto di no”. Il numero di
telefono è in effetti quello di Angeli, sebbene Volpe si dica certa che a
parlare non fosse il giornalista televisivo, di cui conosce voce e volto, ma
qualcuno che si era qualificato come l’editore. Sia come sia, secondo vari
testimoni, l’annuncio per qualche ora non compare più sui maxi-schermi, per
ricomparire più tardi nel pomeriggio.
Nel frattempo Maurizio Rossi fornisce la sua versione in un lungo articolo
firmato sul sito di Primocanale, in cui minaccia querele: “Tale avvocato Volpe –
scrive Rossi – esce questa mattina con un post su Facebook che insinua che la
pubblicità sul maxi schermo sopra Terrazza Colombo che recita “Mi vuoi sposare?
Sì a Terrazza Colombo” violi il silenzio elettorale. Pensavo fosse uno scherzo
di Matteo Angeli, direttore di Primocanale, mentre poi mi viene chiesto di
sospendere questa pubblicità perché ci sarebbero ipotesi di denuncia per
violazione del silenzio elettorale legandolo al referendum. Poi mi viene mandato
un articolo sul Fatto Quotidiano di Marco Grasso il quale sostiene: ‘Difficile
non vedere una macroscopica violazione del silenzio elettorale nel messaggio che
campeggia da stamattina sullo schermo di Terrazza Colombo a Genova….’ (…)
Informo intanto tutti coloro che hanno scritto cose del tutto inesatte che la
campagna deriva dal fatto che il Comune della sindaca Silvia Salis ha
autorizzato Terrazza Colombo come ‘casa comunale’ e che quindi ci si può sposare
in Terrazza in alternativa a Palazzo Tursi. La campagna, informo Grasso, è
partita il 3 di marzo su maxi, tv e web. E i messaggi sono sempre identici. Sino
a oggi nessuno ha mai detto alcunché sino a questa mattina dove in modo
inaccettabile vengo accusato di aver studiato lo spot per condizionare il
referendum (chissà che il risultato nazionale si modifichi grazie a un “sì” per
sposarsi!). Primocanale, io come editore e il direttore Angeli, penso sia
evidente abbiamo gestito con estrema correttezza le ragioni del “sì” e del “no”
con dibattiti equilibrati. Mai e poi mai abbiamo preso posizione e tantomeno lo
fa il maxi di Terrazza Colombo di cui rispondo io e non certo Angeli”.
Insomma, la malafede starebbe solo negli occhi di chi guarda (mezza città). Il
maxi-schermo al centro delle polemiche è lo stesso già finito nell’inchiesta
sulla corruzione a Giovanni Toti condotta dalla Procura di Genova. Secondo i pm
sul maxischermo di Terrazza Colombo erano transitati spot elettorali finanziati
in modo occulto da Esselunga in favore della Lista Toti per Bucci, contestati
come corruzione. Primocanale, a sua volta, riceveva sovvenzioni pubbliche dalla
Regione Liguria guidata da Toti. In quella vicenda Rossi, indagato per
finanziamento illecito, ha ottenuto la messa alla prova.
L'articolo Genova, polemiche per lo spot con un maxi Sì sopra la sede di
Primocanale. L’editore: “È una pubblicità per i matrimoni” proviene da Il Fatto
Quotidiano.
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È stata proclamata, ieri 21 marzo, dalla sindaca di Genova Silvia Salis la nuova
campionessa del mondo di pesto genovese al mortaio. Si tratta di Carla Pensa,
classe 1940, ex fruttivendola originaria di Roccatagliata, piccola frazione di
soli 53 abitanti nel Comune di Neirone (Genova). Al termine di un’intensa
giornata di competizione, è emersa come la migliore tra i 100 partecipanti
giunti da ogni parte del mondo. La sua abilità ha conquistato all’unanimità i
trenta giudici che, durante la mattinata, avevano selezionato i 10 super
finalisti nell’ultima fase della prestigiosa gara.
