Rocío Muñoz Morales, in una internista a Vanity Fair in occasione del lancio del
libro “La vita adesso”, ha parlato dell’ormai nota separazione dal marito Raoul
Bova, in seguito alla diffusione degli audio e dei messaggi intercorsi tra
l’attore e Martina Ceretti. Il tutto è stato riferito da Fabrizio Corona a
“Falsissimo”.
“Siamo stati una famiglia fino alla scorsa estate, fino al momento in cui il
mondo mi è caduto addosso – ha affermato -. Stavamo insieme da 14 anni e, come
ogni coppia, abbiamo avuto discese e salite. Ma niente poteva farmi immaginare
quello che sarebbe accaduto. Mai dubitato della fedeltà di Raoul. I tradimenti?
Non per me, che sono un po’ bacchettona. Non giudico le coppie aperte, ma la
nostra di sicuro non lo era. I messaggi li ho scoperti come li avete scoperti
voi. Non ne ho mai saputo niente”.
Cosa è successo dopo con Bova? “Non ho mai avuto rabbia nei suoi confronti,
neanche all’inizio. Ero delusa oltre ogni aggettivo, perennemente incredula,
eppure, e può suonare strano, non ce l’ho fatta ad arrabbiarmi. Non so
spiegarlo, però dal minuto zero ho capito che il mio unico compito era
proteggere le figlie, e ho concentrato lì tutte le forze”.
E ancora: “I fatti in sé mi hanno molto ferita, però forse di più la gestione
del dopo. Tante persone avrebbero dovuto restare al loro posto rispettando la
privacy e soprattutto due minori. Io mi sono chiusa nel silenzio non perché
sentissi il bisogno di nascondermi, anzi! Proprio per reazione alle troppe
parole che sono state dette”.
In questi ultimi mesi i giornali rosa si sono sbizzarriti sui presunti flirt
dell’attrice: “Stefano De Martino? È un professionista che stimo e
un-amico-e-basta. Si è montato il pettegolezzo perché sono entrata e uscita da
casa sua: è successo ad altra gente nello stesso giorno. Con Andrea Iannone ci
conosciamo da pochissimo, ma si sa, poi il gossip dilaga. Ci siamo incontrati
per caso a Madrid, non sapevo molto di lui. Ho scoperto una persona sensibile,
con valori simili ai miei. Davvero di più non posso aggiungere perché,
ribadisco, ci conosciamo da pochissimo”.
L'articolo “Non giudico le coppie aperte, ma quella mia e di Bova di sicuro non
lo era. De Martino? È un amico. Iannone? Ci conosciamo da pochissimo, è
sensibile”: così Rocío Muñoz Morales proviene da Il Fatto Quotidiano.
Tag - Raoul Bova
“Mio padre voleva chiamarmi Benito”. Ricky Memphis non gira intorno ai ricordi,
li espone così come sono, diretti e spesso spiazzanti. In una lunga intervista
al Corriere della Sera, l’attore ripercorre la sua storia personale e
professionale con la consueta ironia, parlando di famiglia, politica, soldi
sperperati, amicizie celebri e di un rapporto complicato con se stesso.
Il racconto parte dall’inizio, dal nome: “Papà, che era un fascistone, voleva
proprio Benito”, spiega. La madre, invece, scelse Riccardo. Decisero di
affidarsi al caso, estraendo un bigliettino: “Lui barò: su nove bigliettini
scrisse Benito“. Alla fine uscì Riccardo: “Un segno del destino. Ma lui mi
chiamava lo stesso Benito“. Il padre morì in un incidente stradale quando
Memphis aveva quattro anni. Un’assenza che, col tempo, ha lasciato segni
profondi. “Da piccolo mi sembrava di non sentirne la mancanza. Crescendo mi sono
ritrovato sempre più insicuro. La forza di una figura maschile mi sarebbe
servita”. Il peso di quelle responsabilità precoci lo ha segnato: “Quando mia
madre disse: ‘Ora sei tu il capofamiglia’, mi è salita un’ansia. Per me il mondo
è diventato una guerra”. Anche il rapporto con le auto nasce da lì: “Avevo
paura, le auto mi sembravano pericolose, letali. Mi ero convinto che sarei morto
alla stessa età di papà, in un incidente. Dopo averli compiuti mi sono deciso”.
