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Maxi furto da Prada: commando armato assalta lo stabilimento e ruba centinaia di scarpe griffate per svariate migliaia di euro
Un “commando” di almeno sei persone, un ingresso sfondato utilizzando dei veicoli come ariete e una barriera di furgoni rubati posizionati di traverso per bloccare le strade. È la sequenza dell’assalto avvenuto intorno alle 4.00 di oggi allo stabilimento Prada di Dolo, in provincia di Venezia. Un’incursione pianificata che ha impedito l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine. Il bottino del furto? Non il contenuto delle casseforti, bensì le preziose calzature griffate pronte per essere immesse nel mercato del lusso. LA DINAMICA: AUTO-ARIETE E BARRICATE PER BLOCCARE LA POLIZIA Tutto si è consumato intorno alle 4:00 di questa mattina. Secondo le prime ricostruzioni fornite dagli investigatori, una banda composta da almeno sei o sette malviventi è entrata in azione sfondando l’ingresso principale dello stabilimento utilizzando dei veicoli come ariete. L’aspetto più eclatante dell’operazione criminale è stata però la strategia di isolamento dell’area, definita tecnicamente “cinturazione“. Per assicurarsi i minuti necessari a svaligiare i magazzini e garantirsi una via di fuga sicura, il gruppo ha disseminato le vie d’accesso alla fabbrica con diversi furgoni e automobili, tutti risultati provento di furto. I mezzi sono stati posizionati di traverso per sbarrare fisicamente la strada alla vigilanza privata e alle gazzelle delle forze dell’ordine in arrivo a sirene spiegate. Questa barriera artificiale ha ottenuto l’effetto sperato dai ladri: i Carabinieri, accorsi sul posto, si sono trovati la strada sbarrata nell’ultimo tratto di accesso alla fabbrica e sono stati costretti ad abbandonare i veicoli di servizio per proseguire a piedi. IL BOTTINO: CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO IN FUMO Il ritardo forzato dei soccorsi ha concesso ai malviventi il tempo di razziare la merce. Il danno economico è ancora in fase di esatta quantificazione, ma i numeri iniziali delineano i contorni di un furto milionario, o quasi. Dallo stabilimento — che vanta una produzione quotidiana di circa 700 unità — sono state portate via tra le 300 e le 400 paia di scarpe griffate. Il valore commerciale complessivo del bottino si aggira tranquillamente sulle centinaia di migliaia di euro. Sul posto stanno ora operando i Carabinieri della Tenenza di Dolo, affiancati dai colleghi del Comando provinciale di Venezia. I militari dell’Arma hanno già provveduto ad acquisire tutte le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza interni ed esterni all’azienda. L’obiettivo degli inquirenti è ricostruire ogni istante del raid, identificare i mezzi usati per la fuga del “commando” e dare un volto ai componenti di una banda che ha dimostrato un livello di organizzazione criminale altissimo. L'articolo Maxi furto da Prada: commando armato assalta lo stabilimento e ruba centinaia di scarpe griffate per svariate migliaia di euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Grazie Milano, è bello venire e trovare questa delinquenza”: Matteo Bassetti va a cena con la moglie, al ritorno trova l’auto svaligiata e i bagagli spariti
Una cena in centro, il ritorno alla macchina, e la scena che a molti milanesi purtroppo suona familiare: bagagliaio svuotato e valigie sparite. È l’episodio raccontato sui social dall’infettivologo Matteo Bassetti, che denuncia di essere stato derubato mentre si trovava in città con la moglie. Secondo quanto riportato da Adnkronos il furto sarebbe avvenuto nella serata di venerdì 13 marzo. Bassetti era arrivato a Milano per una cena nel ristorante dello chef Andrea Aprea e aveva lasciato l’auto parcheggiata in zona Porta Venezia. La sorpresa è arrivata dopo cena, intorno alle 23. Tornando verso la vettura, l’infettivologo, direttore della clinica di Malattie infettive del policlinico San Martino di Genova, ha trovato l’auto aperta e l’interno sottosopra. Dal bagagliaio erano sparite due valigie con vestiti e un paio di scarpe. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da Matteo Bassetti (@matteo.bassetti_official) Il dettaglio più “curioso” riguarda il modo in cui sarebbe avvenuto il furto. La macchina, infatti, non presentava segni di effrazione. Da qui il sospetto di Bassetti: qualcuno potrebbe aver usato un dispositivo elettronico capace di interferire con il sistema di apertura, una sorta di disturbatore che permette di sbloccare le portiere senza lasciare tracce. LA STOCCATA SU MILANO: “DISPIACE, È BENE CHE TUTTI SAPPIANO COME È OGGI LA CITTÀ” A far discutere e ad accendere il dibattito è soprattutto lo sfogo social del medico. “Milano – dice ironicamente-, ci ha riservato questa bellissima sorpresa. Grazie Milano, questa è la sicurezza della città, in pieno centro macchina svaligiata: è bello venire a trovarvi e trovare questa delinquenza. Hanno rubato due valigie, con dentro dei vestiti e un paio di scarpe, la macchina era tutta fuori posto. Probabilmente hanno usato un telecomando che ha aperto l’auto. Quindi attenzione”. Poi l’affondo: “Questa è Milano oggi. Bisogna fare i complimenti a chi la gestisce, a chi gestisce la sicurezza in questa città. Dispiace, è bene che tutti sappiano come è oggi la città”, ovvero – a suo avviso – “una città difficile e piena di delinquenza e brutta gente. Un brutto esempio per il nostro paese”. L'articolo “Grazie Milano, è bello venire e trovare questa delinquenza”: Matteo Bassetti va a cena con la moglie, al ritorno trova l’auto svaligiata e i bagagli spariti proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Reggio Calabria, rubati in ospedale farmaci per malati di cancro ad alto costo: refurtiva da 1,2 milioni di euro
Ladri in azione all’ospedale “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo, Reggio Calabria. Svaligiata la farmacia, per una refurtiva da oltre 1,2 milioni di euro: medicine oncologiche e biologiche, dedicate anche alla chemioterapia dei pazienti in cura per il cancro. Tutti farmaci ad alto costo. I presunti criminali sono stati arrestati per furto aggravato, in esecuzione di una misura cautelare disposta dal giudice delle indagini preliminare del tribunale di Reggio Calabria. Ulteriori dettagli saranno forniti dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe Borrelli, nel corso della conferenza stampa che si terrà alle 12 nella sede del Comando provinciale dei carabinieri di Reggio. L'articolo Reggio Calabria, rubati in ospedale farmaci per malati di cancro ad alto costo: refurtiva da 1,2 milioni di euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ragazzo del ‘Pianoforte rosa’ derubato, si fa avanti una misteriosa donatrice che vuole ricomprargli tutto: “È la compagna di un famoso musicista”
Angelo Santirocco, il “pianista rosa”, ha trovato sul proprio cammino una persona disposta ad aiutarlo. Dopo il furto dell’attrezzatura subìto nelle scorse ore, si è fatta avanti una persona che vuole rimanere anonima. “Voglio aiutare quel giovane pianista, chi ha passione per la musica va incoraggiato. Sempre”, ha dichiarato, come riporta il Messaggero. CHE COSA ERA SUCCESSO Sui social l’artista aveva raccontato: “Ero andato con la mia strumentazione a suonare presso Villa Pamphili e dopo aver parcheggiato il mio furgoncino mi sono allontanato 5/10 minuti per andare a fare il mio solito sopralluogo alla piazza come faccio sempre anche al Parco degli Acquedotti, ma questa volta appena tornato a prendere la mia strumentazione ho trovato la portiera laterale forzata e gran parte della strumentazione rubata”. La tastiera rosa, invece, non era stata toccata. LA DONATRICE ANONIMA Dopo quell’episodio era stata aperta una raccolta fondi dallo stesso Santirocco, che mai si sarebbe immaginato l’intervento provvidenziale di un’altra persona, che gli ha fatto sapere come gli avrebbe donato quel che serviva per ricomprare tutto: “Voglio restare anonima però – ha chiesto – l’aiuto si dà in silenzio: mi ha rattristito molto la notizia del furto a un giovane così appassionato. Deve continuare a suonare“. La benefattrice sarebbe la compagna di una vita di un grande musicista: “Ma davvero? Non posso crederci… Sono felicissimo! È un onore per me entrare in contatto con la signora…”, le parole di