Tutti i finalisti avevano a disposizione gli stessi ingredienti (pinoli
italiani, aglio di Vessalico, basilico genovese dop, olio extravergine di oliva
“Riviera Ligure” dop, Parmigiano Reggiano Stravecchio, Pecorino Sardo stagionato
e sale grosso delle Saline di Trapani. I giudici hanno scelto il vincitore sulla
base di cinque criteri: manualità e gestione dello spazio di lavoro, finezza del
pestato, cremosità, colore e soprattutto armonia dei sapori.
All’emozionatissima vincitrice gli applausi di tutta Genova e oltre alla gloria
il premio tradizionale del “pestello d’oro”. Carla Pensa era stata inserita
nella lista dei 100 concorrenti all’ultimo momento.
L'articolo Nonna di 85 anni vince il campionato mondiale di pesto genovese.
Carla Pensa è una fruttivendola in pensione e i giudici hanno premiato anche la
sua manualità proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Vuoi sposarmi?” “Sì!” Difficile non vedere una macroscopica violazione del
silenzio elettorale nel messaggio che campeggia da stamattina sullo schermo di
Terrazza Colombo a Genova, sopra la sede di Primocanale, società dell’editore
Maurizio Rossi, già coinvolto nell’inchiesta per corruzione con Giovanni Toti. È
proprio da quello schermo che passavano gli spot a favore della Lista Toti per
Bucci che, per la Procura, sarebbero stati l’oggetto della corruzione contestata
a Esselunga. Per quella vicenda Rossi, indagato per finanziamento illecito, ha
ottenuto la messa alla prova.
L'articolo Spot con un maxi Sì sopra la sede di Primocanale, la società
dell’editore coinvolto nello scandalo Toti proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Avvocati contro magistrati. Gli avvocati sono tutti per il Sì, i magistrati per
il No. Fanno di tutto per presentarla così, muro contro muro, anche tra noi
colleghi. Ma non è vero e si rischia di deteriorare i rapporti tra le due
categorie. La realtà è che ci sono tanti avvocati per il No e che questa non è
una battaglia di avvocati contro magistrati”, raccontano i firmatari. Insieme
con altri colleghi degli ‘Avvocati per il NO’ sono state raccolte firme
nell’ambiente forense della città veneta, nota per la sua prestigiosa università
di diritto. E in breve già si sono contate duecento adesioni. Scrivono: “Siamo
un gruppo di avvocati civilisti, amministrativisti, penalisti, esperti e
impegnati professionalmente in vari ambiti; tutti accomunati dalla forte
preoccupazione che la riforma costituzionale della magistratura possa indebolire
il potere giudiziario, alterando gli equilibri costituzionali, a detrimento
della tutela dei diritti fondamentali delle persone”, è il testo dell’appello.
E ancora: “I quotidiani attacchi ai magistrati che assumono decisioni sgradite
alla maggioranza politica, specie sulle questioni più delicate relative alla
libertà personale, alla libertà di manifestare, ai diritti dei minorenni e delle
persone straniere, ai temi della tutela dell’ambiente e del lavoro, si pongono
in antitesi con il principio dell’indipendenza del potere giudiziario, sulla
scia di una tendenza globale ad accentrare i poteri nelle mani di esecutivi
forti”. Gli ‘Avvocati per il NO’ concludono: “La riforma costituzionale
proposta, se approvata, apre pericolosamente la strada a questa prospettiva. Per
queste ragioni ci esprimiamo con convinzione per il NO al referendum”.
C’è un confronto molto serrato nel mondo dell’avvocatura padovana. E non solo.
Il fronte si mostra molto più frammentato di come lo si voglia descrivere.