La carriera comincia con la poesia e poi con la televisione. Al Maurizio
Costanzo Show arriva grazie a un articolo che colpisce il conduttore. “A
Costanzo devo tutto. Se per caso gli stavi antipatico eri finito”. Con Claudio
Amendola l’inizio è tutt’altro che diplomatico. “Pensavo fosse uno scherzo. Gli
mandai un vaffa e gli riattaccai”. Amendola richiamò subito: “Vaffan…lo ce vai
te. Comunque io sono davvero Amendola”. Da lì nasce un’amicizia e una lunga
collaborazione, da Ultrà fino al ritorno insieme ne I Cesaroni. Per anni Memphis
viene identificato con ruoli di borgata, il “coatto“: “Culturalmente vengo da
lì, ma non mi sono mai sentito un vero coatto. Per esserlo devi essere molto
sicuro di te e io non lo sono mai stato”. La politica, che da ragazzo era uno
dei temi fissi, oggi non lo rappresenta più: “A votare ci vado, ma nessuno mi
rappresenta”.
Poi c’è il rapporto con i soldi, arrivati tardi e spesi male: “Avevo la fissa
degli alberghi a cinque stelle perché non me li potevo permettere”. Racconta di
notti di lusso e di suite prenotate senza risparmiare: “All’Hilton prenotai la
suite Napoleone“. Ma anche di acquisti compulsivi: “Ho comprato un centinaio di
stivali da cowboy”. I più eccessivi? “Quelli in pelle di serpente, bicolori,
neri che sfumavano in bianco sulla punta. Me li feci portare dal Messico”. Non
nasconde neppure i suoi eccessi personali: “Bevo troppo e mangio troppo. Poi mi
metto a dieta e fallisco”. Ha perso trenta chili, poi li ha ripresi: “Appena
vedo i risultati mi dico: ‘Beh, mò famme magnà un po’”. Le sbronze? “Un
milione”. Oggi però pone un limite: “Da quando ho figli è capitato una volta
sola. Non voglio farmi vedere così”. Parla anche dei figli, Francesco e Maria, e
del suo ruolo di padre: “Vorrei essere perfetto, ma sanno come sono. Gli dico di
non bere e non fumare proprio perché io l’ho fatto”. Sulla religione è
altrettanto netto. “Sono religioso, ma non sono un bravissimo cristiano. Pecco
in ogni secondo della mia vita”.
Tra i rapporti più solidi c’è quello con Raoul Bova. Alla domanda sullo scandalo
che lo ha coinvolto, Memphis risponde senza esitazioni: “Non penso niente e non
dico niente. Solo che l’infamità della gente non ha più confini”. E aggiunge:
“Lui è un santo, glielo giuro”. Lo descrive come incorruttibile anche quando era
circondato dalle attenzioni. “Era corteggiatissimo, ma lui niente. Di ferro”.
Infine, conclude con una riflessione: “Sono arrabbiato con me stesso. Avevo la
sindrome dell’impostore. Avrei potuto fare meglio”. Nessun alibi. “Non posso
dire che il cinema non mi ha capito. A me m’ha capito benissimo”.
L'articolo “Papà voleva chiamarmi Benito, ho buttato soldi in hotel a cinque
stelle e comprato 100 paia di stivali. Raoul Bova? Un santo, lo giuro”: parla
Ricky Memphis proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Dalla Befana mi aspetto carbone dolce, simbolicamente ci sta. Qualcosa di
sbagliato l’abbiamo fatta, ma spero che nella calza ci siano tanti dolci di
pace”, ha scherzato Raoul Bova a “Domenica In”, presente in studio ieri domenica
4 gennaio per promuovere la nuova stagione di “Don Matteo” in arrivo su Rai1
giovedì 8 gennaio. Nel corso della chiacchierata non sono mancati riferimenti
alle polemiche che hanno travolto Bova nei mesi scorsi, dalle rivelazioni di
Fabrizio Corona sulla presunta storia tra l’attore e la modella Martina Ceretti
alla divulgazione di audio e messaggi privati, tra querele e presunti ricatti,
oltre a segnare la fine della relazione con la collega Rocio Munoz Morales.
