Un “commando” di almeno sei persone, un ingresso sfondato utilizzando dei
veicoli come ariete e una barriera di furgoni rubati posizionati di traverso per
bloccare le strade. È la sequenza dell’assalto avvenuto intorno alle 4.00 di
oggi allo stabilimento Prada di Dolo, in provincia di Venezia. Un’incursione
pianificata che ha impedito l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine. Il
bottino del furto? Non il contenuto delle casseforti, bensì le preziose
calzature griffate pronte per essere immesse nel mercato del lusso.
LA DINAMICA: AUTO-ARIETE E BARRICATE PER BLOCCARE LA POLIZIA
Tutto si è consumato intorno alle 4:00 di questa mattina. Secondo le prime
ricostruzioni fornite dagli investigatori, una banda composta da almeno sei o
sette malviventi è entrata in azione sfondando l’ingresso principale dello
stabilimento utilizzando dei veicoli come ariete. L’aspetto più eclatante
dell’operazione criminale è stata però la strategia di isolamento dell’area,
definita tecnicamente “cinturazione“. Per assicurarsi i minuti necessari a
svaligiare i magazzini e garantirsi una via di fuga sicura, il gruppo ha
disseminato le vie d’accesso alla fabbrica con diversi furgoni e automobili,
tutti risultati provento di furto. I mezzi sono stati posizionati di traverso
per sbarrare fisicamente la strada alla vigilanza privata e alle gazzelle delle
forze dell’ordine in arrivo a sirene spiegate. Questa barriera artificiale ha
ottenuto l’effetto sperato dai ladri: i Carabinieri, accorsi sul posto, si sono
trovati la strada sbarrata nell’ultimo tratto di accesso alla fabbrica e sono
stati costretti ad abbandonare i veicoli di servizio per proseguire a piedi.
IL BOTTINO: CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO IN FUMO
Il ritardo forzato dei soccorsi ha concesso ai malviventi il tempo di razziare
la merce. Il danno economico è ancora in fase di esatta quantificazione, ma i
numeri iniziali delineano i contorni di un furto milionario, o quasi. Dallo
stabilimento — che vanta una produzione quotidiana di circa 700 unità — sono
state portate via tra le 300 e le 400 paia di scarpe griffate. Il valore
commerciale complessivo del bottino si aggira tranquillamente sulle centinaia di
migliaia di euro.
Sul posto stanno ora operando i Carabinieri della Tenenza di Dolo, affiancati
dai colleghi del Comando provinciale di Venezia. I militari dell’Arma hanno già
provveduto ad acquisire tutte le immagini registrate dai sistemi di
videosorveglianza interni ed esterni all’azienda. L’obiettivo degli inquirenti è
ricostruire ogni istante del raid, identificare i mezzi usati per la fuga del
“commando” e dare un volto ai componenti di una banda che ha dimostrato un
livello di organizzazione criminale altissimo.
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centinaia di scarpe griffate per svariate migliaia di euro proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Prada
Se le frequenti apparizioni di Jeff Bezos e Lauren Sanchez nel parterre
dell’haute couture parigina sono ormai derubricate a puro diletto mondano, la
prima volta di Mark Zuckerberg alla Milano Fashion Week ha tutt’altro peso
specifico. Per il CEO di Meta la regola è una sola: business is business. Seduto
in primissima fila alla sfilata Autunno-Inverno 26/27 di Prada, strategicamente
incastrato tra il presidente esecutivo Lorenzo Bertelli e l’amministratore
delegato del gruppo Andrea Guerra, Zuckerberg non era lì per applaudire le nuove
tendenze del womenswear.
L’obiettivo della trasferta milanese è blindare una partita industriale
cruciale: quella degli occhiali dotati di Intelligenza Artificiale a marchio
Prada. La Silicon Valley non snobba più la moda, ma se la compra sotto forma di
tecnologia indossabile. E a chi, nel backstage, chiedeva conto a Miuccia Prada
di questa imminente joint venture, la stilista ha risposto con un laconico, ma
pesantissimo: “Forse, chissà”.
IL BUSINESS DEL WEARABLE TECH E I RUMORS SUGLI OCCHIALI AI
Al Deposito della Fondazione Prada, Zuckerberg (in polo color cammello e
pantaloni marrone bruciato) e Priscilla Chan (in un rigoroso maglione grigio,
gonna ampia scura e montone) hanno preso posto in prima fila, strategicamente
affiancati dall’amministratore delegato del gruppo Prada, Andrea Guerra, e da
Lorenzo Bertelli. Una prossemica che vale più di un comunicato stampa.
