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“Decide più velocemente dei manager ‘umani’, non prende ferie e non perde tempo in riunioni infinite”: Zuckerberg sceglie l’IA come dirigente di Meta
C’è un nuovo dirigente a Menlo Park. Non ha badge, non prende ferie e, soprattutto, non perde tempo in riunioni infinite. È l’assistente IA personale di Mark Zuckerberg, una sorta di “coscienza aumentata” che promette di rivoluzionare il modo in cui si prendono decisioni al vertice di Meta. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal, il sistema è ancora in fase di addestramento, ma già viene utilizzato per una funzione chiave: ridurre drasticamente i tempi di accesso alle informazioni strategiche. In pratica, Zuckerberg può interrogare direttamente l’IA invece di attraversare i tradizionali livelli gerarchici aziendali. Non si tratta però di un esperimento isolato. L’azienda sta costruendo una vera infrastruttura di “intelligenza diffusa”. Strumenti interni come Second Brain, un archivio intelligente che sintetizza documenti e progetti, e My Claw, capace persino di comunicare con i colleghi al posto tuo, stanno già ridefinendo il lavoro quotidiano. È l’avvento dell’IA agentica: software che non si limita a rispondere, ma agisce. La svolta ha accelerato dopo l’acquisizione di Manus, startup specializzata in agenti autonomi, e si inserisce in una visione più ampia: il 2026, nelle parole di Zuckerberg, sarà l’anno in cui l’IA cambierà davvero il funzionamento interno dell’azienda. Meno catene di comando, più individui potenziati dagli algoritmi. IL FUTURO SENZA MANAGER: L’IA PRENDE IL COMANDO? Ma c’è un rovescio della medaglia. Se un sistema è in grado di analizzare dati e suggerire decisioni in tempo reale, cosa resta del ruolo umano? Il dibattito è aperto, alimentato anche da voci come Sam Altman, che ha ipotizzato un futuro in cui le IA potrebbero superare i manager. Nel frattempo, Meta investe cifre colossali, oltre 100 miliardi di dollari previsti, per costruire questa nuova architettura del potere aziendale. Una cosa è certa: la prossima riunione importante potrebbe avere meno sedie occupate e più algoritmi in ascolto. L'articolo “Decide più velocemente dei manager ‘umani’, non prende ferie e non perde tempo in riunioni infinite”: Zuckerberg sceglie l’IA come dirigente di Meta proviene da Il Fatto Quotidiano.
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WhatsApp, arriva l’opzione per programmare i messaggi. Come funziona e quando è previsto il lancio
Il prossimo aggiornamento di WhatsApp potrebbe rendere felici molti utenti. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, i programmatori sono al lavoro per introdurre la possibilità di programmare i messaggi. Per le applicazioni di messaggistica non è una novità. Su Telegram, infatti, la funzionalità che permette di programmare i messaggi esiste da diverso tempo. Gli esperti di WABetaInfo hanno scovato la novità di WhatsApp all’interno di una delle ultime beta iOS della piattaforma. Per ora non sono stati spoilerati molti dettagli sulla nuova funzione. Non è chiaro l’esatto modo in cui gli iscritti potranno scegliere l’orario di invio dei messaggi pianificati. Tuttavia, WABetaInfo ha già diffuso lo screenshot della schermata “Info gruppo”, in cui si legge “Scheduled Messages” (in italiano “Messaggi programmati”). COSA SAPPIAMO DEL NUOVO AGGIORNAMENTO Gli esperti hanno aggiunto: “Dovrebbe essere operativo anche nelle chat individuali”. E ancora: “Gli utenti avranno un maggiore controllo sui tempi di invio delle loro comunicazioni. Inoltre, sarà possibile annullare l’invio di ogni messaggio programmato in qualsiasi momento prima che venga spedito, senza che ciò produca alcuna notifica o indicazione sul dispositivo del destinatario”. È ancora prematuro ipotizzare la data di rilascio della nuova funzionalità. Tutto dipenderà dal responso dei tester: meno problemi saranno segnalati e prima sarà implementata ufficialmente l’opzione. Nell’ultimo aggiornamento di WhatsApp sono stati introdotti gli account “Strict” per difendersi dai cyberattacchi e le chat di terzi per estendere la comunicazione ad app esterne a WhatsApp. L'articolo WhatsApp, arriva l’opzione per programmare i messaggi. Come funziona e quando è previsto il lancio proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Mark Zuckerberg in prima fila alla sfilata di Prada: il piano per gli occhiali con l’AI e il business della tecnologia indossabile, ecco cosa ci faceva alla Milano Fashion Week