Racconta un noto penalista della città: “Mi sono dimesso dalla Camera Penale
perché sono contro la Riforma Nordio”. Qualcuno sosteneva che fosse stato
espulso: “No, mi sono dimesso, visto che ho manifestato anche pubblicamente idee
diverse da quelle di chi guida la Camera. Se fossi restato, sarebbe stata una
ragione di disagio per me e l’associazione”. Non è il primo caso di dimissioni
dalla Camera Penale padovana da parte di avvocati contrari alla riforma. Un mese
fa proprio Il Fatto Quotidiano aveva raccontato un altro episodio. Protagonista
una nota avvocata membro del comitato di gestione della Scuola della Camera
Penale; si era dimessa dopo aver aderito al Comitato per il No. In tanti hanno
sostenuto che le dimissioni fossero state sollecitate dalla Camera Penale, che
si fosse addirittura ventilata l’ipotesi di sanzioni disciplinari.
“Non c’è stato nessun procedimento disciplinare. Ho avuto io un colloquio con la
collega e abbiamo esaminato insieme il conflitto che si era determinato rispetto
allo statuto delle Camere penali”, spiega Paola Rubini, presidente della Camera
di Padova, nonché ex collega di studio di Niccolò Ghedini e Piero Longo, già
avvocati di Silvio Berlusconi e parlamentari del centrodestra. Aggiunge: “Siamo
stati i primi sostenitori della separazione delle carriere tra giudici e pm,
nonché del doppio Csm e dell’Alta corte. La collega ha dato le dimissioni
volontariamente, ma potrà rivedere la sua decisione dopo il referendum”.
Insomma, per schierarsi contro la Riforma Nordio bisogna dimettersi.
Insomma, gli avvocati per il NO ci sono. E non sono così pochi come qualcuno
vorrebbe far credere. Altre dimissioni si sono registrate a Trapani, anche se la
Camera Penale assicura in totale libertà. A Genova, in occasione
dell’inaugurazione dell’Anno giudiziario, la presidente della Camera genovese,
Fabiana Cilio, aveva riservato una critica non esattamente pacata ai sostenitori
del NO: “Uno spettacolo di attori, cantanti, sindacalisti e professori di
qualunque materia pronti a intonare la litania della svolta autoritaria”, aveva
detto Cilio lasciando di stucco i magistrati presenti, ma anche tanti avvocati
colpevoli di non pensarla come lei. Un intervento concluso con un attacco
all’Anm: “È desolante che ad avvelenare i pozzi siano proprio quelli cui ogni
giorno affidiamo il nostro destino”. Nei giorni successivi erano giunte le
dimissioni dalla Camera di Stefano Bigliazzi, noto avvocato genovese e
sostenitore del No: “Pensavo di poter restare e dissentire in un organismo di
cui ho fatto parte per trent’anni. Prendo atto di non poterlo fare”. Non un caso
isolato: a Genova gli avvocati sostenitori del No sono centinaia e hanno
organizzato eventi con i magistrati. “Alimentare la contrapposizione tra
magistrati e avvocati è un errore – racconta un noto avvocato genovese – Primo
perché non corrisponde alla realtà, secondo perché altera la dialettica
processuale, a danno dei nostri assistiti che noi dobbiamo tutelare”.
L'articolo Padova, raccolte di firme degli “Avvocati per il No”. E fioccano
dimissioni dalle Camere Penali favorevoli alla riforma Nordio proviene da Il
Fatto Quotidiano.
I depositi chimici di Genova non si spostano. La decisione definitiva del
Consiglio di Stato è arrivata ieri. E mette fine, almeno per ora, a una
battaglia che aveva mobilitato intere delegazioni, con manifestazioni di
migliaia di persone che avevano percorso le strade cittadine. Era la grande
promessa elettorale fatta dall’allora sindaco Marco Bucci: spostare dal centro
abitato di Multedo i depositi chimici Carmagnani e Superba, come da anni
chiedevano i residenti. Il problema è che la destinazione scelta, Ponte Somalia,
avrebbe pesantemente impattato sugli abitanti di un altro quartiere molto
popoloso, Sampierdarena, preoccupati dalle possibili ripercussioni su sicurezza
e salute. A suggellare l’operazione il dirottamento di 30 milioni di euro
pubblici, stanziati originariamente per il rilancio economico dei quartieri
colpiti dal crollo del Ponte Morandi. Dopo una lunga battaglia legale, ieri il
Consiglio di Stato ha bocciato il ricorso presentato da Commissario
Straordinario, Autorità Portuale e Società Superba contro la precedente
decisione – anch’essa negativa – del Tar. Si smantella così un altro pezzo del
“Modello Genova”.