“Avere una persona che ti dice ‘io ti posso rovinare’ e si prende il potere dei
tuoi errori, non si augura a nessuno – spiega Bova facendo riferimento agli
audio diffusi – ognuno deve avere la forza di ammettere i propri errori, perché
tutti possono sbagliare. Ma nessuno ti può mettere contro i tuoi errori per
farti fare ciò che vuole. Devi prenderti la tua responsabilità”.
“Ultimamente penso che il gossip abbia preso troppo spazio. Siamo in un momento
in cui c’è voglia di affossare l’altro, questa è una cosa che fa paura. C’è
voglia di affossare qualcun altro per sentire la propria identità”, continua
l’attore che oltre a finire nel mirino di Falsissimo, il format di Corona
disponibile su Youtube, è al centro del gossip per la nuova relazione con
l’attrice Beatrice Arnera.
“Non si pensa a crescere e a valorizzare il proprio futuro, si cerca di
distruggere l’altro. E questo, a prescindere dalla mia vicenda, mi fa paura
perché i social in questo senso diventano lo specchio di una società senza
valori. Prima c’erano figure a cui ispirarsi, ora – racconta l’attore che
interpreta Don Massimo nella serie Rai – ci sono figure da distruggere. E questo
mi fa male, a prescindere dalla mia vicenda. Dovremmo dare messaggi di amore e
di rispetto, invece si dice sempre ‘tu sei peggio di me’. Bisogna accettare
l’altro e ascoltare”.
Nei giorni scorsi in un’intervista al settimanale “Tv Sorrisi e Canzoni” aveva
rivelato di aver pensato di lasciare la serie prodotta da Lux Vide per il timore
di danneggiare il prodotto e il suo personaggio: “Quando è successo quello che
sappiamo, ho convocato i produttori della serie per capire cosa fosse meglio
fare. Ho detto loro: ‘Se pensate che, con la mia vita personale, stia facendo
del male a una fiction così amata, ditemelo e mi faccio da parte’. Avevo persino
proposto di far morire improvvisamente don Massimo per uscire di scena”, aveva
spiegato Bova.
“Mi hanno detto: ‘Se hai fatto qualcosa di illecito, diccelo subito così
troviamo un modo giusto per andare avanti’. Non lo avevo fatto, perciò abbiamo
continuato a lavorare con serenità e nessuno sul set ha mai fatto un commento
negativo nei miei confronti, ho avuto il supporto e il conforto di tutti”, aveva
continuato l’attore. “‘È la filosofia di don Matteo” mi dicevano. Nella serie
parliamo spesso di peccato, di persone che possono sbagliare. Se l’attore che ha
sbagliato non venisse perdonato, ci contraddiremmo”, le sue parole al giornale
diretto da Aldo Vitali.
L'articolo “Avere una persona che ti dice ‘io ti posso rovinare’ e si prende il
potere dei tuoi errori, non si augura a nessuno”: Raoul Bova sui messaggi a
Martina Ceretti proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Put*ana traditrice, dovresti morire”, “Ma vai a cagare scema”, “Fai schifo
traditrice”, “Donna squallida”. “Fai schifo cancellati dai social”. E poi ancora
“Fai veramente schifo come attrice ma soprattutto come persona”, “Dovresti
vergognarti, ma tanto la ruota gira”.
È questo il campionario di insulti di cui è stata oggetto Beatrice Arnera,
l’attrice e comica finita al centro del gossip dopo la fine della sua storia
d’amore con il collega Andrea Pisani e l’inizio della relazione con Raoul Bova.
Proprio le paparazzate con quest’ultimo, pubblicate l’estate scorsa, hanno
innescato rumors e indiscrezioni ingigantite dai social e poi letteralmente
esplose a metà novembre, dopo che l’ex compagno (e papà di sua figlia) ha
raccontato la sua versione dei fatti al podcast Passa dal BSMT di Gianluca
Gazzoli. Oggi la Arnera ha deciso di raccontare quello che da mesi sta subendo
sui social, tra offese, minacce di ogni genere, insulti e persino inviti al
suicidio.
BEATRICE ARNERA RISPONDE AGLI INSULTI E ALLE MINACCE SOCIAL
“Una donna che si separa e mesi dopo sceglie di iniziare una nuova relazione è
perseguitata da messaggi di odio, minacce e inviti al suicidio. Nel 2026”.