Se le frequenti apparizioni di Jeff Bezos e Lauren Sanchez nel parterre dell’haute couture parigina sono ormai derubricate a puro diletto mondano, la prima volta di Mark Zuckerberg alla Milano Fashion Week ha tutt’altro peso specifico. Per il CEO di Meta la regola è una sola: business is business. Seduto in primissima fila alla sfilata Autunno-Inverno 26/27 di Prada, strategicamente incastrato tra il presidente esecutivo Lorenzo Bertelli e l’amministratore delegato del gruppo Andrea Guerra, Zuckerberg non era lì per applaudire le nuove tendenze del womenswear. L’obiettivo della trasferta milanese è blindare una partita industriale cruciale: quella degli occhiali dotati di Intelligenza Artificiale a marchio Prada. La Silicon Valley non snobba più la moda, ma se la compra sotto forma di tecnologia indossabile. E a chi, nel backstage, chiedeva conto a Miuccia Prada di questa imminente joint venture, la stilista ha risposto con un laconico, ma pesantissimo: “Forse, chissà”. IL BUSINESS DEL WEARABLE TECH E I RUMORS SUGLI OCCHIALI AI Al Deposito della Fondazione Prada, Zuckerberg (in polo color cammello e pantaloni marrone bruciato) e Priscilla Chan (in un rigoroso maglione grigio, gonna ampia scura e montone) hanno preso posto in prima fila, strategicamente affiancati dall’amministratore delegato del gruppo Prada, Andrea Guerra, e da Lorenzo Bertelli. Una prossemica che vale più di un comunicato stampa. La loro presenza ha immediatamente riacceso i rumors su un imminente accordo trilaterale per lo sviluppo di occhiali intelligenti dotati di Intelligenza Artificiale a marchio Prada. L’operazione passerebbe attraverso EssilorLuxottica, colosso dell’occhialeria che già gestisce le licenze della maison meneghina ed è storico partner di Meta per il successo globale degli smart glasses Ray-Ban. Un’espansione nel segmento altospendente del wearable tech che l’azienda di Zuckerberg insegue da tempo. Interpellata nel backstage su questa possibile joint venture tecnologica, Miuccia Prada non ha smentito, liquidando la questione con un sibillino: “Forse, chissà”. LA SFILATA: LA STRATIFICAZIONE COME METAFORA DELLA VITA Spente le voci di corridoio finanziarie, l’attenzione si è spostata sulla passerella, dove Miuccia Prada e Raf Simons hanno orchestrato una profonda riflessione sulla sfaccettata realtà femminile. Più che una semplice sequenza di abiti, la collezione Autunno-Inverno 26/27 è un’indagine sul processo di trasformazione quotidiana, portata in scena in modo radicale: solo 15 modelle chiamate a interpretare look in continua evoluzione, per esplorare le infinite sfaccettature del carattere delle donne. Il fulcro estetico e concettuale è la stratificazione.: “Gli abiti sono stratificati con precisione: sartoria, abbigliamento sportivo, vestiti di raso ricamati, composizioni contraddittorie che parlano anche un linguaggio della moda distintivo”, ha sottolineato la maison. In passerella sfilano combinazioni non gerarchiche in cui i materiali si sovrappongono e le fabbricazioni fondono identità disparate. Il tempo che passa diventa un elemento di design: i tessuti sono volutamente sbiaditi, le patinature e i ricami invecchiati esaltano il vissuto del capo, integrando pezzi d’archivio all’interno di silhouette minimaliste. È un guardaroba che racconta autodeterminazione e indipendenza attraverso la memoria materica. > View this post on Instagram > > > > > A post shared by Mark Zuckerberg (@zuck) L'articolo Mark Zuckerberg in prima fila alla sfilata di Prada: il piano per gli occhiali con l’AI e il business della tecnologia indossabile, ecco cosa ci faceva alla Milano Fashion Week proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Meta sigla accordo da 100 miliardi di dollari con Amd su microchip e intelligenza artificiale
