Un “commando” di almeno sei persone, un ingresso sfondato utilizzando dei
veicoli come ariete e una barriera di furgoni rubati posizionati di traverso per
bloccare le strade. È la sequenza dell’assalto avvenuto intorno alle 4.00 di
oggi allo stabilimento Prada di Dolo, in provincia di Venezia. Un’incursione
pianificata che ha impedito l’intervento tempestivo delle forze dell’ordine. Il
bottino del furto? Non il contenuto delle casseforti, bensì le preziose
calzature griffate pronte per essere immesse nel mercato del lusso.
LA DINAMICA: AUTO-ARIETE E BARRICATE PER BLOCCARE LA POLIZIA
Tutto si è consumato intorno alle 4:00 di questa mattina. Secondo le prime
ricostruzioni fornite dagli investigatori, una banda composta da almeno sei o
sette malviventi è entrata in azione sfondando l’ingresso principale dello
stabilimento utilizzando dei veicoli come ariete. L’aspetto più eclatante
dell’operazione criminale è stata però la strategia di isolamento dell’area,
definita tecnicamente “cinturazione“. Per assicurarsi i minuti necessari a
svaligiare i magazzini e garantirsi una via di fuga sicura, il gruppo ha
disseminato le vie d’accesso alla fabbrica con diversi furgoni e automobili,
tutti risultati provento di furto. I mezzi sono stati posizionati di traverso
per sbarrare fisicamente la strada alla vigilanza privata e alle gazzelle delle
forze dell’ordine in arrivo a sirene spiegate. Questa barriera artificiale ha
ottenuto l’effetto sperato dai ladri: i Carabinieri, accorsi sul posto, si sono
trovati la strada sbarrata nell’ultimo tratto di accesso alla fabbrica e sono
stati costretti ad abbandonare i veicoli di servizio per proseguire a piedi.
IL BOTTINO: CENTINAIA DI MIGLIAIA DI EURO IN FUMO
Il ritardo forzato dei soccorsi ha concesso ai malviventi il tempo di razziare
la merce. Il danno economico è ancora in fase di esatta quantificazione, ma i
numeri iniziali delineano i contorni di un furto milionario, o quasi. Dallo
stabilimento — che vanta una produzione quotidiana di circa 700 unità — sono
state portate via tra le 300 e le 400 paia di scarpe griffate. Il valore
commerciale complessivo del bottino si aggira tranquillamente sulle centinaia di
migliaia di euro.
Sul posto stanno ora operando i Carabinieri della Tenenza di Dolo, affiancati
dai colleghi del Comando provinciale di Venezia. I militari dell’Arma hanno già
provveduto ad acquisire tutte le immagini registrate dai sistemi di
videosorveglianza interni ed esterni all’azienda. L’obiettivo degli inquirenti è
ricostruire ogni istante del raid, identificare i mezzi usati per la fuga del
“commando” e dare un volto ai componenti di una banda che ha dimostrato un
livello di organizzazione criminale altissimo.
L'articolo Maxi furto da Prada: commando armato assalta lo stabilimento e ruba
centinaia di scarpe griffate per svariate migliaia di euro proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Tag - Furto
Una cena in centro, il ritorno alla macchina, e la scena che a molti milanesi
purtroppo suona familiare: bagagliaio svuotato e valigie sparite. È l’episodio
raccontato sui social dall’infettivologo Matteo Bassetti, che denuncia di essere
stato derubato mentre si trovava in città con la moglie. Secondo quanto
riportato da Adnkronos il furto sarebbe avvenuto nella serata di venerdì 13
marzo. Bassetti era arrivato a Milano per una cena nel ristorante dello chef
Andrea Aprea e aveva lasciato l’auto parcheggiata in zona Porta Venezia. La
sorpresa è arrivata dopo cena, intorno alle 23. Tornando verso la vettura,
l’infettivologo, direttore della clinica di Malattie infettive del policlinico
San Martino di Genova, ha trovato l’auto aperta e l’interno sottosopra. Dal
bagagliaio erano sparite due valigie con vestiti e un paio di scarpe.