A finire nel mirino dei giudici amministrativi, che hanno appunto confermato il
pronunciamento del Tar, sono proprio le vie rapide, che hanno contraddistinto
per anni questo modello, nato con la ricostruzione del viadotto che ha
sostituito il Ponte Morandi: il rischio ambientale e di sicurezza sarebbe
infatti troppo consistente per saltare le procedure previste. Non solo. I
magistrati contestano anche il collegamento dell’operazione con la finalità
originaria di quei fondi: “La rilocalizzazione dei depositi chimici della
Superba S.r.l. non risulta coerente con le finalità concernenti la ripresa e lo
sviluppo dei traffici portuali nella prospettiva della compensazione dei danni
conseguenti al crollo del Ponte Morandi”.
Esultano i comitati, intitolati allo storico leader della protesta Gianfranco
Angusti, fondatore di Officine Sampierdarenesi morto prima di vedere la vittoria
della battaglia: “È un grande risultato, frutto del lavoro di squadra di tutti
coloro che si sono battuti contro questa decisione” commenta la portavoce
Barbara Barroero. Sul caso interviene anche la sindaca di Genova, Silvia Salis:
“La sentenza del Consiglio di Stato conferma la posizione che abbiamo sempre
espresso: i depositi chimici devono essere ricollocati in area demaniale, il più
lontano possibile dalle case. L’Autorità portuale sta lavorando alla redazione
del nuovo Piano regolatore portuale e quello è lo strumento che dovrà definire
in quale area, interna al porto, dovranno trovare nuova collocazione i depositi
costieri. Non basta disegnare sulla carta un trasloco da una parte all’altra
della città, come ha fatto il centrodestra: è necessario un ragionamento di
sistema, con gli strumenti adeguati, che tenga conto delle esigenze dei
cittadini, della salute della città e dei traffici e dell’economia portuale”.
“Tramonta l’ipotesi che i cittadini sampierdarenesi, purtroppo mai ascoltati da
chi amministrava la città nei mandati precedenti, hanno più volte contestato –
commenta Michele Colnaghi (M5S), presidente di Municipio da sempre in prima
linea contro il trasferimento – Il Consiglio di Stato ha evidenziato che
trasferire i depositi a Ponte Somalia non solo avrebbe rappresentato un notevole
incremento dell’impatto ambientale, ma anche l’assenza di qualsiasi vantaggio
reale per i traffici portuali, smentendo dunque quanto sostenuto dalla
precedente amministrazione. Questa decisione fa cadere completamente la
narrazione costruita finora. È una vittoria importante per il territorio, che
dimostra come le ragioni dei cittadini fossero fondate e come sia necessario
fermare progetti calati dall’alto senza reali benefici e con impatti ambientali
significativi”. Una decisione che impone di trovare un’altra soluzione. Ma
rivela un problema di fondo: Genova ha confinato per troppo tempo le sue
attività più impattanti, e talvolta pericolose, nel Ponente cittadino.
Tirano infatti un sospiro di sollievo gli abitanti della delegazione di
Sampierdarena, una città nella città con i suoi 43mila abitanti – quanti, per
dire, Imperia – che eviteranno l’inquietudine di convivere con i depositi
chimici proprio di fronte alle case. Restano, però, altri problemi: il traffico,
soprattutto quello pesante legato al porto, che stringe d’assedio il quartiere e
provoca inquinamento; la desertificazione commerciale dovuta – altra scelta del
centrodestra – alla proliferazione della grande distribuzione. E infine la
concentrazione dell’immigrazione che nella delegazione supera il 17 per cento
sul totale della popolazione.