La loro presenza ha immediatamente riacceso i rumors su un imminente accordo
trilaterale per lo sviluppo di occhiali intelligenti dotati di Intelligenza
Artificiale a marchio Prada. L’operazione passerebbe attraverso
EssilorLuxottica, colosso dell’occhialeria che già gestisce le licenze della
maison meneghina ed è storico partner di Meta per il successo globale degli
smart glasses Ray-Ban. Un’espansione nel segmento altospendente del wearable
tech che l’azienda di Zuckerberg insegue da tempo. Interpellata nel backstage su
questa possibile joint venture tecnologica, Miuccia Prada non ha smentito,
liquidando la questione con un sibillino: “Forse, chissà”.
LA SFILATA: LA STRATIFICAZIONE COME METAFORA DELLA VITA
Spente le voci di corridoio finanziarie, l’attenzione si è spostata sulla
passerella, dove Miuccia Prada e Raf Simons hanno orchestrato una profonda
riflessione sulla sfaccettata realtà femminile. Più che una semplice sequenza di
abiti, la collezione Autunno-Inverno 26/27 è un’indagine sul processo di
trasformazione quotidiana, portata in scena in modo radicale: solo 15 modelle
chiamate a interpretare look in continua evoluzione, per esplorare le infinite
sfaccettature del carattere delle donne.
Il fulcro estetico e concettuale è la stratificazione.: “Gli abiti sono
stratificati con precisione: sartoria, abbigliamento sportivo, vestiti di raso
ricamati, composizioni contraddittorie che parlano anche un linguaggio della
moda distintivo”, ha sottolineato la maison. In passerella sfilano combinazioni
non gerarchiche in cui i materiali si sovrappongono e le fabbricazioni fondono
identità disparate. Il tempo che passa diventa un elemento di design: i tessuti
sono volutamente sbiaditi, le patinature e i ricami invecchiati esaltano il
vissuto del capo, integrando pezzi d’archivio all’interno di silhouette
minimaliste. È un guardaroba che racconta autodeterminazione e indipendenza
attraverso la memoria materica.
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L'articolo Mark Zuckerberg in prima fila alla sfilata di Prada: il piano per gli
occhiali con l’AI e il business della tecnologia indossabile, ecco cosa ci
faceva alla Milano Fashion Week proviene da Il Fatto Quotidiano.
La settimana della moda milanese prosegue senza sosta dopo la fitta giornata di
ieri, contraddistinta dal debutto di Maria Grazia Chiuri da Fendi assieme a
tutti gli altri nomi in continua evoluzione del proprio percorso. Stamattina
sveglia presto invece per tutta la città con lo show di Max Mara, seguito sempre
prima di pranzo da Boss e Anteprima. Nel pomeriggio fino a sera, spazio invece
ai pilastri della moda italiana, tra Prada, Emporio Armani – per la prima volta
sotto la guida congiunta di Silvana Armani e Leo Dell’Orco – e Roberto Cavalli a
fine giornata. La serata è stata anche teatro del debutto di Meryll Rogge per
Marni. Vediamo quali sono state le sfilate e presentazioni più importanti della
giornata.
PRADA
Se la moda è uno specchio della società, Miuccia Prada e Raf Simons ne hanno
appena riscritto le regole matematiche. Niente casting sterminati per
l’Autunno-Inverno 26/27: nel Deposito della Fondazione Prada sfilano solo 15
donne, ma i look presentati sono 60. L’esperimento sociologico e stilistico si
basa tutto sull’arte della stratificazione in movimento. Ogni modella – tra cui
spicca una Bella Hadid in versione inedita, con trucco minimale e acconciatura
volutamente disordinata – percorre la passerella quattro volte, spogliandosi
progressivamente di uno strato a ogni giro. Un cappotto rigoroso nasconde un
maglione over, che a sua volta cela un abito midi stampato, per finire in una
combinazione serale da cocktail o in un essenziale duo canotta e shorts. Non è
un semplice esercizio di stile, ma la traduzione visiva delle innumerevoli
sfaccettature assunte dalle donne in una sola giornata. “Ogni giorno richiede
non solo abbigliamenti diversi, ma anche una pluralità di identità a cui
attingere”, ha spiegato Miuccia Prada, ribadendo la necessità di un armadio
intelligente, fatto di capi versatili e pensati per durare nel tempo, piuttosto
che di accumulo seriale.