> Visualizza questo post su Instagram
>
>
>
>
> Un post condiviso da Matteo Bassetti (@matteo.bassetti_official)
Il dettaglio più “curioso” riguarda il modo in cui sarebbe avvenuto il furto. La
macchina, infatti, non presentava segni di effrazione. Da qui il sospetto di
Bassetti: qualcuno potrebbe aver usato un dispositivo elettronico capace di
interferire con il sistema di apertura, una sorta di disturbatore che permette
di sbloccare le portiere senza lasciare tracce.
LA STOCCATA SU MILANO: “DISPIACE, È BENE CHE TUTTI SAPPIANO COME È OGGI LA
CITTÀ”
A far discutere e ad accendere il dibattito è soprattutto lo sfogo social del
medico. “Milano – dice ironicamente-, ci ha riservato questa bellissima
sorpresa. Grazie Milano, questa è la sicurezza della città, in pieno centro
macchina svaligiata: è bello venire a trovarvi e trovare questa delinquenza.
Hanno rubato due valigie, con dentro dei vestiti e un paio di scarpe, la
macchina era tutta fuori posto. Probabilmente hanno usato un telecomando che ha
aperto l’auto. Quindi attenzione”. Poi l’affondo: “Questa è Milano oggi. Bisogna
fare i complimenti a chi la gestisce, a chi gestisce la sicurezza in questa
città. Dispiace, è bene che tutti sappiano come è oggi la città”, ovvero – a suo
avviso – “una città difficile e piena di delinquenza e brutta gente. Un brutto
esempio per il nostro paese”.
L'articolo “Grazie Milano, è bello venire e trovare questa delinquenza”: Matteo
Bassetti va a cena con la moglie, al ritorno trova l’auto svaligiata e i bagagli
spariti proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ladri in azione all’ospedale “Tiberio Evoli” di Melito Porto Salvo, Reggio
Calabria. Svaligiata la farmacia, per una refurtiva da oltre 1,2 milioni di
euro: medicine oncologiche e biologiche, dedicate anche alla chemioterapia dei
pazienti in cura per il cancro. Tutti farmaci ad alto costo. I presunti
criminali sono stati arrestati per furto aggravato, in esecuzione di una misura
cautelare disposta dal giudice delle indagini preliminare del tribunale di
Reggio Calabria.
Ulteriori dettagli saranno forniti dal procuratore di Reggio Calabria, Giuseppe
Borrelli, nel corso della conferenza stampa che si terrà alle 12 nella sede del
Comando provinciale dei carabinieri di Reggio.
L'articolo Reggio Calabria, rubati in ospedale farmaci per malati di cancro ad
alto costo: refurtiva da 1,2 milioni di euro proviene da Il Fatto Quotidiano.
Angelo Santirocco, il “pianista rosa”, ha trovato sul proprio cammino una
persona disposta ad aiutarlo. Dopo il furto dell’attrezzatura subìto nelle
scorse ore, si è fatta avanti una persona che vuole rimanere anonima. “Voglio
aiutare quel giovane pianista, chi ha passione per la musica va incoraggiato.
Sempre”, ha dichiarato, come riporta il Messaggero.
CHE COSA ERA SUCCESSO
Sui social l’artista aveva raccontato: “Ero andato con la mia strumentazione a
suonare presso Villa Pamphili e dopo aver parcheggiato il mio furgoncino mi sono
allontanato 5/10 minuti per andare a fare il mio solito sopralluogo alla piazza
come faccio sempre anche al Parco degli Acquedotti, ma questa volta appena
tornato a prendere la mia strumentazione ho trovato la portiera laterale forzata
e gran parte della strumentazione rubata”. La tastiera rosa, invece, non era
stata toccata.
LA DONATRICE ANONIMA
Dopo quell’episodio era stata aperta una raccolta fondi dallo stesso Santirocco,
che mai si sarebbe immaginato l’intervento provvidenziale di un’altra persona,
che gli ha fatto sapere come gli avrebbe donato quel che serviva per ricomprare
tutto: “Voglio restare anonima però – ha chiesto – l’aiuto si dà in silenzio: mi
ha rattristito molto la notizia del furto a un giovane così appassionato. Deve
continuare a suonare“. La benefattrice sarebbe la compagna di una vita di un
grande musicista: “Ma davvero? Non posso crederci… Sono felicissimo! È un onore
per me entrare in contatto con la signora…”, le parole di Angelo, una volta
saputa l’identità della donna. La brutta avventura che gli è capitata, comunque,
non gli ha tolto la voglia di continuare ad esibirsi: “Tornerò presto a suonare
per il mio pubblico – ha assicurato – sempre, rigorosamente, in parchi e su
strada”.
