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Isee, cosa fare se i dati trasmessi sono sbagliati o manca qualcosa. La rettifica e il modello integrativo
Gestire un Isee errato è un’operazione che richiede precisione e tempestività, poiché la Dichiarazione Sostitutiva Unica (Dsu) rappresenta l’unico documento ufficiale che certifica la situazione economica del nucleo familiare di fronte allo Stato. Se un contribuente si dovesse rendere conto che i dati trasmessi non corrispondono alla realtà, magari perché si è dimenticato di indicare un conto corrente dormiente o ha sbagliato a riportare il valore di un immobile, è importante ricordare che l’Inps e l’Agenzia delle Entrate incrociano costantemente le banche dati e le difformità emergono quasi sempre in automatico. Tra l’altro la Guardia di Finanza ha libero accesso all’Anagrafe dei rapporti finanziari, quindi ogni tentativo di occultare risparmi, titoli di stato, buoni fruttiferi o carte prepagate è destinato a fallire. ISEE SBAGLIATO, COME SANARE LA PROPRIA POSIZIONE La strada principale per mettersi in regola è la presentazione di una nuova Dsu che vada a correggere quella precedente. Questo passaggio è fondamentale se gli errori sono strutturali o riguardano più elementi del patrimonio. In alternativa, se il contribuente si è affidato a un intermediario, può richiedere una rettifica tramite Centro di Assistenza Fiscale per correggere eventuali sviste materiali commesse durante l’inserimento dei dati. Esiste anche la possibilità di utilizzare il modello integrativo FC3, specifico per comunicare informazioni che erano state del tutto omesse nella prima dichiarazione, come ad esempio rapporti finanziari non segnalati inizialmente. COSA SUCCEDE SE A SBAGLIARE È IL CAF Altro aspetto fondamentale riguarda la responsabilità del Caf. Se il cittadino ha fornito la documentazione corretta ma il Caf ha commesso un errore materiale nell’inserimento dei dati, il contribuente può rivalersi sul Caf stesso. È obbligatorio che il professionista corregga l’errore gratuitamente inviando una segnalazione di rettifica all’Inps. Questo non esime il cittadino dal controllo, poiché la firma sulla Dsu finale resta sua, ma permette di dimostrare la buona fede in caso di accertamento. La prevenzione resta l’arma migliore. Prima di sottoscrivere la Dichiarazione Sostitutiva Unica è necessario verificare che siano stati inclusi tutti i componenti del nucleo familiare (comprese le persone a carico ai fini Irpef anche se non conviventi, in certi casi), tutti i fabbricati posseduti (anche pro-quota) e, soprattutto, l’intero patrimonio mobiliare. Non basta dichiarare il conto corrente principale: vanno indicati conti deposito, polizze vita a contenuto finanziario e persino le giacenze medie dei libretti postali dimenticati. Se il contribuente dovesse ricevere una comunicazione dall’Inps che lo invita a regolarizzare la propria posizione, è meglio non aspettare i canonici 15 giorni per la scadenza, ma è fondamentale agire entro 48 ore. Una nuova Dsu correttiva annulla il rischio di sanzioni penali se presentata prima che l’accertamento sia formalmente iniziato. I RISCHI DI UN ISEE SBAGLIATO Le conseguenze di un Isee errato possono essere pesanti e non riguardano solo l’aspetto economico immediato. Secondo il Testo Unico sulla Documentazione Amministrativa (il Dpr n. 445 del 28 dicembre 2000), chi dichiara il falso decade dai benefici ottenuti. Questo significa che l’Inps ha il potere di revocare immediatamente prestazioni come l‘Assegno unico, il Bonus psicologo o le riduzioni sulle tasse universitarie, chiedendo la restituzione integrale di tutte le somme percepite indebitamente nel corso degli ultimi cinque anni. Oltre al recupero del credito, scattano sanzioni amministrative pecuniarie che, a seconda della gravità, possono