Ma la notizia non farà certo piacere agli abitanti di Multedo, alle porte di
Pegli, una delegazione che si trova più a Ponente. Qui i residenti, oltre ai
depositi chimici, devono fare i conti con il casello autostradale e gli
svincoli. Un groviglio di asfalto che rischia di inglobare le case e i depositi
chimici. Con pesantissime ripercussioni sul traffico e sul tessuto sociale. Con
intere strade – dove vivono migliaia di persone, dove si trovano edifici storici
e scuole che rischiano la chiusura – isolate dal resto della città.
I depositi chimici oggi occupano circa 60mila metri quadrati e ospitano le
lavorazioni di Carmagnani e Superba, nate all’inizio del Novecento, prima
specializzate anche nei prodotti petroliferi, poi esclusivamente nelle sostanze
chimiche. Sullo sfondo resta una domanda: per un grande porto come Genova è
indispensabile mantenere le lavorazioni chimiche oppure ci si deve concentrare
su altre attività più compatibili con uno scalo che convive con il tessuto
urbano? Genova, sicuramente, è una città con pochi spazi, ma il rarefarsi delle
attività industriali sta lasciando libere aree. Anche demaniali. La sentenza del
Consiglio di Stato mette fine alla recente disputa, ma, ovviamente, non indica
una vera soluzione che spetta alla politica e che la città ormai attende da
tanti anni.
L'articolo Genova: “No al trasferimento dei depositi chimici”. Il Consiglio di
Stato boccia il progetto voluto da Bucci proviene da Il Fatto Quotidiano.
Una turista polacca 25enne è morta ieri dopo essere scivolata sugli scogli e
aver battuto la testa. La tragedia è avvenuta a Riomaggiore, in provincia della
Spezia. L’allarme è stato lanciato da alcuni giovani del borgo che hanno cercato
di soccorrere la giovane donna.
Sul posto sono intervenuti il soccorso alpino, i vigili del fuoco, la
capitaneria di porto, i carabinieri, la pubblica assistenza locale e il 118, ma
non c’è stato nulla da fare. Le operazioni di recupero sono state complesse con
il corpo che è poi stato trasferito alla Spezia con un gommone dei vigili del
fuoco.
L'articolo Turista 25enne scivola sugli scogli e muore sul colpo a Riomaggiore
(La Spezia) proviene da Il Fatto Quotidiano.
Cinquanta tonnellate di equipaggiamento tattico e materiale d’armamento, per un
valore stimato di circa 6 milioni di euro, sono state sequestrate nel porto di
Genova nell’ambito di un’operazione congiunta dell’Agenzia delle Dogane e dei
Monopoli e della Guardia di finanza.
I militari e i funzionari hanno ispezionato i container che contenevano il
carico, trovandoci più di mille giubbotti antiproiettile, circa 700 elmetti
balistici e numerose tute da combattimento dotate di protezione contro
infiltrazioni chimiche.
Gli agenti, dopo aver analizzato la documentazione, hanno deciso di procedere
con il sequestro: il materiale introdotto in Italia non era stato notificato. In
questi casi risulta necessaria una comunicazione preventiva alla Prefettura,
resa obbligatoria dalla normativa quando si tratta di equipaggiamenti militari,
anche se destinati al solo transito sul territorio nazionale, come stabilito
dall’articolo 28 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza.
Coinvolti nella vicenda e prontamente segnalati all’autorità giudiziaria di
Genova tre persone: due cittadini italiani, tra cui un genovese, e un cittadino
straniero.
L'articolo Elmetti, giubbotti antiproiettile e tute da combattimento sequestrati
al porto di Genova proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Le dichiarazioni della Meloni sulla famiglia nel bosco sono contraddittorie. È
assurdo che da un lato si dica che i giudici non devono intromettersi nelle
scelte familiari, mentre dall’altro il governo, appena pochi mesi fa, aveva
aumentato le pene proprio per quei genitori accusati di non aver mandato i figli
a scuola”.