L'articolo Ragazzo del ‘Pianoforte rosa’ derubato, si fa avanti una misteriosa
donatrice che vuole ricomprargli tutto: “È la compagna di un famoso musicista”
proviene da Il Fatto Quotidiano.
Angelo Santirocco, il ragazzo che suona il “Pianoforte rosa” a Roma a Villa
Pamphili, è stato derubato. Lo ha comunicato lui stesso su Facebook con un video
e un post dove spiega la dinamica del furto. “Ciao a Tutti , sono Angelo, il
vostro ragazzo che suona il Pianoforte Rosa, purtroppo ieri mattina ero andato
con la mia strumentazione a suonare presso Villa Pamphili e dopo aver
parcheggiato il mio furgoncino mi sono allontanato 5/10 minuti per andare a fare
il mio solito sopralluogo alla piazza come faccio sempre anche al Parco degli
Acquedotti, ma questa volta appena tornato a prendere la mia strumentazione ho
trovato la portiera laterale forzata e gran parte della strumentazione rubata”,
ha spiegato il giovane pianista che nel video ha il suo furgoncino rosa mezzo
aperto alle spalle. In mezzo al caso sfortunato, però, c’è un dato positivo: la
tastiera non è stata rubata.
Insomma, i ladri hanno preferito concentrarsi su tutto il sistema di
amplificazione, un danno economico piuttosto notevole. Per questo Santirocco ha
aperto una raccolta fondi per cercare di poter ricomprare la sua preziosa
strumentazione. “Già svariate persone hanno fatto donazioni – conclude – anche
se tutto questo mi sta mettendo paura, cercherò di rafforzare anche la sicurezza
della mia strumentazione e del mio veicolo”.
> Visualizza questo post su Instagram
>
>
>
>
> Un post condiviso da ANGELO SANTIROCCO (@pianist_angelo)
L'articolo “Mi sono allontanato pochi minuti e al ritorno ho trovato la portiera
forzata e gran parte della strumentazione rubata”: lo sfogo di Angelo
Santirocco, il ragazzo del “Pianoforte rosa” proviene da Il Fatto Quotidiano.
Si allarga l’inchiesta sui furti nel punto vendita Coin all’interno della
stazione di Roma Termini che coinvolge appartenenti alle forze dell’ordine in
servizio nello scalo ferroviario. Delle 44 persone iscritte al registro degli
indagati, 21 sono carabinieri e poliziotti e sono accusati di furto aggravato.
Al centro del presunto sistema c’è una cassiera, di 40 anni, per la quale la
Procura di Roma ha chiesto l’arresto insieme ad altri tre cassieri. La donna,
assistita dall’avvocato Carlo Testa Piccolomini, sarà interrogata venerdì 27
febbraio prima della decisione del giudice.
A fornire ulteriori dettagli è stata l’edizione romana del Corriere della Sera.
Secondo l’accusa, gli uomini in divisa avrebbero scelto per mesi quali capi
d’abbigliamento, profumi e borse da portare a casa, consapevoli di poter godere
di un trattamento privilegiato: non pagare affatto oppure lasciare solo pochi
euro. A consentire il “saccheggio” sarebbe stata proprio la 40enne, ritenuta
dagli inquirenti il “vero cuore dell’ingranaggio”. Per tutto il 2024, la
cassiera avrebbe atteso che il militare o l’agente di turno le esponesse i
“desiderata”, per poi preparare un pacchetto con la merce richiesta e
consegnarlo fuori dal negozio – oggi chiuso – al richiedente.
Le immagini di videosorveglianza raccolte e messe a disposizione del pm Stefano
Opilio nel 2025 sono tra gli elementi ritenuti più rilevanti dall’accusa:
mostrerebbero gli appartenenti all’Arma mentre prendono i pacchetti “senza
corrispondere denaro”, come si legge in uno dei capi d’imputazione. In tutto
sono 45 gli episodi contestati alle forze dell’ordine. Uno risale al 17 ottobre
2024: la donna prende un maglione a collo alto, un cappotto e una pashmina, li
mostra a un carabiniere, rimuove le tacche antitaccheggio e glieli porge. Il
militare si allontana senza pagare. Il 26 dicembre 2024 un altro carabiniere
porta via sette capi d’abbigliamento e una borsa Guess. In cambio, il militare
avrebbe lasciato alla cassiera appena 50 euro per l’intero pacchetto.