Sulla passerella si fondono elementi sportivi e alta sartoria, senza alcuna
gerarchia tra i pezzi sovrapposti. I capi destinati a dettare tendenza si
delineano con chiarezza: maglioni con zip che ricordano le giacche varsity
abbinati a gonne colorate, décolleté con kitten heels portate rigorosamente con
calzettoni sotto il ginocchio e sciarpe in maglia spessa. Le zip diventano un
elemento funzionale e narrativo, aprendosi sui vestiti per svelare spalle nude o
strati inferiori in organza e satin. I tessuti, inoltre, mostrano volutamente
una patina invecchiata, per conferire quel senso di vita vissuta ricercato da
Raf Simons. Ma se in passerella si celebra la decostruzione del guardaroba, nel
parterre si costruiscono le alleanze del futuro: oltre al consueto parterre di
star hollywoodiane (Uma Thurman, Carey Mulligan e Sarah Pidgeon dalla serie
“Love Story”), a catalizzare l’attenzione della sala è Mark Zuckerberg. Il CEO
di Meta, accompagnato dalla moglie Priscilla Chan, ha preso posto in prima fila
posizionandosi strategicamente tra Lorenzo Bertelli e l’ad del gruppo Andrea
Guerra. Una presenza istituzionale pesante, che infiamma le indiscrezioni
finanziarie su un imminente accordo con EssilorLuxottica per la produzione di
occhiali dotati di Intelligenza Artificiale a marchio Prada. Interpellata nel
backstage sui rumors tecnologici, Miuccia Prada si è smarcata con un laconico:
“Forse, chissà”.
EMPORIO ARMANI
Eccoci alla prima collezione di Emporio Armani firmata a quattro mani da Silvana
Armani e Leo Dell’Orco, una collezione che parla di “vita vera”, occasioni d’uso
diffuse e di gioventù affrontata da uomo e donna indistintamente. Talmente coesi
che i modelli sfilano a coppie – a volte anche in trio – , in un set ideale
ispirato a una scuola di musica dove lui e lei inseguono il sogno di diventare
maestri d’orchestra, attraversato con naturalezza e disinvoltura. La stessa
disinvoltura creata da pezzi tipici dell’abbigliamento britannico – gilet e
berretti tra i tanti – , dai look “college” e dalla struttura-non struttura
tipica di Armani. Ecco quindi completi verticali ma morbidi sulle spalle e
soprattutto per i pantaloni, tra i modelli sartoriali e i bermuda con pince,
portati sopra maglioni a quadri o camicie con il colletto rigido a mo di fiocco.
Per i capispalla trench, montoni con pelliccia o giacche di pelle slim, ma anche
lunghi cardigan in lana si fanno strato più esterno. Spazio anche per il denim
sia come pantalone che come camicia e addirittura cravatta. I tessuti sono
corposi, aptici sia alla vista che al tatto: lana in trama a spina di pesce e
tweed, ma anche paillettes sottili e velluti morbidi che appaiono liquido denso
quando la luce li colpisce. A completare l’atmosfera “lifestyle” ci pensa la
pelletteria, composta da stringate e mocassini o stivali a tacco alto, mentre le
borse si portano a mano come sacche oversize o sulla schiena come zaini
“scolastici”. La palette di colori orbita attorno al grigio e iconico greige di
Armani, riscaldandosi nel beige o nel marrone oppure ghiacciandosi in blu
profondi, spazio anche ad accenni di bordeaux. Per completare la collezione una
serie di camicie bianche, tra i pezzi più condivisi tra l’armadio maschile e
femminile, declinata in camicie tuxedo, ingrandite come camici o con ricami
dorati brillanti.
MARNI
Marni si presenta alla Milano Fashion Week per la prima volta sotto la guida
della stilista belga Meryll Rogge, già titolare di un brand omonimo e reduce da
sette anni di lavoro da Marc Jacobs. La stilista è appassionata di abbigliamento
e mood vintage, credendo nelle sue infinite possibilità. Non si smentisce
nemmeno per la sua première da Marni: in un ambiente casalingo dal sapore anni
Settanta, tra pareti in legno e moquette beige, le modelle sfilano con look
compositi e variegati in tutte le dimensioni, dai tessuti ai colori, presi dal
mondo del vintage e archivio di Marni. Ripresa non nostalgica però, come dice la
stessa stilista che dell’heritage di Marni vuole prendere il sentimento: “Non ha
senso fare qualcosa di nostalgico, perché alla fine la persona migliore per fare
Consuelo è Consuelo”, riferendosi alla fondatrice del brand. La pelle semilucida
di giacche, gonne a portafoglio e stivali alti con i lacci si unisce a camicie e
pantaloni sartoriali a righe simil “carta da parati”, assieme a top e gonne
trasparenti con mega-paillettes e maglioni oversize. L’armadio proposto è
variegato e indossabile tutti i giorni, intento vero e proprio della stilista
per assemblare i capi a proprio piacimento e riscoprire il piacere di andare in
negozio. Ecco allora anche giacche dal sapore invernale e sciistico – la Rogge è
fan delle montagne – o abiti in tessuto tecnico e multi tasche. I colori si
mantengono sullo scuro, tra verdi – in motivi tartan – , blu, rossi e neri, ma
spiccano anche colori pastello come gialli e rosa. Attenzione anche agli
accessori apprezzati sempre dalla stilista: le piume sulle collane si
irrigidiscono grazie al metallo, mentre le borse bauletto tipiche del brand si
fanno più morbide e meno squadrate.