variare da un minimo di 5.164 euro fino a un massimo di 25.822 euro, arrivando talvolta a triplicare il valore del beneficio ricevuto se l’evasione è stata significativa. Il rischio maggiore, però, è di natura penale. Se l’importo indebitamente percepito supera la soglia di 3.999,96 euro, si configura il reato di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, che prevede la reclusione da sei mesi a tre anni. Anche per importi inferiori, si può essere accusati di falsa attestazione a pubblico ufficiale. COME TUTELARSI ULTERIORMENTE DA EVENTUALI PROBLEMI Per evitare problemi con l’Isee, il consiglio è di verificare sempre con cura l’attestazione che l’Inps rilascia dopo circa dieci giorni dall’invio della Dsu. Se si dovesse notare la dicitura “omissioni o difformità“, significa che l’ente ha già rilevato una discrepanza: in questo caso, il diretto interessato ha poco tempo per regolarizzare la propria posizione prima che partano le procedure di recupero. Una volta inviata la nuova documentazione corretta, il sistema richiede solitamente dalle 24 alle 48 ore per elaborare i nuovi dati, ma la tranquillità di essere in regola con il fisco vale sicuramente lo sforzo di una rapida revisione burocratica. L'articolo Isee, cosa fare se i dati trasmessi sono sbagliati o manca qualcosa. La rettifica e il modello integrativo proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Cambiano le soglie Isee per ottenere il bonus bollette: ecco tutto quello che c’è da sapere
Le soglie Isee per accedere ai bonus sociali sono state allineate all’inflazione: Arera ha portato a 9.796 euro quella per le famiglie standard (in precedenza era a 9.530 euro), mentre per i nuclei familiari numerosi è rimasta a 20.000 euro. L’aggiornamento dei parametri è stato ufficializzato attraverso la delibera n. 2/2026/r/com del 24 gennaio 2026 (qui il link): l’adeguamento avrà un impatto positivo non solo sulle utenze di casa, ma anche sulle agevolazioni previste per lo smaltimento dei rifiuti. BONUS BOLLETTE, LE NUOVE SOGLIE ISEE Indubbiamente la novità più importante della decisione dell’Arera riguarda il limite dell’Isee ordinario per le famiglie standard, il passaggio da 9.530 euro a 9.796 corrisponde ad un precisa prescrizione normativa contenuta all’interno di un Decreto emanato dal Ministero dello Sviluppo Economico il 29 dicembre 2016, attraverso il quale è stato introdotto l’obbligo di adeguare le soglie Isee per accedere ai bonus sociali all’andamento dell’inflazione, che è stato registrato nel corso dei tre anni precedenti. Nulla è cambiato per le famiglie più numerose – sono considerate tali quelle dove sono presenti almeno quattro figli a carico -: in questo caso il legislatore ritiene che i parametri attuali siano più che sufficienti a garantire un’adeguata protezione sociale. Benché la soglia Isee sia stata aggiornata, la possibilità di accedere ai bonus bollette rimane ancorata a dei parametri molto stringenti, sinonimo di povertà assoluta. Una vasta fascia di contribuenti rimangono fuori da queste agevolazioni, anche se stanno continuando a perdere potere d’acquisto. LA NECESSITÀ DI PRESENTARE LA DSU Il bonus bollette, nel 2026, viene riconosciuto automaticamente: non è necessario presentare alcuna domanda. Sul singolo contribuente, però , rimane ancora l’onere di dover presentare la dichiarazione sostitutiva unica, senza la quale non viene rilasciato l’Isee aggiornato. Senza un’attestazione in corso di validità, non è possibile accedere automaticamente all’agevolazione: l’incrocio dei dati tra Arera ed Inps non si attiva, precludendo di fatto la possibilità di ottenere gli sconti direttamente in bolletta. A QUANTO AMMONTANO I BONUS BOLLETTE PER IL 2026 Gli importi che vengono erogati per il 2026 per il bonus bollette variano a seconda della tipologia di utenza e della