Mega accordo per la fornitura di chip tra Meta e Amd, Advanced Micro Devices, società statunitense produttrice di chip. L’espansione della partnership tra le due società è finalizzata a potenziare l’infrastruttura di intelligenza artificiale di Amd. L’investimento della società madre di Facebook ammonta, secondo le stime del Wall Street Journal, a 100 miliardi di dollari. L’accordo prevede che Amd venda chip di intelligenza artificiale per un valore fino a 60 miliardi di dollari a Meta nell’arco di cinque anni, in un accordo che consente al proprietario di Facebook di acquistare fino al 10% della società produttrice di chip. “Siamo orgogliosi di espandere la nostra partnership strategica con Meta, che sta ampliando i confini dell’IA a livelli senza precedenti”, ha detto Lisa Su, Presidente e ceo di AMD. Anche Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Meta, ha commentato positivamente la nuova partnership: “Siamo entusiasti di stringere una partnership a lungo termine con Amd. Questo è un passo importante per Meta, in quanto diversifichiamo la nostra capacità di elaborazione. Mi aspetto che Amd sia un partner importante per molti anni a venire”. Questa nuova collaborazione è un’importante vittoria per Amd, nel suo tentativo di sfidare Nvidia nel mercato delle unità di elaborazione grafica (Gpu), i microchip che alimentano il boom dell’intelligenza artificiale. In base all’accordo, Meta acquisterà una quantità sufficiente degli ultimi chip Amd, conosciuti come serie MI450, per alimentare i propri sistemi data center con una capacità fino a 6 gigawatt di potenza di calcolo per i prossimi anni con il primo gigawatt già in funzione a partire dalla fine di quest’anno. L’azienda partner di Meta ha dichiarato che ogni gigawatt di potenza di calcolo corrisponde a diverse decine di miliardi di ricavi. All’interno dell’accordo, è previsto che Meta arrivi ad acquistare fino a 160 milioni di azioni di Amd, pari a circa il 10% della società, al prezzo di 0,01 dollari ciascuna. Le azioni saranno assegnate completamente a Meta solo dopo l’aumento del prezzo del titolo Amd. Meta, infatti, riceverebbe l’ultima tranche di azioni solo quando il titolo raggiungerà i 600 dollari. Lunedì il prezzo aveva chiuso a 196,60 dollari. Questo nuovo accordo rientra nel piano di aziende come Nvidia o Amd di blindare i pochi grandi acquirenti dei loro chip. A confermarlo è il quotidiano economico statunitense, che spiega come queste aziende “stiano utilizzando meccanismi di finanziamento innovativi per vincolare i clienti chiave a contratti di lungo termine per l’utilizzo della loro tecnologia”. L'articolo Meta sigla accordo da 100 miliardi di dollari con Amd su microchip e intelligenza artificiale proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Chattare con i morti? Meta brevetta un’AI che permette di comunicare coi defunti”. Come funziona e come stanno davvero le cose
Meta ha intenzione di entrare nel mercato dei “deathbot”? Un brevetto depositato nel 2023 e approvato il 30 dicembre 2025 dall’United States Patent and Trademark Office apre uno scenario che sta già facendo discutere. L’azienda di Zuckerberg ha descritto un sistema basato su intelligenza artificiale in grado di “simulare” un utente dei social quando è assente per un lungo periodo, o persino dopo la sua morte. UNA SEDUTA SPIRITICA DIGITALE, O QUASI Nel documento, firmato dal Cto di Meta Andrew Bosworth, si spiega che l’assenza di un utente, soprattutto se definitiva, “altera l’esperienza degli altri”. La soluzione sarebbe dunque un modello linguistico personalizzato, addestrato sui dati dell’utente (commenti, like, messaggi, reazioni, cronologia delle interazioni) in grado di rispondere, condividere e commentare proprio come avrebbe fatto la persona reale. Se non proprio una seduta spiritica digitale, qualcosa che ci si avvicina. Il bot, definito “user-specific”, sarebbe calibrato su una singola identità e potrebbe generare risposte così verosimili da risultare indistinguibili, a meno che non vengano segnalate come automatiche (ipotesi prevista ma non obbligatoria nel brevetto, come si legge sul Corriere). UN TREND IN CRESCITA Il mercato dei cosiddetti “deathbot” o “griefbot”, ovvero software che permettono alle persone di continuare un’interazione virtuale con chi non c’è più, è in crescita e nel 2025 sarebbe stato stimato attorno a 1,5 miliardi di dollari. Nel frattempo uno studio dell’Oxford Internet Institute prevede che entro il 2070 i profili delle persone decedute potrebbero superare quelli degli utenti in vita. Tra brevetto e prodotto il passo non è così breve: servirebbero autorizzazioni esplicite, sistemi tecnici complessi e soprattutto risposte a interrogativi etici e giuridici. In Italia, ad esempio, l’articolo 2-terdecies del Codice Privacy disciplina i