Comincia così il duro sfogo di Beatrice Arnera, protagonista della serie tv
Buongiorno Mamma, su Canale 5, e rivelazione assoluta dello show cult Rip-Roast
in peace, su Prime Video. “Sono mesi che vivo questa condizione”, ha confessato
attraverso una carrellata di stories sul suo profilo Instagram. “Precisamente
dall’uscita della pirotecnica puntata del Basement in cui Gazzoli si improvvisa
psicoterapeuta e il padre di mia figlia racconta una storia piena di
inesattezze”.
LA DURA REPLICA AGLI HATERS
“Nessuna donna dovrebbe avere paura di lasciare il proprio partner. Nessun
essere umano dovrebbe provare vergogna o timore di subire ripercussioni se
decide di lasciare il proprio partner. Insegnerò a mia figlia che se non sta più
bene, è libera di andarsene, da qualsiasi situazione. Senza nemmeno dover dare
troppe spiegazioni, a mamma, a papà, ai social o all’Italia intera”, ha
proseguito l’attrice, rispondendo senza mezzi termini ha chi l’ha attaccata e
dileggiata in questi mesi. “Perché grazie a Dio non siamo sassi, siamo esseri
umani e se non stiamo bene dove siamo, siamo liberi di andarcene. E dovrebbe
essere un diritto, che non dovrebbe subire conseguenze violente, insulti,
minacce di morte o gravi ripercussioni sul lavoro. Nel 2026″. Infine, l’augurio
finale: “Ah, buon anno. Un anno pieno di libertà”.
L'articolo “Perseguitata da messaggi di odio, minacce e inviti al suicidio dopo
la separazione con Andrea Pisani”: Beatrice Annera furiosa difende la storia con
Raoul Bova proviene da Il Fatto Quotidiano.
Giovedì 8 gennaio Raoul Bova tornerà a vestire i panni di Don Massimo nella
quindicesima stagione di “Don Matteo“. Un ritorno su Rai1 dopo il famoso “Bova
gate”, innescato dalle rivelazioni di Fabrizio Corona sulla presunta storia tra
l’attore e la modella Martina Ceretti. Con tanto di divulgazione di audio e
messaggi privati, tra querele e presunti ricatti, oltre a segnare la fine della
relazione con la collega Rocio Munoz Morales.
In un’intervista al settimanale “Tv Sorrisi e Canzoni“, l’attore rivela di aver
pensato di lasciare la serie prodotta da Lux Vide per il timore di danneggiare
il prodotto e il suo personaggio: “Quando è successo quello che sappiamo, ho
convocato i produttori della serie per capire cosa fosse meglio fare. Ho detto
loro: ‘Se pensate che, con la mia vita personale, stia facendo del male a una
fiction così amata, ditemelo e mi faccio da parte‘. Avevo persino proposto di
far morire improvvisamente don Massimo per uscire di scena”, ha spiegato Bova.
“Mi hanno detto: ‘Se hai fatto qualcosa di illecito, diccelo subito così
troviamo un modo giusto per andare avanti‘. Non lo avevo fatto, perciò abbiamo
continuato a lavorare con serenità e nessuno sul set ha mai fatto un commento
negativo nei miei confronti, ho avuto il supporto e il conforto di tutti”, ha
continuato l’attore. “‘È la filosofia di don Matteo” mi dicevano. Nella serie
parliamo spesso di peccato, di persone che possono sbagliare. Se l’attore che ha
sbagliato non venisse perdonato, ci contraddiremmo“, le sue parole al giornale
diretto da Aldo Vitali.
Bova ha ricordato il clima positivo sul set con Nino Frassica (“Inizialmente
c’era solo un forte e grande stima reciproca, ora c’è un affetto personale, ci
vogliamo veramente bene”) e non solo: “Stiamo nove mesi sul set, quasi tutti i
giorni a stretto contatto, conosciamo i problemi di ciascuno di noi e ci diamo
consigli. Nathalie Guetta, Francesco Scali e Pietro Pulcini sono come una
famiglia, non hanno mai avuto un attimo di pregiudizio e di cedimento nei miei
confronti quando ero in difficoltà”. La sua presenza nella sedicesima stagione
non è ancora certa, perché il suo personaggio vivrà una crisi: “Se ci sarà Don
Matteo 16? Non so se ci sarà don Massimo“, ha concluso Bova.