Angelo, una volta saputa l’identità della donna. La brutta avventura che gli è capitata, comunque, non gli ha tolto la voglia di continuare ad esibirsi: “Tornerò presto a suonare per il mio pubblico – ha assicurato – sempre, rigorosamente, in parchi e su strada”. L'articolo Ragazzo del ‘Pianoforte rosa’ derubato, si fa avanti una misteriosa donatrice che vuole ricomprargli tutto: “È la compagna di un famoso musicista” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Mi sono allontanato pochi minuti e al ritorno ho trovato la portiera forzata e gran parte della strumentazione rubata”: lo sfogo di Angelo Santirocco, il ragazzo del “Pianoforte rosa”
Angelo Santirocco, il ragazzo che suona il “Pianoforte rosa” a Roma a Villa Pamphili, è stato derubato. Lo ha comunicato lui stesso su Facebook con un video e un post dove spiega la dinamica del furto. “Ciao a Tutti , sono Angelo, il vostro ragazzo che suona il Pianoforte Rosa, purtroppo ieri mattina ero andato con la mia strumentazione a suonare presso Villa Pamphili e dopo aver parcheggiato il mio furgoncino mi sono allontanato 5/10 minuti per andare a fare il mio solito sopralluogo alla piazza come faccio sempre anche al Parco degli Acquedotti, ma questa volta appena tornato a prendere la mia strumentazione ho trovato la portiera laterale forzata e gran parte della strumentazione rubata”, ha spiegato il giovane pianista che nel video ha il suo furgoncino rosa mezzo aperto alle spalle. In mezzo al caso sfortunato, però, c’è un dato positivo: la tastiera non è stata rubata. Insomma, i ladri hanno preferito concentrarsi su tutto il sistema di amplificazione, un danno economico piuttosto notevole. Per questo Santirocco ha aperto una raccolta fondi per cercare di poter ricomprare la sua preziosa strumentazione. “Già svariate persone hanno fatto donazioni – conclude – anche se tutto questo mi sta mettendo paura, cercherò di rafforzare anche la sicurezza della mia strumentazione e del mio veicolo”. > Visualizza questo post su Instagram > > > > > Un post condiviso da ANGELO SANTIROCCO (@pianist_angelo) L'articolo “Mi sono allontanato pochi minuti e al ritorno ho trovato la portiera forzata e gran parte della strumentazione rubata”: lo sfogo di Angelo Santirocco, il ragazzo del “Pianoforte rosa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Furti alla Coin: chiesto l’arresto della cassiera complice di poliziotti e carabinieri. Il “privilegio” catturato in telecamera
Si allarga l’inchiesta sui furti nel punto vendita Coin all’interno della stazione di Roma Termini che coinvolge appartenenti alle forze dell’ordine in servizio nello scalo ferroviario. Delle 44 persone iscritte al registro degli indagati, 21 sono carabinieri e poliziotti e sono accusati di furto aggravato. Al centro del presunto sistema c’è una cassiera, di 40 anni, per la quale la Procura di Roma ha chiesto l’arresto insieme ad altri tre cassieri. La donna, assistita dall’avvocato Carlo Testa Piccolomini, sarà interrogata venerdì 27 febbraio prima della decisione del giudice. A fornire ulteriori dettagli è stata l’edizione romana del Corriere della Sera. Secondo l’accusa, gli uomini in divisa avrebbero scelto per mesi quali capi d’abbigliamento, profumi e borse da portare a casa, consapevoli di poter godere di un trattamento privilegiato: non pagare affatto oppure lasciare solo pochi euro. A consentire il “saccheggio” sarebbe stata proprio la 40enne, ritenuta dagli inquirenti il “vero cuore dell’ingranaggio”. Per tutto il 2024, la cassiera avrebbe atteso che il militare o l’agente di turno le esponesse i “desiderata”, per poi preparare un pacchetto con la merce richiesta e consegnarlo fuori dal negozio – oggi chiuso – al richiedente. Le immagini di videosorveglianza raccolte e messe a disposizione del pm Stefano Opilio nel 2025 sono tra gli elementi ritenuti più rilevanti dall’accusa: mostrerebbero gli appartenenti all’Arma mentre prendono i pacchetti “senza corrispondere denaro”, come si legge in uno dei capi d’imputazione. In tutto sono 45 gli episodi contestati alle forze dell’ordine. Uno risale al 17 ottobre 2024: la donna prende un maglione a collo alto, un cappotto e una