diritti sui dati delle persone decedute. A ‘rassicurare’ sono anche le parole di un portavoce della compagnia a “Business Insider”, che ha fatto sapere come il brevetto effettivamente esista, ma “non ci sono piani per proseguire con questo progetto”. Inevitabile, però, non domandarsi: si staglia e se i social diventassero il più grande cimitero interattivo del mondo? L'articolo “Chattare con i morti? Meta brevetta un’AI che permette di comunicare coi defunti”. Come funziona e come stanno davvero le cose proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Class action contro i social network, il legale: “Meta e TikTok contestano la giurisdizione nazionale per trattare solo con l’Ue”
Mentre langue in Commissione al Senato la proposta di legge per vietare l’uso dei social network ai minori di 15 anni, un gruppo di associazioni e uno studio legale sfidano i colossi Meta e TikTok con una class action al tribunale di Milano. “Milioni di ragazzi patiscono la dipendenza e gli effetti degli algoritmi, il governo è inerte mentre Big tech contesta la competenza dei magistrati nazionali”, dice a ilfattoquotidiano.it Stefano Bertone, legale dello studio torinese Ambrosio & Commodo, promotore dell’azione giudiziaria. Perché Meta e TikTok contesterebbero il giudizio dei tribunali nazionali? “Secondo loro le regole le decide l’Europa dunque rivendicano il loro dialogo con le istituzioni del Vecchio continente”, dice l’avvocato. Ma anche l’Ue ha abbandonato la carota per impugnare il bastone, pur di tutelare i minori dagli abusi dei social network. Il 6 febbraio la Commissione ha contestato formalmente a TikTok, in via preliminare, la violazione del Digital service act. Secondo palazzo Berlaymont le piattaforme hanno sottovalutato i rischi sulla dipendenza e la salute degli utenti. Il colosso ora rischia una multa fino al 6 per cento del fatturato. Ma le obiezioni rivolte al social network cinese potrebbero giungere anche all’indirizzo di Facebook e Instagram. “L’ESECUTIVO NON TUTELA I MINORI, SERVE INFORMARE SUI RISCHI PER LA SALUTE” La class action italiana contro Facebook, Instagram e TikTok è partita subito in salita. La prima udienza si sarebbe dovuta celebrare il 12 febbraio ma è slittata di tre mesi: problemi tecnici con le notifiche all’estero. A sostenere il ricorso in tribunale sono le associazioni delle famiglie e dei genitori, senza alcuna interlocuzione con il governo. Eppure Giorgia Meloni e le destre si ergono sovente come paladini della famiglia. “Al netto del divieto si smartphone a scuola, apprezzabilissimo, l’esecutivo non sta tutelando i più giovani dalla dipendenza dei social network”, dice l’avvocato Bertone, “dunque ci pensano i singoli e le organizzazioni dal basso”. Non basta verificare l’età e spegnere i social agli adolescenti, secondo il legale, perché “il grande problema è la carenza di informazioni per i genitori”. In quanti sono consapevoli dei rischi per i minori? “Troppo pochi, il dibattito langue e molti adulti non sono neppure messi nelle condizioni di proteggere i loro figli”, dice Bertone. Come all’alba della diffusione delle sigarette: nessuna regola e divieto, in principio, solo con il tempo si è diffusa la consapevolezza dei danni e sono fioccate regole per Big Tobacco. Possiamo nascondere il pacchetto di sigarette, ma l’ambizione, secondo Bertone, è “convincere i ragazzi a non fumare: lo stesso vale per i social e l’unica via è informarli sulle conseguenze”, ammonisce l’avvocato. CLASS ACTION, IL CASO PHILLIPS E LA VITTORIA CONTRO LA GRANDE INDUSTRIA La letteratura scientifica sugli effetti dei social network è vasta: diversi studi sostengono l’analogia tra la dipendenza indotta dai social e il “vizio” di alcol e nicotina. L’azione giudiziaria collettiva poggia sul pregiudizio alla salute per milioni di minori. “Abbiamo scelto la class action inibitoria perché è uno strumento molto potente”, spiega Bertone. Attraverso questa via legale, chiunque può chiedere al giudice lo stop dei comportamenti pregiudizievoli per un gruppo di persone, senza dimostrare colpa o dolo di chi li mette in atto. Basta una firma per presentare il ricorso in sede civile. Così è più semplice far accogliere il ricorso. “Tuttavia – dice l’avvocato – alcuni documenti interni in nostro possesso dimostrano come gli organi aziendali di una piattaforma fossero al corrente della dipendenza indotta