L'articolo “Dopo il video di Corona ho chiamato i produttori per capire cosa
fosse meglio fare. Avevo pensato di far morire Don Massimo per uscire di scena”:
parla Raoul Bova proviene da Il Fatto Quotidiano.
Ho sentito dire molte sciocchezze sulla nota vicenda di Raoul Bova, la più
grossa è questa: la gente non ha una vita propria e si fa gli affari degli
altri, si nutre di gossip. Invece è esattamente il contrario, proprio perché le
persone hanno una vita propria fatta di scadenze, di bollette da pagare, di fine
del mese thriller, proprio per tutte queste pressioni quotidiane costanti e
trituranti, le persone a un certo punto sentono il bisogno umano, troppo umano
di rilassarsi con le amenità esistenziali dei cosiddetti vips, è come una pausa
di freschezza cerebrale, il gossip è terapeutico, senza il gossip molti
finirebbero con la camicia di forza.
Io, per esempio, non ho problemi di arrivare alla fine del mese perché ho una
santa mamma che ogni mese mi elargisce un bonifico, il mio tempo libero lo
dedico a studiare Truffaut, Steinbeck, Orson Welles, a rileggere Baudelaire fino
alla consunzione lirica, ma non si può vivere solo di profondità abissali, si
rischia la vertigine cognitiva, il disallineamento neuronale, il vortice
psichico, l’annegamento metafisico, e allora anche io mi abbevero alle limpide
sorgenti del gossip per riposare dal precipizio spirituale.
Dopo avere ascoltato lo sfogo di Raoul Bova nell’arena meloniana di Atreju (una
sorta di Bagaglino politico dove il Niente si confonde col Nulla, lasciando
lontano anni luce il regno della Fantasia), sono andato a sentirmi su YouTube
l’audio della ormai famosa telefonata dove l’attore, con voce gocciolante di
umori romantico-spasmodici, si rivolge a una delle tante modelline che nuotano
nell’acquario insulso della vippaggine, manifestando desiderio, impazienza per
un altro incontro sotto le coperte o sopra (non ha molta importanza),
sdilinquendosi come un qualsiasi adolescente con gli ormoni ancora sfavillanti.
Il gossip elevato a manifesto politico della destra, mentre il mondo va in
fiamme e carbonizza la speranza di una pace immaginaria.
Prigionieri di un mondo atroce dove sventola sempre il vessillo dell’orrore,
come non tuffarsi con avidità disperante nel regno apotropaico del gossip?
Fabrizio Corona santo subito! Dacci oggi il nostro pettegolezzo quotidiano.
Vogliamo sapere se Belen si è fatta un altro tatuaggio, bramiamo di conoscere
chi è il fidanzato di Valeria Marini, vogliamo una mappa dettagliata e accurata
di ogni neo di Elisabetta Canalis! Di questo ci nutriamo per non impazzire di
dolore, per non cadere nella disperazione più fosca e lacerante.
Devo ammettere che non ho mai visto recitare Raoul Bova, ma la sua telefonata mi
è sembrata un capolavoro naturalistico, puro Stanislavskij tinteggiato di rosa!
Finalmente è riuscito a recitare, a dare vita alla propria voce, con sfumature
suadenti e melliflue. Meriterebbe l’Oscar delle coperte sgualcite, un trionfo di
cuscini sprimacciati dopo l’amplesso furtivo. Rendiamo grazie al Gossip, andiamo
in pace. T’amo, o pio Bova.
L'articolo Il gossip è necessario per non cadere nella disperazione: t’amo, o
pio Bova! proviene da Il Fatto Quotidiano.
“Quando mi è accaduto quello che mi è successo ho avuto moltissime persone che
mi sono state vicine, ma altri no. Gente ha preso le distanze e ti trattano come
un appestato, diventi qualcosa da evitare. Mi preoccupo per chi non ha una
solidità o persone che gli stanno vicino, in questi casi le persone ci hanno
anche rimesso la vita”. Lo ha detto l’attore Raoul Bova, rispondendo alle
domande dei giornalisti a margine di un panel ad Atreju sul cyberbullismo. “Come
evitare che riaccada quello che è successo a me? Ci vorrebbe più velocità di
intervento da parte delle piattaforme innanzitutto, delle autorità e di tutte le
persone che devono intervenire in casi del genere” ha aggiunto. “Quello che ha
pagato sono stato io. Ho pagato con l’uccisione pubblica, con una persona che mi
ha sbeffeggiato e ridicolizzato” ha detto sul palco della kermesse di Fratelli
d’Italia parlando dell’audio privato diffuso la scorsa estate. “Tutti sapevano
di questa parola Occhi spaccanti – ha aggiunto – andata più in voga della
guerra, delle persone che vengono uccise, delle donne, dei femminicidi, di
qualsiasi altra cosa. Questo è successo durante l’estate che mi ha ucciso”.