pashmina, li mostra a un carabiniere, rimuove le tacche antitaccheggio e glieli porge. Il militare si allontana senza pagare. Il 26 dicembre 2024 un altro carabiniere porta via sette capi d’abbigliamento e una borsa Guess. In cambio, il militare avrebbe lasciato alla cassiera appena 50 euro per l’intero pacchetto. Secondo l’accusa, altri 45 furti sarebbero stati commessi da ulteriori 19 persone – tra commessi di altri negozi o clienti in buoni rapporti con la cassiera – che avrebbero goduto degli stessi favori, pagando la merce pochi euro. Il “sistema” delineato dagli inquirenti attribuisce una duplice responsabilità alle forze dell’ordine: non solo avrebbero sottratto merce al punto vendita, ma avrebbero anche consentito che altri lo facessero, nonostante la loro presenza all’interno della stazione. Non risulta, infatti, che carabinieri o poliziotti abbiano mai segnalato anomalie o effettuato accertamenti su quanto accadeva nel negozio quando era presente la cassiera. Nel telefono della donna sono state trovate diverse chat WhatsApp tra lei e alcuni militari e agenti. Il contenuto dei messaggi è al momento ignoto, ma secondo gli inquirenti rivelerebbe rapporti amichevoli. Come già raccontato dal ilfattoquotidiano.it, i numeri fotografano l’entità delle perdite. Nel 2024 nel bilancio del punto vendita compare un “buco” di 300mila euro, in gran parte dovuto alla sparizione di capi mai pagati. L’ammanco relativo ai profumi è pari a 45mila euro. In un normale punto vendita è fisiologico che sparisca tra il 2 e il 3% della merce. Alla Coin interna alla stazione Termini la percentuale aveva raggiunto il 10,8%. Un dato che ha spinto l’azienda a ingaggiare una società privata per installare telecamere dentro e fuori dal negozio, così da fare luce sulle sparizioni. L'articolo Furti alla Coin: chiesto l’arresto della cassiera complice di poliziotti e carabinieri. Il “privilegio” catturato in telecamera proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ventuno poliziotti e carabinieri indagati per “furti sistematici” in un negozio di Roma Termini
Borse, cappelli, giacche, intimo, cosmetici, profumi. È il classico bottino dei taccheggiatori. Sorprende di più che chi se ne andava con la refurtiva dalla Coin della stazione Termini, a Roma, fossero un dirigente della Polfer, commissari, un ispettore e altri agenti di gradi diversi e anche 12 carabinieri. È questo lo scenario ricostruito nell’inchiesta coordinata dal pubblico ministero Stefano Opilio, che vede indagate complessivamente 44 persone per furti sistematici ai danni di attività commerciali dell’area, in particolare del punto vendita della catena di via Giolitti. Tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti, 21 persone in totale, sono poliziotti o militari dell’Arma: ci sono un primo dirigente della Polfer, due commissari, un ispettore, un assistente capo, un vice sovrintendente, un assistente capo coordinatore, un sovrintendente capo e un agente. Tra i carabinieri invece un brigadiere, diversi vice brigadieri e appuntati scelti in servizio presso lo scalo ferroviario. L’indagine è partita da un ammanco di 184mila euro emerso dall’inventario del 2024. Una cifra che corrisponde al 10,8% del fatturato, ben oltre la soglia fisiologica del 2-3% di merce che ogni anno sparisce dagli scaffali in altri punti vendita. Uno scarto ritenuto anomalo, tale da imporre l’installazione di telecamere e l’avvio di accertamenti affidati a una società investigativa privata. Secondo quanto ricostruito, il meccanismo sarebbe stato semplice e ripetuto nel tempo. Al centro del sistema una cassiera della Coin, indicata come il “cuore” dell’organizzazione. La donna avrebbe messo da parte la merce, nascondendola in un armadio vicino alla propria postazione. Dopo aver rimosso le placche antitaccheggio, preparava le buste. Quando si presentavano i militari, i sacchetti venivano consegnati direttamente nelle loro mani. All’interno, capi di vario genere: borse, cappelli, giacche, intimo, cosmetici e profumi. Non si sarebbe mai trattato di colpi eclatanti. L’astuzia, secondo gli inquirenti, stava proprio nella costruzione di un sistema che non desse