Domenico Pellegrini, presidente del tribunale dei Minori di Genova. Ha sentito
le dichiarazioni della premier, che in televisione ha cavalcato il caso della
famiglia nel bosco per attaccare la magistratura, colpevole a suo dire di aver
tolto in modo ingiusto i figli alla famiglia Trevaillon: “È un discorso che
parla alla pancia di una parte del suo elettorato, usato in chiave referendaria.
Ma è in totale contraddizione con quanto deciso dal governo stesso nel decreto
Caivano”.
La necessità comunicativa, allora, era un’altra: non quella di attaccare i
giudici, ma di lanciare il segnale della tolleranza zero. È in questo contesto
la desta di governo fa propria la bandiera di una lette che punisce i genitori
che non mandano i figli a scuola: “Fino ad allora era una contravvenzione, per
cui non veniva condannato mai nessuno, perché era un illecito che si prescriveva
sempre – ricorda Pellegrini – La norma trasforma quella condotta in delitto e la
pena viene portata a due anni. Il messaggio che passa è che quel comportamento è
grave e perciò va punito severamente”.
Nel caso della casa del bosco non si parla di un procedimento penale. I bimbi
sono stati mandati in comunità su decisione del tribunale dei Minori, che ha
valutato una situazione generale molto complessa, che comprende anche altre
negligenze, oltre alla mancanza di un’istruzione adeguata: “In casi simili il
tribunale fa una valutazione più complessiva – spiega ancora Pellegrini – Certo
è che a sottolineare l’importanza di quell’aspetto in particolare, la mancata
frequenza scolastica, è stato proprio il governo con quella legge. La
dispersione scolastica andrebbe affrontata in altro modo, compiendo un
censimento e poi cercando di capire quali sono i problemi e le esigenze delle
famiglie”.
Sulle frasi di Giorgia Meloni è intervenuto anche il senatore del Movimento
Cinquestelle Marco Croatti: “Sulla famiglia nel bosco si consuma uno dei
cortocircuiti più clamorosi di Giorgia Meloni: lei ha firmato nel decreto
Caivano la perdita della potestà genitoriale e anche pene fino a due anni di
carcere per i genitori che non mandano i figli a scuola. Ora che un giudice
applica questo principio con la famiglia Trevaillon, a cui viene contestata tra
le tante cose anche la violazione dell’obbligo scolastico, Meloni infuriata se
la prende con la magistratura. Che si sia rimangiata tutto ciò che diceva
dall’opposizione o che aveva nel programma elettorale è un conto, ma ora è
capace di rimangiarsi anche i provvedimenti da lei voluti e sottoscritti pur di
attaccare i giudici in vista del referendum”.
L'articolo Famiglia nel bosco, il presidente del tribunale dei Minori di Genova:
“Meloni attacca i giudici ma contraddice il decreto Caivano che ha fatto lei”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Un operaio di 62 anni è morto in via Sardorella, a Genova, mentre si trovava in
un cantiere. L’uomo stava lavorando quando è rimasto schiacciato da un
macchinario che si è ribaltato e lo ha travolto.
Sul posto sono arrivati i soccorritori del 118 e un’automedica ma, nonostante il
loro intervento, per l’uomo non c’è stato nulla da fare. I rilievi sono affidati
all’Ispettorato del lavoro della Asl e ai carabinieri che dovranno ricostruire
la dinamica e le eventuali responsabilità dell’ennesimo incidente sul lavoro.
Articolo in aggiornamento
L'articolo Operaio muore in un cantiere a Genova: è stato schiacciato da un
macchinario proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nel pomeriggio di domenica 8 marzo una donna è stata trovata morta a Genova, in
via San Felice, nel quartiere di Molassana. Secondo le prime informazioni si
tratterebbe di un omicidio. La donna sarebbe stata trovata trafitta da alcune
coltellate. Sul posto la polizia di Stato.
L'articolo Trovato il corpo di una donna assassinata a coltellate a Genova nel
quartiere di Molassana proviene da Il Fatto Quotidiano.