L’attore ha raccontato di essersi sentito “molto solo, non c’è stata una
reazione” quell’audio “andava bloccato in partenza perché era già stato
denunciato. Nessuno ha alzato la mano per dire di fermarlo”
L'articolo Lo sfogo di Raoul Bova ad Atreju: “Per l’audio sugli occhi spaccanti
ho subito un’uccisione pubblica. Mi hanno trattato da appestato” proviene da Il
Fatto Quotidiano.
“È stata un’esperienza in parte traumatica, certamente molto coinvolgente per la
rabbia, il dolore e lo stupore”. Raoul Bova descrive così quanto capitatogli la
scorsa estate, quando è stato suo malgrado protagonista delle cronache rosa (e
non solo) per via degli audio e chat con Martina Ceretti rubati e divenuti
virali.
“Quando succedono queste cose, ti senti improvvisamente come se fossi denudato
in piazza, senza poter opporre resistenza” spiega l’attore al Corriere della
Sera che lo ha intervistato in vista della sua partecipazione il prossimo 11
dicembre ad Atreju, kermesse di Fratelli d’Italia, per parlare di internet, web
reputation e odio social. “È un evento che mi piace molto, perché riunisce
cittadini, politici, personaggi dello spettacolo, giornalisti, adulti e ragazzi,
senza distinzione di pensiero politico, ma solo per creare scambio di idee e
discussioni concrete” fa sapere a proposito dell’evento.
Ripercorrendo quei momenti, quando tutti parlavano della sua vita privata, Bova
non esita a definirli “molto difficili”, eppure avrebbe trovato diverse mani
tese nella propria direzione, a partire da quelle di tanti amici e dei figli,
della ex moglie Chiara Giordano e della suocera Annamaria Bernardini de Pace.
“Mi conoscono bene, mi sono stati vicini e mi hanno permesso di sbollire la
rabbia” dice di loro.
L’attore ammette che in quei frangenti “la parte più difficile è difendersi.
Dagli odiosi commenti social, ma soprattutto da un tizio che si è
particolarmente fissato su di me e mi ha aggredito ingiustamente”. Da parte sua
riconosce di aver “sbagliato a usare malamente i social” e di aver imparato una
cosa: “Che non bisogna fidarsi dei social e che ci sono mille altri modi di
divertirsi e di informarsi. I social, tutt’al più, li puoi leggere, ma non devi
interagire. Le insidie che si nascondono dentro quelle pagine sono difficili da
intuire e impossibili da gestire”, confida alla testata.
Non si sbottona, invece, quando gli si chiede della rottura con Rocio Muñoz
Morales. E il motivo è ben preciso: “Il nostro rapporto, come tanti hanno
scritto e provato, era finito da molto tempo. Però nell’accordo di separazione
ho voluto una clausola, che abbiamo firmato entrambi, in forza della quale
nessuno di noi deve parlare della nostra storia né delle nostre figlie”. Nel
frattempo il nome di Raoul Bova è tornato di recente a fare capolino sui
giornali di gossip, da quando il settimanale “Chi” ha immortalato un bacio tra
lui e la collega Beatrice Arnera alla stazione Termini. Anche in questo caso,
però, il protagonista di “Don Matteo” mostra cautela. “Ci stiamo lavorando”,
risponde quando gli si chiede se abbia trovato un nuovo amore.
L'articolo “Con Rocio era finita da tempo, nell’accordo di separazione ho voluto
una clausola. La bufera social? Come essere nudo in piazza, è stato un trauma”:
le parole di Raoul Bova proviene da Il Fatto Quotidiano.
È tempo di nuovi amori. Dopo dodici anni insieme e la nascita di due figlie,
Luna e Alma, Rocío Muñoz Morales e Raoul Bova si sono detti addio. Una fine
segnata dal famoso “Bova gate“, innescato dalle rivelazioni di Fabrizio Corona
sulla presunta storia tra l’attore e la modella Martina Ceretti. Con tanto di
divulgazione di audio e messaggi privati, con querele e presunti ricatti.