nell’occhio e garantisse sottrazioni costanti, apparentemente facili da occultare. Piccoli prelievi quotidiani che, nel tempo, hanno prodotto un buco da centinaia di migliaia di euro. L’inchiesta, tuttavia, non riguarda solo uomini in divisa. Tra i 44 indagati figurano anche venti dipendenti di negozi vicini, tutti sorpresi a fare acquisti alla Coin con lo stesso metodo e con la complicità della medesima cassiera. L'articolo Ventuno poliziotti e carabinieri indagati per “furti sistematici” in un negozio di Roma Termini proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Bologna, furto nella basilica di San Luca: rubati gioielli dall’icona della Madonna. Indagini su un guanto, al vaglio i video
Nella notte tra il 17 e il 18 febbraio, degli ignoti si sono introdotti nella basilica della Beata Vergine di San Luca, sul colle della Guardia di Bologna, e hanno infranto il vetro protettivo della Sacra Immagine della Madonna per sottrarre alcuni gioielli donati dai fedeli nel corso dei secoli. Il colpo è avvenuto approfittando di un cantiere aperto sul lato destro del santuario e con il sistema di allarme temporaneamente disattivato per lavori in corso. Secondo quanto riferito dall’arcidiocesi di Bologna, i malviventi hanno fatto intrusione nel luogo sacro per “sottrarre alcuni preziosi dalla lastra argentata che lascia scoperti i volti della Madonna e del Bambino Gesù”. Le forze dell’ordine, avvisate immediatamente, sono intervenute intorno alle 6 del mattino e hanno avviato le indagini. La polizia scientifica ha repertato un guanto, elemento che potrebbe rivelarsi utile per identificare i responsabili. Il rettore del santuario, monsignor Remo Resca, ha confermato il furto e il danno alla teca: “In questo momento, nel mio cuore, prevale la consolazione: l’immagine della Madonna, è integra. Questa mattina abbiamo trovato il vetro rotto, la porta spaccata. Il nostro cuore si è spaccato”. Secondo una prima ricostruzione, i ladri avrebbero rubato “gioielli che le persone, nel tempo, hanno donato alla Madonna. Una decina di monili – spiega Resca – strano che non abbiano portato via tutto, forse sono stati scoperti, visti disturbati”. Tra gli oggetti sottratti figura anche un anello donato da don Giovanni Nicolini, morto nel 2024. L’intrusione sarebbe stata facilitata dalla presenza dei ponteggi del cantiere e dalla momentanea disattivazione del sistema di allarme. “Qui c’è anche la ditta che si occupa dell’impianto: ci hanno detto che veniva messo a posto, il furto è avvenuto proprio in questi giorni”, ha aggiunto il reverendo. Le immagini delle telecamere interne sono ora al vaglio degli investigatori. La reazione della Chiesa bolognese è stata immediata. “Come popolo bolognese siamo profondamente scossi e feriti per l’oltraggio a quanto di più caro ci accomuna, la Vergine Maria, venerata da nove secoli nella Sacra Icona”, si legge nella nota dell’arcidiocesi guidata dal cardinale Matteo Zuppi. E ancora: “All’inizio del cammino quaresimale, ci stringiamo a Lei come a nostra Madre ferita, e ci affidiamo con rinnovato affetto”. Anche il sindaco Matteo Lepore ha espresso solidarietà alla comunità religiosa, definendo il furto “un’azione che offende tutta la comunità bolognese”, ricordando che “la Madonna di San Luca rappresenta da secoli un simbolo identitario della nostra città, spirituale e culturale”. Il primo cittadino ha inoltre riferito di aver sentito personalmente il cardinale Zuppi per manifestare “la nostra solidarietà e la più ampia disponibilità a fare quello che potrà essere utile per il Santuario”. Il furto avvenuto in queste ore richiama un precedente analogo. Il 19 febbraio 2015, esattamente undici anni fa, un ladro rubò un’icona in argento dell’Ottocento raffigurante la Madonna di San Luca, collocata sotto l’immagine antica. In quell’occasione, durante la fuga, l’uomo colpì con un pugno l’allora rettore della basilica e spinse una suora, prima di essere arrestato dalla polizia mentre scendeva in bicicletta dal colle. L'articolo Bologna, furto nella basilica di San Luca: rubati gioielli dall’icona della Madonna. Indagini su un guanto, al vaglio i video proviene da Il Fatto Quotidiano.