Secondo l’accusa, altri 45 furti sarebbero stati commessi da ulteriori 19
persone – tra commessi di altri negozi o clienti in buoni rapporti con la
cassiera – che avrebbero goduto degli stessi favori, pagando la merce pochi
euro. Il “sistema” delineato dagli inquirenti attribuisce una duplice
responsabilità alle forze dell’ordine: non solo avrebbero sottratto merce al
punto vendita, ma avrebbero anche consentito che altri lo facessero, nonostante
la loro presenza all’interno della stazione. Non risulta, infatti, che
carabinieri o poliziotti abbiano mai segnalato anomalie o effettuato
accertamenti su quanto accadeva nel negozio quando era presente la cassiera. Nel
telefono della donna sono state trovate diverse chat WhatsApp tra lei e alcuni
militari e agenti. Il contenuto dei messaggi è al momento ignoto, ma secondo gli
inquirenti rivelerebbe rapporti amichevoli.
Come già raccontato dal ilfattoquotidiano.it, i numeri fotografano l’entità
delle perdite. Nel 2024 nel bilancio del punto vendita compare un “buco” di
300mila euro, in gran parte dovuto alla sparizione di capi mai pagati. L’ammanco
relativo ai profumi è pari a 45mila euro. In un normale punto vendita è
fisiologico che sparisca tra il 2 e il 3% della merce. Alla Coin interna alla
stazione Termini la percentuale aveva raggiunto il 10,8%. Un dato che ha spinto
l’azienda a ingaggiare una società privata per installare telecamere dentro e
fuori dal negozio, così da fare luce sulle sparizioni.
L'articolo Furti alla Coin: chiesto l’arresto della cassiera complice di
poliziotti e carabinieri. Il “privilegio” catturato in telecamera proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Borse, cappelli, giacche, intimo, cosmetici, profumi. È il classico bottino dei
taccheggiatori. Sorprende di più che chi se ne andava con la refurtiva dalla
Coin della stazione Termini, a Roma, fossero un dirigente della Polfer,
commissari, un ispettore e altri agenti di gradi diversi e anche 12 carabinieri.
È questo lo scenario ricostruito nell’inchiesta coordinata dal pubblico
ministero Stefano Opilio, che vede indagate complessivamente 44 persone per
furti sistematici ai danni di attività commerciali dell’area, in particolare del
punto vendita della catena di via Giolitti.
Tutti gli appartenenti alle forze dell’ordine coinvolti, 21 persone in totale,
sono poliziotti o militari dell’Arma: ci sono un primo dirigente della Polfer,
due commissari, un ispettore, un assistente capo, un vice sovrintendente, un
assistente capo coordinatore, un sovrintendente capo e un agente. Tra i
carabinieri invece un brigadiere, diversi vice brigadieri e appuntati scelti in
servizio presso lo scalo ferroviario.
L’indagine è partita da un ammanco di 184mila euro emerso dall’inventario del
2024. Una cifra che corrisponde al 10,8% del fatturato, ben oltre la soglia
fisiologica del 2-3% di merce che ogni anno sparisce dagli scaffali in altri
punti vendita. Uno scarto ritenuto anomalo, tale da imporre l’installazione di
telecamere e l’avvio di accertamenti affidati a una società investigativa
privata. Secondo quanto ricostruito, il meccanismo sarebbe stato semplice e
ripetuto nel tempo.
Al centro del sistema una cassiera della Coin, indicata come il “cuore”
dell’organizzazione. La donna avrebbe messo da parte la merce, nascondendola in
un armadio vicino alla propria postazione. Dopo aver rimosso le placche
antitaccheggio, preparava le buste. Quando si presentavano i militari, i
sacchetti venivano consegnati direttamente nelle loro mani. All’interno, capi di
vario genere: borse, cappelli, giacche, intimo, cosmetici e profumi.