Oggi i due attori guardano oltre, alle prese con nuove relazioni. “Adesso nella
sua vita c’è un amico speciale“, fa sapere il settimanale “Chi” che svela
l’identità dell’uomo che Rocío frequenta da qualche tempo e che è apparso nei
giorni scorsi alla presentazione del suo libro “La vita adesso” che racconta la
storia di una moglie tradita: “Rocío Muñoz Morales è stata raggiunta da un uomo
affascinante che le è andato incontro e l’ha abbracciata, dopo aver assistito
con attenzione all’evento. A volte bastano pochi gesti per capire l’intesa fra
due persone. Rocío sorride emozionata, lo sguardo le si illumina e l’uomo si
muove con la sicurezza di chi sa che quello è il suo posto. Nessun imbarazzo,
nessuna paura di essere visti”, racconta il settimanale diretto da Massimo
Borgnis.
L’uomo in questione si chiama Vittorio Chini, è amministratore di Endomedica,
un’azienda che lavora nel settore sanitario. Uomo noto nella Roma bene,
conosciuto per la sua serietà e riservatezza. Nelle immagini pubblicate dal
settimanale edito da Mondadori alla presentazione, in cui l’attrice è affiancata
dal giornalista Alberto Matano, anche un saluto tra Chini e Maria Pilar, mamma
di Rocío. Nuovo amore anche per Bova, dopo settimane di rumors e avvistamenti è
arrivato il primo bacio pubblico con Beatrice Arnera. I due attori per molto
tempo si sono mossi con discrezione ma sono poi stati avvistati insieme mano
nella mano a Spoleto, dove Bova è impegnato sul set di “Don Matteo”. Il giornale
“Chi” questa volta ha paparazzato la nuova coppia a Roma, alla stazione Termini
immortalato il famoso bacio non pensando di essere seguiti dal fotografo. Una
storia ora ufficiale.
L'articolo “Nella vita di Rocio Morales c’è un amico speciale”: ecco chi è
Vittorio Chini, l’uomo che è entrato nella vita dell’attrice proviene da Il
Fatto Quotidiano.
Ormai la coppia è uscita totalmente allo scoperto. Le recenti speculazioni sulla
relazione tra Raoul Bova e Beatrice Arnera ora sono tutte confermate dai
protagonisti della storia. I due sono stati recentemente avvistati a Spoleto dai
settimanali di gossip “Oggi” e “Chi”. L’attore 54enne si trova nella città umbra
per le riprese di Don Matteo, e la 30enne lo ha raggiunte durante le pause dal
set. Le testate hanno riportato che “la coppia appare più rilassata e a proprio
agio”, lasciando intendere un’evoluzione rispetto alla riservatezza iniziale,
pur in assenza di conferme ufficiali.
Le precedenti relazioni di entrambi sono considerate concluse: quella di Bova
con Rocío Muñoz Morales e quella di Arnera con Andrea Pisani. Secondo quanto
riferito da “Chi”, l’attrice è stata accolta con cordialità dalla troupe e i due
condividono momenti che ricordano quelli trascorsi insieme durante le stagioni
di “Buongiorno, mamma”. “Oggi” ha segnalato che i due approfittano delle pause
dalle riprese per consumare un panino con la porchetta presso un chiosco vicino
al set. Nei giorni non lavorativi, invece, si sono dedicano a un pranzo più
lungo in un ristorante, prima di rientrare nella residenza di Bova.
La stessa rivista ha mostrato anche immagini della coppia nelle vie di Spoleto:
i due stavano girando “mano nella mano”, con Arnera vestita con cappotto beige e
cappellino e Bova con giubbotto e maglione grigi. Gli scatti hanno dimostrato la
complicità tra i due, anche se la natura precisa del legame rimane non
dichiarata. La differenza di età di circa 24 anni tra i due non è stata oggetto
di commento diretto, ma rappresenta un dato riportato nelle ricostruzioni dei
giornali.
L'articolo Raoul Bova e Beatrice Arnera ormai non si nascondono più: tra una
scena e l’altra i due ridono e mangiano un panino assieme proviene da Il Fatto
Quotidiano.