composizione del nucleo familiare. Per il bonus elettricità l’importo è fisso per dodici mesi e si basa sulla composizione della famiglia: per i nuclei costituiti da 1 o 2 componenti sono previsti circa 146 euro annui, per le famiglie composte da tre o quattro persone arrivano 186,15 euro, che salgono a 204,40 per quelle con più di quattro componenti. Il bonus gas, invece, non ha un valore fisso nazionale, ma viene calcolato sulla base del numero di persone che compongono la famiglia, della zona climatica – è più alto nelle zone fredde e più basso in quelle calde – e dalla destinazione d’uso. Lo sconto, infatti, aumenta nel caso in cui il gas dovesse essere utilizzato anche per il riscaldamento, oltre che per l’acqua calda e la cucina. Funziona in modo molto più semplice il bonus idrico, che consiste in una fornitura gratuita di 50 litri di acqua al giorno per usi personali: il valore monetario dell’agevolazione è condizionata dalle tariffe che vengono applicate dal gestore locale, ma viene garantito il fabbisogno minimo vitale per ogni persona che fa parte della famiglia. Diventato strutturale proprio nel 2026, il bonus Tari si applica sulla bolletta dei rifiuti ed è, molto semplicemente, uno sconto del 25% sulla quota variabile e fissa della tassa. La Tari è una tassa annuale, che viene gestita dai singoli comuni: lo sconto viene applicato solitamente una volta all’anno sull’avviso di pagamento. L'articolo Cambiano le soglie Isee per ottenere il bonus bollette: ecco tutto quello che c’è da sapere proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Isee 2025 al capolinea: da gennaio scatta la corsa al rinnovo. Cosa cambia su prima casa e scale di equivalenza
Ultimi giorni di vita per l’Isee 2025: alla mezzanotte del 31 dicembre di quest’anno l’attestazione perderà di valore e le famiglie dovranno richiedere quella nuova. A partire dal 1° gennaio del prossimo anno scatta la corsa al rinnovo: un passaggio necessario per poter continuare a godere di una serie di agevolazioni e bonus per il 2026. Ricordiamo, infatti, che l’Isee è il parametro utilizzato per determinare chi abbia diritto ad accedere alle misure di sostegno previste per le famiglie e in quale misura abbiano diritto ad accedervi. Bonus bollette e assegno unico sono solo due delle agevolazioni legate all’Isee. A partire dal 2026 nell’effettuare i calcoli dell’indicatore si terrà conto delle novità contenute nella legge di Bilancio: prima di tutto quelle legate alla prima casa, anche se le tempistiche sono ancora da definire. ISEE 2025, SCADENZA FISSATA AL 31 DICEMBRE Ogni anno l’Isee scade il 31 dicembre. Tutte le attestazioni che sono state rilasciate dall’Inps nel corso dell’anno scadono autonomamente. Questo significa che i valori attraverso i quali è stata fotografata e schematizzata la situazione economica e patrimoniale della famiglia sono validi solo per un anno. L’Isee 2025 continua ad essere utilizzabile per i bonus che sono stati richiesti e che non sono ancora stati erogati. Stop, invece, per i nuovi bonus che dovranno essere richiesti a partire dal nuovo anno o che devono essere rinnovati: per poterli ottenere sarà necessario aggiornare l’indicatore il prima possibile. SCATTA LA CORSA ALL’AGGIORNAMENTO A partire dal nuovo anno le famiglie dovranno aggiornare il proprio indicatore, in modo da poter confermare una serie di agevolazioni. La compilazione della Dsu sarà necessaria per l’assegno unico: in questo caso i diretti interessati avranno tempo fino al 28 febbraio. Una volta fatta passare questa data, l’agevolazione non verrà persa completamente, ma si avrà diritto all’importo minimo indipendentemente dalla reale condizione. Rimanendo fermi all’assegno unico, chi procederà ad aggiornare l’Isee entro il 30 giugno riuscirà ad ottenere gli arretrati, ma se l’Isee viene aggiornato da