Non si sarebbe mai trattato di colpi eclatanti. L’astuzia, secondo gli
inquirenti, stava proprio nella costruzione di un sistema che non desse
nell’occhio e garantisse sottrazioni costanti, apparentemente facili da
occultare. Piccoli prelievi quotidiani che, nel tempo, hanno prodotto un buco da
centinaia di migliaia di euro. L’inchiesta, tuttavia, non riguarda solo uomini
in divisa. Tra i 44 indagati figurano anche venti dipendenti di negozi vicini,
tutti sorpresi a fare acquisti alla Coin con lo stesso metodo e con la
complicità della medesima cassiera.
L'articolo Ventuno poliziotti e carabinieri indagati per “furti sistematici” in
un negozio di Roma Termini proviene da Il Fatto Quotidiano.
Nella notte tra il 17 e il 18 febbraio, degli ignoti si sono introdotti nella
basilica della Beata Vergine di San Luca, sul colle della Guardia di Bologna, e
hanno infranto il vetro protettivo della Sacra Immagine della Madonna per
sottrarre alcuni gioielli donati dai fedeli nel corso dei secoli. Il colpo è
avvenuto approfittando di un cantiere aperto sul lato destro del santuario e con
il sistema di allarme temporaneamente disattivato per lavori in corso.
Secondo quanto riferito dall’arcidiocesi di Bologna, i malviventi hanno fatto
intrusione nel luogo sacro per “sottrarre alcuni preziosi dalla lastra argentata
che lascia scoperti i volti della Madonna e del Bambino Gesù”. Le forze
dell’ordine, avvisate immediatamente, sono intervenute intorno alle 6 del
mattino e hanno avviato le indagini. La polizia scientifica ha repertato un
guanto, elemento che potrebbe rivelarsi utile per identificare i responsabili.
Il rettore del santuario, monsignor Remo Resca, ha confermato il furto e il
danno alla teca: “In questo momento, nel mio cuore, prevale la consolazione:
l’immagine della Madonna, è integra. Questa mattina abbiamo trovato il vetro
rotto, la porta spaccata. Il nostro cuore si è spaccato”. Secondo una prima
ricostruzione, i ladri avrebbero rubato “gioielli che le persone, nel tempo,
hanno donato alla Madonna. Una decina di monili – spiega Resca – strano che non
abbiano portato via tutto, forse sono stati scoperti, visti disturbati”. Tra gli
oggetti sottratti figura anche un anello donato da don Giovanni Nicolini, morto
nel 2024.
L’intrusione sarebbe stata facilitata dalla presenza dei ponteggi del cantiere e
dalla momentanea disattivazione del sistema di allarme. “Qui c’è anche la ditta
che si occupa dell’impianto: ci hanno detto che veniva messo a posto, il furto è
avvenuto proprio in questi giorni”, ha aggiunto il reverendo. Le immagini delle
telecamere interne sono ora al vaglio degli investigatori.
La reazione della Chiesa bolognese è stata immediata. “Come popolo bolognese
siamo profondamente scossi e feriti per l’oltraggio a quanto di più caro ci
accomuna, la Vergine Maria, venerata da nove secoli nella Sacra Icona”, si legge
nella nota dell’arcidiocesi guidata dal cardinale Matteo Zuppi. E ancora:
“All’inizio del cammino quaresimale, ci stringiamo a Lei come a nostra Madre
ferita, e ci affidiamo con rinnovato affetto”.
Anche il sindaco Matteo Lepore ha espresso solidarietà alla comunità religiosa,
definendo il furto “un’azione che offende tutta la comunità bolognese”,
ricordando che “la Madonna di San Luca rappresenta da secoli un simbolo
identitario della nostra città, spirituale e culturale”. Il primo cittadino ha
inoltre riferito di aver sentito personalmente il cardinale Zuppi per
manifestare “la nostra solidarietà e la più ampia disponibilità a fare quello
che potrà essere utile per il Santuario”.
Il furto avvenuto in queste ore richiama un precedente analogo. Il 19 febbraio
2015, esattamente undici anni fa, un ladro rubò un’icona in argento
dell’Ottocento raffigurante la Madonna di San Luca, collocata sotto l’immagine
antica. In quell’occasione, durante la fuga, l’uomo colpì con un pugno l’allora
rettore della basilica e spinse una suora, prima di essere arrestato dalla
polizia mentre scendeva in bicicletta dal colle.