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“Qualcuno ha appena provato a strapparmi la borsa, dovevate vedere la sua faccia”: Jonathan Owens, marito di Simone Biles, racconta il tentato furto a Milano
Il borseggiatore si era avvicinato al bersaglio per tentare la solita mossa, ma stavolta il colpo non è andato a segno perché non si trattava di un passante qualunque ma di un campione di football americano che è abituato alla velocità, alla forza e alla reazione immediata. E che, a quanto pare, aveva sentito parlare di Milano come di una città in cui bisogna stare attenti. Nei giorni delle Olimpiadi invernali, Simone Biles, leggenda mondiale della ginnastica artistica, e suo marito Jonathan Owens, giocatore dei Chicago Bears, hanno subìto un tentativo di furto mentre facevano shopping. “Non ci credo che qualcuno ha appena provato a strapparmi la borsa dello shopping a Milano! Per abitudine ce l’avevo legata intorno alla mano, quindi non è riuscito a prenderla ed è scappato di corsa immediatamente… ma è stata comunque folle“, ha scritto l’atleta NFL su X. Il defensive back dei Bears, però, non si è fatto trovare impreparato: “Non c’era modo che riuscisse a levarmela dalla mano. Ho visto troppi video su TikTok di robe del genere”. Finendo per prendere in giro il malvivente: “Le braccia si muovevano più veloci delle gambe. Avresti dovuto vedere la sua faccia quando si è reso conto che mi ero girato e non riusciva a prenderla“. La sua compagna Simone Biles, sette volte medaglia d’oro olimpica, è in città per vivere da spettatrice i Giochi, dopo aver attraversato personalmente momenti di enorme pressione alle Olimpiadi di Tokyo 2021, quando rinunciò alla prova individuale dopo un errore nel volteggio nella competizione a squadre. Nei giorni scorsi era presente alla Ice Skating Arena, assistendo alle gare e al crollo agonistico del pattinatore Ilia Malinin. L'articolo “Qualcuno ha appena provato a strapparmi la borsa, dovevate vedere la sua faccia”: Jonathan Owens, marito di Simone Biles, racconta il tentato furto a Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Ladri d’appartamento credono di rubare pietre preziose, invece sono calcoli renali
Come nel Vecchio West, questi cercatori d’oro erano pronti a frugare ovunque pur di trovare una preziosa pepita da portare via: solo che questa volta il bottino non arrivava da un fiume del Klondike. Dei ladri hanno messo a soqquadro un’abitazione in cerca di denaro e oggetti preziosi, ma alla fine sono fuggiti con una scatolina contenente due presunte pietre preziose che, in realtà, erano semplicemente calcoli renali. È accaduto a Pordenone, nella casa dell’ex vicedirettore del Messaggero Veneto, Giuseppe Ragogna, che ha denunciato l’episodio alle forze dell’ordine. La vicenda è stata riportata dallo stesso giornale friulano: secondo una prima ricostruzione, i malviventi sarebbero entrati nell’appartamento passando dal terrazzino. Una volta all’interno, avrebbero messo a soqquadro l’intera abitazione, rovistando in ogni stanza alla ricerca di contanti o beni di valore. Il bottino, però, si è rivelato ben diverso dalle aspettative. “L’unica cosa che hanno trovato sono state alcune monete e banconote — dollari, sterline — che conservavo dai miei viaggi, ma non saranno stati più di 150 euro”, ha raccontato Ragogna. Non trovando oggetti preziosi, i ladri si sono probabilmente lasciati ingannare da una piccola scatola custodita nell’appartamento. All’interno vi erano due piccoli calcoli renali, recentemente sottoposti ad analisi mediche, ma evidentemente scambiati per qualcosa di valore. “Conservavo, in una scatolina, i calcoli renali che avevo appena fatto analizzare. Devono aver pensato che avessero un qualche valore”, ha spiegato la vittima del furto. L’episodio è stato denunciato alle forze dell’ordine, che hanno avviato gli accertamenti per risalire ai responsabili del furto. Foto d’archivio L'articolo Ladri d’appartamento credono di rubare pietre preziose, invece sono calcoli renali proviene da Il Fatto Quotidiano.
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