luglio in poi l’adeguamento dell’importo non avrà effetto retroattivo. L’indicatore aggiornato servirà, inoltre, per accedere al bonus nido e per ricevere tempestivamente il bonus bollette, che viene erogato automaticamente sulle fatture sulla base dello scambio dei dati tra l’Arera e l’Inps. Queste sono le motivazioni per cui è importante non trascurare questo adempimento: quanti avessero la necessità di essere supportati per presentare la documentazione possono rivolgersi ai Caf e ai professionisti, che come sempre offrono il servizio di assistenza per ottenere le attestazioni. L’Inps mette a disposizione, sul Portale Unico Isee, la Dsu precompilata, che facilita la predisposizione del modello, anche se la gestione dei calcoli non è semplice soprattutto quando si devono gestire i casi più articolati. LA GESTIONE DELLA PRIMA CASA A rendere particolarmente difficile la gestione in autonomia della pratica sono i continui cambiamenti alle regole di base dell’attestazione. Dopo una lunga attesa, dal 2025 è diventata operativa l’esclusione dal calcolo dei Titoli di Stato, dei buoni fruttiferi postali e dei libretti di risparmio fino alla soglia dei 50.000 euro a famiglia. A partire dal prossimo anno dovrebbe arrivare un’ulteriore novità, anche se l’impatto dovrebbe essere limitato e con delle tempistiche incerte. La Legge di Bilancio 2026 prevede il rialzo della soglia di esenzione della prima casa dal calcolo Isee, che passa da 52.500 a 91.500, con un ulteriore aumento di 2.500 per ogni figlio convivente successivo al primo. E la franchigia arriva a 200mila euro per i nuclei familiari che risiedono nei comuni capoluogo delle 14 città metropolitane. Destinata a cambiare è anche la scala di equivalenza: sono previste maggiorazioni di 0,1 per i nuclei familiari con due figli, 0,25 se i figli sono tre, 0,40 in caso di quattro figli e 0,55 in caso per chi ha almeno cinque figli. Le novità, quindi, non interessano trasversalmente tutte le famiglie, ma solo alcune con determinate caratteristiche. Una volta approvata la legge di Bilancio bisognerà però attendere che diventino davvero operative: l’esclusione dei Titoli di Stato insegna che l’attesa potrebbe non essere breve. L'articolo Isee 2025 al capolinea: da gennaio scatta la corsa al rinnovo. Cosa cambia su prima casa e scale di equivalenza proviene da Il Fatto Quotidiano.
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Chi vince e chi perde con la manovra. Tasse, pensioni, casa, scuole, sanità, banche e imprese: ecco la mappa dei vantaggi e dei sacrifici
Tra i vinti, per quanto abbia ostentato la soddisfazione di chi “arriva in vetta” dopo un “sentiero tortuoso”, c’è secondo molti il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, costretto alla ritirata sul maxiemendamento che di fatto aumentava l’età pensionabile oltre a penalizzare chi ha riscattato la laurea. Mentre Matteo Salvini ne esce vincitore solo a metà, visto che le pensioni restano comunque nel mirino, il testo finale conferma pesanti tagli alle dotazioni del ministero delle Infrastrutture e per il suo Piano casa arriveranno nel prossimo biennio solo 100 milioni contro i 300 previsti dall’emendamento ritirato. Ma quello che conta per gli elettori è se la legge di Bilancio 2026, su cui martedì 23 dicembre il Senato ha votato la fiducia, l’anno prossimo alleggerirà o appesantirà il loro portafogli, li avvantaggerà o penalizzerà come consumatori, lavoratori e utenti, avvicinerà o allontanerà la data della pensione. Ecco, capitolo per capitolo, chi riceverà qualche vantaggio e chi sarà chiamato a fare sacrifici. L'articolo Chi vince e chi perde con la manovra. Tasse, pensioni, casa, scuole, sanità, banche e imprese: ecco la mappa dei vantaggi e dei sacrifici proviene da Il Fatto Quotidiano.
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