L'articolo Bologna, furto nella basilica di San Luca: rubati gioielli dall’icona
della Madonna. Indagini su un guanto, al vaglio i video proviene da Il Fatto
Quotidiano.
Il borseggiatore si era avvicinato al bersaglio per tentare la solita mossa, ma
stavolta il colpo non è andato a segno perché non si trattava di un passante
qualunque ma di un campione di football americano che è abituato alla velocità,
alla forza e alla reazione immediata. E che, a quanto pare, aveva sentito
parlare di Milano come di una città in cui bisogna stare attenti. Nei giorni
delle Olimpiadi invernali, Simone Biles, leggenda mondiale della ginnastica
artistica, e suo marito Jonathan Owens, giocatore dei Chicago Bears, hanno
subìto un tentativo di furto mentre facevano shopping.
“Non ci credo che qualcuno ha appena provato a strapparmi la borsa dello
shopping a Milano! Per abitudine ce l’avevo legata intorno alla mano, quindi non
è riuscito a prenderla ed è scappato di corsa immediatamente… ma è stata
comunque folle“, ha scritto l’atleta NFL su X. Il defensive back dei Bears,
però, non si è fatto trovare impreparato: “Non c’era modo che riuscisse a
levarmela dalla mano. Ho visto troppi video su TikTok di robe del genere”.
Finendo per prendere in giro il malvivente: “Le braccia si muovevano più veloci
delle gambe. Avresti dovuto vedere la sua faccia quando si è reso conto che mi
ero girato e non riusciva a prenderla“.
La sua compagna Simone Biles, sette volte medaglia d’oro olimpica, è in città
per vivere da spettatrice i Giochi, dopo aver attraversato personalmente momenti
di enorme pressione alle Olimpiadi di Tokyo 2021, quando rinunciò alla prova
individuale dopo un errore nel volteggio nella competizione a squadre. Nei
giorni scorsi era presente alla Ice Skating Arena, assistendo alle gare e al
crollo agonistico del pattinatore Ilia Malinin.
L'articolo “Qualcuno ha appena provato a strapparmi la borsa, dovevate vedere la
sua faccia”: Jonathan Owens, marito di Simone Biles, racconta il tentato furto a
Milano proviene da Il Fatto Quotidiano.
Come nel Vecchio West, questi cercatori d’oro erano pronti a frugare ovunque pur
di trovare una preziosa pepita da portare via: solo che questa volta il bottino
non arrivava da un fiume del Klondike. Dei ladri hanno messo a soqquadro
un’abitazione in cerca di denaro e oggetti preziosi, ma alla fine sono fuggiti
con una scatolina contenente due presunte pietre preziose che, in realtà, erano
semplicemente calcoli renali. È accaduto a Pordenone, nella casa dell’ex
vicedirettore del Messaggero Veneto, Giuseppe Ragogna, che ha denunciato
l’episodio alle forze dell’ordine. La vicenda è stata riportata dallo stesso
giornale friulano: secondo una prima ricostruzione, i malviventi sarebbero
entrati nell’appartamento passando dal terrazzino. Una volta all’interno,
avrebbero messo a soqquadro l’intera abitazione, rovistando in ogni stanza alla
ricerca di contanti o beni di valore.
Il bottino, però, si è rivelato ben diverso dalle aspettative. “L’unica cosa che
hanno trovato sono state alcune monete e banconote — dollari, sterline — che
conservavo dai miei viaggi, ma non saranno stati più di 150 euro”, ha raccontato
Ragogna. Non trovando oggetti preziosi, i ladri si sono probabilmente lasciati
ingannare da una piccola scatola custodita nell’appartamento. All’interno vi
erano due piccoli calcoli renali, recentemente sottoposti ad analisi mediche, ma
evidentemente scambiati per qualcosa di valore. “Conservavo, in una scatolina, i
calcoli renali che avevo appena fatto analizzare. Devono aver pensato che
avessero un qualche valore”, ha spiegato la vittima del furto. L’episodio è
stato denunciato alle forze dell’ordine, che hanno avviato gli accertamenti per
risalire ai responsabili del furto.
Foto d’archivio
L'articolo Ladri d’appartamento credono di rubare pietre preziose, invece sono
calcoli renali proviene da Il Fatto Quotidiano.