ANTEPRIMA
La collezione autunno-inverno 26/27 di Anteprima indaga sul tema del tempo e su
ciò che lascia sia nella memoria che nello spazio fisico dove possiamo
percepirlo, un’eredità inesorabile nonostante paradossalmente sia proprio lui a
lasciarci. La collezione nasce assieme all’artista giapponese Aiko Miyanaga,
nota per le installazioni realizzate con materie deteriorabili nel tempo come
sale, vetro e naftalina. Nei capi si traduce il contrasto tra ricordo e
passaggio nell’accostamento di tessuti consistenti ed evanescenti, solidi e
morbidi, come nel cachemire dei maglioni oversize abbinato a pantaloni
trasparenti. I tessuti raccontano il passare del tempo anche nelle lavorazioni,
tra devoré, texture imperfette e costruzioni dei capi visibili, accompagnate da
stampe oniriche di oggetti quotidiani fugaci come orologi e farfalle.
LUISA BECCARIA
Luisa Beccaria pensa alla moda nelle celebrazioni, con abiti che si facciano
bandiere dei nostri ricordi: la collezione autunno-inverno donna 26/27
“Celebrations” presentata al nuovo hotel The Carlton a Milano, propone abiti
pensati per le occasioni speciali: tessuti più adatti al giorno come jacquard e
chiffon insieme ai più serali e materici come velluto e tweed, si
impreziosiscono di leggeri ricami floreali, scozzesi, oppure arricchiti da
paillettes luminose. La palette di colori riflette le occasioni di utilizzo: il
blu e viola si fanno freschi nell’azzurro per il giorno o profondi nel color
melanzana per la notte. Seguono la stessa filosofia il marrone dal beige al
caramello, e il verde dal color salvia al profondo verde bosco.
ERIKA CAVALLINI
Si ispira alle sirene e al loro habitat marino la autunno-inverno 26/27 “Forget
me not” di Erika Cavallini, impegnata a ridare valore positivo a queste creature
viste da sempre come pronte a fare del male mentre la stilista segue il
desiderio di un incontro appagante con gli ipotetici marinai. La loro seduzione
e femminilità viene rivalutata, ri-nobilizzata, resa pacifica, mentre il mondo
marino ne diventa forma, vestendo con fluidità la loro sensualità: prima di
tutto però i colori, che non si fermano al blu dell’acqua e alle sue sfumature
ma si spingono fino ai verdi scuri e chiari delle alghe, alle sfumature del
tabacco e al grigio della pietra. La bellezza del mare si traduce in tessuti
leggeri e lisci come satin, crêpe de chine e georgette, mentre la sua
impetuosità è sinonimo per la Cavallini di gabardine strutturata e lana
infeltrita e spessa. Gli accessori completano il look, ispirati ad altre
creature – e non – marine come le conchiglie e le reti da pesca.
FORTE_FORTE
Forte_forte rende omaggio all’esperienza londinese nel campo della maglieria di
Giada Forte, co-founder del brand assieme al fratello Paolo. La collezione
“Magnificent” contiene dunque tutti i codici che hanno reso la moda britannica
famosa nel mondo: le camicie si arricciano con i colli vittoriani, i capispalla
iconici come il bomber e il trench uniscono il primo al tessuto impermeabile del
secondo, lasciando spazio poi ai foulard da campagna, al motivo tartan e alla
minigonna di Mary Quant.
L'articolo Milano Fashion Week 2026 giorno 3: l’equazione di Prada dei 15 corpi
per 60 look, la “vita vera” di Emporio Armani e il gusto vintage di Marni
proviene da Il Fatto Quotidiano.