dall’algoritmo, soprattutto sui più giovani”. Del resto, aggiunge, “gli statuti delle big tech depositati in camera di commercio c’è chiaramente scritto che il loro modello di business dipende dalla capacità di trattenere l’utente sulla piattaforma”. Grazie alla prima class action inibitoria europea, nel campo sanitario, lo studio Ambrosio & Commodo ha già vinto in tribunale contro Phillips, il gigante tecnologico. In quel caso, la minaccia per la salute erano i dispositivi medici difettosi. “L’azienda si era impegnata a ritirarli dal mercato, ma i pazienti lamentavano ritardi e temevano le conseguenze”, ricorda Bertone. Phillips ha perso in primo e secondo grado, rinunciando al ricorso in Cassazione. “Con le azioni collettive anche i singoli possono avere giustizia contro le grandi industrie”, ammonisce Bertone. Phillips è stata portata in giudizio anche per il risarcimento collettivo, respinto in primo grado: troppe differenze tra le situazioni dei singoli ricorrenti, secondo il giudice. Ma entro l’estate si attende la sentenza in Corte d’appello. “Se il ricorso sarà accolto, valuteremo la richiesta di risarcimento anche per Meta e TikTok”, avvisa il legale. Che nota una similitudine tra i colossi chiamati in tribunale: “Phillips chiedeva di rispettare il programma concordato con il ministero della Salute, le piattaforme social si appellano al dialogo con la Commissione europea”. In entrambi i casi, la competenza dei giudici nazionali si vorrebbe attenuata. Del resto, i dirigenti di Meta e TikTok lo hanno ribadito il 14 gennaio, in audizione alla Camera dei deputati: in Europa vige il Digital service act (Dsa) e le leggi locali rischiano di frammentare eccessivamente il mercato. Ma anche nel Vecchio continente è girato il vento per i colossi social. LA COMMISSIONE UE CONTRO TIKTOK: SOTTOVALUTATE “QUELLE FUNZIONALITÀ CHE CREANO DIPENDENZA” Il 6 febbraio gli uffici guidati da Ursula von der Leyen hanno pubblicato le conclusioni preliminari dell’indagine su TikTok. La multinazionale asiatica era accusata di aver violato il Digital service act, con il fascicolo aperto il 19 febbraio 2024. Dopo due anni, è arrivato l’avviso: secondo la Commissione, la piattaforma ha “ignorato importanti indicatori dell’uso compulsivo dell’app, come il tempo che i minorenni trascorrono su TikTok di notte”. Soprattutto, non ha valutato a dovere quelle “funzionalità che creano dipendenza e potrebbero danneggiare il benessere fisico e mentale dei suoi utenti, compresi i minori”. Quali funzionalità? “Lo scorrimento infinito, la riproduzione automatica, le notifiche push e il suo sistema di raccomandazione altamente personalizzato”. TikTok ha tempo per controbattere, prima della conclusione del procedimento. Ma rischia una multa fino al 6 per cento del fatturato. Nulla esclude che nel mirino di Bruxelles entrino anche Facebook e Instagram, i social del colosso statunitense Meta. Anzi, secondo il giurista Guido Scorza, le contestazioni verso TikTok “potrebbero, agevolmente, esser mosse all’indirizzo della più parte dei suoi concorrenti”. “L’impressione – scrive l’esperto su agendadigitale.eu – è che sul banco degli imputati, almeno sul piano dei principi, non ci sia solo TikTok ma un intero sistema”. 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“Post offensivi, falsi e manipolati che mi accostano all’ideologia nazista”: Enzo Iacchetti diffida Meta e annuncia querela contro gli haters del Web
Enzo Iacchetti, attraverso i suoi rappresentanti legali, ha inviato una formale diffida a Meta Platforms richiedendo l’immediata rimozione di numerosi contenuti circolanti su Facebook. “Tali pubblicazioni, oltre ad essere palesemente false e usurpative della sua immagine, contengono messaggi gravemente offensivi e incitanti all’odio. – si legge nella nota diramata alla stampa – Questi contenuti danneggiano non solo l’onore, l’immagine e la reputazione professionale dell’artista, ma compromettono anche la sua serenità personale e libertà morale”. I post segnalati – provenienti da diversi profili – presentano fotomontaggi e testi calunniosi e mendaci – alcuni che lo accostano all’ideologia nazista – del tutto estranei a qualsiasi forma di legittima manifestazione del pensiero, oltre che in violazione del diritto all’immagine e degli standard della community della piattaforma. Nella diffida, inviata a Meta Platforms Ireland Ltd e Meta Platforms, Inc.,” si chiede la rimozione dei contenuti, nonché l’adozione di misure idonee a impedirne la reiterazione, – si legge ancora – riservandosi in caso contrario ogni azione in sede giudiziaria, anche d’urgenza, per il risarcimento dei danni subiti. In alcuni dei post segnalati, il conduttore di Striscia la notizia viene raffigurato con baffi che richiamano esplicitamente l’iconografia di Adolf Hitler, mentre in altri viene rappresentato in atteggiamenti e contesti ostili all’Italia, con l’evidente intento di denigrare e mistificare la sua immagine pubblica”. Enzo Iacchetti ha annunciato una denuncia-querela nei confronti degli autori dei post offensivi e diffamatori, “ritenuti responsabili della diffusione consapevole di contenuti falsi, denigratori e istigatori all’odio, in relazione all’ipotesi di diffamazione aggravata e a ogni ulteriore fattispecie di reato che dovesse emergere nel corso delle indagini”. La decisione è stata presa da Iacchetti per tutelare non solo la propria immagine e reputazione, ma anche per contrastare con fermezza l’uso distorto dei social network come veicolo di odio e disinformazione. “Come avviene per ogni personaggio pubblico, Enzo Iacchetti ha sempre accettato il confronto e anche le critiche più aspre, nel rispetto della libertà di espressione e del pluralismo delle opinioni -si legge nella querela- Ben diverso, però, è il caso di accuse volgari, mortificanti e basate su deliberata mistificazione, che travalicano ogni forma di critica legittima e si trasformano in aggressioni reputazionali, amplificate dall’uso distorto dei social network e accompagnate da evidenti intenti di incitamento all’odio. Contenuti che non possono e non devono essere tollerati”. L'articolo “Post offensivi, falsi e manipolati che mi accostano all’ideologia nazista”: Enzo Iacchetti diffida Meta e annuncia querela contro gli haters del Web proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Intelligenza artificiale su Whatsapp, Ue avvisa Meta: “Abuso di posizione dominante e vantaggio sleale. Imporremo misure”
Tra l’Europa e Big tech crescono le tensioni. Dopo il divieto di utilizzare i social network per gli adolescenti, annunciato da Madrid sulla scia di Parigi, Copenaghen e Atene – la Commissione europea mette nel mirino Meta, il gigante di Facebook e Whatsapp. Secondo l’esecutivo Ue, la multinazionale ostacola il promettente mercato degli assistenti Ia, le intelligenze artificiali che rispondono alle richieste supportando gli utenti. In che modo? Consentendo l’accesso, da Whatsapp, solo all’intelligenza artificiale di Meta e bloccando tutte le altre. Una violazione delle regole sulla concorrenza, secondo palazzo Berlaymont. Con il risultato di frenare le start-up nel Vecchio Continente, desideroso di superare la dipendenza tecnologica dai giganti statunitensi. Oggi è giunta la replica di contestazione firmata Meta: “La logica della Commissione presuppone erroneamente che le Api di WhatsApp Business rappresentino un canale di distribuzione fondamentale per questi chatbot”. Traduzione: gli utenti possono trovare assistenti Ia ovunque, il mercato è libero e ampio, dunque su Whtsapp decide solo Meta. Ma la vera partita è la “sovranità” dei dati europei, l’oro digitale per alimentare i progressi dell’intelligenza artificiale. L’AVVISO DELLA COMMISSIONE UE E LA REPLICA DI META Dopo due mesi dall’apertura delle indagini, ieri gli uffici di Ursula von der Leyen hanno spedito la comunicazione degli addebiti all’indirizzo di Menlo Park, California, sede della statunitense Meta. La Commissione ha messo nero su bianco l’intenzione di “imporre misure provvisorie”, per scongiurare “un danno grave e irreparabile al mercato”. Teresa Ribera, commissaria spagnola all’antitrust, ha messo in guardia Meta: l’Ue “non consentirà alle grandi imprese tecnologiche di sfruttare illegalmente la loro posizione dominante per ottenere un vantaggio sleale. I mercati dell’IA si stanno evolvendo rapidamente e, di conseguenza, anche la nostra azione deve essere tempestiva”. Una minaccia neppure troppo velata: se la società non aprirà le chat ad altri assistenti di Intelligenza artificiale, potrebbero arrivare multe dall’Europa. La svolta è stata preparata il 15 ottobre, quando Meta ha annunciato l’aggiornamento dei termini dei Termini della soluzione WhatsApp Business, vietando l’uso di altri algoritmi. Così, dal 15 gennaio, per gli utenti di Whatsapp c’è solo l’assistente targato Mark Zuckerberg: esclusi i concorrenti. In una nota Meta difende la sua scelta respingendo le accuse di strozzare il mercato: “Esistono numerose opzioni di Ia e gli utenti possono accedervi tramite app store, sistemi operativi, dispositivi, siti web e partnership di settore”. Secondo la Commissione, al contrario, Whatsapp è uno snodo centrale per il mercato delle intelligenze artificiali e deve restare aperto alla concorrenza. LA PARTITA SUI DATI PER IL PRIMATO NEL CAMPO DELL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE Dietro al confronto sulle regole del mercato, si cela il Santo Graal tecnologico: il controllo dei dati per vincere la gara sull’Intelligenza artificiale. “Il vantaggio competitivo non è solo il modello, bensì l’accesso ai flussi di dati che permettono al modello di migliorare ogni giorno”, dice a ilfattoquotidiano.it Pierguido Iezzi, direttore Cyber di Maticmind. Se l’Ia di Meta è l’unica a nutrirsi con i dati delle chat di Whatsapp, “il risultato è un’accelerazione strutturale”, secondo l’esperto: “Un solo attore concentra conversazioni, contesti d’uso, feedback impliciti — dati di altissima qualità — e li trasforma in apprendimento continuo. In mercati così, pochi mesi di esclusione possono diventare un vantaggio permanente”, avvisa Iezzi. La competizione tecnologica, secondo lui, è anche geopolitica. L’Europa, debole nell’industria e e nelle infrastrutture, può farsi valere in altri modi. “Tutelare l’asset strategico del continente, la materia prima del mondo digitale — i dati — e usarla per costruire sovranità”, suggerisce Iezzi. “Non potendo sempre dettare le regole come proprietari delle piattaforme, l’Europa le detta come custode del dato: stabilisce le condizioni di accesso e di utilizzo, così da sudditi delle piattaforme diventiamo regolatori del mercato”. L'articolo Intelligenza artificiale su Whatsapp, Ue avvisa Meta: “Abuso di posizione dominante e vantaggio sleale. Imporremo misure” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Gli avvocati di Signorini contro Youtube, Meta e TikTok: “Strumenti a disposizione dei malintenzionati, letali, criminogeni”
“Siamo decisamente soddisfatti” che la Procura di Milano abbia “aperto una indagine nei confronti dei vertici di Google Ireland e Italia per il reato di ricettazione, e per concorso in diffamazione. Chiederemo identico intervento contro Youtube, Meta e Tik tok“. A manifestare questa soddisfazione sono gli avvocati di Alfonso Signorini, Domenico Aiello e Daniela Missaglia. L’ex conduttore Mediaset (si è autosospeso) è al centro di un’indagine su un presunto sistema illecito denunciato da Fabrizio Corona. Intanto però i suoi avvocati hanno ottenuto dal Tribunale civile di Milano un’ordinanza che esortava Corona a rimuovere i video passati e a non pubblicarne più altri dello stesso tenore sul loro assistito. La puntata di Falsissimo, il format dell’ex re dei paparazzi, del 26 gennaio è però andata in onda e, secondo Aiello e Missaglia, questo è accaduto perché si “è preferito tenere tutto in rete”. “Non è possibile, neanche per i colossi del web, limitare l’accesso alle tutele o alle azioni giudiziarie di fronte ad azioni illecite di tale gravità. Questi operatori macinano ricavi superiori al nostro Pil – si legge ancora nella nota dei due legali – e pretenderebbero attraverso strutture societarie complesse e l’imposizione all’utente di forme rigorose di segnalazione delle pubblicazioni illecite, di rendere difficoltoso se non inaccessibili ogni legittima richieste di verifica e rimozione di notizie false o documenti acquisiti illecitamente. Ogni tentativo di corrispondenza con questi signori assume toni dilatori e pilateschi, spesso si rinvia a procedure o interlocutori di comodo. E intanto il danno come i ricavi aumentano giorno dopo giorno”. Secondo Aiello e Missaglia il web e le piattaforme citate, come dimostrano i numeri di visualizzazioni di ‘Falsissimo‘, sono “uno strumento a disposizione dei malintenzionati, letale, criminogeno, che si vuole ad ogni costo deresponsabilizzato. Anche dopo precise e documentate richieste di rimozione e oscuramento”. L'articolo Gli avvocati di Signorini contro Youtube, Meta e TikTok: “Strumenti a disposizione dei malintenzionati, letali, criminogeni” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mi hanno filmato e umiliata. Ero solo un pezzo di carne”: il racconto choc alla BBC di due donne, filmate senza il loro consenso con gli occhiali smart
La Bbc ha raccontato le storie di due donne, filmate senza il loro consenso tramite gli occhiali Ray-Ban Meta Ai e insultate su Tiktok. La prima, Dilara, stava pranzando nel negozio londinese in cui lavora quando un uomo alto le si è avvicinato dicendole: “I capelli rossi significano che hai appena avuto il cuore spezzato”. Il ragazzo, col tentativo di ottenere il numero di Dilara, ha proseguito la conversazione in ascensore, chiedendole il numero di telefono. La ragazza si è gentilmente rifiutata e l’uomo non ha insistito. La vittima ha scoperto in un secondo momento di essere stata filmata di nascosto con gli occhiali smart e che il video aveva ricevuto 1.3 milioni di visualizzazioni su Tiktok. L’uomo che ha girato e poi postato il filmato sui social aveva già pubblicato decine di video senza il consenso delle persone. Come se la violazione dell’immagine non bastasse, Dilara ha scoperto che il suo numero di telefono era ben visibile nel video. Le persone hanno iniziato a inviare centinaia di messaggi alla ragazza, che ha dovuto cambiare numero. Una storia simile è accaduta a Kim, un’altra donna inglese. Come raccontato alla Bbc, la 56enne è stata approcciata su una spiaggia nel West Sussex da un uomo che indossava gli smart-glasses Meta. Il ragazzo ha iniziato la conversazione, complimentandosi per il bikini. Kim non sapeva di essere ripresa mentre chiacchieravano. La scoperta è arrivata in un secondo commento, quando il video è stato postato su Tiktok e visto da quasi 7 milioni di utenti. La Bbc ha riportato che la maggior parte di utenti che postano questa tipologia di filmati sono uomini adulti che consigliano alle persone come approcciare una donna. Gli utenti offrono suggerimenti in cambio di abbonamenti al loro canale. DILARA, KIM E NON SOLO Dilara e Kim sono solo due delle donne che si sono rivolte alla Bbc per denunciare il fatto. Tuttavia, coloro che hanno filmato e pubblicato i video senza consenso delle vittime non possono essere puniti perché non hanno commesso reato. Nel Regno Unito, infatti, non esiste una legge specifica che vieti di filmare qualcuno in pubblico senza il suo consenso. Dilara ha segnalato il video e Tiktok ha contattato la ragazza, dichiarando di non aver riscontrato violazioni. Dato il gran numero di insulti nei commenti, il social network ha rimosso il video per “bullismo e molestie”. Sempre alla Bbc, Dilara ha dichiarato: “Le persone ti spezzano il cuore e tu non puoi fare nulla”. La ragazza ha affermato: “Nessuno ha il diritto di filmare altre persone, sfruttarle, sessualizzarle e trarne profitto senza il loro permesso”. Intanto, la vendita degli occhiali smart cresce di anno in anno. Secondo EssilorLuxottica, produttore degli smart glasses in collaborazione con Meta, tra ottobre 2023 e febbraio 2025 sono stati venduti oltre 2 milioni di paia. L’azienda guidata da Mark Zuckerberg ha sottolineato che una spia rossa sull’occhiale segnala quando sta registrando. Tuttavia, come dimostrato dalla Bbc, la luce può essere facilmente coperta o completamente disattivata. GLI INSULTI Dilara e Kim hanno raccontato all’emittente britannica gli insulti ricevuti. La prima donna ha raccontato di aver ricevuto centinaia di chiamate e di aver risposto a una di essere. Dall’altra parte del telefono un uomo le ha detto: “Ti rendi conto di quanto sei stupida? Te ne sei pentita? Ti rendi conto di quanto ti ha resa facile da conquistare?”. Kim ha raccontato di aver scoperto di essere stata ripresa senza il suo consenso tramite una telefonata di suo figlio alle 5 del mattino. Il ragazzo aveva ricevuto alcuni messaggi dagli amici in cui gli dicevano che la mamma era andata virale su Tiktok. La donna ha raccontato di aver ricevuto messaggi come “Dimmi quanto vuoi per vedere il tuo corpo nudo” o “Hai un account OnlyFans?”. La vittima ha concluso la sua intervista dicendo: “Mi hanno filmato e umiliata. Ero solo una merce, un pezzo di carne” L'articolo “Mi hanno filmato e umiliata. Ero solo un pezzo di carne”: il racconto choc alla BBC di due donne, filmate senza il loro consenso con gli occhiali smart proviene da Il Fatto Quotidiano.
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